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Vigilia e Natale

Probabilmente qualcuno si è arrogato il diritto di interpretare 5 parole che ho d'istinto scritto alla Vigilia riguardo il Natale. Del suo non me ne può davvero interessare di meno, che lo passi sfarzoso o sotto un ponte, amato o odiato non mi tocca.
Non tollero giudizi su cose che non si conoscono ed ancora meno certe esibizioni ed ostentazioni, soprattutto quando non sono richieste. Se poi sono un tramite per suscitare invidia credo che al posto della superiorità quella persona sia più piena di superbia e stupidità invece.
Ma saranno anche più affari suoi che miei.
Come sono affari miei, quindi insindacabili incommentabili incensurabili, quello che penso io sul Natale ed altri giorni dell'anno. 
La Vigilia poi è una giornata particolare, tutto un casino. Sembra prima di andare in scena a teatro e vi assicuro che lo so quello che si prova. La mattina è più o meno serena. Man mano che si avvicina la sera la tensione sale e sono tutti ipertesi o depressi. Io sto un po' di quale e un po' di la. Poi arriva la sera e la tensione svanisce e sei preso come in un limbo. La cena coi genitori è tanto intima quanto tranquilla e molto buona. Vai alla messa della notte di Natale e trovi persone con le quali scambiarti auguri e quattro risate e sei pervaso da una sensazione di pace.
Invece le prime ore del giorno dopo, quello di Natale, concentrano nelle ore dal risveglio al pranzo tutta la tensione della parte centrale della Vigilia. Visita a parenti da una parte e dell'altra e pranzo con zii e cugini in allegria. Per poi lasciar spazio alla digestione in una piacevole agonia.
Quest'anno con Tommaso leggermente più consapevole di quello che succede è anche più rocambolesco. Ma lui meriterebbe un post a parte. Auguri di nuovo!

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Ultimo dell'anno come sempre

Porca vacca tra 23 h e 5 minuti è il 2014. Si festeggia un anno nuovo e si da una pedata nel culo ad un 2013 che si è portato tutta la merda degli anni passati. Ora ci attendiamo fiduciosi altri 365 più profumati, sapessero già di fieno bagnato sarebbe un miglioramento mica da poco!
Però io quest'anno non sono per niente motivato. A dir la verità è un po' di anni che il 31 dicembre vorrei viverlo in modo diverso. Per me l'ultimo dell'anno si esaurisce con quella mezz'ora buona di botti più pirotecnici e coreografici che fracassoni. Poi si torna dentro e si gioca a qualche gioco in scatola fino allo esaurimento psico fisico. Oppure all'esaurimento degli alcolici. 
Sarò vecchio io forse, ma ho sempre detestato le feste in discoteca (più che altro le discoteche!) o in qualsiasi altra parte che fosse. 

Ricordo ancora l'ultimo dell'anno del 1997, in giro per Cesuna a cercare un'auto introvabile perché il mona del proprietario l'aveva messa in garage (era il riferimento, l'auto) e poi siamo finiti in un posto dall'altra parte dell'Altopiano a cena. La tristezza di scambiarci gli auguri di mezzanotte in macchina per raggiungere la festa alle piscine di Asiago dove sono stato in piedi tutta la nottata bevendo come una grondaia (per altro tenendo botta alla grande!) nonostante fossi sotto antidolorifici con un ginocchio gonfio per essermi rotto il crociato 2 settimane prima. Ricordo gli amici del tempo che ci provavano con alcune biondine che non lasciavano alcuna speranza (sè va là, altro che entrare nella selva oscura, ma senza nemmeno fartela vedere!). Che squallore!
Oppure pochi anni fa ad un'altra festa con altri amici, ci stavamo talmente rompendo gli zebedei che ho finto di essere ebbro fino alle orecchie (partendo dai piedi, intesi...) e poco dopo mezzanotte (o forse anche prima?) ho iniziato uno show con la bottiglia di Pampero. Purtroppo, per motivi ancora ignoti i super acolici non mi fanno granché (chiedere al cugino di Gessica al suo matrimonio, ci siamo messi a bere vari cocktail a metà pomeriggio, quando sono passato ai distillati puri mi ha detto che ero fuori di testa e l'ho rivisto più bianco dopo un'ora abbondante...) così da quel momento ho iniziato a divertirmi da matti! Ma per reggere il gioco siamo dovuti andare via lo stesso. Almeno la bottiglia è venuta via con me!
Un ultimo dell'anno bello che mi ricordo è stato qualche anno prima, forse quello del '94, con tanta neve così e con mia sorella e il suo allora moroso che ci hanno raggiunto in montagna all'ultimo momento ed abbiamo cenato insieme finendo per scoppiare i petardi nella neve. Tutto qua. L'importante era stare insieme. Quella è stata l'ultima volta che ho fatto un ultimo dell'anno con la famiglia completa.

