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L'anno che verrà

Sono contento di leggere che più di qualcuno non incolpi il 2020 per questo 2020.E' da qualche giorno che ci penso e ho già letto altri pensieri simili.
La pandemia non l'ha portata il 2020, il 2020 non ha fatto schiantare l'elicottero in una nebbiosa domenica mattina e una malattia che si porta via un mito non è colpa del 2020.
 
Quest'anno doveva andare tutto bene invece mi sembra stia solo andando tutto a puttane. Non diamo la colpa al governo ladro o al 2020, ma incolpiamo solo noi stessi.
Un comportamento diverso forse avrebbe potuto davvero far andare tutto bene, una rinuncia una volta nella vita la può migliorare e pazienza se per un anno non si mette in mostra ogni singolo respiro che si sprecato durante le vacenze.
Potevamo imparare molte cose, invece di limitarci a copiare un hashtag come asini facendo nulla per dimostrare che davvero tutto andà bene.

Il 2020 non è stato l'anno che ci auguravamo nel 2019 (per alcuni invece sì, anche meglio) ma speravo riuscissimo a imparare qualcosa: il professore Mancini, professore di italiano delle medie, ci diceva sempre che bisogna imparare sempre qualcosa da qualsiasi situazione.
Invece abbiamo iniziato l'anno odiando i cinesi in Italia, poi i settentrionali in vacanza in meridione e poi a non vedere alcuna distinzione geografica, fanculandoci per semplice differenza di opinione o solo perché si era colpevoli di andare a correre, nel rispetto delle indicazioni per altro.
Abbiamo tanti mezzi di comunicazione a disposizione ma li abbiamo usati per insultarci invece che per chiederci un semplice "Come stai?".
Non è colpa dei social media, ma è colpa nostra perché non sappiamo usare le cose che abbiamo a disposizione.
In mezzo a un pandemia dalla quale si può guarire ma che rischia anche di uccidere, ho visto mettere l'aspetto economico davanti alla salute, ho sentito persone più spaventate di dover chiudere temporaneamente l'attività che di ammalarsi.
Nemmeno il vaccino ha portato un po' di calma anzi, è stato un altro motivo per assurdi litigi digitali. 
Spero nel frattempo che le big pharma stiano sviluppando un vaccino contro l'imbecillità, ma dubito che ci possano essere dosi a sufficienza e che l'effetto sia perenne.

Alcune cose della vita sono ineluttabili purtroppo e sono sempre più convinto che siamo il risultato delle nostre scelte e quello che ci succede dipende solo da noi stessi.
Poi ci sono anche le altre persone che influenzano la nostra vita, personale e professionale, ma almeno noi ci dobbiamo impegnare per migliorarci e dare anche un buon esempio agli altri, stimolare chi è vicino, parenti amici e colleghi. 
Oppure prendere d'esempio chi cerca di sistemare le cose perché il buon esempio di una persona, la sua forza d'animo, può essere lo stimolo per le altre persone.
Compreso io, ben inteso, per alcune cose!
 
Kobe Bryant doveva morire per far conoscere ai molti che non sapevano nemmeno chi fosse cos'è la Mamba Mentality, un atteggiamento vincente di chi vuole essere il numero 1, il migliore e che si può riassumere nella parola impegno. Un impegno incredibile, che richiede la massima concentrazione e dedizione.
Però ci vogliono due palle così per impegnarsi, la Mamba Mentality non è per tutti e se ci sono i numeri 1 è anche grazie ai numeri 2, 3, 4 e a tutti gli altri.
 
Speravo di veder spuntare qualche diamante da tutto questo letame e invece è rimasto tale. 
Potevamo imparare tante cose, scoprire la bellezza che ama nascondersi o quella delle piccole cose, che è troppo facile vederla in un tramonto o in un paesaggio ricoperto di neve mentre è più difficile ammirare un'alba o il fascino della luce di una notte di luna piena riflessa dalla neve.
Vogliamo essere felici senza fare fatica e anche a discapito degli altri, senza impegnarci un po' per scoprire le cose tanto meno a capirle, vogliamo vincere facile magari spendendo un po' di più, non solo in senso economico.
 
