Effetto della domenica sera

Sarà l'effetto della domenica sera: non ho voglia domani mattina di svegliarmi di lasciare il caldo e la morbidezza del letto. Non credo nella fatalità, domani è il giorno comunemente e digitalmente noto come Blue Monday, anche perché la sua influenza è già iniziata, ma mi sento stanco, demotivato, un pelo intimorito da quello che mi aspetta. Cioè altre 8 ore, 5 giorni, una settimana di ufficio. 
Dove mi trovo ad affrontare quelle tradizionali rotture che deve affronta chi si occupa di una determinata attività che conosce solo lui all'interno dell'azienda ma che nonostante questo viene giudicato da persone che non ne sanno niente, al massimo dei sentito dire (per altro male oppure male interpretati). E, se devo dirla tutta in modo chiara e senza filtri, mi sono rotto le balle.
Del giudizio degli altri, del maleducato sottendere circa l'utilità di una persona e della sua attività, delle influenze su chi prende la decisione finale sulla vita degli altri. Mi sono stufato.
Sembra che tutti sappiano tutto su quello che devono fare gli altri, per loro è una minchiata che si può fare velocemente e semplicemente... e allora perché pagano me per farlo e non se lo fanno da soli o lo affidano a quel dipendente che pare saper tutto?
Non è la prima volta che succede e per colpa di questa situazione avanzo anche qualche mila euro (nessuna parodia, tutta realtà purtroppo).
Anna dice che ho una calamita nell'attrarre persone così ma non credo: purtroppo svolgo uno di quei nuovi ruoli che la rivoluzione digitale ha reso indispendabili in azienda e sono molto pochi quelli che ne conoscono l'attività.
Come funziona un sito? Come si gestisce un blog un social media? Perché non vendo una Madonna sul sito?
Così arrivo io e tutti mi dicono cosa fare: mettilo su internet è l'azione più richiesta quella più necessaria. Ma dove? Come? Perché? Va bene la prima volta, la seconda volta sorrido, la terza mi irrita, poi mi mordo la lingua, digrigno i denti finché non ce la faccio più e rispondo di metterselo... avrete capito.
Perché poi io sono anche fatto male: sono un veneto dei più classci, non metto in mostra quello che faccio perché è il mio lavoro e non ha nulla di eccezionale, con DNA montanaro, quindi ancora più tendente all'isolamento. Non sono quello che fa e va dal boss a dirgli quello che ha fatto o vantarmi di qualcosa che hanno fatto altri: a parti invertite risponderei "E non è quello che devi fare?" cosa che per altro ho detto a una giovane collega alla prima esperienza lavorativa, frantumandone l'entusiasmo.
Ma da qui ai prossimi giorni qualcuno dovrà decidere se potrò rimanere oppure no: è già insoddisfatto nel non vedere il mio lavoro online. Glielo ha fatto anche notare qualcuno che probabilmente ne sa un bancale più di me. Peccato però che, come più volte comunicato, quella cosa che vogliono vedere online non può essere online prima della fine del mese. Allora?
Poi succede che mi dicono che "non importa quello che fai, l'importante che tu faccia qualcosa, per dimostrare che stai facendo o hai fatto qualcosa". Cioè, chi ti paga è talmente ignorante in materia che per tenerti lo stipendio basta mostrargli che hai fatto qualcosa, non importa se è utile. Un video spacciato come tutorial per attrarre clienti? Con il cellulare. Non importa se la cosa è fatta male, falla!
Sono abituato in modo diverso. Voglio portare una vantaggio reale all'azienda e non apparente se non addirittura un danno. E per questo obiettivo è necessaria una analisi della situazione, di quello che c'è e di quello che serve e di quello che non serve, di cosa funziona bene e di quello che funziona male: in parole povere capire se si è in grado si svolgere quelle attività e cosa manca. Ci vuole calma e tempo mentre riscontro solo ansia e fretta.
Ipotizzando che tutto vada per il meglio, sarà davvero il meglio?
Oppure è meglio dedicarsi al giardinaggio?

