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Ci hanno ingannato. Un'altra stagione di promesse mancate

Lo so, le reazioni a caldo non sono le migliori ma voglio buttarle giù subito perché altrimenti con una notte di mezzo rischierebbero di perdere il senso e poi le scrivo cercando un barlume di lucidità. Ma di solito le mie riflessioni a caldo sono incredibilmente lucide, quella lucidità per capire la rabbia provocata dall'ennesima delusione. Per sette anni di delusioni. Perché anche quest'anno il L. R. Vicenza è riuscito a deludere i suoi tifosi. O almeno chi credeva che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E invece, dopo il buon esordio nei play off di serie C contro il Crotone che aveva fatto ben sperare, di colpo nelle due semifinali contro la Ternana c'è stata una involuzione incredibile. Due partite importanti giocate con sufficienza leggerezza senza nervo voglia grinta voglia di vincere. Con tutte quelle cose che non si devono avere e senza tutte quelle cose che si devono avere. 


Domenica ero allo stadio per la partita di andata, perché ero uno di quei tifosi fessi che credeva fosse l'anno giusto. Ma più passava il tempo e più vedevo cosa combinavo i giocatori in campo e più mi rendevo conto che i miei vaneggianti timori iniziali (cioè da quando è iniziata questa nuova gestionesette anni fa) si stavano materializzando.


A inizio stagione ho messo da parte i miei vaneggianti timori e mi sono buttato nella mischia di quelli che credevano che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E cominciare con qualche anno di ritardo a risalire la china per tornare in quella Serie A che l'allora neo proprietario e salvatore voleva raggiungere in cinque anni. Ma ne sono passati sette e siamo ancora dove eravamo. 


Cos'è che non va? 


Facciamo una analisi di come sono andati questi anni, da quando la S. S. Vicenza Calcio è fallita nel 2018 e viene rilevata all'asta di liquidazione dalla Virtus Bassano, che trasferisce la sede sociale a Vicenza e cambia denominazione in L.R. Vicenza Virtus S.p.A. e nel 2021 viene modificata nella attuale L. R. Vicenza. Così tutti i tifosi sono ancora più convinti di tifare Vicenza. 
Nel 2020 c'è stata la promozione in B grazie al Covid che ha fermato il campionato quando la squadra era in testa con 6 punti di vantaggio dopo 27 partite (5 potenziali perché il Carpi, terzo, aveva una partita in meno). Era fine febbraio e c'erano ancora 11 gare da giocare, poteva succedere ancora di tutto.
A Bassano era capitato spesso che un girone di andata fosse stato mandato a ramengo con uno di ritorno sciagurato nonostante una superiorità schiacciante.
Nel 2022 dopo due stagioni in B e dopo un inizio di stagione caratterizzato da qualche screzio in ritiro tra allenatore e dirigenza (cosa è successo ad Asiago tra mr. Di Carlo e i dirigenti lo sanno solo loro e qualche solito ben informato), zero punti in cinque partite e ben tre allenatori (dopo Mimmo sono passati Cristian Brocchi e Francesco Baldini) è stata retrocessa in C perdendo senza gloria lo spareggio salvezza contro il Cosenza.
Il Lane è in Serie C dal 2022. Questo è stato il terzo anno consecutivo di Serie C. La pessima sconfitta di questa sera lo condanna al quarto. Sono anni di tantissimi bassi e qualche alto, come la Coppa Italia di Serie C che però non riescono a fare nemmeno quel guàivo del detto popolare.


Intanto ormai sono passati sette anni da quel luglio 2018 e dal pronunciamento di raggiungere la Serie A in cinque anni. E siamo ancora al punto di partenza.


Guardando le due partite della semifinale contro la Ternana mi sembrava di rivederne alcune già viste: solo per fare degli esempi, posso citare il ritorno di Cosenza costato la retrocessione in C, le due partite della finale play off dell'anno scorso contro la Carrarese e le tante trasferte di quest'anno dove sono stati lasciati sul campo troppi punti. Come la trasferta fatale a Verona.
Partite strane giocate con svogliatezza, quasi superiorità e superbia pagate a caro prezzo in classifica. 
Il Lane è una Nobile Provinciale ma forse più provinciale che nobile, rispetto a quella definita così negli anni '50 del secolo scorso. 
Quel termine sottolineava il prestigio e la dignità della squadra, nonostante la sua origine provinciale. Questa società e i giocatori la dignità l'hanno gettata nel Bacchiglione. Forse è meglio definirla Nobile Decaduta. 


Come detto prima, rivedo le stesse dinamiche del Bassano Virtus: tanti anni in C2 con strepitose galoppate terminate in anticipo per poi perdere i play off in finale o semifinale. Solo grazie al fallimento di diverse società, alla fine della stagione 2009-2010, chiuso al 7° posto, viene ripescato in C1 dove però resiste solo due stagioni (come il Vicenza in Serie B).
Nel 2013-2014 riesce a stravincere il campionato di C2 con 12 punti di vantaggio, ma è inutile perché è l'anno che non prevede alcuna promozione per la riforma che sopprime C1 e C2 e istituisce un unico campionato, la Lega Pro. Anche qui riesce sempre ad arrivare ai play off perdendoli la prima volta in finale contro il Como e poi ai quarti di finale al massimo. Insomma, una eterna promessa come quella del nuovo stadio di Bassano, rimasto sempre un progetto.
Come quello del nuovo stadio Menti, altra analogia nella gestione del club dopo quelle sportive.


Dove voglio arrivare con questo confronto? Due società che hanno avuto la stessa proprietà che ha fatto le stesse promesse e ha dato gli stessi risultati, che lascio a voi giudicare.
Ma alla fine, gliene frega davvero qualcosa del calcio, dei tifosi, della Serie A in cinque anni? 
Mi viene in mente Jari Vandeputte, un centrocampista di classe che non ha voluto rimanere a Vicenza preferendo un club che ambiva alla promozione in Serie B, alla fine ottenendola. Mi fa pensare che club e giocatore non avessero le stesse ambizioni.


L'attuale proprietà non ha salvato il Vicenza dalla scomparsa del calcio professionistico, ma ha salvato il calcio professionistico a Vicenza. La differenza può sembrare sottile ma è enorme! Per mantenere un club professionistico nel capoluogo lo ha fatto sparire a Bassano con molte polemiche. Posso immaginare come i bassanesi si siano sentiti ingannati.


