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L'anno che verrà

Sono contento di leggere che più di qualcuno non incolpi il 2020 per questo 2020.E' da qualche giorno che ci penso e ho già letto altri pensieri simili.
La pandemia non l'ha portata il 2020, il 2020 non ha fatto schiantare l'elicottero in una nebbiosa domenica mattina e una malattia che si porta via un mito non è colpa del 2020.
 
Quest'anno doveva andare tutto bene invece mi sembra stia solo andando tutto a puttane. Non diamo la colpa al governo ladro o al 2020, ma incolpiamo solo noi stessi.
Un comportamento diverso forse avrebbe potuto davvero far andare tutto bene, una rinuncia una volta nella vita la può migliorare e pazienza se per un anno non si mette in mostra ogni singolo respiro che si sprecato durante le vacenze.
Potevamo imparare molte cose, invece di limitarci a copiare un hashtag come asini facendo nulla per dimostrare che davvero tutto andà bene.

Il 2020 non è stato l'anno che ci auguravamo nel 2019 (per alcuni invece sì, anche meglio) ma speravo riuscissimo a imparare qualcosa: il professore Mancini, professore di italiano delle medie, ci diceva sempre che bisogna imparare sempre qualcosa da qualsiasi situazione.
Invece abbiamo iniziato l'anno odiando i cinesi in Italia, poi i settentrionali in vacanza in meridione e poi a non vedere alcuna distinzione geografica, fanculandoci per semplice differenza di opinione o solo perché si era colpevoli di andare a correre, nel rispetto delle indicazioni per altro.
Abbiamo tanti mezzi di comunicazione a disposizione ma li abbiamo usati per insultarci invece che per chiederci un semplice "Come stai?".
Non è colpa dei social media, ma è colpa nostra perché non sappiamo usare le cose che abbiamo a disposizione.
In mezzo a un pandemia dalla quale si può guarire ma che rischia anche di uccidere, ho visto mettere l'aspetto economico davanti alla salute, ho sentito persone più spaventate di dover chiudere temporaneamente l'attività che di ammalarsi.
Nemmeno il vaccino ha portato un po' di calma anzi, è stato un altro motivo per assurdi litigi digitali. 
Spero nel frattempo che le big pharma stiano sviluppando un vaccino contro l'imbecillità, ma dubito che ci possano essere dosi a sufficienza e che l'effetto sia perenne.

Alcune cose della vita sono ineluttabili purtroppo e sono sempre più convinto che siamo il risultato delle nostre scelte e quello che ci succede dipende solo da noi stessi.
Poi ci sono anche le altre persone che influenzano la nostra vita, personale e professionale, ma almeno noi ci dobbiamo impegnare per migliorarci e dare anche un buon esempio agli altri, stimolare chi è vicino, parenti amici e colleghi. 
Oppure prendere d'esempio chi cerca di sistemare le cose perché il buon esempio di una persona, la sua forza d'animo, può essere lo stimolo per le altre persone.
Compreso io, ben inteso, per alcune cose!
 
Kobe Bryant doveva morire per far conoscere ai molti che non sapevano nemmeno chi fosse cos'è la Mamba Mentality, un atteggiamento vincente di chi vuole essere il numero 1, il migliore e che si può riassumere nella parola impegno. Un impegno incredibile, che richiede la massima concentrazione e dedizione.
Però ci vogliono due palle così per impegnarsi, la Mamba Mentality non è per tutti e se ci sono i numeri 1 è anche grazie ai numeri 2, 3, 4 e a tutti gli altri.
 
Speravo di veder spuntare qualche diamante da tutto questo letame e invece è rimasto tale. 
Potevamo imparare tante cose, scoprire la bellezza che ama nascondersi o quella delle piccole cose, che è troppo facile vederla in un tramonto o in un paesaggio ricoperto di neve mentre è più difficile ammirare un'alba o il fascino della luce di una notte di luna piena riflessa dalla neve.
Vogliamo essere felici senza fare fatica e anche a discapito degli altri, senza impegnarci un po' per scoprire le cose tanto meno a capirle, vogliamo vincere facile magari spendendo un po' di più, non solo in senso economico.
 