 PS: suggerisco queste pagine che rappresetano molto bene la situazione:

http://www.alessandrosportelli.it/web-marketing-imprenditori-non-sanno/

http://www.alessandrosportelli.it/ecco-i-3-elementi-indispensabili-per-scegliere-un-agenzia-o-consulente-di-web-marketing/ 

http://www.digiovedi.it/la-miopia-dell-imprenditore-nel-web/?utm_source=condivisione&utm_medium=linkedin&utm_campaign=11_gennaio_2018&lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_pulse_read%3BlvJcMVX%2BQWKqHhwKI1UXmw%3D%3D

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Ringraziare il cielo

Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona.
La precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male.
Tutto quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le normali situazioni di famiglia.

Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?

Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che aspettava.

Persone che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini divisi tra le incomprensioni dei genitori.

Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare anche la chiave.

Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno.
Chiunque, prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.

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2017 out, 2018 in. Gira la ruota.

Quell'ultimo dell'anno vissuto in famiglia è fatidicamente arrivato: colpa di Teresa e dei suoi denti o del suo presunto virus e del medico che ha consigliato di non portarla in posti con altri bambini. Visto che saremmo dovuti andare a casa di amici dove gli infanti sono pari agli adulti, alla fine ce ne stiamo a casa.
La prima reazione è stata quella di andare a prendere il necessario per la paella vino incluso mi par chiaro, un Vermentino sardo per la cronaca. Speriamo bene dobbiamo ancora iniziare.

Anche questi 365 giorni sono andati. L'anno scorso lo avevo mandato a fare in culo. Il 2017 ha non ha voluto essere da meno del 2016 per quanto riguarda il lavoro: anche questo infatti è stato l'anno dei lavori assurdi, assunto per aziende che vogliono andare in America senza metterci piede e spendere un euro, per altre che non sanno nemmeno sia necessario per raggiungere quello che vogliono e altre che sono così incasinate da mandarmi via perché per colpa loro non sono riuscito dopo due mesi a ottenere il risultato richiesto e che loro cercano di realizzare da 2 anni e mezzo (giuro, è vero non c'è alcun errore di sintassi o di logica, non sto scrivendo da ubriaco e presumo non lo siate nemmeno voi) infine non poteva mancare quella che ti manda la bozza di contratto e poi scompare così com'è arrivata.

Le conseguenze di tutte queste roccambolescherie le pagherò la prossima primavera quando farò la dichiarazione dei redditi mannaggia.

T'nT, in arte Tommaso e Teresa, stanno bene per fortuna, ci manca solo che lei attacchi a parlare nel pieno rispetto della sua dinamicità e un po' temiamo il momento in cui inizierà a parlare.


Se non sono stati i figli a regalare emozioni ci hanno pensato i Fast Animals and Slow Kids in una di quelle che sarebbe dovuta essere una sera qualsiasi di fine giugno. Meno male che la musica non tradisce e riesce sempre a farti bollire il sangue nelle vene. Il mio trasporto non è più quello dell'adolescenza ("the more you change the less you feel", ricordate Billy Corgan nel 1995 vero!?) ma al primo ascolto domestico ho capito che loro erano quello che stavo cercando, sensazione confermata alla prima distorsione ascoltate quella sera.


Per il resto mi porto a casa la conferma le persone sulle quali puoi fare affidamento sono davvero poche e che bisogna essere il più forti possibile. Non è una gran bella conclusione ma è quello che trovo alla fine di quest'anno (almeno la scrivo ora ma ci ero arrivato del tempo fa).


In questo 2017 mi sono sentito più vecchio, più fisicamente che mentalente perché la voglia di andare in giro in bici con gli amici di correre c'è sempre ma mi sono reso conto dell'inesorabile allungamento dei tempi di recupero oltre che del rallentamento di un metabolismo mai stato mio amico.

