Posto fisso

Dear ministro Fornero e ministro Cancellieri,

e p.c. vice ministro Martone e ex-ministro Brunetta,

è da un po' di tempo che mi frulla per la testa di scrivervi e c'è un accumulo di pensieri tra l'orecchio destro e quello sinistro che ormai non so più dove metterli e questa notte vorrei dormire e non girarmi nel letto come la punta di un trapano.
Detta qua in modo papale papale ed a livello personale, (mi) avete rotto gli zebedei!
A titolo personale mi sono strarotto di sentirvi parlare di "bamboccioni" "sifgati" "cambio di mentalità" di "apertura mentale" e se penso a quello che mi aspetta tra pochi mesi potrei scoppiare a piangere seduta stante.
Perché non sapete nemmeno quello che dite né conoscete le tematiche per le quali siete stati incaricati. Un consiglio semplice e banale e molto umile sarebbe quello di informarsi prima di far prendere aria alle vostre ugole, se volete evitare di venire soffocati dalle vostre stesse stronzate e dalle palate di merda che da più parti ineluttabili vi arriverebbero addosso. E' assurdo ma al contrario di voi io vi capisco!
Voi non siete mai stati nella nostra posizione. Ma grazie alla vostra adesso non dovete arrogarvi il diritto di sentenziare su qualsiasi argomento soprattutto se non vi compete soprattutto se siete abituati a vivere sotto quella campana di vetro che vi mantiene e vi protegge.
Mi viene in mente quel mona che poco tempo fa disse che "la crisi non esiste perché i ristoranti sono pieni". Difficile vedere la nebbia da una certa altezza, dalla vostra posizione non si può che essere baciati dal sole splendente.
Per carità voi magari i vostri privilegi ve li siete anche sudati e meritati ma grazie a voi ne hanno beneficiato i vostri figli che ora hanno carriere luminose di qua e di la nei vari CdA e sono seduti una volta ogni tanto nelle cattedre delle più prestigiose università del mondo, magari grazie alla  loro (o vostra?) "ottima capacità di attrarre fondi di finanziamento per la ricerca" (invito a leggere qui per capire le sue capacità)
Però adesso mi sento io coglione perché questa situazione è anche colpa mia avendo contribuito ad eleggere il precedente governo che ci ha condotto a quest'altro che adesso è costretto a prendere "misure non gradite dalle quali si otterranno benefici".
Guarda un po', voi sparate cazzate e io mi sento coglione. Se questo non è  un mondo buffo cos'è? L'Italia forse?
E mi sono rotto le palle di sentirmi coglione a di sentirmi preso per il culo da persone che non sanno nemmeno quello che dicono né danno l'impressione di volerlo sapere. Bel coraggio comunque. Ma poco apprezzato.
Perché se sapeste davvero allora evitereste certe uscite ridicole. E forse scansereste anche la rogna di risolvere (?) le cose.
Per esempio?
Comodi, perché ho le scarpe piene di sassi (parafrasando Jovanotti).
Non si può chiedere solo a noi lavoratori di cambiare mentalità e di non pretendere il lavoro vicino a mamma quando la benzina è prossima a 1,80 euro/litro e il diesel è a cavallo di 1,70 euro al litro e sono le aziende che richiedono la residenza del candidato nel raggio di massimo 20 km dalla sede di lavoro.
Secondo voi allora chi deve cambiare mentalità?
Perché se uno è disposto a farsi 50 km al giorno tra andata e ritorno (1.110 km al mese, lascio a voi i calcoli del costo della benzina) è anche giusto che chieda una adeguata remunerazione che comprenda la strada da percorrere e la pausa pranzo, ma le aziende non accettano personale non autoctono, perché oltre a volerlo iperspecializzato competente capace di parlare 9 lingue e di cambiare le coincidenze di treni ed aerei al suo capo impedito lo vuole anche a pochi chilometri dall'ufficio. Praticamente un cinese rinchiuso in un laboratorio.
Quindi, sorpresa! Cari ministri e viceministri ed ex-ministri, non sono i lavoratori a pretendere un lavoro attaccato alle cottole della mamma ma il contrario ovvero, sono le aziende a richiedere manodopera a zero chilometri (di qualsiasi impiego si tratti, da quello impiegatizio a quello manuale), così può offrirle una paga più bassa e sperare che rimanga in ufficio di più a fare qualche straordinario (non pagato o solo in parte, l'altra in nero) che tanto abita vicino.
Non ci credete? Toh allora:

