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Più spazio e vita per lo sport

Sono appena terminate le Olimpiadi di Tokyo, le migliori della nostra storia: gli atleti italiani hanno conquistato 40 medaglie in tutto: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi in 19 specialità. Qualcuno obbietterà che è stata anche l'Olimpiade con la delegazione maggiore di tutti i tempi, non si erano mai visti così tanti atleti e, per la legge dei grandi numeri, è anche facile conquistare più medaglie. 
Col piffero! Intanto sono riuscite a qualificarsi diverse squadre olimpiche: basket maschile (dopo 17 anni sono tornati!), pallavolo (maschile e femminile), pallanuoto maschile, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato, ciclismo su pista. Le Olimpiadi non sono un torneo estivo al quale partecipi perché paghi l'iscrizione, ci vai grazie ad anni di impegno, sacrifici e dannazione. Non so quante altre nazioni avessero lo stesso numero di squadre.

L'Italia è la 10ma nazione ma, per numero di medaglie, è settima, davanti a Olanda, Francia e Germania e, se Regno Unito e ROC (Comitato Olimpico Russo, l'escamotage creato per far partecipare gli atleti russi ai Giochi di Tokyo, visto che la Russia è stata squalificata per doping) si considerano europee (non solo quando fa comodo loro), sarebbe la terza nazione europea. 
Non era ancora finita la prima settimana che c'era già chi parlava di fallimento, dopo i tanti bronzi ci si lamentava di atleti non all'altezza tecnicamente e psicologicamente, tra giornalisti e anche tra ex atleti ora commentatori in televisione. 

Non voglio fare un'analisi di cosa è andato bene e cosa storto perché, ve lo dico se in caso avete un'opinione diversa: vincere è difficile! Per noi che siamo seduti sul divano non sembra. Ripetersi è ancora più difficile. Se poi cambiano le modalità di gara rispetto alle Olimpiadi precedenti i paragoni si fanno complicati. E poi perché cosa è andato bene lo sa anche la gatta (che sul divano dorme) e non sono nella posizione di commentare  cosa è andato storto. Poi si sa che effetto fanno le aspettative e sì, una certa pressione non è così facile da sostenere.
Quello che ho visto però è che le Olimpiadi di Tokyo hanno premiato di più gli sport individuali e dove non pensavamo di conquistare medaglie.

Allora, cosa voglio fare? Dall'alto dei miei 11 follower, 14 dei quali in vacanza e che non leggeranno queste righe, vorrei chiedere più considerazione da chi amministra lo sport. Dopo questo risultato fantastico e inatteso da chi ha guardato le Olimpiadi sul divano, vorrei che qualcuno guardasse bene questi atleti, tutti quanti, quelli che hanno rappresentato i colori dell'Italia, della loro federazione. Perché lo sport merita attenzione concreta. Non 'più' attenzione, ma attenzione.

Non avremo mai una impostazione di tipo americano, sarebbe necessaria una rivoluzione del sistema scolastico e sportivo. Infatti negli USA la considerazione dello sport è tale da ricoprire un ruolo importante nel percorso educativo: per chi vuole fare sport ci sono le squadre delle scuole e delle università, che si scelgono gli studenti, garantendo anche borse di studio ai/alle più bravi/e, per meriti sportivi e che fanno da passaggio verso il professionismo. 
Insomma, puoi avere una educazione e un futuro grazie all'impegno nello sport.

Nelle scuole italiane invece se fai sport sei penalizzato. Ricordo ancora bene le parole del mio professore di chimica e biologia in seconda superiore: "Hai capito le mie intenzioni nei tuoi confronti. O studi o fai sport!". Ho perso un anno di scuola (ma non di vita!) perché dedicavo più tempo allo sport, perché insieme ad altri splendidi ragazzi abbiamo vissuto una stagione sportiva esaltante, che richiedeva molto impegno. Che i miei professori consideravano un ostacolo. O nemmeno lo sapevano, perché per loro non esisteva niente altro dopo la scuola, davano per scontato vivessimo solo per quello.
Certo qualche materia non mi entrava in testa (sottolineo che facevo ragioneria, quindi chimica e biologia non erano così fondamentali) ma al confronto con qualche altro compagno di classe che invece non faceva una mazza dopo la scuola, avevo meno tempo per prepararmi. Ma chi se ne frega? Erano solo problemi miei. Lo sport, era un problema mio. 
Ecco come viene considerato lo sport, fin dai settori giovanili, da chi non fa sport.
Invece lo sport è un'altra scuola, ti insegna tante cose: lo spirito di sacrificio e quello di squadra, il senso di appartenenza, la condivisione di un obiettivo comune, il rispetto delle altre persone e dei ruoli ma anche a credere in te stesso e a essere tenace.

In Italia non capisco perché un/'atleta non possa fare sport professionistico con la sua società sportiva ma deve far parte dei corpi delle Forze dell'Ordine, mettendo la rispettiva divisa solo quando è in gara, o se viene ospitato in un programma alla televisione.

Ma la considerazione la vedi nel dare la possibilità di allenarsi come si merita a chi si pone delle ambizioni (i mondiali, le Olimpiadi), a chi vuole fare dello sport una cosa seria, una professione. Altrimenti, altre 40 medaglie saranno molto difficili da vedere.

Vorrei si pensasse di più alla realizzazione di impianti sportivi: non avendo squadre scolastiche ma tantissime società sportive con grandi settori giovanili, ci sono enormi problemi di disponibilità di impianti sportivi. Ci si affida alle palestre delle scuole, si litiga per organizzare gli orari. Ci fossero meno capannoni industriali abbandonati e più impianti sportivi, allora 40 medaglie Olimpiche non sarebbero un evento eccezionale.

In Inghilterra lo sport è concentrato prevalentemente nel sud dell'Isola, per motivi climatici ed economici (quelli sembrano imprescindibili eh!?), ma i risultati sono sempre stati ottimi. Molte opere vengono finanziate da progetti ben strutturati, il project financing non arricchisce solo l'impresa costruttrice ma realizza opere per il reale interesse pubblico. 

Ma è altrettanto necessario che lo sport si reinventi Non è possibile che società sportive dilettantistiche scompaiano per motivi economici! E' pazzesco. Chi fa sport dilettantistico non può chiedere soldi, che per altro sappiamo da dove arrivano e mi chiedo come chi debba controllare non se ne accorga. O voglia accorgere.

