Dear Kobe

Dear Kobe,

hai la mia stessa età, sei papà e marito come me. Solo per queste cose in comune, potrei considerarti un amico a distanza insieme al quale guardare le partite di basket sul divano.
Ami lo sport come me, io ho amato il calcio, tu il basket. Solo che tu sei diventato una leggenda del tuo sport in tutto il mondo, mentre io del mio nemmeno in casa mia ero famoso.
Mi hai strappato delle lacrime con quella tua "Dear basketball", perché pensavo l'avrei potuta scrivere anch'io. Con l'unica differenza che nessuno mi avrebbe dato attenzione, figuriamoci una statueatta! 
Hai passato una stagione a emozionare i palazzetti degli Stati Uniti e i tuoi fan in tutto il mondo. Ma anche tutti quelli a cui sei stato sulle palle. Perché non ti si poteva non ammirare in campo. Non eri amato da tutti, ma avevi tutto il loro rispetto.
Da quando la magica squadra di Chicago è scomparsa mi sono allontanato dalla NBA. Poi però sei apparso tu e mi hai fatto tornare la voglia di stare sveglio la notte. Sì, ci sono stati Wade, Anthony, Nash, Melo, Iverson bravi tutti... ma tu eri diverso e ho pensato che valesse la pena perdere qualche ora di sonno.
Grazie Kobe!
Sono stati anni fantastici. In campo eri un po' un bullo, ma lo so com'è in partia, in parte è atteggiamento e in parte è carattere e se non ne hai, se nelle vene non ti scorre l'ossessione per la vittoria, quella foga competitiva, non succede nulla di quello che è successo a te.
Come quegli 81 punti. Ottantuno per la miseria! Era il 22 gennaio 2006. Nessun altro grande della NBA ci è riuscito.

Questa sera, guardando distratto una partita di calcio, ho sentito la voce del telecronista indurirsi annunciando una notizia tragica: sei morto in un incidente, l'elicottero è precipitato e insieme a te si è portato via altre persone, tra le quali anche tua figlia Gianna Maria Onore (nome italiano, come tutte le tue figlie).
La partita ha perso tutto quel poco di interesse che aveva, dopo aver esclamato "Eh? Cosa?!" non ho più detto una parola. Ho solo cercato smentite che non ho trovato.

Sei una di quelle persone che tutti considerano immortali. Perché sei un campione del basketball e lo resterai per sempre. Come Dino Meneghin, per intenderci. E i campioni sono immortali. Come i supereroi. Restano nel cuore e nei ricordi delle persone per tutte quelle cose fantastiche che hanno fatto in campo.
Ma Kobe, tu sei quel ragazzo con un calzetto su e uno giù, mica sei un supereroe, per quanto figo tu sia e per quanti addominali tu possa avere!
Trovo del tutto assurdo morire in un incidente con l'elicottero. Forse perché non c'entra niente col basket, forse perché è l'ultimo posto dove ti potrei immaginare. Cosa ci facevi in un elicottero? Ci ho volato 2 volte in elicottero e sono state due esperienze da paura e quando sono sceso ho detto che non ci sarei mai più salito. Comprati una bella macchina robusta e sicura, piuttosto!
Facciamo l'errore di credere che certe persone siano immortali. DI solito quelle che ci sono vicine, fisicamente o sentimentalmente. Ma nessuno lo è. Nemmeno uno come te. E quando succedono, queste cose sono una mazzata tremenda.

Solo perché siamo coetanei, ti immagino come un amico, una specie di amico a distanza col quale vedere le partite dei nostri idoli della NBA con una fetta di culo appoggiata sul margine del divano, pronti a scattare per una giocata di MJ, di Pat, del Postino, commentati dalla voce estasiata di Dan Peterson. Oooh yeah!
Non mi sono sentito solo nemmeno quando hai alzato dal divano quel pezzo di culo per indossare la maglia giallo-viola della mia squadra preferita, senza neanche passare per l'università. Li avevo capito che una cosa era vera: che nel parquet avrebbe messo piede un nuovo campione della pallacanestro. E credo lo sapevi anche tu, dove saresti arrivato, vero!?
Così ti ho sempre seguito, per tutti e 20 gli anni. Nel bene e nel male, in campo e fuori. Come si fa a non seguire un amico, anche se sei un amico a distanza? E hai sempre dimostrato la tua forza di volontà.


Mi sono sentito più triste del solito quando ti sei ritirato, perché ho seguito la tua storia dall’inizio. Figurarsi se si tratta di un ragazzo che guardava le partite di basket insieme a me, seduto così sul divano. Non torneremo a sederci allo stesso modo sul divano, con le chiappe sull’orlo, per vedere tornare Curry dopo l'infortunio e le magie di Doncic o se Leonard si riconfermerà ad alti livelli anche nella tua città.
Perché te ne sei andato per sempre adesso.
Una cosa è uscire dal campo, un'altra è andare via così! Non trovo giusto perdere un amico a distanza così, come perdere un marito, una figlia, un padre, in questo modo.


Ciao dear Kobe, sei una leggenda. E le leggende si sa, non muoiono mai.
Rest in peace, Mamba!


   

"Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe!"

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Olimpiadi Invernali 2026 a Milano. E anche Cortina


Il binomio Milano e Cortina riesce ad aggiudicarsi le Olimpiadi Invernali 2026. Come al solito, devo trovare la pagliuzza che da fastidio. Per esempio, potrebbero chiamarsi Olimpiadi d'Italia. Ecco perché.

Vittoria di Milano e Cortina per le Olimpiadi Invernali 2006

Il CIO ha deciso: le Olimpiadi Invernali 2026 si faranno in Italia, a Milano e Cortina. Il binomo tricolore ha battuto la candidatura presentata dalla Svezia con Stoccolma-Åre. Così i Giochi Olimpici tornano in Veneto dopo 70 anni: infatti fu sempre Cortina a ospitarli nel 1956 e fu la prima volta dell'Italia. La seconda fu Torino nel 2006. 
Contenti tutti, si festeggia ovunque, all'ombra delle Dolimiti e a quella della Madonnina. Per come al solito il mio spirito critico prevale, anzi sovrasta quello patriottistico. 
Perché non posso fare a meno di osservare le cose da una angolazione diversa. Perché non sono uno di quelli che sale nel bus dei vincitori come ha detto il presindete del Veneto, Zaia. Così gli rompo le palle giù dal bus. 

