Visualizzazione post con etichetta Guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guerra. Mostra tutti i post

Stesso pianeta, mondi diversi

Nel pianeta terra siamo oltre 8 miliardi. Non so come facciamo a starci ma in un modo o nell'altro ci stiamo. 
Cinque anni fa la natura se n'è accorta e ha pensato di farne fuori un po', tra i più deboli e tra i più scemi. 
Poi ci ha pensato l'uomo facendo fuori i vicini di casa con un vero e proprio genocidio ma reclamando un preciso motivo quando in realtà immagino ce ne siano molti altri che ignoriamo e ci fanno ignorare.

Ma non è questo che mi turba. O meglio non è solo questo che mi turba. Sono anche tutte le relative conseguenze. C'è chi non ha più una case né un pasto. C'è chi non ha più niente a causa di chi si è arrogato non so quale diritto di toglierlo.
Ma c'è chi vive in dimore da milioni di euro o dollari e in garage ha auto che ne valgono almeno un quarto ed è sicuro di tre pasti al giorno più gli extra.

Nello stesso pianeta, la Terra, esistono due mondi differenti. Non sono due mondi paralleli, non stiamo vivendo due diverse realtà divise da salti temporali, al massimo da fusi orari. Quando qualcuno va a dormire nel suo letto comodo c'è chi nello stesso pianeta nello stesso tempo nemmeno si alza perché non ha mangiato e non ha le forze per alzarsi ma tanto, non ha nemmeno un materasso per dormire. Perché nemmeno su quelli degli ospedali può contare, perché anche gli ospedali non ci sono più.

C'è chi muore svolgendo il proprio lavoro perché vuole far conoscere la realtà al suo mondo, armato di macchina fotografica, videocamera e pc e c'è chi facendo lo stesso lavoro fa marchette protetto e sicuro, forse sottopagato e parliamone pure ma di questo meglio in un altro momento.

Qualche settimana fa ero in un supermercato, una catena locale. Passavo attraverso le corsie ed ero frastornato dalla quantità di cose da mangiare bere pulire giocare esposte negli scaffali in maniera ossessiva e soffocante. Poi sono passato davanti al banco dei salumi e mi si è ritorto lo stomaco.

Il banco frigo era colmo di una distesa di vaschette di plastica con salumi affettati, pronti per essere presi pagati e consumati. Due cose contrastanti una con l'altra mi hanno colpito: la totale assenza di contatto umano rappresentato da quel dialogo tra salumiere e cliente che mi colpiva sempre da bambino, perché qui prendi quello che ti serve senza chiedere né salutare mostrando educazione e gentilezza e l'esagerata quantità di beni di prima necessità (lo sono ancora?) messa in mostra come gioielli.

Ho chiesto alla signora addetta al reparto se si vendono tutte e altrimenti cose ne fanno di quelle avanzate. Mi ha risposto che certamente si vendono tutte e che in caso le buttano.

Sono stato travolto dal suo sorriso a rassicurarmi, di non fare troppo il progressista. Non ho potuto non trattenere un groppo in gola non pensare a chi non può più permettersi una di quelle vaschette ed è costretto a implora un po' di cibo e sta morendo, per colpa di quello che si è arrogato quel non so quale diritto di privarli dei diritti della personalità e di tutti gli altri che in vari modi più o meno obliqui lo sostengono. Quel sorriso meschino e quelle vaschette mi hanno fatto sentire un grande senso di ingiustizia. Mi sono chiesto se me le meritassi, se tutti noi ce le meritassimo. Perché noi sì e altri invece no. Questo mondo è davvero giusto?

E io che ne faccio parte cosa faccio per renderlo giusto?




Il video l'ho trovato sulla pagina Facebook Gatot Garislurus

Rompiamo tante le scatole e ci rompiamo tante le scatole perché pensiamo di meritarci tante cose quando invece c'è qualcun altro che invece ne ha bisogno e c'è una differenza tremenda.
Ho pensato allo spreco di quelle vaschette che vengono gettare se non vengono vendute quando invece dovrebbero essere d(on)ate a chi ne ha bisogno.

