Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amore. Mostra tutti i post

Ci hanno ingannato. Un'altra stagione di promesse mancate

Lo so, le reazioni a caldo non sono le migliori ma voglio buttarle giù subito perché altrimenti con una notte di mezzo rischierebbero di perdere il senso e poi le scrivo cercando un barlume di lucidità. Ma di solito le mie riflessioni a caldo sono incredibilmente lucide, quella lucidità per capire la rabbia provocata dall'ennesima delusione. Per sette anni di delusioni. Perché anche quest'anno il L. R. Vicenza è riuscito a deludere i suoi tifosi. O almeno chi credeva che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E invece, dopo il buon esordio nei play off di serie C contro il Crotone che aveva fatto ben sperare, di colpo nelle due semifinali contro la Ternana c'è stata una involuzione incredibile. Due partite importanti giocate con sufficienza leggerezza senza nervo voglia grinta voglia di vincere. Con tutte quelle cose che non si devono avere e senza tutte quelle cose che si devono avere. 


Domenica ero allo stadio per la partita di andata, perché ero uno di quei tifosi fessi che credeva fosse l'anno giusto. Ma più passava il tempo e più vedevo cosa combinavo i giocatori in campo e più mi rendevo conto che i miei vaneggianti timori iniziali (cioè da quando è iniziata questa nuova gestionesette anni fa) si stavano materializzando.


A inizio stagione ho messo da parte i miei vaneggianti timori e mi sono buttato nella mischia di quelli che credevano che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E cominciare con qualche anno di ritardo a risalire la china per tornare in quella Serie A che l'allora neo proprietario e salvatore voleva raggiungere in cinque anni. Ma ne sono passati sette e siamo ancora dove eravamo. 


Cos'è che non va? 


Facciamo una analisi di come sono andati questi anni, da quando la S. S. Vicenza Calcio è fallita nel 2018 e viene rilevata all'asta di liquidazione dalla Virtus Bassano, che trasferisce la sede sociale a Vicenza e cambia denominazione in L.R. Vicenza Virtus S.p.A. e nel 2021 viene modificata nella attuale L. R. Vicenza. Così tutti i tifosi sono ancora più convinti di tifare Vicenza. 
Nel 2020 c'è stata la promozione in B grazie al Covid che ha fermato il campionato quando la squadra era in testa con 6 punti di vantaggio dopo 27 partite (5 potenziali perché il Carpi, terzo, aveva una partita in meno). Era fine febbraio e c'erano ancora 11 gare da giocare, poteva succedere ancora di tutto.
A Bassano era capitato spesso che un girone di andata fosse stato mandato a ramengo con uno di ritorno sciagurato nonostante una superiorità schiacciante.
Nel 2022 dopo due stagioni in B e dopo un inizio di stagione caratterizzato da qualche screzio in ritiro tra allenatore e dirigenza (cosa è successo ad Asiago tra mr. Di Carlo e i dirigenti lo sanno solo loro e qualche solito ben informato), zero punti in cinque partite e ben tre allenatori (dopo Mimmo sono passati Cristian Brocchi e Francesco Baldini) è stata retrocessa in C perdendo senza gloria lo spareggio salvezza contro il Cosenza.
Il Lane è in Serie C dal 2022. Questo è stato il terzo anno consecutivo di Serie C. La pessima sconfitta di questa sera lo condanna al quarto. Sono anni di tantissimi bassi e qualche alto, come la Coppa Italia di Serie C che però non riescono a fare nemmeno quel guàivo del detto popolare.


Intanto ormai sono passati sette anni da quel luglio 2018 e dal pronunciamento di raggiungere la Serie A in cinque anni. E siamo ancora al punto di partenza.


Guardando le due partite della semifinale contro la Ternana mi sembrava di rivederne alcune già viste: solo per fare degli esempi, posso citare il ritorno di Cosenza costato la retrocessione in C, le due partite della finale play off dell'anno scorso contro la Carrarese e le tante trasferte di quest'anno dove sono stati lasciati sul campo troppi punti. Come la trasferta fatale a Verona.
Partite strane giocate con svogliatezza, quasi superiorità e superbia pagate a caro prezzo in classifica. 
Il Lane è una Nobile Provinciale ma forse più provinciale che nobile, rispetto a quella definita così negli anni '50 del secolo scorso. 
Quel termine sottolineava il prestigio e la dignità della squadra, nonostante la sua origine provinciale. Questa società e i giocatori la dignità l'hanno gettata nel Bacchiglione. Forse è meglio definirla Nobile Decaduta. 


Come detto prima, rivedo le stesse dinamiche del Bassano Virtus: tanti anni in C2 con strepitose galoppate terminate in anticipo per poi perdere i play off in finale o semifinale. Solo grazie al fallimento di diverse società, alla fine della stagione 2009-2010, chiuso al 7° posto, viene ripescato in C1 dove però resiste solo due stagioni (come il Vicenza in Serie B).
Nel 2013-2014 riesce a stravincere il campionato di C2 con 12 punti di vantaggio, ma è inutile perché è l'anno che non prevede alcuna promozione per la riforma che sopprime C1 e C2 e istituisce un unico campionato, la Lega Pro. Anche qui riesce sempre ad arrivare ai play off perdendoli la prima volta in finale contro il Como e poi ai quarti di finale al massimo. Insomma, una eterna promessa come quella del nuovo stadio di Bassano, rimasto sempre un progetto.
Come quello del nuovo stadio Menti, altra analogia nella gestione del club dopo quelle sportive.


Dove voglio arrivare con questo confronto? Due società che hanno avuto la stessa proprietà che ha fatto le stesse promesse e ha dato gli stessi risultati, che lascio a voi giudicare.
Ma alla fine, gliene frega davvero qualcosa del calcio, dei tifosi, della Serie A in cinque anni? 
Mi viene in mente Jari Vandeputte, un centrocampista di classe che non ha voluto rimanere a Vicenza preferendo un club che ambiva alla promozione in Serie B, alla fine ottenendola. Mi fa pensare che club e giocatore non avessero le stesse ambizioni.


L'attuale proprietà non ha salvato il Vicenza dalla scomparsa del calcio professionistico, ma ha salvato il calcio professionistico a Vicenza. La differenza può sembrare sottile ma è enorme! Per mantenere un club professionistico nel capoluogo lo ha fatto sparire a Bassano con molte polemiche. Posso immaginare come i bassanesi si siano sentiti ingannati.


Per spostare un club da una città a un'altra è stato sufficiente un milione di euro all'asta.
La Serie C costa, l'anno scorso il Vicenza ha chiuso con una perdita di oltre 9 milioni di euro. Però la sua proprietà è una delle più facoltose del calcio italiano. Non della Serie C ma di tutto il calcio italiano.
Cosa sono 9 milioni di perdite con un patrimonio di 3,7 miliardi di dollari e con tutte le società del gruppo che vanno bene? E come fa a non raggiungere obiettivi sportivi che invece raggiunge chi ha un patrimonio inferiore?


Ho sempre avuto il sospetto che del calcio, dei tifosi, della maglietta, della Serie A in cinque anni, non gliene sia mai fregato niente. Come i fondi di investimento, il calcio è un mezzo per qualcos'altro, che sa solo chi lo sfrutta.
Altrimenti non mi spiego questi risultati sportivi, queste prestazioni in campo indecorose, indegne, irrispettose per quei tifosi che si sono presi 1 o 2 giorni di ferie per andare a vedere la partita in trasferta. 


