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Morto un Papa non se fa un altro

È morto papa Francesco I e sono preoccupato. Perché era l'unico rappresentante della parte di mondo sfortunata, debole, povera, emarginata. Sono preoccupato perché ora c'è un grande vuoto e non so se chi lo sostituirà sarà all'altezza del suo operato e della eredità che lascia e porterà il suo messaggio.

Si dice che morto un Papa se ne fa un altro ma è un semplice detto difficile da far corrispondere alla realtà.


Soprattutto in un momento storico terribile come questo. Comanda la rabbia, l'avidità, l'arroganza, l'egoismo, il cinismo e l'opportunismo, un ritorno di un imperialismo insensato e al potere ci sono persone guidate da questi comportamenti. Invece abbiamo un enorme bisogno di sentimenti opposti come il rispetto, la simpatia intesa come sentimento di inclinazione e attrazione istintiva verso persone, l'altruismo, l'empatia, la solidarietà, la gentilezza e l'educazione, che forse racchiude tutti quanti gli altri.


Papa Bergoglio era l'unica personalità capace di rappresentare questi valori.


Papa Benedetto XVI, che non è stato capace di portare avanti il messaggio di Giovanni Paolo II e nemmeno ha dimostrato di averne voglia, dimostra come sia difficile succedere a una grande personalità. Ora c'è da trovare il degno sostituto di Francesco I.
Già il nome scelto da papa Bergoglio anticipava molto chiaramente in che direzione voleva portare avanti il suo pontificato. Non bisogna dimenticare quello che ha fatto anzi, bisogno proseguire quello che lui aveva iniziato.


Diceva che “Davanti alla sofferenza si misura il vero sviluppo dei nostri popoli". La mia concezione di sviluppo prevede che tutto è a disposizione di tutti, altrimenti non si può parlare di progresso ma solo di arricchimento per pochi.


Papa Franscesco ieri ha raccolto le poche forze che aveva per svolgere il suo servizio di pastore, benedire i fedeli e stare in mezzo a loro. Dire che è morto sul campo non è una esagerazione. 


Mi spaventa molto l'influenza che possono avere la politica, l'economia e le persone che comandano. Il nuovo Pontefice deve essere distante da quelle sfere. Se vogliamo un mondo più equo, capace di ascoltare e migliorare, di creare aiuto reciproco, oltre al nostro impegno che possiamo dare alle nostre comunità, ci vuole una guida per la gente comune, non quella che ha già tutto e vuole ancora di più. 


Mi fa schifo e non tollero una realtà che lascia indietro qualcuno mentre altri si arricchiscono. Nessuno è più importante di qualcun altro. Anzi, come diceva il Papa, siamo tutti uguali.


“Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Sono le parole passate alla storia che Francesco I aveva pronunciate il 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia. Non dimenticherò mai la forza di queste parole e di quelle immagini. Non deve farlo nessuno soprattutto i cardinali che dovranno eleggere il nuovo Pontefice. Altrimenti non solo quelle parole ma tutto il pontificato di papa Bergoglio sarà stato vano. Lui ha iniziato un percorso e bisogna portarlo avanti. A iniziare da noi. 


Foto Ansa


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Repubblica delle Banane

Siamo la Repubblica delle Banane.
Si fanno i decreti.
Che devono essere convertiti in legge.
Prima però sono necessari i decreti attuativi.
Nel frattempo arrivano migliaia (già, mica qualche decina ma migliaia. Fate il conto di quanti deputati e senatori ci sono, considerate che qualcuno se ne fotta, sono un bel po' a testa no!?) di emendamenti che bloccano tutto.
Compresa l'economia di un intero Paese.
E intanto si organizzano gli Stati Generali per capire come far ripartire l'economia del Paese.
Che è lo stesso di prima!

Adesso pensate che noi paghiamo le tasse (chi le paga) per garatire un ricco stipendio a queste persone e a tutte quelle che circolano senza uno scopo per i palazzi.
Su una cosa sono coerenti: nella mancanza totale di vergogna.
Perché si fanno rallentare senza problemi dall'indolenza della faziosità politica quando si tratta degli aiuti per il popolo (che li vota e li paga), ma sono lestissimi quando si trovano a decidere i propri privilegi.
Scommettiamo che nemmeno per il 18 luglio troveranno una soluzione?

Se un impiegato non svolge un compito che gli viene assegnato, viene richiamato dal superiore o dal titolare a seconda dell'organizzazione societaria e del suo inquadramento. Segue una lettera di richiamo. Magari un declassamento e infine il licenziamento. Vale per i dipendenti di aziende private ma anche per i dipendenti pubblici. Si chiama negligenza.
Quelle persone che stanno bloccando un paese sono dipendenti pubblici.
Saremmo noi i loro datori di lavoro.
Vista la palese incapacità e improduttività, vorrei poterli cacciare a calci in culo! O almeno potermi affidare a un articlo 18 anche per loro.



























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Auto e Moto d'Epoca 2016

Venerdì sono stato a Padova per Auto e Moto d'Epoca. L'ultima volta è stata sei anni fa quando facevo finta di fare il giornalista. Adesso che lo sono (ma non molto operativo) ci sono andato per fare finta di lavorare. Com'è curiosa la vita...
Pier mi ha chiesto di andarci ma ci sarei andato comunque, seppur per diletto a fare un nostalgico salto nella storia dell'industria automobilistica e motociclistica.
Su Rust 'n Glory potete leggere le mie impressioni sull'edizione di quest'anno di AMDE, dove non mi risparmio qualche riflessione, tanto per cambiare. Ma li le ho scritte in modo tutto sommato pacato, mentre qui nella Zona Verde invece posso permettermi di trascendere in sentimenti più malinconicamente intensi e che covo da diverso tempo.

Le mie riflessioni nascono da una immagine ed un frase.
L'immagine è quella di un signore, all'incirca coetaneo delle Gilera che stava guardando con aria che andava oltre a quello che aveva davanti.
La frase è "Tra tutta la produzione mondiale a due e quattro ruote, quella più bella è italiana o inglese", pronunciata da un visitatore tedesco, con i capelli ancora tutti colorati, per altro.

Chissà cosa stava pensando quel signore, davanti a splendide Gilera degli anni '50. Forse si stava chiedendo dov'è sparito questo storico marchio, pluricampione del mondo ma non solo, produttore di moto splendide anche nella sua storia più recente.
Bisognerebbe chiederlo a Roberto Colaninno, che detiene l'80% della storia dell'industria motociclistica italiana, parte della quale chiusa in un cassetto.