Per spostare un club da una città a un'altra è stato sufficiente un milione di euro all'asta.
La Serie C costa, l'anno scorso il Vicenza ha chiuso con una perdita di oltre 9 milioni di euro. Però la sua proprietà è una delle più facoltose del calcio italiano. Non della Serie C ma di tutto il calcio italiano.
Cosa sono 9 milioni di perdite con un patrimonio di 3,7 miliardi di dollari e con tutte le società del gruppo che vanno bene? E come fa a non raggiungere obiettivi sportivi che invece raggiunge chi ha un patrimonio inferiore?


Ho sempre avuto il sospetto che del calcio, dei tifosi, della maglietta, della Serie A in cinque anni, non gliene sia mai fregato niente. Come i fondi di investimento, il calcio è un mezzo per qualcos'altro, che sa solo chi lo sfrutta.
Altrimenti non mi spiego questi risultati sportivi, queste prestazioni in campo indecorose, indegne, irrispettose per quei tifosi che si sono presi 1 o 2 giorni di ferie per andare a vedere la partita in trasferta. 


Gli 83 punti di quest'anno non bastano a salvare la stagione. L'obiettivo dichiarato era la promozione che è stato fallito. Dopo questo ennesimo fallimento aspetto quei tifosi all'apertura della campagna abbonamenti: posso capire la fede calcistica, posso capire che finché ci sono i colori e la maglia che corre in campo, ma credo sia arrivato il momento di darci un taglio, di smetterla di farsi prendere in giro e nella prossima stagione di spendere i 90 minuti altrove invece che al caro vecchio stadio Menti.


Se Mr. Vecchi non vuol sentire parlare di mancanza di voglia (complimenti Giancarlo per la domanda, ci stava tutta!) non so come siano scesi in campo i giocatori. Se hanno davvero messo in campo tutto quello che avevano, allora avevano davvero molto molto poco.
Sono partite come queste che mi lasciano perplesso (eufemismo all'ennesima potenza). Non puoi uscire dal campo con la maglia che non puzza di fatica. E non azzardarti a lanciarla ai tifosi, ma toglitela perché non la meriti.


Forse il Vicenza è più provinciale che nobile adesso. Negli ultimi 30 anni il Vicenza ha fatto 5 anni di Serie A (quattro consecutivi dal 1995 al 1999 e poi un altro nel 2000-2001) e poi 18 di Serie B (sarebbero stati 16 senza i due ripescaggi dalla retrocessione in C alla B) e 7 di Serie C. Lo aspetta l'ottavo.
Chi non ha neanche 30 anni non ha mai visto il Vicenza in Serie A. Io dopo anni bui in Serie C a fine anni '80 ho avuto la fortuna di vivere degli anni gloriosi, le promozioni dalla C alla B, Ulivieri Pizzi Cantarutti Gasparini Briaschi Praticò Lopez D'Ignazio che fa gol all'Empoli quasi da centrocampo, la promozione in A la Coppa Italia il sogno della Coppa delle Coppe Guidolin Otero Mendez Björklund Jimmimaini Belotti che prende a ginocchiate sulla schiena Andersson la fuga di Iannuzzi Gasparin che piange in tv dopo a Varsavia Ambrosetti che segna al Napoli un attacco Comandini-Luiso-Bucchi che non vedrò mai più a Vicenza.
Chi ha 25 anni ha visto la mediocrità di un calcio mediocre, Ebagua perdio mentre Giacomelli scalava la classifica delle presenze scavalcando una leggenda come Giulio Savoini, perdiosantissimo!


Non so se riuscirò ancora a seguire il Lane l'anno prossimo. Come tutti i tifosi mi ero fatto illudere, ingannare. Tante promesse elettorali cadute in corsa. Se davvero scendi in campo per raggiungere l'obiettivo quella maglia a fine partita deve trasmettere tutta la fatica che hai fatto per raggiungere l'obiettivo. E se non ce l'hai fatta pazienza, almeno ce l'hai messa tutta. Domenica sera e stasera non hanno messo niente.



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The Distinguished Gentleman's Ride 2018

Passata anche questa edizione di The Distinguished Gentleman's Ride. Butto giù alcuni pensieri a caldo.
E' stata la settima consecutiva per Vicenza. 
La quinta per me che avevo iniziato a organizzarla con Enrico incontrandoci sotto il portico dell'Osteria al Gallo quel pomeriggio di giugno.

Che storia quella edizione! La numero 0 per concepimento. Come per i film e gli album di musica, il primo della serie resta sempre il migliore. Ha avuto un sapore più autentico reso anche più sorprendente per l'inaspettata massiccia risposta della gente. Avevamo appena iniziato a sfruttare Facebook per invitare le persone, amici e amici di amici e conoscenti. 
Però oltre 200 moto al Piazzale della Vittoria di Monte Berico io e Enrico non ce le aspettavamo e ci sono venute le gambe molli! Ma che soddisfazione!
Se ricordo bene è stata l'ultima edizione con l'unica richiesta di iscriversi al sito. 

Dal 2015 è cambiato molto, si è iniziato a richiedere una donazione in favore della ricerca sul cancro alla prostata, alcune aziende hanno visto l'opportunità e l'hanno sfruttata.
Con ingenua onestà, non guardo gli sponsor, che faranno felici gli ideatori del DGR in Australia, quanto alla possibilità di fare del bene per gli altri per un giorno, facendo una cosa che ci piace che è andare in moto, anche se devo stringermi un nodo al collo per qualche ora, lo posso fare.
 
Oggi si è svolto il DGR 2018 e Vicenza non è mancata.
Almeno, quella parte che la organizza e partecipa, mentre è mancata quella che dovrebbe dare un po' di assistenza e appoggio. Non abbiamo contattato gli uffici del comune che di solito contattavamo ma vista l'ultima esperienza, due anni fa, abbiamo deciso che sono una perdita di tempo e non aiutano affatto nell'organizzazione anzi, la ostacolano con una fierezza nemmeno tanto velata.
Nonostante a inizio settembre avessi chiesto al sindaco di essere presente vista anche la sua passione per le moto (è un harleysta), oggi è stato previsto un blocco del traffico. Indetto con una ordinanza datata il giorno dopo l'invio della email con la presentazione del DGR. Metti pure il caso, perché io e le coincidenze sfigate ci becchiamo con una meraviglia che faccio fatica a capire, e posso comprendere gli impegni del sindaco nel frattempo, ma sarebbe stato un gesto carino se lo staff ci avesse avvisato di questa particolare situazione.
Ma nemmeno le strade chiuse ci hanno bloccato. Certo dispiace non essere potuti passare per le vie del centro città. Ma allora lo potremmo proporre per una prossima edizione.

