Ciao e grazie, Stan Lee


Ciao Stan Lee.
Prima o poi anche tu dovevi lasciarci e raggiungere i tuoi compagni di ventura, Steve Ditko e Jack Kirby
Ora starete disegnando storie su Gesù, San Pietro e chissà che ruolo avrete dato a Giuda.
Ma non è che invece sei scomparso com'è successo in Avangers: Infinity War e magari nel prossimo episodio ritorni, eh?


Dal tuo grande potere di creare eroi hai avuto la grande responsabilità di farci divertire e distrarre e, almeno in quei momenti in cui ci immergevamo nelle realtà che creavi, con fumetti film e cartoni animati, anche di farci ritrovare quei valori demoliti e sepolti da uno stile di vita che facciamo fatica ad accettare ma nel quale ci troviamo immersi nostro (o almeno mio) malgrado.
I tuoi personaggi non erano super robot d'acciaio, freddi giustizieri milionari o alieni, ma insieme ai poteri che gli avevi dato erano umani e anche piuttosto problematici e con debolezze tipiche delle persone più comuni.
Tu, Steve e Jack volevate dirci che tutti noi possiamo essere supereroi, perché abbiamo dei super problemi e anche delle grosse responsabilità ma grazie ai super poteri possiamo superarli.

Adesso che non ci sei più sei davvero immortale, sei una leggenda che dobbiamo ringraziare per averci dato quei supereroi nei quali ci siamo immedesimati e che tutti noi avremmo voluto e ancora vorremmo essere.
Sono mezzo giornalista e sto ancora cercando qualche ragno geneticamente modificato che mi morda, ma ho dovuto accontentarmi di un direttore e di una rivista che non si può minimamente paragonare a J. Jonah Jameson e al Daily Bugle.
Adesso che sei andato lassù, fai la cortesia di mandarci giù Logan!
Il tuo sorriso e la tua espressione bonaria, mi sembravi il nonno di tutti.
Per me eri eterno, lo saranno i personaggi che hai creato con Steve e Jack e ti sarò eternamente grato.

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Gli Smashing Pumpkins a Bologna - 18 ottobre 2018

Gli Smashing Pumpkins quasi originali hanno suonato per più di 3 ore a Bologna per una Unipol Arena strapiena. Per la quarta volta ero davanti a loro.


Sono le 3 del mattino. O della notte, il confine tra i due mondi è molto confuso a un certo punto. Soprattutto dopo un concerto che ti ha proiettato indietro nel tempo. Di oltre 20 anni, 23 per la precisione che sono quelli passati dalla prima volta che vidi il video di "Bullet With Butterfly Wings" su MTV. Da li in poi gli Smashing Pumpkins, con Mellon Collie and the Infinite Sadness, Gish, Siamese Dream, il cofanetto The Aeroplane Flies High diventeranno la colonna sonora di quegli anni, di due picche, di telefonate infinite e lettere scritte a notte fonda o sui banchi di scuola o di serate trascorse per la provincia attraversata su una Lancia Y o una Peugeot 106. Stanotte faccio più fatica del solito ad andare a letto perché sono appena tornato dal concerto di Bologna proprio degli Smashing Pumpkins e le emozioni sono ancora calde, tenute in circolo dal cuore che le sta pompando forte. 

Allora meglio cogliere l'attimo, perché la musica è qualcosa di pancia e bisogna lasciare spazio alle emozioni schiette, meglio se poi vengono condite da un sonno stanco ma molto felice. Così rispolvero il mio libretto, uno di quelli dov'ero solito trovare sfogo e rifugio, e stendere queste emozioni per non perderle nel sonno. Questo concerto, come tutti quelli che ho visto, è iniziato mesi fa e cioè quando è stata ufficializzata la data di giovedì 18 ottobre alla Unipol Arena di Bologna. Un minitour per celebrare la reunion della band (meno D'arcy). Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin di nuovo insieme in quella formazione che a metà anni 90 ha messo in ginocchio una generazione ora a cavallo dei quaranta. Quasi un privilegio rivederli live visto che Bologna è stata scelta come unica data in Italia e la seconda in Europa dopo Londra, l'altra città europea. Immediatamente dopo l'ufficializzazione della data è iniziato il giro di messaggi: Infe e Jimmy ci sono quindi bene è come se fossimo già la e il biglietto non costa la solita e ormai non più sorprendente esagerazione che ti fa bestemmiare rabbiosamente. 

Peccato avessi tralasciato quel dettaglio non tanto indifferente che non c'erano altre date in Europa e in Italia prima e dopo Londra e Bologna e quindi i biglietti sono stati venduti quasi subito. 
Non mi servirà a esercitare la professione ma meno male che quel tesserino di giornalista pubblicista conserva un'altra utilità e che Veronica & Co. al momento mi lasciano lo spazio digitale per scrivere qui
Non finirò mai di ringraziare Giacomo per avermi dato l'opportunità di assistere a uno dei più bei concerti che abbia mai visto. 

L'ultimo ostacolo è il passaggio per Bologna. Farmela in macchina da solo non mi esalta, fare la strada con uno/a sconosciuto/a non mi attira perché per me il concerto è un evento importante, al quale si va con persone fidate, con le quali sai di poter condividere ogni parola di ogni canzone oltre ad altre discussioni. Eh, sarebbe stato da andare con uno in particolare, avrebbe avuto il suo significato ma è una storia di "se" che vi risparmio. Infe però c'è e con lui ho già visto gli Smashing a Milano nel 2008 e a Padova nel 2011 e ha il cuore con l'SP tatuato nel braccio. Jimmy defeziona e anche Carlotta, l'altra sodale di concerti, purtroppo stavolta non c'è. Il vecchio Santre che sento meno di quanto vorrei ha preso la sua vita e l'ha imbarcata per Amsterdam. Il sito che commercia passaggi auto non mi aiuta proprio per niente. Ci sarebbe la compagnia di Biso ma parte troppo presto ovvero il giusto per evitare di arrivare con l'acqua alla gola. Per fortuna che Infe mi manda il messaggio perfetto: "C'è un posto e partiamo alle 18" e così mi trovo nel van camperizzato di Francesco con Davide e via. 