Evoluzione dei Giochi Olimpici 2026: Milano e Cortina, o Olimpiadi d'Italia?


Dovevano essere le Olimpiadi di Cortina, in origine. 70 anni dopo la prima edizione, che era anche la prima per una città italiana. 
Gli ampezzani avevano presentato per primi la candidatura, forti anche della loro posizione di organizzatori dei Campionati mondiali di sci alpino del 2021
Poi però si è messa in mezzo Milano. Isterica e egocentrica, non poteva venir messa da parte. Se si fa qualcosa in Italia, deve essere fatta a Milano. Olimpiade Invernale di Cortina compresa.  
Torino si è sentita trascurata e quindi è scesa in campo anche lei, nonostante un sindaco proveniente da un movimento contrario a qualsiasi cosa e soprattutto a qualsiasi cosa possa generare sospetti favoreggiamenti e quant'altro di malevolo possa succedere in Italia. 
Perché a quanto pare tutto, o se va bene il 99% delle cose che si fanno in Italia, non si fanno mica per niente, ma nemmeno per portare un vantaggio alla Nazione. Macché, ci si sbatte per favorire sempre i soliti e il giro di bonifici o valigette parte in grande anticipo. Il nuovo stadio della Roma vi dice niente? Il ponte di Genova nemmeno? Non si fa a tempo a parlarne che la cosa puzza. Tra poco gli avvisi di garanzia partono prima delle mazzette. 

Comunque sia, il presidente del CONI Malagò, democristianamente o per non evitarsi eccessivi sbattimenti di zebedei, ha deciso di unire Torino, Milano e Cortina. Tre città guidate da tre parti politiche differenti. Alla fine Torino ha fatto l'offesa e si è ritirata. C'è stato un tira e molla tra le altre due perché alla fine ci si chiedeva, piuttosto lecitamente, che c'azzeccavano. Ma alla fine ha vinto la convenienza, piuttosto del patriottismo, sul campanilismo. 

E siccome Milano non ha le montagne e Cortina da buona città veneta deve farsi trattare male e stare muta, i Giochi Olimpici invernali 2026 mica si svolgeranno solo in queste due città. No, sarà una Olimpiade Invernale a quattro: Milano; Valtellina; Cortina; Val di Fiemme, indicate nel dossier di candidatura in questo preciso ordine, per altro. 
Quindi con gare di sci alpino maschile a Bormio e femminile a Cortina. Ci sarà una puntatina ad Anterselva per le gare di biathlon. 
La cerimonia di inaugurazione e quella di chiusura? Rispettivamente allo stadio San Siro a Milano e all'Arena di Verona. Banale, no?! 

Allora, visto che coinvolge tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige) non si faceva prima a chiamarle Olimpiadi Invernali d'Italia

Milano e Cortina 2026: Italia davvero unita?

 

Mah, si chiamerebbero Olimpiadi Invernali d'Italia se fossimo davvero uniti e ci fosse anche Torino.
I siti dei quotidiani, i loro giornalisti ei propri account social e i politici di tutte le posizioni, si sono prodigati in leccaculissimi odi all'unione che fa la forza, alla vittora di un Paese che vince se è unito (e infatti... forse 2 volte ogni secolo). 
Siamo un Paese così unito che il presidente del Veneto e il sindaco di Milano nemmeno si sono abbracciati subito dopo la proclamazione. Mi aspettavo quantomeno una vigorosa stretta di mano d'ordinanza tra Zaia e Sala e invece neanche questa. Zaia ha abbracciato Malagò e Evelina Christillin, ma Sala no.

Siamo un paese così unito che il logo di MilanoCortina2026 ricorda di più il duomo di Milano che la cornice dolomitica che circonda Cortina. Almeno è stato sviluppato internamente al CONI e a budget zero, ma si poteva fare di meglio. Capisco tenere il progetto il più low-cost possibile, ma almeno considerare che poi quel logo, andasse di culo com'è andata oggi, lo devi vendere con gadget e merchandisign vario. 
Vabbhé, se non lavoro al CONI e non sono responsabile marketing e-e/o comunicazione di grandi aziende e-e/o organizzazioni un motivo ci sarà, no?! 

Comunque sia, abbracci, strette di mano, loghi... è meglio continuare a essere ipocriti e approfittatori, a starsene ben saldi sul carro buono, a tenersi stretto quello che si ha e a non rischiare. Dalle mie parti si dice "Chi va dall'osto, perde il posto", ovvero ocio che se ti alzi e vai via per altri motivi poi perdi il posto. 
Quindi oggi abbiamo vinto tutti. Anche io. Devo ancora capire cosa ma ho vinto. Per questo mi sono bevuto una meritatissia Peroni. E chi se ne frega se dal 1988 non è di proprietà italiana (se la sono passata Danone, poi Anheuser-Busch InBev e adesso Asahi Breweries). La fanno in Italia e tanto basta. Italianissima.

A me sembra più l'Olimpiade di Milano. Sui profili social il video di Linsday Vonn che dice, testualmente, "votate Cortina" e parla del bel posto e della sua bella gente, viene riportato come un appoggio a MilanoCortina.
Sogna con noi... Lindsay Vonn
La grande sciatrice americana Lindsey Vonn tifa a gran voce #MilanoCortina2026! Il tempo stringe e le #Olimpiadi2026 sono il sogno che vogliamo realizzare insieme... #DreamingTogether Regione Lombardia Regione del Veneto SportGoverno Cortina d'Ampezzo Antholzertal / Valle Anterselva Bormio Tourism Val di Fiemme Livigno Lindsey Vonn
Pubblicato da MilanoCortina2026 su Venerdì 21 giugno 2019
In un post di oggi si avvisa che nella nuovissima, modernissima, inflazionatissima Piazza Gae Aulenti ci sarà un maxi schermo per vedere la diretta da Losanna. Grazie, e a Cortina invece? 
Nell'ultimo periodo, ho visto più coinvolto dai media il sindaco di Milano, Saia che il presidente della Regione Veneto, Zaia o il sindaco di Cortina, Ghedina. Da veneto, ho il presentimento che finiremo come sempre allocchi, cornuti e mazziati e saranno solo i Giochi di Milano. 

