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Tempo, non sempre è lo stesso

Un lancio dalla riga di centrocampo. Un calciatore come Pirlo, anche se allora era uno sbarbatello, non poteva essere più preciso.
Il pallone addomesticato da Roberto Baggio con naturale dolcezza dopo 30 metri di volo alle sue spalle. Due mosse con un movimento: stop e dribbling sul portiere per aprirsi la porta davanti a sè, appoggiando il pallone di sinistro.
Era più facile tifare Brescia in quegli anni e ammetto che l'ho tifato anche io. Carletto Mazzone in panchina, una volta sotto la curva dell'Atalanta, Pirlo inventato regista davanti la difesa, Roberto Baggio a fare magie e a far scattare Mazzone sotto la curva dell'Atalanta.


Ricordo bene quel gol, come potrebbe essere altrimenti: la Juve si giocò una bella parte di Scudetto per colpa di quella magia di Baggio.
Buffon era ancora il portiere del Parma, Vieri il bomber dell'Inter e Shevchenko del Milan, Sacchi esaurito a Parma e ultimo anno del Vicenza in Serie A, retrocesso per un niente nonostante i primi gol di Luca Toni e con un'ultima giornata sistemata a tavolino per far retrocedere qualcuno e salverne un altro. Almeno così mi dissero i ben informati dell'azienda dove stavo facendo lo stage.

 

Ma non è questo il succo del discorso. Quell'indimenticabile gol di Baggio è di 20 anni fa. Ventiannifamannaggialamadosca!
Vivevo a Bologna dove stavo facendo lo stage per l'azienda figa. Avevo 23 anni. Dormivo discretamente sia quantitativamente (anche perché non avevo una gran vita la sera sotto San Luca) che qualitativamente e altrimenti potevo contare su tempi di recupero di un ragazzo di 23 anni, potendomi pure permettere di bere una birra media prima di giocare a calcetto. C'erano ancora le Torri Gemelle, le avrebbe buttate giù 6 mesi più tardi cambiando per sempre il mondo.

 

Riguardando queste immagini, quel gol mi sembra sia di qualche stagione fa e non di 20 anni fa.
E mi rendo conto di come la prospettiva cambia con il punto di vista.

 

Quando avevo, che ne so, 10 anni, e vedevo i gol di 20 anni prima, vedevo l'Italia campione d'Europa del 1968.
Mi parevano immagini vecchie. Vecchissime, come quelle di Messico 70 della storica Italia-Germania 4-3.
Il bianco e nero contribuisce a questa sensazione, ma facendo un confronto dello stesso salto temporale, non posso fare a meno di notare questa differenza.
Lo stesso vale per la musica: Ragazza triste di Patty Pravo per esempio è del 1968, nel 1992 invece impazzivo per La canzone del sole di Lucio Battisti, una canzona di 21 anni prima e quando le ascoltavo, mia mamma sospirava dicendo che erano "canzoni vecchie".
Le canzoni dei Beatles e degli Stones erano vecchie per me. E insieme alle loro canzoni lo erano anche McCartney, Ringo Star, Mick Jagger e compagnia (Jagger e Richards non saranno mai vecchi).
Se le ascolto ora, con un orecchio diverso da quando avevo 10 anni, mi sembrano attualissime! Quelle dei Pink Floyd ancora avanti anni luce come lo erano allora.


E così sono cresciuto, pensado che tutto quello che non avevo visto né sentito prima (della mia nascita), fosse vecchio.
Adesso, dovrei dire che il gol di Baggio alla Juve è vecchio e lo stesso dovrei dire della musica che ascolto oggi, dagli Smashing Pumpkins ai Marlene Kuntz.
Ma non riesco, non perché non ammetto che il tempo passa e come stanno invecchiando quelle immagini e quelle canzoni sto invecchiando anche io, ma perché ho potuto viverle e questo rende tutto dannatamente diverso.


Secondo la mia logica, credo che Tommaso possa dire che la musica che ascolto io sia vecchia. Ho un dubbio sulle immagini dello sport o della cronaca, perché sono a colori come quelle attuali e questa differenza potrebbe aiutarmi. Forse.


Quindi, se prendo come riferimento me stesso all'età di 10 anni, il gol di Roberto Baggio alla Juve dell'1 aprile 2021 equivale a quello di Domenghini alla Jugoslavia nella prima finale dei campionati Europei del '68, Nuotando nell'aria dei Marlene del 1994 alla Ballata del Miché di Fabrizio di Andrè del 1961 e io Ballo da sola del 1996 a Gli uccelli del 1963.

