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C'era una volta uno stile

Quello di una famiglia che mostrava meno arroganza e spirito di protagonismo. O almeno era capace di nasconderli con eleganza.
Avero lo stesso DNA non significa ereditare anche questo tratto del carattere. Saper trattare (con) le persone non è una dote comune.
Ricordate come è stato liquidato Del Piero, uomo che ha seguito la società in Serie B e ha legato la sua carriera ai suoi colori? Congedato
a margine della presenzatazione dei risultati della SpA ai giornalisti, come una mera voce di costo (quella dell'ingaggio, ormai ammortizzato), senza dargli il permesso di farlo personalmente, dimostrando ineleganza, irriconoscenza e mancanza di rispetto.

 

Anche ereditare l'azienda di famiglia non significa automaticamente saperla gestire per discendenza e in effetti la successione dell'azienda di famiglia è sempre stata problematica.

 

Purtroppo nella mia azienda del cuore succede così e si è visto oggi. Mi spiace molto per Maurizio Sarri che a dispetto di come molti giornalisti lo avessero dipinto un anno fa al suo arrivo a Torino, si è dimostrato molto più signore di chi lo ha assunto.
Fosse stato per me lo avrei preso subito senza aspettare che Guardiola riflettesse a lungo prima di decidere di preferire i soldi arabi, mi restava però l'incertezza che fosse l'allenatore giusto per quella società e squadra, perplessità che oggi è stata rovesciata: non è lui inadatto ma il resto.
Perché devi avere una società e degli uomini che credono in te, in campo e fuori.
A Napoli Sarri ha mostrato un calcio bellissimo, veloce ed efficace, ma aveva a disposizione giocatori affamati, che lo ascoltavano e volevano vincere dando tutto.
Nella Juventus invece negli ultimi anni sono arrivati scarti di altri club, esauriti con scarso entusiamo (eufemismo) e molta meno qualità a infoltire una squadra già debole, di piede e di testa.
Ho visto solo due allenatori riuscire a ottenere qualcosa da quello che avevano: Francesco Guidolin a Vicenza e Udine e Gian Piero Gasperini con l'Atalanta, ma alle spalle aveva e ha qualcuno che lo ha voluto e crede/va in lui. Un mondo di differenza.
Quando si sceglie un allanatore per esclusione o perché è l'unico disponibile la fine non è una sorpresa.

 

Sarri si è trovato  una difesa a pezzi dall'inizio con Chiellini e Demiral rotti, potendo contare su Bonucci in attesa dell'ambientamento di un giovanissimo e pagatissimo De Ligt.
Un centrocampo fatto da scappati da casa con i piedi di marmo che ieri non sono stati capaci di mettere un pallone buono per Higuain e Ronaldo. Mentre Spinazzola, che l'anno prima aveva dispensato palle buone al campione porteghese, si guardava la partita in poltrona, a Roma.
Come avevo detto al suo arrivo, non è sufficiente un Ronaldo per vincere la Champions League e questi due anni dimostrano il fallimento della dirigenza che lo ha voluto, spendendo tantissmo per lui e De Ligt l'anno scorso, per coprire problemi difensivi.
Però la difesa non la fai con i giocatori ma con l'atteggiamento di tutta la squadra, come Sarri sapeva far fare a Napoli, dove c'erano gli uomini (non una parola a caso) giusti.
Indossare la maglia della Juve non significa vincere a priori, ma doversi conquistare un posto in squadra e dimostrare di meritare la vittoria, che è l'unica cosa che conta.
Non serve un Ronaldo ma undici, per atteggiamento volontà e umiltà: ieri era l'unico che correva, uno che ha vinto più di tutti i suoi compagni messi insieme.
Non sono un dirigente di una società sportiva per azioni e un motivo ci sarà, ma se per farlo come lo fanno quelli che ci sono adesso, allora posso essere capace anche io, orcamadosca!

 

Nemmno Andrea Pirlo allantore è una sorpresa. Avete mai visto Sarri insieme al presidente quest'anno? Non è nemmeno andato a farli i complimenti per la vittoria dello scudetto, come se gli avesse dato fastidio.
Il presidente non lo voleva ed è libero di cacciarlo, ma molto, ma molto meno, di farsi convincere di ingaggiarlo però. Il suo esonero è la dimostrazione del fallimento del calciomercato e se un dirigente sbaglia, deve essere cacciato, soprattutto se è un dirigente di una società quotata.
Allora sotto con Pirlo perché non potendo prenderne altri, il presidente scarta le carte dal mazzo.
L'ingaggio di Pirlo come allenatore della Juventus U23 è stata una presa in giro, una copertura ridicola. L'ammissione di volerlo vedere sulla panchina della squadra maggiore mi ha fatto storcere il naso.
E allora poteva evitare il teatrino della presentazione come nuovo allenatore dell'U23, è stata offensiva nei confronti di Sarri e di tutti i tifosi, presi per fessi.
La scelta di Pirlo era la più semplice che Nedved e Paratici potessero fare: l'unico disponibile e il più semplice.
Oppure, quello che credo più realistica, lo voleva il presidente da giugno 2019!
Anche Platini era un grande calciatore, ma da allenatore ha fallito.
Quello che si è stati in campo spesso non è lo stesso in panchina. Un po' come la stessa cosa di chi eredita la società sportiva dalla famiglia. E anche Del Piero è perplesso. E mi lascia basito quello che dice Condò su qual è la priorità in casa bianconera: sembra sia quella di uno yes man, coadiuvato da Buffon e Chiellini. Infatti Capello gli ha già consigliato come comportarsi.
 

E' stato esonerato un allenatore che in poco più di 12 mesi ha vinto una Europa League e un campionato. Chi ha fatto meglio?
Il Liverpool avrebbe dovuto esonerare Klopp dopo il primo anno. Ma ha creduto in quell'uomo. Ferguson non ha iniziato vincendo tutto a Manchester. Berlusconi dopo il primo anno di Sacchi al Milan ha deciso di conitnuare. Zidane non è passato dal campo alla panchina, ma ha fatto il secondo di uno come Ancelotti e ha allenato la squadra B del Real Madrid.


