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Stesso pianeta, mondi diversi

Nel pianeta terra siamo oltre 8 miliardi. Non so come facciamo a starci ma in un modo o nell'altro ci stiamo. 
Cinque anni fa la natura se n'è accorta e ha pensato di farne fuori un po', tra i più deboli e tra i più scemi. 
Poi ci ha pensato l'uomo facendo fuori i vicini di casa con un vero e proprio genocidio ma reclamando un preciso motivo quando in realtà immagino ce ne siano molti altri che ignoriamo e ci fanno ignorare.

Ma non è questo che mi turba. O meglio non è solo questo che mi turba. Sono anche tutte le relative conseguenze. C'è chi non ha più una case né un pasto. C'è chi non ha più niente a causa di chi si è arrogato non so quale diritto di toglierlo.
Ma c'è chi vive in dimore da milioni di euro o dollari e in garage ha auto che ne valgono almeno un quarto ed è sicuro di tre pasti al giorno più gli extra.

Nello stesso pianeta, la Terra, esistono due mondi differenti. Non sono due mondi paralleli, non stiamo vivendo due diverse realtà divise da salti temporali, al massimo da fusi orari. Quando qualcuno va a dormire nel suo letto comodo c'è chi nello stesso pianeta nello stesso tempo nemmeno si alza perché non ha mangiato e non ha le forze per alzarsi ma tanto, non ha nemmeno un materasso per dormire. Perché nemmeno su quelli degli ospedali può contare, perché anche gli ospedali non ci sono più.

C'è chi muore svolgendo il proprio lavoro perché vuole far conoscere la realtà al suo mondo, armato di macchina fotografica, videocamera e pc e c'è chi facendo lo stesso lavoro fa marchette protetto e sicuro, forse sottopagato e parliamone pure ma di questo meglio in un altro momento.

Qualche settimana fa ero in un supermercato, una catena locale. Passavo attraverso le corsie ed ero frastornato dalla quantità di cose da mangiare bere pulire giocare esposte negli scaffali in maniera ossessiva e soffocante. Poi sono passato davanti al banco dei salumi e mi si è ritorto lo stomaco.

Il banco frigo era colmo di una distesa di vaschette di plastica con salumi affettati, pronti per essere presi pagati e consumati. Due cose contrastanti una con l'altra mi hanno colpito: la totale assenza di contatto umano rappresentato da quel dialogo tra salumiere e cliente che mi colpiva sempre da bambino, perché qui prendi quello che ti serve senza chiedere né salutare mostrando educazione e gentilezza e l'esagerata quantità di beni di prima necessità (lo sono ancora?) messa in mostra come gioielli.

Ho chiesto alla signora addetta al reparto se si vendono tutte e altrimenti cose ne fanno di quelle avanzate. Mi ha risposto che certamente si vendono tutte e che in caso le buttano.

Sono stato travolto dal suo sorriso a rassicurarmi, di non fare troppo il progressista. Non ho potuto non trattenere un groppo in gola non pensare a chi non può più permettersi una di quelle vaschette ed è costretto a implora un po' di cibo e sta morendo, per colpa di quello che si è arrogato quel non so quale diritto di privarli dei diritti della personalità e di tutti gli altri che in vari modi più o meno obliqui lo sostengono. Quel sorriso meschino e quelle vaschette mi hanno fatto sentire un grande senso di ingiustizia. Mi sono chiesto se me le meritassi, se tutti noi ce le meritassimo. Perché noi sì e altri invece no. Questo mondo è davvero giusto?

E io che ne faccio parte cosa faccio per renderlo giusto?




Il video l'ho trovato sulla pagina Facebook Gatot Garislurus

Rompiamo tante le scatole e ci rompiamo tante le scatole perché pensiamo di meritarci tante cose quando invece c'è qualcun altro che invece ne ha bisogno e c'è una differenza tremenda.
Ho pensato allo spreco di quelle vaschette che vengono gettare se non vengono vendute quando invece dovrebbero essere d(on)ate a chi ne ha bisogno.

Ho guardato Tommaso a Teresa che guardavano con occhi vuoti e un'espressione di chi chiede chiarimenti perché forse avevano capito il mio malcelato sgomento. Loro ancora non riescono a capirlo. Vorrei non avessero bisogno di capirlo in futuro perché allora questo mondo è stato capace di rendersi giustizia. Ma è una speranza che al momento è privo di qualsiasi fondamento.

Se quelle vaschette sono il simbolo della modernità e del progresso, stiamo sbagliando tutto e dobbiamo subito fare qualcosa per cambiare.


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Repubblica delle Banane

Siamo la Repubblica delle Banane.
Si fanno i decreti.
Che devono essere convertiti in legge.
Prima però sono necessari i decreti attuativi.
Nel frattempo arrivano migliaia (già, mica qualche decina ma migliaia. Fate il conto di quanti deputati e senatori ci sono, considerate che qualcuno se ne fotta, sono un bel po' a testa no!?) di emendamenti che bloccano tutto.
Compresa l'economia di un intero Paese.
E intanto si organizzano gli Stati Generali per capire come far ripartire l'economia del Paese.
Che è lo stesso di prima!