 

Ricordo ancora il tono di mia mamma: "Uuuuff! Roba vecchia!". Credo lo dicesse pensando al suo, di tempo passato e non della canzone o del film.
Mi stupisco anche io ma non perché quelle immagini stanno dicendo che il tempo scorre anche per me, quello semmai me lo dicono i capelli grigi alle tempie e i tempi di recupero inesorabilmente più lunghi di quando avevo 23 anni, ma perché non mi rendo conto di come ostia sia volato il tempo.

 

Ho notato però una cosa: se quello che abbiamo vissuto ha il suo tempo, 20, 25, o 10 anni pare vecchio come i loro ricordi, le emozioni che ci fanno provare invece sono più vive, ancora forti. Quelle porcaputtana ardono dentro la nostra anima, belle e purtroppo anche brutte che siano.

 

Forse sono loro che ci fanno dire "Orcamadosca, già passati 20 anni?!"!


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Vento

A me piace il vento.
E' una manifestazione della natura che mi lascia senza fiato, affascinato da come muove le cose.
Starci sotto è tutta un'altra cosa.
Il suo fascino sbiadisce in paura.
 

Il video qui sotto l'ho girato poco fa, sotto i tre pini alti in giardino.
Li ho toccati finché dondolavano sotto la forza del vento. 

Uno era più elastico di tutti, ho appoggiato una mano sul suo grosso tronco. Non vedevo dove finiva quello che toccavo. 
Sotto di me sentivo il prato muoversi lievemente. Ho avvertito una sensazione di vertigine, di perdita di controllo e sostegno sotto le scarpe infangate.
Ho detto al legno che stavo toccando di stare calmo, che lui è più forte di quella forza che lo sta(va) in qualche modo infastidendo.
O forse lo sta(va) divertendo a spettinare insieme agli altri due suoi amici.
Chi lo sa.
Spero solo di ritrovarli dove li ho lasciati.





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Giovanna d'Arco: e 3

Ieri la compagna teatrale di Ospedaletto i-permiracolo è tornata in scena per la 3a di Johanne d'Arc. 
Dovevo scrivere qualcosa e subito. Ho provveduto così. Spero si riesca a capire la mia calligrafia. E passatemi qualche errore. Sono pensieri scritti di getto senza tanti ripensamenti di genere ortografico ed etico.




Ma non ci fermiamo mica qui! "Johanne d'Arc, lo spettacolo" espatria da Ospedaletto: infatti la prossima data è prevista per domenica 23 novembre a Sandrigo. E non sarà l'ultima!

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Inaspettato autunno

Sarà una di quelle giornate che si fanno sentire soprattutto a cavallo di due stagioni quando le foglie cambiano colore e preferiresti stare fuori a goderti queste inaspettate splendide giornate girando in moto senza una destinazione precisa oppure in bici senza sentire il peso del sudore sulla pelle ma solo quello della fatica o stare semplicemente in giro per i campi a vedere la gigantesche mietitrebbie fagocitare un campo di granturco o correre perché la temperatura è ideale per una bella prestazione.
Sarà che come ogni anno ti aspetti l'autunno un po' bigio ed invece controtendenza, anche se ogni anno è come quello prima da un po' e quindi la tendenza viene mantenuta, ti meravigli addirittura di trovare già aperto il solito baracco che vende castagne e marroni caldi. Non so voialtri, ma io di settembre ho ricordi di lezioni alla scuole elementari con la maestra Franca durante giornate (più) grigie (più) umide e (più) fredde.
Invece adesso, che non posso più giocare a calcio con i miei amici di pomeriggio nella (vera) Zona Verde, mi trovo cotante splendide giornate.
Oggi sono inquieto.
Vorrei fare ed essere tutt'altro ed altrove.
Mi viene in mente una strada lunga spaziosa con un orizzonte lontano che si allontana man mano che l'auto fila via liscia sull'asfalto bollente. Fuori è caldo ma secco. Nessun pensiero.
Si sta bene e la radio passa una canzone bella e divertente. Questa qui sotto.
Prima o poi devo mettermi a lavorare su quei video.

