Strada di ogni giorno

Nelle difficoltà che incontro quotidianamente per venire a lavoro, tra traffico lavoro in corso rincoglioniti assonnati al volante e cazzi vari, oggi quei quasi 40 chilometri di strada sono stati piacevoli.
Non solo perché li faccio in moto e allora quando sono in sella alla Bonnie va tutto meglio.
Ma perché ho scoperto la strada 'bassa', quella che invece di salire per Ignago e Torreselle (quella 'alta', della mia infanzia dove mio papà mi portava a passeggiare), esce da Costabissara, entra a Castelnovo e Isola Vicentina correndo a volte parallelamente alla provinciale 46 che porta a Schio. 
Perché così risparmio code, continui stop&go fastidiosi e viaggio a velocità costante e rilassata attraverso un centro abitato. 
E va benissimo, perché sono posti davvero belli, ordinati, con una buona proporzione tra costruzioni e verde dove le colline si possono ancora vedere neanche tanto sullo sfondo. Insomma uno sviluppo urbano contenuto, nel rispetto di quello che c'era prima.
Una strada che sarà comoda anche quando ahimè dovrò mettere in garage la moto nella stagione fredda.

E mi piace osservare quello che succede: nonni che portano a scuola i nipoti, mamme con i loro piccoli neonati in passeggino, ragazzi e ragazze (probabilmente studenti universitari) che escono per o tornano dalla corsa mattutina, gente che esce di casa per andare a lavoro, persone che semplicemente se la raccontano sui marciapiedi, pensionati che tornano a casa con pane&giornale, ciclisti in casco e completo in lycra (mi sono sempre chiesto che lavoro facciano perché non sono in età da pensione: possono essere di tutto, liberi professionisti, insegnanti/infermieri nel giorno libero, disoccupati, turnisti), studenti di una scuola media in uscita o che escono per le prime prove della corsa campestre (bei ricordi!).
Il ritorno non è da meno e racconta tutto quello che è successo nella giornata: nonni che vanno a prendere i nipoti al dopo scuola, mamme che passeggiano con i figli in sella alle loro fighissime balance bike, universitari/e che escono a correre per o tornano dalla corsa pomeridiana, studenti che si ritrovano o con le borse che vanno ai primi allenamenti stagionali, chi torna a casa da lavoro, chi è in giro in bici come al mattino, qualcuno tiene in mano le borse della spesa o dello shopping.
Pezzi di vita quotidiana che mi sembrano estranei a tutto quello che siamo sottoposti ogni giorno, alla velocità poco ponderata con la quale dobbiamo fare certe cose, alla mancanza di (in)formazione alla quale ci sottoponiamo e con la quale siamo chiamati a svolgere i nostri doveri, rispetto altrui non corrisposto, alle risposte e alle spiegazioni non comprese che di richiedono.
Sarà che dal mio punto di vista, dall'altra parte della visiera tutto mi sembra molto tranquillo e che dentro il casco ho percezioni ovattate neanche fosse una Pleasentville a colori. Ma anche se sono quasi 40 km, quasi 80 ogni giorno, passare per queste strade senza frenesia mi piace.

E poi questa mattina c'era lui, quel vento di phoen previsto e azzeccato che ha spazzato via le nuvole e tutta la foschia e lo sporco possibile.
I quasi 40 km verso lavoro sono in direzione nord, Schio, la Manchester d'Italia per produttività ed estensione di superficie industriale, ma anche il clima piovoso la rende molto simile alla città inglese.
Meno male Schio non ha lo stesso paesaggio di quelle zone d'Inghilterra perché mi portano sotto le montagne, all'ombra del Summano, del Pasubio, del Carega, del paradiso che sono le Piccole Dolomiti che oggi si stagliavano massicce come poche volte le ho potute ammirare, illuminate dal sole del primo mattino. 
Il mio sguardo si perdeva in un contrasto di luce e colori via via che saliva: il verde e il marrone chiaro dei prati e dei campi, il verde più scuro quasi nero dei monti e dei colli più bassi ancora in zona d'ombra, il grigio chiaro quasi bianco delle montagne di nuda roccia più alte colpite dai raggi del sole e sopra l'azzurro intonso macchiato da scenografiche nuvole bianche e grigie.
Una splendida luce bassa, all'opposto di quella del tramonto. Si infilava tra le valli per far risplendere i paesi arroccati nelle colline, che spuntavano tra i boschi fitti e si intravedono tra un capannone e l'altro. Ogni sguardo, dai massicci ai tetti ai campanili, è stata una scoperta che mi ha fatto battere il cuore più forte e intensamente. Penso si chiami emozione, di scoprire cose inaspettate.
A contrastare questo idillio, lo specchietto retrovisore mi mostrava la nebbia dalla quale ero appena uscito e che ricopriva la pianura alle mie spalle.