Adesso pensate che noi paghiamo le tasse (chi le paga) per garatire un ricco stipendio a queste persone e a tutte quelle che circolano senza uno scopo per i palazzi.
Su una cosa sono coerenti: nella mancanza totale di vergogna.
Perché si fanno rallentare senza problemi dall'indolenza della faziosità politica quando si tratta degli aiuti per il popolo (che li vota e li paga), ma sono lestissimi quando si trovano a decidere i propri privilegi.
Scommettiamo che nemmeno per il 18 luglio troveranno una soluzione?

Se un impiegato non svolge un compito che gli viene assegnato, viene richiamato dal superiore o dal titolare a seconda dell'organizzazione societaria e del suo inquadramento. Segue una lettera di richiamo. Magari un declassamento e infine il licenziamento. Vale per i dipendenti di aziende private ma anche per i dipendenti pubblici. Si chiama negligenza.
Quelle persone che stanno bloccando un paese sono dipendenti pubblici.
Saremmo noi i loro datori di lavoro.
Vista la palese incapacità e improduttività, vorrei poterli cacciare a calci in culo! O almeno potermi affidare a un articlo 18 anche per loro.



























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Non può andare tutto bene

Quando il coronavirus era ancora in Cina, abbiamo iniziato noi, insultando e picchiando i cinesi.

Appena è arrivato in nord Italia, siamo passati a insultarci tra di noi: forse per la prima volta c'è stato uno scambio di posizione tra meridionali e settentrionali, con i primi che insultavano i secondi.

Poi siamo tornati a offendere i cinesi, colpevoli di mangiare topi e quando il COVID-19 era ormai diffuso nel nord Italia, allora siamo stati oggetto di scherno da parte dei francesi, rifiutati dagli inglesi e anche austriaci, sloveni e molti altri ci tenevano lontani.

Non è semplicemente colpa di quel mutevole coso microscopico. E' solo colpa nostra.
La Cina si sta rimettendo a posto adesso dopo oltre 2 mesi. Da sola e con disposizioni molto rigide e molto chiare (per esempio, in Veneto il 25 aprile e l'1 maggio i picnic si possono fare, ma solo nel giardino di casa, con il proprio nucleo famigliare, senza invitare vicini, condomini -e quindi il primo che arriva in giardino esclude gli altri?- parenti né morose/i. Non è possibile dire che è vietato? Come l'attività motoria -termine generico-: possibile oltre i 200 metri da casa che però non significa finire a  4 km. Allora 2,5 o 3,5 km sono buoni?)
Noi italiani abbiamo subito lamentato la mancanza di aiuti da parte dell'Europa (per altro riconosciuta, ma poco importa) e accusando Francia, Germania e Olanda di fare i propri interessi come al solito.
Abbiamo replicato con l'idea di boicottare le aziende francesi e tedesche presenti in Italia, come catene di supermercati e case auto. Dimenticandosi però che in Italia ci lavorino un bel po' di italiani in quei supermercati e nelle concessionarie. Bravi, complimenti per la bella idea!

Ma come possiamo lamentarci noi italiani degli altri paesi europei, quando non siamo nemmeno stati capaci di aiutarci tra di noi, fermando i macchinari appena donati, dimostrando come la generosità arriva fino a un certo punto e quando ci si trova nella merda non si guarda in faccia nessuno?
Come possiamo accusare i paesi membri dell'UE quando siamo divisi al nostro interno, se le regioni del nord chiedono autonomia dal governo centrale e qualcuno non considera italiana la parte meridionale e viceversa? 
Siamo il bue che dice cornuto all'asino.
Con l'unica differenza che non abbiamo alcuna vergogna, anzi, pure un bello strato di arroganza.
Almeno fossimo un paese virtuoso, con meno evasione fiscale e servizi all'altezza delle tasse pagate, potremmo dimostrare di meritarci qualcosa.

Nel frattempo la politica mette in mostra il meglio di sè.
Fontana, presidente della Lombardia, fa il giro completo passando da pirla per una mascherina indossata male e con una certa frettolosità a eroe per aver avuto il coraggio di controbattere il premier Conte ritornando pirla da commissariare nel giro di poche settimane.
Sala sindaco di Milano ha sfoggiato noncuranza invitando gli stranieri nella sua città che non si ferma per poi bloccare tutto con una faccia come il culo che non si mostra nemmeno in periodo elettorale. 
Zaia, presidente del Veneto, avrebbe riaperto scuole e aziende quasi subito per poi passare allo stato di massima allerta da sceriffo della salute pubblica; prima impone blocchi di 200 metri e meno di un mese dopo li rimuove auto-celebrandosi liberatore (da se stesso) come neanche il peggiore (o il migliore) dei democristiani sapeva fare 30 anni fa. 
A De Luca, presidente della Campania, sfanculato da tutti quelli che non lo hanno votato, è bastato scherzare su un lanciafiamme in una conferenza stampa per guadagnarsi la simpatia di tutti, che hanno confuso simpatia con competenza nell'amministrare una regione (complicata, per altro).
Graziano Delrio, capogruppo PD alla camera dei deputati, propone ua "cabina di regia" per organizzare la riapertura: ma allora noi cosa paghiamo a fare quasi mille persone? Gli diamo dei soldi per decidere a chi darne altri (sempre nostri), magari amici loro?

