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Che serva di lezione e che si impari quella degli sport minori

 Non c'è due senza tre. Spero che il quattro non venga da sé. 


Così anche a questo mondiale la nazionale italiana resta a casa. Ha perso lo spareggio ai rigori contro la Bosnia Erzegovina. Complimenti a loro e in bocca al lupo.


Quanto a noi, non riesco a dispiacermi ma mi chiedo perché la Nazionale non va ai mondiali di calcio e perché le ultime due volte che è andata a una competizione, Mondiali del 2014 ed Europei del 2024, ha fatto brutta figura? 


Domande da 100 mila dollari e altrettante risposte, una più paranoica dell'altra.


Tutto sommato, la Nazionale non aveva fatto così schifo nel girone di qualificazione. Purtroppo ha cannato la prima partita contro la Norvegia, che invece non ne ha sbagliata una nemmeno per sbaglio. Il ritorno era ininfluente per la differenza reti, per qualificarsi direttamente avrebbe dovuto vincere tantissimo a zero e la sconfitta è stata il risultato della demotivazione (che comunque non doveva capitare in quella misura vergognosa). Una volta le migliori seconde si qualificavano, invece nel calcio moderno tutto soldi e basta, si fanno gli spareggi. Più partite, più soldi per l'UEFA.


Non so cosa ci sia di sbagliato nel calcio italiano e onestamente non so se si può definire ancora italiano, visto il numero di stranieri in campo (sono così tanti che sono anche in panchina, in tribuna, a letto con le mogli dei compagni - e non solo, forse), di allenatori stranieri e di proprietà straniere (nell'attuale Serie A, 11 club su 20 sono di proprietà straniere). 
Troppi stranieri. 
Una volta ce ne erano 3 per squadra. Ma erano quelli forti. I tedeschi dell'Inter, gli olandesi del Milan, gli argentini del Napoli. Mattheus, Brehme e Klinsmann, Van Basten, Gullit, Rijkaard, Maradona e Caniggia, poi Ronaldo, Papin, Savicevic, Zidane erano tutti di un altro pianeta e alzavano il tasso tecnico anche degli italiani. Che, oh, non era comunque disagiato: Roberto Baggio, Del Piero, Totti, Pirlo, Baresi, Maldini, Donadoni (potrei nominare tutto il Milan di Sacchi e Capello). Si era un calcio diverso, mio papà può dire di aver visto giocare Sivori, Charles, Vinicio, Conti, Rossi, Tardelli, Zoff e direbbe che erano meglio loro. 


Ma era un calcio più tecnico, mentre ora è veloce ma meno tecnico. Molto meno tecnico, direi scarso. 
Fai fatica a vedere uno stop giusto, tutti a inseguire (il pallone) invece che a seguire.
Ci si stupisce quando un giocatore salta l'uomo! E cosa dovrebbe fare, per Dio! Passarla indietro? Stupirsi perché un calciatore fa quello che dovrebbe fare rende l'idea, vero?!
C'è meno fantasia e troppa tattica. 
L'allenatore ti dice cosa fare in campo, ma come lo decide il giocatore e non vedo fantasia in campo. Solo stop a inseguire. 
Non vedo più tanti tiri, si arriva in area di rigore e non si tira più in porta, al massimo un appoggio. Ma cazzo sei in area di rigore chiudi gli occhi e tira una bomba che tanto hai i piedi di marmo cosa cerchi di piazzarla? Se non si tira in porta dentro l'area di rigore, figuriamoci da fuori area. 
Eppure, a me hanno insegnato che si segna se si tira in porta. Invece il calcio moderno insegna a segnare dai calci da fermo. In pratica i calciatori corrono tanto per cercare di prendere un corner o un fallo il più vicino possibile all'area di rigore. Poi che sarà, sarà.
E come non vedo tiri in porta, non vedo nemmeno i portieri uscire a mani alte. Per la miseria, possono prendere il pallone dove la testa degli avversari non arriverà mai e non si muovono dalla linea di porta! Tanto che quelle poche volte che escono fanno disastri. 
E non possono nemmeno uscire perché quando si batte un calcio d'angolo sono tutti ammucchiati sulla linea di porta (guardatevi una partita dell'Arsenal, che ha una notevole media realizzativa dai calci da fermo).
In compenso sono armadi quattro stagioni che occupano mezza porta e l'altra ci arrivano con un balzo.
E nonostante il tasso tecnico sia vergognoso, gli allenatori (che sono  ex calciatori degli anni '90 del secolo scorso, che forse pensano ci sia ancora  la qualità di quegli anni) si ostinano a far iniziare l'azione dai portieri, coi piedi. Addirittura. Se i difensori non sono capaci di fare un passaggio, immaginatevi un portiere. E infatti da qualche anno si vedono ancora cose imbarazzanti che non succedono nemmeno nei peggiori campi di terza categoria, dove il campo è spellachiato mentre in Serie E giocano su tappeti d'erba fitta e perfetta.


