Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crisi. Mostra tutti i post

Superficialità e negligenza

È da un po’ che manco di parlare di politica. Questa mattina è arrivato un grande stimolo. Dopo aver represso con forza qualche bestemmia (perché ero in ufficio, altrimenti mi sarei sfogato). Quello che ho letto oggi mi ha fatto venire il sangue agli occhi.
Quando l’ho letto ho sbarrato gli occhi. Non tanto perché inaspettato, quanto più per il valore. L’aumento del prezzo del carburante di 6,5 centesimi/litro è tanto. Moltiplicatelo per i litri del serbatoio della vostra auto/moto e per il numero di volte che fate rifornimento.
Vorrei sapere cosa hanno da dire tutti quelli che insultavano il governo Monti fatto di banchieri e professori, perché Letta e compagnia non dimostrano di essere migliori, soprattutto perché hanno un passato recentissimo dal quale non hanno imparato una emerita fava.
La casta sempre più casta paraculata ed il popolo sempre meno sovrano e sempre più bastonato.
L’aumento del prezzo al litro del carburante dimostra tutta l’incapacità governativa e la mancanza di lungimiranza dei nostri governatori.
Nessuno ha pensato alle conseguenze di questo aumento? Non solo alla pompa (intesa quella che eroga il carburante alle stazioni di servizio), ma anche nei consumi in generale: perché così aumenteranno i costi di trasporto di materie prime, beni semilavorati e prodotti finiti che si vanno a sommare all’incremento dell’aliquota IVA. In conclusione: spenderemo di più per fare acquisti, non solo di generi di secondario interesse come per esempio l’abbigliamento e l’arredamento ma anche degli alimentari. Fate venire dalla Sicilia il pesce e le arance con i tir (che non rispettano orari di percorrenza e limiti di velocità pur di consegnare la merce al nord, ma questo è un altro discorso lunghissimo) e vediamo quanto costeranno l’antipasto misto mare e la vostra spremuta di vitamina C.

In anni di crollo costante dei consumi, mi sembra una scelta davvero poco astuta, anche perché così si provoca una conseguente diminuzione delle entrate fiscali, leggi IVA, imposta che grava al 100% sui consumatori: infatti, se non acquistiamo, il nostro caro Stato non ha IVA credito. È notizia recente il crollo del gettito fiscale dall’IVA nei primi 8 mesi del 2013.
Quindi in una sola mossa, i nostri politici riescono a causare un doppio danno alla nazione: diminuzione dei consumi = diminuzione delle entrate da IVA = diminuzione del PIL.
Poi, se la gente non acquista le aziende non producono, e se non producono licenziano personale, che si trova senza stipendio e quindi dovrà per forza ridurre le spese mentre le aziende alzeranno la spesa pubblica richiedendo la cassa integrazione.
Così, oltre a ridurre le entrate dello Stato, si aumenta la spesa pubblica per la CIG.
Splendido! Così al posto di dare uno stimolo alla spesa, si fa l’esatto contrario! Perché? Cazzo vanno a finire quei soldi? A pagare i politici e le loro fantasie?

Forse uno schema facilita la comprensione:



Le persone che noi strapaghiamo per sistemare i conti pubblici, per ovviare ad una situazione di deficit (aumento spesa pubblica e diminuzione entrate, uscite > entrate) e migliorare i conti che fanno? Al posto di dare un impulso ai consumi li uccidono.
Per di più, aumentano la spesa pubblica per pagare una persona che deve capire come tagliare la spesa pubblica (che può anche capire come farlo, ma che alla fine non ci provvede... e sappiamo bene tutti come ridurre la spesa pubblica).
Geniale! Siamo i primi finanziatori della nostra Patria e ci tagliano la capacità contributiva. Eccezionale!
Come togliere il Ventolin ad uno che ha un attacco di asma!

Purtroppo la politica non ha la testa e le palle per scelte lungimiranti, non c’è alcuna politica di medio/lungo termine. Penso che i governanti non l’abbiano mai pronunciato questi due termini.
Eppure c’è un passato recentissimo, giusto poche pagine precedenti nell’album della storia d’Italia. E invece no, sempre la solita cosa.
Che poi, è colpa loro se siamo ridotti così.
E non capisco, e ancora meno accetto, che debba essere io e la mia famiglia, a pagare (gli stipendi loro e dei relativi lacchè ed accoliti vari) per la loro insipienza incapacità ignavia superficialità ignoranza egoismo servilismo.
Voglio vedere un bilancio di Stato, per vedere dove vanno a finire i miei soldi quando faccio il pieno alla macchina. Ma purtroppo, ormai il falso in bilancio non è più un reato.
Sembra che essere un onesto cittadino invece lo sia, e anche molto grave.

Read Users' Comments (1)commenti

Il coraggio, delle decisioni e di parlare chiaro

In Italia i politici chiamati in causa (ma visto che si sono candidati, bisogna dire che si sono offerti, magari sapendo anche come fare) per risollevare le sorti della loro (e delle rispettive famiglie) Nazione, si stanno dimostrando incapaci di adottare le misure necessarie per raggiungere l’obiettivo.
L’IVA non è una signora ed il suo aumento non riguarda il peso. E' una imposta, un costo, che imprenditori e commercianti finiscono per bilanciare tra acquisti e vendite, mentre i consumatori finali (imprenditori inclusi, immagino, ma loro non hanno gli stessi problemi di bilancio che hanno operai, dipendenti, insegnanti, lavoratori a progetto o a tempo determinato, disoccupati etc.) invece pagano fino all’ultimo centesimo.

