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Farsi capire

I bambini sono persone semplici. Quando vogliono qualcosa lo dicono: ho sete, voglio, non ce la faccio, sì, no (tantissimi!), ancora.
E poi sono sinceri, grazie alla loro innocenza disarmante. Per questo arrivano a determinate affermazioni che dall'odio più rancoroso salgono al più commovente degli amori, senza che se ne rendano conto (né di quanto faccia male, né di quanto faccia impennare la glicemia).

Oggi Anna è andata al parco con Tommaso e Teresa. Una battaglia per far indossare la mascherina a Tommaso (Teresa ha 3 anni quindi non è obbligata, anhce se presto arriveranno le mascherine lavabili per entrambi), per fargli capire che anche se possiamo uscire, dobbiamo difendere noi stessi e gli altri perché nonostante possiamo permetterci (davvero?) questa libertà, dobbiamo fare ancora attenzione, altrimenti rischiamo di chiuderci in casa per chissà quanto. Lui non voleva andare, men che meno con la mascherina. Ma alla fine, il biondino ha ceduto e fonti autorevoli mi dicono che è stato ubbidiente e bravo e l'ha tenuta per tutto il tempo.

Purtroppo per lui però quello che ha visto al parco non è stato lo scenario migliore di tutti, in termini di educazione, senso di responsabilità e rispetto. Il parco era ben popolato ma tante persone non indossavano la mascherina, tra quelle che la indossavano invecee molte la indossavano nel modo sbagliato, sotto al naso, sotto al mento addirittura la toglievano per parlare con i conoscenti che incontravano.

Cosa deve pensare un bambino di 7 anni e mezzo che ha perso la sua battaglia personale sulla mascherina con i genitori, che lo hanno costretto a infilarsela ben messa per coprire il viso dal naso al mento?

Gli abbiamo detto che le mascherine sono necessarie, obbligatore, servono a limitare il contagio anche in ambienti aperti, non solo in quelli chiusi come abbiamo fatto lunedì dai nonni, e che la indossavano anche loro perché servono davvero solo se tutti la indossano.
Appunto.
Tutti.

E oggi al parco invece?
"Non tutti ce l'avevano e gli altri la indossavano in modo strano" mi ha detto quando è tornato a casa, copiando un po' il modo di raccontare deluso e incredulo della mamma.

Sbagliamo noi adulti a non dare i primi insegnamenti ai bambini e se non rispettiamo le regole, loro cresceranno pensando che chi se ne frega se ogni tanto non si seguono le regole.
No.
"I veneti sono brave persone, mi affido al buon senso dei veneti" aveva detto il presidente del Veneto Zaia, come neanche il migliore dei dorotei avrebbe saputo fare, presentando la fase2. Però non si può fare così, non si deve: lui e tutti quelli che governano e quelli che sono tenuti a informare in modo corretto, semplice e imparziale (si va là!) devono essere chiari ed espliciti. "Si deve fare" e "Non si deve fare". Attaccarsi al buon senso è come attarcarsi al tram, e onestamente la vedo come un modo per scaricare la responsabilità sui cittadini che si sa, soprattutto noi italiani, come sono fatti riguardo il rispetto degli obblighi. Dare il permesso ai cittadini di fare attività sportiva in prosismità della propria casa, oltre i 200 metri che però non significa andare a correre a 5 km da casa, non è una indicazione, né un obbligo né una restrizione. E' una cagata. Cosa vuol dire? Cosa si può fare? Fino a dove? Come, anche in bici? E poi perché questa approssimazione, come volesse evitare di irritare i cittadini? Lo so che ci sono le elezioni quest'anno ed è in una posizione doppiamente delicata. Non si abbindolano le persone parlando in dialetto, con iperbolici lancia fiamme, con attacchi al governo col quale veniva condivisa la guida del Paese fino a pochi mesi fa. Il capo di una regione, come chiunque in un aposizione di comando, deve esprimersi in modo chiaro e determinato altrimenti è poco credibile. Almeno per me.

Uno dei primi giorni di stage in quell'azienda americana strafiga, il capo non ha capito cosa volessi. Non mi ero espresso bene, mescolando tutte le caratteristiche peggiori che può avere uno stagista (inesperienza, giovinezza, paura di sbagliare, timidezza e cazzi vari). Mi ha insegnato a porre le questioni in modo chiaro e diretto altrimenti le altre persone non avrebbero potuto capirmi.

