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La moto è un mezzo di trasporto

C'è qualcosa di sbagliato nella concezione della motocicletta.
Me ne ero accorto tempo fa, ne ho la certezza ora, costretta in garage anche lei per questo pernicioso virus. Ma costretta da chi? La cosa assurda è che è stata segregata in garage dai suoi proprietari con l'inizio del blocco totale, con tanto di hashtag #iorestoingarage (più bestemmia, soprattutto durante una delle più belle primavere degli ultimi... 5 anni?) e di relativi articoli che arrivavano a suggerire cosa dire alle proprie motociclette per consolarle, perché non ci si poteva muovere se non per motivi di lavoro, di salute, di necessità. Fatta eccezione per i motivi di salute, perché non siamo andati a lavorare in moto? Perché non potevamo fare gli Indiana Jones alla ricerca del lievito bastardo in moto? Che poi ci si poteva godere le strade semi deserte alla luce del sole!

La motivazione per la quale avevo deciso di farmi la patente B non era quella più sfiziosa di avere una moto, in un futuro, non appena avessi trovato quella che volevo (insieme anche ai soldi magari).
Volevo la moto per altri motivi: per spostarmi senza l'auto, per non uscire di casa e costringermi a chiudermi di nuovo dentro un altro contenitore, bloccato nel traficco e a smadonnare per trovare parcheggio.
Quando penso alla moto mi vengono in mente solo termini positivi: comoda, facile, bella, perché è più comodo e facile muoversi, più comodo e facile trovare parcheggio. E non è soprattutto più bello così?

Per me la moto è un mezzo di trasporto.
Sono sempre stato abituato a muovermi in città con lo scooter, anche in inverno per andare a scuola e all'università (con in testa quel cappellone di lana comprato in gita a Praga che teneva un sacco caldo finché non è arrivato l'obbligo del casco anche per i cinquantini), a lavoro. Me lo sono portato anche a Bologna sei mesi quando ho fatto lo stage (splendido girare per i viali di Bologna in scooter!). Ma mi sono sempre piaciute le moto, quelle inglesi, quelle bolognesi, non mi sono mai fatto influenzare dalla potenza e dalla velocità perché dove vuoi andare in città con una moto da 170 CV se non puoi sfruttarli? Così prima ho fatto la patente e dopo una lunga ricerca è arrivata la moto che volevo (perché solo l'Onnipotente e Anna sanno quanto arrivo rompere i coglioni quando cerco qualcosa!).
Non per usarla (solo) nei weekend, ma per andare a lavoro, al cinema, in giro insomma. Qualcuno può dire che è una di quelle moto da bar. Può anche essere, ma la cercavo molto prima che esplodesse la moda di un certo tipo di moto e qualcun altro che ce l'ha però si è fatto certe vacanze da invidia. Alla faccia da moto da bar.

Se io concepisco così la moto, per tantissimi altri invece viene intesa come un lusso, qualcosa che si usa fuori dall'orario lavorativo, solo i sabati la domenica e i giorni festivi o quando va bene nei ponti.
Capisco certe difficoltà logistiche, soprattutto se si portano i figli all'asilo e/o a scuola: poi si va diretti a lavoro in macchina perchè ormai i figli non vanno più nella scuola di quartiere ma in quella dall'altra parte della città.

Concepire la moto come un mezzo di divertimento e non di trasporto è un errore commesso anche dai motociclisti: chi invece può permettersi di usare la moto per andare a lavoro, perché non lo fa? Quando lavoravo dall'altra parte della provincia vedevo solo lunghe code di auto che trasportavano una persona, spesso anche triste (solo il lunedì mattina poco prima delle 9 ho visto qualche automobilista (sor)ridere, forse perché ascoltava le travisate del Trio Medusa su Radio Deejay).

La moto ha tanti vantaggi: ci fa dormire qualche prezioso minuto in più perché ci si sposta con facilità evitando code e mettendosi davanti ai semafori, occupa meno spazio così contribuisce a diminuire il traffico, rovina meno l'asfalto, libera i parcheggi per chi circola in auto ma, in caso, visto che i parcheggi dedicati sono rari, può essere parcheggiata sulle strisce blu senza l'obbligo di pagare (me lo ha detto un vigile che multava un'auto parcheggiata sui posti dedicati alle moto, e c'è anche scritto qui).

L'ANCMA in questo periodo di clausura ha spesso invitato il premier Conte a dare maggior attenzione alle moto e ai motociclisti. Ma niente da fare, anzi l'attenzione sulle due ruote è solo per le biciclette elettriche o tradizionali. Infatti gli incentivi allo studio sarebbero previsti per l'acquisto di ebike e biciclette, come se agevolasse andare in bici a lavoro a 40 km da casa. Bene, ma non benissimo.
Anche se un po' di colpa credo ce l'abbiamo anche noi motociclisti.

Credits: Mario Camonico - DGR Vicenza 2019



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Nicky Hayden

Bastava guardare in che condizioni era ridotta quella macchina per capire. Non c'era alcun bisogno che persone di dubbia moralità e professionalità spacciassero informazioni non verificate arrivate da amicizie o parentele millantate nei posti giusti.
Accuse al moto-ciclista e al mondo intero dei ciclisti e accuse al guidatore e al mondo intero di chi viaggia al volante. Parole non riflettute scritte senza il minimo rispetto per due famiglie che stanno vivendo nella disperazione.

Ho letto di tutto e di peggio su interntet in questi giorni e ho pensato a Evan Williams che ha ammesso che internet è guasto: "Pensavo che quando ad ognuno fosse stato possibile esprimersi liberamente e scambiare idee ed informazioni il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo". E bravo Evan, internet è guasto da un pezzo ormai, hai peccato di ottimismo e fiducia.