Non ci si può giustificare dietro alla scusa che questa è una ricerca per un operaio, perché non possiamo essere tutti quanti Brand Manager o ingegneri informatici/progettisti. Anche perché, toh:

Che in quest'ultimo caso, metti che il neo laureato di Mattinata (FG) risponda alla ricerca specificando la sua disponibilità al trasferimento, temo per lui che la sua richiesta venga cestinata perché comunque troppo distante da casa, perché comunque chiederà giorni di permesso per tornare a casa.
Quindi, secondo voi, chi deve cambiare mentalità tra le due parti: chi è pronto ad accettare di trasferirsi per con una possibilità (nemmeno la promessa, per quanto possa ormai valere) di assunzione monotona oppure chi frigna per una prestazione low cost?
Con gli stipendi che ci sono al momento è difficile permettersi un appartamento e altre spese necessarie per vivere. E che "l'Italia si colloca all'ultimo posto tra i paesi Ue per le risorse destinate al sostegno del reddito, alle misure di contrasto della povertà o alle prestazioni in natura a favore di persone a rischio di esclusione sociale" lo dice l'Istat e non Giamburrasca. E lo ha ribadito di recente.
Potessero i giovani operai o i neo ingegneri (anche quelli sfigati di 29 anni) di Trebaseleghe o Napoli che siano, andrebbero di corsa a lavorare per la Lotus in quel buco di culo che è Hethel (446 abitanti e 10 pecore, a 16 km da Norwich che fa 127.600 persone, a 92 da Cambridge con poco più di 100.000 abitanti, mica metropoli cosmopolite), solo perché è in Inghilterra e perché, soprattutto, dell'Italia e di voi politicanti, ne hanno piene le palle. 
Tra l'altro, tengo a sottolineare che non parlo solo per la gente di nazionalità italiana e con il mio stesso colore di pelle: lo stipendio di un operaio immigrato è inferiore di quello di un italiano. Così come quello di una donna è più basso di quello di un uomo. Non va bene così. Perché si creano discriminazioni e disagio e alti costi sociali - che ricadono sui cittadini - e chissà in cosa potrebbero sfociare di pericoloso.
Sono i giovani italiani i primi a voler uscire di casa. Voi tanto per cambiare arrivate sempre dopo. Ma glielo dovete permettere. Ci dovete permettere di avere una famiglia! 
Perché le nostre rappresentano l'unico sistema sociale che sta ancora in piedi (mica ovunque) e ci permette di vivere. Per ora. Non il vostro welfare. Ma il nostro.
Oppure, dovremmo rassegnarci a trovare le amicizie giuste per trovare lavoro.

Il posto fisso è monotono? Può esserlo anche quello a termine se è per quello. Ma credo di capire cosa volesse dire Monti ed in parte gli do ragione. Scrive un ragazzo che a quasi 10 anni dalla laurea ha messo il piede in più aziende che la lingua in bocca a più ragazze e che in quasi 10 anni ha trovato un solo contratto a tempo indeterminato cambiandolo dopo pochissimi mesi perché... era noioso e per niente stimolante!
Posso dire di essermi messo in gioco e di aver accettato la sfida più volte. L'ho sempre detto che sono avanti. Un avanguardista insomma!
Dall'altra parte ci sono persone che non si mettono in gioco e tengono il solito lavoro per sicurezza, senza affrontare nuove esperienze nuove persone nuove attività. Non è il loro lavoro ad essere monotono. Ma sono queste persone.
Senza turnover, non c'è un vero mercato del lavoro.
Così, ci sono persone che portano in giro surgelati dopo una laurea (qualcuna anche due) un master all'estero e sanno parlano tre lingue e pure cambiare le coincidenze di treni ed aerei... perché sanno parlare troppo bene la lingua oppure non sono madrelingua (giuro, non è una esagerazione!).
Voi tecnici lo sapete che senza posto fisso ci sono delle conseguenze negative che non permettono all'individuo di svilupparsi ed a cascata viene penalizzata l'intera società?
Infatti, senza posto fisso:
- le banche non ti fanno un mutuo per acquistare una casa (ti viene negato perfino un pc da M3d14 W0r1d!)
- non possiamo permetterci la spesa fissa di un affitto (devo spiegare perché? no vero!?)
- il matrimonio e fare figli diventano scelte azzardate (invece che naturali conseguenze)
- la gente s'incazza sentendo le lamentele di Bagnasco riguado le nascite zero e non va più in chiesa
Non c'è la minima possibilità di pensare ad un progetto di vita.
Io sto anche dalla parte di Monti, ma quando leggo che lei, ministro Fornero, dice di voler far pagare di più il precariato (bello il soprannome di "flessibilità", butta fumo negli occhi agli stupidi) allora mi vien da pensare che il governo per far spazio sulla stessa barca voglia far scendere tutti! E così non va bene per niente!
Perché così si tengono il lavoro, monotono oppure a tempo determinato ma molto ben pagato, solo i figli di papà e mamma.
Ci sto anche con il lavoro flessibile, però deve essere ben pagato: so che in Inghilterra, al contrario di quello che succede in Italia, il contratto a progetto a differenza di quello a tempo indeterminato, viene pagato molto di più perché non prevede gli stessi privilegi (malattia, gravidanza, ferie pagate etc.).
Va bene un contratto a termine, ma di almeno 2 anni e ben remunerato altrimenti le banche nemmeno mi aprono le bussole.
Vi dico che mi va bene per due motivi: 
- perché se lavoro bene ed il mio superiore o il mio datore di lavoro (in Veneto è preponderante la seconda figura, qui da noi c'è la paron-management) è contento di me, mi rinnoverà il contratto ed io non dovrò temere. Anzi.
- Saranno loro a dover temere una mia possibile intenzione di cambiamento, mettendo in pratica le parole del premier Monti che ci esorta a metterci in gioco. Tié!