Gli 83 punti di quest'anno non bastano a salvare la stagione. L'obiettivo dichiarato era la promozione che è stato fallito. Dopo questo ennesimo fallimento aspetto quei tifosi all'apertura della campagna abbonamenti: posso capire la fede calcistica, posso capire che finché ci sono i colori e la maglia che corre in campo, ma credo sia arrivato il momento di darci un taglio, di smetterla di farsi prendere in giro e nella prossima stagione di spendere i 90 minuti altrove invece che al caro vecchio stadio Menti.


Se Mr. Vecchi non vuol sentire parlare di mancanza di voglia (complimenti Giancarlo per la domanda, ci stava tutta!) non so come siano scesi in campo i giocatori. Se hanno davvero messo in campo tutto quello che avevano, allora avevano davvero molto molto poco.
Sono partite come queste che mi lasciano perplesso (eufemismo all'ennesima potenza). Non puoi uscire dal campo con la maglia che non puzza di fatica. E non azzardarti a lanciarla ai tifosi, ma toglitela perché non la meriti.


Forse il Vicenza è più provinciale che nobile adesso. Negli ultimi 30 anni il Vicenza ha fatto 5 anni di Serie A (quattro consecutivi dal 1995 al 1999 e poi un altro nel 2000-2001) e poi 18 di Serie B (sarebbero stati 16 senza i due ripescaggi dalla retrocessione in C alla B) e 7 di Serie C. Lo aspetta l'ottavo.
Chi non ha neanche 30 anni non ha mai visto il Vicenza in Serie A. Io dopo anni bui in Serie C a fine anni '80 ho avuto la fortuna di vivere degli anni gloriosi, le promozioni dalla C alla B, Ulivieri Pizzi Cantarutti Gasparini Briaschi Praticò Lopez D'Ignazio che fa gol all'Empoli quasi da centrocampo, la promozione in A la Coppa Italia il sogno della Coppa delle Coppe Guidolin Otero Mendez Björklund Jimmimaini Belotti che prende a ginocchiate sulla schiena Andersson la fuga di Iannuzzi Gasparin che piange in tv dopo a Varsavia Ambrosetti che segna al Napoli un attacco Comandini-Luiso-Bucchi che non vedrò mai più a Vicenza.
Chi ha 25 anni ha visto la mediocrità di un calcio mediocre, Ebagua perdio mentre Giacomelli scalava la classifica delle presenze scavalcando una leggenda come Giulio Savoini, perdiosantissimo!


Non so se riuscirò ancora a seguire il Lane l'anno prossimo. Come tutti i tifosi mi ero fatto illudere, ingannare. Tante promesse elettorali cadute in corsa. Se davvero scendi in campo per raggiungere l'obiettivo quella maglia a fine partita deve trasmettere tutta la fatica che hai fatto per raggiungere l'obiettivo. E se non ce l'hai fatta pazienza, almeno ce l'hai messa tutta. Domenica sera e stasera non hanno messo niente.



Read Users' Comments (2)

Morto un Papa non se fa un altro

È morto papa Francesco I e sono preoccupato. Perché era l'unico rappresentante della parte di mondo sfortunata, debole, povera, emarginata. Sono preoccupato perché ora c'è un grande vuoto e non so se chi lo sostituirà sarà all'altezza del suo operato e della eredità che lascia e porterà il suo messaggio.

Si dice che morto un Papa se ne fa un altro ma è un semplice detto difficile da far corrispondere alla realtà.


Soprattutto in un momento storico terribile come questo. Comanda la rabbia, l'avidità, l'arroganza, l'egoismo, il cinismo e l'opportunismo, un ritorno di un imperialismo insensato e al potere ci sono persone guidate da questi comportamenti. Invece abbiamo un enorme bisogno di sentimenti opposti come il rispetto, la simpatia intesa come sentimento di inclinazione e attrazione istintiva verso persone, l'altruismo, l'empatia, la solidarietà, la gentilezza e l'educazione, che forse racchiude tutti quanti gli altri.


Papa Bergoglio era l'unica personalità capace di rappresentare questi valori.


Papa Benedetto XVI, che non è stato capace di portare avanti il messaggio di Giovanni Paolo II e nemmeno ha dimostrato di averne voglia, dimostra come sia difficile succedere a una grande personalità. Ora c'è da trovare il degno sostituto di Francesco I.
Già il nome scelto da papa Bergoglio anticipava molto chiaramente in che direzione voleva portare avanti il suo pontificato. Non bisogna dimenticare quello che ha fatto anzi, bisogno proseguire quello che lui aveva iniziato.


Diceva che “Davanti alla sofferenza si misura il vero sviluppo dei nostri popoli". La mia concezione di sviluppo prevede che tutto è a disposizione di tutti, altrimenti non si può parlare di progresso ma solo di arricchimento per pochi.


Papa Franscesco ieri ha raccolto le poche forze che aveva per svolgere il suo servizio di pastore, benedire i fedeli e stare in mezzo a loro. Dire che è morto sul campo non è una esagerazione. 


Mi spaventa molto l'influenza che possono avere la politica, l'economia e le persone che comandano. Il nuovo Pontefice deve essere distante da quelle sfere. Se vogliamo un mondo più equo, capace di ascoltare e migliorare, di creare aiuto reciproco, oltre al nostro impegno che possiamo dare alle nostre comunità, ci vuole una guida per la gente comune, non quella che ha già tutto e vuole ancora di più. 


Mi fa schifo e non tollero una realtà che lascia indietro qualcuno mentre altri si arricchiscono. Nessuno è più importante di qualcun altro. Anzi, come diceva il Papa, siamo tutti uguali.


“Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Sono le parole passate alla storia che Francesco I aveva pronunciate il 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia. Non dimenticherò mai la forza di queste parole e di quelle immagini. Non deve farlo nessuno soprattutto i cardinali che dovranno eleggere il nuovo Pontefice. Altrimenti non solo quelle parole ma tutto il pontificato di papa Bergoglio sarà stato vano. Lui ha iniziato un percorso e bisogna portarlo avanti. A iniziare da noi. 


Foto Ansa


Read Users' Comments (0)

Fanculo 2016, vedi tu 2017!

Si dice anno bisesto anno funesto e questo 2016 è stato un anno più bisestile del solito.
E' stato un anno inverosimile nel corso del quale sono successe un sacco di cose e tante altre non sono successe. In entrambi i casi ne avrei fatto molto volentieri a meno.

Come di quei tre-contratti-tre di lavoro per i quali avevo ricevuto delle proposte formali e che invece per ragioni note solo a chi me li aveva proposte sono svaniti così come sono comparsi. Un giorno ci sono e quello dopo puff, non si fa più niente. Tanto mica rimangono loro a piedi.
E starei ancora aspettando risposte da almeno un paio di persone che almeno all'apparenza parevano volessero fare grandi cose e che invece mi hanno dimostrato di non essere in grado di fare nemmeno le più elementari come dare una cazzo di spiegazione sincera.
Il lavoro è stato un incubo. Mi sono impegnato in progetti che non hanno portato da nessuna parte o nemmno un grazie. Ho perso tempo. Ho fatto anche errori se alla fine non ho portato a casa qualcosa.
Di certo ho scoperto che un anno fa non ero dalla parte del torto anzi, ero solo nel posto sbagliato con le persone sbagliate. Peccato che questo mi abbia fregato!

Della patente rifatta due volte vi ho già detto. Spero di non rivedere la motorizzazione per i prossimo 8 anni bisestili.

Delle due multe salatissime lungo la SR53 Postumia (prese andando a un colloquio oltretutto: una all'andata e una al ritorno... che amarezza!) e degli autovelox piantati a 3 metri di altezza non ve ne ho parlato per evitare problemi penali.