Penso di poter dare ragione a quel signore sceso dalla Germania per cercare qualcosa di bello e riconoscendolo in modo molto preciso.
Lancia, Fiat, Alfa Romeo, Lamborghini, Maserati Ducati, Gilera, Moto Guzzi, Piaggio insieme a MG, Aston Martin, Rolls Royce, Norton, BSA e Triumph (anche auto!) solo per citare alcuni marchi che hanno prodotto modelli che ancora adesso ti mettono la pelle d'oca solo a vederli. 
Modelli superati tecnologicamente, senza dubbio, ma ancora attualissimi per soluzioni estetiche. 
Grandi livree nere eleganti che trovano un contrasto con il rosso ed il verde dei solidi cerchi a raggi.

La tecnologia ha fatto un balzo grandissimo in poco tempo per dotazioni utilissime, soprattutto per quanto riguarda i sistemi di sicurezza sia attiva che passiva ed altre stupidissime: almeno per me, della connettività della mia auto me ne frega poco niente. Se poi penso che non molto tempo la tecnologia ci priverà dell'unico gusto di avere un'auto, ovvero il piacere di guida, mi chiedo che senso abbia questo sviluppo.
 Ma fare un paragone tecnico con le auto di ieri e di oggi è ingiusto. 
Da un punto di vista estetico invece resto ancora sconvolto dalla bellezza di modelli di 60 anni. Anzi, mi piacciono molto di più di quelli attuali. Se adesso la produzione automobilistica si caratterizza per linee tese, spigolose, fendenti l'aria, linee di cintua alte (troppo, a mio modesto parere) e fari tanto piccoli quanto potenti (però ammetto che mi attrae il gruppo ottico inteso come componente di design, grazie alle luci a LED e tra poco a laser!), in passato il trend era l'opposto. Ho notato forme morbide, tante linee curve e sinuose che formavano auto formose e seducenti. Oppure modelli che mescolavano tratti sportivi ad altri eleganti. Perché una volta chi possedeva certe auto era un vero gentleman.
Peccato che certi modelli non li facciano più. Soprattutto i marchi italiani. Già. Appunto.
Nel 2001 BMW aveva appena rilanciato la Mini, sull'onda della moda del Maggiolino della volkswagen. Visti gli ottimi risultati, mi sono subito chiesto cosa aspettasse la Fiat a rifare una nuova 500. Nel frattempo, era spuntata per caso una Panda, ma il nome doveva essere diverso e per colpa dei o grazie ai francesi è tornata in commercio la Panda. A Torino devono ringraziare i cugini per l'involontario consiglio di marketing: si fosse chiamata nell'altro modo, sarebbe stato un fallimento.
La Fiat 500 è arrivata alla fine, nel 2007, ed i risultati li conosciamo tutti. Però io.... Vabbhé...
Mi chiedo chi ci sia a capo del prodotto e del marketing nel gruppo Fiat e per quale motivo si tiene due spesse fette di salame sugli occhi. 
Fiat ha modelli storici bellissimi, possibile che non abbia ancora capito che, così com'è per la moto, il mercato automobilistico è guidato principalmente dal cuore e dalla passione? E che la tradizione è importante? 
La VW Golf nel 2014 ha compiuto 40 anni, il Maggiolino è prossimo agli 80, la BMW Serie 3 ha appena passato i 40 e sono tutti modelli storici e di successo.
In Italia facciamo morire la Lancia dopo aver offeso la memoria di modelli come Fulvia e Thema con operazioni di rebranding che mi ricordano tanto la stupidità di Homer Simpson. 
Intanto nel 2010 un pazzo collezionista tedesco e suo figlio (Michale e Maximiliam Stoschek) riportavano alla luce quello splendore di coupé che era la Lancia Stratos, con un design molto fedele e facendola partecipare anche ad alcune gare di rally.
La Fiat Uno è risota in Brasile ma è praticamente la Panda.
Per sviluppare la nuova Alfa Giulia, Marchionne ha fatto fuori una foresta per i fogli di carta sui quali disegnare gli schizzi giusti per il mercato USA e più di qualche designer. Se confrontiamo il modello attuale ed il precedente, mi assale lo sconforto.
Io la butto li, ma se la Fiat rifacesse la Ritmo, compreso il modello cabrio, spaccherebbe il culo (commercialmente parlano) alla concorrenza. Perché l'italiano vuole quello. La sua storia, la tradizione, i ricordi di una volta. 
L'unico ostacolo credo sia la convinzione di Marchionne che quello italiano non sia (più) il mercato principale e se ne può sbattere le balle svizzere di quello che vuole un idiota nostalgico italiano, soprattutto se i guadagni sono minimi.
Il mercato di adesso però si dirige verso i suv. Il primo concept di un Alfa Romeo suv risale al 2003. Ho capito la razionalità ma a volte si esagera! E pensare che la Giulietta sarebbe una splendida base di partenza: un assetto rialzato, una meccanica ed un motore adeguati e ci dimenticheremo dei suv teutonici o japponesi. Così come poteva farlo la Lancia con la Delta. A proposito, qualcuno si era bullato col sottoscritto di di lavorare alla presentazione della nuova Delta e che sarebbe stata presentata nel giro di un anno. Ormai ci dovremmo essere...

Ho scritto tanto, troppo come al solito. E non ho parlato di moto... Sarebbe un tasto più che dolente. Drammatico. Sapere che qualcuno ha acquistato storici marchi italiani e li sta facendo marcire nel cassetto fa male. Anzi, è il male! Soprattutto quando non mancherebbe l'iniziativa per riportarli in vita.

E' un peccato vedere il patrimonio automobilistico e motociclistico italiano ridotto così.
Soprattutto se gli esempi per ridargli slancio ci sono e sono sotto gli occhi di chi dovrebbe stare attento a certi segnali. Ma è risaputo che "il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce". Peccato che col cuore i tedeschi si siano riempiti i portafogli. Ma è sempre stata una caratteristica dell'indusria dell'auto italiana, quella di non dare seguito ai propri modelli. 
La Uno andava forte ma è stata sostituita dalla Punto. Come la Lancia Prisma con la Dedra.
Se la Lancia ha l'elettroencafalogramma piatto, la Fiat ha rispolverato la 124. Ma poteva fare molto meglio di sfruttare la piattaforma della Mazda MX-5.
Se penso a certi modelli di Alfa Romeo come la 2000 Sport Spider, la Montreal, la 2600 Spider, il Biscione di Arese potrebbe avere una eredità gigantesca. 
Lo stesso vale per la Fiat con la 1500, la 900 E Panorama (avvessi soldi e ne trovassi uno lo prenderei!) o la 127 Panorama.
Non parliamo di Lancia perché Fulvia, Stratos e Delta sono già esempi chiari. Ripensiamo un po' alla Ypsilon e uscirebbe una degna concorrente della Mini o della DS3.

La prossima edizione di Auto e Moto d'Epoca si potrebbe sottotitolare "Quando facevano auto e moto (belle)". Perché non le facciamo nemmeno più. 



