Regionali 2010: utopia e speranze

Sto seguendo lo spoglio delle Regionali da internet con Beppe Severgnini e ascoltando i toni ho la sensazione che la politica, quando viene trattata da certe persone riesce anche a essere piacevole e ad attirare l'attenzione del popolo sovrano. E' possibile notarlo leggendo i commenti anche di chi ammette il proprio astensionismo o il proprio vandalismo elettorale: nonostante non si sia espresso a favore di alcuna parte segue lo stesso l'argomento, dimostra lo stesso il suo interesse.
Detto questo, i risultati che arrivano confermano l'orientamento della mia regione: il Veneto rimane a destra, ma vestirà la camicetta verde della Lega e non la bandana del PDL. Tra l'altro al momento il partito padano è in vantaggio di dieci punti % sugli alleati. E sticazzi! Sono curioso di leggere i risultati finali e sommare i voti verdi e quelli azzurri. Credo si possa trattare di un travaso di voti verso i Paesi Bossi (cit.) di elettori delusi del PDL, PD e UDC che si sentono ormai stanchi e presi per il culo dalla vecchia politica e vedono nella Lega un'alternativa. O forse un'ultima spiaggia.
La Lega adesso ce lo può avere molto duro, perché si è portata a casa il nord Italia tanto che potrebbe correre anche da sola senza l'appoggio di altri partiti. Infatti il PDL, in Veneto, ne esce molto ridimensionato: ho fatto il calcolo anche se i dati non sono ancora definitivi: 
2005
Forza Italia + Alleanza Nazionale: 710.292
2010
PDL: 548.657
perde il 22%, in termini assoluti equivale a 160mila voti, circa.
2005
Lega: 337.896
2010
Lega: 780.776
quindi ha più che raddoppiato il numero dei suoi elettori!
Senza vergogna i vari capi partito mentiranno a loro stessi affermando con falsa soddisfazione che il PDL ha vinto. Mentre chissà quando gli prude...
Adesso sono curioso di vedere cosa succederà. La Lega può pretendere ciò che vuole, perché ha vinto con un consenso che va ben oltre le aspettative. Il presidente della provincia di Vicenza è della Lega ma è risaputo che il governo effettivo del territorio è nella mani del PDL e non penso davvero si possa ripetere questa situazione di facciata a Palazzo Ferro Fini e, se verranno confermi gli ultimi risultati, anche in Piemonte.
I risultati dicono che il divario tra centro-destra e centro-sinistra è salito da far paura: dall'8,23% del 2005, al 31% di oggi!
Vedremo poi se la Lega è un partito che mette al centro il cliente (=l'elettore), se dimostreranno che siamo davvero paroni in casa nostra!
Al momento anche il Movimento Cinque Stelle promosso da Beppe Grillo sembra si stia prendendo delle soddisfazioni e sono curioso di vedere come verrà visto questo risultato: se come un voto buttato, un voto di protesta (?) o una scelta precisa da parte degli elettori. E soprattutto vorrei sapere quanto ne parleranno i vari media: non ha un'organizzazione capillare e profonda ne' immagino si possa avvalere di un ufficio stampa potente tanto quanto quello della concorrenza. Già è stato ignorato durante la campagna elettorale, riuscisse a fare un risultato a sorpresa (al momento in Veneto è al 3,30%, poco fa in Emilia Romagna si diceva fosse al 7!) non so quanto spazio gli verrà dedicato.
Questi sono gli esiti di una campagna elettorale anomala e aggressiva. Perché più dei candidati locali, hanno avuto più spazio i pezzi grossi nazionali, quasi fossero delle elezioni Politiche.
I principali leader politici si sono mostrati più del dovuto senza risparmiarsi, senza limitarsi a chiudere le campagne dei loro rispettivi candidati. E' parso che fossero quasi loro i candidati, che le elezioni fossero un giudizio su di loro.
Probabilmente i vari mignotta-gate scoppiati un po' dappertutto, le boiate che hanno compromesso la presenza di alcune liste di qua e di la e le indagini spuntate come funghi hanno costretto i leader di una parte e l'altra a scendere in campo in prima persona per difendere i propri colori, attaccando l'avversario che di conseguenza è stato costretto a replicare difendendosi come poteva.
