Buon 1° maggio
Buon 1° maggio a tutti i Giuseppe.
Buon 1° maggio a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici che oggi si possono godere di un giorno di riposo, meritato o meno che sia.
Buon 1° maggio a chi oggi invece lavora per prestare il suo servizio, che sia per garantire la sicurezza e la salute delle altre persone o perché per loro oggi è un giorno come un altro. Agli autisti dei mezzi pubblici, alle forze dell'ordine, a medici e infermieri, a chi non chiude il negozio, agli addetti alla raccolta rifiuti che questa mattina si sono alzati lo stesso perché è un giorno qualsiasi.
Buon 1° maggio ai sindacati che dopo essere stati costretti alla tortura del loro discorso in stile anni '70 del secolo scorso o del presenzialismo in qualche posto noto solo per qualche triste fatto, sono tornati da dov'erano venuti. Buona festa del lavoro a voi che uscite dal vostro guscio quando ormai è troppo tardi e non per evitarlo, questo troppo tardi e mai per rispondere alle vostre responsabilità.
Buona festa del 1° maggio ai politici che regalano briciole come se fossero le loro costole mantenendo i propri privilegi. Buona festa del lavoro a voi che non avete mai saputo cosa significhi davvero cercare, tenere e avere un lavoro per pagarvi lo stipendio e con quel che resta mantenersi.
Buon 1° maggio a chi si sbatte dalla mattina alla sera, qualcuno sette giorni su sette, per permettere a chi lo paga di comprarsi l'ultimo modello di telefono e di auto da intestare all'azienda.
Buon 1° maggio alle donne che devono decidere tra lavoro o maternità perché vivono in un Paese fermo, dove una possibilità esclude ancora l'altra, rendendole inconciliabili.
Buon 1° maggio a chi ha studiato per un lavoro, non lo ha trovato (se lo ha cercato) ma ha la fortuna di farsi mantenere lavorando nell'azienda del papà.
Buon 1° maggio a chi scrive annunci di lavoro mescolando quattro ruoli in un solo annuncio.
Buon 1° maggio a chi è troppo vecchio, a chi non ha esperienza ma solo tanta voglia di mettersi in gioco, umiltà di imparare, necessità di far quadrare i conti.
Buon 1° maggio a chi preferisce resistere e lamentarsi invece di cambiare.
Buon 1° maggio a chi li vuole giovani e a chi fa tutto da solo per risparmiare, scoprendo dopo che il tempo per sistemare le cose costa di più.
Buon 1° maggio a chi ha mandato tutto a puttane, inventando la precarietà con contratti a termine e portando il lavoro all'estero facendo sparire competenze e tradizioni invece di custodirle come quel patrimonio inestimabile che erano, in favore del profitto facile ma impoverendo un popolo intero.
Morto un Papa non se fa un altro
È morto papa Francesco I e sono preoccupato. Perché era l'unico rappresentante della parte di mondo sfortunata, debole, povera, emarginata. Sono preoccupato perché ora c'è un grande vuoto e non so se chi lo sostituirà sarà all'altezza del suo operato e della eredità che lascia e porterà il suo messaggio.
Si dice che morto un Papa se ne fa un altro ma è un semplice detto difficile da far corrispondere alla realtà.
Soprattutto in un momento storico terribile come questo. Comanda la rabbia, l'avidità, l'arroganza, l'egoismo, il cinismo e l'opportunismo, un ritorno di un imperialismo insensato e al potere ci sono persone guidate da questi comportamenti. Invece abbiamo un enorme bisogno di sentimenti opposti come il rispetto, la simpatia intesa come sentimento di inclinazione e attrazione istintiva verso persone, l'altruismo, l'empatia, la solidarietà, la gentilezza e l'educazione, che forse racchiude tutti quanti gli altri.
Papa Bergoglio era l'unica personalità capace di rappresentare questi valori.
Papa Benedetto XVI, che non è stato capace di portare avanti il messaggio di Giovanni Paolo II e nemmeno ha dimostrato di averne voglia, dimostra come sia difficile succedere a una grande personalità. Ora c'è da trovare il degno sostituto di Francesco I.
