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Che serva di lezione e che si impari quella degli sport minori

 Non c'è due senza tre. Spero che il quattro non venga da sé. 


Così anche a questo mondiale la nazionale italiana resta a casa. Ha perso lo spareggio ai rigori contro la Bosnia Erzegovina. Complimenti a loro e in bocca al lupo.


Quanto a noi, non riesco a dispiacermi ma mi chiedo perché la Nazionale non va ai mondiali di calcio e perché le ultime due volte che è andata a una competizione, Mondiali del 2014 ed Europei del 2024, ha fatto brutta figura? 


Domande da 100 mila dollari e altrettante risposte, una più paranoica dell'altra.


Tutto sommato, la Nazionale non aveva fatto così schifo nel girone di qualificazione. Purtroppo ha cannato la prima partita contro la Norvegia, che invece non ne ha sbagliata una nemmeno per sbaglio. Il ritorno era ininfluente per la differenza reti, per qualificarsi direttamente avrebbe dovuto vincere tantissimo a zero e la sconfitta è stata il risultato della demotivazione (che comunque non doveva capitare in quella misura vergognosa). Una volta le migliori seconde si qualificavano, invece nel calcio moderno tutto soldi e basta, si fanno gli spareggi. Più partite, più soldi per l'UEFA.


Non so cosa ci sia di sbagliato nel calcio italiano e onestamente non so se si può definire ancora italiano, visto il numero di stranieri in campo (sono così tanti che sono anche in panchina, in tribuna, a letto con le mogli dei compagni - e non solo, forse), di allenatori stranieri e di proprietà straniere (nell'attuale Serie A, 11 club su 20 sono di proprietà straniere). 
Troppi stranieri. 
Una volta ce ne erano 3 per squadra. Ma erano quelli forti. I tedeschi dell'Inter, gli olandesi del Milan, gli argentini del Napoli. Mattheus, Brehme e Klinsmann, Van Basten, Gullit, Rijkaard, Maradona e Caniggia, poi Ronaldo, Papin, Savicevic, Zidane erano tutti di un altro pianeta e alzavano il tasso tecnico anche degli italiani. Che, oh, non era comunque disagiato: Roberto Baggio, Del Piero, Totti, Pirlo, Baresi, Maldini, Donadoni (potrei nominare tutto il Milan di Sacchi e Capello). Si era un calcio diverso, mio papà può dire di aver visto giocare Sivori, Charles, Vinicio, Conti, Rossi, Tardelli, Zoff e direbbe che erano meglio loro. 


Ma era un calcio più tecnico, mentre ora è veloce ma meno tecnico. Molto meno tecnico, direi scarso. 
Fai fatica a vedere uno stop giusto, tutti a inseguire (il pallone) invece che a seguire.
Ci si stupisce quando un giocatore salta l'uomo! E cosa dovrebbe fare, per Dio! Passarla indietro? Stupirsi perché un calciatore fa quello che dovrebbe fare rende l'idea, vero?!
C'è meno fantasia e troppa tattica. 
L'allenatore ti dice cosa fare in campo, ma come lo decide il giocatore e non vedo fantasia in campo. Solo stop a inseguire. 
Non vedo più tanti tiri, si arriva in area di rigore e non si tira più in porta, al massimo un appoggio. Ma cazzo sei in area di rigore chiudi gli occhi e tira una bomba che tanto hai i piedi di marmo cosa cerchi di piazzarla? Se non si tira in porta dentro l'area di rigore, figuriamoci da fuori area. 
Eppure, a me hanno insegnato che si segna se si tira in porta. Invece il calcio moderno insegna a segnare dai calci da fermo. In pratica i calciatori corrono tanto per cercare di prendere un corner o un fallo il più vicino possibile all'area di rigore. Poi che sarà, sarà.
E come non vedo tiri in porta, non vedo nemmeno i portieri uscire a mani alte. Per la miseria, possono prendere il pallone dove la testa degli avversari non arriverà mai e non si muovono dalla linea di porta! Tanto che quelle poche volte che escono fanno disastri. 
E non possono nemmeno uscire perché quando si batte un calcio d'angolo sono tutti ammucchiati sulla linea di porta (guardatevi una partita dell'Arsenal, che ha una notevole media realizzativa dai calci da fermo).
In compenso sono armadi quattro stagioni che occupano mezza porta e l'altra ci arrivano con un balzo.
E nonostante il tasso tecnico sia vergognoso, gli allenatori (che sono  ex calciatori degli anni '90 del secolo scorso, che forse pensano ci sia ancora  la qualità di quegli anni) si ostinano a far iniziare l'azione dai portieri, coi piedi. Addirittura. Se i difensori non sono capaci di fare un passaggio, immaginatevi un portiere. E infatti da qualche anno si vedono ancora cose imbarazzanti che non succedono nemmeno nei peggiori campi di terza categoria, dove il campo è spellachiato mentre in Serie E giocano su tappeti d'erba fitta e perfetta.


Credo che paghiamo quello che siamo. Anzi, pagano quello che sono. Non è colpa di Gattuso, prende quello che ha a disposizione. Sì è vero Conte ha trasformato Giaccherini in Giaccherinho ma le botte di culo capitano e alla fine più dei rigori contro la Germania non è riuscito a fare anche lui. Il materiale, cioè i giocatori a disposizione, del CT è davvero deludente. Bastoni non l'ho mai considerato un buon difensore (come Bonucci, che finalmente ha trovato il suo posto, cioè in panchina). Gli riesce bene nell'Inter perché ha uno squadrone attorno (perché stasera invece di falciare l'avversario non lo ha contenuto? Il bosniaco era largo, eravamo in vantaggio, in porta c'era Donnarumma e se proprio non ce la faceva meglio l'1-1 in parità numerica che l'1-1 sotto di un uomo in casa loro in un ambiente infernale).
Nel 2013, Roberto Baggio aveva presentato un dossier di 900 pagine per migliorare il calcio italiano, ma non è stato preso in considerazione e ha deciso di dimettersi da responsabile del Settore Tecnico della Figc. Spero che Baggio abbia tenuto quel documento. Potrebbe essere ancora utile.


Allora, cosa facciamo? Qual è la via d'uscita?
Intanto la si deve indicare al presidente della Federazione. Arrivato al secondo fallimento consecutivo, non può piangere colpe del sistema e dire che lui le responsabilità se le è sempre prese rimettendosi a decisioni altrui.


Una ricetta magica non esiste. Io però vedo una cosa in altre nazionali italiane di altri sport, maschili e femminili, per esempio in quelle di pallavolo che hanno letteralmente vinto tutto negli ultimi anni: coltivare il settore giovanile. Non è uno sport ricco come il calcio, eppure vince. Non è del tutto a posto, però i risultati sono davanti a tutti. 
Non ci sono proprietari stranieri né giocatori strapagati. Se vedi Simone Giannelli, il miglior giocatore di pallavolo al mondo, penseresti che è un impiegato coi capelli un po' lunghi e il pizzetto (chiedete all'ex direttore di Rai Sport che una sera non lo ha riconosciuto nemmeno lui) che forse nei weekend suona e canta in qualche locale. 
Nel 2025 la nazionale Under 21 femminile ha vinto il Mondiale (argento nel 2019, oro nel 2021, argento nel 2023, fanno quattro podi consecutivi centrati negli ultimi sei anni) e quella maschile è arrivata seconda (argento nel 2019, l'oro nel 2021 e l'argento nel 2023, anche qui quattro podi). Mi viene in mente una parola: continuità. Che nel calcio non conoscono. Se non nel fallimento.
Anche il basket sta migliorando molto e ottenendo ottimi risultati con le giovanili: nel 2025 la nazionale maschile Under 20 ha vinto i Campionati europei, l'Under 20 femminile e l'Under 18 maschile si sono messe al collo due bronzi. Con il bronzo della Nazionale maggiore femminile agli Europei, fanno quattro medaglie, di cui tre a livello giovanile: i primi frutti dei talenti coltivati negli ultimi anni.


Ecco cosa fanno pallavolo e pallacanestro: coltivano talenti. Che non è semplice, non è immediato, ma porta risultati e continuità.

Nel calcio non è così. Si vuole tutto e subito. Se i calciatori sono giovani, sono stranieri. Per una legge sbagliata. I loro valori di mercato sono esagerati. I procuratori hanno troppo potere.