Una cosa sola mi spiace di quest'anno: ci ha portato via la socialità e la convivialità. Uno dei miei miglior difetti (o peggior pregi, ancora non lo so) è quello di riuscire a stare bene da solo. E per un po' questa situazione inedita neanche mi spiaceva.
Poi ho scoperto il saluto senza una stretta di mano, di un complimento senza abbraccio, un augurio senza un bacio sulla guancia (eh mica si deve limonare!), un brindisi senza tintinnio. 
Un gomito non è la stessa cosa, mi sono accorto che vedersi in tanti davanti a uno schermo porta imbarazzo anche tra persone che di solito devono sforzarsi di stare zitte invece di parlare.
Mi è mancato non vedere gli amici, non avere persone che girano in casa o andare in quella degli altri.
Ricordo la prima sera che sono uscito in mountainbike con Olo, Giuda e Infe: sembravamo fuorilegge con le mascherine ma è stata una sensazione di assurda libertà dopo più di due mesi di isolamento.

Per me l'ultimo dell'anno ha perso ogni senso già da un po' perché oggi non finise nulla, è solo un giorno buono per stare svegli qualche ora in più (come se non andassi già a letto abbastanza tardi tutti gli altri 364 giorni), mangiare qualcosa di diverso e scoppiare i petardi.
Non c'è alcuna fine, la mattina dell'1 gennaio è come quella del giorno prima, a meno che non siamo noi disposti a fare qualcosa, oltre a cambiare il calendario.
Ed è questo l'unico augurio che mi viene in mente, ma senza molta fiducia.

Parto da Kobe Bryant e finisco con un personaggio completamente diverso ma molto significativo: Pasquale Amitrano che esce dalla cabina elettorale. 



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Ringraziare il cielo

Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona.
La precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male.
Tutto quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le normali situazioni di famiglia.

Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?

Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che aspettava.

Persone che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini divisi tra le incomprensioni dei genitori.

Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare anche la chiave.

Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno.
Chiunque, prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.

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2017 out, 2018 in. Gira la ruota.

Quell'ultimo dell'anno vissuto in famiglia è fatidicamente arrivato: colpa di Teresa e dei suoi denti o del suo presunto virus e del medico che ha consigliato di non portarla in posti con altri bambini. Visto che saremmo dovuti andare a casa di amici dove gli infanti sono pari agli adulti, alla fine ce ne stiamo a casa.
La prima reazione è stata quella di andare a prendere il necessario per la paella vino incluso mi par chiaro, un Vermentino sardo per la cronaca. Speriamo bene dobbiamo ancora iniziare.

Anche questi 365 giorni sono andati. L'anno scorso lo avevo mandato a fare in culo. Il 2017 ha non ha voluto essere da meno del 2016 per quanto riguarda il lavoro: anche questo infatti è stato l'anno dei lavori assurdi, assunto per aziende che vogliono andare in America senza metterci piede e spendere un euro, per altre che non sanno nemmeno sia necessario per raggiungere quello che vogliono e altre che sono così incasinate da mandarmi via perché per colpa loro non sono riuscito dopo due mesi a ottenere il risultato richiesto e che loro cercano di realizzare da 2 anni e mezzo (giuro, è vero non c'è alcun errore di sintassi o di logica, non sto scrivendo da ubriaco e presumo non lo siate nemmeno voi) infine non poteva mancare quella che ti manda la bozza di contratto e poi scompare così com'è arrivata.

Le conseguenze di tutte queste roccambolescherie le pagherò la prossima primavera quando farò la dichiarazione dei redditi mannaggia.

T'nT, in arte Tommaso e Teresa, stanno bene per fortuna, ci manca solo che lei attacchi a parlare nel pieno rispetto della sua dinamicità e un po' temiamo il momento in cui inizierà a parlare.


Se non sono stati i figli a regalare emozioni ci hanno pensato i Fast Animals and Slow Kids in una di quelle che sarebbe dovuta essere una sera qualsiasi di fine giugno. Meno male che la musica non tradisce e riesce sempre a farti bollire il sangue nelle vene. Il mio trasporto non è più quello dell'adolescenza ("the more you change the less you feel", ricordate Billy Corgan nel 1995 vero!?) ma al primo ascolto domestico ho capito che loro erano quello che stavo cercando, sensazione confermata alla prima distorsione ascoltate quella sera.


