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Ebook tributo per i 20 anni della nostra adolescenza


Sono passati più di 20 anni dal primo ascolto di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins. Un fan visionario decide di realizzare un ebook per celebrare l'album e la reunion della band di Chicago. Ecco com'è nato

(almeno la mia parte).

Tutto ha inizio una notte di fine febbraio: curiosando nella timeline di una bonazza che seguo su Twitter (ma solo perché è juventina e ha a che fare col vino) scopro che ha condiviso un tweet. Questo qui: 


Come al solito me lo segno nella cartella "Da leggere" nella barra dei preferiti. A inizio marzo mi ricordo di quel retweet e vado a riprenderlo e scopro una cosa travolgente e affascinante com'era quella cosa alla quale si riferiva il tweet. Seppur 20 anni a passa prima. E come riesce a essere ancora adesso. Rob, un ragazzo di Arezzo, un paio di anni fa nonostante qualche mese di ritardo, pensa di realizzare un ebook per celebrare i 20 anni di Mellon Collie and the Infinite Sadness degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). 

Un ebook di racconti, 28 in tutto, uno per ogni brano di MCIS e scritti da 28 autori diversi, da chi ha amato e si è fatto straziare da quell'album, vivendolo al suo stesso ritmo tra rock rabbioso e ballate devastanti. Fanculo se non cade perfettamente con la data corretta, al tempo avrà avuto altri pensieri per la testa invece di quella pelata e indecifrabile di Billy Corgan! 

L'importante che abbia avuto questa idea grandiosa e non potevo leggere quel tweet con distacco.
Perché sì mi piace scrivere lo avrete capito nonostante l'incostanza che dimostro qui (ma chi vi dice che non scribacchi altrove?) ma non tanto per questa mia tendenza vizio o vezzo, vedetela come preferite. Ma perché per me e come per molti altri che a metà anni novanta si è trovato a vivere quel periodo inconsapevole e superficiale, ribelle e libertino (per chi ci riusciva, io per esempio lasciamo perdere!?), idealista e turbato, mesto e miscellaneo, alcolico e paranoico, di sviluppo e autocritica chiamato adolescenza, quell'album non solo rappresenta un pezzo di quella vita ma è la colonna sonora di ogni ricordo, che risuona dalle sponde dell'alto Adriatico a quelle a picco sull'Atlantico delle scogliere di Moher, dai giri in scooter con le cuffie nascoste sotto il grosso cappello di lana colorata comprato in gita a Praga ai viaggi in treno compiacendomi della mia malinconia, dalle passeggiata per il centro città ai karaoke improvvissati nella camera/soffitta di quello che al tempo credevo fosse il mio migliore amico. Voglio partecipare e non mi lascio perdere l'occasione. 
Non subito però, come al solito lascio decantare gli attimi nell'attesa di cogliere quello d'ispirazione. 

Che a vedere dalle email inviate deve essere arrivato qualche giorno dopo e così a inizio marzo mi decido a scrivere a Rob. Ma cosa gli scrivo? Bhe non trascendo tanto la realtà e gli dico quello che è successo e cioè che sono un suo fresco follower su Twitter (vero, infatti solo dopo aver letto il retweet della bonazza juventina che ha qualcosa a che fare col vino) e che ho letto il suo tweet riguardo "la sua iniziativa dell'ebook celebrativo dei 20 anni di MCIS degli Smashing Pumpkins e la reunion della band (meno D'Arcy). "Idea grandiosa. Mi piacerebbe molto partecipare, quell'album è una parte importante della mia vita." gli scrivo in modo molto originale chiedendogli quali canzoni rimangono libere, perché nel frattempo avendo lasciando decantare gli attimi qualcuna potrebbe essere andata al primo proponente. Mi risponde quattro giorni dopo dicendomi che XYU era l'ultimo che aveva e quindi rimangono le seguenti: 

- Porcelina of the vast oceans
- Tales of a scorched earth
- Thru the eyes of Ruby

Chiaro. Cosa sarebbe potuto rimanere? Avrei tanto voluto Muzzle che è la mia preferita di quell'album. Ma ovvio come la bomba da tre di Step Curry a 2 decimi dalla sirena è già stata presa, come Zero, dallo stesso Rob e solo perché ne aveva lasciate altre e se la era ritrovata nel mazzo. Avrei potuto abbandonarmi a Porcelina, se non fossi caduto in un triste ricordo di una splendida persona. Per quanto bello sarebbe stato rendergli omaggio in questo modo, lo trovavo anche difficile e la difficoltà di esprimermi e di non scadere in banalità ha avuto la meglio. Ho ri-ascoltato e ri-letto i testi delle altre due decine di volte. Sono andato a rileggermi anche le Smemo di quegli anni riscoprendo cose persone eventi persi nella polvere degli anni. Sono canzoni simili tra loro per ritmo e sentimento ed entrambe distanti dai miei gusti. Ma arrivato a questo punto, non potevo trovarmi in una situazione migliore. 