Arrivati all'arena le strade si dividono perché io e Infe siamo in parterre e loro sugli spalti mentre si unisce Alvise che incontriamo per puro caso alle biglietterie. Abbiamo avuto anche il tempo per un pit-stop nonostante per la prima volta nella storia dell'universo ci sia stata più fila nel bagno degli uomini che in quello delle donne, per l'entusiasta incredulità femminile. Anche se ci gioca la Virtus, l'arena di Casalecchio è un gran bel palazzo dello sport. Ci ero stato l'ultima volta nel 2000 toh guarda sempre per gli Smashing! Come il migliore degli esterni di centrocampo, partiamo dalla parte più laterale per guardagnare terreno e accentrarci piano piano e poco dopo le luci si spengono lasciandoci nell'atteso e richiesto buio. Poi sul fondale del palco appaiono le immagini che raccontano le storia degli SP tramite le copertine degli album e la loro presenza in carne e ossa addirittura: perché sul palco arrivano le bambine di Siamese Dream, con un'aria più trita di quella vista sulla cover, a dar fuoco al cuore simbolo della band, tra il tripudio dei fan.





Smashing Pumpkins reunion a Bologna - Il concerto

E poi William Patrick Corgan appare sul palco, da solo, sotto un fascio luminoso. Una visione divina. E si capisce subito quale sarà il tema, su chi sarà incentrata la serata. Non poteva essere altrimenti visto l'ego di quest'uomo tanto complicato quando capace di scavarsi nel profondo, cantando metafore della vita. 
Le prime note rispecchiano il titolo del brano: un sorriso disarmante al primo acchito, senza tregua. Alle sue spalle le combinazioni di foto di lui in gioventù e parole mettono i brividi. Se si abbinano al testo di Disarm ti assale una forte inquietudine. La stessa di quegli anni. 

E il buco nero verso gli anni 90 si è aperto. Poi una pausa. Breve. Perché la band prende il suo posto e comincia lo spettacolo. Nel senso letterale del termine e cioè di puro show, di vari cambi di abiti di Corgan che da istrionico camaleonte adatta al contesto di alcune canzoni (dalla t-shirt nera con le ossa stampate - e panciute... - alle tuniche nere e argento all'abito quasi papale finale) e alla fine saranno 31, presentate come la band ha abituato i suoi fan ad ascoltare dal vivo, con arrangiamenti inediti lasciando in sottofondo il ricordo della versione album. 

Il concerto chitarra voce con Schroeder annullato il giorno prima per le condizioni di salute di Corgan aveva preoccupato i fan: canterà? Sì, concerto confermato. Sollievo. Rocket Siva e Rihinoceros sono il trenino che porta alla cover di Space Oddity. Come per il concerto di Londra di due giorni prima, anche ieri a Bologna hanno suonato Stairway to Heaven e Landslide, quest'ultima in una versione ancora più struggente grazie alla voce della cantante e attrice danese Amelie Bruun, uscita all'improvviso per questo brano. Nei miei ricordi, questo è uno dei più malinconici della band e ieri l'ha abbinata subito dopo a Porcelina, che non sono riuscito a cantare come succede ogni volta da un triste pomeriggio. Vaffanculo, chissenefrega se più di qualche canzone estirpa ricordi agrodolci, inutile resistere al tempo e alle lacrime, lasciamole scendere perché fanno parte della serata. Penso che il pavimento del palazzetto qualche etto di sale lo avrà raccolto. 

Nonostante le preoccupazioni, la voce di Corgan non cede alla cagionevolezza del giorno prima anche se a dir la verità, nelle canzoni più melodiche, sembra un po' fuori controllo, che gli scappi via e i diversi momenti di pausa tra una canzone e l'altra e i brani cantati da Iha potrebbero confermare la precarietà dell'ugola di WPC. Che però ci da dentro quando c'è da darcene, e nella cover di Stairway to heaven lascia partire un acuto notevole e per il resto non si risparmia. 

Tenerissima la versione di For Martha, dedicata alla madre, rappresentata nel video da una ragazza che danza per l'ultima volta, prima di salutare il suo bambino per sempre e sparire tra le nuvole. 
Questo brano è stato parte di un intimo trio di canzoni insieme a Blew Away e To Sheila che ha visto Corgan (in abito bianco) su un podio a suonare il piano, in perfetta sintonia con Iha, l'altro chitarrista Jeff Schroeder, il bassista Jack Bates e la tastierista Katie Cole chiamati a completare la band. 

Immancabili brani come Zero (la cui scritta appariva ovunque nei display), Today, Bullet with the Butterfly Wings, sorprendente Soma ma mai come quel Billy Corgan in formato martire kitsch che viene fatto passere in processione in mezzo al pubblico esterrefatto. 

Alla fine sono più di 3 ore di concerto, circa 200 minuti. Alla faccia dello stato di salute di Billy Corgan che conclude in versione pontificia. 
Sul front man convergono tutte le grafiche e animazioni: quando non ci sono i collage dei video vecchi e nuovi o le presentazioni di Mark McGrath a introdurre i brani, sui display appaiono in continuazione video e immagini di WPC da bambino in diverse situazioni. Perché in fondo gli Smashing Pumpkins sono lui, lui li ha voluti lui li ha sciolti e dopo tanti anni, troppi, è riuscito a riunirli. 

Mancava la bassista D'arcy Wretzky e mi sono chiesto se quella ragazza bionda che accompagnava la raffigurazione di Corgan non fosse una dedica, ma resto indeciso se come un tributo o una burla. 
Ricollegando le canzoni e la loro storia, perché non ce ne è una che non possa raccontare la mia, con le immagini di Corgan, penso sia stato un viaggio tra i ricordi, i suoi intrecciati con quelli di ognuno di noi. 
Mi piace pensare a com'eravamo messi quando ascoltavamo nelle cuffiette o negli stereo compatti multi CD Gish o Siamese Dream: depressi teenager rabbiosi ingabbiati un po' nei cliché che ci sceglievamo e un po' nella condotta da seguire, e a com'eravamo oggi, completamente diversi, adulti, forse meno depressi e repressi, scappati dalle gabbie e con una rabbia diversa e qualche preoccupazione in più. 
Ma quelle canzoni le ascolti con lo stesso sentimento di quel tempo non ci puoi resistere. Per 3 ore siamo tutti tornati ai maglioni di lana grossa larghi, alle camice a quadroni, ai jeans sdruciti sotto i quali spuntavano gli anfibi. E' stato il mio quarto concerto degli Smashing. Nessuno di questi mi ha deluso. Di certo, questo è stato memorabile! Adesso tornano negli USA per il tour e poi chissà, con uno come William Patrick Corgan ci si deve aspettare di tutto. Spero ami gli Smashing Pumpkins tanto quanto il suo ego. L'abbraccio alla fine con Iha non è del tutto banale. Ma del futuro non c'è certezza.
 

