Bullismo e debolezza

Eccone un altro. Studente che ha preferito darci un taglio piuttosto deciso. Perché era arrivato al livello di saturazione e non riusciva più a sopportare gli altri. Che lo sfottono perché è in un certo. O perché sono gli altri ad essere stupidi ed ignoranti. Così la cosa migliore da fare, quella che rimane da fare, è buttarsi giù dalla finestra perché fuori dalla classe avrebbe rivisto quei personaggi disgustosi. 
In quella scuola, dall'inizio dell'anno scolastico, è la seconda volta che succede. Forse se ne dovrebbe parlare, tutti insieme: preside, insegnanti ed alunni. 
Mi ricordo - e come non potrei - che nei primi due anni di ragioneria c'era qualche compagno di classe idiota che si divertiva a deridermi: non ne ho mai capito il motivo.
Ero diametralmente l'opposto del 'piùquellodibellochevolete' della classe, non mi andava (e non mi va) di dover apparire sempre per forza a tutti i costi come gli altri, anche se aprivano bocca solo per dire cose dal dubbio senso. 
Non ho mai capito e mai capirò le prese i giro. Le trovo ignobili. Che gusto si trova a tormentare la gente così? E meno ancora capivo chi mi conosceva da tempo e che invece di difendermi si metteva dall'altra, con chi aveva appena conosciuto. Che cosa c'è di divertente? Sono queste le soddisfazioni? Lasciavo stare, lasciavo che si accontentasse così, se tanto ci trovava gusto. Penso che siano più sfigati quelli che rompono i coglioni in questi modi penosi e patetici che le loro vittime. Mi sono preso qualche piccola vendetta durante le lezioni di educazione fisica con sgambetti oppure 'involontarie' scarpate sugli stinchi se giocavamo a calcetto. Fino a una volta che l'altro ha rischiato di farsi male davvero. Poi la scuola ci ha separati, io segato e gli altri avanti, salvo poi venire segati (ancora) a loro volta. 
Succede così: niente fila liscio come un pacifico fiume di pianura e prima o poi la vita si trasforma in un agitato torrente di montagna. E' questione di tempo e bisogna solo aspettare.
Ma qualcuno non ce la fa. Non si sa perché. Forse io davo sfogo alla mia rabbia con il calcio. O forse ho uno spirito profondamente zen. 
Anche mio papà e mio nonno materno mi hanno raccontato alcuni episodi del genere della loro gioventù: ai loro bellissimi tempi questi episodi non avevano un etichetta. Succedevano e basta. E nessuno si lanciava dalle finestre di scuola o sotto i treni o si tagliava parti del corpo in modo letale. No, tutto si risolveva in una sonora scazzottata e la mattina dopo ci si vedeva a scuola (o per strada) con il viso più gonfio e morta li. Fino al giro successivo. 
Una volta, durante la ricreazione di uno dei miei primi giorni di scuola media, mi sono sentito aggredito alle spalle da un altro ragazzo. Mi è saltato addosso da non so dove. Non sapevo chi fosse né cosa cazzo volesse. Ho solo pensato di togliermelo dal groppone scagliandolo per terra come se mi togliessi un sacco di farina.
Dopo, mi hanno detto che era un temibile ragazzo del quartiere, disgraziato figlio di buona donna di padre ignoto (che anni dopo rividi nelle pagine di nera del quotidiano locale per spaccio). Da quel giorno si è sempre tenuto almeno un metro da me. D'accordo non è stato un gesto consapevole, non sapevo fosse lui ma da quella volta ho avuto il suo rispetto (e forse anche timore) per avergli risposto così.
Forse i ragazzi di oggi sono cresciuti sotto una eccessiva protezione, poco esposti al pericolo e non riescono a vivere le difficoltà. Non lo so, sparo solo boiate.
Però arrivare al punto di preferire di togliersi la vita piuttosto che subire prese in giro mi sembra troppo.