Un'altra cosa che mi preoccupa è la parola "licenziamento" che sento ripetere troppo spesso sia dai ministri che da quel genio di presidente di Confindustria della Marcegaglia fino ai rappresentanti di tutte le sigle sindacali esistenti in Italia.
"Bisogna garantire chi perde il posto di lavoro perché l'azienda che deve ristrutturarsi ha il diritto di licenziare".
Chi cazzo l'ha detto non me lo ricordo, forse lei ministro Cancellieri, ho fatto una ricerca su internet ma non l'ho trovato, se lo scopro lo metto nei commenti oppure invito chiunque a farlo.
Ma, facciamo due conti: intanto quante sono le aziende in Italia che si trovano in queste situazioni. Ammettiamolo, quanti illuminati imprenditori stanno cercando di vendere la fabbrichetta messa su dal papi perché sono incapaci di amministrarla (volutamente arrogante, me lo si conceda per favore) a gruppi o fondi esteri che porteranno la produzione all'estero? Così tanti?
Però, dear ministro Fornero e dear ministro Passera, se si licenziano 4 persone e se ne assumono anche 3 (magari con contratto a t. d.), stando ai miei umili calcoli questo non è il modo di creare occupazione o, se volete, abbassare il tasso di disoccupazione! Eccheccazzo!
Come dicono i migliori economisti e giuslavoristi di Harvard, è facile fare le riforme col culo degli altri!
Con l'articolo 18 andiamoci piano.
Su una cosa sono d'accordo e che mi chiedo fin da quando ho memoria dei primi scioperi delle tute blu: perché ci sono così tanti contratti di lavoro? Metalmeccanico, chimico, alimentare, tessile.... se uno fa l'impiegato o l'operaio per una cioccolateria o in un'acciaieria, rimane sempre impiegato o operaio o mi sfugge qualcosa? Oppure abbiamo troppi sindacalisti a posto fisso da sfamare?

Chiudo con questa immagine eloquente:

Spero di dormire in pace senza girarmi facendo i salti come un'orca assassina.

PS: Prima dell'ex ministro Brunetta, a prendersela coi "bamboccioni" è stato l'ex ministro dell'economia, Tomaso Padoa Schioppa (il primo di centro destra, l'altro di centro sinistra. Chissà cosa li divide!?). Defunto. Per questo motivo non ho indirizzato le mie parole anche a lui. Evidentemente, le maledizioni gli sono arrivate alla fine. Poi che sia il primo caso di cognome-sentenza/premonizione è un altro paio di maniche! Con tutto rispetto.





