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Farsi capire

I bambini sono persone semplici. Quando vogliono qualcosa lo dicono: ho sete, voglio, non ce la faccio, sì, no (tantissimi!), ancora.
E poi sono sinceri, grazie alla loro innocenza disarmante. Per questo arrivano a determinate affermazioni che dall'odio più rancoroso salgono al più commovente degli amori, senza che se ne rendano conto (né di quanto faccia male, né di quanto faccia impennare la glicemia).

Oggi Anna è andata al parco con Tommaso e Teresa. Una battaglia per far indossare la mascherina a Tommaso (Teresa ha 3 anni quindi non è obbligata, anhce se presto arriveranno le mascherine lavabili per entrambi), per fargli capire che anche se possiamo uscire, dobbiamo difendere noi stessi e gli altri perché nonostante possiamo permetterci (davvero?) questa libertà, dobbiamo fare ancora attenzione, altrimenti rischiamo di chiuderci in casa per chissà quanto. Lui non voleva andare, men che meno con la mascherina. Ma alla fine, il biondino ha ceduto e fonti autorevoli mi dicono che è stato ubbidiente e bravo e l'ha tenuta per tutto il tempo.

Purtroppo per lui però quello che ha visto al parco non è stato lo scenario migliore di tutti, in termini di educazione, senso di responsabilità e rispetto. Il parco era ben popolato ma tante persone non indossavano la mascherina, tra quelle che la indossavano invecee molte la indossavano nel modo sbagliato, sotto al naso, sotto al mento addirittura la toglievano per parlare con i conoscenti che incontravano.

Cosa deve pensare un bambino di 7 anni e mezzo che ha perso la sua battaglia personale sulla mascherina con i genitori, che lo hanno costretto a infilarsela ben messa per coprire il viso dal naso al mento?

Gli abbiamo detto che le mascherine sono necessarie, obbligatore, servono a limitare il contagio anche in ambienti aperti, non solo in quelli chiusi come abbiamo fatto lunedì dai nonni, e che la indossavano anche loro perché servono davvero solo se tutti la indossano.
Appunto.
Tutti.

E oggi al parco invece?
"Non tutti ce l'avevano e gli altri la indossavano in modo strano" mi ha detto quando è tornato a casa, copiando un po' il modo di raccontare deluso e incredulo della mamma.

Sbagliamo noi adulti a non dare i primi insegnamenti ai bambini e se non rispettiamo le regole, loro cresceranno pensando che chi se ne frega se ogni tanto non si seguono le regole.
No.
"I veneti sono brave persone, mi affido al buon senso dei veneti" aveva detto il presidente del Veneto Zaia, come neanche il migliore dei dorotei avrebbe saputo fare, presentando la fase2. Però non si può fare così, non si deve: lui e tutti quelli che governano e quelli che sono tenuti a informare in modo corretto, semplice e imparziale (si va là!) devono essere chiari ed espliciti. "Si deve fare" e "Non si deve fare". Attaccarsi al buon senso è come attarcarsi al tram, e onestamente la vedo come un modo per scaricare la responsabilità sui cittadini che si sa, soprattutto noi italiani, come sono fatti riguardo il rispetto degli obblighi. Dare il permesso ai cittadini di fare attività sportiva in prosismità della propria casa, oltre i 200 metri che però non significa andare a correre a 5 km da casa, non è una indicazione, né un obbligo né una restrizione. E' una cagata. Cosa vuol dire? Cosa si può fare? Fino a dove? Come, anche in bici? E poi perché questa approssimazione, come volesse evitare di irritare i cittadini? Lo so che ci sono le elezioni quest'anno ed è in una posizione doppiamente delicata. Non si abbindolano le persone parlando in dialetto, con iperbolici lancia fiamme, con attacchi al governo col quale veniva condivisa la guida del Paese fino a pochi mesi fa. Il capo di una regione, come chiunque in un aposizione di comando, deve esprimersi in modo chiaro e determinato altrimenti è poco credibile. Almeno per me.