Mi sono anche accorto che ho scritto poco quest'anno. Avrei voluto scrivere almeno una volta al mese. Ma ero privo di argomenti per questo blog (mentre per gli altri invece non mancavano). O di tempo. Di quello giusto per riflettere bene di sentire l'ispirazione (mica come adesso che scrivo un po' per effetto, anche se le mie parole sono sincere, come sempre). O perché non conveniva perché vivo in una città dove molti sanno molto ma non dicono niente perché è meglio così, anche se poi le voci corrono tra le strade e le vie e le piazze perché la gente chiacchiera e di farsi i cazzi propri non è capace del tutto.
Così continuiamo a vivere in questa città dove devi avere le amicizie giuste per essere qualcuno e fare qualcosa altrimenti devi farle in altre città oppure fotterti e stare muto. O anche perché non ho questa arroganza di credere che quello che penso io fotta qualocosa a qualcuno.

Saluto questo 2017 senza rimpianti e non mi faccio aspettative per il 2018, anche perché sapete come la penso su queste baldracche. Ciao 2017, chiudi la porta quando vai via.


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Corsa inaspettata

Oggi sono tornato a correre. 10 km sotto l'ora. Una media al km migliorabile ma non male considerando che sono salito fino a Villa Valmarana ai Nani dalla ciclabile della Riviera Berica, che l'ultima volta che ho corso sarà stato settembre e per circa la metà della distanza di oggi e che continuo a dormire poco e il mio corpo è stanco (di mandarmi a quel paese!).

Dopo lo stretching dovuto ero sulla via di casa casa placido piuttosto stanco e con la testa già alla doccia quando poco dopo la chiesa di Longara incrocio altri due runner.
Più che dalla ragazza mora sono stato attirato da lui: un signore con i capelli bianchi riccioli. Lo guardo e penso: mi sembra lui! Senza occhiali stanco e col sudore che mi manda in confusione la vista non ne ero tanto sicuro.
Mi ha colpito un particolare: mi ha guardato le scarpe con una certa attenzione e poi ha confabulato con la ragazza.A quel punte le mie certezze sono salite. Poco dopo mi giro e vedo che anche loro si sono girati e sembrano guardarmi. " Vieni con noi? Andiamo su fino al bivio dove c'è la rotatoria e torniamo".

Tradotto per chi non conosce il posto: significa farsi la salita di Strada San Rocco fino in cima dove c'è la rotatoria (ebbene si, a Vicenza piazziamo rotatorie anche in cima i colli) dove a destra vai a Villabalzana e a sinistra invece vai in un bel posto dove però si spende tanto per non mangiare né bene né tanto.
Circa 4 km, 260 metri di dislivello e una pendenza di poco superiore al 5%.
Sarei stato anche a posto. Il cardiofrequenzimetro poi poco prima mi aveva informato di aver raggiunto il mio obiettivo della giornata. Però...
Non è ancora mezzogiorno e cosa vuoi che sia andare fino la. "Andiamo su piano" mi rassicura il signore.
Ma sì, dai, facciamocela 'sta corsa, quando mi ricapiterà di correre con Gelindo Bordin???

Già. Una di quelle poche volte che vado a correre quest'anno incontro un campione olimpico che mi invita a correre con lui. Mica una corsa col campione organizzata dal negozio di abbigliamento sportivo con altre 200 persone, ma una corsa uno fianco all'altro.
Prima di partire mi dice che è una cosa tranquilla, anche in rispetto della compagna di corsa.
Io lo avverto che sono così giù di forma che Adriano quando giocava nella Roma era in formissima in confronto.