Così senza nemmeno decidere inizio a scrivere qualche riga per Tales of a scorched earth. Sarà il periodo che stiamo vivendo noi, quello che stavo vivendo io fatto di povertà disonestà mancanza di fiducia illegalità ingiustizia iniquità inquinamento nessun rispetto per nessuno arroganza immoralità falso perbenismo stupidità vantata rabbia rancore mancanza di stupore sarcasmo a secchiate (o tweetate) ignoranza e presunzione dilaganti superficialità mondanità spacciata inflazionata millantata falsità senza filtri e malvagità senza remore sconforto mancanza totale di un appoggio di un confronto di condivisione di ideali egoismo malcelato e qualcos'altro che adesso non mi viene in mente ma che non farete fatica a vedere in giro o aprendo un social media. Passo le mattinate a casa da solo, perché a quel tempo andava così, e le notti prima di andare a letto a ri-ascoltare e ri-leggere il testo. Mi vengono da scrivere due tipi di racconto che abbozzo ma l'unica cosa che mi viene voglia di fare è scappare da quelle brutte sensazioni che ho scritto poco prima e il solo modo per lasciarmele alle spalle è salire in moto, col buio fresco delle prime sere di primavera. E così nasce il mio racconto, con il quale sono molto orgoglioso di poter contribuire a questa iniziativa. Non è stata una realizzazione facile, anche Rob ha riconosciuto che era una tra le più complesse ma non ha giustamente mancato di sollecitarmi un paio di volte ma alla fine tra giri in moto di fantasia, dialoghi onirici, dribbling tra banalità e voli pindarici eccolo qui. Sabato 26 maggio, nel primo pomeriggio in compagnia di Sabato Sport su Radio1, finalmente invio il mio racconto a Rob che non perde tempo a rivedere e impaginare. 

Il 7 giugno, così come aveva cercato autori, annuncia l'uscita dell'ebook su Twitter: 


L'ebook lo potete scaricare da questo link: https://laschiumadeiblog.wordpress.com/2018/06/07/una-punta-di-malinconia-e-tristezza-mai-infinita/ dove potrete scegliere la versione che preferite. 
L'ho letto tutto, entrando nelle vite degli altri autori che hanno aperto le porte delle loro vite facendoci entrare e mostrandoci com'erano. 
Non penso sia stato semplice neanche per loro, ogni racconto è un loro pezzo di storia. Un nome, un momento, una sensazione, un pezzo di vita importante. 

Grazie a Rob che mi ha permesso di dare il mio contributo, a tutti gli altri devastati da Mellon Collie and the Infinite Sadness dalla gracchiante voce di Billy Corgan e dai casini che hanno contraddistinto una delle rock band più significative e sottovalutata degli anni '90. 
Grazie a voi che vorrete leggere questi racconti, grazie per la fiducia e buona lettura.

Articolo pubblicato su Gushmag/La Vena Chiusa 

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Pazzia #4

Forse questa è la #5 perché la #4 è stata la scelta (e conseguente acquisto) della macchina dopo l'arrivo di Tommaso.
Se si vuole questa può essere la #3-bis visto che la pazzia #3 si chiamava Tommaso.
Comunque sia, io e Anna abbiamo rifatto la stessa pazzia ed ora siamo in attesa di Teresa.
Deve ancora nascere e fa già dannare Anna perché in pancia è una scalmanata. Spero che trovando spazio più ampio fuori non sia peggio!
Stando alla natura il termine è tra poco, metà agosto. Ma non ci sorprenderebbe se decidesse di anticipare i tempi.

Anche lei come Tommaso è una pazzia. Questa volta ancora di più perché né io né Anna lavoriamo. O almeno, io 9 mesi fa avevo qualcosa più di una promessa di lavoro ma si sa, finché le promesse le strette di mano o le intenzioni non si firmano nulla è certo. Anna aveva un lavoro che ha dovuto per forza di cose mollare e che potrebbe ritrovare ma, per gli stessi motivi di cui sopra, non si sa ancora. Io ho terminato un corso di web-marketing e sono in attesa di sapere dove finirò a fare lo stage ma in mezzo ci sono anche altre cose.
E tutto questo mi rende molto inquieto. Che è un eufemismo per descrivere come sto.
Qualcuno dice che ogni bambino porta il suo cestino (eh?).
Qualcuno che i figli non si fanno con allegria e si tratta di vite umane.
Tutto vero. Ma non mi va neanche di pensare che si debba pianificarle come la produzione in serie di un oggetto.