Via di questo passo, i programmi dei diversi candidati sono passati quasi inosservati quasi inutili.
Altri candidati si sono conosciuti solo l'ultima settimana perché, alla faccia della democrazia e della libertà, sono esistiti solo i due principali concorrenti mentre gli altri contavano niente.
Forse perché in alcune regioni i risultati sono stati dati scontatissimi da tutti (politici giornalisti ed elettori): per quanto riguarda il Veneto (posso parlare solo per la mia terra perché non conosco le situazioni politiche delle altre regioni) la Lega potrebbe andare a bersi il bianchetto all'osteria risparmiandosi le spese e le fatiche elettorali.
E' stata una campagna elettorale tesa pesante dove chi inneggiava all'amore e alla fede urlava a squarciagola tutto il suo odio e rancore verso l'avversario.
Una campagna elettorale che ci ha fatto vedere quanto siano diverse tra loro le posizioni all'interno delle due principali unioni politiche, c'è tutto tranne che sintonia. 
Questo panorama non fa che accrescere la perplessità dei rispettivi elettori, che sempre meno si riconoscono in quei politici ai quali avevano affidato l'andamento del Paese e che sempre di più si allontanano dalle vicende politiche italiane. Non per niente l'astensionismo rispetto alle ultime elezioni (qualsiasi, anche del rappresentate di classe!) è salito.
C'ero in mezzo anche io fino a poche ore allo scadere.
Però mi dispiaceva non esprimere la mia opinione in modo attivo così, anche se avrei tanto voluto ardere il seggio (questo è un voto di protesta, non segnare il Movimento Cinque Stelle!), ho esercitato il mio diritto/dovere. Anche solo per avere il diritto a protestare, qualora ce ne fosse il bisogno.
E' questo atteggiamento che vorrei cancellare tra la stragrande maggioranza degli elettori: l'indifferenza tra uno o l'altro, le sfiducia e la rassegnazione. Non mi piace sentire la gente che dice di aver votato per il meno peggio o di non essere andata perché non ne aveva voglia o perché non sapeva cosa fare.
Perché il Paese è anche suo e se vuole, nel suo piccolissimo, può fare qualcosa.
L'italiano deve tornare a identificarsi nel proprio capo politico democraticamente eletto, che deve trasmettere l'attaccamento al Paese.
Ma la politica per questo deve essere vicina alle persone conoscendo le loro necessità. Ma non quelle degli imprenditori dei bamboccioni dei liberi professionisti dei rappresentanti di categoria dei lobbisti dei lacchè dei papponi di chi sta nella stanza dei bottoni o va al ballo delle debuttanti o ai festini tirando di coca o fa il fine settimana in barca. Deve conoscere le difficoltà della gente comune che paga le tasse degli impiegati degli studenti dei genitori e dei loro figli delle piccole associazioni dei pensionati dei malati. Perché è questa la stragrande maggioranza del Paese! E' questa parte d'Italia che ha bisogno di ritrovare la sua identità! 
La politica in questo senso ha molto da fare. Senza nascondersi dietro slogan ridicoli e inconsistenti (la battaglia al cancro lasciamola ai dottori per cortesia!). Senza andare a troie con l'auto blu o comprarsi la droga coi soldi pubblici al posto di lavorare per il Paese, di fare leggi vere e non leggi rimedio rivolte al popolo che lo ha eletto e non per se stessa e per il gruppo ristretto di cui sopra. Non voglio più sentire gente che si vergogna di essere italiano che viene irriso quando va all'estero. Voglio un Paese forte che si faccia rispettare che non si faccia più umiliare a Risiko da Malta e Libia!
(Più di) qualcuno pensa che questo possa farlo la Lega? Forse, e nemmeno per tutta l'Italia.
L'incapacità della classe politica ignava attaccata al traino di un uomo soltanto ed incapace di contrastarlo ci ha portato a questo.
Chissà perché mi salta in mente una vignetta di Altan dopo le elezioni Politiche del 2001:

