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Caro capriolo

​Caro capriolo, sei uno degli animali più carini e teneri che ci siano sulla terra. Anche su quella dove abito io, precisamente prorio quella.
Sappi che sul giardino di quella terra il 16 agsoto 2016, in occasione delle nascita di Teresa, ho piantato un nocciolo.
Lo curo lo guardo gli do da bere controllo come sta e d'inverno lo copro per proteggerlo dal freddo.
Purtroppo non l'ho difeso a sufficienza: infatti uno della tua specie ha pensato di darsi una lucidata alle corna su questo esile albero qualche notte fa, o giorno fa, chi lo sa se si è fatto un giro infigardo alla luce del sole.
L'albero è ancora troppo giovane e non ha resistito alla sua irruenza. 
A quanto pare per la cura delle vostre corna preferite il legno morbido: abbiamo altro che alberi alti e grossi ma gli unici che vengono scorticati sono  un fico matto e un altro paio di arbusti fini. Adesso è toccato al nocciolo di Teresa.
Che appunto perché è di Teresa che mi spiace. Anzi, quel nocciolo è come se fosse Teresa! E lo avete ridotto alla metà. Non sai quanto mi abbia rattristato vederlo in quella condizione.

Siete animali simpatici, caro capriolo. Ma vaffanculo, quando dico teneri è perché vi preferisco con il sughetto, la polenta morbida e un bicchiere di rosso, di quello buono.

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Telenovela telefonica

Su FB avevo già annunciato il passaggio di operatore per la connessione internet di casa.
Mi sono dimenticato una cosa: non ho specificato l'anno!
Purtroppo non ho considerato alcune cose, altre le ho sottovalutate e altre ancora nemmeno ne ero a conoscenza. Inoltre, non viviamo in un paese del terzo mondo ma in Italia.

Come avevo già scritto, la casa non è collegata alla linea telefonica e per la sola connessione ci siamo affidati a quella con tecnologia LTE.
Siccome da alcuni mesi la velocità di connessione è molto bassa e l'operatore si limita a dirci di monitorare la situazione, io e Anna ci siamo stancanti di monitorare e abbiamo deciso di cambiare.
Questa mattina è passato il tecnico, che ha constatato che alcune case vicine hanno un collegamento per una parte sotterraneo e per l'altra parte posticcio/temporaneo diventato definitivo ("tipico dello stile italiano"). Con i lavori sulla strada svolti chissà quanti anni fa non si sa se sia stato previsto un tubo per portare la linea telefonica anche in questa casa.
Quindi: bisogna realizzare un nuovo collegamento. Come non si sa. Riceveremo una telefonata dall'azienda incaricata. Che la prima volta uscirà solo per verificare la situazione e definire il tipo di collegamento. Che nonn si sa quando verrà realizzato e se avrà un certo costo potrebbe essere in parte a carico nostro. Il punto è sapere quando verremo contatti e quando verranno a fare il sopralluogo. Dai, se tutto va bene, per quel tempo chissà quale Madonnasantissima di connessione ci sarà, una 100G da 600MB fissi!

Al momento, ho rifatto il test della velocità di connessione: ironia della sorte, oggi viaggia a circa 11 MB! Il servizio clienti dell'attuale operatore non risponde mai sui social e al telefono rispettano severamente un fastidioso protocollo di frasi fatte. Mi vien da pensare che questa potrebbe essere la reazione alla mia lamentela social.
Domani passa un tecnico che ho chiamato io. Che doveva passare quando la connessione viaggiava a 2MB (e pago per 20!). Rido già!

