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Ci hanno ingannato. Un'altra stagione di promesse mancate

Lo so, le reazioni a caldo non sono le migliori ma voglio buttarle giù subito perché altrimenti con una notte di mezzo rischierebbero di perdere il senso e poi le scrivo cercando un barlume di lucidità. Ma di solito le mie riflessioni a caldo sono incredibilmente lucide, quella lucidità per capire la rabbia provocata dall'ennesima delusione. Per sette anni di delusioni. Perché anche quest'anno il L. R. Vicenza è riuscito a deludere i suoi tifosi. O almeno chi credeva che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E invece, dopo il buon esordio nei play off di serie C contro il Crotone che aveva fatto ben sperare, di colpo nelle due semifinali contro la Ternana c'è stata una involuzione incredibile. Due partite importanti giocate con sufficienza leggerezza senza nervo voglia grinta voglia di vincere. Con tutte quelle cose che non si devono avere e senza tutte quelle cose che si devono avere. 


Domenica ero allo stadio per la partita di andata, perché ero uno di quei tifosi fessi che credeva fosse l'anno giusto. Ma più passava il tempo e più vedevo cosa combinavo i giocatori in campo e più mi rendevo conto che i miei vaneggianti timori iniziali (cioè da quando è iniziata questa nuova gestionesette anni fa) si stavano materializzando.


A inizio stagione ho messo da parte i miei vaneggianti timori e mi sono buttato nella mischia di quelli che credevano che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E cominciare con qualche anno di ritardo a risalire la china per tornare in quella Serie A che l'allora neo proprietario e salvatore voleva raggiungere in cinque anni. Ma ne sono passati sette e siamo ancora dove eravamo. 


Cos'è che non va? 


Facciamo una analisi di come sono andati questi anni, da quando la S. S. Vicenza Calcio è fallita nel 2018 e viene rilevata all'asta di liquidazione dalla Virtus Bassano, che trasferisce la sede sociale a Vicenza e cambia denominazione in L.R. Vicenza Virtus S.p.A. e nel 2021 viene modificata nella attuale L. R. Vicenza. Così tutti i tifosi sono ancora più convinti di tifare Vicenza. 
Nel 2020 c'è stata la promozione in B grazie al Covid che ha fermato il campionato quando la squadra era in testa con 6 punti di vantaggio dopo 27 partite (5 potenziali perché il Carpi, terzo, aveva una partita in meno). Era fine febbraio e c'erano ancora 11 gare da giocare, poteva succedere ancora di tutto.
A Bassano era capitato spesso che un girone di andata fosse stato mandato a ramengo con uno di ritorno sciagurato nonostante una superiorità schiacciante.
Nel 2022 dopo due stagioni in B e dopo un inizio di stagione caratterizzato da qualche screzio in ritiro tra allenatore e dirigenza (cosa è successo ad Asiago tra mr. Di Carlo e i dirigenti lo sanno solo loro e qualche solito ben informato), zero punti in cinque partite e ben tre allenatori (dopo Mimmo sono passati Cristian Brocchi e Francesco Baldini) è stata retrocessa in C perdendo senza gloria lo spareggio salvezza contro il Cosenza.
Il Lane è in Serie C dal 2022. Questo è stato il terzo anno consecutivo di Serie C. La pessima sconfitta di questa sera lo condanna al quarto. Sono anni di tantissimi bassi e qualche alto, come la Coppa Italia di Serie C che però non riescono a fare nemmeno quel guàivo del detto popolare.


Intanto ormai sono passati sette anni da quel luglio 2018 e dal pronunciamento di raggiungere la Serie A in cinque anni. E siamo ancora al punto di partenza.


Guardando le due partite della semifinale contro la Ternana mi sembrava di rivederne alcune già viste: solo per fare degli esempi, posso citare il ritorno di Cosenza costato la retrocessione in C, le due partite della finale play off dell'anno scorso contro la Carrarese e le tante trasferte di quest'anno dove sono stati lasciati sul campo troppi punti. Come la trasferta fatale a Verona.
Partite strane giocate con svogliatezza, quasi superiorità e superbia pagate a caro prezzo in classifica. 
Il Lane è una Nobile Provinciale ma forse più provinciale che nobile, rispetto a quella definita così negli anni '50 del secolo scorso. 
Quel termine sottolineava il prestigio e la dignità della squadra, nonostante la sua origine provinciale. Questa società e i giocatori la dignità l'hanno gettata nel Bacchiglione. Forse è meglio definirla Nobile Decaduta. 


Come detto prima, rivedo le stesse dinamiche del Bassano Virtus: tanti anni in C2 con strepitose galoppate terminate in anticipo per poi perdere i play off in finale o semifinale. Solo grazie al fallimento di diverse società, alla fine della stagione 2009-2010, chiuso al 7° posto, viene ripescato in C1 dove però resiste solo due stagioni (come il Vicenza in Serie B).
Nel 2013-2014 riesce a stravincere il campionato di C2 con 12 punti di vantaggio, ma è inutile perché è l'anno che non prevede alcuna promozione per la riforma che sopprime C1 e C2 e istituisce un unico campionato, la Lega Pro. Anche qui riesce sempre ad arrivare ai play off perdendoli la prima volta in finale contro il Como e poi ai quarti di finale al massimo. Insomma, una eterna promessa come quella del nuovo stadio di Bassano, rimasto sempre un progetto.
Come quello del nuovo stadio Menti, altra analogia nella gestione del club dopo quelle sportive.


Dove voglio arrivare con questo confronto? Due società che hanno avuto la stessa proprietà che ha fatto le stesse promesse e ha dato gli stessi risultati, che lascio a voi giudicare.
Ma alla fine, gliene frega davvero qualcosa del calcio, dei tifosi, della Serie A in cinque anni? 
Mi viene in mente Jari Vandeputte, un centrocampista di classe che non ha voluto rimanere a Vicenza preferendo un club che ambiva alla promozione in Serie B, alla fine ottenendola. Mi fa pensare che club e giocatore non avessero le stesse ambizioni.


L'attuale proprietà non ha salvato il Vicenza dalla scomparsa del calcio professionistico, ma ha salvato il calcio professionistico a Vicenza. La differenza può sembrare sottile ma è enorme! Per mantenere un club professionistico nel capoluogo lo ha fatto sparire a Bassano con molte polemiche. Posso immaginare come i bassanesi si siano sentiti ingannati.


Per spostare un club da una città a un'altra è stato sufficiente un milione di euro all'asta.
La Serie C costa, l'anno scorso il Vicenza ha chiuso con una perdita di oltre 9 milioni di euro. Però la sua proprietà è una delle più facoltose del calcio italiano. Non della Serie C ma di tutto il calcio italiano.
Cosa sono 9 milioni di perdite con un patrimonio di 3,7 miliardi di dollari e con tutte le società del gruppo che vanno bene? E come fa a non raggiungere obiettivi sportivi che invece raggiunge chi ha un patrimonio inferiore?


Ho sempre avuto il sospetto che del calcio, dei tifosi, della maglietta, della Serie A in cinque anni, non gliene sia mai fregato niente. Come i fondi di investimento, il calcio è un mezzo per qualcos'altro, che sa solo chi lo sfrutta.
Altrimenti non mi spiego questi risultati sportivi, queste prestazioni in campo indecorose, indegne, irrispettose per quei tifosi che si sono presi 1 o 2 giorni di ferie per andare a vedere la partita in trasferta. 


Gli 83 punti di quest'anno non bastano a salvare la stagione. L'obiettivo dichiarato era la promozione che è stato fallito. Dopo questo ennesimo fallimento aspetto quei tifosi all'apertura della campagna abbonamenti: posso capire la fede calcistica, posso capire che finché ci sono i colori e la maglia che corre in campo, ma credo sia arrivato il momento di darci un taglio, di smetterla di farsi prendere in giro e nella prossima stagione di spendere i 90 minuti altrove invece che al caro vecchio stadio Menti.


