Un prato che era il luogo di ritrovo affollato dal vociare di un gruppo di bambini fortunati e senza pensieri. Adesso un posto virtuale come tanti aperto ad ogni riflessione
Sono contento di leggere che più di qualcuno non incolpi il 2020 per questo 2020.E' da qualche giorno che ci penso e ho già letto altri pensieri simili.
La
pandemia non l'ha portata il 2020, il 2020 non ha fatto schiantare
l'elicottero in una nebbiosa domenica mattina e una malattia che si
porta via un mito non è colpa del 2020.
Quest'anno doveva andare tutto bene invece mi sembra stia solo andando tutto a puttane. Non diamo la colpa al governo ladro o al 2020, ma incolpiamo solo noi stessi.
Un
comportamento diverso forse avrebbe potuto davvero far andare tutto
bene, una rinuncia una volta nella vita la può migliorare e pazienza se
per un anno non si mette in mostra ogni singolo respiro che si sprecato
durante le vacenze.
Potevamo
imparare molte cose, invece di limitarci a copiare un hashtag come
asini facendo nulla per dimostrare che davvero tutto andà bene.
Il
2020 non è stato l'anno che ci auguravamo nel 2019 (per alcuni invece sì, anche meglio) ma
speravo riuscissimo a imparare qualcosa: il professore Mancini, professore di italiano
delle medie, ci diceva sempre che bisogna imparare sempre qualcosa da qualsiasi
situazione.
Invece abbiamo
iniziato l'anno odiando i cinesi in Italia, poi i settentrionali in
vacanza in meridione e poi a non vedere alcuna distinzione geografica,
fanculandoci per semplice differenza di opinione o solo perché si era colpevoli di andare a correre, nel rispetto delle indicazioni per altro.
Abbiamo tanti mezzi di comunicazione a disposizione ma li abbiamo usati per insultarci invece che per chiederci un semplice "Come stai?".
Non è colpa dei social media, ma è colpa nostra perché non sappiamo usare le cose che abbiamo a disposizione.
In
mezzo a un pandemia dalla quale si può guarire ma che rischia anche di
uccidere, ho visto mettere l'aspetto economico davanti alla salute, ho
sentito persone più spaventate di dover chiudere temporaneamente
l'attività che di ammalarsi.
Nemmeno il vaccino ha portato un po' di calma anzi, è stato un altro motivo per assurdi litigi digitali.
Spero nel frattempo che le big pharma stiano sviluppando un vaccino contro l'imbecillità, ma dubito che ci possano essere dosi a sufficienza e che l'effetto sia perenne.
Alcune cose della vita sono ineluttabili purtroppo e sono sempre più convinto che siamo il risultato delle nostre scelte e quello che ci succede dipende solo da noi stessi.
Poi ci sono anche le altre persone che influenzano la nostra vita, personale e professionale, ma almeno noi ci dobbiamo impegnare per migliorarci e dare anche un buon esempio agli altri, stimolare chi è vicino, parenti amici e colleghi.
Oppure prendere d'esempio chi cerca di sistemare le cose perché il buon esempio di una persona, la sua forza d'animo, può essere lo stimolo per le altre persone.
Compreso io, ben inteso, per alcune cose!
Kobe Bryant doveva morire per far conoscere ai molti che non sapevano nemmeno chi fosse cos'è la Mamba Mentality, un atteggiamento vincente di chi vuole essere il numero 1, il migliore e che si può riassumere nella parola impegno. Un impegno incredibile, che richiede la massima concentrazione e dedizione.
Però ci vogliono due palle così per impegnarsi, la Mamba Mentality non è per tutti e se ci sono i numeri 1 è anche grazie ai numeri 2, 3, 4 e a tutti gli altri.
Speravo di veder spuntare qualche diamante da tutto questo letame e invece è rimasto tale.
Potevamo imparare tante cose, scoprire la bellezza che ama nascondersi o quella delle piccole cose, che è troppo facile vederla in un tramonto o in un paesaggio ricoperto di neve mentre è più difficile ammirare un'alba o il fascino della luce di una notte di luna piena riflessa dalla neve.
Vogliamo essere felici senza fare fatica e anche a discapito degli altri, senza impegnarci un po' per scoprire le cose tanto meno a capirle, vogliamo vincere facile magari spendendo un po' di più, non solo in senso economico.
Una cosa sola mi spiace di quest'anno: ci ha portato via la socialità e la convivialità. Uno dei miei miglior difetti (o peggior pregi, ancora non lo so) è quello di riuscire a stare bene da solo. E per un po' questa situazione inedita neanche mi spiaceva.
Poi ho scoperto il saluto senza una stretta di mano, di un complimento senza abbraccio, un augurio senza un bacio sulla guancia (eh mica si deve limonare!), un brindisi senza tintinnio.
Un gomito non è la stessa cosa, mi sono accorto che vedersi in tanti davanti a uno schermo porta imbarazzo anche tra persone che di solito devono sforzarsi di stare zitte invece di parlare.
Mi è mancato non vedere gli amici, non avere persone che girano in casa o andare in quella degli altri.
Ricordo la prima sera che sono uscito in mountainbike con Olo, Giuda e Infe: sembravamo fuorilegge con le mascherine ma è stata una sensazione di assurda libertà dopo più di due mesi di isolamento.
Per me l'ultimo dell'anno ha perso ogni senso già da un po' perché oggi non finise nulla, è solo un giorno buono per stare svegli qualche ora in più (come se non andassi già a letto abbastanza tardi tutti gli altri 364 giorni), mangiare qualcosa di diverso e scoppiare i petardi.
Non c'è alcuna fine, la mattina dell'1 gennaio è come quella del giorno prima, a meno che non siamo noi disposti a fare qualcosa, oltre a cambiare il calendario.
Ed è questo l'unico augurio che mi viene in mente, ma senza molta fiducia.
Parto da Kobe Bryant e finisco con un personaggio completamente diverso ma molto significativo: Pasquale Amitrano che esce dalla cabina elettorale.
