Gioire per una vittoria, piangere per una sconfitta

Al Bernabeu la Juventus si avvicina al miracolo. Poi a 30 secondi dal fischio finale il rigore a favore del Real Madrid che sveglia bruscamente tutti gli juventini. Non c'era modo peggiore di uscire così dalla Champions' League.

Scrivo secondo rabbiosa coscienza

Ho aspettato un po' prima di scrivere di Roma-Barcellona. Volevo individuare un particolare e ricamarci su un po'. Questa volta scrivo subito dopo Real Madrid-Juventus, scrivo di getto a caldo seguendo più che quel flusso di coscienza quella rabbia che mi scorre bollente nelle vene. Anche perché non ho un amico al mio fianco con il quale commentare la partita bevendoci sopra qualche birra. Non è un segreto, ve l'ho già detto qual è la mia fede calcistica e probabilmente penserete che farei meglio a guardare qualche puntata di Trollhunter con un bicchiere abbondante di Laphroaig per quietarmi. Chissenefrega. Questa volta non lascio passare il tempo per riflettere e mi butto a capofitto. Scrivo mandando a fanculo la ragione e sostenuto dall'istinto perché le vere parole nascono così e richiedono di respirare. Se poi un giornale di musica paga un giornalista di cinema per scrivere di moto perché io non posso scrivere gratis di quello che mi pare? Ma questo non c'entra niente.

Real Madrid - Juventus, non poteva esserci modo peggiore

La Juventus doveva compiere una impresa: capovolgere il risultato della partita di andata, persa a Torino 0-3. E ci era quasi arrivata, mancavano 30 secondi per continuare a sognare altri 30 minuti, che avrei sostenuto con tanta fatica. Il Real con la preziosa e fondamentale collaborazione del signor arbitro, l'inglese Oliver, ha posto fine alla mia sofferenza (era da Berlino 2006 che non stavo così  male davanti una partita). Ho iniziato la partita senza speranze. Si sono riaccese dopo 2 minuti e intensificate poco dopo mezz'ora. Sono diventate molto concrete dopo un'ora. Un climax travolgente che non mi sarei mai aspettato. E poi, all'improvviso, dal nulla, un dito che indica il dischetto. Non mi sono neanche accorto cosa era successo. Il replay mi ha fatto vedere un giocatore che inizia a piegare le gambe prima di venir toccato, purtroppo da un Benatia che è arrivato peggio di come facevo io nei principali campi del calcio dilettantistico veneto. A velocità normale non ho battuto ciglio, al rallentatore il dubbio non mi ha neanche sfiorato. Molti si sono chiesti "ma come si fa a lasciare l'avversario solo in mezzo l'area di rigore?" ma anche "ma come si fa a subire un lancio così?" a pochi secondi dalla fine quando si dovrebbe rimanere attaccati agli avversari con l'Attack evitando l'inevitabile.
E invece è proprio il più classico degli errori, perché si deve fare di tutto anche per evitare di instillare il dubbio al direttore di gara e della tua intera stagione. E quando giochi contro il Real Madrid o il Barcellona, il dubbio non esiste e tutto è certo.
Rigore al 93°. 

Potevo vedere la Juve eliminata in tanti modi.Potevo vedere la Juve eliminata in tanti modi. Ero pronto a prenderne altri tre, riconoscendo la superiorità avversaria.
Ma no, non ci poteva essere modo peggiore. 
Poteva segnare Ronaldo con un'altra rovesciata o Isco con una bella serpentina o con Bale che semina Lichtsteiner mulinando le gambe facondo invidia a Bip Bip. Aspettavo di prendere il colpo, quello di bravura di uno degli assi delle merengues. Invece a 30 secondi dal termine dei tempi regolamentari ecco l'episodio che tanto cercato. Per tutta la partita i giocatori del Real hanno scambiato l'arbitro per un disc jockey chiedendogli  ad ogni contatto la combo punizione+giallo. Ottenendola puntualmente. Ronaldo ci aveva già provato a tuffarsi in area, anche in modo palese e uscendone sempre indenne salvandosi dall'ammonizione per simulazione. Penso a quello che hanno vissuto i giocatori della Juve, non solo oggi ma per l'intera settimana: dedizione lavoro concentrazione. Tutto andato in fumo per un probabile rigore.

Gioire per una sconfitta, piangere per una vittoria

Dopo una rimonta così, fa malissimo questo sgambetto. Ronaldo non è Icardi che sensibilmente caccia fuori il gol della vittoria nel derby a porta spalancata. Ho provato una rabbia immensa vedendolo gioire togliendosi la maglia (ovviamente senza essere ammonito). Pensavo che avrebbe dovuto spedire il pallone in curva per giocarsi i supplementari. Quasi sicuramente Benatia e Pjanic sarebbero stati espulsi e lui avrebbe fatto una doppietta. Il Real Madrid gioiva per una (non) sconfitta mentre la Juventus piangeva la vittoria più amara della sua storia (almeno credo!):  vincere al Bernabeu 1-3, pareggiare una situazione sbilanciatissima fuori casa ma alla fine tutto è inutile, non serve a niente. Mr. Allegri dice che sono usciti a testa alta mentre per me sono usciti bastonati. Due volte tra andata e ritorno.

L'ipocrisia del tifo

Martedì sera c'erano oltre 56 milioni di italiani con la maglia della Roma addosso (tranne i laziali). La sera dopo molti di loro sono stati svelti a sfilarsela per sfoggiare ripetitivi sfotto ai rubentini. E non vedevano l'ora, loro che durante la settimana sono liberi di andare a giocare a calcetto perché hanno disdetto la pay-tv da più di qualche anno. Oltre alla beffa degli ultimi 30 secondi mi stanno già sul c***o gli sfottò di tutti quelli che si sono dimenticati di essere "sportivi" ma non si essere anti-juventini (è davvero pessimo essere contro qualcosa!). Basta! Mi sembra che ci sia stata una condanna e che sia stata anche scontata in modo dignitoso e che dopo qualche anno difficile la società sia tornata a livelli altissimi, mentre le altre la prendono ancora come esempio senza imparare per altro.