Se Mr. Vecchi non vuol sentire parlare di mancanza di voglia (complimenti Giancarlo per la domanda, ci stava tutta!) non so come siano scesi in campo i giocatori. Se hanno davvero messo in campo tutto quello che avevano, allora avevano davvero molto molto poco.
Sono partite come queste che mi lasciano perplesso (eufemismo all'ennesima potenza). Non puoi uscire dal campo con la maglia che non puzza di fatica. E non azzardarti a lanciarla ai tifosi, ma toglitela perché non la meriti.


Forse il Vicenza è più provinciale che nobile adesso. Negli ultimi 30 anni il Vicenza ha fatto 5 anni di Serie A (quattro consecutivi dal 1995 al 1999 e poi un altro nel 2000-2001) e poi 18 di Serie B (sarebbero stati 16 senza i due ripescaggi dalla retrocessione in C alla B) e 7 di Serie C. Lo aspetta l'ottavo.
Chi non ha neanche 30 anni non ha mai visto il Vicenza in Serie A. Io dopo anni bui in Serie C a fine anni '80 ho avuto la fortuna di vivere degli anni gloriosi, le promozioni dalla C alla B, Ulivieri Pizzi Cantarutti Gasparini Briaschi Praticò Lopez D'Ignazio che fa gol all'Empoli quasi da centrocampo, la promozione in A la Coppa Italia il sogno della Coppa delle Coppe Guidolin Otero Mendez Björklund Jimmimaini Belotti che prende a ginocchiate sulla schiena Andersson la fuga di Iannuzzi Gasparin che piange in tv dopo a Varsavia Ambrosetti che segna al Napoli un attacco Comandini-Luiso-Bucchi che non vedrò mai più a Vicenza.
Chi ha 25 anni ha visto la mediocrità di un calcio mediocre, Ebagua perdio mentre Giacomelli scalava la classifica delle presenze scavalcando una leggenda come Giulio Savoini, perdiosantissimo!


Non so se riuscirò ancora a seguire il Lane l'anno prossimo. Come tutti i tifosi mi ero fatto illudere, ingannare. Tante promesse elettorali cadute in corsa. Se davvero scendi in campo per raggiungere l'obiettivo quella maglia a fine partita deve trasmettere tutta la fatica che hai fatto per raggiungere l'obiettivo. E se non ce l'hai fatta pazienza, almeno ce l'hai messa tutta. Domenica sera e stasera non hanno messo niente.



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Vicenza, il concerto annullato di Nick Mason. Cronaca di una illusione



Erano mesi che aspettavo il concerto di Nick Mason’s Saucerful of Secrets, la band che il batterista dei fu Pink Floyd ha messo insieme per celebrare l’epoca barrettiana, quella ante dell’osannatissimo The Dark Side of the Moon, ovvero dal 1973 indietro. Una parte del gruppo inglese che conosco molto, molto meno. 

Un evento incredibile per la soporifera Vicenza, una città che raramente propone appuntamenti del genere e quando li propone, prevalentemente interessano a una cerchia di presenzialisti.
Come rari sono i brani che Mason e company suonano sul palco, come Arnold Layne o Let There Be More Light, proposti in occasione del loro primo concerto a Londra il 20 maggio 2018. Ascoltare dal vivo le canzoni che hanno fatto la storia della musica, credo raggiungendo la vetta più alta che una nota possa raggiungere, è uno di quegli eventi classificabili come imperdibili. Per un vicentino a Vicenza ancora di più. 

La data prevista, mercoledì 18 luglio, suonava bene. Non tanto per il mercoledì ma per il mese. Una bella serata estiva, magari allietata da quel vento che ogni tanto gira per le strade cinquecentesche del centro città.
In effetti il vento c’è stato ma non di quelli allietanti, anzi. Verso il tardo pomeriggio ha iniziato a soffiare prepotente, sollevando la cappa di caldo soffocante, ma portando con sé nuvole preoccupanti. Nonostante lo scenario non si preannunciasse dei migliori, per evitare problemi di parcheggio sono andato in moto, cercando un posto lontano dagli alberi. Che va bene non essere pessimisti ma un po’ di cautela non fa mai male.

Nemmeno il tempo di sedermi e scambiare due chiacchiere con i miei due vicini di concerto, uno dei quali col naso già su una app di meteo per monitorare il percorso di quello che avevamo sopra la testa, che una voce amplificata dal megafono ci invita con forza a sistemarci nel portico sotto la Basilica Palladiana.
Ecco.
Non inizia bene. Beh, al momento deve ancora iniziare ma l’intro non è quella che ci aspettavamo
Così, senza poter fare altrimenti, ci piazziamo sul primo gradino del portico, pronti a riprendere i propri posti, se non fosse che gli omoni della sicurezza ci invitano, per la nostra incolumità, con forte insistenza, ad abbandonare il posto e dirigerci verso le uscite di sicurezza e che entro mezz’ora ci avrebbero fatto sapere qualcosa. Per chi non conoscesse il posto, significa andare sotto l’altra parte del portico.

Nel frattempo passa la mezz’ora, i quarti d’ora iniziano ad accumularsi e non voglio trascorrere tempo piantato sul telefono a monitorare i giri del temporale e a messaggere cretinate. Così, inizio a pensare a cosa poter scrivere a seconda dell’ipotesi positiva o negativa. E inizio a girare per la Basilica ammirando il capolavoro architettonico di simmetrie, razionalità e illusioni che Andrea Palladio ha creato, sopra un altro piccolo edificio, precisamente al centro, rivolto verso Piazza delle Erbe.

Quando la mezz’ora passa ormai per la terza volta, arriva l’atteso annuncio, quello più temuto dal pubblico. Niente da fare. La pioggia arriva anche in Piazza dei Signori anche se non così intensa come altrove. Se avessero anticipato l’inizio del concerto alle 21, ci saremmo potuti beare di circa 90′ di puro spettacolo. Quanto basta per stare bene. Se la tua squadra del cuore termina vittoriosa dopo 90 minuti e stai bene, figuriamoci come puoi stare dopo 90 minuti di Nick Mason.

Così finisce questo concerto mai iniziato. Un po’ come la città che doveva ospitarlo. Dove sembra debba sempre succedere qualcosa di eccezionale e i suoi cittadini sono in attesa. Ma al massimo, tutto quello che succede, è un temporale di mezza estate.

[Articolo pubblicato su musicletter.it]

PS: non posso esimermi da una osservazione polemica. A Vicenza ieri sera c'erano persona dal Piemonte, dalla Sardegna. Venuti apposta per il concerto. Vicenza ha cercato di vivere di turismo grazie al baccalà e Palladio. Che non sono nemmeno autoctoni, perché il pesce è norvegese e l'architetto è padovano, rispettivamente. Tutti gli amministratori precedenti e relativi addetti alla promozione della città, non potevano pensare ad altro che a queste due super attrazioni per portare turismo in città. Caspita. E con che toni trionfalistici e sicuri! Il risultato è (stato) fallimentare. Perché al massimo questi passavano in visita per poi dirigersi verso altri lidi. 
Non dico che bisogna abbandonare queste chiavi di attrazione, ma ormai è comprovato che un concerto invece è un evento dall'incredibilità potenza attrattiva. Vallo a chiedere alle altre città limitrofe. Non è la prima volta che lo dico. Spero che i nuovi amministratori lo abbiano capito e agiscano.

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The Distinguished Gentleman's Ride 2018

Passata anche questa edizione di The Distinguished Gentleman's Ride. Butto giù alcuni pensieri a caldo.
E' stata la settima consecutiva per Vicenza. 
La quinta per me che avevo iniziato a organizzarla con Enrico incontrandoci sotto il portico dell'Osteria al Gallo quel pomeriggio di giugno.

