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Batman il cavaliere oscuro. E il film non è da meno

OCIO! A TUO RISCHIO E PERICOLO: CONTIENE SPOILING

Ho appena visto l'ultimo film di Cristopher Nolan su Batman, il cavaliere oscuro che muore da eroe per salvare Gotam City ma forse no, a meno che Alfred non abbia esagerato coi Fernet Branca nel baretto a Firenze.
Comunque, il film mi è sembrato più oscuro del suo personaggio. Il bravo Nolan poteva fare di meglio e dei tre questo è quello che proprio non è riuscito nemmeno a far scrivere bene (al fratello Jonathan e a David S. Goyer).
Perché non si capisce come Bane se la prenda col pippistrello: è stato convinto dal bambino innocente o ha avuto un trauma infantile con un topo volante?
Tanto più stupisce il collegamento del poliziotto moralista/detective promosso sul campo (ovvero da un letto di ospedale) tra la gatta morta e lo psicopatico che vuole solo uccidere tutti. 
Insomma, i fratelli Nolan devono avere un po' bisticciato e perso qualche pezzo per strada.
Perché al posto dell'ispettore Gordon, circola per Gotham City (troppo uguale a New York) un fighetto in sciarpetta sempre a posto nonostante i mesi passati fuori casa senza una doccia. Quando lo stile conta... (chissà di che marca è quella sciarpa). Secondo me si sono concentrati troppo sul culo della Hathaway a cavalcioni della bat-moto... non vedo altri motivi!
Duclis in fundus, come nei peggiori doppiaggi comici amatoriali e pubblicità di gomme da masticare, si svela al povero Bruce Wayne miliardario fallito (figurarsi, i miliardari non falliscono nemmeno nella realtà!) che ancora non ci era arrivato, chi cazzo è l'innocente infante che è riuscito a uscire dal pozzo mollando un calcione nelle gengive alla povera bambina del film "The Ring".
La perla arriva quando Batman sta per essere ammazzato dal sadico con il complesso di Darth Vader (e forse anche un po' di Eddie Vedder) : arriva quell'altra dal niente e spara una bordata dalla mega moto (avercela, altroché! In situazioni di traffico  pesante in città e quando le macchine escono dagli stop o cambiano corsia a sorpresa fa comodo!). Ma dai! Un omone grande grosso e cattivo che nemmeno Batman riesce a dargliene, viene steso così all'improvviso come una comparsa qualsiasi...  ma non si può! Cos'è, i Nolan e Goyer non sapevano più come farlo fuori e dopo giorni di brainstorming disperato e alcolizzato hanno deciso per una originalissima fucilazione?
L'unico risultato che sono riusciti ad ottenere è stato quello di darla bere ai molti in sala che il poliziotto moralista/detective promosso sul campo (ovvero da un letto di ospedale) alla fine è Robin.  Embhé, che credevate? Mica si doveva aspettare la fine!
L'impressione che mi ha dato ad un certo punto è che C. Nolan abbia voluto dimostrare quanto possono fare male certi regimi, come potrebbe apparire quello instaurato dal pazzo Bane.
Mi è rimasto un cruccio, un dubbio colossale: ma Alfred quell'amaro se lo è bevuto alla fine? O è dovuto correre a casa per mandare via a calci in culo i poveri orfani e sistemare la cameretta a Robin e la cuccia alla gatta?
Perché alla fine, uno come Bruce Wayne, manda in vacca tutto e non pensa a quella sgnacchera di Anne Hathaway che quando sale sulla mega bat-moto a razzi si piazza a novanta stretta dentro una tutina di pelle nera? Sì, e lui si ammazza invece... ma neanche di seghe! Ingenui!

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Burlesque

OCIO! PUO' CONTENERE CONTIENE TRACCE DI SPOILING!!!

