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Voi che fate le guerre

Voi che vi impegnate così tanto a fare le guerre, belli comodi dai vostri salotti, nelle vostre stanze lussuose, ben protetti nel bunker con guardie e soldati, mentre a combattere ci vanno i figli e i padri e le madri di altre persone che nemmeno conoscete, che piangerete con quel tono di totale indifferenza per convenienza e consuetudine .
Voi che fate le guerre standovene ben distanti dal campo di battaglia, premendo pulsanti e muovendo joystick come foste tornati ragazzini davanti ai videogames che avete trasformato in cruda realtà.
Voi che schiacciate persone indifese.
Voi che fate le guerre nei paesi degli altri, distanti migliaia di chilometri dal vostro e non vi rendete nemmeno conto dei danni del dolore della disperazione che create, l'unica cosa che sapete creare distruggendo tutto.
Voi che fate le guerre per motivi che noi comuni esseri umani e mortali non possiamo né tantomeno dobbiamo conoscere, per interessi vostri ma soprattutto di altre persone manipolando la stampa o con la sua compiacenza.
Voi che fate le guerre senza pensare alle conseguenze, non di domani né di dopodomani, ma degli anni a venire, perché siete accecati dall'avidità e dalla crudeltà, o dalla paura di fallire, per arrivare a pensarci.
Voi che fate le guerre per i soldi (di altri), perché i soldi governano più dell'ambiente, della salute, della società.

Ma anche voi. Comuni esseri umani e mortali, che vi impegnate così tanto a rovinare la vita delle altre persone come voi.
Voi che vi credete migliori di queste persone, più sensibili di loro, più in diritto di vivere bene di loro.
Voi che vi impegnate così tanto divertendovi a vederle soffrire, a umiliarle, a spaventarle, e poi andate a dormire sicuri e soddisfatti di aver fatto la cosa più giusta per voi, con tutti i diritti di averlo fatto.

Non vi chiedo se non vi vergognate perché è una domanda stupida e inutile.
A tutti voi che offendete, facendovi passare per offesi, chiedo se vi siete mai fermati un attimo, se avete mai pensato se c'è qualcos'altro di meglio, se non avete mai dato un'occhiata all'altro lato della moneta?
Voglio sapere se alimentare il vostro benessere con la sofferenza che provocate alle altre persone.

Voi che vi impegnate così tanto a fare così tanto male, perché non vi impegnate allo stesso modo a trattarle come vorreste essere trattati? 
Perché non vi impegnate allo stesso modo per capirle, invece di reagire sentendovi in diritto di difendere i vostri diritti?
Perché non vi impegnate allo stesso modo lasciandole vivere in pace, vivendo in pace anche voi stessi?
Tutti dovremmo avere lo stesso dovere di lasciar vivere in pace le altre persone.

Tutti dovremmo vivere e ammirare momenti come questi, sotto una luna che illumina la notte, meglio se in compagnia di qualcuno con cui vorremmo stare in quei momenti, che così diventano ancora più belli - da vivere, da ricordare - lasciandoci andare alla musica.

Voi che vi impegnate così tanto a rovinare, perché non vi impegnate così tanto a pensare al bello che c'è in giro, che facciamo e potremmo fare, a noi stessi e così anche agli altri?





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Vicenza, il concerto annullato di Nick Mason. Cronaca di una illusione



Erano mesi che aspettavo il concerto di Nick Mason’s Saucerful of Secrets, la band che il batterista dei fu Pink Floyd ha messo insieme per celebrare l’epoca barrettiana, quella ante dell’osannatissimo The Dark Side of the Moon, ovvero dal 1973 indietro. Una parte del gruppo inglese che conosco molto, molto meno. 

Un evento incredibile per la soporifera Vicenza, una città che raramente propone appuntamenti del genere e quando li propone, prevalentemente interessano a una cerchia di presenzialisti.
Come rari sono i brani che Mason e company suonano sul palco, come Arnold Layne o Let There Be More Light, proposti in occasione del loro primo concerto a Londra il 20 maggio 2018. Ascoltare dal vivo le canzoni che hanno fatto la storia della musica, credo raggiungendo la vetta più alta che una nota possa raggiungere, è uno di quegli eventi classificabili come imperdibili. Per un vicentino a Vicenza ancora di più. 

La data prevista, mercoledì 18 luglio, suonava bene. Non tanto per il mercoledì ma per il mese. Una bella serata estiva, magari allietata da quel vento che ogni tanto gira per le strade cinquecentesche del centro città.
In effetti il vento c’è stato ma non di quelli allietanti, anzi. Verso il tardo pomeriggio ha iniziato a soffiare prepotente, sollevando la cappa di caldo soffocante, ma portando con sé nuvole preoccupanti. Nonostante lo scenario non si preannunciasse dei migliori, per evitare problemi di parcheggio sono andato in moto, cercando un posto lontano dagli alberi. Che va bene non essere pessimisti ma un po’ di cautela non fa mai male.

Nemmeno il tempo di sedermi e scambiare due chiacchiere con i miei due vicini di concerto, uno dei quali col naso già su una app di meteo per monitorare il percorso di quello che avevamo sopra la testa, che una voce amplificata dal megafono ci invita con forza a sistemarci nel portico sotto la Basilica Palladiana.
Ecco.
Non inizia bene. Beh, al momento deve ancora iniziare ma l’intro non è quella che ci aspettavamo
Così, senza poter fare altrimenti, ci piazziamo sul primo gradino del portico, pronti a riprendere i propri posti, se non fosse che gli omoni della sicurezza ci invitano, per la nostra incolumità, con forte insistenza, ad abbandonare il posto e dirigerci verso le uscite di sicurezza e che entro mezz’ora ci avrebbero fatto sapere qualcosa. Per chi non conoscesse il posto, significa andare sotto l’altra parte del portico.

Nel frattempo passa la mezz’ora, i quarti d’ora iniziano ad accumularsi e non voglio trascorrere tempo piantato sul telefono a monitorare i giri del temporale e a messaggere cretinate. Così, inizio a pensare a cosa poter scrivere a seconda dell’ipotesi positiva o negativa. E inizio a girare per la Basilica ammirando il capolavoro architettonico di simmetrie, razionalità e illusioni che Andrea Palladio ha creato, sopra un altro piccolo edificio, precisamente al centro, rivolto verso Piazza delle Erbe.

Quando la mezz’ora passa ormai per la terza volta, arriva l’atteso annuncio, quello più temuto dal pubblico. Niente da fare. La pioggia arriva anche in Piazza dei Signori anche se non così intensa come altrove. Se avessero anticipato l’inizio del concerto alle 21, ci saremmo potuti beare di circa 90′ di puro spettacolo. Quanto basta per stare bene. Se la tua squadra del cuore termina vittoriosa dopo 90 minuti e stai bene, figuriamoci come puoi stare dopo 90 minuti di Nick Mason.

Così finisce questo concerto mai iniziato. Un po’ come la città che doveva ospitarlo. Dove sembra debba sempre succedere qualcosa di eccezionale e i suoi cittadini sono in attesa. Ma al massimo, tutto quello che succede, è un temporale di mezza estate.

[Articolo pubblicato su musicletter.it]

PS: non posso esimermi da una osservazione polemica. A Vicenza ieri sera c'erano persona dal Piemonte, dalla Sardegna. Venuti apposta per il concerto. Vicenza ha cercato di vivere di turismo grazie al baccalà e Palladio. Che non sono nemmeno autoctoni, perché il pesce è norvegese e l'architetto è padovano, rispettivamente. Tutti gli amministratori precedenti e relativi addetti alla promozione della città, non potevano pensare ad altro che a queste due super attrazioni per portare turismo in città. Caspita. E con che toni trionfalistici e sicuri! Il risultato è (stato) fallimentare. Perché al massimo questi passavano in visita per poi dirigersi verso altri lidi. 
Non dico che bisogna abbandonare queste chiavi di attrazione, ma ormai è comprovato che un concerto invece è un evento dall'incredibilità potenza attrattiva. Vallo a chiedere alle altre città limitrofe. Non è la prima volta che lo dico. Spero che i nuovi amministratori lo abbiano capito e agiscano.