Quest'anno siamo a casa di amici. Ma sono poco motivato. Sarà che ci siamo messi d'accordo all'ultimo momento sarà che quest'anno ci sarebbe poco da festeggiare sarà che ormai la vedo come il solito stress da ultimo dell'anno dove andare cosa fare come fare e con il botto di mezzanotte che sa ancora di lenticchie e manca ancora più di metà menù alla fine ma comunque bisogna ridere divertirsi ad ogni costo. In più c'è l'incognita Tommaso: vedremo che serata passerà e ci farà passare. Altri amici non vengono perché le loro figlie sono ancora troppo piccole: hanno qualche mese, l'anno scorso Tommaso aveva 21 giorni quando lo abbiamo portato dagli stessi amici di domani sera, siamo stati degli sciagurati!!!
Appena Tommaso crescerà mi divertirò con lui a far scoppiare i petardi e giocheremo con lui e gli altri bambini.
Ci provo a organizzare qualcosa come piace a me ma le cose da solo non vengono bene. Quindi per ora accontentiamoci. Devo ancora passare a prendere i botti al solito posto.
Cin cin (se pensate alla sigla di Colpo Grosso fate pure senza complimenti!).
Boom!

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C'era una volta...2

C'era una volta, nel finire degli anni '90, un agriturismo situato sui colli vicentini dove poter ammirare uno splendido panorama di rigogliosa natura, respirare aria sana e tranquilla e immaginarsi la vita agricola dei tempi passati.
Questo posto era l'Agriturismo Cri*chelon.
Un luogo dove potersi rifugiare nelle sere dei fine settimana insieme agli amici per qualche ora di lieto svago e fare nuove amicizie, abbandonandosi in abbondanza alle pietanze ed alle bevande inneggianti alla genuina tradizione locale. Caldo o freddo che fosse questo posto riusciva sempre ad accoglierti coi sapori casalinghi ed artigiani di piatti ricolmi di pasta e sughi, di ammassi di carne alla brace, di vini rossi semplici ed accattivanti provenienti da uve colte e pigiate poco lontano.
C'era una volta. Una volta. C'era.
Non c'è più! O meglio, c'è ancora! Eccome se c'è, ben più grande! Si è ben ampliato sulla collina sulla quale è situato, cementizzandola con un nuovo residence con 13 splendide stanze (oltre alle altre 9 dell'albergo).
Dopo molto tempo ci sono tornato sabato sera con degli amici per festeggiare due futuri sposi e la loro casa nuova. L'ultima volta ci sarò stato 3 anni fa, si festeggiava un compleanno quella volta, e abbiamo mangiato molto bene.
Passare da una pizza a un ristorante-agriturismo fa differenza, soprattutto economica, ma al Cri*chelon ci sono affezionato dai ricordi tardo adolescenziali, alcuni molto annebbiati dall'alcol a dir la verità. Per esempio, non ricordavo mai come riuscivamo a tornare indietro in macchina per quella discesa ripida e tortuosa. Ma questa è un'altra storia.
Così sabato con Anna e amici sono tornato indietro nel tempo. O almeno così credevo!
Intanto il cameriere ci ha subito chiesto se volevamo dei bis di primi o preferivamo vedere il menù.
In questo posto, una volta, il/la cameriere/a ti leggeva i piatti della sera e poi si andava giù di grigliata ben annaffiata di vino.