Grazie alla compagnia di telefonia mobile si può andare al cine gratis una volta alla settimana, scegliendo tra i film offerti. Mica male! Oggi è toccato Burlesque. Passando oltre alla spiegazione dello spettacolo, attorno alla quale ho l'impressione che si stia facendo un po' di confusione, questa sera credevo di andare a vedere un film e invece mi sono ritrovato a vederne ben due! Uno è la storia originalissima della ragazza di provincia (considerando il fatto che le provincie, negli States, sono degli... stati! Forse per quello le americane - dopo un po' - hanno un culo esagerato proporzionato al nostro detto "Ha un culo che fa provincia"!? ) che abbandona le sue tristi povere origini per cercar fortuna nella Città degli Angeli, dove: 
1. lavora come cameriera
2. la capa non ascolta altro che la sua stessa voce ed è in grado di arrivare alle 2 del mattino con un viso splendido nonostante i sessanta
3. non fa quello che vorrebbe e saprebbe fare
4. incontra lo stra-gnocco che fa il barista nel suddetto locale quando sarebbe invece il miglior compositore del mondo e monta una Triumph Bonneville T100, stone washed style per darle (e dargli) più senso
5. le svaligiano l'appartamento
6. va a stare con lo stra-gnocco, che non è gay nonostante lai lainer (come cazzo si scrive lo sanno le donne io posso scriverlo così!)
7. le viene data l'opportunità da far cascare la mandibola a tutti
e mi fermo qui altrimenti riassumo per punti il film. 
Non pare però qualcosa di già visto? Già fatto? "Le ragazze del Coyote Ugly" per esempio (dov'è finita Piper Perabo?)...
L'altro film che si sviluppa in parallelo è la storia di un barista, uno bello figo dagli occhi tristi come l'Albania ma con un fisico secco tirato coll'inguine ben segnato da pigiamino di bava (cit.) e Triumph Bonneville T100 sotto le chiappe sode (donne, da saltarcisi addosso solo per la moto!) che non riesce a scrivere una canzone, si ritrova niente popodimenoche Christina Aguilera in casa mezza nuda... e va a uccidersi di pugnette nella stanza di la perché la sua ragazza (poi arriva anche lei, tra l'altro un cesso, come no!) è a New York e non si può mica...
Vabbhè, io non parlo perché mi sono tornate alla mente cose di cui non dovrei vantarmi al bar. 
Il film, quello che volete voi, tanto uno o l'altro fa lo stesso, nonostante pecchi di originalità, mette in mostra il burlesque per quello che è stato in origine in Inghilterra e come è stato evoluto negli Stati Uniti: e cioè uno spettacolo satirico e parodistico prima e più ammiccante e in stile pin-up dopo.
Sentire quella nanerottola concentrato di bellezza e di voce forte potente e melodiosa allo stesso tempo fa un bell'effetto su tutto il film.
E a parte lei, mi sono emozionato a tratti ascoltando le canzoni e guardando i balli perché l'arte di sapersi esprimere con la propria voce ed il proprio corpo da emozioni all'artista e allo spettatore. Sono stonato duro e incapace di ballare ma adoro la musica e grazie a un prof. universitario, ballerino di danza moderna capace di comunicare tutte le sue emozioni, mi incuriosisce la danza. La fusione di queste due espressioni è un risultato di alto contenuto emotivo.
E avendo sempre considerato la musica ad ampio raggio, non proprio a 360°, ma stasera ho aggiunto qualche raggio in più, vedi mai che finisco per scoprirmi fan di Christina Aguilera! Troppo facile?

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Non è cambiato un cazzo!

Sono passati 25 anni... i terroristi sono sempre islamici, andiamo ancora in giro coi piumini (senza maniche), il culo ricoperto da un pantalone ebreo, le scarpe baffate ai piedi e ascoltiamo la musica con le cuffie (alla fine cambia solo il mezzo ma la forma rimane la stessa).
Non è cambiato un cazzo!
Doc, Marty, cosa avete fatto in questi ultimi 25 anni?
Dove siete stati, bontà divina???

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Happy Days Tom Bosley!