Da appassionato di moto, motociclista e (ex?) imbrattatore di riviste di motociclismo, ci resto sempre male quando muore un motociclista anche questa volta che non è successa all'interno di un circuito durante una prova o una gara ma, vedi quando è beffarda la morte, pochi metri fuori dal circuito dove solo alcuni giorni prima l'aveva sfidata per l'ennesima volta a velocità impressionanti, schiacciato sul serbatoio e sotto al cupolino della sua moto, per cercare di essere il più veloce possibile, più di lei e dei suoi rivali.
In pista si corre contro le leggi della fisica uscendone illesi, pensando di essere immortali magari anche grazie a tutte quelle protezioni che calcolano la frazione di secondo più infinitesimale ma sulle quali non si può fare affidamento quando sei per strada a proteggerti dal codice della strada, che è più letale della fisica.
Puoi correre più forte che puoi, puoi scapparle ad ogni curva piegandoti all'inverosimile ma lei è paziente e sa aspettarti per venirti a prendere. Perché nessuno è immortale. E' la più democratica, più della vita stessa.

Di Nicky Hayden ricorderò sempre la vittoria del mondiale 2006, portato a casa vincendo solo due gare, ad Assen e a Laguna Seca e poi tanti piazzamenti, dimostrando una incredibile costanza e risparmiando la vita a Dani Pedrosa, il suo povero compagno di team che lo aveva steso nel penultimo gp, regalandoci una scena davvero comica quanto surreale, per noi tifosi italiani.
Tanti dicono che era diverso da tutti gli altri piloti e mi sorprendo a scoprire quante persone lo conoscevano così bene da poterlo dire. Chissà com'era davvero Kentucky Kid!? A me viene in mente un video e voglio salutarlo così.
Ride one Nicky!

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Giro d'Italia 2016: polemica a due ruote

Ho visto lo spot promozioanale della 99ma edizione del Giro d'Italia.
Visto che invita a seguirlo sulle reti RAI, immagino che a televisione di Stato sia il committente.
Non so se l'oggetto del video, un confronto tra due ruote a motore e due ruote a pedale, sia stato indicato dalla RAI alla società realizzatrice o proposto da quest'ultima.
Non so se ci sia stata una gara tra agenzie per aggiudicarsi la realizzazione o è spuntato il cugino paraculo di qualcuno.
Comunque sia, è una dimostrazione di insipienza a superficialità da entrambi le parti. E' uno spot sbagliato. Chi l'ha commissionato non doveva approvarlo.
Ho anche letto i commenti di entrambe le fazioni: i motociclisti sono incazzati come se la loro moto gli avesse piantati in mezzo la strada di notte ma mi pare il minimo. Per i ciclisti non c'è nulla di offensivo e mi pare banale. Solo un ciclista dotato di onestà intelettuale ha descritto il fallo commesso.

Promuove uno sport denigrandone un altro.
Promuove atleti non rispettandone degli altri.
Promuove una professione offendendone un'altra.
Che poi è la stessa, quella dello sportivo, che in modo diverso si smazza comunque tantissimo sia fisicamente che mentalmente per raggiungere lo stesso obiettivo: essere più veloce (degli avversari e del cronometro). 

Non voglio dire che la moto sia meglio della bici, o viceversa, mi trovo anche con col culo su due selle: quella della moto e quella della bicicletta, da MTB per la precisione. Ma conoscendo un po' i due mondi, ci vuole poco a fare una analisi del video e trovare un secondo fallo piuttosto macroscopico (e non è uno di quelli da vantarsi): tutto quello che viene detto per sputtanare il motociclismo ed esaltare il ciclismo è contestabile. Vogliamo vedere punto per punto?

- I ciclisti non avranno le ombrelline in partenza ma le Miss di tappa che si esibiscono con tanto di doppio bacio ai ciclisti sul podio, mentre nel motociclismo il contatto fisico tra le ombrelline ed i piloti non esiste nemmeno.

- Le gare di moto non vengono interrotte per pioggia a meno che le condizioni non siano davvero proibitive e mettano in pericolo la sicurezza dei piloti. Sia all'ultima Tirreno-Adriatico che all'ultima Parigi-Nizza, una tappa è stata annulata a causa del maltempo.
Poi alcune tappe si corrono anche sotto il diluvio mentre alcune gare vengono interrotte, ma i piloti filano a più di 200 km/h e la sicurezza qui è tutta un'altra cosa di una tappa di ciclismo magari tutta in pianura senza nemmeno discese veloci

- I tifosi seguono con la stessa passione il proprio sport, talvolta entrambi, viaggiando per km, spendendo soldi, facendo sacrifici, cucinandosi sotto al sole o infeltrendosi sotto la pioggia per seguire i propri idoli. Quindi chi è più figo?
E' vero il pubblico delle gare di motociclismo siede sulle tribune coperte o sulle collinette dei circuiti e non corre insieme ai piloti ma per due semplici motivi:
1) è una questione di sicurezza [concetto difficile a quanto pare!], vi è mai venuta addosso una moto da 130 kg a secco a 200 all'ora?
2) Non esiste ancora nessuno capace di correre a quella velocità per una distanza così lunga. Usain Bolt al massimo ha registrato una media di 37,58 km/h ed una massima di 39,28 km/h, su 100 mt e non è una passeggiata nemmeno per lui!

