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Ciao Milan

Vi avevo già straziato l'anima con la storia delle tradizioni italiane, cancellate per fare posto a quelle straniere, vero!?
Dopo quelle, nemmeno il club italiano più titolato in Europa è più italiano: finalmente (?) dopo tante clausole oggi c'è stato il closing. Cioè il Milan è stato venduto da Berlusconi a un gruppo cinese. 
Il freddo comunicato stampa è online nel sito del Milan.
Che mestizia.
La mia passione per il calcio è nata con altri colori ma con il Milan italiano di Silvio Berlusconi e con soli tre stranieri, e che giocatori!
Adesso la mia passione per il calcio si sta spegnendo travolta da troppi interessi che mettono a bordo campo il pallone che rotola.
Sono un palloso nostalgico, quello che c'è stato prima di solito è meglio di quello che abbiamo adesso. Sarà forse l'iniziale diffidenza e fatica ad abituarsi. 

Ricordo i mercoledì sera di Coppa Campioni: erano speciali perché poteva stare sveglio per 90' in più. 
In panchina c'era Arrigo Sacchi con i suoi occhiali alla Top Gun e di fianco l'onnipresente Ramaccioni con i suoi baffoni in abiti sempre eleganti. 
In campo davanti a Giovanni Galli c'erano suo fratello Filippo con Tassotti Costacurta e Maldini diretti da Franco Baresi (tra poco piango, e pensare che sono gobbo...), a fare filtro e gioco davanti a loro Bubu Evani con Rijkaard Carletto Ancelotti Donadoni e Colombo e a far cagar sotto le difese avversarie Gullit e Van Basten. 
In tribuna di fianco a quella di Berlusconi, la pelata di Adriano Galliani e la faccia di pietra di Ariedo Braida.
In quegli anni la Juve faceva schifo e io vedevo questa squadra sgretolare il Real Madrid di Sanchis, Michel, Martin Vazquez, Butragueno e Sanchez. Come non innamorarsene?
Ha vinto due Coppe dei Campioni grazie a uno scudetto.

Il Milan, quel Milan, sono le sere di fine estate passate a casa dei miei amichetti a mangiare pizza e bere the davanti la tv per vedere le finali di Super Coppa Italia, sempre col Milan.
Oppure le nostre sfide a calcio, in zona verde, simulando le sfide di Coppa Campioni. 

Quel segno a V sulla rotula sinistra me lo sono fatto un tardo pomeriggio di un mercoledì di fine maggio. 
Giocavo a calcio coi miei amichetti e stavo in porta. Dopo una parata mi sono alzato e Matte mi guarda bianco in faccia indicando il ginocchio e avendo la forza di dire solo: "Ale il ginocchio!". Abbassai lo sguardo e vidi la tibia ricoperta di sangue. Non sentii male, nemmeno mi ero accorto che il cinturino di metallo dell'orologio di era infilzato nella pelle del ginocchio. 
Scoppiai a piangere per lo spavento e andai subito a casa. Dolore niente.
Come al solito mio papà mi seppe calmare e intanto io ero già preso da quel lembo di carne che si alzava. Un po' di disinfettante e poi mio papà che dice "Andiamo al pronto soccorso!".
A quel tempo avevo già avuto delle esperienze in ambito di PS. Non ne volli sapere: "Col cavolo! Stasera c'è la finale di Coppa Campioni, non me la voglio perdere!".
Quella sera, era il 24 maggio 1989, il Milan si portò a casa la sua terza Coppa dei Campioni dando quattro pere alla Steaua Bucarest, grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten. Nella semifinale di ritorno aveva battuto il Real Madrid per 5-0.

Adesso non è gestita che da un gruppo cinese mal identificato.
Una volta (quello che era ieri oggi è già diventato "una volta"!) si sapeva chi era il presidente, il direttore generale, il direttore sportivo e il team manager del Milan. Una squadra fantastica che ne gestiva un'altra ancora più fantastica.
Ma quali anni d'oro del grande Real! 
Quelli erano gli anni splendidi di un club fortissimo dentro e fuori gli stadi, che vinceva e giocava anche bene.
Purtroppo donne e politica hanno costretto SB a ridurre di molto il budget per il Milan e questa è stata l'inevitabile fine.

