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Non si molla fino al fischio dell'arbitro

Sto pensando a quei giornalisti che avevano già pronto il pezzaccio sulla finale di Champions League tra Barcellona e Ajax, ricco di slinguazzate al tichi-taca, al dio Messi, al calcio olandese libero giovane e fricchettone e forse aspettavano solo di cliccare su Pubblica o Invia per spedirlo alla redazione.
E invece... e invece forse man mano che il tempo trascorreva hanno iniziato a riscriverlo daccapo. Perché nel calcio, come tutti gli sport, la parola fine arriva solo all'utlimo soffio dell'arbitro. Liverpool - Tottenham se la sono meritata tutta. Due rimonte possibili per quanto incredibili, entrambe hanno ribaltato un 3 a 0. I Reds hanno avuto 90 minuti di tempo per fare quei 4 necessari e i tifosi del Liverpool ne sanno qualcosa di rimonte pazzesche, dallo 0-3. Cose turche! E guarda caso - si fa solo per dire - Wijnaldum ha marcato la doppietta ai minuti 54 e 56 che sono poi gli stessi dei gol di Gerrard e Smicer nella finale di Champions League del 2005 contro il Milan.
E inoltre ha battuto 4-0 una squadra che fino a poco prima dell'inizio della partita era considerata imbattibile, che li aveva demoliti all'andata (anche se sono più convinto sia state più le colpe dei giocatori di Klopp), che ha Messi che nessuno riesce a fermare. Ed era senza giocatori fondamentali come Firmino e Salah. Ecco. Due gioielli dell'attacco di Anfield. Ma se non sono i giocatori, è Enfield la forza del Liverpool. This is Anfield  è la scritta posta sopra l'ingresso dei giocatori al campo. Un monito per gli avversari, stanno per entrare nella selva oscura. Un incoraggiamento per i padroni di casa, che sanno di avere dalla loro parte uno stadio tutto per loro e che non li mollerà mai. Mai.

Gli Spurs hanno girato la partita in meno di un'ora perché Ziyech aveva infilato il 2-0 al 35°, portando il risultato complessivo sul 3-0 per l'Ajax complicando moltissimo le cose per la squadra di Pochettino. Anche a loro mancava il calibro grosso davanti, visto che Kane è ancora infortunato. Ma se non c'è lui ci pensano gli altri. Ci ha pensato Lucas Moura.
Li avete visti bene i primi 2 gol?
Nel primo ha recuperato 3 metri di svantaggio sull'avversario ma è arrivato prima di lui sul pallone e ha segnato. Nel secondo ha recuperato palla, l'ha difesa, ha cercato lo spazio per tirare e ha segnato. Ci vuole una certa qualità, quello sì, ma questa si chiama soprattutto fame, determinazione, voglia di arrivare primo di vincere, è crederci finché non si ha più forze.

Non penso che queste due semifinali abbiano cambiato il calcio o la Champions League. Casomai ci hanno detto come affrontare le partite. Nel calcio puoi avere i piedi migliori di tutti, ma se dietro non hai una squadra che ti sostiene (andatelo a chiedere a un portoghese qualsiasi) non vinci una pippa. O al massimo lo scudetto. Puoi essere considerato il dio del calcio, ma se tu e i tuoi compagni entrate in campo con la testa da tutt'altra parte, ne prendi 3 come niente e del quarto nemmeno ti accorgi perché chissà a cosa cazzo stavi pensando invece di evitare di fare la figura di merda del secolo. Carattere, determinazione, forza di volontà, organizzazione (spesso) contano più dei piedi.
Liverpool e Tottenham lo hanno dimostrato, magari ne paga un po' la qualità che può essere trascurata, ma non dimenticata.
Puoi avere un armadio di palloni d'oro ma se in campo ti trovi contro Origi che non ha vinto una cippa e ha fame e tu non sei concentrato o non hai la determinazione giusta alla fine perdi. Puoi essere la squadra rivelazione che tutti celebrano perché ci si stupisce di chi fa bene il proprio lavoro senza pensare che nessuno è imbattibile, ma se gli ultimi minuti non tieni mentalmente ti fai infilare da uno che sembra un magazziniere extra comunitario conosciuto in cooperativa.
Il bello del calcio è anche questo. A volte vince chi ha più voglia e ci crede di più. Il più umile sul più esaltato (capitelo come vi pare, fa lo stesso).

 Se penso che il presidente del Tottenham è Daniel Levy, ex manager del Vicenza Calcio dopo l'era d'oro di Pieraldo Dalle Carbonare, sto male. Spesso mi chiedo cosa sarebbe successo, dove sarebbe e come il Vicenza Calcio se la vicentinità non avesse costretto la proprietà inglese a fare le valige. Ma anche questo è un altro discorso, molto doloroso.

 Adesso si parlerà di calcio inglese fino allo scioglimento degli zebede. Visti gli allenatori e i giocatori stranieri però, credo sia più corretto dire 'sistema calcio inglese', fatto di stadi che rendono tantissimo, da incassi da merchandising ufficiale (e non quello tarocco delle bancarelle che si sono fuori dai nostri stadi pericolanti) e da sponsorizzazioni decine di volte quelle dei nostri club, che permettono una gestione societaria più sicura e forte. Non voglio parlare di numeri, quelli li trovate su siti dedicati al business sportivo. Ma ancora una volta, di organizzazione, gestione, questa non è sportiva ma manageriale. Non penso fossero stati in molti ad aspettarsi una finale inglese.

Le squadre inglesi non mollano mai, aspettiamoci una finale infinita.

Nigel Farage avrà un crampo alla mandibola a forza di sghighanzzare e chissà non gli sia partito un elicottero. Theresa May invece me la immagino con un espressione d'orgoglio, magari dopo aver fatto il gesto dell'ombrello all'Europa.
Aspettando Arsenal e Chelsea in Europa League, anche sul campo da calcio, l'Inghilterra tiene l'Europa per le palle.