- Anche per i piloti le ferite sono medaglie. C'è chi come Troy Bayliss si fa tagliare la falange del mignolo per correre il gp poche ore dopo o chi come Loris Capirossi corre con una microfrattura alla mano per poi collassare ai box alla fine della gara. E, come già detto prima, indossano tute in pelle perché un conto è scivolare in bicicletta, un conto in moto a oltre 200 all'ora.
In entrambi i casi, che si cada da una bici o da una moto, indossando completi elastici sintetici o tute in pelle tecnologiche, caschetti di polistirolo o caschi più protettivi in fibra di carbonio il rischio di morire è una probabilità da prendere in seria considerazione.
Quindi non vedo un gesto più eroico dell'altro.
A proposito di morte, consiglierei a chi ha realizzato questo video, di fare un giro all'Isola di Man, in Inghilterra, tra un mese. E' un bel posto anche per i ciclisti. A parte qualche pioggia.

- I ciclisti fanno più fatica e sudano di più? Secondo chi ha realizzato questo video, un motociclista che corre il GP di Barcellona a giugno o di Malesia in ottobre non fa fatica e non suda, aggrappato alla moto alzandola e buttandola giù in curva o si gode il tracciato ben protetto ed isolato dall'aria grazie alla tutina integrale?
Non hanno nemmeno lunghe discese per rilassare i muscoli di collo, spalle, braccia, torace, addominali e gambe come talvolta hanno i ciclisti.
Mi piace molto uno slogan: "If you have a body, you're an athlete"*.
Lo sport è sport. E' fatica dedizione sacrificio passione per tutti. Per chi lo fa e chi lo segue.
Uno sport deve incitare l'altro. Non c'è uno sport più vero dell'altro né uno più sport dell'altro. E non ci sono atleti più eroi di altri.

Faccio due osservazioni da sportivo appassionato e addetto marketing e comunicazione dilettante disoccupato, visto che questo video non le mette su un piatto d'argento ma di platino:
1) non ci sono precedenti storici di piloti, in qualsiasi competizione, che hanno barato per vincere. Vogliamo proprio parlare di doping, di biciclette truccate con motorini nascosti nel telaio?
2) Il video sputa sulle moto in generale, non solo su quelle che corrono in pista. Uno degli sponsor del 99mo Giro d'Italia è Kawasaki, moto ufficiale. Fossi nel direttore della filiale europea, di quella italiana e nel responsabile marketing di entrambe, chiederei per lo meno spiegazioni e poi valuterei il ritiro della sponsorizzazione.

Per l'occasione, Kawasaki ha girato un video promozionale all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola lo scorso week-end, in occasione della tappa italiana del mondiale SBK: per promuovere la sposorizzazione al Giro da parte della Kawasaki, Damiano Cunego e Jonathan Rea si sono sfidati in bicicletta lungo il percorso. Tutto molto bello e simpatico con lo scambio di in bocca in lupo tra i due. Come poi deve essere.
Chi è più eroico tra chi gira i pedali con le gambe e chi gira una manopola con un polso?
Diciamo la verità, è uno spot brutto. Il più brutto che si poteva fare.
Riflette molto la politica: si parla di se stessi cercando di screditare gli altri. Contenuti zero. Quando invece il ciclismo ne avrebbe a vagonate!

La RAI fa una brutta figura a trasmetterlo: se non ha i soldi per pagare i diritti di MotoGP e Superbike affari suoi. Io di certo non spendo una follia per la pay-tv (prima di tutto dovrei comprare la tv che non ce l'ho!).
Visto che la RAI non ha i diritti per il rugby, spero non abbia già fatto realizzare uno spot sui prossimi Europei di calcio sfottendo il rugby!
Se in RAI si è dimesso chi ha fatto partire il 2016 in anticipo di 1" durante la trasmissione di fine anno, allora il responsabile della RAI che ha seguito la realizzazione di questo spot deve essere licenziato subito.

Questa è la versione italiana che gira sui social e che ha fatto molto casino (è la voce del doppiatore di Kevin Spacey?). Utilizza alcune immagini della versione internazionale.

Qui sotto la versione internazionale, in lingua inglese. Parla solo di quello che deve parlare: ciclismo. E che altro sennò!?
 
* Bill Bowerman, allenatore di atletica e cofondatore di Nike.

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Caro ciclista #2

Perfino l’intellighentie Michele Serra scaglia più o meno bonariamente la sua amaca contro le biciclette, questa volta contromano. Raccogliendo la risposta del(la) neo presidente di FIAB. 
Democristianamente do torto e ragione ad entrambi, perché i ciclisti (di qualsiasi sesso, età, etnia e filosofia) sono spesso disinvolti e perché alcune strade non sono fatte per le bici tra rotatorie, rotaie del tram e piste ciclabili senza capo né coda.

Però non trovo l’utilità dell’attuale pesante propaganda del pedale se non si fa un po’ di educazione.
Parlavo tempo fa con un collega (eh sì, adesso posso dirlo) giornalista sui ciclisti che si sentono padroni della strada in virtù della loro forza motrice ecologica (fino a che qualche studio non troverà qualcosa che non va nel sudore o nell’anidride carbonica emessi dal nostro corpo) e del poco spazio occupato e cazzi vari. Era circa 2 anni fa, in un tentativo di ammazzare il tempo in attesa dell’aereo a Colonia, di ritorno dopo una fiera motociclistica facendo un confronto a due ruote tra due tipi di biker.

In effetti, quelli motorizzati, sono molto più corretti dal punto di vista del codice della strada. Per esempio, accendiamo i fari (ok, le moto moderne hanno il faro acceso sempre) anche di giorno, non solo la sera.

Me la ero già presa con i ciclisti perché nonostante una belle e spaziosa pista ciclabile a disposizione si ostinano a rischiare la vita lungo la strada, anche col buio la nebbia la pioggia con l’ombrello in mano ed il faro spento.