Dei casini con le poste in ritardo con la postina e del collega nemmeno ma anche questa sarebbe una storia da raccontare, tipica di una Italia burocrate col culo pesante.


Vi ho fatto una testa così col menisco che mi ha rovinato un'intera estate e mandato a puttane le mie corse mattutine con Teresa in passeggino, cosa che non vedevo l'ora di fare (con Tommaso lo facevo, anche d'inverno, la mattina presto in giro per  Ospedaletto e altre strade poco consigliabili per una corsa spingendo un passeggino).

Ho scritto un altro articolo su un'altra rivista figa di moto con lo stesso risultato dell'altra volta (3 anni fa... cioè faccio il mio lavoro ogni 3 anni... bene no!?): zero compenso e zero ringraziamenti. Son soddisfazioni.


In questo anno bisestile non conto gli amici che sono passati ma ne conto uno perso perché non posso considerare che tale una persona che chiama due volte all'anno per parlarmi solo dei suoi problemi (di scelta di persone sbagliate, ha una non invidiabile e incredibile capacità in questo), non risponde il giorno del suo compleanno e si dimentica costantemente del mio. Peccato, perché le volevo bene. Ma le persone non sono obbligate a stare insieme figurarsi in contatto.


In questo anno più bisestile del solito molte persone se ne sono andate ma non mi sorprende se queste sono malate, anziane o si sono trattate male. E anche le persone famose cagano e muoiono. Spiace molto ma la vita non è diversa da questo.

Se ne è andato anche Massimiliano e a un certo punto ho chiesto agli angeli del cielo di venirselo a prendere per risparmiargli tanta sofferenza dopo una vita che più difficile non si può. Mi mancheranno quegli occhi scuri e il suo sguardo profondo che solo sui sapeva dove era destinato. Spero solo che ora si possa divertire con suo nonno Filippo ascoltando tutte le storie che un nonno ha da raccontare (però conoscendo il nonno potrei avere qualche dubbio sul divertimento... adesso infatti sarà il turno di Massimiliano per le commissioni!).

Di questo 2016 Teresa
è stata la stella cometa in un cielo nero. Una vita nuova tenera e dolce. Anche Tommaso è nato in un anno bisestile, verso la fine mentre sua sorella nel pieno di questo anno che non vedo l'ora passi.
Quest'anno l'ho passato del tutto a casa e mi sono goduto la famiglia. Ogni tanto siamo impazziti perché è impossibile non impazzire, ma siamo belli così! La mia rientra in quella percentuale di famiglie povere. Ma questa situazione mi ha fatto scoprire la futilità di tantissime cose e l'importanza di altre, poche ma dal peso incalcolabile. Siamo schiavi di un commercio che stressa (perché accettiamo le newsletter ma la pubblicità nella cassetta delle poste ci sta sui coglioni?) che nonostante sigle e slogan ridicoli ci fa spendere anche se non ne abbiamo bisogno. Avendo pochi soldi capisci cosa serve e di cosa si può fare a meno e non solo per il momento ma anche per sempre. Che mi serva di lezione quando sarà!

Non ho la più pallida idea di cosa porterà il 2017. Il 2016 poco niente anzi, ha più tolto che dato. Quindi qualsiasi cosa arriverà da domani sarà più che positiva.

L'anno scorso avevo fatto gli auguri a tutti e non è successo nulla di quanto avevo augurato, in generlae, anzi è andata anche peggio. Quest'anno se permettete me ne sbatto le balle. Ogni tanto un po' di sano egoismo e maleducazione ci vogliono.
Vi dico solo una cosa: brindisi con bollicine e panettone e/o pandoro con vino dolce. Almeno questo, Cristo Santo!

Read Users' Comments (0)

Teresa

Il canto del gallo coperto da tre urla di speranza e gioia.
All'alba di un nuovo giorno, è iniziata una nuova vita.
Teresa non ha aspettato molto. Puntuale come suo fratello maggiore: il 13 agosto era il termine previsto e si è fatta attendere appena cinque ore. 
E dire che eravamo già d'accordo per il pranzo della domenica con i nonni materni e quello di Ferragosto con gli amici. 
Tutto saltato perché  appena è iniziato il 14, si sono rotte le acque.

Per Anna è iniziata una corsa sulle montagne russe. Abbiamo chiamato Elena, l'ostetrica, una volta per avvertirla ed una seconda, intorno le 1:45, per dirle che la aspettavamo. Insieme all'altra Elena. La prima da Malo la seconda da Bassano del Grappa. Meno male che era una notte fonda di piena estate, altrimenti sarebbero arrivate giusto per tagliare il cordone ombelicale.
Alle 2:30 erano in casa. 
Nel frattempo avevo iniziato a sistemare la piscina per i parti. Tommaso dormiva da un pezzo ed ero certo che si sarebbe svegliato. Invece non ha nemmeno mugugnato (per l'occasione avevamo ripristinato gli altoparlanti per tenerlo a portata di orecchio).
Intanto Anna iniziava il travaglio a volume variabile ed il dialogo con Teresa, chiedendole di aspettare di non avere fretta di prendersela con comodo che si era capito aveva voglia di vederse il suo nuovo mondo. 
Ogni tanto non capivo se parlava a me e dopo un po' ho smesso di risponderle.

Non sapevamo se avremmo fatto in tempo a riempire la piscina. Anche perché gli attacchi della canna non erano compatibili con alcun rubinetto (cucina, doccia, rubinetto del bagno e del bidet: nemmeno uno!). Una Elena ha invertito il senso della pompa e aggiungendo la pentolona del cous-cous siamo riusciti ad arrivare ai centimetri sufficienti per Anna.

Se ho assistito al parto di Tommaso, quello di Teresa l'ho perso perché Tommaso non poteva non svegliarsi, spavetantato per le urla della mamma. Sono andato su in cameretta sua e voleva la sua mamma. Come spiegarli che era in atto il suo passagio a fratello maggiore? 
Ho cercato di tranquillizzarlo ma ad ogni acuto materno si stringeva a me. 
Anna urlava così tanto che mi sono preoccupato. Ero sul punto di mettere giù Tommaso e scendere di corsa per sapere se stava andando tutto bene. 
E all'improvviso il silenzio.
Teresa non ha pianto (ma neanche Tommaso a sua volta). E' arrivata in mezzo a noi accolta tra le braccia della mamma veloce e silenziosa. 
Peccato non abbia i capelli rossi, mi sarebbe piaciuto molto. O forse no, sarei stato ancora più geloso?! Pazienza, non importa.
Nelle ore seguenti, osservandole, Anna non sembra nemmeno avesse partorito, tanto rilassata appariva, mentre Teresa sembrava nata già da qualche giorno. Forse l'atmosfera del parto in casa ha aiutato.

Teresa ha scelto una notte particolare.
Una notte di stelle cadenti e cioè di meraviglie universali.
Una notte di medaglie d'oro olimpiche.
Speriamo che sia di buon auspicio.

PS: riguardo la piscina, ci farei un pensierino per il giardino per la prossima stagione: comoda, alta così ti puoi appoggiare bene e con tanto di porta bicchiere.

Read Users' Comments (0)

Accadde oggi

Andare indietro nel tempo e rivedere cosa ho fatto vissuto visto dov'ero con chi ero è una attività nostalgica che mi è sempre piaciuta, sarà che ci trovo un certo piacere a crogiolarmi nella malinconia dei ricordi. Adesso non bisogna fare nemmeno tanta fatica perché il principale social media ti dice subito cosa stavi facendo quel giorno di diversi anni indietro. E li guardo sempre tutti questi ricordi messi li davanti dall'algoritmo ma non li condivido mai. Scrollando in giù i ricordi di oggi 5 giugno però ho scoperto che sono notevoli!
Così ho pensato di non condividerli uno per uno perdendoli nella marmaglia del web e che invece meritavano un posto migliore, anzi un post migliore e di dargli il giusto risalto qui nella Zona Verde.