Una cosa sola mi spiace di quest'anno: ci ha portato via la socialità e la convivialità. Uno dei miei miglior difetti (o peggior pregi, ancora non lo so) è quello di riuscire a stare bene da solo. E per un po' questa situazione inedita neanche mi spiaceva.
Poi ho scoperto il saluto senza una stretta di mano, di un complimento senza abbraccio, un augurio senza un bacio sulla guancia (eh mica si deve limonare!), un brindisi senza tintinnio. 
Un gomito non è la stessa cosa, mi sono accorto che vedersi in tanti davanti a uno schermo porta imbarazzo anche tra persone che di solito devono sforzarsi di stare zitte invece di parlare.
Mi è mancato non vedere gli amici, non avere persone che girano in casa o andare in quella degli altri.
Ricordo la prima sera che sono uscito in mountainbike con Olo, Giuda e Infe: sembravamo fuorilegge con le mascherine ma è stata una sensazione di assurda libertà dopo più di due mesi di isolamento.

Per me l'ultimo dell'anno ha perso ogni senso già da un po' perché oggi non finise nulla, è solo un giorno buono per stare svegli qualche ora in più (come se non andassi già a letto abbastanza tardi tutti gli altri 364 giorni), mangiare qualcosa di diverso e scoppiare i petardi.
Non c'è alcuna fine, la mattina dell'1 gennaio è come quella del giorno prima, a meno che non siamo noi disposti a fare qualcosa, oltre a cambiare il calendario.
Ed è questo l'unico augurio che mi viene in mente, ma senza molta fiducia.

Parto da Kobe Bryant e finisco con un personaggio completamente diverso ma molto significativo: Pasquale Amitrano che esce dalla cabina elettorale. 



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Ciao Milan

Vi avevo già straziato l'anima con la storia delle tradizioni italiane, cancellate per fare posto a quelle straniere, vero!?
Dopo quelle, nemmeno il club italiano più titolato in Europa è più italiano: finalmente (?) dopo tante clausole oggi c'è stato il closing. Cioè il Milan è stato venduto da Berlusconi a un gruppo cinese. 
Il freddo comunicato stampa è online nel sito del Milan.
Che mestizia.
La mia passione per il calcio è nata con altri colori ma con il Milan italiano di Silvio Berlusconi e con soli tre stranieri, e che giocatori!
Adesso la mia passione per il calcio si sta spegnendo travolta da troppi interessi che mettono a bordo campo il pallone che rotola.
Sono un palloso nostalgico, quello che c'è stato prima di solito è meglio di quello che abbiamo adesso. Sarà forse l'iniziale diffidenza e fatica ad abituarsi. 

Ricordo i mercoledì sera di Coppa Campioni: erano speciali perché poteva stare sveglio per 90' in più. 
In panchina c'era Arrigo Sacchi con i suoi occhiali alla Top Gun e di fianco l'onnipresente Ramaccioni con i suoi baffoni in abiti sempre eleganti. 
In campo davanti a Giovanni Galli c'erano suo fratello Filippo con Tassotti Costacurta e Maldini diretti da Franco Baresi (tra poco piango, e pensare che sono gobbo...), a fare filtro e gioco davanti a loro Bubu Evani con Rijkaard Carletto Ancelotti Donadoni e Colombo e a far cagar sotto le difese avversarie Gullit e Van Basten. 
In tribuna di fianco a quella di Berlusconi, la pelata di Adriano Galliani e la faccia di pietra di Ariedo Braida.
In quegli anni la Juve faceva schifo e io vedevo questa squadra sgretolare il Real Madrid di Sanchis, Michel, Martin Vazquez, Butragueno e Sanchez. Come non innamorarsene?
Ha vinto due Coppe dei Campioni grazie a uno scudetto.

Il Milan, quel Milan, sono le sere di fine estate passate a casa dei miei amichetti a mangiare pizza e bere the davanti la tv per vedere le finali di Super Coppa Italia, sempre col Milan.
Oppure le nostre sfide a calcio, in zona verde, simulando le sfide di Coppa Campioni. 