Porca miseria! E' successo ancora! Ci sono ricascato. Dopo "Una punta di malinconia e tristezza -mai- infinita", l'ebook tributo per i 20 anni del doppio album Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins, ecco un altro ebook tributo. "We don't have any real friend" è un ringraziamento a Colin Greenwood, Jonny Greenwood, Ed O'Brien, Phil Selway, Thom Yorke che messi tutti insieme fanno i Radiohead, per l'album The Bends, uscito esattamente oggi, 13 marzo, 25 anni fa. Lo potete scaricare gratuitamente a questo link. Gesù Cristo. 25 anni fa era il 1995. Il pallone di Roberto Baggio sparato sopra la traversa di Pasadena mi sta(va) ancora trapassando il cuore. A scuola ripetevo la 2a ragioneria ma stavo crescendo. Parlavo tedesco con una discreta disinvoltura. Ero innamorato fisso di almeno due compagne di scuola. Imbrattavo la mia prima Smemo di parole e segni scemi, di foto di Nicole Kidman e di pubblicità di modelle bionde con gli occhi verdi e di Liv Tyler, dei cori da stadio del Vicenza Calcio e dei risultati del mio campionato, il mio primo da juniores. Ero uno dei più giovani tra
giocatori più grandi e bravi di me. Per la prima volta giocavo partite da 90' e
l'allenatore del tempo famoso per essere un ammazza ragazzi (fisicamente e
psicologicamente) mi aveva rinforzato (fisicamente e
psicologicamente) e avevo concluso la stagione con un assist di destro al volo per un compagno che ha segnato al volo di sinistro, io mancino e lui (ottimo) destro. Jack Frusciante era uscito dal gruppo in libreria da un anno, l'anno dopo sarebbe uscito anche al cinema. Siccome a scuola erano cose già fatte spesso andavo in sala giochi sotto lo stadio e mi trovavo con i giocatori del Vicenza. Che giocava benissimo in Serie B e sarebbe stato promosso in A dopo un campionato splendido. Nel 1995 ho vissuto la mia prima esperienza all'estero, dove ho conosciuto tantissime persone, alcune delle quali mi spiace non sentire più, una delle quali sono felice sia una mia splendida amica. Durante quella esperienza ho anche capito perché il calcio inglese (ancora questo calcio!) è definito tale e perché quindi mi piace così tanto! Coraggiosamente, andavo al mare da solo con tre mie amiche perché mi piaceva da matti una di loro, mora con gli occhi azzurri anche se ero felice di tornare in stanza all'alba per le vie di Jesolo che profumavano di pane appena fatto con un'altra delle tre ma non avevo il coraggio di essere più di un suo amico* e intanto conoscevo le prime paranoie. Giravo in scooter in mezzo la strada passando nello spazio lasciato
tra due corriere senza casco con il walkman a palla ascoltando Micheal
Jackson, i R.E.M., Jovanotti, gli Aerosmith, i Nirvana e varie cassette di rock anni 70 e un gruppo pazzesco che si chiamava Smashing Pumpkins
che mi faceva sentire sulle montagne russe. Mi atteggiavo a quello che
voleva essere lasciato in pace e per i cazzi suoi. Riprendevo con la videocamera i compagni di classe nei loro concerti. Non uscivo ancora la sera e la mia vita era casa-scuola-calcio e la musica, che ascoltavo anche a casa di un compagno di classe, fornitore di cd masterizzati. In un sola parola, ero uno sfigato.
Ed è stato in uno pomeriggio di inizio primavera che il fornitore, Ale come me, mi ha messo qualcosa di nuovo. Se la musica mi ha preso all'istante la voce all'inizio mi lasciava perplesso, sembrava un lamento costante. Ma esprimeva bene i testi delle canzoni. Mi sono portato a casa il cd e l'ho fatto andare ininterrottamente con mio papà che mi chiedeva chi avesse registrato il gatto che piangeva. Ho letto e tradotto con il vocabolario tutti i testi e più ascoltavo il cd più quella voce mi piaceva e travolgeva, introversa come me ma irruenta quando alza i toni, come quando cerc(av)o di essere meno introverso.
Era 25 anni fa. Anche 25 anni fa ascoltavo canzoni di 25 anni prima: Let it be, dei Beatles, è uscito nel 1970 e al tempo, senza avere riferimenti di quell'anno, mi sembrava una enormità. Pensavo fosse una canzone vecchia. Adesso di anni sono diventati 50. Una vita fa. E mi trovo ad ascoltare, ancora, musica di 25 anni fa. A celebrarla con un (altro) ebook. E mi sembra ieri. Non è una musica così vecchia come quella del 1970 sembrava nel 1995. Dovrei chiedere un parere a mio nipote che ha appena fatto 18 anni cosa pensa di The Bends. Quando Roberto mi ha chiesto di partecipare anche a questo ebook mi ha sorpreso, significava che è stato contento di quello che avevo scritto per "Una punta di malinconia e tristezza -mai- infinita", perché anche quest'altro è una sua iniziativa. La sua considerazione mi ha fatto un enorme piacere. Così anche se non sono esperto di Radiohead come per gli Smashing, ho subito accettato. Non mi è capitata una canzone semplice da tradurre in racconto, ma Bulletproof... I wish I was è comunque bellissima, perfetta per Tom Yorke. Il testo è deprimente ma c'è dell'aria tra le note e mi da una certa fiducia. Così ho iniziato a scrivere qualcosa, idee sparpagliate, parallelismi tra i diversi me e la canzone. Il testo che ho mandato a Roberto l'ho chiamato lato B2 per intenderci! Anche se ce ne sono altri che ho cancellato o perso perché quando scrivo ho il vizio di non salvare o mi sono venuti in mente in momenti nei quali non potevo trattenere l'ispirazione, come quando corro per esempio. Non parlo del mio racconto, quelli degli altri autori sono bellissimi, coinvolgono e raccontano in modo autentico. Dimostrano come la musica riesca a entrare nelle nostre vite e ad accompagnarle. Magari all'inizio in modo più forte ma poi quando più avanti ti fermi un attimo e torni indietro, senti ancora quelle sensazioni. Buon ascolto, e buona lettura.
* Poi alla fine il coraggio l'ho trovato e adesso siamo sposati.
Gli Smashing Pumpkins quasi originali hanno suonato per più di 3 ore a Bologna per una Unipol Arena strapiena. Per la quarta volta ero davanti a loro.