Le bastonate fanno risorgere

Non si può non pensare a quello che hanno vissuto Roma e Juve ieri e oggi: un'impresa realizzata e una... sfumata. Però mannaggia la miseria, per quanto bello sarà lo sport in questi casi, quello che fatico a capire è perché ci sia bisogna del miracolo? Vuol dire che è necessario sovvertire un risultato davvero negativo e di compiere qualcosa molto prossimo all'impossibile. Ieri i ragazzi di Di Francesco hanno dimostrato che niente è impossibile (a meno che un arbitro non decida il contrario) e hanno festeggiato. Ma non dovrebbe essere così: non dovrebbe essere necessario prendere degli sberloni alla Bud Spencer per rialzarsi e giocare la partita della vita. Perché Roma e Juve una partita come quella di ieri e oggi non l'hanno giocata una settimana fa?  La domanda più stupida è se la squadra vera è "quella vista all'andata o al ritorno?". Entrambe, purtroppo. Perché se si gioca con la paura e deconcentrati fai le figure della prima partita mentre se si va in campo determinati sicuri e concentrati puoi (non è mica detto e si è visto, porco cane!) vincere alla grande. Guardando la fase difensiva della Juve ho visto che la strategia era l'opposto di quella dell'andata: togliere fiato e spazio al gioco dei blancos, anche alti spesso e volentieri nel secondo tempo rischiano anche di scoprirsi pericolosamente. Mi chiedo perché non lo abbiano fatto la settimana scorsa potendo contare sul fattore campo. Il calcio non è bello, è strano: devi prendere una sberla per reagire e capire cosa vuoi.

Come se ne esce da una batosta così

E questo doveva essere l'argomento principale di questo articolo (o post? Veronica, Riccardo, come si chiamano?). Il nocciolo da estratte e sul quale romanzare le parole. Ma non pensavo di dover mescolare bile. Come se ne esce da una botta così? Se potevo sapere qualcosa, nel mio piccolissimo, di quello che ha provato Manolas tra il suo gol e il fischio finale, in questo caso proprio non so a cosa aggrapparmi. Non perché non ho nemmeno sognato di giocare un quarto di finale di Champions' League ma perché una presa in giro del genere non mi è mai capitata. Sì è vero, una volta sono stato espulso ingiustamente e quell'espulsione ci è costata la partita contro una squadra più blasonata, ma non mi è mai successo di farmi portar via la partita, di veder vanificato un gigantesco sforzo di squadra in questo modo brutale, passando dallo 0-3 al 3-0 e non al Westfalenstadion di Dortmund, con tutto rispetto, ma al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Puoi romperti il crociato ma sai che starai fuori 6 mesi, 4 se sei Roberto Baggio ma lui è unico. Tibia e perone salvo complicazioni 2 mesi non te li toglie nessuno. Uno stiramento richiede un mese se non è di grave entità. Ma in ogni caso stai fuori, rosichi in palestra comunque non giochi e lavori duro per migliorare fisicamente e mentalmente ogni giorno. In questo caso è diverso: questa invece è stata una bastonata sulla schiena e ha fatto malissimo perché domani torni in campo ad allenarti: con che testa prepari la prossima partita? Certo c'è la tensione di un campionato da vincere e una finale di Coppa Italia da contendersi  ma non sai quanto ci vorrà per riprendersi. E quella Champions' League per la Juventus più che un sogno è diventato un incubo, da quando Pavel Nedved non ha potuto giocare la finale - persa - di Manchester passando per tutte le sconfitte che si sono succedute. Come ci si rialza da uno sgambetto del genere, dopo essere stato a un passo dalla leggenda? Dopo una salita spezzagambe la mano era già sulla porta quando questa è svanita nel nulla. Come si fa? Si torna a correre, a lavorare perché questa è una professione che anche se va male per quelli di Vinovo (come di Milanello o di Formello) il ricco stipendio arriva comunque. Però brucia lo stesso. Sono anni che si sbattono per ottenere qualcosa in questa cazzo di Champions' con il fardello di un triplete da ripetere ma una persona ha deciso che tutti gli sforzi sono stati vani e sono terminati adesso. E' il calcio ed è fatto così. Come tutto lo sport di squadra. Ne sanno qualcosa Cecilia Zandalasini e le sue compagne della nazionale italiana di basket, che per colpa di un suo fallo antisportivo inesistente contro la Lettonia, dovranno rinunciare ai mondiali di basket 2019. Devi rialzarti perché hai un lavoro da continuare, un dovere verso la società che ti paga e i tifosi che ti sostengono. Ma anche verso te stesso che ti impegni ogni giorno per raggiungere gli obiettivi. La cicatrice del crociato ti ricorderà di quando il ginocchio ha fatto cronch girandosi improvvisamente mentre tu stavi fermo. In questo caso invece si convive con una ferita invisibile che si rimargina e si riapre a giorni alterni. E la consapevolezza di avercela messa tutta non calmerà alcun dolore. Come la batosta presa all'andata, spero che anche questa serva di lezione. Boskov direbbe che la lezione ha detto che "rigore è quando arbitro fischia" in qualsiasi caso. Come ti rialzi? Con le bave alla bocca, pronto per affrontare una nuova stagione, lavorando per farsi trovare pronto e per evitare di creare qualsiasi dubbio a chi fischia il tuo destino   


PS: come se non bastasse il duello Rossi - Marquez in MotoGP, anche fuori dalle piste la sfida Italia - Spagna è infuocata. Ma non pare giocarsi ad armi pari. 

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Foto di copertina: facebook.com/ChampionsLeague/

Articolo pubblicato su Gushmag.

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Gli ultimi minuti di Manolas

La Roma non ha fatto la stupida e ha battuto il Barcellona di Messi 3 a 0. Non commento la partita che non ho visto ma mi chiedo Manolas...