Nel 2011 io e Anna stavamo scendendo dai colli vicentini in scooter con la ruota posteriore a terra. Terza volta in 2 anni. Ci siamo salvati grazie ad una serie di botte di culo materializzate sotto la forma di un signore che mi ha dato un passaggio fino a casa di un amico conosciuto solo col soprannome da dj ma che per fortuna conosceva bene anche lui e ad un compressore che il suddetto dj ci ha prestato per scendere in pianura.
È finita che mio papà ci è venuto a prendere perché eravamo a più di 20 km da casa mentre lo scooter è rimasto dal primo meccanico che abbiamo incontrato per strada.

Gli altri due riguardano il posto dove ho vissuto gli scorsi 5 anni, il quartiere di Ospedaletto.
Nel 2014 una maglietta grigia con la scritta rossa mi ricorda che erano appena arrivate le t-shirt dello spettacolo teatrale Johanne, una splendida esperienza della quale vi avevo già parlato.
Nel 2015 stavo mangiando patatine fritte e hamburger all'Ospedaletto City Limits, cioè una delle tante feste che don Marco si inventa per suonare, far (fare) musica, bere e mangiare e stare insieme in allegria. Io però ero piuttosto malinconico (ben più di quanto non lo sia normalmente) perché stavo lasciando quel quartiere e la sua splendida gente.
E mi è nata una riflessione spontanea sui miei modi di fare e di essere che tendono a mantenere una distanza, almeno iniziale, dalle persone che ho appena incontrato o dalle cose. Qualcuno ci vede una certa dose di arroganza maleducazione e cagacazzagine e non posso dargli tanto torto. È che lasciarmi andare con persone nuove non mi viene molto facile.

Non so perché il 5 giugno nel corso degli anni sia stato così generoso di esperienze da ricordare. Non lo saprò mai e dipenderà dal caso.
Ad ogni modo, sono felice di averle vissute e ricordate.








Read Users' Comments (0)

Buon Natale e felice 2016!

Buon Natale e felice 2016! I soliti auguri di consuetudine... Ogni anno mi trovo in grande difficoltà perché vorrei evitare di ripetere le annuali banalità.
Mi è capitato una volta di scrivere degli auguri di anno nuovo ad una cara amica e mi sono usciti con una imprevista ed autentica originalità che da allora non riesco più a trovare parole migliori per nuovi auguri in altrettanto modo. Quella volta mi è uscito davvero un bell'augurio sincero. Forse il capolavoro degli auguri (da un punto di vista personale!) ed i capolavori sono unici.

Non so cosa dirvi. Mentre un amico ogni anno in questo periodo dorme 3 ore per notte per preparare ed inviare dei video auguri con il tema lo spirito del Natale ed ogni anno riesce a sorprenderci.

Onestamente questa volta non ho molto spirito del Natale. O meno del solito. 
Anche perché tra tele, radio, interntet e giornali non si fa altro che essere colpiti da pugni in pieno stomaco, dai politici ai banchieri (che pare siano circa la stessa cosa o persona), dai religiosi agli imprenditori. 
Che se ci fate caso sono tutte figure votate (...ho usato una parola sbagliata, lo so!) ad aiutare il prossimo, il cittadino, i bisognosi ed invece fanno l'opposto, nell'egosimo più sfacciato ed arrogante, togliendo dai guai persone disoneste e mettendocene di oneste.
Per finire con quelle persone mediorientali che si fanno chiamare terroristi e che come quelle figure di cui sopra pare abbiano come unisco scopo della loro vita quello di non fartene vivere una tanto serena.

Così quest'anno sono piuttosto turbato. Vorrei davvero tornasse sulla terra un mediorientale con tratti somatici tipici di un surfista scandinavo-americano hippie (ma andrebbe bene anche il contrario) ad insegnarci come volerci bene gli uni e gli altri ma anche noi stessi, a farci capire come siamo tutti uguali nonostante le nostre mille differenze e per questo belli interessanti e da conoscere.
Almeno per darci delle ripetizioni perché dopo 2015 anni ci siamo dimenticati qualche cosa o abbiamo interpretato in modo un po' troppo personale il suo insegnamento precedente. E risparmiandogli una (seconda?) Pasqua, possibilmente.

Come si fa? E' possibile essere più buoni altruisti generosi e misericordiosi, senza la necessità di uno straodinario Giulibeo dedicato?
Penso di sì! E voglio sperare di sì! Qualche esempio c'è e l'ho appena visto in un video di un sito che ho conosciuto anni fa grazie alla pubblicazione di coglionate uniche, autentiche perle!
Ma questa volta è stato capace di stupirmi. 
Posto qui sotto il video. Qualche situazione di pericolo, più o meno estremo, dove delle persone aiutano altre persone. Persone con un innato spirito del Natale per 365 giorni. O più semplicemente con tanto coraggio, buon senso e coraggio straordinario, che è quello che ci manca. 
E' una raccolta di buone azioni un po' lunga ma da vedere!

E per finire con un tocco di pura originalità, tanti auguri a tutti di buon Natale e di un felice 2016 a tutti voi ed a tutte le vostre famiglie, anche alle persone che mi stanno sulle balle ed alle quali sto sulle balle!





Read Users' Comments (0)

Non è un paese per bambini

Non è un paese per vecchi. Siamo un paese (sempre più) di vecchi, con tutto rispetto. Ma le statistiche parlano da sole.
Non siamo nemmeno un paese per famiglie. E lo vedo ogni giorno da inizio anno ovvero da quando Tommaso ha iniziato ad andare al nido. La prima volta che l’ho portato mi si è stretto il cuore lasciarlo la con altri bambini appena conosciuti, guardarmi andare via con i suoi occhi che mi chiedono “perché mi lasci qui con questi bambini e questa signora e non stiamo a casa a giocare insieme?”.
Sull'argomento ne ho parlato con il Forno, tra l’altro neo padre, perché lui ha la capacità di analizzare le cose a zero gradi mentali. Lo so, come mi ha detto lui, che ai bambini fa bene confrontarsi non solo con altre persone, ma soprattutto della sua stessa età, altrimenti rimanendo a casa oppure stando con i nonni crescerebbe con persone più adulte. Chissà se anche lui verrà travolto dalla crisi di abbandono del figlio oppure prevarrà la sua razionalità. 
Sì l’asilo è utile alla sua crescita. Sì però… però quegli occhi che non parlano sanno dire tutto e ti strappano il cuore dal petto porca miseria!
Come questa mattina, che ha visto la sua mamma uscire di casa senza di lui per andare a lavoro: una tragedia. Mi si è aggrappato e stretto forte per trovare una consolazione che non avrebbe comunque pari alla presenza della sua mamma. Siamo rimasti un po’ seduti sul divano e ho cercato di distrarlo finché non ci siamo alzati per andare all'asilo ed in macchina finalmente si è distratto. Ogni tanto come al solito ha chiesto dov'era la mamma ma ne sembra consapevole. Una volta uscito dall'asilo l’ho sentito scoppiare in lacrime. Non lo trovo giusto. Dovremmo ascoltare di più i bambini e meno i dottori o i maestri.
Le famiglie dovrebbero rimanere insieme finché il bambino è piccolo. Nemmeno io ne volevo sapere di andare all'asilo, per colpa di una maestra per niente gentile e perché mi sentivo privato della mia libertà, per quanto piccolo fossi. 
Non volevo più alzarmi dal divano questa mattina. Stavo pensando di chiamare l’ufficio accampando una scusa per stare a casa con Tommaso. Perché i privilegi logici (ci sorprendiamo del banale altrui che da noi invece è straordinarietà!) ci sono solo fuori dai nostri confini, oppure nel nostro paese non sono per tutti ma per pochi fortunati o paraculi?
Come fa a crescere un bambino se i suoi genitori li vede poche ore? Un genitore può dire di aver visto crescere suo figlio se non lo vede correre, tirare i primi calci al pallone, nuotare o che altro? Così si vive solo per sentito dire e per racconti. A me non piace. Non voglio che Anna mi racconti cosa ha fatto Tommaso, io voglio vedere Tommaso farle queste cose, che impara a vivere, che sia suonare giocare qualsiasi sport voglia ballare leggere. La vita è questa qui.  
Tommaso non avrà preso dal suo papà il colore dei capelli ma a quanto pare qualcos'altro.

