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Ci hanno ingannato. Un'altra stagione di promesse mancate

Lo so, le reazioni a caldo non sono le migliori ma voglio buttarle giù subito perché altrimenti con una notte di mezzo rischierebbero di perdere il senso e poi le scrivo cercando un barlume di lucidità. Ma di solito le mie riflessioni a caldo sono incredibilmente lucide, quella lucidità per capire la rabbia provocata dall'ennesima delusione. Per sette anni di delusioni. Perché anche quest'anno il L. R. Vicenza è riuscito a deludere i suoi tifosi. O almeno chi credeva che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E invece, dopo il buon esordio nei play off di serie C contro il Crotone che aveva fatto ben sperare, di colpo nelle due semifinali contro la Ternana c'è stata una involuzione incredibile. Due partite importanti giocate con sufficienza leggerezza senza nervo voglia grinta voglia di vincere. Con tutte quelle cose che non si devono avere e senza tutte quelle cose che si devono avere. 


Domenica ero allo stadio per la partita di andata, perché ero uno di quei tifosi fessi che credeva fosse l'anno giusto. Ma più passava il tempo e più vedevo cosa combinavo i giocatori in campo e più mi rendevo conto che i miei vaneggianti timori iniziali (cioè da quando è iniziata questa nuova gestionesette anni fa) si stavano materializzando.


A inizio stagione ho messo da parte i miei vaneggianti timori e mi sono buttato nella mischia di quelli che credevano che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E cominciare con qualche anno di ritardo a risalire la china per tornare in quella Serie A che l'allora neo proprietario e salvatore voleva raggiungere in cinque anni. Ma ne sono passati sette e siamo ancora dove eravamo. 


Cos'è che non va? 


Facciamo una analisi di come sono andati questi anni, da quando la S. S. Vicenza Calcio è fallita nel 2018 e viene rilevata all'asta di liquidazione dalla Virtus Bassano, che trasferisce la sede sociale a Vicenza e cambia denominazione in L.R. Vicenza Virtus S.p.A. e nel 2021 viene modificata nella attuale L. R. Vicenza. Così tutti i tifosi sono ancora più convinti di tifare Vicenza. 
Nel 2020 c'è stata la promozione in B grazie al Covid che ha fermato il campionato quando la squadra era in testa con 6 punti di vantaggio dopo 27 partite (5 potenziali perché il Carpi, terzo, aveva una partita in meno). Era fine febbraio e c'erano ancora 11 gare da giocare, poteva succedere ancora di tutto.
A Bassano era capitato spesso che un girone di andata fosse stato mandato a ramengo con uno di ritorno sciagurato nonostante una superiorità schiacciante.
Nel 2022 dopo due stagioni in B e dopo un inizio di stagione caratterizzato da qualche screzio in ritiro tra allenatore e dirigenza (cosa è successo ad Asiago tra mr. Di Carlo e i dirigenti lo sanno solo loro e qualche solito ben informato), zero punti in cinque partite e ben tre allenatori (dopo Mimmo sono passati Cristian Brocchi e Francesco Baldini) è stata retrocessa in C perdendo senza gloria lo spareggio salvezza contro il Cosenza.
Il Lane è in Serie C dal 2022. Questo è stato il terzo anno consecutivo di Serie C. La pessima sconfitta di questa sera lo condanna al quarto. Sono anni di tantissimi bassi e qualche alto, come la Coppa Italia di Serie C che però non riescono a fare nemmeno quel guàivo del detto popolare.


Intanto ormai sono passati sette anni da quel luglio 2018 e dal pronunciamento di raggiungere la Serie A in cinque anni. E siamo ancora al punto di partenza.


Guardando le due partite della semifinale contro la Ternana mi sembrava di rivederne alcune già viste: solo per fare degli esempi, posso citare il ritorno di Cosenza costato la retrocessione in C, le due partite della finale play off dell'anno scorso contro la Carrarese e le tante trasferte di quest'anno dove sono stati lasciati sul campo troppi punti. Come la trasferta fatale a Verona.
Partite strane giocate con svogliatezza, quasi superiorità e superbia pagate a caro prezzo in classifica. 
Il Lane è una Nobile Provinciale ma forse più provinciale che nobile, rispetto a quella definita così negli anni '50 del secolo scorso. 
Quel termine sottolineava il prestigio e la dignità della squadra, nonostante la sua origine provinciale. Questa società e i giocatori la dignità l'hanno gettata nel Bacchiglione. Forse è meglio definirla Nobile Decaduta. 