Sì la strada è stata piacevole ma ho fatto una fatica boia a dirigere la Bonnie verso l'azienda dove lavoro. Perché avrei voluto continuare a godermi questo spettacolo della natura nel quale ero immerso.
Mi spiaceva chiudermi in una stanza. Almeno le finestre dell'ufficio danno sui monti e ho un bellissimo panorama (anche quella del bagno, e da uomo non devo dargli le spalle!) che mi da le previsioni meteo in diretta.


Però questa mattina me la sono goduta davvero. E sono contento di avere la fortuna di essermela goduta in moto e non dentro un abitacolo. In moto è diverso, sembra di poter toccare e respirare quello che hai attorno. Di sicuro, in un modo o nell'altro, ti viene addosso e ti colpisce.
Godiamoci queste splendide giornate d'autunno, almeno finché mi permetteranno di viverle in sella alla Bonnie prima di sospendere l'assicurazione per la stagione fredda. Ma a questo ci penseremo più avanti.

Tanto per farvi capire, questa qui sotto è la foto che ho fatto questa mattina all'altezza di Malo. Purtroppo non ho (più) la macchina fotografica, accontentatevi di questa qui preso col telefono.


Capite anche voi che andare a lavoro oggi non è stato così banale e i quasi 40 km me li son fatti ingoiando moscerini.

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Primo giorno di scuola elementare

Il primo giorno di scuola elementare di Tommaso lo stavo aspettando da fine giugno, dall'ultimo giorno di asilo.
E' stato un lungo ma inesorabile avvicinamento, fatto di sporadiche battute generiche dette a Tommaso per l'occasione o scambi di opinioni con Anna all'occorrenza.

E come tutte le cose graduali questa mattina la tensione è implosa. Anna non ha potuto trattenere i lucciconi e un singhiozzo quando ho fatto la prima foto a Tommaso, io per tutta la giornata ho trattenuto dentro tutto nella mia nota incapacità di lasciar andare le emozioni.
Teresa invece era del tutto inconsapevole di quello che stava accadendo ma mi dava l'impressione - e niente niente conoscendola non ci sto andando tanto lontano - di studiare la situazione per capire quello dovrà vivere anche lei tra quattro anni. Anche se li per li era più dispiaciuta di separarsi dal suo amato fratello dopo una intera estate passata quotidianamente attaccati.
Tommaso invece ha realizzato benissimo che la sua vita stava cambiando per sempre quando siamo arrivati: espressione cupa, testa bassa sempre vicino alla gamba della mamma che è stata costretta a entrare in classe con lui.
Da quel che mi ha detto poi Anna, c'erano altri bambini in comprensibili condizioni peggiori e alla fine se l'è anche passata bene, conoscendo alcuni bambini nuovi. Insomma, superato lo shock iniziale, si sta ambientando anche se penso che il freno a mano lo terrà tirato per diversi giorni.
La maestra lo avrà preso per un bambino timido con qualche problematicità a dare confidenza. Che è anche vero ma non sa cosa le aspetta una volta che farà amicizia con gli altri bambini. Rimpiangerà quel bambino schivo e diffidente, com'è successo alle maestre all'asilo.

Intanto oggi il mio bambino (chissà se si vergognerà tra qualche anno quando leggerà queste parole. Se esisteranno ancora. Mah... mi piacerebbe però, dovrei salvare alcuni post, almeno quelli che riguardano la famiglia) ha iniziato un nuovo percorso. Piano piano è sempre meno bambino e parallelamente, forse un po' più velocemente, ne sentirò la mancanza.
Oggi è diventato un alunno e lo sarà per i prossimi 10 anni. Non glielo ho detto per non spaventarsi: ha crisi di nervi quando deve aspettare due giorni per vedere un cartone animato, figurarsi se gli prospetto cosa dovrà vivere per un periodo così lungo che non sa neanche quantificare. Povero il mio tato.

Io il mio primo giorno di scuola non me lo ricordo. Ma non so perché invece ricordo qualche giorno prima quando Marco è venuto a casa mia per conoscerci, perché era l'unico altro bambino in classe con me con altre cinque bambine, poi sei e veniva da un altro asilo.
 Esatto, nel 1984 la classe prima delle scuole elementari di Bertesina, quartiere alla periferia est di Vicenza, era di 7 bambini! L'ultima prima di quella scuola ne ha avuti due, forse tre poi ha chiuso.
Ma quel periodo era tutto più semplice: un libro e cioè il Sussidiario, che presto è diventato il Sussi, termine che ancora adesso non riesco a levarmi dai coglioni! Ma soprattutto solo due tipi di quaderni: a quadri grandi e a righe con i margini.
Nel gruppo dei genitori di prima su WhatsApp ho letto più di 20 messaggi solo per i quaderni! Il progresso non avrebbe dovuto semplificarci la vita invece di complicarcela nel modo più stupido?