Una idea sensata che non risolverebbe nulla ma che è sembre meglio di niente è il contributo di solidarietà progressivo a partire dai redditi superiori agli 80 mila euro. Una proposta del PD che porterebbe a un gettito di 1,3 miliardi. In questo caso la politica si è dimostrata unita. Non il PD perché mai una volta una che si possa dimostrare unito. Ma contro questa proposta ci sono anche tutti gli altri, dalla sinistra alla destra, evidentemente si sono sentiti chiamati in causa e quindi hanno subito difeso il proprio portafoglio. Sia mai che gli venga sotratto qualche centinaio di euro! Loro possono aprirlo a tutti gli altri ma guai se si tocca il loro, o quello dei propri finanziatori. Questo conferma quanto detto sopra: non siamo capaci di darci una mano, piuttosto la togliamo, soprattutto quando ci si sente chiamati in causa.
Allora c'è chi propone il surreale ovvero piuttosto che far pagare pochi, meglio far pagare molti, tanti di più, ovvero i poveri, quelli che stanno molto peggio: l'idea è ancora di Sala, sindaco PD di Milano, che dice che non è il momento di fare differenze (mi pare le faccia lui invece) e di far pagare gli italiani che si sono già dimostrati generosi. 
Sono sconvolto. 
Non stiamo dimostrando generosità ma di tenerci alla pelle!
Mi chiedo se lui non si consideri italiano e con che faccia riesce a chiedere soldi a chi ha perso il lavoro o prende quel contributo di 600 euro.
Mi chiedo quale coscienza hanno quei politici che si sono opposti. Dov'è quella di Sala, che fa parte di un partito che dovrebbe essere attento ai più sfortunati.
Alla fine a fare sacrifici sono sempre gli italiani, quelli veri però, che non fanno parte dei 945 a palazzo and friends.

Un'ultima osservazione, poi vado a dormire: per fabbricare il materiale protettivo necessario, mascherine, camici, parti per respirazione, alcune aziende italiane hanno convertito la loro produzione. Poi prima di essere consegnato questo materiale deve passare una verifica.
Altrimenti, tutto quanto arriva dalla Cina.
Dov'è esploso il virus.
E spesso nonostante abbiano il timbro CE, non sono nemmeno conformi alle normative UE, che significa che appena si indossano le mascherine si rompono (per questo in alcuni casi vengono consegnate con la tremenda indicazione di indossarle con attenzione)
Sono il solo a pensare sia tutto pazzesco?

A cosa servono le serenate dai balconi, gli inni nazionali, gli striscioni? Non fanno buon umore né danno speranza. E' solo quella tradizionale retorica buonistica per illudere e distrarre.
No, non torneremo migliori. Il povero Davide Astori lo dimostra: siamo stati tutti tifosi fiorentini per qualche giorno, poi siamo tornati a insultarci e menarci. E' bello fare il gesto, farci trasportare dell'emotività del momento. Poi torniamo quello che siamo e vaffanculo a tutti.





Grazie a Jenus di Nazareth per l'immagine.

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Manchester e l'ipocrisia

E' tardi ho mal di testa e non posso fare i lavori di casa per farmelo passare.
Volevo scrivere qualcosa subito dopo quello che è successo a Manchester e spero di aver trattenuto almeno una parte dei miei pensieri. Provo a distillarli di seguito anche se la combinazione stanchezza-mal di testa rende più facile le farneticazioni che le riflessioni. Ma ci provo lo stesso. E l'argomento è molto delicato. Poteva valere anche per tutte le volte precedenti ma questa volta ho deciso di scrivere. Forse perché sono coinvolti dei giovani. O forse no, forse è perché ho letto e sentito commenti che non mi sono piaciuti.

Cose come "Bastardi! Bestie! Se la sono presa con i nostri bambini! Hanno fatto apposta stavolta! - le altre volte invece gli è scappata la miccia? - Se la prendono con gli indifesi!".
Noi non abbiamo mai ammazzato un giovane in Siria, Iran, Iraq? Noi non siamo i buoni. Non lo siamo più di loro e non c'è alcuna giustificazione.
La nostra indignazione è solo ipocrita.
Nessuna pietà né compassione per i bambini uccisi dalle "bombe amiche" esplose dai padroni di casa, né da quelle democratiche americane, russe, francesi partite anche grazie al nostro consenso.
Ma quando esplode un (corpo) extracomunitario scoppia la nostra rabbia e incredulità. Perché deve essere un'altra cosa? Perché piangiamo quando succede a casa nostra e non sprechiamo una lacrima quando succede a casa loro? Perché è così diverso?
Uomini donne e bambini mediorientali sono diversi da uomini donne e bambini europei o americani? Che differenza c'è? Non c'è, sono uguali a noi, sono come noi!