Oggi ne stavo tirando sotto un’altra perché all’improvviso, a 16 metri dalle strisce pedonali e ad altrettanti da me, butta mezzo braccio sinistro e va in mezzo la strada! Freno fisso, le suono e le arrivo al fianco urlandole dietro di guardare prima di svoltare. È americana, non capisce o forse ne approfitta (oddio, non sono anti americano! Se proprio volete dettagli vi dico che era di colore, ma non sono nemmeno razzista, anzi, era una bellissima ragazza, a parte la tinta dei capelli che ho trovato discutibile) per rispondermi nella sua lingua. Replico altrettanto e ci sfanculiamo a vicenda ognuno proseguendo per la propria strada in una sequenza molto veloce di parole e gesti per niente cortesi.
Se la centravo (o, secondo un altro punto di vista, se si buttava sotto le ruote della mia Bonnie) rischiavo di avere torto o un premio al valore civile? 

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Vorrei capire

Ho imparato col tempo e attraverso qualche esperienza che spesso (non sempre!) quello che vediamo non corrisponde alla realtà. Qualcuno (chi crea organizza sviluppa controlla comunica etc) ha il compito di farci credere a quello che vediamo, di farlo passare per vero.
Invece quello che vediamo è solo un velo che copre la verità e lo spessore del velo dipende dal grado d’illusione di ognuno.
Un po’ come dire quanto spesse sono le fette di prosciutto che ci mettono negli occhi, ecco.
Per esempio, che già qualcuno mi avrà chiesto, l’acquisto del Padova Calcio da parte del Commendatore nonché Cavaliere del Lavoro Marcello Cestaro (proprietario della società Unicomm che gestisce le catene della grande distribuzione sotto i marchi Emisfero, Famila, A&O e Cash and Carry) non è legata allo spirito sportivo che già lo lega alla città di Schio con il basket femminile (campione d’Italia 2012-2013, alè) ma alla possibilità di costruire un’attività commerciale in zona: l’accordo comprendeva l’acquisto della società sportiva in cambio della costruzione di un centro commerciale. Solo che di quest’ultima si è fatto niente e il Commenda dopo 9 anni si è rotto le balle di aspettare e quindi adesso è in trattativa per mollare il Padova Calcio. Giravano voci che l’avrebbe mollato comunque anche in assenza di acquirenti, tanto per dire quanto gli interessava davvero il calcio. Forse non si prende quella gatta (per rimanere in tema) da pelare del Vicenza Calcio anche perché in provincia è già ben coperto (oltre che per il monte debiti).

Oppure Renzo Rosso, comunemente detto el paron della Diesel, che anche lui si è impegnato ma senza impelagarsi nel calcio con il Bassano (Lega Pro): con una tale azienda alle spalle, una società sportiva dovrebbe militare in tutt’altra categoria ma evidentemente al Diesel Boss va bene così, tanto per abbassare l’imponibile della sua attività principale.
Mi vengono solo i brividi allora a pensare alla reale (nel senso di vera…. Ho già scritto nel post precedente che di Real a Vicenza è rimasto niente) motivazione che ha portato Cassingena (proprietario dei supermercati Sisa) ad acquistare nel 2004 il Vicenza Calcio, facendolo retrocedere 4 volte in 9 anni.
Poi di esempi ce ne saranno altri che non conosco come invece ci possono essere operazioni del genere fondate davvero sulla passione l’amore e l’interesse per lo sport come per la cultura.

Tutta questa premessa per dire che sono rimasto parecchio perplesso dalla 18ma tappa del Giro d’Italia 2013, che da Caravaggio (BG) è giunta a Vicenza.
Dell’arrivo di tappa a Vicenza si è iniziato a parlare più di un anno fa grazie a politici (immancabili, imprescindibili purtroppo) e personaggi noti (mi chiedo se cinque persone comuni come me e quattro amici del Piazzale como Olo, Mego, Tappo e Fracca sarebbero in grado di fare lo stesso, nonostante la totale assenza di notorietà e amicizie giuste, che si riassume in una parola sola ovvero potere) chissà perché interessati a riportare l’arrivo di una tappa della corsa rosa in città dopo 17 anni (allora in volata vinse Mario Cipollini, che la sera stessa si ritirò perché le tappe successive erano tutte in montagna e non adatte ad un velocista come lui).
Tra gli organizzatori e promotori ci sono la sig.ra Stefania Villanova in Tosi (sì quello che fa il sindaco a Verona e nel tempo libero sbettega con altri leghisti e strizza l’occhio al sindaco di Vicenza Variati), l’avvocato e procuratore sportivo Claudio Pasqualin, l’assessore allo sport del comune di Vicenza Umberto Nicolai e un manipolo di professionisti del marketing sportivo, direi più che necessari per casi come questi seguendo la ricerca di sponsorizzazioni e la comunicazione.

Bella una tappa del Giro d’Italia a Vicenza, se non altro perché è un veicolo di comunicazione per la città. Non ho visto la gara alla tivù perché ero al lavoro (ogni tanto mi succede…) ma penso – e spero – che durante i momenti tranquilli della corsa i cronisti abbiano avuto tempo e modo per parlare della cultura della tradizione non solo ciclistica (quest'anno è anche l'80mo anniversario di Campagnolo, azienda storica nel ciclismo) e di quello che c’è da vedere nella provincia di Vicenza il tutto incorniciato dalle giuste immagini aeree. Perché se organizzatori e promotori non fanno almeno un po’ da registi non fanno bene il loro compito. 

