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Gli Smashing Pumpkins a Bologna - 18 ottobre 2018

Gli Smashing Pumpkins quasi originali hanno suonato per più di 3 ore a Bologna per una Unipol Arena strapiena. Per la quarta volta ero davanti a loro.


Sono le 3 del mattino. O della notte, il confine tra i due mondi è molto confuso a un certo punto. Soprattutto dopo un concerto che ti ha proiettato indietro nel tempo. Di oltre 20 anni, 23 per la precisione che sono quelli passati dalla prima volta che vidi il video di "Bullet With Butterfly Wings" su MTV. Da li in poi gli Smashing Pumpkins, con Mellon Collie and the Infinite Sadness, Gish, Siamese Dream, il cofanetto The Aeroplane Flies High diventeranno la colonna sonora di quegli anni, di due picche, di telefonate infinite e lettere scritte a notte fonda o sui banchi di scuola o di serate trascorse per la provincia attraversata su una Lancia Y o una Peugeot 106. Stanotte faccio più fatica del solito ad andare a letto perché sono appena tornato dal concerto di Bologna proprio degli Smashing Pumpkins e le emozioni sono ancora calde, tenute in circolo dal cuore che le sta pompando forte. 

Allora meglio cogliere l'attimo, perché la musica è qualcosa di pancia e bisogna lasciare spazio alle emozioni schiette, meglio se poi vengono condite da un sonno stanco ma molto felice. Così rispolvero il mio libretto, uno di quelli dov'ero solito trovare sfogo e rifugio, e stendere queste emozioni per non perderle nel sonno. Questo concerto, come tutti quelli che ho visto, è iniziato mesi fa e cioè quando è stata ufficializzata la data di giovedì 18 ottobre alla Unipol Arena di Bologna. Un minitour per celebrare la reunion della band (meno D'arcy). Billy Corgan, James Iha e Jimmy Chamberlin di nuovo insieme in quella formazione che a metà anni 90 ha messo in ginocchio una generazione ora a cavallo dei quaranta. Quasi un privilegio rivederli live visto che Bologna è stata scelta come unica data in Italia e la seconda in Europa dopo Londra, l'altra città europea. Immediatamente dopo l'ufficializzazione della data è iniziato il giro di messaggi: Infe e Jimmy ci sono quindi bene è come se fossimo già la e il biglietto non costa la solita e ormai non più sorprendente esagerazione che ti fa bestemmiare rabbiosamente. 

Peccato avessi tralasciato quel dettaglio non tanto indifferente che non c'erano altre date in Europa e in Italia prima e dopo Londra e Bologna e quindi i biglietti sono stati venduti quasi subito. 
Non mi servirà a esercitare la professione ma meno male che quel tesserino di giornalista pubblicista conserva un'altra utilità e che Veronica & Co. al momento mi lasciano lo spazio digitale per scrivere qui! 
Non finirò mai di ringraziare Giacomo per avermi dato l'opportunità di assistere a uno dei più bei concerti che abbia mai visto. 

L'ultimo ostacolo è il passaggio per Bologna. Farmela in macchina da solo non mi esalta, fare la strada con uno/a sconosciuto/a non mi attira perché per me il concerto è un evento importante, al quale si va con persone fidate, con le quali sai di poter condividere ogni parola di ogni canzone oltre ad altre discussioni. Eh, sarebbe stato da andare con uno in particolare, avrebbe avuto il suo significato ma è una storia di "se" che vi risparmio. Infe però c'è e con lui ho già visto gli Smashing a Milano nel 2008 e a Padova nel 2011 e ha il cuore con l'SP tatuato nel braccio. Jimmy defeziona e anche Carlotta, l'altra sodale di concerti, purtroppo stavolta non c'è. Il vecchio Santre che sento meno di quanto vorrei ha preso la sua vita e l'ha imbarcata per Amsterdam. Il sito che commercia passaggi auto non mi aiuta proprio per niente. Ci sarebbe la compagnia di Biso ma parte troppo presto ovvero il giusto per evitare di arrivare con l'acqua alla gola. Per fortuna che Infe mi manda il messaggio perfetto: "C'è un posto e partiamo alle 18" e così mi trovo nel van camperizzato di Francesco con Davide e via. 

Arrivati all'arena le strade si dividono perché io e Infe siamo in parterre e loro sugli spalti mentre si unisce Alvise che incontriamo per puro caso alle biglietterie. Abbiamo avuto anche il tempo per un pit-stop nonostante per la prima volta nella storia dell'universo ci sia stata più fila nel bagno degli uomini che in quello delle donne, per l'entusiasta incredulità femminile. Anche se ci gioca la Virtus, l'arena di Casalecchio è un gran bel palazzo dello sport. Ci ero stato l'ultima volta nel 2000 toh guarda sempre per gli Smashing! Come il migliore degli esterni di centrocampo, partiamo dalla parte più laterale per guardagnare terreno e accentrarci piano piano e poco dopo le luci si spengono lasciandoci nell'atteso e richiesto buio. Poi sul fondale del palco appaiono le immagini che raccontano le storia degli SP tramite le copertine degli album e la loro presenza in carne e ossa addirittura: perché sul palco arrivano le bambine di Siamese Dream, con un'aria più trita di quella vista sulla cover, a dar fuoco al cuore simbolo della band, tra il tripudio dei fan.





