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Come quando ero signorino

E stavo alzato fino a tardi la notte. Ma al tempo non c'era internet e men che meno una morosa. E forse proprio perché non c'era né ci voleva essere che stavo alzato fino a tardi.
A scrivere i miei vaneggiamenti più vari sulla carta della Smemo o su quella di uno dei miei blocchetti, Moleskine o neutri che magari erano ben più ricchi di significato. Altrimenti era un libro da leggere accompagnato dal cd che volteggiava in camera in compagnia del fumo dell'incenso oppure ai primi profumi della primavera oppure insieme ad entrambi.
Adesso scrivo qui.
Sulla carta pochissimo. Avrei voluto farlo sul blocchetto. Ma volevo vedere l'effetto che fa.
Ammetto che fa una certa tristezza.
Non è la stessa cosa: qui naturlamente si trova la porta spalancata mentre prima era più bello sentirsi chiedere il permesso, come quando qualcuno ti chiede se può venire a trovare a casa.
Toglie del tutto la personalità ed il sentimento del gesto, anche di una parola cancellata con tante righe sopra o di come scrivi una sera invece che un'altra.
Anche questa notte c'è la finestra aperta, ma da sull'asfalto e sul cemento e non sui campi e sui pini marini come allora e il profumo della primavera stenta a farsi sentire e non ho pensato di accendere un bacchetto di incenso. Ho i piedi freddi e la goccia al naso. Andrò sotto le coperte infreddolito come 20 anni fa.
E con lo stesso stato d'animo creato dalla musica che sto ascoltando che è la stessa. Un po' teatrale se volete. Ma mi sembrava giusta per il momento. Ed è stata questa musica a farmi venir voglia di scrivere queste righe.
Poi chissà se più avanti la ascolterò davanti una grande finestra spalancata su un prato col sottofondo dei grilli. Mi dovrò ricordare dell'incenso. A meno che non ci sarà il dolce profumo della lavanda.
Bye guys.


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Odio l'estate

Detta così, dritta e diretta senza giri di parole e metafore (potevo dire che mi sta in culo ma non mi sembrava un titolo appropriato).
Le mie stagioni preferite sono la primavera e l'autunno, antitetiche tra di loro perché rappresentano la rinascita dopo il freddo buio invernale ed il declino dopo la luminosa e torrida estate, ma entrambe caratterizzate dai colori vivi, da profumi forti e affettuosi, da temperature gradevoli.
Odio l'estate perché:
- fa caldo, 
- fa caldo e di notte si dorme male,
- fa caldo e la mattina ti svegli bagnato come se avessi fatto un bagno in piscina,
- perché bisogna sempre far qualcosa andare in giro uscire, 
- perché sono tutti in piscina o al mare e ovunque vai bisogna mettere la crema sennò mi ustiono, 
- perché viene voglia di far qualcosa ma non trovi mai nessuno e ti girano gli zebedei, 
- perché devi stare fermo in casa perché fa caldo e detesto stare chiuso in casa e non fare niente e ancora di più tenere le finestre chiuse perché c'è il condizionatore (lo tollero solo in ufficio) e dove abito ora la sera non si possono tenere aperte le finestre perché ci sono i rumori molesti che arrivano dalla strada (è un dato di fatto, sono fastidiosi, non sono diventato un vecchio brontolone all'improvviso!),
- perché appena ti metti una camicia lunga ti senti già sudato e senza aria, 
- perché le signore possono andare a lavoro in sandali e gonne e camicette leggere e sono sempre splendide mentre noi uomini siamo costretti nei soliti mocassini che fanno crescere il muschio (ma porca miseria, sono proprio quelli in giacca e cravatta che hanno rovinato il mondo, non è che se ci si mette in t-shirt sei una persona inaffidabile!)
- perché le ragazze si mettono il minimo indispensabile addosso e rishci di centrare un platano, 
- perché se vai in giro in moto e ti fermi a un semaforo soffochi,
- perché c'è cattivo odore di cose ferme stanche stantie, 
- perché quando vado a correre manca l'aria.
Così penso a quello che mi piace dell'estate e qualcosa ci trovo, come per esempio tagliare l'erba in giardino e poi annaffiarlo lavandomi dalla testa ai piedi, pranzare con cibi freddi come l'insalata di riso il prosciutto e melone la salsa tzatziki l'anguria la frutta il te freddo alla menta il gelato i ghiaccioli fatti in casa, la montagna che ti ridà l'aria, le vacanze e le gare di biglie in spiaggia. A proposito, quando Tommaso potrà ci saranno lunghe gare di biglie in spiaggia e non vedo l'ora.