Tommaso quando dichiara una cosa è semplice, chiaro e diretto: in giardino ha fatto una sua zona privata, la chiama fortino.
Sua sorella Teresa non ci può entrare.
Sul muretto ha scritto:

"VIETATO TERESA".

Perfino un bambino di sette anni e mezzo scarsi si fa capire, esprimendosi come si deve.


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Ringraziare il cielo

Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona.
La precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male.
Tutto quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le normali situazioni di famiglia.

Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?

Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che aspettava.

Persone che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini divisi tra le incomprensioni dei genitori.

Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare anche la chiave.

Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno.
Chiunque, prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.

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Parto in casa

No non vado da nessuna parte, non ho scritto sbagliato né avete letto male, è giusto così.
Parto in casa cioè far nascere qualcuno in casa, come si faceva una volta, come ha fatto mia nonna con mia zia prima e mia mamma dopo.
E come abbiamo fatto Anna e io per Teresa, come già saprete.
Per colpa di scuse varie come il tempo mai sufficiente, l'indolenza, una operazione al menisco ed un gomito che fa contatto col piede, avrei voluto, avrei dovuto, scrivere questo post a tempo debito e per la precisione quando è scoppiato quella polemica prima online e poi mediatica sulle foto dei parti in casa ritenute pornografiche da qualcuno e sulla coppia che ha deciso di partorire sotto una tenda rossa piantata in mezzo al bosco.

Non è colpa del web dei social o di Zuckerberg che ha creato Facebook (ah no, l'ha rubato!). Ma delle persone e dell'uso che fanno delle cose che hanno a disposizione.
Sono consapevole di parlare come persona coinvolta e proprio per questo mi permetto di sbattere le dita sulla tastiera riguardo questo argomento. Perché l'ho conosciuto in prima persona. Perché senza dubbio vivere certe esperienze ti aiuta a conoscerle.

Per prima cosa non capisco chi sia andato a richiedere di cancellare le foto del parto in casa.
Se segui quella persona o la pagina della sua attività, non puoi che aspettarti quelle foto. Che per altro con la pornografica non hanno niente a che fare. E se invece qualcuno lo ritiene, io e Anna siamo ben lieti di essere due pornografi!

Sono immagini di vita che nasce, di qualcosa di vivo che entra nella vita di qualcun altro. Bisogna censurare la vita? 
Piuttosto pensiamo a censurare tutta quella immondizia che circola sui social.
Il parto in casa di Teresa è stato bellissimo. Per me e di più per Anna. Posso fare un confronto con il trattamento ricevuto in ospedale da ostetriche ed infermiere e a casa dalle due ostetriche (che per non far problemi si chiamano entrambe Elena!).
In ospedale si pensa a svolgere un compito, ad applicare prassi protocolli e regole fredde che non considerano la persona che si sta assistendo.
A casa invece hanno pensato prima di tutto alle esigenze di Anna, a metterla a proprio agio, a tranquillizzarla (per quel che si può tranquillizzarla...) a non darle fretta ansia timore ma seguendo il ritmo di quello che stava succedendo. Perché ogni cosa deve avere il suo tempo (come dice anche il signor Toro in Peppa Pig).
Peccato solo essermi perso quelle splendide scene pornografiche perché Tommaso ha deciso di svegliarsi nel momento clou!
Mi rimarrà sempre impressa una cosa: i capelli e l'espressione di Anna. Tutte le volte che sono andato in ospedale dopo la nascita dei figli di amici, ho sempre visto neo mamme con capelli unti e facce stravolte. Posso immaginare che non sia una passeggiata soprattutto dopo un travaglio di tante ore e che in ospedale non puoi avere tutte le comodità. Ma i capelli di Anna erano splendidi e in ordine e la sua espressione era serena, sia subito dopo il parto che ore dopo.
Pochi giorni fa ho parlato con una amica, mamma da pochi mesi. Invidiava Anna perché lei in ospedale ha sofferto molto potendo vedere la sua creatura solo in orari prestabiliti e il suo compagno poteva essere presente solo dopo le 17. Una prima dimostrazione di come la pubblica amministrazione non inciti granché le famiglie.