E per di più memore dell'esperienza con Tommaso in ospedale, Anna questa volta ha preferito farla nascere in casa.
Quindi, se volete festeggiare con noi l'arrivo di questa splendida nuova vita, non fatelo con vestitini tutine o qualcosina di bello ma che nel giro di pochi mesi poi non serve più. Ci piacerebbe se vorreste partecipare con noi a far nascere Teresa nella sua casa. 
Lo apprezzeremo davvero tanto!

In questi giorni è stato curioso riprendere tutte quelle cose usate da Tommaso tre anni fa: passeggino, coperta per il fasciatoio, bilancia, cover dei pannolini lavabili (meno traumatico di quanto si possa pensare) etc.
Tommaso è stato avvertito per tempo. Ma non so se sia contento o no e tanto per cambiare sono preoccupato di come potrà reagire. Il suo comportamento in questo ultimo mese mi sembra richiedere più attenzioni del solito e più si parla di Teresa e più mi sembra che accentui questo comportamento.
E noi, io e Anna, come ci comporteremo? Vorremo più bene a uno o l'altra? O ci sarà la divisione casalinga tra sessi? O nella casa del fungo a punta ci vorremo tutti bene allo stesso modo?

Quest'attesa è più snervante di quella provata la prima volta e io vaneggio. Non vediamo l'ora che nasca. Poi speriamo di non doverci ricredere.
Ma se è avra i capelli rossi le perdonerò tutto!

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Dave Matthews Band, stasera a Padova

Andare ai concerti non solo mi piace, ma mi eccita mi emoziona. Mi faccio prendere dalle aspettative e dalla loro immancabile teoria.
Oggi, o domani visto che è appena passata la mezzanotte, è così perché vado al concerto della Dave Matthews Band. E' il 3° che mi vedo: 5 luglio 2009 a Lucca, 25 febbraio 2010 a Padova (già passati 5 anni!) ed ora il 21 ottobre 2015.
Dopo gli Smashing Pumpkins la Dave Matthews Band è il gruppo che mi ha fatto tornare l'entusiasmo per la musica. Non so se c'entra di più l'età o le cose che ci succedono nel corso della vita ma ero piuttosto spento musicalmente parlando e la musica per me è sacra, un mio ex allenatore masticando la saliva tra i denti direbbe "è fondamentale" ma lo dico senza masticare.
Sono curioso di andare perché ho sentito alcuni commenti discordanti su questo tour. Ci saranno alcuni brani inediti, non c'è il gruppo spalla e quindi sarà una doppia sessione.
Carlotta, l'amica con la quale ho visto entrambi i precedenti concerti, lei più malata di me della DMB, è andata a sentirli in Canada quando ha vissuto la e mi ha detto che è stato noioso. 
Ho letto le recensioni dei primi due concerti del tour italiano: Roma, Firenze e Milano tutti entusiasti, qualche problema di acustica (anche 5 anni fa, ma Padova fu perfetto!) ma tante ore di musica.
Non vedo l'ora.
Una precisazione da pavone: ho chiesto l'accredito per i giornalisti. E me lo hanno dato. Forse è anche per questo che sono piuttosto emozionato! Qualcosa poi leggerete su musicletter.it. Grazie anche a Andrea di Zed!


Aggiornamento: non poteva mancare. Anche questa sera ci sarà Carlotta.

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Si ricomincia, si spengono le luci