Smashing Pumpkins reunion a Bologna - Il concerto

E poi William Patrick Corgan appare sul palco, da solo, sotto un fascio luminoso. Una visione divina. E si capisce subito quale sarà il tema, su chi sarà incentrata la serata. Non poteva essere altrimenti visto l'ego di quest'uomo tanto complicato quando capace di scavarsi nel profondo, cantando metafore della vita. 
Le prime note rispecchiano il titolo del brano: un sorriso disarmante al primo acchito, senza tregua. Alle sue spalle le combinazioni di foto di lui in gioventù e parole mettono i brividi. Se si abbinano al testo di Disarm ti assale una forte inquietudine. La stessa di quegli anni. 

E il buco nero verso gli anni 90 si è aperto. Poi una pausa. Breve. Perché la band prende il suo posto e comincia lo spettacolo. Nel senso letterale del termine e cioè di puro show, di vari cambi di abiti di Corgan che da istrionico camaleonte adatta al contesto di alcune canzoni (dalla t-shirt nera con le ossa stampate - e panciute... - alle tuniche nere e argento all'abito quasi papale finale) e alla fine saranno 31, presentate come la band ha abituato i suoi fan ad ascoltare dal vivo, con arrangiamenti inediti lasciando in sottofondo il ricordo della versione album. 

Il concerto chitarra voce con Schroeder annullato il giorno prima per le condizioni di salute di Corgan aveva preoccupato i fan: canterà? Sì, concerto confermato. Sollievo. Rocket Siva e Rihinoceros sono il trenino che porta alla cover di Space Oddity. Come per il concerto di Londra di due giorni prima, anche ieri a Bologna hanno suonato Stairway to Heaven e Landslide, quest'ultima in una versione ancora più struggente grazie alla voce della cantante e attrice danese Amelie Bruun, uscita all'improvviso per questo brano. Nei miei ricordi, questo è uno dei più malinconici della band e ieri l'ha abbinata subito dopo a Porcelina, che non sono riuscito a cantare come succede ogni volta da un triste pomeriggio. Vaffanculo, chissenefrega se più di qualche canzone estirpa ricordi agrodolci, inutile resistere al tempo e alle lacrime, lasciamole scendere perché fanno parte della serata. Penso che il pavimento del palazzetto qualche etto di sale lo avrà raccolto. 

Nonostante le preoccupazioni, la voce di Corgan non cede alla cagionevolezza del giorno prima anche se a dir la verità, nelle canzoni più melodiche, sembra un po' fuori controllo, che gli scappi via e i diversi momenti di pausa tra una canzone e l'altra e i brani cantati da Iha potrebbero confermare la precarietà dell'ugola di WPC. Che però ci da dentro quando c'è da darcene, e nella cover di Stairway to heaven lascia partire un acuto notevole e per il resto non si risparmia. 

Tenerissima la versione di For Martha, dedicata alla madre, rappresentata nel video da una ragazza che danza per l'ultima volta, prima di salutare il suo bambino per sempre e sparire tra le nuvole. 
Questo brano è stato parte di un intimo trio di canzoni insieme a Blew Away e To Sheila che ha visto Corgan (in abito bianco) su un podio a suonare il piano, in perfetta sintonia con Iha, l'altro chitarrista Jeff Schroeder, il bassista Jack Bates e la tastierista Katie Cole chiamati a completare la band. 

Immancabili brani come Zero (la cui scritta appariva ovunque nei display), Today, Bullet with the Butterfly Wings, sorprendente Soma ma mai come quel Billy Corgan in formato martire kitsch che viene fatto passere in processione in mezzo al pubblico esterrefatto. 

Alla fine sono più di 3 ore di concerto, circa 200 minuti. Alla faccia dello stato di salute di Billy Corgan che conclude in versione pontificia. 
Sul front man convergono tutte le grafiche e animazioni: quando non ci sono i collage dei video vecchi e nuovi o le presentazioni di Mark McGrath a introdurre i brani, sui display appaiono in continuazione video e immagini di WPC da bambino in diverse situazioni. Perché in fondo gli Smashing Pumpkins sono lui, lui li ha voluti lui li ha sciolti e dopo tanti anni, troppi, è riuscito a riunirli. 

Mancava la bassista D'arcy Wretzky e mi sono chiesto se quella ragazza bionda che accompagnava la raffigurazione di Corgan non fosse una dedica, ma resto indeciso se come un tributo o una burla. 
Ricollegando le canzoni e la loro storia, perché non ce ne è una che non possa raccontare la mia, con le immagini di Corgan, penso sia stato un viaggio tra i ricordi, i suoi intrecciati con quelli di ognuno di noi. 
Mi piace pensare a com'eravamo messi quando ascoltavamo nelle cuffiette o negli stereo compatti multi CD Gish o Siamese Dream: depressi teenager rabbiosi ingabbiati un po' nei cliché che ci sceglievamo e un po' nella condotta da seguire, e a com'eravamo oggi, completamente diversi, adulti, forse meno depressi e repressi, scappati dalle gabbie e con una rabbia diversa e qualche preoccupazione in più. 
Ma quelle canzoni le ascolti con lo stesso sentimento di quel tempo non ci puoi resistere. Per 3 ore siamo tutti tornati ai maglioni di lana grossa larghi, alle camice a quadroni, ai jeans sdruciti sotto i quali spuntavano gli anfibi. E' stato il mio quarto concerto degli Smashing. Nessuno di questi mi ha deluso. Di certo, questo è stato memorabile! Adesso tornano negli USA per il tour e poi chissà, con uno come William Patrick Corgan ci si deve aspettare di tutto. Spero ami gli Smashing Pumpkins tanto quanto il suo ego. L'abbraccio alla fine con Iha non è del tutto banale. Ma del futuro non c'è certezza.
 

