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Buon 1° maggio

Buon 1° maggio a tutti i Giuseppe.


Buon 1° maggio a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici che oggi si possono godere di un giorno di riposo, meritato o meno che sia.


Buon 1° maggio a chi oggi invece lavora per prestare il suo servizio, che sia per garantire la sicurezza e la salute delle altre persone o perché per loro oggi è un giorno come un altro. Agli autisti dei mezzi pubblici, alle forze dell'ordine, a medici e infermieri, a chi non chiude il negozio, agli addetti alla raccolta rifiuti che questa mattina si sono alzati lo stesso perché è un giorno qualsiasi.


Buon 1° maggio ai sindacati che dopo essere stati costretti alla tortura del loro discorso in stile anni '70 del secolo scorso o del presenzialismo in qualche posto noto solo per qualche triste fatto, sono tornati da dov'erano venuti. Buona festa del lavoro a voi che uscite dal vostro guscio quando ormai è troppo tardi e non per evitarlo, questo troppo tardi e mai per rispondere alle vostre responsabilità. 


Buona festa del 1° maggio ai politici che regalano briciole come se fossero le loro costole mantenendo i propri privilegi. Buona festa del lavoro a voi che non avete mai saputo cosa significhi davvero cercare, tenere e avere un lavoro per pagarvi lo stipendio e con quel che resta mantenersi.


Buon 1° maggio a chi si sbatte dalla mattina alla sera, qualcuno sette giorni su sette, per permettere a chi lo paga di comprarsi l'ultimo modello di telefono e di auto da intestare all'azienda.


Buon 1° maggio alle donne che devono decidere tra lavoro o maternità perché vivono in un Paese fermo, dove una possibilità esclude ancora l'altra, rendendole inconciliabili. 


Buon 1° maggio a chi ha studiato per un lavoro, non lo ha trovato (se lo ha cercato) ma ha la fortuna di farsi mantenere lavorando nell'azienda del papà. 

 

Buon 1° maggio a chi scrive annunci di lavoro mescolando quattro ruoli in un solo annuncio.

 

Buon 1° maggio a chi è troppo vecchio, a chi non ha esperienza ma solo tanta voglia di mettersi in gioco, umiltà di imparare, necessità di far quadrare i conti. 


Buon 1° maggio a chi preferisce resistere e lamentarsi invece di cambiare.


Buon 1° maggio a chi li vuole giovani e a chi fa tutto da solo per risparmiare, scoprendo dopo che il tempo per sistemare le cose costa di più.


Buon 1° maggio a chi ha mandato tutto a puttane, inventando la precarietà con contratti a termine e portando il lavoro all'estero facendo sparire competenze e tradizioni invece di custodirle come quel patrimonio inestimabile che erano, in favore del profitto facile ma impoverendo un popolo intero.

Immagine generata da IA

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100 anni di radio

La radio in Italia compie 100 anni! Il 6 ottobre 1924 venne trasmesso il primo annuncio in radio, con la voce di Ines Viviani Donarelli.
100 anni di storie, di vicende di cronaca, attualità, sport, musica, guerre, fatti storici.

Non so voi,
io adoro la radio. Molto di più della televisione, di internet. Non ascolto molte stazioni radio. I giornali radio e le partite di calcio su Radio1, DeeJay Chiama Italia ogni mattina perché sa come tenere compagnia e allo stesso tempo affrontare argomenti delicati, ogni tanto qualche notizia di economia su Radio24, le partite del Lane a volte sulle radio locali anche se non mi piacciono chi le racconta.

La musica che mi piace su
Radio Capital, Virgin, Marilù, perché solo queste fanno sentire buona musica anche se purtroppo resta sempre quella di 30 (mioddio!) anni fa, perché nel rock attuale si fa fatica a trovare qualcosa di nuovo e buono (mioddio #2!).

Ho delle immagini precise di ogni epoca che ho vissuto della radio. 

Quando ero piccolo, a scuola il sabato mattina da una radio locale ascoltavamo la classifica delle scuole elementari che avevano consegnato più carta. Ci trovavamo tutti in atrio e non appena sentivamo il nome di quella nostra saltavamo per esultare perché eravamo sempre tra le prime.

Poi, le
radioline alle orecchie degli uomini la domenica pomeriggio, mentre passeggiavano in compagnia delle mogli (loro un po' meno in compagnia) o appoggiata sul tavolo, sia a casa o al ristorante.

La radiolina la domenica non mancava mai, sintonizzata su Tutto il Calcio Minuto per Minuto con le voci leggendarie di Sandro Ciotti, Enrico Ameri, 
Massimo De Luca, Rino Icardi, Luigi Coppola, Alfredo Provenzali, Filippo Corsini, Giulio Delfino, Ezio Luzzi, Paolo Zauli, Riccardo Cucchi, Emanuele Dotto, Livio Forma, Tonino Raffa, Bruno Gentili, Nico Forletta che si alternavano tra un campo e l'altro.

Mio nonno Sandro era capace di ascoltare la cronaca delle partite di calcio alla radio e contemporaneamente vedere le gare di F1 in televisione, o la partita di tenni seduto sulla sua sedia in sala.

La radio mi ricorda le notti in camera
con mia sorella Cristina durante le vacanze, al mare o in montagna, dormendo nella stessa stanza. Ascoltavamo una radio veneta dove gli ascoltatori chiamavano raccontando in piena libertà senza alcuna vergogna i fatti propri. Che risate!

La prima volta che ho ascoltato la radio da solo è stato durante un camp estivo di calcio, nel collegio di Paderno del Grappa. Avevo 13 anni e mi ero portato una piccola radiolina rossa con le cuffie. Lì ho conosciuto un programma divertente dalle 22 a mezzanotte su
RTL 102.5, l'unica radio con la frequenza fissa in tutta Italia.

Quella stessa radiolina che poi mi ha fatto compagnia molte altre volte, in autobus andando a scuola o tornando da una gita a Venezia ascoltando la vittoria agli Europei di Calci della nazionale Under 21, che in quegli anni era la più forte di tutte.

Sempre alla radio ho seguito gli
attentati a Firenze, Roma a Milano del 1993.

Andavo alle superiori vicino alla sede di una radio locale,
Radio Star. Un giorno di sciopero con alcuni compagni di classe ci siamo andati in visita. Registravo le canzoni che mi piacevano nelle cassette, credo di essere arrivato ad averne oltre una dozzina.

Lo ammetto, alla radio ho ascoltato un paio di edizioni del
Festival di San Remo. La ascoltavo di nascosto anche a scuola, sempre quella radiolina rossa, difficile resistere a DJ Chiama Italia.