Bisogna evitare che questa imposti aumenti dell’1%. Disposizione osteggiata dalle stesse persone che l’hanno prevista, negli ultimi giorni di vita del governo Berlusconi. Un altro esempio, se mai ci fosse stato bisogno, che dimostra il grado di cadere nel ridicolo dei nostri politici.
Io aggiungere che non è necessario solo il blocco (perenne, non solo di qualche mese) dell’aumento, ma la riduzione al livello originario del 19%.

Come fare, nessuno pare saperlo (un suggerimento io l’ho dato ancora tempo fa)
I sindacati dopo 10 anni si sono radunati a Roma sabato scorso per chiedere le riforme, per lamentarsi (ovvero l’unica cosa che sanno fare i sindacati) di un governo che non fa altro che parlare e non ha il coraggio di prendere decisioni forti.
Ma ci vuole anche un altro coraggio, perché non se ne può più, non ci servono le mezze parole. Bisogna avere anche il coraggio di parlare chiaro, perché il popolo ha fame (anche) di verità di sapere le cose: cosa intendono i sindacati per “il coraggio di prendere decisioni forti”? Quale tipo di decisione necessita il coraggio da parte di  un gruppo di persone che si è offerto di prendere decisioni? Hanno perfino dovuto mettere per decreto (v. dl. Fare, ovvero prendere decisioni per decreto, è il massimo del ridicolo) quello che devono fare per contratto.
Ormai non c’è più tanto margine di operatività: o si fa o non si fa. Per ridurre una entrata (cioè tagliare una imposta), non è possibile aumentarne un’altra. Quindi? Dai che è facile.
Il popolo sta soffrendo porca miseria, non c’è bisogno di un altro suicidio per avere la dimostrazione empirica.

Questo governo (e tutti quelli che lo hanno preceduto) non ha il coraggio di tagliare i vergognosi stipendi rimborsi diarie che arricchiscono se stesso (il governo) i parlamentari e tutti i parassiti che gravitano attorno (e dei quali non siamo a conoscenza) a spese del popolo. 
Il fatto in se non mi stupisce più di tanto: chi è che si auto ridurrebbe lo stipendio? Non lo fanno nemmeno quelli del Movimento 5 Stelle che una volta vista la prima cospicua busta paga perdono la testa e mandano in vacca i loro fondamenti filosofici.
Considerata questa banale misura, se non si possono aumentare (non si devono aumentare, anzi, bisogna abbassarle) le tasse a chi soffre già, lo si può fare a chi invece ha meno problemi.
Come quelli che possono permettersi di acquistare una barca 14 – 20 metri e oltre e pagare i costi conseguenti: assicurazione, carburante, viaggio e tassa di possesso.
Solo che cosa combina questo governo? Elimina la tassa di possesso per le barche inferiori ai 14 metri e le dimezza per quelle fino a 20. Però la mantiene inalterata per quelle più grandi. 

Per dare alla nautica ''un'opportunità di ripresa'' sostiene Ucina, l'Associazione senza fini di lucro, che rappresenta le industrie e le imprese della nautica da diporto (cioè Confindustria nautica).

Ora vorrei sapere quanto conta questo business rispetto al pil nazionale ma vedo già la difesa che si aggrappa appunto sul risibile contributo di questo mercato che rende possibile un taglio del genere.
Però così non va bene. Perché così chi può permettersi spese superflue viene avvantaggiato, mentre ad una persona che non ha i soldi per acquistare il necessario non ha alcun vantaggio.

Porca puttana sono queste ultime (in tutti i sensi) persone che devono essere aiutate, le altre non hanno bisogno di incentivi.
Lo vedo più come un gesto di mero interesse personale e disinteresse verso la collettività: il politico che inserisce nel DL Fare questo tipo di misure, lo trovi in barca e non per strada. È più vicino alle persone che gli offrono un giro in barca dalle quali con molta facilità in cambio riceve buoni finanziamenti per il suo partito (ma anche per se stesso). 
Non lo trovi per strada (al massimo solo in campagna elettorale) ad offrire un caffè ed ascoltare le richieste dei possibili elettori. 
Bisognerebbe ricordare ai politici che anche noi comuni mortali siamo i loro finanziatori. E con tutte le tasse che ci fanno pagare, siamo i loro maggiori finanziatori.

Quindi, parliamo chiaro: sanno dove andare a prendere le risorse, ma non hanno il coraggio di farlo. Sono troppo vicini a quelle persone e rischiano di rimetterci. 
Gli altri invece se ci spazientano finiscono al massimo per far male ad un incolpevole carabiniere.

PS: e ormai mi sono rotto le balle di scrivere le solite cose sulla politica, che ha le soluzioni sotto gli occhi ma non vuole vederle.

Read Users' Comments (0)

Natale con i tuoi, Pasqua al centro commerciale (con chi vuoi)

Meno male che la pioggia ha dato un po' di tregua per Pasqua, con la sola eccezione delle mezza giornata di domenica, almeno per fare in tempo a portare in giro Tommaso.
Uno dei miei miti giovanili stava quasi per crollare visto che ormai ero sull'orlo di non credere più che non può piovere per sempre!
Così almeno Pasquetta è filata via liscia, sopra il lago con una trentina e passa di amici con la passione di vivere la vita senza pensieri almeno quando ci si incontra. Eravamo davvero tanti ed ormai ci si allarga: non in senso di giro vita (per quello di fa quel che si può) ma di composizione famigliare. Infatti questa volta c'era da pensare a come e dove mettere i passeggini. Ancora poco poi saranno loro a fare casino, dopo i genitori. E con quelli che si ritrovano, sarà divertente.
La giornata è filata via liscia mettendo a dura prova la sensibilità auditiva visto che saremmo stati in 50 distribuiti in 40 mq e le difese immunitarie perché dentro la temperatura era notevole mentre fuori l'aria era piuttosto sbarazzina. Altro che abbigliamento a cipolla, era un continuo dentro-fuori e togli-metti. Per ora non registro conseguenze. Sarà che il doppio parampampoli le ha bloccato sul nascere.
Bel posto comunque, con tanto di asini e porco nero peloso dall'aria assai consapevole e dall'aspetto sicuro. Peccato solo per quei cani maltenuti in un recinto.