Spesso guardando i telefilm mi chiedo che fine abbiano fatto gli attori di quelle serie che vedevo spesso e a cui mi ci ero affezionato, vuoi per la routine o per il personaggio. Per uno di loro ho avuto la risposta. 
L'ho saputo 24 ore fa dalla mia primaria fonte di informazione, cioè il televideo. Lo scrivo adesso che ho quell'attimo di tempo il pc è ancora acceso e mi va di parlarne.
Il 19 ottobre è morto Tom Bosley.
Tom Bosley era il sig. Howard Cunningham nel telefilm ''Happy Days'',  capo della famiglia Cunningham, famiglia modello dell'America nella metà anni '50, padre del ragazzo più bravo del mondo, e padrino di un mezzo bullo e mezzo play boy dal cuore tenero, membro e forse anche presidente della prestigiosa Loggia del Leopardo (a chi non faceva ridere quel cappello, simbolo della società?).
Ma per quelli della mia generazione è stato l'immaginario di un padre ideale. Chi non lo avrebbe voluto come proprio papà, come genitore capace di ascoltare dopo una brutta giornata a scuola o dopo un litigio con gli amici o per confidare i propri problemi di cuore? Non che voglia rinnegare i miei genitori anzi, ma la figura del sig. Howard Cunningham è entrata nelle nostre case all'ora di cena per tanti anni riuscendo poi a trovare un posto anche nei nostri cuori per il suo carattere deciso ma comprensivo, espressione di un modo di fare ragionevole, posato, sereno, comprensivo e amorevole degli happy days americani, di quelli che avremmo voluto anche nella nostra realtà.
Era un volto famigliare e ricordo che quando il suo faccione bonario e simpatico appariva anche in altri telefilm (aveva un ruolo importante ne ''La signora in giallo'' ma non ho mai visto una puntata) mi sembrava avvertivo quel piacere tipico che si sente quando si incontra dopo tanto tempo una persona conosciuta e quasi mi scappava da chiedere ''Salve, Tom! Vecchio Leopardo, da quanto tempo!? Come stai? Marion tutto bene?''.
Quando ho letto la notizia nella pagina luminosa della tele ammetto di essermi intristito. Anche se tra i poteri di quella scatola c'è anche quello di non far morire davvero mai le persone, mi sento come se quegli happy days non torneranno più.
Happy Days Tom!

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Io & Marley

Chiunque abbia avuto un cane per davvero, nel senso che non se lo è preso solo perché aveva un giardino grande a cui dare un senso o per far contenta una figlia capricciosa o per seguire una moda, sa quanto un cane sa ricambiare l'affetto che è gli è stato provato senza condizioni.
Ieri sera pensavo di vedere un film prima triste e divertente, durante,mi aspettavo succedesse qualcosa di tragico e poi un happy end su un tramonto sereno.
Tutta colpa del titolo che mi ha tratto in inganno (in inglese è Me & Marley, senza le solite fuorvianti traduzioni) che mi faceva presagire una storia a due.
Tra vocazioni professionali e desideri genitoriali, il film di David Frankel (lo stesso di Il diavolo vestre Prada) parla di come nasce e cresce una coppia di giornalisti al giorno d'oggi, tra le scelte importanti da prendere, mettendo sempre al centro della storia la famiglia.
Owen Wilson e Jennifer Aniston si sposano ma preferiscono vivere nella calda Florida piuttosto che nel freddo Michigan. Lo spostamento comporta due problemi: trovare lavoro a entrambi e la casa, risolti con brillantezza grazie alla determinazione di lei e alla bravura di lui.
La Aniston è una quotata firma di un quotidiano più importante di quello che stipendia Wilson. Lui pare non accontentarsi dello spazio che gli viene dedicato e ha dubbi nel cogliere le opportunità offerte dal collega, mostra un animo inquieto e traballante mai del tutto contento di quello che sta vivendo (no, non è la mia descrizione...).
Tanto che quando i coniugi pensano a un figlio, lui si spaventa e preferisce regalarle un cane in saldo, un po' per usarlo come temporanea via di fuga alla paternità, un po' per mettersi alla prova, anche se un cane non sarà mai più difficile di un figlio.
Marley, battezzato grazie a una canzone di Bob, si rivelerà invece un cane indomabile e ingestibile, che accompagnerà la vita della famiglia nonostante le crisi della Aniston al terzo figlio che intanto ha deciso di non fare più la giornalista ma la mamma a tempo pieno, le infelicità professionali di Wilson che lo porteranno ad accettare un lavoro in un quotidiano più importante a Philadelphia.
La Aniston balla con Marley in casa invece Wilson col labrador ha un rapporto di amicizia più vero di quello col suo collega che senza dirgli niente diventa giornalista per il NYT. Wilson si confida con Marley, è il suo compagno di running e passeggiate, mentre il suo collega lo userebbe solo per fare colpo sulle ragazze in triangolo in spiaggia.
Da via di fuga temporanea Marley diventa protagonista della vita della famiglia che rimane unita, partecipa al concepimento di un figlio, gioca a basket nella piscina, aspetta i bambini che tornano da scuola in fondo la strada. Le cose cambiano nella vita ma Marley c'è sempre rimanendo al fianco dei suoi padroni, venendo amato dai suoi figli/fratelli.
Alla fine del film avrei voluto correre alla finestra e spalancarla per rivedere il cane Emy saltare di qua e di la per guardare dentro casa e più tardi salendo le scale di casa mia parlare col gatto Freccia (si, PARLARE, il mio gatto parlava, ed era anche loquace!) e sentire come gli era andata la giornata.
E' una bella storia dove la famiglia viene prima del lavoro, mi sono riconosciuto in Owen Wilson, sempre in costante disarmonia tra quello che ha e non ha ma che alla fine ottiene quello che si merita e, forse, è contento così.
Tutto quello che vorrei nella mia vita e che ancora non ho l'ho visto nei 120 minuti di durata del film. Forse anche per questo alla fine mi sono sorpreso a tracimare lacrime.