Per il resto mi porto a casa la conferma le persone sulle quali puoi fare affidamento sono davvero poche e che bisogna essere il più forti possibile. Non è una gran bella conclusione ma è quello che trovo alla fine di quest'anno (almeno la scrivo ora ma ci ero arrivato del tempo fa).


In questo 2017 mi sono sentito più vecchio, più fisicamente che mentalente perché la voglia di andare in giro in bici con gli amici di correre c'è sempre ma mi sono reso conto dell'inesorabile allungamento dei tempi di recupero oltre che del rallentamento di un metabolismo mai stato mio amico.

Mi sono anche accorto che ho scritto poco quest'anno. Avrei voluto scrivere almeno una volta al mese. Ma ero privo di argomenti per questo blog (mentre per gli altri invece non mancavano). O di tempo. Di quello giusto per riflettere bene di sentire l'ispirazione (mica come adesso che scrivo un po' per effetto, anche se le mie parole sono sincere, come sempre). O perché non conveniva perché vivo in una città dove molti sanno molto ma non dicono niente perché è meglio così, anche se poi le voci corrono tra le strade e le vie e le piazze perché la gente chiacchiera e di farsi i cazzi propri non è capace del tutto.
Così continuiamo a vivere in questa città dove devi avere le amicizie giuste per essere qualcuno e fare qualcosa altrimenti devi farle in altre città oppure fotterti e stare muto. O anche perché non ho questa arroganza di credere che quello che penso io fotta qualocosa a qualcuno.

Saluto questo 2017 senza rimpianti e non mi faccio aspettative per il 2018, anche perché sapete come la penso su queste baldracche. Ciao 2017, chiudi la porta quando vai via.


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Fanculo 2016, vedi tu 2017!

Si dice anno bisesto anno funesto e questo 2016 è stato un anno più bisestile del solito.
E' stato un anno inverosimile nel corso del quale sono successe un sacco di cose e tante altre non sono successe. In entrambi i casi ne avrei fatto molto volentieri a meno.

Come di quei tre-contratti-tre di lavoro per i quali avevo ricevuto delle proposte formali e che invece per ragioni note solo a chi me li aveva proposte sono svaniti così come sono comparsi. Un giorno ci sono e quello dopo puff, non si fa più niente. Tanto mica rimangono loro a piedi.
E starei ancora aspettando risposte da almeno un paio di persone che almeno all'apparenza parevano volessero fare grandi cose e che invece mi hanno dimostrato di non essere in grado di fare nemmeno le più elementari come dare una cazzo di spiegazione sincera.
Il lavoro è stato un incubo. Mi sono impegnato in progetti che non hanno portato da nessuna parte o nemmno un grazie. Ho perso tempo. Ho fatto anche errori se alla fine non ho portato a casa qualcosa.
Di certo ho scoperto che un anno fa non ero dalla parte del torto anzi, ero solo nel posto sbagliato con le persone sbagliate. Peccato che questo mi abbia fregato!

Della patente rifatta due volte vi ho già detto. Spero di non rivedere la motorizzazione per i prossimo 8 anni bisestili.

Delle due multe salatissime lungo la SR53 Postumia (prese andando a un colloquio oltretutto: una all'andata e una al ritorno... che amarezza!) e degli autovelox piantati a 3 metri di altezza non ve ne ho parlato per evitare problemi penali.


Dei casini con le poste in ritardo con la postina e del collega nemmeno ma anche questa sarebbe una storia da raccontare, tipica di una Italia burocrate col culo pesante.


Vi ho fatto una testa così col menisco che mi ha rovinato un'intera estate e mandato a puttane le mie corse mattutine con Teresa in passeggino, cosa che non vedevo l'ora di fare (con Tommaso lo facevo, anche d'inverno, la mattina presto in giro per  Ospedaletto e altre strade poco consigliabili per una corsa spingendo un passeggino).