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Gambe in spalla

Sveglia lavoro pausapranzo lavoro poi a seconda di cosa serve spesa cena sport tv con le penultime due che si possono invertire.
Un'altra settimana da sposi è passata senza una scaletta stabilita per intero a dettare i tempi della giornata senza darmi la possibilità di indovinare quando farò cosa ad eccezione del lavoro e di alcuni appuntamenti presi con amici, ma questo mi va benissimo perché ho una certa allergie alle routine e se ogni tanto c'è qualcosa che non quadra apprezzo.
Anna ha anche trovato un lavoro-stage (tanto per mantenere allenato il mio simpaticissimo spirito critico, pare che "paroni" capaci ed in grado di delegare spiegarsi chiaramente e pianificare non ce ne siano in giro e questa è una delle spiegazioni per cui il nord est si è cancellato da tempo, per quei meridionali - senza offesa ma se andate qui capirete - ed extracomunitari che si stupiscono) e questo cambia molto le nostre giornate.
Però il tempo per muovere il fisico allontanarlo dalla cruda realtà e distogliere la mente dalle più varie amenità riesco a trovarlo. Lunedì sono andato a correre: devo esplorare la zona il nuovo quartiere dove sono andato a vivere perché lo conosco per quello che l'ho frequentato e devo allargare gli orizzonti visto che casa "casolino" giornalaio pizzeria sono tutti compresi nel raggio di 70 metri.
Nonostante il cielo poco invitante all'orizzonte ho preso la strada e con il percorso in testa ho iniziato a correre: attraversando ben tre comuni (Vicenza, Bolzano Vicentino e Quinto Vicentino che sono tutti nel cerchio di uno sputo, niente di monumentale!). Un'ora scarsa di corsa compresa una manciata di minuti sotto la pioggia che non mi ha affatto dato fastidio, anzi! Temperatura ottima per correre. Magari la visibilità non era ottima e credo di essermi preso qualche madosca dagli automobilisti che mi sfioravano.
Giovedì un'ora di calcetto con Venzo, Condor, Jeffro, Beggia, Lupo e altri per farne 10: la solita ora tirata dove tutti vogliono divertirsi ma di perdere nessuno ne ha voglia. 
Sabato il colpo di scena. Consueto giretto in mountainbike con Fracca e Tappo per i colli Berici. Arrivo in ritardo (sono stato avvertito solo la sera prima a supermercati già chiusi e non avevo barrette e cioccolate di scorta per il rifornimento) pedalando col rapporto più duro (anche per le gambe) da casa alle Scalette, luogo del tradizionale ritrovo. Lungo la strada pensavo alla solita prestazione scialba da neofita soprattutto dopo la corsa fatta per arrivare col minor ritardo possibile. Allora via su per la salita sterrata di Santa Tecla, dentro agli strappi in mezzo ai boschi dove se non sali agile ti pianti e poi giù in discesa in mezzo ai sassi delle Fongare da fare senza toccare i freni se vuoi arrivare col culo sulla sella e non per terra.
Nonostante le premesse è stata una prestazione tutt'altro che sottotono, sempre davanti e con un buon ritrmo permettendomi il lusso di sprecare fiato parlando con i miei compagni di viaggio! Non lo troverò nella vita quotidiana e nemmeno lo cerco ma forse il ritmo giusto in bici l'ho trovato!
Forse.