La scaletta del concerto degli Smashing Pumpkins del 18 ottobre 2018 alla Unipol Arena Casalecchio di Reno (Bologna)

Disarm
Rocket
Siva
Rhinoceros
Space Oddity (David Bowie cover)
Drown
Zero
The Everlasting Gaze
Stand Inside Your Love
Thirty-Three
Eye
Soma
Blew Away
For Martha
To Sheila
Mayonaise
Porcelina of the Vast Oceans
Landslide (Fleetwood Mac cover)
Tonight, Tonight
Stairway to Heaven (Led Zeppelin cover)
Cherub Rock
1979
Ava Adore
Try, Try, Try
The Beginning Is the End Is the Beginning
Hummer
Today
Bullet With Butterfly Wings
Muzzle

Bis:

Silvery Sometimes (Ghosts)
Baby Mine (Betty Notes cover)



Ph. Credits: Unipol Arena


Post pubblicato su Gushmag.it

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Ebook tributo per i 20 anni della nostra adolescenza


Sono passati più di 20 anni dal primo ascolto di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins. Un fan visionario decide di realizzare un ebook per celebrare l'album e la reunion della band di Chicago. Ecco com'è nato

(almeno la mia parte).

Tutto ha inizio una notte di fine febbraio: curiosando nella timeline di una bonazza che seguo su Twitter (ma solo perché è juventina e ha a che fare col vino) scopro che ha condiviso un tweet. Questo qui: 


Come al solito me lo segno nella cartella "Da leggere" nella barra dei preferiti. A inizio marzo mi ricordo di quel retweet e vado a riprenderlo e scopro una cosa travolgente e affascinante com'era quella cosa alla quale si riferiva il tweet. Seppur 20 anni a passa prima. E come riesce a essere ancora adesso. Rob, un ragazzo di Arezzo, un paio di anni fa nonostante qualche mese di ritardo, pensa di realizzare un ebook per celebrare i 20 anni di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). 

Un ebook di racconti, 28 in tutto, uno per ogni brano di MCIS e scritti da 28 autori diversi, da chi ha amato e si è fatto straziare da quell'album, vivendolo al suo stesso ritmo tra rock rabbioso e ballate devastanti. Fanculo se non cade perfettamente con la data corretta, al tempo avrà avuto altri pensieri per la testa invece di quella pelata e indecifrabile di Billy Corgan

L'importante che abbia avuto questa idea grandiosa e non potevo leggere quel tweet con distacco.
Perché sì mi piace scrivere lo avrete capito nonostante l'incostanza che dimostro qui (ma chi vi dice che non scribacchi altrove?) ma non tanto per questa mia tendenza vizio o vezzo, vedetela come preferite. Ma perché per me e come per molti altri che a metà anni novanta si è trovato a vivere quel periodo inconsapevole e superficiale, ribelle e libertino (per chi ci riusciva, io per esempio lasciamo perdere!?), idealista e turbato, mesto e miscellaneo, alcolico e paranoico, di sviluppo e autocritica chiamato adolescenza, quell'album non solo rappresenta un pezzo di quella vita ma è la colonna sonora di ogni ricordo, che risuona dalle sponde dell'alto Adriatico a quelle a picco sull'Atlantico delle scogliere di Moher, dai giri in scooter con le cuffie nascoste sotto il grosso cappello di lana colorata comprato in gita a Praga ai viaggi in treno compiacendomi della mia malinconia, dalle passeggiata per il centro città ai karaoke improvvissati nella camera/soffitta di quello che al tempo credevo fosse il mio migliore amico. Voglio partecipare e non mi lascio perdere l'occasione. 
Non subito però, come al solito lascio decantare gli attimi nell'attesa di cogliere quello d'ispirazione. 

Che a vedere dalle email inviate deve essere arrivato qualche giorno dopo e così a inizio marzo mi decido a scrivere a Rob. Ma cosa gli scrivo? Bhe non trascendo tanto la realtà e gli dico quello che è successo e cioè che sono un suo fresco follower su Twitter (vero, infatti solo dopo aver letto il retweet della bonazza juventina che ha qualcosa a che fare col vino) e che ho letto il suo tweet riguardo "la sua iniziativa dell'ebook celebrativo dei 20 anni di MCIS degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). "Idea grandiosa. Mi piacerebbe molto partecipare, quell'album è una parte importante della mia vita." gli scrivo in modo molto originale chiedendogli quali canzoni rimangono libere, perché nel frattempo avendo lasciando decantare gli attimi qualcuna potrebbe essere andata al primo proponente. Mi risponde quattro giorni dopo dicendomi che XYU era l'ultimo che aveva e quindi rimangono le seguenti: 

- Porcelina of the vast oceans
- Tales of a scorched earth
- Thru the eyes of Ruby

Chiaro. Cosa sarebbe potuto rimanere? Avrei tanto voluto Muzzle che è la mia preferita di quell'album. Ma ovvio come la bomba da tre di Step Curry a 2 decimi dalla sirena è già stata presa, come Zero, dallo stesso Rob e solo perché ne aveva lasciate altre e se la era ritrovata nel mazzo. Avrei potuto abbandonarmi a Porcelina, se non fossi caduto in un triste ricordo di una splendida persona. Per quanto bello sarebbe stato rendergli omaggio in questo modo, lo trovavo anche difficile e la difficoltà di esprimermi e di non scadere in banalità ha avuto la meglio. Ho ri-ascoltato e ri-letto i testi delle altre due decine di volte. Sono andato a rileggermi anche le Smemo di quegli anni riscoprendo cose persone eventi persi nella polvere degli anni. Sono canzoni simili tra loro per ritmo e sentimento ed entrambe distanti dai miei gusti. Ma arrivato a questo punto, non potevo trovarmi in una situazione migliore. 