Ho guardato Tommaso a Teresa che guardavano con occhi vuoti e un'espressione di chi chiede chiarimenti perché forse avevano capito il mio malcelato sgomento. Loro ancora non riescono a capirlo. Vorrei non avessero bisogno di capirlo in futuro perché allora questo mondo è stato capace di rendersi giustizia. Ma è una speranza che al momento è privo di qualsiasi fondamento.

Se quelle vaschette sono il simbolo della modernità e del progresso, stiamo sbagliando tutto e dobbiamo subito fare qualcosa per cambiare.


Read Users' Comments (0)

Bandiere, libertà e Costituzione al Giro d'Italia

Si devono vivere certe cose per capirle e provare certe emozioni. Perché quando ne vieni a conoscenza in modo indiretto tramite i mezzi di informazione o perché te le raccontano, non puoi provare le stesse cose di chi le ha vissute. Per quanto tu possa essere la persona più empatica del mondo, non potrai mai sapere cosa significa quello che hanno vissuto le altre persone.
Ieri ho potuto vivere una di quelle situazioni che di solito mi raccontano o che leggo sui giornali che mi fanno rimanere con tante domande e sospeso tra stati d'animo diversi e contrastanti.

Ieri a Vicenza c'è stato l'arrivo di una tappa del Giro d'Italia. Uno di quegli eventi che coinvolgono e stravolgono le città dove passa la carovana rosa, soprattutto se in quella città in non c'è un cazzo da fare (che storia eh!? Argomento che ho già trattato più volte e che mi farà ritornarci sopra perché merita. Mestamente!).
Il territorio vicentino è così vario che sui Colli Berici comprende anche dei tratti in salita davvero tosti così sono andato a vedere il passaggio a S. Giovanni Monte, sopra il comune di Barbarano Mossano.
Mi sono messo d'accordo con Infe, il mio compagno di concerti e uno della banda dei Cinghiali Notturni, gli amici con i quali esco in giri notturni in mountainbike. Trovarsi lungo la Riviera Berica vuota e senza macchine è stato molto strano e bello. Da qui siamo saliti lungo la strada di San Rocco tra una chiacchiera e una madosca per certi tratti che hanno richiesto uno sforzo alto e un rapporto basso.
Tagliando per un sentiero infangato grazie all'intransigenza di un anziano addetto al controllo passaggi abusivi, lungo un tratturo che si immetteva nella strada principale (che però si poteva percorrere se arrivavi da un'altra parte!), siamo arrivati  al GPM di San Giovanni in Monte (4a cat., 5 km al 6,6%) piazzandoci poco dopo, su un tratto lievemente in salita dove potevamo vedere bene i ciclisti. 

Mentre eravamo in attesa del passaggio e cercando di capire quanto potesse mancare, essendo in una zona dove il segnale del telefono non riusciva a raggiungerci, io e Infe stavamo facendo passare il tempo con profondi ragionamenti sul più e sul meno quando a un certo punto si è fermata un'auto a qualche metro da noi. Mentre scendeva un signore tarchiatello con il distintivo della Polizia ho pensato che ci avrebbe chiesto di spostarci ulteriormente e di non stare troppo sul ciglio della strada, visto anche che le auto al seguito dei ciclisti ci avevano quasi fatto il filo. 
In effetti aveva una richiesta ma non era per entrambi ed è stato molto diversa da quella che mi aspettavo: "Può farmi vedere un documento?" ha detto a metà strada tra un ordine e una domanda rivolgendosi a Infe che evidentemente, capendo la situazione in leggero anticipo rispetto a me, cercando la sua carta di identità con gentilezza ha chiesto: "C'è qualcosa che non va?". Il tempo molto breve a realizzare cosa stava succedendo e sono sbottato, pur se in modo educato.
"C'è bisogno di chiedere e fotografare un documento? Non mi sembra stia facendo qualcosa di male, anzi!" ho esclamata incredulo, vivendo una di quelle situazioni che ho sempre letto o sentito raccontare.
"No niente, infatti, è solo una richiesta" ha risposto il solerte agente in borghese.
"Mi scusi posso sapere in forza di quale qualifica ha fatto questa richiesta?" ho chiesto con la pressione sanguigna in salita.
Pensando valesse come una risposta, l'agente mi ha mostrato il distintivo agganciato ai passanti dei suoi jeans.
"Lo so, avevo visto. Quale è il suo grado?" ho chiesto mantenendo la calma e l'educazione che i miei genitori mi hanno insegnato.
"Io sono il responsabile della sicurezza della Polizia. Lavoro per il vostro bene" ha risposto in modo fermo ma arrogante il responsabile della Polizia che lavora per il nostro bene, senza però rispondere alla mia domanda dirigendosi verso l'auto senza neanche salutarci.