Credo che paghiamo quello che siamo. Anzi, pagano quello che sono. Non è colpa di Gattuso, prende quello che ha a disposizione. Sì è vero Conte ha trasformato Giaccherini in Giaccherinho ma le botte di culo capitano e alla fine più dei rigori contro la Germania non è riuscito a fare anche lui. Il materiale, cioè i giocatori a disposizione, del CT è davvero deludente. Bastoni non l'ho mai considerato un buon difensore (come Bonucci, che finalmente ha trovato il suo posto, cioè in panchina). Gli riesce bene nell'Inter perché ha uno squadrone attorno (perché stasera invece di falciare l'avversario non lo ha contenuto? Il bosniaco era largo, eravamo in vantaggio, in porta c'era Donnarumma e se proprio non ce la faceva meglio l'1-1 in parità numerica che l'1-1 sotto di un uomo in casa loro in un ambiente infernale).
Nel 2013, Roberto Baggio aveva presentato un dossier di 900 pagine per migliorare il calcio italiano, ma non è stato preso in considerazione e ha deciso di dimettersi da responsabile del Settore Tecnico della Figc. Spero che Baggio abbia tenuto quel documento. Potrebbe essere ancora utile.


Allora, cosa facciamo? Qual è la via d'uscita?
Intanto la si deve indicare al presidente della Federazione. Arrivato al secondo fallimento consecutivo, non può piangere colpe del sistema e dire che lui le responsabilità se le è sempre prese rimettendosi a decisioni altrui.


Una ricetta magica non esiste. Io però vedo una cosa in altre nazionali italiane di altri sport, maschili e femminili, per esempio in quelle di pallavolo che hanno letteralmente vinto tutto negli ultimi anni: coltivare il settore giovanile. Non è uno sport ricco come il calcio, eppure vince. Non è del tutto a posto, però i risultati sono davanti a tutti. 
Non ci sono proprietari stranieri né giocatori strapagati. Se vedi Simone Giannelli, il miglior giocatore di pallavolo al mondo, penseresti che è un impiegato coi capelli un po' lunghi e il pizzetto (chiedete all'ex direttore di Rai Sport che una sera non lo ha riconosciuto nemmeno lui) che forse nei weekend suona e canta in qualche locale. 
Nel 2025 la nazionale Under 21 femminile ha vinto il Mondiale (argento nel 2019, oro nel 2021, argento nel 2023, fanno quattro podi consecutivi centrati negli ultimi sei anni) e quella maschile è arrivata seconda (argento nel 2019, l'oro nel 2021 e l'argento nel 2023, anche qui quattro podi). Mi viene in mente una parola: continuità. Che nel calcio non conoscono. Se non nel fallimento.
Anche il basket sta migliorando molto e ottenendo ottimi risultati con le giovanili: nel 2025 la nazionale maschile Under 20 ha vinto i Campionati europei, l'Under 20 femminile e l'Under 18 maschile si sono messe al collo due bronzi. Con il bronzo della Nazionale maggiore femminile agli Europei, fanno quattro medaglie, di cui tre a livello giovanile: i primi frutti dei talenti coltivati negli ultimi anni.


Ecco cosa fanno pallavolo e pallacanestro: coltivano talenti. Che non è semplice, non è immediato, ma porta risultati e continuità.

Nel calcio non è così. Si vuole tutto e subito. Se i calciatori sono giovani, sono stranieri. Per una legge sbagliata. I loro valori di mercato sono esagerati. I procuratori hanno troppo potere.