Non sono mancate le voglie agli antipodi, di prendersi poco sul serio come di crederci veramente, indossando i primi abiti che capitano per rispondere ai crismi del distinto gentiluomo oppure di mettersi d'impegno per impressionare gli altri o semplicemente soddisfare il proprio spirito edonista. Ma va bene così, anche questi aspetti fanno parte del DGR, anzi è il sale della manifestazione.
Non sono mancate le moto fuori tema. Rispetto agli anni passati devo riscontrare che quest'anno si è capito che il DGR è un evento di nicchia dedicato a un determinato stile di moto. C'era chi chiedeva prima se con la sua moto poteva o non poteva partecipare. Un po' più di consapevolezza che fa piacere.
Non sono mancati nemmeno chi sbaglia a partecipare: non sono quelli che capitano li per caso anzi, ci sono di proposito, ma non sono presenti per il motivo più giusto, che è quello di partecipare a una raccolta fondi. 
Capisco che il DGR nasce con quello spirito goliardico di mettersi in strada sulla propria moto vestito in tiro. Ma non è più solo questo e mi spiace molto, ci sto molto male, mi fa molto incazzare, vedere persone che partecipano senza aver risposto a una richiesta che viene fatta per essere presenti ogni ultima domenica di settembre.
Non facciamo una sfilata di pagliacci in abito elegante applauditi dalle persone sorprese dal rumore potente che le fa affacciare alle finestre di casa o girare sui marciapiedi. Ci troviamo per far vedere che i motociclisti sono cosi distinti e gentiluomini che fanno anche del bene.
Se si va a vedere, sembra che ogni partecipante abbia fatto la sua donazione. Farò i miei conti perché mi piace perdermi nei numeri e nelle caselle di Excel, ma questo è un dato statistico falso. La donazione è anche libera, e accettiamo tutti, perché non possiamo rimandare a casa nessuno, ma mi chiedo se provano una piccola vergogna. Che hanno tempo fino al 31 ottobre per far sparire.
Ma preferisco pensare a quelli che ci sono sempre, che si mettono a disposizione, che passano i sabati mattina in giro per una provincia semi sconosciuta a studiare il percorso invece di godersi la splendida giornata in beata pace.
Non è mancata quella voglia di stare insieme, uomini e donne e figli, chi per la prima volta chi per la seconda. Oggi perfino un carlino (se non sbaglio).
Non è mancato chi viene da quell'edizione 0 anche se potrebbe scegliere ride più vicini e comodi e mi fa sempre un gran piacere vedere e con le quali due chiacchiere si scambiano sempre. 

Per quanto mi riguarda, questa edizione è stata la più facile da organizzare: se il luogo di partenza ormai è una tradizione (che l'anno prossimo cambierà, anticipo questa cosa qui per chi non lo sapeva ancora, ma in fondo non cambierà niente...), quello di arrivo è stato trovato subito e la strada per raggiungerla non poteva che essere quella e non vedevo l'ora di farla. Spero che i partecipanti si siano accorti dello spettacolare palcoscenico che hanno attraversato e che splendida vista avessero attorno.
Il DGR è un gran casino e a volte mettersi d'accordo è un'impresa, resa piacevole nelle serate passata con una pizza e delle birre davanti, a volte trascendendo dal motivo vero per il quale ci si trova (ricordo che una sera un paio di anni fa abbiamo mandato in vacca tutto e abbiamo parlato di tutt'altro!). Quest'anno eravamo in tre e questo ha reso le cose un po' più facili: meno teste da mettere d'accordo e un confronto più veloce.
Infatti, è stata anche l'edizione orfana di Matteo e Enrico. Soprattutto Enrico, non che Matteo sia da meno anzi, poi l'ardito ieri è stato al nostro fianco, ma perché il DGR rispecchia l'animo di Enrico e non è un caso se è stato lui a portarlo a Vicenza dal primo anno. In fondo con la Vespa organizzava già qualcosa di simile. Aveva intuito che un evento come questo mancava alla città. Però lui è una persona coerente con le sue idee e lo apprezzo molto.
Avere al fianco Matteo e Enrico gli anni passati è stato bello e stimolante e sono contento di averli conosciuti.
Il DGR è bello anche per questo: perché è una bella occasione per incontrare belle persone. 
E infatti, è stato anche l'origine dei Pochi ma Bonnisti, veri gentlemen e ladies non solo l'ultima domenica di settembre.
Niente foto quest'anno. Detesto farle con il telefono. L'unica che ho fatto è quella in fondo questo post. Purtroppo il 19 giugno qualche sconosciuto ha pensato di entrare in casa e di rubare tra le altre cose anche le macchine fotografiche. 
E' stato anche il DGR vissuto in una nuova posizione: vista l'assenza di Enrico quest'anno sono passato da moto scopa a moto di testa e non avrei proprio potuto staccarmi dal gruppo per fare delle foto.
Stare davanti è una strana sensazione, per me è una posizione scomoda: mi sono sentito responsabile degli altri 179/180 motociclisti, all'inizio guidavo col braccino, non sapevo se andavo alla velocità giusta e per fortuna avevo al fianco Domenico e Andrea che mi davano la situazione della comitiva.
Non vivere il corteo da dentro senza sentirne il rombo che ti circonda è diverso, l'ho sentito meno sotto questo aspetto. Quasi come fossi io a trainare loro e non tutte le altre moto a trasportare me come in passato. E poi quella non è una posizione alla quale sono abituato, così in vista, esposto. Non credo sia quello il mio ruolo.
Non mi resta che aspettare le foto di Mauro, Enrico, il video di Elena e Lisa. E di tutto il materiale che arriverà - spero - da chi oggi c'è stato.

Nel frattempo, finché veniva organizzata la settima edizione del Distinguished Gentleman's Ride, si pensava già all'ottava. Cambierà qualcosa, che non cambierà nulla come ho già detto. Siamo ambiziosi, e speriamo di riuscirci. 
E poi, il DGR Vicenza non ha mai deluso.
Tally Ho!