Che mestizia. 
Non so se sono più triste perché svanisce un pezzo della mia gioventù e faccio fatica ad accettarlo o per il fatto che non c'era alcun (imprenditore) italiano capace di acquistare e gestire l'azienda sportiva Milan.
La squadra di Rivera, Nereo Rocco, Baresi e Maldini, di Farina e Berlusconi adesso è in mani cinesi (comunista, glielo hanno detto a SB?).
Sarà che le cose cambiano, non sempre in meglio e che non sempre ci si abitua facilmente.
Spero ritorni presto un altro Milan. Ma chissà se a me ne importerà ancora qualcosa.

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Unità d'Italia e San Patrizio

Giornata mondiale del sonno e San Patrizio.
Il 17 marzo è questo. Oltre a coincidere, per quest'anno, con il venerdì e quindi avere un elemento scaramantico che lo caratterizza ulteriormente.
Non volevo disturbarvi finché siete impegnati a condividere immagini o meme sul sonno e suoi derivati o folletti e birre verdi o gente abbondantemente ubriaca, spreco queste righe per ricordarvi, o dirvi se nemmeno lo sapevate, che oggi, 17 marzo, si celebra anche l'anniversario dell'Unità d'Italia. Può essere che tra un cuscino e una birra scura verde vi sia sfuggito.

Che poi, voi che festtegiate St. Patrick's Day, lo sapete perché si festeggia, no?! Sapete chi è San Patrizio (no, scordatevi i link questa volta, sforzatevi di fare una ricerca!)? Da dove veniva e perché è andato in Irlanda? Perché sapete che S. Patrizio è la festa patronale della Repubblica democratica d'Irlanda, vero? E conoscerete anche le sue vicende e i suoi personaggi e come è arrivata a essere una Repubblica, vero? O vi basta Sunday Bloody Sunday?


Sappiate comunque che 156 anni fa, il 17 marzo 1861, veniva proclamata la nascita del Regno d'Italia. Non so perché questo anniversario è stato festeggiato solo tre volte (ne 1911 per i 50 anni, nel 1961 per i 100 anni e nel 2011 per i 150 anni) e non è una festa nazionale annuale, come deve essere.

Ma non festeggiamo più nemmeno San Francesco patrono d'Italia, il 4 ottobre. Tutte le feste patronali locali sì, ma quella nazionale no.
Il Regno d'Italia di fatto non esiste più dal 2 giugno (a proposito, lo sapete che ogni anno si celebra la Repubblica italiana, no?!) del 1946, ma non è il Regno dei Savoia che si dovrebbe ricordare oggi ma la trasformazione di un territorio frammentato in tanti regni e ducati in un'unica nazione e l'apice di un periodo come il Risorgimento.

Quello che mi rode è che non c'è nulla che  lo ricordi: un doodle di big G che di solito ricorda il 193° anniversario della nascita o della morte del can del pignattaro*, un hashtag creato apposta e che sia nei trend topics dell'uccellino (ovviamente c'è #StPatricksDay sponsorizzato chissà da chi) magari col sostengo del nostro governo, una pagina del social network dove ci siamo tutti. Niente.
Ho fatto un giro sui siti dei primi tre quotidiani italiani: zero, ma un riquadro alla giornata mondiale del sonno e all'Irlanda, cazzo se non può mancare. 
Solo il sito dell'agenzia di stampa più importante d'Italia dedica un articolo al 156° anniversario dell'Unità d'Italia, riportando le dichiarazioni del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che ovviamente le pronuncia lui ma non le ha scritte lui e non sono per niente diverse dal solito e istituzionale tono freddo e staccato, neutro, privo di sentimento e credibilità.

Il Presidente Mattarella dice che "Celebrare l'Unità del Paese è occasione di festa e impegno comune, per rendere il nostro Paese più unito e più forte, condizioni di uno sviluppo solido, equo e sostenibile"
Meno male che è occasione di festa, perché chi ce l'ha è al lavoro.
Non so come questo giorno possa rendere l'Italia più unita e forte, equa e sostenibile, con tassi di disoccupazione ed evasione fiscale stratosferici, con una forbice tra ricchi e poveri sempre più ampia (anche qui, nessun link, fatevi una ricerca che non è notizia di mille giorni fa) e una criminalità crescente. 
Non ho la televisione e non ho guardato i tg in streaming, ma penso che lo spazio dedicato all'Irlanda e alle bevute colossali sia stato maggiore rispetto a quello per il 156° anniversario dell'Unità d'Italia.