Per come gli atleti siano cresciuti in questa situazione, dove ci sono bravi dirigenti lasciati a se stessi e altri che illudono solo per interessi personali, quelle 40 medaglie hanno un valore grandissimo. Per noi sono state un'emozione enorme, per chi le ha portate a casa, ha il sapore di una vita pensata solo a quello, tra mille problemi. 

Lo sport merita impegno. Non solo sportivo. 

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Saper vincere

Massimo Stano è appena diventato campione Olimpico nella 20 km di marcia. 
Una gara difficile già di suo corsa in condizioni difficili. 
Taglia il traguardo, urla di gioia e poi basta. 
Si gira, si leva gli occhiali e si prende alcuni secondi per aspettare il 2° e il 3°, entrambi giapponesi e si inchina davanti a loro, per rendere onore a entrambi. 
Perché alla fine siamo ospiti e li abbiamo battuti in casa loro, ma un avversario va sempre rispettato. 

Prima di arrivare solo un cenno per dedicare la vittoria al/la figlio/a in arrivo. E poi, appena arriva, dopo 20 km di tacco-punta e ancheggiamenti a ritmi che qualcuno non tiene nemmeno per 1/10 dei km, non pensa subito a festeggiare, a prendere la bandiera, non abbraccia l'allenatore ma pensa agli avversari. 
Si prende quei secondi in più per dedicarli agli avversari con i quali ha condiviso la fatica.
Fantastico. Nessuno fin a ora lo aveva mai fatto o, almeno, non l'ho mai visto fare a qualcuno prima di lui. 

Bravo Massimo, per il senso di sportività e di rispetto per gli avversari e i padroni di casa. Un gesto che onora anche la maglia che indossa e la Nazione che rappresenta. 
Il valore dell'atleta lo dimostra l'oro della medaglia che porterà a casa e che arricchisce il medagliere e l'orgoglio italiano. Ma il valore dell'uomo è tutto in quei due inchini.

Vincere è dannatamente difficile. Saper vincere lo è ancora di più. Lo sport è tante cose, lo abbiamo già visto, me è anche rispetto ed emozioni.
Adesso può desfarsi quanto vuole con i festeggiamenti perché una vittoria così lo merita!

E non dite che è solo sport.

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Non è solo uno sport!

Eravamo lungo la strada del ritorno da un weekend in moutainbike sulle Pale di San Martino, appena rifocillati e asciugati dopo una mattinata a prendere acqua e freddo ma a divertirci come non capitava da tempo.
Il provider web mi ha regalato 3 mesi di una web tv che trasmette le Olimpiadi e così posso vedermele su internet, dal momento che a casa non ho la tv. Peccato che la RAI non abbia acquistato i diritti per la trasmissione in streaming, l'atletica senza il commento di Franco Bragagna non è la stessa cosa, ma ce la facciamo andare bene.
Infe mi tiene il telefono perché senza alcun supporto la sua incolumità in curva (del telefono, non di Infe) sarebbe in serio pericolo.


Stiamo guardano la finale del salto in alto, dove c'è Gianmarco Tamberi: è a medaglia, perché lui e il qatariota Mutaz Essa Barshim hanno saltato 2,37 metri senza errori. A un certo punto sembra che se la stiano giocando a pari e dispari. E invece no: perché giocarsi l'oro quando ce l'hanno già al collo e chi se ne frega se il fabbro dovrà forgiarne un'altra in più? E' Barshim ad avvertire Tamberi: "Wait! Wait! Wait!" gli dice, capisce che ci può essere qualcosa di bello per entrambi. Quando chiede al giudice se possono avere due ori, un po' come quando in trattoria due persone dello stesso tavolo vogliono entrambe gli spaghetti con il sugo di astice, il giudice è un po' in imbarazzo (forse pensa al fabbro...) mentre a Tamberi si accende la lampadina in testa, che esplode quando l'amico-rivale Barshim lo abbraccia e gli dice "History, man!".


E' fatta, 5 anni di fatica, di sforzi, di lotta contro il fisico, se stessi, il destino o meglio, di una scelta che poteva risparmiarsi che lo ha privato di una medaglia alle Olimpiadi di Rio, contro un virus che ha prolungato di un anno, interminabile e stressante, l'attesa verso questo momento. 
Tamberi si lascia andare al piano di gioia e penso che nella sua mente sia scorso il film di questi 5 anni, testimoniati dal gesso che si è portato in pedana, come se avesse avuto bisogno di ricordarsi chi è, cos'è successo e cosa ha vissuto. Forse una pantomima, ma provate voi a vivere i suoi cinque anni e ditemi se non avreste reagito a modo suo. Io forse sarei ancora per terra a piangere incredulo, ebbro di gioia. 


Passano 10' e raggiungiamo la macchina di Giuda e Olo, facciamo i fari: no, non ci è caduta - ancora - la bici dal porta bici (altra storia, per fortuna breve e a lieto fine). C'è la finale dei 100 metri, LA gara delle Olimpiadi, c'è Marcell Jacobs, salite in macchina da me che ce la guardiamo tutti perché questi eventi sono unici e bisogna viverli insieme.
Nemmeno Mazinga Zeta ha avuto una presentazione così al suo debutto! Partenza falsa dell'inglese, chissà se in patria chiederanno di ripetere la gara o diranno che è colpa di Jacobs, che è così freddo e concentrato che nemmeno si è mosso dai blocchi.
Si riparte. E parte bene Jacobs. E' davanti Jacobs. "Marcello!", lo chiama Franco Bragagna dal microfono RAI, come ho sentito più tardi cercando il suo commento registrato. "Marcello! Marcello!"
Ha vinto!!! Ha vinto!!! Ha vinto!!! L'uomo più veloce del mondo a queste Olimpiadi è italiano!!! Me lo avessero detto la mattina prima, non ci avrei creduto. Nelle gare di qualificazione si è sempre migliorato, ha cercato di andare oltre i propri limiti ogni volta. Ma la vittoria è una bellissima impresa. Una bellissima sorpresa.
Anche lui ha perso le Olimpiadi di Rio per un infortunio, dopo tanto lavoro per esserci. Soprattutto dopo essersi dedicato alla velocità dopo buoni risultati nel lungo. 
Piano piano, con costanza e fiducia in se stesso, si è impegnato in una nuova specialità, si è sempre migliorato anno dopo anno. Negli ultimi due anni è esploso: nel 2018 passa da 10"82 a 10"08, nel 2019 scende a 10"03. L'anno scorso torna a 10"10. Nel frattempo migliora costantemente nei 60 metri indoor e a marzo di quest'anno con 6"47 diventa campione europeo e registra il nuovo record europeo.
Ieri ha vinto l'oro olimpico, ha fatto tre primati nazionali e due europei, migliorando ogni sprint. Ha Abbassato il suo crono di 30 centesimi in un anno: il record del mondo dei 100 è di 9'58", quando Bolt lo ha demolito ai mondiali di Berlino nel 2009. Facendo un confronto con l'ultima gara di Bolt ai 100 proprio alle Olimpiadi di Rio, il campione giamaicano ha corso in 9"81. Jacobs ieri in 9"80. Certo, al tempo un crono così non era nelle sue gambe, correva in 10"23. Però se ci pensate, rincorrendo una motivazione come Usain Bolt, chissà cosa sarebbe potuto capitare. Oggi Marcell Jacobs succede a Bolt. E ancora faccio fatica a crederci. 
L'anno prossimo a luglio ci sono i mondiali di atletica, tenesse queste prestazioni... 