Read Users' Comments (1)commenti

2012: fanculo ai Maya


Stando alle profezie dei Maya, il 2012 dovrebbe essere l'ultimo anno dell'umanità.
Se tutti dovessimo rispettare l'aforisma caro a molti (da Seneca a James Douglas Morrison alias Jim Morrison) e cioé "Vivi ogni giorno della tua vita come se fosse l'ultimo", allora l'anno iniziato da poco potrebbe anche finire prima della data fatidica.
Mi rende felice il fatto di essermi sposato, almeno potrei dire di aver combinato qualcosa di buono in 34 anni di vita.
Ma ci credo poco alle profezie e da bravo cospiratore (cit.) e complottista mi chiedo perché la faccenda non sia venuta fuori prima.
Più dei Maya mi spaventa la cadenza: il 2012 infatti è bisestile. A qualcuno vorrà dire nulla mentre per me è sintomo di una certa malcelata ansia perché gli ultimi due non sono andati affatto bene avendo perso prima nonna Amalia e poi nonno Sandro, ai quali ero molto legato.
So che contro l'ineluttabilità c'è poco da fare ma vorrei molto evitare di ripetere quello già vissuto l'anno scorso.
Il post per i buoni propositi per l'anno nuovo non lo faccio non ne ho voglia e ormai è anche troppo tardi. Non nascondo di aver iniziato a farci più di qualche pensiero già a metà dicembre 2011 (preciso, vedi mai) poi vuoi l'indolenza gli impegni il fatto di scrivere tutto il giorno e la poca voglia la sera ed il pochissimo tempo e le scarsissime opportunità durante il giorno ho preferito lasciar perdere.
Però volevo scrivere queste cose qui. Una specie di avvertimento alla vita al tempo a quello che volete voi una sfida all'ignoto a quello che mi aspetta e che non conosco. 2012, eccomi.
Poi vediamo se nel 2012 riesco a portare la mountainbike in montagna almeno una volta con Frh, Tappo e Megolas!

Read Users' Comments (0)

X-Factor 5 - La semifinale

Ho perso tre quarti della semifinale, sono arrivato nel momento in cui Nicole rimandava la sua eliminazione alla seconda votazione a sfavore di Jessica perdendomi tutti gli altri inediti.
Per fortuna che internet mi viene incontro e me li sono ascoltati sul sito ufficiale della trasmissione.
Mah! Forse mi aspettavo di più dagli inediti ma a pensarci bene devono essere brani per una puntata con una lirica facile ed immediata e, anche se non me ne intendo una mazza, anche con una musica semplice. Può darsi che anche per questo li ho trovati banali.
La trasmissione poi. Dipende moltissimo dalla qualità dei concorrenti che quest'anno mi sembra di molto superiore rispetto all'anno scorso, ma che non propone un'offerta musicale nuova. A X-Factor 4 c'era quel personaggio di Nevruz capace di passare dai Nirvana alla musica italiana con identica bravura. Quest'anno invece ci sono tante voci ottime, le tre della Ventura, Antonella e Claudio di Arisa, le Cafè Margot di Elio (bravissime! Come ha detto Elio già pronte per un disco, glielo auguro, brave e belle) e Vincenzo di Morgan. Ecco lui ha riportato lo stile dei cantautori italiani come Lauzi e Dalla che a mio modesto parere manca molto in questo momento nel panorama musicale italiano.
I Moderni sono spuntati all'improvviso dopo un inizio incerto, forse perché nemmeno Elio ci capiva qualcosa, fino a tre puntate ed è riuscito a portare sul palco un bel gruppo, sì va bene la versione italiana dei Black Eyed Peas e degli Otto Ohm (per lo stile musicale) con l'inedito di stasera, ma un gruppo così in Italia non esiste. Sono divertenti e se presi singolarmenti sono quattro voci molto belle. 
Salvo questo del programma poi avanzo i miei dubbi perché più che lanciare una pop-star come continua a ripetere Elio ogni giovedì sera, è un prodotto artefatto preconfezionato con il solo scopo di recuperare gli investimenti grazie alla raccolta di pubblicità e di nuovi abbonamenti per Sky.
Mi chiedo perché si sia ripresentato Marco Mengoni che ha vinto due edizioni fa e non Nathalie che è l'ultima vincitrice di X-Factor. Forse non ha trovato l'accordo con i produttori o si è montata la testa e si è persa per strada?
Sta di fatto che il 99% di quelli che sono passati di li vincitori compresi non sono diventati delle pop-star. I Bastard Sons of Dioniso suonano nei campi da calcio della Valsugana e della Pedemontana vicentina e non so nemmeno se li riempiono, leggo solo le pubblicità e gli articoli promozionali nei giornali locali. Insomma c'è una certa mesta illusione per questi poveri cristi che non so se ne sono consapevoli oppure no.
Adesso in finale c'è la giovane Francesca, Antonella ed I Moderni.
Francesca è una mia conterranea e pur avendo 16 anni ha una voce forte alta potente che purtroppo Simona Ventura non è stata capace di sfruttare (ma la vocal coach [?] Paola Folli non le diceva niente?). Da vicentina (e teenager) appare chiusa e timida poi quando canta si trasforma. Peccato che l'inedito lasci in gabbia la sua voce.
Antonella sembra una cantante professionista per come si atteggia sul palco per come riesce a interpretare le canzoni. Però anche lei ha la voce, poi niente di nuovo all'orizzonte.
Ed a sorpresa ci sono I Moderni.
Bella sfida! Chissà se me la guardo, giovedì 5 gennaio potrei essere in un posto senza Sky né rete cellulare per seguire almeno su Twitter la finale!

