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Vicenza, il concerto annullato di Nick Mason. Cronaca di una illusione



Erano mesi che aspettavo il concerto di Nick Mason’s Saucerful of Secrets, la band che il batterista dei fu Pink Floyd ha messo insieme per celebrare l’epoca barrettiana, quella ante dell’osannatissimo The Dark Side of the Moon, ovvero dal 1973 indietro. Una parte del gruppo inglese che conosco molto, molto meno. 

Un evento incredibile per la soporifera Vicenza, una città che raramente propone appuntamenti del genere e quando li propone, prevalentemente interessano a una cerchia di presenzialisti.
Come rari sono i brani che Mason e company suonano sul palco, come Arnold Layne o Let There Be More Light, proposti in occasione del loro primo concerto a Londra il 20 maggio 2018. Ascoltare dal vivo le canzoni che hanno fatto la storia della musica, credo raggiungendo la vetta più alta che una nota possa raggiungere, è uno di quegli eventi classificabili come imperdibili. Per un vicentino a Vicenza ancora di più. 

La data prevista, mercoledì 18 luglio, suonava bene. Non tanto per il mercoledì ma per il mese. Una bella serata estiva, magari allietata da quel vento che ogni tanto gira per le strade cinquecentesche del centro città.
In effetti il vento c’è stato ma non di quelli allietanti, anzi. Verso il tardo pomeriggio ha iniziato a soffiare prepotente, sollevando la cappa di caldo soffocante, ma portando con sé nuvole preoccupanti. Nonostante lo scenario non si preannunciasse dei migliori, per evitare problemi di parcheggio sono andato in moto, cercando un posto lontano dagli alberi. Che va bene non essere pessimisti ma un po’ di cautela non fa mai male.

Nemmeno il tempo di sedermi e scambiare due chiacchiere con i miei due vicini di concerto, uno dei quali col naso già su una app di meteo per monitorare il percorso di quello che avevamo sopra la testa, che una voce amplificata dal megafono ci invita con forza a sistemarci nel portico sotto la Basilica Palladiana.
Ecco.
Non inizia bene. Beh, al momento deve ancora iniziare ma l’intro non è quella che ci aspettavamo
Così, senza poter fare altrimenti, ci piazziamo sul primo gradino del portico, pronti a riprendere i propri posti, se non fosse che gli omoni della sicurezza ci invitano, per la nostra incolumità, con forte insistenza, ad abbandonare il posto e dirigerci verso le uscite di sicurezza e che entro mezz’ora ci avrebbero fatto sapere qualcosa. Per chi non conoscesse il posto, significa andare sotto l’altra parte del portico.

Nel frattempo passa la mezz’ora, i quarti d’ora iniziano ad accumularsi e non voglio trascorrere tempo piantato sul telefono a monitorare i giri del temporale e a messaggere cretinate. Così, inizio a pensare a cosa poter scrivere a seconda dell’ipotesi positiva o negativa. E inizio a girare per la Basilica ammirando il capolavoro architettonico di simmetrie, razionalità e illusioni che Andrea Palladio ha creato, sopra un altro piccolo edificio, precisamente al centro, rivolto verso Piazza delle Erbe.

Quando la mezz’ora passa ormai per la terza volta, arriva l’atteso annuncio, quello più temuto dal pubblico. Niente da fare. La pioggia arriva anche in Piazza dei Signori anche se non così intensa come altrove. Se avessero anticipato l’inizio del concerto alle 21, ci saremmo potuti beare di circa 90′ di puro spettacolo. Quanto basta per stare bene. Se la tua squadra del cuore termina vittoriosa dopo 90 minuti e stai bene, figuriamoci come puoi stare dopo 90 minuti di Nick Mason.

Così finisce questo concerto mai iniziato. Un po’ come la città che doveva ospitarlo. Dove sembra debba sempre succedere qualcosa di eccezionale e i suoi cittadini sono in attesa. Ma al massimo, tutto quello che succede, è un temporale di mezza estate.

[Articolo pubblicato su musicletter.it]

PS: non posso esimermi da una osservazione polemica. A Vicenza ieri sera c'erano persona dal Piemonte, dalla Sardegna. Venuti apposta per il concerto. Vicenza ha cercato di vivere di turismo grazie al baccalà e Palladio. Che non sono nemmeno autoctoni, perché il pesce è norvegese e l'architetto è padovano, rispettivamente. Tutti gli amministratori precedenti e relativi addetti alla promozione della città, non potevano pensare ad altro che a queste due super attrazioni per portare turismo in città. Caspita. E con che toni trionfalistici e sicuri! Il risultato è (stato) fallimentare. Perché al massimo questi passavano in visita per poi dirigersi verso altri lidi. 
Non dico che bisogna abbandonare queste chiavi di attrazione, ma ormai è comprovato che un concerto invece è un evento dall'incredibilità potenza attrattiva. Vallo a chiedere alle altre città limitrofe. Non è la prima volta che lo dico. Spero che i nuovi amministratori lo abbiano capito e agiscano.

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Non è solo uno sport!

Eravamo lungo la strada del ritorno da un weekend in moutainbike sulle Pale di San Martino, appena rifocillati e asciugati dopo una mattinata a prendere acqua e freddo ma a divertirci come non capitava da tempo.
Il provider web mi ha regalato 3 mesi di una web tv che trasmette le Olimpiadi e così posso vedermele su internet, dal momento che a casa non ho la tv. Peccato che la RAI non abbia acquistato i diritti per la trasmissione in streaming, l'atletica senza il commento di Franco Bragagna non è la stessa cosa, ma ce la facciamo andare bene.
Infe mi tiene il telefono perché senza alcun supporto la sua incolumità in curva (del telefono, non di Infe) sarebbe in serio pericolo.


Stiamo guardano la finale del salto in alto, dove c'è Gianmarco Tamberi: è a medaglia, perché lui e il qatariota Mutaz Essa Barshim hanno saltato 2,37 metri senza errori. A un certo punto sembra che se la stiano giocando a pari e dispari. E invece no: perché giocarsi l'oro quando ce l'hanno già al collo e chi se ne frega se il fabbro dovrà forgiarne un'altra in più? E' Barshim ad avvertire Tamberi: "Wait! Wait! Wait!" gli dice, capisce che ci può essere qualcosa di bello per entrambi. Quando chiede al giudice se possono avere due ori, un po' come quando in trattoria due persone dello stesso tavolo vogliono entrambe gli spaghetti con il sugo di astice, il giudice è un po' in imbarazzo (forse pensa al fabbro...) mentre a Tamberi si accende la lampadina in testa, che esplode quando l'amico-rivale Barshim lo abbraccia e gli dice "History, man!".


E' fatta, 5 anni di fatica, di sforzi, di lotta contro il fisico, se stessi, il destino o meglio, di una scelta che poteva risparmiarsi che lo ha privato di una medaglia alle Olimpiadi di Rio, contro un virus che ha prolungato di un anno, interminabile e stressante, l'attesa verso questo momento. 
Tamberi si lascia andare al piano di gioia e penso che nella sua mente sia scorso il film di questi 5 anni, testimoniati dal gesso che si è portato in pedana, come se avesse avuto bisogno di ricordarsi chi è, cos'è successo e cosa ha vissuto. Forse una pantomima, ma provate voi a vivere i suoi cinque anni e ditemi se non avreste reagito a modo suo. Io forse sarei ancora per terra a piangere incredulo, ebbro di gioia. 