La prima parte è andata anche bene e mi stavo sorprendendo! Parlavo anche con Bordin sulle mie scarpe (fatalità delle Diadora, per quello me le aveva guardate) sulle mie impressioni e sulla modifica che ho fatto per correre meglio e su quelle che stava testando lui per il 2019. Appunto, parlavo su ua strada in salita. Bravo mona! Ero così preso dal correre con lui che nemmeno ho pensato alla grandissima boiata che stavo facendo. Soprattutto dopo la corsa di prima e nelle mie condizioni fisiche.
Inevitabilmente sono scoppiato, per assurdo in un cambio di pendenza con strada più piana. A quel punto ho alternato corsa e camminata perché comunque volevo arrivare in cima! Ma mi hanno raggiunto prima loro che ormai stavano tornando indietro.
Quella strada infame: ogni volta me la ricordo più corta di quanto non lo sia! E alcuni tratti sale forte.
Poi per uno come me che non somma due ginocchia sane la discesa è ancora peggio della salita. Sì  insomma a un certo punto gli ho anche detto di non aspettarmi e fare il suo lavoro perché mi spiaceva disturbarlo però lui è stato molto comprensivo.
E' stato caso bellissimo, molto emozionante correre così con un campione come lui.

Per la cronaca, prima avevo fatto questi due percorsi:
Andata:


Ritorno:


Di solito quando vado a correre sto via un'ora poco più. Stamattina sono stato via più di due ore. Anna si era preoccupata anche perché quando vado a correre non mi porto via il telefono, mi da fastidio tenere in mano anche un paio di chiavi. Chiaro che quando sono arrivato a casa, mi ha aperto la porta con la sua espressione inceneritrice ma mi ha solo chiesto se mi ero perso. 
Quando le ho risposto che avevo prolungato la corsa con Gelindo Bordin non ha avuto parole per controbattere e ha capito tutto. Forse avrà anche visto le stelline che avevo agli occhi. 

E' mezzanotte passata. Le gambe non mi fanno male e a livello muscolare è una gran cosa. Ma le ginocchia non la pensano allo stesso modo. Dopo tanta inattività la ripresa è stata un po' sconvolgente (eufemismo). 
Ma vuoi mettere. Mamma, ho corso con Gelindo Bordin!!!
E se non è motivante questo non so cosa lo sia. Prossimo obiettivo, salire fino in cima San Rocco senza tornare indietro senza sputar l'anima a metà strada e dover tornare indietro a riprenderla sbucciandosi gomiti e ginocchia!
Che bello correre! E pensare che l'idea era quella di prendere la mountainbike! 

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Distinguished Gentleman's Ride Vicenza 2017

I tuoi mi piacciono tantissimo. Di notte ad accompagnarmi nel sonno. La mattina come sveglia dirompente. Ma quelli all'alba di domenica no, quelli cazzo se mi han fatto bestemmiare! E lo so che bisogna essere distinti e gentiluomini ma anzi, proprio per questo ho cacciato dei santissimi...
Perché ieri non ci dovevano stare. Sapevamo tutti che non sarebbe stata una giornata semplice ma che iniziasse addirittura con i tuoni non ce lo immaginavamo.
Ho fatto colazione col solito caffe e mezzo e un vortice di messaggi che si è scatenato appena siamo stati operativi. Cosa si fa cosa non si fa, chiama di la chiama di qua, questo e quella. 
Alla fine però non potevamo buttare mesi di incontri sere di privazioni familiari corse contro il tempo salto a ostacoli burocratici traduzioni maccheroniche e birre chiare e ambrate solo perché il cielo non ci era amico.

Mica siamo fatti di zucchero o di sale*, no!?
Quindi, confermiamo il programma. Siamo distinti e gentiluomini, ma anche cazzutissimi rider! Al massimo, faremo un tour alternativo e meno impegnativo e lo stile sarà un po' più pratico e meno appariscente. Poi la cantina offre un gran bel portico e potremmo stare li, con la scusa di stare più stretti ci potremo anche conoscere più da vicino, meglio! 
E invece il cielo è stato clemente. Inizio a pensare che al cielo piaccia il Distinguished Gentleman's Ride. Posso iniziare a pensare che spiriti di Mike Hailwood e Steve McQueen si mettano d'accordo in questa giornata soffiando le nuvole altrove (per esempio a Treviso o Udine, ho sentito).
In gilet e camicia avevo caldo. Forse era l'agitazione malcelata per la giornata più che il sole che si faceva spazio tra le nuvole.