Passate le feste. Almeno io così intendo le vacanze natalizie: delle feste. Per me, hanno un valore diverso da quelle estive perché le passi per stare con la famiglia, fare dei pensieri ai propri cari, qualche passaggio in chiesa tra una messa ed un concerto di cori e vedere amici di quartiere e non.
E la fine delle vacanze di Natale è sempre stata più triste, rimettendo in scatola i colori le luci la magia e la gioia di quasi un mese, dagli addobbi dell'albero alle case ed ai personaggi del presepe e l'aspetto della casa ritorna quello di prima, così come la vita riprende l'ordinaria atmosfera e cadenza prenatalizia.
Mi viene il magone a pensare a come spiegare a Tommaso che dobbiamo mettere via le luci e che dovrà aspettare 11 mesi... E per fortuna (più o meno) che non abbiamo né l'albero né il presepe.
Sono state delle belle feste. Abbiamo lavorato un po' e non solo pensato al futuro. Non ci è mancata la nevicata ad esaltare il periodo ed è stato bellissimo vedere Tommaso divertirsi un mondo con la sua prima neve, l'anno scorso era troppo piccolo per potersela godere.
I regali sono fioccati, forse troppi per una casa come la nostra tanto che qualcuno è rimasto dai nonni.
L'ultimo dell'anno è andato bene tra amici, tanti bambini, con grandi fuochi d'artificio e finito prestino, segno dei tempi che cambiano. Ma le prossime volte potremo tirare un po' più tardi.
Siamo anche riusciti a dormire, nel senso che al netto delle sveglie di Tommaso di media ci siamo alzati alle 9 quasi ogni giorno.
Sono tornato a correre compresso in un paio di pantaloni invernali ed ho avuto l'impressione di indossare un aiuto neanche tanto insignificante. Mi manca solo un orologio adatto per il quale sto già smadonnando tra i vari modelli e funzioni utili e ad altre del tutto futili.
Mi spiace non aver fatto visita a qualche amico più o meno distante. Queste feste sono passate velocissime. Dall'8 al 25 dicembre è un flash che ti travolge nel panico dei regali. Arrivare all'Epifania è ancora più tragico perché ti rendi conto che devi ritornare a lavoro.
Almeno io sono riuscito a fare vacanza, c'è chi non le ha nemmeno fatte.
Domani si ricomincia. Mi chiedo cosa ci sia di nuovo visto che si riprende come si è finito l'anno prima. Più avanti, forse, potrebbe esserci qualcosa di nuovo. Ma nell'immediato non c'è nulla di nuovo. Ad eccezione del calendario. Ed il nostro è fighissimo!

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Depressione post prestazione teatrale

Sarà il caldo, sarà la domenica sera che mette in automatico il pensiero di dover affrontare un'altra settimana lavorativa e meteorologicamente anche calda con l'immancabile camicia lunga. 
Oggi il mio stato d'animo alterna tristezza e depressione. 
Nemmeno imbottigliare la birra questo pomeriggio mi ha dato la stessa carica che la curiosità della prospettiva mi ha dato la prima volta che abbiamo imbottigliato lo scorso settembre.
Mi sento scarico. Un calo di tensione. Forse dovuto a giorni di sovraccarico: gli ultimi tre giorni sono stati così pieni ed intensi presi totalmente dallo spettacolo che emotivamente adesso sento mi manca qualcosa. E ripensando alle musiche ai balletti alle parole agli sguardi a tutto quello vissuto prima e durante mi viene voglia di scoppiare a piangere.
In breve tempo è stato creato qualcosa di bello forte. Sarà che è stato un lavoro tutto parrocchiale ma mi è sembrato un miracolo. 
Mica per niente ci siamo chiamati iPerMiracolo!



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Giovanna d'Arco, by iPerMiracolo

"Noi, vescovo, vietiamo a Giovanna di lasciare la prigione di Rouen!"
Questa è la mia prima battuta che apre il secondo atto di Giovanna d'Arco, lo spettacolo andato in scena al teatro della parrocchia di Ospedaletto le sere di venerdì 6 e sabato 7 giugno.
Andate, la (ante)prima e la prima sono andate e sono andate bene. Era tanto tempo che volevo recitare, la prima e l'unica volta è stata in 1a media con "Alice nel Paese delle Meraviglie" trovandomici anche per caso e controvoglia. 
Questa volta invece è toccato alla storia di Giovanna d'Arco la pulzella di Orleans e mi sono subito lanciato appena ho avuto il copione in mano. Ammetto che la parte che ho scelto d'istinto (come mi piaceva fare una volta), quella del vescovo di Cauchon che condanna Giovanna, credevo fosse più corta e non così impegnativa. Fino a poche ora prima di andare in scena non l'avevo ancora imparata a memoria e in scena venerdì si è visto e sentito ma non importa, ci siamo divertiti siamo stati bravi e sabato lo siamo stati ancora di più.
Anche l'emozione è stata maggiore sabato, forse perché c'era più gente (il teatro di Ospedaletto era pieno, con gente in piedi) forse perché faceva più caldo forse perché venerdì era più una prova generale da fare molto bene.
E' stato tutto molto bello, è stato bravo don Marco a coinvolgere 40 persone in questo spettacolo ma con la sua carica ed il suo grande carisma riesce sempre a far dare il massimo alle altre persone, sono stati bravi i Coast to Coast ed eseguire i brani (roba come Lullaby dei Cure, Tre volte dentro me di Mina/Afterhours, Breaking the Girl dei Red Hot Chili Peppers, Impressioni di settembre della PFM etc...) e le ballerine a creare la coreografie, sono stati bravi i ragazzi a realizzare le scenografie con animazioni al pc, le mamme e le nonne e gli amici i vestiti, le ragazze a coordinare il lavoro dietro le quinte e sono state brave le nostre famiglie a supportare le nostre assenze. Eppoi siamo stati bravi noi 'attori' che trovandoci 1 volta a settimana da fine febbraio siamo riusciti a prendere le misure alle nostra parti.
Uno spettacolo dietro lo spettacolo che solo noi possiamo conoscere.
Bello bellissimo.  
A breve spero di avere alcune foto.