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Tempo, non sempre è lo stesso

Un lancio dalla riga di centrocampo. Un calciatore come Pirlo, anche se allora era uno sbarbatello, non poteva essere più preciso.
Il pallone addomesticato da Roberto Baggio con naturale dolcezza dopo 30 metri di volo alle sue spalle. Due mosse con un movimento: stop e dribbling sul portiere per aprirsi la porta davanti a sè, appoggiando il pallone di sinistro.
Era più facile tifare Brescia in quegli anni e ammetto che l'ho tifato anche io. Carletto Mazzone in panchina, una volta sotto la curva dell'Atalanta, Pirlo inventato regista davanti la difesa, Roberto Baggio a fare magie e a far scattare Mazzone sotto la curva dell'Atalanta.


Ricordo bene quel gol, come potrebbe essere altrimenti: la Juve si giocò una bella parte di Scudetto per colpa di quella magia di Baggio.
Buffon era ancora il portiere del Parma, Vieri il bomber dell'Inter e Shevchenko del Milan, Sacchi esaurito a Parma e ultimo anno del Vicenza in Serie A, retrocesso per un niente nonostante i primi gol di Luca Toni e con un'ultima giornata sistemata a tavolino per far retrocedere qualcuno e salverne un altro. Almeno così mi dissero i ben informati dell'azienda dove stavo facendo lo stage.

 

Ma non è questo il succo del discorso. Quell'indimenticabile gol di Baggio è di 20 anni fa. Ventiannifamannaggialamadosca!
Vivevo a Bologna dove stavo facendo lo stage per l'azienda figa. Avevo 23 anni. Dormivo discretamente sia quantitativamente (anche perché non avevo una gran vita la sera sotto San Luca) che qualitativamente e altrimenti potevo contare su tempi di recupero di un ragazzo di 23 anni, potendomi pure permettere di bere una birra media prima di giocare a calcetto. C'erano ancora le Torri Gemelle, le avrebbe buttate giù 6 mesi più tardi cambiando per sempre il mondo.

 

Riguardando queste immagini, quel gol mi sembra sia di qualche stagione fa e non di 20 anni fa.
E mi rendo conto di come la prospettiva cambia con il punto di vista.

 

Quando avevo, che ne so, 10 anni, e vedevo i gol di 20 anni prima, vedevo l'Italia campione d'Europa del 1968.
Mi parevano immagini vecchie. Vecchissime, come quelle di Messico 70 della storica Italia-Germania 4-3.
Il bianco e nero contribuisce a questa sensazione, ma facendo un confronto dello stesso salto temporale, non posso fare a meno di notare questa differenza.
Lo stesso vale per la musica: Ragazza triste di Patty Pravo per esempio è del 1968, nel 1992 invece impazzivo per La canzone del sole di Lucio Battisti, una canzona di 21 anni prima e quando le ascoltavo, mia mamma sospirava dicendo che erano "canzoni vecchie".
Le canzoni dei Beatles e degli Stones erano vecchie per me. E insieme alle loro canzoni lo erano anche McCartney, Ringo Star, Mick Jagger e compagnia (Jagger e Richards non saranno mai vecchi).
Se le ascolto ora, con un orecchio diverso da quando avevo 10 anni, mi sembrano attualissime! Quelle dei Pink Floyd ancora avanti anni luce come lo erano allora.


E così sono cresciuto, pensado che tutto quello che non avevo visto né sentito prima (della mia nascita), fosse vecchio.
Adesso, dovrei dire che il gol di Baggio alla Juve è vecchio e lo stesso dovrei dire della musica che ascolto oggi, dagli Smashing Pumpkins ai Marlene Kuntz.
Ma non riesco, non perché non ammetto che il tempo passa e come stanno invecchiando quelle immagini e quelle canzoni sto invecchiando anche io, ma perché ho potuto viverle e questo rende tutto dannatamente diverso.


Secondo la mia logica, credo che Tommaso possa dire che la musica che ascolto io sia vecchia. Ho un dubbio sulle immagini dello sport o della cronaca, perché sono a colori come quelle attuali e questa differenza potrebbe aiutarmi. Forse.


Quindi, se prendo come riferimento me stesso all'età di 10 anni, il gol di Roberto Baggio alla Juve dell'1 aprile 2021 equivale a quello di Domenghini alla Jugoslavia nella prima finale dei campionati Europei del '68, Nuotando nell'aria dei Marlene del 1994 alla Ballata del Miché di Fabrizio di Andrè del 1961 e io Ballo da sola del 1996 a Gli uccelli del 1963.

 

Ricordo ancora il tono di mia mamma: "Uuuuff! Roba vecchia!". Credo lo dicesse pensando al suo, di tempo passato e non della canzone o del film.
Mi stupisco anche io ma non perché quelle immagini stanno dicendo che il tempo scorre anche per me, quello semmai me lo dicono i capelli grigi alle tempie e i tempi di recupero inesorabilmente più lunghi di quando avevo 23 anni, ma perché non mi rendo conto di come ostia sia volato il tempo.

 

Ho notato però una cosa: se quello che abbiamo vissuto ha il suo tempo, 20, 25, o 10 anni pare vecchio come i loro ricordi, le emozioni che ci fanno provare invece sono più vive, ancora forti. Quelle porcaputtana ardono dentro la nostra anima, belle e purtroppo anche brutte che siano.

 

Forse sono loro che ci fanno dire "Orcamadosca, già passati 20 anni?!"!


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Ancora! Ebook tributo a The Bends

Porca miseria! E' successo ancora! Ci sono ricascato. Dopo "Una punta di malinconia e tristezza -mai- infinita", l'ebook tributo per i 20 anni del doppio album Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins, ecco un altro ebook tributo.
"We don't have any real friend" è un ringraziamento a Colin Greenwood, Jonny Greenwood, Ed O'Brien, Phil Selway, Thom Yorke che messi tutti insieme fanno i Radiohead, per l'album The Bends, uscito esattamente oggi, 13 marzo, 25 anni fa. Lo potete scaricare gratuitamente a questo link.

Gesù Cristo. 25 anni fa era il 1995. Il pallone di Roberto Baggio sparato sopra la traversa di Pasadena mi sta(va) ancora trapassando il cuore.
A scuola ripetevo la 2a ragioneria ma stavo crescendo. Parlavo tedesco con una discreta disinvoltura. Ero innamorato fisso di almeno due compagne di scuola. Imbrattavo la mia prima Smemo di parole e segni scemi, di foto di Nicole Kidman e di pubblicità di modelle bionde con gli occhi verdi e di Liv Tyler, dei cori da stadio del Vicenza Calcio e dei risultati del mio campionato, il mio primo da juniores. Ero uno dei più giovani tra giocatori più grandi e bravi di me. Per la prima volta giocavo partite da 90' e l'allenatore del tempo famoso per essere un ammazza ragazzi (fisicamente e psicologicamente) mi aveva rinforzato (fisicamente e psicologicamente) e avevo concluso la stagione con un assist di destro al volo per un compagno che ha segnato al volo di sinistro, io mancino e lui (ottimo) destro. Jack Frusciante era uscito dal gruppo in libreria da un anno, l'anno dopo sarebbe uscito anche al cinema. Siccome a scuola erano cose già fatte spesso andavo in sala giochi sotto lo stadio e mi trovavo con i giocatori del Vicenza. Che giocava benissimo in Serie B e sarebbe stato promosso in A dopo un campionato splendido. Nel 1995 ho vissuto la mia prima esperienza all'estero, dove ho conosciuto tantissime persone, alcune delle quali mi spiace non sentire più, una delle quali sono felice sia una mia splendida amica. Durante quella esperienza ho anche capito perché il calcio inglese (ancora questo calcio!) è definito tale e perché quindi mi piace così tanto! Coraggiosamente, andavo al mare da solo con tre mie amiche perché mi piaceva da matti una di loro, mora con gli occhi azzurri anche se ero felice di tornare in stanza all'alba per le vie di Jesolo che profumavano di pane appena fatto con un'altra delle tre ma non avevo il coraggio di essere più di un suo amico* e intanto conoscevo le prime paranoie. Giravo in scooter in mezzo la strada  passando nello spazio lasciato tra due corriere senza casco con il walkman a palla ascoltando Micheal Jackson, i R.E.M., Jovanotti, gli Aerosmith, i Nirvana e varie cassette di rock anni 70 e un gruppo pazzesco che si chiamava Smashing Pumpkins che mi faceva sentire sulle montagne russe. Mi atteggiavo a quello che voleva essere lasciato in pace e per i cazzi suoi. Riprendevo con la videocamera i compagni di classe nei loro concerti. Non uscivo ancora la sera e la mia vita era casa-scuola-calcio e la musica, che ascoltavo anche a casa di un compagno di classe, fornitore di cd masterizzati. In un sola parola, ero uno sfigato.