Girano troppi soldi. E vengono usati male. La Juventus negli ultimi anni ha comprato giocatori stranieri scarsi pagandoli un'esagerazione quando aveva in casa talenti costruiti nel suo settore giovanile (Fagioli, Nicolussi Caviglia, Rovella, Kean non sono peggio di Koopmeiners, Arthur, Gonzalez e David). Se perdi imbottito di stranieri perché dici che costano meno ma sono più bravi degli italiani, i conti non tornano.


Meno tattica, meno soldi, meno squadre in Serie A e Serie B, meno stranieri, meno entusiasmo non appena qualcuno esprime l'ordinario, per non bruciare giocatori ancora inespressi (Macheda? Camarda?).
Più fantasia, più tecnica, più responsabilità, più carattere. Se dai lo spazio giusto a un giovane, questo cresce. Lo zio Bergomi o Buffon lo possono spiegare bene.


In generale vedo un abbruttimento del calcio. È un incremento spropositato dei costi. Sapete una cosa? Nella Premier League, la crescita dei ricavi non compensa l’innalzamento degli stipendi dei calciatori e le sempre maggiori cifre spese per i trasferimenti. Resta sempre un generatore di 15 miliardi di euro di fatturato, mentre la nostra Serie A si ferma a 1/3 con la maggior parte che va alle solite note squadre, mentre alle altre vanno le briciole.
Negli anni 2000 si parlava di corsi di management sportivo, poi alla fine nei club, nelle federazioni e nelle leghe ci vanno ex calciatori o i loro figli o persone con le conoscenze giuste ma le competenze sbagliate. Con questi risultati, per la gioia di chi ha pagato per i corsi (o le lauree). 


 Il tasso tecnico è così basso che nazionali come Italia e Bosnia si equivalgono. E comunque, in superiorità numerica alla Bosnia non sono bastati 120 minuti per battere l'Italia.


Forse era quello che serviva. Spero che questa sconfitta insegni una lezione a chi deve impararla. Al prossimo presidente federale, sperando che ce ne sia uno presto. Spero che questa sconfitta faccia capire la lezione della pallavolo e della pallacanestro, due sport minori che invece mangiano gli spaghetti in testa al calcio. A proposito di mangiare spaghetti.


Fonte foto: figc.it

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Sportività

 Tre cose sulla partita di ieri sera.

1) Ieri sera, nella giornata dell'amore, si è scatenato l'odio. Quello che mi ha dato più fastidio è stata la mancanza di sportività. E quindi anche di rispetto. 
Vedere l'esultanza dell'atleta e dei suoi tifosi per un gesto antisportivo è triste. Oltre che squallido. Soprattutto se arriva da chi per anni ha pianto torti subiti e ha dovuto eliminare la concorrenza per riuscire a vincere qualcosa che prima non era stato capace.
Se lo sport italiano è regolato dalla legge del taglione allora si deve cambiargli nome. La mancanza del denso di sportività toglie tutto il significato. Chi esulta per un gesto simile non è migliore dell'altro. È triste e indegno. È antisportivo. 

2) Ieri sera ho visto due squadre di basso livello. Qualitativamente. Lente. Non reattive. In superiorità numerica l'Interr poteva e doveva vincere prima del 90°. 
Non ho mai ritenuto Bastoni un bravo giocatore, come non li ritenevo Chiellini e Bonucci per altro. Nell'Inter gioca bene perché ha una buona squadra attorno e infatti si vede la differenza in Nazionale dove è insicuro. Ieri è stato antisportivo e non ha rispettato la maglia che indossa né quella della Nazionale. Non credo purtroppo che per questo non verrà convocato, ma se dovesse succedere non sarà una perdita.

3) Il calcio non è più uno sport di contatto. I giocatori si buttano a terra al minimo contatto. Cadono in avanti quando vengono tirati per la maglia invece di cadere all'indietro. Si toccano il viso quando vengono sfiorati sul braccio. Urlano di dolore al minimo tocco. Gli arbitri ci cascano. Il VAR sarebbe perfetto se al suo controllo ci fosse qualcuno di competente e, forse, onesto. Perché a vedere certe decisioni un po' di perplessità mi resta.
In sintesi, il calcio non è più uno sport ma è uno spettacolo, di bassa qualità, che non merita tanta attenzione.

Un'ultima cosa: scriverei queste anche per altre partite, anche di una dove non sarebbe coinvolta una squadra che non tifo. Perché non mi definisco un tifoso, uno di quelli che pensano con il cervello scollegato e si esaltano e si incazzano per la minima cazzata.
Mi piace vedere lo sport e prima di tutto lo sport è un gioco e lo sport richiede rispetto dell'avversario, in campo e sulle tribune. Tutto il resto è un mesto spettacolo.







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Ci hanno ingannato. Un'altra stagione di promesse mancate

Lo so, le reazioni a caldo non sono le migliori ma voglio buttarle giù subito perché altrimenti con una notte di mezzo rischierebbero di perdere il senso e poi le scrivo cercando un barlume di lucidità. Ma di solito le mie riflessioni a caldo sono incredibilmente lucide, quella lucidità per capire la rabbia provocata dall'ennesima delusione. Per sette anni di delusioni. Perché anche quest'anno il L. R. Vicenza è riuscito a deludere i suoi tifosi. O almeno chi credeva che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E invece, dopo il buon esordio nei play off di serie C contro il Crotone che aveva fatto ben sperare, di colpo nelle due semifinali contro la Ternana c'è stata una involuzione incredibile. Due partite importanti giocate con sufficienza leggerezza senza nervo voglia grinta voglia di vincere. Con tutte quelle cose che non si devono avere e senza tutte quelle cose che si devono avere. 


Domenica ero allo stadio per la partita di andata, perché ero uno di quei tifosi fessi che credeva fosse l'anno giusto. Ma più passava il tempo e più vedevo cosa combinavo i giocatori in campo e più mi rendevo conto che i miei vaneggianti timori iniziali (cioè da quando è iniziata questa nuova gestionesette anni fa) si stavano materializzando.


A inizio stagione ho messo da parte i miei vaneggianti timori e mi sono buttato nella mischia di quelli che credevano che questa potesse essere la stagione giusta per tornare finalmente in B. E cominciare con qualche anno di ritardo a risalire la china per tornare in quella Serie A che l'allora neo proprietario e salvatore voleva raggiungere in cinque anni. Ma ne sono passati sette e siamo ancora dove eravamo. 


Cos'è che non va? 


Facciamo una analisi di come sono andati questi anni, da quando la S. S. Vicenza Calcio è fallita nel 2018 e viene rilevata all'asta di liquidazione dalla Virtus Bassano, che trasferisce la sede sociale a Vicenza e cambia denominazione in L.R. Vicenza Virtus S.p.A. e nel 2021 viene modificata nella attuale L. R. Vicenza. Così tutti i tifosi sono ancora più convinti di tifare Vicenza. 
Nel 2020 c'è stata la promozione in B grazie al Covid che ha fermato il campionato quando la squadra era in testa con 6 punti di vantaggio dopo 27 partite (5 potenziali perché il Carpi, terzo, aveva una partita in meno). Era fine febbraio e c'erano ancora 11 gare da giocare, poteva succedere ancora di tutto.
A Bassano era capitato spesso che un girone di andata fosse stato mandato a ramengo con uno di ritorno sciagurato nonostante una superiorità schiacciante.
Nel 2022 dopo due stagioni in B e dopo un inizio di stagione caratterizzato da qualche screzio in ritiro tra allenatore e dirigenza (cosa è successo ad Asiago tra mr. Di Carlo e i dirigenti lo sanno solo loro e qualche solito ben informato), zero punti in cinque partite e ben tre allenatori (dopo Mimmo sono passati Cristian Brocchi e Francesco Baldini) è stata retrocessa in C perdendo senza gloria lo spareggio salvezza contro il Cosenza.
Il Lane è in Serie C dal 2022. Questo è stato il terzo anno consecutivo di Serie C. La pessima sconfitta di questa sera lo condanna al quarto. Sono anni di tantissimi bassi e qualche alto, come la Coppa Italia di Serie C che però non riescono a fare nemmeno quel guàivo del detto popolare.


Intanto ormai sono passati sette anni da quel luglio 2018 e dal pronunciamento di raggiungere la Serie A in cinque anni. E siamo ancora al punto di partenza.