Read Users' Comments (0)

Caro automobilista


Dear automobilista al volante di una Mercedes E300 nuova di stecca, quelle cose messe nella parte anteriore alle portiere, giusto alla base del parabrezza, hai presente?
Ecco, tu che sei così figo da poter guidare una Mercedes E300 da superbollo di €20/kW, credi di avere anche una vista a 360° che puoi permetterti di tenerli chiusi?


No, automobilista dei miei maroni, altrimenti non rischiavi di centrarmi cambiando corsia. Quelle cose ai lati della macchina non sono un addobbo di Natale perché hanno delle luci intermittenti a led incorporate che puoi azionare a piacimento, sono gli specchietti retrovisori e servono a vedere di lato e quando guidi la tua Merci E300 vanno tenuti aperti!!!


Per la cronaca, poco prima del rischiato incidente, avevo indicato all'automobilista dei miei maroni di aprirli. Prima indicando i suoi, poi indicando quelli del mio scooter. Ma da come mi guardava sorpreso, dovevo aspettarmi un pericolo imminente!

Read Users' Comments (2)

O vittoria, o morte

Siamo nella merda. Mancavano l'OCSE prima e la (il ministro dello sviluppo economico) Passera poi per dirci che nel 2012 rischiamo di retrocedere. O ancora peggio, di cadere in recessione.
Allora io sono un pazzo che ha visioni o prevede le cose (in questo caso domani mattina vado a scommettere i numeri buoni), perché credevo di esserci già da qualche anno, dal momento che nel 2008 il PIL italiano ha registrato un -1,4% e nel 2009 addirittura un -5,1%.
Faccio il gioco tanto caro a Gigi Marzullo e mi domando cosa ha fatto chi doveva fare qualcosa  in quegli anni e mi do la risposta. Me la tengo per me per non trascendere in banale volgarità.
Adesso abbiamo un nuovo governo, fatto di persone che con i subdoli giochi egoisti legati a politica e clan non dovrebbero centrare affatto, che sta cercando di ricucire uno Stivale consumato da approfittatori parassiti e delinquenti.
Mario Monti mi ha sempre fatto una bella impressione fin da quando era commissario europeo per la concorrenza, un uomo tutto d'un pezzo che non si fa mettere i piedi in testa e non si perde in fronzoli e mi auguro che ora le "forze" italiane con le quali è entrato in contatto non siano più rompicoglioni ottuse ed egoiste di quelle che ha affrontato da commissario.
Fatta questa premessa, mi chiedo anche come la situazione economica e sociale sia potuta degenerare fino a questo punto, senza che nessuno (governi e parti sociali) abbia potuto fare qualcosa.
Visto che mi piacciono i numeri e le analisi e sono curioso, sono andato a vedermi la variazione del PIL da metà anni '90 al 2010. Eccola qui:


1996 +2,1%
1997 +1,9%
1998 +1,4%
1999 +1,7%
2000 +3,9%
2001 +1,8%
2002 +0,3%
2003 +0,1%
2004 +1,1%
2005 +0,6%
2006 +1,9%
2007 +1,5%
2008 -1,4%
2009 -5,1%
2010 +1,3%
(Valori Concatenati ISTAT; dal 2001 al 2005, Istat Conti Economici Nazionali 2001-2005)

Non che ce la cavassimo poi così male anzi, poi c'è stato il 9/11 ed il mondo ha fatto patatracchette.
Ma non solo quello e a mio modesto parere oserei dire non per quello.
Infatti a cavallo dei due secoli è successo qualcosa che le associazioni industriali hanno chiesto ed i governi hanno permesso e le parti sociali (chiamiamole con il loro vero nome e cioè sindacati ed associazioni di categoria?) non hanno combattuto a sufficienza e che i mezzi di informazione ce l'hanno data da bere con un altro nome e cioè globalizzazione. Io la chiamo delocalizzazione, che significa chiudere la produzione nel paese d'origine dell'azienda per trasferirla in un altro paese dove il costo del lavoro è non so quante volte inferiore rispetto al paese d'origine (considerando i costi di trasporto e doganali per far rientrare la merce e distribuirla sul mercato).


