Io & Marley

Chiunque abbia avuto un cane per davvero, nel senso che non se lo è preso solo perché aveva un giardino grande a cui dare un senso o per far contenta una figlia capricciosa o per seguire una moda, sa quanto un cane sa ricambiare l'affetto che è gli è stato provato senza condizioni.
Ieri sera pensavo di vedere un film prima triste e divertente, durante,mi aspettavo succedesse qualcosa di tragico e poi un happy end su un tramonto sereno.
Tutta colpa del titolo che mi ha tratto in inganno (in inglese è Me & Marley, senza le solite fuorvianti traduzioni) che mi faceva presagire una storia a due.
Tra vocazioni professionali e desideri genitoriali, il film di David Frankel (lo stesso di Il diavolo vestre Prada) parla di come nasce e cresce una coppia di giornalisti al giorno d'oggi, tra le scelte importanti da prendere, mettendo sempre al centro della storia la famiglia.
Owen Wilson e Jennifer Aniston si sposano ma preferiscono vivere nella calda Florida piuttosto che nel freddo Michigan. Lo spostamento comporta due problemi: trovare lavoro a entrambi e la casa, risolti con brillantezza grazie alla determinazione di lei e alla bravura di lui.
La Aniston è una quotata firma di un quotidiano più importante di quello che stipendia Wilson. Lui pare non accontentarsi dello spazio che gli viene dedicato e ha dubbi nel cogliere le opportunità offerte dal collega, mostra un animo inquieto e traballante mai del tutto contento di quello che sta vivendo (no, non è la mia descrizione...).
Tanto che quando i coniugi pensano a un figlio, lui si spaventa e preferisce regalarle un cane in saldo, un po' per usarlo come temporanea via di fuga alla paternità, un po' per mettersi alla prova, anche se un cane non sarà mai più difficile di un figlio.
Marley, battezzato grazie a una canzone di Bob, si rivelerà invece un cane indomabile e ingestibile, che accompagnerà la vita della famiglia nonostante le crisi della Aniston al terzo figlio che intanto ha deciso di non fare più la giornalista ma la mamma a tempo pieno, le infelicità professionali di Wilson che lo porteranno ad accettare un lavoro in un quotidiano più importante a Philadelphia.
La Aniston balla con Marley in casa invece Wilson col labrador ha un rapporto di amicizia più vero di quello col suo collega che senza dirgli niente diventa giornalista per il NYT. Wilson si confida con Marley, è il suo compagno di running e passeggiate, mentre il suo collega lo userebbe solo per fare colpo sulle ragazze in triangolo in spiaggia.
Da via di fuga temporanea Marley diventa protagonista della vita della famiglia che rimane unita, partecipa al concepimento di un figlio, gioca a basket nella piscina, aspetta i bambini che tornano da scuola in fondo la strada. Le cose cambiano nella vita ma Marley c'è sempre rimanendo al fianco dei suoi padroni, venendo amato dai suoi figli/fratelli.
Alla fine del film avrei voluto correre alla finestra e spalancarla per rivedere il cane Emy saltare di qua e di la per guardare dentro casa e più tardi salendo le scale di casa mia parlare col gatto Freccia (si, PARLARE, il mio gatto parlava, ed era anche loquace!) e sentire come gli era andata la giornata.
E' una bella storia dove la famiglia viene prima del lavoro, mi sono riconosciuto in Owen Wilson, sempre in costante disarmonia tra quello che ha e non ha ma che alla fine ottiene quello che si merita e, forse, è contento così.
Tutto quello che vorrei nella mia vita e che ancora non ho l'ho visto nei 120 minuti di durata del film. Forse anche per questo alla fine mi sono sorpreso a tracimare lacrime.

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Tutta la mia comprensione!