Ho scritto un altro articolo su un'altra rivista figa di moto con lo stesso risultato dell'altra volta (3 anni fa... cioè faccio il mio lavoro ogni 3 anni... bene no!?): zero compenso e zero ringraziamenti. Son soddisfazioni.


In questo anno bisestile non conto gli amici che sono passati ma ne conto uno perso perché non posso considerare che tale una persona che chiama due volte all'anno per parlarmi solo dei suoi problemi (di scelta di persone sbagliate, ha una non invidiabile e incredibile capacità in questo), non risponde il giorno del suo compleanno e si dimentica costantemente del mio. Peccato, perché le volevo bene. Ma le persone non sono obbligate a stare insieme figurarsi in contatto.


In questo anno più bisestile del solito molte persone se ne sono andate ma non mi sorprende se queste sono malate, anziane o si sono trattate male. E anche le persone famose cagano e muoiono. Spiace molto ma la vita non è diversa da questo.

Se ne è andato anche Massimiliano e a un certo punto ho chiesto agli angeli del cielo di venirselo a prendere per risparmiargli tanta sofferenza dopo una vita che più difficile non si può. Mi mancheranno quegli occhi scuri e il suo sguardo profondo che solo sui sapeva dove era destinato. Spero solo che ora si possa divertire con suo nonno Filippo ascoltando tutte le storie che un nonno ha da raccontare (però conoscendo il nonno potrei avere qualche dubbio sul divertimento... adesso infatti sarà il turno di Massimiliano per le commissioni!).

Di questo 2016 Teresa
è stata la stella cometa in un cielo nero. Una vita nuova tenera e dolce. Anche Tommaso è nato in un anno bisestile, verso la fine mentre sua sorella nel pieno di questo anno che non vedo l'ora passi.
Quest'anno l'ho passato del tutto a casa e mi sono goduto la famiglia. Ogni tanto siamo impazziti perché è impossibile non impazzire, ma siamo belli così! La mia rientra in quella percentuale di famiglie povere. Ma questa situazione mi ha fatto scoprire la futilità di tantissime cose e l'importanza di altre, poche ma dal peso incalcolabile. Siamo schiavi di un commercio che stressa (perché accettiamo le newsletter ma la pubblicità nella cassetta delle poste ci sta sui coglioni?) che nonostante sigle e slogan ridicoli ci fa spendere anche se non ne abbiamo bisogno. Avendo pochi soldi capisci cosa serve e di cosa si può fare a meno e non solo per il momento ma anche per sempre. Che mi serva di lezione quando sarà!

Non ho la più pallida idea di cosa porterà il 2017. Il 2016 poco niente anzi, ha più tolto che dato. Quindi qualsiasi cosa arriverà da domani sarà più che positiva.

L'anno scorso avevo fatto gli auguri a tutti e non è successo nulla di quanto avevo augurato, in generlae, anzi è andata anche peggio. Quest'anno se permettete me ne sbatto le balle. Ogni tanto un po' di sano egoismo e maleducazione ci vogliono.
Vi dico solo una cosa: brindisi con bollicine e panettone e/o pandoro con vino dolce. Almeno questo, Cristo Santo!

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Buon Natale e felice 2016!

Buon Natale e felice 2016! I soliti auguri di consuetudine... Ogni anno mi trovo in grande difficoltà perché vorrei evitare di ripetere le annuali banalità.
Mi è capitato una volta di scrivere degli auguri di anno nuovo ad una cara amica e mi sono usciti con una imprevista ed autentica originalità che da allora non riesco più a trovare parole migliori per nuovi auguri in altrettanto modo. Quella volta mi è uscito davvero un bell'augurio sincero. Forse il capolavoro degli auguri (da un punto di vista personale!) ed i capolavori sono unici.

Non so cosa dirvi. Mentre un amico ogni anno in questo periodo dorme 3 ore per notte per preparare ed inviare dei video auguri con il tema lo spirito del Natale ed ogni anno riesce a sorprenderci.