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Cos'è questa cosa che non so descrivere?

Aria di primavera, finalmente!
Non solo quella che senti col naso ma anche, e soprattutto, quella che avverti già la mattina aprendo la finestra. Ho la fortuna aprendo i balconi di vedere un bel pezzo di cielo che si sta ravvivando alle prime luci del sole e i colori degli alberi riempiti di foglie verdi e di fiori colorati e di sentirne i diversi profumi.
Inaugurare la giornata davanti a questo prodigio è un piacere!
Mi ero rotto di giornate monocrome monotone e scure. Già qualche giorno prima del cambio dell'ora potevo avvertire una certa sensazione poco spiegabile come una latente inquietudine che mi prende puntualmente come la dichiarazione dei redditi in questo periodo.
Adesso le giornate si sono allungate si torna a casa la sera con la luce che ti sembra di essere stato fuori per poche ore e di averne ancora tante a disposizione.
Detesto i maglioni i giacconi i guanti li metto poco d'inverno e le sciarpe quest'anno le ho usate pochissimo e adesso mi piacciono le sensazioni che si provano sulla pelle che si ravviva e inizia a scoprirsi. 
Girando per la città ti accorgi dei profumi perfino di quello del verde dell'erba più viva della corteccia degli alberi che si rinnova e della terra dei campi tornati ad essere lavorati. Anche l'odore del concime mi piace! Mi allontana da quel senso soffocante della città.
Vorrei fermarmi fuori dalle case quando sento il profumo dei fiori delle loro piante in giardino. In particolare ce ne è una che si sente spesso in questo periodo perché è particolarmente dolce e mi piace moltissimo.
Come mi fa impazzire dalla meraviglia il glicine: in fiore è bellissimo e buonissimo. La sera, quando si alza un leggero vento, me ne starei sotto quell'esile fusto contorto in forme nodose ad ascoltare musica e leggere uno dei tanti libri in arretrato o a condividere qualcosa di buono come un'amicizia ed una bottiglia o magari a fare l'amore in un tumulto di umori e profumi.
Eppure tutta questa bellezza mi inquieta.
Come se mi rapisse e mi agitasse mi scuotesse dopo un inverno dove tutto quanto se ne sta fermo al buio.
Forse perché è una progressiva esplosione di vita che vedi crescere giorno dopo giorno rendendoti conto di colori e profumi diversi. Se invece fosse un botto improvviso la meraviglia sparirebbe nel breve tempo di essere assimilata mentre così ogni volta che esci ti accorgi di qualcosa che provoca i sensi.
Forse perché questa rinascita ammicca invitante e mi attrae con una forza ineluttabile e mi mette voglia di cose nuove che aspetti in trepidante silenzio. 
Vorrei starmene all'aria aperta in mezzo a spazi grandi dalle visuali che non puoi racchiudere in un solo sguardo. Sto pensando da un po' di montarmi una mountainbike per andare in giro per i boschi e pazienza se non ci sarà nessuno con me, avrò il modo di godere meglio del posto in cui sono ospite mescolando il mio fiato con quello dell'universo rinato.
Questo periodo di inquieto vigore mi mette voglia di passare notti alla finestra ascoltando musica come quella dei Marlene o degli Esbjorn Svensson Trio o di Einaudi o di Richard Hawley o di Nora Jones o Waits fumando piano un sigaro e bevendo una Guinness.
Mi viene voglia di scappare la notte e andare in giro ramingo in moto seguendo questo impeto.
Che non so spiegare ma non voglio nemmeno farlo perché mi va bene com'è. 

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Incrocio l'incrociabile e in culo la balena!