Sabato 8 agosto 2020.
La Juventus ha reso incertissimo il campionato dopo 9 anni di dominio.
Per una volta, anti gobbi e semplici tifosi avversari, ringraziate.
Se non ha creato nuovi antijuventini di certo sono state delle passioni come la mia. Non mi spiacerà vederla perdere contro il Milan di Pioli e  Ibrahimovic, il Napoli di Gattuso, l'Inter di Conte con le bave alla bocca e Marotta a crogiolare in tribuna, perfino dalla Lazio di Inzaghi, dalla Roma di chicchessia, dal Sassuolo di Berardi, dall'Udinese di Mr. Gotti e dalla prossima squadra allenata da Sarri. Mi farò una ragione se cederà nel derby con gol dell'ex Zaza. Finché la nuova triade sarà al comando.

Qui sotto comunque, l'immagine della comoda panchina della Juventus. 


via GIFER

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Gigi Buffon

Gianluigi Buffon smette.
Sono felici quelli che non riuscivano a sopportare il suo talento e la sua eccessiva sincerità.
Io sono un po' triste perché Wojciech Szczęsny sarà anche bravo ma non so nemmeno pronunciarlo!
Ma a parte questo, Buffon è Buffon. Una leggenda!
Non sarà mio amico come lo ha definito Agnelli, ma è una persona leale ai colori che ha deciso di indossare. L'ultima bandiera del calcio italiano dopo Totti.
Dal Mondiale alla Serie B alla Champions League sempre con maglia della Juventus.
Sono giocatori come lui, Del Piero, Baresi, Maldini, Cantona, Maradona, Platini, Raul, Iniesta, Pirlo, Rooney che mi fanno amare il calcio.
Già quando è uscito da San Siro Roberto Baggio una gran parte della mia passione lo ha seguito, dopo di lui è stato molto difficile continuare a seguire questo sport allo stesso modo.

Giocano loro c'è passione. Smettono e la passione svanisce. Arriveranno altri talenti o presunti tali ma l'ammirazione che hai avuto per quei campioni che ci sono stati prima non si potrà ripetere. Unica come loro e come le emozioni che hanno saputo dare.
Per quanto possiamo essere consapevoli che prima o poi dovranno uscire dal campo per sempre, la tristezza è ineluttabile.
Sono giocatori come questi che rendono il calcio più bello. Senza di loro lo è un po' meno. Hanno ricevuto tantissimo, anche troppo visto che il calcio è un gioco. Ma le emozioni che hanno dato ai loro tifosi hanno un valore inestimabile.
Buffon avrà la sua personalità, forte, antipatica, scomoda, genuina, ma quando uno sportivo diventa un esempio per i più giovani qualcosa di buono penso lo abbia fatto.
Le domeniche sono un po' meno domeniche, anche se la Serie A gioca ormai da venerdì a lunedì.
 

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Gioire per una vittoria, piangere per una sconfitta

Al Bernabeu la Juventus si avvicina al miracolo. Poi a 30 secondi dal fischio finale il rigore a favore del Real Madrid che sveglia bruscamente tutti gli juventini. Non c'era modo peggiore di uscire così dalla Champions' League.

Scrivo secondo rabbiosa coscienza

Ho aspettato un po' prima di scrivere di Roma-Barcellona. Volevo individuare un particolare e ricamarci su un po'. Questa volta scrivo subito dopo Real Madrid-Juventus, scrivo di getto a caldo seguendo più che quel flusso di coscienza quella rabbia che mi scorre bollente nelle vene. Anche perché non ho un amico al mio fianco con il quale commentare la partita bevendoci sopra qualche birra. Non è un segreto, ve l'ho già detto qual è la mia fede calcistica e probabilmente penserete che farei meglio a guardare qualche puntata di Trollhunter con un bicchiere abbondante di Laphroaig per quietarmi. Chissenefrega. Questa volta non lascio passare il tempo per riflettere e mi butto a capofitto. Scrivo mandando a fanculo la ragione e sostenuto dall'istinto perché le vere parole nascono così e richiedono di respirare. Se poi un giornale di musica paga un giornalista di cinema per scrivere di moto perché io non posso scrivere gratis di quello che mi pare? Ma questo non c'entra niente.

Real Madrid - Juventus, non poteva esserci modo peggiore

La Juventus doveva compiere una impresa: capovolgere il risultato della partita di andata, persa a Torino 0-3. E ci era quasi arrivata, mancavano 30 secondi per continuare a sognare altri 30 minuti, che avrei sostenuto con tanta fatica. Il Real con la preziosa e fondamentale collaborazione del signor arbitro, l'inglese Oliver, ha posto fine alla mia sofferenza (era da Berlino 2006 che non stavo così  male davanti una partita). Ho iniziato la partita senza speranze. Si sono riaccese dopo 2 minuti e intensificate poco dopo mezz'ora. Sono diventate molto concrete dopo un'ora. Un climax travolgente che non mi sarei mai aspettato. E poi, all'improvviso, dal nulla, un dito che indica il dischetto. Non mi sono neanche accorto cosa era successo. Il replay mi ha fatto vedere un giocatore che inizia a piegare le gambe prima di venir toccato, purtroppo da un Benatia che è arrivato peggio di come facevo io nei principali campi del calcio dilettantistico veneto. A velocità normale non ho battuto ciglio, al rallentatore il dubbio non mi ha neanche sfiorato. Molti si sono chiesti "ma come si fa a lasciare l'avversario solo in mezzo l'area di rigore?" ma anche "ma come si fa a subire un lancio così?" a pochi secondi dalla fine quando si dovrebbe rimanere attaccati agli avversari con l'Attack evitando l'inevitabile.
E invece è proprio il più classico degli errori, perché si deve fare di tutto anche per evitare di instillare il dubbio al direttore di gara e della tua intera stagione. E quando giochi contro il Real Madrid o il Barcellona, il dubbio non esiste e tutto è certo.
Rigore al 93°. 