Onestamente questa volta non ho molto spirito del Natale. O meno del solito. 
Anche perché tra tele, radio, interntet e giornali non si fa altro che essere colpiti da pugni in pieno stomaco, dai politici ai banchieri (che pare siano circa la stessa cosa o persona), dai religiosi agli imprenditori. 
Che se ci fate caso sono tutte figure votate (...ho usato una parola sbagliata, lo so!) ad aiutare il prossimo, il cittadino, i bisognosi ed invece fanno l'opposto, nell'egosimo più sfacciato ed arrogante, togliendo dai guai persone disoneste e mettendocene di oneste.
Per finire con quelle persone mediorientali che si fanno chiamare terroristi e che come quelle figure di cui sopra pare abbiano come unisco scopo della loro vita quello di non fartene vivere una tanto serena.

Così quest'anno sono piuttosto turbato. Vorrei davvero tornasse sulla terra un mediorientale con tratti somatici tipici di un surfista scandinavo-americano hippie (ma andrebbe bene anche il contrario) ad insegnarci come volerci bene gli uni e gli altri ma anche noi stessi, a farci capire come siamo tutti uguali nonostante le nostre mille differenze e per questo belli interessanti e da conoscere.
Almeno per darci delle ripetizioni perché dopo 2015 anni ci siamo dimenticati qualche cosa o abbiamo interpretato in modo un po' troppo personale il suo insegnamento precedente. E risparmiandogli una (seconda?) Pasqua, possibilmente.

Come si fa? E' possibile essere più buoni altruisti generosi e misericordiosi, senza la necessità di uno straodinario Giulibeo dedicato?
Penso di sì! E voglio sperare di sì! Qualche esempio c'è e l'ho appena visto in un video di un sito che ho conosciuto anni fa grazie alla pubblicazione di coglionate uniche, autentiche perle!
Ma questa volta è stato capace di stupirmi. 
Posto qui sotto il video. Qualche situazione di pericolo, più o meno estremo, dove delle persone aiutano altre persone. Persone con un innato spirito del Natale per 365 giorni. O più semplicemente con tanto coraggio, buon senso e coraggio straordinario, che è quello che ci manca. 
E' una raccolta di buone azioni un po' lunga ma da vedere!

E per finire con un tocco di pura originalità, tanti auguri a tutti di buon Natale e di un felice 2016 a tutti voi ed a tutte le vostre famiglie, anche alle persone che mi stanno sulle balle ed alle quali sto sulle balle!





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Evviva la mia città [2] - Feste meste

La mia città è talmente piccola che nelle rare volte che un evento organizzato riesce bene tutti si stupiscono. Perfino gli organizzatori.
L'ultimo caso è la festa di fine anno in Piazza dei Signori. Zero ospiti di pseudo fama come era successo nelle precedenti amministrazioni. Ma una scelta tanto furba quanto banale, ovvero portare in piazza il locale musicale più in voga della città con il suo numeroso seguito di adolescenti ed ex adolescenti (si ci andavo anche io perché era l'unico locale dove avrei potuto mettere piede per la musica messa su. Le disco le ho sempre odiate).
Il risultato è stato buono, forse ottimo. Ma perché sorprendersi? Perfino l'organizzatore, nelle persona dell'assessore allo sviluppo nonché vice-sindaco, è stato sopraffatto dal ritorno della manifestazione. 
Peccato, ha gettato al vento la perfetta occasione per bullarsi pubblicamente. A meno che non fosse una scenetta cercata...
Mi sorprendo che le persone si sorprendano.
Come se un allenatore che ha ben allenato la sua squadra si sorprendesse della vittoria. 
Allora non ci capisce una beata tega e non sa valutare bene la sua squadra.
Credo che se qualcuno si prende la responsabilità di organizzare un evento lo fa perché sa che poi avrà successo. Altrimenti perché farlo (mi permetto l'ennesima arroganza di eslcudere il Distinguished Gentleman's Ride: quella è stata davvero una sorpresa... da cambiarsi le mutande!)?
A Vicenza non c'è nulla e quella volta che capita qualcosa va bene perché la gente della città e della provincia, perché arrivano anche i foresti in città, ha fame di una botta di vita! E' difficile da capire? 
E ho usato il verbo capitare mica per niente, perché sembra un caso che ci sia un concerto in Piazza dei Signori o dei musicisti in giro per Corso Palladio a suonare il sax! Un esempio è stato il concerto dei Buena Vista Social Club all'apertura del Vicenza Jazz di alcuni anni fa. Di fianco a me c'erano dei ragazzi di Mestre (non occoreva che me lo dicessero...) venuti di corsa perché l'avevano scoperto per caso all'ultimo momento. Ok era gratis ma è un esempio di come si possono attrarre turisti, anche per una sola sera, senza dover sempre pensare al Palladio al baccalà al vino. 
Il Vicenza Jazz Festival è un bellissimo esempio ma nonostante ce lo abbia sotto il naso per 1 settimana ogni anno chi di dovere non se ne accorge.
Mi sono rotto le balle di vedere appese alle fermate dei bus le pubblicità degli spettacoli di Padova  (a proposito, la Dave Matthews Band al Pala Fabris a ottobre, figo!!!) mentre qui si muore di noia! Lo avevo già scritto e la cosa ha colpito nel segno tanto da aver avuto il suo coinvolgimento in un sito di notizie locali. 
Se Mantova viene definita la bella addormentata, Vicenza tra poco la supererà perché non sarà più nemmeno bella.
Mi sono rotto di vedere gente stupita perché le cose, anche qui, SE SI FANNO, piacciono!
E' ora si svegliarsi!