Read Users' Comments (0)

E-bow the letter - R.E.M. w. Patty Smith

I R. E. M. si sono sciolti il 21 settembre 2011. L'ho saputo dal Televideo. Ho vissuto 10' peggiori per carità ma quelli (anche i giorni) passati dopo aver letto la notizia non li ricordi per i migliori della mia vita.
Do molta importanza alle emozioni che la musica sa trasmettere, sentire, vivere e ricordare.
Per fortuna sono riuscito a vedere tre concerti di Michael Stipe & co. prima che salutassero le scene. A Padova il 22 luglio 2003 sembrava di bollire dentro lo stadio Euganeo. Avevo una maglia azzurra e sono uscito che era blu scura. Ed un paio di chili in meno.
Al palasport di Bolzano il 16 gennaio 2005 in una freddissima sera. Il pubblico quella volta rispecchiava il clima e forse il gruppo ne ha risentito: la performance è stata comunque ineccepibile ma non sono stati travolgenti come la volta precedente.
Infine a Milano una bella sera di luglio 2008. Anticipati dagli Editors che ho potuto finalmente sentire live anche se per poco, abbiamo fatto una mezza bischerata per passare dalle gradinate al prato dell'Arena Civica per gustarci il concerto.
Tutte e tre le volte ero accompagnato anche da due persone importanti per me che poi sono diventati moglie e testimone.
Adoro andare ai concerti ma mi piacciono di più se sono con le persone giuste con quelle che so di poter condividere sia i gusti musicali che le storie che accompagnano le canzoni. Così lo spettacolo si arricchisce di sensazioni forti provocate dalla musica e dalle persone con le quali sono.
Inelluttabile poi quando mi ritrovo a ripensare alle emozioni del concerto, di una canzone piuttosto che di un'altra, mi sorprendo ad emozionarmi per aver condiviso quelle sensazioni con quelle persone. Un doppio brivido che mi trapassa.
Nel comunicato che annunciava il loro scioglimento, Stipe diceva che 'tutto ha una fine'. Ma certe cose continuano a vivere. Le emozioni ed i ricordi non hanno mai fine. 
E adesso fatevi prendere dai brividi.
New Adventure in hifi è un album da enciclopedia musicale.

Read Users' Comments (0)

A modo mio

Sapersi adattare è un gran pregio. Sapersi adattare è una capacità molto simile alla mimetizzazione degli animali. Ti permette di vivere bene alcune situazioni, a volte al meglio godendo dei conseguenti vantaggi. Forse mi sbaglio o sarà questione di punti di vista ma a  mio modestissimo parere lo trovo diverso dal detto "far buon viso a cattivo gioco" che mi sembra più uno sforzo di pazienza. Chi sa adattarsi sfrutta a suo favore le situazioni alle quali riesce ad adattarsi, che sia al lavoro come tra amici.
A dirla tutta, la capacità di sapersi adattare a me manca. Sono più uno che porta pazienza. Fino ad un certo punto e per un certo genere di cose.
E questa è una lacuna del mio carattere che mi penalizza parecchio.
Sono stato insieme ad una ragazza che voleva e doveva essere perfetta: ogni cosa che faceva doveva esserlo o lo era. A suo modo di vedere. Il più delle volte invece io non lo trovavo così.
Ho avuto un gruppo di amici che faceva certe cose perché bisogna farlo in quel modo o perché lo facevano anche gli altri. Spesso non mi ci trovavo. E mi trovavo fuori dal cerchio.
Accetto differenze di vedute, con più difficoltà quando qualcun altro agisce perché "così è perfetto" o "così si fa".
Finché non infrango la legge, esiste anche un altro modo di fare le cose.
Mi piace agire usando la mia testa. Preferisco sbagliare perché ho agito seguendo quello che credevo e non ascoltando gli altri. Che per molti è il modo sbagliato.
Ma esiste davvero il modo giusto ed il modo sbagliato? E chi lo dice?
Roberto Baggio era un fantasista e per definizione mal si adattava agli schemi. Ma giocava a calcio in modo divino. A modo suo. Un po' come Ezio Vendrame, ma meno plateale di lui!
I Pink Floyd facevano musica splendida fuori da ogni logica. A modo loro.
Anche San Francesco professava in modo rivoluzionario rispetto ai modi del tempo.
Il 1968 è stato anche l'anno della rivoluzione dell'atletica leggera grazie a Dick Fosbury che cambiò per sempre la tecnica nel salto in alto. 
Mi viene in mente quel ragazzo che ad ogni tappa del country tour ballava ai margini della pista per i cazzi suoi emarginato dal resto del clan. Aveva iniziato da poco a ballare country e soprattutto aveva imparata guardando. Almeno, non sapevo fosse iscritto a qualche corso. Ballava in modo decisamente più spettinato rispetto a quanto insegnano ai corsi ma nonostante questo riusciva ad andare più a tempo degli altri molto più laccati e precisini. E soprattutto, ballava accompagnato dal sorriso più luminoso di tutti, divertendosi un mondo.
Preferisco così. A modo mio.
Qualcuno così riesce ad adattarsi per non sentirsi isolato o per approfittare di alcune situazioni. Ma così perdiamo un po' di noi stessi e mi piace poco.
Altri invece se ne sbattono e preferiscono andare per la loro strada.
Come dice Robert De Niro in Casinò: "ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io". Questa frase mi riassume bene.
Anche se talvolta mi mette nei casini. Ma preferisco mettermici a modo mio e non secondo gli usi ed i costumi.