Come detto prima, rivedo le stesse dinamiche del Bassano Virtus: tanti anni in C2 con strepitose galoppate terminate in anticipo per poi perdere i play off in finale o semifinale. Solo grazie al fallimento di diverse società, alla fine della stagione 2009-2010, chiuso al 7° posto, viene ripescato in C1 dove però resiste solo due stagioni (come il Vicenza in Serie B).
Nel 2013-2014 riesce a stravincere il campionato di C2 con 12 punti di vantaggio, ma è inutile perché è l'anno che non prevede alcuna promozione per la riforma che sopprime C1 e C2 e istituisce un unico campionato, la Lega Pro. Anche qui riesce sempre ad arrivare ai play off perdendoli la prima volta in finale contro il Como e poi ai quarti di finale al massimo. Insomma, una eterna promessa come quella del nuovo stadio di Bassano, rimasto sempre un progetto.
Come quello del nuovo stadio Menti, altra analogia nella gestione del club dopo quelle sportive.


Dove voglio arrivare con questo confronto? Due società che hanno avuto la stessa proprietà che ha fatto le stesse promesse e ha dato gli stessi risultati, che lascio a voi giudicare.
Ma alla fine, gliene frega davvero qualcosa del calcio, dei tifosi, della Serie A in cinque anni? 
Mi viene in mente Jari Vandeputte, un centrocampista di classe che non ha voluto rimanere a Vicenza preferendo un club che ambiva alla promozione in Serie B, alla fine ottenendola. Mi fa pensare che club e giocatore non avessero le stesse ambizioni.


L'attuale proprietà non ha salvato il Vicenza dalla scomparsa del calcio professionistico, ma ha salvato il calcio professionistico a Vicenza. La differenza può sembrare sottile ma è enorme! Per mantenere un club professionistico nel capoluogo lo ha fatto sparire a Bassano con molte polemiche. Posso immaginare come i bassanesi si siano sentiti ingannati.


Per spostare un club da una città a un'altra è stato sufficiente un milione di euro all'asta.
La Serie C costa, l'anno scorso il Vicenza ha chiuso con una perdita di oltre 9 milioni di euro. Però la sua proprietà è una delle più facoltose del calcio italiano. Non della Serie C ma di tutto il calcio italiano.
Cosa sono 9 milioni di perdite con un patrimonio di 3,7 miliardi di dollari e con tutte le società del gruppo che vanno bene? E come fa a non raggiungere obiettivi sportivi che invece raggiunge chi ha un patrimonio inferiore?


Ho sempre avuto il sospetto che del calcio, dei tifosi, della maglietta, della Serie A in cinque anni, non gliene sia mai fregato niente. Come i fondi di investimento, il calcio è un mezzo per qualcos'altro, che sa solo chi lo sfrutta.
Altrimenti non mi spiego questi risultati sportivi, queste prestazioni in campo indecorose, indegne, irrispettose per quei tifosi che si sono presi 1 o 2 giorni di ferie per andare a vedere la partita in trasferta. 


Gli 83 punti di quest'anno non bastano a salvare la stagione. L'obiettivo dichiarato era la promozione che è stato fallito. Dopo questo ennesimo fallimento aspetto quei tifosi all'apertura della campagna abbonamenti: posso capire la fede calcistica, posso capire che finché ci sono i colori e la maglia che corre in campo, ma credo sia arrivato il momento di darci un taglio, di smetterla di farsi prendere in giro e nella prossima stagione di spendere i 90 minuti altrove invece che al caro vecchio stadio Menti.