Ormai celebriamo tutto fuorché le nostre tradizioni: Halloween ha preso a calci i nostri cari che non ci sono più ed è diventato il nostro secondo Carnevale. A proposito, quanti dei vostri figli o di voi si è vestito da Pulcinella? Non so se ve ne siete accorti ma ormai da un pezzo i supereroi e gli ultimi cartoni animati hanno spazzato via il dottor Balanzone, Pantalone, Alrecchino, Colombina e tutti gli altri (ricordate chi sono, vero?!). Almeno ci vestissimo da Mamuthone sardo!
Sono perfino stanco di San Patrizio, io che in Irlanda devo ancora tornarci per riprendermi quel pezzodi cuore che ho lasciato anni fa.
Facciamo la festa perfino alla birra tedesca con tutto il buon vino che abbiamo e le nostre ottime birre italiane pur di vendere qualche cassa in più si mettono i pantaloni alla zuava e i baffoni arricciati (grandi questi uomini di marketing!).

Dove sono finite le nostre tradizioni e la nostra storia? Io ricordo che quando andavo alle elementari, ogni anno era sempre la stessa bella storia: non si dimenticavano le tradizioni. In tutte le altre parti del mondo, si celebrano e si festeggiano, mentre qui ce le siamo dimenticate. Scommetto che se chiedo a una giovane maestra di parlare ai bambini delle nostre maschere di Carnevale, mi si chiude lo stomaco dall'angoscia.
Eppoi il Presidente Mattarella parla di radici. Chissà se si rendeva conto di quello che stava leggendo.
Quando e dove ci siamo persi la nostra storia? 


Quando ho scritto "Capre e bufali" mi riferivo anche a questo. Adesso scusate il disturbo, tornate a gustarvi le vostre birre bionde verdi (perché quella scusa vera e tradizionale vi fa schifo) e le vostri carni di angus irlandese. 
#scusateildisturbo



* in dialetto veneto, il cane del pentolaio.

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Albero

Alla faccia del trascurabile.
Quando non senti niente da dire e quando invece ne avresti tante.
Un albero mi sembra un buon simbolo per affermare e confermare i nostri valori, le nostre consuetudini e tradizioni.
Ma ricordiamoci anche che insieme all'albero dobbiamo fare un presepe. Non solo per divertimento. Ma per ricordarci che ci ci ha salvato è nato in una grotta scaldato da un bue ed un asinello.
Chissà se è vero. Ma le scritture dicono così.

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Ferie d'agosto

E mentre le mie ferie non sono ancora inziate pare che l'estate stia per finire.
A leggere i bollettini meteo il terrorismo metereologico sta facendo girare le palle ad operatori turistici e turisti ancora allo stato embrionale.Cose tipo "Ferragosto con l'ombrello e la settimana successiva con la felpa" che non fanno altro che carburare l'ansia di chi non vede l'ora di partire per il meritato relax.
Faccio un po' di pubblicità gratuita: mi fido solo di Arpa Veneto, Machetempofa.it ed il Meteo dell'AM (che sono quelle di Bernacca per intenderci, anche se io sono della generazione del Colonnello Baroni).
E mentre agosto ormai è al suo giro di boa (per usare un termine marino-estivo) e manca poco più di un mese al termine dell'estate, mi chiedo una cosa stupida: per quale cazzo di motivo si deve andare in ferie ad agosto quando hai tre mesi di estate in tutto? Porca di quella puttana!
Una nazione si ferma 15 o 20 giorni e gli altri 80 (da metà giugno/fine delle scuole, luglio, l'altra metà di agosto e fino al 20 settembre)? Non piacciono a nessuno? Un rito di una Italia che non vuole cambiare e degli italiani capre che seguono una tradizione del ventennio fascista che regge ancora (strano, hanno cancellato o distrutto la maggior parte di quanto creato in quel periodo, dato che c'erano questa poteva fare la stessa fine) e che a sua volta si ispirava a una cadenza dell'impero romano.
Andare in ferie ad agosto è una rottura di palle per diversi motivi.

L'estate è agli sgoccioli.

Manca metà mese e giri pagina del calendario. Le giornate si sono accorciate già da fine giugno e te le godi meno, salvo non si siano prenotate delle vacanze in Svezia.
La Serie A inizia che metà curva è in ferie. L'altra metà le ha fatte al seguito della squadra in ritiro. Quindi chi ha l'abbonamento a Sky si perde una o due partite della squadra del cuore.
Perché andare in vacanza alla fine dell'estate sfiniti dopo otto-8 mesi di attesa? A me piacerebbe fare una settimana per mese, o dieci giorni un mese e una settimana un altro, organizzandosi al lavoro.
Forse è questa la vera riforma che serve a questo Paese e non le unioni civili o l'insegnamento di genere (no comment per cortesia, ad iniziare dal termine......)!