Ed è stato in uno pomeriggio di inizio primavera che il fornitore, Ale come me, mi ha messo qualcosa di nuovo. Se la musica mi ha preso all'istante la voce all'inizio mi lasciava perplesso, sembrava un lamento costante. Ma esprimeva bene i testi delle canzoni. Mi sono portato a casa il cd e l'ho fatto andare ininterrottamente con mio papà che mi chiedeva chi avesse registrato il gatto che piangeva. Ho letto e tradotto con il vocabolario tutti i testi e più ascoltavo il cd più quella voce mi piaceva e travolgeva, introversa come me ma irruenta quando alza i toni, come quando cerc(av)o di essere meno introverso. 

Era 25 anni fa. Anche 25 anni fa ascoltavo canzoni di 25 anni prima: Let it be, dei Beatles, è uscito nel 1970 e al tempo, senza avere riferimenti di quell'anno, mi sembrava una enormità. Pensavo fosse una canzone vecchia. Adesso di anni sono diventati 50. Una vita fa. E mi trovo ad ascoltare, ancora, musica di 25 anni fa. A celebrarla con un (altro) ebook. E mi sembra ieri. Non è una musica così vecchia come quella del 1970 sembrava nel 1995. Dovrei chiedere un parere a mio nipote che ha appena fatto 18 anni cosa pensa di The Bends.

Quando Roberto mi ha chiesto di partecipare anche a questo ebook mi ha sorpreso, significava che è stato contento di quello che avevo scritto per "Una punta di malinconia e tristezza -mai- infinita", perché anche quest'altro è una sua iniziativa. La sua considerazione mi ha fatto un enorme piacere. Così anche se non sono esperto di Radiohead come per gli Smashing, ho subito accettato. Non mi è capitata una canzone semplice da tradurre in racconto, ma Bulletproof... I wish I was è comunque bellissima, perfetta per Tom Yorke. Il testo è deprimente ma c'è dell'aria tra le note e mi da una certa fiducia. Così ho iniziato a scrivere qualcosa, idee sparpagliate, parallelismi tra i diversi me e la canzone. Il testo che ho mandato a Roberto l'ho chiamato lato B2 per intenderci! Anche se ce ne sono altri che ho cancellato o perso perché quando scrivo ho il vizio di non salvare o mi sono venuti in mente in momenti nei quali non potevo trattenere l'ispirazione, come quando corro per esempio. 
Non parlo del mio racconto, quelli degli altri autori sono bellissimi, coinvolgono e raccontano in modo autentico. Dimostrano come la musica riesca a entrare nelle nostre vite e ad accompagnarle. Magari all'inizio in modo più forte ma poi quando più avanti ti fermi un attimo e torni indietro, senti ancora quelle sensazioni. Buon ascolto, e buona lettura.

* Poi alla fine il coraggio l'ho trovato e adesso siamo sposati.

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Gli Smashing Pumpkins a Bologna - 18 ottobre 2018

Gli Smashing Pumpkins quasi originali hanno suonato per più di 3 ore a Bologna per una Unipol Arena strapiena. Per la quarta volta ero davanti a loro.


Sono le 3 del mattino. O della notte, il confine tra i due mondi è molto confuso a un certo punto. Soprattutto dopo un concerto che ti ha proiettato indietro nel tempo. Di oltre 20 anni, 23 per la precisione che sono quelli passati dalla prima volta che vidi il video di "Bullet With Butterfly Wings" su MTV. Da li in poi gli Smashing Pumpkins, con Mellon Collie and the Infinite Sadness, Gish, Siamese Dream, il cofanetto The Aeroplane Flies High diventeranno la colonna sonora di quegli anni, di due picche, di telefonate infinite e lettere scritte a notte fonda o sui banchi di scuola o di serate trascorse per la provincia attraversata su una Lancia Y o una Peugeot 106. Stanotte faccio più fatica del solito ad andare a letto perché sono appena tornato dal concerto di Bologna proprio degli Smashing Pumpkins e le emozioni sono ancora calde, tenute in circolo dal cuore che le sta pompando forte. 

Allora meglio cogliere l'attimo, perché la musica è qualcosa di pancia e bisogna lasciare spazio alle emozioni schiette, meglio se poi vengono condite da un sonno stanco ma molto felice. Così rispolvero il mio libretto, uno di quelli dov'ero solito trovare sfogo e rifugio, e stendere queste emozioni per non perderle nel sonno. Questo concerto, come tutti quelli che ho visto, è iniziato mesi fa e cioè quando è stata ufficializzata la data di giovedì 18 ottobre alla Unipol Arena di Bologna. Un minitour per celebrare la reunion della band (meno D'arcy). Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin di nuovo insieme in quella formazione che a metà anni 90 ha messo in ginocchio una generazione ora a cavallo dei quaranta. Quasi un privilegio rivederli live visto che Bologna è stata scelta come unica data in Italia e la seconda in Europa dopo Londra, l'altra città europea. Immediatamente dopo l'ufficializzazione della data è iniziato il giro di messaggi: Infe e Jimmy ci sono quindi bene è come se fossimo già la e il biglietto non costa la solita e ormai non più sorprendente esagerazione che ti fa bestemmiare rabbiosamente. 

Peccato avessi tralasciato quel dettaglio non tanto indifferente che non c'erano altre date in Europa e in Italia prima e dopo Londra e Bologna e quindi i biglietti sono stati venduti quasi subito. 
Non mi servirà a esercitare la professione ma meno male che quel tesserino di giornalista pubblicista conserva un'altra utilità e che Veronica & Co. al momento mi lasciano lo spazio digitale per scrivere qui! 
Non finirò mai di ringraziare Giacomo per avermi dato l'opportunità di assistere a uno dei più bei concerti che abbia mai visto. 

L'ultimo ostacolo è il passaggio per Bologna. Farmela in macchina da solo non mi esalta, fare la strada con uno/a sconosciuto/a non mi attira perché per me il concerto è un evento importante, al quale si va con persone fidate, con le quali sai di poter condividere ogni parola di ogni canzone oltre ad altre discussioni. Eh, sarebbe stato da andare con uno in particolare, avrebbe avuto il suo significato ma è una storia di "se" che vi risparmio. Infe però c'è e con lui ho già visto gli Smashing a Milano nel 2008 e a Padova nel 2011 e ha il cuore con l'SP tatuato nel braccio. Jimmy defeziona e anche Carlotta, l'altra sodale di concerti, purtroppo stavolta non c'è. Il vecchio Santre che sento meno di quanto vorrei ha preso la sua vita e l'ha imbarcata per Amsterdam. Il sito che commercia passaggi auto non mi aiuta proprio per niente. Ci sarebbe la compagnia di Biso ma parte troppo presto ovvero il giusto per evitare di arrivare con l'acqua alla gola. Per fortuna che Infe mi manda il messaggio perfetto: "C'è un posto e partiamo alle 18" e così mi trovo nel van camperizzato di Francesco con Davide e via. 