Guardando le due partite della semifinale contro la Ternana mi sembrava di rivederne alcune già viste: solo per fare degli esempi, posso citare il ritorno di Cosenza costato la retrocessione in C, le due partite della finale play off dell'anno scorso contro la Carrarese e le tante trasferte di quest'anno dove sono stati lasciati sul campo troppi punti. Come la trasferta fatale a Verona.
Partite strane giocate con svogliatezza, quasi superiorità e superbia pagate a caro prezzo in classifica. 
Il Lane è una Nobile Provinciale ma forse più provinciale che nobile, rispetto a quella definita così negli anni '50 del secolo scorso. 
Quel termine sottolineava il prestigio e la dignità della squadra, nonostante la sua origine provinciale. Questa società e i giocatori la dignità l'hanno gettata nel Bacchiglione. Forse è meglio definirla Nobile Decaduta. 


Come detto prima, rivedo le stesse dinamiche del Bassano Virtus: tanti anni in C2 con strepitose galoppate terminate in anticipo per poi perdere i play off in finale o semifinale. Solo grazie al fallimento di diverse società, alla fine della stagione 2009-2010, chiuso al 7° posto, viene ripescato in C1 dove però resiste solo due stagioni (come il Vicenza in Serie B).
Nel 2013-2014 riesce a stravincere il campionato di C2 con 12 punti di vantaggio, ma è inutile perché è l'anno che non prevede alcuna promozione per la riforma che sopprime C1 e C2 e istituisce un unico campionato, la Lega Pro. Anche qui riesce sempre ad arrivare ai play off perdendoli la prima volta in finale contro il Como e poi ai quarti di finale al massimo. Insomma, una eterna promessa come quella del nuovo stadio di Bassano, rimasto sempre un progetto.
Come quello del nuovo stadio Menti, altra analogia nella gestione del club dopo quelle sportive.


Dove voglio arrivare con questo confronto? Due società che hanno avuto la stessa proprietà che ha fatto le stesse promesse e ha dato gli stessi risultati, che lascio a voi giudicare.
Ma alla fine, gliene frega davvero qualcosa del calcio, dei tifosi, della Serie A in cinque anni? 
Mi viene in mente Jari Vandeputte, un centrocampista di classe che non ha voluto rimanere a Vicenza preferendo un club che ambiva alla promozione in Serie B, alla fine ottenendola. Mi fa pensare che club e giocatore non avessero le stesse ambizioni.


L'attuale proprietà non ha salvato il Vicenza dalla scomparsa del calcio professionistico, ma ha salvato il calcio professionistico a Vicenza. La differenza può sembrare sottile ma è enorme! Per mantenere un club professionistico nel capoluogo lo ha fatto sparire a Bassano con molte polemiche. Posso immaginare come i bassanesi si siano sentiti ingannati.


Per spostare un club da una città a un'altra è stato sufficiente un milione di euro all'asta.
La Serie C costa, l'anno scorso il Vicenza ha chiuso con una perdita di oltre 9 milioni di euro. Però la sua proprietà è una delle più facoltose del calcio italiano. Non della Serie C ma di tutto il calcio italiano.
Cosa sono 9 milioni di perdite con un patrimonio di 3,7 miliardi di dollari e con tutte le società del gruppo che vanno bene? E come fa a non raggiungere obiettivi sportivi che invece raggiunge chi ha un patrimonio inferiore?


Ho sempre avuto il sospetto che del calcio, dei tifosi, della maglietta, della Serie A in cinque anni, non gliene sia mai fregato niente. Come i fondi di investimento, il calcio è un mezzo per qualcos'altro, che sa solo chi lo sfrutta.
Altrimenti non mi spiego questi risultati sportivi, queste prestazioni in campo indecorose, indegne, irrispettose per quei tifosi che si sono presi 1 o 2 giorni di ferie per andare a vedere la partita in trasferta. 


Gli 83 punti di quest'anno non bastano a salvare la stagione. L'obiettivo dichiarato era la promozione che è stato fallito. Dopo questo ennesimo fallimento aspetto quei tifosi all'apertura della campagna abbonamenti: posso capire la fede calcistica, posso capire che finché ci sono i colori e la maglia che corre in campo, ma credo sia arrivato il momento di darci un taglio, di smetterla di farsi prendere in giro e nella prossima stagione di spendere i 90 minuti altrove invece che al caro vecchio stadio Menti.


Se Mr. Vecchi non vuol sentire parlare di mancanza di voglia (complimenti Giancarlo per la domanda, ci stava tutta!) non so come siano scesi in campo i giocatori. Se hanno davvero messo in campo tutto quello che avevano, allora avevano davvero molto molto poco.
Sono partite come queste che mi lasciano perplesso (eufemismo all'ennesima potenza). Non puoi uscire dal campo con la maglia che non puzza di fatica. E non azzardarti a lanciarla ai tifosi, ma toglitela perché non la meriti.


Forse il Vicenza è più provinciale che nobile adesso. Negli ultimi 30 anni il Vicenza ha fatto 5 anni di Serie A (quattro consecutivi dal 1995 al 1999 e poi un altro nel 2000-2001) e poi 18 di Serie B (sarebbero stati 16 senza i due ripescaggi dalla retrocessione in C alla B) e 7 di Serie C. Lo aspetta l'ottavo.
Chi non ha neanche 30 anni non ha mai visto il Vicenza in Serie A. Io dopo anni bui in Serie C a fine anni '80 ho avuto la fortuna di vivere degli anni gloriosi, le promozioni dalla C alla B, Ulivieri Pizzi Cantarutti Gasparini Briaschi Praticò Lopez D'Ignazio che fa gol all'Empoli quasi da centrocampo, la promozione in A la Coppa Italia il sogno della Coppa delle Coppe Guidolin Otero Mendez Björklund Jimmimaini Belotti che prende a ginocchiate sulla schiena Andersson la fuga di Iannuzzi Gasparin che piange in tv dopo a Varsavia Ambrosetti che segna al Napoli un attacco Comandini-Luiso-Bucchi che non vedrò mai più a Vicenza.
Chi ha 25 anni ha visto la mediocrità di un calcio mediocre, Ebagua perdio mentre Giacomelli scalava la classifica delle presenze scavalcando una leggenda come Giulio Savoini, perdiosantissimo!


Non so se riuscirò ancora a seguire il Lane l'anno prossimo. Come tutti i tifosi mi ero fatto illudere, ingannare. Tante promesse elettorali cadute in corsa. Se davvero scendi in campo per raggiungere l'obiettivo quella maglia a fine partita deve trasmettere tutta la fatica che hai fatto per raggiungere l'obiettivo. E se non ce l'hai fatta pazienza, almeno ce l'hai messa tutta. Domenica sera e stasera non hanno messo niente.



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Pregiudizi e bisogni

Una maglietta che trasuda tanti significati. Quando ho smesso di giocare a calcio mi ero detto che non sarei più tornato in palestra. 2 anni di palestra pre e post operazione al ginocchio mi erano più che bastati. Inoltre, non mi piace lo sport al chiuso né dover seguire le istruzioni di qualcuno. 

Corro e vado in bici, avevo detto. Ma tra una articolazione dolente, il meteo, gli amici da mettere d'accordo, la famiglia, un gomito che fa contatto col ginocchio e varie ed eventuali non ho mai fatto davvero quello che volevo e come volevo. E tutto è rimasto nelle intenzioni. Belle ma mai concretizzate davvero. 

Cosi quando arrivi a un certo punto, meno male ancora lontano dal limite perché il DNA è una catena che ti lega ineluttabilmente, e ti accorgi che da solo non ce la fai, scatta qualcosa. Perché avrò dato anche spazio alla mia pigrizia, ma resto sempre una persona che ha bisogno di fare attività, che quando sta ferma per troppo tempo diventa irrequieto. E così, lottando contro i miei pregiudizi, una sera ho provato qualcosa di nuovo che non avrei mai detto di poter affrontare. 

Forse non è il mio forte. Per il momento. Ma sufficiente per scoprire che ne avevo bisogno, che la fatica è quello che volevo. E allora va bene anche seguire le indicazioni di un'altra persona e dopo tutto non è tanto diverso da quando facevo gli allenamenti di calcio.



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Più spazio e vita per lo sport

Sono appena terminate le Olimpiadi di Tokyo, le migliori della nostra storia: gli atleti italiani hanno conquistato 40 medaglie in tutto: 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi in 19 specialità. Qualcuno obbietterà che è stata anche l'Olimpiade con la delegazione maggiore di tutti i tempi, non si erano mai visti così tanti atleti e, per la legge dei grandi numeri, è anche facile conquistare più medaglie. 
Col piffero! Intanto sono riuscite a qualificarsi diverse squadre olimpiche: basket maschile (dopo 17 anni sono tornati!), pallavolo (maschile e femminile), pallanuoto maschile, ginnastica artistica, nuoto sincronizzato, ciclismo su pista. Le Olimpiadi non sono un torneo estivo al quale partecipi perché paghi l'iscrizione, ci vai grazie ad anni di impegno, sacrifici e dannazione. Non so quante altre nazioni avessero lo stesso numero di squadre.