Ad agosto costa tutto di più.
Un appartamento male in arnese come quello di Bibione dove siamo stati l'anno scorso a luglio lo paghi il doppio nonostante l'impianto elettrico fuori norma i materassi sfondati ed i serramenti attaccati con lo spago.
Perché la stessa struttura deve avere prezzi diversi da una settimana all'altra? Fammi due o tre fasce di prezzo: inverno, primavera/autunno ed estate.
Purtroppo, non credo che una "liberalizzazione" delle vacanze (estive ed invernali) possa portare ad una riduzione dei prezzi, anzi. Potrebbero abbassarsi ad agosto ma alzarsi negli altri periodi. E l'aumento potrebbe essere molto più grande della diminuzione. Se non costare tutto uguale, ovvero tutto come agosto! Per due motivi: perché siamo sempre in Italia, dove si vuol far credere che tutto sia una eccellenza (e se non lo è tanto vale andarci) e dove tutto è più bello e migliore di tutti nonostante lo stato attuale del Vecchio Stivale. Perché in Italia se si può si deve approfittare dell'occasione per fottere gli altri.

Sono tutti in giro.
E chi resta a casa non trova nessuno/niente: ti servisse mai qualcuno o qualcosa, un idraulico un carrozziere un ricambio per la persiana stai certo di trovare la serranda abbassata. Perfino il tuo fruttivendolo di fiducia ti saluta per recupero psicofisico. 
Tante fabbriche quasi tutti gli uffici e le città si svuotano per riempire strade, spiagge, monti, laghi ed altre città in quindici giorni. 
Vai in vacanza per stare meglio una manciata di giorni e trovi casino in partenza perché se ci vai in macchina c'è il traffico da esodo qualunque sia l'ora intelligente si scelga per partire e poi quando torni trovi quello da controesodo.
A proposito di partenze intelligenti: un'altra rottura di balle è il turno di vacanza da sabato a sabato. Se l'italiano fosse libero di arrivare al tuo campeggio/appartamento/albergo/b&b/agriturismo/dove cazzo decide di andare in qualsiasi giorno della settimana, forse le strade sarebbero più libere?
Come ogni cosa però ha un risvolto positivo: chi ha la fortuna di poter andare in vacanza in altri periodi e rimanendo a casa a Ferragosto, oltre a spendere un po' meno trova le strade deserte e per qualche settimana si vive meglio! Forse è più rilassato chi rimane...

Perché subire tutto questo disagio per 15 giorni di vacanza su 365?

Fossi ministro di qualcosa che me le permetteresse, abolirei le ferie d'agosto.
E poi liberi di scegliere di andare quando si vuole.
Sarà che a me l'estate non piace. Odio l'estate. Non per il caldo ma perché c'è quell'atmosfera frenetica da bisogna per forza fare qualcosa/andare da qualche parte che non riesco a sopportare.


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Quaresima

Di solito questo tipo di proposito lo fai a Capodanno. Perché è il cliché che lo richiede e perché, diciamola tutta seriamente, chi cazzo è un ferreo religioso osservante? Ormai ci siamo dimenticati le tradizioni culinarie (dai, mani alzate per chi sa che l'ultimo venerdì di carnevale è venerdì gnoccolaro) e figuriamoci se siamo bravi osservanti del nostro culto.
 
Oggi è il primo giorno di Quaresima, ovvero mercoledì delle ceneri nonché mercoledì di magro che prevede il digiuno e l'astinenza dalla carne (chissà se c'è anche qualche allusione sessuale...). Ma anche in tutti i prossimi quaranta giorni che ci aspettano, prima di sfondarsi di capretti in umido, dolcissime colombe ripiene e rompere enormi uova di qualsiasi cioccolato per poi venir tempestivamente delusi dalla teoria delle aspettative (detta anche, appunto, dell'Uovo di Pasqua) la religione cattolica prevede un digiuno ecclesiale come forma di penitenza, che obbliga ad un solo pasto quotidiano.
Si potrebbe anche affrontare, forse. Ma secondo la legge divina tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza a proprio modo.