Ma queste cose non riguardano Tommaso, sono cose per far incasinare i genitori ancora più del dovuto. Lui e gli altri bambini devono pensare ad altro, a divertirsi e imparare.
Perché da oggi si inizia a fare sul serio, a imparare cose serie. Lui non lo sa ancora, io si e per questo sono terribilmente emozionato. 
Ancora adesso. Sarà empatia ma più facilmente è ansia. So cosa significa avere l'angoscia di fare qualcosa che non ti piace ma ne sei costretto. Ricordo ancora le battute tristi e le risate programmate del Drive In che non riuscivano a rallegrarmi in quelle meste domeniche sere al pensiero di dover andare a scuola!
Da oggi Tommaso, come tutti gli altri bambini al loro primo giorno di scuola elementare, inizia un percorso eccitante e stimolante che gli permetterà di scoprire cose nuove. 
Ha voluto imparare a scrivere da solo e il suo nome un po' ci riesce e distingue alcune lettere. Da oggi perfezionerà la scrittura e sono curioso di scoprire la sua calligrafia. Gesù fa che non abbia quella a zampe di gallina perché mi fa diventare isterico!
E poi imparerà a leggere. La lettura è la chiave di tutto, ti apre tutte le porte che vuoi aprire, potrà imparare tante cose
E' proprio questa indipendenza che mi fa combattere tra due sentimenti opposti: la gioia di sapere che potrà fare anche da solo senza di me e la sua mamma al suo fianco che leggono e spiegano, lo sconforto provato perché scoprirà la sua autonomia e indipendenza. Tanto sperata da mamma e papà che alla fine un po' li spaventa piano piano che la ottiene. Come ho già spiegato quella volta col bob,

Se state pensando che il primo giorno di scuola elementare di Tommaso e il passaggio tra i grandi al nido di Teresa mi mettono l'ansia perché misurano il tempo che passa, vi sbagliate. Nemmeno un capello bianco mi deprime. Anzi, in mezzo a quelli rossi la mia testa diventa la bandana del Vicenza! 
Non è il passare del tempo, ma il come lasciamo che passi che mi fa incazzare.
Ma è un'altra storia e il protagonista di questa è Tommaso. Che oggi ha iniziato il suo percorso di studi. E' un bambino curioso e spero che continui a esserlo. Sempre e sempre di più. Che non smetta di fare e farsi domande e di cercare le risposte.
Gli faccio gli auguri più grandi che ogni papà possa fare a suo figlio, che insieme a Teresa resta l'unica cosa che riesce ancora a meravigliarmi.
Vai avanti Tommaso, metti più cose possibili e splendide in quello zaino e in tutti quelli che userai, non facendo quello che ti dicono di fare, ma quello che ti piace fare di più e come preferisci.




Ho scritto quattro volte scuola elementare. Per me rimarrà sempre la scuola elementare!

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La Francia campione del mondo di mediocrità

La Francia vince i mondiali di calcio in Russia battendo in finale la Croazia per 4-2 grazie a un gioco poco brillante ma molto concreto. Nulla da fare per la valorosa nazionale di Modric, Mandzukic, Perisic e del CT Dalic. Mbappé premiato come miglior giovane, a Modric il pallone d'oro di miglior giocatore del mondiale.

Francia - Croazia 4 - 2: i galletti riportano a Parigi la coppa del mondo di calcio

La Francia è campione del mondo di calcio per la seconda volta, dopo la vittoria del mondiale di casa del 1998. Alla terza finale della sua storia (è necessario ricordare la finale del 2006?), la nazionale guidata da Didier Deschamps batte la Croazia in una partita che rispecchiato l'andamento dell'intero torneo. È stato un mondiale mediocre e ha vinto una squadra mediocre. Ognuno è libero di vederla come pensa, ma il calcio non è soggettivo e non ricordo una qualità peggiore di questa edizione.

Ha vinto una squadra che ha avuto un percorso difficile: dopo un girone vinto con più difficoltà di quanto preventivato, agli ottavi ha mandato a casa l'Argentina con quattro-peri-quattro nella saccoccia, ai quarti si è sbarazzata dell'Uruguay fortunatamente per lei orfana di Cavani e in semifinale ha ridimensionato il Belgio. La Francia non ha giocato un bel calcio, ma ha saputo fare meglio: esprimere il gioco che serve in una competizione come il campionato del mondo di calcio. Ha avuto il merito di capire i propri limiti e di limitarli, mettendo in risalto le sue caratteristiche migliori sapendo che un mondiale non si vince con lo champagne ma col cabernet. Deschamps, che evidentemente qualcosa di calcio capisce, non si e perso in chiacchiere né ha cercato di imitare la Spagna, non avendo le caratteristiche. Altri ci hanno provato tornando a casa. Il mondiale non richiede tanti tatticismi ma sani principi di cinismo e opportunità. I francesi si sono dimostrati campioni del mondo in questo.