L'impresa della Roma contro il Barcellona nei quarti di finale di Champions League entrerà nella storia della società ma anche del calcio internazionale. Forse ero uno dei pochi che mercoledì scorso alla fine della partita di andata pensava che c'era più di una speranza per la squadra Eusebio Di Francesco. Il gol di Dzeko al Camp Nou è stato fondamentale, perché in queste partite devi pensare di giocarne una di due tempi da 90 minuti ciascuno. Detta così suona come una banale cazzata.

Andatelo a chiedere ai tifosi romanisti che, se hanno dormito, stamattina si sono svegliati con le guance indolenzite dalla paresi alla Joker dalla quale sono stati colpiti ieri sera e il cuscino zuppo di lacrime di gioia. Non ho visto la partita, ero a casa da solo con la prole e il primo tempo è andato via col bagnetto e il librino da leggere. All'intervallo ho visto il risultato parziale. Sono riuscito per caso a vedere gli ultimi minuti, quelli più bestiali durante i quali tutti i tifosi se non avevano già le mutande sporche avranno avuto i crampi alle chiappe e le mandibole fratturate o le gole arse dai canti e le urla. Temevo in un blitz di Messi ma la fase difensiva della Roma è stata, per quel che ho visto, impeccabile mentre molto meno quella di possesso palla. Due palle perse a fine partita possono essere letali quando ti giochi il passaggio del turno. Ma alla fine è stata festa. Non voglio né posso commentare la partita, perché come detto ero impegnato in altro. Però qualcosa ha colpito la mia attenzione in modo particolare. Anzi, qualcuno e cioè Kōstas Manōlas, stopper della Roma che ha segnato il gol decisivo. Lo guardavo esultare dopo aver infilato la sfera alle spalle di Marc-André ter Stegen con gli occhi spalancati a cercare chissà che chissà chi chissà dove, in percentuali varie di gioia incredulità ed euforia, come tutti i suoi compagni di squadra e tutti i sui tifosi. 


Lui che di professione evita i gol, difende la sua porta, è andato ad attaccare quella avversaria, ha rubato il tempo all'avversario andando incontro al pallone che gli arrivava quasi dritto e lo ha incrociato nel palo più lontano. Il viaggio della palla dalla sua fronte in fondo al sacco è stato un flash ma in mezzo c'era un sacco di cose: fame di vittoria, paura di vincere, speranza, curiosità, caparbietà, desiderio di affermarsi. Un viaggio che ha soffocato il boato dello stadio Olimpico e di tutti gli appassionati di calcio davanti la televisione (perché ieri anche quelli che non lo sono mai stati erano romanisti, ad eccezione dei laziali!). Il colpo che tutti aspettavano, a una manciata di minuti dalla fine. Sono proprio questi minuti che mi hanno elettrizzato: seppur a livelli infimi rispetto a quelli di un quarto di finale di Champions League, so cosa significa essere a un passo da una vittoria sulla quale pochi ci avrebbero scommesso (tra questi pochi un amico, col quale per altro ho condiviso questi momenti sul campo, che adesso offrirà una cena!). E mi sono chiesto, quasi glielo stessi chiedendo direttamente: Sei Kōstas Manōlas, hai appena segnato il gol che qualifica alla semifinale di Champions' League la tua squadra, la Roma, che tutti gli esperti e non del settore davano per spacciata perfino nella fase ai gironi, hai appena messo fuori dalla porta il Barcellona, la squadra più forte del mondo, Andrés Iniesta, Lionel Messi, Luis Suarez, Gerard Piqué, colleghi che una bacheca per loro non basta a raccogliere tutti i trofei conquistati, sei un umile stopper greco e stai correndo in giro per il campo impazzito inseguito da compagni di squadra e dirigenti. Come cazzo la giochi, la vivi, quella manciata di minuti che manca al primo dei tre fischi dell'arbitro? Lo so mica ci sei solo tu in campo, ce ne sono altri 10 ma tu Cristo Santo ma sei l'eroe della serata, sei entrato nella storia dell'AS Roma, te ne rendi conto? Nemmeno la leggenda Francesco Totti era stata capace di tanto! 

 
Manolas ha appena deviato in porta il pallone del 3-0.
Fonte: facebook.com/ChampionsLeague/ 

Te ne rendi conto o l'adrenalina che ti è esplosa nelle vene ti ha mandato in trance agonistico? Mancano 7 minuti più recupero e stai trattenendo una crisi di pianto isterico, ogni palla che passa per i piedi di Iniesta e Messi è potenzialmente fatale, il tuo stomaco sobbalza le tue gambe sono due colonne doriche (o preferisci ionicche? Meglio corinzie? Vedi tu che sei greco!). Non vedi l'ora che l'arbitro fischi, quei minuti finali sono un'agonia, come fai a rimanere concentrato e mantenere la lucidità di non sbagliare una palla una diagonale un contrasto a non farti trasportare dall'entusiasmo e a spingerti oltre? Il ruolo dell'eroe di solito è del centravanti, di Dzeko di El Shaarawy, o ci si aspetta un colpo da Nainggolan (ma è stato sostituito da quel pazzo di Di Francesco con El Shaarawy, un centrocampista seppur offensivo per un attaccante, mica un cambio banale se sei la Roma e ti giochi una semifinale contro il Barcellona) o la resurrezione di Schick. Invece no, come il migliore degli outsider, sei sbucato tu e ci hai messo la capoccia che a Roma piace tanto. Mi hai ricordato il tuo connazionale Traïanos Dellas e il suo gol alla Repubblica Ceca nella semifinale dei campionati europei del 2004: anche lui eroe indimenticabile per averci messo la testa su un calcio d'angolo. E guarda il caso, anche lui al tempo difensore dell'AS Roma. Hai fatto piangere tutti ieri: i tifosi della Roma ma anche quelli del Barca (forse anche quelli della Lazio). Tutti ti ricorderanno, nel bene e nel male. Come hai fatto a gestire quegli interminabili minuti solo tu lo sai. Io posso saperne qualcosa nel mio piccolo, posso immaginare perché le sensazioni possono essere simili ma il confronto è penoso. Poi non potevi più trattenerti e sei crollato lasciando andare quel pianto isterico di gioia ed incredulità. Adesso avete battutto il Barcellona, gli avete dato 3 sberle. Complimenti! Però questa impresa non può rimanere un'autocelebrazione fine a se stessa però, sarebbe un peccato.