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Città senza spettacolo

Mi sono rotto di vedere tutti gli spettacoli di Padova pubblicizzati alle fermate dei bus di Vicenza! 
Avete mai fatto caso alle fermate degli autobus? No, non nel senso se ci fate caso per schivarli in auto in moto in bici o a piedi! Nel senso se avete mai alzato gli occhi alla pubblicità che è appesa ad ogni fermata. Se ci avete fatto caso, mi sapete dire quand’è il concerto di Lisa Stanfield (eh già, proprio lei!)? O di Caetano Veloso? Oppure di Giorgia?

Non voglio sapere dove, perché lo so già: sono tutti a Padova! Palasport o teatro sponsorizzato, col Padova perdiamo il derby dello spettacolo per tanto a zero!
Il vecchio palasport, comodo perché vicino all’uscita di Pd Ovest, oltre alle competizioni sportive (pallacanestro, pallavolo, pallamano e forse anche alto basso e palla avvelenata) ospita anche concerti con i contro coglioni (Bob Dylan, Smashing Pumpkins e Dave Matthwes Band, tanto per dire!).
Nel teatro sponsorizzato, comodo perché è in zona fiera lungo la tangenziale, vengono ospitati concerti e spettacoli teatrali.
Allo stadio Euganeo sono passati R.E.M., Jovanotti, Bon Jovi e Bruce Springsteen. 
In provincia di Padova, a Piazzola sul Brenta, grazie a un altro sponsor vengono organizzati interessanti concerti (Sting, Ben Harper, Alanis Morissette, Billy Idol, Mark Knopfler).

A Vicenza invece il deserto. Il nulla.
Nonostante ci siano tre teatri, uno stadio, un palasport e un nuovo gigantesco padiglione in fiera costato oltre 30 milioni di euro.
Il teatro Olimpico: luogo unico che il mondo ci invidia. Ha l'impianto antincendio non a norma e chiuderà per diversi mesi. Nonostante il comune lo sapesse, ha fatto organizzare eventi e vendere i biglietti.
Il teatro civico: ha visto la luce dopo 60 anni di progetti con una struttura vecchia di 20 anni ed un’acustica discutibile (cosa?).
Questi teatri non rappresentano tutta la città di Vicenza: gli spettacoli non sono per tutti ma per un pubblico esperto, di nicchia e (molto) adulto (oltre il 60% degli spettatori ha più di 60 anni). Basti pensare che il don Giovanni di Filippo Timi ha scandalizzato la platea (ma penso che sotto sotto a più di qualche signora, e forse anche signore, non sia affatto spiaciuto...). Il calendario concertistico o gli spettacoli sinfonici e di danza per definizione sono per esperti (a meno che non parliamo del Cirque du Soleil). Il calendario 2013-2014 di prosa offre qualcosa ma se guardo a quelli di provincia trovo di meglio (e sold out da mesi).
Teatro Astra: ospita qualche spettacolo per le scuole e le famiglie.
Palasport: sottoutilizzato e i concerti sono vietati perché si disturba la quiete dei residenti.
Foro Boario: alle porte di Vicenza est, giusto alla fine di un rettileneo all'uscita del casello est della A4 Milano-Venezia. Se non fosse per l'adiacente villaggio dell'esercito americano, una struttura come il teatro Geox di Padova ci starebbe benissimo. In un mondo ideale, si potrebbe pensare a una fermata del treno visto che vicino ci passa la linea nella stessa direzione dell'autostrada e va anche a Treviso.
Stadio: da giugno a settembre dorme anche per i motivi di cui sopra. Se il comune affittasse questi ultimi due farebbe soldi e coprirebbe i costi di manutenzione. 
Ma non si possono disturbare le quiete sere d'estate dei vicentini.
Ex capannoni in zona industriale di Vicenza e Altavilla: nelle due zone dove una volta cresceva il PIL della città e della provincia, ci sono alcuni capannoni vuoti. La logistica è la stessa del Foro Boario (vicino al casello, ovest stavolta, alla linea ferroviaria e fuori dalle balle). Non sarebbe male pensare a un loro riutilizzo, si eviterebbe di creare ancora parallelepipedi in calcestruzzo. Come hanno fatto a Padova con l'Hall (ma sono tutti dei geni in quella città?). 
Week end rock di quartiere: eventi di tre sere per giovani con artisti di fascia inferiore, si svolgono in alcuni quartieri della città. Mi sorge un dubbio spontaneo: perché in zona stadio e zona palasport non si possono organizzare concerti, per una sera, mentre in altri quartieri si può fare il casino assoluto per tre sere? Gli abitanti di quei quartieri non valgono tanto quanto chi abita nei pressi dello stadio o del palasport?
Nuovo padiglione della fiera: è enorme (15.000 m2 per 6.000 persone sedute e 9.000 in piedi) è comodo perché è vicino il casello di Vi Ovest e soprattutto non rompe i maroni a nessuno e non ci sono problemi di parcheggio. Anche il bel toso di Matteo Marzotto, nella figura di presidente della fiera di Vicenza, ha detto che "potrebbe essere utilizzato per spettacoli". Ma ha sbagliato, perché doveva dire che “deve” essere utilizzato, anche perché grazie all'affitto la fiera potrebbe pagarsi parte della rata annuale del mutuo, pari a 1,8 milioni di euro. 
I diversi capannoni vuoti e le aree in zona industriale: potrebbero essere convertiti in strutture per ospitare concerti. Sulla falsa riga dell’Estragon di Bologna, del tutto uguale al teatro sponsorizzato di Padova.
Il Parco della Pace (anche questo comodo all’autostrada): 63 ettari ovvero 620.000 m2 di suolo e di idee. Sarebbe splendido e deve prendere esempio dal parco San Giuliano di Mestre. Spero non si organizzino solo eventi faziosi come spero non sia oggetto di eccessivo riguardo nei confronti dell’adiacente caserma esportatrice di pace e democrazia.
Sarebbe un vero peccato sprecare uno spazio così grandi per soddisfare le necessità politiche di qualcuno.
A Vicenza alla fine qualcosa c’è, ma non per tutti. Sarà basso il mio profilo, ma a mio modestissimo parere quello degli spettacoli ‘offerti’ dalla città di Vicenza è altissimo.
E la fame di spettacoli ai vicentini non manca, basta vedere la marea di gente che arriva in città per il concerto gratuito del primo sabato del Jazz Festival: gli ultimi tre (Buena Vista Social Club, Elio e le Storie Tese e Earth Wind & Fire ) hanno riempito la piazza. Grazie al cosiddetto, erano gratis! Ma se anche ci fosse stato un biglietto da pagare, ad esempio ad un prezzo civile tra i 5 ed i 10 euro, penso che gli spettatori non sarebbero mancati per un concerto all’aperto in Piazza dei Signori, di fianco alla Basilica Palladiana.