La Croazia ha fatto un percorso inverso: ha vinto il girone di qualificazione a punteggio pieno, giocando da favola con 7 gol segnati e 1 solo subito, dall'Islanda, strapazzando l'Argentina con un secco 3-0 dimostrando la superiorità della squadra sul valore del singolo. Nella fase ad eliminazione diretta ha sofferto in modo inaspettato finendo ai rigori sia contro la Danimarca agli ottavi che contro la Russia ai quarti, giocando altri due supplementari contro l'Inghilterra in semifinale.
È retorica dire che le partite sulla carta sono tutt'altra cosa ma non penso che molti si aspettassero di restare per più di due ore davanti alla televisione ogni volta, dopo quel girone di qualificazione. Alla fine la Croazia ha giocato sei tempi supplementari che sommati equivalgono a un totale di una partita regolare in più. Non è un fattore banale: le energie fisiche e psichiche spese, soprattutto con i calci di rigore, sono state tante.
Non so se contro la Francia abbiano pesato ma di certo, visto anche un giorno in meno di riposo rispetto ai francesi, ne avrebbero anche fatto a meno. Ma non ce l'hanno fatta e questo dimostra certi limiti, più mentali forse, che potrebbero essere imputabili al CT Zlatko Dalic, che pecca di esperienza ad alti livelli e ad alta pressione: infatti dopo la Serie A croata e albanese, dal 2010 al 2017 ha allenato in Arabia ed Emirati Arabi e solo dall'anno scorso allena la nazionale a scacchi bianco-rossi. Qualcuno in panchina ci vuole sempre d'accordo, ma giocatori come Lovren, Vrsaljko, Rakitic, Modric e Mandzukic ci possono arrivare anche da soli in finale.


Onore alla Francia, non sempre vince il migliore ma chi vince è il migliore

Stanchezza, esperienza, fame (chi non ne ha quando si gioca una finale dei mondiali?), talento, tante cose che pesano in una finale mondiale, (non) quanto la fortuna. La Francia ha avuto anche quella dalla sua parte nella finale: l'autogol di Mandzukic, il rigore dato dal VAR per il fallo di mano di Perisic (curioso, i due che poi hanno deciso la semifinale e segnato in finale, croci e delizie), poi due gol sfruttando la propria freschezza e la leggerezza avversaria nel valutare la situazione e, a rivedere la sintesi, le gambe molli e la testa pesante dopo maratone psico-fisiche.

Non sempre vince il migliore. Anzi. Non sempre chi vince è il migliore, ma la Francia è stata migliore nell'interpretare ogni partita o il torneo. Ha giocato meglio degli avversari, ma comunque non bene. Ma solo nel modo migliore per vincere i mondiali di calcio.
Se le partite della Francia le avesse giocate l'Italia, sarebbe stata etichettata dalla stampa nazionale e internazionale come la solita nazionale catenacciara e contropiedista. Ma la stampa sa(peva) solo scrivere. E Deschamps ha giocato in Italia e deve aver imparato qualcosa.

Per finire, onore proprio a Didier Deschamps: è riuscito a vincere la coppa del mondo di calcio sia da giocatore (capitano della nazionale nel 1998) che da allenatore. Prima di lui ci erano riusciti solo Mario Zagalo col Brasile (Svezia 1958 e Cile 1962 da giocatore, Messico 1970 - purtroppo - da allenatore) e Franz Beckenbauer con la Germania (Germania Ovest 1974 da giocatore e Italia 90 da allenatore). Bruno Pizzul direbbe: "Applausi!" e direi che sono tutti meritati.


Cheppalle però la Francia! L'unico merito che ha avuto è stato quello di unire la stragrande maggioranza del popolo italiano (non penso solo calcistico) nel tifare contro se stessa.



PS: una curiosità. La Francia aveva un amuleto. Un porta fortuna che pochi posso vantare. Un giocatore che ha vinto 10 finali ogni volta che ha messo piede in campo. Raphael Varane, difensore del Real Madrid, con le Merengues infatti ha vinto 10 finali (1 Coppa del Re nel 2014; 4 (!!!) Champions League: 2014, 2016, 2017 e 2018; 3 Supercoppe UEFA: 2014, 2016 e 2017; 3 Mondiali per club: 2014, 2016 e 2017). Con la vittoria nella finale dei campionati del mondo di calcio fanno 11 vittorie in finale. Ci sarebbe anche la Supercoppa spagnola del 2012, ma all'andata era in panchina e al ritorno nemmeno convocato. Ha comunque portato fortuna ai suoi compagni. Va bene che potrei vincere anche io una finale giocando nel Real, ma 10 sono tante. Forse, invece di spendere centinaia di milioni di euro per Cristiano Ronaldo, la Juventus se la sarebbe potuta cavare con molto meno con Varane. Non farà vendere magliette, ma vuoi mettere come ti sa riempire una bacheca? E ha solo 25 anni!  


Ph. Credits: Facebook/FIFA World Cup

Articolo pubblicato su Gushmag/La Vena Chiusa 

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Risultati elettorali

Lo so, non ho esercitato il mio diritto di voto e di conseguenza decade quello di esprimere qualsiasi tipo di parere, tanto quello di dissenso come quello di approvazione. Ma chi se ne frega, ho specificato bene i motivi che mi hanno tenuto a casa domenica scorsa e mi va di dire lo stesso la mia.
Non abito più a Bertesina da 7 anni ma ci vivono genitori e suoceri e quindi ci torno spesso. Poi è il quartiere dove sono cresciuto, dove ho inziato a giocare a calcio, è naturale che mi interessi ancora.