Passano 10' e raggiungiamo la macchina di Giuda e Olo, facciamo i fari: no, non ci è caduta - ancora - la bici dal porta bici (altra storia, per fortuna breve e a lieto fine). C'è la finale dei 100 metri, LA gara delle Olimpiadi, c'è Marcell Jacobs, salite in macchina da me che ce la guardiamo tutti perché questi eventi sono unici e bisogna viverli insieme.
Nemmeno Mazinga Zeta ha avuto una presentazione così al suo debutto! Partenza falsa dell'inglese, chissà se in patria chiederanno di ripetere la gara o diranno che è colpa di Jacobs, che è così freddo e concentrato che nemmeno si è mosso dai blocchi.
Si riparte. E parte bene Jacobs. E' davanti Jacobs. "Marcello!", lo chiama Franco Bragagna dal microfono RAI, come ho sentito più tardi cercando il suo commento registrato. "Marcello! Marcello!"
Ha vinto!!! Ha vinto!!! Ha vinto!!! L'uomo più veloce del mondo a queste Olimpiadi è italiano!!! Me lo avessero detto la mattina prima, non ci avrei creduto. Nelle gare di qualificazione si è sempre migliorato, ha cercato di andare oltre i propri limiti ogni volta. Ma la vittoria è una bellissima impresa. Una bellissima sorpresa.
Anche lui ha perso le Olimpiadi di Rio per un infortunio, dopo tanto lavoro per esserci. Soprattutto dopo essersi dedicato alla velocità dopo buoni risultati nel lungo. 
Piano piano, con costanza e fiducia in se stesso, si è impegnato in una nuova specialità, si è sempre migliorato anno dopo anno. Negli ultimi due anni è esploso: nel 2018 passa da 10"82 a 10"08, nel 2019 scende a 10"03. L'anno scorso torna a 10"10. Nel frattempo migliora costantemente nei 60 metri indoor e a marzo di quest'anno con 6"47 diventa campione europeo e registra il nuovo record europeo.
Ieri ha vinto l'oro olimpico, ha fatto tre primati nazionali e due europei, migliorando ogni sprint. Ha Abbassato il suo crono di 30 centesimi in un anno: il record del mondo dei 100 è di 9'58", quando Bolt lo ha demolito ai mondiali di Berlino nel 2009. Facendo un confronto con l'ultima gara di Bolt ai 100 proprio alle Olimpiadi di Rio, il campione giamaicano ha corso in 9"81. Jacobs ieri in 9"80. Certo, al tempo un crono così non era nelle sue gambe, correva in 10"23. Però se ci pensate, rincorrendo una motivazione come Usain Bolt, chissà cosa sarebbe potuto capitare. Oggi Marcell Jacobs succede a Bolt. E ancora faccio fatica a crederci. 
L'anno prossimo a luglio ci sono i mondiali di atletica, tenesse queste prestazioni... 


Nell'arco di poco più di 10', due atleti italiani vincono l'oro nelle loro specialità. Tamberi e Jacobs hanno saltato e corso oltre i propri limiti.
Quando ero bambino e vedevo americani, inglesi, giamaicani, canadesi insomma tutti gli altri vincere, mentre Panetta, Antibo e Mei si sforzavano di portare qualche successo a casa, mi chiedevo quando sarebbe successo a un italiano. 
E ieri, in una decina di minuti, un'emozione fortissima da Tamberi e Jacobs.


Questa mattina è tornata sul tappetone Vanessa Ferrari: ha più cicatrici lei sui piedi che graffi sulla carrozzeria un'auto di endurance. E' stata la prima italiana a diventare campionessa del mondo, poco prima aveva conquistato il titolo mondiale a squadre e l'anno successivo campionessa europea al corpo libero. Poi la lotta con gli infortuni, un tendine che non da pace. L'operazione nel 2009, il lungo recupero verso le Olimpiadi di Londra. 
Olimpiadi agognate e dannate perché a Londra e Rio viene beffata: due quarti posti per un dettaglio, quello che ti fa lavorare e impazzire in allenamento e per il quale un giudice può penalizzarti privandoti di una medaglia. 
Nel 2016 si rompe ancora il tendine durante la finale del corpo libero a Montreal. Posso solo immagine il dolore, fisico e morale. Ma Vanessa si riopera, si impegna ancora, ma la vita non le da tregua e nel 2019 altro intervento chirurgico a entrambe le caviglie. L'anno precedente alle Olimpiadi di Tokyo. Questa volta, il virus la aiuta, spostando i Giochi di un anno. 
E quest'anno Ferrari ritorna sul tappeto. Sfiora la medaglia a squadra. Questa mattina si porta a casa l'argento con una prestazione fantastica, sicura, determinata. Bellissima! A 30 anni. Nonostante tutto o, forse, anche grazie a tutto. 


Sono proprio queste cose che ti danno la carica, perché quando qualcuno o qualcosa ti dice che "non puoi", allora è bello rispondere "io voglio". 
Perché non devono essere gli altri, la vita, la sfiga, il destino o chissà quale altra scusa a decidere quando smettere. Che sia un legamento crociato, un tendine o un muscolo che si spacca, lo decidiamo solo noi. Padroni di noi stessi.
E' più facile capire queste sensazioni se hai fatto sport, al massimo lo segui bene, e sai cosa significa passare attraverso operazioni, gessi, immobilità, riabilitazione, vedere gli altri gareggiare mentre tu stai fermo. 
Provate a immaginare l'atleta che vive in preparazione al mondiale o all'Olimpiade. Duro lavoro per 4 anni. E poco prima, crack, si spezza un tendine. E quei 4 anni precedenti di lavoro duro sono stati inutili, perché l'obiettivo diventa all'improvviso irraggiungibile. E nel migliore dei casi, ti rimetti a lavorare per i prossimi 4 anni. Più forte di prima. Perché se lo sconforto non divora l'atleta, è la voglia di rivalsa che lo spinge, di tornare a saltare, correre volteggiare, in pista nel tappeto. Una motivazione grande così. 

A distanza di ore continuo a guardare i video ti Tamberi, Jacobs e Ferrari e non smetto di emozionarmi.
Non è solo sport. C'è un mondo di fatica, sacrifici, fame, sudore e dannazione per arrivare alla redenzione.

Bravi ragazzi e grazie per le emozioni.


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Dear Kobe

Dear Kobe,

hai la mia stessa età, sei papà e marito come me. Solo per queste cose in comune, potrei considerarti un amico a distanza insieme al quale guardare le partite di basket sul divano.
Ami lo sport come me, io ho amato il calcio, tu il basket. Solo che tu sei diventato una leggenda del tuo sport in tutto il mondo, mentre io del mio nemmeno in casa mia ero famoso.
Mi hai strappato delle lacrime con quella tua "Dear basketball", perché pensavo l'avrei potuta scrivere anch'io. Con l'unica differenza che nessuno mi avrebbe dato attenzione, figuriamoci una statueatta! 
Hai passato una stagione a emozionare i palazzetti degli Stati Uniti e i tuoi fan in tutto il mondo. Ma anche tutti quelli a cui sei stato sulle palle. Perché non ti si poteva non ammirare in campo. Non eri amato da tutti, ma avevi tutto il loro rispetto.
Da quando la magica squadra di Chicago è scomparsa mi sono allontanato dalla NBA. Poi però sei apparso tu e mi hai fatto tornare la voglia di stare sveglio la notte. Sì, ci sono stati Wade, Anthony, Nash, Melo, Iverson bravi tutti... ma tu eri diverso e ho pensato che valesse la pena perdere qualche ora di sonno.
Grazie Kobe!
Sono stati anni fantastici. In campo eri un po' un bullo, ma lo so com'è in partia, in parte è atteggiamento e in parte è carattere e se non ne hai, se nelle vene non ti scorre l'ossessione per la vittoria, quella foga competitiva, non succede nulla di quello che è successo a te.
Come quegli 81 punti. Ottantuno per la miseria! Era il 22 gennaio 2006. Nessun altro grande della NBA ci è riuscito.