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Gioire per una vittoria, piangere per una sconfitta

Al Bernabeu la Juventus si avvicina al miracolo. Poi a 30 secondi dal fischio finale il rigore a favore del Real Madrid che sveglia bruscamente tutti gli juventini. Non c'era modo peggiore di uscire così dalla Champions' League.

Scrivo secondo rabbiosa coscienza

Ho aspettato un po' prima di scrivere di Roma-Barcellona. Volevo individuare un particolare e ricamarci su un po'. Questa volta scrivo subito dopo Real Madrid-Juventus, scrivo di getto a caldo seguendo più che quel flusso di coscienza quella rabbia che mi scorre bollente nelle vene. Anche perché non ho un amico al mio fianco con il quale commentare la partita bevendoci sopra qualche birra. Non è un segreto, ve l'ho già detto qual è la mia fede calcistica e probabilmente penserete che farei meglio a guardare qualche puntata di Trollhunter con un bicchiere abbondante di Laphroaig per quietarmi. Chissenefrega. Questa volta non lascio passare il tempo per riflettere e mi butto a capofitto. Scrivo mandando a fanculo la ragione e sostenuto dall'istinto perché le vere parole nascono così e richiedono di respirare. Se poi un giornale di musica paga un giornalista di cinema per scrivere di moto perché io non posso scrivere gratis di quello che mi pare? Ma questo non c'entra niente.

Real Madrid - Juventus, non poteva esserci modo peggiore

La Juventus doveva compiere una impresa: capovolgere il risultato della partita di andata, persa a Torino 0-3. E ci era quasi arrivata, mancavano 30 secondi per continuare a sognare altri 30 minuti, che avrei sostenuto con tanta fatica. Il Real con la preziosa e fondamentale collaborazione del signor arbitro, l'inglese Oliver, ha posto fine alla mia sofferenza (era da Berlino 2006 che non stavo così  male davanti una partita). Ho iniziato la partita senza speranze. Si sono riaccese dopo 2 minuti e intensificate poco dopo mezz'ora. Sono diventate molto concrete dopo un'ora. Un climax travolgente che non mi sarei mai aspettato. E poi, all'improvviso, dal nulla, un dito che indica il dischetto. Non mi sono neanche accorto cosa era successo. Il replay mi ha fatto vedere un giocatore che inizia a piegare le gambe prima di venir toccato, purtroppo da un Benatia che è arrivato peggio di come facevo io nei principali campi del calcio dilettantistico veneto. A velocità normale non ho battuto ciglio, al rallentatore il dubbio non mi ha neanche sfiorato. Molti si sono chiesti "ma come si fa a lasciare l'avversario solo in mezzo l'area di rigore?" ma anche "ma come si fa a subire un lancio così?" a pochi secondi dalla fine quando si dovrebbe rimanere attaccati agli avversari con l'Attack evitando l'inevitabile.
E invece è proprio il più classico degli errori, perché si deve fare di tutto anche per evitare di instillare il dubbio al direttore di gara e della tua intera stagione. E quando giochi contro il Real Madrid o il Barcellona, il dubbio non esiste e tutto è certo.
Rigore al 93°. 

Potevo vedere la Juve eliminata in tanti modi.Potevo vedere la Juve eliminata in tanti modi. Ero pronto a prenderne altri tre, riconoscendo la superiorità avversaria.
Ma no, non ci poteva essere modo peggiore. 
Poteva segnare Ronaldo con un'altra rovesciata o Isco con una bella serpentina o con Bale che semina Lichtsteiner mulinando le gambe facondo invidia a Bip Bip. Aspettavo di prendere il colpo, quello di bravura di uno degli assi delle merengues. Invece a 30 secondi dal termine dei tempi regolamentari ecco l'episodio che tanto cercato. Per tutta la partita i giocatori del Real hanno scambiato l'arbitro per un disc jockey chiedendogli  ad ogni contatto la combo punizione+giallo. Ottenendola puntualmente. Ronaldo ci aveva già provato a tuffarsi in area, anche in modo palese e uscendone sempre indenne salvandosi dall'ammonizione per simulazione. Penso a quello che hanno vissuto i giocatori della Juve, non solo oggi ma per l'intera settimana: dedizione lavoro concentrazione. Tutto andato in fumo per un probabile rigore.

Gioire per una sconfitta, piangere per una vittoria

Dopo una rimonta così, fa malissimo questo sgambetto. Ronaldo non è Icardi che sensibilmente caccia fuori il gol della vittoria nel derby a porta spalancata. Ho provato una rabbia immensa vedendolo gioire togliendosi la maglia (ovviamente senza essere ammonito). Pensavo che avrebbe dovuto spedire il pallone in curva per giocarsi i supplementari. Quasi sicuramente Benatia e Pjanic sarebbero stati espulsi e lui avrebbe fatto una doppietta. Il Real Madrid gioiva per una (non) sconfitta mentre la Juventus piangeva la vittoria più amara della sua storia (almeno credo!):  vincere al Bernabeu 1-3, pareggiare una situazione sbilanciatissima fuori casa ma alla fine tutto è inutile, non serve a niente. Mr. Allegri dice che sono usciti a testa alta mentre per me sono usciti bastonati. Due volte tra andata e ritorno.