L'uomo inquadrato nelle due immagini qui sopra si chiama Niels Arestrup, attore francese mica tanto famoso ne' ormai tanto giovane.
Qui è fotografato sul palco degli ultimi Césars Prix, gli Oscar del cinema francese per dirla in un modo che i Galletti non gradiranno, chiamato a ritirare il premio come miglior attore protagonista per il film Il profeta, pellicola di Jacques Audiard che si è aggiudicata ben 9 statuette (film, regista, attore protagonista, speranza maschile, fotografia, scenografia, montaggio e sceneggiatura, in Italia lo dovremmo vedere dal 19 marzo).
Ebbene, Niels Arestrup più che emozionarsi sembra quasi vergognarsi: occhi bassi e tristi, mostra evidenti segni di nervosismo toccandosi le orecchie grattandosi la fronte e cercando una faccia o un posto dove appoggiare lo sguardo perso nel vuoto.
Non proprio il massimo della felicità.
A meno che non sia emozionato per un altro motivo che si chiama Leatitia Casta, invidiata moglie dell'invidiato attore italiano Stefano Accorsi.
Perché l'attrice francese che ha consegnato il premio si è presentata con una mise trasparente non fosse per un biblico albero del peccato ricamato che lascia intravedere quello che dovrebbe coprire.
Posso quindi capire tutto l'imbarazzo di Niels Arestrup che vorrebbe volentieri appoggiare lo sguardo (eh si, mica solo quello!) alla sua destra. Non so come avrei potuto reagire io al posto suo!
Di sicuro facendo un bagno di sudore in un vano tentativo di non sbavare.
Tutto il contegno richiesto ma a tutto c'è un limite!
Meno male che di cognome è Casta[1]!

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Tempo da lupi

Da bambino avevo una fifa boia dei temporali e i tuoni mi facevano piangere. Poi un pomeriggio mio papà mi ha affacciato alla finestra spalancata durante una tempesta dicendomi: "Vedi? Non ti succede niente. Tu sei qua e lui è la non ti tocca non ti fa niente! Di cosa vuoi aver paura?" e da quel momento mi è passata.
Adesso impazzisco quando il tempo si scatena quando piove forte e l'acqua scende come un rubinetto acceso quando nevica e quello che vediamo fuori dalla finestra è bianco e diverso da pochi istanti prima quando il vento soffia forte e ulula di là del muro e piega gli alberi e quando il cielo s'illumina all'improvviso per poi esplodere fragoroso! Mi metto alla finestra ad ammirare questo naturale spettacolo incantato dalla sua ineluttabilità.
Ieri sera il luogo della mia fantasia si è materializzato a casa di Anna. La casa dei suoi nonni a Longara è un grande fungo appuntito degli anni '60 costruito sui colli vicentini con splendida vista sulla città. Gli  impianti sono da rifare del tutto e i serramenti non lasciano fuori ne' l'aria ne' l'acqua e il salone è molto pratico per la dispersione del calore. Ma ci sono due stufe a pellet è un bel camino che all'occorrenza funzionano benone.
Da qualche tempo la nuova caldaia invece non da segnali positivi e spesso va in blocco, quindi niente riscaldamento ne' acqua calda. Ieri è stato uno di quei giorni e il termostato registrava 12° in sala, 9° in camera!
Stufe e caminetto al massimo per non ibernarsi nel corso della giornata. E fuori un sussulto di inverno con il vento che si faceva sentire forte. Non il massimo della situazione...
Quando sono arrivato da lei la sera il vento sbatteva le fronde delle piante nel bosco si infrangeva sui muri  della casa facendo tremare i sottili vetri delle finestre protetti dalle persiane.
Lei era disperata. Io ero preda della meraviglia di questo spettacolo! 
Ho tirato su una persiana per poter vedere di la del vetro nel buio come si divincolavano i rami.
L'ululato del vento era bestiale forte e il collo del camino accentuava il rumore come se in cima al tetto ci fosse un branco di bestie enormi incazzate ed affamate.
Bellissimo! Ero eccitato dalla forza che si sprigionava fuori.
Mentre stavamo guardando la tv è saltata la luce. Credevo che il vento avesse tirato giù un palo, anche le case attorno erano al buio.
Illuminati dalla torcia siamo andati a sistemare il contatore e il salvavita per sistemarlo ma niente da fare. 
Il vento si infilava impetuoso tra le mura della casa e della rimessa fischiando ossessivo. Mi sono sorpreso a non sentire freddo anche se ero in felpa. Il cielo sopra di noi era scuro e pauroso di un colore mai visto prima.
Ero inquieto agitato mi opponevo al vento che mi passava tra le gambe sbattendo i pantaloni della tuta come bandierine. Non avrei voluto tornare in casa ma stare lì in mezzo.
Tornato dentro mi sono accorto che nemmeno l'acqua usciva dai rubinetti. Anna stava per issare bandiera bianca e far ritorno dai suoi. Ma era un peccato andarsene da lì! Una sera così quando si ripresenta?
Così l'ho aiutata a portare giù una rete e un materasso per poter dormire in sala (su in camera 8° mentre giù in sala era arrivato a 20!). Quando mi ha chiesto cosa volevo fare ho risposto in tono sospeso e incerto: "Dovrei avvisare a casa e sono già le 22:30..." mentre mi alzavo per avvisare i capi benda che dormivo nel grande fungo appuntito in mezzo al bosco sferzato dal vento.
Abbiamo preso un'altra rete e un altro materasso. Li ho già il pigiama e lo spazzolino. Altro non mi serviva.
Così abbiamo sistemato i letti di fronte il caminetto e infilati sotto le grosse coperte sintetiche, a debita distanza dal fuoco per evitare spiacevoli risvegli improvvisi.
Fuori il vento soffiava sempre più forte pareva volesse sradicare la casa dalla roccia. Dentro Anna e io infagottati nelle morbide ad ascoltare e a guardare il fuoco.
Al momento l'unica luce che c'era in casa.
 