Uno dei risultati delle amministrative è stata l'elezione, in consiglio comunale, di Marco Lunardi. Non lo conosco, so che era consigliere a Caldogno e si è dimesso per correre a Vicenza,  dove è stato bravo a prendere un bel po' di voti.
Parlo, anzi scrivo a titolo personale, subito dopo aver letto la sua lettera elettorale.
A parte l'errore di ortografia che dimostra che non ha dedicato l'attenzione necessaria, ho trovato un po' di cose da ridire sulle sue priorità, perché sono espresse in modo piuttosto generico e superficiale. Che possono, ma non devono, non corrispondere con quelle del quartiere.

Non penso che Bertesina abbia davvero bisogno di una piazza. Per cosa? Per il mercato? O da utilizzare semplicemente come parcheggio? Io ci vedo solo un altro spargimento di asfalto e cemento e al suo posto lascerei l'area verde rimessa a posto, per bambini, anziani e chiunque ci voglia passare del tempo.

Lo so che poi ci saranno dei costi di manutenzione ma non si può ricoprire la città di asfalto!
Ci sono i mercati rionali nei quartieri vicini, prima di proporlo ai cittadini e di spendere i loro soldi per la piazza, sono sicuri di avere la disponibilità dei commercianti ambulanti?
Poi, se non sbaglio, la piazza non era già stata proposta dall'amministrazione uscente?



Vorrei mi spiegasse dove mettere la rotatoria all'incrocio con strada Ospedaletto, perché potrei non dormirci la notte a pensarci. Capisco che era nella coalizione con Cicero, ma mi sembra un'influenza piuttosto esagerata! Forse è meglio iniziare ad avvisare gli abitanti della zona del futuro esproprio allora.
Piuttosto, sarebbe consigliato di rialzare l'incrocio per rallentare le auto che passano di li, vista la pericolosità dell'incrocio. 

Inoltre, lungo strada Bertesina sarebbero opportuni dei dissuasori di velocità perché si viaggia piuttosto spediti lungo quella strada.



Cosa intende per pista ciclabile in via Ospedaletto? Proseguimento di quella già iniziata dall'altra parte del cavalcavia? Che poi anche questa è stata proposta dall'amministrazione uscente.
Cosa intende per messa in sicurezza dell'ultimo tratto di Via Quintarello? In che direzione la considera: provenendo dal centro di Bertesina o da Quinto Vicentino?
Viste le foto nel suo profilo social, per migliorare la fermata dell'autobus spero non voglia abbattere quel vecchio muro...

Rucco ha detto che si metterà subito mano alla viabilità: abitando in quartiere sa bene a quale giro dell'oca è obbligato per uscire da casa e per tornarci. Sono 800 metri in più che detti così sembrano niente ma moltiplicati per il numero di volte al giorno che si percorrono, alla fine dell'anno sono una bella manciata di chilometri e di benzina (che intanto ha superto l'€1,60/litro). Rivedere la viabilità in zona no?!

A proposito di viabilità, inviterei Marco Lunardi a vedere strada Bertesina alle 7:30 del mattino: una colonna di auto in direzione Vicenza che inizia già dentro strada Ospedaletto, arriva alla rotatoria di via Moro e, grazie anche alla doppia genialata del restringimento di corsia e della pista ciclabile (le bici hanno più spazio delle auto!) deserta, la cosa prosegue fino al cavalcaferrovia sopra la linea VI-TV. Così il prossimo referente di Bertesina in consiglio comunale potrà rendersi conto della priorità che ha il prolungamento di via Moro, possibilmente a 2 corsie per senso di marcia.

Adesso che Bertesina è più popolosa rispetto a 20 anni fa, perché non rivedere gli orari e il percorso dell'autobus, facendolo passare per strada Bertesina?

Grazie alle elezioni, Bertesina ora ha la fortuna di avere un referente in consiglio comunale per i prossimi 5 anni (glielo auguro!).
Ma che ce frega che con Rucco sindaco che abita proprio nel quartiere, Bertesina sarà presto Principato Autonomo!

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Amministrative 2018: le lascio agli altri

A Vicenza domenica 10 giugno (oltre al 24 giugno per l'eventuale probabile ballottaggio) si andrà a votare per eleggere il nuovo sindaco
Non andrò a votare. Per il banale motivo che non ci sono candidati dai quali mi sento rappresentato. 
So che c'è stato più di qualcuno che ha dato la propria vita per dare a noi la possibilità di voto e calpesterei il senso civico al quale si deve rispondere in questi casi, ma non è stata una scelta semplice, presa d'istinto. Mi rode tantissimo non votare ma nessun candidato sindaco mi ispira quella necessaria fiducia.
Potrei andare e votare per un candidato consigliere comunale, ce ne sarebbe uno ma darei il voto anche al suo candidato sindaco.