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Buon anno nuovo! Buon 2015!

Professionisti delle lenticchie e festeggiatori pirotecnici. Imbucati alle feste e nostalgici della disco. Feticisti dell'intimo rosso e affezionati del cotechino. Spettatori del discorso presidenziale e sciabolatori improvvisati. Fedeli alla religione del "chi non tromba a Capodanno non tromba tutto l'anno" e venditori di vischio. Contatori di chicchi di uva e instancabili giocatori di Risiko. Chissenefreghisti dell'ultimo dell'anno e stappatori di spumanti. Organizzati all'ultimo momento e villeggianti da passaporto. Selfieisti protagonisti del social web e pellegrini maniaci. Cuoche e cuochi dell'inverosimile e perfezionisti della tavola imbandita. Menefreghisti del bon ton e  collezionisti di due di picche. Organizzatori di feste pubbliche e organizzatori di cene. Bambini ammalati e genitori incazzati. Cacciatori di un bacio e alcolizzati come grondaie. DJ's e bariste/i. Auguratori di tante care cose e sfoglliatori di calendari. Netturbini e maratoneti del primo dell'anno e inauguratori dell'anno nuovo sulle piste da sci.
Auguri di buon anno nuovo! Che sia per tutti un bel 2015!

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Auguri di buon anno nuovo (?)

Eccoci, ci siamo. Come ogni 365 giorni (366 ogni 4 anni) è arrivato l'ultimo giorno dell'anno.
Si fanno bilanci previsioni e poi si festeggia.
Una volta, quando scrivevo nelle mie Smemo o sui miei quadernini, partivo con auto filippiche dal sapore piuttosto melenso augurandomi di vivere un anno nuovo vendicativo, portando a casa quanto lasciato per strada in quello che stava per finire.
Poi col tempo forse per vari motivi, tra i quali da non sottovalutare c'è "the more you change the less you feel", pezzo di Tonite Tonite degli Smashing Pumpkins, oltre ad avere smesso di fare bilanci e previsioni, mi sono reso conto che finivo nell'impantanarmi nella retorica più classica.
Cosa significa augurare solo cose belle? Un conto è farlo per le scale ad un condomino, magari per levarselo dalle palle il più in fretta possibile, un conto è dirlo o scriverlo ad amici, quelli veri ai quali ci teniamo per davvero.
Ci ho pensato qualche anno fa e mi è uscito un augurio diverso dal solito ad un'amica. Non sapevo come l'avrebbe presa, ma glieli ho scritti lo stesso e siamo ancora amici e mi cura ancora i miei infortuni fisici in modo sempre impeccabile.
Augurare sempre le solite cose è superficiale, lo fa chi non ha tempo o non ha voglia di trovarlo (scrivo che è il 31 dicembre 2013 da 1h35' minuti) o chi non pensa qualche attimo.