L'Italia è la 10ma nazione ma, per numero di medaglie, è settima, davanti a Olanda, Francia e Germania e, se Regno Unito e ROC (Comitato Olimpico Russo, l'escamotage creato per far partecipare gli atleti russi ai Giochi di Tokyo, visto che la Russia è stata squalificata per doping) si considerano europee (non solo quando fa comodo loro), sarebbe la terza nazione europea. 
Non era ancora finita la prima settimana che c'era già chi parlava di fallimento, dopo i tanti bronzi ci si lamentava di atleti non all'altezza tecnicamente e psicologicamente, tra giornalisti e anche tra ex atleti ora commentatori in televisione. 

Non voglio fare un'analisi di cosa è andato bene e cosa storto perché, ve lo dico se in caso avete un'opinione diversa: vincere è difficile! Per noi che siamo seduti sul divano non sembra. Ripetersi è ancora più difficile. Se poi cambiano le modalità di gara rispetto alle Olimpiadi precedenti i paragoni si fanno complicati. E poi perché cosa è andato bene lo sa anche la gatta (che sul divano dorme) e non sono nella posizione di commentare  cosa è andato storto. Poi si sa che effetto fanno le aspettative e sì, una certa pressione non è così facile da sostenere.
Quello che ho visto però è che le Olimpiadi di Tokyo hanno premiato di più gli sport individuali e dove non pensavamo di conquistare medaglie.

Allora, cosa voglio fare? Dall'alto dei miei 11 follower, 14 dei quali in vacanza e che non leggeranno queste righe, vorrei chiedere più considerazione da chi amministra lo sport. Dopo questo risultato fantastico e inatteso da chi ha guardato le Olimpiadi sul divano, vorrei che qualcuno guardasse bene questi atleti, tutti quanti, quelli che hanno rappresentato i colori dell'Italia, della loro federazione. Perché lo sport merita attenzione concreta. Non 'più' attenzione, ma attenzione.

Non avremo mai una impostazione di tipo americano, sarebbe necessaria una rivoluzione del sistema scolastico e sportivo. Infatti negli USA la considerazione dello sport è tale da ricoprire un ruolo importante nel percorso educativo: per chi vuole fare sport ci sono le squadre delle scuole e delle università, che si scelgono gli studenti, garantendo anche borse di studio ai/alle più bravi/e, per meriti sportivi e che fanno da passaggio verso il professionismo. 
Insomma, puoi avere una educazione e un futuro grazie all'impegno nello sport.

Nelle scuole italiane invece se fai sport sei penalizzato. Ricordo ancora bene le parole del mio professore di chimica e biologia in seconda superiore: "Hai capito le mie intenzioni nei tuoi confronti. O studi o fai sport!". Ho perso un anno di scuola (ma non di vita!) perché dedicavo più tempo allo sport, perché insieme ad altri splendidi ragazzi abbiamo vissuto una stagione sportiva esaltante, che richiedeva molto impegno. Che i miei professori consideravano un ostacolo. O nemmeno lo sapevano, perché per loro non esisteva niente altro dopo la scuola, davano per scontato vivessimo solo per quello.
Certo qualche materia non mi entrava in testa (sottolineo che facevo ragioneria, quindi chimica e biologia non erano così fondamentali) ma al confronto con qualche altro compagno di classe che invece non faceva una mazza dopo la scuola, avevo meno tempo per prepararmi. Ma chi se ne frega? Erano solo problemi miei. Lo sport, era un problema mio. 
Ecco come viene considerato lo sport, fin dai settori giovanili, da chi non fa sport.
Invece lo sport è un'altra scuola, ti insegna tante cose: lo spirito di sacrificio e quello di squadra, il senso di appartenenza, la condivisione di un obiettivo comune, il rispetto delle altre persone e dei ruoli ma anche a credere in te stesso e a essere tenace.

In Italia non capisco perché un/'atleta non possa fare sport professionistico con la sua società sportiva ma deve far parte dei corpi delle Forze dell'Ordine, mettendo la rispettiva divisa solo quando è in gara, o se viene ospitato in un programma alla televisione.

Ma la considerazione la vedi nel dare la possibilità di allenarsi come si merita a chi si pone delle ambizioni (i mondiali, le Olimpiadi), a chi vuole fare dello sport una cosa seria, una professione. Altrimenti, altre 40 medaglie saranno molto difficili da vedere.

Vorrei si pensasse di più alla realizzazione di impianti sportivi: non avendo squadre scolastiche ma tantissime società sportive con grandi settori giovanili, ci sono enormi problemi di disponibilità di impianti sportivi. Ci si affida alle palestre delle scuole, si litiga per organizzare gli orari. Ci fossero meno capannoni industriali abbandonati e più impianti sportivi, allora 40 medaglie Olimpiche non sarebbero un evento eccezionale.

In Inghilterra lo sport è concentrato prevalentemente nel sud dell'Isola, per motivi climatici ed economici (quelli sembrano imprescindibili eh!?), ma i risultati sono sempre stati ottimi. Molte opere vengono finanziate da progetti ben strutturati, il project financing non arricchisce solo l'impresa costruttrice ma realizza opere per il reale interesse pubblico. 

Ma è altrettanto necessario che lo sport si reinventi Non è possibile che società sportive dilettantistiche scompaiano per motivi economici! E' pazzesco. Chi fa sport dilettantistico non può chiedere soldi, che per altro sappiamo da dove arrivano e mi chiedo come chi debba controllare non se ne accorga. O voglia accorgere.

Per come gli atleti siano cresciuti in questa situazione, dove ci sono bravi dirigenti lasciati a se stessi e altri che illudono solo per interessi personali, quelle 40 medaglie hanno un valore grandissimo. Per noi sono state un'emozione enorme, per chi le ha portate a casa, ha il sapore di una vita pensata solo a quello, tra mille problemi. 

Lo sport merita impegno. Non solo sportivo. 

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Saper vincere

Massimo Stano è appena diventato campione Olimpico nella 20 km di marcia. 
Una gara difficile già di suo corsa in condizioni difficili. 
Taglia il traguardo, urla di gioia e poi basta. 
Si gira, si leva gli occhiali e si prende alcuni secondi per aspettare il 2° e il 3°, entrambi giapponesi e si inchina davanti a loro, per rendere onore a entrambi. 
Perché alla fine siamo ospiti e li abbiamo battuti in casa loro, ma un avversario va sempre rispettato. 

Prima di arrivare solo un cenno per dedicare la vittoria al/la figlio/a in arrivo. E poi, appena arriva, dopo 20 km di tacco-punta e ancheggiamenti a ritmi che qualcuno non tiene nemmeno per 1/10 dei km, non pensa subito a festeggiare, a prendere la bandiera, non abbraccia l'allenatore ma pensa agli avversari. 
Si prende quei secondi in più per dedicarli agli avversari con i quali ha condiviso la fatica.
Fantastico. Nessuno fin a ora lo aveva mai fatto o, almeno, non l'ho mai visto fare a qualcuno prima di lui. 

Bravo Massimo, per il senso di sportività e di rispetto per gli avversari e i padroni di casa. Un gesto che onora anche la maglia che indossa e la Nazione che rappresenta. 
Il valore dell'atleta lo dimostra l'oro della medaglia che porterà a casa e che arricchisce il medagliere e l'orgoglio italiano. Ma il valore dell'uomo è tutto in quei due inchini.

Vincere è dannatamente difficile. Saper vincere lo è ancora di più. Lo sport è tante cose, lo abbiamo già visto, me è anche rispetto ed emozioni.
Adesso può desfarsi quanto vuole con i festeggiamenti perché una vittoria così lo merita!

E non dite che è solo sport.

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Non è solo uno sport!

Eravamo lungo la strada del ritorno da un weekend in moutainbike sulle Pale di San Martino, appena rifocillati e asciugati dopo una mattinata a prendere acqua e freddo ma a divertirci come non capitava da tempo.
Il provider web mi ha regalato 3 mesi di una web tv che trasmette le Olimpiadi e così posso vedermele su internet, dal momento che a casa non ho la tv. Peccato che la RAI non abbia acquistato i diritti per la trasmissione in streaming, l'atletica senza il commento di Franco Bragagna non è la stessa cosa, ma ce la facciamo andare bene.
Infe mi tiene il telefono perché senza alcun supporto la sua incolumità in curva (del telefono, non di Infe) sarebbe in serio pericolo.