La scaletta del concerto degli Smashing Pumpkins del 18 ottobre 2018 alla Unipol Arena Casalecchio di Reno (Bologna)

Disarm
Rocket
Siva
Rhinoceros
Space Oddity (David Bowie cover)
Drown
Zero
The Everlasting Gaze
Stand Inside Your Love
Thirty-Three
Eye
Soma
Blew Away
For Martha
To Sheila
Mayonaise
Porcelina of the Vast Oceans
Landslide (Fleetwood Mac cover)
Tonight, Tonight
Stairway to Heaven (Led Zeppelin cover)
Cherub Rock
1979
Ava Adore
Try, Try, Try
The Beginning Is the End Is the Beginning
Hummer
Today
Bullet With Butterfly Wings
Muzzle

Bis:

Silvery Sometimes (Ghosts)
Baby Mine (Betty Notes cover)



Ph. Credits: Unipol Arena


Post pubblicato su Gushmag.it

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Dave Matthews Band, stasera a Padova

Andare ai concerti non solo mi piace, ma mi eccita mi emoziona. Mi faccio prendere dalle aspettative e dalla loro immancabile teoria.
Oggi, o domani visto che è appena passata la mezzanotte, è così perché vado al concerto della Dave Matthews Band. E' il 3° che mi vedo: 5 luglio 2009 a Lucca, 25 febbraio 2010 a Padova (già passati 5 anni!) ed ora il 21 ottobre 2015.
Dopo gli Smashing Pumpkins la Dave Matthews Band è il gruppo che mi ha fatto tornare l'entusiasmo per la musica. Non so se c'entra di più l'età o le cose che ci succedono nel corso della vita ma ero piuttosto spento musicalmente parlando e la musica per me è sacra, un mio ex allenatore masticando la saliva tra i denti direbbe "è fondamentale" ma lo dico senza masticare.
Sono curioso di andare perché ho sentito alcuni commenti discordanti su questo tour. Ci saranno alcuni brani inediti, non c'è il gruppo spalla e quindi sarà una doppia sessione.
Carlotta, l'amica con la quale ho visto entrambi i precedenti concerti, lei più malata di me della DMB, è andata a sentirli in Canada quando ha vissuto la e mi ha detto che è stato noioso. 
Ho letto le recensioni dei primi due concerti del tour italiano: Roma, Firenze e Milano tutti entusiasti, qualche problema di acustica (anche 5 anni fa, ma Padova fu perfetto!) ma tante ore di musica.
Non vedo l'ora.
Una precisazione da pavone: ho chiesto l'accredito per i giornalisti. E me lo hanno dato. Forse è anche per questo che sono piuttosto emozionato! Qualcosa poi leggerete su musicletter.it. Grazie anche a Andrea di Zed!


Aggiornamento: non poteva mancare. Anche questa sera ci sarà Carlotta.

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Eugenio in via di gioia, Festambiente, Vicenza

Ho conosciuto gli Eugenio in via di gioia per caso, tramite una newsletter di un sito di musica alla quale non mi ricordo più come quando perché mi sono iscritto. Ma benedico quella volta perché mi sta facendo conoscere nuova musica e mi mancava da morire.
Mercoledì scorso erano a Vicenza a Festambiente e sono andato a sentirli, perché le loro canzoni mi sono piacute fisso.
Il giorno dopo ho chiesto al boss del sito di cui sopra se potevo mandargli una recensione del concerto perché questi quattro ragazzi mi erano piaciuti molto anche dal vivo. 
Qui potete leggere il pezzo, rivisto secondo gli standar del web. Mi fa un certo senso leggere il mio nome in calce ad una recensione di un concerto. E' la prima volta. Ma come ogni volta che succede qualcosa di bello, a parte questo le mie emozioni non vanno molto oltre. Ma questo con il gruppo non ha a che vedere, non voglio rompervi le palle e passiamo oltre.
Di seguito incollo il testo originale. Per chi fregasse qualcosa.
Il mio suggerimento è di ascoltare più Eugenio in via di gioia e meno le stronzate che passano i talent filtrandole a loro piacimento.
Il mio augurio, è che gli Eugenio in via di gioia abbiano una vita molto molto lunga e di rivederli ancora dal vivo.
Poi fate voi, so solo che la vita è troppo corta per ascoltare musica di merda.