La mia città, Vicenza, esulta e già si sente valorizzata da questo evento. Già. Mi viene in mente quello che successe per il Giubileo del 2000: mai visti così tanti lavori, pubblici e privati, per la città, perché chissà quanti pellegrini grazie alla Madonna di Monte Berico. Non occorre vi dica cosa (non) successe, vero!? 
Facendo due conti, Vicenza non è così al centro di queste Olimpiadi. 
Ci vogliono circa 3h30 per Bormio. 
Più di 2 ore per raggiungere Cortina, la Val di Fiemme e la barriera (neanche entrare in città) di Milano. 
E tra la A27 d'Alemagna, la A22 del Brennero, la A4 Milano-Venezia non so quale sia peggio, mentre sono troppo sfigato per conoscere i collegamenti per Bormio. 
Nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio circostante, mi aspetto che il sistema autostradale e dei trasporti in generale venga migliorato! Ah, ma grazie al/la TAV, sulla Milano-Vicenza risparmi ben 5 minuti 5 e sei in pole position! Sempre che nel 2026 la linea sia pronta... Per altro, immagino gli spostamenti di atleti, delegati, giornalisti etc. E meno male che sarnno "I Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre", come indicato nel dossier di candidatura

Ha vinto il sistema Paese che se unito.... ('se' unito, non 'quando', c'è una certa differenza). 
Vabbhé, io qui stacco. Al 2026 mancano sei anni e mezzo.      



Post pubblicato originariamente su Gushmag/Vena Chiusa.


Ph. Credits: twitter.com/milanocortina26

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Non si molla fino al fischio dell'arbitro

Sto pensando a quei giornalisti che avevano già pronto il pezzaccio sulla finale di Champions League tra Barcellona e Ajax, ricco di slinguazzate al tichi-taca, al dio Messi, al calcio olandese libero giovane e fricchettone e forse aspettavano solo di cliccare su Pubblica o Invia per spedirlo alla redazione.
E invece... e invece forse man mano che il tempo trascorreva hanno iniziato a riscriverlo daccapo. Perché nel calcio, come tutti gli sport, la parola fine arriva solo all'utlimo soffio dell'arbitro. Liverpool - Tottenham se la sono meritata tutta. Due rimonte possibili per quanto incredibili, entrambe hanno ribaltato un 3 a 0. I Reds hanno avuto 90 minuti di tempo per fare quei 4 necessari e i tifosi del Liverpool ne sanno qualcosa di rimonte pazzesche, dallo 0-3. Cose turche! E guarda caso - si fa solo per dire - Wijnaldum ha marcato la doppietta ai minuti 54 e 56 che sono poi gli stessi dei gol di Gerrard e Smicer nella finale di Champions League del 2005 contro il Milan.
E inoltre ha battuto 4-0 una squadra che fino a poco prima dell'inizio della partita era considerata imbattibile, che li aveva demoliti all'andata (anche se sono più convinto sia state più le colpe dei giocatori di Klopp), che ha Messi che nessuno riesce a fermare. Ed era senza giocatori fondamentali come Firmino e Salah. Ecco. Due gioielli dell'attacco di Anfield. Ma se non sono i giocatori, è Enfield la forza del Liverpool. This is Anfield  è la scritta posta sopra l'ingresso dei giocatori al campo. Un monito per gli avversari, stanno per entrare nella selva oscura. Un incoraggiamento per i padroni di casa, che sanno di avere dalla loro parte uno stadio tutto per loro e che non li mollerà mai. Mai.

Gli Spurs hanno girato la partita in meno di un'ora perché Ziyech aveva infilato il 2-0 al 35°, portando il risultato complessivo sul 3-0 per l'Ajax complicando moltissimo le cose per la squadra di Pochettino. Anche a loro mancava il calibro grosso davanti, visto che Kane è ancora infortunato. Ma se non c'è lui ci pensano gli altri. Ci ha pensato Lucas Moura.
Li avete visti bene i primi 2 gol?
Nel primo ha recuperato 3 metri di svantaggio sull'avversario ma è arrivato prima di lui sul pallone e ha segnato. Nel secondo ha recuperato palla, l'ha difesa, ha cercato lo spazio per tirare e ha segnato. Ci vuole una certa qualità, quello sì, ma questa si chiama soprattutto fame, determinazione, voglia di arrivare primo di vincere, è crederci finché non si ha più forze.

Non penso che queste due semifinali abbiano cambiato il calcio o la Champions League. Casomai ci hanno detto come affrontare le partite. Nel calcio puoi avere i piedi migliori di tutti, ma se dietro non hai una squadra che ti sostiene (andatelo a chiedere a un portoghese qualsiasi) non vinci una pippa. O al massimo lo scudetto. Puoi essere considerato il dio del calcio, ma se tu e i tuoi compagni entrate in campo con la testa da tutt'altra parte, ne prendi 3 come niente e del quarto nemmeno ti accorgi perché chissà a cosa cazzo stavi pensando invece di evitare di fare la figura di merda del secolo. Carattere, determinazione, forza di volontà, organizzazione (spesso) contano più dei piedi.
Liverpool e Tottenham lo hanno dimostrato, magari ne paga un po' la qualità che può essere trascurata, ma non dimenticata.
Puoi avere un armadio di palloni d'oro ma se in campo ti trovi contro Origi che non ha vinto una cippa e ha fame e tu non sei concentrato o non hai la determinazione giusta alla fine perdi. Puoi essere la squadra rivelazione che tutti celebrano perché ci si stupisce di chi fa bene il proprio lavoro senza pensare che nessuno è imbattibile, ma se gli ultimi minuti non tieni mentalmente ti fai infilare da uno che sembra un magazziniere extra comunitario conosciuto in cooperativa.
Il bello del calcio è anche questo. A volte vince chi ha più voglia e ci crede di più. Il più umile sul più esaltato (capitelo come vi pare, fa lo stesso).

 Se penso che il presidente del Tottenham è Daniel Levy, ex manager del Vicenza Calcio dopo l'era d'oro di Pieraldo Dalle Carbonare, sto male. Spesso mi chiedo cosa sarebbe successo, dove sarebbe e come il Vicenza Calcio se la vicentinità non avesse costretto la proprietà inglese a fare le valige. Ma anche questo è un altro discorso, molto doloroso.