Se Mr. Vecchi non vuol sentire parlare di mancanza di voglia (complimenti Giancarlo per la domanda, ci stava tutta!) non so come siano scesi in campo i giocatori. Se hanno davvero messo in campo tutto quello che avevano, allora avevano davvero molto molto poco.
Sono partite come queste che mi lasciano perplesso (eufemismo all'ennesima potenza). Non puoi uscire dal campo con la maglia che non puzza di fatica. E non azzardarti a lanciarla ai tifosi, ma toglitela perché non la meriti.


Forse il Vicenza è più provinciale che nobile adesso. Negli ultimi 30 anni il Vicenza ha fatto 5 anni di Serie A (quattro consecutivi dal 1995 al 1999 e poi un altro nel 2000-2001) e poi 18 di Serie B (sarebbero stati 16 senza i due ripescaggi dalla retrocessione in C alla B) e 7 di Serie C. Lo aspetta l'ottavo.
Chi non ha neanche 30 anni non ha mai visto il Vicenza in Serie A. Io dopo anni bui in Serie C a fine anni '80 ho avuto la fortuna di vivere degli anni gloriosi, le promozioni dalla C alla B, Ulivieri Pizzi Cantarutti Gasparini Briaschi Praticò Lopez D'Ignazio che fa gol all'Empoli quasi da centrocampo, la promozione in A la Coppa Italia il sogno della Coppa delle Coppe Guidolin Otero Mendez Björklund Jimmimaini Belotti che prende a ginocchiate sulla schiena Andersson la fuga di Iannuzzi Gasparin che piange in tv dopo a Varsavia Ambrosetti che segna al Napoli un attacco Comandini-Luiso-Bucchi che non vedrò mai più a Vicenza.
Chi ha 25 anni ha visto la mediocrità di un calcio mediocre, Ebagua perdio mentre Giacomelli scalava la classifica delle presenze scavalcando una leggenda come Giulio Savoini, perdiosantissimo!


Non so se riuscirò ancora a seguire il Lane l'anno prossimo. Come tutti i tifosi mi ero fatto illudere, ingannare. Tante promesse elettorali cadute in corsa. Se davvero scendi in campo per raggiungere l'obiettivo quella maglia a fine partita deve trasmettere tutta la fatica che hai fatto per raggiungere l'obiettivo. E se non ce l'hai fatta pazienza, almeno ce l'hai messa tutta. Domenica sera e stasera non hanno messo niente.



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Paolo Rossi uno di noi

Posso immaginarmi Paolo Rossi che entra in Paradiso, chiedendo permesso con quel suo sorriso gentile.

Mio nonno Sandro impegnato in una briscola con mio nonno Mario, lo zio Erico e Vasco Casetto, lo vede e si sorprende: "Orcamadò, cosa sè che te fè sà qua?" mollando un bel giro di carte sul tavolo.

 

E lui sempre gentile potrebbe anche rispondere che è salito a salutare gli amici Sandro, Enzo, Gaetano, Enresto, Giulio e Giancarlo. E magari si ferma perché la squadra così non è  niente male, con tre stranieri come Diego, George e Johan c'è anche sa divertirsi.


A Vicenza ha giocato solo 3 stagioni e più di qualcuno pensa che sia nato a Vicenza. Dopo quei 3 anni un po' vicentino lo è diventato, nel suo cuore è vicentino, parte della sua famiglia è di Vicenza. Da febbraio lo è in senso formale, perché ha ricevuto la cittadinanza onoraria. Tanto è l'affetto dei vicentini per Pablito che la moglie Federica ha voluto celebrare l'ultimo saluto nella sua seconda casa.

Pur avendo indossato la maglia biancorossa del Lanerossi per 3 stagioni, è diventato una persona importante.

Quello che mi fa un po' sorridere è che Paolorossi, esatto tutto attaccato come fosse un nome unico, per noi vicentini era diventato una persona più importante del vescovo e dei preti di parrocchia.  

Per una città di basa banchi qual è Vicenza, mi sembra una cosa notevole! Quasi come fare 3 gol al Brasile ai mondiali.

 

Mi restano i ricordi dei racconti di mio nonno Sandro e dei miei genitori. Di un calcio che avrà avuto i suoi scheletri negli armadi, ma che era possibile e godibile anche con quei toni calmi ed educati, senza troppe grida e muscoli, al contrario di quello di oggi fatto di eccessi e tatuaggi, che arriva tramite telecronache dove il telecronista vuole il suo ruolo di protagonista al pari dei 22 in campo. 