Il parto nel bosco non è stato nel bosco ma invece è successo nel parco di una cooperativa. Alla faccia del selvaggio.
Riguardo la distanza dell'ospedale mi viene da ridere. Innanzi tutto non era lontano, o non più lontano di quanto qualcuno può aver capito o voluto capire. 
Non più lontano di un ospedale per chi abita in un palazzo di 10 piani e deve prendere l'ascensore con la possibilità che si possa anche fermare a piani alternati e scendere fino al garage per prendere la macchina.
In secondo luogo lo trovo un argomento davvero insulso se si pensa che molti punti nascita, in luoghi considerati più sicuri e civili, stanno chiudendo costringendo le persone a percorrere decine di chilometri in più, impiegando molto più tempo, vitale tempo, per raggiungere l'ospedale più vicino. Pensate alla comodità di chi deve scendere dall'Altopiano di Asiago a Bassano o Santorso in inverno con la neve o le strade ghiacciate. Forse per chi ha deciso queste chiusure è meglio il parto in auto che in casa. O destinare i soldi (nostri) per pagare lo stipendio dei DG e non per garantire i servizi di pubblica utilità.
Penso che fosse più agevole arrivare all'ospedale partendo dalla tenda perché non era piantata in mezzo al bosco stile Blair Witch Project ma molto vicina al percorso per raggiungere la cooperativa e la macchina in caso di bisogno.
Tanti si sono chiesti cosa sarebbe successo se qualcosa fosse andato storto. Ringraziando per l'augurio che rimando al mittente chiedendo per quale ragione qualcosa doveva andar male dopo 9 mesi perfetti senza nemmeno un'ansia o un valore fuori norma, questo dimostra tutte le competenze, la professionalità e la serietà delle ostetriche, di Elena, Elena e Laura.
Infine: ma se i genitori hanno scelto di fare questa esperienza, a voi cosa ve ne frega?

Se le immagini offendono o nel migliore delle ipotesi non piacciono, basta non seguire più quelle persone o quelle pagine.

Non so per quale motivo (o forse sì ma non so quale possa essere dei tre) l'altro giorno mi sono trovato a pensare a cosa fare se vincessi un milione di euro.
La risposta è stata 'bambini'. Perché è bello farli è la risposta più diretta vero!? Perché sono belli. Perché anche se ti portano via un sacco di tempo ti sanno dare ben di più. Perché è bello farli e vederli nascere (oddio, il travaglio di Anna è stato piuttosto potente, un altro così non lo regge mica). E senza dubbio sceglierei ancora di farli nascere in una piscina in soggiorno (questa volta preparando per tempo il mojito - anche una caraffa - e le prese per la canna dell'acqua!) con Elena e Elena.

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Trattino

Che è nata Teresa ve lo avevo già detto.
Di quello che ha fatto scoprire a me a alla mia famiglia invece no. E non parlo di carie alle gengive per la sua spontanea dolcezza infantile ma di qualcosa di più basico. Pazzesco, nel senso che fa impazzire.

La scoperta l'ho fatta io per primo il giorno della registrazione della sua nascita in comune: all'ufficio anagrafe la dipendente del comune afferma:  
"Non posso registrarla col suo cognome!".
Detta così è davvero scioccante! Ma corregge subito il tiro: 
"Il suo cognome ha un trattino, è impossibile che ci sia un trattino nel cognome!" esclama sorpresa.

Conoscendo il precedente, avrei dovuto alzare il tavolo e schiacciarla al muro dietro di lei, impazzendo all'istante. Ma ho limitato la mia reazione alla più che istintiva sorpresa.
Vi devo raccontare il precedente

***FLASHDANCE***

no mi sono sbagliato....

