A Vicenza di Real c'è rimasto poco

Il Vicenza Calcio è finalmente retrocesso in Prima Divisione di Lega Pro, quella che fino al 17 giugno 2008 si chiamava più facilmente Serie C1, facendoci ritorno dopo 20 anni.
Finalmente perché pare quasi che la squadra, e di più la società, ci abbia messo un enorme impegno nelle ultime 9 stagioni pur di disputare il campionato di Lega Pro: infatti dal 2004, ovvero da quando è arrivato il tanto sospirato salvatore della patria nelle piccole forme dell'atteso presidente vicentino (nemmeno del tutto poi) che ha scalzato quei maledetti stranieri sudditi della regina usurpatori (o salvatori??) del Lane nel 1997, il Vicenza Calcio è retrocesso 4 volte. Quando non è retrocesso si è salvato a fatica, anche all'ultimo minuto dell'ultima partita di campionato (che fine ha fatto quel piede buono di Gabriele Paonessa? Non ha un buon procuratore o è stato abbattuto dagli infortuni?). Non proprio un ruolino degno di una ex semifinalista di Coppa delle Coppe. Ma quella è tutt'altra storia. Bella ma passata.
Adesso si apre un baratro, perché la Lega Pro è dannatamente più difficile della Serie B. Vuoi perché ci vuole carattere a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della C (frase fatta che peggio non si può. Anche il Gazzettino del Bisatto a Castegnero si rifiuta di pubblicare articoli sportivi con questa frase arci-preconfezionata). Quel carattere che al Vicenza, tra chi è in società e chi era in campo, è mancato in questi 9 anni.
Adesso si parla addirittura di fallimento. Perché, pare, che i debiti siano tanti, circa 3 volte quelli dichiarati (millantati?) dall'attuale proprietà, che il bilancio sia tutt'altro che tale o lo sia grazie a conti gonfiati.
Cosa succederà lo sanno solo in via Schio (sede della S. S. Vicenza Calcio SpA - ndr) ed in qualche bar e tabaccheria giusta in città ed in provincia. Oltre al solito can del pignattaro.
L'anno prossimo potremmo assistere ad un inedito derby Vicenza - Bassano se il Diesel Team riuscirà ad essere promosso ai play off. E ci posso mettere una bottiglia di Tai del Conte Piovene (certo, quello da lacrima) che i neopromossi potranno contare su una squadra più forte di quella neoretroCESSA.
Ci manca poco di vedere il derbyssimo, ovvero Vicenza - Real Vicenza, che non è il primo fenomeno al mondo di sdoppiamento di personalità di società sportiva, visto che fino a qualche decade fa erano la stessa splendida cosa, perché sono due entità diverse della medesima città.
Solo che il Vicenza non è più Real da un pezzo, e la società che ora si chiama così, è nata cannibalizzandone altre 3 o 4 (hm.. vediamo: Villaggio del Sole, Vicentina, Cavazzale, San Bortolo - dal quale poi è nato il Leodari non so come... - e un'altra in provincia dalla quale ha acquisito il titolo per giocare in Eccellenza. O forse lo stesso Cavazzale...) ed i rispettivi settori giovanili, senza i quali qualche centinaio di ragazzi è rimasto senza squadra, senza hobby, senza un passatempo perché al Real (?) Vicenza sono andati solo i più forti, perché anche a livello giovanile (ed intendo a 10 anni, quando il calcio deve essere educazione, non solo a vincere ma ad un sacco di altri valori come condivisione, spirito di squadra, impegno, sacrificio, correttezza solo per citarne alcuni) si deve vincere. O meglio, mi sembra che il Real Vicenza sia il giocattolo del suo capriccioso creatore, ottenuto con prepotenza a discapito di tanti altri ragazzi, e tramite il quale dimostrare il proprio ego. Per spiegarmi in parole secche, voglio dire che se vince il Real Vicenza, prima di tutto vince il suo presidente, poi chi ha giocato. Mi sembra. Poi posso sbagliare con evidente ignoranza dei fatti.
Le dichiarazioni del presidente dopo la partita dei suoi giovani ragazzi (allenatore, giocatori, dirigenti e genitori se la sono presa con l'arbitro, colpevole della sconfitta, ed il presidente avrebbe - ha? - punito loro) suonavano di ineluttabile circostanza.
Non so quanto sia larga e profonda la borsa del presidentissimo, quanto siano tirati i cordoni per tenerla chiusa. A suo tempo, quando vendeva finestre, non abbastanza per mantenere una società di calcio in Serie B. E gli era pure stato sconsigliato da un dirigente della società, per non rischiare la propria attività, di accontentarsi della figura di sponsor.