 

Read Users' Comments (0)

Vita

Il mese scorso in un momento particolare di basso livello di euforia avevo scritto qualcosa riguardo le varie fasi della vita.
Adesso pare di essere in quella della maturità, per la precisione in quella delle nascite.
Una mia ex compagna di univeristà ha avuto da pochi giorni il secondo figlio, una bella bambina. Mi ricordo ancora quando in una notte - ma dai? - di primavera ho letto la sua email nella quale annunciava la sua felicità per il primo: era la prima maternità/paternità post universitaria, un altro segno che la vita stava andando avanti con la sua consueta ineluttabilità mentre la mia rimaneva li dov'era.
La cosa bella della vita però è che il suo cerchio, o la sua linea, non è mai così scontata e le sue tappe possono susseguirsi in un alternanza molto soggettiva.
Per esempio, c'è qualcuno che diventa padre per la prima volta passati i 50. E' il caso di un caro ex collega, uno di quelli coi quali ti trovi particolarmente bene da tenersi in contatto anche quando si passa ad altro.
Nei nostri infiniti dialoghi via whatsapp sui massimi sistemi eravamo piuttosto d'accordo sul fatto che non era il periodo più bello per concepire una nuova vita, con poteri forti sempre più tali ed opprimenti mentre quelli più deboli sempre più schiacciati ed emarginati. Scrivevo queste cose guardando il piccolo Tommaso intento a scoprire ogni attimo qualcosa di nuovo attorno a se, quando non era intento a scambiare sguardi di reciproca meraviglia con Pescello sdraiato sulla sua culla ...
Ora anche lui, l'ex collega, si trova con un'altra (piccola) meravigliosa creatura con la quale condividere la sua vita. Mi spiace aver percepito nei nostri messaggi un certo disagio tra le sue parole. Spero possa aver aperto il suo cuore ad un po' più di gioia.
Nel frattempo, vedendo crescere Tommaso e vivendo ed aspettando altre nascite, ho cambiato la mia opinione: è vero che ci sente piuttosto irresponsabili ma è ancora più vero che non ci si può arrendere anzi, si deve rispondere. Tommaso, Anja, Luisa, Agata, Elia, Gioele, Davide sono le risposte a questa situazione. La speranza di una vita migliore più bella ed equa. Sarebbe un grosso errore da parte nostra non voler partecipare al miglioramento. Abbiamo l'obbligo minimo di tentare.

Read Users' Comments (0)

La vita è un cerchio

Questo è il primo anno senza matrimoni. L’anno scorso un paio. L’anno prima altrettanti. Tre anni fa addirittura quattro (compreso il mio, a quello non potevo mica mancare!) Quasi tutti gli amici si sono sposati, altri invece non lo sono per scelta (propria ed altrui). In compenso sono continuate le nascite dei loro bambini (compreso quello mio). Ho pensato che si è chiuso un ciclo e se ne è aperto un altro. 
Perché così è la vita: un cerchio. 
Che inizia con la propria nascita e poi un susseguirsi di avvenimenti. 
Quando siamo bambini ci sono i compleanni degli amichetti (ai miei tempi si regalavano portafogli della Coca Cola o con le foto degli attori fighi o delle squadre forti come la Juve, l’Inter e il Milan) e i sacramenti religiosi (prima comunione, cresima).
Quando si cresce un po’ le feste di 18mo compleanno, di maturità, l’inter rail (avessi avuto i coglioni di non farmeli rompere ci sarei andato da solo, mannaggia a me!), l’Erasmus ed infine le feste di laurea (anni fa qui in mezzo ci sarebbe stato il servizio militare o quello civile). In questo periodo può succedere ci siano i funerali dei propri nonni, o di quelli dei tuoi amici. 
La maturità è caratterizzata dai matrimoni, dalle nascite e dai battesimi. Ma anche dai funerali dei genitori, tuoi o degli amici. Negli ultimi anni sono andato a molti, forse troppi. Si spera che succedano il più tardi possibile ma l’imprevedibilità della vita non lo può garantire.
Questo ti dice che infine tocca a noi. Il ciclo finisce col proprio funerale. Non so dire quanto siamo presenti in questo caso. In un certo modo ci siamo.

Read Users' Comments (0)

Generazioni

Ancora una volta, una volta in più di quello che vorremmo, lunedì pomeriggio abbiamo salutato il papà di un nostro caro amico.
Ancora, sì! Un marito ed un padre che non aveva ancora compiuti i 70, con ancora tante cose da dire, fare, vedere.
A quanti amici abbiamo detto “mi dispiace” o “condoglianze” in questi ultimi anni? Fatalità vuole che fossero tutti padri (e la maggior parte di loro dello stesso quartiere). E non lo trovo giusto perché erano ancora giovani, tolti ai loro famigliari troppo presto.
Intanto, arzilli 90enni tirano a campare più o meno coscienti della loro vita, in attesa che la Signora Nera (o il Signore) li venga a prendere.
Invece di ringraziare di essere ancora vivi, maledicono ogni giorno. Altri invece nemmeno sanno di essere al mondo.
Una cosa che non mi piace e che mi fa molta rabbia ma non ci posso fare granché, il minimo è ringraziare chi che sia di poter salutare gli ultimi nonni rimasti (nemmeno miei a dir la verità ma li considero tali).
Alcune persone le ho viste più in chiesa per un funerale che in altri momenti normali o più gioiosi. Per questo apprezzo e considero sempre più importanti i nostri rari incontri organizzati, come la cena di Rocco a casa di Didi a fine settembre.
Anni fa salutavamo i nonni o i pro zii.
Adesso, anche se prematuramente, i nostri genitori.
“I prossimi siamo noi” disse un amico qualche mese fa.
La vita scorre veloce e noi a volte ce ne accorgiamo tardi.

Read Users' Comments (0)

Tommaso


Lo stavamo aspettando da nove mesi. Non vedevamo l'ora di conoscerlo. Temevamo potesse farci qualche scherzetto vista la diffusa tendenza delle nascite premature e delle numerose indicazioni sui cicli lunari negli ultimi periodi. 
Invece no, dicembre era e dicembre è stato, puntuale come sua mamma, veloce come suo papà e testardo come entrambi. 
Tommaso è nato al buio più totale delle 3:23 della notte (e 28 secondo la dichiarazione delle ostetriche, ma l'orologio della sala parto era avanti) dopo appena poco più di un'ora dalla rottura delle acque per le seguenti misure: 50 cm di lunghezza e 3,340 chili di peso.
Nonostante ben due corsi pre-parto dove si era parlato di fasi del parto, prodromi e contrazioni, Tommaso ha voluto rompere gli indugi e saltare ogni preambolo. E meno male che sono stato tacciato in combinazione di frettolosità solo perché sono un secondogenito nato in ospedale perché le sbarre del passaggio a livello erano alzate.
Addirittura, la ginecologa di Anna le aveva detto di farsi un bel bagno caldo con luci e musica giusta ed un bicchiere di Martini. Bhe, vista la lunga astinenza, i superalcolici sono stati scartati anche se ad Anna un goccio di rum non sarebbe affatto dispiaciuto. Così, c'era una Pedavena in frigo pronta per il momento. Solo che appunto, il momento, è stato piuttosto tale. 
E devo ammettere che nel frattempo la voglia di un Martini (o qualsiasi altro) secco era venuta a me.
Ho assistito al parto. 
Nei mesi precedenti mi chiedevo sempre come sarebbe potuto essere stato questo evento come l'avrei vissuto cosa avrei detto e/o fatto. Non nego che mi sono immaginato diverse situazioni e nessuna di queste comprendeva lo svenimento. Che peraltro non ho nemmeno rischiato. Di certo però ero molto agitato. E preoccupato. Perché all'ora era una situazione per me sconosciuta e non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. O meglio, come sarebbe potuto succedere. Mi immaginavo grida di dolore e battute per calmare gli animi. Qualcosa c'è stato e qualcosa no. Lascio a voi indovinare.
Tommaso sta bene. Peccato non abbia i capelli del papà. Dicono che abbia gli occhi (il taglio, il colore, la forma quando sono chiusi). Ma poco mi importa perché sta bene ed è quello che conta.
Ci fa dormire (tanto) meno. Ed anche questo conta. Io sono anche abituato ma fino ad un certo punto. Difficile capire cosa intende con i suoi frignottamenti che si fanno via via sempre più forti. 
Vederlo dormire in braccio a sua mamma mi fa venire una botta di iperglicemia.
Per chi se lo stesse domandando, lo cambio anche io e ci divertiamo. Almeno nel fasciatoio Tommaso se ne sta quieto a godersi tutte le operazioni di pit-stop.
Fa concorrenza allo zio materno in fatto di rutti e si fa valere anche quanto a petardi.
Pare abbia già iniziato a sorridere ma c'è già chi è pronto a dire che sono spasmi. 
Mangia da sua mamma, beato lui, lo invidio perché io purtroppo non ho potuto, essendo stato rinchiuso in una incubatrice per diverse settimane in conseguenza delle quali soffro della inguaribile sindrome delle tette (spiegherò anche questa). È rumoroso e s'ingozza (mi auguro non faccia lo stesso tra qualche anno....) per cui dopo la poppata dobbiamo stare attenti ai simpatici rigurgiti. Ma sta bene. 
Poi si addormenta se gli canto i cori da stadio del Vicenza. Perché bisogna educarli da piccoli.
Intanto io lo guardo e mi chiedo come crescerà e tutte le altre cose. Insomma, come al solito da un sassolino riesco a creare la mia solita frana. Non nego di essere preoccupato – come ho già detto in precedenza – ma la casa è cambiata con Tommaso. È vero che con l'amore non si vive. Ma se in famiglia ce n'è, è tanto meglio!
Tutti fanno i complimenti e le congratulazioni. E fa piacere vedere la gioia nelle altre persone.
Nessuno mi ha chiesto come mi sento. 
Innamorato come un adolescente.