Uno dei primi giorni di stage in quell'azienda americana strafiga, il capo non ha capito cosa volessi. Non mi ero espresso bene, mescolando tutte le caratteristiche peggiori che può avere uno stagista (inesperienza, giovinezza, paura di sbagliare, timidezza e cazzi vari). Mi ha insegnato a porre le questioni in modo chiaro e diretto altrimenti le altre persone non avrebbero potuto capirmi.

Tommaso quando dichiara una cosa è semplice, chiaro e diretto: in giardino ha fatto una sua zona privata, la chiama fortino.
Sua sorella Teresa non ci può entrare.
Sul muretto ha scritto:

"VIETATO TERESA".

Perfino un bambino di sette anni e mezzo scarsi si fa capire, esprimendosi come si deve.


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Primo giorno di scuola elementare

Il primo giorno di scuola elementare di Tommaso lo stavo aspettando da fine giugno, dall'ultimo giorno di asilo.
E' stato un lungo ma inesorabile avvicinamento, fatto di sporadiche battute generiche dette a Tommaso per l'occasione o scambi di opinioni con Anna all'occorrenza.

E come tutte le cose graduali questa mattina la tensione è implosa. Anna non ha potuto trattenere i lucciconi e un singhiozzo quando ho fatto la prima foto a Tommaso, io per tutta la giornata ho trattenuto dentro tutto nella mia nota incapacità di lasciar andare le emozioni.
Teresa invece era del tutto inconsapevole di quello che stava accadendo ma mi dava l'impressione - e niente niente conoscendola non ci sto andando tanto lontano - di studiare la situazione per capire quello dovrà vivere anche lei tra quattro anni. Anche se li per li era più dispiaciuta di separarsi dal suo amato fratello dopo una intera estate passata quotidianamente attaccati.
Tommaso invece ha realizzato benissimo che la sua vita stava cambiando per sempre quando siamo arrivati: espressione cupa, testa bassa sempre vicino alla gamba della mamma che è stata costretta a entrare in classe con lui.
Da quel che mi ha detto poi Anna, c'erano altri bambini in comprensibili condizioni peggiori e alla fine se l'è anche passata bene, conoscendo alcuni bambini nuovi. Insomma, superato lo shock iniziale, si sta ambientando anche se penso che il freno a mano lo terrà tirato per diversi giorni.
La maestra lo avrà preso per un bambino timido con qualche problematicità a dare confidenza. Che è anche vero ma non sa cosa le aspetta una volta che farà amicizia con gli altri bambini. Rimpiangerà quel bambino schivo e diffidente, com'è successo alle maestre all'asilo.

Intanto oggi il mio bambino (chissà se si vergognerà tra qualche anno quando leggerà queste parole. Se esisteranno ancora. Mah... mi piacerebbe però, dovrei salvare alcuni post, almeno quelli che riguardano la famiglia) ha iniziato un nuovo percorso. Piano piano è sempre meno bambino e parallelamente, forse un po' più velocemente, ne sentirò la mancanza.
Oggi è diventato un alunno e lo sarà per i prossimi 10 anni. Non glielo ho detto per non spaventarsi: ha crisi di nervi quando deve aspettare due giorni per vedere un cartone animato, figurarsi se gli prospetto cosa dovrà vivere per un periodo così lungo che non sa neanche quantificare. Povero il mio tato.

Io il mio primo giorno di scuola non me lo ricordo. Ma non so perché invece ricordo qualche giorno prima quando Marco è venuto a casa mia per conoscerci, perché era l'unico altro bambino in classe con me con altre cinque bambine, poi sei e veniva da un altro asilo.
 Esatto, nel 1984 la classe prima delle scuole elementari di Bertesina, quartiere alla periferia est di Vicenza, era di 7 bambini! L'ultima prima di quella scuola ne ha avuti due, forse tre poi ha chiuso.
Ma quel periodo era tutto più semplice: un libro e cioè il Sussidiario, che presto è diventato il Sussi, termine che ancora adesso non riesco a levarmi dai coglioni! Ma soprattutto solo due tipi di quaderni: a quadri grandi e a righe con i margini.
Nel gruppo dei genitori di prima su WhatsApp ho letto più di 20 messaggi solo per i quaderni! Il progresso non avrebbe dovuto semplificarci la vita invece di complicarcela nel modo più stupido?