La strada verso casa costeggia la parte posteriore di un centro commerciale. Aperto per Pasquetta! Nel parcheggio secondario c'erano alcune macchine. Saranno dei dipendenti, ha detto Anna. Pare strano, ho detto io, che potendo parcheggiare vicino all'ingresso portino la macchina dall'altra parte, per di più con la gioia di dover lavorare un giorno festivo. Metti anche per niente.
Ecco appunto, ho voluto togliermi la curiosità di vedere quante persone non hanno avuto niente altro di meglio da fare il giorno di Pasquetta che rinchiudersi in un centro commerciale.
Sono riuscito a rovinarmi la giornata perché il parcheggio traboccava di lamiera di carrozzeria e vetri dei finestrini e gomma vulcanizzata degli pneumatici. Non c'era un posto libero.
Non mi è sembrato (non volevo fosse) vero! Com'è possibile che così tanta gente non preferisca stare in famiglia o andare a farsi un giro in campagna o visitare un museo o fare l'amore tutto il giorno o sistemare le foto in un album o approfittare della giornata senza pioggia per un giro in bici o in moto piuttosto che rinchiudersi in un centro commerciale. Il mio cuore è stato stretto da una morsa di tristezza indescrivibile.
La chiamano crisi... ma non sappiamo quante di quelle persone abbiano fatto acquisti.
Potrebbe derivare da quella tutt'altro che economica che ognuna di quelle persone (forse ancora inconsapevole) sta attraversando. Guardando alla situazione generale non mi sorprendo e alla fine dire che "abbiamo quello che ci meritiamo" non rimane più un semplice detto superficiale.
Avrei tanto voluto stringere forte quel porco nero peloso! Oppure continuare a fare i grattini all'asino. Dallo sguardo sembra gradire!

Read Users' Comments (0)

O vittoria, o morte

Siamo nella merda. Mancavano l'OCSE prima e la (il ministro dello sviluppo economico) Passera poi per dirci che nel 2012 rischiamo di retrocedere. O ancora peggio, di cadere in recessione.
Allora io sono un pazzo che ha visioni o prevede le cose (in questo caso domani mattina vado a scommettere i numeri buoni), perché credevo di esserci già da qualche anno, dal momento che nel 2008 il PIL italiano ha registrato un -1,4% e nel 2009 addirittura un -5,1%.
Faccio il gioco tanto caro a Gigi Marzullo e mi domando cosa ha fatto chi doveva fare qualcosa  in quegli anni e mi do la risposta. Me la tengo per me per non trascendere in banale volgarità.
Adesso abbiamo un nuovo governo, fatto di persone che con i subdoli giochi egoisti legati a politica e clan non dovrebbero centrare affatto, che sta cercando di ricucire uno Stivale consumato da approfittatori parassiti e delinquenti.
Mario Monti mi ha sempre fatto una bella impressione fin da quando era commissario europeo per la concorrenza, un uomo tutto d'un pezzo che non si fa mettere i piedi in testa e non si perde in fronzoli e mi auguro che ora le "forze" italiane con le quali è entrato in contatto non siano più rompicoglioni ottuse ed egoiste di quelle che ha affrontato da commissario.
Fatta questa premessa, mi chiedo anche come la situazione economica e sociale sia potuta degenerare fino a questo punto, senza che nessuno (governi e parti sociali) abbia potuto fare qualcosa.
Visto che mi piacciono i numeri e le analisi e sono curioso, sono andato a vedermi la variazione del PIL da metà anni '90 al 2010. Eccola qui:


1996 +2,1%
1997 +1,9%
1998 +1,4%
1999 +1,7%
2000 +3,9%
2001 +1,8%
2002 +0,3%
2003 +0,1%
2004 +1,1%
2005 +0,6%
2006 +1,9%
2007 +1,5%
2008 -1,4%
2009 -5,1%
2010 +1,3%
(Valori Concatenati ISTAT; dal 2001 al 2005, Istat Conti Economici Nazionali 2001-2005)

Non che ce la cavassimo poi così male anzi, poi c'è stato il 9/11 ed il mondo ha fatto patatracchette.
Ma non solo quello e a mio modesto parere oserei dire non per quello.
Infatti a cavallo dei due secoli è successo qualcosa che le associazioni industriali hanno chiesto ed i governi hanno permesso e le parti sociali (chiamiamole con il loro vero nome e cioè sindacati ed associazioni di categoria?) non hanno combattuto a sufficienza e che i mezzi di informazione ce l'hanno data da bere con un altro nome e cioè globalizzazione. Io la chiamo delocalizzazione, che significa chiudere la produzione nel paese d'origine dell'azienda per trasferirla in un altro paese dove il costo del lavoro è non so quante volte inferiore rispetto al paese d'origine (considerando i costi di trasporto e doganali per far rientrare la merce e distribuirla sul mercato).