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Primo vento sulla pelle sotto la maglietta

Una volta mi divertivo (faccio per dire) a torturarmi pensando a quello che non sarei stato né avrei avuto. Una malcelata forma di patia per il futuro. In un certo modo senza rendermene tanto conto è passata. Forse il tempo, come si dice. E lo trovo alquanto ironico.
Guarito da questo adesso è il passato che mi tormenta. Tanto per dire che a me non piace tanto stare bene. Poco male, ci prendo la parte buona del marcio perché sono gli stati di malessere che mi forniscono la maggior parte dei miei stimoli.
E' da qualche giorno, da quando sento il profumo dei colori spuntati sugli alberi fioriti, che penso alle passate immagini di me in questo periodo felice dell'anno alla prima aria che passa sotto la maglietta e la puoi sentire sulla pelle senza avere i brividi anzi, provando un certo piacevole solletico. E' bellissimo.
E non ho mai trovato una spiegazione al fatto che questi ricordi siano legati anche a volti e talvolta a forme femminili. Forse perché soffro di una specie di letargia selettiva e in inverno mi spengo o perché abbiamo tutti un aspetto migliore dalla primavera in poi? Come se la primavera corrispondesse al primoamore (dell'anno).
Mi è venuto in mente tornando a casa alcuni giorni fa, ma anche questa sera, guardando una coppia di giovani scolari e mi hanno fatto ricordare me alla loro età, quando alle 18:30 si era fuori già da un'oretta mano nella mano (posso dire 'lingua in bocca'? Ecco, detto!) seduti sul verde del parco.
Sono stato colto da un pizzico di nostalgia non lo nego ma ho sorriso per quei bei ricordi che sono felice di avere.
Adesso la situazione è cambiata. Rimpianti di tempi andati. No, perché? Ora è diventato se non inevitabile alquanto difficile poterlo fare durante la settimana, ma almeno il sabato e/o la domenica, chi me lo vieta a 24 anni alla mia età di sdraiarmi sul parco insieme a mia moglie?

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(La mia) bella stagione

Dopo alcuni post caratterizzati da una malcelata amarezza e feroce incazzatura, oggi scrivo di qualcosa di bello.
O almeno lo è per me.
Qualcosa che ho sentito lunedì sera passando per le campagne attorno casa mia casa dei miei genitori, perché per fortuna non vivo (ancora) in mezzo al cemento e posso vedere il sole che mentre si stende dietro i monti colora il cielo con i suoi acquerelli accessi.
Mi piacciono gli odori della natura i suoi profumi che ci dicono che sta cambiando. Per me l'estate e l'inverno sono stagioni ferme morte dove non succede niente a parte il sorgere ed il tramontare del sole e della luna e, quando capita, la pioggia e la neve.
In queste due stagioni per il resto non succede niente: d'estate è troppo caldo mentre d'inverno fa troppo freddo perché possa muoversi qualcosa. E' tutto fermo. Asciutto. Immobile.
Adoro la primavera e l'autunno perché sono due stagioni di passaggio di trasformazione tra un periodo e l'altro.
In primavera esplodo i colori e la vita e, nonostante l'autunno ci conduca verso una stagione scura, prima di spegnersi si accende si risveglia dopo la passività estiva.
I colori degli alberi sono quelli che colpiscono di più ma io adoro l'odore dei campi quelli di granturco in particolare. Quell'odore di umido che si fa spazio tra le pannocchie fino a raggiungere la strada e a farsi sentire dal tardo pomeriggio per me è un profumo bellissimo che mi conforta mi quieta l'animo e mi ricorda la bellezza i ritmi gli spazi e l'allegria della campagna.
Spostandomi per la città in moto riesco a sentire ben questo profumo. 
Lunedì sera stavo tornando a casa dai miei. Percorrendo il tratto d'asfalto che taglia quello che una volta era il campo di mais dove andavo a correre da piccolo, ho sentito il profumo di umido per la prima volta.
Ho accostato e spento la moto, mi sono tolto il casco e mi con i gomiti appoggiati al serbatoio mi sono goduto per un po' quel bellissimo e tenero profumo dopo mesi di calda ed insipida monotonia.
Mi piace sentire e vedere come la natura ti dice che la vita sta cambiando che sta entrando in una nuova fase.
Adesso mi prendo la mia Pedavena in frigo e vado a gustarmi l'aria leggera delle sera. 