Che storia quella edizione! La numero 0 per concepimento. Come per i film e gli album di musica, il primo della serie resta sempre il migliore. Ha avuto un sapore più autentico reso anche più sorprendente per l'inaspettata massiccia risposta della gente. Avevamo appena iniziato a sfruttare Facebook per invitare le persone, amici e amici di amici e conoscenti. 
Però oltre 200 moto al Piazzale della Vittoria di Monte Berico io e Enrico non ce le aspettavamo e ci sono venute le gambe molli! Ma che soddisfazione!
Se ricordo bene è stata l'ultima edizione con l'unica richiesta di iscriversi al sito. 

Dal 2015 è cambiato molto, si è iniziato a richiedere una donazione in favore della ricerca sul cancro alla prostata, alcune aziende hanno visto l'opportunità e l'hanno sfruttata.
Con ingenua onestà, non guardo gli sponsor, che faranno felici gli ideatori del DGR in Australia, quanto alla possibilità di fare del bene per gli altri per un giorno, facendo una cosa che ci piace che è andare in moto, anche se devo stringermi un nodo al collo per qualche ora, lo posso fare.
 
Oggi si è svolto il DGR 2018 e Vicenza non è mancata.
Almeno, quella parte che la organizza e partecipa, mentre è mancata quella che dovrebbe dare un po' di assistenza e appoggio. Non abbiamo contattato gli uffici del comune che di solito contattavamo ma vista l'ultima esperienza, due anni fa, abbiamo deciso che sono una perdita di tempo e non aiutano affatto nell'organizzazione anzi, la ostacolano con una fierezza nemmeno tanto velata.
Nonostante a inizio settembre avessi chiesto al sindaco di essere presente vista anche la sua passione per le moto (è un harleysta), oggi è stato previsto un blocco del traffico. Indetto con una ordinanza datata il giorno dopo l'invio della email con la presentazione del DGR. Metti pure il caso, perché io e le coincidenze sfigate ci becchiamo con una meraviglia che faccio fatica a capire, e posso comprendere gli impegni del sindaco nel frattempo, ma sarebbe stato un gesto carino se lo staff ci avesse avvisato di questa particolare situazione.
Ma nemmeno le strade chiuse ci hanno bloccato. Certo dispiace non essere potuti passare per le vie del centro città. Ma allora lo potremmo proporre per una prossima edizione.

Non sono mancate le voglie agli antipodi, di prendersi poco sul serio come di crederci veramente, indossando i primi abiti che capitano per rispondere ai crismi del distinto gentiluomo oppure di mettersi d'impegno per impressionare gli altri o semplicemente soddisfare il proprio spirito edonista. Ma va bene così, anche questi aspetti fanno parte del DGR, anzi è il sale della manifestazione.
Non sono mancate le moto fuori tema. Rispetto agli anni passati devo riscontrare che quest'anno si è capito che il DGR è un evento di nicchia dedicato a un determinato stile di moto. C'era chi chiedeva prima se con la sua moto poteva o non poteva partecipare. Un po' più di consapevolezza che fa piacere.
Non sono mancati nemmeno chi sbaglia a partecipare: non sono quelli che capitano li per caso anzi, ci sono di proposito, ma non sono presenti per il motivo più giusto, che è quello di partecipare a una raccolta fondi. 
Capisco che il DGR nasce con quello spirito goliardico di mettersi in strada sulla propria moto vestito in tiro. Ma non è più solo questo e mi spiace molto, ci sto molto male, mi fa molto incazzare, vedere persone che partecipano senza aver risposto a una richiesta che viene fatta per essere presenti ogni ultima domenica di settembre.
Non facciamo una sfilata di pagliacci in abito elegante applauditi dalle persone sorprese dal rumore potente che le fa affacciare alle finestre di casa o girare sui marciapiedi. Ci troviamo per far vedere che i motociclisti sono cosi distinti e gentiluomini che fanno anche del bene.
Se si va a vedere, sembra che ogni partecipante abbia fatto la sua donazione. Farò i miei conti perché mi piace perdermi nei numeri e nelle caselle di Excel, ma questo è un dato statistico falso. La donazione è anche libera, e accettiamo tutti, perché non possiamo rimandare a casa nessuno, ma mi chiedo se provano una piccola vergogna. Che hanno tempo fino al 31 ottobre per far sparire.
Ma preferisco pensare a quelli che ci sono sempre, che si mettono a disposizione, che passano i sabati mattina in giro per una provincia semi sconosciuta a studiare il percorso invece di godersi la splendida giornata in beata pace.
Non è mancata quella voglia di stare insieme, uomini e donne e figli, chi per la prima volta chi per la seconda. Oggi perfino un carlino (se non sbaglio).
Non è mancato chi viene da quell'edizione 0 anche se potrebbe scegliere ride più vicini e comodi e mi fa sempre un gran piacere vedere e con le quali due chiacchiere si scambiano sempre. 

Per quanto mi riguarda, questa edizione è stata la più facile da organizzare: se il luogo di partenza ormai è una tradizione (che l'anno prossimo cambierà, anticipo questa cosa qui per chi non lo sapeva ancora, ma in fondo non cambierà niente...), quello di arrivo è stato trovato subito e la strada per raggiungerla non poteva che essere quella e non vedevo l'ora di farla. Spero che i partecipanti si siano accorti dello spettacolare palcoscenico che hanno attraversato e che splendida vista avessero attorno.
Il DGR è un gran casino e a volte mettersi d'accordo è un'impresa, resa piacevole nelle serate passata con una pizza e delle birre davanti, a volte trascendendo dal motivo vero per il quale ci si trova (ricordo che una sera un paio di anni fa abbiamo mandato in vacca tutto e abbiamo parlato di tutt'altro!). Quest'anno eravamo in tre e questo ha reso le cose un po' più facili: meno teste da mettere d'accordo e un confronto più veloce.
Infatti, è stata anche l'edizione orfana di Matteo e Enrico. Soprattutto Enrico, non che Matteo sia da meno anzi, poi l'ardito ieri è stato al nostro fianco, ma perché il DGR rispecchia l'animo di Enrico e non è un caso se è stato lui a portarlo a Vicenza dal primo anno. In fondo con la Vespa organizzava già qualcosa di simile. Aveva intuito che un evento come questo mancava alla città. Però lui è una persona coerente con le sue idee e lo apprezzo molto.
Avere al fianco Matteo e Enrico gli anni passati è stato bello e stimolante e sono contento di averli conosciuti.
Il DGR è bello anche per questo: perché è una bella occasione per incontrare belle persone. 
E infatti, è stato anche l'origine dei Pochi ma Bonnisti, veri gentlemen e ladies non solo l'ultima domenica di settembre.
Niente foto quest'anno. Detesto farle con il telefono. L'unica che ho fatto è quella in fondo questo post. Purtroppo il 19 giugno qualche sconosciuto ha pensato di entrare in casa e di rubare tra le altre cose anche le macchine fotografiche. 
E' stato anche il DGR vissuto in una nuova posizione: vista l'assenza di Enrico quest'anno sono passato da moto scopa a moto di testa e non avrei proprio potuto staccarmi dal gruppo per fare delle foto.
Stare davanti è una strana sensazione, per me è una posizione scomoda: mi sono sentito responsabile degli altri 179/180 motociclisti, all'inizio guidavo col braccino, non sapevo se andavo alla velocità giusta e per fortuna avevo al fianco Domenico e Andrea che mi davano la situazione della comitiva.
Non vivere il corteo da dentro senza sentirne il rombo che ti circonda è diverso, l'ho sentito meno sotto questo aspetto. Quasi come fossi io a trainare loro e non tutte le altre moto a trasportare me come in passato. E poi quella non è una posizione alla quale sono abituato, così in vista, esposto. Non credo sia quello il mio ruolo.
Non mi resta che aspettare le foto di Mauro, Enrico, il video di Elena e Lisa. E di tutto il materiale che arriverà - spero - da chi oggi c'è stato.

Nel frattempo, finché veniva organizzata la settima edizione del Distinguished Gentleman's Ride, si pensava già all'ottava. Cambierà qualcosa, che non cambierà nulla come ho già detto. Siamo ambiziosi, e speriamo di riuscirci. 
E poi, il DGR Vicenza non ha mai deluso.
Tally Ho!