E adesso mi viene da ridere a pensare a quelle quattro marionette ed ai loro marionettari di no-global che vanno in giro per ribaltare le città in difesa dei diritti lesi dalla globalizzazione.
Non mi sembra che marionette e marionettari abbiano mai pensato che per fare quel paio di scarpe in una paese dell'estremo oriente c'è una persona che lavora privo di qualsiasi diritto e difesa (davvero?), in Europa allora ci sono tante persone senza lavoro ma anche senza diritti e difesa.

E' crollata la classe medio-bassa che si occupava della produzione, delocalizzata dall'imprenditore: così le aziende si sono riorganizzate che è un altro termine per nascondere il verbo licenziare il personale in esubero.
Mi piace com'è ironica la vita: il personale infatti viene anche chiamato "risorsa": dicesi "risorsa" il mezzo con cui si provvede a fronteggiare un bisogno (effettuare un lavoro, in questo caso); insieme di mezzi disponibili, ciò che costituisce fonte di ricchezza. Quindi se non esiste più il bisogno di produrre non si ha più la necessità di stipendiare le proprie risorse, l'azienda può farne anche a meno perché la fonte della sua ricchezza, cioè le persone che fino a quel momento producevano per lei, si trovano diversi fusi orari ad est del mondo.
Così nell'arco di un triennio l'Italia (ma immagino molti paesi europei) si è trovata con decine di migliaia di lavoratori disoccupati, la cui capacità di spesa è crollata.

A questo punto si potrebbe pensare che, indossata una maglia rossa con il faccione di un barbuto con lo sguardo sperso, mi sono messo a scrivere un trattato filo comunista ma non è questo il mio intento, sto solo descrivendo quello che è successo nell'ultimo decennio e che nessuno, mi sembra, ne abbia ancora parlato.

A peggiorare la situazione, dopo la delocalizzazione fatta passare per globalizzazione, un altro raggiro è stato rappresentato dalla legge che porta il nome di chi  l'ha concepita: la "Legge Biagi", dal giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse nel 2002.
Presentata come una opportunità per i lavoratori per il suo effetto positivo sul ricambio dell'occupazione (parafrasi politichese), alla fine ha creato una nuova realtà di lavoratori: i precari, cioè lavoratori alle dipendenze di un'azienda privi di garanzie e tutele.
Riassumendo in modo drastico:
- tasse sul costo del lavoro altissime
- attività produttiva in Italia è stata quasi tutta cancellata a causa delle scelta di molte aziende di delocalizzare in paesi dove il costo del lavoro è più conveniente
- la Legge Biagi ha creato la categoria dei lavoratori precari, privi di tutele e garanzie (la loro busta paga non serve nemmeno come garanzia per chiedere un mutuo)
- aumento di disoccupazione e di precarietà
- aumento della spesa pubblica sociale per CIG ed assegni di disoccupazione
- calo dei consumi
- calo del PIL
Le azienda hanno avuto il doppio vantaggio di tagliare i costi di produzione e del personale, per contro gli italiani si sono trovati senza lavoro oppure senza tutele.
Poi qualcuno ha anche la faccia da culo di chiamarlo made in Italy (nemmeno il moto lo è, pensa un po' da dove comincia il controsenso) perché il concetto parte dall'Italia. Ridicolo.

Mi sembra chiaro che una nazione che non produce e non distribuisce la ricchezza (prodotta) alla sua gente non può crescere, non consuma non acquista non va da nessuna parte o, se proprio si muove, sprofonda.
Mi chiedevo come fanno fior fiori di società a fallire visto l'abbattimento dei costi (e l'aumento del margine tra il costo di produzione ed il prezzo di vendita dei prodotti). Una delle risposte è che i suoi prodotti fatti in Asia non li compra nessuno, perché non ci sono i soldi per acquistarli (un'altra è rappresentata dalla richiesta di tiare fuori il bottino imboscato in qualche paradiso fiscale).

Ma mettendomi anche nei panni dell'azienda, di un controller o di un consulente ben pagato che analizza le diverse voci di costo dell'azienda, trovo anche normale far adottare questo tipo di soluzioni quando (mi esprimo in modo molto diretto e grezzo) il prezzo totale di un lavoratore è elevatissimo per colpa delle tasse che appesantiscono la busta paga mentre il suo valore effettivo (leggi stipendio) è decurtato della stessa misura, quasi il 50%. Mettendomi dall'altra parte della scrivania, mi chiedo perché dovrei pagare 100 una persona che se ne intasca alla fine 45 se va bene quando dall'altra parte posso pagare 60 (e anche meno), aumentando anche la produzione?
E chissenefrega poi se il prodotto viene fatto peggio anzi meglio così si consuma prima e se ne vendono di più.
Strategia che può anche passare per inattaccabile ma che nel lungo periodo ha creato questa situazione economico-sociale caratterizzata da mancanza di ricchezza e crollo dei consumi.
A meno che dei consumatori italiani non frega niente a nessuno perché adesso i mercati che valgono sono indiani, cinesi e russi e allora noi possiamo anche morire di fame (e nel frattempo musulmanizzarci tutti come teme il cardinal Bagnasco, ma su questo ci vuole un post dedicato).
Ed il quadretto si è concluso in miseria.