Sono le 3 del mattino. O della notte, il confine tra i due mondi è molto confuso a un certo punto. Soprattutto dopo un concerto che ti ha proiettato indietro nel tempo. Di oltre 20 anni, 23 per la precisione che sono quelli passati dalla prima volta che vidi il video di "Bullet With Butterfly Wings" su MTV. Da li in poi gli Smashing Pumpkins, con Mellon Collie and the Infinite Sadness, Gish, Siamese Dream, il cofanetto The Aeroplane Flies High diventeranno la colonna sonora di quegli anni, di due picche, di telefonate infinite e lettere scritte a notte fonda o sui banchi di scuola o di serate trascorse per la provincia attraversata su una Lancia Y o una Peugeot 106.
Stanotte faccio più fatica del solito ad andare a letto perché sono appena tornato dal concerto di Bologna proprio degli Smashing Pumpkins e le emozioni sono ancora calde, tenute in circolo dal cuore che le sta pompando forte.
Allora meglio cogliere l'attimo, perché la musica è qualcosa di pancia e bisogna lasciare spazio alle emozioni schiette, meglio se poi vengono condite da un sonno stanco ma molto felice. Così rispolvero il mio libretto, uno di quelli dov'ero solito trovare sfogo e rifugio, e stendere queste emozioni per non perderle nel sonno.
Questo concerto, come tutti quelli che ho visto, è iniziato mesi fa e cioè quando è stata ufficializzata la data di giovedì 18 ottobre alla Unipol Arena di Bologna. Un minitour per celebrare la reunion della band (meno D'arcy). Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin di nuovo insieme in quella formazione che a metà anni 90 ha messo in ginocchio una generazione ora a cavallo dei quaranta.
Quasi un privilegio rivederli live visto che Bologna è stata scelta come unica data in Italia e la seconda in Europa dopo Londra, l'altra città europea.
Immediatamente dopo l'ufficializzazione della data è iniziato il giro di messaggi: Infe e Jimmy ci sono quindi bene è come se fossimo già la e il biglietto non costa la solita e ormai non più sorprendente esagerazione che ti fa bestemmiare rabbiosamente.
Peccato avessi tralasciato quel dettaglio non tanto indifferente che non c'erano altre date in Europa e in Italia prima e dopo Londra e Bologna e quindi i biglietti sono stati venduti quasi subito. Non mi servirà a esercitare la professione ma meno male che quel tesserino di giornalista pubblicista conserva un'altra utilità e che Veronica & Co. al momento mi lasciano lo spazio digitale per scrivere qui! Non finirò mai di ringraziare Giacomo per avermi dato l'opportunità di assistere a uno dei più bei concerti che abbia mai visto.
L'ultimo ostacolo è il passaggio per Bologna. Farmela in macchina da solo non mi esalta, fare la strada con uno/a sconosciuto/a non mi attira perché per me il concerto è un evento importante, al quale si va con persone fidate, con le quali sai di poter condividere ogni parola di ogni canzone oltre ad altre discussioni. Eh, sarebbe stato da andare con uno in particolare, avrebbe avuto il suo significato ma è una storia di "se" che vi risparmio. Infe però c'è e con lui ho già visto gli Smashing a Milano nel 2008 e a Padova nel 2011 e ha il cuore con l'SP tatuato nel braccio. Jimmy defeziona e anche Carlotta, l'altra sodale di concerti, purtroppo stavolta non c'è. Il vecchio Santre che sento meno di quanto vorrei ha preso la sua vita e l'ha imbarcata per Amsterdam. Il sito che commercia passaggi auto non mi aiuta proprio per niente. Ci sarebbe la compagnia di Biso ma parte troppo presto ovvero il giusto per evitare di arrivare con l'acqua alla gola. Per fortuna che Infe mi manda il messaggio perfetto: "C'è un posto e partiamo alle 18" e così mi trovo nel van camperizzato di Francesco con Davide e via.
Arrivati all'arena le strade si dividono perché io e Infe siamo in parterre e loro sugli spalti mentre si unisce Alvise che incontriamo per puro caso alle biglietterie.
Abbiamo avuto anche il tempo per un pit-stop nonostante per la prima volta nella storia dell'universo ci sia stata più fila nel bagno degli uomini che in quello delle donne, per l'entusiasta incredulità femminile.
Anche se ci gioca la Virtus, l'arena di Casalecchio è un gran bel palazzo dello sport. Ci ero stato l'ultima volta nel 2000 toh guarda sempre per gli Smashing! Come il migliore degli esterni di centrocampo, partiamo dalla parte più laterale per guardagnare terreno e accentrarci piano piano e poco dopo le luci si spengono lasciandoci nell'atteso e richiesto buio. Poi sul fondale del palco appaiono le immagini che raccontano le storia degli SP tramite le copertine degli album e la loro presenza in carne e ossa addirittura: perché sul palco arrivano le bambine di Siamese Dream, con un'aria più trita di quella vista sulla cover, a dar fuoco al cuore simbolo della band, tra il tripudio dei fan.
Smashing Pumpkins reunion a Bologna - Il concerto
E poi William Patrick Corgan appare sul palco, da solo, sotto un fascio luminoso. Una visione divina. E si capisce subito quale sarà il tema, su chi sarà incentrata la serata. Non poteva essere altrimenti visto l'ego di quest'uomo tanto complicato quando capace di scavarsi nel profondo, cantando metafore della vita. Le prime note rispecchiano il titolo del brano: un sorriso disarmante al primo acchito, senza tregua. Alle sue spalle le combinazioni di foto di lui in gioventù e parole mettono i brividi. Se si abbinano al testo di Disarm ti assale una forte inquietudine. La stessa di quegli anni.
E il buco nero verso gli anni 90 si è aperto. Poi una pausa. Breve. Perché la band prende il suo posto e comincia lo spettacolo. Nel senso letterale del termine e cioè di puro show, di vari cambi di abiti di Corgan che da istrionico camaleonte adatta al contesto di alcune canzoni (dalla t-shirt nera con le ossa stampate - e panciute... - alle tuniche nere e argento all'abito quasi papale finale) e alla fine saranno 31, presentate come la band ha abituato i suoi fan ad ascoltare dal vivo, con arrangiamenti inediti lasciando in sottofondo il ricordo della versione album.