Inoltre, non è compito dell’amministrazione cittadina sbattersi perché sono le società private che organizzano gli spettacoli: bisogna ‘solo’ mettere a disposizione le strutture.
Sai poi l’indotto degli spettatori? Mi viene in mente il festival di Lucca, che fa contenti hotel ostelli b&b e affitta camere della città. O anche quello di Piazzola che sfrutta Villa Contarini: le persone vengono per il concerto, vedono la villa poi ci ritornano per vederla di giorno e magari vanno a pranzo o a cena in un ristorante del paese.
Si dovrebbero iniziare a considerare turisti anche quelle persone che si spostano da casa per assistere ad un concerto: l'anno scorso a quello di Bruce Springsteen a Padova c'erano due signori dalla Grecia, arrivati qualche giorno prima, stavano in un albergo della città, l'hanno visitata e il giorno dopo il concerto andavano a Venezia per ripartire quello successivo. Se per turisti si intendono le persone che passano una notte negli hotel e b&b di Vicenza  e provincia, non so quanti sono arrivati dalla Grecia per la mostra in Basilica.
Se si intendono le persone che potrebbero andare a cena nelle locande di Vicenza e provincia, potrebbe essere una occasione. Da qualche parte si deve iniziare. Uno spettacolo è anche un mezzo per far conoscere la città.