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Tutta la mia comprensione!


L'uomo inquadrato nelle due immagini qui sopra si chiama Niels Arestrup, attore francese mica tanto famoso ne' ormai tanto giovane.
Qui è fotografato sul palco degli ultimi Césars Prix, gli Oscar del cinema francese per dirla in un modo che i Galletti non gradiranno, chiamato a ritirare il premio come miglior attore protagonista per il film Il profeta, pellicola di Jacques Audiard che si è aggiudicata ben 9 statuette (film, regista, attore protagonista, speranza maschile, fotografia, scenografia, montaggio e sceneggiatura, in Italia lo dovremmo vedere dal 19 marzo).
Ebbene, Niels Arestrup più che emozionarsi sembra quasi vergognarsi: occhi bassi e tristi, mostra evidenti segni di nervosismo toccandosi le orecchie grattandosi la fronte e cercando una faccia o un posto dove appoggiare lo sguardo perso nel vuoto.
Non proprio il massimo della felicità.
A meno che non sia emozionato per un altro motivo che si chiama Leatitia Casta, invidiata moglie dell'invidiato attore italiano Stefano Accorsi.
Perché l'attrice francese che ha consegnato il premio si è presentata con una mise trasparente non fosse per un biblico albero del peccato ricamato che lascia intravedere quello che dovrebbe coprire.
Posso quindi capire tutto l'imbarazzo di Niels Arestrup che vorrebbe volentieri appoggiare lo sguardo (eh si, mica solo quello!) alla sua destra. Non so come avrei potuto reagire io al posto suo!
Di sicuro facendo un bagno di sudore in un vano tentativo di non sbavare.
Tutto il contegno richiesto ma a tutto c'è un limite!
Meno male che di cognome è Casta[1]!