http://www.speedtest.net/result/6502812964.png

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Il mio probelma


Io sono io. Questo è il mio problema. Sono il mio principale problema.
Non ho santi in paradiso né amicizie giuste nei posti giusti. Tipo di quelle che mi facciano portare delle moto nel centro della mia città, a differenza di altri che vengono anche ospitati nelle sale grandi dei palazzi del potere.
Magari qualche gancio - termine più corretto rispetto ad amicizia - c'è anche ma nel mio caso prevalgono altri fattori come il buon senso l'etica e lo stato delle cose con il quale non ci si può tanto mettere di traverso.
Vivo in una città dove sei quel che sei e se vuoi fare qualche cosa per quanto ci si debba rompere il culo devi conoscere la persona giusta. Certe consuetudini non sono esclusive tradizionali di determinati posti di questo Paese anzi, al contrario sono piuttosto diffuse. Non so in altri posti ma dove sono io sono molto frequenti.
Mi è capitato diverse volte, anche l'anno scorso, di essere ad un passo da qualcosa ed invece appena arrivato all'ultimo scalino sentire il vuoto al posto del pianerottolo e di cadere giù, travolto da amarezza delusione e rabbia.
Mi sono chiesto qual è il mio problema, cosa non va. L'unica risposta l'ho trovata davanti allo specchio (prendendomi per il culo possono aggiungere che "Bhe, almeno c'era qualcosa di bello da vedere"!).

Di recente ho cancellato da uno spazio web una mia descrizione che a qualcuno era piaciuta molto. Ci avevo messo un attimo a scriverla, preso da uno dei miei raptus notturni, un po' come sta capitando adesso solo che c'è il sole alto in cielo.
Nonostante mi venga difficile dovermi descrivere ho buttato giù le parole che mi piacevano di più e che mi sembravano più adatte, come scegliere una felpa o un paio di scarpe. Una descrizione poco seria e poco professionale visto il contesto ma per questo veritiera, che tra le righe diceva "fanculo!" in modo neanche tanto velato.
Perché sono così e forse è questo il mio problema.

Non mi piace ingannare la gente, anche perché vado a infilarmi in situazioni spiacevoli che non saprei gestire e non mi piace giustificarmi.
Perché non sopporto né supporto le formalità che sono solo una divisa che maschera le persone e servono ai venditori per ingannare chi si trovano davanti. Preferisco convincere piuttosto che ingannare anche se è la via più complicata.
Ma molte persone preferiscono i venditori, quelli con il nome esotico e un cognome italiano buffo, gli imbonitori gli intortatori o i (auto definiti?) guru. Quelli 80% atteggiamento e 20% carattere. Forse perché la sincerità spaventa. O la normalità. Ma sono così.

Elastico come un tronco di una sequoia secolare. Mi adatto anche, a persone cose situazioni ma a discrezione e con criterio molto dubbi.
Voglio essere me stesso sempre perché apparire è come sopravvivere. Eppure ci sono molte persone che sopravvivono nettamente meglio di come vivo io.
Forse tutto dipende da questo, dal mio volere essere me stesso. Originale.
Non sono quello della prima buona impressione, di solito la canno in pieno e tale rimane: chiedete a due professoresse. Anni fa una splendida ragazza di Roma qualche giorno dopo avermi conosciuto meglio (no, non è quello che pensate voi!) mi confidò che all'inizio le sembravo un cagacazzi. Non potevo darle torto. Non sono (più) il massimo dell'espansività all'inizio.
Talvolta è anche buona la prima, ma nonostante la mia impresa c'è sempre qualcosa che non va bene. Oppure, non c'è qualcuno col culo nella posizione giusta che migliori la mia buona prima impressione.
Tanti mi dicono che ho buone capacità. Che scrivo bene. Ma a vedere bene questo non basta! C'è bisogno di qualcosa di più. Meglio se è qualcuno di più!