L'ipocrisia del tifo

Martedì sera c'erano oltre 56 milioni di italiani con la maglia della Roma addosso (tranne i laziali). La sera dopo molti di loro sono stati svelti a sfilarsela per sfoggiare ripetitivi sfotto ai rubentini. E non vedevano l'ora, loro che durante la settimana sono liberi di andare a giocare a calcetto perché hanno disdetto la pay-tv da più di qualche anno. Oltre alla beffa degli ultimi 30 secondi mi stanno già sul c***o gli sfottò di tutti quelli che si sono dimenticati di essere "sportivi" ma non si essere anti-juventini (è davvero pessimo essere contro qualcosa!). Basta! Mi sembra che ci sia stata una condanna e che sia stata anche scontata in modo dignitoso e che dopo qualche anno difficile la società sia tornata a livelli altissimi, mentre le altre la prendono ancora come esempio senza imparare per altro.

Le bastonate fanno risorgere

Non si può non pensare a quello che hanno vissuto Roma e Juve ieri e oggi: un'impresa realizzata e una... sfumata. Però mannaggia la miseria, per quanto bello sarà lo sport in questi casi, quello che fatico a capire è perché ci sia bisogna del miracolo? Vuol dire che è necessario sovvertire un risultato davvero negativo e di compiere qualcosa molto prossimo all'impossibile. Ieri i ragazzi di Di Francesco hanno dimostrato che niente è impossibile (a meno che un arbitro non decida il contrario) e hanno festeggiato. Ma non dovrebbe essere così: non dovrebbe essere necessario prendere degli sberloni alla Bud Spencer per rialzarsi e giocare la partita della vita. Perché Roma e Juve una partita come quella di ieri e oggi non l'hanno giocata una settimana fa?  La domanda più stupida è se la squadra vera è "quella vista all'andata o al ritorno?". Entrambe, purtroppo. Perché se si gioca con la paura e deconcentrati fai le figure della prima partita mentre se si va in campo determinati sicuri e concentrati puoi (non è mica detto e si è visto, porco cane!) vincere alla grande. Guardando la fase difensiva della Juve ho visto che la strategia era l'opposto di quella dell'andata: togliere fiato e spazio al gioco dei blancos, anche alti spesso e volentieri nel secondo tempo rischiano anche di scoprirsi pericolosamente. Mi chiedo perché non lo abbiano fatto la settimana scorsa potendo contare sul fattore campo. Il calcio non è bello, è strano: devi prendere una sberla per reagire e capire cosa vuoi.

Come se ne esce da una batosta così

E questo doveva essere l'argomento principale di questo articolo (o post? Veronica, Riccardo, come si chiamano?). Il nocciolo da estratte e sul quale romanzare le parole. Ma non pensavo di dover mescolare bile. Come se ne esce da una botta così? Se potevo sapere qualcosa, nel mio piccolissimo, di quello che ha provato Manolas tra il suo gol e il fischio finale, in questo caso proprio non so a cosa aggrapparmi. Non perché non ho nemmeno sognato di giocare un quarto di finale di Champions' League ma perché una presa in giro del genere non mi è mai capitata. Sì è vero, una volta sono stato espulso ingiustamente e quell'espulsione ci è costata la partita contro una squadra più blasonata, ma non mi è mai successo di farmi portar via la partita, di veder vanificato un gigantesco sforzo di squadra in questo modo brutale, passando dallo 0-3 al 3-0 e non al Westfalenstadion di Dortmund, con tutto rispetto, ma al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Puoi romperti il crociato ma sai che starai fuori 6 mesi, 4 se sei Roberto Baggio ma lui è unico. Tibia e perone salvo complicazioni 2 mesi non te li toglie nessuno. Uno stiramento richiede un mese se non è di grave entità. Ma in ogni caso stai fuori, rosichi in palestra comunque non giochi e lavori duro per migliorare fisicamente e mentalmente ogni giorno. In questo caso è diverso: questa invece è stata una bastonata sulla schiena e ha fatto malissimo perché domani torni in campo ad allenarti: con che testa prepari la prossima partita? Certo c'è la tensione di un campionato da vincere e una finale di Coppa Italia da contendersi  ma non sai quanto ci vorrà per riprendersi. E quella Champions' League per la Juventus più che un sogno è diventato un incubo, da quando Pavel Nedved non ha potuto giocare la finale - persa - di Manchester passando per tutte le sconfitte che si sono succedute. Come ci si rialza da uno sgambetto del genere, dopo essere stato a un passo dalla leggenda? Dopo una salita spezzagambe la mano era già sulla porta quando questa è svanita nel nulla. Come si fa? Si torna a correre, a lavorare perché questa è una professione che anche se va male per quelli di Vinovo (come di Milanello o di Formello) il ricco stipendio arriva comunque. Però brucia lo stesso. Sono anni che si sbattono per ottenere qualcosa in questa cazzo di Champions' con il fardello di un triplete da ripetere ma una persona ha deciso che tutti gli sforzi sono stati vani e sono terminati adesso. E' il calcio ed è fatto così. Come tutto lo sport di squadra. Ne sanno qualcosa Cecilia Zandalasini e le sue compagne della nazionale italiana di basket, che per colpa di un suo fallo antisportivo inesistente contro la Lettonia, dovranno rinunciare ai mondiali di basket 2019. Devi rialzarti perché hai un lavoro da continuare, un dovere verso la società che ti paga e i tifosi che ti sostengono. Ma anche verso te stesso che ti impegni ogni giorno per raggiungere gli obiettivi. La cicatrice del crociato ti ricorderà di quando il ginocchio ha fatto cronch girandosi improvvisamente mentre tu stavi fermo. In questo caso invece si convive con una ferita invisibile che si rimargina e si riapre a giorni alterni. E la consapevolezza di avercela messa tutta non calmerà alcun dolore. Come la batosta presa all'andata, spero che anche questa serva di lezione. Boskov direbbe che la lezione ha detto che "rigore è quando arbitro fischia" in qualsiasi caso. Come ti rialzi? Con le bave alla bocca, pronto per affrontare una nuova stagione, lavorando per farsi trovare pronto e per evitare di creare qualsiasi dubbio a chi fischia il tuo destino   


PS: come se non bastasse il duello Rossi - Marquez in MotoGP, anche fuori dalle piste la sfida Italia - Spagna è infuocata. Ma non pare giocarsi ad armi pari. 