E adesso mi viene da ridere a pensare a quelle quattro marionette ed ai loro marionettari di no-global che vanno in giro per ribaltare le città in difesa dei diritti lesi dalla globalizzazione.
Non mi sembra che marionette e marionettari abbiano mai pensato che per fare quel paio di scarpe in una paese dell'estremo oriente c'è una persona che lavora privo di qualsiasi diritto e difesa (davvero?), in Europa allora ci sono tante persone senza lavoro ma anche senza diritti e difesa.

E' crollata la classe medio-bassa che si occupava della produzione, delocalizzata dall'imprenditore: così le aziende si sono riorganizzate che è un altro termine per nascondere il verbo licenziare il personale in esubero.
Mi piace com'è ironica la vita: il personale infatti viene anche chiamato "risorsa": dicesi "risorsa" il mezzo con cui si provvede a fronteggiare un bisogno (effettuare un lavoro, in questo caso); insieme di mezzi disponibili, ciò che costituisce fonte di ricchezza. Quindi se non esiste più il bisogno di produrre non si ha più la necessità di stipendiare le proprie risorse, l'azienda può farne anche a meno perché la fonte della sua ricchezza, cioè le persone che fino a quel momento producevano per lei, si trovano diversi fusi orari ad est del mondo.
Così nell'arco di un triennio l'Italia (ma immagino molti paesi europei) si è trovata con decine di migliaia di lavoratori disoccupati, la cui capacità di spesa è crollata.

A questo punto si potrebbe pensare che, indossata una maglia rossa con il faccione di un barbuto con lo sguardo sperso, mi sono messo a scrivere un trattato filo comunista ma non è questo il mio intento, sto solo descrivendo quello che è successo nell'ultimo decennio e che nessuno, mi sembra, ne abbia ancora parlato.

A peggiorare la situazione, dopo la delocalizzazione fatta passare per globalizzazione, un altro raggiro è stato rappresentato dalla legge che porta il nome di chi  l'ha concepita: la "Legge Biagi", dal giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse nel 2002.
Presentata come una opportunità per i lavoratori per il suo effetto positivo sul ricambio dell'occupazione (parafrasi politichese), alla fine ha creato una nuova realtà di lavoratori: i precari, cioè lavoratori alle dipendenze di un'azienda privi di garanzie e tutele.
Riassumendo in modo drastico:
- tasse sul costo del lavoro altissime
- attività produttiva in Italia è stata quasi tutta cancellata a causa delle scelta di molte aziende di delocalizzare in paesi dove il costo del lavoro è più conveniente
- la Legge Biagi ha creato la categoria dei lavoratori precari, privi di tutele e garanzie (la loro busta paga non serve nemmeno come garanzia per chiedere un mutuo)
- aumento di disoccupazione e di precarietà
- aumento della spesa pubblica sociale per CIG ed assegni di disoccupazione
- calo dei consumi
- calo del PIL
Le azienda hanno avuto il doppio vantaggio di tagliare i costi di produzione e del personale, per contro gli italiani si sono trovati senza lavoro oppure senza tutele.
Poi qualcuno ha anche la faccia da culo di chiamarlo made in Italy (nemmeno il moto lo è, pensa un po' da dove comincia il controsenso) perché il concetto parte dall'Italia. Ridicolo.

Mi sembra chiaro che una nazione che non produce e non distribuisce la ricchezza (prodotta) alla sua gente non può crescere, non consuma non acquista non va da nessuna parte o, se proprio si muove, sprofonda.
Mi chiedevo come fanno fior fiori di società a fallire visto l'abbattimento dei costi (e l'aumento del margine tra il costo di produzione ed il prezzo di vendita dei prodotti). Una delle risposte è che i suoi prodotti fatti in Asia non li compra nessuno, perché non ci sono i soldi per acquistarli (un'altra è rappresentata dalla richiesta di tiare fuori il bottino imboscato in qualche paradiso fiscale).

