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Pregiudizi e bisogni

Una maglietta che trasuda tanti significati. Quando ho smesso di giocare a calcio mi ero detto che non sarei più tornato in palestra. 2 anni di palestra pre e post operazione al ginocchio mi erano più che bastati. Inoltre, non mi piace lo sport al chiuso né dover seguire le istruzioni di qualcuno. 

Corro e vado in bici, avevo detto. Ma tra una articolazione dolente, il meteo, gli amici da mettere d'accordo, la famiglia, un gomito che fa contatto col ginocchio e varie ed eventuali non ho mai fatto davvero quello che volevo e come volevo. E tutto è rimasto nelle intenzioni. Belle ma mai concretizzate davvero. 

Cosi quando arrivi a un certo punto, meno male ancora lontano dal limite perché il DNA è una catena che ti lega ineluttabilmente, e ti accorgi che da solo non ce la fai, scatta qualcosa. Perché avrò dato anche spazio alla mia pigrizia, ma resto sempre una persona che ha bisogno di fare attività, che quando sta ferma per troppo tempo diventa irrequieto. E così, lottando contro i miei pregiudizi, una sera ho provato qualcosa di nuovo che non avrei mai detto di poter affrontare. 

Forse non è il mio forte. Per il momento. Ma sufficiente per scoprire che ne avevo bisogno, che la fatica è quello che volevo. E allora va bene anche seguire le indicazioni di un'altra persona e dopo tutto non è tanto diverso da quando facevo gli allenamenti di calcio.



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Corsa inaspettata

Oggi sono tornato a correre. 10 km sotto l'ora. Una media al km migliorabile ma non male considerando che sono salito fino a Villa Valmarana ai Nani dalla ciclabile della Riviera Berica, che l'ultima volta che ho corso sarà stato settembre e per circa la metà della distanza di oggi e che continuo a dormire poco e il mio corpo è stanco (di mandarmi a quel paese!).

Dopo lo stretching dovuto ero sulla via di casa casa placido piuttosto stanco e con la testa già alla doccia quando poco dopo la chiesa di Longara incrocio altri due runner.
Più che dalla ragazza mora sono stato attirato da lui: un signore con i capelli bianchi riccioli. Lo guardo e penso: mi sembra lui! Senza occhiali stanco e col sudore che mi manda in confusione la vista non ne ero tanto sicuro.
Mi ha colpito un particolare: mi ha guardato le scarpe con una certa attenzione e poi ha confabulato con la ragazza.A quel punte le mie certezze sono salite. Poco dopo mi giro e vedo che anche loro si sono girati e sembrano guardarmi. " Vieni con noi? Andiamo su fino al bivio dove c'è la rotatoria e torniamo".

Tradotto per chi non conosce il posto: significa farsi la salita di Strada San Rocco fino in cima dove c'è la rotatoria (ebbene si, a Vicenza piazziamo rotatorie anche in cima i colli) dove a destra vai a Villabalzana e a sinistra invece vai in un bel posto dove però si spende tanto per non mangiare né bene né tanto.
Circa 4 km, 260 metri di dislivello e una pendenza di poco superiore al 5%.
Sarei stato anche a posto. Il cardiofrequenzimetro poi poco prima mi aveva informato di aver raggiunto il mio obiettivo della giornata. Però...
Non è ancora mezzogiorno e cosa vuoi che sia andare fino la. "Andiamo su piano" mi rassicura il signore.
Ma sì, dai, facciamocela 'sta corsa, quando mi ricapiterà di correre con Gelindo Bordin???

Già. Una di quelle poche volte che vado a correre quest'anno incontro un campione olimpico che mi invita a correre con lui. Mica una corsa col campione organizzata dal negozio di abbigliamento sportivo con altre 200 persone, ma una corsa uno fianco all'altro.
Prima di partire mi dice che è una cosa tranquilla, anche in rispetto della compagna di corsa.
Io lo avverto che sono così giù di forma che Adriano quando giocava nella Roma era in formissima in confronto.