Ma queste cose non riguardano Tommaso, sono cose per far incasinare i genitori ancora più del dovuto. Lui e gli altri bambini devono pensare ad altro, a divertirsi e imparare.
Perché da oggi si inizia a fare sul serio, a imparare cose serie. Lui non lo sa ancora, io si e per questo sono terribilmente emozionato. 
Ancora adesso. Sarà empatia ma più facilmente è ansia. So cosa significa avere l'angoscia di fare qualcosa che non ti piace ma ne sei costretto. Ricordo ancora le battute tristi e le risate programmate del Drive In che non riuscivano a rallegrarmi in quelle meste domeniche sere al pensiero di dover andare a scuola!
Da oggi Tommaso, come tutti gli altri bambini al loro primo giorno di scuola elementare, inizia un percorso eccitante e stimolante che gli permetterà di scoprire cose nuove. 
Ha voluto imparare a scrivere da solo e il suo nome un po' ci riesce e distingue alcune lettere. Da oggi perfezionerà la scrittura e sono curioso di scoprire la sua calligrafia. Gesù fa che non abbia quella a zampe di gallina perché mi fa diventare isterico!
E poi imparerà a leggere. La lettura è la chiave di tutto, ti apre tutte le porte che vuoi aprire, potrà imparare tante cose! 
E' proprio questa indipendenza che mi fa combattere tra due sentimenti opposti: la gioia di sapere che potrà fare anche da solo senza di me e la sua mamma al suo fianco che leggono e spiegano, lo sconforto provato perché scoprirà la sua autonomia e indipendenza. Tanto sperata da mamma e papà che alla fine un po' li spaventa piano piano che la ottiene. Come ho già spiegato quella volta col bob,

Se state pensando che il primo giorno di scuola elementare di Tommaso e il passaggio tra i grandi al nido di Teresa mi mettono l'ansia perché misurano il tempo che passa, vi sbagliate. Nemmeno un capello bianco mi deprime. Anzi, in mezzo a quelli rossi la mia testa diventa la bandana del Vicenza! 
Non è il passare del tempo, ma il come lasciamo che passi che mi fa incazzare.
Ma è un'altra storia e il protagonista di questa è Tommaso. Che oggi ha iniziato il suo percorso di studi. E' un bambino curioso e spero che continui a esserlo. Sempre e sempre di più. Che non smetta di fare e farsi domande e di cercare le risposte.
Gli faccio gli auguri più grandi che ogni papà possa fare a suo figlio, che insieme a Teresa resta l'unica cosa che riesce ancora a meravigliarmi.
Vai avanti Tommaso, metti più cose possibili e splendide in quello zaino e in tutti quelli che userai, non facendo quello che ti dicono di fare, ma quello che ti piace fare di più e come preferisci.




Ho scritto quattro volte scuola elementare. Per me rimarrà sempre la scuola elementare!

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Ringraziare il cielo

Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona.
La precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male.
Tutto quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le normali situazioni di famiglia.

Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?

Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che aspettava.

Persone che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini divisi tra le incomprensioni dei genitori.

Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare anche la chiave.

Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno.
Chiunque, prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.

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Pazzia #4

Forse questa è la #5 perché la #4 è stata la scelta (e conseguente acquisto) della macchina dopo l'arrivo di Tommaso.
Se si vuole questa può essere la #3-bis visto che la pazzia #3 si chiamava Tommaso.
Comunque sia, io e Anna abbiamo rifatto la stessa pazzia ed ora siamo in attesa di Teresa.
Deve ancora nascere e fa già dannare Anna perché in pancia è una scalmanata. Spero che trovando spazio più ampio fuori non sia peggio!
Stando alla natura il termine è tra poco, metà agosto. Ma non ci sorprenderebbe se decidesse di anticipare i tempi.