Il concerto chitarra voce con Schroeder annullato il giorno prima per le condizioni di salute di Corgan aveva preoccupato i fan: canterà? Sì, concerto confermato. Sollievo.
Rocket Siva e Rihinoceros sono il trenino che porta alla cover di Space Oddity. Come per il concerto di Londra di due giorni prima, anche ieri a Bologna hanno suonato Stairway to Heaven e Landslide, quest'ultima in una versione ancora più struggente grazie alla voce della cantante e attrice danese Amelie Bruun, uscita all'improvviso per questo brano. Nei miei ricordi, questo è uno dei più malinconici della band e ieri l'ha abbinata subito dopo a Porcelina, che non sono riuscito a cantare come succede ogni volta da un triste pomeriggio.
Vaffanculo, chissenefrega se più di qualche canzone estirpa ricordi agrodolci, inutile resistere al tempo e alle lacrime, lasciamole scendere perché fanno parte della serata. Penso che il pavimento del palazzetto qualche etto di sale lo avrà raccolto.
Nonostante le preoccupazioni, la voce di Corgan non cede alla cagionevolezza del giorno prima anche se a dir la verità, nelle canzoni più melodiche, sembra un po' fuori controllo, che gli scappi via e i diversi momenti di pausa tra una canzone e l'altra e i brani cantati da Iha potrebbero confermare la precarietà dell'ugola di WPC. Che però ci da dentro quando c'è da darcene, e nella cover di Stairway to heaven lascia partire un acuto notevole e per il resto non si risparmia.
Tenerissima la versione di For Martha, dedicata alla madre, rappresentata nel video da una ragazza che danza per l'ultima volta, prima di salutare il suo bambino per sempre e sparire tra le nuvole. Questo brano è stato parte di un intimo trio di canzoni insieme a Blew Away e To Sheila che ha visto Corgan (in abito bianco) su un podio a suonare il piano, in perfetta sintonia con Iha, l'altro chitarrista Jeff Schroeder, il bassista Jack Bates e la tastierista Katie Cole chiamati a completare la band.
Immancabili brani come Zero (la cui scritta appariva ovunque nei display), Today, Bullet with the Butterfly Wings, sorprendente Soma ma mai come quel Billy Corgan in formato martire kitsch che viene fatto passere in processione in mezzo al pubblico esterrefatto.
Alla fine sono più di 3 ore di concerto, circa 200 minuti. Alla faccia dello stato di salute di Billy Corgan che conclude in versione pontificia. Sul front man convergono tutte le grafiche e animazioni: quando non ci sono i collage dei video vecchi e nuovi o le presentazioni di Mark McGrath a introdurre i brani, sui display appaiono in continuazione video e immagini di WPC da bambino in diverse situazioni. Perché in fondo gli Smashing Pumpkins sono lui, lui li ha voluti lui li ha sciolti e dopo tanti anni, troppi, è riuscito a riunirli.
Mancava la bassista D'arcy Wretzky e mi sono chiesto se quella ragazza bionda che accompagnava la raffigurazione di Corgan non fosse una dedica, ma resto indeciso se come un tributo o una burla. Ricollegando le canzoni e la loro storia, perché non ce ne è una che non possa raccontare la mia, con le immagini di Corgan, penso sia stato un viaggio tra i ricordi, i suoi intrecciati con quelli di ognuno di noi. Mi piace pensare a com'eravamo messi quando ascoltavamo nelle cuffiette o negli stereo compatti multi CD Gish o Siamese Dream: depressi teenager rabbiosi ingabbiati un po' nei cliché che ci sceglievamo e un po' nella condotta da seguire, e a com'eravamo oggi, completamente diversi, adulti, forse meno depressi e repressi, scappati dalle gabbie e con una rabbia diversa e qualche preoccupazione in più. Ma quelle canzoni le ascolti con lo stesso sentimento di quel tempo non ci puoi resistere.
Per 3 ore siamo tutti tornati ai maglioni di lana grossa larghi, alle camice a quadroni, ai jeans sdruciti sotto i quali spuntavano gli anfibi. E' stato il mio quarto concerto degli Smashing. Nessuno di questi mi ha deluso. Di certo, questo è stato memorabile!
Adesso tornano negli USA per il tour e poi chissà, con uno come William Patrick Corgan ci si deve aspettare di tutto. Spero ami gli Smashing Pumpkins tanto quanto il suo ego. L'abbraccio alla fine con Iha non è del tutto banale. Ma del futuro non c'è certezza.
La scaletta del concerto degli Smashing Pumpkins del 18 ottobre 2018 alla Unipol Arena Casalecchio di Reno (Bologna)
Disarm Rocket Siva Rhinoceros Space Oddity (David Bowie cover) Drown Zero The Everlasting Gaze Stand Inside Your Love Thirty-Three Eye Soma Blew Away For Martha To Sheila Mayonaise Porcelina of the Vast Oceans Landslide (Fleetwood Mac cover) Tonight, Tonight Stairway to Heaven (Led Zeppelin cover) Cherub Rock 1979 Ava Adore Try, Try, Try The Beginning Is the End Is the Beginning Hummer Today Bullet With Butterfly Wings Muzzle
Bis:
Silvery Sometimes (Ghosts) Baby Mine (Betty Notes cover)
Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona. La
precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non
nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa
c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una
combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa
la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro
testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli
venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che
non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in
questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male. Tutto
quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che
c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le
normali situazioni di famiglia. Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?
Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando
il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db
elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun
altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che
aspettava. Persone
che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro
esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o
figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o
convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini
divisi tra le incomprensioni dei genitori.
Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di
passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico
vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che
se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare
anche la chiave. Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno. Chiunque,
prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è
anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.