La prima parte è andata anche bene e mi stavo sorprendendo! Parlavo anche con Bordin sulle mie scarpe (fatalità delle Diadora, per quello me le aveva guardate) sulle mie impressioni e sulla modifica che ho fatto per correre meglio e su quelle che stava testando lui per il 2019. Appunto, parlavo su ua strada in salita. Bravo mona! Ero così preso dal correre con lui che nemmeno ho pensato alla grandissima boiata che stavo facendo. Soprattutto dopo la corsa di prima e nelle mie condizioni fisiche.
Inevitabilmente sono scoppiato, per assurdo in un cambio di pendenza con strada più piana. A quel punto ho alternato corsa e camminata perché comunque volevo arrivare in cima! Ma mi hanno raggiunto prima loro che ormai stavano tornando indietro.
Quella strada infame: ogni volta me la ricordo più corta di quanto non lo sia! E alcuni tratti sale forte.
Poi per uno come me che non somma due ginocchia sane la discesa è ancora peggio della salita. Sì  insomma a un certo punto gli ho anche detto di non aspettarmi e fare il suo lavoro perché mi spiaceva disturbarlo però lui è stato molto comprensivo.
E' stato caso bellissimo, molto emozionante correre così con un campione come lui.

Per la cronaca, prima avevo fatto questi due percorsi:
Andata:


Ritorno:


Di solito quando vado a correre sto via un'ora poco più. Stamattina sono stato via più di due ore. Anna si era preoccupata anche perché quando vado a correre non mi porto via il telefono, mi da fastidio tenere in mano anche un paio di chiavi. Chiaro che quando sono arrivato a casa, mi ha aperto la porta con la sua espressione inceneritrice ma mi ha solo chiesto se mi ero perso. 
Quando le ho risposto che avevo prolungato la corsa con Gelindo Bordin non ha avuto parole per controbattere e ha capito tutto. Forse avrà anche visto le stelline che avevo agli occhi. 

E' mezzanotte passata. Le gambe non mi fanno male e a livello muscolare è una gran cosa. Ma le ginocchia non la pensano allo stesso modo. Dopo tanta inattività la ripresa è stata un po' sconvolgente (eufemismo). 
Ma vuoi mettere. Mamma, ho corso con Gelindo Bordin!!!
E se non è motivante questo non so cosa lo sia. Prossimo obiettivo, salire fino in cima San Rocco senza tornare indietro senza sputar l'anima a metà strada e dover tornare indietro a riprenderla sbucciandosi gomiti e ginocchia!
Che bello correre! E pensare che l'idea era quella di prendere la mountainbike! 

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Sindrome da Stravicenza

Non so se sia il periodo: il fisico si riprende dopo il freddo invernale meravigliato dai primi colori e dai profumi, dalle temperature più miti e ha voglia di muoversi essere coinvolto nel risveglio della natura e della vita.
Comunque sia, per me corrisponde al periodo degli infortuni. Quando giocavo a calcio e poi calcio a 5 se non era una caviglia che si girava era un ginocchio che si infiammava.
Fatalità mi capitava in un periodo di condizione fisica eccellente, come se fosse automatico avere un crollo verticale subito dopo aver raggiunto il picco.
Da quando ho smesso di calciare una palla, al chiuso o all'aperto che sia, la chiamo ​Sindrome da StraVicenza.
Sì lo so, mi piace abbinare alle situazioni una descrizione o un nome, come la teoria delle aspettative (detta anche dell'uovo di Pasqua). Un po' per prendermi meno sul serio un po' per cercare di sdrammatizzare e smorzare un giramento di coglioni che per me è puntuale come le tasse.
Ogni anno, la settimana di questa manifestazione ho qualcosa. Nonostante siano messi malissimo, ginocchia e caviglia non centrano: da qualche giorno la schiena, altro mio punto debole, ha iniziato a farmi male. Questa volta la zona lombare. Forse per colpa di una dimostrazione di forza a Tommaso sabato pomeriggio in bicicletta. Forse una posizione scorretta. 
Se poi considerate che nel frattempo faccio i lavori di casa o taglio e sego alberi e alzo rami da qualche chilo, la situazione non può migliorare molto.
Ma mi hanno detto che da piccolo mi ha morso una tarantola e devo avere ancora qualche residuo di tossina in corpo.
Giovedì, vado dal fisioterapista, purtroppo prima non ha posto.
Non so se domenica riuscirò a correre. Di solito, dopo periodi di inattività, la prima corsa va benissimo. 
Spero che domenica diluvi.

PS: non ho ricevuto alcun compenso per aver pubblicato questa immagine. Avrei voluto inserire la foto della mia schiena con il cerotto, ma ve la risparmio.