#JoinTheGentry #RideDapper #DGRVicenza


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Amministrative 2018: le lascio agli altri

A Vicenza domenica 10 giugno (oltre al 24 giugno per l'eventuale probabile ballottaggio) si andrà a votare per eleggere il nuovo sindaco. 
Non andrò a votare. Per il banale motivo che non ci sono candidati dai quali mi sento rappresentato. 
So che c'è stato più di qualcuno che ha dato la propria vita per dare a noi la possibilità di voto e calpesterei il senso civico al quale si deve rispondere in questi casi, ma non è stata una scelta semplice, presa d'istinto. Mi rode tantissimo non votare ma nessun candidato sindaco mi ispira quella necessaria fiducia.
Potrei andare e votare per un candidato consigliere comunale, ce ne sarebbe uno ma darei il voto anche al suo candidato sindaco.

Il Movimento 5 Stelle è stato depennato dalla lista e nemmeno i candidati sanno perché. O forse sì ma non lo dicono. Fossi in loro, non ci penserei una volta a fare il favore ai capi che hanno deciso questa mossa di risbattermi come hanno fatto loro tra meet up e proteste in svariati posti della città in questi anni. Se questo è il risultato del loro impegno, è meglio tornare a dedicare un po' più di tempo alle famiglie, agli amici, alla pesca, all'organizzare sagre e grigliate o qualsiasi sia il loro hobby preferito.

Parlare di
centro destra e centro sinistra mi fa mal di pancia. Perché i loro termini significano tutto e niente. Son centro o destra/sinistra? Ovviamente in entrambi gli schieramenti ci sono gli estremisti. La destra li accetta con un atteggiamento piuttosto distaccato nei loro confronti, quasi neanche ne fossero consapevoli. Nella sinistra invece fanno tanta fatica ad entrarci tanto che stanno per i fatti loro e mi chiedo cosa si chiaminio a fare centro sinistra quando manca la parte che li dovrebbe caratterizzare. Inoltre la sinistra vede male (eufemismo) quelli di destra ma qui ci ritorno tra un po'.

Il centro destra di Vicenza così come si presenta alle elezioni ci ha messo un bel po' a nascere. Il primo a spuntare è stato il candidato di una serie di liste civiche composte da alcune persone che prima si erano viste dalla parte opposta. Poi non so perché hanno deciso di andare dall'altra sponda.
Comunque sia questo civico è un ex di un ex partito: nel senso che il suo partito è stato spazzato via senza alcun orgoglio, praticamente sono quasi gli stessi di quell'ex partito solo che cambia il nome. E non essendo un partito passa per civico. Perché il popolo oltre a essere sovrano è anche un po' mona e non fa caso alla storia politica del candidato, vissuta fino a poco prima all'estremità di destra.
La candidatura di questo civico di destra ha sorpreso Forza Italia e Lega che evidentemente pensavo di arrogarsi il diritto di presentare il proprio candidato e non si sono svegliati per tempo. Così tra un baccalà e un cabernet si sono messi d'accordo per il loro candidato tanto che il centro destra a un certo punto si è trovato con due candidati (facciamo uno di destra e uno di centro).
Bella mossa per portarsi via voti tra le due fazioni della stessa parte e consegnare la vittoria all'avversario. Messi così, tanto valeva andare a votare. Non so se alla fine se ne sono resi conto e hanno finalmente dato il loro appoggio (o endorsement, come dicono i cagacazzi che contano, senza sapere cosa significhii) al civico proprio per questo, senza tanti ringraziamenti al loro candidato iniziale.
Quando ancora erano divisi mi hanno dato l'impressione, più quelli di centro che di destra, di fottersene completamente del popolo, della sua sovranità, nemmeno di considerarla, andando avanti con il loro candidato per prendersi il potere, spartirsi i posti nei CdA che contano, per soddisfare il proprio ego e status.
Almeno a me, insignificante cittadino parassita, hanno dato l'impressione di difendere più il loro potere messo in difficoltà che la volontà di riprendersi e migliorare le condizioni di una città persa da 10 anni per altro malissimo.
Alla fine c'è stata la conversione sul candidato civico, che ha un programma preparato in molti mesi e non in pochi giorni come quello di centro, quasi un programma obbligato perché come pensi di presentare un candidato raffazzonato nella cerchia dei tuoi amici - infatti lo conoscevano solo loro -?
Però se dovessero vincere quelli di centro destra, cosa succederà? Ci sarà una unione di vedute? Ci sarà la stessa convergenza anche sul programma? O quelli di centro saranno pronti a proclamare e richiedere la loro parte affermando che "avete vinto - molto diverso da 'abbiamo' - anche grazie ai nostri voti" e pretenderanno il conseguente potere e di sedere nei consigli che contano in virtù della loro percentuale, fottendosene del programma?
Posso votare uno schieramento del genere? Che ha già fatto capire di voler gettare un po' di cemento su un parco gigantesco che sarebbe una bellissima area per tutti e dove poterci fare quegli spettacoli che alla città mancano?

Il candidato del centro sinistra è il risultato delle tradizionali primarie, elezioni interne allo schieramento che incredibilmente non elegge mai il candidato sperato, in nessuna città italiana. Unica eccezione, le primarie di 10 anni fa ma quelle erano per bellezza. Il PD riesce a perdere anche queste elezioni!
Durante le primarie sono stato disturbato più volte, tra telefonate e SMS, da persone con le quali non sono in contatto abituale ma che cercavano di convincermi di votare il candidato da loro sostenuto, sputtanandomi di brutto gli altri due. Adesso, uno dei tre si è ritirato (peccato, per un certo aspetto credo fosse quello con le idee più belle) mentre l'altro appoggia il vincitore: strano, fino al giorno prima i suoi amici ne parlavano male. Cos'è che non capisco io della politica?!
Il vincitore si proclama il diverso dal suo predecessore, che però lo ha nominato (e stipendiato) a dirigere un'azienda pubblica. E nelle varie liste che lo appoggiano ci sono alcuni ex della precedente amministrazione (compreso chi aveva annunciato di tornare a fare il suo lavoro e di lasciare la politica...). Meno male si presenta come il cambiamento rispetto a prima! Certe dinamiche politiche sono più difficili dei ratei e dei risconti che il prof. Ciraolo cercava di farci capire a ragioneria al Fusinieri!
Il programma è un'esplosione di verde, di aiuti sociali, di intenzioni più spontanee ed elettorali che programmate e di bici ovunque (con candidati consiglieri che non ho mai visto col culo sulla sella eppure sono li davanti nella foto di gruppo per il bike sharing, in una città dove scompaiono biciclette alla velocità della luce) nonostante le strada siano una fetta di emmenthal e le piste ciclabili sono lunghe 12 metri o se superano il chilometro iniziano e finiscono nel nulla, grazie ovviamente all'amministrazione precedente.

L'ala estrema del centro sinistra, ovvero la sinistra, corre per i fatti suoi: non va d'accordo con quella moderata, ovvero il centro. Quindi le sottrae qualche piccolo ma sempre prezioso punto percentuale. Mossa d'orgoglio! Bravi.
L'ala estrema del centro destra, ovvero i fascisti (o pseudo tali), è imboscata: infatti le altre liste e partiti amici nemmeno se ne sono accorti di averceli in squadra! Un anonimo ha lanciato un report sulla storia (?) politica di alcuni candidati facendo sapere che, nella destra, c'è qualche fascistello con annesse filosofie. Il bello è che l'anonimo non è degli avversari di centro (ormai è centro, basta!) ma di quelli di centro alleati! E qui torniamo a quello che mi chiedevo prima: posso votare uno schieramento del genere, diviso all'interno per ideologie? Quando sarà, se sarà, il momento di amministrare la città, litigheranno di più tra di loro che con i rivali. Praticamente un PD di destra!