Questa sera, guardando distratto una partita di calcio, ho sentito la voce del telecronista indurirsi annunciando una notizia tragica: sei morto in un incidente, l'elicottero è precipitato e insieme a te si è portato via altre persone, tra le quali anche tua figlia Gianna Maria Onore (nome italiano, come tutte le tue figlie).
La partita ha perso tutto quel poco di interesse che aveva, dopo aver esclamato "Eh? Cosa?!" non ho più detto una parola. Ho solo cercato smentite che non ho trovato.

Sei una di quelle persone che tutti considerano immortali. Perché sei un campione del basketball e lo resterai per sempre. Come Dino Meneghin, per intenderci. E i campioni sono immortali. Come i supereroi. Restano nel cuore e nei ricordi delle persone per tutte quelle cose fantastiche che hanno fatto in campo.
Ma Kobe, tu sei quel ragazzo con un calzetto su e uno giù, mica sei un supereroe, per quanto figo tu sia e per quanti addominali tu possa avere!
Trovo del tutto assurdo morire in un incidente con l'elicottero. Forse perché non c'entra niente col basket, forse perché è l'ultimo posto dove ti potrei immaginare. Cosa ci facevi in un elicottero? Ci ho volato 2 volte in elicottero e sono state due esperienze da paura e quando sono sceso ho detto che non ci sarei mai più salito. Comprati una bella macchina robusta e sicura, piuttosto!
Facciamo l'errore di credere che certe persone siano immortali. DI solito quelle che ci sono vicine, fisicamente o sentimentalmente. Ma nessuno lo è. Nemmeno uno come te. E quando succedono, queste cose sono una mazzata tremenda.

Solo perché siamo coetanei, ti immagino come un amico, una specie di amico a distanza col quale vedere le partite dei nostri idoli della NBA con una fetta di culo appoggiata sul margine del divano, pronti a scattare per una giocata di MJ, di Pat, del Postino, commentati dalla voce estasiata di Dan Peterson. Oooh yeah!
Non mi sono sentito solo nemmeno quando hai alzato dal divano quel pezzo di culo per indossare la maglia giallo-viola della mia squadra preferita, senza neanche passare per l'università. Li avevo capito che una cosa era vera: che nel parquet avrebbe messo piede un nuovo campione della pallacanestro. E credo lo sapevi anche tu, dove saresti arrivato, vero!?
Così ti ho sempre seguito, per tutti e 20 gli anni. Nel bene e nel male, in campo e fuori. Come si fa a non seguire un amico, anche se sei un amico a distanza? E hai sempre dimostrato la tua forza di volontà.


Mi sono sentito più triste del solito quando ti sei ritirato, perché ho seguito la tua storia dall’inizio. Figurarsi se si tratta di un ragazzo che guardava le partite di basket insieme a me, seduto così sul divano. Non torneremo a sederci allo stesso modo sul divano, con le chiappe sull’orlo, per vedere tornare Curry dopo l'infortunio e le magie di Doncic o se Leonard si riconfermerà ad alti livelli anche nella tua città.
Perché te ne sei andato per sempre adesso.
Una cosa è uscire dal campo, un'altra è andare via così! Non trovo giusto perdere un amico a distanza così, come perdere un marito, una figlia, un padre, in questo modo.


Ciao dear Kobe, sei una leggenda. E le leggende si sa, non muoiono mai.
Rest in peace, Mamba!


   

"Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe!"

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Nicky Hayden

Bastava guardare in che condizioni era ridotta quella macchina per capire. Non c'era alcun bisogno che persone di dubbia moralità e professionalità spacciassero informazioni non verificate arrivate da amicizie o parentele millantate nei posti giusti.
Accuse al moto-ciclista e al mondo intero dei ciclisti e accuse al guidatore e al mondo intero di chi viaggia al volante. Parole non riflettute scritte senza il minimo rispetto per due famiglie che stanno vivendo nella disperazione.

Ho letto di tutto e di peggio su interntet in questi giorni e ho pensato a Evan Williams che ha ammesso che internet è guasto: "Pensavo che quando ad ognuno fosse stato possibile esprimersi liberamente e scambiare idee ed informazioni il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo". E bravo Evan, internet è guasto da un pezzo ormai, hai peccato di ottimismo e fiducia.

Da appassionato di moto, motociclista e (ex?) imbrattatore di riviste di motociclismo, ci resto sempre male quando muore un motociclista anche questa volta che non è successa all'interno di un circuito durante una prova o una gara ma, vedi quando è beffarda la morte, pochi metri fuori dal circuito dove solo alcuni giorni prima l'aveva sfidata per l'ennesima volta a velocità impressionanti, schiacciato sul serbatoio e sotto al cupolino della sua moto, per cercare di essere il più veloce possibile, più di lei e dei suoi rivali.
In pista si corre contro le leggi della fisica uscendone illesi, pensando di essere immortali magari anche grazie a tutte quelle protezioni che calcolano la frazione di secondo più infinitesimale ma sulle quali non si può fare affidamento quando sei per strada a proteggerti dal codice della strada, che è più letale della fisica.
Puoi correre più forte che puoi, puoi scapparle ad ogni curva piegandoti all'inverosimile ma lei è paziente e sa aspettarti per venirti a prendere. Perché nessuno è immortale. E' la più democratica, più della vita stessa.

Di Nicky Hayden ricorderò sempre la vittoria del mondiale 2006, portato a casa vincendo solo due gare, ad Assen e a Laguna Seca e poi tanti piazzamenti, dimostrando una incredibile costanza e risparmiando la vita a Dani Pedrosa, il suo povero compagno di team che lo aveva steso nel penultimo gp, regalandoci una scena davvero comica quanto surreale, per noi tifosi italiani.
Tanti dicono che era diverso da tutti gli altri piloti e mi sorprendo a scoprire quante persone lo conoscevano così bene da poterlo dire. Chissà com'era davvero Kentucky Kid!? A me viene in mente un video e voglio salutarlo così.
Ride one Nicky!

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Fanculo 2016, vedi tu 2017!

Si dice anno bisesto anno funesto e questo 2016 è stato un anno più bisestile del solito.
E' stato un anno inverosimile nel corso del quale sono successe un sacco di cose e tante altre non sono successe. In entrambi i casi ne avrei fatto molto volentieri a meno.

Come di quei tre-contratti-tre di lavoro per i quali avevo ricevuto delle proposte formali e che invece per ragioni note solo a chi me li aveva proposte sono svaniti così come sono comparsi. Un giorno ci sono e quello dopo puff, non si fa più niente. Tanto mica rimangono loro a piedi.
E starei ancora aspettando risposte da almeno un paio di persone che almeno all'apparenza parevano volessero fare grandi cose e che invece mi hanno dimostrato di non essere in grado di fare nemmeno le più elementari come dare una cazzo di spiegazione sincera.
Il lavoro è stato un incubo. Mi sono impegnato in progetti che non hanno portato da nessuna parte o nemmno un grazie. Ho perso tempo. Ho fatto anche errori se alla fine non ho portato a casa qualcosa.
Di certo ho scoperto che un anno fa non ero dalla parte del torto anzi, ero solo nel posto sbagliato con le persone sbagliate. Peccato che questo mi abbia fregato!

Della patente rifatta due volte vi ho già detto. Spero di non rivedere la motorizzazione per i prossimo 8 anni bisestili.

Delle due multe salatissime lungo la SR53 Postumia (prese andando a un colloquio oltretutto: una all'andata e una al ritorno... che amarezza!) e degli autovelox piantati a 3 metri di altezza non ve ne ho parlato per evitare problemi penali.


Dei casini con le poste in ritardo con la postina e del collega nemmeno ma anche questa sarebbe una storia da raccontare, tipica di una Italia burocrate col culo pesante.