A metà anni novanta sempre su Radio DeeJay c'era una bellissima trasmissione,
Lunedìretta, con Paoletta e Marco Santin della Gialappa's Band. Nel periodo primaverile avevano iniziato i raduni in giro per le città e nell'ultimo anno alcune riuscivano a raccogliere centinaia di persone. E poi c'era Cordialmente con Linus e gli Elio e le Storie Tese. Quante risate.

Quando giocavo a calcio, la radio mi ha accompagnato anche nelle mie
domeniche calcistiche, quelle passate ahimè in panchina. A volte di nascosto dall'allenatore che voleva ci concentratissimi sulla nostra partita, quando nemmeno quelli che ascoltavamo noi alla radio lo erano, perché a loro volta ascoltavano le partite degli avversari alla radio! E poi tornando a casa ascoltavamo le interviste post partita.

Durante il viaggio di nozze negli Stati Uniti, guidando tra S. Francisco e Phoenix, abbiamo scoperto la
radio satellitare, con canali dedicati a un genere musicale o addirittura a un artista o un gruppo. Grandioso! 

Se rivedo tutto il mio rapporto con la radio, oltre alla curiosità e alla fame di sapere, trovo un aspetto che nel corso del tempo non è mai cambiato, oltre a quello di informare: quello di
tenere compagnia.

La televisione non si può spostare. Ci devi stare davanti oppure la vedi o la ascolti in cucina mentre sei impegnato/a a preparare da mangiare o stirare. Come mi ricordo faceva, e fa, mia mamma.

Invece la radio è un elettrodomestico anche a pile e
si può portare dove si vuole, dove ci si trova. Si ascolta ovunque e a me fa sentire meno solo, la sua voce riempie una stanza e mi distrae dai miei pensieri.

Mi fa compagnia in macchina, andando e tornando a casa da lavoro. Mentre cucino, lavo piatti, faccio i lavori di casa, sono disteso sull'amaca, una volta anche tagliando l'erba.

Ascoltare la radio mi rilassa
. Anche i programmi di approfondimento su Radio1, Radio Anch'io con Giorgio Zanchini la mattina e Zapping con Giancarlo Loquenzi di notte, preparando la macedonia. 

La maggior parte delle radio trasmette sempre la solita musica di merda poi
a me piace ascoltare le voci, capaci di raccontarti cosa succede senza le esagerazioni televisive. Avete mai ascoltato la radiocronaca di una partita di calcio di Francesco Rapice?

Sempre su Radio1 ci sono delle trasmissioni tra musica e storia davvero coinvolgenti. 

Al contrario della tv,
la radio è immaginazione. Non vedi ma senti, in modi diversi, cosa succede e quello che ti raccontano te lo devi immaginare.

La radio non cambia mai, a differenza delle televisione. Può cambiare la tecnologia: da un elettrodomestico a corrente o a pile trasportabile, adesso si ascolta con i telefoni, con i computer e
fa concorrenza alla televisione nel suo stesso campo, attraverso lo schermo e i canali radio tv.

100 anni di trasmissioni radio. In tutto questo tempo ne sono successe e cambiate di cose. La costante è sempre stata la radio.
W la radio.


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Euro204 finora

Ieri sera è finita la fase a gironi di Euro 2024. Qualche risultato può aver sorpreso, ma se si pensa bene da dove arriva questa competizione, non più di tanto. Perché questo infatti è il primo Campionato Europeo con 14 calciatori provenienti dalla Saudi Pro League.

Secondo The Guardian, la Saudi Pro League è il sesto campionato con più rappresentati in Germania. Se non sei Cristiano Ronaldo che cura la sua preparazione fisica in modo maniacale o N'Golo Kanté che è stato dotato da madre natura di un fisico inesauribile (ha 33 anni il ragazzo ma non si stanca mai di correre e ha piedi buoni) arrivi a fine stagione sgonfio.
Vallo a chiedere alla Serbia: Aleksandar Mitrovic e Sergej Milinkovic-Savic in forma hanno solo il conto in banca, come il croato Marcelo Brozovic, lo scozzese Jack Hendry e il belga Yannick Carrasco solo per citare quelli più attesi e i più deludenti.

Non ho visto qualità fino ad ora. Tanta corsa ma tanta imprecisione che da professionisti non riesco ad accettare. Sbagliare è umano ma dovrebbero essere i migliori calciatori di ogni nazione, però sbagliano gol clamorosi e passaggi banali. 

Mi sto stancando di vedere giocatori per terra a ogni contatto. Possibile che gli arbitri ci caschino fischiando sempre fallo? Il calcio è un gioco fisico, di contatto. La cosa ridicola è che vanno anche a vedere al VAR la situazione. Cadere in avanti se ti tirano la maglietta da dietro è contro la fisica!
Però ho visto alcune situazioni che in Serie A sarebbero state molto discusse, mentre in questi Europei non sono state nemmeno prese in considerazione. Giustamente.

Luka Modric va per i 39 mentre Cristiano Ronaldo li ha già fatti. Hanno vinto tutto quello che potevano. Potrebbero guardarsi l'Europeo dal divano coi figli, dicendogli: "Ehi, a quello ho fatto tunnel!". Invece hanno ancora la fame per trascinare le proprie nazionali. Con una bacheca quasi come quella di Monica De Gennaro, hanno più fame di un loro compagno che al massimo avrà vinto un campionato nazionale, ai video giochi. Un esempio per tutti.


Nell'ordine: Jude Bellingham, Erling Haaland, Kylian Mbappé, Phil Foden, Bukayo Saka, Florian Wirtz, Jamal Musiala, Federico Valverde, Declan Rice, Rodri, Rodrygo, Martin Ødegaard, Eduardo Camavinga, Aurélien Tchouaméni e Harry Kane.
Secondo Transfermarkt.it, sono i giocatori europei con una valutazione fino a 100 milioni di euro. I primi tre arrivano a 180. Nessuno di loro finora mi ha dato l'impressione di valerli tutti. Forse solo Rodri, per qualità tecniche e tattiche.
La Norvegia, con Haaland e Ødegaard, non si è qualificata agli europei. Forse questi valori sono da rivedere.
Ah, di centravanti puri tra questi ce ne sono due. Gli altri sono fantasisti/trequartisti o centrocampisti o ali. Sul centravanti, leggi sotto.

Il portiere in quanto tale deve solo parare altrimenti si chiamerebbe volante o uscente. Infatti non esce più né sulle palle alte, nemmeno sfruttando il metro di braccia a disposizione per arrivare dove nessun altro può arrivare, né su quelle che passano nell'area piccola. Più di qualcuno ancora non ci è arrivato. Io non riesco a farci l'abitudine.