Che poi, si trattava di cose vecchie, di post sui social media di tanti anni fa quando quel candidato era un immaturo tardo adolescente. Anche io disegnavo le croci celtiche nella Smemo, prima di conoscere la storia dell'Irlanda e di S. Patrizio, chiedendomi se davvero credessi a quel simbolo. Mi ha dato fastidio che questa cosa sia passata, e stia ancora passando, come una notizia distraendo elettori e candidati dai reali motivi elettorali. Si sta arrivando alla nausea.

Vicenza ha vissuto gli ultimi 20 anni equamente divisa tra destra prima e sinistra poi. 

I primi 10 anni di centro destra hanno portato cemento (nuovo tribunale e la caserma americana), svilimento della città e svendita del suo territorio, poche attività culturali nonostante un nuovo teatro. L'amministrazione di destra era troppo presa da se stessa incapace di guardare oltre Palladio e il baccalà per promuovere il suo territorio.
La criminalità era principalmente italiana, nomadi compresi.
I secondi 10 anni di centro sinistra avranno portato un'aria diversa grazie alle molte attività culturali (peccato solo che potessero organizzarle chi contava, chi conosceva qualcuno di giusto, altrimenti o niente o si è dovuti andare in altre città e province), più visitatori in città (e non turisti...) e un miglioramento dei conti pubblici, ma un impoverimento di quelli dei cittadini, svuotando edifici, perdendo una banca (e chi siede sulle poltrone di rappresentanza finge di stupirsi, mentre un mona come me ha avuto il sospetto per gli ultimi due aumenti di capitale) e una fiera. La viabilità è oscena, complicando il traffico e ammorbando l'aria con giri dell'oca quando si potrebbero percorrere pochi chilometri. Se vado a vedere il programma del sindaco uscente c'è da mettersi a ridere per quanto non è riuscito a mantenere, dalla trasparenza tanto decantata (lo sportello in Piazza Biade... poi però si mangiava gli spiedi di uccelli con l'amico paròn della banca locale!) alla digitalizzazione dei servizi, fino alla chicca: la fiera come volano commerciale. Doveva essere una Vicenza più viva, moderna, unita e forte. Forse viva lo è diventata...
La criminalità è passata in mano agli stranieri, i nomadi hanno tenuto i loro business. Capisco che conta molto anche la politica nazionale, ma quella locale si è dimostrata impreparata e non basta una camionetta con 2 militari imberbi ad assicurare la quiete o a farla percepire al vicentino.

Nessuno dei due candidati promuove il turismo sportivo, e per quello culturale pensa solo alle mostre nei musei.
Sembra quasi che il loro programma sia un volano più personale che per la città. Ho già scritto che a me piacerebbe avere in città più spettacoli e concerti evitando di andare in altre città, seppur vicine. Possibile che il Vicenz Jazz, ancora poco sfruttato, non insegni niente? Possibile che una società organizzatrice di eventi porti artisti internazionali in paesi di provincia?
Il concorso ippico di tanti anni fa al Querini, un torneo sportivo internazionale possono portare turisti veri. Invece anche questi ultimi si svolgono in piccoli centri di provincia.
Il centro città perde negozi e non attrae nomi importanti: andate a vedere le vetrine di Padova e Verona tanto per capirsi. Possibile che non si riesca a portare in città eventi collaterali durange le fiere come fa Milano con il design per esempio?
Turismo non è solo Palladio, il baccalà, gli asparagi, il vino. Nei programmi dei candidati non ho visto queste iniziative, purtroppo.

A un certo punto, le due fazioni di centro e centro-destra hanno iniziato una campagna elettorale barbara, fatta di sputtanamenti reciproci, entrambi concentrandosi di più sui difetti dell'opposta fazione che a pensare alla città e agli elettori.
È stata la peggior campagna elettorale degli ultimi 20 anni.
In comune, hanno quell'arroganza di pensare di avere la verità, la soluzione a portata di mano e di far credere che gli altri siano incapaci, dimenticandosi del rispetto reciproco (solo due candidati avversati oggi si sono fatti gli auguri reciproci e ho molto apprezzato).
Un candidato sembra credere di più al suo programma e alle sue idee, l'altro invece mi da l'idea di correre solo perché è stato messo li dalle liste che lo appoggiano stufe di 10 anni di anonimato.
Ma sono solo mie impressioni.

Ah, poi c'è il Grande Nord. Davvero! Ma la candidata è distante anni luce da Sansa Stark e non la voterei nemmeno se avesse i draghi di Daenerys Targaryen.
Se andate a votare, che sia almeno un voto utile!


Photo credit: comune.vicenza.it

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Distinguished Gentleman's Ride Vicenza 2017

I tuoi mi piacciono tantissimo. Di notte ad accompagnarmi nel sonno. La mattina come sveglia dirompente. Ma quelli all'alba di domenica no, quelli cazzo se mi han fatto bestemmiare! E lo so che bisogna essere distinti e gentiluomini ma anzi, proprio per questo ho cacciato dei santissimi...
Perché ieri non ci dovevano stare. Sapevamo tutti che non sarebbe stata una giornata semplice ma che iniziasse addirittura con i tuoni non ce lo immaginavamo.
Ho fatto colazione col solito caffe e mezzo e un vortice di messaggi che si è scatenato appena siamo stati operativi. Cosa si fa cosa non si fa, chiama di la chiama di qua, questo e quella. 
Alla fine però non potevamo buttare mesi di incontri sere di privazioni familiari corse contro il tempo salto a ostacoli burocratici traduzioni maccheroniche e birre chiare e ambrate solo perché il cielo non ci era amico.

Mica siamo fatti di zucchero o di sale*, no!?
Quindi, confermiamo il programma. Siamo distinti e gentiluomini, ma anche cazzutissimi rider! Al massimo, faremo un tour alternativo e meno impegnativo e lo stile sarà un po' più pratico e meno appariscente. Poi la cantina offre un gran bel portico e potremmo stare li, con la scusa di stare più stretti ci potremo anche conoscere più da vicino, meglio! 
E invece il cielo è stato clemente. Inizio a pensare che al cielo piaccia il Distinguished Gentleman's Ride. Posso iniziare a pensare che spiriti di Mike Hailwood e Steve McQueen si mettano d'accordo in questa giornata soffiando le nuvole altrove (per esempio a Treviso o Udine, ho sentito).
In gilet e camicia avevo caldo. Forse era l'agitazione malcelata per la giornata più che il sole che si faceva spazio tra le nuvole.

Metti i DGR di altre città limitrofe che, nonostante tutto tra numero di edizioni meteo varie ed eventuali una qualche decina di moto te le porta via, vuoi per amicizia o semplice curiosità o ovvia voglia di qualcosa di nuovo, io tutte quelle belle moto che sono venute a Vicenza non me le aspettavo!
E' stato bello. Ogni anno è bello e diverso. Tre anni fa per la sorpresa. Due anni fa per il coinvolgimento di mezza provincia. L'anno scorso perché avevamo (ci hanno messo) l'acqua alla gola. Quest'anno perché ci stavamo andando. E invece non sono serviti mute da sub e canotti.
Una sola parola: emozionante.
Ringrazio chi ogni anno ci da la fiducia ed è stato presente, con stile e gentilezza unici.
Ho notato che quest'anno le moto erano anche più rispettose dello stile richiesto: forse il cielo ha tenuto lontani quegli intrusi che nonostante la supersportiva o l'enduro turistica vogliono esserci lo stesso e quindi erano presenti solo i puri. O forse è stata una banalissima fatalità!
Sciorinando lungo la dorsale dei berici non ho potuto fare a meno di accorgermi di una cosa: la pioggia che ha esaltato i profumi dei colli che arrivavano dal bordo strada. La terra umida, le foglie ingiallite, l'erba bagnata. Quei profumi che solo le mezze stagioni come la primavera e l'autunno sanno darti e solo se ti ci trovi in mezzo puoi sentire. L'odore degli ottani si confondeva con quelli dell'autunno e mi è piaciuto moltissimo. Peccato non poterlo fotografare. Ma rimane una delle caratteristiche di questo DGR.