PS: La foto di quella splendida Gilera con il serbatoio rosso è volutamente sfuocata. Volevo rendere l'idea della situazione del marchio: un ricordo indimenticato, semmai un po' sfuocato.

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Crescita, in un mondo perfetto

Io lo dico da tempo ma nessuno mi caga. Ormai i media hanno trovato finalmente il coraggio di dire / scrivere quella parola: recessione. Il tumore di ogni nazione e del suo popolo. Ne avevo già parlato in "O vittoria, o morte" dove mi consegnavo speranzoso nelle mani capaci di Mario Monti ma soprattutto imploravo i "poteri forti" come li chiama il capo del governo di non essere ottusi ed egoisti. Implorazione quanto mai vana.
Adesso riprendo una cosa che ho già scritto varie volte, sia nel post già citato ed in molti altri, se avete voglia e pazienza controllando l'etichetta "lavoro" de La Zona. 
Lo ha detto a fine maggio (2012, quindi anche lui è arrivato dopo di me!) pure Ignazio Visco, un signore distinto che di lavoro fa il Governatore della Banca d'Italia: ci sono troppe tasse che bloccano la crescita economica**.
Io lo dico da mesi e ho pure usato toni civili, mentre ora non sono capace di trovare un aggettivo dispregiativo che mi eviti una denuncia per diffamazione perché è così che giudico l'automatico intervento dello Stato di far pagare ai suoi cittadini i danni causati da prostratici puttanieri arroganti ignoranti incompetenti opportunisti incontinenti zoccole avidi falsi che sono i nostri politici. Che a causa dell'attuale legge elettorale nemmeno ci rappresentano.
Posso capire che per risanare i conti malmessi dell'Italia si ricorra ad una politica di tassazione perché, oltre a essere facile e banale, è pure immediata. Ma poi basta! 
Credo che Monti lo abbia capito ma si trova a giocarsi una partita con le spalle al muro, messo così da quei poteri forti (leggi associazioni industriali, banche&assicurazioni, partiti politici, UE etc.) che lui dice gli hanno fatto mancare l'appoggio.
Perché l'Italia è uno di quei paesi dove non si fa niente a favore del vero destinatario della manovra e cioè il cittadino, che paga tantissimo per aver poco o nulla in cambio, mentre si fa di tutto per favori amici e paraculi vari (società industriali, mafiosi, enti, politici e talvolta si confondono). Forse pagheranno di più dei cittadini?!

Esempio micro e macroeconomico

A inizio giugno si è scoperto che le entrate sono state inferiori alle attese. Adesso stupiamoci, perché se una delle principali voci d'entrata si chiama IVA ed i consumi calano, credo che non sia affatto una sorpresa, ma una conseguenza più che logica.
Faccio un esempio stupido: se un'azienda deve pagare €24.000,00 di IMU, in questa situazione si trova costretta a tagliare qualche spesa, ipotizzo relativa alla comunicazione che è una delle prime (se non la prima) a saltare oppure l'acquisto di un macchinario oppure l'assunzione di un lavoratore.
Questa scelta ha una conseguenza macroeconomica, dal momento che:
- l'agenzia pubblicitaria o il fornitore del macchinario perde una commessa,
- potrebbe essere costretta così a licenziare personale per il calo di lavoro (ipotizzo anche che l'azienda non sia nemmeno l'unica ad essere costretta ai tagli delle spese),
- così si crea disoccupazione da entrambe le parti (l'azienda non può assumere, i fornitori licenziano),
- le famiglie dei disoccupati non possono permettersi spese,
- calo dei consumi,
- calo della produzione,
- recessione,
- aumento della spesa pubblica per l'erogazione di sussidi di disoccupazione,
- se vogliamo ingigantire la situazione, consideriamo i suicidi di chi non si può permettere di pagare rate di mutui o tasse e gli alti costi sociali conseguenti per far fronte a queste eventualità,
Non penso di essere da  Premio Nobel per l'economia, la politica la sociologia e cazzi vari, perché mi sono limitato a descrivere quello che succede nella realtà.
Adesso sento alla tele Alfano e Casini sbraitare che di troppo rigore si muore ma è grazie alle loro incapacità che siamo ridotti così. E poi sono gli stessi che attaccono quella politica populista. Ridicoli!

In un mondo perfetto

Fossimo in un mondo perfetto chi di dovere ci avrebbe già pensato. Come? I conti pubblici li possiamo mettere  a posto noi cittadini a suon di consumi, ma dall'altra parte il rigore ci deve essere nella punizione e nella certezza della pena.
Quello che l'Italia ha bisogno è ossigeno, perché gli italiani sono strozzati dalle tasse. Lavoriamo per pagare le tasse e quindi gli stipendi ed i privilegi di 630 deputati, 315 senatori ed i vari relativi dipendenti (più chissà quante marchette ai sopracitati paraculi).
Onestamente, mi sono rotto i coglioni.
Troppe tasse che comportano pochissimi consumi. E allora? E allora cosa si aspetta a tagliare le tasse? Ma di tanto!
I nostri soldi vanno in tasse, affitti e mutui. In risparmi zero. In consumi pochi. Come fa una nazione a crescere se non consuma? Se la gente non compra, le aziende non producono. Un circolo vizioso nel quale siamo dentro da anni. Troppi. A meno che quegli imprenditori illuminati che si riempiono la bocca con l'eccellenza del made in Italy (sono l'unico a trovare stupido che lo stesso slogan non sia in lingua italiana?) non fotta una virgola del mercato interno e siano interessati solo a Russia, Emirati, Cina e mercati esteri vari?
Ci vogliono delle misure per uscire dalle sabbie mobili. Interventi snelli e rapidi. Ne ho qualcuno in mente da un po' di tempo.
Sempre per semplicità, faccio l'elenco di quegli interventi che, a mia modesta opinione, riuscirebbero a farci mettere il segno "+" davanti l'acronimo PIL e far calare quell'ostia di Spread:
- riduzione delle tasse pagate dalle aziende in busta paga
- aumento dell'occupazione
- incentivare il ritorno in Italia della produzione delocalizzata
- riduzione dell'IVA per aumentare i consumi
- eliminazione maggior parte accise sul prezzo dei carburanti
- agevolazioni per costruzioni case ecologiche/passive
- eliminazione voce "coperto" dai ristoranti/agriturismi/trattorie/pizzerie etc
- 100% detraibilità spese per messa in sicurezza aziende
- 100% detraibilità spese ristrutturazione aziende/abitazioni
- 100% detraibilità spese per iscrizioni sportive (per figli e famigliari)
- 100% detraibilità spese mediche (se le detrazioni sono limitate al 19% - meno franchigia di €129,11 - perché? -  quindi anche meno di quella percentuale, quando l'IVA è al 22% che vantaggio c'è?)
- copertura banda larga
- abbassamento costi telecomunicazioni ai livelli europei
- miglioramento del traffico con riduzione biglietti mezzi pubblici e aumento trasporto merci su rotaia.
Il PIL è una cosa. Mi piace pensare anche che le persone siano felici, vivano bene e questo il PIL non lo indica. Anzi, se ne sbatte altamente. Allora si potrebbe aumentare in qualche modo la Felicità Interna Lorda con alcune mosse:
- incentivare il telelavoro dove è possibile
- ponte obbligatorio tra due giorni festivi (p.e.: giovedì 25 aprile, sabato 27 aprile: venerdì 26 casa)
- in occasione di compleanni* o anniversari di matrimonio, facoltà di stare a casa da lavoro o lavorare solo la mattina (obbligatorio presentare documento come prova, fiducia sì, ma non troppa!)
- riduzione biglietti spettacolo (cinema, teatro etc.)
- licenza per maternità/paternità più lunga dell'attuale (3 giorni per i papà, siamo seri?).