Adesso con questa società qualcuno (p.e.: io) ipotizza (teme) una fusione. Ma sono per la via più drastica, ovvero una ripartenza da 0, radendo al suolo tutto per eliminare quello che c'è di marcio e ripartire dal senso di appartenenza ad un club, alla sua storia ed ai suoi colori che si sono persi nel tempo. Non solo in società ma anche in curva, in tribuna, nei distinti e nei bar. Forse la Coppa Coppe ci ha montato la testa. La nostra realtà non è affatto quella. Qui abbiamo tifosi con palato fine, che si lamentavano di Gregucci e Maran perché il Lane giocava male ma si salvava senza bisogno dei playout. Tifosi che hanno maledetto gli inglesi grazie ai quali la società a suo tempo è stata salvata (perché chi altro c'era?) ed il nome di (e del) Vicenza ha fatto il giro d'Europa arrivando ad un passo da un sogno difficile da rivivere.
Tifosi che hanno idolatrato l'arrivo del faraone egizio per l'unico merito di essere (nemmeno del tutto) vicentino... una tifoseria che ha dimostrato tutta la piccolezza nella quale evidentemente si crogiola e si accontenta.
Io non voglio una fusione. Poi si faccia quello che si crede meglio. Dubito ormai che dietro un investimento sportivo ci sia davvero un motivo sportivo...
Ma se mai nascesse un nuovo Vicenza Calcio, vorrei che tenesse conto di certi valori che in un gioco, in uno sport, sono imprescindibili. Fin da quando si inizia a giocare. Anche a 7 anni. E che persone come Ulivieri, Guidolin, Sterchele, Brivio, Mondini, Lopez, Praticò, 

D'Ignazio, Di Carlo, Viviani, Valoti, Maini, Mendez, Gasparini, Briaschi, Otero, Murgita, Ambrosetti (questo è il Real Vicenza della mia generazione) hanno portato in campo.

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Nuovo stadio? No, vecchio Menti!

In tempi di campagna elettorale, c'è chi vuole tirare giù lo stadio. E io che pensavo ci fossero argomenti più importanti.
Ora il vecchio Stadio Romeo Menti è al centro dell'attenzione. E a Vicenza sono bravi a rispolverare vecchi progetti come quello del nuovo teatro. Vecchi progetti per nuove costruzioni che sono vecchie in partenza.
Ampliare l'università al posto dello stadio mi sembra un pretesto insussistente. Perché farlo in una zona staccata, con un fiume in mezzo addirittura che si diverte pure ad esondare, quando c'è l'aera ex Cosma attaccata?
A parte che fare uno stadio nuovo porta una sfiga maledetta, vedi Reggio Emilia, secondo me prima di costruire una cosa bisogna chiedersi PER CHI si costruisce.
Prima di tutto per la squadra di calcio (politici, vi prego, non dite che lo fate per la città ed i suoi cittadini. Fatemi il sacrosanto favore, ok?).
Quindi, che fine (non in senso letterale...) farà il Lane? Rimarrà in B? Cadrà in Lega Pro? Per quanto tempo? Facciamo uno stadio nuovo per una società di terza divisione? A mio modesto parere è uno spreco assurdo! Uno stadio nuovo è l'ultima cosa che gli serve.
Insieme allo stadio nuovo ci mettono anche un palazzetto dello sport? Allora, 1. c'è già quello in via Goldoni e 2. per chi, visto che non ci sono società
di pallavolo, pallacanestro, pallamano etc. a Vicenza che giocano nelle prime categorie nazionali?
Poi, vediamo DOVE si vuole costruire, perché la viabilità è un punto critico. Costruire lo stadio (appunto, da quanti posti? Come dice Alberto Belloni, 15 mila è più che sufficiente) nuovo lungo la strada che porta a due centri commerciali mi sembra insensato. C'è già troppo traffico (e smog) nei sabati e nelle domeniche natalizie. Figuriamoci se ci aggiungiamo una partita di pallone.
E poi, nel caso in cui il Lane fosse in Lega Pro e Vicenza avesse il suo bello stadio da 20/25 mila posti nell'area est, mi immagino già la situazione imbarazzante nei periodi natalizi: lunghe code di auto, che si dirigono però verso i centri commerciali, stracolmi di gente, mentre lo stadio è semivuoto. Almeno il suo parcheggio servirebbe a qualcosa.
Farò un confronto dalle dimensioni sproporzionate, ma è tanto per farmi capire. Londra ha 7/8/9 (quante sono???) squadre di calcio ed altrettanti stadi. Ci sono stato a Londra nei sabati calcistici (il campionato inglese si gioca principalmente il sabato) e non ho mai notato più casino del solito. E nemmeno un incidente tra tifoserie opposte (perché in Inghilterra le pene oltre ad essere severissime soprattutto sono fatte rispettare e non ci sono commistioni in curva tra ultrà e politici). Eppure, ci sono almeno 3 o 4 partite in corso. 