Il calcio è più totale adesso che negli anni '70 del secolo scorso. Le ripartenze dal basso, da dentro la propria area di rigori, ad ogni costo, anche se non hai il portiere e i difensori con i piedi adatti a iniziare così l'azione. Anche se gli avversari ti aspettano al limite dell'area. La partita così diventa emozionante ma sconsigliata per i cardiopatici e chi ha problemi a gestire la rabbia.

L'azione oggi parte a 90 metri dalla porta avversaria e i lanci lunghi sono il male. Bisogna far circolare la palla, evoluzione del tiki-taka blaugrana. Possibilmente a una certa velocità altrimenti si rischia di essere prevedibili. Ma qui torniamo a quanto detto prima: un calcio veloce ma poco tecnico. Possibile? No e nemmeno bello. Ma se per questo viene fuori una partita con 5 gol, qualcuno può dire di aver visto una bella partita divertente. Sotto questo punto di vista, (forse) sì. Ma io voglio vedere calcio, cose giuste in campo, non orrori calcistici. Il divertimento per me è un'altra cosa. Una partita giocata bene, per esempio!

E non è nemmeno detto che tenere e far girare palla sia sinonimo di vittoria: la Spagna ha vinto 3-0 perché si è trovata di fronte una Croazia scarsa. Contro di noi non ha segnato, ha vinto grazie a un autogol perché Donnarumma aveva la maglia dell'Italia e non del PSG e perché hanno sbagliato qualche gol clamoroso.

In un calcio di questo tipo, Füllkrug è l'ultimo baluardo dei centravanti puri. Quando le cose non vanno come dovrebbero e hai l'acqua alla gola (leggi: ti tocca l'Italia agli ottavi), il CT toglie uno dei tre fantasisti (v. sopra) e un mediano per inserire il centravanti e il terzino, ognuno con un obiettivo preciso: il primo incorna il cross del secondo. 

Quando il gioco dal basso diventa autolesionistico, quando non hai un metro in avanti, il buon vecchio calcio va sempre bene.

Il calcio però si gioca! L'Italia ha sofferto per i suoi limiti, tecnici, tattici e caratteriali. In 270 minuti più recuperi non ho visto uno scambio tra giocatori per creare superiorità numerica né un uno-contro-uno.
270 di nulla. Solo fastidio. E all'improvviso il più improbabile di tutti, quello con più attributi di tutti, in ogni senso, fa quello che si deve fare: avanza palla al piede, testaalta e pettoinfuori. Chiede l'1-2 col compagno che gliela restituisce, male. Per fortuna i croati sono in ipossia e può andare avanti. Gli avversari si accentrano verso di lui lasciando liberi i lati, dove vede Zaccagni e dopo 98' gliela passa, perfettamente. Una palla con scritto ”Infilami" che il nr 20 non si fa pregare di metterla oltre il confine dove palo e traversa si baciano.
Il calcio è semplice. Ma è difficile renderlo semplice perché ci vuole attenzione, dedizione, precisione, voglia, volontà, coraggio e piedi buoni. La nostra Nazionale queste cose non ce le ha fatte vedere. Calafiori non ha fatto niente di eccezionale ma solo quello che si deve fare. Giocare con i compagni, cercare e aggredire la profondità, stare calmi e sapere cosa fare. In 3 partite, non ho visto uno scambio dai-e-vai in fascia fino 98° di questa partita.
Lo ha fatto Calafiori in una zona di solito difficile. Spero cambi questo aspetto per sabato. Mi stupisco come giocatori professionisti non siano in grado di capirlo.
Se ti muovi dx-sx non vai avanti. Pare una cazzata vero? Ma ci vuole anche velocità altrimenti gli avversari ti mordono. Non se se cambieranno atteggiamento sabato contro la Svizzera. Chi lo sa?! Se lo faranno abbiamo delle possibilità. Se trovi coraggio, trovi anche la qualità.


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Euro2024: prosegue l'agonia

Credevo di dedicare questo post all'eliminazione dell'Italia dagli Europei 2024. Ma un po' di speranza ce l'avevo perché questa Croazia è stata di un livello inferiore rispetto a quella dei mondiali. Con degli anni in più e con dei giocatori chiave reduci da un campionato arabo che assomiglia di più a un torneo tra scapoli e ammogliati, solo che miliardari.

Fino al minuto 97 e 19", c'era solo un sottile filo di speranza che ci legava a un possibile passaggio del turno come una delle 
quattro migliori terze (non è complicato se lo leggete piano). Ma, onestamente, per quanto visto fino a quel momento, la mia speranza era quella di tornare a casa.

E invece niente, ci siamo condannati a proseguire l'agonia.

Per fortuna che quel frigorifero due ante con dispenser ghiaccio che risponde al nome e cognome di Niclas Füllkrug (mi ero invaghito di lui ai mondiali 2022) ci ha evitato un iniquo e impietoso ottavo.

Ci fosse una giustizia divina calcistica, Italia e Croazia meriterebbero di tornare a casa entrambe ma il regolamento dice che passano le prime due di ogni girone.

Spalletti è un mostro nel tergiversare, nella pretattica. Ha menato la stampa per l'aia facendole credere per cinque giorni di giocare con lo schema 4141 (sembra un numero telefonico) e invece il cittì sorprende tutti, ascoltando il parere popolare affidandosi allo schema-Inter: 3-5-2 con Raspadori e Retegui al posto dei deludenti Chiesa e Scamacca.

Penso una cosa: se il gioco latita (eufemismo), se in mezzo al campo non abbiamo un regista che pensi veloce, capace di mettere la palla  
dovecomequando è giusto (non chiedo Pirlo che giocava, letteralmente, a occhi chiusi!), è difficile che all'attacco arrivi una palla! Se dietro l'attaccante non ci sono giocatori capaci di fargli arrivare la palla e lui è pure costretto a tornare a centrocampo, abbassando ancora il baricentro della squadra, che colpa ne ha?

E infatti anche stasera è toccato a Raspadori tornare nella nostra trequarti campo per venirsela a prendere. Che poi, nel buco lasciato da Giacomo, non si poteva inserire un centrocampista per aggredire la profondità?

No. Perché i nostri azzurri sono l'anticoncezionale, il bromuro del calcio.

Inconcreti. Lenti. Approssimativi. Zero scambi 1-2 sulla fascia e men che meno provano un 1vs1. Non cercano la profondità. Figurati trovarla! Meno male hanno di fronte la Croazia che giocherebbe per vincere e manco ci prova.