===

Chi legge Musicletter.it conoscerà gli Eugenio in via di gioia, gruppo di 23enni torinesi il cui nome si ispira ai nomi ed ai cognomi degli stessi componenti: Eugenio Cesaro (voce, chitarra e testi), Emanuele Via (pianoforte, fisarmonica e cori) e Paolo di Gioia (percussioni, batterie, cori, cane e varie ed eventuali com'è indicato nel poster/libretto del loro CD) mentre Lorenzo Federici (basso e cori) non contribuendo al nome della band intitola il primo LP, uscito sei mesi fa.
Leggetela come una beffa oppure come una allegoria degli album di debutto delle pseudo star da talent, oppure ci si può benissimo vedere un gruppo di quattro ragazzi unito che non mette nessuno davanti l'altro e non lascia nessuno indietro, tenendo tutti sullo stesso piano.
Eugenio in via di gioia si sono esibiti a Vicenza dando una ottima risposta a tutte le buone aspettative nate ascoltando
Urrà (il loro EP) e l'album di debutto.
Cresciuti musicalmente per le strade di Torino divertendosi a sorprendere gli ingenui passanti, si ispirano ad uno stile musicale popolare (se pensate che il termine possa sminuire gli Eugenio in via di gioia, siete più che liberi di leggere folk) per affrontare la vita in tono ironico ed a volte canzonatorio.
Nonostante la presenza di un gran palco con la dotazione completa che si rispetti, Eugenio, Emanuele, Paolo e Lorenzo si sono presentati su un micro-palco per un concerto acustico degno della loro origine
busker di artisti di strada.
La capacità dei quattro ragazzi torinesi di coinvolgere il pubblico, ha via via scaldato gli ascoltatori infreddoliti sia dalla serata che dalla scarsa confidenza con le canzoni, riducendo quasi a zero la loro distanza con il palchetto. Gli Eugenio in via di gioia riescono a divertirsi e a divertire con musiche dal ritmo trascinante, con attacchi traditori e stacchi improvvisi alternati da assoli vocali o strumentai. In
Non ancora (il loro ultimo singolo) è piaciuta così come nella versione dell'album la fisarmonica di Emanuele Via, che a tratti raggiunge toni così alti che ti chiedi se non sia una base di archi mentre nella introspettiva Egli colpiscono le dita che stanno alle estremità del palchetto e cioè quelle di Emanuele che battono sui tasti del piano e quelle di Paolo che tambureggiano sulle percussioni, mentre in sottofondo trova uno spazio non invadente la chitarra (alla fine rimasta con 3 corde) di Eugenio ed il basso di Lorenzo.
Con
Pam il pubblico viene conquistato con le offerte d'agosto sulle lenticchie e sulle prugne e da un incalzare che non lascia indifferenti. Con la voce costernata da un Natale che inizia sempre prima e persone sempre più esigenti Eugenio con Il mondo che avanza (originariamente intitolata All you can eat) da seguito alle struggenti note iniziali del pianoforte, accompagnato dalla fisarmonica.
In
Re fasullo d'Inghilterra rispetto alle altre canzoni si fa sentire l'influenza del pop-folk d'Oltre Manica in voga in questo periodo.
In
Prima di tutto ho inventato me stesso, durante il quale Eugenio si esibisce nella ricostruzione del cubo di Rubik. mettono in evidenza capacità sia sonore che vocali molto ritmate, dalle tonalità diverse alternando alti e bassi lenti e veloci.
Gli Eugenio in via di gioia sono una cosa bella della musica italiana. Non sono un risultato di un talent show, sono usciti sconfitti dal concorso
Sotto il Cielo di Fred (Premio Buscaglione), il concorso biennale che negli ultimi anni si sta affermando come una delle più interessanti manifestazioni italiane dedicate alla canzone d’autore, ma hanno vinto il premio della critica che ha permesso al gruppo di partecipare ai migliori festival italiani.
Ascoltando gli Eugenio in via di gioia ti chiedi perché non ci siano loro in testa alle classifiche dei dischi più venduti in Italia. Forse la risposta è nella loro musica e nelle loro canzoni, poco adatte ad orecchie che non vogliono sentire cosa succede in questo paese sgangherato e ben descritte in 
Perfetto uniformato. 



Per conoscere meglio gli Eugenio in via di gioia, qui sotto potete ascoltare la track list del loro album di debutto. Grazie a Niccolò di Libellula Press per l'aiuto tecnico ;)

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E-bow the letter - R.E.M. w. Patty Smith

I R. E. M. si sono sciolti il 21 settembre 2011. L'ho saputo dal Televideo. Ho vissuto 10' peggiori per carità ma quelli (anche i giorni) passati dopo aver letto la notizia non li ricordi per i migliori della mia vita.
Do molta importanza alle emozioni che la musica sa trasmettere, sentire, vivere e ricordare.
Per fortuna sono riuscito a vedere tre concerti di Michael Stipe & co. prima che salutassero le scene. A Padova il 22 luglio 2003 sembrava di bollire dentro lo stadio Euganeo. Avevo una maglia azzurra e sono uscito che era blu scura. Ed un paio di chili in meno.
Al palasport di Bolzano il 16 gennaio 2005 in una freddissima sera. Il pubblico quella volta rispecchiava il clima e forse il gruppo ne ha risentito: la performance è stata comunque ineccepibile ma non sono stati travolgenti come la volta precedente.
Infine a Milano una bella sera di luglio 2008. Anticipati dagli Editors che ho potuto finalmente sentire live anche se per poco, abbiamo fatto una mezza bischerata per passare dalle gradinate al prato dell'Arena Civica per gustarci il concerto.
Tutte e tre le volte ero accompagnato anche da due persone importanti per me che poi sono diventati moglie e testimone.
Adoro andare ai concerti ma mi piacciono di più se sono con le persone giuste con quelle che so di poter condividere sia i gusti musicali che le storie che accompagnano le canzoni. Così lo spettacolo si arricchisce di sensazioni forti provocate dalla musica e dalle persone con le quali sono.
Inelluttabile poi quando mi ritrovo a ripensare alle emozioni del concerto, di una canzone piuttosto che di un'altra, mi sorprendo ad emozionarmi per aver condiviso quelle sensazioni con quelle persone. Un doppio brivido che mi trapassa.
Nel comunicato che annunciava il loro scioglimento, Stipe diceva che 'tutto ha una fine'. Ma certe cose continuano a vivere. Le emozioni ed i ricordi non hanno mai fine. 
E adesso fatevi prendere dai brividi.
New Adventure in hifi è un album da enciclopedia musicale.