E alla fine vincono gli altri. Quelli che si mettono il vestito adatto. Magari non solo grazie a se stessi e a quello che sanno mostrare ma anche perché sono nel club giusto.
Io invece non sono nemmeno uno da motoclub o curva sud. Sarà colpa di quelle settimane premature in incubatrice che mi hanno abituato a stare bene da solo che mi piace tanto Wolverine. Avessi solo la sua capacità di autoripararsi ma soprattutto il suo adamantio...
Ho solo una grande tendenza a isolarmi a non creare forti legami. Forse è per questo che rimango sveglio fino a notte fonda, per stare da solo.
Stare in famiglia è il posto più bello dove mi piace stare, ma credo che stare un po' da soli faccia bene.
Ho sempre qualche perplessità per chi si sforza di essere qualcun altro e non vuole stare da solo.
Come per chi riesce a fare qualcosa - o non fa fare qualcosa agli altri - grazie agli altri.

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Zappare la terra

Oggi l'ho scritto su Facebook. Ma non era una esternazione estemporanea bensì l'affermazione di qualcosa che mi piacerebbe/preferirei/desidererei/sarei curioso di fare.
Non è nemmeno la prima volta che ci penso. Quella è stata alcuni  anni fa in mezzo la campagna di Lubjiana insieme ad un collega mentre l'auto aziendale ci aveva lasciato a piedi e noi ad invidiare il contadino sloveno sul trattore in mezzo al campo.
Un'altra volta un giorno di inizio settembre, qualche anno più tardi sull'Altopiano di Asiago, osservando l'espressione concentrata ma serena di un signore che tagliava il fieno con una falce enorme.
Poi una decina di giorni fa alla fiera dei prodotti agricoli parlando con un rivenditore di trattori medio piccoli ho sognato ad occhi aperti di lavorare la terra seduto dentro uno di quelle moderne macchine.
Adesso ci penso ogni volta che vedo un trattore in un campo o quando sono chiuso in ufficio e fuori c'è il sole e mi tocca lasciarlo la come oggi pomeriggio.
Non so se è una delle mie divagazioni che periodicamente mi assale o se invece si tratta di qualcosa di più serio e viscerale. Ma da un po' di tempo mi sembra di trovare pochi stimoli in quello che faccio nella mia giornata lavorativa e do molto più significato a chi raccoglie i frutti del suo lavoro nel senso più letterale e materiale.
Adesso il mio lavoro è quello di smazzarsi per attirare più gente nel sito aziendale, di realizzare contatti, di migliorare il posizionamento nei motori di ricerca, di aumentare le interazioni e i "mi piace" sul social network.
Rileggendo le tre righe che ho appena scritto avverto un lieve senso che sta in bilico tra il ridicolo e l'incredulo nemmeno fossi mio papà che non sa cosa faccio per vivere (a parte l'impiegato).
Sarei più fiero se mi mettessi alla guida di quelle macchine agricole a fare rotoballe ed a girare la terra. Avrà i suoi lati positivi e negativi come tutti ed orari indefiniti. Però mi sento attratto. Ho sempre voluto vivere all'aria aperta, sporcarmi con la terra, respirare i profumi della natura che annunciano il cambio delle stagioni e seguendo le leggi dinamiche della natura ed i suoi ritmi.
Forse sono stanco di parole come competitività, rapidità, velocità, virale, social, engagement, conversioni, webinar, SEO, posizionamento... che poi vai a leggerti articoli e post sul web dei gente che sembra saperne a vagoni di queste cose ma in quello che c'è scritto non trovi un significato una risposta alle due troppe domande. Mentre se chiedi al giardiniere come potare un melo te lo dice nel modo più semplice che possa esserci. Basta scegliere il periodo giusto.
Sento sempre più spesso persone che dicono che è ora di riprenderci la terra, di tornare a lavorarla. Penso non abbiano tutti i torti e che sia tutt'altro che vergognoso.