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Foto di copertina: facebook.com/ChampionsLeague/

Articolo pubblicato su Gushmag.

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Gli ultimi minuti di Manolas

La Roma non ha fatto la stupida e ha battuto il Barcellona di Messi 3 a 0. Non commento la partita che non ho visto ma mi chiedo Manolas...

L'impresa della Roma contro il Barcellona nei quarti di finale di Champions League entrerà nella storia della società ma anche del calcio internazionale. Forse ero uno dei pochi che mercoledì scorso alla fine della partita di andata pensava che c'era più di una speranza per la squadra Eusebio Di Francesco. Il gol di Dzeko al Camp Nou è stato fondamentale, perché in queste partite devi pensare di giocarne una di due tempi da 90 minuti ciascuno. Detta così suona come una banale cazzata.

Andatelo a chiedere ai tifosi romanisti che, se hanno dormito, stamattina si sono svegliati con le guance indolenzite dalla paresi alla Joker dalla quale sono stati colpiti ieri sera e il cuscino zuppo di lacrime di gioia. Non ho visto la partita, ero a casa da solo con la prole e il primo tempo è andato via col bagnetto e il librino da leggere. All'intervallo ho visto il risultato parziale. Sono riuscito per caso a vedere gli ultimi minuti, quelli più bestiali durante i quali tutti i tifosi se non avevano già le mutande sporche avranno avuto i crampi alle chiappe e le mandibole fratturate o le gole arse dai canti e le urla. Temevo in un blitz di Messi ma la fase difensiva della Roma è stata, per quel che ho visto, impeccabile mentre molto meno quella di possesso palla. Due palle perse a fine partita possono essere letali quando ti giochi il passaggio del turno. Ma alla fine è stata festa. Non voglio né posso commentare la partita, perché come detto ero impegnato in altro. Però qualcosa ha colpito la mia attenzione in modo particolare. Anzi, qualcuno e cioè Kōstas Manōlas, stopper della Roma che ha segnato il gol decisivo. Lo guardavo esultare dopo aver infilato la sfera alle spalle di Marc-André ter Stegen con gli occhi spalancati a cercare chissà che chissà chi chissà dove, in percentuali varie di gioia incredulità ed euforia, come tutti i suoi compagni di squadra e tutti i sui tifosi. 


Lui che di professione evita i gol, difende la sua porta, è andato ad attaccare quella avversaria, ha rubato il tempo all'avversario andando incontro al pallone che gli arrivava quasi dritto e lo ha incrociato nel palo più lontano. Il viaggio della palla dalla sua fronte in fondo al sacco è stato un flash ma in mezzo c'era un sacco di cose: fame di vittoria, paura di vincere, speranza, curiosità, caparbietà, desiderio di affermarsi. Un viaggio che ha soffocato il boato dello stadio Olimpico e di tutti gli appassionati di calcio davanti la televisione (perché ieri anche quelli che non lo sono mai stati erano romanisti, ad eccezione dei laziali!). Il colpo che tutti aspettavano, a una manciata di minuti dalla fine. Sono proprio questi minuti che mi hanno elettrizzato: seppur a livelli infimi rispetto a quelli di un quarto di finale di Champions League, so cosa significa essere a un passo da una vittoria sulla quale pochi ci avrebbero scommesso (tra questi pochi un amico, col quale per altro ho condiviso questi momenti sul campo, che adesso offrirà una cena!). E mi sono chiesto, quasi glielo stessi chiedendo direttamente: Sei Kōstas Manōlas, hai appena segnato il gol che qualifica alla semifinale di Champions' League la tua squadra, la Roma, che tutti gli esperti e non del settore davano per spacciata perfino nella fase ai gironi, hai appena messo fuori dalla porta il Barcellona, la squadra più forte del mondo, Andrés Iniesta, Lionel Messi, Luis Suarez, Gerard Piqué, colleghi che una bacheca per loro non basta a raccogliere tutti i trofei conquistati, sei un umile stopper greco e stai correndo in giro per il campo impazzito inseguito da compagni di squadra e dirigenti. Come cazzo la giochi, la vivi, quella manciata di minuti che manca al primo dei tre fischi dell'arbitro? Lo so mica ci sei solo tu in campo, ce ne sono altri 10 ma tu Cristo Santo ma sei l'eroe della serata, sei entrato nella storia dell'AS Roma, te ne rendi conto? Nemmeno la leggenda Francesco Totti era stata capace di tanto! 

 
Manolas ha appena deviato in porta il pallone del 3-0.
Fonte: facebook.com/ChampionsLeague/ 