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Menisco

I primi due anni delle superiori ovvero a metà anni '90 Il Guerin Sportivo era ancora una rivista di calcio interessante e ben fatta sotto la direzione di Marino Bartoletti. Lo compravo quasi ogni settimana e i miei compagni di classe lo avevano ribattezzato Il da Rin Sportivo.
Ricordo che c'era una divertente rubrica di satira sportiva che si chiamava Menisco (una volta scrissero che un tal Francesco Guidolin sarebbe diventato allenatore della Juventus... A distanza di anni, mi sarebbe molto piaciuto!).

Nonostante abbia smesso con lo sport semi serio, menisco è un sostantivo tornato in auge dalle mie parti sottoforma di ultimo (in senso cronologico) dei miei problemi: da tre settimane infatti sentivo male al ginocchio destro e dopo una decina di giorni passati a ricoprirmelo con argilla, ho deciso di fare una risonanza magnetica.
Oggi pomeriggio ho letto l'esito della risonanza magnetica, andando in cerca di quello che avevo già capito cosa poteva essere (ormai le articolazioni non hanno più segreti, soprattutto le mie!) e trovandola alla quarta riga: 

"Rottura pluriraggiata radiale di grado 3del corpo e del corno posteriore del menisco mediale".

Il menisco è quello mediale cioè quello interno (il laterlae è andato il 14 dicembre 1997). 
La parte interessata è quella più tradizionale, la parte posteriore (corno) e poi quella centrale (corpo).
Rotto è rotto.
E mi pare anche per bene anche, quel "pluriraggiata radiale" mi ispira solo delle complicazioni.
Di "grado 3" in gergo medico significa che in una scala da 1 a 3 con 1 il grado inferiore la lesione è cazzuta.

Naturalmente ho già letto diverse cose su internet. 
Ci sono diverse filosofie: intervenire o no. 
Ci sono diversi tipi di intervento: togliere tutto, togliere solo la parte rotta, cucire la parte rotta o trapiantare un menisco rotto.
Oppure si può optare per una terapia conservativa con delle infiltrazioni di acido jaluronico, che è un elemento del tutto naturale prodotto dalle nostre articolazioni (ho avuto numerose esperienze lavorative e da ognuna ho imparato qualcosa. Questa in una azienda farmaceutica).
Ognuna di queste strade ha delle conseguenze diverse da valutare.

Il momento non è dei migliori, con i prossimi impegni famigliari che ci aspettano e con le vacanze per gli ortopedici ed i centri di riabilitazione ormai prossime.

Che fare? Poteva essere peggio ma tre madonne le ho dette lo stesso.
La seconda cosa che ho fatto è stata chiamare un fisioterapista ed inviargli l'esito. Domani lo risentirò.
Posso camminare, mi fa male ma è sopportabile. Correre e giocare a calcio è da escludere, ma penso di potermi permettere la bicicletta. Posso piegarmi e giocare con Tommaso che è la cosa più importante. Insomma, si vive anche con un menisco seriamente in pezzi.
Però adesso ho una malcelata impazienza di sapere quali sviluppi ci potranno essere.

Vorrei anche sapere come mi sono rotto. Perché com'è molto in voga dire in un certo ambiente: "Non sapevo di essermi rotto il menisco!". Nel senso che appena ti succedono cose del genere te ne rendi conto. Ed invece io no, mi sono rotto il menisco a mia insaputa! Ma guarda te!
E' successo tutto tre domeniche fa (*): la mattina sono andato a giocare a calcetto. Faceva un caldo bestia com'è normale che sia alle 11 di mattina del 26 giugno ma il ginocchio aveva retto alla gradissima (un po' meno il fiato). 
Il pomeriggio è stato apocalittico: alle 14 il gran premio di Olanda di MotoGP da Assen (no comment!) per la prima volta di domenica, poi a seguire due partite dei Campionati Europei di Calcio. Alle 15 Francia-Irlanda e alle 18 Germania-Slovacchia. 
All'inizio del secondo tempo di Francia-Irlanda sono andato in giardino per sfoltire due cespugli (ho portato fuori il pc al massimo volume per non perdere un attimo dei miei amici leprecauni). Il primo dolore l'ho sentito appena sono partito con la carriola per gettare le ramaglie. Ma il giardino è in pendenza moderata e la carriola pesava. Inoltre per tagliere i rami mi sono spesso inchinato rimanendo per diverso tempo in quella posizione e da mancino facevo perno sulla gamba destra. In più il ginocchio destro ha già un crociato anteriore rifatto. Pensavo dipendesse da queste cose.
Non ho mai avvertito il momento nel quale mi sono rotto. E' stata una fatica cane. Per due cespugli enormi. Ma ho lavorato fino alla fine.
I problemi sono arrivati a fine giornata. Quando sono andato a letto e la mattina dopo sentivo un male cane. Speravo fosse un sovraccarico, uno sforzo eccessivo.
Anche lo stesso fisioterapista qualche giorno dopo mi ha detto la stessa cosa. Non sono mai stato gonfio e grazie agli impacchi di argilla mi sembrava di stare meglio.
Ma quel dolore, anche solo toccando la parte interna del ginocchio, mi diceva che il menisco non stava poi così tanto bene. 
Mi spiace averlo rotto. Come tutte le cose fragili e trattate con una certa indelicatezza  alla fine si rompono.