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Si ricomincia, si spengono le luci

Passate le feste. Almeno io così intendo le vacanze natalizie: delle feste. Per me, hanno un valore diverso da quelle estive perché le passi per stare con la famiglia, fare dei pensieri ai propri cari, qualche passaggio in chiesa tra una messa ed un concerto di cori e vedere amici di quartiere e non.
E la fine delle vacanze di Natale è sempre stata più triste, rimettendo in scatola i colori le luci la magia e la gioia di quasi un mese, dagli addobbi dell'albero alle case ed ai personaggi del presepe e l'aspetto della casa ritorna quello di prima, così come la vita riprende l'ordinaria atmosfera e cadenza prenatalizia.
Mi viene il magone a pensare a come spiegare a Tommaso che dobbiamo mettere via le luci e che dovrà aspettare 11 mesi... E per fortuna (più o meno) che non abbiamo né l'albero né il presepe.
Sono state delle belle feste. Abbiamo lavorato un po' e non solo pensato al futuro. Non ci è mancata la nevicata ad esaltare il periodo ed è stato bellissimo vedere Tommaso divertirsi un mondo con la sua prima neve, l'anno scorso era troppo piccolo per potersela godere.
I regali sono fioccati, forse troppi per una casa come la nostra tanto che qualcuno è rimasto dai nonni.
L'ultimo dell'anno è andato bene tra amici, tanti bambini, con grandi fuochi d'artificio e finito prestino, segno dei tempi che cambiano. Ma le prossime volte potremo tirare un po' più tardi.
Siamo anche riusciti a dormire, nel senso che al netto delle sveglie di Tommaso di media ci siamo alzati alle 9 quasi ogni giorno.
Sono tornato a correre compresso in un paio di pantaloni invernali ed ho avuto l'impressione di indossare un aiuto neanche tanto insignificante. Mi manca solo un orologio adatto per il quale sto già smadonnando tra i vari modelli e funzioni utili e ad altre del tutto futili.
Mi spiace non aver fatto visita a qualche amico più o meno distante. Queste feste sono passate velocissime. Dall'8 al 25 dicembre è un flash che ti travolge nel panico dei regali. Arrivare all'Epifania è ancora più tragico perché ti rendi conto che devi ritornare a lavoro.
Almeno io sono riuscito a fare vacanza, c'è chi non le ha nemmeno fatte.
Domani si ricomincia. Mi chiedo cosa ci sia di nuovo visto che si riprende come si è finito l'anno prima. Più avanti, forse, potrebbe esserci qualcosa di nuovo. Ma nell'immediato non c'è nulla di nuovo. Ad eccezione del calendario. Ed il nostro è fighissimo!

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A piedi nudi sull'erba

Quando uso i mezzi pubblici raramente mi rinchiudo nell'ascolto della musica del mio lettore mp3. Capita più spesso quando sono in treno, sull'autobus (che continuo a chiamare tram anche se non ha né binari né fili) invece no. Sarà che il percorso è più breve o perché le persone che trovo qui sono diverse da quelle che trovo in treno. Non so perché, ma non riesco ad ascoltare le persone che incontro in treno dove solo in rari casi (2 per la precisione) mi è capitato di fare dei buoni incontri.
Non è perché voglio farmi gli affari degli altri sull'autobus, non sono del tutto sordo (il timpano dell'orecchio dx non è al 100%, se vi interessa) quindi è inevitabile ascoltare quello che dice la gente in uno spazio ristretto.
Se so che devo prendere il treno, carico il lettore per l'occasione. So invece che mi tocca prendere il tram la mattina stessa se la sera prima non diluvia e per il giorno dopo non sono previste pioggie. Così non controllo lo stato della batteria del lettore così al 90% dei casi lo ritrovo scarico o, ancora peggio, con quel tanto di autonomia che mi lascia ascoltare giusto un paio di canzoni, ovvero il tempo utile per acclimatarmi nel sedile in una giornata lunga umida e scomoda mentre la terza si interrompe prima di metà, interrompendo in modo tanto improvviso quanto impietoso l'ascolto ma soprattutto il mood nel quale mi sono appena immerso.
Ed è quello che mi è successo alcuni giorni fa andando a lavoro. E non ho potuto fare a meno di ascoltare una moglie dare consigli ad un'altra (in fondo sono facili da riconoscere tanto quanto i mariti) per l'acquisto di una casa, valutando con attenzione l'ipotesi giardino.
La prima diceva alla seconda che si può utilizzare per il barbeque, che se è abbastanza grande e/o (o/e) il garage non sufficientemente capiente si può mettere la casetta per gli attrezzi ed il tagliaerba. Qui la seconda è saltata per aria chiedendo: "Perché, mi servirà spesso il tagliaerba?". Non so se hanno visto il mio interno ed intimo stupore, non so se l'ho esternalizzato, ma porcaputtana per quanto non si debba giudicare una persona al primo contatto,cara la mia seconda l'erba del giardino 2 o 3 volte al mese va tagliata!