Poi, lo stadio è in centro. Come si fa a pensare far rivivere il cuore della città togliendo lo stadio? Mi sembra un controsenso, a meno che la strategia non sia quella di favorire i centri commerciali (una parte del Palladio - a proposito, qualcuno si sta rivoltando nella tomba per questo nome!!! - è fallita, vedo che stanno ancora costruendo... biz is biz, man!). Dopo la partita ti servo un calice di garganega (odio gli spritz, con tutti i vini buoni che abbiamo!), visto che la partita finisce propria all'ora dell'aperitivo.
E come dice Belloni, nelle scelte conta anche il cuore. In mezzo quegli spalti c'è passato parte di storia cittadina. A Londra hanno demolito Highbury per creare l'Emirate Stadium (chiedere a Nick Hornby come l'ha presa, avendo casa mica per niente proprio vicino al suo posto dei sogni). Ma l'Arsenal non ha le stesse esigenze del Lane...
L'Udinese è un esempio: il nuovo Friuli sarà la ristrutturazione dell'attuale. Per una città ed una società come l'Udinese la trovo una scelta giusta per dimensioni e spesa.


Qualcuno, leggendo, mi darà dell'arrogante e chiederà giustamente delle soluzioni. Va bene, ci sto.
Per risolvere due nodi (parcheggio e viabilità) con una mossa sola il Vicenza Calcio dovrebbe stringere un accordo con le AIM, favorendo l'utilizzo dei mezzi pubblici per chi ha l'abbonamento o il biglietto della partita con un biglietto dell'autobus valido per A/R (o almeno per una corsa). Oppure, ma questa la vedo più complicata perché in mezzo ci sono le Ferrovie dello Stato, un parcheggio ed un hotel, realizzare una fermata dei treni all'altezza dello Stadio Menti, dietro il Park Bassano, con dei vagoni che vanno e vengono dalla stazione centrale e, perché no?, dalla fermata di Anconetta. 
Per i parcheggi, si potrebbe costruire un multi piano (massimo 3) nemmeno troppo invasivo con la cubatura esistente al posto del piccolo campetto da calcio in terra, che fa più male (alle articolazioni ed alla schiena di chi ci gioca sopra) che bene.
Con le gradinate tutte coperte, il vecchio Romeo Menti diventerebbe una bomboniera, invitante anche per i tifosi. 
Non so come siano i regolamenti per la cubatura della zona, ma immagino un grande catino dove non si vede lo spazio esterno delle gradinate. Esatto, una specie di cilindro, riempito nella sua parte esterna con attività commerciali e direzionali, date in affitto dal comune (oppure dalla società, se lo stadio venisse dato in gestione come ha fatto il comune di Torino con lo Juventus Stadium).