Il mio annuale rammarico è vedere l'importo delle donazioni pro rider e mi convinco sempre di più che in Italia non si voglia capire il senso di questa manifestazione. Ormai le discussioni sullo stile mi annoiano: chi non ci arriva non è obbligato a essere presente solo perchè ha una moto.
Facendo un confronto tra l'Italia e gli altri paesi il rapporto donazione/partecipante ci mette in imbarazzo. Non so se dipenda dalla lingua e il messaggio qui arriva distorto, un po' come il gioco del telefono senza fili. O forse è una questione di cultura: in Italia impera lo stile, ovunque e comunque e dovunque. Mi stanno bene i gruppi vestiti in modo eccentrico o in divisa elegante, apprezzo lo sforzo. Ma li apprezzerei di più se utilizzassero i numeri della propria carta di credito in beneficenza e non in abiti.
Chi prende il Distinguished Gentleman's Ride come una gara di stile è fuori strada. Semmai, è una gara a chi fa del bene e aiuta chi è più sfortunato.Non siamo più quegli adolescenti che devono dimostrare di essere il maschio alfa ma persone adulte di una certa età alle quali certi problemi possono interessare. Capisco la paura e la voglia di negare l'ineluttabile, ma la vita può andare anche così. 
Quindi coraggio cari rider distinti e gentiluomini, avete dimostrato di essere indomiti. Siate anche generosi! Che cazzo (e mica potevo finire seriamente!).





* cit. risalente, almeno per quel che mi riguarda, all' A. D. 2004, grazie ad un accompagnatore di vacanza in bicicletta olandese (e da dove, altrimenti?)

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Viabilità straordinaria

Prendo ispirazione da un post su uno dei tanti gruppi di FB dedicati alla mia città. Parla di un articolo pubblicato sul giornale locale relativo alla viabilità cittadina. Ed è evidente la posizione che ha preso. Più che ispirazione, mi si è chiusa la vena, o mi è partito l'embolo. Per tanti motivi.
Perché è un articolo dove si cerca di dire qualcosa malcelando dell'altro, che però è evidente anche alla polvere ai piedi dei marciapiedi, fa cascare la mandibola anche al più studipo dei lettori.
E' un articolo inutile, fazioso (eufemismo) e fa perdere di fiducia chi lo pubblica, chi lo scrive e chi lo autorizza. Il mandante è noto e la sua fiducia e popolarità ormai sono già andate.

Ci sarebbe da parlare giorni sulla viabilità di Vicenza.
E' stata modifica mille volte, senza portare vantaggi evidenti agli automobilisti o chi ne ha tratto vantaggio non utilizza la macchina ma abita proprio nella zona della modifica e non è un signor nessuno.
E' stata modifica per far guadagnare 5' agli autobus o ai bus navetta. Immagino che il calcolo guadano ottenuto/disagio provocato non sia mai stato preso in considerazione.

Da anni si parla di incentivare l'uso dei mezzi pubblici ma a Vicenza la reperibilità dei biglietti e il loro costo per una corsa è da folli. Se pago tanto un servizio, voglio tanto da quel servizio ma non è così.
La frequenza degli autobus non ha senso: abitavo a Ospedaletto, ne parte uno ogni 6/7 minuti. Capisco che passa per v.le Trieste ma le corse in certi momenti della giornata sono deserte.
Quello da/per Bertesina ce ne è uno ogni 30' e passa dove passano anche quelli di Torri di Quartesolo, Lerino e Bertesinella. Visto lo sviluppo della zona non è il caso di deviare quella corsa per strada Bertesina e via Quadri che è anche un tragitto più breve?
Gli amministratori giustificano il prezzo dei biglietti per coprire gli alti costi di gestione: prima di tutto si potrebbero abbassare gli stipendi dei dirigenti e non usare l'azienda per interessi politi e immobiliari, che non sono il loro core business e anche utile razionalizzare le corse per tagliare quelle inutili e potenziarne altre più bisognose (in orario scolastico per esempio).

Vicenza è la città della Rotonda. Ma anche delle rotonde, nel senso di rotatorie. Utili, in alcuni punti. Del tutto assenti dove sarebbero vitali come l'incrocio tra Viale del Sole e Via Brigata Granatieri di Sardegna.
E più dannose che utili dove si trovano uscite a una sola corsia, andando a creare un collo di bottiglia che mi chiedo come non abbiano fatto a capirlo (andate alla rotatoria in zona industriale sotto il sovrappasso o all'uscita della tangeziale in Riviera Berica). Sono sorprendenti, ti fanno incazzare come un rigore inesistente fischiato contro in un derby al 90°!

In città mi muovo solo in moto, quando ero più giovane in scooter che è anche più comodo per i movimenti urbani.
L'incentivazione dell'uso delle due ruote a motore dovrebbe essere a livello nazionale con bolli e RC moto agevolate. Invece la moto viene vista come un lusso e non come un normale mezzo di trasporto. Però dentro le macchine vedo lo stesso numero di persone che ci sono in sella, occupando molto più spazio. Qualcosa non mi torna.

A Bertesina sono più di dieci anni che dalle 7 di mattina c'è una coda di macchine dall'incrocio con strada Ospedaletto fino alla rotatoria di via Aldo Moro. Quando abitavo a Bertesina e dovevo prendere l'autostrada per lavoro, partivo mezz'ora prima. Adesso è anche peggio.
E capirai, a Milano, a Roma, a Verona... evvabbhè ma quelle sono città diverse, mentre qui parlo della periferia di una città media. Paragoni senza senso.
Non è possibile vedere un quartiere bloccato, perché le amministrazioni fin'ora non hanno fatto niente per migliorare la viabilità.
Si parla di prolungare una strada da quando è stata realizzata (30 anni?): ma perché non è stata fatta subito più lunga se la previsione (rimasta ancora tale... forse per questo, altrimenti non si chiamerebbe così! Ma le previsioni poi si materializzano.... o no!? Mah!) era quella?
Gli amici a stelle e strisce invece quanto ci hanno messo a farsi la viabilità che gli serviva? In casa nostra? Fatevi due conti per favore!
Ricordo bene poi che l'attuale sindaco disse, proprio a voler smentire le illazioni, che il prolungameno di via Moro non sarebbe stato a uso e consumo del nuovo insediamento militare americano. Poi vedi i disegni del percorso e capisci che le smentite servono a confermare le illazioni. Evviva!

Quello che mi fa impazzire di questo articolo è la sorpresa degli uffici comunali riguardo l'aumento del traffico.
Non l'avevano calcolata? Non hanno mai preso in considerazione alcuni fattori come l'aumento della popolazione, dell'immigrazione, la creazione di nuovi centri abitati e direzionali, che spostano il traffico in nuove zone della città intasandone altre per doverci passare?
Non hanno notato uno spostamento della popolazione dalla città, ormai quasi privata di servizi, scomoda, con una viabilità collassata, sporca, violenta e con i prezzi delle case alle stelle, verso la periferia e che quindi la mattina c'è tantissimo traffico dalla periferia verso la città?
Non si sono accorti che da anni ormai i bambini non vanno più all'asilo di quartiere come 30 anni fa ma vanno dove fa comodo ai genitori, che li devono portare in macchina e non più a piedi? Siamo fermi a 30 anni fa?
Perché gli uffici comunali non fanno aggiornamenti più frequenti? Gli amministratori abitano tutti in centro città, si muovono solo a piedi, in ciabatte, per le vie del Palladio per spostarsi da un salotto all'altro, sbattendosene delle periferie (ah già, il piano periferie...!)? Li inviterei a fare un salto in certe zone la mattina presto e la sera dopo la chiusura degli uffici. E li farei salire in moto dietro di me, così si possono rendere conto sia del traffico ma anche delle condizioni dell'asfalto, pericoloso per i motociclisti.
Autorizzare la realizzazione di centri abitati, direzionali, commerciali di qualsiasi dimensione e caserme per migliaia di militari, per caso - ma solo per caso - non accende una lampadina che si chiama viabilità?
A volte succede che la viabilità cambia perché in quella zona abita un amministratore comunale o una persona nota. Eppure so che nel quartiere dove abitavo prima da qualche anno ha preso casa in un nuovo insediamento un consigliere comunale. Evidentemente ha orari diversi o gli va bene così com'è. O se ne fotte.