Già il nome scelto da papa Bergoglio anticipava molto chiaramente in che direzione voleva portare avanti il suo pontificato. Non bisogna dimenticare quello che ha fatto anzi, bisogno proseguire quello che lui aveva iniziato.
Diceva che “Davanti alla sofferenza si misura il vero sviluppo dei nostri popoli". La mia concezione di sviluppo prevede che tutto è a disposizione di tutti, altrimenti non si può parlare di progresso ma solo di arricchimento per pochi.
Papa Franscesco ieri ha raccolto le poche forze che aveva per svolgere il suo servizio di pastore, benedire i fedeli e stare in mezzo a loro. Dire che è morto sul campo non è una esagerazione.
Mi spaventa molto l'influenza che possono avere la politica, l'economia e le persone che comandano. Il nuovo Pontefice deve essere distante da quelle sfere. Se vogliamo un mondo più equo, capace di ascoltare e migliorare, di creare aiuto reciproco, oltre al nostro impegno che possiamo dare alle nostre comunità, ci vuole una guida per la gente comune, non quella che ha già tutto e vuole ancora di più.
Mi fa schifo e non tollero una realtà che lascia indietro qualcuno mentre altri si arricchiscono. Nessuno è più importante di qualcun altro. Anzi, come diceva il Papa, siamo tutti uguali.
“Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Sono le parole passate alla storia che Francesco I aveva pronunciate il 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia. Non dimenticherò mai la forza di queste parole e di quelle immagini. Non deve farlo nessuno soprattutto i cardinali che dovranno eleggere il nuovo Pontefice. Altrimenti non solo quelle parole ma tutto il pontificato di papa Bergoglio sarà stato vano. Lui ha iniziato un percorso e bisogna portarlo avanti. A iniziare da noi.
L'Europa che vorrei
Ma deve essere una produzione controllata, sensata, non esagerata e in eccesso.
L'assurda iniquità dell'INPGI
Post da vena chiusa.
Oggi è quel giorno che mi fa maledire il giorno in cui mi sono iscritto all'Ordine Dei Giornalisti.
È la scadenza del pagamento del minimo contributivo all'INPGI (l'istituto di previdenza dei giornalisti).
L'importo è di 402,71.
Ho 2 contratti (pensa un po'!): un cococo, per il quale ci pensa l'azienda a versarmi i contributi e uno come occasionale, da poco più di 300 euro l'anno.
Quindi, per via di questo ricchissimo contratto, devo versare più contributi di quello che effettivamente ho dichiaro come reddito.
Nonostante diversi solleciti, l'INPGI (= il ministero) si rifiuta di porre un tetto minimo come reddito di riferimento per il pagamento del contributo. Al momento, è di 2.361,33 euro. Già è una cifra ridicola che non dovrebbe nemmeno esistere, figuriamo se merita di essere tollerata. Ma l'Ordine più di tanto non si muove.
Ripeto, io ho dichiarato poco più di 300 euro annui nel 2022. Quello che prendo, non è sufficiente a pagare quello che mi chiede il mio istituto di previdenza. Una presa in giro.
Nel frattempo, il bilancio dell'INPGI è sprofondato in un buco, creato dalle precedenti pensioni troppo generose (anche di alcuni giornalisti che continuano a collaborare con delle testate, permettendo alla creazione di disoccupazione tra colleghi) e, visto che faticava a pagarle, ha pensato di migrare verso l'INPS, abbandonando ai cazzi loro i giornalisti che non hanno contratti stabili.
Però, i compensi dei componenti degli Organi di indirizzo politico e dei titolari di incarichi dirigenziali, di collaborazione e consulenza non sono affatto male. Mi chiedo come l'INPGI riesca a garantirli, dopo il passaggio dei giornalisti fighi all'INPS e con i soli contributi di quelli sfigati dell'INPGI 2.
Il mondo, da qualsiasi parte lo guardi, è distante anni luce dall'essere equo.