Così senza nemmeno decidere inizio a scrivere qualche riga per Tales of a scorched earth. Sarà il periodo che stiamo vivendo noi, quello che stavo vivendo io fatto di povertà disonestà mancanza di fiducia illegalità ingiustizia iniquità inquinamento nessun rispetto per nessuno arroganza immoralità falso perbenismo stupidità vantata rabbia rancore mancanza di stupore sarcasmo a secchiate (o tweetate) ignoranza e presunzione dilaganti superficialità mondanità spacciata inflazionata millantata falsità senza filtri e malvagità senza remore sconforto mancanza totale di un appoggio di un confronto di condivisione di ideali egoismo malcelato e qualcos'altro che adesso non mi viene in mente ma che non farete fatica a vedere in giro o aprendo un social media. Passo le mattinate a casa da solo, perché a quel tempo andava così, e le notti prima di andare a letto a ri-ascoltare e ri-leggere il testo. Mi vengono da scrivere due tipi di racconto che abbozzo ma l'unica cosa che mi viene voglia di fare è scappare da quelle brutte sensazioni che ho scritto poco prima e il solo modo per lasciarmele alle spalle è salire in moto, col buio fresco delle prime sere di primavera. E così nasce il mio racconto, con il quale sono molto orgoglioso di poter contribuire a questa iniziativa. Non è stata una realizzazione facile, anche Rob ha riconosciuto che era una tra le più complesse ma non ha giustamente mancato di sollecitarmi un paio di volte ma alla fine tra giri in moto di fantasia, dialoghi onirici, dribbling tra banalità e voli pindarici eccolo qui. Sabato 26 maggio, nel primo pomeriggio in compagnia di Sabato Sport su Radio1, finalmente invio il mio racconto a Rob che non perde tempo a rivedere e impaginare. 

Il 7 giugno, così come aveva cercato autori, annuncia l'uscita dell'ebook su Twitter: 


L'ebook lo potete scaricare da questo link: https://laschiumadeiblog.wordpress.com/2018/06/07/una-punta-di-malinconia-e-tristezza-mai-infinita/ dove potrete scegliere la versione che preferite. 
L'ho letto tutto, entrando nelle vite degli altri autori che hanno aperto le porte delle loro vite facendoci entrare e mostrandoci com'erano. 
Non penso sia stato semplice neanche per loro, ogni racconto è un loro pezzo di storia. Un nome, un momento, una sensazione, un pezzo di vita importante. 

Grazie a Rob che mi ha permesso di dare il mio contributo, a tutti gli altri devastati da Mellon Collie and the Infinite Sadness dalla gracchiante voce di Billy Corgan e dai casini che hanno contraddistinto una delle rock band più significative e sottovalutata degli anni '90. 
Grazie a voi che vorrete leggere questi racconti, grazie per la fiducia e buona lettura.

Articolo pubblicato su Gushmag/La Vena Chiusa 

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The Distinguished Gentleman's Ride 2018

Passata anche questa edizione di The Distinguished Gentleman's Ride. Butto giù alcuni pensieri a caldo.
E' stata la settima consecutiva per Vicenza. 
La quinta per me che avevo iniziato a organizzarla con Enrico incontrandoci sotto il portico dell'Osteria al Gallo quel pomeriggio di giugno.

Che storia quella edizione! La numero 0 per concepimento. Come per i film e gli album di musica, il primo della serie resta sempre il migliore. Ha avuto un sapore più autentico reso anche più sorprendente per l'inaspettata massiccia risposta della gente. Avevamo appena iniziato a sfruttare Facebook per invitare le persone, amici e amici di amici e conoscenti. 
Però oltre 200 moto al Piazzale della Vittoria di Monte Berico io e Enrico non ce le aspettavamo e ci sono venute le gambe molli! Ma che soddisfazione!
Se ricordo bene è stata l'ultima edizione con l'unica richiesta di iscriversi al sito. 

Dal 2015 è cambiato molto, si è iniziato a richiedere una donazione in favore della ricerca sul cancro alla prostata, alcune aziende hanno visto l'opportunità e l'hanno sfruttata.
Con ingenua onestà, non guardo gli sponsor, che faranno felici gli ideatori del DGR in Australia, quanto alla possibilità di fare del bene per gli altri per un giorno, facendo una cosa che ci piace che è andare in moto, anche se devo stringermi un nodo al collo per qualche ora, lo posso fare.
 
Oggi si è svolto il DGR 2018 e Vicenza non è mancata.
Almeno, quella parte che la organizza e partecipa, mentre è mancata quella che dovrebbe dare un po' di assistenza e appoggio. Non abbiamo contattato gli uffici del comune che di solito contattavamo ma vista l'ultima esperienza, due anni fa, abbiamo deciso che sono una perdita di tempo e non aiutano affatto nell'organizzazione anzi, la ostacolano con una fierezza nemmeno tanto velata.
Nonostante a inizio settembre avessi chiesto al sindaco di essere presente vista anche la sua passione per le moto (è un harleysta), oggi è stato previsto un blocco del traffico. Indetto con una ordinanza datata il giorno dopo l'invio della email con la presentazione del DGR. Metti pure il caso, perché io e le coincidenze sfigate ci becchiamo con una meraviglia che faccio fatica a capire, e posso comprendere gli impegni del sindaco nel frattempo, ma sarebbe stato un gesto carino se lo staff ci avesse avvisato di questa particolare situazione.
Ma nemmeno le strade chiuse ci hanno bloccato. Certo dispiace non essere potuti passare per le vie del centro città. Ma allora lo potremmo proporre per una prossima edizione.