***FLASHBACK***

A inizio dell'anno scorso una impiegata dell'ufficio anagrafe del comune di Vicenza mi chiama mezza allarmata perché facendo un incrocio con i dati della motorizzazione civile ha notato una differenza nel mio cognome: infatti all'anagrafe sono "Da Rin Betta" mentre alla motorizzazione sono "Da Rin-Betta" e se mi fermano per un controllo della patente e becco quello con la giornata storta rischio una multa non indifferente.
Conoscendo la psicosi da uffici della motorizzazione, chiedo di cambiare carta di identità e generalità all'ufficio anagrafe ma la solerte dipendente mi dice che è un processo più lungo e complicatissimo. Credo che la suddetta non sia mai stata in motorizzazione.
Niente da fare, l'unica via rimane il cambio di generalità sulla patente e quindi delle visite agli uffici della motorizzazione.
Dove vado pochi giorni dopo e dopo lunga attesa con salti di posizione perché la macchinetta spara-numeri è rotta da quando l'hanno installata mi dicono di dover pagare circa 70 euro. 
Salto tutta la pantomima agli sportelli. Plurale, sì, perché ovviamente oltre alla nuova copia della patente ho dovuto richiedere due nuovi adesivi per i libretti di circolazione della macchina e della moto. Solo che.... i dipendenti della MC non sono così abili nel dare informazioni e cioè una volta allo sportello "patenti" e raccontata la storia della richiesta della nuova copia della patente, non si sbregano in un gesto di normale elargizione di competenze, dicendoti "poi vai allo sportello "libretti di circolazione" [o come cazzo si chiama] per richiedere l'aggiornamento dei libretti di circolazione". No, mica è loro competenza. Loro solo patenti. C'è scritto 'patenti' nel cartellino sopra lo sportello. Li si fanno patenti e si danno informazioni solo per le patenti. Quindi quando li mi hanno dato i bollettini per pagare le tasse per la richiesta della nuova patente con cognome col trattino, sono andato a pagare i bollettini, illudendomi di risolverla così ottenendo in automatico anche gli adesivi per aggiornare i libretti di circolazione. E invece no, perché una volta ritornato con i bollettini pagati, mi hanno detto di andare allo sportello apposito per aggiornare i libretti di circolazione. Errore mio, non mi sono informato e quindi pago l'ignoranza. Certo che, una informazione in più, non ha mai ucciso però risparmierebbe un sacco di bestemmie. 
Tra l'altro, c'è da compilare un documento e alla MC son presi così bene che non hanno una penna da prestare.
Ma alla fine, dopo due mesetti di attesa, la mia patente e i libretti di circolazione col trattino li ho avuti potendo circolare liberamente senza il pensiero di incappare in multe inopinate, perché così sono Alessandro da Rin-Betta sia per l'anagrafe che per il Ministero dei Traporti.
Certo che il lasciapassare A-38 di Asterix e Obelix è una semplice passeggiata al confronto!

***

Bene, quando l'altra solerte dipendente dell'ufficio anagrafe del comune di Vicenza mi ha detto che non poteva registrare Teresa con il mio cognome, la trafila alla motorizzazione di inizio anno mi è passata davanti come un tir a folle velocità a luci spente in una notte nebbiosa (ma cosa sto scrivendo?).
La prima cosa che ho chiesto è stata: "Ma allora, se è impossibile, perché nel mio cognome c'è il trattino [cazzo! - ovviamente questo è rimasto tra me e me]?".
La seconda è stata: "Se è impossibile, perché la sua collega non me lo ha detto a gennaio [porcaputtana! - ovviamente questo è rimasto tra me e me]?".
La poveretta era piuttosto costernata e imbarazzata ma ben decisa a capire cosa fosse successo. Mi ha chiesto come si chiamava la sua collega ma figurarsi se dopo 8 mesi me lo ricordavo.
Le ho chiesto di vedere le registrazioni delle nascite di mio nonno, mio papà, mia sorella e perfino i cugini di mio papà e i loro figli e lei si è fatta i viaggi per portare nell'ufficio quei libroni enormi scritti solo per un quarto del loro spazio totale.
Sorpresa delle sorprese: mia sorella è l'unica del ramo di mio nonno a non avere il trattino. Chissà perché, se mio papà è Da Rin-Betta, mia sorella invece è Da Rin Betta.