E ci vuole un ritorno economico, con tutto quello che avranno pagato Gazzetta&Co. per portare qui una tappa del giro.
Appunto questo, il ritorno economico (ma perché non si può fare qualcosa solo per il piacere di farlo e darlo alla gente???): ho letto sul Giornale di Vicenza di oggi che le riprese tivù hanno bucato la palladiana Villa Almerico Capra Valmarana detta e più comunemente conosciuta come Villa La Rotonda. Ma come? I dirigenti comunali di Vicenza si smazzanno da una vita per attirare i turisti con le bellezze di Andrea Palladio e quando c’è l’opportunità di farla vedere a qualche (comprese le tv estere e satellitari…) milione di persone in una botta sola se la perdono? Grazie…
Per carità mica c’è solo quello ma è la cosa più importante, insieme alla Basilica Palladiana in centro città ed altri ville e palazzi sparsi qua e la.


È proprio il ritorno economico per la città e la provincia di Vicenza (alcuni scorci dei Colli Berici non sono inferiori a quelli toscani ed offrono belle possibilità per amanti di trekking, ciclismo e mountainbike ma anche alle persone che semplicemente vogliono vedere qualcosa di bello) che mi incuriosisce di più.
Perché la tappa successiva si corre in provincia di Trento tra Mori e Polsa e immagino che già ieri sera gran parte della carovana rosa si sia trasferita in zona trentina e quindi gli albergatori vicentini siano rimasti con più di qualche stanza libera ed i ristoratori con qualche tavolo libero. Vorrei sapere poi quante delle persone all’arrivo di tappa ne hanno approfittato per fare shopping (sempre sul quotidiano locale, avevo letto che le vetrine del centro storico di Vicenza non si erano attrezzate per accogliere il Giro come si deve, cogliendo l’occasione anche di attirare l’attenzione alla propria vetrina… che poi non si lamentino se sono i primi a non organizzarsi).
Ecco perché dico che talvolta (?) lo sport come altre attività culturali ecologiche benefiche etc… vengono utilizzate come mezzo politico/elettorale, come una strategia di marketing per qualcos'altro. Vorrei sapere qual è il ritorno (politico e/o economico) della tappa di Vicenza per i promotori.
Non mi turba il fatto che gli spettatori abbiano vissuto l’evento fine a se stesso, solo per vedere com’è l’arrivo di una tappa dal vivo o magari spinti solo dalla semplice curiosità. Per la mia visione del mondo, dovrebbe essere così, se proprio ci tenete a saperlo.
Visto dove si corre la tappa successiva, non mi pare allora che ci sia stato questo enorme ritorno economico, come viene indicato in questa brochure introduttiva con numeri da acquolina in bocca per gli operatori turistici. 

Ovvero, il velo di cui parlavo all’inizio.

AGGIORNAMENTO DEL 24/05/2013



Ecco qua, il 'buco' della Rotonda e di altre bellezzi architettoniche e naturali fa discutere, come si legge in questo articolo del Giornale di Vicenza di oggi.

Vladimiro Riva, direttore del consorzio turistico Vicenzaè, è amareggiato. Ma allora mi chiedo cosa fa da mane a sera per guadagnarsi la pagnotta. Se siamo una città provinciale, altrettanto i suoi dirigenti

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Caro ciclista

Caro ciclista,
ti sei mai chiesto cosa sia mai quell'altra corsia che fiancheggia la strada, bella, larga almeno 2 metri ai bordi di un campo, illuminata e protetta?
Non è una pista di atletica (è d'asfalto, troppo duro rispetto al tartan).
Non è una rampa di lancio (ha un fondo irregolare e poi è troppo stretta).
Non è una pista da biglie (noiosa, è tutta dritta e ci sono solo coppie di paletti ogni 200 metri).
Non è una pista da pattinaggio (anche se può essere usata per questo sport).
Non è una via verso una porta temporale (non sarei qui a scriverti!).
È una pista ciclabile!
Mai sentita nominare prima?
Ci sono anche dei cartelli blu quando iniziano, con un omino che pedala. Va bene che il cartello non è proprio a portata di vista ma non è nemmeno così alto da avere la neve perenne!
Sì potresti avere ragione, se l'hai notata forse ti sarai anche chiesto il suo perché, visto che inizia e finisce allo stesso modo e cioè nel nulla, ma a parte questo dettaglio che comunque non ne compromette il suo utilizzo e per quel paio di chilometri ti fa pedalare in totale quietudine, usala, quella lingua d'asfalto che tanto è stata chiesta e tanto è costata in soldi e pazienza (entrambi pubblici).
Soprattutto nelle sere nebbiose dove la visibilità è così limitata che non si vede nemmeno dove atterra lo sputo, soprattutto quando sei carica/o di borse della spesa che ti sbilanciano di qua e di la.
Hai tutta la tranquillità di pedalare in sicurezza, senza le auto che ti sfrecciano al fianco. E non proteggerti dietro la futile scusa che finisce in mezzo una rotatoria perché ti puoi fermare prima, guardare a destra e a sinistra ed attraversare. Se però stai pedalando verso la direzione opposta, allora sei proprio in cerca di qualcuno che ti stiri le mutande perché la prendi proprio nella stessa direzione da dove vieni. Allora, cosa cazzo ci fai in mezzo la strada senza un faro senza una giacchetta rifrangente in una sera nebbiosa?
Ah, prima di salutarti, va bene che così è più breve da qui a li, ma in mezzo c'è una rotatoria e vedi di non prenderla contromano per pedalare 3,49 metri in meno!!!