Anche lei come Tommaso è una pazzia. Questa volta ancora di più perché né io né Anna lavoriamo. O almeno, io 9 mesi fa avevo qualcosa più di una promessa di lavoro ma si sa, finché le promesse le strette di mano o le intenzioni non si firmano nulla è certo. Anna aveva un lavoro che ha dovuto per forza di cose mollare e che potrebbe ritrovare ma, per gli stessi motivi di cui sopra, non si sa ancora. Io ho terminato un corso di web-marketing e sono in attesa di sapere dove finirò a fare lo stage ma in mezzo ci sono anche altre cose.
E tutto questo mi rende molto inquieto. Che è un eufemismo per descrivere come sto.
Qualcuno dice che ogni bambino porta il suo cestino (eh?).
Qualcuno che i figli non si fanno con allegria e si tratta di vite umane.
Tutto vero. Ma non mi va neanche di pensare che si debba pianificarle come la produzione in serie di un oggetto.

E per di più memore dell'esperienza con Tommaso in ospedale, Anna questa volta ha preferito farla nascere in casa.
Quindi, se volete festeggiare con noi l'arrivo di questa splendida nuova vita, non fatelo con vestitini tutine o qualcosina di bello ma che nel giro di pochi mesi poi non serve più. Ci piacerebbe se vorreste partecipare con noi a far nascere Teresa nella sua casa. 
Lo apprezzeremo davvero tanto!

In questi giorni è stato curioso riprendere tutte quelle cose usate da Tommaso tre anni fa: passeggino, coperta per il fasciatoio, bilancia, cover dei pannolini lavabili (meno traumatico di quanto si possa pensare) etc.
Tommaso è stato avvertito per tempo. Ma non so se sia contento o no e tanto per cambiare sono preoccupato di come potrà reagire. Il suo comportamento in questo ultimo mese mi sembra richiedere più attenzioni del solito e più si parla di Teresa e più mi sembra che accentui questo comportamento.
E noi, io e Anna, come ci comporteremo? Vorremo più bene a uno o l'altra? O ci sarà la divisione casalinga tra sessi? O nella casa del fungo a punta ci vorremo tutti bene allo stesso modo?

Quest'attesa è più snervante di quella provata la prima volta e io vaneggio. Non vediamo l'ora che nasca. Poi speriamo di non doverci ricredere.
Ma se è avra i capelli rossi le perdonerò tutto!

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Si ricomincia, si spengono le luci

Passate le feste. Almeno io così intendo le vacanze natalizie: delle feste. Per me, hanno un valore diverso da quelle estive perché le passi per stare con la famiglia, fare dei pensieri ai propri cari, qualche passaggio in chiesa tra una messa ed un concerto di cori e vedere amici di quartiere e non.
E la fine delle vacanze di Natale è sempre stata più triste, rimettendo in scatola i colori le luci la magia e la gioia di quasi un mese, dagli addobbi dell'albero alle case ed ai personaggi del presepe e l'aspetto della casa ritorna quello di prima, così come la vita riprende l'ordinaria atmosfera e cadenza prenatalizia.
Mi viene il magone a pensare a come spiegare a Tommaso che dobbiamo mettere via le luci e che dovrà aspettare 11 mesi... E per fortuna (più o meno) che non abbiamo né l'albero né il presepe.
Sono state delle belle feste. Abbiamo lavorato un po' e non solo pensato al futuro. Non ci è mancata la nevicata ad esaltare il periodo ed è stato bellissimo vedere Tommaso divertirsi un mondo con la sua prima neve, l'anno scorso era troppo piccolo per potersela godere.
I regali sono fioccati, forse troppi per una casa come la nostra tanto che qualcuno è rimasto dai nonni.
L'ultimo dell'anno è andato bene tra amici, tanti bambini, con grandi fuochi d'artificio e finito prestino, segno dei tempi che cambiano. Ma le prossime volte potremo tirare un po' più tardi.
Siamo anche riusciti a dormire, nel senso che al netto delle sveglie di Tommaso di media ci siamo alzati alle 9 quasi ogni giorno.
Sono tornato a correre compresso in un paio di pantaloni invernali ed ho avuto l'impressione di indossare un aiuto neanche tanto insignificante. Mi manca solo un orologio adatto per il quale sto già smadonnando tra i vari modelli e funzioni utili e ad altre del tutto futili.
Mi spiace non aver fatto visita a qualche amico più o meno distante. Queste feste sono passate velocissime. Dall'8 al 25 dicembre è un flash che ti travolge nel panico dei regali. Arrivare all'Epifania è ancora più tragico perché ti rendi conto che devi ritornare a lavoro.
Almeno io sono riuscito a fare vacanza, c'è chi non le ha nemmeno fatte.
Domani si ricomincia. Mi chiedo cosa ci sia di nuovo visto che si riprende come si è finito l'anno prima. Più avanti, forse, potrebbe esserci qualcosa di nuovo. Ma nell'immediato non c'è nulla di nuovo. Ad eccezione del calendario. Ed il nostro è fighissimo!