#JoinTheGentry #RideDapper #DGRVicenza


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Gigi Buffon

Gianluigi Buffon smette.
Sono felici quelli che non riuscivano a sopportare il suo talento e la sua eccessiva sincerità.
Io sono un po' triste perché Wojciech Szczęsny sarà anche bravo ma non so nemmeno pronunciarlo!
Ma a parte questo, Buffon è Buffon. Una leggenda!
Non sarà mio amico come lo ha definito Agnelli, ma è una persona leale ai colori che ha deciso di indossare. L'ultima bandiera del calcio italiano dopo Totti.
Dal Mondiale alla Serie B alla Champions League sempre con maglia della Juventus.
Sono giocatori come lui, Del Piero, Baresi, Maldini, Cantona, Maradona, Platini, Raul, Iniesta, Pirlo, Rooney che mi fanno amare il calcio.
Già quando è uscito da San Siro Roberto Baggio una gran parte della mia passione lo ha seguito, dopo di lui è stato molto difficile continuare a seguire questo sport allo stesso modo.

Giocano loro c'è passione. Smettono e la passione svanisce. Arriveranno altri talenti o presunti tali ma l'ammirazione che hai avuto per quei campioni che ci sono stati prima non si potrà ripetere. Unica come loro e come le emozioni che hanno saputo dare.
Per quanto possiamo essere consapevoli che prima o poi dovranno uscire dal campo per sempre, la tristezza è ineluttabile.
Sono giocatori come questi che rendono il calcio più bello. Senza di loro lo è un po' meno. Hanno ricevuto tantissimo, anche troppo visto che il calcio è un gioco. Ma le emozioni che hanno dato ai loro tifosi hanno un valore inestimabile.
Buffon avrà la sua personalità, forte, antipatica, scomoda, genuina, ma quando uno sportivo diventa un esempio per i più giovani qualcosa di buono penso lo abbia fatto.
Le domeniche sono un po' meno domeniche, anche se la Serie A gioca ormai da venerdì a lunedì.
 

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Corsa inaspettata

Oggi sono tornato a correre. 10 km sotto l'ora. Una media al km migliorabile ma non male considerando che sono salito fino a Villa Valmarana ai Nani dalla ciclabile della Riviera Berica, che l'ultima volta che ho corso sarà stato settembre e per circa la metà della distanza di oggi e che continuo a dormire poco e il mio corpo è stanco (di mandarmi a quel paese!).

Dopo lo stretching dovuto ero sulla via di casa casa placido piuttosto stanco e con la testa già alla doccia quando poco dopo la chiesa di Longara incrocio altri due runner.
Più che dalla ragazza mora sono stato attirato da lui: un signore con i capelli bianchi riccioli. Lo guardo e penso: mi sembra lui! Senza occhiali stanco e col sudore che mi manda in confusione la vista non ne ero tanto sicuro.
Mi ha colpito un particolare: mi ha guardato le scarpe con una certa attenzione e poi ha confabulato con la ragazza.A quel punte le mie certezze sono salite. Poco dopo mi giro e vedo che anche loro si sono girati e sembrano guardarmi. " Vieni con noi? Andiamo su fino al bivio dove c'è la rotatoria e torniamo".

Tradotto per chi non conosce il posto: significa farsi la salita di Strada San Rocco fino in cima dove c'è la rotatoria (ebbene si, a Vicenza piazziamo rotatorie anche in cima i colli) dove a destra vai a Villabalzana e a sinistra invece vai in un bel posto dove però si spende tanto per non mangiare né bene né tanto.
Circa 4 km, 260 metri di dislivello e una pendenza di poco superiore al 5%.
Sarei stato anche a posto. Il cardiofrequenzimetro poi poco prima mi aveva informato di aver raggiunto il mio obiettivo della giornata. Però...
Non è ancora mezzogiorno e cosa vuoi che sia andare fino la. "Andiamo su piano" mi rassicura il signore.
Ma sì, dai, facciamocela 'sta corsa, quando mi ricapiterà di correre con Gelindo Bordin???

Già. Una di quelle poche volte che vado a correre quest'anno incontro un campione olimpico che mi invita a correre con lui. Mica una corsa col campione organizzata dal negozio di abbigliamento sportivo con altre 200 persone, ma una corsa uno fianco all'altro.
Prima di partire mi dice che è una cosa tranquilla, anche in rispetto della compagna di corsa.
Io lo avverto che sono così giù di forma che Adriano quando giocava nella Roma era in formissima in confronto.

La prima parte è andata anche bene e mi stavo sorprendendo! Parlavo anche con Bordin sulle mie scarpe (fatalità delle Diadora, per quello me le aveva guardate) sulle mie impressioni e sulla modifica che ho fatto per correre meglio e su quelle che stava testando lui per il 2019. Appunto, parlavo su ua strada in salita. Bravo mona! Ero così preso dal correre con lui che nemmeno ho pensato alla grandissima boiata che stavo facendo. Soprattutto dopo la corsa di prima e nelle mie condizioni fisiche.
Inevitabilmente sono scoppiato, per assurdo in un cambio di pendenza con strada più piana. A quel punto ho alternato corsa e camminata perché comunque volevo arrivare in cima! Ma mi hanno raggiunto prima loro che ormai stavano tornando indietro.
Quella strada infame: ogni volta me la ricordo più corta di quanto non lo sia! E alcuni tratti sale forte.
Poi per uno come me che non somma due ginocchia sane la discesa è ancora peggio della salita. Sì  insomma a un certo punto gli ho anche detto di non aspettarmi e fare il suo lavoro perché mi spiaceva disturbarlo però lui è stato molto comprensivo.
E' stato caso bellissimo, molto emozionante correre così con un campione come lui.

Per la cronaca, prima avevo fatto questi due percorsi:
Andata:


Ritorno:


Di solito quando vado a correre sto via un'ora poco più. Stamattina sono stato via più di due ore. Anna si era preoccupata anche perché quando vado a correre non mi porto via il telefono, mi da fastidio tenere in mano anche un paio di chiavi. Chiaro che quando sono arrivato a casa, mi ha aperto la porta con la sua espressione inceneritrice ma mi ha solo chiesto se mi ero perso. 
Quando le ho risposto che avevo prolungato la corsa con Gelindo Bordin non ha avuto parole per controbattere e ha capito tutto. Forse avrà anche visto le stelline che avevo agli occhi. 

E' mezzanotte passata. Le gambe non mi fanno male e a livello muscolare è una gran cosa. Ma le ginocchia non la pensano allo stesso modo. Dopo tanta inattività la ripresa è stata un po' sconvolgente (eufemismo). 
Ma vuoi mettere. Mamma, ho corso con Gelindo Bordin!!!
E se non è motivante questo non so cosa lo sia. Prossimo obiettivo, salire fino in cima San Rocco senza tornare indietro senza sputar l'anima a metà strada e dover tornare indietro a riprenderla sbucciandosi gomiti e ginocchia!
Che bello correre! E pensare che l'idea era quella di prendere la mountainbike! 