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Una Signora senza palle

Ieri sera pensavo che si potesse chiudere il cerchio: la crisi della Juventus è iniziata nel girone di andata con la sconfitta in casa contro il Napoli. Da 2-0 a 2-3 senza tanti reclami.
Causa allenamento solitario non ho potuto vedere alla tele la partita, ma anche rimanendo a casa dubito che avrei scelto la partita al posto dei RIS!
Tornando a casa, mi sono fermato a prendere degli spaghetti allo scoglio (e checcazzo festeggio il compleanno con mezza pizza?) e mentre aspetto ascolto la partita alla radio sullo 0-1. All'inizio del secondo tempo Marechiaro Hamsik spare in curva il rigore e, al posto di illudermi, tra me e me sentenzio: "La Juve sta partita non la vince!".
Infatti dopo due minuti Marechiaro si riscatta e infila solo soletto il pareggio nel tripudio radiofonico (devo dire che una radio cronaca è davvero emozionante quanto incasinata. La prossima partita potrei vederla come ai bei tempi della Gialappa's: tv accesa ma muta e audio dalla radio per vedere se le parole coincidono coi fatti).
Odio avere sempre ragione!
Nel frattempo gli spaghi arrivano, torno a caso, ceno con Anna e non mi interesso. Prima di andare a riposare le stanche membra, do una sguardo al risultato finale. Buonanotte!
Il cerchio non solo non si è chiuso, ma anzi il buco che ci sta dentro si è sderenato ancora di più!
Che tristezza! La Juventus non è più quella delle cose fatte con stile. La dirigenza non è all'altezza del nome della società e solo una persona non basta. 
Quelli che avrebbero dovuto essere i giocatori fondamentali sono extra trentenni a fine carriera demotivati, altri si sono rilevati fenomeni parastatali. E non si costruisce un cazzo di progetto (o un progetto del cazzo) con extra trentenni.
L'anno scorso pensavo di aver visto il peggio, coi giocatori in sciopero del gioco pur di cacciare l'allenatore e quest'anno si 'è continuato pensando (o sperando, e chi vive sperando muore cag....) di emulare il Barcellona di Guardiola. Peccato che i dirigenti abbiano tralasciato due particolari: i giocatori a disposizione non sono proprio gli stessi e il campionato spagnolo è molto diverso da quello italiano.
Quando pensi alla Juventus pensi a giocatori forti di qualità. Però non bastano solo i piedi buoni. Se penso al Manchester United, mi vengono in mente Scholes, Fletcher, O'Shea, Carrick, Gibson, Rafael, giocatori vecchi e giovani che hanno una caratteristica che è la loro miglior qualità: hanno due palle come quelle di King Kong (solo un po' meno pelose, immagino)! Scholes ha vinto tutto quello che poteva vincere coi Red Devils ma è ancora motivato, gli altri sono giovani poco conosciuti che non avranno i piedi buoni ma non mollano un attimo. E ogni anno ci danno una sacrosanta batosta!
E io mi sono strarotto i coglioni di presunti assi del pallone presi spendendo i soldi degli incentivi auto!
Se un calciatore non ha un po' di carattere, i piedi buoni li usa al massimo per entrarci in campo. Forse la dirigenza juventina dovrebbe pensare più a questo aspetto, a quello che è mancato di più in questi ultimi 2 anni. E ringraziare dell'impegno profuso (è un proforma) i pittori, i capelloni, gli eroi di un mese, gli ex capitani di ritorno dopo l’esilio spagnolo dorato per rinforzarsi con buoni giocatori che abbiano fame e voglia. E giovani, per aprire un ciclo di qualche anno.
Mi piacciono molto Lazzari, Biondini (che avevo visto a Vicenza e lo rimpiango ancora) e Matri del Cagliari, Padoin (anche lui al Lane col rosso Biondini) dell'Atalanta, Maggio del Napoli (ex Lane pure lui).
Sento già voci di mercato che mi fanno venire il vomito... non vedo l'ora finisca questo campionato, e senza gli incentivi auto chissà che la campagna acquisti non venga fatta all'INPS o affidandosi a nuovi pseudo fenomeni, in campo, in panchina e alla scrivania!
Voglio una Signora con le palle!