Così per quaranta giorni c'è chi si astiene dall'alcol, chi non guarda la televisione, qualcun altro farà a meno di cazzeggiare sui social network (lo faccio nel week end e sto davvero molto bene!). Propositi di penitenza personalizzata in base alle proprie abitudini.
Forse, non mi ricordo, lo facevo da piccolo per imposizione dei genitori. 
Quest'anno una penitenza la voglio fare anche io. 

Astensione dai dolci la sera dopo cena.

Una prova di volontà personale probante! Oscar Wilde diceva, in uno
degli aforismi più citati dagli zainetti italiani e dalle cartoline inglesi, che a tutto riusciva a resistere tranne alle tentazioni.
Pensare che in piena Quaresima cade (malissimo) anche il mio secondo 18mo compleanno!
Io per quaranta giorni ce la farò a resistere agli zuccheri ed ai coloranti travestiti da invitanti dolci che ammiccano dalle ante in cucina?

Gesù si è tolto dalla mutande quaranta giorni di sabbia del deserto. Lo so, lo so, è un confronto a dir poco profano per non dire blasfemo, ma dovrò riuscire a creare un deserto attorno. E a chiudere gli occhi quando entro in cucina dopo cena!

E poi ho fatto un altro voto di penitenza: a letto presto che significa non stare sveglio fino a dopo le 2 am. E visto che è già mezza notte passata, buona notte a tutti!

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C'era una volta...2

C'era una volta, nel finire degli anni '90, un agriturismo situato sui colli vicentini dove poter ammirare uno splendido panorama di rigogliosa natura, respirare aria sana e tranquilla e immaginarsi la vita agricola dei tempi passati.
Questo posto era l'Agriturismo Cri*chelon.
Un luogo dove potersi rifugiare nelle sere dei fine settimana insieme agli amici per qualche ora di lieto svago e fare nuove amicizie, abbandonandosi in abbondanza alle pietanze ed alle bevande inneggianti alla genuina tradizione locale. Caldo o freddo che fosse questo posto riusciva sempre ad accoglierti coi sapori casalinghi ed artigiani di piatti ricolmi di pasta e sughi, di ammassi di carne alla brace, di vini rossi semplici ed accattivanti provenienti da uve colte e pigiate poco lontano.
C'era una volta. Una volta. C'era.
Non c'è più! O meglio, c'è ancora! Eccome se c'è, ben più grande! Si è ben ampliato sulla collina sulla quale è situato, cementizzandola con un nuovo residence con 13 splendide stanze (oltre alle altre 9 dell'albergo).
Dopo molto tempo ci sono tornato sabato sera con degli amici per festeggiare due futuri sposi e la loro casa nuova. L'ultima volta ci sarò stato 3 anni fa, si festeggiava un compleanno quella volta, e abbiamo mangiato molto bene.
Passare da una pizza a un ristorante-agriturismo fa differenza, soprattutto economica, ma al Cri*chelon ci sono affezionato dai ricordi tardo adolescenziali, alcuni molto annebbiati dall'alcol a dir la verità. Per esempio, non ricordavo mai come riuscivamo a tornare indietro in macchina per quella discesa ripida e tortuosa. Ma questa è un'altra storia.
Così sabato con Anna e amici sono tornato indietro nel tempo. O almeno così credevo!
Intanto il cameriere ci ha subito chiesto se volevamo dei bis di primi o preferivamo vedere il menù.
In questo posto, una volta, il/la cameriere/a ti leggeva i piatti della sera e poi si andava giù di grigliata ben annaffiata di vino.
Tra l'incertezza generale abbiamo optato per vedere l'offerta del menù e mi sono subito chiesto chi cazzo avesse scelto di venire a festeggiare lassù! La cosa curiosa è che sabato io e Anna siamo stati a Venezia fino a metà pomeriggio (visita a una dozzina di chiese per volere di Dyo): finché lei ne visitava una io mi sono soffermato davanti il menù di una ostaria e mi sono sorpreso che un piatto di pasta all'amatriciana costasse ben €7,50.- Sticazzi, essere in laguna veneziana o sopra i colli vicentini ha lo stesso prezzo! Con la differenza che il posto dov'ero sabato sera si vanta di preparare tutto in casa, quindi con bassi costi di produzione (e considerando che è anche un agriturismo immagino che possa godere di alcuni incentivi europei...).
Opto per dei ravioli al radicchio con crema di mandorle, in un incontro di sapori inedito!
Intanto inganniamo l'attesa dei piatti con le solite quattro chiacchiere intervallate dalla sobria frizzantezza di un leggero rabosello.
All'arrivo dei primi piatti i nostri sguardi si incrociano con celerità stretti e sospettosi, chiedendoci all'unisono "Tutto qua?".
Il piatto di Anna è bello: largo, 30cm almeno, con un bordo ampio e al centro un buco (bu-co!), dove sono stati posizionati alcuni dei suoi gnocchi di zucca spruzzati da una lieve nevicata di tartufo mentre i gamberi che concludono il piatto (appunto, gnocchi di zucca con tartufo e gamberi) sono nascosti in fondo, solo uno è uscito dalle macerie dei sette gnocchi.
Anche i bigoli col ragù di pomodoro o di anitra sono alquanto ristretti, ben presentati senza dubbio, anche buoni certo, ma scarsi di quantità!
In questo posto, una volta, era il contrario: si vedeva prima la pietanza ordinata e il piatto lo scoprivi solo alla fine. Adesso vedi solo il piatto. E basta.
Anche i miei ravioli rispettano i dettami della cucina moderna: 3 ravioli 3 farciti di crema di radicchio appena bagnati da una salsetta di mandorla e qualche misera foglietta di mandorle a decorare (o giustificare?) il piatto.