Ormai il giornalismo, come quello che faccio io e se tale può definirsi, è più un hobby che una professione, un piacere che faccio ai capi redattori per coprire buchi. Dal mio modestissimo punto di vista, che posso capire possa fottere zero, gli hobby e i piaceri non devono essere tassati.
Ecco come si creano gli abusi di professione e mentre questi proseguono, chi è in regola viene bastonato, anche da chi lo deve difendere. Ma forse, è anche colpa nostra, che porgiamo l'altra guancia e, quando non basta più, diventiamo dei Tafazzi.
A titolo informativo, qui si seguito i diversi importi degli anni precedenti:
| | CONTRIBUTO SOGGETTIVO | CONTRIBUTO INTEGRATIVO | CONTRIBUTO MATERNITÀ | TOT. |
| 2021 | 257,24 € | 85,75€ | 27,90€ | 370,89€(1) |
| 2022 | 262,13 € | 87,38€ | 40,39€ | 389,90€(2) |
| 2023 | 283,36 € | 94,45€ | 24,90€ | 402,71€(3) |
Più spazio e vita per lo sport
Col piffero! Intanto sono riuscite a qualificarsi diverse squadre olimpiche: basket maschile (dopo 17 anni sono tornati!), pallavolo (maschile e femminile), pallanuoto maschile, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato, ciclismo su pista. Le Olimpiadi non sono un torneo estivo al quale partecipi perché paghi l'iscrizione, ci vai grazie ad anni di impegno, sacrifici e dannazione. Non so quante altre nazioni avessero lo stesso numero di squadre.
L'Italia è la 10ma nazione ma, per numero di medaglie, è settima, davanti a Olanda, Francia e Germania e, se Regno Unito e ROC (Comitato Olimpico Russo, l'escamotage creato per far partecipare gli atleti russi ai Giochi di Tokyo, visto che la Russia è stata squalificata per doping) si considerano europee (non solo quando fa comodo loro), sarebbe la terza nazione europea.
Non era ancora finita la prima settimana che c'era già chi parlava di fallimento, dopo i tanti bronzi ci si lamentava di atleti non all'altezza tecnicamente e psicologicamente, tra giornalisti e anche tra ex atleti ora commentatori in televisione.
Non voglio fare un'analisi di cosa è andato bene e cosa storto perché, ve lo dico se in caso avete un'opinione diversa: vincere è difficile! Per noi che siamo seduti sul divano non sembra. Ripetersi è ancora più difficile. Se poi cambiano le modalità di gara rispetto alle Olimpiadi precedenti i paragoni si fanno complicati. E poi perché cosa è andato bene lo sa anche la gatta (che sul divano dorme) e non sono nella posizione di commentare cosa è andato storto. Poi si sa che effetto fanno le aspettative e sì, una certa pressione non è così facile da sostenere.
Insomma, puoi avere una educazione e un futuro grazie all'impegno nello sport.
Certo qualche materia non mi entrava in testa (sottolineo che facevo ragioneria, quindi chimica e biologia non erano così fondamentali) ma al confronto con qualche altro compagno di classe che invece non faceva una mazza dopo la scuola, avevo meno tempo per prepararmi. Ma chi se ne frega? Erano solo problemi miei. Lo sport, era un problema mio.
Ecco come viene considerato lo sport, fin dai settori giovanili, da chi non fa sport.
Invece lo sport è un'altra scuola, ti insegna tante cose: lo spirito di sacrificio e quello di squadra, il senso di appartenenza, la condivisione di un obiettivo comune, il rispetto delle altre persone e dei ruoli ma anche a credere in te stesso e a essere tenace.
Per come gli atleti siano cresciuti in questa situazione, dove ci sono bravi dirigenti lasciati a se stessi e altri che illudono solo per interessi personali, quelle 40 medaglie hanno un valore grandissimo. Per noi sono state un'emozione enorme, per chi le ha portate a casa, ha il sapore di una vita pensata solo a quello, tra mille problemi.