Si dice anno bisesto anno funesto e questo 2016 è stato un anno più bisestile del solito. E' stato un anno inverosimile nel corso del quale sono successe un sacco di cose e tante altre non sono successe. In entrambi i casi ne avrei fatto molto volentieri a meno. Come di quei tre-contratti-tre di lavoro per i quali avevo ricevuto delle proposte formali e che invece per ragioni note solo a chi me li aveva proposte sono svaniti così come sono comparsi. Un giorno ci sono e quello dopo puff, non si fa più niente. Tanto mica rimangono loro a piedi. E starei ancora aspettando risposte da almeno un paio di persone che almeno all'apparenza parevano volessero fare grandi cose e che invece mi hanno dimostrato di non essere in grado di fare nemmeno le più elementari come dare una cazzo di spiegazione sincera. Il lavoro è stato un incubo. Mi sono impegnato in progetti che non hanno portato da nessuna parte o nemmno un grazie. Ho perso tempo. Ho fatto anche errori se alla fine non ho portato a casa qualcosa. Di certo ho scoperto che un anno fa non ero dalla parte del torto anzi, ero solo nel posto sbagliato con le persone sbagliate. Peccato che questo mi abbia fregato! Della patente rifatta due volte vi ho già detto. Spero di non rivedere la motorizzazione per i prossimo 8 anni bisestili.
Delle due multe salatissime lungo la SR53 Postumia (prese andando a un colloquio oltretutto: una all'andata e una al ritorno... che amarezza!) e degli autovelox piantati a 3 metri di altezza non ve ne ho parlato per evitare problemi penali.
Dei casini con le poste in ritardo con la postina e del collega nemmeno ma anche questa sarebbe una storia da raccontare, tipica di una Italia burocrate col culo pesante. Vi ho fatto una testa così col menisco che mi ha rovinato un'intera estate e mandato a puttane le mie corse mattutine con Teresa in passeggino, cosa che non vedevo l'ora di fare (con Tommaso lo facevo, anche d'inverno, la mattina presto in giro per Ospedaletto e altre strade poco consigliabili per una corsa spingendo un passeggino). Ho scritto un altro articolo su un'altra rivista figa di moto con lo stesso risultato dell'altra volta (3 anni fa... cioè faccioil mio lavoro ogni 3 anni... bene no!?): zero compenso e zero ringraziamenti. Son soddisfazioni.
In questo anno bisestile non conto gli amici che sono passati ma ne conto uno perso perché non posso considerare che tale una persona che chiama due volte all'anno per parlarmi solo dei suoi problemi (di scelta di persone sbagliate, ha una non invidiabile e incredibile capacità in questo), non risponde il giorno del suo compleanno e si dimentica costantemente del mio. Peccato, perché le volevo bene. Ma le persone non sono obbligate a stare insieme figurarsi in contatto.
In questo anno più bisestile del solito molte persone se ne sono andate ma non mi sorprende se queste sono malate, anziane o si sono trattate male. E anche le persone famose cagano e muoiono. Spiace molto ma la vita non è diversa da questo. Se ne è andato anche Massimiliano e a un certo punto ho chiesto agli angeli del cielo di venirselo a prendere per risparmiargli tanta sofferenza dopo una vita che più difficile non si può. Mi mancheranno quegli occhi scuri e il suo sguardo profondo che solo sui sapeva dove era destinato. Spero solo che ora si possa divertire con suo nonno Filippo ascoltando tutte le storie che un nonno ha da raccontare (però conoscendo il nonno potrei avere qualche dubbio sul divertimento... adesso infatti sarà il turno di Massimiliano per le commissioni!).
Di questo 2016Teresa è stata la stella cometa in un cielo nero. Una vita nuova tenera e dolce. Anche Tommaso è nato in un anno bisestile, verso la fine mentre sua sorella nel pieno di questo anno che non vedo l'ora passi. Quest'anno l'ho passato del tutto a casa e mi sono goduto la famiglia. Ogni tanto siamo impazziti perché è impossibile non impazzire, ma siamo belli così! La mia rientra in quella percentuale di famiglie povere. Ma questa
situazione mi ha fatto scoprire la futilità di tantissime cose e
l'importanza di altre, poche ma dal peso incalcolabile. Siamo schiavi
di un commercio che stressa (perché accettiamo le newsletter ma la
pubblicità nella cassetta delle poste ci sta sui coglioni?) che
nonostante sigle e slogan ridicoli ci fa spendere anche se non ne
abbiamo bisogno. Avendo pochi soldi capisci cosa serve e di cosa si può
fare a meno e non solo per il momento ma anche per sempre. Che mi serva
di lezione quando sarà!
Non ho la più pallida idea di cosa porterà il 2017. Il 2016 poco niente anzi, ha più tolto che dato. Quindi qualsiasi cosa arriverà da domani sarà più che positiva. L'anno scorso avevo fatto gli auguri a tutti e non è successo nulla di quanto avevo augurato, in generlae, anzi è andata anche peggio. Quest'anno se permettete me ne sbatto le balle. Ogni tanto un po' di sano egoismo e maleducazione ci vogliono. Vi dico solo una cosa: brindisi con bollicine e panettone e/o pandoro con vino dolce. Almeno questo, Cristo Santo!
Troppi guru Troppe bufale Troppi ingenui Troppi customizzatori di moto Troppe scrambler e cafe racer Troppa convinzione Troppi fanatici Troppe persone che si credono uniche Too much people considering itself unique Troppe barbe Troppi esibizionisti Troppi social Troppa apparenza Troppi selfie Troppi approfittatori Troppo bisogno di amicizie giuste Troppa avidità Troppa mancanza di ascolto Troppi bugiardi Troppo falso distacco Troppa umiltà sbandierata Troppe parole non dette Troppa attesa Troppa pazienza Troppa cattiveria Troppa studipidà Troppa ignoranza Troppa maleducazione Troppa superficialità Troppe complicazioni Troppa arroganza Troppa distanza Troppa assenza Troppa mancanza Troppa gelosia Troppa invidia Troppo egoismo Troppa rabbia Troppo rancore Troppo stanco. ____________________________________________
Too much gurus Too much fakes Too much naives Too much motorcycle customisers Too much scrambler and cafe racer Too much certainty Too much fanaticals Too much people considering itself unique Too much beards Too much exhibitor/exhibitionist Too much social Too much appearance Too much selfies Too much profiteers Too much need of affairs Too much lust Too much luck of listening Too mcuch liars Too much false coolness Too much unsaid words Too much wait Too much patience Too much wickedness Too much foolishness Too much ignorance Too much rudeness Too much superficiality Too much complications Too much arrogance Too much distance Too much absence Too much lack Too much jealousy Too much envy Too much egoism Too much rage Too much resentment Too much tired.