Noi vicentini lo ricordiamo con grande affetto e per noi sarà Paolorossi del Lanerossi Vicenza di Giussy Farina e GB Fabbri.
Ma anche se ha giocato con altre squadre, per tutti quanti sarà ricordato col colore azzurro della Nazionale. Ed è giusto così.

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 Ph. Credits: Facebook/Trivenetogoal

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20 anni dalla Coppa Italia del Vicenza

20 anni da quella sera da sogno. 
20 anni fa un giovedì sera qualsiasi si è trasformato in un giovedì indimenticabile.
La vittoria del Vicenza Calcio in Coppa Italia.
Sembra ieri che una sera di un giovedì qualsiasi, invece di stare a casa a studiare o andare in giro con la morosa (eh, sì, pare impossibile ma è successo anche a me...), schizzavo in scooter come un matto per la città a sfondare il clacson (ho davvero rotto il pulsante del clacson, si è spezzato in due!), diretto al S. Gaetano, la birreria di riferimento del periodo per continuare la festa.
Poco prima, dopo una partita di due ore, il Vicenza aveva vinto la sua prima Coppa Italia. Aveva toccato il cielo con il bordo di quel trofeo.

Adesso invece è dalla parte opposta del cielo: l'anniversario di quella vittoria non poteva cadere in momento peggiore. Ed il verbo descrive alla perfezione la situazione che il Vicenza Calcio sta vivendo e noi tifosi stiamo subendo e che rischia di compromettere 115 anni di storia.

20 anni fa, sembra ieri. Io andavo a scuola, mio papà lavorava, mio nipote più grande nemmeno esisteva ancora, vivevo ancora di e per il calcio, avevo appena avuto una epifania che mi aveva sciolto i precedenti due anni di vita e passavo nottate in camera a ascoltare musica leggendo e imparando a memoria tutti i testi.
Il calcio stava iniziando a evolversi in quello che sarebbe diventato il business che è adesso e mi sorprendo a pensare che proprio il Vicenza Calcio poteva essere la prima squadra italiana a cavalcare questa metamorfosi diventando di proprietà inglese entro la fine dello stesso anno. Ma essere provinciali significa anche non accettare questi cambiamenti e pretendere di rimanere nelle proprie dimensioni. 

Ancora non ne eravamo consapevoli, lo avremmo scoperto due anni dopo, ma eravamo nel pieno dei migliori anni della nostra vita.

Quel giovedì 29 maggio era una bellissima sera, temperatura perfetta per giocare a pallone. Ancora non sapevamo che sarebbe stata lunghissima.

Prima della finale il Lane aveva eliminato il Milan (1-1 all'andata, Baggio aveva pareggiato il gol di Ambrosetti) e al ritorno al Menti per 90' Baggio, Savicevic e Weah ci avevano dato una lezione di tecnica e di fondamentali del calcio assediandoci nella nostra area di rigore. In semifinale a Bologna solo all'ultimo minuto Cornacchini era riuscito a portarci in finale.
L'adrenalina era salita ovviamente per la finale e dopo la gara di andata non avevo molta fiducia anche perché il Vicenza non aveva giocato come sapeva fare e mi aveva preoccupato.
Sappiamo tutti com'è andata.
Sarà stato il pubblico, tutto colorato di bianco-rosso-verde e la musica di O Fortuna dei Carmina Aburana che ha accompagnato i giocatori in campo ad intimorire quelli del Napoli e a caricare quelli del Vicenza. Oppure la diversa fame agonistica e di vittoria messa in campo.
In questi anni ho guardato molte volte quelle immagini (credevate che non l'avessi registrata? Ho ancora la videocassetta a casa!) e in quei tre gol vedo sempre tanta fame, voglia di vincere superiore e una inarrestabile voglia di arrivare prima degli avversari sul pallone.
Lo sguardo di Capitan Giò Lopez che indica un suo compagno a inizio partita dice tutto sulla sua determinazione.
Due gol segnati su respinta del portiere dimostrano la cattiveria e la forza agonistica, l'ultimo gol che arriva nonostante 120 minuti di gioco sulle gambe e sulla mente ed ancora la lucidità di rubare palla all'avversario e la forza di scattare per 40 metri e infilare il portiere.
Godimento puro.