Repubblica delle Banane
Farsi capire
Non può andare tutto bene
Appena è arrivato in nord Italia, siamo passati a insultarci tra di noi: forse per la prima volta c'è stato uno scambio di posizione tra meridionali e settentrionali, con i primi che insultavano i secondi.
Poi siamo tornati a offendere i cinesi, colpevoli di mangiare topi e quando il COVID-19 era ormai diffuso nel nord Italia, allora siamo stati oggetto di scherno da parte dei francesi, rifiutati dagli inglesi e anche austriaci, sloveni e molti altri ci tenevano lontani.
Non è semplicemente colpa di quel mutevole coso microscopico. E' solo colpa nostra.
La Cina si sta rimettendo a posto adesso dopo oltre 2 mesi. Da sola e con disposizioni molto rigide e molto chiare (per esempio, in Veneto il 25 aprile e l'1 maggio i picnic si possono fare, ma solo nel giardino di casa, con il proprio nucleo famigliare, senza invitare vicini, condomini -e quindi il primo che arriva in giardino esclude gli altri?- parenti né morose/i. Non è possibile dire che è vietato? Come l'attività motoria -termine generico-: possibile oltre i 200 metri da casa che però non significa finire a 4 km. Allora 2,5 o 3,5 km sono buoni?)
Noi italiani abbiamo subito lamentato la mancanza di aiuti da parte dell'Europa (per altro riconosciuta, ma poco importa) e accusando Francia, Germania e Olanda di fare i propri interessi come al solito.
Abbiamo replicato con l'idea di boicottare le aziende francesi e tedesche presenti in Italia, come catene di supermercati e case auto. Dimenticandosi però che in Italia ci lavorino un bel po' di italiani in quei supermercati e nelle concessionarie. Bravi, complimenti per la bella idea!
Ma come possiamo lamentarci noi italiani degli altri paesi europei, quando non siamo nemmeno stati capaci di aiutarci tra di noi, fermando i macchinari appena donati, dimostrando come la generosità arriva fino a un certo punto e quando ci si trova nella merda non si guarda in faccia nessuno?
Come possiamo accusare i paesi membri dell'UE quando siamo divisi al nostro interno, se le regioni del nord chiedono autonomia dal governo centrale e qualcuno non considera italiana la parte meridionale e viceversa?
Siamo il bue che dice cornuto all'asino.
Con l'unica differenza che non abbiamo alcuna vergogna, anzi, pure un bello strato di arroganza.
Almeno fossimo un paese virtuoso, con meno evasione fiscale e servizi all'altezza delle tasse pagate, potremmo dimostrare di meritarci qualcosa.
Nel frattempo la politica mette in mostra il meglio di sè.
Fontana, presidente della Lombardia, fa il giro completo passando da pirla per una mascherina indossata male e con una certa frettolosità a eroe per aver avuto il coraggio di controbattere il premier Conte ritornando pirla da commissariare nel giro di poche settimane.
Sala sindaco di Milano ha sfoggiato noncuranza invitando gli stranieri nella sua città che non si ferma per poi bloccare tutto con una faccia come il culo che non si mostra nemmeno in periodo elettorale.
Zaia, presidente del Veneto, avrebbe riaperto scuole e aziende quasi subito per poi passare allo stato di massima allerta da sceriffo della salute pubblica; prima impone blocchi di 200 metri e meno di un mese dopo li rimuove auto-celebrandosi liberatore (da se stesso) come neanche il peggiore (o il migliore) dei democristiani sapeva fare 30 anni fa.
A De Luca, presidente della Campania, sfanculato da tutti quelli che non lo hanno votato, è bastato scherzare su un lanciafiamme in una conferenza stampa per guadagnarsi la simpatia di tutti, che hanno confuso simpatia con competenza nell'amministrare una regione (complicata, per altro).
Graziano Delrio, capogruppo PD alla camera dei deputati, propone ua "cabina di regia" per organizzare la riapertura: ma allora noi cosa paghiamo a fare quasi mille persone? Gli diamo dei soldi per decidere a chi darne altri (sempre nostri), magari amici loro?