Questa è la mia ultima notte a Ospedaletto. Domani ci trasferiamo nella bella e grande casa di Longara. Giardino, vista città di Vicenza e Prealpi, campo visivo nettamente più ampio. Da invidia. Più tranquillità la sera con le cicale ed i grilli invece dei motorini e delle auto che passano sotto le finestre ed il vociare degli avventori di pizzeria bar e osteria. Eppure, nonostante queste premesse che paiono migliorare le nostre prospettive, mi sento molto triste. A Ospedaletto, questo quartiere al limite della città e della provincia di Vicenza, ci siamo stati 4 anni. Però faccio molta più fatica a lasciare questo quartiere dopo 4 anni che non Bertesina, quello dove ci ho vissuto per 34 prima di venire qui. E' incredibile quello che ci hanno dato le persone che abbiamo conosciuto a Ospedaletto: persone splendide affezionate al loro quartiere, molto unite tra loro più di una squadra come una grande famiglia allargata che senza chiedere niente sa darti tutto quello che può e i genitori trasmettono ai figli il medesimo spirito. Non so se riusciremo ad avere lo stesso rapporto con le persone del nuovo quartiere, non è neanche corretto avere queste aspettative. Però dove staremo da domani mi sembra l'esatto contrario: ogni famiglia chiusa dentro il proprio recinto senza farsi vedere nè sentire. Mentre qui è tutto più aperto semplice a disposizione di tutti.
Personalmente, non essendo una persona che si apre molto facilmente, ho conosciuto più gente qui in 4 anni che non a Bertesina in 34. Porto con me ricordi splendidi che sarò felice di raccontare e spiegare a Tommaso del posto dove è nato e ha mosso i primi passi della sua vita. Mi piacevano le piccole cose come fare colazione in piedi alla finestra della cucina guardando fuori e salutando Giorgio che legge il giornale, vedere i genitori che accompagnano i bambini a scuola e cercare di capire se quei due genitori nascondo qualcosa oppure no, contare gli zingari che escono dal camion (sono arrivato a 9 una mattina) e vedere il gatto che cerca carezze e cibo, le chiacchiere con Eraldo, Eleonora, Eliana e il sig. Franchin lungo le scale nell'androne e nel portico anche solo per qualche istante e anche quelle lunghe e taglienti con Nico in garage, salutare Talla, Ibra e Robert dal loro poggiolo quando torno a casa da lavoro, scendere veloce per prendere il giornale o una spesa dell'ultimo momento o la pizza o il pesce perché non c'è niente altro a casa o non abbiamo voglia di cucinare. Dove si trova un prete che ti coinvolge così com'è capace don Marco, ospitandoti a casa sua per qualche birra fino a tardi o per vedere un film o per chiederti qualche dritta su Linux? Qui sono riuscito a buttarmi e a non suicidarmi socialmente perché ci sono le persone giuste che anche se non mi conoscevano mi hanno dato lo stesso fiducia. Non è un addio! Fossi matto! Ci spostiamo di 10 km e non andiamo dall'altra parte del mondo, per quanto sia comunque sempre più difficile vedersi in una città piccola come Vicenza. Qui tornerò spesso, per ogni festa per ogni sagra e sagretta ogni cosa sarà una buona scusa per tornarci. Avremmo voluto spostare la casa da Longara a qui ma non si può ancora. E i mondi perfetti non esistono (altrimenti oggi la Juve avrebbe vinto la Champions League...). Che magone!
Da campione nel mondo nel trovare le cose più brutte invece di quelle più belle, sono molto più triste di lasciare Ospedaletto e la sua meravigliosa gente mentre, al momento, non riesco a essere felice per il posto dove andrò a vivere. Ma sono contento perché qui ho fatto delle belle amicizie che so di poter ritrovare, che spero si ricorderanno e ci chiameranno per ritrovarci. Per loro la nostra nuova casa sarà sempre aperta come hanno aperto la loro a noi e saranno i benvenuti. E se vorranno ci sarà anche un posto per la notte.
Grazie di tutto bellissima gente, grazie per essere stati al nostro fianco in questi anni. Ci portiamo via un sacco di cose preziose. Di quelle che non si mettono nello zaino in borsa né in un cartone e tanto meno in cassaforte ma che si imprimono nel cuore e nella mente e ti puoi portare ovunque vai. La bellezza di un posto sta anche nel cuore delle persone che ci vivono e quello delle persone che ho avuto la fortuna di conoscere è grande!
Non ci credevo all'andata martedì scorso. Ero scettico. Ci credevo pochissimo ieri sera al ritorno al Bernabeu. Ero spaventato. Perché Ronaldo, Benzema e Bale contro Chiellini, Bonucci e Barzagli non è uno scontro equilibrato. La difesa della Juventus non mi ha mai dato fiducia. Nonostante 4 scudetti consecutivi (e i risultati della Nazionale possono darmi ragione). Il giorno del sorteggio della semifinale, quando è uscito il Real Madrid, avevo commentato: "vediamo di prenderne il meno possibile". Oltre a questo, la Juventus è riuscita a farne uno in più. Quell'uno che le permette di giocare la finale di Champions Leauge a Berlino sabato 6 giugno. Contro il Barcellona. Contro Messi, Neymar e Suarez. Un confronto ancora più impari. Da macchiarsi le mutande ogni volta che hanno la palla, anche fuori dalla loro area di rigore. Il Barcellona è al momento la squadra più forte del mondo. Almeno, dalla cintura in giù. Un po' il Rocco Siffredi del calcio insomma. E vediamo di non trascendere in battute di dubbio gusto. Me lo avessero detto a settembre, con l'incazzamento verso la dirigenza della Juve che aveva lasciato andare Conte e preso Allegri, verso Conte che aveva abbandonato la squadra e verso Allegri che solo pochi mesi prima ce l'aveva a morte con la Juve, sarei scoppiato in una risata nevrastenica. Forse il calcio è strano e bello per questo. Forse non ci capisco una mazza io. Forse è questione di culo: Borussia Dortmund e Monaco possono dimostrarlo, ma vallo a dire al Real Madrid quando ha pescato la Juventus al posto del Bayern Monaco se ha avuto culo. Forse non conta chi hai di fronte. Ma come affronti chi hai di fronte. Come ha fatto Stefano Sturaro all'andata contro il Real Madrid. Pochi mesi prima giocava nel Genoa e una semifinale di Champions League contro il club che ne ha vinte 10 se la poteva solo sognare o al massimo giocare alla Playstation. Invece ha fatto una partita bellissima. Mi vengono in mente un paio di partite mie ai tempi del settore giovanile della mia piccola squadra di periferia contro gli squadroni di provincia: partiti sconfitti, tornati vittoriosi. Per diversi motivi, dalla fortuna alla miglior organizzazione difensiva. E la motivazione: quando giochi contro i più forti ti impegni oltre le tue capacità. Basta il nome dell'avversario per caricarti. Un po' come quando il lottatore più piccolo sfrutta la forza del suo avversario per stenderlo. Spero che il 6 giugno la forza di quei tre la davanti (e degli altri 8) sia un incentivo in più per quei tre la dietro (e anche per gli altri 8). A proposito. L'anno scorso Suarez aveva iniziato un antipasto di Chiellini. Mi chiedo se gli sia piaciuto e proseguirà o avrà una museruola stile Hannibal. O se Giorgione indosserà qualche protezione o metterà del sale. Sto già soffrendo! Sarà una sofferenza! Che vinca il migliore. "Ciò, speremo de no!" (cit.) PS: ho visto le due SF a casa dei miei. Con mio papà juventino e mia mamma ex milanista che comunque tifa sempre una squadra italiana. Non ricordo l’ultima volta che ho visto una partita di calcio con loro. Quindi, perché non tornare dove avevo già gioito e sofferto in passato? E sono stato contento di passare così due serate. La finale? O torno da loro. O a casa dell'interista Nich. Dove ho gioito nel 2010 per quelle due perle di Milito. Non so ancora. Non sono scaramantico. Ma dicono che non esserlo porti sfiga.