Girano troppi soldi. E vengono usati male. La Juventus negli ultimi anni ha comprato giocatori stranieri scarsi pagandoli un'esagerazione quando aveva in casa talenti costruiti nel suo settore giovanile (Fagioli, Nicolussi Caviglia, Rovella, Kean non sono peggio di Koopmeiners, Arthur, Gonzalez e David). Se perdi imbottito di stranieri perché dici che costano meno ma sono più bravi degli italiani, i conti non tornano.


Meno tattica, meno soldi, meno squadre in Serie A e Serie B, meno stranieri, meno entusiasmo non appena qualcuno esprime l'ordinario, per non bruciare giocatori ancora inespressi (Macheda? Camarda?).
Più fantasia, più tecnica, più responsabilità, più carattere. Se dai lo spazio giusto a un giovane, questo cresce. Lo zio Bergomi o Buffon lo possono spiegare bene.


In generale vedo un abbruttimento del calcio. È un incremento spropositato dei costi. Sapete una cosa? Nella Premier League, la crescita dei ricavi non compensa l’innalzamento degli stipendi dei calciatori e le sempre maggiori cifre spese per i trasferimenti. Resta sempre un generatore di 15 miliardi di euro di fatturato, mentre la nostra Serie A si ferma a 1/3 con la maggior parte che va alle solite note squadre, mentre alle altre vanno le briciole.
Negli anni 2000 si parlava di corsi di management sportivo, poi alla fine nei club, nelle federazioni e nelle leghe ci vanno ex calciatori o i loro figli o persone con le conoscenze giuste ma le competenze sbagliate. Con questi risultati, per la gioia di chi ha pagato per i corsi (o le lauree). 


 Il tasso tecnico è così basso che nazionali come Italia e Bosnia si equivalgono. E comunque, in superiorità numerica alla Bosnia non sono bastati 120 minuti per battere l'Italia.


Forse era quello che serviva. Spero che questa sconfitta insegni una lezione a chi deve impararla. Al prossimo presidente federale, sperando che ce ne sia uno presto. Spero che questa sconfitta faccia capire la lezione della pallavolo e della pallacanestro, due sport minori che invece mangiano gli spaghetti in testa al calcio. A proposito di mangiare spaghetti.


Fonte foto: figc.it

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Sportività

 Tre cose sulla partita di ieri sera.

1) Ieri sera, nella giornata dell'amore, si è scatenato l'odio. Quello che mi ha dato più fastidio è stata la mancanza di sportività. E quindi anche di rispetto. 
Vedere l'esultanza dell'atleta e dei suoi tifosi per un gesto antisportivo è triste. Oltre che squallido. Soprattutto se arriva da chi per anni ha pianto torti subiti e ha dovuto eliminare la concorrenza per riuscire a vincere qualcosa che prima non era stato capace.
Se lo sport italiano è regolato dalla legge del taglione allora si deve cambiargli nome. La mancanza del denso di sportività toglie tutto il significato. Chi esulta per un gesto simile non è migliore dell'altro. È triste e indegno. È antisportivo. 

2) Ieri sera ho visto due squadre di basso livello. Qualitativamente. Lente. Non reattive. In superiorità numerica l'Interr poteva e doveva vincere prima del 90°. 
Non ho mai ritenuto Bastoni un bravo giocatore, come non li ritenevo Chiellini e Bonucci per altro. Nell'Inter gioca bene perché ha una buona squadra attorno e infatti si vede la differenza in Nazionale dove è insicuro. Ieri è stato antisportivo e non ha rispettato la maglia che indossa né quella della Nazionale. Non credo purtroppo che per questo non verrà convocato, ma se dovesse succedere non sarà una perdita.

3) Il calcio non è più uno sport di contatto. I giocatori si buttano a terra al minimo contatto. Cadono in avanti quando vengono tirati per la maglia invece di cadere all'indietro. Si toccano il viso quando vengono sfiorati sul braccio. Urlano di dolore al minimo tocco. Gli arbitri ci cascano. Il VAR sarebbe perfetto se al suo controllo ci fosse qualcuno di competente e, forse, onesto. Perché a vedere certe decisioni un po' di perplessità mi resta.
In sintesi, il calcio non è più uno sport ma è uno spettacolo, di bassa qualità, che non merita tanta attenzione.