Una idea sensata che non risolverebbe nulla ma che è sembre meglio di niente è il contributo di solidarietà progressivo a partire dai redditi superiori agli 80 mila euro. Una proposta del PD che porterebbe a un gettito di 1,3 miliardi. In questo caso la politica si è dimostrata unita. Non il PD perché mai una volta una che si possa dimostrare unito. Ma contro questa proposta ci sono anche tutti gli altri, dalla sinistra alla destra, evidentemente si sono sentiti chiamati in causa e quindi hanno subito difeso il proprio portafoglio. Sia mai che gli venga sotratto qualche centinaio di euro! Loro possono aprirlo a tutti gli altri ma guai se si tocca il loro, o quello dei propri finanziatori. Questo conferma quanto detto sopra: non siamo capaci di darci una mano, piuttosto la togliamo, soprattutto quando ci si sente chiamati in causa.
Allora c'è chi propone il surreale ovvero piuttosto che far pagare pochi, meglio far pagare molti, tanti di più, ovvero i poveri, quelli che stanno molto peggio: l'idea è ancora di Sala, sindaco PD di Milano, che dice che non è il momento di fare differenze (mi pare le faccia lui invece) e di far pagare gli italiani che si sono già dimostrati generosi.
Sono sconvolto.
Non stiamo dimostrando generosità ma di tenerci alla pelle!
Mi chiedo se lui non si consideri italiano e con che faccia riesce a chiedere soldi a chi ha perso il lavoro o prende quel contributo di 600 euro.
Mi chiedo quale coscienza hanno quei politici che si sono opposti. Dov'è quella di Sala, che fa parte di un partito che dovrebbe essere attento ai più sfortunati.
Alla fine a fare sacrifici sono sempre gli italiani, quelli veri però, che non fanno parte dei 945 a palazzo and friends.
Un'ultima osservazione, poi vado a dormire: per fabbricare il materiale protettivo necessario, mascherine, camici, parti per respirazione, alcune aziende italiane hanno convertito la loro produzione. Poi prima di essere consegnato questo materiale deve passare una verifica.
Altrimenti, tutto quanto arriva dalla Cina.
Dov'è esploso il virus.
E spesso nonostante abbiano il timbro CE, non sono nemmeno conformi alle normative UE, che significa che appena si indossano le mascherine si rompono (per questo in alcuni casi vengono consegnate con la tremenda indicazione di indossarle con attenzione)
Sono il solo a pensare sia tutto pazzesco?
A cosa servono le serenate dai balconi, gli inni nazionali, gli striscioni? Non fanno buon umore né danno speranza. E' solo quella tradizionale retorica buonistica per illudere e distrarre.
No, non torneremo migliori. Il povero Davide Astori lo dimostra: siamo stati tutti tifosi fiorentini per qualche giorno, poi siamo tornati a insultarci e menarci. E' bello fare il gesto, farci trasportare dell'emotività del momento. Poi torniamo quello che siamo e vaffanculo a tutti.
Grazie a Jenus di Nazareth per l'immagine.
Olimpiadi Invernali 2026 a Milano. E anche Cortina
Il binomio Milano e Cortina riesce ad aggiudicarsi le Olimpiadi Invernali 2026. Come al solito, devo trovare la pagliuzza che da fastidio. Per esempio, potrebbero chiamarsi Olimpiadi d'Italia. Ecco perché.
Vittoria di Milano e Cortina per le Olimpiadi Invernali 2006
Il CIO ha deciso: le Olimpiadi Invernali 2026 si faranno in Italia, a Milano e Cortina. Il binomo tricolore ha battuto la candidatura presentata dalla Svezia con Stoccolma-Åre. Così i Giochi Olimpici tornano in Veneto dopo 70 anni: infatti fu sempre Cortina a ospitarli nel 1956 e fu la prima volta dell'Italia. La seconda fu Torino nel 2006.Contenti tutti, si festeggia ovunque, all'ombra delle Dolimiti e a quella della Madonnina. Per come al solito il mio spirito critico prevale, anzi sovrasta quello patriottistico.