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Distinguished Gentleman's Ride Vicenza 2017

I tuoi mi piacciono tantissimo. Di notte ad accompagnarmi nel sonno. La mattina come sveglia dirompente. Ma quelli all'alba di domenica no, quelli cazzo se mi han fatto bestemmiare! E lo so che bisogna essere distinti e gentiluomini ma anzi, proprio per questo ho cacciato dei santissimi...
Perché ieri non ci dovevano stare. Sapevamo tutti che non sarebbe stata una giornata semplice ma che iniziasse addirittura con i tuoni non ce lo immaginavamo.
Ho fatto colazione col solito caffe e mezzo e un vortice di messaggi che si è scatenato appena siamo stati operativi. Cosa si fa cosa non si fa, chiama di la chiama di qua, questo e quella. 
Alla fine però non potevamo buttare mesi di incontri sere di privazioni familiari corse contro il tempo salto a ostacoli burocratici traduzioni maccheroniche e birre chiare e ambrate solo perché il cielo non ci era amico.

Mica siamo fatti di zucchero o di sale*, no!?
Quindi, confermiamo il programma. Siamo distinti e gentiluomini, ma anche cazzutissimi rider! Al massimo, faremo un tour alternativo e meno impegnativo e lo stile sarà un po' più pratico e meno appariscente. Poi la cantina offre un gran bel portico e potremmo stare li, con la scusa di stare più stretti ci potremo anche conoscere più da vicino, meglio! 
E invece il cielo è stato clemente. Inizio a pensare che al cielo piaccia il Distinguished Gentleman's Ride. Posso iniziare a pensare che spiriti di Mike Hailwood e Steve McQueen si mettano d'accordo in questa giornata soffiando le nuvole altrove (per esempio a Treviso o Udine, ho sentito).
In gilet e camicia avevo caldo. Forse era l'agitazione malcelata per la giornata più che il sole che si faceva spazio tra le nuvole.

Metti i DGR di altre città limitrofe che, nonostante tutto tra numero di edizioni meteo varie ed eventuali una qualche decina di moto te le porta via, vuoi per amicizia o semplice curiosità o ovvia voglia di qualcosa di nuovo, io tutte quelle belle moto che sono venute a Vicenza non me le aspettavo!
E' stato bello. Ogni anno è bello e diverso. Tre anni fa per la sorpresa. Due anni fa per il coinvolgimento di mezza provincia. L'anno scorso perché avevamo (ci hanno messo) l'acqua alla gola. Quest'anno perché ci stavamo andando. E invece non sono serviti mute da sub e canotti.
Una sola parola: emozionante.
Ringrazio chi ogni anno ci da la fiducia ed è stato presente, con stile e gentilezza unici.
Ho notato che quest'anno le moto erano anche più rispettose dello stile richiesto: forse il cielo ha tenuto lontani quegli intrusi che nonostante la supersportiva o l'enduro turistica vogliono esserci lo stesso e quindi erano presenti solo i puri. O forse è stata una banalissima fatalità!
Sciorinando lungo la dorsale dei berici non ho potuto fare a meno di accorgermi di una cosa: la pioggia che ha esaltato i profumi dei colli che arrivavano dal bordo strada. La terra umida, le foglie ingiallite, l'erba bagnata. Quei profumi che solo le mezze stagioni come la primavera e l'autunno sanno darti e solo se ti ci trovi in mezzo puoi sentire. L'odore degli ottani si confondeva con quelli dell'autunno e mi è piaciuto moltissimo. Peccato non poterlo fotografare. Ma rimane una delle caratteristiche di questo DGR.

Il mio annuale rammarico è vedere l'importo delle donazioni pro rider e mi convinco sempre di più che in Italia non si voglia capire il senso di questa manifestazione. Ormai le discussioni sullo stile mi annoiano: chi non ci arriva non è obbligato a essere presente solo perchè ha una moto.
Facendo un confronto tra l'Italia e gli altri paesi il rapporto donazione/partecipante ci mette in imbarazzo. Non so se dipenda dalla lingua e il messaggio qui arriva distorto, un po' come il gioco del telefono senza fili. O forse è una questione di cultura: in Italia impera lo stile, ovunque e comunque e dovunque. Mi stanno bene i gruppi vestiti in modo eccentrico o in divisa elegante, apprezzo lo sforzo. Ma li apprezzerei di più se utilizzassero i numeri della propria carta di credito in beneficenza e non in abiti.
Chi prende il Distinguished Gentleman's Ride come una gara di stile è fuori strada. Semmai, è una gara a chi fa del bene e aiuta chi è più sfortunato.Non siamo più quegli adolescenti che devono dimostrare di essere il maschio alfa ma persone adulte di una certa età alle quali certi problemi possono interessare. Capisco la paura e la voglia di negare l'ineluttabile, ma la vita può andare anche così. 
Quindi coraggio cari rider distinti e gentiluomini, avete dimostrato di essere indomiti. Siate anche generosi! Che cazzo (e mica potevo finire seriamente!).





* cit. risalente, almeno per quel che mi riguarda, all' A. D. 2004, grazie ad un accompagnatore di vacanza in bicicletta olandese (e da dove, altrimenti?)

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Coppa d'ansia


Ok, la Juventus è il club più forte d'Italia Lo ha dimostrato ieri sera vincendo la terza Coppa Italia consecutiva (non la chiamerò mai col nome dello sponsor, come lo Scudetto!) con un gioco completo, ampio e sicuro, non sempre veloce ma la Lazio, in casa sua, è rimasta a guardare la palla che girava, tanto per dire. 
Aspetto di scoprire se è anche la squadra più forte d'Europa. 

Lo dico senza ipocrisia e con tutta onestà: della tripletta (in Inghilterra dicono "treble", in Italia diciamo "triplete" - e "remuntada" - perché l'Inter ha battuto il Barcellona in semifinale?) mi frega poco! 
Immagino che i gufi abbiano dovuto cancellare dai loro pc e smartphone meme e altre monate del genere sulla mancata tripletta per sostituirli con quelli per la notte del 3 giugno, ma baratterei Scudetto e Coppa Italia per quella coppa che ha vinto solo due volte. Pochissime in confronto agli Scudetti che si è cucita sul petto.