Insomma gli spazi a Vicenza ci sono, ma non si vogliono sfruttare così i vicentini per godersi un concerto devono andare minimo a Padova, dove l’offerta non manca. Ma rompe le scatole dover prendere la macchina, spendere soldi per la benzina l’autostrada il parcheggio.
Evidentemente, l’interesse per il quieto vivere di qualcuno è più importante della voglia di musica e spettacolo di altri. Forse a Vicenza e per i vicentini sono sufficienti i club privè per avere qualche serata di svago. Bella roba!

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Opposti

Antitesi.                                                                                                        Antipodi. 

Uno all’opposto dell’altro. 

Qualche giorno fa ho potuto conoscere uno dei due estremi , impersonificato da una ragazza. Quell’altro estremo lo conosco bene, perché è il posto in cui vivo. 
A pensarci bene, questa ragazza vive davvero all’estremo opposto. Dell’Oceano Atlantico. E forse tutta la questione dipende proprio da questo. 

Infatti, è andata a vivere nell’altra sponda dell’Atlantico e nel giro di poco tempo, ancora con una laurea in cantiere ma ormai prossima, è riuscita a trovare un posto di lavoro come responsabile marketing e comunicazione. 
Di un negozio di generi alimentari. 
Già. 
Intendiamoci, non è la traduzione yankee del nostro casolino, bisogna fare le dovute proporzioni con le dimensioni USA, dove tutto è più grande. Anche un casolino. Non solo nel senso materiale del termine, ma anche in quello figurato. Che è difficile da immaginare e anche da descrivere, ma loro ce la fanno comunque. È un negozio che importa alimentari tipici, da Italia e Spagna in modo particolare. E oltre al suo core business come si suol dire questo ‘negozietto’ affianca l’organizzazione di eventi come per esempio corsi cucina (una cosa che i nostri casolini di qualità dovrebbero segnarsi) o giornate benefiche a favore di enti di volontariato, in un’ottica di espansione. E la ragazza italiana gestisce queste attività. 
Adesso sfido chiunque dei miei 3 lettori a scendere dal casolino sotto casa e convincerlo a fare lo stesso e ad assumerlo per gestire eventi, sito web, social network e comunicazione varia per aumentare il proprio giro di affari. Come minimo, quel prosciutto potrebbe essere impugnato come una clava (o racchettone vista la forma)!

Per definizione all’estremo opposto tutte le cose sono completamente diverse: la figura in questione è marginale e l’ottica è quella di conservazione e di mantenimento (del possesso) del capannone. Ci sono pochi imprenditori che pensano di assumere una persona (e di spendere i propri soldi) che segua le attività di marketing per lo sviluppo delle vendite e del brand. 
Basta dare un occhio nemmeno tanto approfondito agli annunci di lavoro riguardanti questa professione: se non offrono stage trattano impieghi a tempo determinato anche di tre mesi. Spesso questa funzione viene confusa con quella dei grafici e così è facile leggere annunci del seguente tipo: 
Titolo: addetto marketing e comunicazione 
Mansoni: realizzazione grafica ed impaginazione brochure 
Profilo: (meglio se) neolaureati esperti ma in età di apprendistato e (ancora meglio) disposti a essere pagati 1 mese no e l’altro forse. 

Ad un estremo, una persona che si occupa di marketing e comunicazione per migliorare sia le vendite che la propria immagine è considerata come una risorsa importante. Quasi fondamentale. E soprattutto è una risorsa. All’altro estremo la stessa figura ha una considerazione marginale. E soprattutto, è un costo. Posso capire che spendere 100 per pagare una persona 60 sia ai limiti della logica imprenditoriale. Ma una azienda moderna se vuole espandersi non può fare a meno delle attività di marketing, che non si limitano ad una costosissima pagina pubblicitaria che passa inosservata su una rivista di settore. 
Il verbo, almeno qui a Vicenza/Veneto, è vendere (e produrre è lo Spirito Santo). A chi non si sa bene. E comunicare invece è visto come un’eresia, perché il successo di una azienda non passa (solo) da li. 
Ho incontrato due tipi di imprenditori, al momento, accomunati dalla consapevolezza che “dovremmo farlo anche noi” (cosa???) mentre le ragioni per le quali non lo fanno sono distinte: per uno “purtroppo non abbiamo il tempo per seguire questa attività” mentre per l’altro “purtroppo costa troppo una persona che segua solo (!) questo”. C’è l’imprenditore deus ex machina factotum che si occupa di tutte le funzioni della sua azienda e guai ad affidarle a qualcun altro, semmai ai figli lasciano qualche post su Facebook o qualche tweet prima di cedergli il comando della baracca. E c’è l’imprenditore che ha paura di fare un passo troppo lungo, quello che crede che l’investimento è solo una spesa e non porta un ritorno, come se volesse misurare tutto quello che fa. Così si preferisce rimanere fermi. L’unica attività extra imprenditoriale è quella di lamentarsi del governo ladro, di minacciare di spostare l’azienda all’estero o di chiuderla che tanto è lo stesso. 

