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Il senso della motocicletta - 2

A proposito del perché a noi piace la moto, dopo la citazione di Dan Aykroyd questo video lo spiega bene.

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Il senso della motocicletta

Tornando a parlare di moto dopo la bella domenica del Distinguished Gentleman's Ride, su un gruppo di motociclisti (biker, per dirla in modo figo) che seguo su Facebook ho trovato una citazione di Dan Aykroyd: "se hai una moto non hai bisogno di un terapista". 
Siccome non mi accontento facilmente e sono uno di quelli piuttosto curiosi (e curioni, se volete) ho fatto una veloce ricerca e sono riuscito a trovare la chat da dove è stata estrapolata quella citazione. 
Secondo me, è una bellissima descrizione di cosa significa avere una moto e chi è motociclista può capire bene. Non importa il modello: per ogni motociclista la  propria moto da le stesse sensazioni che da la slitta con le renne a Babbo Natale.
La incollo qui sotto. 

Vigo The Carpathian says: Hello Dan! During his Empire webchat a few weeks back, Nicolas Cage said he owns a Romanian staff with magical properties. What’s the most supernatural object that you possess?
My 2003 Harley Davidson police pursuit motorcycle, because when I ride it enables me to transcend all of the earthly stresses and cares and takes me to another dimension. You do not need a therapist if you own a motorcycle, any kind of motorcycle!

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Pensiero della notte

Se fossi in un film, o in un romanzo, sguscerei fuori dal garage in sella alla Bonnie e andrei in giro per la città vuota buia e bagnata, senza far caso alla pioggia che mi viene addosso e scivola via. Con ogni probabilità il problema nemmeno sussisterebbe.
Il suono del due cilindri britannico, che esce dai due scarichi risuonando alto e forte mischiandosi con quello degli pneumatici che spezzano l'acqua sull'asfalto, sarebbe una colonna sonora perfetta. Ma se dovessi scegliere, allora mi piacerebbero i Marlene Kuntz, magari una delle loro spore di H.U.P.
È che la vita non è una cosa finta né inventata. Per fortuna però  siamo liberi di immaginare.
Buonanotte

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Classic bike e ABS. Ma la testa?

In barba ai business men milanesi, quindi in anticipo rispetto a Eicma 2013, Triumph ha presentato alla stampa la versione 2014 della Bonneville, Scrambler e Thruxron. Ovvero, le sue Classic bike.
I commenti che ho letto sono nella norma: le Triumph Classic sono sempre belle e sempre attuali ma non sono veloci e hanno inserimenti in curva piuttosto imprecisi, le sospensioni posteriori sono dure e la frenata all’anteriore debole.
Difetti che ritrovo in parte nella mia, essendo felice rider di una Bonnie a carburatori del 2006, ma in mezzo al traffico ci guizzo senza problemi, al contrario di quel che si dice.
Tutto sommato, a parte qualche dettaglio estetico, nulla di nuovo. Da una parte mi chiedo perché, visto che sono anni che si scrivono le stesse cose e un minimo miglioramento pratico sarebbe più che benvenuto. Dall’altra parte penso che va bene così, perché sono motociclette fatte per rimanere originali, nel senso di origine, e se qualche biker volesse renderla più moderna o più come piace a lui, può sempre sbizzarrirsi con voluminosi cataloghi aftermarket.

Quello che comprendo meno invece sono i commenti sulla mancanza dell’ABS sui nuovi modelli di Bonneville, Scrambler e Thruxton. Molti infatti si sono lamentati perché neanche nel 2014 dC queste motociclette saranno equipaggiate con il sistema antibloccaggi delle ruote, utilissimo se non indispensabile per non cadere in caso di frenata o di pioggia.

Mi permetto alcune osservazioni: l’ABS non evita di cadere, perché se inchiodi e magari sterzi un pelo, ti si chiude l’anteriore e voli a terra. Non è che con l’ABS si può fare quell’ostia che si vuole in sella e correre ai 130 in città. L’ABS non ti salva la vita se ti trovi in condizione di inchiodare, sia ai 30 che ai 100 all’ora, perché in queste situazioni sei già abbastanza nella merda.
Inoltre, l’ABS non accorcia la frenata, anzi.
In  più, se piove, perché vai in giro in moto? A meno che non ci si faccia sorprendere da un acquazzone improvviso finché si è in giro, di solito se piove uscire in moto non è molto indicato.
Infine, vorrei sapere se quelli che reclamano l’ABS sulle loro moto indossano un casco regolare e correttamente allacciato e abbigliamento protettivo (giacca, guanti, pantaloni con protezioni CE e calzature) oppure girano in città in bermuda e ciabatte (perché fa caldo).
In giro per le strade ci sono già tanti rimbambiti tra auto, bici e pedoni, vediamo di iniziare a proteggerci da soli: la propria vita, una volta in sella, dipende prima di tutto da noi. Si possono avere otto ABS a disposizione ma se non ci si mette addosso una giacca non ci si deve lamentare della frattura (se va bene). A cosa serve l'ABS se non c'è la testa collegata? A mio modestissimo parere, sarebbe meglio avere più testa e meno ABS. E le protezioni giuste indosso.
Poi, ABS più o meno, è relativo.

