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Repubblica delle Banane

Siamo la Repubblica delle Banane.
Si fanno i decreti.
Che devono essere convertiti in legge.
Prima però sono necessari i decreti attuativi.
Nel frattempo arrivano migliaia (già, mica qualche decina ma migliaia. Fate il conto di quanti deputati e senatori ci sono, considerate che qualcuno se ne fotta, sono un bel po' a testa no!?) di emendamenti che bloccano tutto.
Compresa l'economia di un intero Paese.
E intanto si organizzano gli Stati Generali per capire come far ripartire l'economia del Paese.
Che è lo stesso di prima!

Adesso pensate che noi paghiamo le tasse (chi le paga) per garatire un ricco stipendio a queste persone e a tutte quelle che circolano senza uno scopo per i palazzi.
Su una cosa sono coerenti: nella mancanza totale di vergogna.
Perché si fanno rallentare senza problemi dall'indolenza della faziosità politica quando si tratta degli aiuti per il popolo (che li vota e li paga), ma sono lestissimi quando si trovano a decidere i propri privilegi.
Scommettiamo che nemmeno per il 18 luglio troveranno una soluzione?

Se un impiegato non svolge un compito che gli viene assegnato, viene richiamato dal superiore o dal titolare a seconda dell'organizzazione societaria e del suo inquadramento. Segue una lettera di richiamo. Magari un declassamento e infine il licenziamento. Vale per i dipendenti di aziende private ma anche per i dipendenti pubblici. Si chiama negligenza.
Quelle persone che stanno bloccando un paese sono dipendenti pubblici.
Saremmo noi i loro datori di lavoro.
Vista la palese incapacità e improduttività, vorrei poterli cacciare a calci in culo! O almeno potermi affidare a un articlo 18 anche per loro.



























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Vorrebbero spegnere il sole

Ricevo e pubblico con piacere questo comunicato stampa arrivato alle e-mail della redazione.
Per fortuna non è stato approvato alcun limite di GW, per il momento. Ma è davvero assurda la situazione di una nazione che si trova a dover dipendere da altre nazioni per i suoi approvvigionamenti energetici ad un costo, economico ed ambientale esagerato che ricade solo sui suoi cittadini, senza prendere in considerazione alternative pulite, economiche. O forse lo ha già fatto scoprendo che gli amici petrolieri rischierebbero gran parte dei dividendi.
Mi sembra di essere sempre più cittadino di una dittatura delle lobby, dove la sovranità popolare si è fottuta lo stesso giorno della sua proclamazione, dove la democrazia manda al potere persone che rappresentano solo se stesse ed i loro porci (in tutti i cazzo di sensi) interessi.
Andiamo avanti così, energeticamente dipendenti dagli altri Stati, da materie prime costose limitate ed inquinanti.
Lasciamo che i nostri governi facciano i loro porci comodi e poi lasciamoli farsi piegare dalle lobby dei petrolieri, delle società energetiche e dalle banche che hanno investimenti nei primi due.
Il peso delle loro scelte scellerate ricadrà ancora, solo e sempre su di noi.
Curiosa coincidenza, la discussione sul decreto è capitata durante i disordini della Libia, che sta facendo lievitare il prezzo del petrolio come una torta in forno. Possibile che nessuno si sia chiesto quanto convenga ancora l'energia tradizionale?
Limitando un settore come quello delle energie alternative si blocca una grande parte di occupazione e uno Stato, in una situazione difficile come quella attuale, dovrebbe creare occupazione. L'occupazione è il Viagra del PIL! Dovrebbero saperlo bene quelle prostate ingrossate che siedono a Palazzo!
E purtroppo siamo già ben comodi e abbiamo già Google, Facebook e Twitter per scendere in piazza e protestare per i nostri diritti.
Spero non sia troppo tardi prima di accorgerci di non provare nemmeno più un po' di mestizia o amarezza.
In merito, avevo già scritto un post, al punto 2.


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Con il decreto sulle rinnovabili, l’Italia potrebbe spegnere il mercato del fotovoltaico. Con gravi conseguenze, dalle sanzioni internazionali ai rischi occupazionali.