Un'ultima cosa: scriverei queste anche per altre partite, anche di una dove non sarebbe coinvolta una squadra che non tifo. Perché non mi definisco un tifoso, uno di quelli che pensano con il cervello scollegato e si esaltano e si incazzano per la minima cazzata.
Mi piace vedere lo sport e prima di tutto lo sport è un gioco e lo sport richiede rispetto dell'avversario, in campo e sulle tribune. Tutto il resto è un mesto spettacolo.







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Ha vinto Marquez

Alla fine se l'è presa in quel posto chi è stato in testa dalla prima all'ultima gara, per un intero campionato, dimostrando costanza e fame, nonostante l'età ed una bacheca da spavento.

Però è anche un po' colpa di Valentino Rossi. Non era lui quello tanto abile col manubrio quando con la lingua, italiana o inglese che fosse? Quello dai nervi ben saldi e capace di distruggere quelli degli avversari, in pista e fuori? 
Invece a Sepang ha mandato a puttane una stagione passata al comando con una costanza micidiale: solo 3 volte fuori dal podio (ma troppi terzi posti), 15 podi e 4 vittorie nonostante una sola pole.
Ma se Marquez è stato antisportivo, Rossi è stato mona, p
erché a Sepang è caduto nella trappola della provocazione  del suo ex fan che gli si è ritorto contro (se mai ne fossi capace, mi trovassi a piegare la moto in pista con Carl Fogarty e Troy Bayliss, miei idoli del motociclismo, non mi permetterei mai di andargli a rompere i coglioni in quel modo). E se c'è una cosa che mal sopporto è la reazione alla provocazione.

Nella mia esperienza nei campionati professionistici di 2a e 3a categoria di calcio dilettante odiavo i provocatori ma chi mi faceva girare le balle ancora di più era il compagno di squadra che reagiva alla provocazione. Sono stato provocato più di una volta, ma non ho  mai reagito. Mantenevo la calma, a volte rispondevo ironicamente. Poi aspettavo il momento opportuno per rispondere (come, i miei ex compagni di squadra lo sanno benissimo, ma giuro che a casa non ho una bacheca di tibie ed alle pareti non ho niente, nemmeno i quadri).
Per non so quale legge alla fine paga, o ha la peggio, chi reagisce e non chi provoca.
Così è andata a Rossi. Si fosse accontentato di andare in bagarre con Marquez avrebbe finito il GP di Malesia al 4° posto, male fosse andata, ma oggi se la sarebbe corsa alla pari come avrebbe voluto lui, come sarebbe stato giusto. Poi a vedere i tempi a giro da quando Rossi ha avuto pista libera forse sarebbe finita allo stesso modo, biscotto spagnolo o no non, ma di sicuro sarebbe stata una gara diversa e mica solo per lui.

Invece i suoi nervi d'acciaio si sono sfibrati con un 22enne isterico che diceva di idolatrarlo. Vatti a fidare.
Mentre le mie illusioni si crepavano giro dopo giro, come tutti gli altri che un po' ci credevano che qualcosa sarebbe potuto succedere, saliva l'amara consapevolezza che se Rossi non avesse reagito in quel modo a Sepang, oggi avremmo visto qualcos'altro.
In testa dalla prima all'ultima gara. 
Se succede ad un 22enne si dice che è un fenomeno.
Se succede ad un 36enne si parla di tenacia e caparbietà.
Oggi si è visto un Rossi preso in giro, umiliato ma ne è uscito vincitore morale. Solo che io - e credo anche lui - dei titoli morali me ne sbatto i coglioni.
E se ha fatto fatica in questa stagione con 36 primavere nella tuta, l'anno prossimo lo sarà ancora di più.