Non è tutta una utopia, qualcuno lo sta già facendo.

Per il momento mi fermo qui perché non me ne vengono altre in mente ed è l'1:30 am e mi sto addentrando in un ambito delicato.

Vi sarete chiesti prima di metà elenco come fare a finanziare questo programma elettorale (tranquilli, me ne sto al mio posto).
Tra camera dei deputati e dei senatori ci sono quasi 1.000 persone (630+315=945) che tra stipendi, pensioni, personale più o meno fittizio, benefit e viaggi vari costano al popolo italiano troppi soldi. Senza considerare chissà quante altre persone assunte nei vari palazzi, sono tante. Troppe da mantenere. Facciamo due conti.
In Italia ci sono 20 regioni e 110 provincie.
- Facciamoci andar bene 2 deputati e 2 senatori per provincia, 4 in tutto e i nostri governanti si riducono a 440 (da 945, meno della metà), possibilmente eletti, con preferenza, dal popolo, che è sovrano per definizione della Costituzione, che non è una carta da parati.
- A questi si tagliano stipendi, contributi, rimborsi, agevolazioni e spese varie (p. e.: nessun cinema o treno gratis, solo il biglietto del trasporto da e per Roma è ridotto).
- Ricevono uno stipendio fisso mensile di massimo €4.000,00 (stavo pensando a qualcosa di proporzionale agli abitanti che rappresentano ma mi sembra complicato e al limite della discriminazione, chessò potrebbe essere incostituzionale...).

Il cittadino però è chiamato a rispettare i suoi doveri e  lo Stato vuole qualcosa in cambio. Cosa? Più o meno la vita: nel senso che se becca qualcuno a sgarrare, a evadere l'IVA anche per €10,00 o non emette ricevute o scontrini o, ancora peggio, porta i soldi all'estero, la condanna e la galera sono sicure ed inevitabili (ah sì, voglio anche l'eliminazione dei ricorsi e della prescrizione per alcuni reati più gravi come omicidio ed evasione fiscale).

 
Quindi, il rigore deve esserci nella punizione e nella certezza della pena. Perché nessuno deve avere il coraggio di rubare al proprio popolo, ai propri connazionali. 
Ecco come si trovano i soldi per finanziare la crescita dell'Italia.
In un mondo perfetto.

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Aggiornamenti del 12/04/2017

* Forse il responsabile del personale o l'addetto al personale (o l'HR Manager) o qualcuno del marketing (perché questa cosa qua fa bene anche al brand, è una forma di comunicazione!) di questa azienda può aver letto questo post.
Ecco cosa c'è scritto qui: il giorno del compleanno il dipendente sta a casa. Bravi! Finalmente! Non ci vogliono menti illuminate. Un po' di buon senso. E di coraggio. Complimenti!

** Questo post ha quasi 5 anni. Da non so quanti si parla di cuneo fiscale e tasse che soffocano la capacità di spesa degli italiani. Ogni tanto a caso questo argomento viene ripreso. Come in questi giorni (bello la tabella personalizzabile alla fine dell'articolo).
Quasi la metà dei nostri soldi finisce in tasse e quindi allo Stato. Peccato non ricevere in cambio i servizi corrispondenti. In alcuni paesi europei si pagano molte più tasse che in Italia, ma sento dire da chi ci è andato a abitare che in cambio lo Stato trasforma le tasse in servizi. Chissà dove finiscono le nostre...

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O vittoria, o morte

Siamo nella merda. Mancavano l'OCSE prima e la (il ministro dello sviluppo economico) Passera poi per dirci che nel 2012 rischiamo di retrocedere. O ancora peggio, di cadere in recessione.
Allora io sono un pazzo che ha visioni o prevede le cose (in questo caso domani mattina vado a scommettere i numeri buoni), perché credevo di esserci già da qualche anno, dal momento che nel 2008 il PIL italiano ha registrato un -1,4% e nel 2009 addirittura un -5,1%.
Faccio il gioco tanto caro a Gigi Marzullo e mi domando cosa ha fatto chi doveva fare qualcosa  in quegli anni e mi do la risposta. Me la tengo per me per non trascendere in banale volgarità.
Adesso abbiamo un nuovo governo, fatto di persone che con i subdoli giochi egoisti legati a politica e clan non dovrebbero centrare affatto, che sta cercando di ricucire uno Stivale consumato da approfittatori parassiti e delinquenti.
Mario Monti mi ha sempre fatto una bella impressione fin da quando era commissario europeo per la concorrenza, un uomo tutto d'un pezzo che non si fa mettere i piedi in testa e non si perde in fronzoli e mi auguro che ora le "forze" italiane con le quali è entrato in contatto non siano più rompicoglioni ottuse ed egoiste di quelle che ha affrontato da commissario.
Fatta questa premessa, mi chiedo anche come la situazione economica e sociale sia potuta degenerare fino a questo punto, senza che nessuno (governi e parti sociali) abbia potuto fare qualcosa.
Visto che mi piacciono i numeri e le analisi e sono curioso, sono andato a vedermi la variazione del PIL da metà anni '90 al 2010. Eccola qui:


1996 +2,1%
1997 +1,9%
1998 +1,4%
1999 +1,7%
2000 +3,9%
2001 +1,8%
2002 +0,3%
2003 +0,1%
2004 +1,1%
2005 +0,6%
2006 +1,9%
2007 +1,5%
2008 -1,4%
2009 -5,1%
2010 +1,3%
(Valori Concatenati ISTAT; dal 2001 al 2005, Istat Conti Economici Nazionali 2001-2005)

Non che ce la cavassimo poi così male anzi, poi c'è stato il 9/11 ed il mondo ha fatto patatracchette.
Ma non solo quello e a mio modesto parere oserei dire non per quello.
Infatti a cavallo dei due secoli è successo qualcosa che le associazioni industriali hanno chiesto ed i governi hanno permesso e le parti sociali (chiamiamole con il loro vero nome e cioè sindacati ed associazioni di categoria?) non hanno combattuto a sufficienza e che i mezzi di informazione ce l'hanno data da bere con un altro nome e cioè globalizzazione. Io la chiamo delocalizzazione, che significa chiudere la produzione nel paese d'origine dell'azienda per trasferirla in un altro paese dove il costo del lavoro è non so quante volte inferiore rispetto al paese d'origine (considerando i costi di trasporto e doganali per far rientrare la merce e distribuirla sul mercato).