Poi succede la sfiga: l'unica cosa che può cambiare l'equilibrio. Anzi, le uniche due, quasi in sequenza: la prima è il rigore. Per la Croazia. Tocco di mano di Frattesi. I difensori azzurri sono gli unici a non legarsi le mani come dei salami. Forse nell'Inter sono stati abituati troppo bene nello scorso campionato. Per fortuna che Donnarumma quando gioca per la sua Nazionale si trasforma e immagino che coglioni girati abbiano a Parigi. Nemmeno un minuto dopo, la seconda: dormita difensiva e gol di Modric 
che ripara il rigore sbagliato. Sono quasi contento per lui.

Allora è del tutto inutile avere un portiere che para anche le Madonne se davanti si dorme! Ma se le difese fossero perfette, le partite finirebbero tutte 0-0, come diceva il buon vecchio Beggio, un mio ex allenatore.

La partita prosegue. Resta una mezz'ora per reagire, per passare il turno. Per
"far vedere chi siamo veramente", come ha detto Buffon. Ma non ci sono idee. Non sanno cosa fare del pallone. Sembrano passarselo come i bambini quando giocano a bomba!

Più girano le lancette, e non solo, e più penso sia meglio non andare agli ottavi nemmeno tra le quattro migliori terze (v.s.). Non ce lo meritiamo e, soprattutto, siamo troppo scarsi e rischieremmo una brutta figura epica.

Guardo il cronometro: ma abbiamo fatto 1 tiro in porta in 68 minuti?
Diventa difficile segnare se non tiri, se tieni la palla a 30 metri dalla porta.

Caressa dice che siamo alle preghiere. Magari. 
Dio porta pazienza se ti fischiano le orecchie. Anche la Madonna, Gesù e tutti i santi in paradiso perché siamo alla Madonne più cattive che un veneto possa esprimere!
Bergomi invece chiede personalità. Ma quale personalità, zio!? Non hanno il coraggio di fare un lancio, ad allargare il gioco. Preferiscono passarla a Donnarumma!
Cosa se ne fanno di Retegui e Scamacca se non gli arriva un cross decente?

Manca sempre meno. Mammaaa! Voglio andare a casaaaa!!!

Mentre il ministro della cultura Sangiuliano si chiederà perché Spalletti non ha messo dentro Cruijff invece di Fagioli, i
o invece mi chiedo il motivo di perseverare con Di Lorenzo e Jorginho e di tenere El Shaarawy in panchina.

E proprio quando penso che questi qui non segnerebbero nemmeno se si  giocasse per 180', succede quello che non ti aspetti: un tiro in porta!
Non di quelli da fuori area in posizione centrale, ma in stile Del Piero 2006. Difficilissimo uguale! Una botta sul sette. Una botta di culo!

Tirare in porta! Ma quanto ci voleva? Era così tanto difficile porca di quella puttana?! Le basi: porta-pallone-tiro. Lo impari al parco. All'oratorio. È l'istinto. La legge della strada Gesùcristo santissimobenedetto!
Zaccagni? Zaccagni! Ma da dove viene?

È
 finita. Lacrime degli azzurri stesi per terra. Forse perché avrebbero preferito farsi un altro tatuaggio e andare a Tenerife, invece sono costretti a rimanere almeno un'altra settimana in Germania. Prossima gita a Berlino. Spiace ma tocca la Svizzera, sabato all'ora dell'ape.

Se è quella che ha pareggiato all'ultimo istante contro la Germania, siamo fottuti. Meglio se è quella che ha fatto 1-1 con la Scozia.
Contro la Svizzera non ci sarà il migliore in campo fino ad ora, Calafiori. Un difensore. Uno che non ha mai giocato nemmeno le coppe europee, alla prima esperienza in Nazionale.

Ci siamo risparmiati l'umiliazione della Germania, ma essere eliminati dalla Svizzera non sarà diverso, a meno di improbabili stravolgimenti metafisici.
Potrebbe finire ai rigori. E con Sommer e Donnarumma che se la cavano benino dai tiri dagli 11 metri, potrebbero andare a oltranza infinita.

Fino al minuto 97 e 19" me l'ero messa via. Euro 2024 finisce qui. Meglio così, non sono degni. Ma la Croazia ha fatto niente per vincere né per difendere il vantaggio. Mi spiace per Modric. A 39 anni e con una bacheca invidiabile, ha dimostrato di avere tanta più fame di uno di 25 con
zero tituli. Avrebbe voluto lasciare la sua Nazionale in un altro modo e lo avremmo voluto tutti.

Penso a Gasperini, allenatore che fa giocare l'Atalanta: purtroppo non ha insegnato niente. Dopo la semifinale di ritorno di Europa League contro il Marsiglia, ha detto che
"se ci fossimo chiusi ad aspettarli, le avremmo prese".

Perché così come la musica la si fa, il calcio si gioca.
Veloce. Largo. Profondo. Ma solo a due semplici condizioni: che i giocatori abbiano le qualità (tecniche, tattiche, umane come il coraggio, la fame e la volontà) e vogliano seguire quello che dice l'allenatore.
Se con la Svizzera, tutto d'un tratto, succede questo, potremmo avere delle speranza ma ci credo poco. E infatti, come ha detto Fabio Capello, uno che ha vinto dei trofei perché di calcio capisce qualcosa, l'Italia soffre il gioco veloce, né è capace di giocare veloce.

Dopo i playoff del Vicenza, le partite della Nazionale. Tanta sofferenza non me le meritavo! 

L'agonia prosegue.

E nemmeno stavolta siamo riusciti a battere la Croazia.


Fote: X Nazionale Italiana @azzurri

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L'Europa che vorrei

Ero un bambino quando vidi, attaccato alla porta d'ingresso della scuola elementare che frequentavo nel mio piccolo quartiere di periferia di una piccola e bigotta città di provincia, il primo manifesto sull'Europa unita. Era la metà degli anni '80 del secolo scorso e non avevo la più pallida idea di quello che c'era scritto. Sapevo della CEE ascoltando i grandi attorno ai tavoli e quelli che ne sanno dentro la televisione. A quel tempo non facevo ancora caso alle parole, al significato di ogni singola parola. Capivo che era una unione degli stati europei, o che almeno si inseguiva questa intenzione, perché un'area geografica unita con confini ben separati mi sembrava tutt'altro che unita. Ma ero un bambino scemo e non capivo una cippa e in quanto tale mi facevo solo un sacco. 
Però c'era quella parola in quella sigla: 'economica'. La maestra, fino alla quarta elementare la mezza hippy Franca poi la sindacalista Roberta, ci spiegava che prima o poi saremmo arrivati ad avere un sotto specie di Stati Uniti d'Europa ma senza approfondire troppo.
Io però di questa cosa non capivo perché si desse così tanto peso al termine 'economica' e non a quell'altro, 'Comunità', perché credevo che l'unione non fosse solo di Stati, ma di persone. In fin dei conti, dentro i vari stati ci sono milioni di persone con gli stessi bisogni essenziali da proteggere e soddisfare. Le cose in comune di una comunità. Invece quella che ci veniva presentata era una unione economica, cioè dove la cosa principale sono i soldi. Boh vabbhé avevo cose più importanti a cui pensare a quel tempo, mica potevo perdermi una puntata di Holly e Benji o di Lupin per star dietro a quelle faccende da grandi. 