Read Users' Comments (3)

Contro tutti i lunedì della vita

Quando ero bambino sentivo salire nei tardo pomeriggi-sera delle domeniche una tagliente malinconia. Forse era per colpa del lunedì: nell'infanzia lo spettro dell'asilo e della scuola era opprimente. Il lavoro ha pesato molto meno forse perché con gli anno ho imparato (un po') a gestire certi stati. O ad accettarli (nel senso di arnese...).
Oggi in macchina guarda caso nello stesso momento della giornata ho avvertito ancora quella sensazione quando ho sentito questa canzone. Che non è solo la colonna sonora della pubblicità degli anni anni '80 di una birra (mediocre) ma una splendida canzone degli Smiths,
una di quelle che rientra di diritto nella mia top 10 di tutti i tempi e non solo per questo non potevo ascoltarla impassibile. Le sue parole compongono una delle preghiere più disperate. Potrei averla scritta anche io. Perché è arrivato il momento del cambiamento e mai come ora è necessario ottenere quello che voglio. Quello che ho bisogno soprattutto. E le due situazioni adesso coincidono. Ho fatto molte cose in passato (anche) per necessità ma ora non è più il momento per accontentarsi. Si dice che si goda lo stesso ma secondo me accontentarsi non può andare d'accordo col sentirsi bene. E mi sono stancato di fare la felicità di chi non se lo merita. 
So please... once in my life.
Chissà se questa preghiera verrà ascoltata.



Read Users' Comments (0)

Pazzia #3


Vi ricordate quando eravate piccoli spensierati oppure adolescenti confusi ed irrequieti e pensavate al vostro futuro? Vi ricordate come ve lo immaginavate come lo speravate? Io ho diverse pensieri, dal calciatore al geometra, dall'oste al motociclista che sparisce all'orizzonte del tramonto.
Cose diverse che hanno una cosa in comune: ero sempre solo. Non so se fosse una cosa voluta o meno ma non contemplavo alcuna persona al mio fianco.
Anche se non me lo sarai immaginato, le cose poi cambiano come sì è visto bene! Colpa anche di mio nonno Sandro che mi ha dimostrato come certi valori della vita sono imprescindibili. Tanto che prima è arrivata Anna. 
E tra pochissimo arriverà anche Tommaso. 
Questione di giorni. Siamo curiosi di conoscerlo. 
Spero abbia i capelli rossi. Sarebbe splendido. Ma sappiamo che sta bene e ci basta.
Perché pazzia? Bhe io ho un lavoro fino a marzo e poi per il momento chissà. Anna nemmeno quello. Di questi tempi, far crescere una nuova vita in queste condizioni non è facile. 
E perché allora abbiamo deciso di allargarci? Perché i valori che mi ha insegnato mio nonno non hanno un'etichetta con un prezzo ed un codice a barre. 
Ma un sorriso e una speranza. E magari i capelli rossi!


Quando l'ho visto per la prima volta ho subito pensato che dovevo prenderlo. E che avrei fatto un figlio solo per poterlo prendere! Mi piaceva tantissimo nemmeno lo dovessi usare per andarci a lavoro! Secondo me, Tommaso non potrà far a meno di sentirsi un gran figo!

Read Users' Comments (0)

Primo vento sulla pelle sotto la maglietta

Una volta mi divertivo (faccio per dire) a torturarmi pensando a quello che non sarei stato né avrei avuto. Una malcelata forma di patia per il futuro. In un certo modo senza rendermene tanto conto è passata. Forse il tempo, come si dice. E lo trovo alquanto ironico.
Guarito da questo adesso è il passato che mi tormenta. Tanto per dire che a me non piace tanto stare bene. Poco male, ci prendo la parte buona del marcio perché sono gli stati di malessere che mi forniscono la maggior parte dei miei stimoli.
E' da qualche giorno, da quando sento il profumo dei colori spuntati sugli alberi fioriti, che penso alle passate immagini di me in questo periodo felice dell'anno alla prima aria che passa sotto la maglietta e la puoi sentire sulla pelle senza avere i brividi anzi, provando un certo piacevole solletico. E' bellissimo.
E non ho mai trovato una spiegazione al fatto che questi ricordi siano legati anche a volti e talvolta a forme femminili. Forse perché soffro di una specie di letargia selettiva e in inverno mi spengo o perché abbiamo tutti un aspetto migliore dalla primavera in poi? Come se la primavera corrispondesse al primoamore (dell'anno).
Mi è venuto in mente tornando a casa alcuni giorni fa, ma anche questa sera, guardando una coppia di giovani scolari e mi hanno fatto ricordare me alla loro età, quando alle 18:30 si era fuori già da un'oretta mano nella mano (posso dire 'lingua in bocca'? Ecco, detto!) seduti sul verde del parco.
Sono stato colto da un pizzico di nostalgia non lo nego ma ho sorriso per quei bei ricordi che sono felice di avere.
Adesso la situazione è cambiata. Rimpianti di tempi andati. No, perché? Ora è diventato se non inevitabile alquanto difficile poterlo fare durante la settimana, ma almeno il sabato e/o la domenica, chi me lo vieta a 24 anni alla mia età di sdraiarmi sul parco insieme a mia moglie?

Read Users' Comments (0)

Follie della vita #1

Già, quelli li nella foto siamo noi due! A sinistra sotto la tuba (o cilindro, se preferite) ci sono io, lo sposo. Il bastone è a corredo del vestito, mica per sostenermi in caso di sbalzi di pressione. A destra in un vestito bianco d'ordinanza con un velo d'un viola ineluttabile Anna, la sposa.
Da morosetti all'asilo a marito&moglie.
Per chi si fosse perso qualcosa e di questo mi scuso ma non sono proprio il genere di persona che calibra alla perfezione gli automatici comportamenti che il galateo di questi eventi richiede, l'immagine qui sopra risale a sabato 11 giugno 2011 circa alle 18.
La luna di miele è andata e tornata ahinoi, ma alla fine di quasi ogni giornata ho segnato nel mio blocchetto i pensieri di viaggio e penso proprio che li riporterò qui piano piano, perché so che morite dalla voglia di conoscerli (non riesco ad immaginare altrimenti!).
Il titolo del post è del tutto ironico ma non è un caso nel senso che di follia ne ho combinata un'altra e che in ordine cronologico viene giusto appena prima di questa, ma non ho ancora foto a disposizione. Un po' di pazienza e poi saprete.
Adesso vado a fare il trasloco... ancora fuso dal fuso! Perché ieri mattina dopo essere atterrati a Venezia alle 9:25 (alle 4:25 eravamo a Francoforte) dopo un volo di 6 ore e una differenza d'orario di 6 ore, abbiamo finito la giornata ad un altro matrimonio che non volevo davvero perdere. Alè!!!