Io ero allo stadio quel giovedì sera di 20 anni fa. E mi sembra ieri. Il mio amico Nicola venuto da Valdagno. 
Il piazzale dei distinti già pieno nonostante il grande anticipo col quale siamo arrivati.
Il dispiacere di non essere riusciti a prendere una maglia celebrativa perché Vicenza è in Italia e quindi anche i vicentini si comportano di conseguenza, prendendone per l'intera famiglia invece che una a testa.
I primi 20' di partita giocati incartati dall'emozione.
Il gol di Jimmy Maini che brucia tutti due volte, di testa prima e di piede dopo.
Il palo di Caccia che mi fa scendere una doccia gelida istantanea e i vari ringraziamenti alla Madonna di Monte Berico che in quel momento ci ha assistito (O Fortuna!).
Il Vicenza messo nettamente meglio in campo. Ma a decidere sono gli episodi. Che succedono solo se hai la bava alla bocca.
Il palo di Caccia fa tremare tutto lo stadio, una doccia ghiacciata istantanea. Forse l'invocazione della fortuna con il brano dei Carmina Aburana a qualcosa è servita!
Il gol di Maurizio Rossi, che parte dalla parte opposta dell'area di rigore per avventarsi come un falco per ribattere in porta il missile terra-terra di Beghetto dopo la respinta di Taglialatela. Rossi. Un cognome non facilissimo se sei un giocatore del Vicenza.
La festa sugli spalti. Guardando la partita in tv il giorno dopo il vecchio Romeo Menti tremava tutto. 
Il gol di Alessandro Iannuzzi, giovane di belle speranze purtroppo rimaste tali che corre da solo verso la vittoria. 
Tripudio. Euforia. Pazzia.
Capitan Lopez che alza la Coppa. 
Credo che tutto lo stadio e i tifosi a casa abbiano avuto lo stesso pensiero triste non vedendo Dalle Carbonare di fianco a lui. 
Il giro del campo della Coppa. La Coppa resta a Vicenza. Le braccia di Nicola che mi stringono le costole io che alzo lui nonostante il confronto fisico impari.
L'abbraccio con Nich Toff e gli altri amici che mi colgono di sorpresa sul prato fuori dallo stadio. Quella sera, per una sera, a Vicenza è lecito tutto.
Io e Nicola torniamo a casa perché poi lui deve tornare a Valdagno (non gli ho mai chiesto quanto ci ha messo ad attraversare una provincia impazzita...).
Abbraccio i miei che sono in estasi e senza rendermene conto sono di nuovo sullo scooter diretto verso il S. Gaetano con la sciarpa del Vicenza Calcio legata in testa (non c'era ancora l'obbligo del casco). Il pulsante del clacson spezzato e tenuto premuto col ginocchio per tutto il tragitto.
Le strade piene di gente piena di gioia.
La festa al S. Gaetano bevendo tutto quello che era possibile bere.
Le pessime condizioni di Jimmy, non Maini ma uno dei due titolari della birreria.
Sono tornato a casa alle 4. Alle 7 ero in piedi perché il giorno dopo c'era scuola e la città ha ripreso la sua vita quotidiana, come niente fosse. 
Ma non ha dimenticato, anzi. Il ricordo è più vivo che mai.
Forse ci siamo dimenticati le parole di Mr. Guidolin: "La realtà del Vicenza non è quella della Coppa Italia, dell'Europa" così ora pensiamo che il Vicenza debba per forza giocare a quei livelli, rimanendo inevitabilmente delusi.
Rimane questo bellissimo ricordo di un pezzo di storia del Vicenza Calcio. Ma anche di ognuno di noi!