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Vita

Il mese scorso in un momento particolare di basso livello di euforia avevo scritto qualcosa riguardo le varie fasi della vita.
Adesso pare di essere in quella della maturità, per la precisione in quella delle nascite.
Una mia ex compagna di univeristà ha avuto da pochi giorni il secondo figlio, una bella bambina. Mi ricordo ancora quando in una notte - ma dai? - di primavera ho letto la sua email nella quale annunciava la sua felicità per il primo: era la prima maternità/paternità post universitaria, un altro segno che la vita stava andando avanti con la sua consueta ineluttabilità mentre la mia rimaneva li dov'era.
La cosa bella della vita però è che il suo cerchio, o la sua linea, non è mai così scontata e le sue tappe possono susseguirsi in un alternanza molto soggettiva.
Per esempio, c'è qualcuno che diventa padre per la prima volta passati i 50. E' il caso di un caro ex collega, uno di quelli coi quali ti trovi particolarmente bene da tenersi in contatto anche quando si passa ad altro.
Nei nostri infiniti dialoghi via whatsapp sui massimi sistemi eravamo piuttosto d'accordo sul fatto che non era il periodo più bello per concepire una nuova vita, con poteri forti sempre più tali ed opprimenti mentre quelli più deboli sempre più schiacciati ed emarginati. Scrivevo queste cose guardando il piccolo Tommaso intento a scoprire ogni attimo qualcosa di nuovo attorno a se, quando non era intento a scambiare sguardi di reciproca meraviglia con Pescello sdraiato sulla sua culla ...
Ora anche lui, l'ex collega, si trova con un'altra (piccola) meravigliosa creatura con la quale condividere la sua vita. Mi spiace aver percepito nei nostri messaggi un certo disagio tra le sue parole. Spero possa aver aperto il suo cuore ad un po' più di gioia.
Nel frattempo, vedendo crescere Tommaso e vivendo ed aspettando altre nascite, ho cambiato la mia opinione: è vero che ci sente piuttosto irresponsabili ma è ancora più vero che non ci si può arrendere anzi, si deve rispondere. Tommaso, Anja, Luisa, Agata, Elia, Gioele, Davide sono le risposte a questa situazione. La speranza di una vita migliore più bella ed equa. Sarebbe un grosso errore da parte nostra non voler partecipare al miglioramento. Abbiamo l'obbligo minimo di tentare.