Potevo vedere la Juve eliminata in tanti modi.Potevo vedere la Juve eliminata in tanti modi. Ero pronto a prenderne altri tre, riconoscendo la superiorità avversaria.
Ma no, non ci poteva essere modo peggiore. 
Poteva segnare Ronaldo con un'altra rovesciata o Isco con una bella serpentina o con Bale che semina Lichtsteiner mulinando le gambe facondo invidia a Bip Bip. Aspettavo di prendere il colpo, quello di bravura di uno degli assi delle merengues. Invece a 30 secondi dal termine dei tempi regolamentari ecco l'episodio che tanto cercato. Per tutta la partita i giocatori del Real hanno scambiato l'arbitro per un disc jockey chiedendogli  ad ogni contatto la combo punizione+giallo. Ottenendola puntualmente. Ronaldo ci aveva già provato a tuffarsi in area, anche in modo palese e uscendone sempre indenne salvandosi dall'ammonizione per simulazione. Penso a quello che hanno vissuto i giocatori della Juve, non solo oggi ma per l'intera settimana: dedizione lavoro concentrazione. Tutto andato in fumo per un probabile rigore.

Gioire per una sconfitta, piangere per una vittoria

Dopo una rimonta così, fa malissimo questo sgambetto. Ronaldo non è Icardi che sensibilmente caccia fuori il gol della vittoria nel derby a porta spalancata. Ho provato una rabbia immensa vedendolo gioire togliendosi la maglia (ovviamente senza essere ammonito). Pensavo che avrebbe dovuto spedire il pallone in curva per giocarsi i supplementari. Quasi sicuramente Benatia e Pjanic sarebbero stati espulsi e lui avrebbe fatto una doppietta. Il Real Madrid gioiva per una (non) sconfitta mentre la Juventus piangeva la vittoria più amara della sua storia (almeno credo!):  vincere al Bernabeu 1-3, pareggiare una situazione sbilanciatissima fuori casa ma alla fine tutto è inutile, non serve a niente. Mr. Allegri dice che sono usciti a testa alta mentre per me sono usciti bastonati. Due volte tra andata e ritorno.

L'ipocrisia del tifo

Martedì sera c'erano oltre 56 milioni di italiani con la maglia della Roma addosso (tranne i laziali). La sera dopo molti di loro sono stati svelti a sfilarsela per sfoggiare ripetitivi sfotto ai rubentini. E non vedevano l'ora, loro che durante la settimana sono liberi di andare a giocare a calcetto perché hanno disdetto la pay-tv da più di qualche anno. Oltre alla beffa degli ultimi 30 secondi mi stanno già sul c***o gli sfottò di tutti quelli che si sono dimenticati di essere "sportivi" ma non si essere anti-juventini (è davvero pessimo essere contro qualcosa!). Basta! Mi sembra che ci sia stata una condanna e che sia stata anche scontata in modo dignitoso e che dopo qualche anno difficile la società sia tornata a livelli altissimi, mentre le altre la prendono ancora come esempio senza imparare per altro.

Le bastonate fanno risorgere

Non si può non pensare a quello che hanno vissuto Roma e Juve ieri e oggi: un'impresa realizzata e una... sfumata. Però mannaggia la miseria, per quanto bello sarà lo sport in questi casi, quello che fatico a capire è perché ci sia bisogna del miracolo? Vuol dire che è necessario sovvertire un risultato davvero negativo e di compiere qualcosa molto prossimo all'impossibile. Ieri i ragazzi di Di Francesco hanno dimostrato che niente è impossibile (a meno che un arbitro non decida il contrario) e hanno festeggiato. Ma non dovrebbe essere così: non dovrebbe essere necessario prendere degli sberloni alla Bud Spencer per rialzarsi e giocare la partita della vita. Perché Roma e Juve una partita come quella di ieri e oggi non l'hanno giocata una settimana fa?  La domanda più stupida è se la squadra vera è "quella vista all'andata o al ritorno?". Entrambe, purtroppo. Perché se si gioca con la paura e deconcentrati fai le figure della prima partita mentre se si va in campo determinati sicuri e concentrati puoi (non è mica detto e si è visto, porco cane!) vincere alla grande. Guardando la fase difensiva della Juve ho visto che la strategia era l'opposto di quella dell'andata: togliere fiato e spazio al gioco dei blancos, anche alti spesso e volentieri nel secondo tempo rischiano anche di scoprirsi pericolosamente. Mi chiedo perché non lo abbiano fatto la settimana scorsa potendo contare sul fattore campo. Il calcio non è bello, è strano: devi prendere una sberla per reagire e capire cosa vuoi.