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Cos'è questa cosa che non so descrivere?

Aria di primavera, finalmente!
Non solo quella che senti col naso ma anche, e soprattutto, quella che avverti già la mattina aprendo la finestra. Ho la fortuna aprendo i balconi di vedere un bel pezzo di cielo che si sta ravvivando alle prime luci del sole e i colori degli alberi riempiti di foglie verdi e di fiori colorati e di sentirne i diversi profumi.
Inaugurare la giornata davanti a questo prodigio è un piacere!
Mi ero rotto di giornate monocrome monotone e scure. Già qualche giorno prima del cambio dell'ora potevo avvertire una certa sensazione poco spiegabile come una latente inquietudine che mi prende puntualmente come la dichiarazione dei redditi in questo periodo.
Adesso le giornate si sono allungate si torna a casa la sera con la luce che ti sembra di essere stato fuori per poche ore e di averne ancora tante a disposizione.
Detesto i maglioni i giacconi i guanti li metto poco d'inverno e le sciarpe quest'anno le ho usate pochissimo e adesso mi piacciono le sensazioni che si provano sulla pelle che si ravviva e inizia a scoprirsi. 
Girando per la città ti accorgi dei profumi perfino di quello del verde dell'erba più viva della corteccia degli alberi che si rinnova e della terra dei campi tornati ad essere lavorati. Anche l'odore del concime mi piace! Mi allontana da quel senso soffocante della città.
Vorrei fermarmi fuori dalle case quando sento il profumo dei fiori delle loro piante in giardino. In particolare ce ne è una che si sente spesso in questo periodo perché è particolarmente dolce e mi piace moltissimo.
Come mi fa impazzire dalla meraviglia il glicine: in fiore è bellissimo e buonissimo. La sera, quando si alza un leggero vento, me ne starei sotto quell'esile fusto contorto in forme nodose ad ascoltare musica e leggere uno dei tanti libri in arretrato o a condividere qualcosa di buono come un'amicizia ed una bottiglia o magari a fare l'amore in un tumulto di umori e profumi.
Eppure tutta questa bellezza mi inquieta.
Come se mi rapisse e mi agitasse mi scuotesse dopo un inverno dove tutto quanto se ne sta fermo al buio.
Forse perché è una progressiva esplosione di vita che vedi crescere giorno dopo giorno rendendoti conto di colori e profumi diversi. Se invece fosse un botto improvviso la meraviglia sparirebbe nel breve tempo di essere assimilata mentre così ogni volta che esci ti accorgi di qualcosa che provoca i sensi.
Forse perché questa rinascita ammicca invitante e mi attrae con una forza ineluttabile e mi mette voglia di cose nuove che aspetti in trepidante silenzio. 
Vorrei starmene all'aria aperta in mezzo a spazi grandi dalle visuali che non puoi racchiudere in un solo sguardo. Sto pensando da un po' di montarmi una mountainbike per andare in giro per i boschi e pazienza se non ci sarà nessuno con me, avrò il modo di godere meglio del posto in cui sono ospite mescolando il mio fiato con quello dell'universo rinato.
Questo periodo di inquieto vigore mi mette voglia di passare notti alla finestra ascoltando musica come quella dei Marlene o degli Esbjorn Svensson Trio o di Einaudi o di Richard Hawley o di Nora Jones o Waits fumando piano un sigaro e bevendo una Guinness.
Mi viene voglia di scappare la notte e andare in giro ramingo in moto seguendo questo impeto.
Che non so spiegare ma non voglio nemmeno farlo perché mi va bene com'è. 