 Adesso si parlerà di calcio inglese fino allo scioglimento degli zebede. Visti gli allenatori e i giocatori stranieri però, credo sia più corretto dire 'sistema calcio inglese', fatto di stadi che rendono tantissimo, da incassi da merchandising ufficiale (e non quello tarocco delle bancarelle che si sono fuori dai nostri stadi pericolanti) e da sponsorizzazioni decine di volte quelle dei nostri club, che permettono una gestione societaria più sicura e forte. Non voglio parlare di numeri, quelli li trovate su siti dedicati al business sportivo. Ma ancora una volta, di organizzazione, gestione, questa non è sportiva ma manageriale. Non penso fossero stati in molti ad aspettarsi una finale inglese.

Le squadre inglesi non mollano mai, aspettiamoci una finale infinita.

Nigel Farage avrà un crampo alla mandibola a forza di sghighanzzare e chissà non gli sia partito un elicottero. Theresa May invece me la immagino con un espressione d'orgoglio, magari dopo aver fatto il gesto dell'ombrello all'Europa.
Aspettando Arsenal e Chelsea in Europa League, anche sul campo da calcio, l'Inghilterra tiene l'Europa per le palle.

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Ciao e grazie, Stan Lee


Ciao Stan Lee.
Prima o poi anche tu dovevi lasciarci e raggiungere i tuoi compagni di ventura, Steve Ditko e Jack Kirby
Ora starete disegnando storie su Gesù, San Pietro e chissà che ruolo avrete dato a Giuda.
Ma non è che invece sei scomparso com'è successo in Avangers: Infinity War e magari nel prossimo episodio ritorni, eh?


Dal tuo grande potere di creare eroi hai avuto la grande responsabilità di farci divertire e distrarre e, almeno in quei momenti in cui ci immergevamo nelle realtà che creavi, con fumetti film e cartoni animati, anche di farci ritrovare quei valori demoliti e sepolti da uno stile di vita che facciamo fatica ad accettare ma nel quale ci troviamo immersi nostro (o almeno mio) malgrado.
I tuoi personaggi non erano super robot d'acciaio, freddi giustizieri milionari o alieni, ma insieme ai poteri che gli avevi dato erano umani e anche piuttosto problematici e con debolezze tipiche delle persone più comuni.
Tu, Steve e Jack volevate dirci che tutti noi possiamo essere supereroi, perché abbiamo dei super problemi e anche delle grosse responsabilità ma grazie ai super poteri possiamo superarli.

Adesso che non ci sei più sei davvero immortale, sei una leggenda che dobbiamo ringraziare per averci dato quei supereroi nei quali ci siamo immedesimati e che tutti noi avremmo voluto e ancora vorremmo essere.
Sono mezzo giornalista e sto ancora cercando qualche ragno geneticamente modificato che mi morda, ma ho dovuto accontentarmi di un direttore e di una rivista che non si può minimamente paragonare a J. Jonah Jameson e al Daily Bugle.
Adesso che sei andato lassù, fai la cortesia di mandarci giù Logan!
Il tuo sorriso e la tua espressione bonaria, mi sembravi il nonno di tutti.
Per me eri eterno, lo saranno i personaggi che hai creato con Steve e Jack e ti sarò eternamente grato.

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Gli Smashing Pumpkins a Bologna - 18 ottobre 2018

Gli Smashing Pumpkins quasi originali hanno suonato per più di 3 ore a Bologna per una Unipol Arena strapiena. Per la quarta volta ero davanti a loro.


Sono le 3 del mattino. O della notte, il confine tra i due mondi è molto confuso a un certo punto. Soprattutto dopo un concerto che ti ha proiettato indietro nel tempo. Di oltre 20 anni, 23 per la precisione che sono quelli passati dalla prima volta che vidi il video di "Bullet With Butterfly Wings" su MTV. Da li in poi gli Smashing Pumpkins, con Mellon Collie and the Infinite Sadness, Gish, Siamese Dream, il cofanetto The Aeroplane Flies High diventeranno la colonna sonora di quegli anni, di due picche, di telefonate infinite e lettere scritte a notte fonda o sui banchi di scuola o di serate trascorse per la provincia attraversata su una Lancia Y o una Peugeot 106. Stanotte faccio più fatica del solito ad andare a letto perché sono appena tornato dal concerto di Bologna proprio degli Smashing Pumpkins e le emozioni sono ancora calde, tenute in circolo dal cuore che le sta pompando forte. 

Allora meglio cogliere l'attimo, perché la musica è qualcosa di pancia e bisogna lasciare spazio alle emozioni schiette, meglio se poi vengono condite da un sonno stanco ma molto felice. Così rispolvero il mio libretto, uno di quelli dov'ero solito trovare sfogo e rifugio, e stendere queste emozioni per non perderle nel sonno. Questo concerto, come tutti quelli che ho visto, è iniziato mesi fa e cioè quando è stata ufficializzata la data di giovedì 18 ottobre alla Unipol Arena di Bologna. Un minitour per celebrare la reunion della band (meno D'arcy). Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin di nuovo insieme in quella formazione che a metà anni 90 ha messo in ginocchio una generazione ora a cavallo dei quaranta. Quasi un privilegio rivederli live visto che Bologna è stata scelta come unica data in Italia e la seconda in Europa dopo Londra, l'altra città europea. Immediatamente dopo l'ufficializzazione della data è iniziato il giro di messaggi: Infe e Jimmy ci sono quindi bene è come se fossimo già la e il biglietto non costa la solita e ormai non più sorprendente esagerazione che ti fa bestemmiare rabbiosamente. 

Peccato avessi tralasciato quel dettaglio non tanto indifferente che non c'erano altre date in Europa e in Italia prima e dopo Londra e Bologna e quindi i biglietti sono stati venduti quasi subito. 
Non mi servirà a esercitare la professione ma meno male che quel tesserino di giornalista pubblicista conserva un'altra utilità e che Veronica & Co. al momento mi lasciano lo spazio digitale per scrivere qui
Non finirò mai di ringraziare Giacomo per avermi dato l'opportunità di assistere a uno dei più bei concerti che abbia mai visto. 