Vi ho fatto una testa così col menisco che mi ha rovinato un'intera estate e mandato a puttane le mie corse mattutine con Teresa in passeggino, cosa che non vedevo l'ora di fare (con Tommaso lo facevo, anche d'inverno, la mattina presto in giro per  Ospedaletto e altre strade poco consigliabili per una corsa spingendo un passeggino).

Ho scritto un altro articolo su un'altra rivista figa di moto con lo stesso risultato dell'altra volta (3 anni fa... cioè faccio il mio lavoro ogni 3 anni... bene no!?): zero compenso e zero ringraziamenti. Son soddisfazioni.


In questo anno bisestile non conto gli amici che sono passati ma ne conto uno perso perché non posso considerare che tale una persona che chiama due volte all'anno per parlarmi solo dei suoi problemi (di scelta di persone sbagliate, ha una non invidiabile e incredibile capacità in questo), non risponde il giorno del suo compleanno e si dimentica costantemente del mio. Peccato, perché le volevo bene. Ma le persone non sono obbligate a stare insieme figurarsi in contatto.


In questo anno più bisestile del solito molte persone se ne sono andate ma non mi sorprende se queste sono malate, anziane o si sono trattate male. E anche le persone famose cagano e muoiono. Spiace molto ma la vita non è diversa da questo.

Se ne è andato anche Massimiliano e a un certo punto ho chiesto agli angeli del cielo di venirselo a prendere per risparmiargli tanta sofferenza dopo una vita che più difficile non si può. Mi mancheranno quegli occhi scuri e il suo sguardo profondo che solo sui sapeva dove era destinato. Spero solo che ora si possa divertire con suo nonno Filippo ascoltando tutte le storie che un nonno ha da raccontare (però conoscendo il nonno potrei avere qualche dubbio sul divertimento... adesso infatti sarà il turno di Massimiliano per le commissioni!).

Di questo 2016 Teresa
è stata la stella cometa in un cielo nero. Una vita nuova tenera e dolce. Anche Tommaso è nato in un anno bisestile, verso la fine mentre sua sorella nel pieno di questo anno che non vedo l'ora passi.
Quest'anno l'ho passato del tutto a casa e mi sono goduto la famiglia. Ogni tanto siamo impazziti perché è impossibile non impazzire, ma siamo belli così! La mia rientra in quella percentuale di famiglie povere. Ma questa situazione mi ha fatto scoprire la futilità di tantissime cose e l'importanza di altre, poche ma dal peso incalcolabile. Siamo schiavi di un commercio che stressa (perché accettiamo le newsletter ma la pubblicità nella cassetta delle poste ci sta sui coglioni?) che nonostante sigle e slogan ridicoli ci fa spendere anche se non ne abbiamo bisogno. Avendo pochi soldi capisci cosa serve e di cosa si può fare a meno e non solo per il momento ma anche per sempre. Che mi serva di lezione quando sarà!

Non ho la più pallida idea di cosa porterà il 2017. Il 2016 poco niente anzi, ha più tolto che dato. Quindi qualsiasi cosa arriverà da domani sarà più che positiva.

L'anno scorso avevo fatto gli auguri a tutti e non è successo nulla di quanto avevo augurato, in generlae, anzi è andata anche peggio. Quest'anno se permettete me ne sbatto le balle. Ogni tanto un po' di sano egoismo e maleducazione ci vogliono.
Vi dico solo una cosa: brindisi con bollicine e panettone e/o pandoro con vino dolce. Almeno questo, Cristo Santo!

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Menisco

I primi due anni delle superiori ovvero a metà anni '90 Il Guerin Sportivo era ancora una rivista di calcio interessante e ben fatta sotto la direzione di Marino Bartoletti. Lo compravo quasi ogni settimana e i miei compagni di classe lo avevano ribattezzato Il da Rin Sportivo.
Ricordo che c'era una divertente rubrica di satira sportiva che si chiamava Menisco (una volta scrissero che un tal Francesco Guidolin sarebbe diventato allenatore della Juventus... A distanza di anni, mi sarebbe molto piaciuto!).

Nonostante abbia smesso con lo sport semi serio, menisco è un sostantivo tornato in auge dalle mie parti sottoforma di ultimo (in senso cronologico) dei miei problemi: da tre settimane infatti sentivo male al ginocchio destro e dopo una decina di giorni passati a ricoprirmelo con argilla, ho deciso di fare una risonanza magnetica.
Oggi pomeriggio ho letto l'esito della risonanza magnetica, andando in cerca di quello che avevo già capito cosa poteva essere (ormai le articolazioni non hanno più segreti, soprattutto le mie!) e trovandola alla quarta riga: 

"Rottura pluriraggiata radiale di grado 3del corpo e del corno posteriore del menisco mediale".

Il menisco è quello mediale cioè quello interno (il laterlae è andato il 14 dicembre 1997). 
La parte interessata è quella più tradizionale, la parte posteriore (corno) e poi quella centrale (corpo).
Rotto è rotto.
E mi pare anche per bene anche, quel "pluriraggiata radiale" mi ispira solo delle complicazioni.
Di "grado 3" in gergo medico significa che in una scala da 1 a 3 con 1 il grado inferiore la lesione è cazzuta.

Naturalmente ho già letto diverse cose su internet. 
Ci sono diverse filosofie: intervenire o no. 
Ci sono diversi tipi di intervento: togliere tutto, togliere solo la parte rotta, cucire la parte rotta o trapiantare un menisco rotto.
Oppure si può optare per una terapia conservativa con delle infiltrazioni di acido jaluronico, che è un elemento del tutto naturale prodotto dalle nostre articolazioni (ho avuto numerose esperienze lavorative e da ognuna ho imparato qualcosa. Questa in una azienda farmaceutica).
Ognuna di queste strade ha delle conseguenze diverse da valutare.

Il momento non è dei migliori, con i prossimi impegni famigliari che ci aspettano e con le vacanze per gli ortopedici ed i centri di riabilitazione ormai prossime.

Che fare? Poteva essere peggio ma tre madonne le ho dette lo stesso.
La seconda cosa che ho fatto è stata chiamare un fisioterapista ed inviargli l'esito. Domani lo risentirò.
Posso camminare, mi fa male ma è sopportabile. Correre e giocare a calcio è da escludere, ma penso di potermi permettere la bicicletta. Posso piegarmi e giocare con Tommaso che è la cosa più importante. Insomma, si vive anche con un menisco seriamente in pezzi.
Però adesso ho una malcelata impazienza di sapere quali sviluppi ci potranno essere.

Vorrei anche sapere come mi sono rotto. Perché com'è molto in voga dire in un certo ambiente: "Non sapevo di essermi rotto il menisco!". Nel senso che appena ti succedono cose del genere te ne rendi conto. Ed invece io no, mi sono rotto il menisco a mia insaputa! Ma guarda te!
E' successo tutto tre domeniche fa (*): la mattina sono andato a giocare a calcetto. Faceva un caldo bestia com'è normale che sia alle 11 di mattina del 26 giugno ma il ginocchio aveva retto alla gradissima (un po' meno il fiato). 
Il pomeriggio è stato apocalittico: alle 14 il gran premio di Olanda di MotoGP da Assen (no comment!) per la prima volta di domenica, poi a seguire due partite dei Campionati Europei di Calcio. Alle 15 Francia-Irlanda e alle 18 Germania-Slovacchia. 
All'inizio del secondo tempo di Francia-Irlanda sono andato in giardino per sfoltire due cespugli (ho portato fuori il pc al massimo volume per non perdere un attimo dei miei amici leprecauni). Il primo dolore l'ho sentito appena sono partito con la carriola per gettare le ramaglie. Ma il giardino è in pendenza moderata e la carriola pesava. Inoltre per tagliere i rami mi sono spesso inchinato rimanendo per diverso tempo in quella posizione e da mancino facevo perno sulla gamba destra. In più il ginocchio destro ha già un crociato anteriore rifatto. Pensavo dipendesse da queste cose.
Non ho mai avvertito il momento nel quale mi sono rotto. E' stata una fatica cane. Per due cespugli enormi. Ma ho lavorato fino alla fine.
I problemi sono arrivati a fine giornata. Quando sono andato a letto e la mattina dopo sentivo un male cane. Speravo fosse un sovraccarico, uno sforzo eccessivo.
Anche lo stesso fisioterapista qualche giorno dopo mi ha detto la stessa cosa. Non sono mai stato gonfio e grazie agli impacchi di argilla mi sembrava di stare meglio.
Ma quel dolore, anche solo toccando la parte interna del ginocchio, mi diceva che il menisco non stava poi così tanto bene. 
Mi spiace averlo rotto. Come tutte le cose fragili e trattate con una certa indelicatezza  alla fine si rompono.