Il Movimento 5 Stelle è stato depennato dalla lista e nemmeno i candidati sanno perché. O forse sì ma non lo dicono. Fossi in loro, non ci penserei una volta a fare il favore ai capi che hanno deciso questa mossa di risbattermi come hanno fatto loro tra meet up e proteste in svariati posti della città in questi anni. Se questo è il risultato del loro impegno, è meglio tornare a dedicare un po' più di tempo alle famiglie, agli amici, alla pesca, all'organizzare sagre e grigliate o qualsiasi sia il loro hobby preferito.

Parlare di
centro destra e centro sinistra mi fa mal di pancia. Perché i loro termini significano tutto e niente. Son centro o destra/sinistra? Ovviamente in entrambi gli schieramenti ci sono gli estremisti. La destra li accetta con un atteggiamento piuttosto distaccato nei loro confronti, quasi neanche ne fossero consapevoli. Nella sinistra invece fanno tanta fatica ad entrarci tanto che stanno per i fatti loro e mi chiedo cosa si chiaminio a fare centro sinistra quando manca la parte che li dovrebbe caratterizzare. Inoltre la sinistra vede male (eufemismo) quelli di destra ma qui ci ritorno tra un po'.

Il centro destra di Vicenza così come si presenta alle elezioni ci ha messo un bel po' a nascere. Il primo a spuntare è stato il candidato di una serie di liste civiche composte da alcune persone che prima si erano viste dalla parte opposta. Poi non so perché hanno deciso di andare dall'altra sponda.
Comunque sia questo civico è un ex di un ex partito: nel senso che il suo partito è stato spazzato via senza alcun orgoglio, praticamente sono quasi gli stessi di quell'ex partito solo che cambia il nome. E non essendo un partito passa per civico. Perché il popolo oltre a essere sovrano è anche un po' mona e non fa caso alla storia politica del candidato, vissuta fino a poco prima all'estremità di destra.
La candidatura di questo civico di destra ha sorpreso Forza Italia e Lega che evidentemente pensavo di arrogarsi il diritto di presentare il proprio candidato e non si sono svegliati per tempo. Così tra un baccalà e un cabernet si sono messi d'accordo per il loro candidato tanto che il centro destra a un certo punto si è trovato con due candidati (facciamo uno di destra e uno di centro).
Bella mossa per portarsi via voti tra le due fazioni della stessa parte e consegnare la vittoria all'avversario. Messi così, tanto valeva andare a votare. Non so se alla fine se ne sono resi conto e hanno finalmente dato il loro appoggio (o endorsement, come dicono i cagacazzi che contano, senza sapere cosa significhii) al civico proprio per questo, senza tanti ringraziamenti al loro candidato iniziale.
Quando ancora erano divisi mi hanno dato l'impressione, più quelli di centro che di destra, di fottersene completamente del popolo, della sua sovranità, nemmeno di considerarla, andando avanti con il loro candidato per prendersi il potere, spartirsi i posti nei CdA che contano, per soddisfare il proprio ego e status.
Almeno a me, insignificante cittadino parassita, hanno dato l'impressione di difendere più il loro potere messo in difficoltà che la volontà di riprendersi e migliorare le condizioni di una città persa da 10 anni per altro malissimo.
Alla fine c'è stata la conversione sul candidato civico, che ha un programma preparato in molti mesi e non in pochi giorni come quello di centro, quasi un programma obbligato perché come pensi di presentare un candidato raffazzonato nella cerchia dei tuoi amici - infatti lo conoscevano solo loro -?
Però se dovessero vincere quelli di centro destra, cosa succederà? Ci sarà una unione di vedute? Ci sarà la stessa convergenza anche sul programma? O quelli di centro saranno pronti a proclamare e richiedere la loro parte affermando che "avete vinto - molto diverso da 'abbiamo' - anche grazie ai nostri voti" e pretenderanno il conseguente potere e di sedere nei consigli che contano in virtù della loro percentuale, fottendosene del programma?
Posso votare uno schieramento del genere? Che ha già fatto capire di voler gettare un po' di cemento su un parco gigantesco che sarebbe una bellissima area per tutti e dove poterci fare quegli spettacoli che alla città mancano?