A me non va di augurarvi un buon 2014, un buon anno nuovo splendido e ricco di soddisfazioni. Perché lo sappiamo benissimo che non potrà essere così che qualcosa di storto potrà accadere e che il male che sentiremo alla fine sarà più grande della gioia delle cose che andranno bene. Vi auguro di non abbattervi mai.
Non vi auguro tante care cose come se lo augurano i vecchi o loro lo augurano ai giovani neanche fosse una specie di maledizione travestita. 
Vi auguro che vi succedano cose, ma care o meno, tante o poche che siano, che vi soddisfino lo stesso e che siano costruttive, anche se non saranno come le desideravate. 
Di avere la forza di affrontare e superare gli accidenti.
Non potrà essere un anno a manetta, magari! Ma che qualsiasi strada percorriate, sappia darvi un bel panorama anche se non era quella che volevate intraprendere.
Auguri.
Di quello che volete voi.

Aggiornamento del 2/01/14
Un'amica involontariamente mi suggerisce questa canzone :


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Ultimo dell'anno come sempre

Porca vacca tra 23 h e 5 minuti è il 2014. Si festeggia un anno nuovo e si da una pedata nel culo ad un 2013 che si è portato tutta la merda degli anni passati. Ora ci attendiamo fiduciosi altri 365 più profumati, sapessero già di fieno bagnato sarebbe un miglioramento mica da poco!
Però io quest'anno non sono per niente motivato. A dir la verità è un po' di anni che il 31 dicembre vorrei viverlo in modo diverso. Per me l'ultimo dell'anno si esaurisce con quella mezz'ora buona di botti più pirotecnici e coreografici che fracassoni. Poi si torna dentro e si gioca a qualche gioco in scatola fino allo esaurimento psico fisico. Oppure all'esaurimento degli alcolici. 
Sarò vecchio io forse, ma ho sempre detestato le feste in discoteca (più che altro le discoteche!) o in qualsiasi altra parte che fosse. 

Ricordo ancora l'ultimo dell'anno del 1997, in giro per Cesuna a cercare un'auto introvabile perché il mona del proprietario l'aveva messa in garage (era il riferimento, l'auto) e poi siamo finiti in un posto dall'altra parte dell'Altopiano a cena. La tristezza di scambiarci gli auguri di mezzanotte in macchina per raggiungere la festa alle piscine di Asiago dove sono stato in piedi tutta la nottata bevendo come una grondaia (per altro tenendo botta alla grande!) nonostante fossi sotto antidolorifici con un ginocchio gonfio per essermi rotto il crociato 2 settimane prima. Ricordo gli amici del tempo che ci provavano con alcune biondine che non lasciavano alcuna speranza (sè va là, altro che entrare nella selva oscura, ma senza nemmeno fartela vedere!). Che squallore!
Oppure pochi anni fa ad un'altra festa con altri amici, ci stavamo talmente rompendo gli zebedei che ho finto di essere ebbro fino alle orecchie (partendo dai piedi, intesi...) e poco dopo mezzanotte (o forse anche prima?) ho iniziato uno show con la bottiglia di Pampero. Purtroppo, per motivi ancora ignoti i super acolici non mi fanno granché (chiedere al cugino di Gessica al suo matrimonio, ci siamo messi a bere vari cocktail a metà pomeriggio, quando sono passato ai distillati puri mi ha detto che ero fuori di testa e l'ho rivisto più bianco dopo un'ora abbondante...) così da quel momento ho iniziato a divertirmi da matti! Ma per reggere il gioco siamo dovuti andare via lo stesso. Almeno la bottiglia è venuta via con me!
Un ultimo dell'anno bello che mi ricordo è stato qualche anno prima, forse quello del '94, con tanta neve così e con mia sorella e il suo allora moroso che ci hanno raggiunto in montagna all'ultimo momento ed abbiamo cenato insieme finendo per scoppiare i petardi nella neve. Tutto qua. L'importante era stare insieme. Quella è stata l'ultima volta che ho fatto un ultimo dell'anno con la famiglia completa.