Me lo chiedo perché invece per qualcuno c'è! Altrimenti mi risparmierei la domanda. 
Mi chiedo che differenza c'è tra le vittime di Manchester, Parigi, Londra, Madrid, San Pietroburgo, Istanbul, Bruxelles, Nizza, Stoccolma con quelli quasi quotidiani di Aleppo, Dacca, Giacarta, Bagdad, Peshawar o di qualche città africana.
E perché non spegniamo le luci del Colosseo ogni volta che viene bombardato un ospedale in Siria o in Palestina?
La differenza c'è per i media con due tipi di trattamento opposti, parlando e dedicando tempi molto diversi.
La differenza c'è per noi con le nostre inutili dimostrazioni di solidarietà e dolore quando qualcuno esplode in una città del primo gruppo, spegnendo le luci dei nostri monumenti più belli e comportandoci da automi, sui social con hashtag dettati e bandiere di circostanza e scendendo in strada sfilando silenziosamente con delle fiaccole che non rappresentano altro che quel cerino con il quale rimaniamo in mano quando succedono queste cose. Come se davvero servissero a qualcosa. 

Ormai quando succede un attacco terroristico non riesco ad arrabbiarmi o provare pietà o dolore né tutti quei sentimenti che automaticamente voi provate in questi casi. 
Non ci riesco. Resto asettico e staccato. Una punta di dispiacere per le vittime e i loro famigliari è impossibile da non percepire. Ma non vado più in profondità.
Un aiuto me lo date anche voi, che in poche ore passate dalla costernazione per un attacco terroristico all'ironia per l'espressione del Papa nella foto con Trump, in una reazione automatizzata.
Ditemi che sono insensibile cinico e stronzo. Sarà quel senso di disillusione al quale ormai siamo tutti esposti che in me si accentua.
Ho pensato a Dante martedì sera appena sentito dell'attaccato di Manchester: noi abbiamo ucciso la loro generazione più giovane e loro hanno fatto lo stesso. Nella Divina Commedia si chiama legge del contrappasso. Inevitabile. Prevedibile. 

Bombardiamo di democrazia i paesi che pensiamo ne abbiano bisogno quando nel nostro stesso paese ne vediamo a malapena l'ombra.
Ed il risultato di quella democrazia è Manchester, oppure Nizza come New York. E' quello che volevamo? Possibile che nessuno nei posti giusti abbia mai preso in considerazione una reazione? E' dall'11 settembre 2001, da quasi 16 anni, che ci tengono ostaggi. L'esportazione di democrazia non sta andando proprio bene. Nemmeno benino.
Un po' come quando per ottimizzare le cose le aziende vanno a produrre in Cina e poi importano da la prodotti che però non sono ottimi.
L'odio non si combatte con altrettanto odio.
La guerra non si combatte con un'altra guerra.

Una sera per radio (non ho la tele e ascolto tanta radio, soprattutto la notte finché lavo i piatti) ho sentito questa domanda: "Come si ferma una guerra?". Gli esperti chiamati a rispondere hanno detto con il pugno duro, la diplomazia, il dialogo, il rispetto, le sanzioni, il Risiko e la briscola.
Nessuno ha pensato di smettere di vendere armi. Potrebbe essere un inizio. 
E iniziare a risolvere i casini in casa propria, prima di risolvere quelli degli altri.

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Capre e bufali

A pochi giorni di distanza dalle proteste di Bologna per dei tornelli montati alla biblioteca universitaria, arriva il discorso di Marco Rondina al Politecnico di Torino nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico 2016/2017.
Marco è un ragazzo di 22 anni, studia Ingegneria informatica ed è il rappresentante dell'Associazione studentesca Alter.POLIS, un altro collettivo di studentesse e studenti universitari, proprio come quelli che hanno fatto casino a Bologna.

Scendere in strada a far casino e a rompere le palle agli altri non è proprio la migliore delle scelte. A mio modesto modo di pensare. E se proprio devi, allora che ne valga davvero la pena. Per esempio, per le condizioni nelle quali è stata ridotta l'università italiana, una volta (tantissimo tempo fa) la migliore d'Europa e adesso una delle peggiori per tasse d'iscrizione accesso e programma al passo con i tempi.

Sarebbe stato più bello se quei collettivi bolognesi o chi per essi avessero fatto casino per questi motivi, invece di prendere dei tornelli come pretesto per dimostrare tutta la propria imbecillità.

Marco non ha dovuto fare casino e rompere le palle agli altri per dimostrare il suo disagio. Ha usato la parola e lo ha fatto in modo ironico all'inizio e poi acuto e impietoso.

E' stato un discorso molto bello e sincero, per niete retorico.


Mi spiace per Marco e per tutti gli studenti, non solo universitari, perché il suo discorso non produrrà nulla altro che delle pacche sulle spalle, tra quelle forti materiali e quelle ideali.
Le parole di Marco sono rivolte a ministro rettore e autorità o pseudo tali varie, ma si è accorto chi era seduto nelle poltroncine rosse? Vedo tante teste grigie e pelate e mi chiedo se e cosa hanno capito e quanto potevano essere interessati al suo discorso e alle condizioni dell'università.
E sarebbe stato bello se tutti gli studendi del Politecnico avessero potuto ascoltarlo, per essere invitati a fare e dare il proprio meglio, per migliorare la loro vita cone quella degli altri.
Due anni fa era intervenuto il presidente del consiglio chiedendo al contratio l'aiuto del mondo universitario, ovvero di quelle vecchie eminenze grigie che pensano solo a difendere la propria cattedra e la definizione di "magnifico" (perché?).