Passa il tempo e il professor Mancini, dalla seconda alla terza media ci ha una testa così sull'UE, l'Unione Europea. Ma aspetta un attimo, è la stessa CEE del decennio precedente? Dov'è finita la parte economica? 
Il professore di italiano storia e geografia, che voleva sapessimo tutto perché sono materie collegate tra loro e che mai smetterò di ringraziare anche per questo, ci dice che il futuro, che l'UE, la faremo noi, coi nostri voti, coi nostri comportamenti. 

Sono passati 30 anni (porc'!) da all'ora. Non so quanto abbiamo contribuito a fare l'UE in tutto questo tempo. Ma adesso che mi è spuntato più di un pelo bianco tra le basette, ho capito che il peso di 'Comunità' è infimo rispetto a quello di 'Economica', anche se entrambi sono spariti in favore di 'Unione'. Una unione che è solo una sigla, per scopiazzare quella ben più solida di quella americana, una sigla per farci credere di vivere tutti in un unico territorio mentre invece siamo dentro i nostri Paesi, spaccati a loro volta per altro (vallo dire a un basco, a un catalano, ma credo anche a un calabrese e un trentino). 
Una unione che, nonostante non ci sia più nel nome, pensa prevalentemente all'aspetto economico e non a quello umano. Come se soldi, bilanci, finanza e tutto quello che ci è collegato fosse di fondamentale importanza per vivere bene. Per chi se ne occupa, senza dubbio. Perché purtroppo, chi ha governato e governa l'Europa (la chiamo così, senza Unione) se ne occupa e anche molto.
Ogni nazione deve fare attenzione al proprio bilancio e al rapporto deficit/PIL. Sono due valori economici a rapporto l'uno con l'altro. 
Altri indicatori non ce ne sono. Non si considera la qualità della vita, l'aspettativa di vita, i ritmi di vita/lavoro. In una sola parola: vita!

Non credo che il rapporto deficit/PIL interessi molto all'agricoltore di olive in Puglia, dove la vita delle sue coltivazioni è messa pure in pericolo da un batterio, allo studente universitario fuori sede, all'impiegata in una azienda o al padre separato. 
Credo invece che loro abbiano bisogno di sicurezze diverse che al momento non sono contemplate da questa Europa e che un indice economico non possa assicurare.

Due settimane fa ci sono state le elezioni europee per eleggere il nuovo Parlamento. Qui in Italia la campagna elettorale nemmeno si è vista, tanto le liste erano bloccata da nomi decisi dalle sedi centrali dei partiti. Ancora devo sapere cosa abbia combinato di serio nell'ultimo mandato l'eurodeputata Moretti, per esempio. Ha lavorato per aiutare i cittadini o qualche azienda che ha finanziato la sua precedente campagna elettorale?
Hanno battuto il ferro sulla partecipazione, sull'affluenza, perché mai come quest'anno si sarebbe deciso il futuro dell'Europa. Strano, pensavo che non fossimo noi elettori a decidere le sorti di una città, men che meno di un Paese, figuriamoci di un Continente! E comunque non hanno detto nulla di nuovo riguardo l'affluenza ma sempre la solita cosa, detta in modo e tono diverso.
Alla fine sono andato a votare e sono contento che chi ho votato abbia ottenuto un buon risultato, purché poi possa e voglia realizzare le sue intenzioni in questa euro legislatura.
Quando le persone esprimono un certo tipo di voto, oppure proprio non lo esprimono, è una reazione a una situazione che ha qualche problema e nemmeno questa si può risolvere con un rapporto di valori economici. Anzi, la aggrava!

Che Europa verrà fuori da questo ultimo giro di voti non lo so. A me sembra che si stia andando dalla parte opposta di dove si dovrebbe andare, ovunque. In qualsiasi tema trattato. Situazioni più complicate, più gravi. 
Sembriamo il bambino vivace che viene sempre sgridato violentemente dai genitori, o dalla maestra, con il risultato di renderlo ancora più agitato. Dopo tanti anni forse sarebbe il caso di prendere in considerazione di cambiare strategia?
Cosa mi piacere vedere nella prossima Europa?
A me piacerebbe vedere la parola NEUTRALITÀ. Una Europa neutrale, senza armi né esercito, libera dalle basi USA e Nato nel suo territorio. E mi piacerebbe vedere anche una politica sociale omogenea tra stati, per quanto possibile, eliminando le differenze di trattamento per gli aiuti alle famiglie tra i vari stati dell'UE.
E se vogliamo tanto restare in ambito economico, allora aggiungo anche una politica finanziaria e industriale per riportare la produzione in Europa. Le c.d. delocalizzazioni di inizio secolo ha impoverito le famiglie europee e arricchito governi orientali, con tanto di incentivi per altro.
L'Italia nel '900 aveva capacità produttive eccezionali che tutti ci invidiavano, ma le generazioni successive, già accontentate e più incapaci di quelle dei padri e dei nonni, hanno mandato tutto in mona. Basta vedere quante aziende italiane sono fallite o salvate da capitali esteri, tra società o fondi. 
Ci siamo fatti male con le nostre mani e menti geniali. Riportiamo l'industria europea a quella che era una volta. Come, lo devono decidere chi viene eletto e pagato dal popolo, perché è lì per fare quello. Allora sì ci sarà una nuova distribuzione di ricchezza. Se è questo quello che si vuole, se si vuole davvero dare più soldi a un maggior numero di persone per creare un circolo virtuoso.
Ma deve essere una produzione controllata, sensata, non esagerata e in eccesso.
Purtroppo però, come ho scritto sopra, stiamo andando dalla parte opposta di dove si dovrebbe andare, ovunque. Prima o poi succederà qualcosa che cambierà la situazione. Spero non sia qualcosa da temere.