Mi chiedo come Lorenzo possa festeggiare un titolo regalato da Rossi e da Marquez. Non dico che non lo ha meritato, perché le prime tre gare sembrava un fantasma senza palle e poi ha messo in fila 4 vittorie e ha corso una seconda parte di stagione alla grande. Ma le ultime due gare sono state una farsa. 
Ma che gusto ha una vittoria mondiale col tuo rivale messo in posizione di svantaggio?
Per me vedere come si svolge una competizione è importante e andando a rileggere la storia, i tre titoli mondiali di Lorenzo saranno pur sempre tre ma non gli posso dare tanto valore perché i suoi avversari non sono stati competitivi.
Nel campionato 2010 Rossi si è spaccato una gamba alla 4a gara mentre Stoner non ha corso tre gran premi a causa di un problema fisico.
Nella stagione 2012 Rossi era in Ducati con i problemi che ha avuto mentre Stoner si è rotto ed ha saltato tre gare.
Certo nei confronti diretti si vedeva una certa supremazia, ma ha vinto due mondiali facili. 
Il terzo, questo, hanno dovuto aiutarlo forte.

Mi chiedo come la Honda possa permettere certi comportamenti da parte di un pilota che paga per vincere.
In Giappone onore e rispetto sono due valori importanti.
A Sepang ed a Valencia un dipendente di un'azienda giapponese non ha rispettato questi valori. 
Non dovrebbe essere licenziato? O dovrebbe dimettersi lui?
Oppure, il desiderio di business va oltre l'etica morale. 

Questa cosa  mi ricorda una frase simile su ego e talento detta da Casey Stoner a Rossi al termine di una gara...
Aveva proprio ragione Stoner.
Il mondiale non lo ha vinto Lorenzo. 
Lo ha mandato a puttane Rossi. 
E avendo ottenuto ciò che voleva, ha vinto Marquez.

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Ha ragione Stoner

Di Valentino Rossi, Marq Marquez e Jorge Lorenzo se ne è parato e se ne parla da 10 giorni, fino a fratturarci le balle quasi peggio del trentennale (diomio!) di Ritorno al Futuro! 
Adesso che il TAS ha respinto la sua richiesta di sospendere la penalità, dovremmo lasciare parlare la pista e metterci a guardare e tifare.

Preciso che non sono rossista, non così sfegatato come molti. E' un pilota italiano e merita un occhio di riguardo, ma prima sono ducatista e quando una rossa esce per me la gara è quasi finita. Se escono entrambe posso spegnere la tele (o il pc, che ora i GP li guardi solo in streaming e la lingua turca propone più divertimento di quanto non lo offrano i piloti). E sì, è dal 2011 che soffro.

Quello che a me ha rotto le balle più di tutto è stato il fatto che quando ci sono due piloti a contendersi il mondiale MotoGP, si parla di tre piloti coinvolti.
La vicenda Rossi-Marquez con Lorenzo a fare da terzo incomodo nemmeno doveva esistere perché doveva essere la vicenda Rossi-Lorenzo senza alcun terzo incomodo.

Se Marquez non avesse infranto quella regola che rientra nel codice d’onore dei piloti, una regola non scritta nel regolamento ma è come se fosse scolpita sulla pietra, quella che un pilota estraneo alla corsa per il mondiale non deve intromettersi ed infastidire gli altri piloti che se lo contendono, non ci sarebbero stati tribunali a rovinare uno sport e sponsor (italiani) in fuga (da piloti spagnoli e da uno sport gestito da uno spagnolo) mentre tanto i fan di Rossi quanto i suoi nemici non avrebbero avuto l'occasione di perdere la propria dignità e dimostrare la propria inciviltà su internet e tutti avrebbero passato 10 giorni (più) tranquilli.
Ma Marquez non ha rispettato una regola tanto ovvia che stupidamente non viene nemmeno considerata dal regolamento, che invece prevede una sanzione per la reazione di Rossi, alla fine punito dalla commissione di gara. Allora, Marquez dovrebbe essere punito dagli altri piloti (ma lasciamo stare #escilo #stendilo ed altri inviti social) mentre Lorenzo meriterebbe almeno qualche bacchettata sulle dita per la sua reazione a fine gara.

Solo Laverty (Michael, quello della BSB) e Nieto (il nipote, Fonsi) lo hanno evidenziato e non è un caso se sono due piloti.
E poi Nicholas Spinelli. Chi è? Un pilota all'esordio nel CIV nella categoria Moto3. Classe 2001. Età anni 14. Varrà una briciola di Marquez e spenderà l'impossibile per inseguire un sogno o solo divertirsi. Avrà avuto il braccino dell'esordiente (si ma 3° all'esordio un cazzo di braccino) ma ha dimostrato che essere signori è un'latra cosa, anche se non hai vinto 4 titoli mondiali e 50 gare.