Tra l'incertezza generale abbiamo optato per vedere l'offerta del menù e mi sono subito chiesto chi cazzo avesse scelto di venire a festeggiare lassù! La cosa curiosa è che sabato io e Anna siamo stati a Venezia fino a metà pomeriggio (visita a una dozzina di chiese per volere di Dyo): finché lei ne visitava una io mi sono soffermato davanti il menù di una ostaria e mi sono sorpreso che un piatto di pasta all'amatriciana costasse ben €7,50.- Sticazzi, essere in laguna veneziana o sopra i colli vicentini ha lo stesso prezzo! Con la differenza che il posto dov'ero sabato sera si vanta di preparare tutto in casa, quindi con bassi costi di produzione (e considerando che è anche un agriturismo immagino che possa godere di alcuni incentivi europei...).
Opto per dei ravioli al radicchio con crema di mandorle, in un incontro di sapori inedito!
Intanto inganniamo l'attesa dei piatti con le solite quattro chiacchiere intervallate dalla sobria frizzantezza di un leggero rabosello.
All'arrivo dei primi piatti i nostri sguardi si incrociano con celerità stretti e sospettosi, chiedendoci all'unisono "Tutto qua?".
Il piatto di Anna è bello: largo, 30cm almeno, con un bordo ampio e al centro un buco (bu-co!), dove sono stati posizionati alcuni dei suoi gnocchi di zucca spruzzati da una lieve nevicata di tartufo mentre i gamberi che concludono il piatto (appunto, gnocchi di zucca con tartufo e gamberi) sono nascosti in fondo, solo uno è uscito dalle macerie dei sette gnocchi.
Anche i bigoli col ragù di pomodoro o di anitra sono alquanto ristretti, ben presentati senza dubbio, anche buoni certo, ma scarsi di quantità!
In questo posto, una volta, era il contrario: si vedeva prima la pietanza ordinata e il piatto lo scoprivi solo alla fine. Adesso vedi solo il piatto. E basta.
Anche i miei ravioli rispettano i dettami della cucina moderna: 3 ravioli 3 farciti di crema di radicchio appena bagnati da una salsetta di mandorla e qualche misera foglietta di mandorle a decorare (o giustificare?) il piatto.

Si fa presente che per meglio mostrare la presenza dei 3 ravioli (sì, uno è già stato forchettato), la dimensione della immagine è Extra-large).

Per solidarietà, Anna e io rinunciamo al consueto scambio di assaggi. Ogni boccone vale oro e lo teniamo ognuno per sé.
Cazzo, ma questo, una volta, non era il Cri*chelon dove i piatti abbondavano di cibo e non solo di ceramica? Negli anni si è imborghesito e porca troia anche per merito di nutrite compagnie di tardo adolescenti inquieti e alcolizzati. Ci spetterebbe di diritto una quota societaria!!!
Decido di rivolgermi al cabernet: è duro e deciso il giusto, quello che ci voleva per mandare giù la situazione.
Il dolce conferma l'evoluzione dell'ex posto rustico ed artigianale grazie a una crème brulèe spacciata per crema catalana e un tiramisù dal gusto alquanto debole.
Nemmeno l'amaro del gusto pieno della vita è più amaro del conto: il boss non concede conti separati senza distinzioni con chi ha bissato il primo o si è preso anche una carnazza - potrebbero scrivere che "Siamo tutti uguali davanti alla cassa" -. Spesa totale €18.- per tre ravioli (con pasta fatta in casa), qualche bicchiere di vino (a km pochi), un dolce, un caffè e un amaro.
Vaffanculo la cucina moderna col piatto che cala di quantità e aumenta di prezzo. E chi cazzo se ne frega degli ornamenti!
E la cucina tradizionale genuina, quella a km 0, non dovrebbe essere più economica?
Stasera chiamo e sento se l'agriturismo per eccezione è aperto. Esatto, proprio quello in BUSA!!!

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