Non sono mancate le voglie agli antipodi, di prendersi poco sul serio come di crederci veramente, indossando i primi abiti che capitano per rispondere ai crismi del distinto gentiluomo oppure di mettersi d'impegno per impressionare gli altri o semplicemente soddisfare il proprio spirito edonista. Ma va bene così, anche questi aspetti fanno parte del DGR, anzi è il sale della manifestazione.
Non sono mancate le moto fuori tema. Rispetto agli anni passati devo riscontrare che quest'anno si è capito che il DGR è un evento di nicchia dedicato a un determinato stile di moto. C'era chi chiedeva prima se con la sua moto poteva o non poteva partecipare. Un po' più di consapevolezza che fa piacere.
Non sono mancati nemmeno chi sbaglia a partecipare: non sono quelli che capitano li per caso anzi, ci sono di proposito, ma non sono presenti per il motivo più giusto, che è quello di partecipare a una raccolta fondi. 
Capisco che il DGR nasce con quello spirito goliardico di mettersi in strada sulla propria moto vestito in tiro. Ma non è più solo questo e mi spiace molto, ci sto molto male, mi fa molto incazzare, vedere persone che partecipano senza aver risposto a una richiesta che viene fatta per essere presenti ogni ultima domenica di settembre.
Non facciamo una sfilata di pagliacci in abito elegante applauditi dalle persone sorprese dal rumore potente che le fa affacciare alle finestre di casa o girare sui marciapiedi. Ci troviamo per far vedere che i motociclisti sono cosi distinti e gentiluomini che fanno anche del bene.
Se si va a vedere, sembra che ogni partecipante abbia fatto la sua donazione. Farò i miei conti perché mi piace perdermi nei numeri e nelle caselle di Excel, ma questo è un dato statistico falso. La donazione è anche libera, e accettiamo tutti, perché non possiamo rimandare a casa nessuno, ma mi chiedo se provano una piccola vergogna. Che hanno tempo fino al 31 ottobre per far sparire.
Ma preferisco pensare a quelli che ci sono sempre, che si mettono a disposizione, che passano i sabati mattina in giro per una provincia semi sconosciuta a studiare il percorso invece di godersi la splendida giornata in beata pace.
Non è mancata quella voglia di stare insieme, uomini e donne e figli, chi per la prima volta chi per la seconda. Oggi perfino un carlino (se non sbaglio).
Non è mancato chi viene da quell'edizione 0 anche se potrebbe scegliere ride più vicini e comodi e mi fa sempre un gran piacere vedere e con le quali due chiacchiere si scambiano sempre. 

Per quanto mi riguarda, questa edizione è stata la più facile da organizzare: se il luogo di partenza ormai è una tradizione (che l'anno prossimo cambierà, anticipo questa cosa qui per chi non lo sapeva ancora, ma in fondo non cambierà niente...), quello di arrivo è stato trovato subito e la strada per raggiungerla non poteva che essere quella e non vedevo l'ora di farla. Spero che i partecipanti si siano accorti dello spettacolare palcoscenico che hanno attraversato e che splendida vista avessero attorno.
Il DGR è un gran casino e a volte mettersi d'accordo è un'impresa, resa piacevole nelle serate passata con una pizza e delle birre davanti, a volte trascendendo dal motivo vero per il quale ci si trova (ricordo che una sera un paio di anni fa abbiamo mandato in vacca tutto e abbiamo parlato di tutt'altro!). Quest'anno eravamo in tre e questo ha reso le cose un po' più facili: meno teste da mettere d'accordo e un confronto più veloce.
Infatti, è stata anche l'edizione orfana di Matteo e Enrico. Soprattutto Enrico, non che Matteo sia da meno anzi, poi l'ardito ieri è stato al nostro fianco, ma perché il DGR rispecchia l'animo di Enrico e non è un caso se è stato lui a portarlo a Vicenza dal primo anno. In fondo con la Vespa organizzava già qualcosa di simile. Aveva intuito che un evento come questo mancava alla città. Però lui è una persona coerente con le sue idee e lo apprezzo molto.
Avere al fianco Matteo e Enrico gli anni passati è stato bello e stimolante e sono contento di averli conosciuti.
Il DGR è bello anche per questo: perché è una bella occasione per incontrare belle persone. 
E infatti, è stato anche l'origine dei Pochi ma Bonnisti, veri gentlemen e ladies non solo l'ultima domenica di settembre.
Niente foto quest'anno. Detesto farle con il telefono. L'unica che ho fatto è quella in fondo questo post. Purtroppo il 19 giugno qualche sconosciuto ha pensato di entrare in casa e di rubare tra le altre cose anche le macchine fotografiche. 
E' stato anche il DGR vissuto in una nuova posizione: vista l'assenza di Enrico quest'anno sono passato da moto scopa a moto di testa e non avrei proprio potuto staccarmi dal gruppo per fare delle foto.
Stare davanti è una strana sensazione, per me è una posizione scomoda: mi sono sentito responsabile degli altri 179/180 motociclisti, all'inizio guidavo col braccino, non sapevo se andavo alla velocità giusta e per fortuna avevo al fianco Domenico e Andrea che mi davano la situazione della comitiva.
Non vivere il corteo da dentro senza sentirne il rombo che ti circonda è diverso, l'ho sentito meno sotto questo aspetto. Quasi come fossi io a trainare loro e non tutte le altre moto a trasportare me come in passato. E poi quella non è una posizione alla quale sono abituato, così in vista, esposto. Non credo sia quello il mio ruolo.
Non mi resta che aspettare le foto di Mauro, Enrico, il video di Elena e Lisa. E di tutto il materiale che arriverà - spero - da chi oggi c'è stato.

Nel frattempo, finché veniva organizzata la settima edizione del Distinguished Gentleman's Ride, si pensava già all'ottava. Cambierà qualcosa, che non cambierà nulla come ho già detto. Siamo ambiziosi, e speriamo di riuscirci. 
E poi, il DGR Vicenza non ha mai deluso.
Tally Ho!

#JoinTheGentry #RideDapper #DGRVicenza


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Strada di ogni giorno

Nelle difficoltà che incontro quotidianamente per venire a lavoro, tra traffico lavoro in corso rincoglioniti assonnati al volante e cazzi vari, oggi quei quasi 40 di strada sono stati piacevoli.
Non solo perché li faccio in moto e allora quando sono in sella alla Bonnie va tutto meglio.
Ma perché ho scoperto la strada 'bassa', quella che invece di salire per Ignago e Torreselle (quella 'alta', della mia infanzia dove mio papà mi portava a passeggiare), esce da Costabissara, entra a Castelnovo e Isola Vicentina correndo a volte parallelamente alla provinciale 46 che porta a Schio. 
Perché così risparmio code, continui stop&go fastidiosi e viaggio a velocità costante e rilassata attraverso un centro abitato. 
E va benissimo, perché sono posti davvero belli, ordinati, con una buona proporzione tra costruzioni e verde dove le colline si possono ancora vedere neanche tanto sullo sfondo. Insomma uno sviluppo urbano contenuto, nel rispetto di quello che c'era prima.
Una strada che sarà comoda anche quando ahimè dovrò mettere in garage la moto nella stagione fredda.