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Godspeed You! Black Emperor - Bologna, Estragon - 26/01/2011

Lo so, lo so! Il concerto dei Godspeed You! Black Emperor è stato ancora il 26 gennaio, 2 settimana fa e oramai non ha più senso scriverne la recensione. E a me va lo stesso perché ho tante cose arretrate da scrivere che non riesco più a tenermele in mente e corro il rischio di dimenticarle, escluse quelle che ho lasciato confuse tra le c.d. bozze.
E' che purtroppo tra lavoro e impegni vari e tecnologie ho perso anche l'abitudine di scrivere i miei vaneggi nel blocchetto come uno scribacchino.
Però quello di (ben) due mercoledì fa è stato uno spettacolo stupendo! Non sapevo cosa aspettarmi da un gruppo come quello di Efrim Menuck, Mauro Pezzente e compagnia bella perché la loro è una musica che viaggia si sposta su diversi fronti senza mai poggiarsi per tanto tempo su un genere particolare. Inoltre, non ci sono parti cantate ma solo strumentali. Certo come il jazz e ne ho visti di concerti jazz ma sai cosa aspettarti, in un certo senso. Quel mercoledì invece ero pieno dell'unica aspettativa che potevo permettermi ed era massima curiosità.
Non sono andato a Bologna da solo, ma con Infection (per gli amici Infe), al secolo Marco. Lui i Godspeed You! li conosce molto bene mentre io sono ammaliato da East Hastings che accompagna una delle scene iniziali di "Sette giorni dopo", bel film di Danny Boyle del 2003 e poche altre che conosco. Facendomi un po' di cultura a loro riguardo, posso dire che seguono una filosofia ecologista, anarchica e anticonformista ma non è del tutto sicuro perché questi qui non si vogliono far intervistare fotografare ne' far etichettare in alcun modo, musicale compreso. In gergo tecnico, potrei dire che sono uno di quei gruppi strani che quando suona sembra sa la tiri da qui a Kathmandu e ritorno se ne vanta e vuole essere lasciato in pace.

Il viaggio tra Vicenza a Bologna è stato molto bello perché per quanto ci possiamo conoscere io e Marco non siamo mai stati insieme da soli chiusi in un abitacolo per un tempo così lungo. Anche il viaggio fa parte del concerto quando devi andare in un altra città e a me è piaciuto perché abbiamo condiviso le nostre idee musicali (aspetto ancora dei link a proposito e credo che alla prossima occasione di aggiungerci anche alcuni suoi cd...), politiche, sportive. Poi è bello viaggiare di notte lungo una strada che fino a poche ore fa veniva segnata da un numero enorme di pneumatici mentre alle 2 del mattino ci passava solo la sua macchina con i camion che dormivano sul ciglio.
Non sono mai stato all'Estragon: comodo all'autostrada ha un gran bel parcheggio ma non essendo pratici della zona abbiamo parcheggiato a qualcosa come 1 km dal locale! Poco male, abbiamo fatto la strada con un bolognese doc incontrato sul viale d'accesso. Sembra una struttura provvisoria col buio non sono riuscito a capire molto ma esiste da un po' di tempo e ospita diversi concerti interessanti come Thin Lizzy e Marlene Kuntz per citarne due così... un postoche a Vicenza farebbe comodo eccome... magari di questo me ne occuperò in un altro post...

Alle 22 in punto cioè quando abbiamo messo piede dentro il locale è cominciato il concerto del tipo-spalla, tal Colin Stetson, sconosciuto ai presenti (me incluso, l'ho appena saputo dall'oracolo) ma da quel 26/1 famoso per la sua camicia a quadretti invidiabile, che brandiva due sax: uno classico e uno enorme, probabilmente un sax subcontrabbasso. Dal basso delle mie conoscenze musicali non posso esprimere un giudizio serio ma, affidandomi a quello che ho sentito e alle facce dei presenti di cui sopra, mi sono fatto l'idea di uno che voleva dimostrare ad ogni costo, anche a quello di rimetterci  i polmoni, che chiunque può permettersi di dichiararsi artista senza saper suonare davvero bene. A un certo punto, uscendo dal bagno, credevo ci fosse qualcuno sul palco intento a emettere suoni striduli, tra un urlo e un miagolio. Invece per mia sorpresa era Stentson, capace di tirar fuori suoni inumani dai suoi strumenti. Da li in poi sono rimasto ad ascoltarlo rapito anche dalla sua fisicità: al termine di ogni brano invece di prendere fiato si metteva a ringraziare a dirci che l'Italia ha una buona cucina bella gente (originalità gli fa difetto) e a dedicare una canzone alla mamma perché era il suo compleanno e se ne era scordato! Vabbhè, finita la sua prestazione, il ragazzo se ne è tornato da dov'era venuto (forse il Michigan).
Nell'attesa de IL concerto, Infe mi fa notare da bravo ingegnere che almeno l'85-87% dei ragazzi presenti ha la barba compiacendosi di farne parte. Per completare l'indagine ho aggiunto che una percentuale imprecisata ma elevata di ragazze era molto carina, trovandolo oltremodo d'accordo.