L'agente si è rivolto a Infe, il "colpevole" era lui non io ma per tutta la durata della scena e anche successivamente quell'agente mi ha lasciato un profondo senso di avvilimento e di rabbia. Per la sua arroganza, la sua freddezza, per aver abusato della sua superiorità nei confronti di chi non può rispondere con la stessa misura. Mi sono sentito schiacciato. 
Se viviamo in un paese che riconosce tra i suoi principi fondamentali quello di essere una Repubblica democratica, che ripudia la guerra, che riconosce a tutti il "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", che bisogno c'era bisogno di chiedere i documenti a Infe solo perché aveva in mano la bandiera della Palestina? Avesse avuto quella di Israele si sarebbe fermato?
No, la mia sicurezza non si è sentita per niente tutelata da quella persona anzi, è stata schiacciata. Mi sono sentito oppresso e anche spaventato. I miei diritti non sono stati riconosciuti. Ma mi sembra sempre più evidente come la nostra Costituzione non sia rispettata nemmeno dalle istituzioni che invece devono rispettarla e devono lavorare secondo i suoi principi fondamentali.

Il fatto che Infe non sia stato l'unico a essere identificato per lo stesso motivo da un esponente delle forze dell'ordine (quale ordine?) mi preoccupa ancora di più.



Read Users' Comments (0)

Morto un Papa non se fa un altro

È morto papa Francesco I e sono preoccupato. Perché era l'unico rappresentante della parte di mondo sfortunata, debole, povera, emarginata. Sono preoccupato perché ora c'è un grande vuoto e non so se chi lo sostituirà sarà all'altezza del suo operato e della eredità che lascia e porterà il suo messaggio.

Si dice che morto un Papa se ne fa un altro ma è un semplice detto difficile da far corrispondere alla realtà.


Soprattutto in un momento storico terribile come questo. Comanda la rabbia, l'avidità, l'arroganza, l'egoismo, il cinismo e l'opportunismo, un ritorno di un imperialismo insensato e al potere ci sono persone guidate da questi comportamenti. Invece abbiamo un enorme bisogno di sentimenti opposti come il rispetto, la simpatia intesa come sentimento di inclinazione e attrazione istintiva verso persone, l'altruismo, l'empatia, la solidarietà, la gentilezza e l'educazione, che forse racchiude tutti quanti gli altri.


Papa Bergoglio era l'unica personalità capace di rappresentare questi valori.


Papa Benedetto XVI, che non è stato capace di portare avanti il messaggio di Giovanni Paolo II e nemmeno ha dimostrato di averne voglia, dimostra come sia difficile succedere a una grande personalità. Ora c'è da trovare il degno sostituto di Francesco I.
Già il nome scelto da papa Bergoglio anticipava molto chiaramente in che direzione voleva portare avanti il suo pontificato. Non bisogna dimenticare quello che ha fatto anzi, bisogno proseguire quello che lui aveva iniziato.