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Inaspettato autunno

Sarà una di quelle giornate che si fanno sentire soprattutto a cavallo di due stagioni quando le foglie cambiano colore e preferiresti stare fuori a goderti queste inaspettate splendide giornate girando in moto senza una destinazione precisa oppure in bici senza sentire il peso del sudore sulla pelle ma solo quello della fatica o stare semplicemente in giro per i campi a vedere la gigantesche mietitrebbie fagocitare un campo di granturco o correre perché la temperatura è ideale per una bella prestazione.
Sarà che come ogni anno ti aspetti l'autunno un po' bigio ed invece controtendenza, anche se ogni anno è come quello prima da un po' e quindi la tendenza viene mantenuta, ti meravigli addirittura di trovare già aperto il solito baracco che vende castagne e marroni caldi. Non so voialtri, ma io di settembre ho ricordi di lezioni alla scuole elementari con la maestra Franca durante giornate (più) grigie (più) umide e (più) fredde.
Invece adesso, che non posso più giocare a calcio con i miei amici di pomeriggio nella (vera) Zona Verde, mi trovo cotante splendide giornate.
Oggi sono inquieto.
Vorrei fare ed essere tutt'altro ed altrove.
Mi viene in mente una strada lunga spaziosa con un orizzonte lontano che si allontana man mano che l'auto fila via liscia sull'asfalto bollente. Fuori è caldo ma secco. Nessun pensiero.
Si sta bene e la radio passa una canzone bella e divertente. Questa qui sotto.
Prima o poi devo mettermi a lavorare su quei video.

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Gambe in spalla

Sveglia lavoro pausapranzo lavoro poi a seconda di cosa serve spesa cena sport tv con le penultime due che si possono invertire.
Un'altra settimana da sposi è passata senza una scaletta stabilita per intero a dettare i tempi della giornata senza darmi la possibilità di indovinare quando farò cosa ad eccezione del lavoro e di alcuni appuntamenti presi con amici, ma questo mi va benissimo perché ho una certa allergie alle routine e se ogni tanto c'è qualcosa che non quadra apprezzo.
Anna ha anche trovato un lavoro-stage (tanto per mantenere allenato il mio simpaticissimo spirito critico, pare che "paroni" capaci ed in grado di delegare spiegarsi chiaramente e pianificare non ce ne siano in giro e questa è una delle spiegazioni per cui il nord est si è cancellato da tempo, per quei meridionali - senza offesa ma se andate qui capirete - ed extracomunitari che si stupiscono) e questo cambia molto le nostre giornate.
Però il tempo per muovere il fisico allontanarlo dalla cruda realtà e distogliere la mente dalle più varie amenità riesco a trovarlo. Lunedì sono andato a correre: devo esplorare la zona il nuovo quartiere dove sono andato a vivere perché lo conosco per quello che l'ho frequentato e devo allargare gli orizzonti visto che casa "casolino" giornalaio pizzeria sono tutti compresi nel raggio di 70 metri.
Nonostante il cielo poco invitante all'orizzonte ho preso la strada e con il percorso in testa ho iniziato a correre: attraversando ben tre comuni (Vicenza, Bolzano Vicentino e Quinto Vicentino che sono tutti nel cerchio di uno sputo, niente di monumentale!). Un'ora scarsa di corsa compresa una manciata di minuti sotto la pioggia che non mi ha affatto dato fastidio, anzi! Temperatura ottima per correre. Magari la visibilità non era ottima e credo di essermi preso qualche madosca dagli automobilisti che mi sfioravano.
Giovedì un'ora di calcetto con Venzo, Condor, Jeffro, Beggia, Lupo e altri per farne 10: la solita ora tirata dove tutti vogliono divertirsi ma di perdere nessuno ne ha voglia. 
Sabato il colpo di scena. Consueto giretto in mountainbike con Fracca e Tappo per i colli Berici. Arrivo in ritardo (sono stato avvertito solo la sera prima a supermercati già chiusi e non avevo barrette e cioccolate di scorta per il rifornimento) pedalando col rapporto più duro (anche per le gambe) da casa alle Scalette, luogo del tradizionale ritrovo. Lungo la strada pensavo alla solita prestazione scialba da neofita soprattutto dopo la corsa fatta per arrivare col minor ritardo possibile. Allora via su per la salita sterrata di Santa Tecla, dentro agli strappi in mezzo ai boschi dove se non sali agile ti pianti e poi giù in discesa in mezzo ai sassi delle Fongare da fare senza toccare i freni se vuoi arrivare col culo sulla sella e non per terra.
Nonostante le premesse è stata una prestazione tutt'altro che sottotono, sempre davanti e con un buon ritrmo permettendomi il lusso di sprecare fiato parlando con i miei compagni di viaggio! Non lo troverò nella vita quotidiana e nemmeno lo cerco ma forse il ritmo giusto in bici l'ho trovato!
Forse.

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Bike-Outing

Dopo la prima uscita in moutainbike di sabato credo sia doveroso. Ma andiamo con ordine.
Come detto, sabato la prima uscita in bici. Venerdì FrH mi anticipa per messaggio un giro per la mattina successiva. Io avrei avuto un impegno semi-improrogabile vista l'importanza ma sono riuscito a renderlo prorogabile al pomeriggio senza affanni.
Fanculo al caschetto che non ho ancora dopo quasi un anno... lo so, lo so! Entro maggio dovrei avercelo. Sono andato sempre in giro senza nei miei percorsi solitari, ora che ho una seria mountainbike prevedo anche giri seri e ne farò uso, quando andrò a prenderlo/me lo porteranno.
Così sabato mattina ci siamo trovati alle Scalette di Monte Berico io (arrivato in ritardo di appena 5'!), FrH appunto, Megolas detto Mego e Tappo. Dopo aver discusso su quale percorso intraprendere come prima uscita e scelto quello più massacrante e dopo aver dato delle indicazioni per raggiungere Villa Capra detta "La Rotonda" a due giovani turisti, partiamo per il nostro debutto stagionale.
Dopo la pista ciclabile della Riviera Berica che costeggia il Bacchiglione con un'alternanza illogica di case e capannoni saliamo per la Santa Tecla che inizia asfaltata e prosegue in sterrato. Le piogge autunnali e invernali devono aver fatto piazza pulita dei detriti di sassi portarti a valle o comunque fuori dalla scatole perché seppur sterrata la strada era più omogenea, quasi più facile e piatta di come me la ricordavo a settembre, l'ultima volta che ci sono passato. La salita ha una pendenza che mette in difficoltà: ci vuole un ritmo regolare senza strappi altrimenti le gambe si spaccano.
Da li poi ci siamo infilati nei boschi dei Colli Berici su improvvisi sali-scendi molto divertenti e finché saltavo di qua e di la pensavo che ce ne mancano dalle nostre parti, e che comunque non sono il mio tracciato preferito, troppo tecnico e impegnativo. Preferisco le mulattiere e l'erba.
Mego e FrH hanno dimostrato la solita gamba, stando sempre davanti dando il ritmo, mentre io seguivo qualche metro dietro e Tappo al seguito.