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Comica apocalittica del calcio vicentino

Forse sono l'unico che non è stupito. Certo deluso ma non mi ero illuso che potesse salvare il Vicenza Calcio. 
Quel personaggio non mi è piaciuto fin dalla prima volta che l'ho visto. Presentandosi in camicia gialla e giacca blu, aveva iniziato col piede sbagliato.
Sapete come sono le prime impressioni.
Troppi tergiversamenti, troppi cani menati per l'aia.
Ma la situazione ce la siamo voluta noi. Tifosi e cittadini provinciali spaventati da una proprietà internazionale che chissà dove avrebbe potuto portare il Lanerossi: il presidente del Tottenham (squadra ai vertici della Premier League e ai quarti di Europa League dopo aver eliminato la Fiorentina) è Daniel Levy, ex dirigente del Vicenza Calcio. 
Siamo in mano a dei pagliacci che non hanno un soldo. Forse non l'hanno mai avuto. Forse hanno solo sfruttato il calcio per affari loro. Non lo sapremo mai. O forse si saprà qualcosa per sentito dire perché a Vicenza città ci sono tanti spifferi ma niente è vero. 
Come nelle città provinciali piene di serve.
Mi sono divertito a farmi venire i brividi gelidi lungo la schiena pensando ad uno scenario apocalittico post-atomico-sconvolgente-improvvisante-andante.
Magari non tutto il male vien per nuocere. 
Vedremo. L'importante ci sia davvero qualcosa da aspettare e da vedere.
Vicenza Calcio (la città... quasi...) retrocede in Lega Pro a fine di questo campionato e fallisce. Come i casolini.
Vicenza Calcio in Serie D (o altro campionato dilettantistico).
Altovincentino promosso in Lega Pro. 
Arzichiampo si salva tranquillo in Serie D.
Il presidente dell'Altovicentino, Rino Dalle Rive, acquisisce il marchio/i diritti (non so come funziona) del Vicenza Calcio.
Lino Diquigiovanni e Lino Chilese si uniscono.
Altovincentino e Arizchiampo e Vicenza Calcio diventano una entità (chiamarla società sportiva mi fa venire l'orchite) unica.
A metà girone di andata Rino, Lino e Lino non vanno più d'accordo. O vanno meno d'accordo di quanto non andassero prima.
Alla fine del girone di andata Rino manda fuori dai coglioni prima Lino e dopo Lino.
A metà girone di ritorno Rino si accorge quanto sia difficile gestire una società professionistica.
A fine stagione l'entità fallisce.
Dalla diaspora rinascono le società fuse: Vicenza Calcio, Arzignano, Garcia Moreno, Chiampo, Marano Vicentino, Trissino, Valdagno, Villaggio del Sole, Laghetto/ViNord, Ariston (già, per capriccio di qualcuno sono sparite 10 società dilettantische per farne nascere tre, delle quali una già non esiste più). Con i relativi floridi settori giovanili.
La catastrofe è l'origine di tutto. 
Dalla distruzione nasce la costruzione.
La terra non è nata da una esplosione?

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L'illusione del Vicenza Calcio

Lo so. 
Adesso parlare a giochi fatti è facile.
Lo so. 
Dovevo scrivere questo post ieri. O al massimo alle 14:59 di oggi. 
Lo so.
Sono solo vaneggiamenti. Che però ripeto da agosto 2013.
Lo so.
Non ha molto senso. Ma succedono spesso cose che di senso non ne hanno neanche una goccia.
Non prendiamoci in giro. Si sapeva dall'inizio della stagione che il Vicenza Calcio quest'anno non sarebbe stato promosso in B.
Una promozione in B implica tante cose e prime fra tutte due: pagare l'iscrizione al campionato e costruire una rosa adatta all'obiettivo. 

Però all'inizio di questa stagione c'era già stato il problema iscrizione: mancavano i soldi per cui sono stati elemosinati (nel vero senso della parola) da imprenditori vicentini che hanno colto così l'opportunità di fare anche da simil sponsor. Il pagamento dell'iscrizione è arrivato tardi e quindi ecco la penalizzazione di 4 punti. 
Per la quale la società (quale?) non ha nemmeno fatto ricorso per una possibile riduzione.
E se non ci sono i soldi per iniziare, figuriamoci se ci sono quelli per continuare.
La società è a posto con il pagamento degli stipendi o è in ritardo? I calciatori si definiscono professionisti quindi se non vedono conio non si sforzano più di tanto ecchissenefrega del tifoso sugli spalti.
Ed una volta arrivati in zona play off, i giocatori avranno chiesto alla società (nella figura di chi non lo so, forse il presidente Cunico?): "Bene, noi siamo arrivati a giocarci la promozione, e qual è il premio?". Una domanda che ha fatto saltare il banco con la risposta relativa: "Ragazzi, non ci sono soldi per il premio promozione." e allora tanto vale sbattersi.