Adesso Mario Monti sta lavorando su pensioni, al taglio dei vitalizi dei politici (tralascio il loro cattivo gusto nel piangersi addosso) e a inserire nuove tasse per i beni di lusso e sui redditi più alti secondo il principio che chi ha dato meno o chi può dare di più deve pagare più tasse.
Non voglio giudicare queste soluzioni perché uno dei vari problemi dell'Italia è quello della liquidità: pare incredibile ma soldi pare non ce ne siano in cassa (e chi se li è mangiati?) e da qualche parte bisogna trovarli per diminuire il debito pubblico.
Però questa cosa qui mi sta a cuore e trovo assurdo che non inverta la tendenza: bisogna aiutare le aziende. Sono soffocate dalla burocrazia e dalla tasse. E' diventato quasi controproducente assumere una lavoratore e quasi nessuno lo fa a tempo indeterminato.
Io non ci credo che nessuno riesca a capire che la produzione deve ritornare in Italia (così potremmo finalmente vantarci di sto benedetto made in Italy e mi andrà bene anche se è in inglese!) e che devono essere abbassate le tasse sul lavoro.
Questo consiglio a Monti: la produzione italiana (come si dovrebbe chiamare in realtà in lingua italiana) è sempre stata la migliore e deve rimanere in Italia.
Altrimenti ci condanneremo da soli.
Una nazione che non produce non consuma, è povera. Purtroppo bisogna far circolare denaro e in questa situazione ne gira poco.
Dove sono i sindacati? Il  loro motto è sempre stato "più reddito" ai lavoratori italiani, invece se sono fortunati ad avercelo ce ne hanno anche di meno nonostante scioperi inutili ed avvilenti.
Si deve far rifiorire la produzione italiana aiutandola e non a tempo determinato ma per sempre, aiutando le aziende che riportano la produzione all'interno del nostro paese ed assumono lavoratori italiani, dandogli uno stipendio giusto che non sia giustificato solo dal pagamento delle tasse per mantenere quei prostatici puttanieri nullafacenti che ingrassano occupando delle sedie.
Mi auguro con tutto il cuore che questo governo riesca a concludere il mandato che gli rimane: da qui alle elezioni del 2013 manca poco più di un anno e non è tanto ma nel frattempo spero che prende in considerazione questa scelta. Deve farlo. Perché se al popolo non è data nemmeno l'occasione di consumare gli viene tolta l'unica vera parte di sovranità in suo possesso.

Quello che temo è il successo che potrebbe avere la banda Monti: se questo governo tecnico avrà successo, sarà la morte della politica, una sconfitta di una classe dirigente che si è arrogata il pretesto di sedersi in diversi ministeri nell'arco di una o più legislature senza avere le competenze per amministrare.
Qualcuno potrebbe fargli lo sgambetto per evitargli un successo imbarazzante.
Allora non rimarrebbe che una sola alternativa che andrebbe oltre la civiltà e richiederebbe l'intervento unito di tutti (noi).

PS: un signore una volta alla folla parlò così. Io condivido ogni sua parola:
« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. 
Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »
(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

Read Users' Comments (0)

Di pantalone non frega niente a nessuno

Chiaro che se un paese sta precipitando nel baratro è allo stesso popolo che tocca metterci una pezza sacrificandosi. 
La frase suona uguale scrivendo:
Chiaro che se un paese sta precipitando nel baratro i politici sono costretti a sacrificare il popolo che lo ha eletto.
Scrivo di getto in modo del tutto istintivo dopo aver letto i siti dei vari quotidiani italiani dopo l'incontro di Tremonti con le commissioni di Camera e Senato. 
Per ora tante ipotesi tra le quali quelle di tagli a tutto quello che serve a un popolo (sovrano) come le pensioni; gli interventi sociali mai come ora così utili; trasferimenti ai comuni che si rifaranno di conseguenza alzando le tasse locali e tagliando a loro volta servizi utili come i trasporti la sanità e via discorrendo.
Nessuna operazione concreta di rinuncia del superfluo. Avanti così!


In un periodo di crisi il lavoro è importante ed il mercato del lavoro deve essere riformato anche perché le aziende sono un pilastro del Paese: quelle istituzioni così generose ad assumersi la responsabilità di assumere persone più o meno qualificate mantenendole in vita con sostanziosi contratti a progetto o a tempo determinato con prospettiva (di un calcio nel culo). A loro tutto è dovuto perché è grazie ai loro lauti stipendi se il popolo può vivere quindi l'equazione corretta è aiuta l'azienda che così aiuta la gente. 
Anche qui ripeto quanto detto per sputtanare un po' la buona Emma tempo fa: gli aiuti alle aziende sono fini a se stessi e non portano alcun utilità al suo dipendente.
Vogliamo una prova?
Ecco, messa sul piatto d'argento dal ministro dell'economia Tremonti pochissime ore fa: una delle soluzioni geniali per combattere la crisi è quella di dare la possibilità all'azienda di licenziare il personale “compensato con meccanismi di assicurazione più felici”. Pazzesco! Si da il diritto di licenziare tornando alla vecchia discussione sul licenziamento per giusta causa* ed allo stesso tempo si manda a fare in culo lo stato sociale al quale le aziende appartengono nel modo più totale.
Secondo le aziende ed i loro lungimiranti imprenditori, chi compra i prodotti che producono?
Con quali soldi possono comprare i prodotti che producono?
Vediamo quanto ci mettono a rispondere...


Me lo spiega quel genio di Tremonti come si fa a:
1. risollevare il PIL se gli italiani non hanno lavoro e quindi soldi o guadagnano troppo poco per fare acquisti?
2. Ottenere il pareggio di bilancio se:
    2.1 bisogna tirare fuori soldi per instaurare “meccanismi di assicurazione più felici” (cito...) per quei lavoratori licenziati con libertà dalle aziende?
    2.2 Ci sono meno lavoratori che pagano meno tasse e quindi le entrate statali calano?