 
L'esultanza euforica dopo il gol decisivo di Manolas. 
Fonte: facebook.com/ChampionsLeague/   

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Articolo pubblicato su Gushmag

Foto di copertina: facebook.com/ChampionsLeague/

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La sopravvalutazione del calcio italiano

Juventus - Real Madrid 0 - 3. Un risultato che fa malissimo. Una vergogna negli annali del club di Torino.
La Juve ha perso e male in casa contro il Real Madrid la partita di andate dei quarti di Champions League. Un risultato che non concede repliche.
Tra il serio e il faceto il giorno del sorteggio speravo di prenderne meno di 10 tra andate e ritorno. 

Giocare la partita di andata in casa è delicato ed è fondamentale non prendere gol. Infatti dopo 3' è stato subito suicidio! Nemmemo quel tamarro col 7 che vaga per il campo fosse Cristiano Ronaldo, perché stare addosso a lui invece di quel manzo franco algerino di Benzema? 
Dopo 3 minuti la strada giusta era inevitabilmente presa, in discesa, coi freni rotti: contro il Real non sei sicuro di passare il turno nemmeno se vinci 2 a 0 in casa perché al Bernabeu è durissima, figurati se prendi un pero! 
Quando poi la Juve è rimasta in dieci la strada era ben avviata ma incredibilmente Ronaldo e company si sono divorati un paio di gol.

Ad un certo punto del primo tempo i giocatori del Real davano l'impressione - bhe, la dava di più l'arbitro - di poter tranquillamente giocare indistintamente a pallamano pallavolo pallacanestro e se continuava a diluviare anche a pallanuoto. E pensavo ancora al ritorno al Bernabeu.
Ho una mia filosofia da quando facevo il calciatore dilettante professionista. E cioè, che quando sei tu per primo a sbagliare, è del tutto inutile prendersela con quello che dirige la partita perché non è colpa sua se sei tu a sbagliare, a fare falli stupidi, a mangiarti gol, a fartela nelle mutande.
Ronaldo e tanti dei suoi compagni di squadra, ma lui più di tutti, hanno già avuto un dono. Un talento. Se poi ricevono altri regali come quello della massima libertà in mezzo l'area di rigore, la tua generosità è inesorabilmente la più grande boiata che un calciatore può fare.

La rovesciata di Ronaldo è stata splendida. Ancora di più gli applausi degli spettatori. E cosa vuoi farci. La rovesciata poi è la rovesciata. IL gol, IL gesto del calcio. Certo che però spesso succede se dai all'avversario un aeroporto per farla. Se poi lo lasci a uno come lui, ciao!

Eppure, sotto di un gol, l'undici di Allegri pareva potesse giocarsela contro i Galacticos che da esperti compassati hanno saputo contenere gli sfoghi disordinati e a ritmi troppo alti dei bianconeri. Così Diego Costa non ha trovato uno spazio per imbucarsi, a Dybala giravano le palle (le sue, quelle un po' più in alto di quelle che aveva tra i piedi. Bhè si poi se le è ritrovate li anche quelle...) e Chiellini è andato in sbattimento.

L'espulsione di Dybala è la ciliegia sulla torta. Il bambino deve crescere. Oggi ha avuto una grande lezione da Ronaldo ma chi lo sa se ha imparato qualcosa!?
Se non viene convocato in nazionale argentina un motivo ci sarà. Non mi ha mai convinto. La sua sopravvalutazione (da parte di media lacchè e tifosi col prosciutto negli occhi) dimostra la qualità del campionato italiano e cioè scarsa. Se poi metti De Sciglio contro Ronaldo e Marcelo, sorridendo pensi: "Ma dove vuoi arrivare?" [semi cit.]
Dopo il passaggio del turno di Juve, Real e Lazio, i giornalisti italiani (gli stessi di Dybala eh!) elogiavano il calcio nostrano parlando di riscatto dopo la mancata qualificazione ai mondiali. Ma non hanno contato i calciatori autoctoni in campo. Pochi. E poi piangono perché quest'estate non andranno in Russia spesati dai loro datori di lavoro. Chissà perché eh?! 

Quando giochi e perdi (male) contro Real, Barcellona, Bayern spero sempre che si impari qualcosa. Invece mi pare di no.
Direi che andare a Madrid è superfluo. Si può fare a meno di disturbare il custode del Bernabeu, avrà anche lui diritto di andare al cinema una sera, forse anche a Madrid di mercoledì costa meno?!


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Calendario Motorsport 2018: SBK, MotoGP e F1

A grande richiesta (eh?) pubblico il calendario motorsport 2018: tutte le gare del mondiale Superbike, MotoGP e F1 con l'indicazione dei canali tv dove poterle vedere (in chiaro).

SBK, MotoGP e F1: dove vederle in tv
La risposta è multipla: anche per quest'anno il mondiale SBK ce lo faranno vedere in chiaro Italia 1 e Mediaset Italia 2 e sportmediaset.it in live streaming commentato da Giulio Rangheri e Max Temporali che, mia modestissima opinione, sono molto bravi, coinvolgenti e soprattutto competenti.

Sky si piglia MotoGP e F1
Sui canali SkySport invece tutte le 19 gare della MotoGP e i 21 gran premi della F1: chi vuole e soprattutto può dovrà spendere un bel po' per vedersi un pacco di 40 gare.
Nel costo dell'abbonamento sono inclusi però un sacco di vantaggi tecnologici che la pay-tv ha apportato per migliorare l'interesse di gare soporifere e invogliare gli italiani ad aprire il portafoglio. 
Ah, nel costo dell'abbonamento è incluso anche il compenso per i Finley e Movida che hanno realizzato le sigle rispettivamente di F1 e MotoGP. Vedete un po' voi.