Quel segno a V sulla rotula sinistra me lo sono fatto un tardo pomeriggio di un mercoledì di fine maggio. 
Giocavo a calcio coi miei amichetti e stavo in porta. Dopo una parata mi sono alzato e Matte mi guarda bianco in faccia indicando il ginocchio e avendo la forza di dire solo: "Ale il ginocchio!". Abbassai lo sguardo e vidi la tibia ricoperta di sangue. Non sentii male, nemmeno mi ero accorto che il cinturino di metallo dell'orologio di era infilzato nella pelle del ginocchio. 
Scoppiai a piangere per lo spavento e andai subito a casa. Dolore niente.
Come al solito mio papà mi seppe calmare e intanto io ero già preso da quel lembo di carne che si alzava. Un po' di disinfettante e poi mio papà che dice "Andiamo al pronto soccorso!".
A quel tempo avevo già avuto delle esperienze in ambito di PS. Non ne volli sapere: "Col cavolo! Stasera c'è la finale di Coppa Campioni, non me la voglio perdere!".
Quella sera, era il 24 maggio 1989, il Milan si portò a casa la sua terza Coppa dei Campioni dando quattro pere alla Steaua Bucarest, grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten. Nella semifinale di ritorno aveva battuto il Real Madrid per 5-0.

Adesso non è gestita che da un gruppo cinese mal identificato.
Una volta (quello che era ieri oggi è già diventato "una volta"!) si sapeva chi era il presidente, il direttore generale, il direttore sportivo e il team manager del Milan. Una squadra fantastica che ne gestiva un'altra ancora più fantastica.
Ma quali anni d'oro del grande Real! 
Quelli erano gli anni splendidi di un club fortissimo dentro e fuori gli stadi, che vinceva e giocava anche bene.
Purtroppo donne e politica hanno costretto SB a ridurre di molto il budget per il Milan e questa è stata l'inevitabile fine.

Che mestizia. 
Non so se sono più triste perché svanisce un pezzo della mia gioventù e faccio fatica ad accettarlo o per il fatto che non c'era alcun (imprenditore) italiano capace di acquistare e gestire l'azienda sportiva Milan.
La squadra di Rivera, Nereo Rocco, Baresi e Maldini, di Farina e Berlusconi adesso è in mani cinesi (comunista, glielo hanno detto a SB?).
Sarà che le cose cambiano, non sempre in meglio e che non sempre ci si abitua facilmente.
Spero ritorni presto un altro Milan. Ma chissà se a me ne importerà ancora qualcosa.

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Com'era e com'è

Un restauro conservativo (della struttura ma soprattutto della memoria della città di Vicenza che fu) per realizzare loft, negozi e uffici.
Ma anche - e soprattutto - un sito di archeologia industriale (mai sentito parlare di turismo industriale*?), con percorsi didattici e targhe descrittive.
Dove una volta sorgeva l'ex Cotorossi a Borgo Berga a Vicenza ci poteva (doveva) stare benissimo un museo dell'industria tessile e della storia industriale della provincia di Vicenza.
A quei tempi era il simbolo della locomotiva nord-est che ha trainato questo Paese per tanti anni e che ora invece è ferma e arrugginita, non solo per colpe e demeriti altrui.
La provincia di Vicenza deve gran parte della sua prosperità all'industria tessile, che ha dato da vivere a tante famiglie (compresa la mia) fino a diventare una delle città più importanti al mondo del settore tessile. 
 
Mantenere quel sito industriale doveva essere un obbligo prioritario (se si può dire, sennò mi arrogo questa licenza poetica) con un doppio scopo: ricordare da dove viene parte del benessere di Vicenza (o almeno di alcune famiglie) e ringraziare quegli imprenditori che un tempo hanno iniziato un processo importantissimo non solo industriale ma anche sociale, visto che li vicino erano state costruite le abitazioni dei lavoratori del Cotorossi.
E invece no. Invece di mantenere vivo il passato industriale e civile della sua città, di realizzare tante cose belle, interessanti e utili per la collettività, un sindaco la sua giunta e tutti gli accoliti hanno preferito gli interessi propri e di qualcun altro, cancellando la storia e deturpare un pezzo, bellissimo, della città.
 
Quando quel brontolone di Renato Cevese era ancora vivo, certe cose nemmeno si pensavano. Ricordo le sue lettere al direttore del Giornale di Vicenza: non avevo ancora uno spirito critico al tempo ma a poco a poco iniziavo a capirlo ed a condividere le sue opinioni.
E pensare che Vicenza è la città del Palladio, dell'architettura, del bello (una parola molto cara a un rampollo proveniente dalla vallata, che però non sa che è uno dei termini più soggettivi e che la sua opinione non è quella di tutti). Palladio sta impazzendo dentro la bara adesso, vedendo quell'ammasso di metri cubi di schifo a due passi dalla sua Rotonda.
In pochi anni invece amministratori poco lungimiranti con la complicità di imprenditori altrettanto miopi (evidentemente il loro conto in banca lo tengono ben vicino, per poterlo vedere bene) hanno calpestato una eredità splendida quanto pesante, fregandosene del patrimonio artistico, architettonico e storico. 
Dove si baciano i due fiumi che attraversano la città (quale altra può avere la bellezza di due fiumi?) si poteva cogliere una grande opportunità per la collettività. Peccato non sia stata colta.
Quando passo per Borgo Berga penso ai tempi dei miei nonni, a quanto doveva essere bella Vicenza e soprattutto viverla. Fossi un amministratore della mia città, prima di intraprendere certi lavori penserei anche a questo. E mi chiedo due cose.
 