L'occhio mi cade sul registro di mio nonno Mario: nella prima colonna il cognome è registrato col trattino: Da Rin Betta. Ma nello spazio a destra più largo, il cognome è scritto da Rin Betta (già, con la 'd' minuscola) e va a caporiga dopo il Rin, con un trattino come per una parola interrotta. Già un indizio.
E solo in quel momento mi accorgo che nella prima colonna, sotto l'indicazione di nome e cognome, c'è una nota più lunga che recita:
"In seguito a sentenza del 6 ottobre 1932 del tribunale Civile e Penale di Vicenza, trascritta in questi registri degli atti di nascita dell'anno corrente al [parte che non riesco a capire] atto viene rettificato nel senso che là dove si legge Da Rin Betta o Darin Betta si deve invece leggere ed intendere "da Rin Betta". Vicenza, 25 ottobre 1932. Segue firma dell'ufficiale dello Stato.

Ecco. Trovata la soluzione. Teresa può essere registrara Teresa da Rin Betta.
E dopo 38 anni la mia famiglia ha la conferma che il cognome corretto è da Rin Betta, con la 'd' minuscola, per buon pace della maestra Franca, che alle elementari non ci voleva credere. Ora vorrei mostrarle questo documento!
Quanto a me, qui inizia un'altra peripezia burocratica. 
Dovrò cambiare carta di identità.
Dovrò andare all'ufficio delle entrate per aggiornare l'anagrafica e richiedere un nuovo codice fiscale.
Ma quel che è peggio, dovrò tornare alla motorizzazione.




*** AGGIORNAMENTO DEL 13 SETTEMBRE***

Sono stato all'ufficio delle entrare.
Più semplice e veloce di quel che temevo.
Certo che il mio codice fiscale era scaduto un mezzo secolo fa e in questo tempo non mi è arrivato quello nuovo.
La comica della burocrazia italiana è che ho dovuto richiedere prima una nuova copia del CF con il cognome col trattino, poi quell'altro con il cognome corretto. E quindi lo Stato dovrà spendere soldi e tempo per due tesserine e due invii postali. 
Questa semplificazione burocratica quando cazzo ci sarà? Per fortuna che Brunetta aveva detto che avrebbe fatto tutto lui....



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Teresa

Il canto del gallo coperto da tre urla di speranza e gioia.
All'alba di un nuovo giorno, è iniziata una nuova vita.
Teresa non ha aspettato molto. Puntuale come suo fratello maggiore: il 13 agosto era il termine previsto e si è fatta attendere appena cinque ore. 
E dire che eravamo già d'accordo per il pranzo della domenica con i nonni materni e quello di Ferragosto con gli amici. 
Tutto saltato perché  appena è iniziato il 14, si sono rotte le acque.

Per Anna è iniziata una corsa sulle montagne russe. Abbiamo chiamato Elena, l'ostetrica, una volta per avvertirla ed una seconda, intorno le 1:45, per dirle che la aspettavamo. Insieme all'altra Elena. La prima da Malo la seconda da Bassano del Grappa. Meno male che era una notte fonda di piena estate, altrimenti sarebbero arrivate giusto per tagliare il cordone ombelicale.
Alle 2:30 erano in casa. 
Nel frattempo avevo iniziato a sistemare la piscina per i parti. Tommaso dormiva da un pezzo ed ero certo che si sarebbe svegliato. Invece non ha nemmeno mugugnato (per l'occasione avevamo ripristinato gli altoparlanti per tenerlo a portata di orecchio).
Intanto Anna iniziava il travaglio a volume variabile ed il dialogo con Teresa, chiedendole di aspettare di non avere fretta di prendersela con comodo che si era capito aveva voglia di vederse il suo nuovo mondo. 
Ogni tanto non capivo se parlava a me e dopo un po' ho smesso di risponderle.

Non sapevamo se avremmo fatto in tempo a riempire la piscina. Anche perché gli attacchi della canna non erano compatibili con alcun rubinetto (cucina, doccia, rubinetto del bagno e del bidet: nemmeno uno!). Una Elena ha invertito il senso della pompa e aggiungendo la pentolona del cous-cous siamo riusciti ad arrivare ai centimetri sufficienti per Anna.