Perché non posso fare a meno di osservare le cose da una angolazione diversa. Perché non sono uno di quelli che sale nel bus dei vincitori come ha detto il presindete del Veneto, Zaia. Così gli rompo le palle giù dal bus.
Evoluzione dei Giochi Olimpici 2026: Milano e Cortina, o Olimpiadi d'Italia?
Dovevano essere le Olimpiadi di Cortina, in origine. 70 anni dopo la prima edizione, che era anche la prima per una città italiana.
Gli ampezzani avevano presentato per primi la candidatura, forti anche della loro posizione di organizzatori dei Campionati mondiali di sci alpino del 2021.
Poi però si è messa in mezzo Milano. Isterica e egocentrica, non poteva venir messa da parte. Se si fa qualcosa in Italia, deve essere fatta a Milano. Olimpiade Invernale di Cortina compresa.
Torino si è sentita trascurata e quindi è scesa in campo anche lei, nonostante un sindaco proveniente da un movimento contrario a qualsiasi cosa e soprattutto a qualsiasi cosa possa generare sospetti favoreggiamenti e quant'altro di malevolo possa succedere in Italia.
Perché a quanto pare tutto, o se va bene il 99% delle cose che si fanno in Italia, non si fanno mica per niente, ma nemmeno per portare un vantaggio alla Nazione. Macché, ci si sbatte per favorire sempre i soliti e il giro di bonifici o valigette parte in grande anticipo. Il nuovo stadio della Roma vi dice niente? Il ponte di Genova nemmeno? Non si fa a tempo a parlarne che la cosa puzza. Tra poco gli avvisi di garanzia partono prima delle mazzette.
Comunque sia, il presidente del CONI Malagò, democristianamente o per non evitarsi eccessivi sbattimenti di zebedei, ha deciso di unire Torino, Milano e Cortina. Tre città guidate da tre parti politiche differenti. Alla fine Torino ha fatto l'offesa e si è ritirata. C'è stato un tira e molla tra le altre due perché alla fine ci si chiedeva, piuttosto lecitamente, che c'azzeccavano. Ma alla fine ha vinto la convenienza, piuttosto del patriottismo, sul campanilismo.
E siccome Milano non ha le montagne e Cortina da buona città veneta deve farsi trattare male e stare muta, i Giochi Olimpici invernali 2026 mica si svolgeranno solo in queste due città. No, sarà una Olimpiade Invernale a quattro: Milano; Valtellina; Cortina; Val di Fiemme, indicate nel dossier di candidatura in questo preciso ordine, per altro.
Quindi con gare di sci alpino maschile a Bormio e femminile a Cortina. Ci sarà una puntatina ad Anterselva per le gare di biathlon.
La cerimonia di inaugurazione e quella di chiusura? Rispettivamente allo stadio San Siro a Milano e all'Arena di Verona. Banale, no?!
Allora, visto che coinvolge tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige) non si faceva prima a chiamarle Olimpiadi Invernali d'Italia?
Milano e Cortina 2026: Italia davvero unita?
Mah, si chiamerebbero Olimpiadi Invernali d'Italia se fossimo davvero uniti e ci fosse anche Torino.
I siti dei quotidiani, i loro giornalisti ei propri account social e i politici di tutte le posizioni, si sono prodigati in leccaculissimi odi all'unione che fa la forza, alla vittora di un Paese che vince se è unito (e infatti... forse 2 volte ogni secolo).
Siamo un Paese così unito che il presidente del Veneto e il sindaco di Milano nemmeno si sono abbracciati subito dopo la proclamazione. Mi aspettavo quantomeno una vigorosa stretta di mano d'ordinanza tra Zaia e Sala e invece neanche questa. Zaia ha abbracciato Malagò e Evelina Christillin, ma Sala no.
Siamo un paese così unito che il logo di MilanoCortina2026 ricorda di più il duomo di Milano che la cornice dolomitica che circonda Cortina. Almeno è stato sviluppato internamente al CONI e a budget zero, ma si poteva fare di meglio. Capisco tenere il progetto il più low-cost possibile, ma almeno considerare che poi quel logo, andasse di culo com'è andata oggi, lo devi vendere con gadget e merchandisign vario.