Metti i DGR di altre città limitrofe che, nonostante tutto tra numero di edizioni meteo varie ed eventuali una qualche decina di moto te le porta via, vuoi per amicizia o semplice curiosità o ovvia voglia di qualcosa di nuovo, io tutte quelle belle moto che sono venute a Vicenza non me le aspettavo!
E' stato bello. Ogni anno è bello e diverso. Tre anni fa per la sorpresa. Due anni fa per il coinvolgimento di mezza provincia. L'anno scorso perché avevamo (ci hanno messo) l'acqua alla gola. Quest'anno perché ci stavamo andando. E invece non sono serviti mute da sub e canotti.
Una sola parola: emozionante.
Ringrazio chi ogni anno ci da la fiducia ed è stato presente, con stile e gentilezza unici.
Ho notato che quest'anno le moto erano anche più rispettose dello stile richiesto: forse il cielo ha tenuto lontani quegli intrusi che nonostante la supersportiva o l'enduro turistica vogliono esserci lo stesso e quindi erano presenti solo i puri. O forse è stata una banalissima fatalità!
Sciorinando lungo la dorsale dei berici non ho potuto fare a meno di accorgermi di una cosa: la pioggia che ha esaltato i profumi dei colli che arrivavano dal bordo strada. La terra umida, le foglie ingiallite, l'erba bagnata. Quei profumi che solo le mezze stagioni come la primavera e l'autunno sanno darti e solo se ti ci trovi in mezzo puoi sentire. L'odore degli ottani si confondeva con quelli dell'autunno e mi è piaciuto moltissimo. Peccato non poterlo fotografare. Ma rimane una delle caratteristiche di questo DGR.

Il mio annuale rammarico è vedere l'importo delle donazioni pro rider e mi convinco sempre di più che in Italia non si voglia capire il senso di questa manifestazione. Ormai le discussioni sullo stile mi annoiano: chi non ci arriva non è obbligato a essere presente solo perchè ha una moto.
Facendo un confronto tra l'Italia e gli altri paesi il rapporto donazione/partecipante ci mette in imbarazzo. Non so se dipenda dalla lingua e il messaggio qui arriva distorto, un po' come il gioco del telefono senza fili. O forse è una questione di cultura: in Italia impera lo stile, ovunque e comunque e dovunque. Mi stanno bene i gruppi vestiti in modo eccentrico o in divisa elegante, apprezzo lo sforzo. Ma li apprezzerei di più se utilizzassero i numeri della propria carta di credito in beneficenza e non in abiti.
Chi prende il Distinguished Gentleman's Ride come una gara di stile è fuori strada. Semmai, è una gara a chi fa del bene e aiuta chi è più sfortunato.Non siamo più quegli adolescenti che devono dimostrare di essere il maschio alfa ma persone adulte di una certa età alle quali certi problemi possono interessare. Capisco la paura e la voglia di negare l'ineluttabile, ma la vita può andare anche così. 
Quindi coraggio cari rider distinti e gentiluomini, avete dimostrato di essere indomiti. Siate anche generosi! Che cazzo (e mica potevo finire seriamente!).





* cit. risalente, almeno per quel che mi riguarda, all' A. D. 2004, grazie ad un accompagnatore di vacanza in bicicletta olandese (e da dove, altrimenti?)

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Viabilità straordinaria

Prendo ispirazione da un post su uno dei tanti gruppi di FB dedicati alla mia città. Parla di un articolo pubblicato sul giornale locale relativo alla viabilità cittadina. Ed è evidente la posizione che ha preso. Più che ispirazione, mi si è chiusa la vena, o mi è partito l'embolo. Per tanti motivi.
Perché è un articolo dove si cerca di dire qualcosa malcelando dell'altro, che però è evidente anche alla polvere ai piedi dei marciapiedi, fa cascare la mandibola anche al più studipo dei lettori.
E' un articolo inutile, fazioso (eufemismo) e fa perdere di fiducia chi lo pubblica, chi lo scrive e chi lo autorizza. Il mandante è noto e la sua fiducia e popolarità ormai sono già andate.