Alle 22:57 spaccate i GY!BE entrano sul palco alla spicciolata: prima il batterista, poi il bassista, poi la violinista, un chitarrista, poi il percussionista seguito dal contrabbassista, l'altro chitarrista e infine il secondo bassista. Non conoscendo i titoli delle canzoni mi limito a trascrivere, così come le ho scritte, le sensazioni che sono riuscito a notare sul cellulare quella sera.

Otto elementi a semicerchio davanti la scritta "HOPE" che a intermittenza insieme al rullante crea un'atmosfera di attesa molto tesa con la complicità del violino che stride una melodia alternata ma i toni bassi del rullante che rimbombano nel torace in un crescendo ansioso accompagnato dagli archi e da un acuto rintocco metallico che ha tutta l'intenzione di salire alla ribalta. Gli altri elementi dopo aver fatto le belle statuine nella penombra si uniscono formando un unisono melodico che ti si infila nella cassa toracica sempre più veloci ossessivi trasformandosi in sostanza concreta presagio di un ineluttabile ritorno alle distorsioni iniziali catastrofiche annunciate dai rintocchi solenni della batteria.

Il secondo brano è un fiore, un soffione in mezzo un campo di fiori selvaggi con l'erba alta mosso dal vento. Uno dei semi bianchi nonostante cerchi di resistere con l'aiuto degli altri fiori e dei fili d'erba non riesce a evitare di staccarsi e decolla verso il cielo in un giorno poco raccomandabile. Ma solo quando è in aria scopre la bellezza della sospensione e del suo punto di vista diverso. Tanto che decide di lasciarsi andare dove lo porta vento.
L'Estragon ha un'acustica eccezionale, si sento alla perfezione tutti i suoi compresi quelli più brevi ed acuti, come quella campanelle che sento e che pare di fianco a me.

Un'altra canzone, la terza o la quarta, mi sono perso nel divenire della musica, è un ricordo fatto di belle immagini di indimenticabile vita passata cullate dalle rassicuranti note rotonde ed avvolgenti del contrabbasso. Situazioni sentimenti sapori luoghi parole volti gesti scorrono come foto intangibili. Fintantoché non vieni all'improvviso sorpreso dalla consapevolezza che quei pezzi di vita sono irrecuperabili e il ritmo dello scorrere delle immagini diventa irrefrenabile. Ti travolge la disperazione come l'incessante ritmo della batteria che scandisce il tempo passato. Finché non realizzi la bellezza di quel tempo andato ma vissuto a darti conforto e sollievo.

L'andamento dei brani dei GY!BE sembrano sedute prano/psicoterapeutiche: all'inizio si cerca di capire con calma perché e dove si sta male. Poi dopo varie perlustrazioni finalmente si trova il punto giusto e bisogna sgonfiare, alleviare. E non ci vuole mica poco tanto che il male uscendo molto poco alla volta è ancora più infimo ti contorce in uno strazio. Ma la chiara sensazione di venirne a capo ti conforta e ti incoraggia. Stringi i denti resisti vai avanti fino a farti tirar fuori il male che ti affliggeva. E scoppi in lacrime per il sollievo. Ce l'hai fatta.

Dopodiché ho deciso di tenere il telefono in tasca e godermi il concerto in santa pace senza distrazioni. Fino alla fine, fino a East Hastings, mai fatta negli altri concerti precedenti come mi diceva Infe durante il viaggio di andata. L'ho ascoltata impalato dalla gioia di sentire una canzone che al primo ascolto, grazie anche alle sue immagini sconvolgenti, mi aveva subito preso e impressionato e annichilito dal suo moto crescente che si schianta nel boato finale. Le immagini che si impattano sul telo ma, prima ancora, sul manipolo di otto elementi, raccontano di rivolta protesta voglia di riscatto terrore e paura di una fine indesiderata. Ma fatalmente a portata di mano, come dice la scritta che conclude due ore e mezza di spettacolo emozionante: "The end is at hand", come quella, la mano, che uno dei GY!BE alza per salutare finché gli otto in silenzio e uno per volta come sono arrivati lasciano il palco.

Tornando di notte lungo una BO-PD deserta non potevo fare a meno di pensare alle immagini della Londra desolata di Boyle.