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C'era una volta...2

C'era una volta, nel finire degli anni '90, un agriturismo situato sui colli vicentini dove poter ammirare uno splendido panorama di rigogliosa natura, respirare aria sana e tranquilla e immaginarsi la vita agricola dei tempi passati.
Questo posto era l'Agriturismo Cri*chelon.
Un luogo dove potersi rifugiare nelle sere dei fine settimana insieme agli amici per qualche ora di lieto svago e fare nuove amicizie, abbandonandosi in abbondanza alle pietanze ed alle bevande inneggianti alla genuina tradizione locale. Caldo o freddo che fosse questo posto riusciva sempre ad accoglierti coi sapori casalinghi ed artigiani di piatti ricolmi di pasta e sughi, di ammassi di carne alla brace, di vini rossi semplici ed accattivanti provenienti da uve colte e pigiate poco lontano.
C'era una volta. Una volta. C'era.
Non c'è più! O meglio, c'è ancora! Eccome se c'è, ben più grande! Si è ben ampliato sulla collina sulla quale è situato, cementizzandola con un nuovo residence con 13 splendide stanze (oltre alle altre 9 dell'albergo).
Dopo molto tempo ci sono tornato sabato sera con degli amici per festeggiare due futuri sposi e la loro casa nuova. L'ultima volta ci sarò stato 3 anni fa, si festeggiava un compleanno quella volta, e abbiamo mangiato molto bene.
Passare da una pizza a un ristorante-agriturismo fa differenza, soprattutto economica, ma al Cri*chelon ci sono affezionato dai ricordi tardo adolescenziali, alcuni molto annebbiati dall'alcol a dir la verità. Per esempio, non ricordavo mai come riuscivamo a tornare indietro in macchina per quella discesa ripida e tortuosa. Ma questa è un'altra storia.
Così sabato con Anna e amici sono tornato indietro nel tempo. O almeno così credevo!
Intanto il cameriere ci ha subito chiesto se volevamo dei bis di primi o preferivamo vedere il menù.
In questo posto, una volta, il/la cameriere/a ti leggeva i piatti della sera e poi si andava giù di grigliata ben annaffiata di vino.
Tra l'incertezza generale abbiamo optato per vedere l'offerta del menù e mi sono subito chiesto chi cazzo avesse scelto di venire a festeggiare lassù! La cosa curiosa è che sabato io e Anna siamo stati a Venezia fino a metà pomeriggio (visita a una dozzina di chiese per volere di Dyo): finché lei ne visitava una io mi sono soffermato davanti il menù di una ostaria e mi sono sorpreso che un piatto di pasta all'amatriciana costasse ben €7,50.- Sticazzi, essere in laguna veneziana o sopra i colli vicentini ha lo stesso prezzo! Con la differenza che il posto dov'ero sabato sera si vanta di preparare tutto in casa, quindi con bassi costi di produzione (e considerando che è anche un agriturismo immagino che possa godere di alcuni incentivi europei...).
Opto per dei ravioli al radicchio con crema di mandorle, in un incontro di sapori inedito!
Intanto inganniamo l'attesa dei piatti con le solite quattro chiacchiere intervallate dalla sobria frizzantezza di un leggero rabosello.
All'arrivo dei primi piatti i nostri sguardi si incrociano con celerità stretti e sospettosi, chiedendoci all'unisono "Tutto qua?".
Il piatto di Anna è bello: largo, 30cm almeno, con un bordo ampio e al centro un buco (bu-co!), dove sono stati posizionati alcuni dei suoi gnocchi di zucca spruzzati da una lieve nevicata di tartufo mentre i gamberi che concludono il piatto (appunto, gnocchi di zucca con tartufo e gamberi) sono nascosti in fondo, solo uno è uscito dalle macerie dei sette gnocchi.
Anche i bigoli col ragù di pomodoro o di anitra sono alquanto ristretti, ben presentati senza dubbio, anche buoni certo, ma scarsi di quantità!
In questo posto, una volta, era il contrario: si vedeva prima la pietanza ordinata e il piatto lo scoprivi solo alla fine. Adesso vedi solo il piatto. E basta.
Anche i miei ravioli rispettano i dettami della cucina moderna: 3 ravioli 3 farciti di crema di radicchio appena bagnati da una salsetta di mandorla e qualche misera foglietta di mandorle a decorare (o giustificare?) il piatto.

Si fa presente che per meglio mostrare la presenza dei 3 ravioli (sì, uno è già stato forchettato), la dimensione della immagine è Extra-large).

Per solidarietà, Anna e io rinunciamo al consueto scambio di assaggi. Ogni boccone vale oro e lo teniamo ognuno per sé.
Cazzo, ma questo, una volta, non era il Cri*chelon dove i piatti abbondavano di cibo e non solo di ceramica? Negli anni si è imborghesito e porca troia anche per merito di nutrite compagnie di tardo adolescenti inquieti e alcolizzati. Ci spetterebbe di diritto una quota societaria!!!
Decido di rivolgermi al cabernet: è duro e deciso il giusto, quello che ci voleva per mandare giù la situazione.
Il dolce conferma l'evoluzione dell'ex posto rustico ed artigianale grazie a una crème brulèe spacciata per crema catalana e un tiramisù dal gusto alquanto debole.
Nemmeno l'amaro del gusto pieno della vita è più amaro del conto: il boss non concede conti separati senza distinzioni con chi ha bissato il primo o si è preso anche una carnazza - potrebbero scrivere che "Siamo tutti uguali davanti alla cassa" -. Spesa totale €18.- per tre ravioli (con pasta fatta in casa), qualche bicchiere di vino (a km pochi), un dolce, un caffè e un amaro.
Vaffanculo la cucina moderna col piatto che cala di quantità e aumenta di prezzo. E chi cazzo se ne frega degli ornamenti!
E la cucina tradizionale genuina, quella a km 0, non dovrebbe essere più economica?
Stasera chiamo e sento se l'agriturismo per eccezione è aperto. Esatto, proprio quello in BUSA!!!