Per il punto nr. 1  mi viene da pensare che quello che producono le aziende italiane non è (più) rivolto alla vendita interna ma all'esportazione verso i paesi in via di sviluppo.
Per il punto nr. 2 la risposta è semplice: nuove tasse sotto forma di accise sui carburanti per pagare questi nuovi “meccanismi”.
Soprattutto, i licenziamenti più facili pensati da Tremonti (sono curioso di sapere chi è il belva che glieli ha suggeriti!!!) eliminerebbero la cassa integrazione, un costo sociale e pubblico mica male!


Idioti! Gli imprenditori i politici i sindacati che non sono capaci d'altro che minacciare scioperi (sì bene bravi la giornata di sciopero non viene pagata, così si fa solo un favore ai “padroni” come li chiamano ancora loro!).
Quel che resta del cervello del ministro Bossi ha preso posizione contro la riduzione delle pensioni... per i licenziamenti facili alzerà il dito contro Tremonti o contro i lavoratori?
E Brunetta li manderà a cagare tacciandoli di cretinitià dall'alto del suo livello culturale?


Ho paura. Leggere certe cose mi fa paura.
Mi fa paura Emma Marcegaglia come un mostro sotto il letto per un bambino la notte! Perché quando chiede azioni concrete dello Stato per risolvere la crisi non chiede né azioni concrete per la gente comune né di risolvere la crisi che colpisce la gente, ma chiede azioni concrete e di uscire dalla crisi che colpisce lei le aziende e tutti i suoi colleghi imprenditori!!! Ecco cosa non dice la cara Emma!!!
Perché lei vuole proteggere prima di tutto se stessa la sua azienda i suoi soldi investiti chissà dove e i suoi amici imprenditori che per questo l'hanno scelta, non per le persone che lavorano (anche per lei!).
Forse era meglio se andavano in vacanza fino a settembre perché ogni volta che parlano mostrano la loro inadeguatezza, impreparazione e parzialità.


Così  Giuseppe Pellizza da Volpedo un secolo e 10 anni fa (nel 1901) descriveva il suo dipinto, il Quarto Stato: «Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...»
Ci mettiamo in marcia? Cambiamo il futuro iniziando dal presente? Magari facendo il contrario del 1789... partire dal 1789 per un nuovo futuro?


PS: Tremonti ha solo accennato al taglio dei costi della politica: "Dobbiamo intervenire perché ci sono eccessi”. Riconoscerlo costa niente, fare il taglio invece rischia la testa!


* che 1) è unidirezionale cioè il rapporto di fiducia tra azienda e dipendente cessa solo se il contratto non viene rispettato dal secondo e non dalla prima e 2) non è determinata dalla legge bensì è rilevabile dal giudice in base a un sacco di cose)

Read Users' Comments (1)commenti

Governo e politici fuffa

Sto scrivendo ascoltando la diretta presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Montecitorio dove il Ministro dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti riferisce, a nome del Governo, alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio di Senato e Camera, sulla riforma dell'articolo 81 della Costituzione (disciplina le regole essenziali del bilancio dello Stato che rappresenta il documento contabile in cui vengono elencate le entrate e le spese relative all’attività finanziaria dello stato in un periodo di tempo determinato.). 
In pratica la manovra finanziaria che secondo il Ministro dalle mani legate dovrebbe essere rivista dopo gli stravolgimenti degli ultimi giorni, dove tutto è precipitato (cit.).
A parte il fatto che tutti i partecipanti sono andati fuori tema discutendo di tutto meno che del sopracitato art. 81, il che la dice lunga sulla loro capacità di concentrazione e di focalizzarsi sulle questioni che impestano il nostro  Paese, questa diretta mi fa pensare a come siamo finiti in questa situazione.


Abbiamo un premier che ha sempre negato la crisi, dicendo che era una montatura dei comunisti per strumentalizzare la situazione col banale obiettivo di far cadere il governo, democraticamente eletto e messo su grazie a amicizie, conoscenze, favori, pompini, scopate, mazzette, millantate balle varie.
Perfino Emma Marcegaglia, la presidente degli industriali, tempo fa non si è vergognata di negare una situazione di pericolo sostenendo di essere messi meglio delle altre nazioni.
Tanto che la differenza dei titoli di stato italiani con quelli tedeschi sono sotto di quasi 300 punti!
Fantastici!
Anzi no, irresponsabili! Pavidi! Avidi! Ignoranti! Ignavi! Avari! Infami!
Hanno passato la maggior parte del tempo a discutere di una minorenne tunisina (o marocchina?) delle orgie di palazzo dei ministeri al nord e dei processi brevi diventati all'improvviso lunghi e di tante altre cose che hanno una sola cosa in comune: non interessano al Paese, alla gente, al popolo che vive in base a quello che decidono quelle persone.
Gente che stringe la cinghia (talvolta se la stringe al collo) perché il suo datore di lavoro ha fatto scelte scellerateo è stato costretto a lasciare a casa i lavoratori a causa, anche, di quello che si decide a Roma. 
Nel frattempo quelle persone che non devono rispondere alla gente che ha votato bensì ai 2 o 3 uomini (intesi come esseri umani, non nel vero senso della parola!) che li hanno garantito il posto e 
uno stipendio ricco, non stanno combinando niente facendoci precipatre.
Dimezzatevi lo stipendio, parassiti! Potete vivere benissimo con quello che vi rimane e le casse dello stato non dipenderebbero più dalle tasse che ci buttate addosso!
La procura di Palermo (che è notoriamente nullafacente...) oggi ha aperto un'inchiesta tanto per aumentare la pigna purulenta di inchieste. Questa volta sull'aumento del prezzo della benzina.
Mavvaffanculo anche alle procure e alle loro inchieste che alla fine paghiamo noi anche quelle (procure e inchieste)! Si devono togliere le accise su guerre e terremoti di due secoli fa, altro che indagare! Voglio sapere e sono stra sicuro di non essere l'unico di sapere come vengono utilizzati quei soldi, i miei soldi! Ah, tanto per ridere, l'ipotesi è quella di “reato di manovre speculative con il rincaro sul mercato interno” punibile con “reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire”... sai quanti sono cinquanta milioni di lire, oltre a essere gli attuali 25.000 euro e poco più di bazzecola, per un petroliere o un benzinaio?