Diceva che “Davanti alla sofferenza si misura il vero sviluppo dei nostri popoli". La mia concezione di sviluppo prevede che tutto è a disposizione di tutti, altrimenti non si può parlare di progresso ma solo di arricchimento per pochi.


Papa Franscesco ieri ha raccolto le poche forze che aveva per svolgere il suo servizio di pastore, benedire i fedeli e stare in mezzo a loro. Dire che è morto sul campo non è una esagerazione. 


Mi spaventa molto l'influenza che possono avere la politica, l'economia e le persone che comandano. Il nuovo Pontefice deve essere distante da quelle sfere. Se vogliamo un mondo più equo, capace di ascoltare e migliorare, di creare aiuto reciproco, oltre al nostro impegno che possiamo dare alle nostre comunità, ci vuole una guida per la gente comune, non quella che ha già tutto e vuole ancora di più. 


Mi fa schifo e non tollero una realtà che lascia indietro qualcuno mentre altri si arricchiscono. Nessuno è più importante di qualcun altro. Anzi, come diceva il Papa, siamo tutti uguali.


“Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti”. Sono le parole passate alla storia che Francesco I aveva pronunciate il 27 marzo 2020 in una piazza San Pietro deserta e bagnata dalla pioggia. Non dimenticherò mai la forza di queste parole e di quelle immagini. Non deve farlo nessuno soprattutto i cardinali che dovranno eleggere il nuovo Pontefice. Altrimenti non solo quelle parole ma tutto il pontificato di papa Bergoglio sarà stato vano. Lui ha iniziato un percorso e bisogna portarlo avanti. A iniziare da noi. 


Foto Ansa


Read Users' Comments (0)

Vincono loro

Questa situazione è scoppiata l'11 settembre 2001, quando due aerei si sono spalmati sulle Torri Gemelle a New York, un terzo è precipitato sul Pentagono a Washington ed un quarto si è schiantato sulla campagna  della Pensilvania.
E' difficile parlare di politca, figuriamoci di politica estera e di terrorismo, un argomento del quale conosciamo appena la punta che spunta dalla sabbia.
E cosa è cambiato? Niente. 


I terroristi sono stati sconfitti? No, anzi, hanno costituito uno stato e sono più forti, sono ovunque e non sappiamo dove sono.
Noi come stiamo? Siamo più deboli impauriti tristi cattivi e razzisti.
Sono stati mandati tanti nostri soldati a casa loro, per aiutarli a proteggerli ma anche a morire senza un motivo preciso.
Sono state bombardate le loro città le loro popolazioni i loro civili, sono morte tante persone innocenti che già uno solo è troppo. 
E non si è risolto niente.
Anzi. La situazione è sempre peggio.

Perché? Qualcuno ci ha guadagno?
O è sato solo (solo???) un errore di intelligence? O il disegno dietro a tutto quanto ha una prospettiva diversa, molto più ampia, che noi nemmeno possiamo immmaginare?
Noi non siamo rusciti a sconfiggerli in casa loro.
Loro a casa nostra ci stanno terrorizzando. Loro stanno vincendo una guerra che abbiamo iniziato noi in casa loro. In un passato dal quale non siamo stati capaci di trarre alcun insegnamento.
E sembra non ci sia molto da fare: pochi giorni fa è stata catturata la persona ritenuta la mente degli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015. E sembrava sistemato tutto.
Invece questa mattina ci siamo svegliati sotto attacco.
Ci vogliono dire che non possiamo stare tranquilli in casa nostra.
Sono giovani arrabiati che uccidono altri giovani, che però non hanno niente a che fare con le vittime nei loro Paesi anzi, magari non approvano nemmeno loro questa guerra. Una lucida vendetta senza pietà che colpisce innocenti. 
Non colpiscono i palazzi del potere e non lasciano in pace chi non ha colpe. Un avvertimento. 
Che sembra non venga colto da chi lo deve cogliere.