MotoGP 2018 in chiaro su TV8 8 gare da giugno
Ducatisti rossisti anti-qua/la/su/giù e semplici appassionati (esistono?) potranno vedere le 21 gare di MotoGP con il commento di Guido Meda e Mauro Sanchini sul canale HD predisposto dalla pay tv dietro un compenso a Dorna di circa 17 milioni di euro a stagione.
Delle 21 corse, 8 saranno trasmesse in chiaro da TV8 del digitale terrestre ma chi non ha Sky si può scordare di vedere la bagarre tra Dovizioso, Marquez, Rossi, Lorenzo, Vinales, Zarco (e Pedrosa se per caso sarà la davanti) fino al 3 giugno: infatti il primo GP in chiaro. sarà quello del Mugello.

F1 in chiaro: poca, RAI solo il GP d'Italia
Dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi la F1 è il terzo evento sportivo mondiale più seguito per quanto riguarda gli ascolti tv.
 Da questa stagione fino al 2020 compreso sarà Sky a raccontare le gare, in esclusiva. La RAI che fino all'anno scorso faceva vedere qualche gara in diretta tv e le altre in differita per quelli bravi a isolarsi dal mondo e a non sapere il risultato finale, ha deciso di lasciar perdere.
Le tre piattaforme di Sky dove poter vedere i gran premi sono la pay tv sul canale Sky F1 HD, in streaming su NOW TV e su apparati mobile grazie a Sky Go (N.B.: quest'ultimo è incluso nell'abbonamento in versione base, a pagamento in quella Plus).
Sky ha l'esclusiva ma per noi comuni mortali ha concesso la trasmissione in chiaro di 4 gran premi: sulla RAI il GP d'Italia, considerato evento di rilevanza nazionale, e su TV8 anche i GP degli USA, del Messico e del Brasile. Per chi lo desiderasse, tutte le altre 17 gare saranno trasmesse da questo canale in differita.

SBK, MotoGP e F1: pronostici?
In SBK spero sia l'anno della riscossa della Ducati. Marco Melandri ha iniziato fortissimo portandosi a casa le prime due gare iniziali in Australia. Ma non c'era il suo compagno di box, Chaz Davies che non è uno che regala gare. Le Kawasaki sono sempre le moto da battere e Jonathan Rea vorrà sfondare nella storia portando a casa il 4° titolo mondiale consecutivo mentre Tom Sykes immagino voglia dimostrare di non averne vinto uno per caso.
Non vedo altri contendenti se non qualche sorpresa come Xavi Fores del Barni Racing Team (Ducati) o qualche exploit di Yamaha e Honda.

Anche in MotoGP ammetto di tifare Ducati, la mia fede non è mai stata un segreto. 
Non credo che Valentino Rossi riesca a vincere il 10° titolo mondiale e non so se sperarlo o no: tutto ruota ancora troppo attorno a lui. L'anno scorso alle prime vittorie di Andrea Dovizioso ci si concentrava sempre su dov'era finito Rossi e perché... capisco il contratto con la televisione ma non esiste(rà) solo e sempre lui.
Ogni scuderia ha due potenziali contendenti al titolo: Honda con Marc Marquez e Dani Pedrosa (con percentuali nettamente diverse, nonostante il manager di Pedrosa sia ora team manager al posto di Suppo), Yamaha con Maverick Vinales oltre a Rossi (li metto alla pari) e in Ducati oltre al Dovi c'è Jorge Lorenzo che cresce e sarà un avversario da considerare. Vediamo se ha capito la Ducati e viceversa.
L'anno scorso ho macchiato alcune mutande, lo ammetto, il Dovi ha dato spettacolo in scontri epocali con Marquez. Sarebbe bello rivederli e vincerli, ma sarebbe anche bella qualche vittoria più pacifica.
Il team Tech3 Yamaha ha già confermato che l'anno prossimo passerà ai motori KTM. Joan Zarco è manico mica da poco. Potrebbero far pentire la casa giapponese.

Anche la Suzuki potrebbe far perdere qualche punto importante ai top team, vediamo come se Andrea Iannone riuscirà a far felici i nipponici e a non prendere parole da Kevin Schwantz! Per lui quest'anno riesce a farsi confermare oppure lo vedremo all'Isola dei Famosi.
Quest'anno credo, almeno spero, vedremo una bella bagarre con più di due piloti ma più che altro mi auguro siano gare avvincenti e senza veleni dopo gara.

In F1 per me Lewis Hamilton resta il pilota migliore (ma anche degli ultimi anni!). Non ha solo una Mercedes che è una buona macchina ma è una macchina da guerra.
La Ferrari non penso riuscirà a bissare l'impresa di mandare tutto in vacca come ha fatto l'anno scorso, presa dall'ansia da prestazione o dalla paura di vincere. Sebastian Vettel se la può giocare con Hamilton ma sarà durissima. Kimi Raikkonen invece lo vedo come il partner per portare punti buoni per il mondiale costruttori, anche se quando ci si mette è davvero tosto. Il punto è quando e quanto ci si mette?
Ocio alle Red Bull: Daniel Ricciardo ha sempre più esperienza mentre Max Verstappen è il giovane ruspante che, credo, avrà imparato a gestire le corse. Vedremo.
Outisder le McLaren: Fernando Alonso ha classe e penso anche un pelo di rabbia e voglia di riscatto, ma anche una bella dose di sfiga. Quest'anno è passata ai motori Renault e vediamo come sarà l'integrazione.
Spero non siano gran premi soporiferi. Ma non riuscirò a vedere le gare, quindi chissenefrega!

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Politiche 2018: il vero potere al popolo

Altro che Superball! Ma quali Oscar? Anna mi ha svegliato circa alle 4 e dal divano sono andato a letto. Alla maratonamentana ho resisto qualche ora poi sono collassato. Anche perché non si diceva niente di costruttivo: giornalisti di centro sinistra sconfortati, quelli di centro destra che non sapevano se esultare o uccidersi.