E adesso mi viene da ridere a pensare a quelle quattro marionette ed ai loro marionettari di no-global che vanno in giro per ribaltare le città in difesa dei diritti lesi dalla globalizzazione.
Non mi sembra che marionette e marionettari abbiano mai pensato che per fare quel paio di scarpe in una paese dell'estremo oriente c'è una persona che lavora privo di qualsiasi diritto e difesa (davvero?), in Europa allora ci sono tante persone senza lavoro ma anche senza diritti e difesa.

E' crollata la classe medio-bassa che si occupava della produzione, delocalizzata dall'imprenditore: così le aziende si sono riorganizzate che è un altro termine per nascondere il verbo licenziare il personale in esubero.
Mi piace com'è ironica la vita: il personale infatti viene anche chiamato "risorsa": dicesi "risorsa" il mezzo con cui si provvede a fronteggiare un bisogno (effettuare un lavoro, in questo caso); insieme di mezzi disponibili, ciò che costituisce fonte di ricchezza. Quindi se non esiste più il bisogno di produrre non si ha più la necessità di stipendiare le proprie risorse, l'azienda può farne anche a meno perché la fonte della sua ricchezza, cioè le persone che fino a quel momento producevano per lei, si trovano diversi fusi orari ad est del mondo.
Così nell'arco di un triennio l'Italia (ma immagino molti paesi europei) si è trovata con decine di migliaia di lavoratori disoccupati, la cui capacità di spesa è crollata.

A questo punto si potrebbe pensare che, indossata una maglia rossa con il faccione di un barbuto con lo sguardo sperso, mi sono messo a scrivere un trattato filo comunista ma non è questo il mio intento, sto solo descrivendo quello che è successo nell'ultimo decennio e che nessuno, mi sembra, ne abbia ancora parlato.

A peggiorare la situazione, dopo la delocalizzazione fatta passare per globalizzazione, un altro raggiro è stato rappresentato dalla legge che porta il nome di chi  l'ha concepita: la "Legge Biagi", dal giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse nel 2002.
Presentata come una opportunità per i lavoratori per il suo effetto positivo sul ricambio dell'occupazione (parafrasi politichese), alla fine ha creato una nuova realtà di lavoratori: i precari, cioè lavoratori alle dipendenze di un'azienda privi di garanzie e tutele.
Riassumendo in modo drastico:
- tasse sul costo del lavoro altissime
- attività produttiva in Italia è stata quasi tutta cancellata a causa delle scelta di molte aziende di delocalizzare in paesi dove il costo del lavoro è più conveniente
- la Legge Biagi ha creato la categoria dei lavoratori precari, privi di tutele e garanzie (la loro busta paga non serve nemmeno come garanzia per chiedere un mutuo)
- aumento di disoccupazione e di precarietà
- aumento della spesa pubblica sociale per CIG ed assegni di disoccupazione
- calo dei consumi
- calo del PIL
Le azienda hanno avuto il doppio vantaggio di tagliare i costi di produzione e del personale, per contro gli italiani si sono trovati senza lavoro oppure senza tutele.
Poi qualcuno ha anche la faccia da culo di chiamarlo made in Italy (nemmeno il moto lo è, pensa un po' da dove comincia il controsenso) perché il concetto parte dall'Italia. Ridicolo.

Mi sembra chiaro che una nazione che non produce e non distribuisce la ricchezza (prodotta) alla sua gente non può crescere, non consuma non acquista non va da nessuna parte o, se proprio si muove, sprofonda.
Mi chiedevo come fanno fior fiori di società a fallire visto l'abbattimento dei costi (e l'aumento del margine tra il costo di produzione ed il prezzo di vendita dei prodotti). Una delle risposte è che i suoi prodotti fatti in Asia non li compra nessuno, perché non ci sono i soldi per acquistarli (un'altra è rappresentata dalla richiesta di tiare fuori il bottino imboscato in qualche paradiso fiscale).

Ma mettendomi anche nei panni dell'azienda, di un controller o di un consulente ben pagato che analizza le diverse voci di costo dell'azienda, trovo anche normale far adottare questo tipo di soluzioni quando (mi esprimo in modo molto diretto e grezzo) il prezzo totale di un lavoratore è elevatissimo per colpa delle tasse che appesantiscono la busta paga mentre il suo valore effettivo (leggi stipendio) è decurtato della stessa misura, quasi il 50%. Mettendomi dall'altra parte della scrivania, mi chiedo perché dovrei pagare 100 una persona che se ne intasca alla fine 45 se va bene quando dall'altra parte posso pagare 60 (e anche meno), aumentando anche la produzione?
E chissenefrega poi se il prodotto viene fatto peggio anzi meglio così si consuma prima e se ne vendono di più.
Strategia che può anche passare per inattaccabile ma che nel lungo periodo ha creato questa situazione economico-sociale caratterizzata da mancanza di ricchezza e crollo dei consumi.
A meno che dei consumatori italiani non frega niente a nessuno perché adesso i mercati che valgono sono indiani, cinesi e russi e allora noi possiamo anche morire di fame (e nel frattempo musulmanizzarci tutti come teme il cardinal Bagnasco, ma su questo ci vuole un post dedicato).
Ed il quadretto si è concluso in miseria.