Nell'arco di poco più di 10', due atleti italiani vincono l'oro nelle loro specialità. Tamberi e Jacobs hanno saltato e corso oltre i propri limiti.
Quando ero bambino e vedevo americani, inglesi, giamaicani, canadesi insomma tutti gli altri vincere, mentre Panetta, Antibo e Mei si sforzavano di portare qualche successo a casa, mi chiedevo quando sarebbe successo a un italiano. 
E ieri, in una decina di minuti, un'emozione fortissima da Tamberi e Jacobs.


Questa mattina è tornata sul tappetone Vanessa Ferrari: ha più cicatrici lei sui piedi che graffi sulla carrozzeria un'auto di endurance. E' stata la prima italiana a diventare campionessa del mondo, poco prima aveva conquistato il titolo mondiale a squadre e l'anno successivo campionessa europea al corpo libero. Poi la lotta con gli infortuni, un tendine che non da pace. L'operazione nel 2009, il lungo recupero verso le Olimpiadi di Londra. 
Olimpiadi agognate e dannate perché a Londra e Rio viene beffata: due quarti posti per un dettaglio, quello che ti fa lavorare e impazzire in allenamento e per il quale un giudice può penalizzarti privandoti di una medaglia. 
Nel 2016 si rompe ancora il tendine durante la finale del corpo libero a Montreal. Posso solo immagine il dolore, fisico e morale. Ma Vanessa si riopera, si impegna ancora, ma la vita non le da tregua e nel 2019 altro intervento chirurgico a entrambe le caviglie. L'anno precedente alle Olimpiadi di Tokyo. Questa volta, il virus la aiuta, spostando i Giochi di un anno. 
E quest'anno Ferrari ritorna sul tappeto. Sfiora la medaglia a squadra. Questa mattina si porta a casa l'argento con una prestazione fantastica, sicura, determinata. Bellissima! A 30 anni. Nonostante tutto o, forse, anche grazie a tutto. 


Sono proprio queste cose che ti danno la carica, perché quando qualcuno o qualcosa ti dice che "non puoi", allora è bello rispondere "io voglio". 
Perché non devono essere gli altri, la vita, la sfiga, il destino o chissà quale altra scusa a decidere quando smettere. Che sia un legamento crociato, un tendine o un muscolo che si spacca, lo decidiamo solo noi. Padroni di noi stessi.
E' più facile capire queste sensazioni se hai fatto sport, al massimo lo segui bene, e sai cosa significa passare attraverso operazioni, gessi, immobilità, riabilitazione, vedere gli altri gareggiare mentre tu stai fermo. 
Provate a immaginare l'atleta che vive in preparazione al mondiale o all'Olimpiade. Duro lavoro per 4 anni. E poco prima, crack, si spezza un tendine. E quei 4 anni precedenti di lavoro duro sono stati inutili, perché l'obiettivo diventa all'improvviso irraggiungibile. E nel migliore dei casi, ti rimetti a lavorare per i prossimi 4 anni. Più forte di prima. Perché se lo sconforto non divora l'atleta, è la voglia di rivalsa che lo spinge, di tornare a saltare, correre volteggiare, in pista nel tappeto. Una motivazione grande così. 

A distanza di ore continuo a guardare i video ti Tamberi, Jacobs e Ferrari e non smetto di emozionarmi.
Non è solo sport. C'è un mondo di fatica, sacrifici, fame, sudore e dannazione per arrivare alla redenzione.

Bravi ragazzi e grazie per le emozioni.


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Olimpiadi Invernali 2026 a Milano. E anche Cortina


Il binomio Milano e Cortina riesce ad aggiudicarsi le Olimpiadi Invernali 2026. Come al solito, devo trovare la pagliuzza che da fastidio. Per esempio, potrebbero chiamarsi Olimpiadi d'Italia. Ecco perché.

Vittoria di Milano e Cortina per le Olimpiadi Invernali 2006

Il CIO ha deciso: le Olimpiadi Invernali 2026 si faranno in Italia, a Milano e Cortina. Il binomo tricolore ha battuto la candidatura presentata dalla Svezia con Stoccolma-Åre. Così i Giochi Olimpici tornano in Veneto dopo 70 anni: infatti fu sempre Cortina a ospitarli nel 1956 e fu la prima volta dell'Italia. La seconda fu Torino nel 2006. 
Contenti tutti, si festeggia ovunque, all'ombra delle Dolimiti e a quella della Madonnina. Per come al solito il mio spirito critico prevale, anzi sovrasta quello patriottistico. 
Perché non posso fare a meno di osservare le cose da una angolazione diversa. Perché non sono uno di quelli che sale nel bus dei vincitori come ha detto il presindete del Veneto, Zaia. Così gli rompo le palle giù dal bus. 

Evoluzione dei Giochi Olimpici 2026: Milano e Cortina, o Olimpiadi d'Italia?