Stiamo guardano la finale del salto in alto, dove c'è Gianmarco Tamberi: è a medaglia, perché lui e il qatariota Mutaz Essa Barshim hanno saltato 2,37 metri senza errori. A un certo punto sembra che se la stiano giocando a pari e dispari. E invece no: perché giocarsi l'oro quando ce l'hanno già al collo e chi se ne frega se il fabbro dovrà forgiarne un'altra in più? E' Barshim ad avvertire Tamberi: "Wait! Wait! Wait!" gli dice, capisce che ci può essere qualcosa di bello per entrambi. Quando chiede al giudice se possono avere due ori, un po' come quando in trattoria due persone dello stesso tavolo vogliono entrambe gli spaghetti con il sugo di astice, il giudice è un po' in imbarazzo (forse pensa al fabbro...) mentre a Tamberi si accende la lampadina in testa, che esplode quando l'amico-rivale Barshim lo abbraccia e gli dice "History, man!".


E' fatta, 5 anni di fatica, di sforzi, di lotta contro il fisico, se stessi, il destino o meglio, di una scelta che poteva risparmiarsi che lo ha privato di una medaglia alle Olimpiadi di Rio, contro un virus che ha prolungato di un anno, interminabile e stressante, l'attesa verso questo momento. 
Tamberi si lascia andare al piano di gioia e penso che nella sua mente sia scorso il film di questi 5 anni, testimoniati dal gesso che si è portato in pedana, come se avesse avuto bisogno di ricordarsi chi è, cos'è successo e cosa ha vissuto. Forse una pantomima, ma provate voi a vivere i suoi cinque anni e ditemi se non avreste reagito a modo suo. Io forse sarei ancora per terra a piangere incredulo, ebbro di gioia. 


Passano 10' e raggiungiamo la macchina di Giuda e Olo, facciamo i fari: no, non ci è caduta - ancora - la bici dal porta bici (altra storia, per fortuna breve e a lieto fine). C'è la finale dei 100 metri, LA gara delle Olimpiadi, c'è Marcell Jacobs, salite in macchina da me che ce la guardiamo tutti perché questi eventi sono unici e bisogna viverli insieme.
Nemmeno Mazinga Zeta ha avuto una presentazione così al suo debutto! Partenza falsa dell'inglese, chissà se in patria chiederanno di ripetere la gara o diranno che è colpa di Jacobs, che è così freddo e concentrato che nemmeno si è mosso dai blocchi.
Si riparte. E parte bene Jacobs. E' davanti Jacobs. "Marcello!", lo chiama Franco Bragagna dal microfono RAI, come ho sentito più tardi cercando il suo commento registrato. "Marcello! Marcello!"
Ha vinto!!! Ha vinto!!! Ha vinto!!! L'uomo più veloce del mondo a queste Olimpiadi è italiano!!! Me lo avessero detto la mattina prima, non ci avrei creduto. Nelle gare di qualificazione si è sempre migliorato, ha cercato di andare oltre i propri limiti ogni volta. Ma la vittoria è una bellissima impresa. Una bellissima sorpresa.
Anche lui ha perso le Olimpiadi di Rio per un infortunio, dopo tanto lavoro per esserci. Soprattutto dopo essersi dedicato alla velocità dopo buoni risultati nel lungo. 
Piano piano, con costanza e fiducia in se stesso, si è impegnato in una nuova specialità, si è sempre migliorato anno dopo anno. Negli ultimi due anni è esploso: nel 2018 passa da 10"82 a 10"08, nel 2019 scende a 10"03. L'anno scorso torna a 10"10. Nel frattempo migliora costantemente nei 60 metri indoor e a marzo di quest'anno con 6"47 diventa campione europeo e registra il nuovo record europeo.
Ieri ha vinto l'oro olimpico, ha fatto tre primati nazionali e due europei, migliorando ogni sprint. Ha Abbassato il suo crono di 30 centesimi in un anno: il record del mondo dei 100 è di 9'58", quando Bolt lo ha demolito ai mondiali di Berlino nel 2009. Facendo un confronto con l'ultima gara di Bolt ai 100 proprio alle Olimpiadi di Rio, il campione giamaicano ha corso in 9"81. Jacobs ieri in 9"80. Certo, al tempo un crono così non era nelle sue gambe, correva in 10"23. Però se ci pensate, rincorrendo una motivazione come Usain Bolt, chissà cosa sarebbe potuto capitare. Oggi Marcell Jacobs succede a Bolt. E ancora faccio fatica a crederci. 
L'anno prossimo a luglio ci sono i mondiali di atletica, tenesse queste prestazioni... 


Nell'arco di poco più di 10', due atleti italiani vincono l'oro nelle loro specialità. Tamberi e Jacobs hanno saltato e corso oltre i propri limiti.
Quando ero bambino e vedevo americani, inglesi, giamaicani, canadesi insomma tutti gli altri vincere, mentre Panetta, Antibo e Mei si sforzavano di portare qualche successo a casa, mi chiedevo quando sarebbe successo a un italiano. 
E ieri, in una decina di minuti, un'emozione fortissima da Tamberi e Jacobs.


Questa mattina è tornata sul tappetone Vanessa Ferrari: ha più cicatrici lei sui piedi che graffi sulla carrozzeria un'auto di endurance. E' stata la prima italiana a diventare campionessa del mondo, poco prima aveva conquistato il titolo mondiale a squadre e l'anno successivo campionessa europea al corpo libero. Poi la lotta con gli infortuni, un tendine che non da pace. L'operazione nel 2009, il lungo recupero verso le Olimpiadi di Londra. 
Olimpiadi agognate e dannate perché a Londra e Rio viene beffata: due quarti posti per un dettaglio, quello che ti fa lavorare e impazzire in allenamento e per il quale un giudice può penalizzarti privandoti di una medaglia. 
Nel 2016 si rompe ancora il tendine durante la finale del corpo libero a Montreal. Posso solo immagine il dolore, fisico e morale. Ma Vanessa si riopera, si impegna ancora, ma la vita non le da tregua e nel 2019 altro intervento chirurgico a entrambe le caviglie. L'anno precedente alle Olimpiadi di Tokyo. Questa volta, il virus la aiuta, spostando i Giochi di un anno. 
E quest'anno Ferrari ritorna sul tappeto. Sfiora la medaglia a squadra. Questa mattina si porta a casa l'argento con una prestazione fantastica, sicura, determinata. Bellissima! A 30 anni. Nonostante tutto o, forse, anche grazie a tutto. 


Sono proprio queste cose che ti danno la carica, perché quando qualcuno o qualcosa ti dice che "non puoi", allora è bello rispondere "io voglio". 
Perché non devono essere gli altri, la vita, la sfiga, il destino o chissà quale altra scusa a decidere quando smettere. Che sia un legamento crociato, un tendine o un muscolo che si spacca, lo decidiamo solo noi. Padroni di noi stessi.
E' più facile capire queste sensazioni se hai fatto sport, al massimo lo segui bene, e sai cosa significa passare attraverso operazioni, gessi, immobilità, riabilitazione, vedere gli altri gareggiare mentre tu stai fermo. 
Provate a immaginare l'atleta che vive in preparazione al mondiale o all'Olimpiade. Duro lavoro per 4 anni. E poco prima, crack, si spezza un tendine. E quei 4 anni precedenti di lavoro duro sono stati inutili, perché l'obiettivo diventa all'improvviso irraggiungibile. E nel migliore dei casi, ti rimetti a lavorare per i prossimi 4 anni. Più forte di prima. Perché se lo sconforto non divora l'atleta, è la voglia di rivalsa che lo spinge, di tornare a saltare, correre volteggiare, in pista nel tappeto. Una motivazione grande così. 

A distanza di ore continuo a guardare i video ti Tamberi, Jacobs e Ferrari e non smetto di emozionarmi.
Non è solo sport. C'è un mondo di fatica, sacrifici, fame, sudore e dannazione per arrivare alla redenzione.

Bravi ragazzi e grazie per le emozioni.


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Campioni d'Europa!

Italia – Inghilterra 

Riassunto della finale dei Campionati Europei 2020/1



1) Abbiam preso gol da un nostro calcio d'angolo! 3 passaggi e sono arrivati dalla loro ¾ campo alla nostra porta. 

2) L'azione l'ha iniziata Shaw e l'ha conclusa Shaw. Noi però glielo abbiamo fatto fare. 