La prima è da dove vengono le persone che hanno permesso tutto questo, possibile che le loro famiglie non abbiano legami con quei posti che sono stati cancellati?
E visto che la giustizia non fa (quasi) mai il suo corso, non c'è che sperare che quando sarà la loro ora ci saranno i loro parenti ad aspettarli, a braccia aperte pronte a chiudersi in uno degli schiaffi più potenti che siano mai esistiti. Tipo uno di quelli alla Bud Spencer a mano spalancata che tanto facevano ridere noi da bambini.
 
La seconda cosa che mi chiedo è dove eravamo noi cittadini? Forse presi con altri massacranti regali del nostro territorio, più importanti per qualcuno dal punto di vista ideologico. Che senso ha protestare ora che la maggior parte dei lavori sono conclusi?
 
E pensare che poco tempo prima che i lavori di stupro di Borgo Berga iniziassero, ero andato ad ascoltare a  un convegno organizzato da una azienda li vicino uno dei due architetti che ci ha contribuito: Gonçalo Byrne, pluripremiato di fama internazionale. Tema dell'incontro: armonia tra architettura e territorio. Ricordo molto bene che quel pomeriggio disse che quando pensa i suoi progetti non intende mettere in risalto la sua opera anzi, è questa che deve valorizzare il territorio circostante e che a volte deve pure mimetizzarsi per non stravolgerlo e rispettarlo.
Farsi qualche domanda riguardo il suo benessere psico-fisico al momento della progettazione dell'area di Borgo Berga mi viene spontaneo! Oppure il progetto era di qualcun altro ed evidentemente nemmeno lui disdegna qualche palanca facile.

La tua città non la conosci mai fino in fondo - canta un noto filosofo bolognese - conoscerla bene non è così banale. Non so quanti cittadini o abitanti di Vicenza sanno che Borgo Berga era uno dei primi accessi alla città, sia su strada sia su barca: una volta le merci viaggiavano via fiume ed il Bacchiglione collegava la pianura con Venezia. Borgo Berga era la sede di un porto fluviale e, se non ci avete fatto caso, incastonata tra quelle case in linea colorate, c'è(ra) una piccola chiesa intitolata a Santa Caterina in Porto dove venivano benedette le imbarcazioni mentre poco più avanti c'era la Dogana del Sale (sapete tutti com'è stata valorizzata la Punta della Dogana a Venezia, vero?).
Ah, nota storica per i basabancanchi: Vincenza Pasini, la donna alla quale si deve la costruzione del Santuario della Madonna di Monte Berico e la conseguente fine della peste, dopo due apparizioni della Madonna, viveva proprio a Borgo Berga. 
Niente, nella mariana Vicenza nemmeno questo dettaglio ha fermato l'ambizioso progetto urbanistico.

Ma Vicenza non è una città ambiziosa. Ne avrebbe tutte le potenzialità ma il suo sviluppo è bloccato. Le persone che la governano e ci abitano sono ambiziose ma egoiste: quello che fanno non lo fanno per una utilità pubblica ma per soddisfare le richieste di amici ed il proprio ego nei salotti e negli uffici che contano e magari forse anche il proprio portafoglio. Perché di solo ego mica si riesce a vivere.
Volete un esempio? Prendete l'area ex centrale del latte. Sono andati a vuoto diversi bandi per la sua ristrutturazione e valorizzazione. Oppure quella dell'ex macello alle porte del centro storico. Cade a pezzi. Un bell'inizio di gita per i turisti che arrivano in città!
Invece i forestieri in quattro e quattr'otto riescono a ottenere e costruirsi quello che vogliono, mentre noi indigeni ci mettiamo decenni (vedi p.e. il teatro civico) e non ci vergogniamo nemmeno di brindare.
Mi viene male passare per Borgo Berga, adesso. Sto male per le persone che abitano li e una volta, quando esisteva il Cotorossi, aprendo le finestre il loro sguardo si  poteva poggiare su un pezzo di storia della loro città per poi perdersi verso la pianura fino a salire sulle Prealpi, magari quando sono appena illuminate dall'alba o dopo una recente pioggia che ha pulito l'aria tanto da renderle più vicine. Ma anche questi scorci per loro saranno un ricordo, schiantato sul muro a pochi metri da casa.