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Questione di abitudine

Per lavoro, sarei dovuto andare alla presentazione di un nuovo modello di auto a Lisbona. Ci sarei andato anche di corsa, solo per il posto (meno per il modello). Ma ho declinato perché coincide con il mio compleanno e mi spiaceva passarlo con gente che non conosco. È vero che ho trascorso il giorno del mio 18mo compleanno in una caserma di Verona per la visita militare (l'unico che mi ha fatto gli auguri, a parte Leo e Marco ma erano due dei ragazzi che erano con me, è stato lo psichiatra) e Lisbona è anche un posto migliore, ma potendo scegliere ho preferito declinare.
A distanza di pochi giorni èarrivato un altro invito,questa volta per una moto e a Cagliari. Sarà che per me 2 è molto meglio di 4, così ho dato subito la mia conferma. Senza accorgermi che questa presentazione coincide con il giorno della festa del papà.
Non me ne ero reso subito conto com'è successo con quell'altra presentazione. Penso sia una questione di abitudine: al mio compleanno sono abituato da anni (35 tra 13 giorni), alla festa del papà non ancora!
Ho provato in tutti i modi a cercare voli per tornare a casa prima delle 23, ma sembra non ci sia la possibilità. Un volo di ritorno diretto da Cagliari per Venezia o Verona non esiste.
Non so quanto possa rendersi conto Tommaso a soli 3 mesi che il 19 è S. Giuseppe, festa del papà, e dubito riesca a preparare già uno di quei lavoretti che si fanno tra l'asilo e le elementari. Ma almeno a me avrebbe fatto piacere passare questa miaprima festa del papà con lui.
Spero solo di tornare a casa in tempo per vedere un suo sorriso.

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Burocrazia, persona vs codice

Adesso Tommaso è un codice fiscale. Nemmeno dieci giorni di tempo ed il neonato era tramutato da essere umano, da persona a tesserino plastificato con barra magnetica. Identificato come un codice alfa-numerico e non (solo) con un nome proprio. La cosa mi ha messo una tristezza non indifferente, pensare di essere una persona da pochissimi giorni ma avere già il proprio codice fiscale prima ancora di un giocattolo.
Sarà che associo alla parola 'fiscale' significati che poco rassicuranti: intanto qualcosa di rigido intransigente e di legato a qualche regolamento di sicuro assurdo. Eppoi al fisco inteso come tassa: un bambino non fa in tempo a nascere che si ritrova con un tributo sul groppone.
No dai lasciatelo in pace, è un lattante! Fatemi la cortesia. Non si possono aspettare i 16 anni? Facciamo 14 anni?
Poi mi tocca conservare a casa il suo tesserino (gli è arrivato a fine dicembre) con la speranza di non perderlo. Cosa devo fare, comprargli già il portafoglio e chissà se quando sarà grande lui il tesserino scomparirà e tutte le informazioni fiscali e sanitarie saranno contenute in un chip dello smartphone/watch se non sottocutaneo. Almeno ci si potrebbe risparmiare qualche spesa per la produzione e l'invio del tesserino, no!?
Prima ancora di trasformare mio figlio in un codice, la solerte impiegata comunale in attesa dell'agognata pensione mi ha fatto firmare un foglio gigantesco precompilato in un arcaico italiano formale burocratico e fiscale (appunto) dove dichiaravo che tal giorno alla tal ora nei locali di tale ospedale era nato (vivo!) un bambino di tale nome dalla tale madre. Ci mancava solo che dovessi indicare il giorno tale nel quale è stato concepito e in che posizione! Sarò fatto strano ma ho chiesto all'impiegata alla soglia della pensione di fare una foto del documento tanto grande era. Davvero, sarà stato mezzo metro di carta di un certo spessore dove le informazioni principali erano indicate per tutta la sua altezza ma spaziate di alcuni centimetri ed in mezzo il nulla!
Nell'era dell'informatica non c'è ancora un'autodichiarazione online?