Dovevano essere le Olimpiadi di Cortina, in origine. 70 anni dopo la prima edizione, che era anche la prima per una città italiana. 
Gli ampezzani avevano presentato per primi la candidatura, forti anche della loro posizione di organizzatori dei Campionati mondiali di sci alpino del 2021. 
Poi però si è messa in mezzo Milano. Isterica e egocentrica, non poteva venir messa da parte. Se si fa qualcosa in Italia, deve essere fatta a Milano. Olimpiade Invernale di Cortina compresa.  
Torino si è sentita trascurata e quindi è scesa in campo anche lei, nonostante un sindaco proveniente da un movimento contrario a qualsiasi cosa e soprattutto a qualsiasi cosa possa generare sospetti favoreggiamenti e quant'altro di malevolo possa succedere in Italia. 
Perché a quanto pare tutto, o se va bene il 99% delle cose che si fanno in Italia, non si fanno mica per niente, ma nemmeno per portare un vantaggio alla Nazione. Macché, ci si sbatte per favorire sempre i soliti e il giro di bonifici o valigette parte in grande anticipo. Il nuovo stadio della Roma vi dice niente? Il ponte di Genova nemmeno? Non si fa a tempo a parlarne che la cosa puzza. Tra poco gli avvisi di garanzia partono prima delle mazzette. 

Comunque sia, il presidente del CONI Malagò, democristianamente o per non evitarsi eccessivi sbattimenti di zebedei, ha deciso di unire Torino, Milano e Cortina. Tre città guidate da tre parti politiche differenti. Alla fine Torino ha fatto l'offesa e si è ritirata. C'è stato un tira e molla tra le altre due perché alla fine ci si chiedeva, piuttosto lecitamente, che c'azzeccavano. Ma alla fine ha vinto la convenienza, piuttosto del patriottismo, sul campanilismo. 

E siccome Milano non ha le montagne e Cortina da buona città veneta deve farsi trattare male e stare muta, i Giochi Olimpici invernali 2026 mica si svolgeranno solo in queste due città. No, sarà una Olimpiade Invernale a quattro: Milano; Valtellina; Cortina; Val di Fiemme, indicate nel dossier di candidatura in questo preciso ordine, per altro. 
Quindi con gare di sci alpino maschile a Bormio e femminile a Cortina. Ci sarà una puntatina ad Anterselva per le gare di biathlon. 
La cerimonia di inaugurazione e quella di chiusura? Rispettivamente allo stadio San Siro a Milano e all'Arena di Verona. Banale, no?! 

Allora, visto che coinvolge tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige) non si faceva prima a chiamarle Olimpiadi Invernali d'Italia? 

Milano e Cortina 2026: Italia davvero unita?

 

Mah, si chiamerebbero Olimpiadi Invernali d'Italia se fossimo davvero uniti e ci fosse anche Torino.
I siti dei quotidiani, i loro giornalisti ei propri account social e i politici di tutte le posizioni, si sono prodigati in leccaculissimi odi all'unione che fa la forza, alla vittora di un Paese che vince se è unito (e infatti... forse 2 volte ogni secolo). 
Siamo un Paese così unito che il presidente del Veneto e il sindaco di Milano nemmeno si sono abbracciati subito dopo la proclamazione. Mi aspettavo quantomeno una vigorosa stretta di mano d'ordinanza tra Zaia e Sala e invece neanche questa. Zaia ha abbracciato Malagò e Evelina Christillin, ma Sala no.

Siamo un paese così unito che il logo di MilanoCortina2026 ricorda di più il duomo di Milano che la cornice dolomitica che circonda Cortina. Almeno è stato sviluppato internamente al CONI e a budget zero, ma si poteva fare di meglio. Capisco tenere il progetto il più low-cost possibile, ma almeno considerare che poi quel logo, andasse di culo com'è andata oggi, lo devi vendere con gadget e merchandisign vario. 
Vabbhé, se non lavoro al CONI e non sono responsabile marketing e-e/o comunicazione di grandi aziende e-e/o organizzazioni un motivo ci sarà, no?! 

Comunque sia, abbracci, strette di mano, loghi... è meglio continuare a essere ipocriti e approfittatori, a starsene ben saldi sul carro buono, a tenersi stretto quello che si ha e a non rischiare. Dalle mie parti si dice "Chi va dall'osto, perde il posto", ovvero ocio che se ti alzi e vai via per altri motivi poi perdi il posto. 
Quindi oggi abbiamo vinto tutti. Anche io. Devo ancora capire cosa ma ho vinto. Per questo mi sono bevuto una meritatissia Peroni. E chi se ne frega se dal 1988 non è di proprietà italiana (se la sono passata Danone, poi Anheuser-Busch InBev e adesso Asahi Breweries). La fanno in Italia e tanto basta. Italianissima.

A me sembra più l'Olimpiade di Milano. Sui profili social il video di Linsday Vonn che dice, testualmente, "votate Cortina" e parla del bel posto e della sua bella gente, viene riportato come un appoggio a MilanoCortina.
Sogna con noi... Lindsay Vonn
La grande sciatrice americana Lindsey Vonn tifa a gran voce #MilanoCortina2026! Il tempo stringe e le #Olimpiadi2026 sono il sogno che vogliamo realizzare insieme... #DreamingTogether Regione Lombardia Regione del Veneto SportGoverno Cortina d'Ampezzo Antholzertal / Valle Anterselva Bormio Tourism Val di Fiemme Livigno Lindsey Vonn
Pubblicato da MilanoCortina2026 su Venerdì 21 giugno 2019
In un post di oggi si avvisa che nella nuovissima, modernissima, inflazionatissima Piazza Gae Aulenti ci sarà un maxi schermo per vedere la diretta da Losanna. Grazie, e a Cortina invece? 
Nell'ultimo periodo, ho visto più coinvolto dai media il sindaco di Milano, Saia che il presidente della Regione Veneto, Zaia o il sindaco di Cortina, Ghedina. Da veneto, ho il presentimento che finiremo come sempre allocchi, cornuti e mazziati e saranno solo i Giochi di Milano. 