Ci sarebbe da parlare giorni sulla viabilità di Vicenza.
E' stata modifica mille volte, senza portare vantaggi evidenti agli automobilisti o chi ne ha tratto vantaggio non utilizza la macchina ma abita proprio nella zona della modifica e non è un signor nessuno.
E' stata modifica per far guadagnare 5' agli autobus o ai bus navetta. Immagino che il calcolo guadano ottenuto/disagio provocato non sia mai stato preso in considerazione.

Da anni si parla di incentivare l'uso dei mezzi pubblici ma a Vicenza la reperibilità dei biglietti e il loro costo per una corsa è da folli. Se pago tanto un servizio, voglio tanto da quel servizio ma non è così.
La frequenza degli autobus non ha senso: abitavo a Ospedaletto, ne parte uno ogni 6/7 minuti. Capisco che passa per v.le Trieste ma le corse in certi momenti della giornata sono deserte.
Quello da/per Bertesina ce ne è uno ogni 30' e passa dove passano anche quelli di Torri di Quartesolo, Lerino e Bertesinella. Visto lo sviluppo della zona non è il caso di deviare quella corsa per strada Bertesina e via Quadri che è anche un tragitto più breve?
Gli amministratori giustificano il prezzo dei biglietti per coprire gli alti costi di gestione: prima di tutto si potrebbero abbassare gli stipendi dei dirigenti e non usare l'azienda per interessi politi e immobiliari, che non sono il loro core business e anche utile razionalizzare le corse per tagliare quelle inutili e potenziarne altre più bisognose (in orario scolastico per esempio).

Vicenza è la città della Rotonda. Ma anche delle rotonde, nel senso di rotatorie. Utili, in alcuni punti. Del tutto assenti dove sarebbero vitali come l'incrocio tra Viale del Sole e Via Brigata Granatieri di Sardegna.
E più dannose che utili dove si trovano uscite a una sola corsia, andando a creare un collo di bottiglia che mi chiedo come non abbiano fatto a capirlo (andate alla rotatoria in zona industriale sotto il sovrappasso o all'uscita della tangeziale in Riviera Berica). Sono sorprendenti, ti fanno incazzare come un rigore inesistente fischiato contro in un derby al 90°!

In città mi muovo solo in moto, quando ero più giovane in scooter che è anche più comodo per i movimenti urbani.
L'incentivazione dell'uso delle due ruote a motore dovrebbe essere a livello nazionale con bolli e RC moto agevolate. Invece la moto viene vista come un lusso e non come un normale mezzo di trasporto. Però dentro le macchine vedo lo stesso numero di persone che ci sono in sella, occupando molto più spazio. Qualcosa non mi torna.

A Bertesina sono più di dieci anni che dalle 7 di mattina c'è una coda di macchine dall'incrocio con strada Ospedaletto fino alla rotatoria di via Aldo Moro. Quando abitavo a Bertesina e dovevo prendere l'autostrada per lavoro, partivo mezz'ora prima. Adesso è anche peggio.
E capirai, a Milano, a Roma, a Verona... evvabbhè ma quelle sono città diverse, mentre qui parlo della periferia di una città media. Paragoni senza senso.
Non è possibile vedere un quartiere bloccato, perché le amministrazioni fin'ora non hanno fatto niente per migliorare la viabilità.
Si parla di prolungare una strada da quando è stata realizzata (30 anni?): ma perché non è stata fatta subito più lunga se la previsione (rimasta ancora tale... forse per questo, altrimenti non si chiamerebbe così! Ma le previsioni poi si materializzano.... o no!? Mah!) era quella?
Gli amici a stelle e strisce invece quanto ci hanno messo a farsi la viabilità che gli serviva? In casa nostra? Fatevi due conti per favore!
Ricordo bene poi che l'attuale sindaco disse, proprio a voler smentire le illazioni, che il prolungameno di via Moro non sarebbe stato a uso e consumo del nuovo insediamento militare americano. Poi vedi i disegni del percorso e capisci che le smentite servono a confermare le illazioni. Evviva!