Passate le feste. Almeno io così intendo le vacanze natalizie: delle feste. Per me, hanno un valore diverso da quelle estive perché le passi per stare con la famiglia, fare dei pensieri ai propri cari, qualche passaggio in chiesa tra una messa ed un concerto di cori e vedere amici di quartiere e non. E la fine delle vacanze di Natale è sempre stata più triste, rimettendo in scatola i colori le luci la magia e la gioia di quasi un mese, dagli addobbi dell'albero alle case ed ai personaggi del presepe e l'aspetto della casa ritorna quello di prima, così come la vita riprende l'ordinaria atmosfera e cadenza prenatalizia. Mi viene il magone a pensare a come spiegare a Tommaso che dobbiamo mettere via le luci e che dovrà aspettare 11 mesi... E per fortuna (più o meno) che non abbiamo né l'albero né il presepe. Sono state delle belle feste. Abbiamo lavorato un po' e non solo pensato al futuro. Non ci è mancata la nevicata ad esaltare il periodo ed è stato bellissimo vedere Tommaso divertirsi un mondo con la sua prima neve, l'anno scorso era troppo piccolo per potersela godere. I regali sono fioccati, forse troppi per una casa come la nostra tanto che qualcuno è rimasto dai nonni. L'ultimo dell'anno è andato bene tra amici, tanti bambini, con grandi fuochi d'artificio e finito prestino, segno dei tempi che cambiano. Ma le prossime volte potremo tirare un po' più tardi. Siamo anche riusciti a dormire, nel senso che al netto delle sveglie di Tommaso di media ci siamo alzati alle 9 quasi ogni giorno. Sono tornato a correre compresso in un paio di pantaloni invernali ed ho avuto l'impressione di indossare un aiuto neanche tanto insignificante. Mi manca solo un orologio adatto per il quale sto già smadonnando tra i vari modelli e funzioni utili e ad altre del tutto futili. Mi spiace non aver fatto visita a qualche amico più o meno distante. Queste feste sono passate velocissime. Dall'8 al 25 dicembre è un flash che ti travolge nel panico dei regali. Arrivare all'Epifania è ancora più tragico perché ti rendi conto che devi ritornare a lavoro. Almeno io sono riuscito a fare vacanza, c'è chi non le ha nemmeno fatte. Domani si ricomincia. Mi chiedo cosa ci sia di nuovo visto che si riprende come si è finito l'anno prima. Più avanti, forse, potrebbe esserci qualcosa di nuovo. Ma nell'immediato non c'è nulla di nuovo. Ad eccezione del calendario. Ed il nostro è fighissimo!
Il mondo non solo è piccolo. Il mondo è anche tondo. Per cui puoi correre più veloce e lontano che puoi ma alla fine ritorni sempre dove sei partito. Vorresti non vedere più certe persone film fotografie non sentire più alcuni profumi canzoni. E ti allontani eviti tutto quello che ti riporta indietro perché l'unica cosa di cui si ha voglia è andare avanti. Solo che, appunto, il mondo è piccolo e tondo. Ci si può far molto poco. In alcuni casi non ci resta che mettersi comodi, gustarsi la musica e bersi quel che ci siamo versati nel bicchiere.
I R. E. M. si sono sciolti il 21 settembre 2011. L'ho saputo dal Televideo. Ho vissuto 10' peggiori per carità ma quelli (anche i giorni) passati dopo aver letto la notizia non li ricordi per i migliori della mia vita. Do molta importanza alle emozioni che la musica sa trasmettere, sentire, vivere e ricordare. Per fortuna sono riuscito a vedere tre concerti di Michael Stipe & co. prima che salutassero le scene. A Padova il 22 luglio 2003 sembrava di bollire dentro lo stadio Euganeo. Avevo una maglia azzurra e sono uscito che era blu scura. Ed un paio di chili in meno. Al palasport di Bolzano il 16 gennaio 2005 in una freddissima sera. Il pubblico quella volta rispecchiava il clima e forse il gruppo ne ha risentito: la performance è stata comunque ineccepibile ma non sono stati travolgenti come la volta precedente. Infine a Milano una bella sera di luglio 2008. Anticipati dagli Editors che ho potuto finalmente sentire live anche se per poco, abbiamo fatto una mezza bischerata per passare dalle gradinate al prato dell'Arena Civica per gustarci il concerto. Tutte e tre le volte ero accompagnato anche da due persone importanti per me che poi sono diventati moglie e testimone. Adoro andare ai concerti ma mi piacciono di più se sono con le persone giuste con quelle che so di poter condividere sia i gusti musicali che le storie che accompagnano le canzoni. Così lo spettacolo si arricchisce di sensazioni forti provocate dalla musica e dalle persone con le quali sono. Inelluttabile poi quando mi ritrovo a ripensare alle emozioni del concerto, di una canzone piuttosto che di un'altra, mi sorprendo ad emozionarmi per aver condiviso quelle sensazioni con quelle persone. Un doppio brivido che mi trapassa. Nel comunicato che annunciava il loro scioglimento, Stipe diceva che 'tutto ha una fine'. Ma certe cose continuano a vivere. Le emozioni ed i ricordi non hanno mai fine. E adesso fatevi prendere dai brividi. New Adventure in hifi è un album da enciclopedia musicale.