Temo di dover affermare quello che mi chiedevo sopra: siamo fermi a 30 anni fa.

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20 anni dalla Coppa Italia del Vicenza

20 anni da quella sera da sogno. 
20 anni fa un giovedì sera qualsiasi si è trasformato in un giovedì indimenticabile.
La vittoria del Vicenza Calcio in Coppa Italia.
Sembra ieri che una sera di un giovedì qualsiasi, invece di stare a casa a studiare o andare in giro con la morosa (eh, sì, pare impossibile ma è successo anche a me...), schizzavo in scooter come un matto per la città a sfondare il clacson (ho davvero rotto il pulsante del clacson, si è spezzato in due!), diretto al S. Gaetano, la birreria di riferimento del periodo per continuare la festa.
Poco prima, dopo una partita di due ore, il Vicenza aveva vinto la sua prima Coppa Italia. Aveva toccato il cielo con il bordo di quel trofeo.

Adesso invece è dalla parte opposta del cielo: l'anniversario di quella vittoria non poteva cadere in momento peggiore. Ed il verbo descrive alla perfezione la situazione che il Vicenza Calcio sta vivendo e noi tifosi stiamo subendo e che rischia di compromettere 115 anni di storia.

20 anni fa, sembra ieri. Io andavo a scuola, mio papà lavorava, mio nipote più grande nemmeno esisteva ancora, vivevo ancora di e per il calcio, avevo appena avuto una epifania che mi aveva sciolto i precedenti due anni di vita e passavo nottate in camera a ascoltare musica leggendo e imparando a memoria tutti i testi.
Il calcio stava iniziando a evolversi in quello che sarebbe diventato il business che è adesso e mi sorprendo a pensare che proprio il Vicenza Calcio poteva essere la prima squadra italiana a cavalcare questa metamorfosi diventando di proprietà inglese entro la fine dello stesso anno. Ma essere provinciali significa anche non accettare questi cambiamenti e pretendere di rimanere nelle proprie dimensioni. 

Ancora non ne eravamo consapevoli, lo avremmo scoperto due anni dopo, ma eravamo nel pieno dei migliori anni della nostra vita.

Quel giovedì 29 maggio era una bellissima sera, temperatura perfetta per giocare a pallone. Ancora non sapevamo che sarebbe stata lunghissima.

Prima della finale il Lane aveva eliminato il Milan (1-1 all'andata, Baggio aveva pareggiato il gol di Ambrosetti) e al ritorno al Menti per 90' Baggio, Savicevic e Weah ci avevano dato una lezione di tecnica e di fondamentali del calcio assediandoci nella nostra area di rigore. In semifinale a Bologna solo all'ultimo minuto Cornacchini era riuscito a portarci in finale.
L'adrenalina era salita ovviamente per la finale e dopo la gara di andata non avevo molta fiducia anche perché il Vicenza non aveva giocato come sapeva fare e mi aveva preoccupato.
Sappiamo tutti com'è andata.
Sarà stato il pubblico, tutto colorato di bianco-rosso-verde e la musica di O Fortuna dei Carmina Aburana che ha accompagnato i giocatori in campo ad intimorire quelli del Napoli e a caricare quelli del Vicenza. Oppure la diversa fame agonistica e di vittoria messa in campo.
In questi anni ho guardato molte volte quelle immagini (credevate che non l'avessi registrata? Ho ancora la videocassetta a casa!) e in quei tre gol vedo sempre tanta fame, voglia di vincere superiore e una inarrestabile voglia di arrivare prima degli avversari sul pallone.
Lo sguardo di Capitan Giò Lopez che indica un suo compagno a inizio partita dice tutto sulla sua determinazione.
Due gol segnati su respinta del portiere dimostrano la cattiveria e la forza agonistica, l'ultimo gol che arriva nonostante 120 minuti di gioco sulle gambe e sulla mente ed ancora la lucidità di rubare palla all'avversario e la forza di scattare per 40 metri e infilare il portiere.
Godimento puro.

Io ero allo stadio quel giovedì sera di 20 anni fa. E mi sembra ieri. Il mio amico Nicola venuto da Valdagno. 
Il piazzale dei distinti già pieno nonostante il grande anticipo col quale siamo arrivati.
Il dispiacere di non essere riusciti a prendere una maglia celebrativa perché Vicenza è in Italia e quindi anche i vicentini si comportano di conseguenza, prendendone per l'intera famiglia invece che una a testa.
I primi 20' di partita giocati incartati dall'emozione.
Il gol di Jimmy Maini che brucia tutti due volte, di testa prima e di piede dopo.
Il palo di Caccia che mi fa scendere una doccia gelida istantanea e i vari ringraziamenti alla Madonna di Monte Berico che in quel momento ci ha assistito (O Fortuna!).
Il Vicenza messo nettamente meglio in campo. Ma a decidere sono gli episodi. Che succedono solo se hai la bava alla bocca.
Il palo di Caccia fa tremare tutto lo stadio, una doccia ghiacciata istantanea. Forse l'invocazione della fortuna con il brano dei Carmina Aburana a qualcosa è servita!
Il gol di Maurizio Rossi, che parte dalla parte opposta dell'area di rigore per avventarsi come un falco per ribattere in porta il missile terra-terra di Beghetto dopo la respinta di Taglialatela. Rossi. Un cognome non facilissimo se sei un giocatore del Vicenza.
La festa sugli spalti. Guardando la partita in tv il giorno dopo il vecchio Romeo Menti tremava tutto. 
Il gol di Alessandro Iannuzzi, giovane di belle speranze purtroppo rimaste tali che corre da solo verso la vittoria. 
Tripudio. Euforia. Pazzia.
Capitan Lopez che alza la Coppa. 
Credo che tutto lo stadio e i tifosi a casa abbiano avuto lo stesso pensiero triste non vedendo Dalle Carbonare di fianco a lui. 
Il giro del campo della Coppa. La Coppa resta a Vicenza. Le braccia di Nicola che mi stringono le costole io che alzo lui nonostante il confronto fisico impari.
L'abbraccio con Nich Toff e gli altri amici che mi colgono di sorpresa sul prato fuori dallo stadio. Quella sera, per una sera, a Vicenza è lecito tutto.
Io e Nicola torniamo a casa perché poi lui deve tornare a Valdagno (non gli ho mai chiesto quanto ci ha messo ad attraversare una provincia impazzita...).
Abbraccio i miei che sono in estasi e senza rendermene conto sono di nuovo sullo scooter diretto verso il S. Gaetano con la sciarpa del Vicenza Calcio legata in testa (non c'era ancora l'obbligo del casco). Il pulsante del clacson spezzato e tenuto premuto col ginocchio per tutto il tragitto.
Le strade piene di gente piena di gioia.
La festa al S. Gaetano bevendo tutto quello che era possibile bere.
Le pessime condizioni di Jimmy, non Maini ma uno dei due titolari della birreria.
Sono tornato a casa alle 4. Alle 7 ero in piedi perché il giorno dopo c'era scuola e la città ha ripreso la sua vita quotidiana, come niente fosse. 
Ma non ha dimenticato, anzi. Il ricordo è più vivo che mai.
Forse ci siamo dimenticati le parole di Mr. Guidolin: "La realtà del Vicenza non è quella della Coppa Italia, dell'Europa" così ora pensiamo che il Vicenza debba per forza giocare a quei livelli, rimanendo inevitabilmente delusi.
Rimane questo bellissimo ricordo di un pezzo di storia del Vicenza Calcio. Ma anche di ognuno di noi!