Alla fine aveva ragione quella leggenda di Guidolin: il Vicenza (ed i suoi tifosi e la sua città) non deve dimenticare la sua reale dimensione. Perché se fa sogni troppo alti, quando si sveglia cade e si fa tanto male.



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Il Presidente della Repubblica italiana

Franco Marini e Stefano Rodotà hanno 80 anni. Anche Napolitano 7 anni fa aveva la stessa età. Con tutto rispetto per le persone anziane, a me piacerebbe una persona più giovane, che potesse coprire due mandati.
Una persona che portasse in giro per il mondo una immagine dell'Italia diversa e non sempre vecchia.
Non siamo in una democrazia diretta e il Presidente della Repubblica italiana è una mera carica rappresentativa (anche se ho apprezzato molto i 7 anni di Giorgio Napolitano, soprattutto negli ultimi 2 anni), ma vorrei che quelli/e che lo eleggono (o cercano di) a Roma, per una volta rispondessero alla sovranità popolare eleggendo un Presidente che rappresenti davvero gli italiani e non uno che fa comodo a loro o che sia risultato di un accordo segreto tra due persone, nemmeno tra due partiti.
Un nome non ne ho, nemmeno quello di Romano - Mortadella - Prodi(gy) mi andrebbe bene nonostante la sua esperienza internazionale. Mi sta ancora sugli zebedei la sua presa per il culo con l'Euro e la tassa che, come a suo tempo aveva ammesso lo stesso ex premier, sarebbe stata restituita... e noi che gli abbiamo creduto e ce ne siamo anche dimenticati.
Nemmeno Massimo - Baffo - D'Alema, inciucione e parassita della politica, falso comunista in barca a vela.
I 5 Stelle hanno presentato candidati emozionali: Milena Gabanelli, Gino Strada, Dario Fo, dimostrando di essere fuori dal mondo, troppo sognatori, utopisti. E si che li ho anche votati... ma questo vuol dire niente.
Ma credo che si stia perdendo anche questa occasione di rinnovamento, a discapito del popolo sovrano, a vantaggio dei partiti che perseguono sempre e solo il loro interesse.
Tanto per dimostrare come gli elettori si assumano le proprie responsabilità di fronte al popolo, sono spuntati alcuni nomi curiosi: Veronica Lario, Rocco Siffredi, Paolo Mieli (lui non sarebbe male, ma è meglio che ognuno continui a fare il suo lavoro) e dulcis in fundo Raffaello Mascetti, il conte Lello Mascetti, inventore delle zingarate. Come se nella nostra politica non mancassero. Ma forse da lui sarebbero accettate meglio.

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Natale con i tuoi, Pasqua al centro commerciale (con chi vuoi)

Meno male che la pioggia ha dato un po' di tregua per Pasqua, con la sola eccezione delle mezza giornata di domenica, almeno per fare in tempo a portare in giro Tommaso.
Uno dei miei miti giovanili stava quasi per crollare visto che ormai ero sull'orlo di non credere più che non può piovere per sempre!
Così almeno Pasquetta è filata via liscia, sopra il lago con una trentina e passa di amici con la passione di vivere la vita senza pensieri almeno quando ci si incontra. Eravamo davvero tanti ed ormai ci si allarga: non in senso di giro vita (per quello di fa quel che si può) ma di composizione famigliare. Infatti questa volta c'era da pensare a come e dove mettere i passeggini. Ancora poco poi saranno loro a fare casino, dopo i genitori. E con quelli che si ritrovano, sarà divertente.
La giornata è filata via liscia mettendo a dura prova la sensibilità auditiva visto che saremmo stati in 50 distribuiti in 40 mq e le difese immunitarie perché dentro la temperatura era notevole mentre fuori l'aria era piuttosto sbarazzina. Altro che abbigliamento a cipolla, era un continuo dentro-fuori e togli-metti. Per ora non registro conseguenze. Sarà che il doppio parampampoli le ha bloccato sul nascere.
Bel posto comunque, con tanto di asini e porco nero peloso dall'aria assai consapevole e dall'aspetto sicuro. Peccato solo per quei cani maltenuti in un recinto.