Come se ne esce da una batosta così

E questo doveva essere l'argomento principale di questo articolo (o post? Veronica, Riccardo, come si chiamano?). Il nocciolo da estratte e sul quale romanzare le parole. Ma non pensavo di dover mescolare bile. Come se ne esce da una botta così? Se potevo sapere qualcosa, nel mio piccolissimo, di quello che ha provato Manolas tra il suo gol e il fischio finale, in questo caso proprio non so a cosa aggrapparmi. Non perché non ho nemmeno sognato di giocare un quarto di finale di Champions' League ma perché una presa in giro del genere non mi è mai capitata. Sì è vero, una volta sono stato espulso ingiustamente e quell'espulsione ci è costata la partita contro una squadra più blasonata, ma non mi è mai successo di farmi portar via la partita, di veder vanificato un gigantesco sforzo di squadra in questo modo brutale, passando dallo 0-3 al 3-0 e non al Westfalenstadion di Dortmund, con tutto rispetto, ma al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Puoi romperti il crociato ma sai che starai fuori 6 mesi, 4 se sei Roberto Baggio ma lui è unico. Tibia e perone salvo complicazioni 2 mesi non te li toglie nessuno. Uno stiramento richiede un mese se non è di grave entità. Ma in ogni caso stai fuori, rosichi in palestra comunque non giochi e lavori duro per migliorare fisicamente e mentalmente ogni giorno. In questo caso è diverso: questa invece è stata una bastonata sulla schiena e ha fatto malissimo perché domani torni in campo ad allenarti: con che testa prepari la prossima partita? Certo c'è la tensione di un campionato da vincere e una finale di Coppa Italia da contendersi  ma non sai quanto ci vorrà per riprendersi. E quella Champions' League per la Juventus più che un sogno è diventato un incubo, da quando Pavel Nedved non ha potuto giocare la finale - persa - di Manchester passando per tutte le sconfitte che si sono succedute. Come ci si rialza da uno sgambetto del genere, dopo essere stato a un passo dalla leggenda? Dopo una salita spezzagambe la mano era già sulla porta quando questa è svanita nel nulla. Come si fa? Si torna a correre, a lavorare perché questa è una professione che anche se va male per quelli di Vinovo (come di Milanello o di Formello) il ricco stipendio arriva comunque. Però brucia lo stesso. Sono anni che si sbattono per ottenere qualcosa in questa cazzo di Champions' con il fardello di un triplete da ripetere ma una persona ha deciso che tutti gli sforzi sono stati vani e sono terminati adesso. E' il calcio ed è fatto così. Come tutto lo sport di squadra. Ne sanno qualcosa Cecilia Zandalasini e le sue compagne della nazionale italiana di basket, che per colpa di un suo fallo antisportivo inesistente contro la Lettonia, dovranno rinunciare ai mondiali di basket 2019. Devi rialzarti perché hai un lavoro da continuare, un dovere verso la società che ti paga e i tifosi che ti sostengono. Ma anche verso te stesso che ti impegni ogni giorno per raggiungere gli obiettivi. La cicatrice del crociato ti ricorderà di quando il ginocchio ha fatto cronch girandosi improvvisamente mentre tu stavi fermo. In questo caso invece si convive con una ferita invisibile che si rimargina e si riapre a giorni alterni. E la consapevolezza di avercela messa tutta non calmerà alcun dolore. Come la batosta presa all'andata, spero che anche questa serva di lezione. Boskov direbbe che la lezione ha detto che "rigore è quando arbitro fischia" in qualsiasi caso. Come ti rialzi? Con le bave alla bocca, pronto per affrontare una nuova stagione, lavorando per farsi trovare pronto e per evitare di creare qualsiasi dubbio a chi fischia il tuo destino   


PS: come se non bastasse il duello Rossi - Marquez in MotoGP, anche fuori dalle piste la sfida Italia - Spagna è infuocata. Ma non pare giocarsi ad armi pari. 

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Foto di copertina: facebook.com/ChampionsLeague/

Articolo pubblicato su Gushmag.

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La sopravvalutazione del calcio italiano

Juventus - Real Madrid 0 - 3. Un risultato che fa malissimo. Una vergogna negli annali del club di Torino.
La Juve ha perso e male in casa contro il Real Madrid la partita di andate dei quarti di Champions League. Un risultato che non concede repliche.
Tra il serio e il faceto il giorno del sorteggio speravo di prenderne meno di 10 tra andate e ritorno. 

Giocare la partita di andata in casa è delicato ed è fondamentale non prendere gol. Infatti dopo 3' è stato subito suicidio! Nemmemo quel tamarro col 7 che vaga per il campo fosse Cristiano Ronaldo, perché stare addosso a lui invece di quel manzo franco algerino di Benzema? 
Dopo 3 minuti la strada giusta era inevitabilmente presa, in discesa, coi freni rotti: contro il Real non sei sicuro di passare il turno nemmeno se vinci 2 a 0 in casa perché al Bernabeu è durissima, figurati se prendi un pero! 
Quando poi la Juve è rimasta in dieci la strada era ben avviata ma incredibilmente Ronaldo e company si sono divorati un paio di gol.

Ad un certo punto del primo tempo i giocatori del Real davano l'impressione - bhe, la dava di più l'arbitro - di poter tranquillamente giocare indistintamente a pallamano pallavolo pallacanestro e se continuava a diluviare anche a pallanuoto. E pensavo ancora al ritorno al Bernabeu.
Ho una mia filosofia da quando facevo il calciatore dilettante professionista. E cioè, che quando sei tu per primo a sbagliare, è del tutto inutile prendersela con quello che dirige la partita perché non è colpa sua se sei tu a sbagliare, a fare falli stupidi, a mangiarti gol, a fartela nelle mutande.
Ronaldo e tanti dei suoi compagni di squadra, ma lui più di tutti, hanno già avuto un dono. Un talento. Se poi ricevono altri regali come quello della massima libertà in mezzo l'area di rigore, la tua generosità è inesorabilmente la più grande boiata che un calciatore può fare.

La rovesciata di Ronaldo è stata splendida. Ancora di più gli applausi degli spettatori. E cosa vuoi farci. La rovesciata poi è la rovesciata. IL gol, IL gesto del calcio. Certo che però spesso succede se dai all'avversario un aeroporto per farla. Se poi lo lasci a uno come lui, ciao!

Eppure, sotto di un gol, l'undici di Allegri pareva potesse giocarsela contro i Galacticos che da esperti compassati hanno saputo contenere gli sfoghi disordinati e a ritmi troppo alti dei bianconeri. Così Diego Costa non ha trovato uno spazio per imbucarsi, a Dybala giravano le palle (le sue, quelle un po' più in alto di quelle che aveva tra i piedi. Bhè si poi se le è ritrovate li anche quelle...) e Chiellini è andato in sbattimento.

L'espulsione di Dybala è la ciliegia sulla torta. Il bambino deve crescere. Oggi ha avuto una grande lezione da Ronaldo ma chi lo sa se ha imparato qualcosa!?
Se non viene convocato in nazionale argentina un motivo ci sarà. Non mi ha mai convinto. La sua sopravvalutazione (da parte di media lacchè e tifosi col prosciutto negli occhi) dimostra la qualità del campionato italiano e cioè scarsa. Se poi metti De Sciglio contro Ronaldo e Marcelo, sorridendo pensi: "Ma dove vuoi arrivare?" [semi cit.]
Dopo il passaggio del turno di Juve, Real e Lazio, i giornalisti italiani (gli stessi di Dybala eh!) elogiavano il calcio nostrano parlando di riscatto dopo la mancata qualificazione ai mondiali. Ma non hanno contato i calciatori autoctoni in campo. Pochi. E poi piangono perché quest'estate non andranno in Russia spesati dai loro datori di lavoro. Chissà perché eh?! 