E basterebbe poco, basterebbe stare in pace in casa propria senza sentirsi in obbligo di dire agli altri come comportarsi in casa propria.
Nessuno, di qua e di la, lo capisce? 
Ogni volta che succedono cose del genere parte l'hashtag #prayfor... Ma #prayforSyria o qualche altro paese colpito da attacchi terroristici no? Perché

E' davvero il massimo che noi, popolo, possiamo fare? Più che per pregare per la città di turno, dovremmo pregare per noi stessi. 
Nel frattempo, stanno vincendo loro.

Read Users' Comments (0)

11 settembre - 13 anni fa

13 anni fa ero in un piccolo pezzo d'America in Italia. Da bravo stagista di una multinazionale USA stavo controllando la rassegna stampa quando ho letto.
"Attentato alle Torri Gemelle". Una manager ha preso un colpo, perché in città c'era una ex stella dell'NBA e ha scambiato le Torri Gemelle per le Torre degli Asinelli (sì, ero a Bologna) e ha preso un colpo. In realtà stava per prendere una testata fa me, ma mi sono trattenuto.

Di colpo mi è venuto in mente il televisore nella sala grande al pian terreno e sono corso giù ad accenderlo. Anche perché i siti dei principali quotidiani non reggevano la mole di visite e non erano raggiungibili.
Dopo pochi minuti sono scesi in molti a seguire quello che stava succedendo. C'era silenzio, incredulità e qualche lacrima.
Abbiamo visto in diretta il secondo aereo schiantarsi sull'altra torre, pensavamo fosse ancora il primo invece era un altro. Dopo l'iniziale sorpresa ci siamo tutti ammutoliti. Anche se volevamo dire qualcosa non ci riuscivamo.

Davanti a quelle immagini mi sono sentito piccolo e impotente. Chi? Perché? Ho visto cittadini americani di fianco a me impietriti. Uno dei manager del settore vendite, cittadino americano, era più incazzato che scosso. Anche se non era di New York si vedeva come l'attacco a uno dei simboli del proprio Paese, non importa di che tipo, era un oltraggio, uno schiaffo in faccia accompagnato da un sorriso beffardo. 
Chissà come avremmo reagito noi se fosse successo in casa nostra.

A distanza di 13 anni, cos'è cambiato? 
La, in Medio Oriente, quasi niente.
Nel resto del mondo, quasi tutto. 
L'esportazione della democrazia che tutto il mondo civile (?) continua unito a supportare ha avuto i risultati che vediamo, pagando un prezzo elevato: sangue innocente e spreco di soldi pubblici.
Quasi non avessimo letto i libri di storia o, in caso, avessimo saltato il periodo dal XI al XIII secolo.
Non si impara mai dalla nostra storia. Peccato. Quello che mi fa più male è che chi dovrebbe pagare le conseguenze non le paga. Le pagano sempre le persone sbagliate, quelle che non c'entrano e nemmeno avrebbero voluto tutto questo.



Read Users' Comments (0)

Curiosità

Succede che  per un attentato terroristico NON RIUSCITO un presidente, neo nobel per la pace anche!, s'incazzi come una iena col suo servizio di intelligenza (?) nazionale per l'incredibile, ennesima pure!, figura lola ridicolizzandosi innanzi al mondo intero e chiude le ambasciate a rischio (anche se, se lo fossero davvero, sarebbero già state fatte saltare per aria!).
Succede che dopo tre attentati terroristici PERFETTAMENTE ANDATI A BUON FINE per un presidente, predecessore del neo premio nobel, la cosa importante è correre il miglio in sei minuti e mezzo.
Non voglio ficcare il naso nell'assegnazione di premi e nell'elezione di presidenti ma qualcosa pare non quadrare.
Ne' nell'assegnazione di un premio per la pace, ne' nell'elezione del presidente della propria nazione.
Allora questi ultimi 8 anni e quasi 4 mesi sono serviti a una cippa?
O forse il presidente premiato era più incazzato per le vacanze interrotte?