E comunque siamo nella melma. Nessuna forza politica né da sola né in coalizione ha la maggioranza e l'autosufficienza per poter governare. Se il presidente Mattarella dovesse decidere di affidare la formazione del governo alla coalizione con più voti, il centro destra ha il 37%, se invece lo affidasse al partito con più voti, il Movimento 5 Stelle arriva al 32%. 
E pensare che quando hanno fatto sta porcata di legge elettorale lo sapevano che poteva finire così. Il tutto per penalizzare il M5S che invece alla fine ha trionfato.
Tutto perché il politico medio italiano pensa più al suo interesse, è più preoccupato a mantenere il suo scranno che a costruire qualcosa di utile per il Paese che governa o rappresenta.

La sinistra non esiste più. Ci hanno pensato i suoi stessi intelettuali: prima l'Ulivo poi il PD. Forse qualcosa in mezzo ma non mi ricordo. Comunque, da quando il PCI si è disintegrato in tanti satelliti l'unica cosa nella quale i politici di quella parte si sono impegnati, è stata litigare per ottenere il potere, non del paese, ma della propria fazione, peccando di credersi migliori degli altri. D'Alema, Fassino, Prodi infine Renzi... esempi di cagacazzismo e arroganza masochista. Forse, forse eh, se avessero tutti appoggiato Renzi, incondizionatamente, rimanendo nel PD senza frammentarsi in formazioni dal massimo 3%, avrebbero potuto dire quelacosa di diverso. Invece sono troppo impegnati a farsi la guerra tra di loro e non guardano fuori dalla finestra per vedere cosa succede davvero. O meglio, a vedere la situazione che hanno creato!
Perché la politica degli ultimi 20 anni, alla quale hanno contribuito in modo decisivo, ha portato le industrie a spostare la produzione all'estero: quanti operai sono rimasti? E quelli che sono rimasti (senza lavoro), in chi si dovevano riconoscere? Da chi dovevano farsi rappresentare? Da quelli che si sono dimenticati di loro?

Salvini, dall'alto del suo populismo (non nel senso più spregevole del termine ma perché esprime la voce del popolo, o almeno ci prova), dimostra invece il contrario, di essere più attento a quello che succede nel suo paese. Tenendo solo un occhio e un orecchio al suo vecchio (nel senso anagrafico) alleato. Che dopo questo risultato spero abbia il coraggio di seguire qualcos'altro di meglio!
Non penso che Salvini possa guidare l'Italia. Ci sono M5S, FI e PD che lo impedirebbero. Non lo vedo Salvini moderato, anche parte di un probabile governo, neanche se si prendessero il buono che c'è nelle sue idee. Appunto: qual è? 

Non so se il M5S ce la farà da solo. Non so quanto sia colpa degli italiani. 
È il risultato di una legge elettorale insulsa. È possibile sapere che risultato ci sarebbe stato con un sistema elettorale diverso, per esempio come quello delle amministrative? 
Estrema destra e antifascisti prima delle elezioni hanno costruito un bel teatrino per spostare per un po' l'attenzione su chi altrimenti non sarebbe stato minimamente cagato.

C'è chi da la colpa a Facebook ma mi sembra il solito gioco che fa una certa parte del centro sinistra: dare la colpa senza guardare la propria. 
Dal mio modestissimo punto di vista, non hanno ottenuto quei voti grazie allo sfruttamento dei logaritmi, semmai perché sono stati più bravi a usare questo strumento di comunicazione. PD e FI potevano fare lo stesso, per comunicare idee programmi... Se ne avessero avuti, perché leggevo solo proposte generiche e accuse agli avversari.
Per il bastonato PD, M5S e Lega hanno avuto successo perch gli italiani, almeno quelli che li hanno votati, sono ignoranti. La solita arroganza dell'intellighenzia radical chic dei cattocomunisti e chissà se sono più una o più l'altra. 

Altri giornalisti hanno detto che il M5S ha vinto, grazie ai voti del sud dove ci sono molti disoccupati interessati al reddito di cittadinanza. Ah, e poi è Salvini lo stronzo razzista populista! Non ricordo chi sia stato ieri notte da Mentana a sparare questa boiata. Anche certi giornalisti non hanno ben presente la situazione del Paese: siamo nel 2018, gli anni '80 e '90 sono passati e anche al nord il tasso di disoccupazione fa piangere. 

M5S e Lega non hanno vinto perché sono stati più bravi a cavalcare la viralità del web dei social o l'ignoranza degli italiani, non esprimono o rappresentano l'antipolitica ma un popolo contrario a un certo tipo di politica. Hanno vinto perché gli italiani sono stanchi! Della politica elitaria, degli sprechi, quella usata come strumento spargi merda sugli avversati e per coltivare gli interessi propri e degli amici. 
Certo la realtà non si controlla con i logaritmi. Ma il risultato del voto di ieri dipende dalla situazione attuale creata da chi i logaritmi non li ha mai seguiti. Poi che continuino a credersi migliori di altri, più intelligenti e più ricchi. Migliori. Ma se lo fossero davvero, oggi starebbero parlando di tutt'altro.

Ultima osservazione: a livello nazionale il partito che ha avuto più voti non è un partito. PD e FI, i due partiti che hanno caratterizzato gli ultimi 20 e passa anni, sono crollati. A livello regionale vanno fortissimo, anzi vincono, le liste civiche. Forse, ma forse, la politica quella vera di una volta, dovrebbe farsi qualche domanda. 

Adesso siamo qua. Infangati in una situazione che si poteva evitare se si fosse pensato di più all'interesse collettivo.
Come finirà? Faccio una previsione: buon lavoro Gentiloni, ha solo il compito di realizzare una legge elettorale decente!

PS: Matteo Renzi si è dimesso confermando il suo stile. Ovvero quello di maestrino super saccente e arrogante.
Attacca sodali di partito e avversari, addirittura indicando la strategia da adottare per riconquistare gli elettori: ritornare nelle piazza. Dopo essersela spassata nei salotti beandosi della compagnia dei maggiori imprenditori, banchieri, uomini e donne d'affari d'Italia se ne è finalmente accorto! Meglio tardi che mai, anche se troppo tardi. 
Se dalle parti del PD si sono svegliati, se non sono troppo in ostaggio suo e dei suoi ammanicamenti, credo che delle sue indicazioni non se ne facciano proprio nulla!
Le reazioni più critiche infatti sono quelle di chi ha la sua stessa tessera, di chi lo aveva votato in passato, lo ha votato ieri e, molto probabilmente fino a ieri.