3) Southgate l'ha preparata bene. Sterling e Kane centrali tengono tutta la difesa occupata. Kane scende a prendersi la palla tirandosi dietro un difensore poi palla larga per Shaw o Trippier... 

4) ...noi sulle fasce siamo scoperti perché a centrocampo giochiamo a 3. Non ci vuole un genio. 

5) In quanti ci siamo cagati addosso quando Jorginho è uscito? 

6) lo schema è sperare che Chiesa trovi il jolly. Ma mica solo stasera.

7) Caressa e lo zio Bergomi dai pub inglesi a quelli di Amsterdam, sperano di non risentire del fumo passivo della ganja. Ma ormai è troppo tardi mi sa.

8) 90°: l'Inghilterra ha fatto gol con un contropiede all'italiana. L'Italia ha fatto gol con una mischia all'inglese. Ah, la globalizzazione! 

9) Non ho mai creduto che giocare con 1 punta e 2 trequartisti a supporto sia la soluzione migliore. 

10) Soprattutto se poi l'unica punta deve giocare più per la squadra, tenere palla e farla salire. Ciro Immobile nella Lazio segna perché Inzaghi lo faceva andare in porta con verticalizzazioni. 

11) ci abbiamo messo 95' per fare un'azione conclusa con un cross! 

12) Non abbiamo un centravanti degno di questo nome da Bobo Vieri....... 

13) No ancora i supplementari... Qui in Veneto domani dobbiamo andare a lavorare c'è da produrre fatturare trainare l'Italia... 

14) La profondità. Questa sconosciuta! Le partite si vincono andando in verticale e tirando, spostare la palla in orizzontale vai al massimo da una fascia all'altra. 

15) Kane, Sterling, Rashford, Grealish, Saka da una parte. Immobile, Andrea Belotti, Lorenzo Insigne, Federico Chiesa, Domenico Berardi Federico Bernardeschi dall'altra. E alla fine segnano due difensori! 

16) Belotti è gobbo e gioca nel Toro. Non so come faccia, anche da queste cose si vede un campione! 

17) I rigori sono una tortura che non mi meritavo! 

18) 1 e fin'ora l'unica Champions League (96), 1 e fin'ora l'unico Mondiale (2006), 1 e fin'ora l'unico Europeo. Tutti ai rigori. I rigori mi tolgono il senso della vittoria. E' più il dispiacere di vincere ai rigori che la gioia, preferisco vincere al massimo entro i 120'. 

19) per il Pallone d'Oro è possibile fare come per il Premio Nobel che lo danno a un team per una scoperta scientifica? 

20) amici andati. Devo portare dentro tavola, sedie e bottiglie di birra (italiana). Meglio così, non so a che ora smaltirò l'adrenalina prima di andare a dormire 

21) ahò, se vinciamo la Coppa, vengo lì! GIF di Carletto Mazzone, quale lo sapete Brescia Atalanta 3 - 3 Roberto Baggio Carletto Mazzone  

22) Vincere un Europeo con la coppia difensiva da brividi Leonardo Bonucci – Giorgio Chiellini. Non ci avrei scommesso 1 centesimo. E sono stati anche i migliori in campo, invalicabili! 

23) "I'm coming home I'm coming back down tonight"  

24) Spiace per gli inglesi, perché Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! Non vincete mai! 

25) Gli inglesi ne devono mangiare ancora di pastasciutta! Ma come la facciamo noi! 

26) Degli ultimi 20 anni questa è la Nazionale inglese peggiore. Pensavo che le altre potessero vincere qualcosa e invece non hanno vinto un bel niente. Perdere in finale contro questa Nazionale mi avrebbe molto rotto i coglioni! 

27) Grealish chi? Il nuovo Gascoigne? Gazza per la disperazione è tornato a desfarsi di gin. Allora gli volete male!!! 

28) Chiellini che a un certo punto, non avendo attaccanti inglesi nella sua zona, è andato a fare l'ala sinistra aggiunta! 

29) Gianluca Vialli, Roberto Mancini e Attilio Lombardo si prendono la rivincita a Wembley!!! 

30) Mancini in lacrime con Vialli in mezzo al campo, poi la metamorfosi in conferenza stampa, con frasi di circostanza. L'uomo vero è rimasto in campo. Davanti ai microfoni si dice quello che gli altri vogliono sentire.

31) In quanti stavamo già esultando quando Jorginho è andato sul dischetto?

32) Bernardeschi subito dopo Rashford gli ha fatto vedere come si calcia un rigore guardando il portiere che si getta da una parte.

33) Non ho mai visto portieri che in un rigore si lanciano all'incrocio dei pali.

34) Dopo l'Uomo da 1 milione di dollari, il portiere da 12 milioni di dollari e meno male è italiano!!!

35)"Chieeelliniii!" is the new "CCCannnnavaro!"

36) Quanti cuochi lavapiatti pizzaioli friggipatatine di fast food licenziati domani?

37) Mannaggia al ritardo di trasmissione tra radio e tv digitale! La radio cronaca con la voce di Francesco Repice sarebbe stata una goduria.

38) Finalmente questo Europeo è finito e da domani si torna a dare della merda a quei gobbi maledetti di Bonucci, Chiellini, Chiesa e Bernardeschi vero?!

39) Ceferin che consegna la Coppa a Chiellini, italiano e juventino. Chissà come gli rodeva!

40) Chiellini gli avrà detto “Saluti da Andrea!”?

41) Calmate quell'esagitato di Sergio Mattarella

42) Ho sentito l'urlo dei vicini di casa prima ancora che Saka tirasse il rigore.

43) Quale dei miei amici è andato a casa senza finire la birra? Gliela farei bere a colazione!

44) Sono le 3:35, 3:44, 4:11 posso tirare avanti guardando Suns - Bucks, gara3 di finale NBA!

45) Arrivedooorci!


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Tempo, non sempre è lo stesso

Un lancio dalla riga di centrocampo. Un calciatore come Pirlo, anche se allora era uno sbarbatello, non poteva essere più preciso.
Il pallone addomesticato da Roberto Baggio con naturale dolcezza dopo 30 metri di volo alle sue spalle. Due mosse con un movimento: stop e dribbling sul portiere per aprirsi la porta davanti a sè, appoggiando il pallone di sinistro.
Era più facile tifare Brescia in quegli anni e ammetto che l'ho tifato anche io. Carletto Mazzone in panchina, una volta sotto la curva dell'Atalanta, Pirlo inventato regista davanti la difesa, Roberto Baggio a fare magie e a far scattare Mazzone sotto la curva dell'Atalanta.


Ricordo bene quel gol, come potrebbe essere altrimenti: la Juve si giocò una bella parte di Scudetto per colpa di quella magia di Baggio.
Buffon era ancora il portiere del Parma, Vieri il bomber dell'Inter e Shevchenko del Milan, Sacchi esaurito a Parma e ultimo anno del Vicenza in Serie A, retrocesso per un niente nonostante i primi gol di Luca Toni e con un'ultima giornata sistemata a tavolino per far retrocedere qualcuno e salverne un altro. Almeno così mi dissero i ben informati dell'azienda dove stavo facendo lo stage.

 

Ma non è questo il succo del discorso. Quell'indimenticabile gol di Baggio è di 20 anni fa. Ventiannifamannaggialamadosca!
Vivevo a Bologna dove stavo facendo lo stage per l'azienda figa. Avevo 23 anni. Dormivo discretamente sia quantitativamente (anche perché non avevo una gran vita la sera sotto San Luca) che qualitativamente e altrimenti potevo contare su tempi di recupero di un ragazzo di 23 anni, potendomi pure permettere di bere una birra media prima di giocare a calcetto. C'erano ancora le Torri Gemelle, le avrebbe buttate giù 6 mesi più tardi cambiando per sempre il mondo.

 

Riguardando queste immagini, quel gol mi sembra sia di qualche stagione fa e non di 20 anni fa.
E mi rendo conto di come la prospettiva cambia con il punto di vista.

 

Quando avevo, che ne so, 10 anni, e vedevo i gol di 20 anni prima, vedevo l'Italia campione d'Europa del 1968.
Mi parevano immagini vecchie. Vecchissime, come quelle di Messico 70 della storica Italia-Germania 4-3.
Il bianco e nero contribuisce a questa sensazione, ma facendo un confronto dello stesso salto temporale, non posso fare a meno di notare questa differenza.
Lo stesso vale per la musica: Ragazza triste di Patty Pravo per esempio è del 1968, nel 1992 invece impazzivo per La canzone del sole di Lucio Battisti, una canzona di 21 anni prima e quando le ascoltavo, mia mamma sospirava dicendo che erano "canzoni vecchie".
Le canzoni dei Beatles e degli Stones erano vecchie per me. E insieme alle loro canzoni lo erano anche McCartney, Ringo Star, Mick Jagger e compagnia (Jagger e Richards non saranno mai vecchi).
Se le ascolto ora, con un orecchio diverso da quando avevo 10 anni, mi sembrano attualissime! Quelle dei Pink Floyd ancora avanti anni luce come lo erano allora.