Read Users' Comments (3)

Lasko! Pivo!

Mettersi qui davanti al pc per scrivere di essersi dimenticati delle cose da scrivere nel proprio blog è il colmo! Eppure alcune vicende di attualità e personali mi avevano dato parecchi spunti peccato che l'acqua passata sotto i ponti s'è portata con se anche loro.
Forse è colpa del primo caldo stagionale il cambio di stagione e quello dentro l'ufficio che abbassa la pressione e il ritmo lavorativo ma quello che si fa sentire maggiormente è una certa malcelata indolenza nonostante ci siano un po' di cose che mi prendono in questo periodo. Per fortuna c'è stato il week end appena passato trascorso in Slovenia, tra passeggiate, birra locale, tanto verde, musica, birra locale, chiacchierate, camosci e zanzare giganti, birra locale, programmazione neuro-linguistica, terme e hamburger giganti. E birra locale.
Vi ho parlato della birra locale? Molto buona, beverina e leggera è fantastica dopo una lunga passeggiata e accompagna gli aperitivi come le cene e le chiacchiere notturne. Ma anche le letture solitarie di programmazione neuro-linguistica.
Posso capire che vedendolo da fuori può essere stato un week end insolito ma trascorso tranquillamente, come non ci capitava da tanto tempo come ci riuscivamo da adolescenti solo con argomenti nuovi più "pesanti" nella sostanza questa volta, con il solito confronto che c'è sempre tra noi due a volte semi-serio perché se strozzo la vena ironica che c'è dietro tutte le cose della vita mi prende un ictus.
La passeggiata di sabato è stata meravigliosa quanto devastante! Arrivare alla vetta di 993 metri salendone 500 in 1 km non rientra nel termine che ho usato, ma la bellezza di quello che si poteva vedere da la in cima ha fatto dimenticare la fatica.
Peccato che Ljubljana rimanga ancora una meta ancora da raggiungere: l'altra volta una macchina aziendale questa volta un diluvio ma è li a 4 orette di macchina mica scappa 'sta slovena!
La definizione di "Toscana del futuro" per la Slovenia è azzeccatissima e te ne puoi convincere e rendere conto attraversandola: i nostri erano sguardi grandangolari perché non c'era alcun tipo di ostacolo alla nostra vista, il paesaggio è verde e non ha subito variazioni che lo hanno limitato anzi, caso mai migliorato.
Dopo i saluti la strada del mio ritorno verso casa è passata in mezzo a due cieli: da una parte un arcobaleno robusto si alzava dritto dalla pentola del leprecauno per infilarsi nel grigio di una nuvola e dall'altra il cielo dietro le montagne veniva illuminato dal fuoco del sole al tramonto. Poi all'improvviso una nuvola si staccava dal suo strato compatto per tuffarsi nel chiarore in uno stile armonioso e leggero. Una classica situazione che vorresti non finisse mai e per la quale continueresti a fare quello che stai facendo (in quel momento guidare) a tempo indefinito.
L'effetto sul lunedì però è stato inversamente proporzionale nel senso che tornare al lavoro è stato più difficile del solito, diciamo che è stato un lunedì più lunedì degli altri.
Vabbhè, oltre a non sapere cosa scrivere devo anche pensare al titolo di questo post. Prendo ispirazione dal week end, l'immagine qui sotto è d'aiuto.
Buona settimana a tutti!

Read Users' Comments (0)

Quello che gli occhi rivelano

Mentire è una delle cose che all'essere umano riesce nel modo più facile, un rifugio breve da trovare. Ma bisogna anche essere capaci di farlo, il che non è altrettanto semplice.
Infatti i suoi occhi mi dicevano l'opposto di quello che mi stava dicendo la sua bocca. La discordanza era evidente.
Qualcosa non è andato come doveva andare come stabilito dal piano dal ruolino di marcia. Qualcosa non è stato per niente perfetto liscio piatto placido e controllato come un tranquillo fiume di pianura.
Per coprire la macchia ha usato un prodotto che non andava affatto bene. Coprire l'errore con una bugia forse è la prima cosa che viene in mente, per trovare un riparo. Un po' come se si spaccasse un vetro di un finestrino una notte d'inverno e all'istante ci metti un pezzo di nylon. 
Lei lo aveva già fatto e come all'ora non era andata granché bene, come avrebbe voluto (farmi credere).
Forse perché è cresciuta così, affrontando la quotidianità come un fatto personale tra lei e il resto della gente cercando sempre di cogliere l'occasione per dimostrare quanto vale quanto sia forte brava e perfetta in tutto quello che fa. Perfetta in quella che è. Anche per soddisfare anche l'altrui auto compiacimento.
Ma questa volta non è stata perfetta ma non ha detto che le cose non sono andate perfettamente, che potrebbe confondere, anzi.
Ma dimostrare ancora una volta l'opposto di quello che è in realtà non vale, addirittura ostentarlo presentarlo vestito come qualcosa di ottenuto dopo una ricerca voluta è un pessimo rifugio, quasi come nascondersi a pelo d'acqua con la canna in bocca per respirare.
Le orecchie ascoltano quello che si dice con la propria bocca ma a meno che non si parli di fronte uno specchio gli occhi non possono mostrarsi a se stessi e si perdono quella parola in più che sanno esprimere, quasi contro la nostra volontà. Svelano la reale situazione dell'animo. Per la prima volta ha malcelato incertezza e paura che trasparivano dal suo sguardo. Allora non è davvero quella fredda macchina che mi mostrava di essere.
Non è da lei fare il passo più lungo della gamba anche perché non c'è la certezza che la coperta che le potrebbe venir offerta possa bastare per entrambi. O per tutti e tre. 
Per questo non ci credo.
Il mio istinto ha una percentuale di errore molto bassa.
Purtroppo.
...
In bocca al lupo.
...anche se, come ho sempre pensato, ha più culo lei che vite un gatto.

Read Users' Comments (2)

Rancore

E' il peggior sentimento che una persona possa provare. Uno stato d'animo angosciante. E' rabbia repressa verso altre persona, recondita come braci pronte ad accendersi al minimo soffio coperte dalla cenere del tempo.
Logora nel tempo consumando bile con lentezza come un pezzo di legno si consuma lentamente dopo che il fuoco si è spento. Rimane un pezzo nero che ogni tanto sfavilla quando viene sfiorato da un soffio d'aria.
Odio il rancore! Detesto quando si alza quel filo d'aria che sposta la cenere e storce lo stomaco appesantisce le gambe annebbia la mente.
Quando penso al rancore mi viene in mente una spada che ti trapassa la pancia tagliandola e che uscendo te la sega. Non so se la similitudine sia appropriata: il brutto ricordo fa male come una lama che ti taglia la pancia poi quando cerchi di passare oltre (e cerchi di togliere la lama) senti la rabbia del rancore segarti la pancia.
Ma è anche come il colesterolo... basta un eccesso di rabbia per mandarci a ramengo la vena e non capirci più niente.
Odio il rancore! Fa stare male. Per questo non lo sopporto e lo disprezzo. Perché si sta male per colpa di altre persone che non meritano nemmeno il nostro rancore.
Mica per la malvagità del sentimento.

Read Users' Comments (0)