Arrivati all'arena le strade si dividono perché io e Infe siamo in parterre e loro sugli spalti mentre si unisce Alvise che incontriamo per puro caso alle biglietterie. Abbiamo avuto anche il tempo per un pit-stop nonostante per la prima volta nella storia dell'universo ci sia stata più fila nel bagno degli uomini che in quello delle donne, per l'entusiasta incredulità femminile. Anche se ci gioca la Virtus, l'arena di Casalecchio è un gran bel palazzo dello sport. Ci ero stato l'ultima volta nel 2000 toh guarda sempre per gli Smashing! Come il migliore degli esterni di centrocampo, partiamo dalla parte più laterale per guardagnare terreno e accentrarci piano piano e poco dopo le luci si spengono lasciandoci nell'atteso e richiesto buio. Poi sul fondale del palco appaiono le immagini che raccontano le storia degli SP tramite le copertine degli album e la loro presenza in carne e ossa addirittura: perché sul palco arrivano le bambine di Siamese Dream, con un'aria più trita di quella vista sulla cover, a dar fuoco al cuore simbolo della band, tra il tripudio dei fan.





Smashing Pumpkins reunion a Bologna - Il concerto

E poi William Patrick Corgan appare sul palco, da solo, sotto un fascio luminoso. Una visione divina. E si capisce subito quale sarà il tema, su chi sarà incentrata la serata. Non poteva essere altrimenti visto l'ego di quest'uomo tanto complicato quando capace di scavarsi nel profondo, cantando metafore della vita. 
Le prime note rispecchiano il titolo del brano: un sorriso disarmante al primo acchito, senza tregua. Alle sue spalle le combinazioni di foto di lui in gioventù e parole mettono i brividi. Se si abbinano al testo di Disarm ti assale una forte inquietudine. La stessa di quegli anni. 

E il buco nero verso gli anni 90 si è aperto. Poi una pausa. Breve. Perché la band prende il suo posto e comincia lo spettacolo. Nel senso letterale del termine e cioè di puro show, di vari cambi di abiti di Corgan che da istrionico camaleonte adatta al contesto di alcune canzoni (dalla t-shirt nera con le ossa stampate - e panciute... - alle tuniche nere e argento all'abito quasi papale finale) e alla fine saranno 31, presentate come la band ha abituato i suoi fan ad ascoltare dal vivo, con arrangiamenti inediti lasciando in sottofondo il ricordo della versione album. 

Il concerto chitarra voce con Schroeder annullato il giorno prima per le condizioni di salute di Corgan aveva preoccupato i fan: canterà? Sì, concerto confermato. Sollievo. Rocket Siva e Rihinoceros sono il trenino che porta alla cover di Space Oddity. Come per il concerto di Londra di due giorni prima, anche ieri a Bologna hanno suonato Stairway to Heaven e Landslide, quest'ultima in una versione ancora più struggente grazie alla voce della cantante e attrice danese Amelie Bruun, uscita all'improvviso per questo brano. Nei miei ricordi, questo è uno dei più malinconici della band e ieri l'ha abbinata subito dopo a Porcelina, che non sono riuscito a cantare come succede ogni volta da un triste pomeriggio. Vaffanculo, chissenefrega se più di qualche canzone estirpa ricordi agrodolci, inutile resistere al tempo e alle lacrime, lasciamole scendere perché fanno parte della serata. Penso che il pavimento del palazzetto qualche etto di sale lo avrà raccolto. 

Nonostante le preoccupazioni, la voce di Corgan non cede alla cagionevolezza del giorno prima anche se a dir la verità, nelle canzoni più melodiche, sembra un po' fuori controllo, che gli scappi via e i diversi momenti di pausa tra una canzone e l'altra e i brani cantati da Iha potrebbero confermare la precarietà dell'ugola di WPC. Che però ci da dentro quando c'è da darcene, e nella cover di Stairway to heaven lascia partire un acuto notevole e per il resto non si risparmia. 

Tenerissima la versione di For Martha, dedicata alla madre, rappresentata nel video da una ragazza che danza per l'ultima volta, prima di salutare il suo bambino per sempre e sparire tra le nuvole. 
Questo brano è stato parte di un intimo trio di canzoni insieme a Blew Away e To Sheila che ha visto Corgan (in abito bianco) su un podio a suonare il piano, in perfetta sintonia con Iha, l'altro chitarrista Jeff Schroeder, il bassista Jack Bates e la tastierista Katie Cole chiamati a completare la band. 

Immancabili brani come Zero (la cui scritta appariva ovunque nei display), Today, Bullet with the Butterfly Wings, sorprendente Soma ma mai come quel Billy Corgan in formato martire kitsch che viene fatto passere in processione in mezzo al pubblico esterrefatto. 

Alla fine sono più di 3 ore di concerto, circa 200 minuti. Alla faccia dello stato di salute di Billy Corgan che conclude in versione pontificia. 
Sul front man convergono tutte le grafiche e animazioni: quando non ci sono i collage dei video vecchi e nuovi o le presentazioni di Mark McGrath a introdurre i brani, sui display appaiono in continuazione video e immagini di WPC da bambino in diverse situazioni. Perché in fondo gli Smashing Pumpkins sono lui, lui li ha voluti lui li ha sciolti e dopo tanti anni, troppi, è riuscito a riunirli. 

Mancava la bassista D'arcy Wretzky e mi sono chiesto se quella ragazza bionda che accompagnava la raffigurazione di Corgan non fosse una dedica, ma resto indeciso se come un tributo o una burla. 
Ricollegando le canzoni e la loro storia, perché non ce ne è una che non possa raccontare la mia, con le immagini di Corgan, penso sia stato un viaggio tra i ricordi, i suoi intrecciati con quelli di ognuno di noi. 
Mi piace pensare a com'eravamo messi quando ascoltavamo nelle cuffiette o negli stereo compatti multi CD Gish o Siamese Dream: depressi teenager rabbiosi ingabbiati un po' nei cliché che ci sceglievamo e un po' nella condotta da seguire, e a com'eravamo oggi, completamente diversi, adulti, forse meno depressi e repressi, scappati dalle gabbie e con una rabbia diversa e qualche preoccupazione in più. 
Ma quelle canzoni le ascolti con lo stesso sentimento di quel tempo non ci puoi resistere. Per 3 ore siamo tutti tornati ai maglioni di lana grossa larghi, alle camice a quadroni, ai jeans sdruciti sotto i quali spuntavano gli anfibi. E' stato il mio quarto concerto degli Smashing. Nessuno di questi mi ha deluso. Di certo, questo è stato memorabile! Adesso tornano negli USA per il tour e poi chissà, con uno come William Patrick Corgan ci si deve aspettare di tutto. Spero ami gli Smashing Pumpkins tanto quanto il suo ego. L'abbraccio alla fine con Iha non è del tutto banale. Ma del futuro non c'è certezza.
 

La scaletta del concerto degli Smashing Pumpkins del 18 ottobre 2018 alla Unipol Arena Casalecchio di Reno (Bologna)

Disarm
Rocket
Siva
Rhinoceros
Space Oddity (David Bowie cover)
Drown
Zero
The Everlasting Gaze
Stand Inside Your Love
Thirty-Three
Eye
Soma
Blew Away
For Martha
To Sheila
Mayonaise
Porcelina of the Vast Oceans
Landslide (Fleetwood Mac cover)
Tonight, Tonight
Stairway to Heaven (Led Zeppelin cover)
Cherub Rock
1979
Ava Adore
Try, Try, Try
The Beginning Is the End Is the Beginning
Hummer
Today
Bullet With Butterfly Wings
Muzzle

Bis:

Silvery Sometimes (Ghosts)
Baby Mine (Betty Notes cover)



Ph. Credits: Unipol Arena


Post pubblicato su Gushmag.it

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Ebook tributo per i 20 anni della nostra adolescenza


Sono passati più di 20 anni dal primo ascolto di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins. Un fan visionario decide di realizzare un ebook per celebrare l'album e la reunion della band di Chicago. Ecco com'è nato

(almeno la mia parte).