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Come nuovo, come sempre

Ieri sera volevo provare. Il fisioterapista mi aveva messo a posto con le sue manipolazioni (fisiche, non mentali). Cosa avevo? Ah, solo l'asse della tibia spostato!
Per quello sentivo da due settimane un fastidioso dolore ai lati del ginocchio e nella parte posteriore inferiore attaccata al polpaccio (o, più tecnicamente, al gastrocnemio, meglio conosciuto anche come gemello). Proprio lo stesso ginocchio che nel lontano 1998 era stato operato per la ricostruzione del crociato anteriore e la rimozione del menisco esterno, per un lavoretto completo.
Chiaro che ero preoccupato, anche dopo un attenta autoanalisi (il ginocchio non si era mai gonfiato e, premendoli, i menischi non mi facevano male. Analisi che ha fatto anche il fisioterapista, tanto per dire quante ne so in materia!) ho escluso complicazioni meccaniche.
Dopo due settimane ne avevo le palle piene di non fare una Madonna e visto che ero a posto sono andato al campo.
Mercoledì non mi sentivo ancora pronto (con l'esperienza impari anche a gestirti fisicamente...) e non avevo voglia di aspettare stasera (ma la voglia non manca mai).
Così, ieri sera tornato da Milano in ritardo sono arrivato al campo che gli juniores avevano iniziato da più di mezz'ora il loro allenamento così mi sono messo a correre per i fatti miei.
10' di corsa attorno al campo, qualche esercizio di mobilitazione per le braccia e per le gambe, qualche andatura e stretching. Poi altri dieci minuti aumentando il ritmo sul lato lungo e recuperando su quello corto. Stretching. Poi balzi per verificare la reazione. Non contento, mi auto infliggo due serie di ripetute sui 50mt. Chiedo al mister, lui mi dice "3 serie di 6 scatti da fare in 8" con recupero di 22" tra ogni ripetuta".
Bene, cosa faccio io? Mi incasino coi numeri facendo 8x8, cioè 8 scatti anziché 6 mantenendo gli 8" e i 22" di recupero. Alla fine della seconda serie con la lingua penzoloni, mi sono abbonato la terza, avanzando sul totale solo due ripetute.
Alla fine com'è andata? Bene, perché ho corso e non ho sentito male. 
Però le gambe dopo, a letto e anche ora, mi fanno un male becco e sono pesanti come travi di cemento armato!
A 32 anni i tempi di recupero sono nettamente più lunghi.
L'importante, è avere sempre la voglia di rialzarsi e rimettersi a correre!

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Cronaca di una notte annunciata

[IL RACCONTO CHE SEGUE NON E' FRUTTO DELLA MIA MENTE MALATA DOPATA DA UN ECCESSO DI FANTASIA MA LA SEMPLICE CRONACA DI QUELLO CHE MI E' ACCADUTO - O NON ACCADUTO, CIOÈ DORMIRE - LA NOTTE FRA SABATO E DOMENICA].