Non potevo chiedere di meglio! Mi sentivo quel bambino piccolo che sono stato e si immaginava scenari dell'altro mondo per i suoi personali giochi di ruolo fatti di John Jack e Ken in mezzo a mostri e spari.
Quella non era più la casa dei nonni di Anna e non era nemmeno più sopra i colli. Poteva essere un castello delle montagne del nord  attaccato dai barbari e dalle loro bestie giganti e rabbiose o un vascello che solca l'oceano in una notte di tempesta.
Chi sarebbe riuscito a dormire?
Anna era ormai mezza andata soffocata dagli strati di tessuto. 
Io in pigiama e scalzo ammiravo il caminetto che scintillava nel buio ascoltando il suono del vento di là del muro inquieto e contento.

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Test #1


Con un cazzo da fare ne' un'ostia da dire rispondo a qualche domanda và:

1. Sei stato chiamato così perché qualcun altro si chiamava con questo nome?
* Mio nonno materno, una gran persona!

2. Quando è stata l'ultima volta che hai pianto?
* Lunedì sera al cinema qualche lacrima di emozione

3. Ti piace la tua calligrafia?

* Una volta sì adesso ho un po' perso  la mano

4.Qual è il tuo pasto preferito a base di carne?

* Una grigliata con un buon vino rosso

5. Hai figli?
* No, per il momento...

6. Se tu fossi un'altra persona, saresti amica di te stessa?

* Con tanta pazieza sì

7. Sei una persona ironica?
* Troppo

8. Hai ancora le tue tonsille?
* Sì, ho tolto le adenoidi e le ho sostituite con le Galatine

9. Faresti Bungee Jumping?
* Forse sì

10. Qual è il tuo cereale preferito?

* Quello nella birra

11. Ti sleghi le scarpe prima di togliertele?
* Le Clarks altrimenti dovrei slogarmi un tallone

13. Il tuo gelato preferito?
* Stracciatella sempre, arancio in estate

14. Cosa noti come prima cosa nelle altre persone?
* Il viso

15. Rosso o rosa?
* Blu

16. Cos'è che ti piace meno di te?
* La riservatezza, chiamiamola così và

17. Cosa ti manca di più?
* Gli incontri di famiglia coi miei 4 nonni e i miei zii. E il mio gatto parlante Freccia

18. Vorresti che tutti completassero questa lista?
* Se hanno voglia e tempo

19. Di che colore hai i pantaloni e le scarpe in questo momento?
* Blu (pantaloni) e blu e giallo (samoccare)

21. Che musica stai ascoltando?
* I am Kloot

22. Se fossi un pastello che colore saresti?
* Quello a punta arcobaleno

23. Profumi preferiti?
* Fahrenheit

24. Qual è stata l'ultima persona con cui hai parlato al telefono?
* Un tizio di una compagnia telefonica a cui avrei svitato volentieri la testa