Mi hanno già detto che sono vecchio e di smettere di giocare a calcio.
A parte il fatto che i miei capelli sono ancora tutti belli pel di carota, queste cose servono a rialzarsi e tornare come prima. Ci vorra pazienza, certo. 
Si dice anche più forte di prima ma non ne sono sicuro, lo prendo come un incoraggiamento. A calcio e calcetto rimarrò sempre quello che sono sempre stato credo. Anche lo stesso pedalatore e corridore.
L'unica differenza è che ci troverò ancora più gusto. 

NEVER GIVE UP!


(*) Che poi, alla fine, è stata una domenica sportiva drammatica: Dovizioso si è ritirato, Rossi è caduto. L'Irlanda ha perso contro la Francia (più fresca avendo avuto 3 giorni di riposo in più) e la Germania  ha demolito la Slovacchia. Il mio menisco è stato la ciliegina sulla torta!

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Accadde oggi

Andare indietro nel tempo e rivedere cosa ho fatto vissuto visto dov'ero con chi ero è una attività nostalgica che mi è sempre piaciuta, sarà che ci trovo un certo piacere a crogiolarmi nella malinconia dei ricordi. Adesso non bisogna fare nemmeno tanta fatica perché il principale social media ti dice subito cosa stavi facendo quel giorno di diversi anni indietro. E li guardo sempre tutti questi ricordi messi li davanti dall'algoritmo ma non li condivido mai. Scrollando in giù i ricordi di oggi 5 giugno però ho scoperto che sono notevoli!
Così ho pensato di non condividerli uno per uno perdendoli nella marmaglia del web e che invece meritavano un posto migliore, anzi un post migliore e di dargli il giusto risalto qui nella Zona Verde.

Nel 2011 io e Anna stavamo scendendo dai colli vicentini in scooter con la ruota posteriore a terra. Terza volta in 2 anni. Ci siamo salvati grazie ad una serie di botte di culo materializzate sotto la forma di un signore che mi ha dato un passaggio fino a casa di un amico conosciuto solo col soprannome da dj ma che per fortuna conosceva bene anche lui e ad un compressore che il suddetto dj ci ha prestato per scendere in pianura.
È finita che mio papà ci è venuto a prendere perché eravamo a più di 20 km da casa mentre lo scooter è rimasto dal primo meccanico che abbiamo incontrato per strada.

Gli altri due riguardano il posto dove ho vissuto gli scorsi 5 anni, il quartiere di Ospedaletto.
Nel 2014 una maglietta grigia con la scritta rossa mi ricorda che erano appena arrivate le t-shirt dello spettacolo teatrale Johanne, una splendida esperienza della quale vi avevo già parlato.
Nel 2015 stavo mangiando patatine fritte e hamburger all'Ospedaletto City Limits, cioè una delle tante feste che don Marco si inventa per suonare, far (fare) musica, bere e mangiare e stare insieme in allegria. Io però ero piuttosto malinconico (ben più di quanto non lo sia normalmente) perché stavo lasciando quel quartiere e la sua splendida gente.
E mi è nata una riflessione spontanea sui miei modi di fare e di essere che tendono a mantenere una distanza, almeno iniziale, dalle persone che ho appena incontrato o dalle cose. Qualcuno ci vede una certa dose di arroganza maleducazione e cagacazzagine e non posso dargli tanto torto. È che lasciarmi andare con persone nuove non mi viene molto facile.

Non so perché il 5 giugno nel corso degli anni sia stato così generoso di esperienze da ricordare. Non lo saprò mai e dipenderà dal caso.
Ad ogni modo, sono felice di averle vissute e ricordate.








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Giornata di merda

Non pubblico due post lo stesso giorno. 
Infatti quello di oggi sarebbe un pezzo di quello dedicato al quinto scudetto di fila della Juve che ho diviso in due per non rifilarvi un pippone rompicoglioni.
Ma oggi è una giornata speciale.
No. Non una A modo mio dei Negrita. Peggio. Tanto peggio. 
A meno che quello che mi sta capitando oggi non diventi un mio modo di passare le giornate.

Oggi è una giornata di quelle.
Di quelle che iniziano col sole appena alzi le persiane ma neanche un'ora ti fanno uscire con la felpa e una giacca antivento per arrivare a mezzogiorno con le maniche rimboccate e 30 gradi in macchina.
Di quelle che ti fanno mettere gli occhiali da vista ma dopo 2 chilometri esce un sole splendente e caldo ma allo stesso tempo piove.
Una di quelle che se ti levi la giacca hai freddo ma se te la tieni muori di caldo.
Una di quelle che ti fa incontrare il ciclista in mezzo la strada sbilanciato dalle borse con la mano sinistra perennemente ad indicare che prima o poi girerà.
Una di quelle che ti incolonnano in mezzo ad altre auto che procedono senza validi motivi ai tre all'ora e ti fanno mandare in tutti i pianeti dell'universo il camion che non ti da la precedenza e poi gira a sinistra senza mettere la freccia mentre lo stai per sorpassare.
Una di quelle che ti tiene senza pietà dietro ad una macchina con freccia a destra ma all'improvviso gira a sinistra dopo cinque chilometri.

Una di quelle che ti fa passare la mattina al telefono per informarti su mille aspetti fiscali per una proposta di contratto che finalmente dopo 4 mesi di disoccupazione ti arriva da una grande e storica azienda, la quale poche ore dopo e dopo questi piccoli e fastidiosi contrattempiti scrive, senza risparmiarsi un po' di rammarico (commosso, grazie!), che "c'è stato un improvviso aggiornamento, nel senso che a causa di alcune motivazioni interne aziendali e data la presenza di altri progetti accavallati, è stato deciso dal CEO di posticipare l'inizio del progetto stesso".
Da febbraio di quest'anno, è la seconda volta che una azienda mi contatta, mi chiama per un colloquio, mi invia una proposta di contratto e poi lo rinvia.
Mi lasciano senza nemmeno la forza di mandarli dove meriterebbero.
Meno male che entrambe avevano fretta di iniziare e mi avevano chiesto una risposta co una certa urgenza.

Prima tante piccole fastidiose cazzate come preambolo del culmine.Ma la giornata non è ancora finita. E non sarà l'unica.
La bestemmia non aiuta a cambiare la realtà ma almeno ti sgonfia parte di quella rabbia che hai in corpo.
Qualcuno direbbe che ogni cosa non capita per caso.
Forse avrò fatto qualcosa di sbagliato ed ora mi sta tornando indietro tutto?!
Di recente non sono passato sotto alcuna scala né un gatto nero mi ha attraversato la strada.
O ce l'ho addosso per caso!? 
O forse è un segnale, se non sono capitate quelle è perché altre cose mi aspettano.
Non so cosa credere.
L'unica cosa nella quale credo adesso non posso scriverla perché verrai bandito dall'internet a vita.
Ancora una volta che penso di essere li li per sistemare alcune cose e la famiglia, trovo qualcosa o qualcuno che ci si mette di traverso. Di nuovo.
La mia impassibilità esteriore nasconde un profondo incazzamento che si mescola ad un'amara constatazione delle cose.
Cristo Santo, poi ti dicono di essere positivo! 