Quello che mi fa impazzire di questo articolo è la sorpresa degli uffici comunali riguardo l'aumento del traffico.
Non l'avevano calcolata? Non hanno mai preso in considerazione alcuni fattori come l'aumento della popolazione, dell'immigrazione, la creazione di nuovi centri abitati e direzionali, che spostano il traffico in nuove zone della città intasandone altre per doverci passare?
Non hanno notato uno spostamento della popolazione dalla città, ormai quasi privata di servizi, scomoda, con una viabilità collassata, sporca, violenta e con i prezzi delle case alle stelle, verso la periferia e che quindi la mattina c'è tantissimo traffico dalla periferia verso la città?
Non si sono accorti che da anni ormai i bambini non vanno più all'asilo di quartiere come 30 anni fa ma vanno dove fa comodo ai genitori, che li devono portare in macchina e non più a piedi? Siamo fermi a 30 anni fa?
Perché gli uffici comunali non fanno aggiornamenti più frequenti? Gli amministratori abitano tutti in centro città, si muovono solo a piedi, in ciabatte, per le vie del Palladio per spostarsi da un salotto all'altro, sbattendosene delle periferie (ah già, il piano periferie...!)? Li inviterei a fare un salto in certe zone la mattina presto e la sera dopo la chiusura degli uffici. E li farei salire in moto dietro di me, così si possono rendere conto sia del traffico ma anche delle condizioni dell'asfalto, pericoloso per i motociclisti.
Autorizzare la realizzazione di centri abitati, direzionali, commerciali di qualsiasi dimensione e caserme per migliaia di militari, per caso - ma solo per caso - non accende una lampadina che si chiama viabilità?
A volte succede che la viabilità cambia perché in quella zona abita un amministratore comunale o una persona nota. Eppure so che nel quartiere dove abitavo prima da qualche anno ha preso casa in un nuovo insediamento un consigliere comunale. Evidentemente ha orari diversi o gli va bene così com'è. O se ne fotte.

Temo di dover affermare quello che mi chiedevo sopra: siamo fermi a 30 anni fa.

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Gli ultimi 100 metri di Usain Bolt

Ho aspettato una settimana per scrivere questo post. Da sabato scorso, dalla finale dei 100 metri maschili dei campionati del mondo di atletica leggera di Londra. Volevo scrivere qualcosa sugli ultimi 100 metri di Usain Bolt.
Poi ho pensato però che gli ultimi sarebbero stati quelli della staffetta.
Così mi sono trattenuto, con una certa fatica 1) perché avevo già pensato a cosa scrivere, non il classico coccodrillo ma qualche riga per aggiungerne altre alle vagonate che sono già stata scritte e 2) perché quella finale è finita come pochissimi potevano pensare e 3) perché porca vacca mi sono dovuto bloccare e non è una cazzata qualsiasi!

Ho atteso questi ultimi 100 metri, ho rischiato di perderli perché coincidevano con la nanna di Tommaso e Teresa e forse è più facile fare il record del mondo nei 100 metri che addormentarli, a volte. Se sabato scorso ero in evidente stato di agitazione, perché non c'è gara più elettrizzante dei 100 metri di atletica, ancora di più di una gara di sci alpino, oggi lo ero un filo di più perché era l'ultima occasione per vedere Bolt.


19 medaglie d'oro tra Olimpiadi e mondiali, tre record del mondo nei 100, nei 200 e nella staffetta 4x100. Eppure è uno che si fa prendere dal nervosismo della situazione: ve la ricordate la finale dei 100 metri nel 2011 ai mondiali di Daegu quando la partenza falsa gli è costata la squalifica e una sicura medaglia d'oro?
Per questo sabato scorso i miei timori erano giustificati anche se la semifinale l'aveva gestita come al solito e credevo nel finale che si meritava.
Mi aspettavo la partenza  difficile, perché le gambe lunghe allo sparo dello starter ci mettono un po' ma una volta trovato il ritmo ti passano via. Invece quei 100 metri sono stati un continuo inizio perché le gambe non hanno ingranato non hanno trovato il ritmo e non hanno superato portando Bolt davanti a tutti come ha sempre fatto.
Battuto per altro da uno che, secondo la mia modestissima opinione, dovrebbe essere bandito dallo sport a vita.
Forse la tensione dell'ultima gara, ma strano per uno abituato ad avere tutta l'attenzione e la tensione addosso. Ma anche lui è fatto di sangue e ha un cuore e un cervello e può andare in tilt. Anche se nel 2011 era più disperato e incazzato con se stesso di sabato scorso.