25. Chi è la persona che ti ha spedito questa cosa? Ti piace?

* Me la sono presa

26. Sport preferito da vedere?
* Hm... tanti... Atletica, ginnastica artistica, pattinaggio sul ghiaccio, sci, motociclismo, nuoto

27. Colore dei capelli?
* Arancione

28. Colore degli occhi?
* Ora credo grigio

29. Indossi lenti a contatto?
* No

30.Cibi preferiti?
* Carnazza

31. Film horror o a lieto fine?
* Horror, ma fatto bene e che mi faccia saltare sulla sedia, non quelli splatter idioti

32. Ultimo film visto?
* Invictus, bellissimo! Go Books!!!

33. Colore della maglia che indossi?
* Bella domanda.... grigio topo?

34. Estate o inverno?
*Inverno con la neve alta. Però preferisco l'inizio della primavera

35. Abbracci o baci?
* Tutti  e due

37. Chi risponderà più probabilmente?
* Chi avrà cazzi di

38. Chi risponderà meno probabilmente?
*V.S.

39. Che libro stai leggendo?
* "Il mondo dopo la fine del mondo", primo libro di Nick Harkaway. Se continua così anche l'ultimo

40. Cosa c'è sul tuo tappetino del mouse?
* Il tappetino del mouse è un poggia birre della Murphy fatto apposta per S. Patrizio

41.Cosa hai visto in TV ieri sera?
* Neanche 30' di Dr. House poi è saltata la luce e ho guardato il fuoco nel caminetto

42. I tuoi suoni preferiti?
* La pioggia e il vento. E il bicilindrico desmodronico Ducati

43. Rolling Stones o Beatles?
* Dave Matthews Band

44. Qual è il posto più lontano da casa che hai visitato?

* L'Irlanda

45. Hai un talento speciale?
* Dai la battuta mi viene troppo facile e la risparmio. Preparo ottime bruschette

46 Dove sei nato?
* Vicenza

47. Chi speri assolutamente che risponda?
* V. #37

48. Come hai incontrato la tua dolce metà?
* All'asilo. Bellissima. Anzi, bellissima

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Vancouver 2010.... Vancoulo 2010!