 

Forza e coraggio. 
Teniamoci le Madonne e tutti i santi per altre eventuali più che certe ottime novità.
E' bello avere prospettive. Purché non rimangano tali, porcaputtanamadosca!
Così, su due piedi, mi viene in mente Michael Douglas...

 

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Buon Natale e felice 2016!

Buon Natale e felice 2016! I soliti auguri di consuetudine... Ogni anno mi trovo in grande difficoltà perché vorrei evitare di ripetere le annuali banalità.
Mi è capitato una volta di scrivere degli auguri di anno nuovo ad una cara amica e mi sono usciti con una imprevista ed autentica originalità che da allora non riesco più a trovare parole migliori per nuovi auguri in altrettanto modo. Quella volta mi è uscito davvero un bell'augurio sincero. Forse il capolavoro degli auguri (da un punto di vista personale!) ed i capolavori sono unici.

Non so cosa dirvi. Mentre un amico ogni anno in questo periodo dorme 3 ore per notte per preparare ed inviare dei video auguri con il tema lo spirito del Natale ed ogni anno riesce a sorprenderci.

Onestamente questa volta non ho molto spirito del Natale. O meno del solito. 
Anche perché tra tele, radio, interntet e giornali non si fa altro che essere colpiti da pugni in pieno stomaco, dai politici ai banchieri (che pare siano circa la stessa cosa o persona), dai religiosi agli imprenditori. 
Che se ci fate caso sono tutte figure votate (...ho usato una parola sbagliata, lo so!) ad aiutare il prossimo, il cittadino, i bisognosi ed invece fanno l'opposto, nell'egosimo più sfacciato ed arrogante, togliendo dai guai persone disoneste e mettendocene di oneste.
Per finire con quelle persone mediorientali che si fanno chiamare terroristi e che come quelle figure di cui sopra pare abbiano come unisco scopo della loro vita quello di non fartene vivere una tanto serena.

Così quest'anno sono piuttosto turbato. Vorrei davvero tornasse sulla terra un mediorientale con tratti somatici tipici di un surfista scandinavo-americano hippie (ma andrebbe bene anche il contrario) ad insegnarci come volerci bene gli uni e gli altri ma anche noi stessi, a farci capire come siamo tutti uguali nonostante le nostre mille differenze e per questo belli interessanti e da conoscere.
Almeno per darci delle ripetizioni perché dopo 2015 anni ci siamo dimenticati qualche cosa o abbiamo interpretato in modo un po' troppo personale il suo insegnamento precedente. E risparmiandogli una (seconda?) Pasqua, possibilmente.

Come si fa? E' possibile essere più buoni altruisti generosi e misericordiosi, senza la necessità di uno straodinario Giulibeo dedicato?
Penso di sì! E voglio sperare di sì! Qualche esempio c'è e l'ho appena visto in un video di un sito che ho conosciuto anni fa grazie alla pubblicazione di coglionate uniche, autentiche perle!
Ma questa volta è stato capace di stupirmi. 
Posto qui sotto il video. Qualche situazione di pericolo, più o meno estremo, dove delle persone aiutano altre persone. Persone con un innato spirito del Natale per 365 giorni. O più semplicemente con tanto coraggio, buon senso e coraggio straordinario, che è quello che ci manca. 
E' una raccolta di buone azioni un po' lunga ma da vedere!

E per finire con un tocco di pura originalità, tanti auguri a tutti di buon Natale e di un felice 2016 a tutti voi ed a tutte le vostre famiglie, anche alle persone che mi stanno sulle balle ed alle quali sto sulle balle!





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Rifugio: la musica

Non va bene un cazzo. Nel senso che tutto quello che sento attorno fa schifo. Un post che non ha affatto un bell’inizio. Ma coerenza vuole che questo non voglia essere un bel post. Mi sento intossicato dalle brutte cose che sento che vedo attorno a me ed ai miei amici. Posso solo immaginare come stanno loro. Mi hanno chiesto una preghiera ma per certe cose esce di bocca il suo esatto opposto. E purtroppo non ho alcuna possibilità di fuga da queste cose capitano tutte insieme per rompere le scatole e dare un tremendo fastidio e non ci posso fare proprio un beato cazzo per sistemarle. Perché sono ad un livello troppo alto per qualsiasi intervento. Quando sto così di solito qualche soluzione la trovo: la moto è una buona terapia, oppure correre o andare in bici o magari capita il giorno che ho allenamento. Ma un coglione in macchina giovedì scorso con un colpo solo (è più corretto dire con una mossa sola) ha tolto di mezzo tutte queste possibilità: moto dal dr. Mariano e corpo a casa a riposo forzato a recuperare le botte varie (per fortuna solo queste!!!). 
Questa inerzia influisce sempre nel mio carattere e mi sento piuttosto di conseguenza, nervoso irascibile e più realista (ovvero pessimista) del solito. Fix you dei Colpplay o La cura di Battiato sono e rimangono (belle) canzoni al massimo dei buoni intenti e servono a poco. Ma in casi come questi trovo un appoggio valido nella musica. Una specie di rifugio. Per fortuna c’è e per fortuna mi piace. Questa mattina pensando alle varie vagonate di letame che passano mi sono venute in mente alcune canzoni per fare da sfondo alla mia inquietudine. Canzoni di un certo tipo che mi fanno venire ancora più voglia di uscire a correre, come se fossi una locomotiva e loro la legna che brucia e la alimenta. Human Wheels di John Mellecamp mi sembra quella più adatta: perché il ritmo contrasta con la poca speranza che le parole fanno intendere. Un po’ come mi sento in momenti così: indomito ma in gabbia. Poi quando sento Billy Corgan attaccare con the world is a vampire penso che anche questa possa essere una canzone adatta, soprattutto quando dice 'despite all my rage i am still just a rat in a cage'. Ma anche Strange World di Ke. La stessa cosa succede anche con Mineral dei Buffalo Tom. Allora se non posso fare altro ascolto musica. E scrivo. Pensando a chi non se la sta vedendo bene ed augurandole di poter sconfiggere tutto il male che gli è capitato. Quando si dice Una musica può fare.

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Limiti, volontà e opportunità