Sapersi adattare è un gran pregio. Sapersi adattare è una capacità molto simile alla mimetizzazione degli animali. Ti permette di vivere bene alcune situazioni, a volte al meglio godendo dei conseguenti vantaggi. Forse mi sbaglio o sarà questione di punti di vista ma a mio modestissimo parere lo trovo diverso dal detto "far buon viso a cattivo gioco" che mi sembra più uno sforzo di pazienza. Chi sa adattarsi sfrutta a suo favore le situazioni alle quali riesce ad adattarsi, che sia al lavoro come tra amici. A dirla tutta, la capacità di sapersi adattare a me manca. Sono più uno che porta pazienza. Fino ad un certo punto e per un certo genere di cose. E questa è una lacuna del mio carattere che mi penalizza parecchio. Sono stato insieme ad una ragazza che voleva e doveva essere perfetta: ogni cosa che faceva doveva esserlo o lo era. A suo modo di vedere. Il più delle volte invece io non lo trovavo così. Ho avuto un gruppo di amici che faceva certe cose perché bisogna farlo in quel modo o perché lo facevano anche gli altri. Spesso non mi ci trovavo. E mi trovavo fuori dal cerchio. Accetto differenze di vedute, con più difficoltà quando qualcun altro agisce perché "così è perfetto" o "così si fa". Finché non infrango la legge, esiste anche un altro modo di fare le cose. Mi piace agire usando la mia testa. Preferisco sbagliare perché ho agito seguendo quello che credevo e non ascoltando gli altri. Che per molti è il modo sbagliato. Ma esiste davvero il modo giusto ed il modo sbagliato? E chi lo dice? Roberto Baggio era un fantasista e per definizione mal si adattava agli schemi. Ma giocava a calcio in modo divino. A modo suo. Un po' come Ezio Vendrame, ma meno plateale di lui! I Pink Floyd facevano musica splendida fuori da ogni logica. A modo loro. Anche San Francesco professava in modo rivoluzionario rispetto ai modi del tempo. Il 1968 è stato anche l'anno della rivoluzione dell'atletica leggera grazie a Dick Fosbury che cambiò per sempre la tecnica nel salto in alto. Mi viene in mente quel ragazzo che ad ogni tappa del country tour ballava ai margini della pista per i cazzi suoi emarginato dal resto del clan. Aveva iniziato da poco a ballare country e soprattutto aveva imparata guardando. Almeno, non sapevo fosse iscritto a qualche corso. Ballava in modo decisamente più spettinato rispetto a quanto insegnano ai corsi ma nonostante questo riusciva ad andare più a tempo degli altri molto più laccati e precisini. E soprattutto, ballava accompagnato dal sorriso più luminoso di tutti, divertendosi un mondo. Preferisco così. A modo mio. Qualcuno così riesce ad adattarsi per non sentirsi isolato o per approfittare di alcune situazioni. Ma così perdiamo un po' di noi stessi e mi piace poco. Altri invece se ne sbattono e preferiscono andare per la loro strada. Come dice Robert De Niro in Casinò: "ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io". Questa frase mi riassume bene. Anche se talvolta mi mette nei casini. Ma preferisco mettermici a modo mio e non secondo gli usi ed i costumi.
Il mese scorso in un momento particolare di basso livello di euforia avevo scritto qualcosa riguardo le varie fasi della vita.
Adesso pare di essere in quella della maturità, per la precisione in quella delle nascite.
Una mia ex compagna di univeristà ha avuto da pochi giorni il secondo figlio, una bella bambina. Mi ricordo ancora quando in una notte - ma dai? - di primavera ho letto la sua email nella quale annunciava la sua felicità per il primo: era la prima maternità/paternità post universitaria, un altro segno che la vita stava andando avanti con la sua consueta ineluttabilità mentre la mia rimaneva li dov'era.
La cosa bella della vita però è che il suo cerchio, o la sua linea, non è mai così scontata e le sue tappe possono susseguirsi in un alternanza molto soggettiva.
Per esempio, c'è qualcuno che diventa padre per la prima volta passati i 50. E' il caso di un caro ex collega, uno di quelli coi quali ti trovi particolarmente bene da tenersi in contatto anche quando si passa ad altro.
Nei nostri infiniti dialoghi via whatsapp sui massimi sistemi eravamo piuttosto d'accordo sul fatto che non era il periodo più bello per concepire una nuova vita, con poteri forti sempre più tali ed opprimenti mentre quelli più deboli sempre più schiacciati ed emarginati. Scrivevo queste cose guardando il piccolo Tommaso intento a scoprire ogni attimo qualcosa di nuovo attorno a se, quando non era intento a scambiare sguardi di reciproca meraviglia con Pescello sdraiato sulla sua culla ...
Ora anche lui, l'ex collega, si trova con un'altra (piccola) meravigliosa creatura con la quale condividere la sua vita. Mi spiace aver percepito nei nostri messaggi un certo disagio tra le sue parole. Spero possa aver aperto il suo cuore ad un po' più di gioia.
Nel frattempo, vedendo crescere Tommaso e vivendo ed aspettando altre nascite, ho cambiato la mia opinione: è vero che ci sente piuttosto irresponsabili ma è ancora più vero che non ci si può arrendere anzi, si deve rispondere. Tommaso, Anja, Luisa, Agata, Elia, Gioele, Davide sono le risposte a questa situazione. La speranza di una vita migliore più bella ed equa. Sarebbe un grosso errore da parte nostra non voler partecipare al miglioramento. Abbiamo l'obbligo minimo di tentare.