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Farsi capire

I bambini sono persone semplici. Quando vogliono qualcosa lo dicono: ho sete, voglio, non ce la faccio, sì, no (tantissimi!), ancora.
E poi sono sinceri, grazie alla loro innocenza disarmante. Per questo arrivano a determinate affermazioni che dall'odio più rancoroso salgono al più commovente degli amori, senza che se ne rendano conto (né di quanto faccia male, né di quanto faccia impennare la glicemia).

Oggi Anna è andata al parco con Tommaso e Teresa. Una battaglia per far indossare la mascherina a Tommaso (Teresa ha 3 anni quindi non è obbligata, anhce se presto arriveranno le mascherine lavabili per entrambi), per fargli capire che anche se possiamo uscire, dobbiamo difendere noi stessi e gli altri perché nonostante possiamo permetterci (davvero?) questa libertà, dobbiamo fare ancora attenzione, altrimenti rischiamo di chiuderci in casa per chissà quanto. Lui non voleva andare, men che meno con la mascherina. Ma alla fine, il biondino ha ceduto e fonti autorevoli mi dicono che è stato ubbidiente e bravo e l'ha tenuta per tutto il tempo.

Purtroppo per lui però quello che ha visto al parco non è stato lo scenario migliore di tutti, in termini di educazione, senso di responsabilità e rispetto. Il parco era ben popolato ma tante persone non indossavano la mascherina, tra quelle che la indossavano invecee molte la indossavano nel modo sbagliato, sotto al naso, sotto al mento addirittura la toglievano per parlare con i conoscenti che incontravano.

Cosa deve pensare un bambino di 7 anni e mezzo che ha perso la sua battaglia personale sulla mascherina con i genitori, che lo hanno costretto a infilarsela ben messa per coprire il viso dal naso al mento?

Gli abbiamo detto che le mascherine sono necessarie, obbligatore, servono a limitare il contagio anche in ambienti aperti, non solo in quelli chiusi come abbiamo fatto lunedì dai nonni, e che la indossavano anche loro perché servono davvero solo se tutti la indossano.
Appunto.
Tutti.

E oggi al parco invece?
"Non tutti ce l'avevano e gli altri la indossavano in modo strano" mi ha detto quando è tornato a casa, copiando un po' il modo di raccontare deluso e incredulo della mamma.

Sbagliamo noi adulti a non dare i primi insegnamenti ai bambini e se non rispettiamo le regole, loro cresceranno pensando che chi se ne frega se ogni tanto non si seguono le regole.
No.
"I veneti sono brave persone, mi affido al buon senso dei veneti" aveva detto il presidente del Veneto Zaia, come neanche il migliore dei dorotei avrebbe saputo fare, presentando la fase2. Però non si può fare così, non si deve: lui e tutti quelli che governano e quelli che sono tenuti a informare in modo corretto, semplice e imparziale (si va là!) devono essere chiari ed espliciti. "Si deve fare" e "Non si deve fare". Attaccarsi al buon senso è come attarcarsi al tram, e onestamente la vedo come un modo per scaricare la responsabilità sui cittadini che si sa, soprattutto noi italiani, come sono fatti riguardo il rispetto degli obblighi. Dare il permesso ai cittadini di fare attività sportiva in prosismità della propria casa, oltre i 200 metri che però non significa andare a correre a 5 km da casa, non è una indicazione, né un obbligo né una restrizione. E' una cagata. Cosa vuol dire? Cosa si può fare? Fino a dove? Come, anche in bici? E poi perché questa approssimazione, come volesse evitare di irritare i cittadini? Lo so che ci sono le elezioni quest'anno ed è in una posizione doppiamente delicata. Non si abbindolano le persone parlando in dialetto, con iperbolici lancia fiamme, con attacchi al governo col quale veniva condivisa la guida del Paese fino a pochi mesi fa. Il capo di una regione, come chiunque in un aposizione di comando, deve esprimersi in modo chiaro e determinato altrimenti è poco credibile. Almeno per me.

Uno dei primi giorni di stage in quell'azienda americana strafiga, il capo non ha capito cosa volessi. Non mi ero espresso bene, mescolando tutte le caratteristiche peggiori che può avere uno stagista (inesperienza, giovinezza, paura di sbagliare, timidezza e cazzi vari). Mi ha insegnato a porre le questioni in modo chiaro e diretto altrimenti le altre persone non avrebbero potuto capirmi.

Tommaso quando dichiara una cosa è semplice, chiaro e diretto: in giardino ha fatto una sua zona privata, la chiama fortino.
Sua sorella Teresa non ci può entrare.
Sul muretto ha scritto:

"VIETATO TERESA".

Perfino un bambino di sette anni e mezzo scarsi si fa capire, esprimendosi come si deve.


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Non può andare tutto bene

Quando il coronavirus era ancora in Cina, abbiamo iniziato noi, insultando e picchiando i cinesi.

Appena è arrivato in nord Italia, siamo passati a insultarci tra di noi: forse per la prima volta c'è stato uno scambio di posizione tra meridionali e settentrionali, con i primi che insultavano i secondi.

Poi siamo tornati a offendere i cinesi, colpevoli di mangiare topi e quando il COVID-19 era ormai diffuso nel nord Italia, allora siamo stati oggetto di scherno da parte dei francesi, rifiutati dagli inglesi e anche austriaci, sloveni e molti altri ci tenevano lontani.

Non è semplicemente colpa di quel mutevole coso microscopico. E' solo colpa nostra.
La Cina si sta rimettendo a posto adesso dopo oltre 2 mesi. Da sola e con disposizioni molto rigide e molto chiare (per esempio, in Veneto il 25 aprile e l'1 maggio i picnic si possono fare, ma solo nel giardino di casa, con il proprio nucleo famigliare, senza invitare vicini, condomini -e quindi il primo che arriva in giardino esclude gli altri?- parenti né morose/i. Non è possibile dire che è vietato? Come l'attività motoria -termine generico-: possibile oltre i 200 metri da casa che però non significa finire a  4 km. Allora 2,5 o 3,5 km sono buoni?)
Noi italiani abbiamo subito lamentato la mancanza di aiuti da parte dell'Europa (per altro riconosciuta, ma poco importa) e accusando Francia, Germania e Olanda di fare i propri interessi come al solito.
Abbiamo replicato con l'idea di boicottare le aziende francesi e tedesche presenti in Italia, come catene di supermercati e case auto. Dimenticandosi però che in Italia ci lavorino un bel po' di italiani in quei supermercati e nelle concessionarie. Bravi, complimenti per la bella idea!