SETLIST

- BBF3
- Rocket Falls on Rocket Falls
- Sleep
- Storm
- Static
- Gamelan
- Moya
- East Hastings



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Dave Matthews Band - Live in Padova 25.02.2010

Con precisione non so quando è iniziato questo concerto. 
Forse la notte di domenica 5 luglio 2009 quando li ho sentiti suonare per la prima volta a Lucca in una piazza gremita per più di 3 ore e mezza e io me ne sono andato quando ne mancava ancora una. Perché mi spiaceva lasciare lo spettacolo in corso. Perché ero in una buona posizione per vedere il concerto ma non per sentirlo bene. Perché avevo capito che dal vivo sono fenomenali e ricambiano l'affetto del proprio pubblico (e si sa, i fan italiani, per i loro idoli musicali, sono davvero caldi!).
Forse il concerto della Dave Matthews Band è iniziato il 20 ottobre 2009 quando ho letto nel sito ufficiale che sarebbero tornati in Italia a febbraio. E Padova era una data imperdibile!!!
Ho subito contattato Carlotta, una amica che è venuta a Lucca, perché sapevo che voleva vedersi un concerto della DMB come si deve dopo l'odissea di Lucca (ai concerti si va e basta, senza aspettare nessuno altrimenti va tutto in mona!). Ha subito preso i biglietti entusiasta poi sono passati quattro mesi ognuno per i fatti suoi immaginandoci lo spettacolo i suoni le parole che ci avrebbero coinvolto.
Questa volta il concerto poteva durare anche 7 ore! La fortuna della vicinanza con Padova (e della disoccupazione, ahimè).
Con l'avvicinarsi dell'evento mi sono preparato ascoltando le loro canzoni in macchina al pc (anche prima di dormire, se un infame non si fosse intromesso!) accorgendomi che ai tempi degli Smashing Pumpkins le canzoni mi rimanevano in mente con più facilità! E Billy Corgan ai bei tempi era molto prolifico!!!
Ho risentito Carlotta e altri amici la settimana prima per metterci d'accordo. Igor, Andrea e Alessandro li avrei incontrati al palazzetto dello sport, dove ci aspettava un'amica di Carlotta dalla provincia di Venezia.
L'agitazione pre concerto mi ha fatto partire presto da Vicenza, ci siamo trovati io e lei alle 17:30. Alle 18:30 passeggiando con calma in autostrada eravamo tra i primi al parcheggio. Dovevano ancora montare le bancarelle delle magliette tarocche.
Mi sono scoperto un po' agitato ed eccitato... non mi era mai capitato prima di un concerto. Almeno non così! La musica che piace a me è quella che sa emozionarmi comunicarmi qualcosa dentro e quando la ascolto non posso controllare le mie emozioni mentre devo ammettere che giovedì ho dovuto tenerle un po' a bada, soggiogandola con un panino un dolcetto un succo (mi ero dimenticato la borraccia di acqua, tanto per cambiare!) e una banana in tasca (che ha divertito molto Carlotta...) da sbucciare poco prima del concerto.
Mi sono informato sul gruppo spalla. Tali Alberta Cross che non avevo ancora sentito! Di diverse provenienze geografiche (tra la Svezia e l'Inghilterra) con base a New York suonano un indie rock davvero niente male! Il pubblico ha dimostrato di apprezzarli e loro hanno anche ricambiato. Dopo la pessima esperienza della spalla di Lucca, che non voglio nemmeno nominare, giovedì è andata alla grande! Bravi! E' un gruppo che seguirò! Si è esposto addirittura Dave in persona presentandoceli come suoi amici (saranno support band per quasi tutti i concerti in europa) in una divertente versione gigione compiacendosi del suo italiano! :)
Poco prima degli Alberta Cross ero un po' preoccupato. Al palasport di Padova (davvero bello, da poco risistemato! Gli amministratori di Vicenza dovrebbero farci un giro...) alle 19.30 c'erano ancora ampi spazi vuoti. "Porca roja vuoi vedere che non l'hanno pubblicizzato abbastanza?" mi sono chiesto, memore degli articoli letti che parlavano di band poco conosciuta al pubblico italiano.
Ecco, solo perché non sono quei cazzo di U2 i mezzi (nel senso di non intero!) di comunicazione non ne hanno parlato! Si da spazio sempre ai soliti, gruppi o cantanti o pseudo entrambi che durano quel che durano senza lasciare alcun segno. Ma se qualcosa o qualcuno non raggiunge le masse non significa che non sia buona! Anzi, talvolta è anche il contrario. Ma alle masse è un concetto che va spiegato a radio spenta. Lo so, sono un  razzista insopportabile e cattivo!... tanto per dire come funziona il business della musica, l'ultimo album della DMB, Big Wiskey and the GrooGrux King ha ricevuto 2 nomination ai Grammy: miglior album rock e album dell'anno, ma gli sono stati preferiti 21st Century Break Down dei Green Day e Fearless di Taylor Swift (che non so proprio chi cazzo sia!). Incredibile vero?!
Subito dopo gli Alberta Cross mi chiama Ale per dirmi che lui è arrivato da poco insieme a Andrea e più in la del mixer non riescono ad andare. Mi guardo attorno e mi trovo in un palasport ristrutturato e pieno!!!
Il Veneto sempre impegnato a produrre e a fatturare alla fine ha terminato la sua giornata! Guai se ci si prende anche qualche ora da lavoro per prendersi un buon posto a un concerto!
Così adesso il concerto può iniziare. Le luci si spengono, quella dell'omino sul palco si accende per illuminare le scalette a Dave Matthews, Carter Beauford, Boyd Tinsley, Stefan Lessard, Tim Reynolds, Rashawn Ross (con una stupenda t-shirt coi brillantini!) e Jeff Coffin. Tripudio!