Finite le Olimpiadi, finite le nottate davanti la tele ad aspettare che lo sportivo italiano scenda in gara per regalare emozioni. Peccato che quest'anno i nostri atleti siano stati avari e non abbiano regalato un cazzo.
Un medagliere così misero non me lo ricordo!
Tralascio i Mondiali di Atletica dell'anno scorso che hanno dimostrato tutta la nostra impreparazione sportiva. Purtroppo lo Stivale è troppo impegnato a prendere a calci un super tele per pensare di far crescere gli altri sport.
Hanno deluso gli atleti dello sci nordico dove vantiamo un'ottima tradizione. Ma questa non serve perché non c'è nei polmoni nella braccia e nelle gambe degli atleti.
Ha fatto una figuraccia Carolina Kostner per la quale sono stati spesi centinaia di migliaia di euro dalla federazione perché dopo la delusione casalinga di Torino ha preteso di cambiare maestro staff tutto per poter vincere. E' arrivato sì un Europeo il mese scorso, ma è chiaro che non era quello l'obiettivo e il presidente del CONI Petrucci non  l'ha presa affatto bene, ma ci sarebbe stato da meravigliarsi del contrario.
Dicono che abbia deluso anche chi, a Torino, quattro anni fa si era portato a casa 3 medaglie, 2 d'oro e 1 di bronzo.
Ma sono poco convinto di questo.
Le aspettative per Vancouver erano altissime ma prima di Torino Enrico Fabris era uno dei tanti sconosciuti, uno che se si fosse piazzato bene sarebbe passato come una solita informazione di uno sport minore nonostante fosse alle Olimpiadi. Nessun clamore, un piazzamento di uno sconosciuto in uno sport altrettanto sconosciuto. A chi avrebbe fregato?
Invece Fabris a Torino, in Italia, è stata la notizia. Ha compiuto una impresa storica.
Però... negli anni di mezzo tra Torino e Vancouver nessuno gli ha dedicato un po' di attenzione un po' di quello spazio che di solito viene automaticamente dato a chi vince qualcosa (prendo ad esempio la stessa Carolina Kostner e la ginnasta Vanessa Ferrari... con malcelata malizia mi vien da pensare che la patata tira, ma spero non sia questo il motivo). Questi atleti esistono due settimane ogni quattro anni forse solo il tempo della gara ogni quattro anni. Poi ritornano da dove sono venuti al massimo una pacca sulle spalle una stretta di mano e si spera almeno un grazie.
Eppure per me Enrico Fabris non ha deluso anzi è più facile dire il contrario, che è stato deluso da chi non è riuscito a garantirgli una preparazione adeguata. Non lo voglio difendere perché è della mia terra, ma perché fin da subito, dopo Torino, ha sempre evidenziato la scarsità dei mezzi a disposizione per potersi allenare come si deve.
Quella del 2006 è stata l'impresa, la notizia. La sarebbe stata anche a Vancouver se si fosse ripetuto. Tutti hanno creduto che le sconfitte di Fabris (& Co.) siano state delle notizie, invece sono state delle informazioni tra le tante.
Credo che Fabris a Torino abbia compiuto il miracolo venendo fuori dal nulla, forse sottovalutato dagli avversari olandesi e statunitensi ben più preparati e seguiti dalla proprie federazioni. Senza dubbio è salito alla ribalta, per un po', ma questo non è servito a niente diventando la notizia, altrimenti in Canada sarebbe andata in modo diverso. Allora sì che la conferma sarebbe stata un'altra straordinaria impresa, la notizia!
Il luogo dove vive non è in grado di sfruttare la sua immagine al massimo lo fa con poster in giro per le strade lasciati a sbiadire sotto la neve la pioggia e il sole di stagione, e non riesce a garantirgli un luogo adatto per potersi preparare.
La Federazione fa fatica a racimolare gli sponsor necessari e avrà speso gran parte del budget illudendosi di prendere l'oro con la Kostner.
Lei è stata la notizia. La stragrande delusione.
L'ex premier russo Putin ha "invitato" il presidente della Federazione Sport Invernali a farsi da parte dopo la deludente prestazione canadese, invito che ha seguito dopo pochissimi giorni. In Italia nessuno ha chiesto teste rotolare e non penso se ne vedranno anche se qualche atleta ha lamentato scarso gioco di squadra ed affiatamento coi compagni e una preparazione sbagliata e monotona.
Forse anche nello sport i meriti contano poco e si pensa più ai vantaggi che possono portare certe amicizie.
Ma è anche un po' colpa nostra. Viviamo nel bisogno perpetuo di trovare degli idoli delle guide ovunque. Ci basta poco per incensare un atleta: il giorno che vince è l'eroe nazionale e siamo tutti pronti ad abbracciarlo. Allo stesso modo e con la stessa velocità quando perde siamo lesti a prenderlo a scarpate nel didietro.
Io la mia teoria ce l'ho. Si chiama "Teoria dell'uovo di Pasqua" detta delle aspettative: più grande è l'uovo più ti aspetti una bella sorpresa. Poi quando lo apri e scopri che dentro per esempio c'è il cuscinetto da stadio bianco azzurro con scritto Forza Napule, non possono non girarti gli zebedei!
Infatti l'unico a vincere la medaglia d'oro è stata Giuliano Razzoli. Prima della gara pochissimi ne hanno parlato non ho avvertito la stessa attenzione che c'era per Blardone nel gigante. Forse perché credevamo che ogni speranza fosse ormai perduta. Solo una persona era in tensione e alla fine della prima manche l'ho pensata forte perché le avevo detto che doveva essere quello lì il giorno giusto.
Poche storie. Siamo italiani e pensiamo sempre alle stesse cose. Pretendiamo ori ma non siamo in grado di prepararci per ottenerli.
Sarà una questione di mancanza di cultura sportiva. Presidi e professori delle scuole italiane vedono lo sport più come un ostacolo per lo studio che uno stimolo per lo studente e non ne fanno un orgoglio per la propria scuola. 
Dobbiamo ancora crescere. Altrimenti, caliamo le aspettative e compriamo uova più piccole.