Read Users' Comments (0)

Cosa resterà di questi... Anni '00?

E' una canzone di Raf del 1989 nella quale il cantante si chiede a fine decennio cosa rimarrà di quel periodo ricco di eventi e di fatti che è volato via in fretta.
Ora che ci stiamo avvicinando alla fine di un altro anno mi sembra che non ci sia ancora stato qualcuno che si sia chiesto cosa rimarrà di questo decennio.
Perché, se nessuno se n'è ancora accorto, il 2000 è già iniziato e tra poche settimane finirà il suo primo decennio!
Solo che ho una netta impressione che questo decennio sia diverso da tutti gli altri.
Ogni decade ha sviluppato un cambiamento epocale. Si dice che siamo quello che è stato ed abbiamo vissuto, cioè la conseguenza di quanto è già successo ed abbiamo combinato, nel bene e nel male.

Amen.

Sarà che questo decennio è
ancora fresco di tinta e che l'altro passato ci porta alla storia già raccontata innumerevoli volte. Però già a meta anni '90 c'era un bel business di cd sulla musica degli anni '80!
F
accio fatica a trovare qualcosa che lascerà il segno.
Per cominciare, non sappiamo nemmeno come chiamarli! Anni '00 (servito su un piatto d'argento: JobeJobe! Ma vale solo per chi conosce la cosa. Posso comunque dare una spiegazione se proprio non riuscite a dormirci la notte...)? Inizio (XXI) secolo?
Il '900 ci ha lasciato grandi cose con dei riferimenti che sono diventati delle sigle: negli anni '10 c'è un primo cambiamento con la Grande Guerra; negli '20 si impazzisce per il jazz; i regimi dittatoriali degli anni '30; la guerra, la caduta delle dittature e la nascita delle democrazie negli anni '40; il boom economico degli anni '50; il rock'n roll degli anni '60 che accompagna la voglia di trasgressione e libertà in bikini e minigonna; il coraggio e la voglia di lottare per tutti e contro tutti nelle contestazioni degli anni '70; la musica pop e la falsa positività degli anni '80 fino ad arrivare alla caduta del comunismo e l'instaurazione del consumismo degli anni '90 (è un resoconto veloce e superficiale, perdono! Ho provato a fare una lista di tutti gli eventi riassumendoli per decade, ma è un lavoro da topo da biblioteca e dovrei iniziare a scrivere nel 2020!).
Ora? Cosa mi porterò nella seconda decade del 2000? Che poi è un modo di merda per definire gli anni '10!
L'inizio del nuovo secolo (cazzo! sono un uomo vissuto tra i due secoli.... provo una strana sensazione di eternità!) è iniziato col botto: un gruppo di terroristi a fatto capire all'Occidente che casa sua non è un posto sicuro come credeva (almeno così ce l'hanno raccontata e ce la vogliono far passare) e questo ha portato uno sconvolgimento mondiale. A mio modesto parere l'unica conseguenza è che questa vicenda ci ha dato una bella scossona svegliandoci tutti quanti d'un colpo riscoprendo una popolazione e la sua religione ai quali prima abbiamo dedicato pochissima attenzione.
In fondo, dell'islamismo prima sapevamo pochissimo. Adesso sembra ci abbia invaso e ne siamo quasi ostaggio.

La musica? Per favore! Adesso ci sono solo che poveri emuli in falsetto elettronico dei Beatles, Led Zeppelin e Pink Floyd. Solo fenomeni di costume creati ad arte per muovere soldi. L'ultima cosa nuova l'ho sentita negli anni '90 con i Pearl Jam, i Nirvana, gli Smashing Pumpkins, i Marlene Kuntz e la Dave Matthews Band!
L'unica cosa che mi piace di questo secolo è quel trio jazz svedese, Esbjorn Svensson trio, che purtroppo non c'è già più!
Siamo nell'era della tecnologia. Siamo schiavi della tecnologia anche per farci un caffè! E non siamo più liberi come una volta. Possiamo essere rintracciabili ovunque, se qualcuno volesse potrebbe sapere dove sono ora e cosa cazzo sto scrivendo o con chi sto parlando e cosa ci stiamo dicendo.