Tutto ha inizio una notte di fine febbraio: curiosando nella timeline di una bonazza che seguo su Twitter (ma solo perché è juventina e ha a che fare col vino) scopro che ha condiviso un tweet. Questo qui: 


Come al solito me lo segno nella cartella "Da leggere" nella barra dei preferiti. A inizio marzo mi ricordo di quel retweet e vado a riprenderlo e scopro una cosa travolgente e affascinante com'era quella cosa alla quale si riferiva il tweet. Seppur 20 anni a passa prima. E come riesce a essere ancora adesso. Rob, un ragazzo di Arezzo, un paio di anni fa nonostante qualche mese di ritardo, pensa di realizzare un ebook per celebrare i 20 anni di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). 

Un ebook di racconti, 28 in tutto, uno per ogni brano di MCIS e scritti da 28 autori diversi, da chi ha amato e si è fatto straziare da quell'album, vivendolo al suo stesso ritmo tra rock rabbioso e ballate devastanti. Fanculo se non cade perfettamente con la data corretta, al tempo avrà avuto altri pensieri per la testa invece di quella pelata e indecifrabile di Billy Corgan! 

L'importante che abbia avuto questa idea grandiosa e non potevo leggere quel tweet con distacco.
Perché sì mi piace scrivere lo avrete capito nonostante l'incostanza che dimostro qui (ma chi vi dice che non scribacchi altrove?) ma non tanto per questa mia tendenza vizio o vezzo, vedetela come preferite. Ma perché per me e come per molti altri che a metà anni novanta si è trovato a vivere quel periodo inconsapevole e superficiale, ribelle e libertino (per chi ci riusciva, io per esempio lasciamo perdere!?), idealista e turbato, mesto e miscellaneo, alcolico e paranoico, di sviluppo e autocritica chiamato adolescenza, quell'album non solo rappresenta un pezzo di quella vita ma è la colonna sonora di ogni ricordo, che risuona dalle sponde dell'alto Adriatico a quelle a picco sull'Atlantico delle scogliere di Moher, dai giri in scooter con le cuffie nascoste sotto il grosso cappello di lana colorata comprato in gita a Praga ai viaggi in treno compiacendomi della mia malinconia, dalle passeggiata per il centro città ai karaoke improvvissati nella camera/soffitta di quello che al tempo credevo fosse il mio migliore amico. Voglio partecipare e non mi lascio perdere l'occasione. 
Non subito però, come al solito lascio decantare gli attimi nell'attesa di cogliere quello d'ispirazione. 

Che a vedere dalle email inviate deve essere arrivato qualche giorno dopo e così a inizio marzo mi decido a scrivere a Rob. Ma cosa gli scrivo? Bhe non trascendo tanto la realtà e gli dico quello che è successo e cioè che sono un suo fresco follower su Twitter (vero, infatti solo dopo aver letto il retweet della bonazza juventina che ha qualcosa a che fare col vino) e che ho letto il suo tweet riguardo "la sua iniziativa dell'ebook celebrativo dei 20 anni di MCIS degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). "Idea grandiosa. Mi piacerebbe molto partecipare, quell'album è una parte importante della mia vita." gli scrivo in modo molto originale chiedendogli quali canzoni rimangono libere, perché nel frattempo avendo lasciando decantare gli attimi qualcuna potrebbe essere andata al primo proponente. Mi risponde quattro giorni dopo dicendomi che XYU era l'ultimo che aveva e quindi rimangono le seguenti: 

- Porcelina of the vast oceans
- Tales of a scorched earth
- Thru the eyes of Ruby

Chiaro. Cosa sarebbe potuto rimanere? Avrei tanto voluto Muzzle che è la mia preferita di quell'album. Ma ovvio come la bomba da tre di Step Curry a 2 decimi dalla sirena è già stata presa, come Zero, dallo stesso Rob e solo perché ne aveva lasciate altre e se la era ritrovata nel mazzo. Avrei potuto abbandonarmi a Porcelina, se non fossi caduto in un triste ricordo di una splendida persona. Per quanto bello sarebbe stato rendergli omaggio in questo modo, lo trovavo anche difficile e la difficoltà di esprimermi e di non scadere in banalità ha avuto la meglio. Ho ri-ascoltato e ri-letto i testi delle altre due decine di volte. Sono andato a rileggermi anche le Smemo di quegli anni riscoprendo cose persone eventi persi nella polvere degli anni. Sono canzoni simili tra loro per ritmo e sentimento ed entrambe distanti dai miei gusti. Ma arrivato a questo punto, non potevo trovarmi in una situazione migliore. 

Così senza nemmeno decidere inizio a scrivere qualche riga per Tales of a scorched earth. Sarà il periodo che stiamo vivendo noi, quello che stavo vivendo io fatto di povertà disonestà mancanza di fiducia illegalità ingiustizia iniquità inquinamento nessun rispetto per nessuno arroganza immoralità falso perbenismo stupidità vantata rabbia rancore mancanza di stupore sarcasmo a secchiate (o tweetate) ignoranza e presunzione dilaganti superficialità mondanità spacciata inflazionata millantata falsità senza filtri e malvagità senza remore sconforto mancanza totale di un appoggio di un confronto di condivisione di ideali egoismo malcelato e qualcos'altro che adesso non mi viene in mente ma che non farete fatica a vedere in giro o aprendo un social media. Passo le mattinate a casa da solo, perché a quel tempo andava così, e le notti prima di andare a letto a ri-ascoltare e ri-leggere il testo. Mi vengono da scrivere due tipi di racconto che abbozzo ma l'unica cosa che mi viene voglia di fare è scappare da quelle brutte sensazioni che ho scritto poco prima e il solo modo per lasciarmele alle spalle è salire in moto, col buio fresco delle prime sere di primavera. E così nasce il mio racconto, con il quale sono molto orgoglioso di poter contribuire a questa iniziativa. Non è stata una realizzazione facile, anche Rob ha riconosciuto che era una tra le più complesse ma non ha giustamente mancato di sollecitarmi un paio di volte ma alla fine tra giri in moto di fantasia, dialoghi onirici, dribbling tra banalità e voli pindarici eccolo qui. Sabato 26 maggio, nel primo pomeriggio in compagnia di Sabato Sport su Radio1, finalmente invio il mio racconto a Rob che non perde tempo a rivedere e impaginare. 

Il 7 giugno, così come aveva cercato autori, annuncia l'uscita dell'ebook su Twitter: 


L'ebook lo potete scaricare da questo link: https://laschiumadeiblog.wordpress.com/2018/06/07/una-punta-di-malinconia-e-tristezza-mai-infinita/ dove potrete scegliere la versione che preferite. 
L'ho letto tutto, entrando nelle vite degli altri autori che hanno aperto le porte delle loro vite facendoci entrare e mostrandoci com'erano. 
Non penso sia stato semplice neanche per loro, ogni racconto è un loro pezzo di storia. Un nome, un momento, una sensazione, un pezzo di vita importante. 

Grazie a Rob che mi ha permesso di dare il mio contributo, a tutti gli altri devastati da Mellon Collie and the Infinite Sadness dalla gracchiante voce di Billy Corgan e dai casini che hanno contraddistinto una delle rock band più significative e sottovalutata degli anni '90. 
Grazie a voi che vorrete leggere questi racconti, grazie per la fiducia e buona lettura.

Articolo pubblicato su Gushmag/La Vena Chiusa 

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Dakar

La canzone degli Archangel 'Due passi dall'inferno' è perfetta per raccontare una gara come la Dakar.
La gara più bella del mondo (non me ne voglia il Drake che chiamò così la Mille Miglia).
Con l'introduzione delle tecnologie ha perso un po' dell'eroico romanticismo dell'era di Thierry Sabine, il suo ideatore, ma ha ancora il fascino della sfida contro il mondo e se stessi.
Non contro gli avversari che invece condividono fatica e sofferenza e si soccorrono come Paulo Gonçalves e Laia Sanz che hanno mandato in malora la loro gara fermandosi per aiutare rispettivamente Matthias Walkner e Pela Renet.