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Vie di fuga

So che tenere un blog significa anche tenerlo aggiornato. Un paio di giorni fa leggendo il giornale della mia città avevo anche trovato un'ispirazione per l'ennesima critica verso una classe politica ma sono stato distolto da altri doveri che sono giunti come a solito in negativa combinazione. Riprenderò quell'articolo per liberare la mia invettiva sociopoliticaculturale.
Invece oggi mi sento un mezzo rottame. Ho un mal di testa pulsante.
Ieri prima partita stagionale intera dopo l'infortunio alla caviglia. Ieri sera non mi sentivo tanto a pezzi mentre oggi sto messo peggio.
Sarà che è lunedì e tutto quello che ti succede nei 90' si sente tutto il giorno dopo quando scendi dal letto. Sarà che negli ultimi giorni mettermi davanti lo schermo del pc mi fa venire quasi la nausea (devo dire che la lontananza dal pc durante l'isolamento per guasto tecnico non mi ha davvero nuociuto!). Sarà che è lunedì 11 gennaio, quindi è finito il limbo delle feste natalizie nel quale mi sono rinchiuso come un feto protetto nella placenta promettendomi di non farmi travolgere dalla paranoia (dis)occupazionale, e sono davanti lo schermo a casa. E intanto mi sento come un topo da laboratorio rinchiuso in un labirinto in continua quanto vana ricerca della via d'uscita. Cerco telefono parlo ma rimango dove sono nonostante qualche volta mi muova stimolato da contatti incontri che non portano a nulla di concreto.
Non riesco nemmeno a vedere quel portone che si è aperto (se si è davvero aperto!) dopo che si è chiusa la porta e di tempo ne è passato.
Nel frattempo cerco e leggo. Mi inzuppo di informazioni che non so come usare ne' digerire. A volte mi ingravidano di pensieri che purtroppo non riesco a partorire finendo in un aborto spontaneo mentre a volte sono sterili e passano quasi inosservate.
Tra le varie informazioni da cui mi faccio bombardare di proposito, ho trovato questa cosa qui organizzata da questi qua.
Devo dire che il logo mi piace proprio, hanno scelto il simbolo della città da cui si ramificano delle scappatoie delle alternative a quello che di solito siamo abituati e che non aspettiamo più con trepidazione ma forse con scettica curiosità.

E' questo fine settimana e potrei andare a sentire qualcosa per capire se è solo l'ennesima dimostrazione di autocompiacimento dei soliti benpensanti vicentini o se dietro c'è una vera proposta per la mia città una via di fuga da sé stessa anche quelle belle tradizioni nostrane di una volta che mi raccontavano i miei nonni (e non quelle feste importate.
 Per il momento ho solo letto il programma e non ci trovo un'alternativa una via di fuga e questo mi fa temere il peggio. Poi potrei anche trovarle invece ma se alla fine non si mettono in campo non servono a un bene amato cazzo!
E intanto il mio mal di testa aumenta. Non ho messo su neanche un filo di musica. Scrivo nel silenzio.
Però di rock non ne voglio sentire. Allora metto quel jazz pimpante che ti prende ti fa battere le dita e muovere i piedi e magari diventa una via di fuga dal mal di testa.