Si fa presente che per meglio mostrare la presenza dei 3 ravioli (sì, uno è già stato forchettato), la dimensione della immagine è Extra-large).

Per solidarietà, Anna e io rinunciamo al consueto scambio di assaggi. Ogni boccone vale oro e lo teniamo ognuno per sé.
Cazzo, ma questo, una volta, non era il Cri*chelon dove i piatti abbondavano di cibo e non solo di ceramica? Negli anni si è imborghesito e porca troia anche per merito di nutrite compagnie di tardo adolescenti inquieti e alcolizzati. Ci spetterebbe di diritto una quota societaria!!!
Decido di rivolgermi al cabernet: è duro e deciso il giusto, quello che ci voleva per mandare giù la situazione.
Il dolce conferma l'evoluzione dell'ex posto rustico ed artigianale grazie a una crème brulèe spacciata per crema catalana e un tiramisù dal gusto alquanto debole.
Nemmeno l'amaro del gusto pieno della vita è più amaro del conto: il boss non concede conti separati senza distinzioni con chi ha bissato il primo o si è preso anche una carnazza - potrebbero scrivere che "Siamo tutti uguali davanti alla cassa" -. Spesa totale €18.- per tre ravioli (con pasta fatta in casa), qualche bicchiere di vino (a km pochi), un dolce, un caffè e un amaro.
Vaffanculo la cucina moderna col piatto che cala di quantità e aumenta di prezzo. E chi cazzo se ne frega degli ornamenti!
E la cucina tradizionale genuina, quella a km 0, non dovrebbe essere più economica?
Stasera chiamo e sento se l'agriturismo per eccezione è aperto. Esatto, proprio quello in BUSA!!!

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Un movimento che non si (pro)muove?