Mi hanno già detto che sono vecchio e di smettere di giocare a calcio.
A parte il fatto che i miei capelli sono ancora tutti belli pel di carota, queste cose servono a rialzarsi e tornare come prima. Ci vorra pazienza, certo. 
Si dice anche più forte di prima ma non ne sono sicuro, lo prendo come un incoraggiamento. A calcio e calcetto rimarrò sempre quello che sono sempre stato credo. Anche lo stesso pedalatore e corridore.
L'unica differenza è che ci troverò ancora più gusto. 

NEVER GIVE UP!


(*) Che poi, alla fine, è stata una domenica sportiva drammatica: Dovizioso si è ritirato, Rossi è caduto. L'Irlanda ha perso contro la Francia (più fresca avendo avuto 3 giorni di riposo in più) e la Germania  ha demolito la Slovacchia. Il mio menisco è stato la ciliegina sulla torta!

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Come nuovo, come sempre

Ieri sera volevo provare. Il fisioterapista mi aveva messo a posto con le sue manipolazioni (fisiche, non mentali). Cosa avevo? Ah, solo l'asse della tibia spostato!
Per quello sentivo da due settimane un fastidioso dolore ai lati del ginocchio e nella parte posteriore inferiore attaccata al polpaccio (o, più tecnicamente, al gastrocnemio, meglio conosciuto anche come gemello). Proprio lo stesso ginocchio che nel lontano 1998 era stato operato per la ricostruzione del crociato anteriore e la rimozione del menisco esterno, per un lavoretto completo.
Chiaro che ero preoccupato, anche dopo un attenta autoanalisi (il ginocchio non si era mai gonfiato e, premendoli, i menischi non mi facevano male. Analisi che ha fatto anche il fisioterapista, tanto per dire quante ne so in materia!) ho escluso complicazioni meccaniche.
Dopo due settimane ne avevo le palle piene di non fare una Madonna e visto che ero a posto sono andato al campo.
Mercoledì non mi sentivo ancora pronto (con l'esperienza impari anche a gestirti fisicamente...) e non avevo voglia di aspettare stasera (ma la voglia non manca mai).
Così, ieri sera tornato da Milano in ritardo sono arrivato al campo che gli juniores avevano iniziato da più di mezz'ora il loro allenamento così mi sono messo a correre per i fatti miei.
10' di corsa attorno al campo, qualche esercizio di mobilitazione per le braccia e per le gambe, qualche andatura e stretching. Poi altri dieci minuti aumentando il ritmo sul lato lungo e recuperando su quello corto. Stretching. Poi balzi per verificare la reazione. Non contento, mi auto infliggo due serie di ripetute sui 50mt. Chiedo al mister, lui mi dice "3 serie di 6 scatti da fare in 8" con recupero di 22" tra ogni ripetuta".
Bene, cosa faccio io? Mi incasino coi numeri facendo 8x8, cioè 8 scatti anziché 6 mantenendo gli 8" e i 22" di recupero. Alla fine della seconda serie con la lingua penzoloni, mi sono abbonato la terza, avanzando sul totale solo due ripetute.
Alla fine com'è andata? Bene, perché ho corso e non ho sentito male. 
Però le gambe dopo, a letto e anche ora, mi fanno un male becco e sono pesanti come travi di cemento armato!
A 32 anni i tempi di recupero sono nettamente più lunghi.
L'importante, è avere sempre la voglia di rialzarsi e rimettersi a correre!