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Tommaso


Lo stavamo aspettando da nove mesi. Non vedevamo l'ora di conoscerlo. Temevamo potesse farci qualche scherzetto vista la diffusa tendenza delle nascite premature e delle numerose indicazioni sui cicli lunari negli ultimi periodi. 
Invece no, dicembre era e dicembre è stato, puntuale come sua mamma, veloce come suo papà e testardo come entrambi. 
Tommaso è nato al buio più totale delle 3:23 della notte (e 28 secondo la dichiarazione delle ostetriche, ma l'orologio della sala parto era avanti) dopo appena poco più di un'ora dalla rottura delle acque per le seguenti misure: 50 cm di lunghezza e 3,340 chili di peso.
Nonostante ben due corsi pre-parto dove si era parlato di fasi del parto, prodromi e contrazioni, Tommaso ha voluto rompere gli indugi e saltare ogni preambolo. E meno male che sono stato tacciato in combinazione di frettolosità solo perché sono un secondogenito nato in ospedale perché le sbarre del passaggio a livello erano alzate.
Addirittura, la ginecologa di Anna le aveva detto di farsi un bel bagno caldo con luci e musica giusta ed un bicchiere di Martini. Bhe, vista la lunga astinenza, i superalcolici sono stati scartati anche se ad Anna un goccio di rum non sarebbe affatto dispiaciuto. Così, c'era una Pedavena in frigo pronta per il momento. Solo che appunto, il momento, è stato piuttosto tale. 
E devo ammettere che nel frattempo la voglia di un Martini (o qualsiasi altro) secco era venuta a me.
Ho assistito al parto. 
Nei mesi precedenti mi chiedevo sempre come sarebbe potuto essere stato questo evento come l'avrei vissuto cosa avrei detto e/o fatto. Non nego che mi sono immaginato diverse situazioni e nessuna di queste comprendeva lo svenimento. Che peraltro non ho nemmeno rischiato. Di certo però ero molto agitato. E preoccupato. Perché all'ora era una situazione per me sconosciuta e non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. O meglio, come sarebbe potuto succedere. Mi immaginavo grida di dolore e battute per calmare gli animi. Qualcosa c'è stato e qualcosa no. Lascio a voi indovinare.
Tommaso sta bene. Peccato non abbia i capelli del papà. Dicono che abbia gli occhi (il taglio, il colore, la forma quando sono chiusi). Ma poco mi importa perché sta bene ed è quello che conta.
Ci fa dormire (tanto) meno. Ed anche questo conta. Io sono anche abituato ma fino ad un certo punto. Difficile capire cosa intende con i suoi frignottamenti che si fanno via via sempre più forti. 
Vederlo dormire in braccio a sua mamma mi fa venire una botta di iperglicemia.
Per chi se lo stesse domandando, lo cambio anche io e ci divertiamo. Almeno nel fasciatoio Tommaso se ne sta quieto a godersi tutte le operazioni di pit-stop.
Fa concorrenza allo zio materno in fatto di rutti e si fa valere anche quanto a petardi.
Pare abbia già iniziato a sorridere ma c'è già chi è pronto a dire che sono spasmi. 
Mangia da sua mamma, beato lui, lo invidio perché io purtroppo non ho potuto, essendo stato rinchiuso in una incubatrice per diverse settimane in conseguenza delle quali soffro della inguaribile sindrome delle tette (spiegherò anche questa). È rumoroso e s'ingozza (mi auguro non faccia lo stesso tra qualche anno....) per cui dopo la poppata dobbiamo stare attenti ai simpatici rigurgiti. Ma sta bene. 
Poi si addormenta se gli canto i cori da stadio del Vicenza. Perché bisogna educarli da piccoli.
Intanto io lo guardo e mi chiedo come crescerà e tutte le altre cose. Insomma, come al solito da un sassolino riesco a creare la mia solita frana. Non nego di essere preoccupato – come ho già detto in precedenza – ma la casa è cambiata con Tommaso. È vero che con l'amore non si vive. Ma se in famiglia ce n'è, è tanto meglio!
Tutti fanno i complimenti e le congratulazioni. E fa piacere vedere la gioia nelle altre persone.
Nessuno mi ha chiesto come mi sento. 
Innamorato come un adolescente.