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O il lavoro o la vita

Torno a scrivere dopo 6 giorni di isolamento telefonico dovuto a un guasto ai cavi durante i lavori infiniti lungo la strada del mio paese. Per me è stata un'occasione per tenermi lontano dallo schermo e onestamente ammetto che non ne ho sentito molto la mancanza. Anzi, ho avuto un piacevole senso di libertà potendo dedicarmi alla lettura di un buon libro. Il disagio l'avranno certamente avuto quelli che non possono fare a meno del telefono o della linea telefonica come il medico di base, l'osteria e la tabaccheria per le giocate del lotto.
Sembra sempre più difficile trovare qualcuno che faccia bene il proprio lavoro. Un attimo di attenzione e di scrupolo non penso porti via una fetta di panettone a nessuno!
Ma questa polemica mi fa ritornare in mente una e-mail che mi è arrivata qualche settimana fa e narra di un'iniziativa curiosa, mi sembra intelligente, ideata dal Ministro dell'Ambiente della Norvegia.
Tralascio altre cose abbastanza fastidiose per la loro faziosità, sia su questo paese scandinavo che ha deciso con un referendum di non fare parte viene dall'UE, sia sull'iniziativa.
Il Ministro dell'Ambiente Siri Berke ha invitato tutti i cittadini di Oslo, Bergen e Stavanger (non so perché solo queste città) ad abbandonare gli uffici e le fabbriche alle ore 12, in orario di lavoro, per andare a spasso e rientrare solo per la pausa pranzo. Non era uno sciopero e nemmeno una protesta.
Questa manifestazione aveva lo scopo di ricordare, fra tanti presunti valori come la competitività, la concorrenza, il Pil, lo sviluppo, un valore ben più importante di cui tutti sembriamo esserci dimenticati: il valore del tempo, il tempo della vita.
Il tempo infatti è la base della nostra vita, che non può essere concepito solo, o quasi, come tempo di lavoro.
Ha detto invece Siri Berke, passeggiando con altri duecento deputati fuori dal Parlamento: "Uscite, smettetela di lavorare. Fate una passeggiata nel parco. Immergete i piedi nell'acqua. Spegnete i telefonini. Per un'ora parlate di qualcosa che non sia il lavoro".
Penso che sia una manifestazione eccezionale! E non poteva non venire da un paese scandinavo, da uno di quei 3 (facciamo 4 con la Danimarca? Va ben, fatto!) paesi isolati la in cima al fresco che nessuno o pochissime persone degnano di interessa ma che nel loro isolamento geopolitico dimostrano una visione della vita che noi non potremmo nemmeno concepire! E non è una manifestazione lanciata da un dipendente, da un anarchico o da un rappresentante sindacale, ma da un uomo politico, un ministro!
Chiaro che non è una cosa che si può fare tutti i giorni ma, con due ministri che vogliono eliminare i fannulloni e la pausa pranzo, la nostra Nazione sta andando nella direzione opposta, dove una parte lavora e si da da fare davvero per mantenere politici e lavoratori e presunti tali (con doppio riferimento!).
Mi viene in mente il paròn dell'aziendina (in gergo tecnico PMI) del nordest che vive la sua vita lavorando, non so nemmeno quanto si goda il proprio patrimonio accumulato avidamente se non quando andrà, forse, in pensione. Ce ne sono tanti in quest'area produttiva d'Italia, direi la stragrande maggioranza delle aziende ha un management (-_-) caratterizzato da questo tipo di organizzazione. In poche parole, due, la Paròn Management. Penso che chi di loro ha saputo di questa iniziativa norvegese avrà avuto sicuramente almeno un attacco di angina pectoris! Qualcun altro sarà andato alle porte dell'aziendina per sbarrarle impedendo ai propri dipendenti di uscire in orario di lavoro, avrà bloccato le porte dei cessi e siliconato le finestre per evitare qualsiasi tipo di perdita di tempo e di fuga. Anche le macchinette del caffè e delle merendine (dove ci sono...) saranno state sabotate.
Perché non importa come avviene ne' quanto costa, ma un'ora di lavoro è irrinunciabile quasi compromettesse la vita intera dell'aziendina. Piuttosto che vada in mona la salute del dipendente!
Il paròn è un buon samaritano che permette ai propri dipendenti di vivere grazie al lavoro che egli dona loro, senza rendersi conto che è l'esatto opposto (già, il lavoratore dona il suo lavoro, che per il paròn è come un dono visto che alle volte gli cosa molto poco...) e quindi dalle 8 fino a quando il paròn non è in comodo bisogna prestare il proprio servizio in the office.
C'è chi sta sempre in the office. Con le palle girate. E chi invece una volta ogni tanto si vede concesso un po’ di relax. Perché prima di tutto, prima del fatturato, della produzione, viene la propria vita.
È un modo di pensare opposto. Per noi la qualità della vita è direttamente proporzionale al fatturato, alla produzione, al PIL. Per altri invece è la qualità della propria vita che incide sul modo di lavorare.
Perché un uomo felice è anche un lavoratore felice. Penso.

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Cosa resterà di questi... Anni '00?