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Sindrome da Stravicenza

Non so se sia il periodo: il fisico si riprende dopo il freddo invernale meravigliato dai primi colori e dai profumi, dalle temperature più miti e ha voglia di muoversi essere coinvolto nel risveglio della natura e della vita.
Comunque sia, per me corrisponde al periodo degli infortuni. Quando giocavo a calcio e poi calcio a 5 se non era una caviglia che si girava era un ginocchio che si infiammava.
Fatalità mi capitava in un periodo di condizione fisica eccellente, come se fosse automatico avere un crollo verticale subito dopo aver raggiunto il picco.
Da quando ho smesso di calciare una palla, al chiuso o all'aperto che sia, la chiamo ​Sindrome da StraVicenza.
Sì lo so, mi piace abbinare alle situazioni una descrizione o un nome, come la teoria delle aspettative (detta anche dell'uovo di Pasqua). Un po' per prendermi meno sul serio un po' per cercare di sdrammatizzare e smorzare un giramento di coglioni che per me è puntuale come le tasse.
Ogni anno, la settimana di questa manifestazione ho qualcosa. Nonostante siano messi malissimo, ginocchia e caviglia non centrano: da qualche giorno la schiena, altro mio punto debole, ha iniziato a farmi male. Questa volta la zona lombare. Forse per colpa di una dimostrazione di forza a Tommaso sabato pomeriggio in bicicletta. Forse una posizione scorretta. 
Se poi considerate che nel frattempo faccio i lavori di casa o taglio e sego alberi e alzo rami da qualche chilo, la situazione non può migliorare molto.
Ma mi hanno detto che da piccolo mi ha morso una tarantola e devo avere ancora qualche residuo di tossina in corpo.
Giovedì, vado dal fisioterapista, purtroppo prima non ha posto.
Non so se domenica riuscirò a correre. Di solito, dopo periodi di inattività, la prima corsa va benissimo. 
Spero che domenica diluvi.

PS: non ho ricevuto alcun compenso per aver pubblicato questa immagine. Avrei voluto inserire la foto della mia schiena con il cerotto, ma ve la risparmio.

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Contenitore vuoto

Avevo iniziato a scrivere questo post circa un mese fa e l'ho lasciato a decantare un po' per distrazione un po' per cercare di trovare la giusta lucidità per evitare di scrivere con eccessivo trasporto e di far guidare il mio giudizio dall'istinto. Non è la prima volta che mi capita di scrivere sulle mancanze vicentine. Vediamo come va questa notte.

Vicenza è una città vuota. 
E' un contenitore, bellissimo. Ma vuoto. Manca anche di idee e di strategie. 
E' miope, perché non riesce a vedere al di la di un certo tornaconto. Per altro riservato a pochi intimi.
Ad esempio un contenitore vuoto a Vicenza è in fiera: il nuovo e costosissimo padiglione (oltre 30 milioni di euro con 1,8 milioni di euro di rata annuale del mutuo da pagare alla locale banca, tra l'altro socia della fiera...). Disponibile dal 2014 non ha mai ospitato altri eventi al di fuori di quelli fieristici. Quindi non sono ancora stati individuati e tanto meno organizzati manifestazioni (concerti, per esempio) per sfruttare lo spazio e ammortizzarne il suo costo.

La similitudine con il contenitore è gentilmente offerta dal Parco della Pace grazie al nostro (mah... penso sempre sia solo di qualcuno che si stringe in una cerchia piuttosto ristretta) sindaco, che fin dalla perdita della partita Dal Molin (giocata con magistrale lungimiranza a scopi elettorali) ha messo sul tavolo delle compensazioni la sua realizzazione.
Il suddetto parco dimostra l'incapacità e la sua mancanza di lungimiranza di questa amministrazione. O di quella berica in generale visti gli scarsi risultati di utilità collettiva conseguiti in dieci anni di amministrazione controllata da due sindaci.
Sono sei anni che si parla di Parco della Pace (un'area vastissima, 650 mila metri quadrati - 650.000 mq! - che si sviluppa per un chilometro e ottocento metri da nord a sud e per mezzo chilometro da est a ovest) e non so quanti soldi sono stati spesi in progetti di architetti famosi come chef.
Alla cittadinanza è stato offerto un mese (dal 14 ottobre al 14 novembre) per visionare il progetto e inviare proposte. Considerando che non tutte le persone sono architetti designer paesaggisti mi sembra un periodo piuttosto ristretto per valutare e proporre.
A fine dello scorso novembre è stato presentato questo ciclo di quattro incontri per discutere con i cittadini del futuro di questa area. Vabene, bel segno di apertura e trasparenza. Purché serva davvero a qualcosa in concreto e non sia un semplice gesto simbolico. Dalle foto pubblicate sulla pagina social del Parco della Pace il primo incontro non ha riscontrato un gran successo di pubblico.
Ma in questi sei anni nei quali l'amministrazione è stata per lo più la stessa visto che il sindaco non è cambiato, possibile che non si sia steso un piano concreto sul parco? Qualcuno ha svolto il proprio lavoro in questa amministrazione?
Ora che il progetto di realizzazione c'è, l'amministrazione il mese scorso scopre che servono eventi per mantenerlo! Porca miseria (eufemismo!). Ma non ci hanno pensato in questi anni?
Come è possibile pretendere qualcosa qualcosa senza sapere come utilizzarlo? E' possibile solo se lo fai per demagogia e campagna elettorale, altrimenti non ti faresti trovare così impreparato. Mi stupisce che lo siano un sindaco così esperto e il suo vice tutto votato all'immagine e agli eventi (nonché assessore alla crescita della città...).
E' più che ovvio che servano eventi. Non solo per ammortizzarne il costo.
Ho trovato una immagine sul sito del Parco dove sono indicati 157 mila potenziali fruitori. Solo? Uno spazio così grande deve servire alla città sotto diversi aspetti. Un'area pubblica del genere deve essere utilizzata e messa a disposizione della città, della provincia, della regione e del Paese con eventi capaci di portare gente e turisti!
Purtroppo a Vicenza l'ovvio non è affatto banale! Come mi aspettavo qualcosa nel nuovo padiglione della fiera, mi aspettavo qualcosa anche dal parco. O meglio, da questa amministrazione che tanto ha voluto il parco: perché non puoi pretendere di avere qualcosa, senza sapere cosa farsene. 
Vicenza non si può permettere il lusso di avere grandi spazi e non utilizzarli. E' già schiacciata dagli eventi di Verona e soprattutto Padova.  
Io che sono il primo dei mona, in questo post del 22 aprile 2014 avanzavo le mie speranze per il Parco della Pace prendendo come esempio il Parco San Giuliano a Mestre. Gli amministratori vicentini ci hanno mai fatto un giro? Ha ospitato un grande evento come il festival musicale ed altri eventi sportivi accogliendo migliaia di persone. Inoltre è ben servito dalla viabilità e da parcheggi, cosa che il Parco della Pace allo stato attuale non mi sembra, chissà a quello futuro.
Vicenza si darà mai una svegliata?


Fonte: Facebook/ParcodellaPaceVicenza

Fonte: Il Giornale di Vicenza

PS: leggendo la descrizione dei progettisti, si parla tanto di acqua. Anche troppo. Acqua protagonista del Parco. Spero che non sia un lavoro di marketing per mascherare i problemi di falda. Sarebbe molto spiacevole se con ogni pioggia il parco fosse inutilizzabile per impraticabilità!

PPSS: guardando la prima immagine, l'area in basso a sx è quella dedicata ai concerti. Non era meglio stare lontani dalla rete? Pianterei una siepe alta diversi metri piuttosto e sposterei altrove l'area concerti.


PPPSSS: perché chiamarlo 'della Pace'? In contrapposizione con l'arrogante e legalizzata usurpazione del territorio che c'è di la della rete che sussiste solo in assenza di pace?
Gli amministratori cittadini e la gente per bene della città si riempiono la bocca con la 'vicentinità': allora perché non dargli un nome che rispecchi il suo territorio? Dedicarlo a un personaggio storico di Vicenza o della provincia per esempio. Nemmeno il piatto tipico locale è di origine vicentina!

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