Protestiamo per delle partite di calcio tra miliardari ma non per come siamo ridotti per le cose che valgono davvero la pena. Siamo più informati sui cazzi di pseudo personaggi famosi. 
Ci facciamo rincoglionire da programmi tv idioti. Parliamo e pensiamo nello stesso modo. Le amicizie sono solo di comodo.
Siamo delle capre. Stupide, per altro!
Articoli sui quotidiani, commenti sui social media, atteggiamenti nella vita reale (oh cazzo esiste! Ma davvero?) non riescono a farmi cambiare idea. Anzi la confermano!
Più il tempo avaza e più il nostro cervello regredisce avizzito da modi di dire e di fare diffusi dai social media e dal web in generale e ridistribuiti e fomentati da pseudo giornalismo di pessima qualità.

Influenzando la nostra qualità, perché siamo diventati così stupidi da non riconoscere più le cose che contato.

Dovrebbe esserci un progresso nell'umanita, nella mente umana, a tutto vantaggio della popolazione. Invece non ne vedo neanche un po', o quel poco resta alla portata di pochi che potrebbero permetterselo.
Noi intanto restiamo qui idolatrando miliardari estemporanei con le pezze al culo o diventando euforici per qualcosa che solo poco tempo prima non avremmo mai concepito (chi di voi si alza all'alba per una corsa al sorgere del sole solo perché adesso lo fanno quasi tutti?) e che dura come una briciola di pane in Piazza San Marco a Venezia.

silent party
pokemon go
selfie
Islanda
holy fest
color run
corse di gruppo all'alba
barbe hipster
andiamo a comandare / molto interessante
ma di cosa parliamo
gianluca vacchi
le citazioni con tanto di grafica sentimentale
i pro e gli anti VR46 e Juventus (ma di qualsiasi altra cosa)
i fasci e i comunisti
le isole dei vip e i grandi fratelli
gli apericena
je suis
youtubers
bullismo (ai nostri tempi questa definizione non andava di moda, ci limitavamo a fare a botte all'asilo o alle elementari con bambini e bambine più grandi e/o stupidi/e o maleducati/e)
la bandiera di una nazione sullo sfondo del proprio profilo
le tradizioni straniere che cancellano quelle locali e nazionali
i tatuaggi e il taglio dei capelli come quelli di quelli che si vedono in tivù

E andiamo avanti così. Capre! O bufali, secondo la similitudine di qualcun altro. O una o l'altro, la destinazione rimane quella. Il baratro. Ve ne accorgerete prima?

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Il mio probelma


Io sono io. Questo è il mio problema. Sono il mio principale problema.
Non ho santi in paradiso né amicizie giuste nei posti giusti. Tipo di quelle che mi facciano portare delle moto nel centro della mia città, a differenza di altri che vengono anche ospitati nelle sale grandi dei palazzi del potere.
Magari qualche gancio - termine più corretto rispetto ad amicizia - c'è anche ma nel mio caso prevalgono altri fattori come il buon senso l'etica e lo stato delle cose con il quale non ci si può tanto mettere di traverso.
Vivo in una città dove sei quel che sei e se vuoi fare qualche cosa per quanto ci si debba rompere il culo devi conoscere la persona giusta. Certe consuetudini non sono esclusive tradizionali di determinati posti di questo Paese anzi, al contrario sono piuttosto diffuse. Non so in altri posti ma dove sono io sono molto frequenti.
Mi è capitato diverse volte, anche l'anno scorso, di essere ad un passo da qualcosa ed invece appena arrivato all'ultimo scalino sentire il vuoto al posto del pianerottolo e di cadere giù, travolto da amarezza delusione e rabbia.
Mi sono chiesto qual è il mio problema, cosa non va. L'unica risposta l'ho trovata davanti allo specchio (prendendomi per il culo possono aggiungere che "Bhe, almeno c'era qualcosa di bello da vedere"!).

Di recente ho cancellato da uno spazio web una mia descrizione che a qualcuno era piaciuta molto. Ci avevo messo un attimo a scriverla, preso da uno dei miei raptus notturni, un po' come sta capitando adesso solo che c'è il sole alto in cielo.
Nonostante mi venga difficile dovermi descrivere ho buttato giù le parole che mi piacevano di più e che mi sembravano più adatte, come scegliere una felpa o un paio di scarpe. Una descrizione poco seria e poco professionale visto il contesto ma per questo veritiera, che tra le righe diceva "fanculo!" in modo neanche tanto velato.
Perché sono così e forse è questo il mio problema.