Ora X della notte tra il 19 e il 20 marzo. Sono andato a letto con la pancia piena di porchetta, cabernet barricato nostrano e un pugno di citrosodina. Più di tanto non riesco a leggere e meno male che anche Anna chiude presto il suo libro.
Appena poggio la testa sul cuscino sento che quella sensazione di sospensione tra il mondo reale e quello dei sogni. Di già cazzo? Nemmeno l'1am e mi sto già addormentando? Stanotte va di lusso! Devo solo perfezionare la posizione e magari.... zzzz... ANDATO! Meraviglioso! Non mi ricordo quando è stata l'ultima volta che mi sono addormentato così presto.
Dormo benone. Come un bimbo. Ronf ronf ronf. Divento un tutt'uno con il piumone il materasso e il cuscino, come l'unione di più droni che formavano un robot nei cartoni anni '80!
Il sonno fila via liscio accompagnandomi nella notte tranquilla.
Ma all'improvviso la quiete ha una breve interruzione: Anna si alza per andare in bagno. La rete cigola il legno del pavimento scricchiola. Nel grande fungo a punta nel bosco dominano i rumori. Ma nessun problema è solo una sosta breve, mi volto dall'altra parte e non mi accorgo nemmeno del ritorno in camera di Anna.
Ma allora come faccio a sapere che Anna è tornata? Bhe, 1 a meno che non sia svenuta o addormentata sulla tazza o rapita da un branco di coccinelle in rappresaglia vendicativa immagino che sia tornata a letto e, 2, perché sono sveglio. Porca puttana!
C'è da capire da  quanto sono sveglio. Saranno quasi le 6am perché so che comunque ho dormito un bel po' perché la sensazione è quella li. Ma non ho voglia di alzarmi e prendere l'orologio sulla sedia (in questa camera c'è un solo comodino, che è dalla parte di Anna, perché il letto semimatrimoniale è nella stanza da una piazza e non c'è spazio per un altro comodino) e premere il pulsantino della luce che fa bip e così risvegliare Anna (perché lei ha un udito sensibile quando dorme). Quindi sto sotto coperta e mi concentro a dormire. Ma la concentrazione non viene e le gambe iniziamo a fare un male boia me le sento tirare verso il basso e le vene pesanti e indurite come se al posto del sangue scorresse asfalto liquido. Insopportabile.
In qualunque posizione mi metto sento un male cane. In più ho la gola secca. Allora va bene, con delicatezza mi alzo e vado in bagno a bere e dato che ci sono prendo l'orologio. Dopo aver innaffiato l'ugola guardo l'ora: le 4:40am! SOLO? Allora non ho dormito una mazza! In silenzio, bestemmio senza remore.
Ma come, da come ho dormito mi sembrava fossero passate delle ore! Facendo due calcoli da quando ho spento la luce a quando mi sono svegliato faranno si e no due ore! Va bene che la qualità è inversamente proporzionale alla quantità ma dovrebbe valere solo per l'acol!
Non mi resta che tornare a letto. Ho un sonno becco. Non riesco a tenere una posizione per più di 12". Nemmeno quella che mi ha conciliato così bene il brevissimo sonno.
Inizio a sentire i rumori che abitano questa casa di notte. Sembra che il tetto stia per cedere da un momento all'altro, devo ricordarmelo di dirlo a Anna. O in soffitta c'è una bisca clandestina. Al posto di contare le pecore conto le macchine che passano lungo la strada cercando anche di distinguerle (i diesel anni '80 si riconoscono a chilometri). 
E inizio pure a farmi le seghe! Mentali!
Tutta colpa del giretto del sabato pomeriggio a vedere moto e mountainbike, infliggendomi del dolore profondo visto che non me ne possono permette nessuna delle due (e per la prima posso capire, ma duemila sacchi per due ruote a trazione a pedale, per tutto il carbonio e le molle che monta mi sembrano esagerati). Così i miei tarli notturni iniziano a bucarmi la mente con l'una e l'altra e il contro-tarlo cauterizzante "tanto non posso cazzo ci penso a fare?" non fa effetto finché non avrò uno stipendio.
Da qui cominciano i tarli del lavoro. Ci sono gli sponsor del volley femminile, penso ai ganci politici che mi servono per un'idea che mi nasce al momento (le ottime idee spuntano al buio della notte e spariscono alla luce del sole, zoccole!) grazie alla quale si riuscirebbe a promuovere lo sport, il turismo, i prodotti locali e pure un'associazione benefica in una botta sola! 