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Pazzia #3


Vi ricordate quando eravate piccoli spensierati oppure adolescenti confusi ed irrequieti e pensavate al vostro futuro? Vi ricordate come ve lo immaginavate come lo speravate? Io ho diverse pensieri, dal calciatore al geometra, dall'oste al motociclista che sparisce all'orizzonte del tramonto.
Cose diverse che hanno una cosa in comune: ero sempre solo. Non so se fosse una cosa voluta o meno ma non contemplavo alcuna persona al mio fianco.
Anche se non me lo sarai immaginato, le cose poi cambiano come sì è visto bene! Colpa anche di mio nonno Sandro che mi ha dimostrato come certi valori della vita sono imprescindibili. Tanto che prima è arrivata Anna. 
E tra pochissimo arriverà anche Tommaso. 
Questione di giorni. Siamo curiosi di conoscerlo. 
Spero abbia i capelli rossi. Sarebbe splendido. Ma sappiamo che sta bene e ci basta.
Perché pazzia? Bhe io ho un lavoro fino a marzo e poi per il momento chissà. Anna nemmeno quello. Di questi tempi, far crescere una nuova vita in queste condizioni non è facile. 
E perché allora abbiamo deciso di allargarci? Perché i valori che mi ha insegnato mio nonno non hanno un'etichetta con un prezzo ed un codice a barre. 
Ma un sorriso e una speranza. E magari i capelli rossi!


Quando l'ho visto per la prima volta ho subito pensato che dovevo prenderlo. E che avrei fatto un figlio solo per poterlo prendere! Mi piaceva tantissimo nemmeno lo dovessi usare per andarci a lavoro! Secondo me, Tommaso non potrà far a meno di sentirsi un gran figo!

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Teoria delle aspettative, detta anche 'dell'uovo di Pasqua'


Visto che me lo hanno chiesto, visto che ho colpito la curiosità di qualcuno, vado ora a esplicare la Teoria delle aspettative, detta anche 'dell'uovo di Pasqua'.

Dicasi "Teoria delle aspettative "- detta anche 'dell'uovo di Pasqua', quella teoria secondo la quale più alta è l'aspettativa che si riserva per un evento, un risultato atteso e più alta è la delusione se quanto ottenuto è inferiore a quanto ci si aspetti.

Perché è detta anche 'dell'uovo di Pasqua'?
L'ho elaborata in tarda pubertà quando l'allora ragazzo di mia sorella (che oggi è mio cognato) portò a casa un uovo di Pasqua alto circa un metro (ci metto le basette che era per fare colpo). Fondente o al latte non ci feci caso, non sono così schizzinoso quando si tratta di cioccolata, quello che mi colpì erano le dimensioni: non avevo mai visto un uovo così grande e subito il mio pensiero si è tramutato in meravigliosa curiosità: “Chissà cosa c'è dentro”.
Dovetti portare pazienza e aspettare dopo pranzo come si conviene in questi casi (al tempo era ancora piuttosto tarantolato) per dare un lieto fine alla mia curiosità. 
Che inaspettatamente in men che non si dica si trasformò in gelida delusione quando, rotto il grande uovo di Pasqua, scoprimmo che nella sua pancia qualche disgraziato buontempone ci aveva infilato un cuscinetto da stadio.
Del Napoli.
Fosse stato della Juventus o del Lanerossi Vicenza sarebbe stato splendido. Perfetto! Dell'Inter o del Milan l'avrei regalato (forse venduto) a qualche amico. Ma del Napoli...
Ecco, la mia aspettativa era direttamente proporzionale alle dimensioni dell'uovo e mi aspettavo chissà che da quel grande uovo di Pasqua. Capirete che ci rimasi piuttosto male (eh non sono più così sicuro che l'allora ragazzo di mia sorella abbia fatto il colpo sperato).
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Aggiornamento del 10-04-2017
A distanza di oltre 4 anni da questo post e non so quanti dal fatto al quale mi riferisco (più di 20 di sicuro!), è successo di nuovo, questa volta con una confezione di una mini colomba pasquale. Non per me, la aveva presa Anna per Tommaso. 
Cosa si trova dentro? Una matita con gomma da cancellare.
Del Napoli.
Nessun'altra squadra. Sempre il Napoli. 
Passano le generazioni, restano le tradizioni! ;)

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