Poi, contento chi vuole fare lo sportivo con una moto del genere... io comunque, per quanto consentito, le mie sgommate col posteriore se voglio le faccio e mi diverto. Chi si accontenta gode.
Incollo qui un commento che condivido in pieno.

Buon giro a tutti.

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Burlesque

OCIO! PUO' CONTENERE CONTIENE TRACCE DI SPOILING!!!

Grazie alla compagnia di telefonia mobile si può andare al cine gratis una volta alla settimana, scegliendo tra i film offerti. Mica male! Oggi è toccato Burlesque. Passando oltre alla spiegazione dello spettacolo, attorno alla quale ho l'impressione che si stia facendo un po' di confusione, questa sera credevo di andare a vedere un film e invece mi sono ritrovato a vederne ben due! Uno è la storia originalissima della ragazza di provincia (considerando il fatto che le provincie, negli States, sono degli... stati! Forse per quello le americane - dopo un po' - hanno un culo esagerato proporzionato al nostro detto "Ha un culo che fa provincia"!? ) che abbandona le sue tristi povere origini per cercar fortuna nella Città degli Angeli, dove: 
1. lavora come cameriera
2. la capa non ascolta altro che la sua stessa voce ed è in grado di arrivare alle 2 del mattino con un viso splendido nonostante i sessanta
3. non fa quello che vorrebbe e saprebbe fare
4. incontra lo stra-gnocco che fa il barista nel suddetto locale quando sarebbe invece il miglior compositore del mondo e monta una Triumph Bonneville T100, stone washed style per darle (e dargli) più senso
5. le svaligiano l'appartamento
6. va a stare con lo stra-gnocco, che non è gay nonostante lai lainer (come cazzo si scrive lo sanno le donne io posso scriverlo così!)
7. le viene data l'opportunità da far cascare la mandibola a tutti
e mi fermo qui altrimenti riassumo per punti il film. 
Non pare però qualcosa di già visto? Già fatto? "Le ragazze del Coyote Ugly" per esempio (dov'è finita Piper Perabo?)...
L'altro film che si sviluppa in parallelo è la storia di un barista, uno bello figo dagli occhi tristi come l'Albania ma con un fisico secco tirato coll'inguine ben segnato da pigiamino di bava (cit.) e Triumph Bonneville T100 sotto le chiappe sode (donne, da saltarcisi addosso solo per la moto!) che non riesce a scrivere una canzone, si ritrova niente popodimenoche Christina Aguilera in casa mezza nuda... e va a uccidersi di pugnette nella stanza di la perché la sua ragazza (poi arriva anche lei, tra l'altro un cesso, come no!) è a New York e non si può mica...
Vabbhè, io non parlo perché mi sono tornate alla mente cose di cui non dovrei vantarmi al bar. 
Il film, quello che volete voi, tanto uno o l'altro fa lo stesso, nonostante pecchi di originalità, mette in mostra il burlesque per quello che è stato in origine in Inghilterra e come è stato evoluto negli Stati Uniti: e cioè uno spettacolo satirico e parodistico prima e più ammiccante e in stile pin-up dopo.
Sentire quella nanerottola concentrato di bellezza e di voce forte potente e melodiosa allo stesso tempo fa un bell'effetto su tutto il film.
E a parte lei, mi sono emozionato a tratti ascoltando le canzoni e guardando i balli perché l'arte di sapersi esprimere con la propria voce ed il proprio corpo da emozioni all'artista e allo spettatore. Sono stonato duro e incapace di ballare ma adoro la musica e grazie a un prof. universitario, ballerino di danza moderna capace di comunicare tutte le sue emozioni, mi incuriosisce la danza. La fusione di queste due espressioni è un risultato di alto contenuto emotivo.
E avendo sempre considerato la musica ad ampio raggio, non proprio a 360°, ma stasera ho aggiunto qualche raggio in più, vedi mai che finisco per scoprirmi fan di Christina Aguilera! Troppo facile?