Sono nato per il marketing! Non faccio in tempo bullarmi un attimo che mi trapassa il tarlo della scuola! Perché penso che potrei tornare a scuola non per imparare ancora ma per insegnare il marketing. Infatti nel mio ex I.T.C. da settembre comincerà un indirizzo in questa materia. Sarebbe molto bello. Ma il mio entusiasmo viene subito attaccato dai dubbi: ce la potrò fare? Sarò in grado? Meglio le interrogazioni e i compiti o le tesine? Quando iniziare? Al biennio sono ancora acerbi. Il triennio di specializzazione è lungo... come potrò dividere gli argomenti da insegnare? E come faccio? Penso che sarebbe bello presentarsi dal preside con un progetto. In fondo il marketing ha dei chiari collegamenti con la ragioneria (bilancio d'esercizio e budget) e diritto commerciale (marchio e logo sono elementi giuridici) e potrei coinvolgere i professori di queste materie. Quella vacca come vengono in mente le idee a me... sì però non posso mica sparare a salve!
Penso che mi piacerebbe essere un insegnante: starei a contatto con i ragazzi, giovani entusiasti da cui prendere qualche spunto, inoltre sono dei perfetti marketing addicted. Molto stimolante! In più avrei del tempo per continuare altre cose come le sponsorizzazioni o magari attraverso la scuola entrare in contatto con un centro studi della C.C.I.A.A. o di qualche associazione di categoria.
Mentre la bisca in soffitta non ha fine (questa teoria è più divertente del tetto che potrebbe crollarci sopra), mi volto verso Anna che dorme beata corpo dritto braccia quasi incrociate e testa girata di 90° a destra e un uccellino inizia il suo canto mattuttino gioioso ignaro del mio incazzamento. Non riesco a dormire e mi arrovello sulle cose, ci mancava solo il cinguettio acuto di un pennuto.
No, infatti si attacca anche il termosifone del bagno al pianoterra, che guarda caso è proprio sotto il letto! Inizia a carburare, sembra un aereo col suo rumore monotono e mono ton. Porca roja!
Mi volto di qua e di la. Le mie palle girano più delle particelle nell'acceleratore del Cern! Penso che sono a un passo dal record mondiale di avvitamenti a letto. Avrò consumato il tessuto delle lenzuola e del pigiama. 
Basta mi sono rotto i coglioni di girare come la punta di un trapano!
Le campane suonano le 8am. Ho troppa roba in testa e se non la scrivo esplodo. Un po' come quando sei bello gonfio e ti tocca vomitare.
Scendo a scrivere. La rete cigola il legno del pavimento scricchiola e la porta delle scale fa un frastuono  di legno e ferro. Anna purtroppo stavolta mi sente, se non sei in grado di volare o di passare per i muri, i rumori nel grande fungo a punta sono inevitabili. Mi chiede dove sto andando. "A fare in culo" o "A spararmi" sono le risposte che penso d'istinto ma con sincerità le dico che vado a scrivere. Si avvicina e mi chiede preoccupata se va tutto bene. Mi chiedo che razza di faccia devo avere per ispirare questa domanda in quel tono.
Le dico che poi torno su per rassicurarla. Scendo e alzo la tapparella. Di la del vetro la scena è piuttosto tetra e nebbiosa.
Ovviamente il termosifone smette di rompere.
Inizio a scrivere quello che fin'ora avete letto, arrivando al rintocco delle 9am. Meno male che sono infortunato perché dopo una notte così non sarei stato in grado di finire il primo tempo.
Non so se tornare su e riprendere i volteggi sotto le coperte perché tra un'ora e mezza suona la sveglia oppure uscire a prendere il giornale fare colazione al bar e accarezzare i cani dei vicini.
Peccato che il pc di Anna non abbia la chiavina per la connessione, mi devo accontentare di carta e penna come ai bellissimi vecchi tempi anonimi dei blocchetti e delle Moleskine, altrimenti potevo scrivere tutto in diretta sulla mia Zona.
Se il mondo fosse perfetto. Ma allora avrei un lavoro, una bicilindrica una front in carbonio e tutto il resto e non me ne starei qui a scrivere alle 9 di domenica mattina.
Fanculo! Torno a letto e spengo la sveglia!