Mi viene in mente Casey Stoner. Che è sceso dalla moto e ha smesso di fare quello che gli piaceva fare ad anni 27, con titoli mondiali 2 in salotto.
E credo che abbia avuto ragione. E non mi riferisco all’ego maggiore del talento.


Nicholas Spinelli a podio al Mugello
Quando due #piloti si giocano il campionato, un terzo cosa può fare? Nel round finale del CIV, Marco Bezzecchi #12 Official e Fabio Di Giannantonio lottavano come non mai per il #titolo. Con loro Nicholas Spinelli, terzo a fine #gara. E che gara: podio con giro veloce al Mugello Circuit, a 14 anni all'esordio su una Moto3! Forse avrebbe potuto osare di più, la sua scelta però è stata diversa. Ascoltiamolo #madeinCIV
Posted by Campionato Italiano Velocità on Lunedì 26 ottobre 2015

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Veneti ebbri

Non mi sento offeso dall'affermazione dell'ex famoso fotografo Oliviero Toscani  secondo il quale noi veneti saremmo niente altro che un popolo dedito alla cultura dell'ebbrezza quotidiana. Non penso sia del tutto veritiera ma nemmeno molto lontana dalla realtà.
Poi credo si debba dare un peso alle parole in base alla loro origine: se fossero state dette dal Presidente della Repubblica avrebbero avuto un certo significato. Invece, provengono da uno che tempo fa faceva parlare di se grazie ad immagini/messaggi forti (faceva più pubblicità a se stesso che all'azienda per la quale lavorava) e che ora è alla ricerca della notorietà perduta, durante un programma radio noto per fare della polemica superficiale e urlata.
Quindi? Chissenefrega di chi ha detto cosa.

Però ci sono però due cose che mi danno fastidio ed un sospetto.

La prima cosa che mi infastidisce, come tanti altri veneti, è che Toscani si è arricchito grazie ad una famiglia veneta che pagava molto bene le sue cagate pubblicitarie (buoni tutti a far parlare con immagini forti dalla scarsa attinenza con quello che devono pubblicizzare, un mio professore diceva che la strategia dell'"importante è parlarne" è per chi non ha creatività e una cultura superficiale).
Pisciare sul piatto dove si è mangiato fino a poco prima non è da signori.

Come direbbe Antonio Lubrano, la domanda sorge spontanea: se noi veneti siamo un popolo di alcolizzati con l'alito che puzza di raboso nei casi in cui va bene, com'è che la nostra regione è stata una delle forze economiche del Paese?
Certo qualche cazzata l'abbiamo combinata ma con la mente annebbiata dalla graspa può accadere, no!? Lui invece le cagate le fa da lucido.

La seconda cosa si lega un po' alla domanda spontanea sul Veneto regione che traina l'economia italiana. Infatti un quotidiano online vicentino sul suo profilo Facebook ha commentato (e poi rimosso) l'uscita dell'ex famoso fotografo scrivendo che "Saremo alcolizzati ma produttivi!".
Sì certo vero. Fino al decennio scorso il Veneto era insieme al resto del nord est d'Italia la locomotiva del Paese. Ma perché dobbiamo ridurre sempre tutto all'economia al lavoro alla produzione alla condizione sociale ai soldi?
Che poi ormai cosa ci resta di produttivo in Veneto se sono pochissime le aziende che hanno mantenuto qui la produzione invece di spostarla nei paesi dove la forza lavoro costa meno di quella veneta? Direi che non siamo più così tanto produttivi come un tempo.
Piuttosto, perché non dire che saremo ubriaconi ma anche gioviali, burloni, geniali, colti, esploratori, amanti della natura, ottimi cuochi, bravi viticoltori o che altro di bello ma che non riguardi solo il fattore economico?
Cercando la risposta per conto mio, perché in Veneto non siamo solo quello che beviamo, ma anche i soldi che abbiamo.

Infine il sospetto: spero infatti che questa polemica alcolica non sia stata realizzate per ridare un po' di visibilità sia a Toscani che a Zaia, uno bisognoso di visibilità e l'altro di affermazione politica.

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