L'ultimo ostacolo è il passaggio per Bologna. Farmela in macchina da solo non mi esalta, fare la strada con uno/a sconosciuto/a non mi attira perché per me il concerto è un evento importante, al quale si va con persone fidate, con le quali sai di poter condividere ogni parola di ogni canzone oltre ad altre discussioni. Eh, sarebbe stato da andare con uno in particolare, avrebbe avuto il suo significato ma è una storia di "se" che vi risparmio. Infe però c'è e con lui ho già visto gli Smashing a Milano nel 2008 e a Padova nel 2011 e ha il cuore con l'SP tatuato nel braccio. Jimmy defeziona e anche Carlotta, l'altra sodale di concerti, purtroppo stavolta non c'è. Il vecchio Santre che sento meno di quanto vorrei ha preso la sua vita e l'ha imbarcata per Amsterdam. Il sito che commercia passaggi auto non mi aiuta proprio per niente. Ci sarebbe la compagnia di Biso ma parte troppo presto ovvero il giusto per evitare di arrivare con l'acqua alla gola. Per fortuna che Infe mi manda il messaggio perfetto: "C'è un posto e partiamo alle 18" e così mi trovo nel van camperizzato di Francesco con Davide e via. 

Arrivati all'arena le strade si dividono perché io e Infe siamo in parterre e loro sugli spalti mentre si unisce Alvise che incontriamo per puro caso alle biglietterie. Abbiamo avuto anche il tempo per un pit-stop nonostante per la prima volta nella storia dell'universo ci sia stata più fila nel bagno degli uomini che in quello delle donne, per l'entusiasta incredulità femminile. Anche se ci gioca la Virtus, l'arena di Casalecchio è un gran bel palazzo dello sport. Ci ero stato l'ultima volta nel 2000 toh guarda sempre per gli Smashing! Come il migliore degli esterni di centrocampo, partiamo dalla parte più laterale per guardagnare terreno e accentrarci piano piano e poco dopo le luci si spengono lasciandoci nell'atteso e richiesto buio. Poi sul fondale del palco appaiono le immagini che raccontano le storia degli SP tramite le copertine degli album e la loro presenza in carne e ossa addirittura: perché sul palco arrivano le bambine di Siamese Dream, con un'aria più trita di quella vista sulla cover, a dar fuoco al cuore simbolo della band, tra il tripudio dei fan.





Smashing Pumpkins reunion a Bologna - Il concerto

E poi William Patrick Corgan appare sul palco, da solo, sotto un fascio luminoso. Una visione divina. E si capisce subito quale sarà il tema, su chi sarà incentrata la serata. Non poteva essere altrimenti visto l'ego di quest'uomo tanto complicato quando capace di scavarsi nel profondo, cantando metafore della vita. 
Le prime note rispecchiano il titolo del brano: un sorriso disarmante al primo acchito, senza tregua. Alle sue spalle le combinazioni di foto di lui in gioventù e parole mettono i brividi. Se si abbinano al testo di Disarm ti assale una forte inquietudine. La stessa di quegli anni. 

E il buco nero verso gli anni 90 si è aperto. Poi una pausa. Breve. Perché la band prende il suo posto e comincia lo spettacolo. Nel senso letterale del termine e cioè di puro show, di vari cambi di abiti di Corgan che da istrionico camaleonte adatta al contesto di alcune canzoni (dalla t-shirt nera con le ossa stampate - e panciute... - alle tuniche nere e argento all'abito quasi papale finale) e alla fine saranno 31, presentate come la band ha abituato i suoi fan ad ascoltare dal vivo, con arrangiamenti inediti lasciando in sottofondo il ricordo della versione album. 

Il concerto chitarra voce con Schroeder annullato il giorno prima per le condizioni di salute di Corgan aveva preoccupato i fan: canterà? Sì, concerto confermato. Sollievo. Rocket Siva e Rihinoceros sono il trenino che porta alla cover di Space Oddity. Come per il concerto di Londra di due giorni prima, anche ieri a Bologna hanno suonato Stairway to Heaven e Landslide, quest'ultima in una versione ancora più struggente grazie alla voce della cantante e attrice danese Amelie Bruun, uscita all'improvviso per questo brano. Nei miei ricordi, questo è uno dei più malinconici della band e ieri l'ha abbinata subito dopo a Porcelina, che non sono riuscito a cantare come succede ogni volta da un triste pomeriggio. Vaffanculo, chissenefrega se più di qualche canzone estirpa ricordi agrodolci, inutile resistere al tempo e alle lacrime, lasciamole scendere perché fanno parte della serata. Penso che il pavimento del palazzetto qualche etto di sale lo avrà raccolto. 

Nonostante le preoccupazioni, la voce di Corgan non cede alla cagionevolezza del giorno prima anche se a dir la verità, nelle canzoni più melodiche, sembra un po' fuori controllo, che gli scappi via e i diversi momenti di pausa tra una canzone e l'altra e i brani cantati da Iha potrebbero confermare la precarietà dell'ugola di WPC. Che però ci da dentro quando c'è da darcene, e nella cover di Stairway to heaven lascia partire un acuto notevole e per il resto non si risparmia. 

Tenerissima la versione di For Martha, dedicata alla madre, rappresentata nel video da una ragazza che danza per l'ultima volta, prima di salutare il suo bambino per sempre e sparire tra le nuvole. 
Questo brano è stato parte di un intimo trio di canzoni insieme a Blew Away e To Sheila che ha visto Corgan (in abito bianco) su un podio a suonare il piano, in perfetta sintonia con Iha, l'altro chitarrista Jeff Schroeder, il bassista Jack Bates e la tastierista Katie Cole chiamati a completare la band. 

Immancabili brani come Zero (la cui scritta appariva ovunque nei display), Today, Bullet with the Butterfly Wings, sorprendente Soma ma mai come quel Billy Corgan in formato martire kitsch che viene fatto passere in processione in mezzo al pubblico esterrefatto. 

Alla fine sono più di 3 ore di concerto, circa 200 minuti. Alla faccia dello stato di salute di Billy Corgan che conclude in versione pontificia. 
Sul front man convergono tutte le grafiche e animazioni: quando non ci sono i collage dei video vecchi e nuovi o le presentazioni di Mark McGrath a introdurre i brani, sui display appaiono in continuazione video e immagini di WPC da bambino in diverse situazioni. Perché in fondo gli Smashing Pumpkins sono lui, lui li ha voluti lui li ha sciolti e dopo tanti anni, troppi, è riuscito a riunirli. 