Quando facevo finta di fare il giornalista avevo convinto il capo di coprire l'evento con un articolo quotidiano di notte appena arrivato i risultati di ogni tappa, perché ne valeva la pena per il sito perché mi piaceva perché la Dakar non potevamo perdercela... Tanto (bel) lavoro per niente ovviamente ma almeno seguivo qualcosa che mi appasiona(va).
Un giorno spero di poterla raccontare di persona, sotto le stelle del deserto.

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Mellon Collie and the Infinite Sadness, 20 anni fa

 

Nella primavera de 1995 guardavo su MTV quel video con curiosità. Un ammasso di figuranti infangati ai piedi di un re dalla voce stridula che cantava quanto facesse (e fa) schifo il mondo.
Non ero un fan del grunge o dell'indie rock o di quello alternativo. I Nirvana li conoscevo pochissimo. I Pearl Jam pareva dovesse essere quel gruppo che a un ragazzo della mia età non può non piacere (e poi quel ragazzo di quella età lo sono diventato 15 anni dopo), i Soundgarden erano un black hole sun. Mi piace(va) la musica e al tempo andavo matto per gli Aerosmith.
Ma Bullet with the Butterfly Wings è stato il battito di ali di farfalla che ha cambiato la mia vita, musicalmente l'ha segnata in modo indelebile creando un legame fortissimo con i miei ricordi.
E il 23 ottobre ero chiuso in camera nella soffitta di là della Zona Verde (quella reale!) del mio migliore amico dell'epoca ad ascoltare e duplicare Mellon Collie and the Infinite Sadness. Lui aveva l'originale ed io la copia, finché stavamo masterizzando quella doppia opera d'arte musicale io ero corso dall'edicola del quartiere per fotocopiarmi il libretto con i testi perché al tempo internet non sapevamo ancora ci avrebbe stravolto la vita e i testi me li traducevo con il Sansoni di fianco, anche fino a sotto le coperte.
Era 20 anni fa.

Poi il mondo è terminato li. Ci ha girato attorno per un po', è stato messo in serio pericolo dai casini di Jimmi Chamberlin l'estate successiva e dall'ego di Billy Corgan più avanti (nonché adesso),  tutto quello che mi è e non mi è successo ha quella colonna sonora e come uno tsunami mi ha cambiato.
Non c'è ancora stato un album capace di travolgermi come quello. Direte che è facile per un doppio con ben 28 canzoni. Invece non è per quello perché non ne esiste una di quelle 28 che ti fa premere “avanti” e saltarla.

Al tempo ero uno studente nel pieno di una adolescenza caratterizzata da sentimenti non corrisposti o alquanto complicati ed ero più interessato a correre dietro a un pallone, imbrattavo la Smemoranda di pensieri poco lucidi e piuttosto ammorbati da ideali non nella norma e tendenti alla malinconia, stavo ore al telefono oppure mi bastava attraversare la Zona Verde per le solite confidenze nella soffitta.
Mellon Collie and the Infinite Sadness (e il cofanetto con i singoli poi) ha fatto il resto ovvero è diventato il sale di quel periodo amplificando i tratti del mio carattere.
Mellon Collie and the Infinite Sadness non può non colpire già dal primo dito che tocca il piano introducendoti con dolcezza in un mondo che esalta tenerezza ed odio, passando per la commiserazione a seconda di quello che ascolti. Mellon Collie and the Infinite Sadness è un mare a volte quieto a volte molto mosso. In ogni caso affascinante.

Questo album dal carattere instabile rispecchia alla perfezione quello della band che infatti pochi mesi dopo la sua pubblicazione è scoppiata per un'overdose. Ne sono passati di album nel laser del mio lettore CD o nell'mp3 qualche anno dopo, ma nessuno è stato capace di trascinarmi tanto quanto Mellon Collie and the Infinite Sadness.
Pensare che quando sono venuti in Italia la prima volta, il 24 aprile 1996 sono stato così fesso da non andarci e oggi come allora faccio ancora scelte del cazzo. Ma non potevo sapere che non li avrei potuti rivedere nella formazione originale, perché tutte le altre volte (all'Alcatraz di Milano il 12 gennaio 2000, al Palamalagutti di Casalecchio di Reno il 27 settembre 2000, al Forum di Assago il 2 febbraio 2008 – dove sono stato centrato in fronte dal plettro di Ginger Reyes – e al Palafabris di Padova il 29 novembre 2011) James Iha, D'arcy Wretzky e Jimmi Chamberlin non sono mai saliti sul palco insieme.  
 
Dopo Mellon Collie and the Infinite Sadness è stato facile farsi prendere dai due album precedenti: Gish e Siamese Dream hanno quella sonorità selvaggia di una band all'inizio della carriera che compone musica per il gusto di farla senza badare alle leggi discografiche e suonano canzoni splendide nella loro cruda bellezza. Perdersi in I am one, Rhinocheros, Daydream, Today, Cherub Rock o Siamese Dream è immediato. Ricordo di aver trascorso intere nottate saturando camera mia di incenso ascoltando questi tre album, dopo aver trascorso buona parte dei pomeriggi ad imparare e tradurre i testi. 

Mellon Collie and the Infinite Sadness sono io da adolescente innamorato della sua tristezza, come può esserlo chiunque fosse stato adolescente 20 anni fa. Sono la rabbia e la disillusione di Zero, Bodies e Bullet with the Butterfly Wings, la malinconia di Thirty-Three e In the Arms of Sleep, la speranza di Tonite Tonite, il rancore di Fuck You, la leggerezza di 1979 e la tenerezza di Lilly (My One and Only) e Farewell and Goodnight. Porcelina of the Vast Oceans è il ricordo indissolubile di Yuri e un me fuori da una chiesa sotto la pioggia appoggiato ad una stampella per salutarlo l'ultima volta.
Ma la mia preferita tra le 28 canzoni è Muzzle. Non se la caga nessuno e ne sono felice perché resta più mia. Sembra il mio riflesso il mio ideale il mio autoritratto.
Sono molti anni che non lo ascolto, potrei farlo in questi giorni anche se mi dispiace tanto non avere un impianto adeguato. 

Mellon Collie and the Infinite Sadness sono delle altre adolescenti che mi regalano due magliette nere degli Smashing Pumpkins in un Virgin Store di Dublino, sono due ragazzi che 20 anni fa si conoscevano alla perfezione e che 20 anni dopo nemmeno si guarderebbero in faccia se si incontrassero chiusi nella soffitta di la della Zona Verde o in macchina a cantare tutto l'album registrandosi con la videocamera, è una ragazza che riceve un cd con le canzoni degli Smashing che parlano di lei di chi glielo ha spedito.
20 anni fa immaginarmi chi sarei stato 20 anni dopo mi faceva tanta paura, mi chiedevo se sarei stato ancora vivo come avrei vissuto se le persone che c'erano 20 anni fa ci sarebbero ancora state 20 anni dopo.
20 anni fa cercavo di far piacere Mellon Collie and the Infinite Sadness agli amici adesso cerco di farlo con Anna e Tommaso, mia moglie e mio figlio che 20 anni fa non rientravano nel mio immaginario di me 20 anni dopo e nel frattempo il simbolo degli Smashing ha ispirato il logo delle bomboniere del matrimonio.
Il mondo è cambiato rispetto 20 anni fa e così anche gli Smashing. Credo entrambi in peggio. Il mondo è ancora il vampiro di 20 anni fa e non ci possiamo fare un cazzo, nonostante tutta la nostra rabbia. Non ci resta che alzare il colletto, affrontare le intemperie. La vita cambia e noi con lei. Siamo differenti ora. Più cresciamo e meno senti(menti abbiamo). Esattamente com'è successo a me grazie a tutto quello che ho vissuto e ad alcune persone che sono passate in mezzo a questi 20 anni. Alcune sono le stesse di quella soffitta di là della Zona. E 20 anni fa era una di quelle cosa che mi faceva tanta paura mentre ora rimane solo tanta amarezza.