Vicenza dimostra come la democrazia sia un concetto dato in pasto alle persone e tale rimane: la progettazione della nuova base militare del governo americano è stata imposta all'Italia ed alla città in conseguenza di accordi (troppo) passati. 
L'area di Borgo Berga è un accordo tra privati amici. 
La Valdastico Sud, che pur rimane una infrastruttura utilissima per il trasporto di cose e persone, sembra sia stata resa possibile grazie ai rifiuti di qualche azienda, ma posso anche sbagliarmi.
Ora è il turno della TAV, una devastazione territoriale che potrebbe attraversare il salotto di un amico, utile solo ad arrivare a Milano risparmiando 10' della nostra vita. 20' se vai e torni in giornata. La modernizzazione fa risparmiare 20', alla collettività. Per altri non credo che il guadagno sia misurabile con le lancette dell'orologio.
Nel frattempo penso ancora al trasporto fluviale. Non sono contro la TAV, ma se proprio si doveva farla, sarebbe stato meglio utilizzarla per trasferire il trasporto (scusate la cacofonia) delle merci dalla gomma alla rotaia, per il benessere e la sicurezza degli automobilisti (un po' meno per le tasche delle aziende di trasporti e le casse pubbliche e private che gestiscono le reti autostradali). Ma dimentico sempre che certe cose non hanno una utilità pubblica.
 
Intanto c'è la Pedemontana che sta incontrando diversi problemi che non so se siano più politici o economici. Sarebbe un'altra infrastruttura necessaria non solo per la Regione ma per chiunque la attraversi, solo non capisco perché guardando bene il progetto in alcuni tratti (tipo Schio - Bassano del Grappa) no ci veda altro che un ampliamento di arterie già esistenti. Ma se mi sbaglio, ben vengano le giuste osservazioni e correzioni.
 
Un precedente assessore al turismo della città di Vicenza, come il suo collega della ex (?) provincia, fingeva di impegnarsi per il bene della città giustificando un turismo basato sul Palladio e sulla cucina berica. A misurare il suo impegno c'erano i risultati del turismo locale, davvero scarsi. Mi chiedo se e quali competenze doveva avere questa persona per occuparsi di turismo. O se la tessera di partito gliele avesse conferite di diritto.
 
Intanto le altre città vicine, come Verona Padova e Treviso che non hanno la capacità di auto promozione di Venezia, lavoravano molto bene con altri tipi di turismo come per esempio quello culturale ad ampio raggio, grazie a mostre, concerti, spettacoli teatrali popolari (nel senso di pop e non del genere o rivolti solo a una ristretta cerchi di persone interessate) e alla presenza di diversi club sportivi.
 

*Esisterebbe anche un sito dedicato (aggiornamento del 3/11/2022: il sito è offline) al turismo industriale. In fondo alla pagina si può vedere il proprietario. Non dico niente altrimenti mi arriva una querela e non avrei né tempo né voglia e tantissimo meno soldi da dedicarci, ma a me sembra una presa in giro inutile.
Chi lo ha voluto realizzare crede così tanto nel turismo industriale che l'ultimo aggiornamento è del 2014. Una dimostrazione utile a far vedere che le cose si fanno ma che alla fine ci si dimentica presto.
Come della nostra storia..
 
PS: viste le recenti gaffe in fatto di guide turistiche, presto mi aspetto di leggere una descrizione della Rotonda che fa più o meno così: "All'ombra dell'area urbana ex Cotorossi e del tribunale, sorge Villa Almerico Capra detta La Rotonda".
Com'era una volta l'area ex Cotorossi a Borgo Berga
Fonte: Comune di Vicenza, Forum Center