Quest'anno siamo a casa di amici. Ma sono poco motivato. Sarà che ci siamo messi d'accordo all'ultimo momento sarà che quest'anno ci sarebbe poco da festeggiare sarà che ormai la vedo come il solito stress da ultimo dell'anno dove andare cosa fare come fare e con il botto di mezzanotte che sa ancora di lenticchie e manca ancora più di metà menù alla fine ma comunque bisogna ridere divertirsi ad ogni costo. In più c'è l'incognita Tommaso: vedremo che serata passerà e ci farà passare. Altri amici non vengono perché le loro figlie sono ancora troppo piccole: hanno qualche mese, l'anno scorso Tommaso aveva 21 giorni quando lo abbiamo portato dagli stessi amici di domani sera, siamo stati degli sciagurati!!!
Appena Tommaso crescerà mi divertirò con lui a far scoppiare i petardi e giocheremo con lui e gli altri bambini.
Ci provo a organizzare qualcosa come piace a me ma le cose da solo non vengono bene. Quindi per ora accontentiamoci. Devo ancora passare a prendere i botti al solito posto.
Cin cin (se pensate alla sigla di Colpo Grosso fate pure senza complimenti!).
Boom!

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Auguri...(!)

Sarà che ho passato le feste a lavoro senza un giorno da poter passare in famiglia (certo, mi devo guadagnare il mio stipendio mensile da ben €1.000,00 netti!) ma oggi è l'ultimo dell'anno ed è come se fosse un giorno qualsiasi. Forse, l'unico momento in cui ho avvertito che questa notte si festeggia è stato quando sono andato a prendere i petardi. Perché alla fine per me la notte di S. Silvestro si riduce solo a quelli: alla caccia alla bottiglia per mettere dentro il razzo per farlo andare il più alto possibile, all'accendino che fa fatica ad accendersi perché è umido c'è la neve o fa un freddo becco e ormai hai le mani viola, alla miccia che si accende e a quei secondi che ti servono per metterti alla giusta distanza per non farti male o mettere a rischio i vestiti e alle scintille accompagnate dal fischio del petardo prima di partire verso il cielo nero illuminato da improvvisi flash della concorrenza, dagli sguardi all'insù e dall'attesa che annuncia tutte le aspettative per lo spettacolo pirotecnico ma forse più verso un anno nuovo che si spera sempre sia diverso e migliore di quello che si è appena concluso.
Il punto è che non credo che a mezzanotte finisca qualcosa e ne inizi un'altra perché è una sera come un'altra per stare insieme con i propri famigliari o amici che si dannano l'anima per preparare l'inverosimile da mangiare, forse in modo più divertente (ma penso che l'aggettivo più adatto sia spensierato) del solito ma domani sorgerà lo stesso sole che da quando siamo nati accompagna le nostre vite e sarà un giorno sì nuovo ma della stessa vita che, a meno che non cerchiamo di cambiarla noi, sarà la stessa del giorno prima.
Stanotte non cambia niente.
Si passa avanti col calendario se ne butta uno e se ne appende un altro (dai cani del 2010 ai gatti del 2011, nel 2012 le marmotte!) per un anno che di diverso ha solo 1 numero che mi servirà solo a ricordarmi che ho un anno in più (nessuna paranoia, solo una semplice constatazione!) che devo pagare l'assicurazione della macchina e dello scooter e di dover fare i conti per la dichiarazione dei redditi eccetera...
In più quest'anno Capodanno arriva di sabato e quindi è come se fosse un giorno normalissimo della settimana nel quale non si va a lavorare.
Non riesco ad augurare "Buon Anno Nuovo!", non ci credo lo dico per educazione ma non riesco nemmeno a metterci il punto esclamativo! Posso dire al massimo "Auguri(!)" o "Buon Anno(!)". L'ultimo augurio serio sincero e sentito l'ho fatto a una cara amica un paio di anni fa: le ho scritto in un sms compresso tutte queste righe qui sopra senza augurarle un sacco di belle cose come è consueto ma che qualsiasi cosa accada possa essere una bella sorpresa, non importa che sia voluta o meno.
Dopo questo augurio non sono più riuscito a formularne uno nuovo.
Allora se nessuno si offende riciclo questo augurio e divertitevi stasera scoppiando tanti petardi e non dimenticatevi di limonare sotto il vischio mangiando una fetta di cotechino e lenticchie. 
Al 2011.

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