Ma mettendomi anche nei panni dell'azienda, di un controller o di un consulente ben pagato che analizza le diverse voci di costo dell'azienda, trovo anche normale far adottare questo tipo di soluzioni quando (mi esprimo in modo molto diretto e grezzo) il prezzo totale di un lavoratore è elevatissimo per colpa delle tasse che appesantiscono la busta paga mentre il suo valore effettivo (leggi stipendio) è decurtato della stessa misura, quasi il 50%. Mettendomi dall'altra parte della scrivania, mi chiedo perché dovrei pagare 100 una persona che se ne intasca alla fine 45 se va bene quando dall'altra parte posso pagare 60 (e anche meno), aumentando anche la produzione?
E chissenefrega poi se il prodotto viene fatto peggio anzi meglio così si consuma prima e se ne vendono di più.
Strategia che può anche passare per inattaccabile ma che nel lungo periodo ha creato questa situazione economico-sociale caratterizzata da mancanza di ricchezza e crollo dei consumi.
A meno che dei consumatori italiani non frega niente a nessuno perché adesso i mercati che valgono sono indiani, cinesi e russi e allora noi possiamo anche morire di fame (e nel frattempo musulmanizzarci tutti come teme il cardinal Bagnasco, ma su questo ci vuole un post dedicato).
Ed il quadretto si è concluso in miseria.

Adesso Mario Monti sta lavorando su pensioni, al taglio dei vitalizi dei politici (tralascio il loro cattivo gusto nel piangersi addosso) e a inserire nuove tasse per i beni di lusso e sui redditi più alti secondo il principio che chi ha dato meno o chi può dare di più deve pagare più tasse.
Non voglio giudicare queste soluzioni perché uno dei vari problemi dell'Italia è quello della liquidità: pare incredibile ma soldi pare non ce ne siano in cassa (e chi se li è mangiati?) e da qualche parte bisogna trovarli per diminuire il debito pubblico.
Però questa cosa qui mi sta a cuore e trovo assurdo che non inverta la tendenza: bisogna aiutare le aziende. Sono soffocate dalla burocrazia e dalla tasse. E' diventato quasi controproducente assumere una lavoratore e quasi nessuno lo fa a tempo indeterminato.
Io non ci credo che nessuno riesca a capire che la produzione deve ritornare in Italia (così potremmo finalmente vantarci di sto benedetto made in Italy e mi andrà bene anche se è in inglese!) e che devono essere abbassate le tasse sul lavoro.
Questo consiglio a Monti: la produzione italiana (come si dovrebbe chiamare in realtà in lingua italiana) è sempre stata la migliore e deve rimanere in Italia.
Altrimenti ci condanneremo da soli.
Una nazione che non produce non consuma, è povera. Purtroppo bisogna far circolare denaro e in questa situazione ne gira poco.
Dove sono i sindacati? Il  loro motto è sempre stato "più reddito" ai lavoratori italiani, invece se sono fortunati ad avercelo ce ne hanno anche di meno nonostante scioperi inutili ed avvilenti.
Si deve far rifiorire la produzione italiana aiutandola e non a tempo determinato ma per sempre, aiutando le aziende che riportano la produzione all'interno del nostro paese ed assumono lavoratori italiani, dandogli uno stipendio giusto che non sia giustificato solo dal pagamento delle tasse per mantenere quei prostatici puttanieri nullafacenti che ingrassano occupando delle sedie.
Mi auguro con tutto il cuore che questo governo riesca a concludere il mandato che gli rimane: da qui alle elezioni del 2013 manca poco più di un anno e non è tanto ma nel frattempo spero che prende in considerazione questa scelta. Deve farlo. Perché se al popolo non è data nemmeno l'occasione di consumare gli viene tolta l'unica vera parte di sovranità in suo possesso.

Quello che temo è il successo che potrebbe avere la banda Monti: se questo governo tecnico avrà successo, sarà la morte della politica, una sconfitta di una classe dirigente che si è arrogata il pretesto di sedersi in diversi ministeri nell'arco di una o più legislature senza avere le competenze per amministrare.
Qualcuno potrebbe fargli lo sgambetto per evitargli un successo imbarazzante.
Allora non rimarrebbe che una sola alternativa che andrebbe oltre la civiltà e richiederebbe l'intervento unito di tutti (noi).