E mi piace osservare quello che succede: nonni che portano a scuola i nipoti, mamme con i loro piccoli neonati in passeggino, ragazzi e ragazze (probabilmente studenti universitari) che escono per o tornano dalla corsa mattutina, gente che esce di casa per andare a lavoro, persone che semplicemente se la raccontano sui marciapiedi, pensionati che tornano a casa con pane&giornale, ciclisti in casco e completo in lycra (mi sono sempre chiesto che lavoro facciano perché non sono in età da pensione: possono essere di tutto, liberi professionisti, insegnanti/infermieri nel giorno libero, disoccupati, turnisti), studenti di una scuola media in uscita o che escono per le prime prove della corsa campestre (bei ricordi!).
Il ritorno non è da meno e racconta tutto quello che è successo nella giornata: nonni che vanno a prendere i nipoti al dopo scuola, mamme che passeggiano con i figli in sella alle loro fighissime balance bike, universitari/e che escono a correre per o tornano dalla corsa pomeridiana, studenti che si ritrovano o con le borse che vanno ai primi allenamenti stagionali, chi torna a casa da lavoro, chi è in giro in bici come al mattino, qualcuno tiene in mano le borse della spesa o dello shopping.
Pezzi di vita quotidiana che mi sembrano estranei a tutto quello che siamo sottoposti ogni giorno, alla velocità poco ponderata con la quale dobbiamo fare certe cose, alla mancanza di (in)formazione alla quale ci sottoponiamo e con la quale siamo chiamati a svolgere i nostri doveri, rispetto altrui non corrisposto, alle risposte e alle spiegazioni non comprese che di richiedono.
Sarà che dal mio punto di vista, dall'altra parte della visiera tutto mi sembra molto tranquillo e che dentro il casco ho percezioni ovattate neanche fosse una Pleasentville a colori. Ma anche se sono quasi 40 km, quasi 80 ogni giorno, passare per queste strade senza frenesia mi piace.

E poi questa mattina c'era lui, quel vento di phoen previsto e azzeccato che ha spazzato via le nuvole e tutta la foschia e lo sporco possibile.
I quasi 40 km verso lavoro sono in direzione nord, Schio, la Manchester d'Italia per produttività ed estensione di superficie industriale, ma anche il clima piovoso la rende molto simile alla città inglese.
Meno male Schio non ha lo stesso paesaggio di quelle zone d'Inghilterra perché mi portano sotto le montagne, all'ombra del Summano, del Pasubio, del Carega, del paradiso che sono le Piccole Dolomiti che oggi si stagliavano massicce come poche volte le ho potute ammirare, illuminate dal sole del primo mattino. 
Il mio sguardo si perdeva in un contrasto di luce e colori via via che saliva: il verde e il marrone chiaro dei prati e dei campi, il verde più scuro quasi nero dei monti e dei colli più bassi ancora in zona d'ombra, il grigio chiaro quasi bianco delle montagne di nuda roccia più alte colpite dai raggi del sole e sopra l'azzurro intonso macchiato da scenografiche nuvole bianche e grigie.
Una splendida luce bassa, all'opposto di quella del tramonto. Si infilava tra le valli per far risplendere i paesi arroccati nelle colline, che spuntavano tra i boschi fitti e si intravedono tra un capannone e l'altro. Ogni sguardo, dai massicci ai tetti ai campanili, è stata una scoperta che mi ha fatto battere il cuore più forte e intensamente. Penso si chiami emozione, di scoprire cose inaspettate.
A contrastare questo idillio, lo specchietto retrovisore mi mostrava la nebbia dalla quale ero appena uscito e che ricopriva la pianura alle mie spalle.

Sì la strada è stata piacevole ma ho fatto una fatica boia a dirigere la Bonnie verso l'azienda dove lavoro. Perché avrei voluto continuare a godermi questo spettacolo della natura nel quale ero immerso.
Mi spiaceva chiudermi in una stanza. Almeno le finestre dell'ufficio danno sui monti e ho un bellissimo panorama (anche quella del bagno, e da uomo non devo dargli le spalle!) che mi da le previsioni meteo in diretta.


Però questa mattina me la sono goduta davvero. E sono contento di avere la fortuna di essermela goduta in moto e non dentro un abitacolo. In moto è diverso, sembra di poter toccare e respirare quello che hai attorno. Di sicuro, in un modo o nell'altro, ti viene addosso e ti colpisce.
Godiamoci queste splendide giornate d'autunno, almeno finché mi permetteranno di viverle in sella alla Bonnie prima di sospendere l'assicurazione per la stagione fredda. Ma a questo ci penseremo più avanti.

Tanto per farvi capire, questa qui sotto è la foto che ho fatto questa mattina all'altezza di Malo. Purtroppo non ho (più) la macchina fotografica, accontentatevi di questa qui preso col telefono.


Capite anche voi che andare a lavoro oggi non è stato così banale e i quasi 40 km me li son fatti ingoiando moscerini.

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Primo giorno di scuola elementare

Il primo giorno di scuola elementare di Tommaso lo stavo aspettando da fine giugno, dall'ultimo giorno di asilo.
E' stato un lungo ma inesorabile avvicinamento, fatto di sporadiche battute generiche dette a Tommaso per l'occasione o scambi di opinioni con Anna all'occorrenza.