E poi perché dobbiamo pagare noi i deficit che altri hanno creato?
Perché se le banche riducono gli utili per recuperare aumentano le commissioni sulle operazioni ma i banchieri si tengono un bel dividendo? Perché invece il dividendo non viene reinvestito nella banca per migliorare i servizi?
Il mini(stro) Brunetta non ha (ancora) portato a termine l'informatizzazione della Pubblica Amministrazione. L'ha sventolata, si è fatto sentire, vedere in giro più che altro anche se non è così facile, i primi mesi di questa legislatura poi è sparito se non per ritornare per offendere chi oggi ha un lavoro e domani chissà. Fannullone! Anzi, fannullino!
Tutta l'opposizione si è persa dietro una battaglia contro un solo uomo che non sono riusciti a eliminare nemmeno quando loro erano la governo, quando avevano l'occasione perfetta per farlo per rimediare a quel conflitto di interessi che tanto lamentano. E al momento stanno perdendo ancora.
Solo chiacchiere e distintivo direbbe qualcuno, di veramente duro.
Che non avrebbe timore di portare il culo a spasso invece di lasciarlo seduto sullo scranno ben pagato per ripagare la fiducia dell'uomo solo al governo.
Non è un governo fatto dagli e per gli italiani ma un governo fuffa.
Basta vedere quali sono le parti sociali che si siedono intorno al tavolo delle trattative con il governo: tra i vari sindacati e associazioni di categoria mancano le associazioni dei consumatori per esempio, cioè coloro che per definizione comprano e consumano, grazie al bonifico mensile ottenuto grazie ai sindacati e agli imprenditori. 
Mi sembra di vivere in una catena a cui manca un anello, quello più debole delle famiglie dei giovani dei pensionati. Quello reale!
È un governo che non ha testa sia intesa come ragione che come guida.
Purtroppo non abbiamo fatto bene i conti 3 anni fa mannaggia.
Ma a vedere l'altra parte che ha cambiato troppe volte (quante non so, ma sempre troppe!) non so quanto sarebbe andata meglio.
Ci manca la leadership e non lo dico io – da tantissimo tempo, oltretutto... - ma anche i più importanti media internazionali. 


Non ci possiamo riconoscere in cocainomani pedofili puttanieri buffoni scansafatiche pettegoli parassiti e se il futuro è fatto di trote (e troie) allora meglio smettere di andare a pescare.
Si può cancellare il futuro rimediando al presente.
Purtroppo e ripeto quanto già scritto qui e qui siamo troppo seduti su quello che abbiamo e vogliamo far vedere di essere, sulle nostre apparenze e stiamo mandando a puttane una storia bellissima per avere il coraggio e la voglia di indignarci e far capire che se ci fermassimo tutti, o se ci rivoltassimo tutti, le cose rischierebbero di cambiare.
Una volta le sommosse popolari avvenivano perché la gente non aveva niente (da perdere) perché non si faceva lobotomizzare dalle apparenze e dalle invidie.
Per questo temo che non cambieremo mai e che siamo destinati come quei terrificanti film a rubarci l'aria e la luce vivendo al buio sotto terra mentre politici e loro affiliati potranno godersi quello che ci costringeranno a lasciarli.

Read Users' Comments (0)