Mancava la bassista D'arcy Wretzky e mi sono chiesto se quella ragazza bionda che accompagnava la raffigurazione di Corgan non fosse una dedica, ma resto indeciso se come un tributo o una burla. 
Ricollegando le canzoni e la loro storia, perché non ce ne è una che non possa raccontare la mia, con le immagini di Corgan, penso sia stato un viaggio tra i ricordi, i suoi intrecciati con quelli di ognuno di noi. 
Mi piace pensare a com'eravamo messi quando ascoltavamo nelle cuffiette o negli stereo compatti multi CD Gish o Siamese Dream: depressi teenager rabbiosi ingabbiati un po' nei cliché che ci sceglievamo e un po' nella condotta da seguire, e a com'eravamo oggi, completamente diversi, adulti, forse meno depressi e repressi, scappati dalle gabbie e con una rabbia diversa e qualche preoccupazione in più. 
Ma quelle canzoni le ascolti con lo stesso sentimento di quel tempo non ci puoi resistere. Per 3 ore siamo tutti tornati ai maglioni di lana grossa larghi, alle camice a quadroni, ai jeans sdruciti sotto i quali spuntavano gli anfibi. E' stato il mio quarto concerto degli Smashing. Nessuno di questi mi ha deluso. Di certo, questo è stato memorabile! Adesso tornano negli USA per il tour e poi chissà, con uno come William Patrick Corgan ci si deve aspettare di tutto. Spero ami gli Smashing Pumpkins tanto quanto il suo ego. L'abbraccio alla fine con Iha non è del tutto banale. Ma del futuro non c'è certezza.
 

La scaletta del concerto degli Smashing Pumpkins del 18 ottobre 2018 alla Unipol Arena Casalecchio di Reno (Bologna)

Disarm
Rocket
Siva
Rhinoceros
Space Oddity (David Bowie cover)
Drown
Zero
The Everlasting Gaze
Stand Inside Your Love
Thirty-Three
Eye
Soma
Blew Away
For Martha
To Sheila
Mayonaise
Porcelina of the Vast Oceans
Landslide (Fleetwood Mac cover)
Tonight, Tonight
Stairway to Heaven (Led Zeppelin cover)
Cherub Rock
1979
Ava Adore
Try, Try, Try
The Beginning Is the End Is the Beginning
Hummer
Today
Bullet With Butterfly Wings
Muzzle

Bis:

Silvery Sometimes (Ghosts)
Baby Mine (Betty Notes cover)



Ph. Credits: Unipol Arena


Post pubblicato su Gushmag.it

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Ebook tributo per i 20 anni della nostra adolescenza


Sono passati più di 20 anni dal primo ascolto di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins. Un fan visionario decide di realizzare un ebook per celebrare l'album e la reunion della band di Chicago. Ecco com'è nato

(almeno la mia parte).

Tutto ha inizio una notte di fine febbraio: curiosando nella timeline di una bonazza che seguo su Twitter (ma solo perché è juventina e ha a che fare col vino) scopro che ha condiviso un tweet. Questo qui: 


Come al solito me lo segno nella cartella "Da leggere" nella barra dei preferiti. A inizio marzo mi ricordo di quel retweet e vado a riprenderlo e scopro una cosa travolgente e affascinante com'era quella cosa alla quale si riferiva il tweet. Seppur 20 anni a passa prima. E come riesce a essere ancora adesso. Rob, un ragazzo di Arezzo, un paio di anni fa nonostante qualche mese di ritardo, pensa di realizzare un ebook per celebrare i 20 anni di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). 

Un ebook di racconti, 28 in tutto, uno per ogni brano di MCIS e scritti da 28 autori diversi, da chi ha amato e si è fatto straziare da quell'album, vivendolo al suo stesso ritmo tra rock rabbioso e ballate devastanti. Fanculo se non cade perfettamente con la data corretta, al tempo avrà avuto altri pensieri per la testa invece di quella pelata e indecifrabile di Billy Corgan

L'importante che abbia avuto questa idea grandiosa e non potevo leggere quel tweet con distacco.
Perché sì mi piace scrivere lo avrete capito nonostante l'incostanza che dimostro qui (ma chi vi dice che non scribacchi altrove?) ma non tanto per questa mia tendenza vizio o vezzo, vedetela come preferite. Ma perché per me e come per molti altri che a metà anni novanta si è trovato a vivere quel periodo inconsapevole e superficiale, ribelle e libertino (per chi ci riusciva, io per esempio lasciamo perdere!?), idealista e turbato, mesto e miscellaneo, alcolico e paranoico, di sviluppo e autocritica chiamato adolescenza, quell'album non solo rappresenta un pezzo di quella vita ma è la colonna sonora di ogni ricordo, che risuona dalle sponde dell'alto Adriatico a quelle a picco sull'Atlantico delle scogliere di Moher, dai giri in scooter con le cuffie nascoste sotto il grosso cappello di lana colorata comprato in gita a Praga ai viaggi in treno compiacendomi della mia malinconia, dalle passeggiata per il centro città ai karaoke improvvissati nella camera/soffitta di quello che al tempo credevo fosse il mio migliore amico. Voglio partecipare e non mi lascio perdere l'occasione. 
Non subito però, come al solito lascio decantare gli attimi nell'attesa di cogliere quello d'ispirazione. 

Che a vedere dalle email inviate deve essere arrivato qualche giorno dopo e così a inizio marzo mi decido a scrivere a Rob. Ma cosa gli scrivo? Bhe non trascendo tanto la realtà e gli dico quello che è successo e cioè che sono un suo fresco follower su Twitter (vero, infatti solo dopo aver letto il retweet della bonazza juventina che ha qualcosa a che fare col vino) e che ho letto il suo tweet riguardo "la sua iniziativa dell'ebook celebrativo dei 20 anni di MCIS degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). "Idea grandiosa. Mi piacerebbe molto partecipare, quell'album è una parte importante della mia vita." gli scrivo in modo molto originale chiedendogli quali canzoni rimangono libere, perché nel frattempo avendo lasciando decantare gli attimi qualcuna potrebbe essere andata al primo proponente. Mi risponde quattro giorni dopo dicendomi che XYU era l'ultimo che aveva e quindi rimangono le seguenti: 

- Porcelina of the vast oceans
- Tales of a scorched earth
- Thru the eyes of Ruby