Questa sera invece il suo fisico ha fatto crash! Li, in mezzo la pista, nei suoi davvero ultimi 100 metri.

Speravo di vederlo vincere come lo speravo sabato scorso. Sarebbe stato un finale scontato banale prevedibile. Ma serebbe stato il finale che si meritava, il tributo a un atleta che non rivedremo più, per struttura fisica e potenza e, ma sì dai, anche per quella simpatia da gigione prima delle gare, come a voler esorcizzare la tensione e la pressione che il successo porta inesorabilmente.

Ho osservato il dio della velocità crollare a terra. Abbandonato da quel fisico che lo ha portato nell'Olimpo degli atleti e renderlo il più forte di tutti, come ha detto anche Bragagna di tutti gli sport.


Così, gli ultimi 100 metri di Bolt sono stati quelli della finale dei 100 metri di sabato scorso. Doveva tornare a casa con 2 ori, torna a casa zoppo con un bronzo amaro.

C'è uno strano rapporto tra gli stati d'animo che lo spettatore prova alla partenza dei 100 metri e alla fine: in 9 secondi e qualche centesimo la tensione si tramuta in incredulità, come quando ha vinto la finale dei 200 alle Olimpiadi Pechino nel 2008 (ricordo che io e Anna abbiamo visto la gara nella tv del bar del Lago di Misurina, a prenderci uno strudel, una sacher con un te e una cioccolata caldi, il 16 agosto, ma fuori diluviava e c'erano meno di 10° a metà pomeriggio).
Non scorderò mai quello che ho provato queste ultime due volte: un misto di delusione e incredublità e dispiacere per quell'atleta, che da dio della velocità si ritrova battuto, addirittura abbattutto questa sera.

I record sono fatti per essere battuti (frase inventata da me), ma non nel modo nel quale lo ha fatto Usain Bolt: perché lui ha alzato l'asticella, ma soprattutto ha abbassato i tempi, di molto.

E adesso chissà quanto dovremmo aspettare, prima che un nuovo dio della velocità scenda sulla terra.
Pensavo a una cosa: per noi che lo guardiamo dallo schermo della tele, correre i 100 e battere il record del mondo è sembrato facile, almeno come lo ha fatto lui ( i 200 no, si vede che soffre ma quella è una gara micidiale). Ti alleni anni, quando la tua gara dura meno di 10" se sei bravo.
Forse, per Bolt è facile, forse. Ma è tutto quello che viene prima che è dannatamente duro e difficile: l'allenamento la preparazione, fisica ma anche psicologica, perché a un certo punto ti ritrovi a essere Usain Bolt e hai la necessità di gestire questa cosa.
Ha 31 anni e si ritira. Il fisico forse non regge più e oggi si è visto. Però sui 100 sabato è stato battuto da uno che ne ha 35. Una bella età per vincere un mondiale di atletica sui 100 metri piani (e vabbhé che secondo me quello non dovrebbe più mettere piede in una pista di atletica!).
E' dura arrivare lucido e tirato fino alla fine anche della propria carriera. Spero che abbia saputo gestire bene anche gli ultimi giorni.

Magari ci ripensa, si prende un anno sabbatico, lasciamo che si diverta col calcio e che capisca che non ha niente a che vedere e ritorna? Perché chiudere così, da terra, non è il modo migliore.

Comunque sia, caro Bolt, forse la frase i record sono fatti per essere battuti dopo di te non varrà più.
E' stato bello vederti!

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