Te ne rendi conto o l'adrenalina che ti è esplosa nelle vene ti ha mandato in trance agonistico? Mancano 7 minuti più recupero e stai trattenendo una crisi di pianto isterico, ogni palla che passa per i piedi di Iniesta e Messi è potenzialmente fatale, il tuo stomaco sobbalza le tue gambe sono due colonne doriche (o preferisci ionicche? Meglio corinzie? Vedi tu che sei greco!). Non vedi l'ora che l'arbitro fischi, quei minuti finali sono un'agonia, come fai a rimanere concentrato e mantenere la lucidità di non sbagliare una palla una diagonale un contrasto a non farti trasportare dall'entusiasmo e a spingerti oltre? Il ruolo dell'eroe di solito è del centravanti, di Dzeko di El Shaarawy, o ci si aspetta un colpo da Nainggolan (ma è stato sostituito da quel pazzo di Di Francesco con El Shaarawy, un centrocampista seppur offensivo per un attaccante, mica un cambio banale se sei la Roma e ti giochi una semifinale contro il Barcellona) o la resurrezione di Schick. Invece no, come il migliore degli outsider, sei sbucato tu e ci hai messo la capoccia che a Roma piace tanto. Mi hai ricordato il tuo connazionale Traïanos Dellas e il suo gol alla Repubblica Ceca nella semifinale dei campionati europei del 2004: anche lui eroe indimenticabile per averci messo la testa su un calcio d'angolo. E guarda il caso, anche lui al tempo difensore dell'AS Roma. Hai fatto piangere tutti ieri: i tifosi della Roma ma anche quelli del Barca (forse anche quelli della Lazio). Tutti ti ricorderanno, nel bene e nel male. Come hai fatto a gestire quegli interminabili minuti solo tu lo sai. Io posso saperne qualcosa nel mio piccolo, posso immaginare perché le sensazioni possono essere simili ma il confronto è penoso. Poi non potevi più trattenerti e sei crollato lasciando andare quel pianto isterico di gioia ed incredulità. Adesso avete battutto il Barcellona, gli avete dato 3 sberle. Complimenti! Però questa impresa non può rimanere un'autocelebrazione fine a se stessa però, sarebbe un peccato.


 
L'esultanza euforica dopo il gol decisivo di Manolas. 
Fonte: facebook.com/ChampionsLeague/   

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Articolo pubblicato su Gushmag

Foto di copertina: facebook.com/ChampionsLeague/

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La sopravvalutazione del calcio italiano

Juventus - Real Madrid 0 - 3. Un risultato che fa malissimo. Una vergogna negli annali del club di Torino.
La Juve ha perso e male in casa contro il Real Madrid la partita di andate dei quarti di Champions League. Un risultato che non concede repliche.
Tra il serio e il faceto il giorno del sorteggio speravo di prenderne meno di 10 tra andate e ritorno. 

Giocare la partita di andata in casa è delicato ed è fondamentale non prendere gol. Infatti dopo 3' è stato subito suicidio! Nemmemo quel tamarro col 7 che vaga per il campo fosse Cristiano Ronaldo, perché stare addosso a lui invece di quel manzo franco algerino di Benzema? 
Dopo 3 minuti la strada giusta era inevitabilmente presa, in discesa, coi freni rotti: contro il Real non sei sicuro di passare il turno nemmeno se vinci 2 a 0 in casa perché al Bernabeu è durissima, figurati se prendi un pero! 
Quando poi la Juve è rimasta in dieci la strada era ben avviata ma incredibilmente Ronaldo e company si sono divorati un paio di gol.

Ad un certo punto del primo tempo i giocatori del Real davano l'impressione - bhe, la dava di più l'arbitro - di poter tranquillamente giocare indistintamente a pallamano pallavolo pallacanestro e se continuava a diluviare anche a pallanuoto. E pensavo ancora al ritorno al Bernabeu.
Ho una mia filosofia da quando facevo il calciatore dilettante professionista. E cioè, che quando sei tu per primo a sbagliare, è del tutto inutile prendersela con quello che dirige la partita perché non è colpa sua se sei tu a sbagliare, a fare falli stupidi, a mangiarti gol, a fartela nelle mutande.
Ronaldo e tanti dei suoi compagni di squadra, ma lui più di tutti, hanno già avuto un dono. Un talento. Se poi ricevono altri regali come quello della massima libertà in mezzo l'area di rigore, la tua generosità è inesorabilmente la più grande boiata che un calciatore può fare.

La rovesciata di Ronaldo è stata splendida. Ancora di più gli applausi degli spettatori. E cosa vuoi farci. La rovesciata poi è la rovesciata. IL gol, IL gesto del calcio. Certo che però spesso succede se dai all'avversario un aeroporto per farla. Se poi lo lasci a uno come lui, ciao!

Eppure, sotto di un gol, l'undici di Allegri pareva potesse giocarsela contro i Galacticos che da esperti compassati hanno saputo contenere gli sfoghi disordinati e a ritmi troppo alti dei bianconeri. Così Diego Costa non ha trovato uno spazio per imbucarsi, a Dybala giravano le palle (le sue, quelle un po' più in alto di quelle che aveva tra i piedi. Bhè si poi se le è ritrovate li anche quelle...) e Chiellini è andato in sbattimento.

L'espulsione di Dybala è la ciliegia sulla torta. Il bambino deve crescere. Oggi ha avuto una grande lezione da Ronaldo ma chi lo sa se ha imparato qualcosa!?
Se non viene convocato in nazionale argentina un motivo ci sarà. Non mi ha mai convinto. La sua sopravvalutazione (da parte di media lacchè e tifosi col prosciutto negli occhi) dimostra la qualità del campionato italiano e cioè scarsa. Se poi metti De Sciglio contro Ronaldo e Marcelo, sorridendo pensi: "Ma dove vuoi arrivare?" [semi cit.]
Dopo il passaggio del turno di Juve, Real e Lazio, i giornalisti italiani (gli stessi di Dybala eh!) elogiavano il calcio nostrano parlando di riscatto dopo la mancata qualificazione ai mondiali. Ma non hanno contato i calciatori autoctoni in campo. Pochi. E poi piangono perché quest'estate non andranno in Russia spesati dai loro datori di lavoro. Chissà perché eh?! 

Quando giochi e perdi (male) contro Real, Barcellona, Bayern spero sempre che si impari qualcosa. Invece mi pare di no.
Direi che andare a Madrid è superfluo. Si può fare a meno di disturbare il custode del Bernabeu, avrà anche lui diritto di andare al cinema una sera, forse anche a Madrid di mercoledì costa meno?!