Quando giochi e perdi (male) contro Real, Barcellona, Bayern spero sempre che si impari qualcosa. Invece mi pare di no.
Direi che andare a Madrid è superfluo. Si può fare a meno di disturbare il custode del Bernabeu, avrà anche lui diritto di andare al cinema una sera, forse anche a Madrid di mercoledì costa meno?!


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Coppa d'ansia


Ok, la Juventus è il club più forte d'Italia Lo ha dimostrato ieri sera vincendo la terza Coppa Italia consecutiva (non la chiamerò mai col nome dello sponsor, come lo Scudetto!) con un gioco completo, ampio e sicuro, non sempre veloce ma la Lazio, in casa sua, è rimasta a guardare la palla che girava, tanto per dire. 
Aspetto di scoprire se è anche la squadra più forte d'Europa. 

Lo dico senza ipocrisia e con tutta onestà: della tripletta (in Inghilterra dicono "treble", in Italia diciamo "triplete" - e "remuntada" - perché l'Inter ha battuto il Barcellona in semifinale?) mi frega poco! 
Immagino che i gufi abbiano dovuto cancellare dai loro pc e smartphone meme e altre monate del genere sulla mancata tripletta per sostituirli con quelli per la notte del 3 giugno, ma baratterei Scudetto e Coppa Italia per quella coppa che ha vinto solo due volte. Pochissime in confronto agli Scudetti che si è cucita sul petto.

La finale di Champions League per ogni juventino è un'ansia, soprattutto pensando a come ha vinto le uniche due volte: grazie a un rigore inesistente in una serata tragica dopo una partita che non verrà mai ricordata per il risultato e ai rigori praticamente in casa (all'Olimpico di Roma). La Juve detiene il record di sconfitte in finale per il quale c'è poco da bullarsi al bar con gli amici.
Vorrei riuscisse a vincere al massimo nei centoventi minuti di gioco senza dover dimostrare di saper calciare un pallone fermo a undici metri dalla porta. 
Arrivare in finale non è importante, l'importante è vincere la finale è una frase banale  ("La vittoria è l'unica cosa che conta" è una citazione made in Juventus). Come quando giocavo a calcio, non mi accontento mai e oltre che vincere, preferisco anche in un certo modo.

Le finali che mi sono piaciute sono state quelle del Milan: nell'89 contro la Steaua Bucarest a Barcellona, nel '94 contro il Barcellona a Atene, due vittorie per 4-0 ma anche il primo tempo della finale del 2005 a Istanbul contro il Liverpool per poi riprendersi la rivincita due anni dopo ancora ad Atene. Sempre Milan e sempre esempi di calcio. Quelle sono vittorie che danno soddisfazione.

Lo so che le finali sono partite difficili, la tensione ti taglia le gambe a discapito del gioco e contro il Real Madrid sarà difficilissima.
Scrivo a titolo personale, immagino ci siano persone contentissime di vincere qualunque sia il modo ma credo che molti tifosi juventini la pensino come me e desiderino una vittoria come quelle descritte sopra. 
Serve anche alla Juve per affermarsi come il club più forte. Non basta dimostrarsi all'altezza del Real Madrid arrivando ai rigori, serve vincere con autorità. 
Ieri sera ne ho vista in abbondanza, a parte i soliti minuti finali di rilassamento precoce da far saltare i nervi.
Sabato 3 giugno posso accettarli, ma solo se quella coppa poi viene a Torino!
Come ormai scrivo da un po', parafrasando l'hashtag ufficiale, fino a quel giorno e cioè fino alla finale, #finoallafinemaninellepalle!

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Scudetto digitale

La Juventus ha vinto il suo quinto scudetto consecutivo.
Lo ha vinto senza giocare. No, piano, lo so che è una frase dai banali fraintendimenti. Eccome se la Juve ha giocato questo campionato. Forse non le prime partite, ma dalla sconfitta contro il Sassuolo a Reggio Emilia in poi ha giocato alla grande rimontando 12 punti e finendo per staccare la seconda di altrettanti, con 24 vittorie nelle ultime 25 partite. Mica semplice, mica solo con gli aiuti degli arbitri....
Ma non è di questo che voglio parlare. Vi ho già tediato al riguardo!

Alla fine di una rimonta simile, un tifoso può avvertire un retrogusto amaro? Io sì. Ma non riguarda l'aspetto sportivo.

Di questa vittoria non mi è piaciuto né come è arrivata né come l'ho saputo.
Il quinto scudetto consecutivo della Juve è arrivato senza giocare davanti ai suoi tifosi, stando davanti alla televisione, il giorno dopo la vittoria definitiva. La Juve ha giocato una sera, le avversarie il pomeriggio dopo.
L'ho saputo grazie alla newsletter della Juventus e ad un messaggio via whatsapp di Cortez che riprendeva la stessa e-mail del club bianconero.

"Ehi - gli ho risposto - tocchiamoci le palle! Mi pare prematuro!" perché ero convinto che la partita che avrebbe potuto decidere la vittoria della Juventus  si sarebbe giocato la sera. Invece era finita da poco.
Ecco, bel modo del piffero di festeggiare la vittoria. Molto digitale ma del tutto impersonale freddo staccato e metteteci tutti i sinonimi che volete.

Non mi piace questo calcio. Lo chiamano spezzatino o spezzettato e non sai mai quando si gioca.
A dir la verità non mi piacciono le cose che non vanno come dovrebbero andare oppure come ervamo abituati a viverle. Non penso di essere il solo a pensarlo e non penso sia un capriccio personale.
Ricordo uno degli scudetti dell'Inter con Mou: lo vinse un sabato sera in spogliatoio perché l'avversario aveva perso o pareggiato, non ricordo. La squadra era in ritiro alla Pinetina con qualche centinaia di tifosi fuori dal centro di allenamento. Quella volta ho sperato che non potesse mai succedere alla squadra per cui tifo. 