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Soul Kitchen

***OCIO! IN QUESTO POST ALCUNE ANTICIPAZIONI DEL FILM***

Ad Anna l'ho confidato solo quando stavamo tornando a casa in mezzo la nebbia: temevo fosse uno di quei polpettoni etico-socio-economici che la Mostra del Cinema di Venezia apprezza come poche altre al mondo! Invece il mio lieve, a dire la verità, timore è stato spazzato via già dalle prime battute.
Soul Kitchen è la storia di chi vive nella mediocrità di chi cade spezzandosi la schiena (o quasi!) ma sa rialzarsi e va a prendersi quel che si merita.
E' un posto dove ci si ritrova si mangia e si cucina si suona e si ascolta musica ci si conosce si fa anche sesso, si racconta l'anima della cucina e l'animo umano, l'anima che anima la cucina e che sfama l'essere umano.
E' l'anima della cucina perché Shayn-Birol Unel, il cuoco dal coltello facile, non cucina schifezze banalità né 40 piatti tutti con lo stesso sapore! Ci mette la purezza del suo animo per ricercare piatti nuovi che facciano innamorare (davvero!) i clienti. "Cibo per l'animo!" rivoluzionando anche il concetto di cucina in un incontro di gusti e tradizioni che non devono alterarne la purezza (a proprio rischio e pericolo...).
E' un incrocio di persone pure che insegue il proprio ideale (positivo o meno che sia).
E l'animo deve essere puro come quello di origini greche di Zinos-Adams Bousdoukos, il sosia di Jim Morrison (che infatti cantava "Soul Kitchen" coi suoi Doors e chissà se il caso è il titolo del film o la somiglianza dell'attore col cantante!) titolare del locale che innamorato perso della fidanzata giornalista stronza ed arrivista rischia di perdere tutto quello che ha a causa di una serie di vicende una più sfigata e tragicomica dell'altra.
E' pura l'anima di Lucia-Anna Bederke, la cameriera che serve al Soul Kitchen ma che rifiuta la gestione del locale perché ha la passione per l'arte, la vera cosa che le piace!
E' pura l'anima del musicista che non si sbatte Frau Schuster che gliela offre in un piatto d'argento perché a casa ci sono moglie e due figli ad aspettarlo! E pura è pure la stessa Frau Schuster, ma non dico perché....
Non ho visto ancora La sposa turca, l'altro film molto apprezzato di Fatih Akin. Il regista turco in questa pellicola è bravo a mettere insieme autoctoni teutonici con greci misto turchi e ungheresi in una bellissima Amburgo eliminando ogni genere di frontiera, etnica culinaria o musicale che sia.
Tutti questi ingredienti conditi con ironia e senso di rivincita e passione per tutto quello che si fa nella vita fanno una film divertente che alterna momenti spassosi ad altri più assurdi e surreali a tragici (non so come definire il pranoterapista turco che sistema la schiena a Zinos...).
La musica fa da colonna sonora portante alle scene del film. E' un misto di punk jazz soul greco e tzigana non casuale e da un senso ad ogni momento della storia (si può anche sentire nel sito del film) e il Soul Kitchen alla fine si strasforma da postaccio per tipacci da piatti surgelati in un locale che offre ottima cucina e musica per l'anima.
In questo film c'è una playlist di etnie tradizioni sogni obiettivi, di piatti passione musica amore e lavoro (non dimenticandosi del mal di schiena! Ho sentito male io per Zinos!).
Tutto quello che condisce la nostra vita.
Mi piace per l'ironia con cui vengono mescolati questi ingredienti e perché alla fine ognuno trova il posto che si merita.
Chi segue una strada malandrina viene punito (almeno nella finzione cinematografica!). Chi segue la strada verso l'animo viene premiato.