Non so cosa sia io ora. So che sento meno. Di certo, quando mi capita di ascoltare una di quelle 28 canzoni, il viaggio nel tempo è immediato, a volte è doloroso a volte è malinconico e raramente è gioioso. Com'è Mellon Collie and the Infinite Sadness alla fine. Gli occhi tornano a luccicare. Sono felice di aver potuto vivere Mellon Collie and the Infinite Sadness e di riscoprire alcuni di quei ricordi, che sono una parte preziosa di questi 20 anni.
E per scrivere questo post ho fatto le 3 am. Come quando ascoltavo Mellon Collie and the Infinite Sadness 20 anni fa.

PS: il plettro di Ginger Reyes non provate a chiedermelo. È una reliquia che conservo come la nr 1 di zio Paperone

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Dave Matthews Band, stasera a Padova

Andare ai concerti non solo mi piace, ma mi eccita mi emoziona. Mi faccio prendere dalle aspettative e dalla loro immancabile teoria.
Oggi, o domani visto che è appena passata la mezzanotte, è così perché vado al concerto della Dave Matthews Band. E' il 3° che mi vedo: 5 luglio 2009 a Lucca, 25 febbraio 2010 a Padova (già passati 5 anni!) ed ora il 21 ottobre 2015.
Dopo gli Smashing Pumpkins la Dave Matthews Band è il gruppo che mi ha fatto tornare l'entusiasmo per la musica. Non so se c'entra di più l'età o le cose che ci succedono nel corso della vita ma ero piuttosto spento musicalmente parlando e la musica per me è sacra, un mio ex allenatore masticando la saliva tra i denti direbbe "è fondamentale" ma lo dico senza masticare.
Sono curioso di andare perché ho sentito alcuni commenti discordanti su questo tour. Ci saranno alcuni brani inediti, non c'è il gruppo spalla e quindi sarà una doppia sessione.
Carlotta, l'amica con la quale ho visto entrambi i precedenti concerti, lei più malata di me della DMB, è andata a sentirli in Canada quando ha vissuto la e mi ha detto che è stato noioso. 
Ho letto le recensioni dei primi due concerti del tour italiano: Roma, Firenze e Milano tutti entusiasti, qualche problema di acustica (anche 5 anni fa, ma Padova fu perfetto!) ma tante ore di musica.
Non vedo l'ora.
Una precisazione da pavone: ho chiesto l'accredito per i giornalisti. E me lo hanno dato. Forse è anche per questo che sono piuttosto emozionato! Qualcosa poi leggerete su musicletter.it. Grazie anche a Andrea di Zed!


Aggiornamento: non poteva mancare. Anche questa sera ci sarà Carlotta.

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Eugenio in via di gioia, Festambiente, Vicenza

Ho conosciuto gli Eugenio in via di gioia per caso, tramite una newsletter di un sito di musica alla quale non mi ricordo più come quando perché mi sono iscritto. Ma benedico quella volta perché mi sta facendo conoscere nuova musica e mi mancava da morire.
Mercoledì scorso erano a Vicenza a Festambiente e sono andato a sentirli, perché le loro canzoni mi sono piacute fisso.
Il giorno dopo ho chiesto al boss del sito di cui sopra se potevo mandargli una recensione del concerto perché questi quattro ragazzi mi erano piaciuti molto anche dal vivo. 
Qui potete leggere il pezzo, rivisto secondo gli standar del web. Mi fa un certo senso leggere il mio nome in calce ad una recensione di un concerto. E' la prima volta. Ma come ogni volta che succede qualcosa di bello, a parte questo le mie emozioni non vanno molto oltre. Ma questo con il gruppo non ha a che vedere, non voglio rompervi le palle e passiamo oltre.
Di seguito incollo il testo originale. Per chi fregasse qualcosa.
Il mio suggerimento è di ascoltare più Eugenio in via di gioia e meno le stronzate che passano i talent filtrandole a loro piacimento.
Il mio augurio, è che gli Eugenio in via di gioia abbiano una vita molto molto lunga e di rivederli ancora dal vivo.
Poi fate voi, so solo che la vita è troppo corta per ascoltare musica di merda.

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Chi legge Musicletter.it conoscerà gli Eugenio in via di gioia, gruppo di 23enni torinesi il cui nome si ispira ai nomi ed ai cognomi degli stessi componenti: Eugenio Cesaro (voce, chitarra e testi), Emanuele Via (pianoforte, fisarmonica e cori) e Paolo di Gioia (percussioni, batterie, cori, cane e varie ed eventuali com'è indicato nel poster/libretto del loro CD) mentre Lorenzo Federici (basso e cori) non contribuendo al nome della band intitola il primo LP, uscito sei mesi fa.
Leggetela come una beffa oppure come una allegoria degli album di debutto delle pseudo star da talent, oppure ci si può benissimo vedere un gruppo di quattro ragazzi unito che non mette nessuno davanti l'altro e non lascia nessuno indietro, tenendo tutti sullo stesso piano.
Eugenio in via di gioia si sono esibiti a Vicenza dando una ottima risposta a tutte le buone aspettative nate ascoltando
Urrà (il loro EP) e l'album di debutto.
Cresciuti musicalmente per le strade di Torino divertendosi a sorprendere gli ingenui passanti, si ispirano ad uno stile musicale popolare (se pensate che il termine possa sminuire gli Eugenio in via di gioia, siete più che liberi di leggere folk) per affrontare la vita in tono ironico ed a volte canzonatorio.
Nonostante la presenza di un gran palco con la dotazione completa che si rispetti, Eugenio, Emanuele, Paolo e Lorenzo si sono presentati su un micro-palco per un concerto acustico degno della loro origine
busker di artisti di strada.
La capacità dei quattro ragazzi torinesi di coinvolgere il pubblico, ha via via scaldato gli ascoltatori infreddoliti sia dalla serata che dalla scarsa confidenza con le canzoni, riducendo quasi a zero la loro distanza con il palchetto. Gli Eugenio in via di gioia riescono a divertirsi e a divertire con musiche dal ritmo trascinante, con attacchi traditori e stacchi improvvisi alternati da assoli vocali o strumentai. In
Non ancora (il loro ultimo singolo) è piaciuta così come nella versione dell'album la fisarmonica di Emanuele Via, che a tratti raggiunge toni così alti che ti chiedi se non sia una base di archi mentre nella introspettiva Egli colpiscono le dita che stanno alle estremità del palchetto e cioè quelle di Emanuele che battono sui tasti del piano e quelle di Paolo che tambureggiano sulle percussioni, mentre in sottofondo trova uno spazio non invadente la chitarra (alla fine rimasta con 3 corde) di Eugenio ed il basso di Lorenzo.
Con
Pam il pubblico viene conquistato con le offerte d'agosto sulle lenticchie e sulle prugne e da un incalzare che non lascia indifferenti. Con la voce costernata da un Natale che inizia sempre prima e persone sempre più esigenti Eugenio con Il mondo che avanza (originariamente intitolata All you can eat) da seguito alle struggenti note iniziali del pianoforte, accompagnato dalla fisarmonica.
In
Re fasullo d'Inghilterra rispetto alle altre canzoni si fa sentire l'influenza del pop-folk d'Oltre Manica in voga in questo periodo.
In
Prima di tutto ho inventato me stesso, durante il quale Eugenio si esibisce nella ricostruzione del cubo di Rubik. mettono in evidenza capacità sia sonore che vocali molto ritmate, dalle tonalità diverse alternando alti e bassi lenti e veloci.
Gli Eugenio in via di gioia sono una cosa bella della musica italiana. Non sono un risultato di un talent show, sono usciti sconfitti dal concorso
Sotto il Cielo di Fred (Premio Buscaglione), il concorso biennale che negli ultimi anni si sta affermando come una delle più interessanti manifestazioni italiane dedicate alla canzone d’autore, ma hanno vinto il premio della critica che ha permesso al gruppo di partecipare ai migliori festival italiani.
Ascoltando gli Eugenio in via di gioia ti chiedi perché non ci siano loro in testa alle classifiche dei dischi più venduti in Italia. Forse la risposta è nella loro musica e nelle loro canzoni, poco adatte ad orecchie che non vogliono sentire cosa succede in questo paese sgangherato e ben descritte in 
Perfetto uniformato. 