PS: un signore una volta alla folla parlò così. Io condivido ogni sua parola:
« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. 
Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »
(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

Read Users' Comments (0)

Caro ciclista

Caro ciclista,
ti sei mai chiesto cosa sia mai quell'altra corsia che fiancheggia la strada, bella, larga almeno 2 metri ai bordi di un campo, illuminata e protetta?
Non è una pista di atletica (è d'asfalto, troppo duro rispetto al tartan).
Non è una rampa di lancio (ha un fondo irregolare e poi è troppo stretta).
Non è una pista da biglie (noiosa, è tutta dritta e ci sono solo coppie di paletti ogni 200 metri).
Non è una pista da pattinaggio (anche se può essere usata per questo sport).
Non è una via verso una porta temporale (non sarei qui a scriverti!).
È una pista ciclabile!
Mai sentita nominare prima?
Ci sono anche dei cartelli blu quando iniziano, con un omino che pedala. Va bene che il cartello non è proprio a portata di vista ma non è nemmeno così alto da avere la neve perenne!
Sì potresti avere ragione, se l'hai notata forse ti sarai anche chiesto il suo perché, visto che inizia e finisce allo stesso modo e cioè nel nulla, ma a parte questo dettaglio che comunque non ne compromette il suo utilizzo e per quel paio di chilometri ti fa pedalare in totale quietudine, usala, quella lingua d'asfalto che tanto è stata chiesta e tanto è costata in soldi e pazienza (entrambi pubblici).
Soprattutto nelle sere nebbiose dove la visibilità è così limitata che non si vede nemmeno dove atterra lo sputo, soprattutto quando sei carica/o di borse della spesa che ti sbilanciano di qua e di la.
Hai tutta la tranquillità di pedalare in sicurezza, senza le auto che ti sfrecciano al fianco. E non proteggerti dietro la futile scusa che finisce in mezzo una rotatoria perché ti puoi fermare prima, guardare a destra e a sinistra ed attraversare. Se però stai pedalando verso la direzione opposta, allora sei proprio in cerca di qualcuno che ti stiri le mutande perché la prendi proprio nella stessa direzione da dove vieni. Allora, cosa cazzo ci fai in mezzo la strada senza un faro senza una giacchetta rifrangente in una sera nebbiosa?
Ah, prima di salutarti, va bene che così è più breve da qui a li, ma in mezzo c'è una rotatoria e vedi di non prenderla contromano per pedalare 3,49 metri in meno!!!

Read Users' Comments (0)

Marco Simoncelli

Guardi una gara di moto, della classe regina del motociclismo, aspettando il riscatto del campionissimo, la conferma del neo campione, la rivincita dell'indomito.
Invece come di schianto tutto si ferma quasi subito, presto. Troppo presto per tutto.
Perché anche questo cose purtroppo succedono e sono da mettere in preventivo soprattutto quando corri aggrappato ad un manubrio a velocità incredibili.
Come Daijiro Kato come Shoya Tomizawa come Ayrton Senna. Incidenti fatali quanto ineluttabili. Non imprevisti perché sono da mettere tra le possibilità di questi sport. Di questa professione.
Incidenti che scuotono e ci lasciano attoniti perché quando vedi quei pazzi appesi alle loro moto non pensi mai all'incidente o che si possano fare qualcosa di male spremuti dentro quelle tute protettive.
Poi ce ne sono alcuni che ci colpiscono più o meno da vicino e questa mattina è successo uno di quelli.
È stato il mio risveglio.
Ancora non ci credo.
Avrei dovuto scrivere qualcosa per lavoro ma un collega mi ha anticipato. Per fortuna, perché non avrei  saputo che parole buttar giù. Qui mi riescono diverse e forse più facili.
Sono ancora qui davanti la televisione saltando da un canale all'altro chiedendomi come fanno i giornalisti a fare il loro lavoro con un groppo in gola per la scomparsa non solo di Marco Simoncelli ma anche di una persona che conoscevano e di qualcuno di loro anche un amico.
Adesso si discute dei motivi ma poco importa se è stata la gomma fredda l'elettronica o la sua imperizia la sua voglia di andare subito davanti la sua fame precipitosa.
Più guardo quelle immagini e più ci vedo il senso della gara per un motociclista: la moto è persa ma il pilota ci rimane appeso perché non la molla e non molla perché ci crede sempre anche appeso alla carena.
Marco Simoncelli corre via appeso con tutta la sua determinazione alla sua passione.
Travolto dalla sua passione.
Ma nonostante le protezioni che si hanno addosso il colpo di una moto è letale.
Mi spiace anche per Colin Edwards e Valentino Rossi che hanno avuto solo la colpa di trovarsi li.
Ancora non ci credo.
La moto era tutta la sua vita perché ha fatto solo quello nei suoi 24 anni: era salito sopra la sua prima moto a 7 anni.
Oggi se ne è andato via con la sua moto.
Se qualcuno non conosce Marco Simoncelli la foto qui sotto descrive in modo esplicito il suo stile


Shine on you crazy diamond

Read Users' Comments (0)