E qui lo ammetto: sono una pippa! Poco da bullarsi per delle corsette... me ne rendo conto ora che ho un confronto perché sono sempre uscito da solo senza avere dei riferimenti e purtroppo, quelli che mi hanno dato Mego e FrH sono stati disarmanti! Va bene che sono a corto di allenamento avendo smesso con il calcio e fare ogni tanto qualche allenamento  di calcio (n.b: a 5!) e correre un paio di volte al mese non serve. Il percorso, gli strappi, le variazioni di pendenza tutto quello che vuoi ma pensavo di avere più gamba invece quelle di sabato erano di marmo, sembravano due colonne doriche che non si piegavano sui pedali nemmeno con lo scalpello! Le caratteristiche muscolari delle mie gambe sono poco adatte al ciclismo, ritrovandomi due cosce alla Sebino Nela, ma dov'è finito il ritmo che tengo quando pedalo in solitaria? Mah, spero sia solo il percorso che non si adatta a me...
Anzi, certamente è così! Ma non mi abbatto affatto! Alla prossima!

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Prima uscita - Distrutto ma felice!

Tornando a casa pensavo a cosa scrivere e avevo moltissimi titoli per il post ma erano evasivi. Questo mi sembra il più adatto a descrivere l'argomento di cui voglio parlare: del mio debutto sui percorsi di mountainbike con la bici nuova di palla (della quale si può leggere nel post precedente)!
Ieri pomeriggio sono andato in un negozio di sport per prendere:
- maglia: bella! Incredibile fosse ancora lì, larga non aderente come tutte le altre, proprio come la cercavo!
- zaino: oggi non serviva ma per le future uscite sì! Con tanto di copertura impermeabile per la pioggia!
- scarpe: ho preso un paio leggero da trekking (perché ho i pedali piatti, non quelli a sgancio rapido) con membrana impermeabile per le uscite anche col brutto tempo e per andare in mezzo al fango e per eventuali spostamenti a piedi magari in montagna.
Spesa totale con sconti vari: €108!

Stamattina partenza da casa alle 7:45 dopo una serata di paella prosecco e birra conclusa alle 2:30. La prossima volta a letto coi calcagni par dadrio alle 23!
Partenza alle 8:05 dal negozio.
Ho conosciuto una parte del gruppo, ragazzi giovani e simpatici: Raffaele il proprietario del negozio, Paolo il suo assistente, Andrea, Silvia, Megafono (non mi ricordo il suo nome ma quando parlava pareva ne avesse mangiato uno, la sua voce si sentiva per tutto il bosco), un altro che andava più veloce di me anche con una ruota sola in impennata.
L'inizio non è stato male. Inteso come prima parte vera di sterrato usciti dall'asfalto. Il casino è arrivato dopo, con discese tra i sassi al buio del bosco e con improvvise e repentine salite fatte di sassi sporgenti su sentieri stretti da affrontare con la combinazione giusta di velocità gamba e rapporto per non cadere slittare e distruggersi i muscoli.
E dire che quando me ne andavo da solo credevo di essere anche troppo veloce: oggi invece ero proprio una mezza sega!  Meno male che mi aspettavano sempre. 
Soprattutto quando, dopo l'uscita da una discesa fuori dal bosco mi sono trovato una salita sulla strada. E vai, spingi! Solo che la bici non si muoveva! Stando incredibilmente in equilibrio ho dato un occhio alla catena ma era a posto. E allora cos'era? Perché non riuscivo a muovermi? Sforzavo ma le gambe non si muovevano. Appunto.
Ero inchiodato dai crampi! Alle gambe! Adduttore, quadricipite, quadricipite... era tutto incementato! Giocando a calcio ho avuto i crampi ai polpacci, fanno un male cane ma passano dopo un po'. Questi invece non mi erano mai venuti prima. Non sentivo male ma la sensazione di sforzarsi e non fare niente è bruttissima.
Ho avvisato Silvia e Paolo che erano poco più avanti che mi fermavo per gestire il problema. Meno male dopo un po' di massaggi le gambe si sono sciolte quel tanto per continuare. A un ritmo ancora più lento!
Ho pensato di salutare e tagliare il percorso ma la un po' di vergogna e tanto orgoglio mi hanno fatto continuare.
Meno male che alcune discese sullo sterrato sono state un gran divertimento.
Avrò pagato l'inesperienza. La serata precedente. L'assenza di spinta per i pedali piatti. Guardavo le gambe degli altri ragazzi: fini ma reattive. Le mie sono ancora quelle di un calciatore, due prosciutti da far impallidire Sebino Nela! Che spingeranno in salita ma sono un bel peso da portarsi a spasso.