La finale di Champions League per ogni juventino è un'ansia, soprattutto pensando a come ha vinto le uniche due volte: grazie a un rigore inesistente in una serata tragica dopo una partita che non verrà mai ricordata per il risultato e ai rigori praticamente in casa (all'Olimpico di Roma). La Juve detiene il record di sconfitte in finale per il quale c'è poco da bullarsi al bar con gli amici.
Vorrei riuscisse a vincere al massimo nei centoventi minuti di gioco senza dover dimostrare di saper calciare un pallone fermo a undici metri dalla porta. 
Arrivare in finale non è importante, l'importante è vincere la finale è una frase banale  ("La vittoria è l'unica cosa che conta" è una citazione made in Juventus). Come quando giocavo a calcio, non mi accontento mai e oltre che vincere, preferisco anche in un certo modo.

Le finali che mi sono piaciute sono state quelle del Milan: nell'89 contro la Steaua Bucarest a Barcellona, nel '94 contro il Barcellona a Atene, due vittorie per 4-0 ma anche il primo tempo della finale del 2005 a Istanbul contro il Liverpool per poi riprendersi la rivincita due anni dopo ancora ad Atene. Sempre Milan e sempre esempi di calcio. Quelle sono vittorie che danno soddisfazione.

Lo so che le finali sono partite difficili, la tensione ti taglia le gambe a discapito del gioco e contro il Real Madrid sarà difficilissima.
Scrivo a titolo personale, immagino ci siano persone contentissime di vincere qualunque sia il modo ma credo che molti tifosi juventini la pensino come me e desiderino una vittoria come quelle descritte sopra. 
Serve anche alla Juve per affermarsi come il club più forte. Non basta dimostrarsi all'altezza del Real Madrid arrivando ai rigori, serve vincere con autorità. 
Ieri sera ne ho vista in abbondanza, a parte i soliti minuti finali di rilassamento precoce da far saltare i nervi.
Sabato 3 giugno posso accettarli, ma solo se quella coppa poi viene a Torino!
Come ormai scrivo da un po', parafrasando l'hashtag ufficiale, fino a quel giorno e cioè fino alla finale, #finoallafinemaninellepalle!

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Ciao Milan

Vi avevo già straziato l'anima con la storia delle tradizioni italiane, cancellate per fare posto a quelle straniere, vero!?
Dopo quelle, nemmeno il club italiano più titolato in Europa è più italiano: finalmente (?) dopo tante clausole oggi c'è stato il closing. Cioè il Milan è stato venduto da Berlusconi a un gruppo cinese. 
Il freddo comunicato stampa è online nel sito del Milan.
Che mestizia.
La mia passione per il calcio è nata con altri colori ma con il Milan italiano di Silvio Berlusconi e con soli tre stranieri, e che giocatori!
Adesso la mia passione per il calcio si sta spegnendo travolta da troppi interessi che mettono a bordo campo il pallone che rotola.
Sono un palloso nostalgico, quello che c'è stato prima di solito è meglio di quello che abbiamo adesso. Sarà forse l'iniziale diffidenza e fatica ad abituarsi. 

Ricordo i mercoledì sera di Coppa Campioni: erano speciali perché poteva stare sveglio per 90' in più. 
In panchina c'era Arrigo Sacchi con i suoi occhiali alla Top Gun e di fianco l'onnipresente Ramaccioni con i suoi baffoni in abiti sempre eleganti. 
In campo davanti a Giovanni Galli c'erano suo fratello Filippo con Tassotti Costacurta e Maldini diretti da Franco Baresi (tra poco piango, e pensare che sono gobbo...), a fare filtro e gioco davanti a loro Bubu Evani con Rijkaard Carletto Ancelotti Donadoni e Colombo e a far cagar sotto le difese avversarie Gullit e Van Basten. 
In tribuna di fianco a quella di Berlusconi, la pelata di Adriano Galliani e la faccia di pietra di Ariedo Braida.
In quegli anni la Juve faceva schifo e io vedevo questa squadra sgretolare il Real Madrid di Sanchis, Michel, Martin Vazquez, Butragueno e Sanchez. Come non innamorarsene?
Ha vinto due Coppe dei Campioni grazie a uno scudetto.

Il Milan, quel Milan, sono le sere di fine estate passate a casa dei miei amichetti a mangiare pizza e bere the davanti la tv per vedere le finali di Super Coppa Italia, sempre col Milan.
Oppure le nostre sfide a calcio, in zona verde, simulando le sfide di Coppa Campioni. 

Quel segno a V sulla rotula sinistra me lo sono fatto un tardo pomeriggio di un mercoledì di fine maggio. 
Giocavo a calcio coi miei amichetti e stavo in porta. Dopo una parata mi sono alzato e Matte mi guarda bianco in faccia indicando il ginocchio e avendo la forza di dire solo: "Ale il ginocchio!". Abbassai lo sguardo e vidi la tibia ricoperta di sangue. Non sentii male, nemmeno mi ero accorto che il cinturino di metallo dell'orologio di era infilzato nella pelle del ginocchio. 
Scoppiai a piangere per lo spavento e andai subito a casa. Dolore niente.
Come al solito mio papà mi seppe calmare e intanto io ero già preso da quel lembo di carne che si alzava. Un po' di disinfettante e poi mio papà che dice "Andiamo al pronto soccorso!".
A quel tempo avevo già avuto delle esperienze in ambito di PS. Non ne volli sapere: "Col cavolo! Stasera c'è la finale di Coppa Campioni, non me la voglio perdere!".
Quella sera, era il 24 maggio 1989, il Milan si portò a casa la sua terza Coppa dei Campioni dando quattro pere alla Steaua Bucarest, grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten. Nella semifinale di ritorno aveva battuto il Real Madrid per 5-0.

Adesso non è gestita che da un gruppo cinese mal identificato.
Una volta (quello che era ieri oggi è già diventato "una volta"!) si sapeva chi era il presidente, il direttore generale, il direttore sportivo e il team manager del Milan. Una squadra fantastica che ne gestiva un'altra ancora più fantastica.
Ma quali anni d'oro del grande Real! 
Quelli erano gli anni splendidi di un club fortissimo dentro e fuori gli stadi, che vinceva e giocava anche bene.
Purtroppo donne e politica hanno costretto SB a ridurre di molto il budget per il Milan e questa è stata l'inevitabile fine.

Che mestizia. 
Non so se sono più triste perché svanisce un pezzo della mia gioventù e faccio fatica ad accettarlo o per il fatto che non c'era alcun (imprenditore) italiano capace di acquistare e gestire l'azienda sportiva Milan.
La squadra di Rivera, Nereo Rocco, Baresi e Maldini, di Farina e Berlusconi adesso è in mani cinesi (comunista, glielo hanno detto a SB?).
Sarà che le cose cambiano, non sempre in meglio e che non sempre ci si abitua facilmente.
Spero ritorni presto un altro Milan. Ma chissà se a me ne importerà ancora qualcosa.