Ma come possiamo lamentarci noi italiani degli altri paesi europei, quando non siamo nemmeno stati capaci di aiutarci tra di noi, fermando i macchinari appena donati, dimostrando come la generosità arriva fino a un certo punto e quando ci si trova nella merda non si guarda in faccia nessuno?
Come possiamo accusare i paesi membri dell'UE quando siamo divisi al nostro interno, se le regioni del nord chiedono autonomia dal governo centrale e qualcuno non considera italiana la parte meridionale e viceversa? 
Siamo il bue che dice cornuto all'asino.
Con l'unica differenza che non abbiamo alcuna vergogna, anzi, pure un bello strato di arroganza.
Almeno fossimo un paese virtuoso, con meno evasione fiscale e servizi all'altezza delle tasse pagate, potremmo dimostrare di meritarci qualcosa.

Nel frattempo la politica mette in mostra il meglio di sè.
Fontana, presidente della Lombardia, fa il giro completo passando da pirla per una mascherina indossata male e con una certa frettolosità a eroe per aver avuto il coraggio di controbattere il premier Conte ritornando pirla da commissariare nel giro di poche settimane.
Sala sindaco di Milano ha sfoggiato noncuranza invitando gli stranieri nella sua città che non si ferma per poi bloccare tutto con una faccia come il culo che non si mostra nemmeno in periodo elettorale. 
Zaia, presidente del Veneto, avrebbe riaperto scuole e aziende quasi subito per poi passare allo stato di massima allerta da sceriffo della salute pubblica; prima impone blocchi di 200 metri e meno di un mese dopo li rimuove auto-celebrandosi liberatore (da se stesso) come neanche il peggiore (o il migliore) dei democristiani sapeva fare 30 anni fa. 
A De Luca, presidente della Campania, sfanculato da tutti quelli che non lo hanno votato, è bastato scherzare su un lanciafiamme in una conferenza stampa per guadagnarsi la simpatia di tutti, che hanno confuso simpatia con competenza nell'amministrare una regione (complicata, per altro).
Graziano Delrio, capogruppo PD alla camera dei deputati, propone ua "cabina di regia" per organizzare la riapertura: ma allora noi cosa paghiamo a fare quasi mille persone? Gli diamo dei soldi per decidere a chi darne altri (sempre nostri), magari amici loro?

Una idea sensata che non risolverebbe nulla ma che è sembre meglio di niente è il contributo di solidarietà progressivo a partire dai redditi superiori agli 80 mila euro. Una proposta del PD che porterebbe a un gettito di 1,3 miliardi. In questo caso la politica si è dimostrata unita. Non il PD perché mai una volta una che si possa dimostrare unito. Ma contro questa proposta ci sono anche tutti gli altri, dalla sinistra alla destra, evidentemente si sono sentiti chiamati in causa e quindi hanno subito difeso il proprio portafoglio. Sia mai che gli venga sotratto qualche centinaio di euro! Loro possono aprirlo a tutti gli altri ma guai se si tocca il loro, o quello dei propri finanziatori. Questo conferma quanto detto sopra: non siamo capaci di darci una mano, piuttosto la togliamo, soprattutto quando ci si sente chiamati in causa.
Allora c'è chi propone il surreale ovvero piuttosto che far pagare pochi, meglio far pagare molti, tanti di più, ovvero i poveri, quelli che stanno molto peggio: l'idea è ancora di Sala, sindaco PD di Milano, che dice che non è il momento di fare differenze (mi pare le faccia lui invece) e di far pagare gli italiani che si sono già dimostrati generosi. 
Sono sconvolto. 
Non stiamo dimostrando generosità ma di tenerci alla pelle!
Mi chiedo se lui non si consideri italiano e con che faccia riesce a chiedere soldi a chi ha perso il lavoro o prende quel contributo di 600 euro.
Mi chiedo quale coscienza hanno quei politici che si sono opposti. Dov'è quella di Sala, che fa parte di un partito che dovrebbe essere attento ai più sfortunati.
Alla fine a fare sacrifici sono sempre gli italiani, quelli veri però, che non fanno parte dei 945 a palazzo and friends.

Un'ultima osservazione, poi vado a dormire: per fabbricare il materiale protettivo necessario, mascherine, camici, parti per respirazione, alcune aziende italiane hanno convertito la loro produzione. Poi prima di essere consegnato questo materiale deve passare una verifica.
Altrimenti, tutto quanto arriva dalla Cina.
Dov'è esploso il virus.
E spesso nonostante abbiano il timbro CE, non sono nemmeno conformi alle normative UE, che significa che appena si indossano le mascherine si rompono (per questo in alcuni casi vengono consegnate con la tremenda indicazione di indossarle con attenzione)
Sono il solo a pensare sia tutto pazzesco?

A cosa servono le serenate dai balconi, gli inni nazionali, gli striscioni? Non fanno buon umore né danno speranza. E' solo quella tradizionale retorica buonistica per illudere e distrarre.
No, non torneremo migliori. Il povero Davide Astori lo dimostra: siamo stati tutti tifosi fiorentini per qualche giorno, poi siamo tornati a insultarci e menarci. E' bello fare il gesto, farci trasportare dell'emotività del momento. Poi torniamo quello che siamo e vaffanculo a tutti.





Grazie a Jenus di Nazareth per l'immagine.

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Politiche 2018: il vero potere al popolo

Altro che Superball! Ma quali Oscar? Anna mi ha svegliato circa alle 4 e dal divano sono andato a letto. Alla maratonamentana ho resisto qualche ora poi sono collassato. Anche perché non si diceva niente di costruttivo: giornalisti di centro sinistra sconfortati, quelli di centro destra che non sapevano se esultare o uccidersi.

E comunque siamo nella melma. Nessuna forza politica né da sola né in coalizione ha la maggioranza e l'autosufficienza per poter governare. Se il presidente Mattarella dovesse decidere di affidare la formazione del governo alla coalizione con più voti, il centro destra ha il 37%, se invece lo affidasse al partito con più voti, il Movimento 5 Stelle arriva al 32%. 
E pensare che quando hanno fatto sta porcata di legge elettorale lo sapevano che poteva finire così. Il tutto per penalizzare il M5S che invece alla fine ha trionfato.
Tutto perché il politico medio italiano pensa più al suo interesse, è più preoccupato a mantenere il suo scranno che a costruire qualcosa di utile per il Paese che governa o rappresenta.