Vabbhé, se non lavoro al CONI e non sono responsabile marketing e-e/o comunicazione di grandi aziende e-e/o organizzazioni un motivo ci sarà, no?!
Comunque sia, abbracci, strette di mano, loghi... è meglio continuare a essere ipocriti e approfittatori, a starsene ben saldi sul carro buono, a tenersi stretto quello che si ha e a non rischiare. Dalle mie parti si dice "Chi va dall'osto, perde il posto", ovvero ocio che se ti alzi e vai via per altri motivi poi perdi il posto.
Quindi oggi abbiamo vinto tutti. Anche io. Devo ancora capire cosa ma ho vinto. Per questo mi sono bevuto una meritatissia Peroni. E chi se ne frega se dal 1988 non è di proprietà italiana (se la sono passata Danone, poi Anheuser-Busch InBev e adesso Asahi Breweries). La fanno in Italia e tanto basta. Italianissima.
A me sembra più l'Olimpiade di Milano. Sui profili social il video di Linsday Vonn che dice, testualmente, "votate Cortina" e parla del bel posto e della sua bella gente, viene riportato come un appoggio a MilanoCortina.
Sogna con noi... Lindsay Vonn
La grande sciatrice americana Lindsey Vonn tifa a gran voce #MilanoCortina2026! Il tempo stringe e le #Olimpiadi2026 sono il sogno che vogliamo realizzare insieme... #DreamingTogether Regione Lombardia Regione del Veneto SportGoverno Cortina d'Ampezzo Antholzertal / Valle Anterselva Bormio Tourism Val di Fiemme Livigno Lindsey Vonn
Pubblicato da MilanoCortina2026 su Venerdì 21 giugno 2019
Nell'ultimo periodo, ho visto più coinvolto dai media il sindaco di Milano, Saia che il presidente della Regione Veneto, Zaia o il sindaco di Cortina, Ghedina. Da veneto, ho il presentimento che finiremo come sempre allocchi, cornuti e mazziati e saranno solo i Giochi di Milano.
La mia città, Vicenza, esulta e già si sente valorizzata da questo evento. Già. Mi viene in mente quello che successe per il Giubileo del 2000: mai visti così tanti lavori, pubblici e privati, per la città, perché chissà quanti pellegrini grazie alla Madonna di Monte Berico. Non occorre vi dica cosa (non) successe, vero!?
Facendo due conti, Vicenza non è così al centro di queste Olimpiadi.
Ci vogliono circa 3h30 per Bormio.
Più di 2 ore per raggiungere Cortina, la Val di Fiemme e la barriera (neanche entrare in città) di Milano.
E tra la A27 d'Alemagna, la A22 del Brennero, la A4 Milano-Venezia non so quale sia peggio, mentre sono troppo sfigato per conoscere i collegamenti per Bormio.
Nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio circostante, mi aspetto che il sistema autostradale e dei trasporti in generale venga migliorato! Ah, ma grazie al/la TAV, sulla Milano-Vicenza risparmi ben 5 minuti 5 e sei in pole position! Sempre che nel 2026 la linea sia pronta... Per altro, immagino gli spostamenti di atleti, delegati, giornalisti etc. E meno male che sarnno "I Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre", come indicato nel dossier di candidatura.
Ha vinto il sistema Paese che se unito.... ('se' unito, non 'quando', c'è una certa differenza).
Vabbhé, io qui stacco. Al 2026 mancano sei anni e mezzo.
Post pubblicato originariamente su Gushmag/Vena Chiusa.
Ph. Credits: twitter.com/milanocortina26
Risultati elettorali
Non abito più a Bertesina da 7 anni ma ci vivono genitori e suoceri e quindi ci torno spesso. Poi è il quartiere dove sono cresciuto, dove ho inziato a giocare a calcio, è naturale che mi interessi ancora.