E così sono cresciuto, pensado che tutto quello che non avevo visto né sentito prima (della mia nascita), fosse vecchio.
Adesso, dovrei dire che il gol di Baggio alla Juve è vecchio e lo stesso dovrei dire della musica che ascolto oggi, dagli Smashing Pumpkins ai Marlene Kuntz.
Ma non riesco, non perché non ammetto che il tempo passa e come stanno invecchiando quelle immagini e quelle canzoni sto invecchiando anche io, ma perché ho potuto viverle e questo rende tutto dannatamente diverso.


Secondo la mia logica, credo che Tommaso possa dire che la musica che ascolto io sia vecchia. Ho un dubbio sulle immagini dello sport o della cronaca, perché sono a colori come quelle attuali e questa differenza potrebbe aiutarmi. Forse.


Quindi, se prendo come riferimento me stesso all'età di 10 anni, il gol di Roberto Baggio alla Juve dell'1 aprile 2021 equivale a quello di Domenghini alla Jugoslavia nella prima finale dei campionati Europei del '68, Nuotando nell'aria dei Marlene del 1994 alla Ballata del Miché di Fabrizio di Andrè del 1961 e io Ballo da sola del 1996 a Gli uccelli del 1963.

 

Ricordo ancora il tono di mia mamma: "Uuuuff! Roba vecchia!". Credo lo dicesse pensando al suo, di tempo passato e non della canzone o del film.
Mi stupisco anche io ma non perché quelle immagini stanno dicendo che il tempo scorre anche per me, quello semmai me lo dicono i capelli grigi alle tempie e i tempi di recupero inesorabilmente più lunghi di quando avevo 23 anni, ma perché non mi rendo conto di come ostia sia volato il tempo.

 

Ho notato però una cosa: se quello che abbiamo vissuto ha il suo tempo, 20, 25, o 10 anni pare vecchio come i loro ricordi, le emozioni che ci fanno provare invece sono più vive, ancora forti. Quelle porcaputtana ardono dentro la nostra anima, belle e purtroppo anche brutte che siano.

 

Forse sono loro che ci fanno dire "Orcamadosca, già passati 20 anni?!"!


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Ciao Pibe de Oro

Bisogna spiegare perché un calciatore è stato soprannominato Pibe de oro, cioè Piede d'oro?
 
Lasciamo stare cosa faceva fuori dal campo, quello era un problema che andava risolto e probabilmente qualcuno non lo ha aiutato anzi, lo ha sfruttato e probabilmente quel problema lo ha anche ucciso.
 
Diego Armando Maradona si deve ricordare per quello che ha fatto dentro al campo da calcio. 
 
Quando ero bambino il calcio non mi interessava, mi stava particolarmente sulle scatole perché tutti ne parlavano, tutti volevano costringermi a giocare. Ho iniziato perché mio papà e Marco, il mio compagno di classe delle elementari (sì, articolo determinativo, eravamo gli unici due maschi in mezzo a 7 bambine), continuavano a insistere e io mi ero stancato di sentirli.
 
Poi ho visto Maradona e Platini ma l'asso della Juventus l'ho visto per un breve periodo, perché si sarebbe ritirato poco dopo mentre l'argentino ha continuato a impressionarmi per sensibilità di tocco e capacità tecniche. 
 
Un giocatore che ha vinto da solo il Mondiale '86, palla al piede più veloce di mezza nazionale inglese dribblata come birilli.
Sì è vero, in quel mondiale verrà ricordato anche per la mano di Dio, ma credo che il Padreterno lo abbia perdonato.
 
Non è colpa sua se il Napoli sta tornando solo ora, dopo più di 30 anni, nei palcoscenici calcistici sia in Italia che in Europa, ma dopo di lui non c'è stato nessun altro.
 
La sua sensibilità di toccare il pallone viene dimostrata alla perfezione in una punzione a due, calciata dentro l'area di rigore e messa all'incrocio dei pali. Purtroppo nella porta della Juventus, ma pazienza, è sempre una bella lezione di tecnica.
 
E' stato il migliore di tutti? Non lo so, il calcio è sempre diverso, secondo me non si possono paragonare calciatori che hanno giocato in epoche diverse.
 
Della sua generazione, del calcio anni '80, è stato il migliore. 
 
Se ti piace lo sport, il calcio in questo caso, qualsiasi sia la tua squadra preferita, non puoi non ammirare Diego Armando Maradona.
 
Spero che ora possa riposare davvero in pace. 
 

 

 

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C'era una volta uno stile

Quello di una famiglia che mostrava meno arroganza e spirito di protagonismo. O almeno era capace di nasconderli con eleganza.
Avero lo stesso DNA non significa ereditare anche questo tratto del carattere. Saper trattare (con) le persone non è una dote comune.
Ricordate come è stato liquidato Del Piero, uomo che ha seguito la società in Serie B e ha legato la sua carriera ai suoi colori? Congedato
a margine della presenzatazione dei risultati della SpA ai giornalisti, come una mera voce di costo (quella dell'ingaggio, ormai ammortizzato), senza dargli il permesso di farlo personalmente, dimostrando ineleganza, irriconoscenza e mancanza di rispetto.

 

Anche ereditare l'azienda di famiglia non significa automaticamente saperla gestire per discendenza e in effetti la successione dell'azienda di famiglia è sempre stata problematica.

 

Purtroppo nella mia azienda del cuore succede così e si è visto oggi. Mi spiace molto per Maurizio Sarri che a dispetto di come molti giornalisti lo avessero dipinto un anno fa al suo arrivo a Torino, si è dimostrato molto più signore di chi lo ha assunto.
Fosse stato per me lo avrei preso subito senza aspettare che Guardiola riflettesse a lungo prima di decidere di preferire i soldi arabi, mi restava però l'incertezza che fosse l'allenatore giusto per quella società e squadra, perplessità che oggi è stata rovesciata: non è lui inadatto ma il resto.
Perché devi avere una società e degli uomini che credono in te, in campo e fuori.
A Napoli Sarri ha mostrato un calcio bellissimo, veloce ed efficace, ma aveva a disposizione giocatori affamati, che lo ascoltavano e volevano vincere dando tutto.
Nella Juventus invece negli ultimi anni sono arrivati scarti di altri club, esauriti con scarso entusiamo (eufemismo) e molta meno qualità a infoltire una squadra già debole, di piede e di testa.
Ho visto solo due allenatori riuscire a ottenere qualcosa da quello che avevano: Francesco Guidolin a Vicenza e Udine e Gian Piero Gasperini con l'Atalanta, ma alle spalle aveva e ha qualcuno che lo ha voluto e crede/va in lui. Un mondo di differenza.
Quando si sceglie un allanatore per esclusione o perché è l'unico disponibile la fine non è una sorpresa.

 

Sarri si è trovato  una difesa a pezzi dall'inizio con Chiellini e Demiral rotti, potendo contare su Bonucci in attesa dell'ambientamento di un giovanissimo e pagatissimo De Ligt.
Un centrocampo fatto da scappati da casa con i piedi di marmo che ieri non sono stati capaci di mettere un pallone buono per Higuain e Ronaldo. Mentre Spinazzola, che l'anno prima aveva dispensato palle buone al campione porteghese, si guardava la partita in poltrona, a Roma.
Come avevo detto al suo arrivo, non è sufficiente un Ronaldo per vincere la Champions League e questi due anni dimostrano il fallimento della dirigenza che lo ha voluto, spendendo tantissmo per lui e De Ligt l'anno scorso, per coprire problemi difensivi.
Però la difesa non la fai con i giocatori ma con l'atteggiamento di tutta la squadra, come Sarri sapeva far fare a Napoli, dove c'erano gli uomini (non una parola a caso) giusti.
Indossare la maglia della Juve non significa vincere a priori, ma doversi conquistare un posto in squadra e dimostrare di meritare la vittoria, che è l'unica cosa che conta.
Non serve un Ronaldo ma undici, per atteggiamento volontà e umiltà: ieri era l'unico che correva, uno che ha vinto più di tutti i suoi compagni messi insieme.
Non sono un dirigente di una società sportiva per azioni e un motivo ci sarà, ma se per farlo come lo fanno quelli che ci sono adesso, allora posso essere capace anche io, orcamadosca!