La strada verso casa costeggia la parte posteriore di un centro commerciale. Aperto per Pasquetta! Nel parcheggio secondario c'erano alcune macchine. Saranno dei dipendenti, ha detto Anna. Pare strano, ho detto io, che potendo parcheggiare vicino all'ingresso portino la macchina dall'altra parte, per di più con la gioia di dover lavorare un giorno festivo. Metti anche per niente.
Ecco appunto, ho voluto togliermi la curiosità di vedere quante persone non hanno avuto niente altro di meglio da fare il giorno di Pasquetta che rinchiudersi in un centro commerciale.
Sono riuscito a rovinarmi la giornata perché il parcheggio traboccava di lamiera di carrozzeria e vetri dei finestrini e gomma vulcanizzata degli pneumatici. Non c'era un posto libero.
Non mi è sembrato (non volevo fosse) vero! Com'è possibile che così tanta gente non preferisca stare in famiglia o andare a farsi un giro in campagna o visitare un museo o fare l'amore tutto il giorno o sistemare le foto in un album o approfittare della giornata senza pioggia per un giro in bici o in moto piuttosto che rinchiudersi in un centro commerciale. Il mio cuore è stato stretto da una morsa di tristezza indescrivibile.
La chiamano crisi... ma non sappiamo quante di quelle persone abbiano fatto acquisti.
Potrebbe derivare da quella tutt'altro che economica che ognuna di quelle persone (forse ancora inconsapevole) sta attraversando. Guardando alla situazione generale non mi sorprendo e alla fine dire che "abbiamo quello che ci meritiamo" non rimane più un semplice detto superficiale.
Avrei tanto voluto stringere forte quel porco nero peloso! Oppure continuare a fare i grattini all'asino. Dallo sguardo sembra gradire!

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Spreco al momento insostenibile

"Sono lo spreco al momento insostenibile".
Non è una battuta di Edward Norton in quel magnifico film di David Fincher che è Fight Club ma un pezzo di una email ricevuta dal proprietario di una piccola azienda artigianale che mi aveva contattato circa 6 mesi fa perché cercava una persona che seguisse le attività di comunicazione per aumentare le vendite. Lui vorrebbe una persona che seguisse questa funzione perché, e questo è già un miracolo da queste parti, si è accorto che è importante per la sua azienda e non può seguire tutto lui, immerso fino alle orecchie (e vi assicuro che è lungo!) nello sviluppo dei prodotti.
Solo che le intenzioni di questo imprenditore sono rimaste chiacchiere immobilizzate nelle sabbie dell'indecisione ed esita in attesa del momento giusto. Ovvero, che riprendano le vendite per ora non entusiasmanti. Ma allora mi chiedo a che cosa posso servire io (o qualunque altra persona) se le sue vendite iniziano a carburare anche senza la spinta di quelle idee rivolte all'aumento delle vendite! Non vuole fare il passo più lungo della gamba così ha definito in quello splendido modo la nostra possibile collaborazione grazie alla quale le mie idee devono produrre vendite (chiaro, perché il verbo in questa lande è 'vendere' e non ci può essere altro obiettivo). E così non si fa ancora niente.
Aspettare il momento giusto è come il gatto appollaiato in cima all'albero in attesa che passi il topo. Solo che il topo non passa ed il gatto muore di fame!
Dal mio modestissimo punto di vista invece penso che si dovrebbe fare l'esatto opposto. Certo in maniera misurata alle dimensioni aziendali, ma ci si deve svegliare ed andare incontro alla gente. Eppoi si deve aver pazienza (cosa rara da queste latitudini) perché i risultati non arrivano mica subito.


Un'altra situazione simile è successa questa sera. Mi sono incontrato con un socio di un'azienda interessante, con un fatturato non trascurabile. Gli ho parlato della mia idea di comunicazione rivolta anche ai media ed agli eventi.La sua invece si limita alla bacheca di Facebook ed agli eventi locali "perché prima di tutto bisogna iniziare a vendere a casa propria altrimenti non si vende da nessun'altra parte".