PS: SONO TORNATO A LETTO, HO ABBRACCIATO ANNA E MI SONO ADDORMENTATO DI SCHIANTO. MI HA SVEGLIATO A MEZZOGIORNO E MEZZO! LA SERA ERO RIDOTTO A UNO STRACCIO.

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Io & Marley

Chiunque abbia avuto un cane per davvero, nel senso che non se lo è preso solo perché aveva un giardino grande a cui dare un senso o per far contenta una figlia capricciosa o per seguire una moda, sa quanto un cane sa ricambiare l'affetto che è gli è stato provato senza condizioni.
Ieri sera pensavo di vedere un film prima triste e divertente, durante,mi aspettavo succedesse qualcosa di tragico e poi un happy end su un tramonto sereno.
Tutta colpa del titolo che mi ha tratto in inganno (in inglese è Me & Marley, senza le solite fuorvianti traduzioni) che mi faceva presagire una storia a due.
Tra vocazioni professionali e desideri genitoriali, il film di David Frankel (lo stesso di Il diavolo vestre Prada) parla di come nasce e cresce una coppia di giornalisti al giorno d'oggi, tra le scelte importanti da prendere, mettendo sempre al centro della storia la famiglia.
Owen Wilson e Jennifer Aniston si sposano ma preferiscono vivere nella calda Florida piuttosto che nel freddo Michigan. Lo spostamento comporta due problemi: trovare lavoro a entrambi e la casa, risolti con brillantezza grazie alla determinazione di lei e alla bravura di lui.
La Aniston è una quotata firma di un quotidiano più importante di quello che stipendia Wilson. Lui pare non accontentarsi dello spazio che gli viene dedicato e ha dubbi nel cogliere le opportunità offerte dal collega, mostra un animo inquieto e traballante mai del tutto contento di quello che sta vivendo (no, non è la mia descrizione...).
Tanto che quando i coniugi pensano a un figlio, lui si spaventa e preferisce regalarle un cane in saldo, un po' per usarlo come temporanea via di fuga alla paternità, un po' per mettersi alla prova, anche se un cane non sarà mai più difficile di un figlio.
Marley, battezzato grazie a una canzone di Bob, si rivelerà invece un cane indomabile e ingestibile, che accompagnerà la vita della famiglia nonostante le crisi della Aniston al terzo figlio che intanto ha deciso di non fare più la giornalista ma la mamma a tempo pieno, le infelicità professionali di Wilson che lo porteranno ad accettare un lavoro in un quotidiano più importante a Philadelphia.
La Aniston balla con Marley in casa invece Wilson col labrador ha un rapporto di amicizia più vero di quello col suo collega che senza dirgli niente diventa giornalista per il NYT. Wilson si confida con Marley, è il suo compagno di running e passeggiate, mentre il suo collega lo userebbe solo per fare colpo sulle ragazze in triangolo in spiaggia.
Da via di fuga temporanea Marley diventa protagonista della vita della famiglia che rimane unita, partecipa al concepimento di un figlio, gioca a basket nella piscina, aspetta i bambini che tornano da scuola in fondo la strada. Le cose cambiano nella vita ma Marley c'è sempre rimanendo al fianco dei suoi padroni, venendo amato dai suoi figli/fratelli.
Alla fine del film avrei voluto correre alla finestra e spalancarla per rivedere il cane Emy saltare di qua e di la per guardare dentro casa e più tardi salendo le scale di casa mia parlare col gatto Freccia (si, PARLARE, il mio gatto parlava, ed era anche loquace!) e sentire come gli era andata la giornata.
E' una bella storia dove la famiglia viene prima del lavoro, mi sono riconosciuto in Owen Wilson, sempre in costante disarmonia tra quello che ha e non ha ma che alla fine ottiene quello che si merita e, forse, è contento così.
Tutto quello che vorrei nella mia vita e che ancora non ho l'ho visto nei 120 minuti di durata del film. Forse anche per questo alla fine mi sono sorpreso a tracimare lacrime.

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Tutta la mia comprensione!


L'uomo inquadrato nelle due immagini qui sopra si chiama Niels Arestrup, attore francese mica tanto famoso ne' ormai tanto giovane.
Qui è fotografato sul palco degli ultimi Césars Prix, gli Oscar del cinema francese per dirla in un modo che i Galletti non gradiranno, chiamato a ritirare il premio come miglior attore protagonista per il film Il profeta, pellicola di Jacques Audiard che si è aggiudicata ben 9 statuette (film, regista, attore protagonista, speranza maschile, fotografia, scenografia, montaggio e sceneggiatura, in Italia lo dovremmo vedere dal 19 marzo).
Ebbene, Niels Arestrup più che emozionarsi sembra quasi vergognarsi: occhi bassi e tristi, mostra evidenti segni di nervosismo toccandosi le orecchie grattandosi la fronte e cercando una faccia o un posto dove appoggiare lo sguardo perso nel vuoto.
Non proprio il massimo della felicità.
A meno che non sia emozionato per un altro motivo che si chiama Leatitia Casta, invidiata moglie dell'invidiato attore italiano Stefano Accorsi.
Perché l'attrice francese che ha consegnato il premio si è presentata con una mise trasparente non fosse per un biblico albero del peccato ricamato che lascia intravedere quello che dovrebbe coprire.
Posso quindi capire tutto l'imbarazzo di Niels Arestrup che vorrebbe volentieri appoggiare lo sguardo (eh si, mica solo quello!) alla sua destra. Non so come avrei potuto reagire io al posto suo!
Di sicuro facendo un bagno di sudore in un vano tentativo di non sbavare.
Tutto il contegno richiesto ma a tutto c'è un limite!
Meno male che di cognome è Casta[1]!