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Coppa d'ansia


Ok, la Juventus è il club più forte d'Italia Lo ha dimostrato ieri sera vincendo la terza Coppa Italia consecutiva (non la chiamerò mai col nome dello sponsor, come lo Scudetto!) con un gioco completo, ampio e sicuro, non sempre veloce ma la Lazio, in casa sua, è rimasta a guardare la palla che girava, tanto per dire. 
Aspetto di scoprire se è anche la squadra più forte d'Europa. 

Lo dico senza ipocrisia e con tutta onestà: della tripletta (in Inghilterra dicono "treble", in Italia diciamo "triplete" - e "remuntada" - perché l'Inter ha battuto il Barcellona in semifinale?) mi frega poco! 
Immagino che i gufi abbiano dovuto cancellare dai loro pc e smartphone meme e altre monate del genere sulla mancata tripletta per sostituirli con quelli per la notte del 3 giugno, ma baratterei Scudetto e Coppa Italia per quella coppa che ha vinto solo due volte. Pochissime in confronto agli Scudetti che si è cucita sul petto.

La finale di Champions League per ogni juventino è un'ansia, soprattutto pensando a come ha vinto le uniche due volte: grazie a un rigore inesistente in una serata tragica dopo una partita che non verrà mai ricordata per il risultato e ai rigori praticamente in casa (all'Olimpico di Roma). La Juve detiene il record di sconfitte in finale per il quale c'è poco da bullarsi al bar con gli amici.
Vorrei riuscisse a vincere al massimo nei centoventi minuti di gioco senza dover dimostrare di saper calciare un pallone fermo a undici metri dalla porta. 
Arrivare in finale non è importante, l'importante è vincere la finale è una frase banale  ("La vittoria è l'unica cosa che conta" è una citazione made in Juventus). Come quando giocavo a calcio, non mi accontento mai e oltre che vincere, preferisco anche in un certo modo.

Le finali che mi sono piaciute sono state quelle del Milan: nell'89 contro la Steaua Bucarest a Barcellona, nel '94 contro il Barcellona a Atene, due vittorie per 4-0 ma anche il primo tempo della finale del 2005 a Istanbul contro il Liverpool per poi riprendersi la rivincita due anni dopo ancora ad Atene. Sempre Milan e sempre esempi di calcio. Quelle sono vittorie che danno soddisfazione.

Lo so che le finali sono partite difficili, la tensione ti taglia le gambe a discapito del gioco e contro il Real Madrid sarà difficilissima.
Scrivo a titolo personale, immagino ci siano persone contentissime di vincere qualunque sia il modo ma credo che molti tifosi juventini la pensino come me e desiderino una vittoria come quelle descritte sopra. 
Serve anche alla Juve per affermarsi come il club più forte. Non basta dimostrarsi all'altezza del Real Madrid arrivando ai rigori, serve vincere con autorità. 
Ieri sera ne ho vista in abbondanza, a parte i soliti minuti finali di rilassamento precoce da far saltare i nervi.
Sabato 3 giugno posso accettarli, ma solo se quella coppa poi viene a Torino!
Come ormai scrivo da un po', parafrasando l'hashtag ufficiale, fino a quel giorno e cioè fino alla finale, #finoallafinemaninellepalle!

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Ciao Milan

Vi avevo già straziato l'anima con la storia delle tradizioni italiane, cancellate per fare posto a quelle straniere, vero!?
Dopo quelle, nemmeno il club italiano più titolato in Europa è più italiano: finalmente (?) dopo tante clausole oggi c'è stato il closing. Cioè il Milan è stato venduto da Berlusconi a un gruppo cinese. 
Il freddo comunicato stampa è online nel sito del Milan.
Che mestizia.
La mia passione per il calcio è nata con altri colori ma con il Milan italiano di Silvio Berlusconi e con soli tre stranieri, e che giocatori!
Adesso la mia passione per il calcio si sta spegnendo travolta da troppi interessi che mettono a bordo campo il pallone che rotola.
Sono un palloso nostalgico, quello che c'è stato prima di solito è meglio di quello che abbiamo adesso. Sarà forse l'iniziale diffidenza e fatica ad abituarsi. 

Ricordo i mercoledì sera di Coppa Campioni: erano speciali perché poteva stare sveglio per 90' in più. 
In panchina c'era Arrigo Sacchi con i suoi occhiali alla Top Gun e di fianco l'onnipresente Ramaccioni con i suoi baffoni in abiti sempre eleganti. 
In campo davanti a Giovanni Galli c'erano suo fratello Filippo con Tassotti Costacurta e Maldini diretti da Franco Baresi (tra poco piango, e pensare che sono gobbo...), a fare filtro e gioco davanti a loro Bubu Evani con Rijkaard Carletto Ancelotti Donadoni e Colombo e a far cagar sotto le difese avversarie Gullit e Van Basten. 
In tribuna di fianco a quella di Berlusconi, la pelata di Adriano Galliani e la faccia di pietra di Ariedo Braida.
In quegli anni la Juve faceva schifo e io vedevo questa squadra sgretolare il Real Madrid di Sanchis, Michel, Martin Vazquez, Butragueno e Sanchez. Come non innamorarsene?
Ha vinto due Coppe dei Campioni grazie a uno scudetto.

Il Milan, quel Milan, sono le sere di fine estate passate a casa dei miei amichetti a mangiare pizza e bere the davanti la tv per vedere le finali di Super Coppa Italia, sempre col Milan.
Oppure le nostre sfide a calcio, in zona verde, simulando le sfide di Coppa Campioni. 