E come tutte le cose graduali questa mattina la tensione è implosa. Anna non ha potuto trattenere i lucciconi e un singhiozzo quando ho fatto la prima foto a Tommaso, io per tutta la giornata ho trattenuto dentro tutto nella mia nota incapacità di lasciar andare le emozioni.
Teresa invece era del tutto inconsapevole di quello che stava accadendo ma mi dava l'impressione - e niente niente conoscendola non ci sto andando tanto lontano - di studiare la situazione per capire quello dovrà vivere anche lei tra quattro anni. Anche se li per li era più dispiaciuta di separarsi dal suo amato fratello dopo una intera estate passata quotidianamente attaccati.
Tommaso invece ha realizzato benissimo che la sua vita stava cambiando per sempre quando siamo arrivati: espressione cupa, testa bassa sempre vicino alla gamba della mamma che è stata costretta a entrare in classe con lui.
Da quel che mi ha detto poi Anna, c'erano altri bambini in comprensibili condizioni peggiori e alla fine se l'è anche passata bene, conoscendo alcuni bambini nuovi. Insomma, superato lo shock iniziale, si sta ambientando anche se penso che il freno a mano lo terrà tirato per diversi giorni.
La maestra lo avrà preso per un bambino timido con qualche problematicità a dare confidenza. Che è anche vero ma non sa cosa le aspetta una volta che farà amicizia con gli altri bambini. Rimpiangerà quel bambino schivo e diffidente, com'è successo alle maestre all'asilo.

Intanto oggi il mio bambino (chissà se si vergognerà tra qualche anno quando leggerà queste parole. Se esisteranno ancora. Mah... mi piacerebbe però, dovrei salvare alcuni post, almeno quelli che riguardano la famiglia) ha iniziato un nuovo percorso. Piano piano è sempre meno bambino e parallelamente, forse un po' più velocemente, ne sentirò la mancanza.
Oggi è diventato un alunno e lo sarà per i prossimi 10 anni. Non glielo ho detto per non spaventarsi: ha crisi di nervi quando deve aspettare due giorni per vedere un cartone animato, figurarsi se gli prospetto cosa dovrà vivere per un periodo così lungo che non sa neanche quantificare. Povero il mio tato.

Io il mio primo giorno di scuola non me lo ricordo. Ma non so perché invece ricordo qualche giorno prima quando Marco è venuto a casa mia per conoscerci, perché era l'unico altro bambino in classe con me con altre cinque bambine, poi sei e veniva da un altro asilo.
 Esatto, nel 1984 la classe prima delle scuole elementari di Bertesina, quartiere alla periferia est di Vicenza, era di 7 bambini! L'ultima prima di quella scuola ne ha avuti due, forse tre poi ha chiuso.
Ma quel periodo era tutto più semplice: un libro e cioè il Sussidiario, che presto è diventato il Sussi, termine che ancora adesso non riesco a levarmi dai coglioni! Ma soprattutto solo due tipi di quaderni: a quadri grandi e a righe con i margini.
Nel gruppo dei genitori di prima su WhatsApp ho letto più di 20 messaggi solo per i quaderni! Il progresso non avrebbe dovuto semplificarci la vita invece di complicarcela nel modo più stupido?

Ma queste cose non riguardano Tommaso, sono cose per far incasinare i genitori ancora più del dovuto. Lui e gli altri bambini devono pensare ad altro, a divertirsi e imparare.
Perché da oggi si inizia a fare sul serio, a imparare cose serie. Lui non lo sa ancora, io si e per questo sono terribilmente emozionato. 
Ancora adesso. Sarà empatia ma più facilmente è ansia. So cosa significa avere l'angoscia di fare qualcosa che non ti piace ma ne sei costretto. Ricordo ancora le battute tristi e le risate programmate del Drive In che non riuscivano a rallegrarmi in quelle meste domeniche sere al pensiero di dover andare a scuola!
Da oggi Tommaso, come tutti gli altri bambini al loro primo giorno di scuola elementare, inizia un percorso eccitante e stimolante che gli permetterà di scoprire cose nuove. 
Ha voluto imparare a scrivere da solo e il suo nome un po' ci riesce e distingue alcune lettere. Da oggi perfezionerà la scrittura e sono curioso di scoprire la sua calligrafia. Gesù fa che non abbia quella a zampe di gallina perché mi fa diventare isterico!
E poi imparerà a leggere. La lettura è la chiave di tutto, ti apre tutte le porte che vuoi aprire, potrà imparare tante cose
E' proprio questa indipendenza che mi fa combattere tra due sentimenti opposti: la gioia di sapere che potrà fare anche da solo senza di me e la sua mamma al suo fianco che leggono e spiegano, lo sconforto provato perché scoprirà la sua autonomia e indipendenza. Tanto sperata da mamma e papà che alla fine un po' li spaventa piano piano che la ottiene. Come ho già spiegato quella volta col bob,

Se state pensando che il primo giorno di scuola elementare di Tommaso e il passaggio tra i grandi al nido di Teresa mi mettono l'ansia perché misurano il tempo che passa, vi sbagliate. Nemmeno un capello bianco mi deprime. Anzi, in mezzo a quelli rossi la mia testa diventa la bandana del Vicenza! 
Non è il passare del tempo, ma il come lasciamo che passi che mi fa incazzare.
Ma è un'altra storia e il protagonista di questa è Tommaso. Che oggi ha iniziato il suo percorso di studi. E' un bambino curioso e spero che continui a esserlo. Sempre e sempre di più. Che non smetta di fare e farsi domande e di cercare le risposte.
Gli faccio gli auguri più grandi che ogni papà possa fare a suo figlio, che insieme a Teresa resta l'unica cosa che riesce ancora a meravigliarmi.
Vai avanti Tommaso, metti più cose possibili e splendide in quello zaino e in tutti quelli che userai, non facendo quello che ti dicono di fare, ma quello che ti piace fare di più e come preferisci.




Ho scritto quattro volte scuola elementare. Per me rimarrà sempre la scuola elementare!

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La Francia campione del mondo di mediocrità

La Francia vince i mondiali di calcio in Russia battendo in finale la Croazia per 4-2 grazie a un gioco poco brillante ma molto concreto. Nulla da fare per la valorosa nazionale di Modric, Mandzukic, Perisic e del CT Dalic. Mbappé premiato come miglior giovane, a Modric il pallone d'oro di miglior giocatore del mondiale.

Francia - Croazia 4 - 2: i galletti riportano a Parigi la coppa del mondo di calcio

La Francia è campione del mondo di calcio per la seconda volta, dopo la vittoria del mondiale di casa del 1998. Alla terza finale della sua storia (è necessario ricordare la finale del 2006?), la nazionale guidata da Didier Deschamps batte la Croazia in una partita che rispecchiato l'andamento dell'intero torneo. È stato un mondiale mediocre e ha vinto una squadra mediocre. Ognuno è libero di vederla come pensa, ma il calcio non è soggettivo e non ricordo una qualità peggiore di questa edizione.