 Com'era una volta l'area ex Cotorossi a Borgo Berga
Fonte:Comitato Borgo Berga

 L'area ex Cotorossi demolita
Fonte:Il Giornale di Vicenza

 Rendering dell'area ex Cotorossi a Borgo Berga
Fonte: Sito ufficiale Borgo Berga

Rendering dell'area ex Cotorossi a Borgo Berga
Fonte: Gruppo ICM
 
Area ex Cotorossi, com'è ora
Fonte: VVox 


 Area ex Cotorossi, com'è ora
Fonte: Comitato Borgo Berga

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Brexit

Sono affezionato all'Inghilterra e a tutto il mondo britannico, dal calcio alla musica, dai paesaggi alle tradizioni, perfino al clima che non mi ha mai infastidito.
Non posso non commentare quello che è successo ieri: la maggior parte degli abitanti del Regno Unito che è andata a votare (il 72%) ha scelto di non fare più parte dell'Unione Europea. Ha vinto la tanto temuta Brexit.
Ero piuttosto certo della vittoria dei Brexit perché l'Inghilterra non si è mai sentita molto partecipe non dell'Unione Europea ma dell'Europa. Ha mantenuto la sua moneta, le sue unità misura e perfino il senso di marcia. Mi chiedo perché sia entrata nella UE. Però fa un forte effetto destabilizzante adesso che è ufficiale.
"Nebbia sulla Manica, il continente è isolato"
è una vecchia frase che spiega bene il concetto di insularità dei britannici. Ad essere tagliato fuori non era il Regno Unito ma il resto del continente.


E' anche un voto molto particolare. Non hanno votato gli inglesi, ma anche i gallesi, gli scozzesi ed i nord irlandesi. Cioè gli abitanti del Regno Unito, in lingua inglese the United Kingdom, per intenderci.
Ma anche al suo interno il Regno Unito ha qualche divisione, tanto che a fine anni '90 una devolution ha permesso una certa autonomia di governo a Galles, Scozia ed Irlande del Nord.

Il Galles si è unito alla Corona politicamente, socialmente, economicamente e culturalmente ancora nel 1500 dimostrandosi una nazione sempre fedelde. Dal 1999 può contare su una Assemblea Nazionale che ha poteri solo locali.

La Scozia storicamente non si è mai sentita appartenente al Regno Unito (avete mai visto William Wallace?): ha sistemi istituzioni, legali, educative e religiosi distinti da quelli del resto del Regno Unito, anhe lei dal 1999 ha il suo parlamento locale che gode di una buona autorità su molti ambiti di politica interna.
Nel 2014 sono stati vicini all'indipendenza ma il 55% dei votanti al referendum ha preferito rimanere ancora sudditi della Corona.


L'Irlanda del Nord, l'Ulster, ancora adesso, nonostante l'accordo del Venerdì Santo del 1998, vive ancora un conflitto tra cattolici (una minoranza che preferirebbe unirsi alla Repubblica d'Irlanda, l'Eire) e protestanti (i discendenti del popolo inglese che invece preferiscono rimanere sudditi della Regina Elisabetta) pagato in passato con più di 3.000 morti.

Il 52% degli abitanti del Regno Unito che sono andati a votare si sono rotti le palle dell'agemonia della Germania e di un sistema economico-finanziario opprimente.
L'unica arma in loro possesso era quello democratico del referendum.
Qualcuno dice che lasciare al popolo la possibilità (la liberta!) di decidere su trattati negoziati e decisi da politici (si presume espertissimi di quello che trattano e negoziano) decine di anni fa è una pazzia. Forse perché la forza del popolo può essere brutale.

Andando a vedere la distribuzione geografica dei voti, Scozia e Irlande del Nord preferivano rimanere mentre Inghilterra e Galles ervano favorevoli all'uscita. 
L'area gialla di chi voleva rimanere nella UE sembra più ampia di quella blu che invece voleva l'uscita della Gran Bretagna da quella che una volta si chiamava CEE. 
Però pensando alla densità della popolazione, chi voleva rimanere nella UE è stato penalizzato da quella del Galles (142 abitanti/km²), dell'Irlanda del Nord (125 abitanti/km²) e della Scozia (65 abitanti/km², in alcune regioni delle Highlands meno di due/km²).
Nel Regno Unito la densità è di 383 abitanti per km² con l'Inghilterra che ne conta circa 400/km².
Anche Londra era favorevole a restare nell'UE.