Ho sempre guardato con una certa ed esplicita diffidenza quegli sfortunati ragazzi bloccati in una carrozzina da un episodio ma che nonostante tutto non si perdono d'animo e cercano di insegnare alle altre persone nella stessa situazione che  la loro vita è cambiata ma non in peggio e che si possono fare le stesse cose ma in modo diverso e che adesso è cambiato solo (si fa per dire) il loro punto di vista.
Perché queste persone nonostante tutto potevano. “Grazie mille (elementare che dicevo un'altra cosa), coi tuoi soldi è più facile!” era il mio pensiero. Perché nonostante la loro sfortuna possono permettersi una barca adatta alle loro esigenze per girare il mondo (magari facendo pubblicità o dando un aiuto fiscale all'azienda del padre) o delle protesi alle gambe per essere alla stessa altezza delle altre persone.
Lo ammetto, avvertivo un velo di ipocrisia di una certa pesantezza. Perché la maggior parte delle altre persone sfortunate non credo sia in grado di potersi permettere le stesse cose forse nemmeno un'assistenza e tanto meno una palestra. La vita della maggior parte delle persone in carrozzina è cambiata in peggio del peggio. Per loro non è altrettanto facile.
C'era una certa dose di rabbia a sostenere i miei cattivi pensieri.
Poi quest'anno ci sono state le Paralimpiadi e ho visto persone che sono più atleti di una persona con 10 decimi di vista due gambe dritte e muscolose due braccia potenti e due polmoni capienti. Sono più atleti di me (che non ho nessuna di queste caratteristiche).
Nonostante possa non sembrare hanno qualcosa più di me o di tanti altri atleti. Hanno una volontà immensa. Una volontà che li ha portati oltre il loro limite. Ma siamo sicuri che quella carrozzella (o i loro occhi bui) sia un limite?
Puoi avere tanti soldi per comprarti la barca ed imbarcare tanti vip e andare a zonzo.
Ma i soldi non ti danno la volontà di farti un culo così per portare a casa delle medaglie d'oro. Ma anche se è d'argento o bronzo o legno è sempre d'oro.
C'è qualcosa di splendido: ci sono altre persone che nemmeno provandoci arrivano a giocarsi una olimpiade. Ci sono persone che vivono la loro vita meno di questi atleti.
Quegli atleti hanno insegnato che il limite può essere superato e può diventare una opportunità. Non servono i soldi ma la volontà. Tanta. Con quelli non ci compri la volontà.

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Piermario Morosini, ragazzo educato

Mi spiace molto che un giocatore come Piermario Morosini non possa più indossare la maglia del Vicenza Calcio, perché in quei due anni in biancorosso impreziositi dall'azzurro della nazionale dell'Under 21 aveva dimostrato di essere un ottimo giocatore, dalla testa ai piedi. Un uomo capace di stare in campo e di muoversi a seconda del gioco, creandolo con lucidità e generosità rara.
Quella lucidità e quella generosità che nei suoi ultimi istanti di vita lo ha fatto rialzare dall'erba del prato dello Stadio Adriatico di Pescara per recuperare il terreno perso dall'avversario ma abbattuti da qualcosa che questa volta è stato più forte di lui.
A Piermario sono bastati quei due anni per farsi entrare Vicenza nel cuore. Anche perché così poteva stare vicino a sua sorella: a Bergamo ci arrivava in poco più di un'ora.
E Piermario piaceva ai tifosi perché era uno bravo e vero.
Al Lane rimangono giocatori di passaggio che nessun vuole mentre chi ama la città e la maglia non torna. Peccato.
Di Piermario Morosini mi piace leggere che viene ricordato come un ragazzo educato come allo stesso tempo mi sta sulle palle leggerlo. Perché oramai di persone bene educate che fanno il loro dovere ce ne sono rimaste sempre meno e temo inizino a scarseggiare anche lassù se vengono chiamate con questa frequenza.
Credo siano molto contenti anche i suoi genitori che adesso lo hanno riabbracciato nella pace.
Peccato non abbia mai trovato la sua maglia. Forse sì ed era quella del Lane e non nascondeva che gli sarebbe sempre piaciuto tornare a Vicenza dopo la breve apparizione dell'anno scorso. Sarebbe stato bello perché un patrimonio del calcio italiano non va sprecato così come è stato fatto fin'ora perché le qualità di Piermario Morosini sono quelle di una bandiera di quegli uomini che senza far fracasso si fanno sentire lo stesso. In due parole un punto di riferimento nello spogliatoio ed in campo.
Forse anche lui pur di rimanere nel giro pur di rispondere ai suoi doveri che si è trovato è sceso a compromessi che ne hanno minato il fisico fino a cedere di schianto perché l'autopsia ha detto che il suo cuore grande forte e generoso non lo ha tradito sull'erba del prato dello Stadio Adritico di Pescara.
Ma mi auguro tanto di no altrimenti oltre al "cosa" è stato chi di dovere deve accertarsi di capire "chi" è stato a far del male a Piermario Morosini. Intanto nessuno apre alla questione e la parola doping rimane tabù per chissà quanti motivi più disperati.
Poi spero che sia giusta la diagnosi di ci parla di asimmetria/sbilanciamento e non mi stupirei. Spesso alcuni problemi fisici derivano dalla propria meccanica che si aggiusta davvero con poco. Basta accorgersene.
Non so quanto sia stato giusto fermarsi domenica. Ho letto diversi pareri uno contrario a quell'altro ma tutti condivisibili e per decidere c'era davvero pochissimo tempo.
A me è piaciuto quello che è successo in Spagna.
Quello che è sicuro è che Piermario Morosini non c'è più. 
Oggi lo piangono in tanti e mi fa incazzare che sia dovuto morire per farsi conoscere alla gente.

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Centro assistenza - Aggiornamento

Per quanto riguarda il pc, l'altra sera Anna mi ha dato una mano a risistemare le viscere fuoriuscite del Dell.
Seguendo le istruzioni del sig. Franco, siamo riusciti a rimettere tutto a posto. Direi che ha quasi fatto tutto lei... ho chiesto il suo aiuto perché era un lavoro di precisione... cosa che a me manca quasi del tutto.
Vabbhè, la scocca è un po' crepata ma il pc adesso si accende premendo il bottone di accensione con un dito e non andando a toccare il contatto con la punta di una penna, lo schermo si vede bene e l'audio si sente bene. Come nuovo. E' tutto a posto. Al costo di €9,40, cioè quello della confezione di SuperAttack+Attivatore.
€312,00 risparmiati. Dai, non direi che è andata male. Però il centro assistenza è stato gentile e puntuale. Grazie!

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Centro assistenza

Tutti quanti abbiamo dovuto affrontare almeno una volta problemi di riparazione di elettrodomestici o accessori vari. Più sono sofisticati e più cresce il problema della riparazione.
E più lontana è l'azienda produttrice, ma sarebbe meglio dire titolare del marchio, e più difficile diventa trovare qualche rivenditore in grado di darti una mano. Anche perché, francamente, per certi interventi molto veloci che non comportano una spesa, alcuni rivenditori non perdono il loro prezioso tempo, perché non conoscono il significato ne' della parola cortesia e tanto meno di riconoscenza.
Piccola polemica a parte, nel giro di pochi giorni sono stato costretto a riparare pc portatile e cardio frequenzimetro nel giro di pochissimi giorni.
Sia lodata l'esistenza di quelle persone chiuse in sgabuzzini in chissà quale parte del mondo o in gigantesche stanze piene di cabine telefoniche che rispondono sotto il nome di centro assistenza!

Esperienza # 1
A gennaio di quest'anno, dopo 4 anni e qualche mese di perfetto lavoro, il mio HP ha deciso che era stufo e si è spento. Nel vero senso della parola. Nulla ha potuto fare l'ex marine per rimetterlo in sesto.
Allora dopo mille informazioni via internet mi sono fatto un Dell Studio 17, nel senso che da sito della casa mi sono scelto le caratteristiche che preferivo e me lo sono fatto spedire. Bello, schermo da 17'', ottimo audio e leggero.
Mi ci sono affezionato subito.