Ha vinto una squadra che ha avuto un percorso difficile: dopo un girone vinto con più difficoltà di quanto preventivato, agli ottavi ha mandato a casa l'Argentina con quattro-peri-quattro nella saccoccia, ai quarti si è sbarazzata dell'Uruguay fortunatamente per lei orfana di Cavani e in semifinale ha ridimensionato il Belgio. La Francia non ha giocato un bel calcio, ma ha saputo fare meglio: esprimere il gioco che serve in una competizione come il campionato del mondo di calcio. Ha avuto il merito di capire i propri limiti e di limitarli, mettendo in risalto le sue caratteristiche migliori sapendo che un mondiale non si vince con lo champagne ma col cabernet. Deschamps, che evidentemente qualcosa di calcio capisce, non si e perso in chiacchiere né ha cercato di imitare la Spagna, non avendo le caratteristiche. Altri ci hanno provato tornando a casa. Il mondiale non richiede tanti tatticismi ma sani principi di cinismo e opportunità. I francesi si sono dimostrati campioni del mondo in questo.

La Croazia ha fatto un percorso inverso: ha vinto il girone di qualificazione a punteggio pieno, giocando da favola con 7 gol segnati e 1 solo subito, dall'Islanda, strapazzando l'Argentina con un secco 3-0 dimostrando la superiorità della squadra sul valore del singolo. Nella fase ad eliminazione diretta ha sofferto in modo inaspettato finendo ai rigori sia contro la Danimarca agli ottavi che contro la Russia ai quarti, giocando altri due supplementari contro l'Inghilterra in semifinale.
È retorica dire che le partite sulla carta sono tutt'altra cosa ma non penso che molti si aspettassero di restare per più di due ore davanti alla televisione ogni volta, dopo quel girone di qualificazione. Alla fine la Croazia ha giocato sei tempi supplementari che sommati equivalgono a un totale di una partita regolare in più. Non è un fattore banale: le energie fisiche e psichiche spese, soprattutto con i calci di rigore, sono state tante.
Non so se contro la Francia abbiano pesato ma di certo, visto anche un giorno in meno di riposo rispetto ai francesi, ne avrebbero anche fatto a meno. Ma non ce l'hanno fatta e questo dimostra certi limiti, più mentali forse, che potrebbero essere imputabili al CT Zlatko Dalic, che pecca di esperienza ad alti livelli e ad alta pressione: infatti dopo la Serie A croata e albanese, dal 2010 al 2017 ha allenato in Arabia ed Emirati Arabi e solo dall'anno scorso allena la nazionale a scacchi bianco-rossi. Qualcuno in panchina ci vuole sempre d'accordo, ma giocatori come Lovren, Vrsaljko, Rakitic, Modric e Mandzukic ci possono arrivare anche da soli in finale.


Onore alla Francia, non sempre vince il migliore ma chi vince è il migliore

Stanchezza, esperienza, fame (chi non ne ha quando si gioca una finale dei mondiali?), talento, tante cose che pesano in una finale mondiale, (non) quanto la fortuna. La Francia ha avuto anche quella dalla sua parte nella finale: l'autogol di Mandzukic, il rigore dato dal VAR per il fallo di mano di Perisic (curioso, i due che poi hanno deciso la semifinale e segnato in finale, croci e delizie), poi due gol sfruttando la propria freschezza e la leggerezza avversaria nel valutare la situazione e, a rivedere la sintesi, le gambe molli e la testa pesante dopo maratone psico-fisiche.

Non sempre vince il migliore. Anzi. Non sempre chi vince è il migliore, ma la Francia è stata migliore nell'interpretare ogni partita o il torneo. Ha giocato meglio degli avversari, ma comunque non bene. Ma solo nel modo migliore per vincere i mondiali di calcio.
Se le partite della Francia le avesse giocate l'Italia, sarebbe stata etichettata dalla stampa nazionale e internazionale come la solita nazionale catenacciara e contropiedista. Ma la stampa sa(peva) solo scrivere. E Deschamps ha giocato in Italia e deve aver imparato qualcosa.

Per finire, onore proprio a Didier Deschamps: è riuscito a vincere la coppa del mondo di calcio sia da giocatore (capitano della nazionale nel 1998) che da allenatore. Prima di lui ci erano riusciti solo Mario Zagalo col Brasile (Svezia 1958 e Cile 1962 da giocatore, Messico 1970 - purtroppo - da allenatore) e Franz Beckenbauer con la Germania (Germania Ovest 1974 da giocatore e Italia 90 da allenatore). Bruno Pizzul direbbe: "Applausi!" e direi che sono tutti meritati.


Cheppalle però la Francia! L'unico merito che ha avuto è stato quello di unire la stragrande maggioranza del popolo italiano (non penso solo calcistico) nel tifare contro se stessa.



PS: una curiosità. La Francia aveva un amuleto. Un porta fortuna che pochi posso vantare. Un giocatore che ha vinto 10 finali ogni volta che ha messo piede in campo. Raphael Varane, difensore del Real Madrid, con le Merengues infatti ha vinto 10 finali (1 Coppa del Re nel 2014; 4 (!!!) Champions League: 2014, 2016, 2017 e 2018; 3 Supercoppe UEFA: 2014, 2016 e 2017; 3 Mondiali per club: 2014, 2016 e 2017). Con la vittoria nella finale dei campionati del mondo di calcio fanno 11 vittorie in finale. Ci sarebbe anche la Supercoppa spagnola del 2012, ma all'andata era in panchina e al ritorno nemmeno convocato. Ha comunque portato fortuna ai suoi compagni. Va bene che potrei vincere anche io una finale giocando nel Real, ma 10 sono tante. Forse, invece di spendere centinaia di milioni di euro per Cristiano Ronaldo, la Juventus se la sarebbe potuta cavare con molto meno con Varane. Non farà vendere magliette, ma vuoi mettere come ti sa riempire una bacheca? E ha solo 25 anni!  


Ph. Credits: Facebook/FIFA World Cup

Articolo pubblicato su Gushmag/La Vena Chiusa 

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