Uno dei risultati delle amministrative è stata l'elezione, in consiglio comunale, di Marco Lunardi. Non lo conosco, so che era consigliere a Caldogno e si è dimesso per correre a Vicenza, dove è stato bravo a prendere un bel po' di voti.
Parlo, anzi scrivo a titolo personale, subito dopo aver letto la sua lettera elettorale.
A parte l'errore di ortografia che dimostra che non ha dedicato l'attenzione necessaria, ho trovato un po' di cose da ridire sulle sue priorità, perché sono espresse in modo piuttosto generico e superficiale. Che possono, ma non devono, non corrispondere con quelle del quartiere.
Non penso che Bertesina abbia davvero bisogno di una piazza. Per cosa? Per il mercato? O da utilizzare semplicemente come parcheggio? Io ci vedo solo un altro spargimento di asfalto e cemento e al suo posto lascerei l'area verde rimessa a posto, per bambini, anziani e chiunque ci voglia passare del tempo.
Lo so che poi ci saranno dei costi di manutenzione ma non si può ricoprire la città di asfalto!
Ci sono i mercati rionali nei quartieri vicini, prima di proporlo ai cittadini e di spendere i loro soldi per la piazza, sono sicuri di avere la disponibilità dei commercianti ambulanti?
Poi, se non sbaglio, la piazza non era già stata proposta dall'amministrazione uscente?
Vorrei mi spiegasse dove mettere la rotatoria all'incrocio con strada Ospedaletto, perché potrei non dormirci la notte a pensarci. Capisco che era nella coalizione con Cicero, ma mi sembra un'influenza piuttosto esagerata! Forse è meglio iniziare ad avvisare gli abitanti della zona del futuro esproprio allora.
Piuttosto, sarebbe consigliato di rialzare l'incrocio per rallentare le auto che passano di li, vista la pericolosità dell'incrocio.
Inoltre, lungo strada Bertesina sarebbero opportuni dei dissuasori di velocità perché si viaggia piuttosto spediti lungo quella strada.
Cosa intende per pista ciclabile in via Ospedaletto? Proseguimento di quella già iniziata dall'altra parte del cavalcavia? Che poi anche questa è stata proposta dall'amministrazione uscente.
Cosa intende per messa in sicurezza dell'ultimo tratto di Via Quintarello? In che direzione la considera: provenendo dal centro di Bertesina o da Quinto Vicentino?
Viste le foto nel suo profilo social, per migliorare la fermata dell'autobus spero non voglia abbattere quel vecchio muro...
Rucco ha detto che si metterà subito mano alla viabilità: abitando in quartiere sa bene a quale giro dell'oca è obbligato per uscire da casa e per tornarci. Sono 800 metri in più che detti così sembrano niente ma moltiplicati per il numero di volte al giorno che si percorrono, alla fine dell'anno sono una bella manciata di chilometri e di benzina (che intanto ha superto l'€1,60/litro). Rivedere la viabilità in zona no?!
A proposito di viabilità, inviterei Marco Lunardi a vedere strada Bertesina alle 7:30 del mattino: una colonna di auto in direzione Vicenza che inizia già dentro strada Ospedaletto, arriva alla rotatoria di via Moro e, grazie anche alla doppia genialata del restringimento di corsia e della pista ciclabile (le bici hanno più spazio delle auto!) deserta, la cosa prosegue fino al cavalcaferrovia sopra la linea VI-TV. Così il prossimo referente di Bertesina in consiglio comunale potrà rendersi conto della priorità che ha il prolungamento di via Moro, possibilmente a 2 corsie per senso di marcia.
Adesso che Bertesina è più popolosa rispetto a 20 anni fa, perché non rivedere gli orari e il percorso dell'autobus, facendolo passare per strada Bertesina?
Grazie alle elezioni, Bertesina ora ha la fortuna di avere un referente in consiglio comunale per i prossimi 5 anni (glielo auguro!).
Ma che ce frega che con Rucco sindaco che abita proprio nel quartiere, Bertesina sarà presto Principato Autonomo!
