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Tempo da lupi

Da bambino avevo una fifa boia dei temporali e i tuoni mi facevano piangere. Poi un pomeriggio mio papà mi ha affacciato alla finestra spalancata durante una tempesta dicendomi: "Vedi? Non ti succede niente. Tu sei qua e lui è la non ti tocca non ti fa niente! Di cosa vuoi aver paura?" e da quel momento mi è passata.
Adesso impazzisco quando il tempo si scatena quando piove forte e l'acqua scende come un rubinetto acceso quando nevica e quello che vediamo fuori dalla finestra è bianco e diverso da pochi istanti prima quando il vento soffia forte e ulula di là del muro e piega gli alberi e quando il cielo s'illumina all'improvviso per poi esplodere fragoroso! Mi metto alla finestra ad ammirare questo naturale spettacolo incantato dalla sua ineluttabilità.
Ieri sera il luogo della mia fantasia si è materializzato a casa di Anna. La casa dei suoi nonni a Longara è un grande fungo appuntito degli anni '60 costruito sui colli vicentini con splendida vista sulla città. Gli  impianti sono da rifare del tutto e i serramenti non lasciano fuori ne' l'aria ne' l'acqua e il salone è molto pratico per la dispersione del calore. Ma ci sono due stufe a pellet è un bel camino che all'occorrenza funzionano benone.
Da qualche tempo la nuova caldaia invece non da segnali positivi e spesso va in blocco, quindi niente riscaldamento ne' acqua calda. Ieri è stato uno di quei giorni e il termostato registrava 12° in sala, 9° in camera!
Stufe e caminetto al massimo per non ibernarsi nel corso della giornata. E fuori un sussulto di inverno con il vento che si faceva sentire forte. Non il massimo della situazione...
Quando sono arrivato da lei la sera il vento sbatteva le fronde delle piante nel bosco si infrangeva sui muri  della casa facendo tremare i sottili vetri delle finestre protetti dalle persiane.
Lei era disperata. Io ero preda della meraviglia di questo spettacolo! 
Ho tirato su una persiana per poter vedere di la del vetro nel buio come si divincolavano i rami.
L'ululato del vento era bestiale forte e il collo del camino accentuava il rumore come se in cima al tetto ci fosse un branco di bestie enormi incazzate ed affamate.
Bellissimo! Ero eccitato dalla forza che si sprigionava fuori.
Mentre stavamo guardando la tv è saltata la luce. Credevo che il vento avesse tirato giù un palo, anche le case attorno erano al buio.
Illuminati dalla torcia siamo andati a sistemare il contatore e il salvavita per sistemarlo ma niente da fare. 
Il vento si infilava impetuoso tra le mura della casa e della rimessa fischiando ossessivo. Mi sono sorpreso a non sentire freddo anche se ero in felpa. Il cielo sopra di noi era scuro e pauroso di un colore mai visto prima.
Ero inquieto agitato mi opponevo al vento che mi passava tra le gambe sbattendo i pantaloni della tuta come bandierine. Non avrei voluto tornare in casa ma stare lì in mezzo.
Tornato dentro mi sono accorto che nemmeno l'acqua usciva dai rubinetti. Anna stava per issare bandiera bianca e far ritorno dai suoi. Ma era un peccato andarsene da lì! Una sera così quando si ripresenta?
Così l'ho aiutata a portare giù una rete e un materasso per poter dormire in sala (su in camera 8° mentre giù in sala era arrivato a 20!). Quando mi ha chiesto cosa volevo fare ho risposto in tono sospeso e incerto: "Dovrei avvisare a casa e sono già le 22:30..." mentre mi alzavo per avvisare i capi benda che dormivo nel grande fungo appuntito in mezzo al bosco sferzato dal vento.
Abbiamo preso un'altra rete e un altro materasso. Li ho già il pigiama e lo spazzolino. Altro non mi serviva.
Così abbiamo sistemato i letti di fronte il caminetto e infilati sotto le grosse coperte sintetiche, a debita distanza dal fuoco per evitare spiacevoli risvegli improvvisi.
Fuori il vento soffiava sempre più forte pareva volesse sradicare la casa dalla roccia. Dentro Anna e io infagottati nelle morbide ad ascoltare e a guardare il fuoco.
Al momento l'unica luce che c'era in casa.
 
Non potevo chiedere di meglio! Mi sentivo quel bambino piccolo che sono stato e si immaginava scenari dell'altro mondo per i suoi personali giochi di ruolo fatti di John Jack e Ken in mezzo a mostri e spari.
Quella non era più la casa dei nonni di Anna e non era nemmeno più sopra i colli. Poteva essere un castello delle montagne del nord  attaccato dai barbari e dalle loro bestie giganti e rabbiose o un vascello che solca l'oceano in una notte di tempesta.
Chi sarebbe riuscito a dormire?
Anna era ormai mezza andata soffocata dagli strati di tessuto. 
Io in pigiama e scalzo ammiravo il caminetto che scintillava nel buio ascoltando il suono del vento di là del muro inquieto e contento.

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