La mia città, Vicenza, esulta e già si sente valorizzata da questo evento. Già. Mi viene in mente quello che successe per il Giubileo del 2000: mai visti così tanti lavori, pubblici e privati, per la città, perché chissà quanti pellegrini grazie alla Madonna di Monte Berico. Non occorre vi dica cosa (non) successe, vero!? 
Facendo due conti, Vicenza non è così al centro di queste Olimpiadi. 
Ci vogliono circa 3h30 per Bormio. 
Più di 2 ore per raggiungere Cortina, la Val di Fiemme e la barriera (neanche entrare in città) di Milano. 
E tra la A27 d'Alemagna, la A22 del Brennero, la A4 Milano-Venezia non so quale sia peggio, mentre sono troppo sfigato per conoscere i collegamenti per Bormio. 
Nel rispetto dell'ambiente e del paesaggio circostante, mi aspetto che il sistema autostradale e dei trasporti in generale venga migliorato! Ah, ma grazie al/la TAV, sulla Milano-Vicenza risparmi ben 5 minuti 5 e sei in pole position! Sempre che nel 2026 la linea sia pronta... Per altro, immagino gli spostamenti di atleti, delegati, giornalisti etc. E meno male che sarnno "I Giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre", come indicato nel dossier di candidatura. 

Ha vinto il sistema Paese che se unito.... ('se' unito, non 'quando', c'è una certa differenza). 
Vabbhé, io qui stacco. Al 2026 mancano sei anni e mezzo.      



Post pubblicato originariamente su Gushmag/Vena Chiusa.


Ph. Credits: twitter.com/milanocortina26

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Corsa inaspettata

Oggi sono tornato a correre. 10 km sotto l'ora. Una media al km migliorabile ma non male considerando che sono salito fino a Villa Valmarana ai Nani dalla ciclabile della Riviera Berica, che l'ultima volta che ho corso sarà stato settembre e per circa la metà della distanza di oggi e che continuo a dormire poco e il mio corpo è stanco (di mandarmi a quel paese!).

Dopo lo stretching dovuto ero sulla via di casa casa placido piuttosto stanco e con la testa già alla doccia quando poco dopo la chiesa di Longara incrocio altri due runner.
Più che dalla ragazza mora sono stato attirato da lui: un signore con i capelli bianchi riccioli. Lo guardo e penso: mi sembra lui! Senza occhiali stanco e col sudore che mi manda in confusione la vista non ne ero tanto sicuro.
Mi ha colpito un particolare: mi ha guardato le scarpe con una certa attenzione e poi ha confabulato con la ragazza.A quel punte le mie certezze sono salite. Poco dopo mi giro e vedo che anche loro si sono girati e sembrano guardarmi. " Vieni con noi? Andiamo su fino al bivio dove c'è la rotatoria e torniamo".

Tradotto per chi non conosce il posto: significa farsi la salita di Strada San Rocco fino in cima dove c'è la rotatoria (ebbene si, a Vicenza piazziamo rotatorie anche in cima i colli) dove a destra vai a Villabalzana e a sinistra invece vai in un bel posto dove però si spende tanto per non mangiare né bene né tanto.
Circa 4 km, 260 metri di dislivello e una pendenza di poco superiore al 5%.
Sarei stato anche a posto. Il cardiofrequenzimetro poi poco prima mi aveva informato di aver raggiunto il mio obiettivo della giornata. Però...
Non è ancora mezzogiorno e cosa vuoi che sia andare fino la. "Andiamo su piano" mi rassicura il signore.
Ma sì, dai, facciamocela 'sta corsa, quando mi ricapiterà di correre con Gelindo Bordin???

Già. Una di quelle poche volte che vado a correre quest'anno incontro un campione olimpico che mi invita a correre con lui. Mica una corsa col campione organizzata dal negozio di abbigliamento sportivo con altre 200 persone, ma una corsa uno fianco all'altro.
Prima di partire mi dice che è una cosa tranquilla, anche in rispetto della compagna di corsa.
Io lo avverto che sono così giù di forma che Adriano quando giocava nella Roma era in formissima in confronto.

La prima parte è andata anche bene e mi stavo sorprendendo! Parlavo anche con Bordin sulle mie scarpe (fatalità delle Diadora, per quello me le aveva guardate) sulle mie impressioni e sulla modifica che ho fatto per correre meglio e su quelle che stava testando lui per il 2019. Appunto, parlavo su ua strada in salita. Bravo mona! Ero così preso dal correre con lui che nemmeno ho pensato alla grandissima boiata che stavo facendo. Soprattutto dopo la corsa di prima e nelle mie condizioni fisiche.
Inevitabilmente sono scoppiato, per assurdo in un cambio di pendenza con strada più piana. A quel punto ho alternato corsa e camminata perché comunque volevo arrivare in cima! Ma mi hanno raggiunto prima loro che ormai stavano tornando indietro.
Quella strada infame: ogni volta me la ricordo più corta di quanto non lo sia! E alcuni tratti sale forte.
Poi per uno come me che non somma due ginocchia sane la discesa è ancora peggio della salita. Sì  insomma a un certo punto gli ho anche detto di non aspettarmi e fare il suo lavoro perché mi spiaceva disturbarlo però lui è stato molto comprensivo.
E' stato caso bellissimo, molto emozionante correre così con un campione come lui.

Per la cronaca, prima avevo fatto questi due percorsi:
Andata:


Ritorno:


Di solito quando vado a correre sto via un'ora poco più. Stamattina sono stato via più di due ore. Anna si era preoccupata anche perché quando vado a correre non mi porto via il telefono, mi da fastidio tenere in mano anche un paio di chiavi. Chiaro che quando sono arrivato a casa, mi ha aperto la porta con la sua espressione inceneritrice ma mi ha solo chiesto se mi ero perso. 
Quando le ho risposto che avevo prolungato la corsa con Gelindo Bordin non ha avuto parole per controbattere e ha capito tutto. Forse avrà anche visto le stelline che avevo agli occhi. 

E' mezzanotte passata. Le gambe non mi fanno male e a livello muscolare è una gran cosa. Ma le ginocchia non la pensano allo stesso modo. Dopo tanta inattività la ripresa è stata un po' sconvolgente (eufemismo). 
Ma vuoi mettere. Mamma, ho corso con Gelindo Bordin!!!
E se non è motivante questo non so cosa lo sia. Prossimo obiettivo, salire fino in cima San Rocco senza tornare indietro senza sputar l'anima a metà strada e dover tornare indietro a riprenderla sbucciandosi gomiti e ginocchia!
Che bello correre! E pensare che l'idea era quella di prendere la mountainbike! 