Adesso Mario Monti sta lavorando su pensioni, al taglio dei vitalizi dei politici (tralascio il loro cattivo gusto nel piangersi addosso) e a inserire nuove tasse per i beni di lusso e sui redditi più alti secondo il principio che chi ha dato meno o chi può dare di più deve pagare più tasse.
Non voglio giudicare queste soluzioni perché uno dei vari problemi dell'Italia è quello della liquidità: pare incredibile ma soldi pare non ce ne siano in cassa (e chi se li è mangiati?) e da qualche parte bisogna trovarli per diminuire il debito pubblico.
Però questa cosa qui mi sta a cuore e trovo assurdo che non inverta la tendenza: bisogna aiutare le aziende. Sono soffocate dalla burocrazia e dalla tasse. E' diventato quasi controproducente assumere una lavoratore e quasi nessuno lo fa a tempo indeterminato.
Io non ci credo che nessuno riesca a capire che la produzione deve ritornare in Italia (così potremmo finalmente vantarci di sto benedetto made in Italy e mi andrà bene anche se è in inglese!) e che devono essere abbassate le tasse sul lavoro.
Questo consiglio a Monti: la produzione italiana (come si dovrebbe chiamare in realtà in lingua italiana) è sempre stata la migliore e deve rimanere in Italia.
Altrimenti ci condanneremo da soli.
Una nazione che non produce non consuma, è povera. Purtroppo bisogna far circolare denaro e in questa situazione ne gira poco.
Dove sono i sindacati? Il  loro motto è sempre stato "più reddito" ai lavoratori italiani, invece se sono fortunati ad avercelo ce ne hanno anche di meno nonostante scioperi inutili ed avvilenti.
Si deve far rifiorire la produzione italiana aiutandola e non a tempo determinato ma per sempre, aiutando le aziende che riportano la produzione all'interno del nostro paese ed assumono lavoratori italiani, dandogli uno stipendio giusto che non sia giustificato solo dal pagamento delle tasse per mantenere quei prostatici puttanieri nullafacenti che ingrassano occupando delle sedie.
Mi auguro con tutto il cuore che questo governo riesca a concludere il mandato che gli rimane: da qui alle elezioni del 2013 manca poco più di un anno e non è tanto ma nel frattempo spero che prende in considerazione questa scelta. Deve farlo. Perché se al popolo non è data nemmeno l'occasione di consumare gli viene tolta l'unica vera parte di sovranità in suo possesso.

Quello che temo è il successo che potrebbe avere la banda Monti: se questo governo tecnico avrà successo, sarà la morte della politica, una sconfitta di una classe dirigente che si è arrogata il pretesto di sedersi in diversi ministeri nell'arco di una o più legislature senza avere le competenze per amministrare.
Qualcuno potrebbe fargli lo sgambetto per evitargli un successo imbarazzante.
Allora non rimarrebbe che una sola alternativa che andrebbe oltre la civiltà e richiederebbe l'intervento unito di tutti (noi).

PS: un signore una volta alla folla parlò così. Io condivido ogni sua parola:
« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. 
Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »
(Robert Kennedy - Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

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Raccontacene un'altra Emma!

Il presidente di Confindustria è Emma la tosta! Nel suo discorso per l'inaugurazione del Salone del Mobile ha frustato il Governo, reo di non elargire incentivi al settore del mobile e dell'arredo e di non stringere la cinghia, riducendo la spesa pubblica, come stanno facendo molti cittadini ed aziende (che la cinghia più di qualcuno se l'è stretta al collo).
A parte ripetere sempre le stesse cose su investimenti ed innovazione che ormai non hanno più alcuna eco, le sue affermazioni sugli incentivi puzzano!
Di faziosità e di circostanza. Infatti la pres. si trovava di fronte una platea di imprenditori del settore quindi non poteva dire altrimenti. Se fosse stata all'inaugurazione della fiera del giocattolo avrebbe chiesto un contributo statale per l'acquisto di Gormiti e Hallo Kitty.
Inoltre, dovrebbe sapere che gli incentivi servono non solo agli amici industriali e ai loro clienti, ma servono più che altro a contribuire al ricambio/rinnovo di prodotti che non conviene più utilizzare perché obsoleti e inquinanti. Così gli ultimi concessi servono per gettare motori di motoscafi vetusti che infestano, p.e., le calli e i canali di Venezia e Chioggia e anneriscono i palazzi sui quali si affacciano. O quei datati elettrodomestici appartenenti a una classe di consumo adesso troppo bassa (nel senso che consumano troppo rispetto a quelli ora in commercio).
Per questo vengono anche chiamati eco-incentivi.
Quindi, che convenienza ecologica ci sarebbe a cambiare un divano?
Puzza anche l'invito a stringere la spesa pubblica.
Di propaganda e superficialità. Infatti si fa sempre bella figura a parlare male della spesa pubblica ma Emma non specifica quali settori pubblici penalizzare a vantaggio del settore del mobile. 
Posso suggerire alcune voci da ridurre con decisione tipo "stipendi" e "rimborsi" a politici e dipendenti dei loro palazzi. Guadagnano già troppo per fare troppo poco e visto che di più non fanno nonostante l'impegno di Brunetta (a proposito qualcuno ha notizie? Dopo la sconfitta alle elezioni per la sedia di sindaco di Venezia non si sente più)... 
Col denaro risparmiato da questa contrazione di spesa si potrebbero risolvere diversi altri problemi, di ordine pubblico, purché spesi bene. Ma questa diventa poi un'altra storia.
Quello che desidero far notare a Emma la tosta è che le sue consociate con la cinghia tanto stretta al limite dell'asfissia stanno facendo le furbe e che se mancano i quattrini per elargire altri incentivi la colpa è anche loro, perché le tasse devono essere pagate sennò si può mica prendere soldi se prima non si mettono nel salvadanaio!
Dalle mie parti infatti (più di) alcune aziende preferiscono sborsare soldi liquidi in mazzette alla Finanza locale invece di contribuire al salvadanaio pubblico pagando qualche dovuto milione di euro di tasse allo Stato. 
Vuoi mettere un bonifico (spero on-line, che è gratis, perché dalle mie parti qualcuno può non esserci ancora arrivato) di qualche milione di euro contro un borsone di denaro contante per un decimo del dovuto? Ci guadagnano tutti: azienda, finanziere e ufficiale delle entrate! L'unico a rimetterci è lo Stato, dal quale poi andare a piangere e rompere i coglioni per avere degli aiuti.
Quindi l'azienda non paga le tasse, prende anche gli incentivi e lascia a casa i dipendenti.
Caspita, così mi viene da pensare che i contributi pubblici siano destinati più a rimpinguare lo stipendio di qualcuno in divisa che all'innovazione e alla ricerca...
Alla fine gli imprenditori piangono mali che combinano loro stessi.
Un po' come se il cieco bastonasse il suo cane guida zoppo, zoppo perché è il cieco che lo pesta.
Poi uno fa la figura del mona chiedendosi come fa la metà dei contribuenti a dichiarare 15.000 euro all'anno mentre gli altri 2/3 non vanno oltre i 20mila. Sommandoli, significa che l'83% dei contribuenti ha un reddito non superiore i 20mila euro l'anno.
Facendo una analisi con i dati che posso disporre, nel 2008 l'80% dei contribuenti italiani dichiarava un reddito inferiore ai 26mila euro l'anno (dati relativi all'anno fiscale 2007).
Nello stesso anno, gli italiani hanno speso 1.910.230.000 euro (v. tab. 1.1a, calcolo a+d) per l'acquisto di un natante. Nello stesso anno, il mercato nautico italiano è cresciuto del 18,9 % rispetto al precedente.
Credo che a Emma e a tanti suoi associati non piaccia evadere dai soliti slogan!

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Consigli per gli acquisti

Avevo aperto questa finestra con l'intenzione di scrivere un post su un argomento totalmente diverso e che ora, a distanza di un paio d'ore, nemmeno ricordo quale!
Come spesso succede quando mi metto al pc, lo faccio con un intento per poi sorprendermi perso in altre faccende!