 

Nemmno Andrea Pirlo allantore è una sorpresa. Avete mai visto Sarri insieme al presidente quest'anno? Non è nemmeno andato a farli i complimenti per la vittoria dello scudetto, come se gli avesse dato fastidio.
Il presidente non lo voleva ed è libero di cacciarlo, ma molto, ma molto meno, di farsi convincere di ingaggiarlo però. Il suo esonero è la dimostrazione del fallimento del calciomercato e se un dirigente sbaglia, deve essere cacciato, soprattutto se è un dirigente di una società quotata.
Allora sotto con Pirlo perché non potendo prenderne altri, il presidente scarta le carte dal mazzo.
L'ingaggio di Pirlo come allenatore della Juventus U23 è stata una presa in giro, una copertura ridicola. L'ammissione di volerlo vedere sulla panchina della squadra maggiore mi ha fatto storcere il naso.
E allora poteva evitare il teatrino della presentazione come nuovo allenatore dell'U23, è stata offensiva nei confronti di Sarri e di tutti i tifosi, presi per fessi.
La scelta di Pirlo era la più semplice che Nedved e Paratici potessero fare: l'unico disponibile e il più semplice.
Oppure, quello che credo più realistica, lo voleva il presidente da giugno 2019!
Anche Platini era un grande calciatore, ma da allenatore ha fallito.
Quello che si è stati in campo spesso non è lo stesso in panchina. Un po' come la stessa cosa di chi eredita la società sportiva dalla famiglia. E anche Del Piero è perplesso. E mi lascia basito quello che dice Condò su qual è la priorità in casa bianconera: sembra sia quella di uno yes man, coadiuvato da Buffon e Chiellini. Infatti Capello gli ha già consigliato come comportarsi.
 

E' stato esonerato un allenatore che in poco più di 12 mesi ha vinto una Europa League e un campionato. Chi ha fatto meglio?
Il Liverpool avrebbe dovuto esonerare Klopp dopo il primo anno. Ma ha creduto in quell'uomo. Ferguson non ha iniziato vincendo tutto a Manchester. Berlusconi dopo il primo anno di Sacchi al Milan ha deciso di conitnuare. Zidane non è passato dal campo alla panchina, ma ha fatto il secondo di uno come Ancelotti e ha allenato la squadra B del Real Madrid.


Sabato 8 agosto 2020.
La Juventus ha reso incertissimo il campionato dopo 9 anni di dominio.
Per una volta, anti gobbi e semplici tifosi avversari, ringraziate.
Se non ha creato nuovi antijuventini di certo sono state delle passioni come la mia. Non mi spiacerà vederla perdere contro il Milan di Pioli e  Ibrahimovic, il Napoli di Gattuso, l'Inter di Conte con le bave alla bocca e Marotta a crogiolare in tribuna, perfino dalla Lazio di Inzaghi, dalla Roma di chicchessia, dal Sassuolo di Berardi, dall'Udinese di Mr. Gotti e dalla prossima squadra allenata da Sarri. Mi farò una ragione se cederà nel derby con gol dell'ex Zaza. Finché la nuova triade sarà al comando.

Qui sotto comunque, l'immagine della comoda panchina della Juventus. 


via GIFER

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Dear Kobe

Dear Kobe,

hai la mia stessa età, sei papà e marito come me. Solo per queste cose in comune, potrei considerarti un amico a distanza insieme al quale guardare le partite di basket sul divano.
Ami lo sport come me, io ho amato il calcio, tu il basket. Solo che tu sei diventato una leggenda del tuo sport in tutto il mondo, mentre io del mio nemmeno in casa mia ero famoso.
Mi hai strappato delle lacrime con quella tua "Dear basketball", perché pensavo l'avrei potuta scrivere anch'io. Con l'unica differenza che nessuno mi avrebbe dato attenzione, figuriamoci una statueatta! 
Hai passato una stagione a emozionare i palazzetti degli Stati Uniti e i tuoi fan in tutto il mondo. Ma anche tutti quelli a cui sei stato sulle palle. Perché non ti si poteva non ammirare in campo. Non eri amato da tutti, ma avevi tutto il loro rispetto.
Da quando la magica squadra di Chicago è scomparsa mi sono allontanato dalla NBA. Poi però sei apparso tu e mi hai fatto tornare la voglia di stare sveglio la notte. Sì, ci sono stati Wade, Anthony, Nash, Melo, Iverson bravi tutti... ma tu eri diverso e ho pensato che valesse la pena perdere qualche ora di sonno.
Grazie Kobe!
Sono stati anni fantastici. In campo eri un po' un bullo, ma lo so com'è in partia, in parte è atteggiamento e in parte è carattere e se non ne hai, se nelle vene non ti scorre l'ossessione per la vittoria, quella foga competitiva, non succede nulla di quello che è successo a te.
Come quegli 81 punti. Ottantuno per la miseria! Era il 22 gennaio 2006. Nessun altro grande della NBA ci è riuscito.

Questa sera, guardando distratto una partita di calcio, ho sentito la voce del telecronista indurirsi annunciando una notizia tragica: sei morto in un incidente, l'elicottero è precipitato e insieme a te si è portato via altre persone, tra le quali anche tua figlia Gianna Maria Onore (nome italiano, come tutte le tue figlie).
La partita ha perso tutto quel poco di interesse che aveva, dopo aver esclamato "Eh? Cosa?!" non ho più detto una parola. Ho solo cercato smentite che non ho trovato.

Sei una di quelle persone che tutti considerano immortali. Perché sei un campione del basketball e lo resterai per sempre. Come Dino Meneghin, per intenderci. E i campioni sono immortali. Come i supereroi. Restano nel cuore e nei ricordi delle persone per tutte quelle cose fantastiche che hanno fatto in campo.
Ma Kobe, tu sei quel ragazzo con un calzetto su e uno giù, mica sei un supereroe, per quanto figo tu sia e per quanti addominali tu possa avere!
Trovo del tutto assurdo morire in un incidente con l'elicottero. Forse perché non c'entra niente col basket, forse perché è l'ultimo posto dove ti potrei immaginare. Cosa ci facevi in un elicottero? Ci ho volato 2 volte in elicottero e sono state due esperienze da paura e quando sono sceso ho detto che non ci sarei mai più salito. Comprati una bella macchina robusta e sicura, piuttosto!
Facciamo l'errore di credere che certe persone siano immortali. DI solito quelle che ci sono vicine, fisicamente o sentimentalmente. Ma nessuno lo è. Nemmeno uno come te. E quando succedono, queste cose sono una mazzata tremenda.

Solo perché siamo coetanei, ti immagino come un amico, una specie di amico a distanza col quale vedere le partite dei nostri idoli della NBA con una fetta di culo appoggiata sul margine del divano, pronti a scattare per una giocata di MJ, di Pat, del Postino, commentati dalla voce estasiata di Dan Peterson. Oooh yeah!
Non mi sono sentito solo nemmeno quando hai alzato dal divano quel pezzo di culo per indossare la maglia giallo-viola della mia squadra preferita, senza neanche passare per l'università. Li avevo capito che una cosa era vera: che nel parquet avrebbe messo piede un nuovo campione della pallacanestro. E credo lo sapevi anche tu, dove saresti arrivato, vero!?
Così ti ho sempre seguito, per tutti e 20 gli anni. Nel bene e nel male, in campo e fuori. Come si fa a non seguire un amico, anche se sei un amico a distanza? E hai sempre dimostrato la tua forza di volontà.


Mi sono sentito più triste del solito quando ti sei ritirato, perché ho seguito la tua storia dall’inizio. Figurarsi se si tratta di un ragazzo che guardava le partite di basket insieme a me, seduto così sul divano. Non torneremo a sederci allo stesso modo sul divano, con le chiappe sull’orlo, per vedere tornare Curry dopo l'infortunio e le magie di Doncic o se Leonard si riconfermerà ad alti livelli anche nella tua città.
Perché te ne sei andato per sempre adesso.
Una cosa è uscire dal campo, un'altra è andare via così! Non trovo giusto perdere un amico a distanza così, come perdere un marito, una figlia, un padre, in questo modo.


Ciao dear Kobe, sei una leggenda. E le leggende si sa, non muoiono mai.
Rest in peace, Mamba!


   

"Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe! Kobe!"

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