Non voglio sprecare parole e tempo sulla sua affermazione, piuttosto preferisco distinguere tra costi ed investimento.
Un costo è l'acquisto di materiale come una macchina a controllo numerico o un software per la prototipizzazione o il pagamento di fornitori e tasse. Anche  un gazebo per partecipare ad un evento è un costo.
Un investimento è l'impiego di fondi allo scopo di realizzare in un futuro più o meno prossimo un obiettivo prefissato (con il fine assoluto di generare reddito).
Corro il rischio di sembrare arrogante lo so, ma penso di sapere la differenza tra il primo ed il secondo.
Ognuno è libero di pensarla come vuole ed usare i propri soldi come meglio crede e partecipare a tutti gli eventi locali che desidera ma se nessuno lo sa allora quelli sono soldi buttati, sprechi sempre (non solo al momento) insostenibili.

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Ritorno al passato

Luca all'estero ci è andato più di 10 anni fa ben prima della tesi e ci è rimasto, tra Estremo Oriente, Sud America, Mare del Nord ed Europa. Alessandra ha capito che gli stage non servono a molto e non sono nemmeno fini(ti) a se stessi ma fanno comodo a chi te li propone così ha preferito un dottorato in Danimarca dove i cervelli sono considerati meglio e nonostante la vita sia molto più cara il rapporto tra quello che ricevi e quello che dai è prossimo all'1. Stefano ha portato la moglie ed il piccolo Dante in Russia. Ce lo ha spedito l'azienda ma poteva anche dire 'No, grazie' invece ha preferito l'emirato di Putin a quello del Cavaliere. Anna e Luca avevano un lavoro sicuro, come Carlotta e Matteo e forse tenerlo significava non portarsi troppo rispetto e hanno preferito l'emisfero australe (i primi) e sorvolare l'Atlantico (i secondi). Francesco invece non ci ha nemmeno provato, dopo le cose bulgare e i freddi finnici ha capito che i suoi orizzonti dovevano ampliarsi e immediatamente dopo la laurea si è dato da fare per cercare di meglio anche lui in Australia (andrà di moda...). Helene colleziona delusioni professionali ed è arrivata alla conclusione che il suo Paese non ha più niente da darle.
Vorrei sapere se quelli che stanno fingendo di darsi da fare per costruire un governo e le varie inutili associazioni di categoria conoscono il numero dei loro connazionali emigrati per trovare condizioni migliori.
Nel 2000 le persone che hanno cancellato la loro residenza italiana sono stati 56.601. Nel 2009 invece 64.921. Un aumento di circa il 15,7% in 10 anni*. Immagino che tra questi ci siano immigrati che hanno capito il momento difficile e hanno deciso, dopo aver guadagno qualche soldo buono, di far ritorno a casa. Ma anche (più o meno) giovani italiani. In comune hanno una scarsa fiducia in un Paese che gli ha arricchiti (i primi) e preparati culturalmente (i secondi) e che non è stato capace di trattenere. Chissà se i piccoli capi politici e di associazioni di categoria conoscono questi numeri, tesi come sono ad arricchirsi sulla nostra pelle con le loro truffe.
Ho cercato quelli riferiti agli italiani emigrati nel 2012, i dati si aggirano sui 50 mila quindi siamo li.
Se nelle immatricolazioni di auto siamo tornati indietro di 40 anni, per quanto riguarda l'emigrazione il balzo indietro è ancora più lungo. Tra poco qualche artista italiano scriverà o canterà una canzona dal titolo "Mamma mia dammi cento euro" per chissà dove andare.
Non è una scelta facile, quella di abbandonare casa e affetti preferendo vivere a quasi un giorno di fuso orario di distanza. Di quelle persone che ho nominato, qualcuno ogni tanto torna, qualcuno è partito con l'idea di guardarsi in giro, mal che vada avrà migliorato l'inglese ed arricchito il proprio curriculum e altri che non hanno intenzione di tornare. 
Complimenti comunque a tutti per il coraggio. Non possono avere il mio biasimo ma la mia invidia per la loro scelta. 
Tutta la mia rabbia va a chi è stato chiamato a migliorare la situazione ed invece l'ha mortificata in tutti questi anni.
Stiamo lavorando per pagare la pensione a chi ha messo il proprio culo (in senso figurato, perché letteralmente dubito sia successo spesso) sulle poltronissime, magari anche solo come favore o contro favore.
Nemmeno io ho più fiducia in quello che vedo leggo e sento, in amici egoisti in datori di lavoro pronti a fotterti con false promesse e contratti vergognosi in gruppi che non rappresentano niente altro che se stessi.
Le persone sono pronte a scendere in piazza per le proteste più incredibili, da quelle contro la società di calcio a quelle sui diritti alle coppie di fatto o gay, da chi si spoglia per le staminali ai politici che manifestano davanti al palazzo di giustizia sotto l'immagine dei martiri Falcone e Borsellino per la persecuzione verso il loro leader. Posso capire che ci sia molto tempo libero visto che non c'è lavoro, ma non vedo proteste contro la disoccupazione o contro il 'caro prezzo' di qualsiasi cosa o contro le tasse. Queste cose vanno bene a tutti?
Mi sembra piuttosto normale allora che quelli che possono imbarchino il loro coraggio verso migliori destinazioni. 
Tutta questa situazione mi fa andare in acido la bile. Forse è anche colpa nostra. Mi sento mona io a scrivere e non fare un cazzo. Ma più di sbattermi e mostrare una faccia come il culo per trovare un lavoro qui non si può fare altro.
Papa Francesco oggi ha chiesto di non essere tristi e di non farci rubare la speranza. Non sono triste, sono incazzato come una biscia. Mi girano così tanto che se mi calo le braghe potrei vaporizzare la pioggia che scende (= rompe le palle) da troppo tempo. Per quanto riguarda la speranza, mi è piaciuto cosa ha detto: "Per favore, non fatevi rubare la speranza", come dire, non permette agli altri di tagliarvi le gambe. A leggere tra le righe, come dire, "Nonostante tutto, keep up the fight guys!". Mantengo sempre la speranza, ma il confine con l'illusione è sottile e se lo si oltrepassa allora è finita. Il punto è che non ce ne rendiamo conto. Stiamo ancora sperando o siamo ormai degli illusi?