Mentre dall’altra parte appare tutto più facile, più semplice e forse anche per questo esiste l’American Dream. Due estremi opposti di vedere il business, di pensare e di agire. 
Non riesco a decidere chi dei due sia esagerato. Due modi di gestire la propria attività imprenditoriale.
Poi leggo che il web crea nuove opportunità. Vero, perché sono articoli scritti da siti stranieri. Forse lo impareremo anche noi, tra qualche decennio.

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18 anni... ancora!

Non è mica la prima volta che compio di nuovo gli stessi anni. Potrebbe essere la 36ma volta come la 6a o la 4a. Forse questa però è un po' speciale, perché compio (ho compiuto, ormai!) 18 anni per la seconda volta! Di nuovo maggiorenne! Non sono una persona che si fa influenzare dagli anni che passano, lo so, è una cosa che succede e la vivo con un certo realismo, come i primi capelli bianchi che appaiono ai lati.
Eppure, ora che ci scrivo sopra, non riesco a nascondere una certa emozione.
Forse perché nei primi 18 anni non avevo combinato granché, nemmeno una storia d'amore (o forse, appunto, solo storie...) o un fatto epico da raccontare mentre nei secondi 18 anni è successo tutto.
Poi la vita è cambiata in questo (lungo? Corto?) tempo. So benissimo dove ero e cosa ho fatto 18 anni fa: nell'ufficio dello psichiatra nella caserma militare di Verona. Il giorno del mio 18mo compleanno ero a fare una cosa che adesso non si fa più, la visita di leva! Le uniche due persone che mi hanno fatto gli auguri sono stati Leo e lo psichiatra (perché ci sono finito, unico insieme ad un altro? Che ne so!? Che c'è di male se nell'interminabile quiz delle domande più insulse del mondo ho detto che mi piacciono i fiori e che avrei anche potuto fare il fioraio!?). Eppure, vedendo i miei documenti, nessun militare mi ha fatto un minimo augurio. Non che il dottore sia stato più espansivo di un asciutto "Auguri" (sì, senza punto esclamativo, l'ho sentito che non c'era), ma sarebbero stati graditi.
Comunque, la visita di leva per quanto discutibile mi ha fatto passare due giorni divertenti e piuttosto riflessivi.
Porto ancora la maglia che mi è stata regalata 18 anni fa ed anche i boxer (come pigiama estivo). Ho ancora i capelli rossi. Ascolto ancora la stessa musica e come allora non guardo MTV né mi sbatto a fare il figo nei locali fighi. Penso di non essere cambiato granché, o forse sì. Non ho combinato tante cose da 18enne se non prendere la patente e non so se alla fine dei conti sia stato bello (intendo non aver fatto cose da 18enne, non prendere la patente!). Oggi sono andato in ufficio in moto e non a scuola (o in stazione) in scooter e sono tornato a casa da mia moglie ed il mio bambino e non a casa dai miei genitori.
Di certo domani non ho il secondo giorno di visita di leva.
E mi va bene così.

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Indipendenza

Qualcuno è a conoscenza di un referendum che si tiene dal 16 al 21 marzo prossimi?
Qualche giorno fa via Whatsapp mi è arrivato l’appello di partecipare. Il messaggio diceva:  

“Ciao, se sei favorevole, invita tutti i conoscenti a votare per il referendum della prossima settimana. Entro sabato per avere il codice di voto, bisogna affrettarsi. Non è una utopia, se la maggioranza vota si lo stato italiano non può opporsi – e poi il link al sito – Se ti servono spiegazioni o aiuto per avere il codice e/o votare chiedi pure. Ciao!”