Non mi piace ingannare la gente, anche perché vado a infilarmi in situazioni spiacevoli che non saprei gestire e non mi piace giustificarmi.
Perché non sopporto né supporto le formalità che sono solo una divisa che maschera le persone e servono ai venditori per ingannare chi si trovano davanti. Preferisco convincere piuttosto che ingannare anche se è la via più complicata.
Ma molte persone preferiscono i venditori, quelli con il nome esotico e un cognome italiano buffo, gli imbonitori gli intortatori o i (auto definiti?) guru. Quelli 80% atteggiamento e 20% carattere. Forse perché la sincerità spaventa. O la normalità. Ma sono così.

Elastico come un tronco di una sequoia secolare. Mi adatto anche, a persone cose situazioni ma a discrezione e con criterio molto dubbi.
Voglio essere me stesso sempre perché apparire è come sopravvivere. Eppure ci sono molte persone che sopravvivono nettamente meglio di come vivo io.
Forse tutto dipende da questo, dal mio volere essere me stesso. Originale.
Non sono quello della prima buona impressione, di solito la canno in pieno e tale rimane: chiedete a due professoresse. Anni fa una splendida ragazza di Roma qualche giorno dopo avermi conosciuto meglio (no, non è quello che pensate voi!) mi confidò che all'inizio le sembravo un cagacazzi. Non potevo darle torto. Non sono (più) il massimo dell'espansività all'inizio.
Talvolta è anche buona la prima, ma nonostante la mia impresa c'è sempre qualcosa che non va bene. Oppure, non c'è qualcuno col culo nella posizione giusta che migliori la mia buona prima impressione.
Tanti mi dicono che ho buone capacità. Che scrivo bene. Ma a vedere bene questo non basta! C'è bisogno di qualcosa di più. Meglio se è qualcuno di più!

E alla fine vincono gli altri. Quelli che si mettono il vestito adatto. Magari non solo grazie a se stessi e a quello che sanno mostrare ma anche perché sono nel club giusto.
Io invece non sono nemmeno uno da motoclub o curva sud. Sarà colpa di quelle settimane premature in incubatrice che mi hanno abituato a stare bene da solo che mi piace tanto Wolverine. Avessi solo la sua capacità di autoripararsi ma soprattutto il suo adamantio...
Ho solo una grande tendenza a isolarmi a non creare forti legami. Forse è per questo che rimango sveglio fino a notte fonda, per stare da solo.
Stare in famiglia è il posto più bello dove mi piace stare, ma credo che stare un po' da soli faccia bene.
Ho sempre qualche perplessità per chi si sforza di essere qualcun altro e non vuole stare da solo.
Come per chi riesce a fare qualcosa - o non fa fare qualcosa agli altri - grazie agli altri.

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Contenitore vuoto

Avevo iniziato a scrivere questo post circa un mese fa e l'ho lasciato a decantare un po' per distrazione un po' per cercare di trovare la giusta lucidità per evitare di scrivere con eccessivo trasporto e di far guidare il mio giudizio dall'istinto. Non è la prima volta che mi capita di scrivere sulle mancanze vicentine. Vediamo come va questa notte.

Vicenza è una città vuota. 
E' un contenitore, bellissimo. Ma vuoto. Manca anche di idee e di strategie. 
E' miope, perché non riesce a vedere al di la di un certo tornaconto. Per altro riservato a pochi intimi.
Ad esempio un contenitore vuoto a Vicenza è in fiera: il nuovo e costosissimo padiglione (oltre 30 milioni di euro con 1,8 milioni di euro di rata annuale del mutuo da pagare alla locale banca, tra l'altro socia della fiera...). Disponibile dal 2014 non ha mai ospitato altri eventi al di fuori di quelli fieristici. Quindi non sono ancora stati individuati e tanto meno organizzati manifestazioni (concerti, per esempio) per sfruttare lo spazio e ammortizzarne il suo costo.