Approda giovedì 3 marzo al Consiglio dei Ministri il decreto sulle rinnovabili, che recepisce la direttiva europea di promozione delle fonti rinnovabili: il testo attualmente in discussione qualora fosse approvato, farebbe cessare gli incentivi al fotovoltaico una volta raggiunti gli 8GW, obiettivo inizialmente prefissato entro il 2020 ma che sarà raggiunto entro pochi mesi. Il decreto prevede inoltre l’abrogazione del Conto per l’Energia per l’incentivazione del fotovoltaico.
Tutto ciò si tradurrebbe in una grave crisi del settore, con enormi rischi per l’occupazione; il tetto degli 8GW, inoltre, potrebbe avere effetti retroattivi anche per impianti già pianificati. Se tale decreto -così come attualmente formulato- vedesse l’approvazione, l’Italia potrebbe incorrere in sanzioni comunitarie, poiché in contrasto con lo spirito della Direttiva europea. Inoltre le province e i comuni che si sono posti obiettivi ambiziosi sul tema del rinnovabile dovranno fare un passo indietro.
Una scelta un po' triste per il nostro paese, il paese del sole.
Soprattutto perché il fotovoltaico risulta essere una soluzione straordinaria, per molti motivi.
È universale, poiché può essere installato ovunque vi sia sole.
È di facile installazione, poiché non richiede infrastrutture o investimenti per la distribuzione.
È una tecnologia adattabile, poiché consente di essere posizionato anche in superfici di scarso pregio come zone industriali, tetti di capannoni, tetti e facciate residenziali e zone aride improduttive.
È un erogatore di energia in loco, poiché permette di produrre l'energia proprio dove viene consumata.
È coerente al nostro consumo di energia, poiché produce nelle ore del giorno e nelle settimane dell’anno dove c’è maggiore richiesta.
Nonostante la garanzia di queste caratteristiche, alcuni giornali sono stati in grado di formulare e proporre dati non corretti e interventi fuorvianti: è il momento di mettere chiarezza.
Si è letto che in Italia vi sono gli incentivi più alti al mondo: i dati dicono che in Francia, Grecia, Inghilterra gli incentivi sono maggiori e che la Germania ha obiettivi governativi di installato al 2020 quattro volte superiori a quelli italiani (33GW contro 8GW). Una pari quantità in Italia coprirebbe il 13% dell’intero fabbisogno elettrico nazionale.
Si è letto del costo del fotovoltaico, riferendosi all’onere che viene richiesto ai contribuenti per sostenerlo: si tratta di 28 euro all’anno per famiglia. Per sostenere le cosiddette rinnovabili assimilate -impianti che bruciano rifiuti e scarti petroliferi di raffineria- vengono richiesti 40 euro all’anno per famiglia. La spesa nazionale pro-capite per il Gratta e Vinci è di 165 euro.
Si è letto dell’impatto del fotovoltaico a livello paesaggistico e sui terreni agricoli. È precisa volontà della quasi totalità degli operatori sviluppare il fotovoltaico escludendo l’utilizzo di terreni agricoli di valore. Affinché ciò avvenga, sono necessarie delle efficaci linee guida che ad oggi sono mancate.
Il fotovoltaico deve essere disciplinato, devono essere fornite linee guida per consentire uno sviluppo graduale, armonico con il territorio e con tariffe che non gravino in modo eccessivo sui contribuenti. Questo, però, non deve significare mettere in ginocchio l’energia del sole.
Società che operano nel settore solare in Italia, invitano tutti a diffondere informazioni sui rischi che il fotovoltaico corre a causa di questo decreto, sui rischi che l’Italia corre a causa di questo decreto. Condividete il messaggio, diffondete la comunicazione su Facebook e sugli altri social network, inviate mail ai vostri amici.
Fate sentire la vostra voce!

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Spegnersi

Come la vita l'altra cosa certa che ci aspetta è la morte. Per entrambe non sappiamo come saranno. Per la prima spetta a noi a farla andare bene. Per la seconda un po' meno.
Ho visto tante persone vivere la loro vecchiaia con il giusto spirito quasi con vigore. Ho visto anche altre persone che hanno scelto di parcheggiarsi in quei posti che ormai non riesco più ad affrontare in attesa di passare a miglior vita.
Perché non è possibile spegnersi con semplicità? Come un cerino quando finisce di ardere come un qualsiasi aggeggio alimentato a batteria che quando questa si scarica ti saluta con un gentile Bye bye e una soffice melodia lo accompagna nel buio.
Possiamo farlo anche noi? Basta, siamo arrivati alla fine. Indipendentemente dalla causa, per una caduta per una malattia o per umana usura.
Non abbiamo date di scadenza ma a un certo punto dimostriamo che non ce la possiamo più fare e ci mostriamo deboli a pezzi. Non è un fatto estetico ma di pietà. Nei nostri confronti e di chi sacrifica il suo tempo per venire a darci un saluto.
Una persona non può vivere la sua morte trascinandosi fino all'ultimo respiro dopo una vita passata a faticare.
Vorrei che ci potessimo spegnere tranquillamente. In uno splendido tramonto dietro le montagne rosa o sulla superficie piana e calma dell'acqua, con le ombre dei ricordi di quello che è stato che si allungano a scaldarci il cuore.
Una luce che piano piano si affievolisce in un malinconico spettacolo di vita.

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