A parta la discutibile sintassi del messaggio, non ne ho mai sentito parlare e ho avuto subito molti dubbi:
- con i social network perché questi qui non si sono mai fatti un pelo di promozione?
- da quando in qua esistono referendum che durano 6 giorni?
- e da quando l’Italia si è così sviluppata e sburocratizzata da rendere possibile un comodo voto da casa tramite internet e telefono?
 - di solito per i referendum non si devono consegnare delle firme che devono essere controllate e validate?
- ma soprattutto, per cosa si deve votare?

Mando un messaggio a chi mi ha mandato il link e mi risponde che è per l’indipendenza del Veneto. I miei dubbi si rafforzano sempre di più a questo punto, visto che la nostra Costituzione non prevede referendum per richiedere l’autonomia di una regione (fosse possibile, non esisterebbe l’Italia. Ma soprattutto, Bertesina sarebbe un Principato Autonomo da un bel po’).

Vado a vedere il sito e non trovo alcuna spiegazione sull’iniziativa e non mi sorprendo, ma mi irrito moltissimo.
Sul menù di destra ci sono i link alle sottopagine, sfoglio il sito e non trovo alcuna spiegazione. 
C’è la pagina dei candidati: ma a che cosa? Qual è il loro compito? Sembra più un gruppo massone che agisce di nascosto, se non fosse che ci mettono la faccia.
C’è la pagina con i riferimenti bancari per sostenere il comitato: che cosa fa? Mi spiegate a cosa servirebbero i miei soldi?
In alto c’è un altro menù.
C’è la pagina che ti spiega come votare: anche per telefono, avantissimi. 
C’è la pagina che ti spiega perché votare: c’è la distinzione tra sì e no, ma per cosa?
C’è la sottopagina del comitato per il no ma è vuota (ma va?). Allora vado su quelle del sì e capisco di cosa si tratta (quante righe sono passate nel frattempo?):  l’indipendenza del Veneto! Per la precisione, il quesito è: “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”.
A quanto pare, la Risoluzione 44/2012 ed alla successiva proposta di legge regionale 342 del 2013 dissipano alcuni dei miei dubbi sopra esposti. Il testo firmato dal boss del comitato però mi sembra farneticante (davvero l’indipendenza del Veneto è ovvia e scontata?) ed in perenne lotta con la sintassi.

Ok, sembra una cosa seria. E la cosa mi fa un po’ sorridere, ma non diluisce la mia amarezza.
Mi fa sorridere perché il Veneto per più di mille anni è stata per i fatti suoi come Repubblica diventando una potenza europea e sarebbe potuta diventarlo a livello mondiale se avesse colto le opportunità offerte della scoperta dell'occidente. Ma purtroppo quando si è scoperto che la terra non era piatta ha mandato in mona mille anni di storia e ha venduto il suo territorio e la sua gente al primo che passava, dalla Francia di Napoleone all’Impero Austro Ungarico dando via libera a Inghilterra, Spagna, Francia e Olanda. 
Ed adesso pensa di ritornare indietro di 5/600 anni?
Questa iniziativa mi amareggia perché dimostra ancora una volta che non impariamo mai dalla storia. E perché così vengono dimenticati milioni di italiani - di sicuro anche alcuni parenti - che hanno combattuto due guerre e viene sotterrato il loro sangue versato a difesa del proprio territorio.  

Questa storia dell’indipendenza del Veneto mi deprime. Perché non è la soluzione. Sicuri che poi tutto filerà liscio? Che non ci sarà un comune che vorrà l’indipendenza da Venezia facendoci tornare ancora più indietro nella storia in barba alla Serenissima? Che gli evasori scompariranno?
Non voglio diventare veneto. Sono e mi sento italiano. Per tutta la storia passata. Perché nonostante abbia molti cerotti, questo Stivale è bellissimo, vario ed affascinante nelle sue sfumature.

