Un movimento che non si (pro)muove?

Sabato sera con Anna e alcuni miei amici sono tornato alla cantina che ogni anno, in questo periodo, organizza una serata coinvolgendo gli ospiti presenti. Come due anni fa, l'evento della serata era una rappresentazione teatrale di una compagnia veronese e il pubblico doveva risolvere il caso di un omicidio.
Tralascio il fatto che il nostro gruppo è arrivato secondo per eccesso di precisione (può un rappresentante di vini avere conoscenze di chimica degli elementi?) e che il vincitore ci ha gabbato proprio perché ha buttato li questa ipotesi non del tutto corretta e che potevano assegnare l'ambito premio di 3 bottiglie della cantina a ex-equo.
Alla fine ci siamo divertiti, ho rivisto con piacere una persona dopo tantissimo tempo e abbiamo apprezzato i vini della cantina.
Proprio questo mi ha continuato a ballare in testa per tutta la serata, distraendomi un po' dal mio compito di CSI Montebeo, guardando il gigantesco stendardo del Movimento Turismo Vino appeso alla parete che avevo di fronte.
Questa organizzazione si pone "
l’obiettivo di promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di poduzione" ma vedo un po' di confusione di intenti, autarchia e indipendenza di azioni.
Conosco la cantina per esserci già stato 2 anni fa e ho visitato il loro sito internet per cui sapevo che vino stavo bevendo per mandare giù le vangate di marroni che servivano e anche quello che accompagnava le fette di dolce che ci hanno servito alla fine.
Però non so quanti altri ospiti li conoscevano e sarebbe stato molto apprezzato (almeno dal nostro punto di vista) se qualcuno della cantina (el paròn o il figlio) ce li avesse presentati descrivendoci anche la zona di coltura delle viti e il sistema di lavorazione e magari all'inizio della serata ci sarebbe anche stata una introduzione alla storia della cantina e delle sue vigne.
In fondo questa serata serviva per promuovere la cantina e i suoi prodotti no?! Quindi non c'era alcuna malizia di fondo e agli ospiti un po' di informazioni in più non nuoce di più di qualche bicchiere di nettare d'uva.
E' qui che secondo me pecca l'organizzazione.
Come la fiera che hanno fatto il mese scorso a Vicenza per promuovere il turismo enologico. Una merdata unica. Sembrava la fotocopia rimpicciolita e stropicciata del padiglione delle cantine venete del Vinitaly dove naturalmente lo scopo non era tanto promuovere una cosa intenzione che coinvolgeva gli espositori ma vendere in maniera specifica i prodotti dei singoli! E l'unico cenno di turismo era la strada da percorrere (in macchina, moto, bici...???) da casa alle cantine e da una cantina all'altra, da fare per conto proprio però!
L'iniziativa del Movimento di per se è interessante ma manca di promozione e di una visione precisa.
Se poi ci aggiungiamo la refrattarietà tipica veneta (che tra gli imprenditori del vicentino è pure accentuata)
alla comunicazione dei propri prodotti la strada non sarà molto lunga e facile.
Le cantine mantengono il loro fascino originale mantenuto nel tempo dal profumo delle botti di legno impregnate di vino e dalla semplicità di alcuni dei loro proprietari (purtroppo qualcuno non è riuscito a tramandare ai figli questa purezza) che ti accolgono dandoti del tu e una vigorosa stretta di mano dietro uno sguardo un po' timido.
Sono immerse in zone collinari meravigliose al di fuori di ogni casino cittadino e si respira un aria tranquilla e buona (ma immagino sia una sensazione valida più per i visitatori che per chi ci lavora). Qualche lavoro di ristrutturazione è dovuto naturalmente e c'è qualcuno che ne approfitta pensando a far accomodare i propri ospiti.
Credo bene che le cantine
periodicamente invitino rappresentanti distributori e operatori del settore. Però il loro mercato è rivolto anche verso il consumatore finale.
La serata di sabato mi ha fatto pensare che eventi simili sarebbero da programmare almeno una volta al mese con il patrocinio (= contributo) del Movimento Turismo Vino nazionale o regionale o della Coldiretti o dell'Assessorato Provinciale/Regionale alle Politiche Agricole in collaborazione con altri enti che pur non centrando una tega col vino possono cogliere l'occasione per promuoversi come per esempio la F.I.T.A. (che non è l'acronimo di Fingers In The Ass ma della Federazione Italiana Teatro Amatoriale) o di qualche scuola di ballo country (lo vedo molto bene il binomio danza e alcol!) o Slow Food (ma qui forse entrano in ballo questioni igieniche per cucinare in cantina e i NAS non sono personcine molto lascive).
Oppure ogni sede regionale del Movimento potrebbe organizzare un evento simile ogni fine settimana (sempre col patrocinio) cambiando cantina in modo da divulgare il più possibile questa benedetta filosofia di turismo enologico.
Cominciando magari la mattina con una visita alle vigne della cantina (o delle cantine della zona) il massimo della libidine sarebbe di concludere la giornata col pernottamento in cantina (se è predisposta) o in un b&B della zona (così ti creo anche un bel business per l'indotto!).
Ma queste sono solamente delle ipotesi che mi sono venute in mente distrattamente tra un marone un bicchiere di vino e un dolcetto.
Poi tra il dire e il fare c'è di mezzo il tasso alcolemico!

Read Users' Comments (8)

8 Response to "Un movimento che non si (pro)muove?"