L'annuncio era quello. Ma dovevo prepararmi bene.
Lettera di presentazione, civì. Un articolo che ho scritto due (già due?) anni fa e un pezzo di fantasia a corredo della mia candidatura non fanno male. Leggo e rileggo. Attenzione ai dettagli. Correggo e rimodifico. Stampo. E porto a destinazione.
Suono al citofono mi risponde una bella voce femminile. Dico che porto me stesso in formato cartaceo dentro una cartellina di plastica. "In fondo al cortile a destra" mi indica. Dietro quella parete imponente si apre un bel cortile alberato ordinato razionale sul quale si affacciano diverse vetrate ampie.
Salgo, saluto, mi presento, spiego, non c'è tempo al momento leggeranno e in caso mi richiameranno. Ma non importa l'importante è avergli fatto avere il mio. Saluto e esco. Chiudere la porta.
La giornata è fresca soleggiata di inizio primavera con le pm10 al solito livello fuorilegge ma sembrano quasi polveri magiche. Non so come mai annuso questo senso di positività! Forse girare per la città in scooter mette di buon umore!
A settantacinque metri da casa suona il cellulare... proprio nel tratto di strada più squallido. Lo passo - non smettere! -, accosto - guai a te se smetti! -, "Pronto?" dico ancora col casco in testa solo per far sapere dall'altra parte che ci sono senza sentirne voce, "Pronto?" ripeto leggendo NUMERO SCONOSCIUTO sullo schermo e pensando "Eccoli! Grande!!". 
Sono sul ciglio della strada, subito dopo la curva in salita che porta a casa mia. Se arriva una macchina non fa a tempo a scansarmi e mi stira. Ma passa solo dall'altro senso una sferragliante macchinetta che da mesi scava in diversi punti del quartiere, tanto per facilitare la comunicazione. "Sì, chi è scusi?" e mi risponde la bella voce del citofono. Il cuore parte in terza a pieni giri affiorando sulla pelle.
Mi dice che stanno cercando un collaboratore interno e full-time per la loro redazione, mi chiede se per me va bene.
Strabuzzo gli occhi fino a farli uscire dalle loro orbite grandi come un uovo alla coque. Magari me lo spiegheranno meglio quando ci incontreremo, ma SAREBBE IL MIO SOGNO! PORCA MIGNOTTA! (questa esclamazione non l'ho detta, era il significato del punto esclamativo che la precede, è solo una nota di colore a corredo di quello che sto scrivendo anche se avrei molto voluto!).
"Ah, bene! Allora possiamo vederci lunedì alle 15.30?" Fatto! D'accordissimo, va benissimo, liberissimo! 
Sono pervaso da una sensazione di gioia mista incredulità. Vorrei svenire cadere a terra estasiato schiacciato dal peso dello scooter ecchissenefrega! 
Ci vediamo lunedì pomeriggio! Sono già teso non vedo l'ora! E' quello che voglio fare!

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Dave Matthews Band - Live in Padova 25.02.2010