Eppoi ve la immaginate una nazionale di calcio veneta? Porca puttana,se la Serenissima fosse stata capace di resistere, avrei potuto giocarci anche io!

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Soddisfazioni

Venerdì sera, partita di campionato dell’importantissimo campionato provinciale amatoriale di calcio a 5 CSAIN. La T-Magenta straultima in classifica con due soli miseri punti frutto di due sofferti pareggi (alla prima di campionato e l’ultima partita giocata, che ha interrotto una fila di sconfitte demoralizzante) si presenta al parquet del palazzetto dello sport di Sandrigo per affrontare la Nafta, temibile squadra seconda in classifica, molto ben (più) organizzata e composta da giocatori di esperienza con trascorsi in alte categoria tra eccellenza promozione e prima categoria di calcio a 11. Giocatori con una certa età ma dai piedi sempre buonissimi e tanta, tantissima voglia di divertirsi ancora, col seguito di figli e mogli, le quali dimostrano di avere ancora una ottima scorta di pazienza e di santità dopo anni di pomeriggi domenicali passati al campo della squadra del compagno.

Oltre al deficit tecnico, a dividere le squadra anche un deficit numerico: mentre loro sono 2 squadre abbondanti, noi ci presentiamo in 8, che equivale sì a 3 cambi ma uno di questi è mezzo infortunato per colpa di una tallonite. Aggiungici che ci manca il bomber assente per lavoro ed un portiere per malattia, che ci mancano i due imprevedibili gemelli funambolici, che altri due ci hanno sequestrato un compagno, che un difensore è out per uno strappo al polpaccio e chi gioca ha un allenamento davvero scarso, la somma non può che essere quella dei palloni che finirà nella nostra rete a fine partita.
Ma la T-Magenta non si è mai demoralizzata (al massimo, qualcuno di loro da di matto, ma per fortuna ha buoni compagni che lo riportano sulla retta via) e affronta ogni partita con orgoglio e coraggio. E venerdì anche con sagacia tattica.
Così, senza tante paranoie, la nostra è stata quella di coprirci: campo grande, ranghi ridotti, avversario fortissimo, non potevamo farci tante illusioni.

Nemmeno dopo 7” quando eravamo già 1 – 0. Per noi! Partenza fulminante: uno scambio rapido tra me e Simone, ho la palla sul destro ma tiro lo stesso e la palla batte sul palo e si infila.
Non ci siamo illusi nemmeno il minuto dopo quando con caparbietà Simone caccia dentro (di sinistro!) lo 0 – 2. 
Figuriamoci se potevamo permetterci di montarci la testa dopo nemmeno 3 minuti, quando rubo palla e tiro così così, ancora di destro, e la palla toma toma entra in porta per lo 0 – 3. Già, doppietta! Già, di destro!!
No, troppo impegnati a difenderci e soprattutto a respirare! Meno male che Fiore in porta ha parato anche i santi tirati giù dagli avversari, un muro, mentre Max dirigeva la difesa, Nicola anticipava, Andrea bloccava, Mago gestiva e Giò usava l’esperienza.
Al 5° fallo (penso di aver battuto due record: il gol più veloce e il nr di falli fatti in un tempo!) sono uscito perché altrimenti diventavo pericoloso per la mia squadra e l’arbitro, usando una metafora benevola, era piuttosto fiscale e casalingo.
La Nafta ci ha schiacciato nella nostra metà campo e ci ha infilato due volte prima dell’intervallo accorciando sul 2 – 3, grazie anche ad un rigore per 6° fallo concesso con generosità!