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Tempo da lupi

Da bambino avevo una fifa boia dei temporali e i tuoni mi facevano piangere. Poi un pomeriggio mio papà mi ha affacciato alla finestra spalancata durante una tempesta dicendomi: "Vedi? Non ti succede niente. Tu sei qua e lui è la non ti tocca non ti fa niente! Di cosa vuoi aver paura?" e da quel momento mi è passata.
Adesso impazzisco quando il tempo si scatena quando piove forte e l'acqua scende come un rubinetto acceso quando nevica e quello che vediamo fuori dalla finestra è bianco e diverso da pochi istanti prima quando il vento soffia forte e ulula di là del muro e piega gli alberi e quando il cielo s'illumina all'improvviso per poi esplodere fragoroso! Mi metto alla finestra ad ammirare questo naturale spettacolo incantato dalla sua ineluttabilità.
Ieri sera il luogo della mia fantasia si è materializzato a casa di Anna. La casa dei suoi nonni a Longara è un grande fungo appuntito degli anni '60 costruito sui colli vicentini con splendida vista sulla città. Gli  impianti sono da rifare del tutto e i serramenti non lasciano fuori ne' l'aria ne' l'acqua e il salone è molto pratico per la dispersione del calore. Ma ci sono due stufe a pellet è un bel camino che all'occorrenza funzionano benone.
Da qualche tempo la nuova caldaia invece non da segnali positivi e spesso va in blocco, quindi niente riscaldamento ne' acqua calda. Ieri è stato uno di quei giorni e il termostato registrava 12° in sala, 9° in camera!
Stufe e caminetto al massimo per non ibernarsi nel corso della giornata. E fuori un sussulto di inverno con il vento che si faceva sentire forte. Non il massimo della situazione...
Quando sono arrivato da lei la sera il vento sbatteva le fronde delle piante nel bosco si infrangeva sui muri  della casa facendo tremare i sottili vetri delle finestre protetti dalle persiane.
Lei era disperata. Io ero preda della meraviglia di questo spettacolo! 
Ho tirato su una persiana per poter vedere di la del vetro nel buio come si divincolavano i rami.
L'ululato del vento era bestiale forte e il collo del camino accentuava il rumore come se in cima al tetto ci fosse un branco di bestie enormi incazzate ed affamate.
Bellissimo! Ero eccitato dalla forza che si sprigionava fuori.
Mentre stavamo guardando la tv è saltata la luce. Credevo che il vento avesse tirato giù un palo, anche le case attorno erano al buio.
Illuminati dalla torcia siamo andati a sistemare il contatore e il salvavita per sistemarlo ma niente da fare. 
Il vento si infilava impetuoso tra le mura della casa e della rimessa fischiando ossessivo. Mi sono sorpreso a non sentire freddo anche se ero in felpa. Il cielo sopra di noi era scuro e pauroso di un colore mai visto prima.
Ero inquieto agitato mi opponevo al vento che mi passava tra le gambe sbattendo i pantaloni della tuta come bandierine. Non avrei voluto tornare in casa ma stare lì in mezzo.
Tornato dentro mi sono accorto che nemmeno l'acqua usciva dai rubinetti. Anna stava per issare bandiera bianca e far ritorno dai suoi. Ma era un peccato andarsene da lì! Una sera così quando si ripresenta?
Così l'ho aiutata a portare giù una rete e un materasso per poter dormire in sala (su in camera 8° mentre giù in sala era arrivato a 20!). Quando mi ha chiesto cosa volevo fare ho risposto in tono sospeso e incerto: "Dovrei avvisare a casa e sono già le 22:30..." mentre mi alzavo per avvisare i capi benda che dormivo nel grande fungo appuntito in mezzo al bosco sferzato dal vento.
Abbiamo preso un'altra rete e un altro materasso. Li ho già il pigiama e lo spazzolino. Altro non mi serviva.
Così abbiamo sistemato i letti di fronte il caminetto e infilati sotto le grosse coperte sintetiche, a debita distanza dal fuoco per evitare spiacevoli risvegli improvvisi.
Fuori il vento soffiava sempre più forte pareva volesse sradicare la casa dalla roccia. Dentro Anna e io infagottati nelle morbide ad ascoltare e a guardare il fuoco.
Al momento l'unica luce che c'era in casa.
 
Non potevo chiedere di meglio! Mi sentivo quel bambino piccolo che sono stato e si immaginava scenari dell'altro mondo per i suoi personali giochi di ruolo fatti di John Jack e Ken in mezzo a mostri e spari.
Quella non era più la casa dei nonni di Anna e non era nemmeno più sopra i colli. Poteva essere un castello delle montagne del nord  attaccato dai barbari e dalle loro bestie giganti e rabbiose o un vascello che solca l'oceano in una notte di tempesta.
Chi sarebbe riuscito a dormire?
Anna era ormai mezza andata soffocata dagli strati di tessuto. 
Io in pigiama e scalzo ammiravo il caminetto che scintillava nel buio ascoltando il suono del vento di là del muro inquieto e contento.

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