Chiaro. Cosa sarebbe potuto rimanere? Avrei tanto voluto Muzzle che è la mia preferita di quell'album. Ma ovvio come la bomba da tre di Step Curry a 2 decimi dalla sirena è già stata presa, come Zero, dallo stesso Rob e solo perché ne aveva lasciate altre e se la era ritrovata nel mazzo. Avrei potuto abbandonarmi a Porcelina, se non fossi caduto in un triste ricordo di una splendida persona. Per quanto bello sarebbe stato rendergli omaggio in questo modo, lo trovavo anche difficile e la difficoltà di esprimermi e di non scadere in banalità ha avuto la meglio. Ho ri-ascoltato e ri-letto i testi delle altre due decine di volte. Sono andato a rileggermi anche le Smemo di quegli anni riscoprendo cose persone eventi persi nella polvere degli anni. Sono canzoni simili tra loro per ritmo e sentimento ed entrambe distanti dai miei gusti. Ma arrivato a questo punto, non potevo trovarmi in una situazione migliore. 

Così senza nemmeno decidere inizio a scrivere qualche riga per Tales of a scorched earth. Sarà il periodo che stiamo vivendo noi, quello che stavo vivendo io fatto di povertà disonestà mancanza di fiducia illegalità ingiustizia iniquità inquinamento nessun rispetto per nessuno arroganza immoralità falso perbenismo stupidità vantata rabbia rancore mancanza di stupore sarcasmo a secchiate (o tweetate) ignoranza e presunzione dilaganti superficialità mondanità spacciata inflazionata millantata falsità senza filtri e malvagità senza remore sconforto mancanza totale di un appoggio di un confronto di condivisione di ideali egoismo malcelato e qualcos'altro che adesso non mi viene in mente ma che non farete fatica a vedere in giro o aprendo un social media. Passo le mattinate a casa da solo, perché a quel tempo andava così, e le notti prima di andare a letto a ri-ascoltare e ri-leggere il testo. Mi vengono da scrivere due tipi di racconto che abbozzo ma l'unica cosa che mi viene voglia di fare è scappare da quelle brutte sensazioni che ho scritto poco prima e il solo modo per lasciarmele alle spalle è salire in moto, col buio fresco delle prime sere di primavera. E così nasce il mio racconto, con il quale sono molto orgoglioso di poter contribuire a questa iniziativa. Non è stata una realizzazione facile, anche Rob ha riconosciuto che era una tra le più complesse ma non ha giustamente mancato di sollecitarmi un paio di volte ma alla fine tra giri in moto di fantasia, dialoghi onirici, dribbling tra banalità e voli pindarici eccolo qui. Sabato 26 maggio, nel primo pomeriggio in compagnia di Sabato Sport su Radio1, finalmente invio il mio racconto a Rob che non perde tempo a rivedere e impaginare. 

Il 7 giugno, così come aveva cercato autori, annuncia l'uscita dell'ebook su Twitter: 


L'ebook lo potete scaricare da questo link: https://laschiumadeiblog.wordpress.com/2018/06/07/una-punta-di-malinconia-e-tristezza-mai-infinita/ dove potrete scegliere la versione che preferite. 
L'ho letto tutto, entrando nelle vite degli altri autori che hanno aperto le porte delle loro vite facendoci entrare e mostrandoci com'erano. 
Non penso sia stato semplice neanche per loro, ogni racconto è un loro pezzo di storia. Un nome, un momento, una sensazione, un pezzo di vita importante. 

Grazie a Rob che mi ha permesso di dare il mio contributo, a tutti gli altri devastati da Mellon Collie and the Infinite Sadness dalla gracchiante voce di Billy Corgan e dai casini che hanno contraddistinto una delle rock band più significative e sottovalutata degli anni '90. 
Grazie a voi che vorrete leggere questi racconti, grazie per la fiducia e buona lettura.

Articolo pubblicato su Gushmag/La Vena Chiusa 

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The Distinguished Gentleman's Ride 2018

Passata anche questa edizione di The Distinguished Gentleman's Ride. Butto giù alcuni pensieri a caldo.
E' stata la settima consecutiva per Vicenza. 
La quinta per me che avevo iniziato a organizzarla con Enrico incontrandoci sotto il portico dell'Osteria al Gallo quel pomeriggio di giugno.

Che storia quella edizione! La numero 0 per concepimento. Come per i film e gli album di musica, il primo della serie resta sempre il migliore. Ha avuto un sapore più autentico reso anche più sorprendente per l'inaspettata massiccia risposta della gente. Avevamo appena iniziato a sfruttare Facebook per invitare le persone, amici e amici di amici e conoscenti. 
Però oltre 200 moto al Piazzale della Vittoria di Monte Berico io e Enrico non ce le aspettavamo e ci sono venute le gambe molli! Ma che soddisfazione!
Se ricordo bene è stata l'ultima edizione con l'unica richiesta di iscriversi al sito. 

Dal 2015 è cambiato molto, si è iniziato a richiedere una donazione in favore della ricerca sul cancro alla prostata, alcune aziende hanno visto l'opportunità e l'hanno sfruttata.
Con ingenua onestà, non guardo gli sponsor, che faranno felici gli ideatori del DGR in Australia, quanto alla possibilità di fare del bene per gli altri per un giorno, facendo una cosa che ci piace che è andare in moto, anche se devo stringermi un nodo al collo per qualche ora, lo posso fare.
 
Oggi si è svolto il DGR 2018 e Vicenza non è mancata.
Almeno, quella parte che la organizza e partecipa, mentre è mancata quella che dovrebbe dare un po' di assistenza e appoggio. Non abbiamo contattato gli uffici del comune che di solito contattavamo ma vista l'ultima esperienza, due anni fa, abbiamo deciso che sono una perdita di tempo e non aiutano affatto nell'organizzazione anzi, la ostacolano con una fierezza nemmeno tanto velata.
Nonostante a inizio settembre avessi chiesto al sindaco di essere presente vista anche la sua passione per le moto (è un harleysta), oggi è stato previsto un blocco del traffico. Indetto con una ordinanza datata il giorno dopo l'invio della email con la presentazione del DGR. Metti pure il caso, perché io e le coincidenze sfigate ci becchiamo con una meraviglia che faccio fatica a capire, e posso comprendere gli impegni del sindaco nel frattempo, ma sarebbe stato un gesto carino se lo staff ci avesse avvisato di questa particolare situazione.
Ma nemmeno le strade chiuse ci hanno bloccato. Certo dispiace non essere potuti passare per le vie del centro città. Ma allora lo potremmo proporre per una prossima edizione.