E' una canzone di Raf del 1989 nella quale il cantante si chiede a fine decennio cosa rimarrà di quel periodo ricco di eventi e di fatti che è volato via in fretta.
Ora che ci stiamo avvicinando alla fine di un altro anno mi sembra che non ci sia ancora stato qualcuno che si sia chiesto cosa rimarrà di questo decennio.
Perché, se nessuno se n'è ancora accorto, il 2000 è già iniziato e tra poche settimane finirà il suo primo decennio!
Solo che ho una netta impressione che questo decennio sia diverso da tutti gli altri.
Ogni decade ha sviluppato un cambiamento epocale. Si dice che siamo quello che è stato ed abbiamo vissuto, cioè la conseguenza di quanto è già successo ed abbiamo combinato, nel bene e nel male.

Amen.

Sarà che questo decennio è
ancora fresco di tinta e che l'altro passato ci porta alla storia già raccontata innumerevoli volte. Però già a meta anni '90 c'era un bel business di cd sulla musica degli anni '80!
F
accio fatica a trovare qualcosa che lascerà il segno.
Per cominciare, non sappiamo nemmeno come chiamarli! Anni '00 (servito su un piatto d'argento: JobeJobe! Ma vale solo per chi conosce la cosa. Posso comunque dare una spiegazione se proprio non riuscite a dormirci la notte...)? Inizio (XXI) secolo?
Il '900 ci ha lasciato grandi cose con dei riferimenti che sono diventati delle sigle: negli anni '10 c'è un primo cambiamento con la Grande Guerra; negli '20 si impazzisce per il jazz; i regimi dittatoriali degli anni '30; la guerra, la caduta delle dittature e la nascita delle democrazie negli anni '40; il boom economico degli anni '50; il rock'n roll degli anni '60 che accompagna la voglia di trasgressione e libertà in bikini e minigonna; il coraggio e la voglia di lottare per tutti e contro tutti nelle contestazioni degli anni '70; la musica pop e la falsa positività degli anni '80 fino ad arrivare alla caduta del comunismo e l'instaurazione del consumismo degli anni '90 (è un resoconto veloce e superficiale, perdono! Ho provato a fare una lista di tutti gli eventi riassumendoli per decade, ma è un lavoro da topo da biblioteca e dovrei iniziare a scrivere nel 2020!).
Ora? Cosa mi porterò nella seconda decade del 2000? Che poi è un modo di merda per definire gli anni '10!
L'inizio del nuovo secolo (cazzo! sono un uomo vissuto tra i due secoli.... provo una strana sensazione di eternità!) è iniziato col botto: un gruppo di terroristi a fatto capire all'Occidente che casa sua non è un posto sicuro come credeva (almeno così ce l'hanno raccontata e ce la vogliono far passare) e questo ha portato uno sconvolgimento mondiale. A mio modesto parere l'unica conseguenza è che questa vicenda ci ha dato una bella scossona svegliandoci tutti quanti d'un colpo riscoprendo una popolazione e la sua religione ai quali prima abbiamo dedicato pochissima attenzione.
In fondo, dell'islamismo prima sapevamo pochissimo. Adesso sembra ci abbia invaso e ne siamo quasi ostaggio.

La musica? Per favore! Adesso ci sono solo che poveri emuli in falsetto elettronico dei Beatles, Led Zeppelin e Pink Floyd. Solo fenomeni di costume creati ad arte per muovere soldi. L'ultima cosa nuova l'ho sentita negli anni '90 con i Pearl Jam, i Nirvana, gli Smashing Pumpkins, i Marlene Kuntz e la Dave Matthews Band!
L'unica cosa che mi piace di questo secolo è quel trio jazz svedese, Esbjorn Svensson trio, che purtroppo non c'è già più!
Siamo nell'era della tecnologia. Siamo schiavi della tecnologia anche per farci un caffè! E non siamo più liberi come una volta. Possiamo essere rintracciabili ovunque, se qualcuno volesse potrebbe sapere dove sono ora e cosa cazzo sto scrivendo o con chi sto parlando e cosa ci stiamo dicendo.