Il secondo tempo è iniziato com'era finito il primo, con un monologo dei giocatori di casa, mentre noi iniziavamo ad andare in debito di ossigeno e dimostrando una lucidità discutibile. Anche se Max ha fatto ricorso a tutto il suo mestiere nonché a tutti i suoi capelli, non c’è stato niente da fare ed il sorpasso è arrivato a metà ripresa.
Ed infine il gol del 5 – 3, bello, per carità, ma ti pare che per una partita di un campionato provinciale di calcio a 5 con 3 spettatori per di più poco interessati, contro la straultima in classifica, si esulta togliendosi la maglia e prendendo in giro l’avversario? Niente di meglio fuori dal parquet? Sono queste le soddisfazioni della vita? Porcamiseria, complimenti! Questi hanno fatto un mese di lutto l’anno scorso  quando sono stati eliminati ai playoff! Per carità, a ognuno le proprie gioie e soddisfazioni. Noi siamo usciti dal campo a testa alta mentre non posso dire la stessa cosa dei padroni di casa.
Che sia una squadra poco abituata a soffrire lo capisci dall'atteggiamento. Oltre ad averci sottovalutato all'inizio, sono permalosi perché si lamentano se subiscono falli e  poi minacciano di rompere una gamba come risposta. Però se giocano spalle alla porta il loro destino sarà quello di essere battuti come tamburi, non è colpa mia. Poi non entro per far male, sarò aggressivo ma non bastardo. Quindi è il caso di evitare minacce, che sono brutte da sentire anche nella finale del mondiale. Poi io gli ho fatto due tunnel e nel secondo tempo non si è più visto dalla mia parte. Forse era più a disagio per questo.


Ci teniamo anche noi a vincere ma portiamo rispetto per gli avversari. Spero che l'anno prossimo si possa continuare come stiamo facendo nelle ultime partite.
Ho segnato due peri e mi hanno fatto contento i complimenti ricevuti dagli avversari a fine partita, ma la mia soddisfazione mi aspettava a casa con la sua zazzerina bionda.

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Quaresima

Di solito questo tipo di proposito lo fai a Capodanno. Perché è il cliché che lo richiede e perché, diciamola tutta seriamente, chi cazzo è un ferreo religioso osservante? Ormai ci siamo dimenticati le tradizioni culinarie (dai, mani alzate per chi sa che l'ultimo venerdì di carnevale è venerdì gnoccolaro) e figuriamoci se siamo bravi osservanti del nostro culto.
 
Oggi è il primo giorno di Quaresima, ovvero mercoledì delle ceneri nonché mercoledì di magro che prevede il digiuno e l'astinenza dalla carne (chissà se c'è anche qualche allusione sessuale...). Ma anche in tutti i prossimi quaranta giorni che ci aspettano, prima di sfondarsi di capretti in umido, dolcissime colombe ripiene e rompere enormi uova di qualsiasi cioccolato per poi venir tempestivamente delusi dalla teoria delle aspettative (detta anche, appunto, dell'Uovo di Pasqua) la religione cattolica prevede un digiuno ecclesiale come forma di penitenza, che obbliga ad un solo pasto quotidiano.
Si potrebbe anche affrontare, forse. Ma secondo la legge divina tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza a proprio modo.

Così per quaranta giorni c'è chi si astiene dall'alcol, chi non guarda la televisione, qualcun altro farà a meno di cazzeggiare sui social network (lo faccio nel week end e sto davvero molto bene!). Propositi di penitenza personalizzata in base alle proprie abitudini.
Forse, non mi ricordo, lo facevo da piccolo per imposizione dei genitori. 
Quest'anno una penitenza la voglio fare anche io. 

Astensione dai dolci la sera dopo cena.

Una prova di volontà personale probante! Oscar Wilde diceva, in uno
degli aforismi più citati dagli zainetti italiani e dalle cartoline inglesi, che a tutto riusciva a resistere tranne alle tentazioni.
Pensare che in piena Quaresima cade (malissimo) anche il mio secondo 18mo compleanno!
Io per quaranta giorni ce la farò a resistere agli zuccheri ed ai coloranti travestiti da invitanti dolci che ammiccano dalle ante in cucina?

Gesù si è tolto dalla mutande quaranta giorni di sabbia del deserto. Lo so, lo so, è un confronto a dir poco profano per non dire blasfemo, ma dovrò riuscire a creare un deserto attorno. E a chiudere gli occhi quando entro in cucina dopo cena!

E poi ho fatto un altro voto di penitenza: a letto presto che significa non stare sveglio fino a dopo le 2 am. E visto che è già mezza notte passata, buona notte a tutti!

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