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Limiti, volontà e opportunità


Ho sempre guardato con una certa ed esplicita diffidenza quegli sfortunati ragazzi bloccati in una carrozzina da un episodio ma che nonostante tutto non si perdono d'animo e cercano di insegnare alle altre persone nella stessa situazione che  la loro vita è cambiata ma non in peggio e che si possono fare le stesse cose ma in modo diverso e che adesso è cambiato solo (si fa per dire) il loro punto di vista.
Perché queste persone nonostante tutto potevano. “Grazie mille (elementare che dicevo un'altra cosa), coi tuoi soldi è più facile!” era il mio pensiero. Perché nonostante la loro sfortuna possono permettersi una barca adatta alle loro esigenze per girare il mondo (magari facendo pubblicità o dando un aiuto fiscale all'azienda del padre) o delle protesi alle gambe per essere alla stessa altezza delle altre persone.
Lo ammetto, avvertivo un velo di ipocrisia di una certa pesantezza. Perché la maggior parte delle altre persone sfortunate non credo sia in grado di potersi permettere le stesse cose forse nemmeno un'assistenza e tanto meno una palestra. La vita della maggior parte delle persone in carrozzina è cambiata in peggio del peggio. Per loro non è altrettanto facile.
C'era una certa dose di rabbia a sostenere i miei cattivi pensieri.
Poi quest'anno ci sono state le Paralimpiadi e ho visto persone che sono più atleti di una persona con 10 decimi di vista due gambe dritte e muscolose due braccia potenti e due polmoni capienti. Sono più atleti di me (che non ho nessuna di queste caratteristiche).
Nonostante possa non sembrare hanno qualcosa più di me o di tanti altri atleti. Hanno una volontà immensa. Una volontà che li ha portati oltre il loro limite. Ma siamo sicuri che quella carrozzella (o i loro occhi bui) sia un limite?
Puoi avere tanti soldi per comprarti la barca ed imbarcare tanti vip e andare a zonzo.
Ma i soldi non ti danno la volontà di farti un culo così per portare a casa delle medaglie d'oro. Ma anche se è d'argento o bronzo o legno è sempre d'oro.
C'è qualcosa di splendido: ci sono altre persone che nemmeno provandoci arrivano a giocarsi una olimpiade. Ci sono persone che vivono la loro vita meno di questi atleti.
Quegli atleti hanno insegnato che il limite può essere superato e può diventare una opportunità. Non servono i soldi ma la volontà. Tanta. Con quelli non ci compri la volontà.

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Olimpiadi 2020

Alla vergogna non c'è mai limite.La Prima Repubblica almeno aveva il pudore (e una certa eleganza ed educazione) di svolgere i suoi compiti nascosta nei suoi palazzi, la Seconda è proprio una figlia che non riconosce i meriti del genitore dal quale non ha imparato nulla e non nasconde la propria meschinità mostrandosi in pubblico in tutta la sua infamia.
L'ultimo caso è di oggi: come tutti ben immaginavano questa mattina il CONI ha scelto Roma come candidata italiana ad ospitare le Olimpiadi del 2020 giocandosela con altre importanti città come Istanbul, Baku, Lisbona, Tokyo solo per citarne alcune.
L'altra città italiana a contendersi la candidatura era Venezia che, se non dico fesserie, era stata la prima a presentarsi, poi sono seguite Palermo, Roma e Bari. Per una serie di motivi il capoluogo della Sicilia e della Puglia si sono ritirati e sono rimaste solo le altre due.
Roma non ha vinto contro Venezia ma ha stravinto: il punteggio della Capitale è stato di 32,3/35 contro 20,1/35 della città più bella del mondo. Un abisso! Le motivazioni di questo cappotto sono tante, a partire dall'assenza di tutto in Veneto! Infrastrutture (abbiamo una rete ferroviaria che dire imbarazzante è un complimento), strade vecchie, mancanza di strutture come stadi impianti per ospitare le gare tanto per dirne alcune. 
Mentre Roma ha tutto quello che manca a Venessia: spazi più ampi, maggiore capacità ed esperienza organizzativa, strutture già esistenti come il Villaggio Olimpico, impianti già costruiti. Più poli per le gare, oltre al Villaggio Olimpico. Maggiore ricettività alberghiera.
Ma il Comitato Venezia 2020, fatto di persone preparate, dirigenti competenti, poteva non pensare a tutto? Infatti, hanno presentato un progetto originale perché coinvolge tutta la Regione Veneto un territorio vasto e con il più alto numero di turisti in Italia (poche regioni possono avere mare e montagne spostandosi in poco più di 1 ora!), completo di tutte le cose che mancavano.
La spesa complessiva per la costruzione degli impianti e delle strutture necessarie concepite per essere riutilizzate e a basso impatto ambientale era molto inferiore rispetto a quella presentata da Roma.
Adesso mancano strade, strutture e quant'altro necessario? Ma neanche i tombini si sorprendono se dico che l'Olimpiade viene ospitata anche/solo per sfruttare i contributi del proprio governo, degli sponsor e del CIO per sviluppare il territorio cioè creando strutture necessarie a dare una adeguata accoglienza a milioni di persone che arriveranno ma che resteranno in eredità per il miglioramento futuro.
Metti caso che, come sempre succede, se la spesa prevista di 3 miliardi di Euro avesse dovuto anche raddoppiare, con €6/7 mld Venezia 2020 avrebbe avuto una spesa inferiore a quella di Roma che, nonostante pare abbia già tutto pronto, ha presentato un conto della Madonna di 10 miliardi di Euro! E non immagino proprio che l'impatto verso l'ambiente sia zero.
Per fare un esempio, su un quotidiano nazionale qualche tempo fa avevo letto che a Roma, tra le strutture da rinnovare, solamente per l’impianto di canottaggio di Settebagni (verso il Salaria Sport Village) sono previsti lavori per 130 milioni di euro mentre per una struttura analoga a Venezia i lavori previsti sono pari a 7 milioni di euro...
Allora perché se c'è già più o meno tutto l'organizzazione romana costa 18 volte tanto?
Perché organizzare una Olimpiade in una intera regione (idea bellissima secondo me) costa molto meno che non organizzarlo in una città?
Mi sembra una indicazione sufficiente.