Quel segno a V sulla rotula sinistra me lo sono fatto un tardo pomeriggio di un mercoledì di fine maggio. 
Giocavo a calcio coi miei amichetti e stavo in porta. Dopo una parata mi sono alzato e Matte mi guarda bianco in faccia indicando il ginocchio e avendo la forza di dire solo: "Ale il ginocchio!". Abbassai lo sguardo e vidi la tibia ricoperta di sangue. Non sentii male, nemmeno mi ero accorto che il cinturino di metallo dell'orologio di era infilzato nella pelle del ginocchio. 
Scoppiai a piangere per lo spavento e andai subito a casa. Dolore niente.
Come al solito mio papà mi seppe calmare e intanto io ero già preso da quel lembo di carne che si alzava. Un po' di disinfettante e poi mio papà che dice "Andiamo al pronto soccorso!".
A quel tempo avevo già avuto delle esperienze in ambito di PS. Non ne volli sapere: "Col cavolo! Stasera c'è la finale di Coppa Campioni, non me la voglio perdere!".
Quella sera, era il 24 maggio 1989, il Milan si portò a casa la sua terza Coppa dei Campioni dando quattro pere alla Steaua Bucarest, grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten. Nella semifinale di ritorno aveva battuto il Real Madrid per 5-0.

Adesso non è gestita che da un gruppo cinese mal identificato.
Una volta (quello che era ieri oggi è già diventato "una volta"!) si sapeva chi era il presidente, il direttore generale, il direttore sportivo e il team manager del Milan. Una squadra fantastica che ne gestiva un'altra ancora più fantastica.
Ma quali anni d'oro del grande Real! 
Quelli erano gli anni splendidi di un club fortissimo dentro e fuori gli stadi, che vinceva e giocava anche bene.
Purtroppo donne e politica hanno costretto SB a ridurre di molto il budget per il Milan e questa è stata l'inevitabile fine.

Che mestizia. 
Non so se sono più triste perché svanisce un pezzo della mia gioventù e faccio fatica ad accettarlo o per il fatto che non c'era alcun (imprenditore) italiano capace di acquistare e gestire l'azienda sportiva Milan.
La squadra di Rivera, Nereo Rocco, Baresi e Maldini, di Farina e Berlusconi adesso è in mani cinesi (comunista, glielo hanno detto a SB?).
Sarà che le cose cambiano, non sempre in meglio e che non sempre ci si abitua facilmente.
Spero ritorni presto un altro Milan. Ma chissà se a me ne importerà ancora qualcosa.

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SuperLega Europea

Non sto immaginando un nuovo partito fondato da Matteo Salvini e Marine Le Pen. Roba da brividi e da farci scappare dal vecchio continente di fretta.
Molto più banalmente, si tratta di calcio: di quella competizione europea tra top club come Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Manchester City, Liverpoo, Arsenal, Chelsea, Paris St. Germain e Bayern Monaco (e Juvenuts, Milan, Inter, Roma e Napoli? Ah, già solo i top club europei...).

Una volta esisteva e si chiamava Coppa dei Campioni ed era riservata solo ai club che vincevano il proprio campionato nazionale. 
Poi però è stato deciso di allargarla, per giocare più partite e fare più soldi, alle seconde, terze e talvolta quarte classificate di ogni campionato, previa qualificazione a turni preliminari, da giocarsi con diretta tv venduta al migliore offerente che di solito sempre il solito, a discapito dei vincitori di alcuni campionati ritenuti inferiori che ne avrebbero più diritto, essendo più champions di un secondo arrivato.

Dopo aver visto il ritorno degli ottavi di finale di Champions' League tra Bayer Monaco e Juventus, non vedo l'ora che la facciano.
Una direzione di gara a senso unico, con piccoli gesti a far da contorno ad uno mastodontico (il gol valido annullato a Morata), che sembravano far intendere ai giocatori ed ai tifosi della Juve di essere degli intrusi di dover togliere il disturbo perché la coppa è una cosa che non li riguardasse. Mi sono già espresso in merito e non voglio dare la colpa all'arbitro né alla politica. Però la sensazione che ho avuto è stata di non potercela giocare alla pari.

E allora che si faccia questa nuova coppa tra ricconi, sceicchi tycoon magnati e magnaccia che non hanno alcuna cultura calcistica ma che avranno i loro interessi se investono nel calcio e non solo perché non hanno niente altro di meglio da fare.
L'idea della Superlega Europea l'ha concepita infatti un miliardaio americano, tal Stephen Ross proprietario dei Miami Dolphins, franchigia di football americano e i cinque top club inglesi vorrebbero realizzarla. 
Perché vogliono evitare di fare brutte figure contro club dal budget minore alla faccia del ridicolo fair play finanziario.

Lasciamogliela creare la competizione privata priva di storia e leggenda e lasciamo che siano gli altri club a farle.
Il calcio vero non è quello acquistato da uno sceicco né da un magnate del gas russo in cambio di chissà cosa, ricoprendo di milioni di euro presunti campioni ed ammazzando la concorrenza lo spettacolo ed il divertimento con 8 partite/2 mesi di anticipo. La Ligue 1 se non è un campionato falsato è un campionato falso! 
Non me ne frega più di niente di quel tipo di calcio.
Mi piace il calcio dove il Leicester ed il Tottenham (s)battono ed umiliano i top club miliardari.
Dove il Vicenza Calcio vince la Coppa Italia e riesce ad arrivare in semifinale di Coppa delle Coppe.
Dove a Davide viene data una opportunità per battere Golia.
E tutti piangono increduli di gioia.
Tifando per uno sport e non per una squadra.
Oggi siamo tutti tifosi del Leicester. O del Sassuolo. Finché riusciranno a mantenersi in altezza.

Non basta avere la montanga di soldi di uno sceicco un magnate un tycoon per essere un top club. Il Milan potrebbe non partecipare alla Superlega. Ma di sicuro ha più storia fascino e vittorie del PSG o del Man City messi insieme. Ha una bacheca con almeno 7 coppe a confermalo.
 

Non so cosa sia peggio. Se la coppia Salvini/Le Pen o l'orgia di miliardi di euro.