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Sfida bicilindrica

Sono un fottuto romantico nostalgico. Mi piacciono le cose che hanno una storia da raccontare.
Adoro il profumo di storia con il suo caratteristico retrogusto di muffa che i tuffi nel passato riportato a galla.
Ne vado matto. Mi fanno sobbalzare il cuore. Non riesco a resistere alla bellezza che rimane immutata nel tempo.
Parlo di moto, chiaro!
In questo periodo mi sto guardando attorno. So che sarebbe già tardi ma prima era solo un sospiro mentre adesso posso pensarci con più serietà.
Ho gusti molto chiari e idee precise: sto per i due cilindri! Mi piace il suo rumore tondo incasinato vivo ruspante borbottante forte e potente come un ruggito. Altro che quei sibili monotoni nipponici tutti uguali
E se si pensa ai due cilindri non si può non pensare ai motori desmo della Ducati!
Infatti la mia preferita è la Hypermotard 796. La mia fede desmodronica arriva dall'infanzia, da quando mio papà mi portava in officina da Armando che sistemava le Ducati 888. La Hyper è davvero iper: design unico, colore rosso accesso come la passione, costruita da una azienda piccola in confronto coi colossi nipponici, in sella alla Hyper sai di montare un lavoro quasi artigianale, un pezzo di storia d'Italia.
Ma non è l'unica moto che mi piace. L'altra non c'entra niente, è tutt'altra cosa. L'hanno acquistata solo 330 persone quest'anno (dati ANCMA) ma è un'icona delle strade, una motocicletta classica, vera! 
E' la Triumph Bonneville (anche lei bicilindrica, tanto per non smentirmi!).
Per quanto possa apprezzare il design della Hypermotard, non riesco a rimanere indifferente alla vista della Bonnie! 
Forse perché sono sempre stato affascinato dall'english style e ne vengo influenzato duro, ma quando la vedo penso a tutta la storia che può raccontare questo modello. E' stato creato nel 1959 e nel 1991 ha rischiato di non vedere più le strade a causa della chiusura della Triumph. Meno male che una buon'anima ha acquistato l'azienda e nel 2001 ha rilanciato il marchio Bonneville. 
Già il nome è stupendo: deriva dal circuito di Bonneville Speedway ricavato in una zona del lago salato dello Utah, dove vengono infranti i record di velocità su terra dal 1912.
Ma la Bonnie non è fatta per correre verso l'eccesso. E' una tranquilla che ti porta in giro senza spingerti oltre, per questo profuma dei ritmi degli anni rock degli anni '60 da ascoltare con gli amici ai cafe (ecco svelato perché le moto di questo tipo presero la denominazione di cafè racer) e poi via verso altre mete.
Una Bonneville è un tuffo nel passato che ti lascia per un po' senza fiato e ti riporta indietro nel tempo, niente da fare. Non è una moto per tutti questo è certo perché devono piacere i richiami verso altri tempi che magari non si conoscono bene come si vorrebbe.
La Bonnie poi è stata la moto di personaggi niente affatto male come Steve McQueen e Marlon Brando. Il capitano Hilts l'ha guidata per diverse competizioni.
La seduta bassa e il manubrio largo danno un senso di controllo sulla strada. Giri sicuro sulla Bonnie. E a uno come me a cui non piacciono le moto nere, la Bonneville mi piace nera, come quella dei banditi che giravano con la cafè racer anni '60.
Mi piacciono questi ritorni al passato, alla storia che è stata ma che ha ancora un suo posto nel presente più vivo e palpitante delle cose moderne.
E negli ultimi giorni si è fatta viva un'altra moto. Anche lei bicilindrica. Anche lei inglese. Me ne ero innamorato leggendo una rivista di moto che avrò avuto 15 anni! 
E' tornata la Norton! 
Per ora solo per il mercato inglese e a prezzi un po' folli (vista la situazione economica inglese) mentre in Italia si dovrà ancora aspettare. Non si sa quando ma spero a prezzi un po' più contenuti perché la situazione qui non è tanto meglio e di moto se ne vendono davvero una miseria!
E con che gran pezzo di moto! 
Si chiama Commando 961. Mi fa venire in mente proprio quello spirito banditesco britannico. E' stupenda! E' una sportiva senza dubbio ma non è una streetfighter estrema, perché adesso col casino che c'è per le strade come fai a girare con una moto dal rapporto kg/cv 1a1 (190 kg x 190 cv)? No, non si può infatti!
Questa è una modo sportiva pura ma ha una filosofia nuova, o vecchia, perché ci riporta indietro di 50 anni. Quando si andava più piano, ma si iniziava ad apprezzare le cose davvero belle della vita. Come la musica, i motori, e le donne.
Poi cercando qualche usato mi imbatto in queste due cose qui che mi hanno davvero fatto impazzire la pressione oculare e esplodere il cuore. Sono due tipi che customizzano Triumph
Questa qui sopra è fatta da Galli Moto (in provincia di Parma). Meravigliosa, si chiama Six Days perché è ispirata alla Scrambler che McQueen 'ha usato per partecipare alla Sei Giorni del 1964, ma un po' anche alla sua Grande Fuga. Sono stupendi alcuni particolari come la bandinella forata, il disegno dei dischi.
Mentre questa qua da Mr Martini (di Verona). Fantastica concezione di una cafè racer biposto. Mi piacciono molto gli pneumatici cicciotti e il loro disegno particolare, il posto del passeggere sospeso sopra il parafango e il contrasto del rosso sul verde acido!
Sono un fottuto romantico nostagilco. 
Fervente sostenitore del bicilindrico!

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