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C'era una volta...

...in un quartiere popoloso di una piccola cittadina, un pezzo di terra. Un campo, a vederlo dall'alto. Non sapresti indovinarne la coltivazione. Subito si direbbe di patate se non fosse che il campo di patate qualche germoglio verde in superficie ce l'ha mentre questo no. Era del tutto spellato. Glabro!
Sembrava una di quelle tante toppe che si vedono dai finestrini degli aerei: una toppa verde, una gialla, una un po' rossiccia. Ed ecco spuntarne una marroncina chiara talvolta marrone carico dipende se aveva piovuto. Solo che questa toppa era messa in un posto insolito: non tra mille altre toppe ma in mezzo a questo quartiere imbottito di metri cubi di cemento.
Quello non era un campo destinato alla coltivazione di verdure ma alla coltivazione di talenti, perché era un campo da calcio!
Come potesse essere possibile basta chiederlo a quei calciatori, più di duecento tra bambini e adulti che ci giocano sopra, a quelle migliaia che si sono allenati e hanno giocato in quel campo una partita in condizioni estreme: passando da un terreno secco e duro come l'asfalto di Falluja ad uno morbido e fangoso come una palude dopo un po' di pioggia!
Adesso quel campo non esiste più, la toppa marrone è stata tolta e sostituita con un altra bella verde di un verde intenso degno di un campo da calcio.
Ebbene sì, in quel campo glabro è spuntata l'erba! E che erba! Verde fitta morbida e finta! Finta? Sì, finta, falsa, fasulla. Sintetica per la precisione!
Penso che da quando è stato creato, questo campo non abbia mai visto un ciuffo d'erba forse al massimo qualche sporadica apparizione in periodo di scarso utilizzo ma niente di più.
Adesso che la tecnologia avanza, dopo aver messo i capelli in testa alle persone, mette l'erba perenne nei campi da calcio!
Se ne parlava da alcuni anni come l'unica opportunità per questo terreno, visti i diversi vani tentativi di far crescere un filo d'erba. I lavori erano stati annunciati dall'assessore allo sport a metà estate e mi ricordo come l'idea di vedere il verde dove il marrone ha regnato indiscusso mi è passata attraverso la schiena in un brivido di sorpresa ed eccitazione.
Abbiamo iniziato gli allenamenti da due settimane e francamente devo dire che è cambiata la vita! Se prima ci si allenava in condizioni disperate, in mezzo le buche o nel fango fino alle caviglie dove prima di pensare al passaggio da fare dovevi stare attento a dove mettevi il piede e a come stoppare il pallone, ora giochiamo su un tappeto morbido pensando solo a correre perché, se non hai proprio i piedi a mattonella, il pallone viaggia che è una meraviglia. Le mie articolazioni e la schiena sono commosse: ho perfino tolto la fasciatura alla caviglia!
Alcuni dolori che sentivo al ginocchio sono spariti portando con se anche le loro conseguenze sui muscoli delle gambe.
A proposito di questo... il terreno è molto morbido e si fatica di più a correre e dopo un po' la senti sulle gambe. Questo significa che allenandosi si riesce a fare un lavoro aerobico (p.e.: resistenza, corsa... fiato!) ed anaerobico (forza muscolare) allo stesso tempo! Pensa che fortuna eh!?
Credi di giocare in un impianto serio e professionale! Le portine che usiamo per le partitelle in campo ridotto per i 5vs5 sono più belle e sono più stimolanti da infilarci dentro la palla!
Non vorrei esagerare ma mi sembra di essere anche un po' più bravo (non esageriamo...). Ma penso sia uno dei meriti del nuovo terreno. I piedi infatti sono rimasti quelli!
Ci stiamo ancora prendendo le misure perché i rimbalzi verticali sono molto attutiti mentre la palla tende a schizzare via se lanci in orizzontale, però
adesso nel campo da calcio si può davvero giocare a pallone!
La mia squadra fisicamente è scarsetta ma quanto a tecnica da sicuramente la paga agli avversari e possiamo finalmente divertirci giocando come ci hanno insegnato e come sappiamo fare noi!