Mi impressiona la distribuzione anagrafica dei voti.
Evidentemente, la popolazione inglese tra i 18-24 anni sarà inferiore a quella maggiore ai 65 anni, oppure una buona parte non è andata a votare. Può essere una combinazione di entrambe le possibilità, ma se fosse prevlente la seconda, se ora si trovano a subire scelte altrui, devono prendersi a martellate nelle tibie.
Ricordo che quando sono stato in Inghilterra per l'Erasmus, tra settembre 2000 e febbraio 2001, un sabato pomeriggio Londra era  semiparalizzata da una manifestazione (molto British, per altro: ordinata e sobria, esemplare!) contro l'introduzione in patria dell'€uro.L'età media dei manifestanti era molto alta, ben sopra i 50 anni.
Leggo che ora i giovani dovranno subire le scelte dei vecchi. Ma se i vecchi sono  di più e/o i giovani non si preoccupano del loro futuro, non è colpa dei tedeschi, degli italiani, dei francesi che, sempre ai si dice, potrebbero subire anche loro scelte altrui.

Appunto, cosa succederà? Difficle saperlo. Si apriranno dei trattati tra UE e UK per negoziare l'uscita. Non si sa chi leccherà il didietro a chi né chi ci rimetterà. 
Nell'immediato, il primo ministro Cameron ha cambiato idea e si è dimesso, pare che chi abbia investimenti in borsa ci stia rimettendo (io sto sempre dalla parte del buon vecchio mattone), che chi si sia trasferito Oltre Manica stia già facendo le valige, che nelle varie questure stiano aumentate le code per fare i passaporti, che Games of Thrones chiuda per mancanza di fondi dall'UE e che la Sterlina si stia svalutando. 
Ques'ultima notizia, se la politca economica del nuovo Regno Unito non interverrà, potrebbe migliorare la bilanica commerciale anglosassone aumentanto le esportazioni. Anche il turismo può trarre vantaggi visto che visitare Inghilterra & Co. sarà più economico.

Chi ha votato per l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea ha votato consapevole delle conseguenze, soprattutto a medio/lungo termine? Un referendum simile non può esprimere un semplice voto di protesta. Non so se era chiaro.
Purtroppo prima di diventare UE era la CEE, acronimo di Comunità Economica Europea. Con preponderanza per l'aspetto economico che per quello comunitario.
Si parlava di United State of Europe ma forse quei politici si sono dimenticati cos'è successo nell'altra sponda dell'Atlantico perché diventasse quello che è ora. Ma gli stati Europei non sono mai stati uniti, non lo sono nemmeno i singoli stati. Chiedi a un veneto o un siciliano se si sentono italiani, peggio ancora con un altoatesino, a un basco e ad un catalano se si sentono spagnoli.
Troppe differenze, da quelle culturali  a quelle di lingua*, da quelle burocratiche alle forme degli stati (fedrazioni, democrazie, monarchie...). 
Germania e Svezia hanno forme di incentivazione della famiglia che in Italia ci sognamo. Ma perché allora a Bruxelles non ci si è sbattutti più per garantire certe situazioni in tutta Europa, invece che cercare equilibiri di bilancio impoverendo le persone già povere?
Quello che mi sta più sulle palle del risultato di questo referendum è il crollo delle borse, di una probabile crisi finanziaria. E questo forse descrive bene il senso di questa unione. Meramente economica. Non ha nulla di comunitario né di sociale. Indica chi sta comandando in Europa. E non è giusto. Cosa c'entrano i risparmi delle persone sull'uscita di una nazione da un sistema che non funiziona? Possibile che i politicanti non lo capiscano?

Mi sento europeo, allo stesso modo di come mi sento vicentino,veneoto ed italiano. Le radici non si possono tagliare.
Quando sono stato in Inghilterra per l'Erasmus, parlavo di Europa con un basco, un catalano ed un tedesco di origine turca. Ed aravamo entusiasti dell'arrivo della moneta unica, una soluzione eccellente che ha eliminato tantissimi disagi.

Nei giorni scorsi pensavo che questo referendum, solo per il fatto della sua esistenza, rappresentava una sconfitta per la UE e che qualunqe fosse stato il risultato l'UE, così com'è, dove cambiare subito. Se non coglie l'occasione adesso vuol dire che non vuole rispondere ai suoi cittadini. 
Così com'è è destinata a morire.
* A proposito, la lingua ufficiale dell'Unione Europea è quella di una nazione che non ne fa (più) parte?