Però è stata la prima uscita. Massacrante quanto bella. Un modo diverso per divertirsi in compagnia, conoscere nuove persone e vivere cose nuove. La differenza col ciclismo su strada è che qui hai un punto di vista diverso. Sull'asfaltovai sulla stessa strada che fai anche in macchina mentre con la mountainbike ti addentri in posti diversi in mezzo ai boschi ai sentieri. C'è più emozione e pazzia.
Mi hanno chiesto se mi sono spaventato per la fatica. Scherzate? Mica mi arrendo! Non c'è miglior soddisfazione di sentirsi i muscoli di marmo e l'animo felice! 
Devo solo fare un po' di gamba. Questa è stata solo la prima.
Alla prossima.

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Esco dal campo e salgo in sella

Da piccolo mi veniva contestata la mia eccessiva iperattività tanto che la maestra era convinta che fossi stato morso da una tarantola (magari maestra Franca, ma sto ancora aspettando il ragno radioattivo che ha morso la mano di Peter Parker!!!).
Non stavo mai fermo ero sempre in movimento ma porco cane, ero un bambino! C'è da preoccuparsi se il bimbo non mi si agita invece! 
Tra i vari giochi dell'età, uno che andava molto in voga a suo tempo era la gimkana con le BMX. Ricordo come fosse ieri quella che mi hanno regalato mamma e papà per il mio 7° compleanno: gialla e rossa della Legnano. Non desideravo altro! Corsi fuori in stradella a fare i soliti giri - non sono tanto lontano dal senso letterale! - e poi piazzai coi miei amichetti il pezzo di legno sopra il quale mettere la pedana per fare i salti. Vinceva chi lo faceva più lungo - una specie di dimostrazione maschile assai prematura...
Dopo un po' anche il mio amichetto Marco mi fece compagnia con la sua BMX Berga, mi sembra rosso-blu. Successe una domenica mattina di primavera inoltrata: (sempre) lungo la mia stradella quella volta ce la giocammo a chi arrivava prima. Ma non arrivò nessuno: come i professionisti in una volata a velocità pazzesca finimmo per toccarci quel tanto che bastò per volare e strisciare qualche metro di uno dei primi asfalti caldi della stagione! 
Non mi ricordo se c'erano anche Anna (si lei!) e Elisa a fare da giudici. Ma chi c'era in quel momento fece da soccorritore. Io finii sopra Marco cavandomela con qualche altra sbucciatura da aggiungere alla collezione mentre Marco invece si fece molto più male di me con dei grossi tagli tante botte e moltissimo spavento (ricordo che pianse molto, piangeva spesso a dir la verità, ma quella volta ne aveva tutte le ragioni) che sanguinavano copiosi. Mio papà sentì il casino e corse fuori. Era molto agitato perché si sentiva la responsabilità di averci lasciati soli ma anche se fosse stato li avrebbe potuto fare ben poco. Ci portò su a lavare le ferite a calmarci e consumò mezza boccetta di mercuro cromo per disinfettare la pelle di Marco. Per distrarlo un po' si mise a parlare di calcio e di Paolo Rossi che era finito al Verona dal Milan (Marco è tifosissimo del Milan).

25 anni fa. Che se si considera in termini più ampi è il secolo scorso e sembra un enormità, ma era solo il 1985 e si poteva ancora giocare in mezzo la strada. Aaah beata infanzia!!!
Ma tutto questo preambolo a cosa porta? Ci arrivo, un attimo di pazienza!
Ho già detto che smetto col pallone, adesso devo trovare un altro gioco per distrarmi sfogarmi e divertirmi.  E anche per farmi del male, perché no!?
E allora perché non tornare al primo amore?
Ho girato quasi tutti i negozi di cicli della città e sabato mattina sono capitato in quello di un artigiano che monta mountainbike e bici da corsa su telai predisposti che lui le attrezza con l'equipaggiamento richiesto. 
Così gli ho chiesto cosa mi potevo portare a casa con quel budget. Lui mi ha buttato li una proposta insieme a quattro conti e a me è andata bene!

Così questa sera, subito dopo lavoro, sono andato a prendere la MIA NUOVA BICI!!!!
A differenza degli altri negozi, lui me l'ha preparato completa di tutto, pedali - eh già, ora ti compri le bici e ai pedali ci devi pensare tu - borraccia, pompetta, computer - vabbhè, volevo fare il completo con il Suunto T4  ma faccio sempre a tempo - e porta attrezzi con camera d'aria di scorta!
Una veloce spiegazione sulla forcella, sull'ammortizzatore, sui freni e via. Di corsa a casa in bici! 
Adesso non vedo l'ora del primo giro.
Così i massaggiatori, fisioterapisti, pranoterapisti, massofisioterapisti, radiologi, ortopedici, chirurghi di maxillofacciale e traumatologia, anestesisti e infermiere possono tirare un sospiro di sollievo perché avranno ancora un po' di lavoro assicurato!

Il marchio sulla bici è del negozio, a me non interessa molto che nome ci sia sul tubo trasversale, mi importa che sia robusta ed affidabile.
Facendo dei paragoni rispetto a nomi più noti, avrò qualcosa di meno da una parte ma molto di più da un'altra. Alla fine mi sembra un ottimo rapporto/qualità prezzo.
E alla fine rimango dell'idea che quello che conta, che fa la differenza, non è tanto la bici in se, ma chi ci pedala sopra con la sua voglia le sue gambe e il suo cuore, insieme alla sua curiosità.
Il nome non ce l'ha e non glielo do, quello che ha mi sembra positivo! 

Ma non ditelo alla maestra Franca, perfino quando mi ha visto con la ginocchiera 2 giorni dopo essermi rotto i legamenti mi ha ricordato che fin da piccolo ero troppo agitato!
Alla fine si chiude il cerchio.











































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