Roma ha già ospitato i Giochi nel 1960. 50 anni fa! A Roma si sono svolti gli ultimi due Campionati Mondiali di Nuoto in un decennio e gli ultimi, nel 2009, hanno svelato impudicamente come al banchetto della cricca c'erano tantissime persone a dividersi la torta. Tanto per dire, le gare si sono svolte nel palazzetto dove c'era la piscina principale senza che questo avesse ricevuto tutti i permessi validi: esatto, era abusivo e perfino la trasmissione di Rai3 Report si occupata, nel maggio 2009, del ritardo nella costruzione degli impianti.
A Roma passano tutte le decisioni che riguardano il resto d'Italia, sebbene Roma e la gente che la vive conoscono assai poco del resto d'Italia.
E non si può nemmeno parlare male di Roma altrimenti si passa per beceri Leghisti razzisti secessionisti e altri -isti disprezzanti perché, pare, Roma e tutto quello che ce sta a Roma nun se pò toccà!
Allora giro il pensiero e credo che si voglia penalizzare una regione attraversata da due crocevia strategici come il Corridoio 5 da ovest a est che collega Lisbona a Kiev (che risulta essere  particolarmente interessante per il nostro Paese nel tratto Torino-Venezia-Trieste/Koper-Postojina-Lubiana-Budapest-Uzgorod-Lvov-Kiev) e dal Corridoio 1 da sud a nord che da Palermo passa per Verona e arriva a Berlino. 
La regione che produce un'alta percentuale del PIL italico viene lasciata in uno stato di arretratezza strutturale a unico vantaggio questa volta di Roma, che insieme a Milano rappresentano le due città italiane che cannibalizzano altre realtà più affascinanti e meritevoli.
L'ultima infrastruttura importante finita, dopo anni che non se ne facevano di quella portate, è stato il Passante di Mestre. Prima e poi il nulla. Il Veneto è rimasto per lo più quella regione agricola esplosa nel boom economico.
Non sono del PCC "partito del cemento e della cazzuola", per niente, ma dove la carenza di arterie stradali causa inquinamento e pericolo, credo davvero che ci sia bisogno di qualche chilometri di asfalto per risolvere certi problemi viari. Il Veneto rischia l'infarto perché ha le arterie intasate e l'Olimpiade del 2020 sarebbe stata l'occasione perfetta per salvarlo. 
Ma niente. Bisogna andare a Roma, a tutti i costi. A Roma si mangia di più e mangiano più persone evidentemente. Il Veneto non ha offerto un piatto sufficiente allora.

Un'altra cosa che mi ha lasciato una nauseante amarezza è stato lo scambio di battute su Facebook tra alcuni utenti sostenitori di Venezia 2020 ed un giornalista sulla bacheca del Comitato. Il giornalista è Marcel Vulpis, direttore di Sporteconomy.it e collaboratore di ItaliaOggi, mica un quotidiano di quartiere.
Ho avuto l'opportunità di conoscerlo per telefono qualche anno fa, ci siamo mancanti a un evento sulla comunicazione sportiva ma ci scambiamo alcune email commentando l'insipienza che puntella il sistema sportivo italiano. La buona considerazione che avevo di lui è crollata quando ho letto alcuni scambi dove un professionista si mette a discutere con istintivi (non può essere altrimenti) sostenitori che gli fanno le pernacchie online e soprattutto dopo aver letto questo. 
Pensavo avesse un minimo di professionalità richiesto dall'Ordine, invece se ne infischia mostrandosi più leghista romano di un iscritto alla Lega Nord, scrivendo con tanta arroganza prepotenza e maleducazione: "Dai Venezia nun sta rompe li cojoni nun sei nessuno che domani affondi nelle tue stesse acque! Roma è Roma è la città più importante der monno!". Le sue parole tradiscono in modo lapalissiano la concezione dei romani di tutto il resto che è fuori Roma.
Vulpis definisce inutili le iniziative del Comitato Venezia 2020. Certo, quando i romani sanno già di contare sull'appoggio antisportivo di aziende pubbliche che dovrebbero essere neutrali e appoggiare solo la candidata finale (per quel che riguarda la composizione del comitato organizzatore la giunta comunale prevede alcuni nomi importanti: Rocco Sabelli, Amministratore delegato di Alitalia; Giampaolo Letta, figlio di Gianni Letta, vicepresidente di Medusa Cinema; Mauro Moretti, A.D. di Ferrovie dello Stato; Azzurra Caltagirone, figlia del costruttore Gaetano Caltagirone e moglie di Pier Ferdinando Casini, leader UDC; Giancarlo Leone, vicedirettore generale della Rai dal 2006; Andrea Ambrogetti, presidente DGTVi (per la televisione digitale terrestre in Italia)!
Vorrei sapere da Vulpis quali sono le altre <<serie di fattori (ma ce ne sono anche altri non meno importanti) che porteranno il CONI, mercoledì prossimo, ad annunciare la candidatura di Roma su Venezia>> e chi gliele ha spifferate.
E' lui stesso ad affermare nella bacheca di Venezia 2020 che un giornalista non dichiara le fonti... non so che scuola abbia frequentato, ma questa è negligenza e omissione di informazione.
Parla degli sprechi che non ci saranno (Vulpis è un visionario) e dei miglioramenti alla viabilità... ma forse non conoscendo il Veneto non sa che avrebbero fatto più comodo qui. Io invece ho sentito parlare (e non dai geriatrici che si fanno il bianchetto all'osteria) di numeri da capogiro per una città con i conti in sprofondo rosso e con insostenibili problemi di mobilità sempre più evidenti.
Non capisco perché insista a sostenere l'appoggio della Lega Nord a Venezia. E anche se ci fosse stato mi pare inevitabile, contro il sostegno di tutti gli altri politici ingordi!
Adesso chiedo un appoggio dagli sconfitti? Bel coraggio! Da che pulpito si chiede un gesto di maturità, da chi ha preteso con avidità e supponenza un evento come fosse suo diritto.
Invece è proprio lui a dimostrare che l'Unità d'Italia arriva fino a un certo punto, e da li giù in poi, c'è il confine con un altro Paese.
E per favore, non datemi del leghista perché sono fiero di non esserlo.
Ma l'Italia non è solo Milano e Roma.