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Buon compleanno Roberto Baggio!

Oggi Roberto Baggio compie 50 anni.
Se dovessi spiegare a una persona cosa intendo per giocatore di qualità, glielo spiegherei in due parole: "Roberto Baggio".
Gli altri appassionati di calcio potranno aver avuto altri idoli, perché nello stesso periodo negli stadi di serie A si potevano ammirare giocatori come Van Basten, Gullit, Baresi (porca miseria, che forte quel Milan!), Maradona, oppure all'estero c'erano Romario, Bebeto, Matthäus Stoichkov, Raul, Bergkamp, Butragueño, Ronaldo, Weah, Owen, Figo.
Tutti campioni ma per me nessuno valeva quello che mi faceva sentire Roberto Baggio quando giocava.
Se fossi nato qualche anno prima per vedere giocare Cruijff, forse potrei pensare a lui come un altro giocatore capace di emozionare.

Perché per me Roberto Baggio è e rimane la poesia del calcio.
Forse, altri due giocatori che mi hanno dato quelle emozioni per come toccavano il pallone sono stati Del Piero e Zidane.
Ma Roberto Baggio è tutta un'altra cosa. Perché per lui il calcio non era solo un lavoro ma una passione un impegno prima di tutto verso gli altri, consapevole della fortuna che aveva.

Roberto Baggio è il numero 10 del calcio. Credo che Platini fosse roso un po' dalla gelosia quando lo ha definito 9 1/2*.
Il 10 è il numero della fantasia, l'autoaffermazione del talento in campo: "IO". La 10 non è semplicissima da indossare*. Ma lui la portava in giro per il campo mostrando chi era.
La 10 è la maglia del mito. E se penso ai 10 di adesso Roberto Baggio è un mito mite.
Tanti dicono fosse uno spacca spogliatoi (non lo so, non c'ero in spogliatoio, ma avrei tanto voluto esserci... se c'era Paramatti potevo starci anche io!) o uno che non andava d'accordo con gli allenatori. Conoscendo la mentalità degli allenatori, facile non andasse d'accordo con quegli allenatori che pensavo di essere gli artefici delle vittorie. 
Con Mazzone non ha avuto alcun problema. E' stato fantastico con Ulivieri. 

Roberto Baggio è il distillato di fantasia potere e voglia di arrivare fino in fondo.
Guardavo i gol segnati da giovanissimo nel Vicenza: prendeva palla e puntava la porta, velocissimo, pensava solo a quello. Gli mancava solo la bava alla bocca, ma si vedeva tutta la fame che aveva di (di)mostare chi era quanto valeva e cosa poteva fare.

Quel è stato il suo gol più bello? Mi viene in mente quello ai Mondiali '90 contro la Cecoslovacchia ai mondiali.
Ma ne prenderei altri: tutti quelli di USA '94, quello alla Juve con il Brescia quando con un tocco ha stoppato un lancio di Pirlo di 30 metri e allo stesso tempo ha saltato Van der Saar, quello con la Fiorentina al San Paolo di Napoli quando ha saltato anche il guardalinee (a proposito di arrivare in fondo e a proposito di fame!).

Roberto Baggio è la voce di Bruno Pizzul in televisione: "Roberto! Roberto! Gooool!".
Peccato non poterla sentire più. 
Anzi, è stato fantastico poterla sentire!






* Parlo per esperienza. L'ho indossata. Sì, ci sono stati allenatori che hanno fatto quella pazzia. Ripetutamente. E contemporaneamente avevo anche la fascia di capitano. Ma se Marco Nava giocava in Serie A col Milan, il mio 10 e la mia fascetta non avevano niente di scandaloso.

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Passaggio vincente

In questi giorni in Premier League, il campionato di calcio inglese, va di moda segnare con la mossa dello scorpione: prima Mkhitaryan del Manchester United e poi Giroud dell'Arsenal. Due belle giocate mica facili.
Beppe Biava 10 anni fa aveva fatto anche di meglio visto che aveva un giocatore avversario attaccato alla maglia, nel senso letterale del termine. Ma ha avuto la sfiga di segnare in questo modo con la maglia del Palermo e quando ancora i social non c'erano. O non erano così padroni della comunicazione.
Bravi tutti e tre comunque. Però se al posto loro ci fosse stato uno tra Messi, Suarez, Neymar o Ibrahimovic, il pallone d'oro 2017 sarebbe già stato assegnato (tanto quest'anno non ci sono né Europei né mondiali).

Nel calcio viene esaltato chi gonfia la rete.
Bravo a farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. A calciare la palla nell'angolino. A dargli la potenza e la traiettoria giuste. A proteggere il pallone dall'avversario. A dribblarlo (l'avversario, non il pallone!). Ad avere la fantasia ed il sangue freddo per fare la cosa giusta nel posto giusto. E' lui l'eroe. Il bomber.
Anche se spesso per demerito degli avversari che gli hanno concesso lo spazio letale.

Eppure da qualche parte la palla gli arriva. Da qualcuno.
A volte certe situazioni sono possibili grazie a qualcun altro che inventa una giocata inaspettata, a 60 metri dalla porta, quando la palla è ancora innocua. Questo giocatore ha la capacità di renderla invece pericolosa con un tocco facendola passare in un corridoio che riesce a vedere solo lui.
Io sono più colpito da questi giocatori e dalla loro capacità di (pre)vedere il gioco ancora prima di giocare il pallone.

Segnavo meno di poco. Ero un esterno sinistro confinato a fare il terzino anche se trovavo maggior soddisfazione e divertimento giocando 10 metri più avanti.
La gioia del gol è immensa, una gran bella soddisfazione quando serve alla squadra! Ma godevo di più quando passavo il pallone da buttare in porta o se un mio intervento (non per forza contusivo, per esempio un anticipo netto) era decisivo per la realizzazione del gol.
Vorrei essere Nasri che qui sotto la tocca di prima sapendo già cosa fare prima che gli arrivi il cuoio. Sposta l'azione di 40 metri usando l'interno del piede sinistro con precisione millimetrica. Malissimo il terzino, bravissimo anche l'attaccante che uccella il difensore e cecchina il portiere con un movimento.
Ma Nasri fa nascere tutto. Mica il numero fine a se stesso.


via GIPHY

Grazie a L'Ultimo per l'ispirazione

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Calendario Coppa del Mondo Sci Alpino 2016-2017 Maschile e Femminile

Arrivo in ritardo (anche?) quest'anno per la pubblicazione del Calendario della Coppa del Mondo di Sci Alpino 2016-2017, sia maschile che femminile.
Questa volta sono riuscito a includere anche il calendario della gare dei Mondiali di Sci di St-Moritz.
Sono state annullate le gare maschili in Nord America, manca neve e non fa freddo quindi non si può sparare la neve artificiale. La tappa di Lake Louise è stata annullata mentre quella di Beaver Creeck è stata sostituita con la Val d'Isere per la gioia dei francesi.
Corrono lo stesso rischio le gare femminili se le temperature non scenderanno. 