Sono cresciuto con Tutto il calcio minuto per minuto, con le voci di Roberto Bortoluzzi, Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Tonino Raffa, Luigi Coppola, Massimo De Luca, Alfredo Provenzali, Giulio Delfino, Carlo Nesti, Livio Forma, Carlo Verna e Enzo Foglianese. 
Ancora adesso quando posso, anche con Sabato Sport o all'interno dei GR, mi piace ascoltare le voci di Riccardo Cucchi, Bruno Gentili, Francesco Repice, Emanuele Dotto e Giuseppe Bisantis dirette da Filippo Corsini, sempre con i giusti toni e senza trascendere in inutili iperboli che fanno più parlare degli stessi cronisti che del calcio.
Preferisco le vittorie in concomitanza, se proprio deve essere davanti lo schermo allora mettetevi d'accordo e giocatela allo stesso momento, poi noi ci arrangiamo al pub o a casa di qualche amico che può permettersi la pay-tv. 
Preferisco le vittorie dentro uno stadio, insieme ai propri tifosi, dopo una partita sudata, sul prato verde dall'odore di erba di primavera e con la pelle scaldata dai primi pomeriggi caldi o rinfrescata in una sera tiepida.
Le vittorie sono sempre belle. Per questo andrebbero vissute insieme e di persona.
Ma la vedo anche in un altro modo: ti quanto mi stia disaffezionando al calcio. O di come cambiano le mie priorità.


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5 volte consecutive per la seconda volta

5 scudetti consecutivi era riuscita a vincerli solo la Juventus, dal 1930 al 1935.
Se vogliamo metterci anche l'Inter di Mancini e Mourinho dal 2005 al 2010 mettiamoceli pure, ma il primo è di cartone, assegnato dai giudici, il secondo con la Juventus in Serie B ed il Milan pesantemente penalizzato, ha condizionato tutti gli altri per logiche conseguenze di budget ridotti e giocatori poco motivati (eufemismo) a giocare per club non presenti nelle competizioni più importanti.
La Juventus quest'anno ad un certo punto era più vicina alla zona retrocessione che a quella che porta in Europa e quella scudetto la vedeva solo al Televideo. 12 punti da recuperare e tante posizioni da scalare. Contro avversari come Inter, Roma, Napoli, Fiorentina, Milan e mine vaganti come Sassuolo, Torino, Udinese, Sampdoria e Genoa.
E con le partite di Champions League nel mezzo da gestire.

Chi lo avrebbe detto? Io per primo dopo gli arrivi di astro nascente Dybala, manzo Mandžukić e cristallo Khedira non avrei scommesso un penny su un successo della Juventus in questa stagione.

Tanta fatica a giocare, sempre secondi sulla palla che in un contrasto 1vs1 vuol dire tutto, Pogba più lento di un bradipo anestetizzato e più insolente di un Cristiano Ronaldo di provincia in un campionato dilettantistico di profonda provincia (fidatevi, non c'è avversario peggiore da incontrare, e migliore da marterllare!). E la mia teoria sulla preparazione di Mr. Allegri era più che mai diventata una certezza (e lo è ancora).
Con Max e Cortez, colleghi di ufficio e compagni di banco juventini, tra una eresia e l'altra già si parlava di passaggio generazionale dopo le partenze di Pirlo e Tevez. Dopo Sassuolo non si parlava più di calcio.
I giornalisti, proni al protagonista di turno, incensavano una domenica la Fiorentina, quella dopo la Roma, a metà girone di andata avevano già dato lo scudetto all'Inter e a fine andata il campione d'inverno era il Napoli, nonostante Maurizio Sarri non fosse l'allenatore adatto, a detta di tifosi e giornalisti dopo le prime giornate di campionato.

Oggi invece siamo qui a parlare del quinto scudetto consecutivo della Juventus. Arrivato com'è arrivato, con una rimonta che non si ricorda, con la Joya che ha dato davvero molto gioia ai tifosi ma purtroppo assente nella partita più importante negli ottavi di Champions, Pogba ritrovato ai livelli dello scorso anno, Mandžukić il centravanti da pub pronto a sgomitare, Khedira che non ha fatto sentire le assenze di Marchisio che a sua volta non ha fatto sentire quella di Pirlo, con Buffon che nonostante le sante Madonne tirate al binomio da brivido Bonucci-Chiellini (auguri per la Nazionale!) ha salvato la squadra tantissime volte, con Padoin che ovunque lo metti vince sempre e con la coppia d'attacco Morata e Zaza che si intende più di due playboy in discoteca.


Per il secondo anno consecutivo può fare la doppietta vincendo la Coppa Italia contro il Milan. Ma non è così facile come può apparire e una mano in tasca ce la metto.
Adesso spero solo che la dirigenza bianconera capisca una cosa: che si può vincere  la Serie A anche partendo con un handicap di 12 punti e rimontare con una serie di 24 vittorie su 25, smazzandosi comunque tantissimo mantenendo una concentrazione difficilissima da mantenere finendo con rifilare 12 punti di vantaggio alla seconda e con una coppia di centrali difensiva da rosario alla mano come Bonucci e Chiellini. Si può fare in Italia e, come si è visto, non è comunque tanto facile.
Ma non si può vincere una Champions League.
La Juventus ha vinto 34 scudetti e 2 Champions League.
Il Milan ha vinto 18 campionati e 7 Champions League, 2 (stagioni 88-89 e 89-90) facendo fruttare lo scudetto vinto nella stagione 87-88.
Spero che Agnelli e Marotta capiscano che per competere in Europa Buffon non basta a coprire i buchi di B&C e che a centrocampo ed in attacco servono giocatori di tutt'altro livello. In Champions' League la mentalità conta, la qualità ancora di più.
Bisogna spendere per portare i giocatori di valore a Torino nonostante la Serie A non abbia lo stesso appeal di Premier League e Bundesliga: gli sponsor sono una dimostrazione (i contratti con gli sponsor tecnici dei club italiani hanno un valore di 1/10 rispetto a quelli delle concorrenti europee, la Juve aveva affidato all'agenzia internazionale di marketing sportivo Sport+Markt il compito di trovare uno sponsor per lo stadio, i c. d. Naming Rights. C'è un motivo se si chiama Juventus Stadium - che alla fine è molto più bello di qls marchio-Arena/Stadium) per non parlare del merchandising (la contraffazione è uno dei mali italiani).
Spero che parte degli introiri derivanti dalla cessione delle quote nell'editoria italiana e dall'aumento delle vendite del Gruppo FCA venga reinvestita per rinforzare la squadra.
Penso che gli juventini si siano stancati di vincere scudetti e perdere finali di Champions.
Adesso però godiamoci questo 5° scudetto consecutivo. Per la seconda volta nella storia! #Hi5tory