Perché non voglio pensare che sia andata peggio, ovvero che questa stagione sia iniziata con l'obiettivo di mantenere la categoria. Non voglio pensarlo per Lopez e la storia che rappresenta. Non voglio pensarlo per la fede dei tifosi presa in giro e calpestata. Non voglio pensarla ma non mi stupirebbe.
Forse la società non pensava di arrivare ai play off (e credo che nemmeno la maggioranza dei tifosi, a inizio stagione, ci credeva) e non aveva previsto un premio promozione. 
Qualcuno, mi ha detto che nessuna società ha l'interesse di non venir promossa e che è un controsenso. Ai controsensi però ci credo dal maggio 2003, da quando Jeda ha fallito il gol contro il Lecce con il Vicenza in corsa per la promozione in A mentre la proprietà inglese Enic era in piena in trattativa per la vendita del club: chi se lo sarebbe preso un Vicenza Calcio in A con tutti i costi (leggi sopra) da sostenere? La vendita sarebbe semplicemente andata a puttane! E l'Enic, odiata dal 95% dei vicentini, non aveva più interessi a mantenere tale investimento (e poi ti credo che Mandorlini abbia maledetto la città con la società ed i suoi tifosi).

Tornando a questa stagione, ad un certo punto il direttore dell'area tecnica, azionisti e consigliere della società, Paolo Cristallini, sparisce (solo mediaticamente?). 
Nel frattempo personaggi più o meni seri si affacciano a Vicenza per rilevarne la società: ma ogni i tentativo fallisce. Qualcosa ho intuito, questa è una città piccola con molti spifferi e ai 'si dice' do più credito di altri e tra le cose che ho sentito c'è anche una clausola su Cassingena jr che dovrebbe essere incluso nel pacchetto: chi acquista l'Associazione Calcio Vicenza Calcio deve prendersi anche il piccolo Dario. Non per niente, Sergio Cassingena una volta disse: "Il Vicenza è un regalo di laurea per mio figlio, quando io non sarò più presidente, toccherà a lui". Parole che mi risuonano agghiaccianti!

Penso a certi episodi successi quest'anno: partite in mano mandate in vacca alla fine. Posso capire possa succedere qualche volta di non mantenere il risultato, avere un calo e subire il ribaltamento del risultato. Ci credo che possa succedere anche per tre-quattro partite di fila perché la squadra sta caricando fisicamente. Ma quest'anno al Vicenza è successo troppo spesso. 
Le espulsioni della penultima di campionato? Come fanno giocatori importanti come Tiribocchi e Giacomelli a farsi buttar fuori in quel modo a fine partita alla viglia dei play-off? 
Lo so.
E' assurdo. Eppure le cose assurde, piaccio o no, accadono. 
Il calcio è un teatrino che se ne frega del tifo della fede della passione. Ma che continuerà se ci saranno sempre tanti spettatori sugli spalti o comodi in salotto davanti dalla tele.
Non si poteva non andare ai play-off. 
Perdere così ai rigori con qualche penalizzazione arbitrale fa sembrare la cosa meno atroce.
Non facciamo le vittime.
Da quando il Vicenza è tornata in mano vicentina, 10 anni fa (per grande gioia degli ultrà e per mio sommo dispiacere, se non ci fosse stata l'Enic la società sarebbe fallita) è retrocessa 3 volte, ha visto campionati solo deludenti e ha cambiato presidente 7 volte.
Se un imprenditore intende investire in una società, con questi risultati dovrebbe venderla dopo cinque anni e non tenersela per dieci. Perché non mi sembra ci sia una vera volontà di cedere. Se non ha altri scopi: infatti mi sembra esistesse una indagine in Sicilia che coinvolge(va) Danilo Preto, ex presidente ed amministratore delegato del Vicenza Calcio, preso in mezzo ad un giro mafioso della quale poi qui non si è più saputo niente, salvo che il centro sportivo di Isola Vicentina per chissà quale ragione è passato di proprietà (solo quello) alla River srl, guarda un po' società di Preto. Che curiosità!