Sabato sera con Anna e alcuni miei amici sono tornato alla cantina che ogni anno, in questo periodo, organizza una serata coinvolgendo gli ospiti presenti. Come due anni fa, l'evento della serata era una rappresentazione teatrale di una compagnia veronese e il pubblico doveva risolvere il caso di un omicidio.
Tralascio il fatto che il nostro gruppo è arrivato secondo per eccesso di precisione (può un rappresentante di vini avere conoscenze di chimica degli elementi?) e che il vincitore ci ha gabbato proprio perché ha buttato li questa ipotesi non del tutto corretta e che potevano assegnare l'ambito premio di 3 bottiglie della cantina a ex-equo.
Alla fine ci siamo divertiti, ho rivisto con piacere una persona dopo tantissimo tempo e abbiamo apprezzato i vini della cantina.
Proprio questo mi ha continuato a ballare in testa per tutta la serata, distraendomi un po' dal mio compito di CSI Montebeo, guardando il gigantesco stendardo del Movimento Turismo Vino appeso alla parete che avevo di fronte.
Questa organizzazione si pone "
l’obiettivo di promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di poduzione" ma vedo un po' di confusione di intenti, autarchia e indipendenza di azioni.
Conosco la cantina per esserci già stato 2 anni fa e ho visitato il loro sito internet per cui sapevo che vino stavo bevendo per mandare giù le vangate di marroni che servivano e anche quello che accompagnava le fette di dolce che ci hanno servito alla fine.
Però non so quanti altri ospiti li conoscevano e sarebbe stato molto apprezzato (almeno dal nostro punto di vista) se qualcuno della cantina (el paròn o il figlio) ce li avesse presentati descrivendoci anche la zona di coltura delle viti e il sistema di lavorazione e magari all'inizio della serata ci sarebbe anche stata una introduzione alla storia della cantina e delle sue vigne.
In fondo questa serata serviva per promuovere la cantina e i suoi prodotti no?! Quindi non c'era alcuna malizia di fondo e agli ospiti un po' di informazioni in più non nuoce di più di qualche bicchiere di nettare d'uva.
E' qui che secondo me pecca l'organizzazione.
Come la fiera che hanno fatto il mese scorso a Vicenza per promuovere il turismo enologico. Una merdata unica. Sembrava la fotocopia rimpicciolita e stropicciata del padiglione delle cantine venete del Vinitaly dove naturalmente lo scopo non era tanto promuovere una cosa intenzione che coinvolgeva gli espositori ma vendere in maniera specifica i prodotti dei singoli! E l'unico cenno di turismo era la strada da percorrere (in macchina, moto, bici...???) da casa alle cantine e da una cantina all'altra, da fare per conto proprio però!
L'iniziativa del Movimento di per se è interessante ma manca di promozione e di una visione precisa.
Se poi ci aggiungiamo la refrattarietà tipica veneta (che tra gli imprenditori del vicentino è pure accentuata)
alla comunicazione dei propri prodotti la strada non sarà molto lunga e facile.
Le cantine mantengono il loro fascino originale mantenuto nel tempo dal profumo delle botti di legno impregnate di vino e dalla semplicità di alcuni dei loro proprietari (purtroppo qualcuno non è riuscito a tramandare ai figli questa purezza) che ti accolgono dandoti del tu e una vigorosa stretta di mano dietro uno sguardo un po' timido.
Sono immerse in zone collinari meravigliose al di fuori di ogni casino cittadino e si respira un aria tranquilla e buona (ma immagino sia una sensazione valida più per i visitatori che per chi ci lavora). Qualche lavoro di ristrutturazione è dovuto naturalmente e c'è qualcuno che ne approfitta pensando a far accomodare i propri ospiti.
Credo bene che le cantine
periodicamente invitino rappresentanti distributori e operatori del settore. Però il loro mercato è rivolto anche verso il consumatore finale.
La serata di sabato mi ha fatto pensare che eventi simili sarebbero da programmare almeno una volta al mese con il patrocinio (= contributo) del Movimento Turismo Vino nazionale o regionale o della Coldiretti o dell'Assessorato Provinciale/Regionale alle Politiche Agricole in collaborazione con altri enti che pur non centrando una tega col vino possono cogliere l'occasione per promuoversi come per esempio la F.I.T.A. (che non è l'acronimo di Fingers In The Ass ma della Federazione Italiana Teatro Amatoriale) o di qualche scuola di ballo country (lo vedo molto bene il binomio danza e alcol!) o Slow Food (ma qui forse entrano in ballo questioni igieniche per cucinare in cantina e i NAS non sono personcine molto lascive).
Oppure ogni sede regionale del Movimento potrebbe organizzare un evento simile ogni fine settimana (sempre col patrocinio) cambiando cantina in modo da divulgare il più possibile questa benedetta filosofia di turismo enologico.
Cominciando magari la mattina con una visita alle vigne della cantina (o delle cantine della zona) il massimo della libidine sarebbe di concludere la giornata col pernottamento in cantina (se è predisposta) o in un b&B della zona (così ti creo anche un bel business per l'indotto!).
Ma queste sono solamente delle ipotesi che mi sono venute in mente distrattamente tra un marone un bicchiere di vino e un dolcetto.
Poi tra il dire e il fare c'è di mezzo il tasso alcolemico!

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L'arte de mètare su el gato

"Noaltri visentini semo ciamà “magnagati”,ma la stragranda majoransa no la ga mai vudo el piassere de sajare sto “felino” tanto gustoso. El gato, se sa che d’inverno el ze pì grasso ch’in tute le altre stajon de l’ano,e lora se vole che ‘sto chi sipia el momento pi propissio par metarlo in tecia. Serta zente la dise ch’el gato ghe fa stomego, e serta altra, che no la sa cossa fare tuto el tempo, che ze da barbari magnare ste creature.