Abbiamo più mezzi di comunicazione per tenerci in contatto ma parliamo e ci vediamo di meno. Il mondo si è spostato. Da quello reale, esterno, a quello virtuale, dove chiunque può
(far credere di) essere chi gli pare rifugiato nel suo stanzino facendo filtrare ciò che vuole.
Non abbiamo più modelli da seguire. Una volta c'erano personalità rispettabilissime in ogni campo: dalla politica allo sport allo spettacolo. Ora è tutto uno spettacolo unico che non ti fa nemmeno applaudire. Almeno a me non riesce a strapparne uno! Personalità carismatiche come Ghandi, Martin Luther King, Madre Teresa e Papa Giovanni Paolo II sono insostituibili. E' rimasto Nelson Mandela, ma dovremmo metterlo in una camera iperbarica.
Se penso che al loro posto potrebbero esserci Chavez o, peggio ancora, Bono, mi dispero! E meno male che Castro è più di la che di qua!
Sono nato in un periodo dove non c'erano più Coppi e Bartali, Riva e Rivera, Beatles e Rolling Stones. Fortunatamente sono riuscito a fare in tempo a rendermi conto di Reagan e Gorbaciov, per sentire il bisogno di un dualismo sano e competitivo del quale appassionarmi!
Le bandiere nello sport sono state ammainate in nome dei soldi. Ci sono idoli delle folle che durano giusto un paio di stagioni che si spostano a seconda della piazza che offre di più. La passione e l'attaccamento per i colori della maglia non sono neanche messi in secondo piano, non vengono neanche considerati. Eppure c'è ancora qualche piccolo grande Davide che riesce a stendere Golia. Per fortuna! Però quando capita succede sempre che è Golia a perdere e non Davide a vincere... ma i mezzi di informazione non sono al servizio dei più piccoli.
E' sparito lo spirito di protesta perché siamo tutti più agiati anche se diciamo che prima si stava meglio ma non alziamo i nostri culi dalle poltrone, altamente fedeli alle tv satellitari ad alta definizione. Aspettiamo che sia qualcun altro a protestare a muoversi a fare qualcosa per noi perché stiamo troppo bene ed è più comodo stare così che rompersi i coglioni per migliorare le cose. Ha ragione il vecchio saggio quando dice che "è difficile fare le rivoluzioni con la pancia piena!".
Intanto le cose migliorano per pochi e peggiorano per moltissimi e si va avanti in poltrona. E fuori non cambia niente, nonostante quello che ci vogliono far credere.

Le Coree sono ancora divise. L'Occidente non è ancora in pace col resto del mondo. In Africa si muore di fame. La Palestina è ancora una terra promessa. Facciamo fatica ad accettare i gay i neri e le coppie di fatto non hanno ancora alcun diritto.

Stanno finendo gli Anni '00. Lo zero rappresenta l'inizio di qualcosa, un punto di partenza.
Speriamo sia così! Che inizi QUALCOSA! Ma ci vorrebbe un vero cambiamento sentito davvero da tutti che parta dal basso.
Ma nel mio quadernino alla fine scriverò sempre che l'unica cosa che cambierà sarà solo il numero dell'anno.