Ma tralasciando queste vicende, o anche per queste vicende,  non ho mai creduto, fin dall'inizio della stagione, alla promozione in B e l'ho sempre detto.
Cosa succederà non lo so. La cosa più sensata a mio modesto avviso sarebbe la fusione con le altre società che dalla prossima stagione giocheranno nella stessa categoria sotto un unico nome. Non ha senso che una città come Vicenza tenga nello stesso stadio e nella stessa categoria due piccole società. Tanto vale unire le forze, o meglio mettersi con chi ne ha di più a questo punto.
Perché se non c'è qualcuno in grado di rilevare la società, ci sarà qualcun altro che porterà i libri in tribunale. Poi adesso è anche li vicino, separato solo dal fiume Bacchiglione, manco farlo apposta.

Ho visto la curva oggi pomeriggio. Encomiabile! All'inizio del 2° tempo supplementare sono uscito di casa perché non ne potevo più e sono andato a correre. Ero in via Cul de Ola quando sono iniziati i rigori ed il vento portava il boato del Menti fino a li. Splendido. Da brividi. Poi non ho più sentito niente. Ma ho pensato fosse perché avevo preso un'altra strada.
Ma la curva e tutto il resto del Menti era occupato da tifosi irriducibili, persone che ci hanno creduto. Illusi. Potevo andare anche io alla partita oggi pomeriggio e gratis in tribuna. Ma già due settimane fa avevo declinato. Perché non ci credevo. Oggi l'ho scritto su Facebook rispondendo a un amico.Ci ho preso.

Tutto questo solo per dire che grazie alla fede calcistica i tifosi arrivano ad illudersi che possa succedere qualcosa che non potrà mai succedere.
Qualcuno chiede quale può essere la soluzione per mettere fine a questi 10 anni di agonia... O si vende sperando però che le cose migliorino sul serio. Perché 10 anni fa invece sono peggiorate come si è visto. Oppure si smette di illudersi e si va allo stadio per passare 2 ore all'aria aperta vedendo cosa succede.
Tutti i tifosi che sono andati allo stadio oggi spero siano tornati a casa e si siano messi a piangere. Perché hanno trascurato la loro famiglia.

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Conflitto di interessi

Ritorno sulla questione stadio a Vicenza che avevo già trattato qui .
In ‘Una città senza sport’, dove lamentavo la carenza di luoghi dedicati allo sport a Vicenza, ad un certo punto mi chiedevo come mai Umberto Nicolai, l’assessore preposto, prima si era dimostrato più propenso a mantenere lo stadio Menti ristrutturandolo, per poi cambiare idea passando con i favorevoli al nuovo progetto di stadio a Vicenza Est, lungo la strada verso Padova in una zona che, durante le partite di calcio, diventerebbe ancora più trafficata.



Tra qualche ricerca e qualche colpo d’occhio qua e la dovuto alla mia curiosità, vengo a sapere che sul progetto nuovo stadio a Vicenza Est:
- l’anno scorso c’è stata una mostra al Forum Center, cioè al piano terra del palazzo uffici del comune, in Piazza Biade ed inoltre
- esiste una pubblicazione dello IUAV
In entrambi i casi viene chiamato in causa, nel secondo nella qualità di curatore della pubblicazione, tale Sebastian Nicolai.

Adesso non rompetemi le balle sulla privacy e sulla storia che non mi faccio i cazzi miei che ormai internet ha mandato a puttane la privacy di chiunque.
E poi basta chiedere alle persone, in caso, senza ricorrere a ricerche sul web.
Sì, l'assessore preposto Umberto è padre di Sebastian.
E non ditemi che sono superficiale a parlare di conflitto d’interessi.

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