Per conoscere meglio gli Eugenio in via di gioia, qui sotto potete ascoltare la track list del loro album di debutto. Grazie a Niccolò di Libellula Press per l'aiuto tecnico ;)

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Come quando ero signorino

E stavo alzato fino a tardi la notte. Ma al tempo non c'era internet e men che meno una morosa. E forse proprio perché non c'era né ci voleva essere che stavo alzato fino a tardi.
A scrivere i miei vaneggiamenti più vari sulla carta della Smemo o su quella di uno dei miei blocchetti, Moleskine o neutri che magari erano ben più ricchi di significato. Altrimenti era un libro da leggere accompagnato dal cd che volteggiava in camera in compagnia del fumo dell'incenso oppure ai primi profumi della primavera oppure insieme ad entrambi.
Adesso scrivo qui.
Sulla carta pochissimo. Avrei voluto farlo sul blocchetto. Ma volevo vedere l'effetto che fa.
Ammetto che fa una certa tristezza.
Non è la stessa cosa: qui naturlamente si trova la porta spalancata mentre prima era più bello sentirsi chiedere il permesso, come quando qualcuno ti chiede se può venire a trovare a casa.
Toglie del tutto la personalità ed il sentimento del gesto, anche di una parola cancellata con tante righe sopra o di come scrivi una sera invece che un'altra.
Anche questa notte c'è la finestra aperta, ma da sull'asfalto e sul cemento e non sui campi e sui pini marini come allora e il profumo della primavera stenta a farsi sentire e non ho pensato di accendere un bacchetto di incenso. Ho i piedi freddi e la goccia al naso. Andrò sotto le coperte infreddolito come 20 anni fa.
E con lo stesso stato d'animo creato dalla musica che sto ascoltando che è la stessa. Un po' teatrale se volete. Ma mi sembrava giusta per il momento. Ed è stata questa musica a farmi venir voglia di scrivere queste righe.
Poi chissà se più avanti la ascolterò davanti una grande finestra spalancata su un prato col sottofondo dei grilli. Mi dovrò ricordare dell'incenso. A meno che non ci sarà il dolce profumo della lavanda.
Bye guys.


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Passato. E' passato

Il mondo non solo è piccolo.
Il mondo è anche tondo. 
Per cui puoi correre più veloce e lontano che puoi ma alla fine ritorni sempre dove sei partito.
Vorresti non vedere più certe persone film fotografie non sentire più alcuni profumi canzoni. E ti allontani eviti tutto quello che ti riporta indietro perché l'unica cosa di cui si ha voglia è andare avanti.
Solo che, appunto, il mondo è piccolo e tondo. Ci si può far molto poco. 
In alcuni casi non ci resta che mettersi comodi, gustarsi la musica e bersi quel che ci siamo versati nel bicchiere.

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Rifugio: la musica

Non va bene un cazzo. Nel senso che tutto quello che sento attorno fa schifo. Un post che non ha affatto un bell’inizio. Ma coerenza vuole che questo non voglia essere un bel post. Mi sento intossicato dalle brutte cose che sento che vedo attorno a me ed ai miei amici. Posso solo immaginare come stanno loro. Mi hanno chiesto una preghiera ma per certe cose esce di bocca il suo esatto opposto. E purtroppo non ho alcuna possibilità di fuga da queste cose capitano tutte insieme per rompere le scatole e dare un tremendo fastidio e non ci posso fare proprio un beato cazzo per sistemarle. Perché sono ad un livello troppo alto per qualsiasi intervento. Quando sto così di solito qualche soluzione la trovo: la moto è una buona terapia, oppure correre o andare in bici o magari capita il giorno che ho allenamento. Ma un coglione in macchina giovedì scorso con un colpo solo (è più corretto dire con una mossa sola) ha tolto di mezzo tutte queste possibilità: moto dal dr. Mariano e corpo a casa a riposo forzato a recuperare le botte varie (per fortuna solo queste!!!). 
Questa inerzia influisce sempre nel mio carattere e mi sento piuttosto di conseguenza, nervoso irascibile e più realista (ovvero pessimista) del solito. Fix you dei Colpplay o La cura di Battiato sono e rimangono (belle) canzoni al massimo dei buoni intenti e servono a poco. Ma in casi come questi trovo un appoggio valido nella musica. Una specie di rifugio. Per fortuna c’è e per fortuna mi piace. Questa mattina pensando alle varie vagonate di letame che passano mi sono venute in mente alcune canzoni per fare da sfondo alla mia inquietudine. Canzoni di un certo tipo che mi fanno venire ancora più voglia di uscire a correre, come se fossi una locomotiva e loro la legna che brucia e la alimenta. Human Wheels di John Mellecamp mi sembra quella più adatta: perché il ritmo contrasta con la poca speranza che le parole fanno intendere. Un po’ come mi sento in momenti così: indomito ma in gabbia. Poi quando sento Billy Corgan attaccare con the world is a vampire penso che anche questa possa essere una canzone adatta, soprattutto quando dice 'despite all my rage i am still just a rat in a cage'. Ma anche Strange World di Ke. La stessa cosa succede anche con Mineral dei Buffalo Tom. Allora se non posso fare altro ascolto musica. E scrivo. Pensando a chi non se la sta vedendo bene ed augurandole di poter sconfiggere tutto il male che gli è capitato. Quando si dice Una musica può fare.

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E-bow the letter - R.E.M. w. Patty Smith

I R. E. M. si sono sciolti il 21 settembre 2011. L'ho saputo dal Televideo. Ho vissuto 10' peggiori per carità ma quelli (anche i giorni) passati dopo aver letto la notizia non li ricordi per i migliori della mia vita.
Do molta importanza alle emozioni che la musica sa trasmettere, sentire, vivere e ricordare.
Per fortuna sono riuscito a vedere tre concerti di Michael Stipe & co. prima che salutassero le scene. A Padova il 22 luglio 2003 sembrava di bollire dentro lo stadio Euganeo. Avevo una maglia azzurra e sono uscito che era blu scura. Ed un paio di chili in meno.
Al palasport di Bolzano il 16 gennaio 2005 in una freddissima sera. Il pubblico quella volta rispecchiava il clima e forse il gruppo ne ha risentito: la performance è stata comunque ineccepibile ma non sono stati travolgenti come la volta precedente.
Infine a Milano una bella sera di luglio 2008. Anticipati dagli Editors che ho potuto finalmente sentire live anche se per poco, abbiamo fatto una mezza bischerata per passare dalle gradinate al prato dell'Arena Civica per gustarci il concerto.
Tutte e tre le volte ero accompagnato anche da due persone importanti per me che poi sono diventati moglie e testimone.
Adoro andare ai concerti ma mi piacciono di più se sono con le persone giuste con quelle che so di poter condividere sia i gusti musicali che le storie che accompagnano le canzoni. Così lo spettacolo si arricchisce di sensazioni forti provocate dalla musica e dalle persone con le quali sono.
Inelluttabile poi quando mi ritrovo a ripensare alle emozioni del concerto, di una canzone piuttosto che di un'altra, mi sorprendo ad emozionarmi per aver condiviso quelle sensazioni con quelle persone. Un doppio brivido che mi trapassa.
Nel comunicato che annunciava il loro scioglimento, Stipe diceva che 'tutto ha una fine'. Ma certe cose continuano a vivere. Le emozioni ed i ricordi non hanno mai fine. 
E adesso fatevi prendere dai brividi.
New Adventure in hifi è un album da enciclopedia musicale.

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