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Al netto

Scrivo a caldo subito dopo 2 ore (210 minuti, 3 ore e mezza tra andata e ritorno! Immaginate la birra bevuta in tutto questo tempo!!!) di Juventus - Bayern Monaco, ottavo di finale di Champions' League.
E non è facile contenere emozioni piuttosto deprimeti dopo 90' di euforia pura. O, meglio dire, 45 minuti di euforia, altri 45 di illusione ed 1 minuto di incarognameto che ha portato una inevitabile rabbia.
Ma, al netto delgi errori arbitrali, ritengo sia finita in modo giusto.
Perché si sono concessi spazi che non si possono concedere. 
Perché su 180 minuti a disposizione se ne sono giocati la metà: 45 all'andata e 45' al ritorno.
Perché, come quando ero un misero calciatore dilettante, analizzo la partita pensando a quello che avevo/avevamo fatto e dato in campo. Un arbitro può non fischiare un fallo a 80 metri dalla tua porta ma non penso possa essere determinante se concedi lo spazio all'avversario. Almeno, non se sei Leonardo Bonucci, colonna della difesa della Juventus e della tua nazionale, col culo leccato da tutti i giornalisti italiani e di fronte ti trovi tal Kingsley Coman, scarto del tuo club, un quarto della tua esperienza professionale (classe 1996, 20 anni a giugno), ignorato dal tuo allenatore e dalla stampa del tuo paese e gli lasci lo spazio per avanzare per entrare in area per trovare il piede giusto per calciare per segnare. 
Perché ti stai giocando un ottavo di finale di Champions' Leauge, il torneo di calcio per club più importante d'Europa, che il tuo club non vince da 21 anni, che ha più sconfitte in finale che vittorie, che ti ha visto in finale l'anno scorso e per queste ed un altro pacco di ragioni devi avere una fame di vittoria incredibile tale da non lasciare spazio ed ossigeno agli avversari.
Dal primo al centoottantesimo minuto. E magari non sarà facile perché in Champions' League gli avversari sono dei cazzo di avversari, ma nelle ultime stagioni ci sono state occasioni per rendersene conto. 
Alla fine, con la temperatura lievemente scesa, non mi sorprende se i due gol li hanno segnati Coman e Thiago Alcantara, due riserve ma anche due giocatori con tanta fame e voglia di mettersi in mostra di vendicarsi di riscattarsi. 
Quando ho visto partire Coman dopo che a Pogba non è stato fischiato un fallo a favore al limite dell'area del Bayern ho detto: "E dagli lo spazio, e lascialo venire avanti, e lascialo entrare in area, adesso fagli trovare il piede giusto..." e lo dicevo un secondo prima succedesse tutto ed il finale è stato quello che è stato. Dal salotto di casa, anche se non è la tua e a quel punto non sei più comodo e spavaldo come prima, tutto è diverso e più facile. Ma le cosi le vedi per come stanno accadendo e non ci si può sbagliare di molto. 

La Juve ha buttato una partita che al 90° era portata a casa. Al netto degli errori di un arbitro che ha distribuito cartellini come un prete spruzza l'acqua santa in chiesa, il Bayern merita il passaggio del turno. Online ho già letto di orgoglio Juve, ma non penso che i giornalisi italiani possano scrivere diversamente (soprattutto dopo l'apparizione di un polo giornalistico enorme ma questa è un'altra storia) chini come sono sempre stati. 
Se per 20' ti entrano palloni in area di rigore dalla tua fascia sinistra e non fai qualcosa per evitarli meriti di subire il gol.
Se lascia l'avversario saltare da solo in area all'ultimo minuto non è colpa dell'abitro.
Se ti fai fottere la palla al limite della tua era di rigore sei un pollo.
Se dentro la tua erea di rigore sei fermo e lasci agli avversari tempo a spazio per un triangolo però qualche sospetto mi viene ed inizio a pensare a due wrestler che si mettono d'accordo per quale deve essere la mossa finale.

Il campo ha detto che la Juventus, prima di tornare a vincere una Champions' League, deve farne tanta di strada. Qualcuno dice anche a livello politico. Lo dicono anche quelli della Roma (per la quale vale lo stesso discorso appena fatto).
Ma non mi piace parlare di politica nello sport perché lo sport si deve decidere in campo e una gara la decide chi è più forte chi ha più talento chi ha più voglia e più fame, non chi ha un peso maggiore fuori dal campo. 
Certo il gol valido di Morata poteva cambiare molto ma era sempre uno 0-2 che poi è arrivato. Forse, la Juve poteva finire il primo tempo 0-3 e sarebbe stato tanto diverso. O forse sarebbe rimasto 0-2. Ma visto che bisognava rimontare se al posto di una sola punta  Allegri avesse messo anche Zaza o Mandzukic dall'inizio? Ecco, appunto.
Ho letto di partita perfetta o quasi. No, di perfetto non c'è stato niente.
Concordo con Spalletti dopo il ritorno di Roma-Real: 0-2 all'andata, 2-0 al ritorno e a casa. Poco da elogiare.
Hai perso. Hai sbagliato. 
A casa. 
Che ti serva di lezione.
Errori arbitrali e brogli politici li lascio agli altri, per quanto squadre molto forti come il Bayern Monaco ed il Real Madrid non ne abbiano bisogno, non ci si può far niente.
Mi danno più fastidio gli errori commessi dalla mia squadra e questi sono evitabili, per vincere.
Se poi vedo i miei giocatori guardare gli avversari, diventa insopportabile.
Spero non sia sospetto.  
All'anno prossimo.


PS: Bonucci e Chiellini, salvando Barzagli, quella della Juve è la difesa dalla Nazionale. Ci sarà un motivo se alle ultime edizioni di Mondiali ed Europei abbiamo fatto brutte figure. E non lo dico da stasera.

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