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* Fonte: Osservatorio di Politica Internazionale, "La risorsa emigrazione. Gli italiani all'estero tra percorsi sociali e flussi economici, 1945-2012". A cura dell'ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. A cura di Michele Colucci, Ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di studi sulle società del Mediterraneo)

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Questione di abitudine

Per lavoro, sarei dovuto andare alla presentazione di un nuovo modello di auto a Lisbona. Ci sarei andato anche di corsa, solo per il posto (meno per il modello). Ma ho declinato perché coincide con il mio compleanno e mi spiaceva passarlo con gente che non conosco. È vero che ho trascorso il giorno del mio 18mo compleanno in una caserma di Verona per la visita militare (l'unico che mi ha fatto gli auguri, a parte Leo e Marco ma erano due dei ragazzi che erano con me, è stato lo psichiatra) e Lisbona è anche un posto migliore, ma potendo scegliere ho preferito declinare.
A distanza di pochi giorni èarrivato un altro invito,questa volta per una moto e a Cagliari. Sarà che per me 2 è molto meglio di 4, così ho dato subito la mia conferma. Senza accorgermi che questa presentazione coincide con il giorno della festa del papà.
Non me ne ero reso subito conto com'è successo con quell'altra presentazione. Penso sia una questione di abitudine: al mio compleanno sono abituato da anni (35 tra 13 giorni), alla festa del papà non ancora!
Ho provato in tutti i modi a cercare voli per tornare a casa prima delle 23, ma sembra non ci sia la possibilità. Un volo di ritorno diretto da Cagliari per Venezia o Verona non esiste.
Non so quanto possa rendersi conto Tommaso a soli 3 mesi che il 19 è S. Giuseppe, festa del papà, e dubito riesca a preparare già uno di quei lavoretti che si fanno tra l'asilo e le elementari. Ma almeno a me avrebbe fatto piacere passare questa miaprima festa del papà con lui.
Spero solo di tornare a casa in tempo per vedere un suo sorriso.

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