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Vancouver 2010.... Vancoulo 2010!

Finite le Olimpiadi, finite le nottate davanti la tele ad aspettare che lo sportivo italiano scenda in gara per regalare emozioni. Peccato che quest'anno i nostri atleti siano stati avari e non abbiano regalato un cazzo.
Un medagliere così misero non me lo ricordo!
Tralascio i Mondiali di Atletica dell'anno scorso che hanno dimostrato tutta la nostra impreparazione sportiva. Purtroppo lo Stivale è troppo impegnato a prendere a calci un super tele per pensare di far crescere gli altri sport.
Hanno deluso gli atleti dello sci nordico dove vantiamo un'ottima tradizione. Ma questa non serve perché non c'è nei polmoni nella braccia e nelle gambe degli atleti.
Ha fatto una figuraccia Carolina Kostner per la quale sono stati spesi centinaia di migliaia di euro dalla federazione perché dopo la delusione casalinga di Torino ha preteso di cambiare maestro staff tutto per poter vincere. E' arrivato sì un Europeo il mese scorso, ma è chiaro che non era quello l'obiettivo e il presidente del CONI Petrucci non  l'ha presa affatto bene, ma ci sarebbe stato da meravigliarsi del contrario.
Dicono che abbia deluso anche chi, a Torino, quattro anni fa si era portato a casa 3 medaglie, 2 d'oro e 1 di bronzo.
Ma sono poco convinto di questo.
Le aspettative per Vancouver erano altissime ma prima di Torino Enrico Fabris era uno dei tanti sconosciuti, uno che se si fosse piazzato bene sarebbe passato come una solita informazione di uno sport minore nonostante fosse alle Olimpiadi. Nessun clamore, un piazzamento di uno sconosciuto in uno sport altrettanto sconosciuto. A chi avrebbe fregato?
Invece Fabris a Torino, in Italia, è stata la notizia. Ha compiuto una impresa storica.
Però... negli anni di mezzo tra Torino e Vancouver nessuno gli ha dedicato un po' di attenzione un po' di quello spazio che di solito viene automaticamente dato a chi vince qualcosa (prendo ad esempio la stessa Carolina Kostner e la ginnasta Vanessa Ferrari... con malcelata malizia mi vien da pensare che la patata tira, ma spero non sia questo il motivo). Questi atleti esistono due settimane ogni quattro anni forse solo il tempo della gara ogni quattro anni. Poi ritornano da dove sono venuti al massimo una pacca sulle spalle una stretta di mano e si spera almeno un grazie.
Eppure per me Enrico Fabris non ha deluso anzi è più facile dire il contrario, che è stato deluso da chi non è riuscito a garantirgli una preparazione adeguata. Non lo voglio difendere perché è della mia terra, ma perché fin da subito, dopo Torino, ha sempre evidenziato la scarsità dei mezzi a disposizione per potersi allenare come si deve.
Quella del 2006 è stata l'impresa, la notizia. La sarebbe stata anche a Vancouver se si fosse ripetuto. Tutti hanno creduto che le sconfitte di Fabris (& Co.) siano state delle notizie, invece sono state delle informazioni tra le tante.
Credo che Fabris a Torino abbia compiuto il miracolo venendo fuori dal nulla, forse sottovalutato dagli avversari olandesi e statunitensi ben più preparati e seguiti dalla proprie federazioni. Senza dubbio è salito alla ribalta, per un po', ma questo non è servito a niente diventando la notizia, altrimenti in Canada sarebbe andata in modo diverso. Allora sì che la conferma sarebbe stata un'altra straordinaria impresa, la notizia!
Il luogo dove vive non è in grado di sfruttare la sua immagine al massimo lo fa con poster in giro per le strade lasciati a sbiadire sotto la neve la pioggia e il sole di stagione, e non riesce a garantirgli un luogo adatto per potersi preparare.
La Federazione fa fatica a racimolare gli sponsor necessari e avrà speso gran parte del budget illudendosi di prendere l'oro con la Kostner.
Lei è stata la notizia. La stragrande delusione.
L'ex premier russo Putin ha "invitato" il presidente della Federazione Sport Invernali a farsi da parte dopo la deludente prestazione canadese, invito che ha seguito dopo pochissimi giorni. In Italia nessuno ha chiesto teste rotolare e non penso se ne vedranno anche se qualche atleta ha lamentato scarso gioco di squadra ed affiatamento coi compagni e una preparazione sbagliata e monotona.
Forse anche nello sport i meriti contano poco e si pensa più ai vantaggi che possono portare certe amicizie.
Ma è anche un po' colpa nostra. Viviamo nel bisogno perpetuo di trovare degli idoli delle guide ovunque. Ci basta poco per incensare un atleta: il giorno che vince è l'eroe nazionale e siamo tutti pronti ad abbracciarlo. Allo stesso modo e con la stessa velocità quando perde siamo lesti a prenderlo a scarpate nel didietro.
Io la mia teoria ce l'ho. Si chiama "Teoria dell'uovo di Pasqua" detta delle aspettative: più grande è l'uovo più ti aspetti una bella sorpresa. Poi quando lo apri e scopri che dentro per esempio c'è il cuscinetto da stadio bianco azzurro con scritto Forza Napule, non possono non girarti gli zebedei!
Infatti l'unico a vincere la medaglia d'oro è stata Giuliano Razzoli. Prima della gara pochissimi ne hanno parlato non ho avvertito la stessa attenzione che c'era per Blardone nel gigante. Forse perché credevamo che ogni speranza fosse ormai perduta. Solo una persona era in tensione e alla fine della prima manche l'ho pensata forte perché le avevo detto che doveva essere quello lì il giorno giusto.
Poche storie. Siamo italiani e pensiamo sempre alle stesse cose. Pretendiamo ori ma non siamo in grado di prepararci per ottenerli.
Sarà una questione di mancanza di cultura sportiva. Presidi e professori delle scuole italiane vedono lo sport più come un ostacolo per lo studio che uno stimolo per lo studente e non ne fanno un orgoglio per la propria scuola. 
Dobbiamo ancora crescere. Altrimenti, caliamo le aspettative e compriamo uova più piccole.

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