Il candidato del centro sinistra è il risultato delle tradizionali primarie, elezioni interne allo schieramento che incredibilmente non elegge mai il candidato sperato, in nessuna città italiana. Unica eccezione, le primarie di 10 anni fa ma quelle erano per bellezza. Il PD riesce a perdere anche queste elezioni!
Durante le primarie sono stato disturbato più volte, tra telefonate e SMS, da persone con le quali non sono in contatto abituale ma che cercavano di convincermi di votare il candidato da loro sostenuto, sputtanandomi di brutto gli altri due. Adesso, uno dei tre si è ritirato (peccato, per un certo aspetto credo fosse quello con le idee più belle) mentre l'altro appoggia il vincitore: strano, fino al giorno prima i suoi amici ne parlavano male. Cos'è che non capisco io della politica?!
Il vincitore si proclama il diverso dal suo predecessore, che però lo ha nominato (e stipendiato) a dirigere un'azienda pubblica. E nelle varie liste che lo appoggiano ci sono alcuni ex della precedente amministrazione (compreso chi aveva annunciato di tornare a fare il suo lavoro e di lasciare la politica...). Meno male si presenta come il cambiamento rispetto a prima! Certe dinamiche politiche sono più difficili dei ratei e dei risconti che il prof. Ciraolo cercava di farci capire a ragioneria al Fusinieri!
Il programma è un'esplosione di verde, di aiuti sociali, di intenzioni più spontanee ed elettorali che programmate e di bici ovunque (con candidati consiglieri che non ho mai visto col culo sulla sella eppure sono li davanti nella foto di gruppo per il bike sharing, in una città dove scompaiono biciclette alla velocità della luce) nonostante le strada siano una fetta di emmenthal e le piste ciclabili sono lunghe 12 metri o se superano il chilometro iniziano e finiscono nel nulla, grazie ovviamente all'amministrazione precedente.

L'ala estrema del centro sinistra, ovvero la sinistra, corre per i fatti suoi: non va d'accordo con quella moderata, ovvero il centro. Quindi le sottrae qualche piccolo ma sempre prezioso punto percentuale. Mossa d'orgoglio! Bravi.
L'ala estrema del centro destra, ovvero i fascisti (o pseudo tali), è imboscata: infatti le altre liste e partiti amici nemmeno se ne sono accorti di averceli in squadra! Un anonimo ha lanciato un report sulla storia (?) politica di alcuni candidati facendo sapere che, nella destra, c'è qualche fascistello con annesse filosofie. Il bello è che l'anonimo non è degli avversari di centro (ormai è centro, basta!) ma di quelli di centro alleati! E qui torniamo a quello che mi chiedevo prima: posso votare uno schieramento del genere, diviso all'interno per ideologie? Quando sarà, se sarà, il momento di amministrare la città, litigheranno di più tra di loro che con i rivali. Praticamente un PD di destra!

Che poi, si trattava di cose vecchie, di post sui social media di tanti anni fa quando quel candidato era un immaturo tardo adolescente. Anche io disegnavo le croci celtiche nella Smemo, prima di conoscere la storia dell'Irlanda e di S. Patrizio, chiedendomi se davvero credessi a quel simbolo. Mi ha dato fastidio che questa cosa sia passata, e stia ancora passando, come una notizia distraendo elettori e candidati dai reali motivi elettorali. Si sta arrivando alla nausea.

Vicenza ha vissuto gli ultimi 20 anni equamente divisa tra destra prima e sinistra poi

I primi 10 anni di centro destra hanno portato cemento (nuovo tribunale e la caserma americana), svilimento della città e svendita del suo territorio, poche attività culturali nonostante un nuovo teatro. L'amministrazione di destra era troppo presa da se stessa incapace di guardare oltre Palladio e il baccalà per promuovere il suo territorio.
La criminalità era principalmente italiana, nomadi compresi.
I secondi 10 anni di centro sinistra avranno portato un'aria diversa grazie alle molte attività culturali (peccato solo che potessero organizzarle chi contava, chi conosceva qualcuno di giusto, altrimenti o niente o si è dovuti andare in altre città e province), più visitatori in città (e non turisti...) e un miglioramento dei conti pubblici, ma un impoverimento di quelli dei cittadini, svuotando edifici, perdendo una banca (e chi siede sulle poltrone di rappresentanza finge di stupirsi, mentre un mona come me ha avuto il sospetto per gli ultimi due aumenti di capitale) e una fiera. La viabilità è oscena, complicando il traffico e ammorbando l'aria con giri dell'oca quando si potrebbero percorrere pochi chilometri. Se vado a vedere il programma del sindaco uscente c'è da mettersi a ridere per quanto non è riuscito a mantenere, dalla trasparenza tanto decantata (lo sportello in Piazza Biade... poi però si mangiava gli spiedi di uccelli con l'amico paròn della banca locale!) alla digitalizzazione dei servizi, fino alla chicca: la fiera come volano commerciale. Doveva essere una Vicenza più viva, moderna, unita e forte. Forse viva lo è diventata...
La criminalità è passata in mano agli stranieri, i nomadi hanno tenuto i loro business. Capisco che conta molto anche la politica nazionale, ma quella locale si è dimostrata impreparata e non basta una camionetta con 2 militari imberbi ad assicurare la quiete o a farla percepire al vicentino.