Solo che quando mi immergo in tutt'altre cose in un modo o nell'altro ineluttabile arriva l'ancora della famiglia a riportarmi in superficie per rispondere ai miei doveri in questo caso di padrino. Soprattutto ora che ci stiamo inevitabilmente avvicinando alle consuetudini natalizie.
Il padrino deve pensare ai regali che Babbo Natale porterà ai suoi nipoti. Così, chiamato in causa, sopra le solite vesti di chi ne fa le veci indosso quelle dell'aiutante (ironia della sorte, rimanendo sempre in termini famigliari!).

Si da il caso che il nipote maggiore di anni 13 e 1/2 abbia chiesto in dono il lettore più in voga del momento tra i suoi amichetti (e non solo): l'iPod megagalattico che tra le sue funzioni ti gonfia le ruote del camper e quando serve ti fa ascoltare anche qualche MB di musica dei suoi 32GB ti memoria totale! Meco!
In questi casi cerco di mettermi nei suoi panni di bambino chiedendomi come mi sentirei io al suo posto ricordando com'ero alla sua età e cosa significa avere 1/4 di quello che hanno i tuoi amici, solo che vengo inevitabilmente influenzato dall'esperienza e dalla conoscenza della materia in questione.
L'esperienza infatti mi dice che una cosa che hanno tutti non è per forza di cose figa (col passare dell'età hanno iniziato a starmi sui maroni quello che hanno/dicono/fanno la stragrande maggioranza delle persone cercando un modo mio e indipendente) e che il prezzo non è sempre direttamente proporzionale alla qualità.
La conoscenza mi indica l'alternativa alla solita proposta e la propongo per tre più che validi motivi a sostegno
: 1) non ce l'ha nessun altro o in pochissimi; 2) è più economica; 3) la combinazione dei primi due motivi la rende ancora più alternativa!
Così ho sottoposto alla sorella la valutazione dei lettori Mp3 Creative. Sarà una marca molto meno nota di quella della Mela però non meno affidabile e qualitativamente eccezionale e con un costo decisamente inferiore, a parità di performance (che fa molto figo dirlo!).
Ho mandato alcune (ogni volta aggiungendo particolari e informazioni) e-mail agli interessati con tutti i link necessari per una attenta esamina includendo tutte le mie impressioni, facendo pesare la mia positiva esperienza di utilizzatore dei prodotti Creative.
Adesso il mio lavoro di convincimento deve superare l'esame finale: passare il muro delle convinzioni del nipote! Sperando che non si intrometta l'orgoglio genitoriale (vecchia storia).
Ce la farò?

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Non siamo mica messi bene #3

Tanti saluti anche alla Toyota (ma non è il suo modello che le nostre aziende stanno imparando, decine di anni dopo. Davvero non è mai troppo tardi!).
Scompaiono le case jappo dalla F1. Non penso ne sentiremo la mancanza ma spiace per Jarno Trulli.

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Non siamo mica messi bene #2

Dopo H-D, anche Yamaha e Bridgestone confermano il buon momento economico.