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SuperLega Europea

Non sto immaginando un nuovo partito fondato da Matteo Salvini e Marine Le Pen. Roba da brividi e da farci scappare dal vecchio continente di fretta.
Molto più banalmente, si tratta di calcio: di quella competizione europea tra top club come Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Manchester City, Liverpoo, Arsenal, Chelsea, Paris St. Germain e Bayern Monaco (e Juvenuts, Milan, Inter, Roma e Napoli? Ah, già solo i top club europei...).

Una volta esisteva e si chiamava Coppa dei Campioni ed era riservata solo ai club che vincevano il proprio campionato nazionale. 
Poi però è stato deciso di allargarla, per giocare più partite e fare più soldi, alle seconde, terze e talvolta quarte classificate di ogni campionato, previa qualificazione a turni preliminari, da giocarsi con diretta tv venduta al migliore offerente che di solito sempre il solito, a discapito dei vincitori di alcuni campionati ritenuti inferiori che ne avrebbero più diritto, essendo più champions di un secondo arrivato.

Dopo aver visto il ritorno degli ottavi di finale di Champions' League tra Bayer Monaco e Juventus, non vedo l'ora che la facciano.
Una direzione di gara a senso unico, con piccoli gesti a far da contorno ad uno mastodontico (il gol valido annullato a Morata), che sembravano far intendere ai giocatori ed ai tifosi della Juve di essere degli intrusi di dover togliere il disturbo perché la coppa è una cosa che non li riguardasse. Mi sono già espresso in merito e non voglio dare la colpa all'arbitro né alla politica. Però la sensazione che ho avuto è stata di non potercela giocare alla pari.

E allora che si faccia questa nuova coppa tra ricconi, sceicchi tycoon magnati e magnaccia che non hanno alcuna cultura calcistica ma che avranno i loro interessi se investono nel calcio e non solo perché non hanno niente altro di meglio da fare.
L'idea della Superlega Europea l'ha concepita infatti un miliardaio americano, tal Stephen Ross proprietario dei Miami Dolphins, franchigia di football americano e i cinque top club inglesi vorrebbero realizzarla. 
Perché vogliono evitare di fare brutte figure contro club dal budget minore alla faccia del ridicolo fair play finanziario.

Lasciamogliela creare la competizione privata priva di storia e leggenda e lasciamo che siano gli altri club a farle.
Il calcio vero non è quello acquistato da uno sceicco né da un magnate del gas russo in cambio di chissà cosa, ricoprendo di milioni di euro presunti campioni ed ammazzando la concorrenza lo spettacolo ed il divertimento con 8 partite/2 mesi di anticipo. La Ligue 1 se non è un campionato falsato è un campionato falso! 
Non me ne frega più di niente di quel tipo di calcio.
Mi piace il calcio dove il Leicester ed il Tottenham (s)battono ed umiliano i top club miliardari.
Dove il Vicenza Calcio vince la Coppa Italia e riesce ad arrivare in semifinale di Coppa delle Coppe.
Dove a Davide viene data una opportunità per battere Golia.
E tutti piangono increduli di gioia.
Tifando per uno sport e non per una squadra.
Oggi siamo tutti tifosi del Leicester. O del Sassuolo. Finché riusciranno a mantenersi in altezza.

Non basta avere la montanga di soldi di uno sceicco un magnate un tycoon per essere un top club. Il Milan potrebbe non partecipare alla Superlega. Ma di sicuro ha più storia fascino e vittorie del PSG o del Man City messi insieme. Ha una bacheca con almeno 7 coppe a confermalo.
 

Non so cosa sia peggio. Se la coppia Salvini/Le Pen o l'orgia di miliardi di euro.

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Al netto

Scrivo a caldo subito dopo 2 ore (210 minuti, 3 ore e mezza tra andata e ritorno! Immaginate la birra bevuta in tutto questo tempo!!!) di Juventus - Bayern Monaco, ottavo di finale di Champions' League.
E non è facile contenere emozioni piuttosto deprimeti dopo 90' di euforia pura. O, meglio dire, 45 minuti di euforia, altri 45 di illusione ed 1 minuto di incarognameto che ha portato una inevitabile rabbia.
Ma, al netto delgi errori arbitrali, ritengo sia finita in modo giusto.
Perché si sono concessi spazi che non si possono concedere. 
Perché su 180 minuti a disposizione se ne sono giocati la metà: 45 all'andata e 45' al ritorno.
Perché, come quando ero un misero calciatore dilettante, analizzo la partita pensando a quello che avevo/avevamo fatto e dato in campo. Un arbitro può non fischiare un fallo a 80 metri dalla tua porta ma non penso possa essere determinante se concedi lo spazio all'avversario. Almeno, non se sei Leonardo Bonucci, colonna della difesa della Juventus e della tua nazionale, col culo leccato da tutti i giornalisti italiani e di fronte ti trovi tal Kingsley Coman, scarto del tuo club, un quarto della tua esperienza professionale (classe 1996, 20 anni a giugno), ignorato dal tuo allenatore e dalla stampa del tuo paese e gli lasci lo spazio per avanzare per entrare in area per trovare il piede giusto per calciare per segnare. 
Perché ti stai giocando un ottavo di finale di Champions' Leauge, il torneo di calcio per club più importante d'Europa, che il tuo club non vince da 21 anni, che ha più sconfitte in finale che vittorie, che ti ha visto in finale l'anno scorso e per queste ed un altro pacco di ragioni devi avere una fame di vittoria incredibile tale da non lasciare spazio ed ossigeno agli avversari.
Dal primo al centoottantesimo minuto. E magari non sarà facile perché in Champions' League gli avversari sono dei cazzo di avversari, ma nelle ultime stagioni ci sono state occasioni per rendersene conto. 
Alla fine, con la temperatura lievemente scesa, non mi sorprende se i due gol li hanno segnati Coman e Thiago Alcantara, due riserve ma anche due giocatori con tanta fame e voglia di mettersi in mostra di vendicarsi di riscattarsi. 
Quando ho visto partire Coman dopo che a Pogba non è stato fischiato un fallo a favore al limite dell'area del Bayern ho detto: "E dagli lo spazio, e lascialo venire avanti, e lascialo entrare in area, adesso fagli trovare il piede giusto..." e lo dicevo un secondo prima succedesse tutto ed il finale è stato quello che è stato. Dal salotto di casa, anche se non è la tua e a quel punto non sei più comodo e spavaldo come prima, tutto è diverso e più facile. Ma le cosi le vedi per come stanno accadendo e non ci si può sbagliare di molto. 