Nessuno dei due candidati promuove il turismo sportivo, e per quello culturale pensa solo alle mostre nei musei.
Sembra quasi che il loro programma sia un volano più personale che per la città. Ho già scritto che a me piacerebbe avere in città più spettacoli e concerti evitando di andare in altre città, seppur vicine. Possibile che il Vicenz Jazz, ancora poco sfruttato, non insegni niente? Possibile che una società organizzatrice di eventi porti artisti internazionali in paesi di provincia?
Il concorso ippico di tanti anni fa al Querini, un torneo sportivo internazionale possono portare turisti veri. Invece anche questi ultimi si svolgono in piccoli centri di provincia.
Il centro città perde negozi e non attrae nomi importanti: andate a vedere le vetrine di Padova e Verona tanto per capirsi. Possibile che non si riesca a portare in città eventi collaterali durange le fiere come fa Milano con il design per esempio?
Turismo non è solo Palladio, il baccalà, gli asparagi, il vino. Nei programmi dei candidati non ho visto queste iniziative, purtroppo.

A un certo punto, le due fazioni di centro e centro-destra hanno iniziato una campagna elettorale barbara, fatta di sputtanamenti reciproci, entrambi concentrandosi di più sui difetti dell'opposta fazione che a pensare alla città e agli elettori.
È stata la peggior campagna elettorale degli ultimi 20 anni.
In comune, hanno quell'arroganza di pensare di avere la verità, la soluzione a portata di mano e di far credere che gli altri siano incapaci, dimenticandosi del rispetto reciproco (solo due candidati avversati oggi si sono fatti gli auguri reciproci e ho molto apprezzato).
Un candidato sembra credere di più al suo programma e alle sue idee, l'altro invece mi da l'idea di correre solo perché è stato messo li dalle liste che lo appoggiano stufe di 10 anni di anonimato.
Ma sono solo mie impressioni.

Ah, poi c'è il Grande Nord. Davvero! Ma la candidata è distante anni luce da Sansa Stark e non la voterei nemmeno se avesse i draghi di Daenerys Targaryen.
Se andate a votare, che sia almeno un voto utile!


Photo credit: comune.vicenza.it

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Gigi Buffon

Gianluigi Buffon smette.
Sono felici quelli che non riuscivano a sopportare il suo talento e la sua eccessiva sincerità.
Io sono un po' triste perché Wojciech Szczęsny sarà anche bravo ma non so nemmeno pronunciarlo!
Ma a parte questo, Buffon è Buffon. Una leggenda!
Non sarà mio amico come lo ha definito Agnelli, ma è una persona leale ai colori che ha deciso di indossare. L'ultima bandiera del calcio italiano dopo Totti.
Dal Mondiale alla Serie B alla Champions League sempre con maglia della Juventus.
Sono giocatori come lui, Del Piero, Baresi, Maldini, Cantona, Maradona, Platini, Raul, Iniesta, Pirlo, Rooney che mi fanno amare il calcio.
Già quando è uscito da San Siro Roberto Baggio una gran parte della mia passione lo ha seguito, dopo di lui è stato molto difficile continuare a seguire questo sport allo stesso modo.

Giocano loro c'è passione. Smettono e la passione svanisce. Arriveranno altri talenti o presunti tali ma l'ammirazione che hai avuto per quei campioni che ci sono stati prima non si potrà ripetere. Unica come loro e come le emozioni che hanno saputo dare.
Per quanto possiamo essere consapevoli che prima o poi dovranno uscire dal campo per sempre, la tristezza è ineluttabile.
Sono giocatori come questi che rendono il calcio più bello. Senza di loro lo è un po' meno. Hanno ricevuto tantissimo, anche troppo visto che il calcio è un gioco. Ma le emozioni che hanno dato ai loro tifosi hanno un valore inestimabile.
Buffon avrà la sua personalità, forte, antipatica, scomoda, genuina, ma quando uno sportivo diventa un esempio per i più giovani qualcosa di buono penso lo abbia fatto.
Le domeniche sono un po' meno domeniche, anche se la Serie A gioca ormai da venerdì a lunedì.
 

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Caro capriolo

​Caro capriolo, sei uno degli animali più carini e teneri che ci siano sulla terra. Anche su quella dove abito io, precisamente prorio quella.
Sappi che sul giardino di quella terra il 16 agsoto 2016, in occasione delle nascita di Teresa, ho piantato un nocciolo.
Lo curo lo guardo gli do da bere controllo come sta e d'inverno lo copro per proteggerlo dal freddo.
Purtroppo non l'ho difeso a sufficienza: infatti uno della tua specie ha pensato di darsi una lucidata alle corna su questo esile albero qualche notte fa, o giorno fa, chi lo sa se si è fatto un giro infigardo alla luce del sole.
L'albero è ancora troppo giovane e non ha resistito alla sua irruenza. 
A quanto pare per la cura delle vostre corna preferite il legno morbido: abbiamo altro che alberi alti e grossi ma gli unici che vengono scorticati sono  un fico matto e un altro paio di arbusti fini. Adesso è toccato al nocciolo di Teresa.
Che appunto perché è di Teresa che mi spiace. Anzi, quel nocciolo è come se fosse Teresa! E lo avete ridotto alla metà. Non sai quanto mi abbia rattristato vederlo in quella condizione.

Siete animali simpatici, caro capriolo. Ma vaffanculo, quando dico teneri è perché vi preferisco con il sughetto, la polenta morbida e un bicchiere di rosso, di quello buono.

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