La similitudine con il contenitore è gentilmente offerta dal Parco della Pace grazie al nostro (mah... penso sempre sia solo di qualcuno che si stringe in una cerchia piuttosto ristretta) sindaco, che fin dalla perdita della partita Dal Molin (giocata con magistrale lungimiranza a scopi elettorali) ha messo sul tavolo delle compensazioni la sua realizzazione.
Il suddetto parco dimostra l'incapacità e la sua mancanza di lungimiranza di questa amministrazione. O di quella berica in generale visti gli scarsi risultati di utilità collettiva conseguiti in dieci anni di amministrazione controllata da due sindaci.
Sono sei anni che si parla di Parco della Pace (un'area vastissima, 650 mila metri quadrati - 650.000 mq! - che si sviluppa per un chilometro e ottocento metri da nord a sud e per mezzo chilometro da est a ovest) e non so quanti soldi sono stati spesi in progetti di architetti famosi come chef.
Alla cittadinanza è stato offerto un mese (dal 14 ottobre al 14 novembre) per visionare il progetto e inviare proposte. Considerando che non tutte le persone sono architetti designer paesaggisti mi sembra un periodo piuttosto ristretto per valutare e proporre.
A fine dello scorso novembre è stato presentato questo ciclo di quattro incontri per discutere con i cittadini del futuro di questa area. Vabene, bel segno di apertura e trasparenza. Purché serva davvero a qualcosa in concreto e non sia un semplice gesto simbolico. Dalle foto pubblicate sulla pagina social del Parco della Pace il primo incontro non ha riscontrato un gran successo di pubblico.
Ma in questi sei anni nei quali l'amministrazione è stata per lo più la stessa visto che il sindaco non è cambiato, possibile che non si sia steso un piano concreto sul parco? Qualcuno ha svolto il proprio lavoro in questa amministrazione?
Ora che il progetto di realizzazione c'è, l'amministrazione il mese scorso scopre che servono eventi per mantenerlo! Porca miseria (eufemismo!). Ma non ci hanno pensato in questi anni?
Come è possibile pretendere qualcosa qualcosa senza sapere come utilizzarlo? E' possibile solo se lo fai per demagogia e campagna elettorale, altrimenti non ti faresti trovare così impreparato. Mi stupisce che lo siano un sindaco così esperto e il suo vice tutto votato all'immagine e agli eventi (nonché assessore alla crescita della città...).
E' più che ovvio che servano eventi. Non solo per ammortizzarne il costo.
Ho trovato una immagine sul sito del Parco dove sono indicati 157 mila potenziali fruitori. Solo? Uno spazio così grande deve servire alla città sotto diversi aspetti. Un'area pubblica del genere deve essere utilizzata e messa a disposizione della città, della provincia, della regione e del Paese con eventi capaci di portare gente e turisti!
Purtroppo a Vicenza l'ovvio non è affatto banale! Come mi aspettavo qualcosa nel nuovo padiglione della fiera, mi aspettavo qualcosa anche dal parco. O meglio, da questa amministrazione che tanto ha voluto il parco: perché non puoi pretendere di avere qualcosa, senza sapere cosa farsene. 
Vicenza non si può permettere il lusso di avere grandi spazi e non utilizzarli. E' già schiacciata dagli eventi di Verona e soprattutto Padova.  
Io che sono il primo dei mona, in questo post del 22 aprile 2014 avanzavo le mie speranze per il Parco della Pace prendendo come esempio il Parco San Giuliano a Mestre. Gli amministratori vicentini ci hanno mai fatto un giro? Ha ospitato un grande evento come il festival musicale ed altri eventi sportivi accogliendo migliaia di persone. Inoltre è ben servito dalla viabilità e da parcheggi, cosa che il Parco della Pace allo stato attuale non mi sembra, chissà a quello futuro.
Vicenza si darà mai una svegliata?


Fonte: Facebook/ParcodellaPaceVicenza

Fonte: Il Giornale di Vicenza

PS: leggendo la descrizione dei progettisti, si parla tanto di acqua. Anche troppo. Acqua protagonista del Parco. Spero che non sia un lavoro di marketing per mascherare i problemi di falda. Sarebbe molto spiacevole se con ogni pioggia il parco fosse inutilizzabile per impraticabilità!

PPSS: guardando la prima immagine, l'area in basso a sx è quella dedicata ai concerti. Non era meglio stare lontani dalla rete? Pianterei una siepe alta diversi metri piuttosto e sposterei altrove l'area concerti.


PPPSSS: perché chiamarlo 'della Pace'? In contrapposizione con l'arrogante e legalizzata usurpazione del territorio che c'è di la della rete che sussiste solo in assenza di pace?
Gli amministratori cittadini e la gente per bene della città si riempiono la bocca con la 'vicentinità': allora perché non dargli un nome che rispecchi il suo territorio? Dedicarlo a un personaggio storico di Vicenza o della provincia per esempio. Nemmeno il piatto tipico locale è di origine vicentina!

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Città di ex

La particolarità di scrivere non è tanto quella di mettere giù dei pensieri sensati, a parta la grammatica e l'ortografia, semmai quello che mi incasina è di sistemarli con ordine.
Finché scrivevo il post precedente infatti mi sono accorto di una caratteristica della mia città e l'ho inserita in un contesto del post. 
Rileggendo però mi sono reso conto che andava ad allungare uno dei miei soliti pipponi e l'ho tolto. 
Perché l'argomento credo meriti di essere discusso a parte e cioè qui (sperando di non perderne il trasporto originale che, cazzo, quando scrivi è più che fondamentale se vuoi comunicare qualcosa con le tue parole e non vuoi scadere in ovvietà).

Comunque, mentre scrivevo mi sono reso conto che Vicenza è una città di ex.
Mie no di sicuro ma non sono quei/lle tipi/e di ex. Vi siete accorti di quello che ho scritto? Copio e incollo di seguito:

"Prendete l'area ex centrale del latte. Sono andati a vuoto diversi bandi per la sua ristrutturazione e valorizzazione. Oppure quella dell'ex macello alle porte del centro storico. Cade a pezzi.".

Non è lo stato delle cose che mi interessa, quanto piuttosto che esistano quelle situazioni. Ex centrale del latte, ex macello... Ovvero luoghi che una volta avevano uno scopo, ospitavano persone operazioni ed avevano una storia nemmeno marginale e che ora sono abbandonati dimenticati.