L'erba sarà finta ma non ha niente da invidiare a quella vera anzi! E' l'ultima generazione di erba sintetica: significa che è morbida tanto quanto quella vera; ha un effetto memoria quindi quando si calpesta ritorna dritta; l'invaso (il riempimento) è costituito da noce di cocco e sughero tritati insieme (è da questa estate che l'ho saputo che sto cercando di quantificare la produzione di noci di cocco!) quindi è del tutto naturale atossico e anti-abrasione (alla faccia di alcuni terreni sintetici dove rischi di scuoiarti se cadi).
Forse manca una cosa per i più romantici, cosa che a dire il vero ho subito avvertito: manca il profumo dell'erba! Il profumo del calcio!
Il profumo dell'erba appena tagliata d'estate o il profumo della segatura messa a coprire le pozzanghere davanti le porte che ti ricordano che il terreno è pesante fangoso e non puoi concederti leziosità.
Ma tralasciando questo particolare, adesso possiamo goderci un campo da calcio.
Che fa felici proprio tutti, lavatrici comprese!
Di chi è l'opera? Pubblicità non ne faccio. Posso solo dire che l'azienda costruttrice LI MONTA bene questi tipi di terreni, tanto da essere leader internazionale in questo campo del succedaneo e del fittizio!

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Un grande prato verde

Vi risparmio la carrellata sulla mia carriera calcistica che tanto è una palla noiosa.
E non voglio nemmeno parlare di me ma del campo dove gioco e mi alleno insieme ad altri 200 atleti più o meno giovani della mia società.
Infatti questo terreno è famoso in tutta la provincia per essere una macchia marrone in mezzo al più popolato quartiere della città.
100x50 metri di pura terra, a vederlo sembra un vero e proprio campo ma adatto a tutt'altro utilizzo.
Ma non è buono nemmeno per la coltivazione visto che il terreno non assorbe l'acqua piovana che rimane in superficie e allaga il campo rendendolo impraticabile (anche se ho freschi ricordi di partite portate a termine nonostante il fango alle caviglie)!
L'erba non cresce se non ai bordi, al di la delle linee bianche. Durante l'estate viene seminato e seguito con passione dal bell'Antonio ma nonostante i suoi sforzi quel poco verde che chiazza il campo non è altro che qualche radice che falsa ancora di più il rimbalzo del pallone.
Durante l'anno nelle sere di allenamento assume un aspetto lunare come testimonia l'immagine qui sotto (è un primo piano delle impronte dei tacchetti delle nostre scarpe sul terreno).
Nelle domeniche di fine stagione dà l'impressione di una spiaggia che ti invoglia a calzare infradito e di stare a piedi nudi al posto di calzettoni e scarpette. Ci mancherebbe solo un laghetto e qualche coperta per un picnic.!
Figurarsi come si gioca in queste condizioni con il pallone al livello del suolo senza quei centimetri di erba giusti che te lo alzano per calciarlo meglio.
Io non ho proprio i piedi buoni (ma che si pretende da un terzino oltre a una capacità polmonare di 7 litri e mezzo?) e immaginate che bei problemi ho avuto, eppure ho giocato insieme e contro dei fenomeni che riuscivano lo stesso a farti vedere certi lampeggianti da applausi malgrado il campo!
Ma il difetto peggiore di un terreno in queste condizioni sono le conseguenze a caviglie e ginocchia (o alla schiena quando in preparazione fai 2.000 saltelli sopra gli ostacoli bassi! Il giorno dopo sei rigido come una tavola!).
Io ne so qualcosa, quel campo ha mietuto diverse vittime.
Ora però le cose stanno cambiando: infatti il Comune è riuscito a trovare le palanche e in una botta sola darà sollievo alle nostre articolazioni, alle mamme/mogli/fidanzate che non dovranno più lavare pantaloni infangati, ai papà che non dovranno più comprare 4 paia di scarpe a stagione. Infatti sta arrivando l'erba.... non sarà vera ma è quanto di meglio possa offrire l'industria del fittizio e del succedaneo.
Oggi sono andato a vederla. Non ne ho mai vista così tanta in quel campo. Ecco una anticipazione: L'immagine è volutamente sfuocata. Lascio l'effetto attesa. Maledetta la pioggia che rallenta i lavori.
Noi calciatori siamo in fermento!

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