La Juve ha buttato una partita che al 90° era portata a casa. Al netto degli errori di un arbitro che ha distribuito cartellini come un prete spruzza l'acqua santa in chiesa, il Bayern merita il passaggio del turno. Online ho già letto di orgoglio Juve, ma non penso che i giornalisi italiani possano scrivere diversamente (soprattutto dopo l'apparizione di un polo giornalistico enorme ma questa è un'altra storia) chini come sono sempre stati. 
Se per 20' ti entrano palloni in area di rigore dalla tua fascia sinistra e non fai qualcosa per evitarli meriti di subire il gol.
Se lascia l'avversario saltare da solo in area all'ultimo minuto non è colpa dell'abitro.
Se ti fai fottere la palla al limite della tua era di rigore sei un pollo.
Se dentro la tua erea di rigore sei fermo e lasci agli avversari tempo a spazio per un triangolo però qualche sospetto mi viene ed inizio a pensare a due wrestler che si mettono d'accordo per quale deve essere la mossa finale.

Il campo ha detto che la Juventus, prima di tornare a vincere una Champions' League, deve farne tanta di strada. Qualcuno dice anche a livello politico. Lo dicono anche quelli della Roma (per la quale vale lo stesso discorso appena fatto).
Ma non mi piace parlare di politica nello sport perché lo sport si deve decidere in campo e una gara la decide chi è più forte chi ha più talento chi ha più voglia e più fame, non chi ha un peso maggiore fuori dal campo. 
Certo il gol valido di Morata poteva cambiare molto ma era sempre uno 0-2 che poi è arrivato. Forse, la Juve poteva finire il primo tempo 0-3 e sarebbe stato tanto diverso. O forse sarebbe rimasto 0-2. Ma visto che bisognava rimontare se al posto di una sola punta  Allegri avesse messo anche Zaza o Mandzukic dall'inizio? Ecco, appunto.
Ho letto di partita perfetta o quasi. No, di perfetto non c'è stato niente.
Concordo con Spalletti dopo il ritorno di Roma-Real: 0-2 all'andata, 2-0 al ritorno e a casa. Poco da elogiare.
Hai perso. Hai sbagliato. 
A casa. 
Che ti serva di lezione.
Errori arbitrali e brogli politici li lascio agli altri, per quanto squadre molto forti come il Bayern Monaco ed il Real Madrid non ne abbiano bisogno, non ci si può far niente.
Mi danno più fastidio gli errori commessi dalla mia squadra e questi sono evitabili, per vincere.
Se poi vedo i miei giocatori guardare gli avversari, diventa insopportabile.
Spero non sia sospetto.  
All'anno prossimo.


PS: Bonucci e Chiellini, salvando Barzagli, quella della Juve è la difesa dalla Nazionale. Ci sarà un motivo se alle ultime edizioni di Mondiali ed Europei abbiamo fatto brutte figure. E non lo dico da stasera.

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Grazie Allegri e scusa!

Il 16 luglio dell'anno scorso scrissi un post contro la scelta di Massimiliano Allegri, chiamato dai dirigenti della Juve a sostituire il dimissionario Antonio Conte sulla panchina della Juventus. 
Ero molto scettico. Ma mi ero promesso anche di scrivere delle scuse se avesse fatto bene.
E direi che sono più che doverose!
Premettevo che tutto quello che stavo per scrivere era sfanculabile, come il sottoscritto per altro e Allegri lo ha dimostrato tutto. 
I 2 punti e mezzo me li ha confutati alla grande, dal ritorno economico ai successi sportivi. Dei rapporti col nuovo club Mihajlovic al Milan insegna moltissimo.

Dopo il quarto scudetto consecutivo, il suo primo e la decima Coppa Italia, ha portato la Juventus  a giocarsi la Champions League contro quegli odiosi marziani del Barcellona quando Conte con 2 scudetti non ci è riuscito. Perdendo anche l'occasione di giocarsi una Europa League in casa. 
Per come è messa la Serie A al momento, lo Scudetto potrebbe andare alla Juve per un altro paio di anni ancora, se non cambia qualcosa, ma in meglio e non in peggio come mi pare.
Facendo un confronto tra gli ultimi due allenatori juventini, Allegri è riuscito ad andare a cenare con i famosi 10 euro di Conte, gli è mancata la Sambuca offerta (nella Coppa con le orecchie grandi, ovviamente).

Onore e sincere scuse a Allegri.
Adesso spero che Marotta e Agnelli si decidano a rinnovare e rinforzare la squadra dove serve. Lo scudetto si può anche lasciare agli altri. 
Andare in finale di Champions League 8 volte per perderne 6 non è un record da mantenere!

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