Lui e la sua combriccola che ha promesso miglioramenti (mantenuti solo per quelli di cui sopra), ha millantato rottamazioni e rivoluzioni ma alla fine ha solo regalato degli inutili 80 euro.
Visto che lui non conosce vergogna, infatti ha indetto la fase congressuale del partito in modo da 1) non permettere alle minoranze (ma quante sono???) di organizzarsi 2) dimettersi solo dopo il congresso, quindi rimane ancora in sella, spero che nel PD trovino il modo di farlo sparire dalla faccia della politica. Ma temo che possa esistere qualcuno nel Nazareno capace di confermarlo, perché lui è capace di ricandidarsi. Così il PD sparirà definitivamente! Vedi FI!
Purtroppo, quelli che "incredibilmente mi votano ancora" (davvero, è una cosa incredibile!!!) gli hanno assicurato un lavoro come senatore, retribuito da quei tanti italiani ai quali non è riuscito ad assicurare un lavoro.



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Il senso del bob

Finché guardavo la prima discesa solitaria di Tommaso con il bob, una parte di me si staccava per scendere con lui. Io me ne stavo li da solo seduto sulla neve senza accorgermi che mi si bagnava il culo tanto ero preso a seguirlo e non sapendo se era più dilaniante la tristezza o più rinfrancante la felicità.
Il primo colpo me lo aveva dato poco prima appena arrivati in cima annunciandolo a modo suo: “Papà, devo dirti una cosa” uscito di bocca come al solito come un alito. Avesse mangiato lo spicchio d'aglio più potente del mondo sarebbe stato meno mortifero:


 “Adesso tu non vieni con me nel bob. Vado io da solo”

Il papà non può che lasciarlo andare, per un quarto sorpreso perché Tommaso è un bambino piuttosto giudizioso quando si tratta di attività che possono mettere a rischio la propria incolumità, per un quarto felice per la sua decisione di prendere il suo coraggio e scendere la discesa con il bob ma per l'altra metà distrutto perché quella scelta è un pezzo di cambiamento nemmeno tanto leggero.
Pensare che mezz'ora prima gli avevo messo gli sci ai piedi e si era spaventato per una caduta su una discesa brevissima per quanto ripida, e aveva preferito ritornare a giocare con il bob. Un'altra discesa insieme, salendo a piedi per quella collinetta mentre dall'altra parte del confine sulla pista dedicata c'è il rullo che ti trasporta per una pendenza minore a un'altezza inferiore. Tommaso si era seduto sul bob e io lo avevo tirato fino a dove avevamo deciso di partire e scendere insieme.

L'ultima volta che siamo andati con il bob era molto spaventato dalla velocità ma era due anni fa ed era più tato mentre oggi dopo una delle prime discese insieme si è lasciato andare con un “Fiigo!”. Ma passare dal “Fiigo!” a chiedermi di andare da solo non me lo aspettavo. Di solito sono io che gli chiedo se se la sente di fare qualcosa da solo, come scendere in bici per la strada di casa e ricevo sempre la solita monosillabica risposta negativa. Oggi pomeriggio invece Tommaso ha scelto: papà, voglio andare da solo. E io dalla metà della collina guardo scendere a una bella velocità il mio bambino. Che appena arriva si gira e urla: “È bellissimoooo!”.  Chissà quanta adrenalina aveva durante la discesa e quanta ne ha buttata fuori con quell'urlo


Eccola qua come va la vita: accompagni tuo figlio su per la collina, lo traini sul bob le prime volte perché la salita è ripida e per lui è faticosa, lungo la salita gli spieghi come usare i freni e cosa succederà. Quelle successive cammina di fianco a te e a volte ti fermi ad aspettarlo, con una mano traini il bob e con l'altra stringi la sua manina ovattata dentro il guanto per fargli fare meno fatica e aiutarlo nella sua salita. Lo accompagni nelle prime discese, lui davanti con l'aria che gli arriva in faccia veloce grazie al peso del suo papà che per un pezzo lascia andare e per un altro pezzo tira i freni per non spaventarlo sempre pronto a proteggerlo. Quelle successive la velocità aumenta e i tratti rallentati si fanno sempre più brevi rimanendo sempre in guardia.
Finché tuo figlio capisce che gli piace ma soprattutto che si sente sicuro e vuole provare a scendere da solo. “Adesso tu non vieni con me nel bob. Vado io da solo”. E tra quelle due frasi vorrei pensare che sia sospeso un ringraziamento non detto, una spiegazione di quello che è successo: “Grazie per avermi insegnato a divertirmi con il bob, a scoprire quando e come frenare, a non aver paura di scendere e affrontare le mie paure. Adesso mi sento pronto. Vado solo io”.

Così dopo aver camminato uno fianco all'altro mi lascia li da solo, a metà collina a contribuire nel mio minuscolo a sciogliere la neve con una breve lacrima per vederlo scendere, composto e saldo sul bob che usavo io alla sua età. Ci siamo divertiti insieme facendo un tratto di vita insieme. Adesso è arrivato il suo momento di andare da solo. Che sia anche una discesa con il bob. Ma è un primo passo.
Sono stati d'animo ai quali avevo già pensato, quel momento in cui si sarebbe staccato. Ma non avevo immaginato che la prima volta sarebbe stata per una discesa con il bob.
Se un filo d'aria non si fosse alzato a infastidire Anna seduta sopra la sua giacca stesa sulla neve con Teresa addormentata in braccio avrebbe continuato a godersi le discese solitarie.
Mi resta la consolazione, magrissima, di essere ancora con lui per portarlo in cima la collina o fino a dove decidiamo di partire. Lo accompagnerò fino a dove vorrà lui. È giusto così alla fine perché è cosi che deve andare.
Un po' come quando passa tutta la notte nel suo lettino: un po' sono contento perché si dorme più comodi e non prendo pedate sui reni o manate in faccia e un po' mi spiace perché è bello sentirlo respirare di fianco a me.