Abbiamo più mezzi di comunicazione per tenerci in contatto ma parliamo e ci vediamo di meno. Il mondo si è spostato. Da quello reale, esterno, a quello virtuale, dove chiunque può
(far credere di) essere chi gli pare rifugiato nel suo stanzino facendo filtrare ciò che vuole.
Non abbiamo più modelli da seguire. Una volta c'erano personalità rispettabilissime in ogni campo: dalla politica allo sport allo spettacolo. Ora è tutto uno spettacolo unico che non ti fa nemmeno applaudire. Almeno a me non riesce a strapparne uno! Personalità carismatiche come Ghandi, Martin Luther King, Madre Teresa e Papa Giovanni Paolo II sono insostituibili. E' rimasto Nelson Mandela, ma dovremmo metterlo in una camera iperbarica.
Se penso che al loro posto potrebbero esserci Chavez o, peggio ancora, Bono, mi dispero! E meno male che Castro è più di la che di qua!
Sono nato in un periodo dove non c'erano più Coppi e Bartali, Riva e Rivera, Beatles e Rolling Stones. Fortunatamente sono riuscito a fare in tempo a rendermi conto di Reagan e Gorbaciov, per sentire il bisogno di un dualismo sano e competitivo del quale appassionarmi!
Le bandiere nello sport sono state ammainate in nome dei soldi. Ci sono idoli delle folle che durano giusto un paio di stagioni che si spostano a seconda della piazza che offre di più. La passione e l'attaccamento per i colori della maglia non sono neanche messi in secondo piano, non vengono neanche considerati. Eppure c'è ancora qualche piccolo grande Davide che riesce a stendere Golia. Per fortuna! Però quando capita succede sempre che è Golia a perdere e non Davide a vincere... ma i mezzi di informazione non sono al servizio dei più piccoli.
E' sparito lo spirito di protesta perché siamo tutti più agiati anche se diciamo che prima si stava meglio ma non alziamo i nostri culi dalle poltrone, altamente fedeli alle tv satellitari ad alta definizione. Aspettiamo che sia qualcun altro a protestare a muoversi a fare qualcosa per noi perché stiamo troppo bene ed è più comodo stare così che rompersi i coglioni per migliorare le cose. Ha ragione il vecchio saggio quando dice che "è difficile fare le rivoluzioni con la pancia piena!".
Intanto le cose migliorano per pochi e peggiorano per moltissimi e si va avanti in poltrona. E fuori non cambia niente, nonostante quello che ci vogliono far credere.

Le Coree sono ancora divise. L'Occidente non è ancora in pace col resto del mondo. In Africa si muore di fame. La Palestina è ancora una terra promessa. Facciamo fatica ad accettare i gay i neri e le coppie di fatto non hanno ancora alcun diritto.

Stanno finendo gli Anni '00. Lo zero rappresenta l'inizio di qualcosa, un punto di partenza.
Speriamo sia così! Che inizi QUALCOSA! Ma ci vorrebbe un vero cambiamento sentito davvero da tutti che parta dal basso.
Ma nel mio quadernino alla fine scriverò sempre che l'unica cosa che cambierà sarà solo il numero dell'anno.

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Riattaccare la spina

Tra pochi giorni Maria partorirà nella grotta quel bimbo che fattosi uomo sconvolgerà il mondo e noi per ricordare questa ricorrenza correremo come rimbambiti dentro e fuori dai negozi per svuotarci le tasche imbandire tavole riempirci lo stomaco e fare regali ai nostri cari.
Lo so, è la mia solita visione fredda staccata e nera delle cose e delle persone che riesce a farmi stare subito simpatico alla gente come un badile nel naso.

Sarà che questa situazione di immobilismo nella quale mi trovo impantanato mi ha scaricato delle poche energie positive di cui sono dotato.

Da non praticante e cristiano-scettico ho sempre visto il Natale solamente come un bel periodo di interruzione della quotidiana catena di montaggio, un periodo dove si stacca la spina al tapis-roullant del tempo ci si ferma per un po' e si può stare nel migliore dei modi con i parenti e vivere con più serenità questi momenti.

Se avessi del tempo da interrompere.
Perché mi trovo nella situazione opposta e cioè con un forte desiderio di interrompere questa interruzione!
Ogni giorno sembra di stare in vacanza, senza lucette che luccicano ad intermittenza e senza alberi o (per fortuna) paciosi ciccioni sconosciuti che tentano di entrare dalla finestra, vivendo coi parenti e di avere molto tempo a disposizione con la sola differenza affatto che non lo vivo con serenità.
Già non so cosa mettere in mezzo la carta da regalo e mi sento in enorme ritardo e in profonda colpa.
Quindi o quest'anno abolisco il Natale oppure devo convincere qualcuno a darmi una mano a srotolare il tempo, a riattaccare la spina al tapis-roullant.

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