La sinistra non esiste più. Ci hanno pensato i suoi stessi intelettuali: prima l'Ulivo poi il PD. Forse qualcosa in mezzo ma non mi ricordo. Comunque, da quando il PCI si è disintegrato in tanti satelliti l'unica cosa nella quale i politici di quella parte si sono impegnati, è stata litigare per ottenere il potere, non del paese, ma della propria fazione, peccando di credersi migliori degli altri. D'Alema, Fassino, Prodi infine Renzi... esempi di cagacazzismo e arroganza masochista. Forse, forse eh, se avessero tutti appoggiato Renzi, incondizionatamente, rimanendo nel PD senza frammentarsi in formazioni dal massimo 3%, avrebbero potuto dire quelacosa di diverso. Invece sono troppo impegnati a farsi la guerra tra di loro e non guardano fuori dalla finestra per vedere cosa succede davvero. O meglio, a vedere la situazione che hanno creato!
Perché la politica degli ultimi 20 anni, alla quale hanno contribuito in modo decisivo, ha portato le industrie a spostare la produzione all'estero: quanti operai sono rimasti? E quelli che sono rimasti (senza lavoro), in chi si dovevano riconoscere? Da chi dovevano farsi rappresentare? Da quelli che si sono dimenticati di loro?

Salvini, dall'alto del suo populismo (non nel senso più spregevole del termine ma perché esprime la voce del popolo, o almeno ci prova), dimostra invece il contrario, di essere più attento a quello che succede nel suo paese. Tenendo solo un occhio e un orecchio al suo vecchio (nel senso anagrafico) alleato. Che dopo questo risultato spero abbia il coraggio di seguire qualcos'altro di meglio!
Non penso che Salvini possa guidare l'Italia. Ci sono M5S, FI e PD che lo impedirebbero. Non lo vedo Salvini moderato, anche parte di un probabile governo, neanche se si prendessero il buono che c'è nelle sue idee. Appunto: qual è? 

Non so se il M5S ce la farà da solo. Non so quanto sia colpa degli italiani. 
È il risultato di una legge elettorale insulsa. È possibile sapere che risultato ci sarebbe stato con un sistema elettorale diverso, per esempio come quello delle amministrative? 
Estrema destra e antifascisti prima delle elezioni hanno costruito un bel teatrino per spostare per un po' l'attenzione su chi altrimenti non sarebbe stato minimamente cagato.

C'è chi da la colpa a Facebook ma mi sembra il solito gioco che fa una certa parte del centro sinistra: dare la colpa senza guardare la propria. 
Dal mio modestissimo punto di vista, non hanno ottenuto quei voti grazie allo sfruttamento dei logaritmi, semmai perché sono stati più bravi a usare questo strumento di comunicazione. PD e FI potevano fare lo stesso, per comunicare idee programmi... Se ne avessero avuti, perché leggevo solo proposte generiche e accuse agli avversari.
Per il bastonato PD, M5S e Lega hanno avuto successo perch gli italiani, almeno quelli che li hanno votati, sono ignoranti. La solita arroganza dell'intellighenzia radical chic dei cattocomunisti e chissà se sono più una o più l'altra. 

Altri giornalisti hanno detto che il M5S ha vinto, grazie ai voti del sud dove ci sono molti disoccupati interessati al reddito di cittadinanza. Ah, e poi è Salvini lo stronzo razzista populista! Non ricordo chi sia stato ieri notte da Mentana a sparare questa boiata. Anche certi giornalisti non hanno ben presente la situazione del Paese: siamo nel 2018, gli anni '80 e '90 sono passati e anche al nord il tasso di disoccupazione fa piangere. 

M5S e Lega non hanno vinto perché sono stati più bravi a cavalcare la viralità del web dei social o l'ignoranza degli italiani, non esprimono o rappresentano l'antipolitica ma un popolo contrario a un certo tipo di politica. Hanno vinto perché gli italiani sono stanchi! Della politica elitaria, degli sprechi, quella usata come strumento spargi merda sugli avversati e per coltivare gli interessi propri e degli amici. 
Certo la realtà non si controlla con i logaritmi. Ma il risultato del voto di ieri dipende dalla situazione attuale creata da chi i logaritmi non li ha mai seguiti. Poi che continuino a credersi migliori di altri, più intelligenti e più ricchi. Migliori. Ma se lo fossero davvero, oggi starebbero parlando di tutt'altro.

Ultima osservazione: a livello nazionale il partito che ha avuto più voti non è un partito. PD e FI, i due partiti che hanno caratterizzato gli ultimi 20 e passa anni, sono crollati. A livello regionale vanno fortissimo, anzi vincono, le liste civiche. Forse, ma forse, la politica quella vera di una volta, dovrebbe farsi qualche domanda. 

Adesso siamo qua. Infangati in una situazione che si poteva evitare se si fosse pensato di più all'interesse collettivo.
Come finirà? Faccio una previsione: buon lavoro Gentiloni, ha solo il compito di realizzare una legge elettorale decente!

PS: Matteo Renzi si è dimesso confermando il suo stile. Ovvero quello di maestrino super saccente e arrogante.
Attacca sodali di partito e avversari, addirittura indicando la strategia da adottare per riconquistare gli elettori: ritornare nelle piazza. Dopo essersela spassata nei salotti beandosi della compagnia dei maggiori imprenditori, banchieri, uomini e donne d'affari d'Italia se ne è finalmente accorto! Meglio tardi che mai, anche se troppo tardi. 
Se dalle parti del PD si sono svegliati, se non sono troppo in ostaggio suo e dei suoi ammanicamenti, credo che delle sue indicazioni non se ne facciano proprio nulla!
Le reazioni più critiche infatti sono quelle di chi ha la sua stessa tessera, di chi lo aveva votato in passato, lo ha votato ieri e, molto probabilmente fino a ieri.

Lui e la sua combriccola che ha promesso miglioramenti (mantenuti solo per quelli di cui sopra), ha millantato rottamazioni e rivoluzioni ma alla fine ha solo regalato degli inutili 80 euro.
Visto che lui non conosce vergogna, infatti ha indetto la fase congressuale del partito in modo da 1) non permettere alle minoranze (ma quante sono???) di organizzarsi 2) dimettersi solo dopo il congresso, quindi rimane ancora in sella, spero che nel PD trovino il modo di farlo sparire dalla faccia della politica. Ma temo che possa esistere qualcuno nel Nazareno capace di confermarlo, perché lui è capace di ricandidarsi. Così il PD sparirà definitivamente! Vedi FI!
Purtroppo, quelli che "incredibilmente mi votano ancora" (davvero, è una cosa incredibile!!!) gli hanno assicurato un lavoro come senatore, retribuito da quei tanti italiani ai quali non è riuscito ad assicurare un lavoro.



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