Se ho assistito al parto di Tommaso, quello di Teresa l'ho perso perché Tommaso non poteva non svegliarsi, spavetantato per le urla della mamma. Sono andato su in cameretta sua e voleva la sua mamma. Come spiegarli che era in atto il suo passagio a fratello maggiore? 
Ho cercato di tranquillizzarlo ma ad ogni acuto materno si stringeva a me. 
Anna urlava così tanto che mi sono preoccupato. Ero sul punto di mettere giù Tommaso e scendere di corsa per sapere se stava andando tutto bene. 
E all'improvviso il silenzio.
Teresa non ha pianto (ma neanche Tommaso a sua volta). E' arrivata in mezzo a noi accolta tra le braccia della mamma veloce e silenziosa. 
Peccato non abbia i capelli rossi, mi sarebbe piaciuto molto. O forse no, sarei stato ancora più geloso?! Pazienza, non importa.
Nelle ore seguenti, osservandole, Anna non sembra nemmeno avesse partorito, tanto rilassata appariva, mentre Teresa sembrava nata già da qualche giorno. Forse l'atmosfera del parto in casa ha aiutato.

Teresa ha scelto una notte particolare.
Una notte di stelle cadenti e cioè di meraviglie universali.
Una notte di medaglie d'oro olimpiche.
Speriamo che sia di buon auspicio.

PS: riguardo la piscina, ci farei un pensierino per il giardino per la prossima stagione: comoda, alta così ti puoi appoggiare bene e con tanto di porta bicchiere.

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Pazzia #4

Forse questa è la #5 perché la #4 è stata la scelta (e conseguente acquisto) della macchina dopo l'arrivo di Tommaso.
Se si vuole questa può essere la #3-bis visto che la pazzia #3 si chiamava Tommaso.
Comunque sia, io e Anna abbiamo rifatto la stessa pazzia ed ora siamo in attesa di Teresa.
Deve ancora nascere e fa già dannare Anna perché in pancia è una scalmanata. Spero che trovando spazio più ampio fuori non sia peggio!
Stando alla natura il termine è tra poco, metà agosto. Ma non ci sorprenderebbe se decidesse di anticipare i tempi.

Anche lei come Tommaso è una pazzia. Questa volta ancora di più perché né io né Anna lavoriamo. O almeno, io 9 mesi fa avevo qualcosa più di una promessa di lavoro ma si sa, finché le promesse le strette di mano o le intenzioni non si firmano nulla è certo. Anna aveva un lavoro che ha dovuto per forza di cose mollare e che potrebbe ritrovare ma, per gli stessi motivi di cui sopra, non si sa ancora. Io ho terminato un corso di web-marketing e sono in attesa di sapere dove finirò a fare lo stage ma in mezzo ci sono anche altre cose.
E tutto questo mi rende molto inquieto. Che è un eufemismo per descrivere come sto.
Qualcuno dice che ogni bambino porta il suo cestino (eh?).
Qualcuno che i figli non si fanno con allegria e si tratta di vite umane.
Tutto vero. Ma non mi va neanche di pensare che si debba pianificarle come la produzione in serie di un oggetto.

E per di più memore dell'esperienza con Tommaso in ospedale, Anna questa volta ha preferito farla nascere in casa.
Quindi, se volete festeggiare con noi l'arrivo di questa splendida nuova vita, non fatelo con vestitini tutine o qualcosina di bello ma che nel giro di pochi mesi poi non serve più. Ci piacerebbe se vorreste partecipare con noi a far nascere Teresa nella sua casa. 
Lo apprezzeremo davvero tanto!

In questi giorni è stato curioso riprendere tutte quelle cose usate da Tommaso tre anni fa: passeggino, coperta per il fasciatoio, bilancia, cover dei pannolini lavabili (meno traumatico di quanto si possa pensare) etc.
Tommaso è stato avvertito per tempo. Ma non so se sia contento o no e tanto per cambiare sono preoccupato di come potrà reagire. Il suo comportamento in questo ultimo mese mi sembra richiedere più attenzioni del solito e più si parla di Teresa e più mi sembra che accentui questo comportamento.
E noi, io e Anna, come ci comporteremo? Vorremo più bene a uno o l'altra? O ci sarà la divisione casalinga tra sessi? O nella casa del fungo a punta ci vorremo tutti bene allo stesso modo?

Quest'attesa è più snervante di quella provata la prima volta e io vaneggio. Non vediamo l'ora che nasca. Poi speriamo di non doverci ricredere.
Ma se è avra i capelli rossi le perdonerò tutto!

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