Con precisione non so quando è iniziato questo concerto. 
Forse la notte di domenica 5 luglio 2009 quando li ho sentiti suonare per la prima volta a Lucca in una piazza gremita per più di 3 ore e mezza e io me ne sono andato quando ne mancava ancora una. Perché mi spiaceva lasciare lo spettacolo in corso. Perché ero in una buona posizione per vedere il concerto ma non per sentirlo bene. Perché avevo capito che dal vivo sono fenomenali e ricambiano l'affetto del proprio pubblico (e si sa, i fan italiani, per i loro idoli musicali, sono davvero caldi!).
Forse il concerto della Dave Matthews Band è iniziato il 20 ottobre 2009 quando ho letto nel sito ufficiale che sarebbero tornati in Italia a febbraio. E Padova era una data imperdibile!!!
Ho subito contattato Carlotta, una amica che è venuta a Lucca, perché sapevo che voleva vedersi un concerto della DMB come si deve dopo l'odissea di Lucca (ai concerti si va e basta, senza aspettare nessuno altrimenti va tutto in mona!). Ha subito preso i biglietti entusiasta poi sono passati quattro mesi ognuno per i fatti suoi immaginandoci lo spettacolo i suoni le parole che ci avrebbero coinvolto.
Questa volta il concerto poteva durare anche 7 ore! La fortuna della vicinanza con Padova (e della disoccupazione, ahimè).
Con l'avvicinarsi dell'evento mi sono preparato ascoltando le loro canzoni in macchina al pc (anche prima di dormire, se un infame non si fosse intromesso!) accorgendomi che ai tempi degli Smashing Pumpkins le canzoni mi rimanevano in mente con più facilità! E Billy Corgan ai bei tempi era molto prolifico!!!
Ho risentito Carlotta e altri amici la settimana prima per metterci d'accordo. Igor, Andrea e Alessandro li avrei incontrati al palazzetto dello sport, dove ci aspettava un'amica di Carlotta dalla provincia di Venezia.
L'agitazione pre concerto mi ha fatto partire presto da Vicenza, ci siamo trovati io e lei alle 17:30. Alle 18:30 passeggiando con calma in autostrada eravamo tra i primi al parcheggio. Dovevano ancora montare le bancarelle delle magliette tarocche.
Mi sono scoperto un po' agitato ed eccitato... non mi era mai capitato prima di un concerto. Almeno non così! La musica che piace a me è quella che sa emozionarmi comunicarmi qualcosa dentro e quando la ascolto non posso controllare le mie emozioni mentre devo ammettere che giovedì ho dovuto tenerle un po' a bada, soggiogandola con un panino un dolcetto un succo (mi ero dimenticato la borraccia di acqua, tanto per cambiare!) e una banana in tasca (che ha divertito molto Carlotta...) da sbucciare poco prima del concerto.
Mi sono informato sul gruppo spalla. Tali Alberta Cross che non avevo ancora sentito! Di diverse provenienze geografiche (tra la Svezia e l'Inghilterra) con base a New York suonano un indie rock davvero niente male! Il pubblico ha dimostrato di apprezzarli e loro hanno anche ricambiato. Dopo la pessima esperienza della spalla di Lucca, che non voglio nemmeno nominare, giovedì è andata alla grande! Bravi! E' un gruppo che seguirò! Si è esposto addirittura Dave in persona presentandoceli come suoi amici (saranno support band per quasi tutti i concerti in europa) in una divertente versione gigione compiacendosi del suo italiano! :)
Poco prima degli Alberta Cross ero un po' preoccupato. Al palasport di Padova (davvero bello, da poco risistemato! Gli amministratori di Vicenza dovrebbero farci un giro...) alle 19.30 c'erano ancora ampi spazi vuoti. "Porca roja vuoi vedere che non l'hanno pubblicizzato abbastanza?" mi sono chiesto, memore degli articoli letti che parlavano di band poco conosciuta al pubblico italiano.
Ecco, solo perché non sono quei cazzo di U2 i mezzi (nel senso di non intero!) di comunicazione non ne hanno parlato! Si da spazio sempre ai soliti, gruppi o cantanti o pseudo entrambi che durano quel che durano senza lasciare alcun segno. Ma se qualcosa o qualcuno non raggiunge le masse non significa che non sia buona! Anzi, talvolta è anche il contrario. Ma alle masse è un concetto che va spiegato a radio spenta. Lo so, sono un  razzista insopportabile e cattivo!... tanto per dire come funziona il business della musica, l'ultimo album della DMB, Big Wiskey and the GrooGrux King ha ricevuto 2 nomination ai Grammy: miglior album rock e album dell'anno, ma gli sono stati preferiti 21st Century Break Down dei Green Day e Fearless di Taylor Swift (che non so proprio chi cazzo sia!). Incredibile vero?!
Subito dopo gli Alberta Cross mi chiama Ale per dirmi che lui è arrivato da poco insieme a Andrea e più in la del mixer non riescono ad andare. Mi guardo attorno e mi trovo in un palasport ristrutturato e pieno!!!
Il Veneto sempre impegnato a produrre e a fatturare alla fine ha terminato la sua giornata! Guai se ci si prende anche qualche ora da lavoro per prendersi un buon posto a un concerto!
Così adesso il concerto può iniziare. Le luci si spengono, quella dell'omino sul palco si accende per illuminare le scalette a Dave Matthews, Carter Beauford, Boyd Tinsley, Stefan Lessard, Tim Reynolds, Rashawn Ross (con una stupenda t-shirt coi brillantini!) e Jeff Coffin. Tripudio!