Lo porto spesso con me, in montagna o da Anna per ascoltare musica e vedere i dvd. Purtroppo, sono maldestro e qualche sera fa mi è caduto lo zaino che lo conteneva. E' uno zaino per portatili da 15,6'' ma levandoci l'imbottitura sul fondo ci sta anche il mio da 17''. Vabbhè corro il rischio ma imbottitura o no, se prende una botta non penso che si salvi. Nemmeno da 30 cm! E soprattutto se in quella parte c'è il pulsante dell'accensione! Va bene che l'HP aveva una scocca resistente, ma questo è pure troppo delicato!
Va bene va bene, mancanza l'imbottitura!
Quando l'ho messo sul tavolo la parte inferiore destra della cornice dello schermo era sventrata: le budella dell'accensione erano all'aria! Fili, contatti, transistor, sono riuscito a trovare il pulsante che si era fuori dall'orbita. E quindi non si accendeva e non potevo sapere se c'erano danni a software e hardware interni.
Visto che queste cose succedono sempre di notte, ho chiamato il giorno dopo il centro assistenza Dell.
Quella volta, avessi messo anche qualche decina di euro in più, mi sarei protetto anche da danni accidentali o derivati da operazioni maldestre, godendo della garanzia e dell'intera riparazione gratuita, spedizione compresa.
Il gentilissimo ragazzo rinchiuso in uno sgabuzzino o in una enorme sala, oppure potrebbe anche avermi risposto da casa sua, un'azienda come la Dell per queste cose potrebbe anche fare ricordo al telelavoro, mi descrive l'iter da seguire, dopo avergli descritto il sinistro:

1. inviare le foto via email (dimensione massima dell'allegato inferiore ai 2 MB)
2. lui inoltrerà al commerciale le immagini
3. il commerciale valuterà il danno e invierà un preventivo
4. se accetterò il preventivo, dovrò pagarlo anticipatamente
5. dopodiché Dell manderà il corriere per il ritiro
7. se ci sono altri danni altro preventivo
8. accettazione e riparazione oppure ritorno del pc così com'è e cazzi miei
9. nel giro di due settimane il pc è a casa mia come nuovo

Il pagamento anticipato mi ha lasciato più di qualche dubbio ma decido di attendere il preventivo che non tarda ad arrivare: dopo 2 giorni mi arriva la email con il file .pdf che mi porta il contro di €260 + IVA per un totale di €312!!! Madoscaputtana (no, l'esclamazione esatta è stata ben diversa ma non si può scrivere, in Veneto è molto in voga affiancare divinità ad animali, ecco....). Che faccio? Non si accende e non so se ci sono altri danni... Fosse solo questo, potrei anche pensarci. Però, in un baleno mi balena l'idea di chiedere al gentile sig. Franco, vicino di casa esperto del settore, visto che si occupa di riprese e di riparazioni di videocamere, televisori e correlati.
Il giorno dopo vado da lui: il suo piccolo studio pare una stanza di regia piena di cavi borse video e computer.
Ci mettiamo all'opera: occhialini, lente d'ingrandimento e pinzetta. Silenzio per i primi minuti.
Poi l'esito che si mostra ai miei occhi: schiacciando l'estremità del filo dell'accensione, il contatto accende il pc! Funziona! Si accende e non ci sono altri problemi. E già questo è bene. Molto bene.
Ora non ci resta che capire se è possibile rimettere le viscere al loro posto. Colla li, aspettare 24 ore, poi pulsante la, contatti e piastra d'accensione sotto, un altro filo di colla e poi reincastrare la cornice del video. E pazienza se alla base della cornice ci sono delle crepe!
Adesso il pc è ancora sbudellato e c'è la colla sull'anello dell'accensione, domani o magari più tardi sistemerò il resto.
Grazie a Franco ho ancora in tasca €312,00 e la disponibilità del pc.

Esperienza # 2
Preferisco lo stile sportivo e per tutti i giorni preferisco usare orologi leggeri e digitali. Visto che poi vado a correre o in bici (bhè ho appena iniziato) allora mi va benissimo un Suunto T4, cardiofrequenzimetro che mi hanno regalato i miei genitori il Natale del 2008. Felicissimo, quello che volevo e che mi serviva, un portento, garantisco. Tu imposti i tuoi dati fisici le volte che pensi di allenarti e lui ti calcola il limite massimo del battito cardiaco, la tua classe di allenamento e ti propone un piano di allenamento. Altro che personal trainer, questo è un allenatore al polso! Solo una cosa: avrei preferito che il vetro fosse più resistente visto che facendo il letto - sì la mattina se non sono di fretta faccio il letto, sorpresi? - ci ho preso dentro col quadrante gigante nel muro. Ho espresso tutto il mio disappunto e dispiacere con una imprecazione, giusta accoglienza per il bambin Gesù nel giorno del suo 2008° compleanno.
A parte questo (e numerosi altri strisci, ma ho saputo che è un fatto comune a tutti i possessori di Suunto, imprecazioni comprese) funziona benissimo. Avendo tante funzioni le batterie non hanno una durata molto lunga. In 1 anno e 8 mesi le ho cambiate due volte, l'ultima pochi giorni fa.
Cazzo (esclamazione che mi nasce spontanea al pensiero di quello che sto per scrivere)!
Contemporaneamente alla carica delle batterie, mi sono anche accorto di aver perso due viti nella parte inferiore della cassa, per intenderci nel lato a contatto col polso.
Non ho idea di come sia successo! Mi sono accorto perché sentivo la parte ballare. Ho girato l'orologio e mi sono accorto dei buchi (bu...) scoperti. Pensavo anche che la mancanza delle viti potesse causare un contatto più leggero della batteria che per questo risultava scarica.
Nel frattempo, dopo un allenamento, risciacquo il Suunto per togliere il sudore, un attimo sotto il rubinetto. 10' dopo di accorgo che il quadrante è vuoto! Non si legge niente... Cazzomerda (non nel senso di "guardailmare" in finlandese, ma nel senso di esclamazione cattiva!)
Di solito tiro su l'orologio quando mi lavo le mani anche quando è integro, ma stavolta dove pulirlo, anche in modo superficiale. Lo so lo so lo so, l'ennesima cazzata!
A casa fa un po' di condensa nella parte bassa, così ci sparo un po' di aria calda col phon perché si asciughi. La mattina dopo non c'è più ma rimane sempre spento.
La sera esco da lavoro come un missile e cerco viti e batteria. Problema reperibilità. Al negozio specializzato non hanno l'una e l'altra! Devo aspettare. Gli orologiai del centro di Vicenza nemmeno, anche se sono rivenditori. Una ragazza mi dice che ordinerà le viti ma non sa quando potranno arrivare (...).
Allora vado dall'altra parte della città dove è stato comprato l'orologio. Trovo la batteria (una semplice a bottone, mica una all'uranio!) però non sono autorizzati a sostituirle. Come espressa indicazione del libretto delle istruzioni simil Bignami, esse devono essere sostituite da personale esperto. Credevo lo fossero anche loro. Rifaccio il percorso contrario e torno al negozio specializzato raccontando una balla al ragazzo dicendogli che ce ne avevo una a casa. Lui senza dire niente me la cambia con destrezza e facilità. Ora il quadrante è acceso ma monco: al posto dell'ora e della data ci sono dei puntini. La parte superiore del quadrante non si vede! Porca....
Ringrazio il ragazzo e corro a casa. Chiamo il centro assistenza Suunto 24 ore su 24 come l'ACI: mi risponde una bellissima voce femminile anglo-italiana. Risparmiando i complimenti, le spiego le dinamiche. Per le viti me lo possono inviare anche subito (la madosca!), per il problema del quadrante (...ho omesso l'acqua, ma sì!) dovrei inviarlo al centro riparazione in Finlandia.
Se è in garanzia nessun problema (=costo). Ma, essendo un regalo, non ho lo scontrino (anche se dovrei). La garanzia dura due anni. Avrei ancora quattro mesi di tempo. Ma senza scontrino jobe. La gentile ragazza ricava la data di produzione dal numero di serie: 2007. Niente nemmeno per di qua!
Dovrei mandarlo in Finlandia, aspettare l'ispezione e il preventivo (impara, Dell!)  e nel giro di 3 settimane ho di nuovo il mio T4 a posto. Se non lo accetto devo comunque pagare €30 per la spedizione e l'ispezione. 
Merdablù! Intanto mandatemi 'ste due viti, poi spero si asciughi l'umidità!

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