Una Signora senza palle

Ieri sera pensavo che si potesse chiudere il cerchio: la crisi della Juventus è iniziata nel girone di andata con la sconfitta in casa contro il Napoli. Da 2-0 a 2-3 senza tanti reclami.
Causa allenamento solitario non ho potuto vedere alla tele la partita, ma anche rimanendo a casa dubito che avrei scelto la partita al posto dei RIS!
Tornando a casa, mi sono fermato a prendere degli spaghetti allo scoglio (e checcazzo festeggio il compleanno con mezza pizza?) e mentre aspetto ascolto la partita alla radio sullo 0-1. All'inizio del secondo tempo Marechiaro Hamsik spare in curva il rigore e, al posto di illudermi, tra me e me sentenzio: "La Juve sta partita non la vince!".
Infatti dopo due minuti Marechiaro si riscatta e infila solo soletto il pareggio nel tripudio radiofonico (devo dire che una radio cronaca è davvero emozionante quanto incasinata. La prossima partita potrei vederla come ai bei tempi della Gialappa's: tv accesa ma muta e audio dalla radio per vedere se le parole coincidono coi fatti).
Odio avere sempre ragione!
Nel frattempo gli spaghi arrivano, torno a caso, ceno con Anna e non mi interesso. Prima di andare a riposare le stanche membra, do una sguardo al risultato finale. Buonanotte!
Il cerchio non solo non si è chiuso, ma anzi il buco che ci sta dentro si è sderenato ancora di più!
Che tristezza! La Juventus non è più quella delle cose fatte con stile. La dirigenza non è all'altezza del nome della società e solo una persona non basta. 
Quelli che avrebbero dovuto essere i giocatori fondamentali sono extra trentenni a fine carriera demotivati, altri si sono rilevati fenomeni parastatali. E non si costruisce un cazzo di progetto (o un progetto del cazzo) con extra trentenni.
L'anno scorso pensavo di aver visto il peggio, coi giocatori in sciopero del gioco pur di cacciare l'allenatore e quest'anno si 'è continuato pensando (o sperando, e chi vive sperando muore cag....) di emulare il Barcellona di Guardiola. Peccato che i dirigenti abbiano tralasciato due particolari: i giocatori a disposizione non sono proprio gli stessi e il campionato spagnolo è molto diverso da quello italiano.
Quando pensi alla Juventus pensi a giocatori forti di qualità. Però non bastano solo i piedi buoni. Se penso al Manchester United, mi vengono in mente Scholes, Fletcher, O'Shea, Carrick, Gibson, Rafael, giocatori vecchi e giovani che hanno una caratteristica che è la loro miglior qualità: hanno due palle come quelle di King Kong (solo un po' meno pelose, immagino)! Scholes ha vinto tutto quello che poteva vincere coi Red Devils ma è ancora motivato, gli altri sono giovani poco conosciuti che non avranno i piedi buoni ma non mollano un attimo. E ogni anno ci danno una sacrosanta batosta!
E io mi sono strarotto i coglioni di presunti assi del pallone presi spendendo i soldi degli incentivi auto!
Se un calciatore non ha un po' di carattere, i piedi buoni li usa al massimo per entrarci in campo. Forse la dirigenza juventina dovrebbe pensare più a questo aspetto, a quello che è mancato di più in questi ultimi 2 anni. E ringraziare dell'impegno profuso (è un proforma) i pittori, i capelloni, gli eroi di un mese, gli ex capitani di ritorno dopo l’esilio spagnolo dorato per rinforzarsi con buoni giocatori che abbiano fame e voglia. E giovani, per aprire un ciclo di qualche anno.
Mi piacciono molto Lazzari, Biondini (che avevo visto a Vicenza e lo rimpiango ancora) e Matri del Cagliari, Padoin (anche lui al Lane col rosso Biondini) dell'Atalanta, Maggio del Napoli (ex Lane pure lui).
Sento già voci di mercato che mi fanno venire il vomito... non vedo l'ora finisca questo campionato, e senza gli incentivi auto chissà che la campagna acquisti non venga fatta all'INPS o affidandosi a nuovi pseudo fenomeni, in campo, in panchina e alla scrivania!
Voglio una Signora con le palle!

Read Users' Comments (0)

Non siamo mica messi bene #3

Tanti saluti anche alla Toyota (ma non è il suo modello che le nostre aziende stanno imparando, decine di anni dopo. Davvero non è mai troppo tardi!).
Scompaiono le case jappo dalla F1. Non penso ne sentiremo la mancanza ma spiace per Jarno Trulli.

Read Users' Comments (0)

Non siamo mica messi bene #2

Dopo H-D, anche Yamaha e Bridgestone confermano il buon momento economico.

Read Users' Comments (0)

Non siamo mica messi bene

Ho appena letto, fresca fresca, una notizia bella dura per tutti gli appassionati di motociclismo: Harley Davidson vende la MV Agusta! Detta così sembra che una qualsiasi signorina americana abbia deciso di vender la sua moto italiana, dopo appena 13 mesi dall'acquisto (Agosto 2008).
Potrebbe anche essere se la signorina in questione non fosse uno dei marchi più riconosciuti al mondo tra le due ruote.
Ebbene sì, la Harley Davidson, la famosa casa motociclistica, dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre ha annunciato l’avvio immediato ('the Company will immediately commence efforts to sell the business', come si legge nel comunicato della casa di Milwaukee) della procedura di cessione di MV Agusta, a cui fa capo anche il marchio Cagiva. Come se non bastasse, ha anche annunciato l'interruzione della produzione del marchio Buell ('will discontinue production of Buell motorcycles').
E per fortuna che a fine estate gli amici figli d'immigrati colonizzatori annunciavano i dati di una prima timida ripresa. Parlando di moto, c'è da lavorare molto sulla ripresa!

I media italiani affrontano in modo diverso la notizia: alcuni lanci di agenzia (Reuters, La Repubblica, Yahoo Biz) si attengono ai fatti, Il Giornale è sempre molto esplicito e non usa perifrasi, Il Corriere della Sera da una traduzione tutta sua
(dal comunicato della H-D non sembra proprio che la Buell sia in vendita... ma chi è che traduce in questo giornale???????? FdB deve stare attento ai suoi collaboratori, non è la prima che fanno!!!).
Vi lascio commentare le supposizioni di Motociclismo, il punto di riferimento per i bikers da cui ho preso in prestito l'irriverente immagine qui sopra, alla fine dell'articolo
(spero di no altrimenti la uccide definitivamente! E mi chiedo come farebbe visto i debiti [=€45mln di esposizione a luglio 2008] creati durante la sua gestione).

Molto più tragico l'approccio di MCN alla chiusura di Buell. Li posso capire.
Merita di essere visto un commosso Erik Buell che ringrazia e saluta tutti quelli che hanno partecipato al successo di Buell, una azienda sana costretta a sparire.

Per chi avesse voglia di passarsi via un po' il tempo, ecco il link dove scaricarsi il report 2008 di H-D. I numeri non sono proprio eccellenti.
Forse per la ripresa ci vorrà ancora un po' di strada.

'namo bbene!

Read Users' Comments (0)