Read Users' Comments (2)

L'uomo che fissa le capre

Vi ricordate qualche annetto fa quando la vostra casella di posta elettronica riceveva quasi quotidianamente la stessa e-mail inoltrata dai vostri amici con l'oggetto dopo ormai infiniti F-I-FW (a seconda della lingua e del sistema) sugli incredibili effetti devastanti che aveva fatto la Guerra del Golfo sui valorosi marines del più potente esercito del mondo?
Avete fatto male a gettare quella e-mail nel cestino o a farla considerare spam dal vostro sw antivirus, perché quella e-mail è la la chiave del film!
Proprio così!
In quella e-mail si parlava di ragni carnivori (chiamati camel spiders, eccezionale!) che scorrazzavano urlando per il deserto fino ai 20km/h e saltando quasi 2mt, capaci di mordere iniettando una sostanza simile alla novocaina e strappando braccia e gambe senza potersene accorgere, del vento che faceva sibilare ogni singolo granello di sabbia alzando un lancinante canto di dolore che angosciava quei cazzutissimi soldati.
Naturalmente era tutto troppo inverosimile e passò subito come una enorme bufala, nonostante un iniziale sconcerto.
Invece qualcosa di vero forse c'è stato e lo si può intuire in questi film.
Purtroppo non erano veri ne' questi strani animali e tanto meno l'effetto sonoro della sabbia. Ma si capisce come è nata questa storia, dovuta probabilmente dallo stato psichico dei soldati. Perché per inventarsi certe cose bisogna essere allucinanti! Come i (super)eroi di questo bellissimo film.
La storia intanto è vera ed è tratta dal romanzo di Jon Ronson "Capre di guerra" (titolo originale "The men who stare at goats") e narra le vicende di un incredibilmente vero
commando psicologico, la New Earth Army, dell'esercito più forzuto al mondo, al comando di Bill Django (interpretato da un fenomenale Jeff Bridges), soldato che dopo essere stato ferito in Vietnam torna in patria e diventa un santone - più che ufficiale - hippy con l'intento di evitare altri massacri e così, tra LSD, canti, fiori e telepatia vuole combattere la guerra con strategie del tutto fuori dagli schemi tradizionali!
I soldati devono ambire a diventare dei Jedi (!), monaci dalle potenti capacità sensoriali, tra cui quella di trapassare i muri (da gustarsi il Generale Stubblebine, che tenta di passare attraverso un muro
)!
Il più abile di questi è Lin Cassady (George Clooney), uno svitato che riesce a
uccidere una capra e a persuadere il nemico a non sparare con la forza del pensiero.
La storia ha inizio a causa del tradimento della moglie di Bob Wilton (Ewan McGregor), giornalista frustrato e represso che per riconquistare la fedifraga decide di andare a seguire la guerra in Iraq.
Qui incontra casualmente il guerriero Jedi Lin Cassady e cominceranno i guai.
Il film è davvero divertente, dietro un umorismo delicato ed illogico riesce a trattare argomenti per niente comici come la condizione dei soldati in guerra, l'occidentalizzazione della Penisola Araba, il senso di responsabilità e appartenenza tipici degli americani, l'involontaria buffoneria delle persone, in una combinazione di scene inquietanti ed esilaranti al tempo stesso.
Ancora una volta George Clooney si dimostra molto attento a scegliere i progetti cinematografici a cui partecipare (qui come attore e produttore) e, come Ewan McGregor, riesce a calarsi in modo naturale sia in ruoli comici che in ruoli più seri (con lo stesso regista Grant Eslov aveva già collaborato in Good Night, Good Luck).
Jeff Bridges nei panni del santone è semplicemente fantastico, più lo vedo e più mentre era un bel po' che non vedevo Kevin Spacey, anche lui in forma e in un ruolo anomalo per lui, in un soldato Jedi (...) prima spietato come in altri suoi ruoli precedenti e poi ridicolo.
Ecco quindi come si potrebbe spiegare come nacque quella bufala dei ragni urlanti.
Come riconosce lo stesso scrittore, Jon Ronson, “La verità è in realtà molto più buffonesca di quella in cui credono la maggior parte dei sostenitori delle teorie cospirative”
.

Già il titolo di questo film ha immediatamente preso la mia curiosità e più di tutte rende questa immagine:

George Clooney intento a fissare una capra per stecchirla.

Read Users' Comments (1)commenti