E quanti ce ne sono sparsi per Vicenza e provincia? Non ne ho idea ma ho fatto un elenco di tutte quelle che mi sono venute in mente:
- ex centrale del latte,
- ex Valbruna, 
- ex Sivi, 
- ex Zambon, 
- ex Lanerossi, 
- ex Enel, 
- ex Fornaci, 
- ex Dal Molin,
- ex Ceccato, 
- ex Fergia, 
- ex foro boario, 
- ex Barcaro (queste ultime tre in un raggio di 300 metri alle porte di Vicenza Est, benvenuti a Vicenza!),
- ex Fiera, 
- ex cinema Arlecchino (queste ultime due sono attigue),
- ex carceri, 
- ex archivio, 
- ex Siamic,
- ex cinema Palladio (queste ultime due lungo il breve viale Verdi)
- ex cinema Corso,
- ex Camera di Commercio,
- ex Banca d'Italia (queste ultime tre quasi in fila in zona c.so Fogazzaro/S. Lorenzo),
- ex macello (queste ultime dieci in pieno centro storico),
- ex Dalli Cani, 
- ex Folco, 
- ex Domenichelli, 
- ex Sacma,
- ex caserma Borghesi,
- ex caserma GdF,
- ex Boom,
- ex Expo (volevo scrivere ex-po...),
- ex Q8 via Ceccarini,
- ex motorizzazione,
- ex Cantinota,
- ex bowling,
- ex Sartori Motors,
- ex Nogara,
- ex distributore Esso viale Margherita,
- ex Pantano.
E chissà quante ce ne sono e che non conosco sparse per il territorio.  
Queste sono tante, 38 per la precisione. Tutte aree dismesse ed abbandonate al consumo del tempo, metereologico e periodico, alcune rifugio per disperati.
Se ci fate caso, tra i tanti ex luoghi, molti hanno i cognomi di famiglie vicentine altolocate di un'era (non solo) industriale florida ma passata e chissà se mai riuscirà a ritornare.

Aree lasciate all'incuria  ed a se stesse da decenni. L'area ex Barcaro l'ho sempre vista così, lo stesso vale per la ex Zambon e macello. 
Ogni amministrazione non è stata in grado di decidere cosa fare di questi luoghi. Tutto fermo nell'indecisionismo totale. Ogni tanto spunta un progetto fine a se stesso.
A me sembra che se non si trovi una convenienza per i soliti protagonisti della scena Berica tutto rimane fermo. Posso sbagliarmi ovviamente ma vedere quasi quaranta zone abbandonate un sospetto me lo da.
Mentre un governo straniero in pochi anni ha realizzato un quartiere intero, la cosa ridicola è che il Comune di Vicenza è stato solerte nello sbrigare certe incombenze burocratiche. 
Arriva qualcuno da fuori coi suoi interessi di vario genere e fa uno scambio con il comune che altrimenti non si muove e tira su quello che vuole. 
Vicenza terra di conquista.

Non è un caso se in città ci sono tante aree col suffisso "ex", perché
Vicenza ce l'ha nel DNA, si vende sempre a chi offre di più. 
Per di qua sono passati tutti facendo i propri porci comodi: romani, longobardi, veronesi, padovani, francesi, veneziani, austro-ungarici fino ai più recenti americani (che, a fare il precisino, sono extracomunitari come lo sono gli altri che chiamiamo extracomunitari e cioè rumeni, africani, arabi, afgani, filippini, cinesi solo che loro non cucinano usando tonnellate di spezie).
L'unico che ha difeso il suo territorio è stato quel bell'imbusto di Ezzelino da Romano, uno che non era tanto il caso fare incazzare perché se gli pigliavano i cinque minuti diventavano i peggiori di chi se lo trovava di fronte.
Porte aperte per tutti mentre le famiglie aristocratiche locali si preoccupavano di avere belle ville e palazzi ("Palladio! Palladio!" - cit.), difendere i propri agi e non avere rotture di cazzi.

Risorgimento e Prima Guerra Mondiale sono stati periodi differenti ma non c'erano solo i vicentini a lottare e non si lottava solo per la città ma per un intero Paese. 
E la storia nei secoli non è cambiata. Finché va avanti così, Vicenza non crescerà mai.
Volete sapere una cosa? Non so se mai succederà, se continuiamo a esserne i sudditi, ma le prossime potrebbero essere ex Ederle, ex Del Din ed ex BpVi.
Una curiosità: Vicenza è nota al mondo per un architetto padovano e un pesce norvegese.

Area ex Barcaro
Fonte: Il Giornale di Vicenz
a
Area ex Lanerossi
Fonte: Il Giornale di Vicenza

Area ex macello
Fonte: VVox



***AGGIORNAMENTO DEL 22/12/2016***
Foto presa da Il Giornale di Vicenza.
Idea Vicenza, partito di opposizione di Vicenza, ha fatto un elenco di 18 aree degradate. 
Curioso esca oltre 1 mese dopo questo post... Mah, loro avranno iniziato qualche mese fa a catalogare tutti i siti mentre io scrivevo comodamente da casa e raccoglievo immagini online.
Molto curioso il fatto che anche loro hanno amministrato questa città per 10 anni. E un contributo lo hanno dato anche loro. Si saranno dimenticati! Non so se di aver amministrato la città o di aver contribuito. Però il primo include il secondo.

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