È quello che le ha detto la prima, dopodiché la seconda ha mostrato evidenti segni di smonamento nei confronti del concetto casacongiardino (forse adesso va di moda dire #casacongiardino).
"Cooosa?  - ha esclamato - Sul serio? Quanto tempo porta via?" ed immagino stesse già pensado alle occasioni di alta socialità o ai weekend termali marini montati saltati per colpa di un giardino dove far giocare il pupo e ricevere gli amici. Un dramma! Chissà come la pensa il proprietario dell'altro anello.

Non ha tutti i torti, forse. Chi ha vissuto in appartamento senza la possibilità di godersi lo spazio verde e magari alberato di un giardino non sa tante cose. Come l'impegno che ci vuole per mantenerlo bene perché quasi una volta a settimana l'erba va tagliata, se gli alberi danno frutti vanno raccolti prima che marciscano sui rami o a terra e che vanno potati ogni autunno e le foglie raccolte altrimenti non fanno respirare l'erba che si brucia ed ingiallisce. Inoltre bisogna dargli da bere ogni sera.
E qui è scattato il suggerimento geniale della prima: "Fatti l'impianto di irrigazione che adesso te li tirano dietro [davvero!?], così lo puoi programmare per la mattina presto e la sera/notte senza perdere tempo e a romperti le scatole a spostare la canna ogni tot tempo". Qui la seconda ha visto la luce in fondo al tunnel, pensando che almeno questa cosa qui se la poteva risparmiare.

Ho avuto la grandissima fortuna di vivere 33 anni in una casa con giardino ed in mezzo un grande pino marino dove d'estate legavamo al ramo più basso l'altalena. Da bambino ci ho giocato a calcio (cercando di non tirare giù i frutti dagli alberi o distruggere i fiori), mio zio Sandro ha insegnato a me ed i miei amici a giocare a momola un sabato sera d'estate, ci facevo il bagno con i getti della canna (i miei non ne erano tanti felici), sopra il prugno bastava una base di legno e tre coperte per costruire la casetta oppure quattro sedie ed altrettante coperte per la base segreta (faccina che ride imbarazzata), era uno dei confini stabiliti a nascondino quando eravamo tanti oppure leggevo Topolino sull'amaca, appesa tra il grosso pino ed un melo. Da più grande ho iniziato a prendermene cura tagliando l'erba e poi dandogli da bere (trovando una certa continuità con i bagni di cui parlavo prima), con qualche battibecco con moscerini e zanzare perché ho il sangue amaro e non mi pungevano. 
Adoro stare in giardino, camminare scalzo sui fili d'erba e sono contento di andare dai miei a tagliare l'erba quando i miei sono via. Non è grandissimo, in 2 orette faccio tutto, pulizia del rasaerba compresa. Ed è rilassante.

Vivo da circa 3 anni in un appartamento che da su una strada trafficata con tutte le conseguenze più disturbanti del caso e l'unico verde a disposizione è quello delle foglie di pseudo alberi nel cortile che è una colata d'asfalto.
Mi chiedo perché prendersi una casa con giardino finendo per trascurarlo. Ognuno fa quello che gli pare, ma un giardino è la cosa più bella che possa avere una casa.

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