Ritorna la versione gigiona di Dave per salutare il pubblico e annunciare che inizieranno calmi per finire ancora più calmi. E i primi brani, One Sweet World, Satelite, Spaceman e Seek Up (da brividi!) sembrano dirci che non stava affatto scherzando.
Funny the way it is e una Don't drink the water suonata in modo potente aumentano un po' il ritmo.
E' stupendo il modo in cui legano una canzone all'altra senza concedersi tanti silenzi. La musica scorre continua una volta impetuosa e una volta calda e dolce, come vita nel sangue.
La sessione ritmica di Carter e Stefan è unica, mentre al contrario di Lucca, questa volta Jeff, il sassofonista che ha sostituito l'indimenticabile LeRoi Moore, trova meno spazio. Credo che a Lucca la band lo abbia voluto far conoscere al pubblico italiano. 
Le canzoni si susseguono in un flusso meraviglioso in un meccanismo perfetto tra i componenti della band.
Ants marching, una delle mie preferite, viene introdotta alternando il violino di Boyd e la chitarra di Tim... ma mi è sembrato che uno volesse prevalere sull'altro... 
You and me l'ho fatta ascoltare al telefono a Anna (no lei non c'era. Lucca le è bastato! Ma la prossima volta ci sarà!) e poi All along the watchtower! Inizia placida e finisce tirando giù i nuovi intonaci dalle pareti del palasport!!! 
Dopo questa dimostrazione di potenza vocale e strumentale la band si è concessa la prima pausa. Dopo poco più di un'ora e mezza eravamo già belli che felici dello spettacolo!!!
Il concerto è ripreso con un Dave Matthews soddisfatto del calore del pubblico e ha dato libero e giusto spazio a Tim, Boyd, Stefan e ai fiati di Rashawn e Jeff. Prima del finale pirotecnico...
Questa band sul palco è un gruppo unito che si muove su automatismi collaudati anche se Tim, Rashawn e Jeff ne fanno parte solo da poco tempo. Sono tutti eccezionali!
Guardandoli hai davanti persone del tutto normali, senza trucchi ne' effetti speciali, se non quelli che escono dagli strumenti! Persone normali che suonano divinamente!
E' questo che fa la differenza con tutti gli altri. Il palco non è un baraccone enorme, una finta astronavicella piena di luci suoni immagini che ruba la scena agli artisti. Lo spettacolo nella Dave Matthews band non è questo! Sono le loro canzoni che noi vogliamo sentire, che magari suonano all'istante fuori dalla scaletta per farci contenti e per affermare la loro bravura. Lo spettacolo sono le improvvisazioni strumentali che partono singolarmente per poi unirsi in un duetto pazzesco (vedi Carter e Jeff a Lucca!) e finire in uno spettacolo unico!
Non suonano le loro canzoni ma le interpretano dando sempre il meglio di se stessi al proprio pubblico! 
Sono queste persone normali dalle doti speciali lo spettacolo, non la scenografia o la fama che si portano dietro!
Ed è bellissimo sentire come la voce e la musica si modellano in base al brano, una volta dolce e caldo, un'altra forte e potente!
La DMB ha alternato il rock con il jazz (non mi ricordo quale delle prime canzoni è stata introdotta da una base batteria-chitarra-basso puramente jazz!!!) il folk e l'hard rock!
E' stato divertente anche osservare le persone presenti al palasport di Padova. Anche loro gente comune senza trucchi senza alterazioni chimiche. C'erano giovani t-shirt in mezzo a colletti di camicie appena uscite dall'ufficio. Persone comuni unite da una passione speciale!
Dicevo che la parte finale del concerto è stata pirotecnica... Carter Beauford ha terminato Two steps trasformando la sua batteria in una esplosione di fuochi d'artificio che in confronto i petardi dell'ultimo dell'anno dei rioni napoletani sono miseri miniciccioli!!! Urla di giubilo impazzito!!!
La band saluta e se ne va. L'ultimo lancio di bacchette di Carter come ottimo regalo ai fan.
Ma quante cazzo ne ha per concerto? Un bancale solo per quelle? Le ha lanciate al termine del 2° bis e poi un'altra dozzina alla fine... stavolta niente ricordino. Per ora, mi accontento del plettro di Ginger Reyes degli Smashing :D!
La gente sfolla calma e felice. Inganno il deflusso delle macchine tracannando come al solito la birra ridendo e scherzando sotto una pioggia leggera con le persone con cui ho condiviso questo meraviglioso spettacolo.
Il ritorno è tranquillo fatto di chiacchiere sul sottofondo di Crash.
Non ho voglia di finire la giornata. Vorrei proseguirla in giro per la città svuotata e bagnata da una lieve pioggia. Ascoltando ancora la Dave Matthews Band.

PS: Il giorno dopo, sul sito di Con-Fusion, il fan club italiano della Dave Matthews Band, solo commenti entusiasti per i magnifici sette a Padova! Sia per l'esibizione che per la scaletta. A Roma l'acustica del palazzetto, a Milano qualcos'altro. Nella piccola Padova, tutto perfetto!
Giovedì overdose. Ora siamo tutti quanti di nuovo in crisi d'astinenza.
Speriamo non duri troppo!
DMB rules!

PPSS: Padova non è una metropoli. Ma ha un palasport appena rimesso a nuovo, un teatro e lo spazio della fiera dove c'è sempre qualcosa. Musica danza teatro! E soprattutto c'è qualcuno in grado di scegliere bene gli artisti e di saper organizzare gli eventi.
Nella mia Vicenza commercianti e privati protestano ma nessuno muove il culo, se non per soddisfare i gusti dei soliti amici (tenendoseli buoni....).

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