I bambini sanno essere pestiferi e portarti al limite della sopportazione. Ma prima o poi ci troveremo a ricordare quei momenti passati insieme e ci accorgeremo che ci mancano terribilmente sorprendendoci di come il tempo sia passato così in fretta. Godiamoci i nostri bambini e viviamo ogni momento con loro per aiutarli a crescere e per essere felice di averli vissuti. Non faremo sempre e per sempre parte della loro vita.

Presto troveremo qualche loro giocattolo in un posto che non avremmo mai detto e ricorderemo quando anni prima giocavamo con loro e sistemavamo i loro giochi la notte prima di andare a letto. Mentre loro saranno in giro con gli amici.
Accompagniamoli in cima la collina o fino a dove vogliono loro, stiamo insieme a loro lungo la salita, teniamogli la mano o trainiamoli quando non ce la fanno, insegniamoli a scendere, a divertirsi ad aver paura e ad affrontarla, a cadere e aiutiamoli a rialzarsi a fargli capire che noi siamo sempre con loro. Quando saranno pronti, scenderanno da soli. Magari chiedendocelo con dolcezza con quell'alito di voce di riconoscente colpevolezza. Dopo le farfalle nello stomaco il sentimento più sconvolgente sarà questo. Non so come si chiama. Per ora penso che anche un bob possa insegnarti qualcosa. Bravo tato Tommaso. 


“I will lead you to the doors of the adventure, then only you can open them to defy your fate” 
Thierry Sabine, creatore della Parigi-Dakar

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Effetto della domenica sera

Sarà l'effetto della domenica sera: non ho voglia domani mattina di svegliarmi di lasciare il caldo e la morbidezza del letto. Non credo nella fatalità, domani è il giorno comunemente e digitalmente noto come Blue Monday, anche perché la sua influenza è già iniziata, ma mi sento stanco, demotivato, un pelo intimorito da quello che mi aspetta. Cioè altre 8 ore, 5 giorni, una settimana di ufficio. 
Dove mi trovo ad affrontare quelle tradizionali rotture che deve affronta chi si occupa di una determinata attività che conosce solo lui all'interno dell'azienda ma che nonostante questo viene giudicato da persone che non ne sanno niente, al massimo dei sentito dire (per altro male oppure male interpretati). E, se devo dirla tutta in modo chiara e senza filtri, mi sono rotto le balle.
Del giudizio degli altri, del maleducato sottendere circa l'utilità di una persona e della sua attività, delle influenze su chi prende la decisione finale sulla vita degli altri. Mi sono stufato.
Sembra che tutti sappiano tutto su quello che devono fare gli altri, per loro è una minchiata che si può fare velocemente e semplicemente... e allora perché pagano me per farlo e non se lo fanno da soli o lo affidano a quel dipendente che pare saper tutto?
Non è la prima volta che succede e per colpa di questa situazione avanzo anche qualche mila euro (nessuna parodia, tutta realtà purtroppo).
Anna dice che ho una calamita nell'attrarre persone così ma non credo: purtroppo svolgo uno di quei nuovi ruoli che la rivoluzione digitale ha reso indispendabili in azienda e sono molto pochi quelli che ne conoscono l'attività.
Come funziona un sito? Come si gestisce un blog un social media? Perché non vendo una Madonna sul sito?
Così arrivo io e tutti mi dicono cosa fare: mettilo su internet è l'azione più richiesta quella più necessaria. Ma dove? Come? Perché? Va bene la prima volta, la seconda volta sorrido, la terza mi irrita, poi mi mordo la lingua, digrigno i denti finché non ce la faccio più e rispondo di metterselo... avrete capito.
Perché poi io sono anche fatto male: sono un veneto dei più classci, non metto in mostra quello che faccio perché è il mio lavoro e non ha nulla di eccezionale, con DNA montanaro, quindi ancora più tendente all'isolamento. Non sono quello che fa e va dal boss a dirgli quello che ha fatto o vantarmi di qualcosa che hanno fatto altri: a parti invertite risponderei "E non è quello che devi fare?" cosa che per altro ho detto a una giovane collega alla prima esperienza lavorativa, frantumandone l'entusiasmo.
Ma da qui ai prossimi giorni qualcuno dovrà decidere se potrò rimanere oppure no: è già insoddisfatto nel non vedere il mio lavoro online. Glielo ha fatto anche notare qualcuno che probabilmente ne sa un bancale più di me. Peccato però che, come più volte comunicato, quella cosa che vogliono vedere online non può essere online prima della fine del mese. Allora?
Poi succede che mi dicono che "non importa quello che fai, l'importante che tu faccia qualcosa, per dimostrare che stai facendo o hai fatto qualcosa". Cioè, chi ti paga è talmente ignorante in materia che per tenerti lo stipendio basta mostrargli che hai fatto qualcosa, non importa se è utile. Un video spacciato come tutorial per attrarre clienti? Con il cellulare. Non importa se la cosa è fatta male, falla!
Sono abituato in modo diverso. Voglio portare una vantaggio reale all'azienda e non apparente se non addirittura un danno. E per questo obiettivo è necessaria una analisi della situazione, di quello che c'è e di quello che serve e di quello che non serve, di cosa funziona bene e di quello che funziona male: in parole povere capire se si è in grado si svolgere quelle attività e cosa manca. Ci vuole calma e tempo mentre riscontro solo ansia e fretta.
Ipotizzando che tutto vada per il meglio, sarà davvero il meglio?
Oppure è meglio dedicarsi al giardinaggio?

 PS: suggerisco queste pagine che rappresetano molto bene la situazione:

http://www.alessandrosportelli.it/web-marketing-imprenditori-non-sanno/

http://www.alessandrosportelli.it/ecco-i-3-elementi-indispensabili-per-scegliere-un-agenzia-o-consulente-di-web-marketing/ 

http://www.digiovedi.it/la-miopia-dell-imprenditore-nel-web/?utm_source=condivisione&utm_medium=linkedin&utm_campaign=11_gennaio_2018&lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_pulse_read%3BlvJcMVX%2BQWKqHhwKI1UXmw%3D%3D

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