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Cinema vs Cinema

Avatar che ha frantumato tutti i records d'incassi vari in un solo week end, senza considerare alcuni aspetti quali il numero delle sale dove è stato proiettato e il prezzo del biglietto per vederlo in una sala 3D, ne parlo anche io prima di andarlo a vedere.
Perché so che andrò a vederlo.
Anche se mi sta sul cazzo già da un mese. E dire che appena vista la pubblicità in una sala cinematografica questa estate (!) ho detto: "Vederlo!". Solo che come puntualmente succede quando una cosa mi piace allo stesso tempo mi scade quando ne parlano tutti.
Vabbhè battere tutti i records vari ma spero che almeno ci sia una storia sotto e dietro tutto l'ambaradan creato da quel sapientone di James Cameron con la tecnologia perché da quel che ho letto in giro pare la storia della costruzione di una base 'mericana sul suolo italico! Vuoi mica vedere che i politici che si sono piegati al progettino sono degli avatar controllati dai soldati in stile The Manchurian Candidate???
Sono noto per essere un super scettico che si diverte a smontare le realtà dei fatti per trovarci dentro l'introvabile o solo per il gusto di, oppositore dei facili esaltamenti e pieno di pregiudizi.
Devo trovare qualcosa che non va quasi per principio. Perché questo tipo di film di solito non mi dovrebbe prendere. Perché è facile rimanere impressionati da panorami inesistenti creati dalle tecnologie e commuoversi da espressioni di perfetta gioia o costernazione o rancore o dolore o meraviglia ridisegnate chissà quante volte col mouse.
Perché è facile che un film abbia successo se si investono una bella botta di milllioni di dollàri in comunicazione e comunicati stampa che invadono agenzie tg riviste e quotidiani vari.
Perché sono scettico verso i film di cui si parla tanto. Di solito se ne parla tanto perché il film ne ha bisogno, come Blair Witch Project, una cagata immane senza vergogna tanto che hanno anche fatto il 2! Se un film è bello e merita non necessita di troppa pubblicità. 
L'uomo che fissa le capre ne è una prova.
Perché vado alla ricerca di cose mie che piacciono prima di tutto a me. Se mi piacerà Avatar non mi vergognerò, forse solo un po', ma non so spiegare perché sono più contento quando mi piace, per esempio, In amore niente regole (tirato a caso!).
Pare quasi scontato che Avatar debba piacere tanto se ne parla.
Così stasera me ne vado a vedere Soul Kitchen, premio speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia l'anno scorso. No non vado a vederlo per questo motivo né mi piacciono i film dei registi barbosi politiconi altezzosi lontani dal cinema di massa ma perché si parla di cucina di scontro e incontro di popolazioni diverse e interpretato da persone vere in carne e ossa. E costa €3,50.
Poi ne racconterò (a chi poi non lo so vista la bassa scarsissima frequentazione di queste pagine). 
Spero solo che gli intenti suicidi non mi colpiscano durante questo film come hanno colpito gli spettatori dopo aver visto Avatar!
'ao!