I gati in efeti le ze bestie pitosto birbe; tuti i dise che i ciapa i sorsi, gnente vero:sti lazaroni i ronfa dì e note e co te giri l’ocio ze zà spario el polastro belo che curà, pronto da essare messo su a cusinare. Sensa parlare dei oseleti e dele risardole che i brinca in primavera e d’istà, tute pore bestiole che magna bai e che ghe fa ben a la campagna. I sorsi romai no i se preocupa pì dei gati nostrani, i pole nare in giro dove che i vole stasendo solo tenti a le machine che core in strada e che i ze l’unica roba che podaria coparli.

Ma tornemo al nostro gato che gavemo lassà polejare on fiatin massa. Se gavì deciso de farlo in tecia, ocore prima de tuto che serchè de vedare quaeo ch’el ze quelo pì in carne, sperando de intivarghine uno che n’ol ga superà i do ani de età e che la so parona la ve gabia fato on dispeto tenpo indrio. Na bona matina tolì su el s-ciopo e vè fora bonora, disendo in casa ca vè ciapare on bigolo de aria fina. Mejo de tuto saria ch’el dì prima gavesse fato ‘na bela nevegada, de quele che resta par tera quindase dì. Apena ca ociè el gato in parola fè finta de gnan vedarlo,scondive de drio on canton, carghè el sciopo e fè quelo che gavì da fare. Portevelo casa rento la sporta dela spesa,par strada saludè tuti e a chi che ve domanda cossa ca gh’in fè del s-ciopo, disighe ca si nà a trarghe a on pantegan. Na volta rivà a casa sarè ben el cancelo,né in te l’orto e pichè su s’on palo el gato, verzighe la pansa cofà on conejo e tireghe fora tute le buele tegnendo da parte el figà. Tajeghe via la testa e deghela al can. Scavè desso na busa ne la neve, metighe rento el gato e po coersila da novo. Vè in casa, metì in giassara el figà del gato in na scudela e vè in seciaro a lavarve le man fa Ponsio Pilato e po da l’osto a bevarve on goto. Al sabo ve confessarve e a la domenega a tore la Comunion! Lassè el gato soto la neve par oto giorni, stasendo senpre tenti ch’el sia ben coerto e ch’el can resta ligà a caena. Dodase ore prima de metarlo su in tecia tirelo fora da la busa e ch’ol ze deventà tenaro, pelelo e lavelo puito, lassandolo po’ tacà a sgiossarse. Felo a tochiti e metili in ona piana co na siola,na carota, na ganba de seino, on spigolo o do de ajo, el tuto trità, treghe rento anca do foje de doraro qualche gran de pevare e quatro-sinque de denèvre, on spisigon de droghe e quanto sale ch’el basta. Neghelo de vin bianco pitosto seco e desso metilo in te la moscarola in caneva a marinarse par tuta la note. La matina scolè i tochi de carne dal vin, sugheli puito e feli rosolare in on antian co’n poco de ojo. Cò i ga ciapà colore caveli via da l’onto e vodè fora quelo che ze restà, pestè fina na siola, on pugneto de parsimolo e on spigolo de ajo, po metì tuto ne l’antian cò na s-cianta de buro e ojo zontandoghe dele fojete de salvia e on rameto de rosmarin. Lassè sfritegare e po’ metì rento i tochi de gato. Dopo diese minuti buteghe in sima anca quatro-sinque pomodori pelà pena verti, o se no on poca de conserva. Missiè col guciaro de legno, zonteghe on biciere de vin bianco e uno de rosso, metighe su el coercio e fè cusinare par on ora e mesa,do, bagnando co el brodo se se suga massa. A la fine unighe el figà trità, metì i tochide gato col so pocieto sol piato e porteli in tola compagnandoli cò la polenta calda. Disighe ch’el ze conejo nostran,slevà a erba e farinasso e vedarì che rassa de figuron che farì.

Co i gà ben magnà e bevù, servighe, insieme co la graspeta, la novità… Gavaria caro che me contassi i sesti che gavì visto fare da chea zente là,che, serto in casa vostra no la tornarà a metare pi pie e la ve torà el saludo."

Mi scuso con tutti coloro che considereranno 'brute' queste parole sperando che vogliano riconoscere l'intenzione di riportare fedelmente quella che viene considerata una tradizione della cucina vicentina.
Più di qualcuno mi ha chiesto se, da vicentino, so come cucinare il gatto e ho pensato di soddisfare la loro richiesta.

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