Non sono mancate le voglie agli antipodi, di prendersi poco sul serio come di crederci veramente, indossando i primi abiti che capitano per rispondere ai crismi del distinto gentiluomo oppure di mettersi d'impegno per impressionare gli altri o semplicemente soddisfare il proprio spirito edonista. Ma va bene così, anche questi aspetti fanno parte del DGR, anzi è il sale della manifestazione.
Non sono mancate le moto fuori tema. Rispetto agli anni passati devo riscontrare che quest'anno si è capito che il DGR è un evento di nicchia dedicato a un determinato stile di moto. C'era chi chiedeva prima se con la sua moto poteva o non poteva partecipare. Un po' più di consapevolezza che fa piacere.
Non sono mancati nemmeno chi sbaglia a partecipare: non sono quelli che capitano li per caso anzi, ci sono di proposito, ma non sono presenti per il motivo più giusto, che è quello di partecipare a una raccolta fondi. 
Capisco che il DGR nasce con quello spirito goliardico di mettersi in strada sulla propria moto vestito in tiro. Ma non è più solo questo e mi spiace molto, ci sto molto male, mi fa molto incazzare, vedere persone che partecipano senza aver risposto a una richiesta che viene fatta per essere presenti ogni ultima domenica di settembre.
Non facciamo una sfilata di pagliacci in abito elegante applauditi dalle persone sorprese dal rumore potente che le fa affacciare alle finestre di casa o girare sui marciapiedi. Ci troviamo per far vedere che i motociclisti sono cosi distinti e gentiluomini che fanno anche del bene.
Se si va a vedere, sembra che ogni partecipante abbia fatto la sua donazione. Farò i miei conti perché mi piace perdermi nei numeri e nelle caselle di Excel, ma questo è un dato statistico falso. La donazione è anche libera, e accettiamo tutti, perché non possiamo rimandare a casa nessuno, ma mi chiedo se provano una piccola vergogna. Che hanno tempo fino al 31 ottobre per far sparire.
Ma preferisco pensare a quelli che ci sono sempre, che si mettono a disposizione, che passano i sabati mattina in giro per una provincia semi sconosciuta a studiare il percorso invece di godersi la splendida giornata in beata pace.
Non è mancata quella voglia di stare insieme, uomini e donne e figli, chi per la prima volta chi per la seconda. Oggi perfino un carlino (se non sbaglio).
Non è mancato chi viene da quell'edizione 0 anche se potrebbe scegliere ride più vicini e comodi e mi fa sempre un gran piacere vedere e con le quali due chiacchiere si scambiano sempre. 

Per quanto mi riguarda, questa edizione è stata la più facile da organizzare: se il luogo di partenza ormai è una tradizione (che l'anno prossimo cambierà, anticipo questa cosa qui per chi non lo sapeva ancora, ma in fondo non cambierà niente...), quello di arrivo è stato trovato subito e la strada per raggiungerla non poteva che essere quella e non vedevo l'ora di farla. Spero che i partecipanti si siano accorti dello spettacolare palcoscenico che hanno attraversato e che splendida vista avessero attorno.
Il DGR è un gran casino e a volte mettersi d'accordo è un'impresa, resa piacevole nelle serate passata con una pizza e delle birre davanti, a volte trascendendo dal motivo vero per il quale ci si trova (ricordo che una sera un paio di anni fa abbiamo mandato in vacca tutto e abbiamo parlato di tutt'altro!). Quest'anno eravamo in tre e questo ha reso le cose un po' più facili: meno teste da mettere d'accordo e un confronto più veloce.
Infatti, è stata anche l'edizione orfana di Matteo e Enrico. Soprattutto Enrico, non che Matteo sia da meno anzi, poi l'ardito ieri è stato al nostro fianco, ma perché il DGR rispecchia l'animo di Enrico e non è un caso se è stato lui a portarlo a Vicenza dal primo anno. In fondo con la Vespa organizzava già qualcosa di simile. Aveva intuito che un evento come questo mancava alla città. Però lui è una persona coerente con le sue idee e lo apprezzo molto.
Avere al fianco Matteo e Enrico gli anni passati è stato bello e stimolante e sono contento di averli conosciuti.
Il DGR è bello anche per questo: perché è una bella occasione per incontrare belle persone. 
E infatti, è stato anche l'origine dei Pochi ma Bonnisti, veri gentlemen e ladies non solo l'ultima domenica di settembre.
Niente foto quest'anno. Detesto farle con il telefono. L'unica che ho fatto è quella in fondo questo post. Purtroppo il 19 giugno qualche sconosciuto ha pensato di entrare in casa e di rubare tra le altre cose anche le macchine fotografiche. 
E' stato anche il DGR vissuto in una nuova posizione: vista l'assenza di Enrico quest'anno sono passato da moto scopa a moto di testa e non avrei proprio potuto staccarmi dal gruppo per fare delle foto.
Stare davanti è una strana sensazione, per me è una posizione scomoda: mi sono sentito responsabile degli altri 179/180 motociclisti, all'inizio guidavo col braccino, non sapevo se andavo alla velocità giusta e per fortuna avevo al fianco Domenico e Andrea che mi davano la situazione della comitiva.
Non vivere il corteo da dentro senza sentirne il rombo che ti circonda è diverso, l'ho sentito meno sotto questo aspetto. Quasi come fossi io a trainare loro e non tutte le altre moto a trasportare me come in passato. E poi quella non è una posizione alla quale sono abituato, così in vista, esposto. Non credo sia quello il mio ruolo.
Non mi resta che aspettare le foto di Mauro, Enrico, il video di Elena e Lisa. E di tutto il materiale che arriverà - spero - da chi oggi c'è stato.

Nel frattempo, finché veniva organizzata la settima edizione del Distinguished Gentleman's Ride, si pensava già all'ottava. Cambierà qualcosa, che non cambierà nulla come ho già detto. Siamo ambiziosi, e speriamo di riuscirci. 
E poi, il DGR Vicenza non ha mai deluso.
Tally Ho!

#JoinTheGentry #RideDapper #DGRVicenza


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