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L'uomo che fissa le capre

Vi ricordate qualche annetto fa quando la vostra casella di posta elettronica riceveva quasi quotidianamente la stessa e-mail inoltrata dai vostri amici con l'oggetto dopo ormai infiniti F-I-FW (a seconda della lingua e del sistema) sugli incredibili effetti devastanti che aveva fatto la Guerra del Golfo sui valorosi marines del più potente esercito del mondo?
Avete fatto male a gettare quella e-mail nel cestino o a farla considerare spam dal vostro sw antivirus, perché quella e-mail è la la chiave del film!
Proprio così!
In quella e-mail si parlava di ragni carnivori (chiamati camel spiders, eccezionale!) che scorrazzavano urlando per il deserto fino ai 20km/h e saltando quasi 2mt, capaci di mordere iniettando una sostanza simile alla novocaina e strappando braccia e gambe senza potersene accorgere, del vento che faceva sibilare ogni singolo granello di sabbia alzando un lancinante canto di dolore che angosciava quei cazzutissimi soldati.
Naturalmente era tutto troppo inverosimile e passò subito come una enorme bufala, nonostante un iniziale sconcerto.
Invece qualcosa di vero forse c'è stato e lo si può intuire in questi film.
Purtroppo non erano veri ne' questi strani animali e tanto meno l'effetto sonoro della sabbia. Ma si capisce come è nata questa storia, dovuta probabilmente dallo stato psichico dei soldati. Perché per inventarsi certe cose bisogna essere allucinanti! Come i (super)eroi di questo bellissimo film.
La storia intanto è vera ed è tratta dal romanzo di Jon Ronson "Capre di guerra" (titolo originale "The men who stare at goats") e narra le vicende di un incredibilmente vero
commando psicologico, la New Earth Army, dell'esercito più forzuto al mondo, al comando di Bill Django (interpretato da un fenomenale Jeff Bridges), soldato che dopo essere stato ferito in Vietnam torna in patria e diventa un santone - più che ufficiale - hippy con l'intento di evitare altri massacri e così, tra LSD, canti, fiori e telepatia vuole combattere la guerra con strategie del tutto fuori dagli schemi tradizionali!
I soldati devono ambire a diventare dei Jedi (!), monaci dalle potenti capacità sensoriali, tra cui quella di trapassare i muri (da gustarsi il Generale Stubblebine, che tenta di passare attraverso un muro
)!
Il più abile di questi è Lin Cassady (George Clooney), uno svitato che riesce a
uccidere una capra e a persuadere il nemico a non sparare con la forza del pensiero.
La storia ha inizio a causa del tradimento della moglie di Bob Wilton (Ewan McGregor), giornalista frustrato e represso che per riconquistare la fedifraga decide di andare a seguire la guerra in Iraq.
Qui incontra casualmente il guerriero Jedi Lin Cassady e cominceranno i guai.
Il film è davvero divertente, dietro un umorismo delicato ed illogico riesce a trattare argomenti per niente comici come la condizione dei soldati in guerra, l'occidentalizzazione della Penisola Araba, il senso di responsabilità e appartenenza tipici degli americani, l'involontaria buffoneria delle persone, in una combinazione di scene inquietanti ed esilaranti al tempo stesso.
Ancora una volta George Clooney si dimostra molto attento a scegliere i progetti cinematografici a cui partecipare (qui come attore e produttore) e, come Ewan McGregor, riesce a calarsi in modo naturale sia in ruoli comici che in ruoli più seri (con lo stesso regista Grant Eslov aveva già collaborato in Good Night, Good Luck).
Jeff Bridges nei panni del santone è semplicemente fantastico, più lo vedo e più mentre era un bel po' che non vedevo Kevin Spacey, anche lui in forma e in un ruolo anomalo per lui, in un soldato Jedi (...) prima spietato come in altri suoi ruoli precedenti e poi ridicolo.
Ecco quindi come si potrebbe spiegare come nacque quella bufala dei ragni urlanti.
Come riconosce lo stesso scrittore, Jon Ronson, “La verità è in realtà molto più buffonesca di quella in cui credono la maggior parte dei sostenitori delle teorie cospirative”
.

Già il titolo di questo film ha immediatamente preso la mia curiosità e più di tutte rende questa immagine:

George Clooney intento a fissare una capra per stecchirla.

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Fair play, please!

A €2,50 il cinema prende eccome anche nelle sale dei patronati.
Così ieri sera Anna e io siamo andati al cinema a vedere "La ragazza che giocava col fuoco", secondo film della fortunata trilogia di Stieg Larsson
.

Il regista è stato molto abile (a parte qualche battuta da rivedere) a costruire un film che ti tiene sospeso fino al termine in una sequenza di scene dove l'attenzione non cala e ti inchioda alla seggiola. Un bel thrillerone insomma. O forse è la mia età ancora facilmente influenzabile e sucettibile?
Perché un thriller è un film che dovrebbe ammutolirti facendoti seguire
la suspense che altera i tuoi battiti cardiaci.
Allora cosa cazzo avevano quelle tre signore dietro di noi da continuare a commentare ogni scena?
Per favore
potreste esorcizzate l'ansia cagandovi addosso dalla paura in silenzio invece di rompere i coglioni alla gente? Al massimo stringetevi le mani va bene?
E noi due eravamo i più giovani, quelli che di solito mancano di rispetto verso i più grandi.
L'età non implica che si possa fare quello che si vuole signore mie e se volete commentare per gli affari vostri ogni singola scena di un film fatelo a casa vostra davanti un dvd (o una videocassetta se ancora non ci siete arrivate).
Alla fine abbiamo pure preso le nostre rei di non esserci spostati, neanche fossero proprietarie della sala per diretta discendenza con padre Murialdo!
Vaffanculo! Perché tu e le tue amiche dovete squittire ogni 5 secondi dobbiamo rinunciare al nostro posto comodo?
Potrei consigliare alla direzione del cinema Patronato di mettere due tariffe in modo da dissuadere certi spettatori:
Intero: €2,50
Rompi coglioni: €25,00

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