Speriamo di vivere una bella stagione e che gli atleti non siano frenati dei Mondiali di St. Moritz. 
Soprattutto, che non ci siano tutti gli infortuni dell'anno scorso. A gennaio in infermeria non c'era più posto!
Non ci sarà Eva Maria Brem, che si è rotta una gamba, Lindsey Vonn deve recuperare dell'ennesimo infortunio (è peggio di me e Pedrosa messi insieme!): l'osso che le mancava questa volta è l'omero.
Anna Veith, cioè Anna Fenninger con il cognome da sposata, torna dopo aver saltato l'intera stagio 2015-2016 per un infortunio. Ma più che chiedersi "come" tornerà sugli sci c'è da chiedersi "se" tornerà: pare infatti che la bellissima sciatrice del Wunderteam sia in dolce attesa! Felice per lei, però dai un altro anno (solo?) senza di lei no!
Si è ritirata Tina Maze, lasciando un bel vuoto e pista libera alla già fortissima Lara Gut: la svizzera se la giocherà fino all'ultima porta con Mikaela Shiffrin che ha già vinto il gigante di Soelden. L'americana è giovanissima (21 anni) e mi sembra che se non verrà colpita dalla sfiga della connazionale o non troverà avversarie valide potrà battere il suo record di vittorie senza problemi.
Tra i maschietti (insomma...) il protagonista dovrebbe essere Marcel Hirscher. Ha vinto la gara di Levi staccando di un fuso orario gli avversari, è un cannibale. Vediamo se l'annullamento della gare nordamericane potrebbe favorire il ritorno di Axel Lund Svindal, anche lui in fase di recupero dopo l'infortunio della scorsa stagione come Ted Ligety. Ah, salvo controversie con ex-sponsor, potrebbe ritornare quel matto di Bode Miller e non mi stupirei se vincesse qualche gara, se non addirittura si mettesse al collo una medaglia pesante a St-Moritz.
Sono curioso di vedere se Alexis Pinturault riuscirà a trovare la continuità che gli è sempre mancata per essere davvero un campione.
All'Italia manca il/la campione/ssa che manca da troppo tempo. Noi italiani ci mettiamo niente a far diventare un campione di arriva sul podio una volta, lo carichiamo di aspettative così che alla stesa velocità lo mandiamo a quel paese.

Comunque sia, speriamo di divertirci, di vedere belle gare e chissà che non ci sia qualche bella sorpresa.
E' ancora molto presto, però classifiche generali alla mano vedo nomi nuovi e questo è sempre positivo.

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E' colpa di Baggio

E' strano come le cose vengono viste e le persone si prendono delle colpe che non hanno. Come per esempio adesso: stavo per chiudere e spegnere tutto quando l'occhio mi è caduto su un link che una amica ha condiviso e irrimediabilmente ho fatto le 3 (anche stanotte).
Ma non potevo fare a meno di leggere un articolo su Roberto Baggio!
Quindi è colpa sua se anche stanotte dormirò poco perché tra meno di 4 ore suona la sveglia e inizia un'altra giornata.
Come è colpa di Roberto Baggio se la Fiorentina stava fallendo nel 1989 (senza il suo passaggio alla Juve sarebbe fallita).
E' colpa di Baggio se la Nazionale ha perso i Mondiali del '94 (invece di ringraziarlo di averci portato in finale!).
E' colpa di Baggio se gli spogliatoi si spaccavano (intanto le sue squadre vincevano).
E' colpa di Baggio la corsa di Carletto Mazzone sotto la curva dei tifosi atalantini (il Brescia era sotto 1-3 e Carletto ha mantenuto la promessa: "Se famo er terzo vengo sotto aa curva!" - mai provocare una persona di parola!).
E' colpa di Baggio se qualcuno è diventato buddhista.
E' colpa di Baggio che si è ritirato se il calcio non è più bello (ma grazie a lui lo è stato quando giocava). 
Quindi... è colpa di Baggio se anche stanotte durerà poco è quello che dirò a Anna tra qualche ora a colazione.
Buonanotte!

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Qualcosa di troppo

Troppi guru
Troppe bufale
Troppi ingenui
Troppi customizzatori di moto
Troppe scrambler e cafe racer 
Troppa convinzione
Troppi fanatici
Troppe persone che si credono uniche               
Too much people considering itself unique
Troppe barbe
Troppi esibizionisti
Troppi social 
Troppa apparenza
Troppi selfie
Troppi approfittatori
Troppo bisogno di amicizie giuste
Troppa avidità
Troppa mancanza di ascolto 
Troppi bugiardi 
Troppo falso distacco 
Troppa umiltà sbandierata
Troppe parole non dette
Troppa attesa
Troppa pazienza
Troppa cattiveria
Troppa studipidà
Troppa ignoranza
Troppa maleducazione
Troppa superficialità
Troppe complicazioni 
Troppa arroganza
Troppa distanza
Troppa assenza 
Troppa mancanza
Troppa gelosia
Troppa invidia
Troppo egoismo
Troppa rabbia
Troppo rancore

Troppo stanco.
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Too much gurus 
Too much fakes 
Too much naives
Too much motorcycle customisers
Too much scrambler and cafe racer
Too much certainty
Too much fanaticals
Too much people considering itself unique
Too much beards
Too much exhibitor/exhibitionist 
Too much social 
Too much appearance
Too much selfies
Too much profiteers
Too much need of affairs
Too much lust 
Too much luck of listening
Too mcuch liars 
Too much false coolness 
Too much unsaid words
Too much wait
Too much patience
Too much wickedness
Too much foolishness
Too much ignorance
Too much rudeness
Too much superficiality
Too much complications
Too much arrogance
Too much distance
Too much absence
Too much lack
Too much jealousy
Too much envy
Too much egoism
Too much rage
Too much resentment

Too much tired.


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