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Qualcosa di troppo

Troppi guru
Troppe bufale
Troppi ingenui
Troppi customizzatori di moto
Troppe scrambler e cafe racer 
Troppa convinzione
Troppi fanatici
Troppe persone che si credono uniche               
Too much people considering itself unique
Troppe barbe
Troppi esibizionisti
Troppi social 
Troppa apparenza
Troppi selfie
Troppi approfittatori
Troppo bisogno di amicizie giuste
Troppa avidità
Troppa mancanza di ascolto 
Troppi bugiardi 
Troppo falso distacco 
Troppa umiltà sbandierata
Troppe parole non dette
Troppa attesa
Troppa pazienza
Troppa cattiveria
Troppa studipidà
Troppa ignoranza
Troppa maleducazione
Troppa superficialità
Troppe complicazioni 
Troppa arroganza
Troppa distanza
Troppa assenza 
Troppa mancanza
Troppa gelosia
Troppa invidia
Troppo egoismo
Troppa rabbia
Troppo rancore

Troppo stanco.
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Too much gurus 
Too much fakes 
Too much naives
Too much motorcycle customisers
Too much scrambler and cafe racer
Too much certainty
Too much fanaticals
Too much people considering itself unique
Too much beards
Too much exhibitor/exhibitionist 
Too much social 
Too much appearance
Too much selfies
Too much profiteers
Too much need of affairs
Too much lust 
Too much luck of listening
Too mcuch liars 
Too much false coolness 
Too much unsaid words
Too much wait
Too much patience
Too much wickedness
Too much foolishness
Too much ignorance
Too much rudeness
Too much superficiality
Too much complications
Too much arrogance
Too much distance
Too much absence
Too much lack
Too much jealousy
Too much envy
Too much egoism
Too much rage
Too much resentment

Too much tired.


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Kobe Bryant

Questa notte Kobe Bryant giocherà la sua ultima gara. Poi uscirà dal parquet salutando tutti. E' da novembre invece che tutti lo salutano, dopo quel "Dear basketball", la sua lettera per annunciare il suo addio alla sua amata pallacanestro. 
Da giocatore odiato è passato ad essere il più amato. Tanto che i fan del basket NBA per tutta questa stagione hanno finito per amare il proprio odio verso Bryant.
E' così che finisce quando si ritira un ottimo atleta, uno che ha vinto tanto ed è diventato una delle leggende del suo sport. 
Tanti nemici. Tanto onore.



A molti non rimarrà nessun altro da odiare in tal modo, ad altrettanti mancherà qualcuno da ammirare.



Un altro che se ne va.
Sono sempre triste quando si ritira un/' atleta.
Egoisticamente vorrei potesse continuare senza fine. Ma equivale a pretendere di rimanere sempre giovani. Ma non viviamo nei cartoni animati e anche nelle serie tv che amiamo le cose cambiano.
Bryant ha la mia età. Abbiamo visto insieme (magari letteralmente!) da ragazzini le magie di Jordan, poi lui ha preso il posto (eh sì, stavolta letteralmente!) di leggende come Magic Johnson e Karim Adbul-Jabbar finendo per diventare una leggenda.
Chissà cosa stanno pensando a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia...
E' entrato nel parquet ragazzino senza passare dal college ed ora ne esce adulto.
Così come lascia me. E moltissimi altri suoi lover e hater.
Che rimarranno senza uno spicchio della loro vita sportiva.

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Pensavo però che nemmeno per il miglior giocatore della NBA di tutti i tempi (ovvero Michael Jordan anche se qualcuno potrebbe pensare a Wilt Chamberlain) è stato fatto tutto questo gran trambusto mediatico, con lettere video ed una stagione praticamente in suo onore. 
Curry e i Golden State hanno scelto l'anno sbagliato per consacrarsi...
Cosa succederà quando si ritirerà Tim Duncan che tra pochi giorni ne fa 40 (di anni, ma non è escluso possa metterne anche nel cesto, di punti) che ha sorpassato le 1000 vittorie con i San Antonio Spurs (più di una intera squadra di NBA, tanto per rendere l'idea!)? 
Non so se Bryant sia stato testimonial finale del suo sponsor.
O se il suo sponsor abbia solo pensato di rendere il suo ritiro qualcosa di unico. Senza dubbio con il giusto ritorno.
Di certo, non pensavo di essere così triste stasera. Non solo per quella piccola parte di me che da domani non ci sarà più. 
Morto un Papa se ne fa un altro. 
Ma dopo Magic, Jordan, Stockton, Malone e Bryant, non ce ne saranno altri.
Forse è per questo.


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