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Politicando #3

PREMESSA: con questo post non voglio dare alcun segno di arroganza ne' alcuna lezione di politica economica.
Questo post è solo una semplice opinione un misero punto di vista sulla attuale realtà socio economica.
Giuro che non sono iscritto ad alcun partito tanto meno a quelli che si riconoscono sotto il brand con falce&martello o con la sigla della provincia di Brindisi.
In
fondo in Italia ci sono più di 60 milioni di commissari tecnici e di presidenti del consiglio e di ministri vari.
A.
---------
Abolire l'IRAP
(un mio ex compagno di classe figlio di un imprenditore l'aveva battezzata a denti stretti e con amara rabbia Imposta RAPina!) per aiutare le azienda ad uscire dalla crisi.
Taaaang! E uno.
Rigarantire il posto fisso ai lavoratori per evitare squilibri sociali gravi al nostro Paese.
Taaaang! E due.
Si sono risposti più o meno così i due (ex?) compari, il primo Presidente del Consiglio e il secondo Ministro dell'Economia.
Così sono felici tutti quanti da destra a sinistra dagli imprenditori ai loro lavoratori e non si fa torto a nessuno.
Solo che non si può mica. Dai diciamoci la verità: sono state due boutade per par preparare servizi e scrivere articoli ai giornalisti e far passare un po' di tempo ai reciproci telespettatori e lettori. Perché altrimenti vivremo nel villaggio perfetto del film Pleasentville. O forse ci vivono quei due personaggi?!
L'IRAP finanzia la spesa pubblica destinata alla sanità nazionale. Se si va progressivamente ad eliminare l'imposta come verrà finanziata questa voce di spesa in futuro? Ha già abbastanza problemi ora ed è arcinoto che genera buchi neri enormi nei conti pubblici nonostante qualche buon dirigente sanitario che riesce a fare i salti mortali per garantire dei buoni servizi.
Il posto fisso una volta era in banca alle poste o in qualche ufficio pubblico dove era (è?) praticamente impossibile farsi staccare il culo dalla sedia e faceva la felicità di mamma papà e nonni e assicurava un futuro sereno tranquillo e dignitoso al/la fortunato/a che così poteva sposarsi e mettere su famiglia.
Adesso è diventato una chimera. Nemmeno in banca ti assumono direttamente ma passano per agenzie di lavoro interinale. Lo afferma la stessa donna Emma (che ha invece naturalmente sollecitato l'operazione IRAP da gennaio 2010) dandomi un certo brivido lungo la schiena che non so descrivere.
La chiamano flessibilità ma riguarda solo la possibilità delle aziende di assumere e cacciare dipendenti mentre per i lavoratori è solo precarietà e insicurezza e di fisso nel lavoro non rimane che la determinazione. Del tempo, della durata. Di questo siamo sicuri. Di tutto il resto che il lavoro serve a garantirci basta se non fino a un certo punto limitatissimo della nostra vita.
Quello che ha detto Tremonti è una banalità colossale: un lavoro sicuro serve per dare al cittadino i soldi necessari per vivere come citato dall'art.36 della nostra Costituzione dando stabilità e serenità ad un'intera collettività. Non è una teoria di una scuola economica fisiocratica o classica di Smith o keynesiana tanto meno socialista di Marx.
Ed incredibilmente non è stato un esponente della sinistra a sostenerlo ma un uomo di destra perché ormai la vera gente di sinistra è spersa in pochi e piccoli circoli mentre i grandi capi che si profetizzano di sinistra si sono camufatti con quella ex DC che non ha accetta questa destra e sono troppo distratti da altre cose personali più redditizie per interessarsi della vita dei loro elettori che gli hanno preferito la Lega, fino alle Marche.
Penso che Tremonti abbia capito o abbia avuto il coraggio di riconoscere qualcosa che è lampante quasi ridicolo tanto è ovvio: infatti non sono le imprese che hanno bisogno di ossigeno per uscire da questa crisi ma la gente che è costretta a spendere per vivere!
Al lavoratore non frega niente se al suo datore di lavoro riducono o cancellano un'imposta da pagare perché se cala il lavoro o non gli viene rinnovato il contratto o sarà lasciato a casa in CIG e la mobilità.
Gli faranno credere che sarà utile
gli si può dire di tutto perché non ne capisce una fava o non ha voglia di informarsi.
Piuttosto che aumentare i salari ai dipendenti facendo aumentare le spese per l'azienda in stipendi e imposte (IRPEF etc.) la politica bada di più a agevolare le aziende con altri tagli mentre noi poveri illusi pensiamo che così la nostra cara benefattrice per cui ci smazziamo tanto avrà maggiori disponibilità per noi mentre osserviamo il figlio dell'imprenditore arrivare in ufficio con l'ultimo suv tedesco.
Nemmeno l'aumento della spesa pubblica servirebbe visto che è stato dimostrato come gli appalti e i relativi sub appalti se li aggiudicano le solite società riunite in cartelli.
Berlusconi ha ragione quando dice che dobbiamo spendere ma rinchiuso nella sua Pleasentville probabilmente non sa che la maggior parte della Nazione non ha un reddito annuo di €500 mila/anno e che le richieste di aiuto alle varie organizzazioni crescono mese dopo mese.
Per porre rimedio a questa situazione non è ancora stata presa una strada che finalmente anche i sindacati invocano (grazie al cazzo, e poi sono loro che dovrebbero tutelare i lavoratori!!!!) e mi chiedo il perché non si sia ancora fatto qualcosa. Per mancanza di coraggio per negligenza ignoranza indolenza cupidigia per semplice stupidità per accordi segreti tra gli amministratori che ci dovremmo essere scelti e mondo imprenditoriale e sociale che si spartiscono la ricchezza anziché distribuirla?
Si deve aumentare la capacità di spesa degli italiani e la richiesta di beni sul mercato. Per permettere questo la gente ha necessità di avere maggiori risorse perché quelle che ha a disposizione deve ridarle allo Stato e alle banche per far fronte alle scadenze di bollette di rate dei muti etc. e non per preoccuparsi di spendere per se stessi.
Bisogna dare la possibilità alla gente di poter spendere altrimenti se le indagini di mercato riguardano ancora quelle famiglie con un reddito di almeno €500 mila/anno il Paese rimane inchiodato!!!
Come fare? Intanto togliere qualche tassa sui carburanti che paghiamo dal secolo scorso per guerre (tra)passate e terremotati mai aiutati e profughi slavi. Lo hanno chiesto anche i mafiosi che non hanno problemi economici ma evidentemente a petrolieri e politici sta bene ancora così!
Il costo del petrolio al barile può anche aumentare del 10% ma non è possibile che l'aumento del carburante al litro aumenti nella stessa maniera perché quell'aumento verrà assorbito da una produzione smisurata!!!
Dovrebbero rendere detraibile la spesa per l'iscrizione alle società sportive per incentivare l'attività fisica delle generazioni più giovani (ma non solo). Alcune società chiedono anche qualche centinaio di euro/mese e mi sembra una cifrona. Altrimenti non lamentiamoci se i nostri figli avranno le mani a forma di joypad (e aumenterà il nr dei cardiopatici ciccioni)!
Un'altra bella mossa sarebbe quella di portare al livello europeo i costi delle telecomicazioni: siamo la nazione europea che ha il numero di connessioni più basso di connessioni a internet ma in compenso il prezzo è tra i più alti così come per messaggi e le telefonate coi telefoni cellulari.
Dove trovare i soldi? Cominciassero a ridursi gli stipendi non sarebbe male invece di alzarseli ogni legislazione (capisco perché ci sono stati 59 governi in 16 legislature...)!!!!
Che amarezza.
Politici e imprenditori lavorano insieme vanno in vacanza e allo stadio insieme talvolta sono la stessa persona.
Ho sempre più l'impressione che la politica venga studiata dalle (o per le) imprese mentre il popolo è sempre meno sovrano perché la realtà è tutt'altra e si deve fare qualcosa ma non per le aziende o per chi ha infilato i soldi in paradisi fiscali!!
Ma per chi fa davvero andare avanti 'sto vecchio Stivale bucato.

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Non siamo mica messi bene

Ho appena letto, fresca fresca, una notizia bella dura per tutti gli appassionati di motociclismo: Harley Davidson vende la MV Agusta! Detta così sembra che una qualsiasi signorina americana abbia deciso di vender la sua moto italiana, dopo appena 13 mesi dall'acquisto (Agosto 2008).
Potrebbe anche essere se la signorina in questione non fosse uno dei marchi più riconosciuti al mondo tra le due ruote.
Ebbene sì, la Harley Davidson, la famosa casa motociclistica, dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre ha annunciato l’avvio immediato ('the Company will immediately commence efforts to sell the business', come si legge nel comunicato della casa di Milwaukee) della procedura di cessione di MV Agusta, a cui fa capo anche il marchio Cagiva. Come se non bastasse, ha anche annunciato l'interruzione della produzione del marchio Buell ('will discontinue production of Buell motorcycles').
E per fortuna che a fine estate gli amici figli d'immigrati colonizzatori annunciavano i dati di una prima timida ripresa. Parlando di moto, c'è da lavorare molto sulla ripresa!

I media italiani affrontano in modo diverso la notizia: alcuni lanci di agenzia (Reuters, La Repubblica, Yahoo Biz) si attengono ai fatti, Il Giornale è sempre molto esplicito e non usa perifrasi, Il Corriere della Sera da una traduzione tutta sua
(dal comunicato della H-D non sembra proprio che la Buell sia in vendita... ma chi è che traduce in questo giornale???????? FdB deve stare attento ai suoi collaboratori, non è la prima che fanno!!!).
Vi lascio commentare le supposizioni di Motociclismo, il punto di riferimento per i bikers da cui ho preso in prestito l'irriverente immagine qui sopra, alla fine dell'articolo
(spero di no altrimenti la uccide definitivamente! E mi chiedo come farebbe visto i debiti [=€45mln di esposizione a luglio 2008] creati durante la sua gestione).

Molto più tragico l'approccio di MCN alla chiusura di Buell. Li posso capire.
Merita di essere visto un commosso Erik Buell che ringrazia e saluta tutti quelli che hanno partecipato al successo di Buell, una azienda sana costretta a sparire.

Per chi avesse voglia di passarsi via un po' il tempo, ecco il link dove scaricarsi il report 2008 di H-D. I numeri non sono proprio eccellenti.
Forse per la ripresa ci vorrà ancora un po' di strada.

'namo bbene!

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