Ritorna la versione gigiona di Dave per salutare il pubblico e annunciare che inizieranno calmi per finire ancora più calmi. E i primi brani, One Sweet World, Satelite, Spaceman e Seek Up (da brividi!) sembrano dirci che non stava affatto scherzando.
Funny the way it is e una Don't drink the water suonata in modo potente aumentano un po' il ritmo.
E' stupendo il modo in cui legano una canzone all'altra senza concedersi tanti silenzi. La musica scorre continua una volta impetuosa e una volta calda e dolce, come vita nel sangue.
La sessione ritmica di Carter e Stefan è unica, mentre al contrario di Lucca, questa volta Jeff, il sassofonista che ha sostituito l'indimenticabile LeRoi Moore, trova meno spazio. Credo che a Lucca la band lo abbia voluto far conoscere al pubblico italiano. 
Le canzoni si susseguono in un flusso meraviglioso in un meccanismo perfetto tra i componenti della band.
Ants marching, una delle mie preferite, viene introdotta alternando il violino di Boyd e la chitarra di Tim... ma mi è sembrato che uno volesse prevalere sull'altro... 
You and me l'ho fatta ascoltare al telefono a Anna (no lei non c'era. Lucca le è bastato! Ma la prossima volta ci sarà!) e poi All along the watchtower! Inizia placida e finisce tirando giù i nuovi intonaci dalle pareti del palasport!!! 
Dopo questa dimostrazione di potenza vocale e strumentale la band si è concessa la prima pausa. Dopo poco più di un'ora e mezza eravamo già belli che felici dello spettacolo!!!
Il concerto è ripreso con un Dave Matthews soddisfatto del calore del pubblico e ha dato libero e giusto spazio a Tim, Boyd, Stefan e ai fiati di Rashawn e Jeff. Prima del finale pirotecnico...
Questa band sul palco è un gruppo unito che si muove su automatismi collaudati anche se Tim, Rashawn e Jeff ne fanno parte solo da poco tempo. Sono tutti eccezionali!
Guardandoli hai davanti persone del tutto normali, senza trucchi ne' effetti speciali, se non quelli che escono dagli strumenti! Persone normali che suonano divinamente!
E' questo che fa la differenza con tutti gli altri. Il palco non è un baraccone enorme, una finta astronavicella piena di luci suoni immagini che ruba la scena agli artisti. Lo spettacolo nella Dave Matthews band non è questo! Sono le loro canzoni che noi vogliamo sentire, che magari suonano all'istante fuori dalla scaletta per farci contenti e per affermare la loro bravura. Lo spettacolo sono le improvvisazioni strumentali che partono singolarmente per poi unirsi in un duetto pazzesco (vedi Carter e Jeff a Lucca!) e finire in uno spettacolo unico!
Non suonano le loro canzoni ma le interpretano dando sempre il meglio di se stessi al proprio pubblico! 
Sono queste persone normali dalle doti speciali lo spettacolo, non la scenografia o la fama che si portano dietro!
Ed è bellissimo sentire come la voce e la musica si modellano in base al brano, una volta dolce e caldo, un'altra forte e potente!
La DMB ha alternato il rock con il jazz (non mi ricordo quale delle prime canzoni è stata introdotta da una base batteria-chitarra-basso puramente jazz!!!) il folk e l'hard rock!
E' stato divertente anche osservare le persone presenti al palasport di Padova. Anche loro gente comune senza trucchi senza alterazioni chimiche. C'erano giovani t-shirt in mezzo a colletti di camicie appena uscite dall'ufficio. Persone comuni unite da una passione speciale!
Dicevo che la parte finale del concerto è stata pirotecnica... Carter Beauford ha terminato Two steps trasformando la sua batteria in una esplosione di fuochi d'artificio che in confronto i petardi dell'ultimo dell'anno dei rioni napoletani sono miseri miniciccioli!!! Urla di giubilo impazzito!!!
La band saluta e se ne va. L'ultimo lancio di bacchette di Carter come ottimo regalo ai fan.
Ma quante cazzo ne ha per concerto? Un bancale solo per quelle? Le ha lanciate al termine del 2° bis e poi un'altra dozzina alla fine... stavolta niente ricordino. Per ora, mi accontento del plettro di Ginger Reyes degli Smashing :D!
La gente sfolla calma e felice. Inganno il deflusso delle macchine tracannando come al solito la birra ridendo e scherzando sotto una pioggia leggera con le persone con cui ho condiviso questo meraviglioso spettacolo.
Il ritorno è tranquillo fatto di chiacchiere sul sottofondo di Crash.
Non ho voglia di finire la giornata. Vorrei proseguirla in giro per la città svuotata e bagnata da una lieve pioggia. Ascoltando ancora la Dave Matthews Band.

PS: Il giorno dopo, sul sito di Con-Fusion, il fan club italiano della Dave Matthews Band, solo commenti entusiasti per i magnifici sette a Padova! Sia per l'esibizione che per la scaletta. A Roma l'acustica del palazzetto, a Milano qualcos'altro. Nella piccola Padova, tutto perfetto!
Giovedì overdose. Ora siamo tutti quanti di nuovo in crisi d'astinenza.
Speriamo non duri troppo!
DMB rules!

PPSS: Padova non è una metropoli. Ma ha un palasport appena rimesso a nuovo, un teatro e lo spazio della fiera dove c'è sempre qualcosa. Musica danza teatro! E soprattutto c'è qualcuno in grado di scegliere bene gli artisti e di saper organizzare gli eventi.
Nella mia Vicenza commercianti e privati protestano ma nessuno muove il culo, se non per soddisfare i gusti dei soliti amici (tenendoseli buoni....).

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