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Dave Matthews Band - Live in Padova 25.02.2010

Con precisione non so quando è iniziato questo concerto. 
Forse la notte di domenica 5 luglio 2009 quando li ho sentiti suonare per la prima volta a Lucca in una piazza gremita per più di 3 ore e mezza e io me ne sono andato quando ne mancava ancora una. Perché mi spiaceva lasciare lo spettacolo in corso. Perché ero in una buona posizione per vedere il concerto ma non per sentirlo bene. Perché avevo capito che dal vivo sono fenomenali e ricambiano l'affetto del proprio pubblico (e si sa, i fan italiani, per i loro idoli musicali, sono davvero caldi!).
Forse il concerto della Dave Matthews Band è iniziato il 20 ottobre 2009 quando ho letto nel sito ufficiale che sarebbero tornati in Italia a febbraio. E Padova era una data imperdibile!!!
Ho subito contattato Carlotta, una amica che è venuta a Lucca, perché sapevo che voleva vedersi un concerto della DMB come si deve dopo l'odissea di Lucca (ai concerti si va e basta, senza aspettare nessuno altrimenti va tutto in mona!). Ha subito preso i biglietti entusiasta poi sono passati quattro mesi ognuno per i fatti suoi immaginandoci lo spettacolo i suoni le parole che ci avrebbero coinvolto.
Questa volta il concerto poteva durare anche 7 ore! La fortuna della vicinanza con Padova (e della disoccupazione, ahimè).
Con l'avvicinarsi dell'evento mi sono preparato ascoltando le loro canzoni in macchina al pc (anche prima di dormire, se un infame non si fosse intromesso!) accorgendomi che ai tempi degli Smashing Pumpkins le canzoni mi rimanevano in mente con più facilità! E Billy Corgan ai bei tempi era molto prolifico!!!
Ho risentito Carlotta e altri amici la settimana prima per metterci d'accordo. Igor, Andrea e Alessandro li avrei incontrati al palazzetto dello sport, dove ci aspettava un'amica di Carlotta dalla provincia di Venezia.
L'agitazione pre concerto mi ha fatto partire presto da Vicenza, ci siamo trovati io e lei alle 17:30. Alle 18:30 passeggiando con calma in autostrada eravamo tra i primi al parcheggio. Dovevano ancora montare le bancarelle delle magliette tarocche.
Mi sono scoperto un po' agitato ed eccitato... non mi era mai capitato prima di un concerto. Almeno non così! La musica che piace a me è quella che sa emozionarmi comunicarmi qualcosa dentro e quando la ascolto non posso controllare le mie emozioni mentre devo ammettere che giovedì ho dovuto tenerle un po' a bada, soggiogandola con un panino un dolcetto un succo (mi ero dimenticato la borraccia di acqua, tanto per cambiare!) e una banana in tasca (che ha divertito molto Carlotta...) da sbucciare poco prima del concerto.
Mi sono informato sul gruppo spalla. Tali Alberta Cross che non avevo ancora sentito! Di diverse provenienze geografiche (tra la Svezia e l'Inghilterra) con base a New York suonano un indie rock davvero niente male! Il pubblico ha dimostrato di apprezzarli e loro hanno anche ricambiato. Dopo la pessima esperienza della spalla di Lucca, che non voglio nemmeno nominare, giovedì è andata alla grande! Bravi! E' un gruppo che seguirò! Si è esposto addirittura Dave in persona presentandoceli come suoi amici (saranno support band per quasi tutti i concerti in europa) in una divertente versione gigione compiacendosi del suo italiano! :)
Poco prima degli Alberta Cross ero un po' preoccupato. Al palasport di Padova (davvero bello, da poco risistemato! Gli amministratori di Vicenza dovrebbero farci un giro...) alle 19.30 c'erano ancora ampi spazi vuoti. "Porca roja vuoi vedere che non l'hanno pubblicizzato abbastanza?" mi sono chiesto, memore degli articoli letti che parlavano di band poco conosciuta al pubblico italiano.
Ecco, solo perché non sono quei cazzo di U2 i mezzi (nel senso di non intero!) di comunicazione non ne hanno parlato! Si da spazio sempre ai soliti, gruppi o cantanti o pseudo entrambi che durano quel che durano senza lasciare alcun segno. Ma se qualcosa o qualcuno non raggiunge le masse non significa che non sia buona! Anzi, talvolta è anche il contrario. Ma alle masse è un concetto che va spiegato a radio spenta. Lo so, sono un  razzista insopportabile e cattivo!... tanto per dire come funziona il business della musica, l'ultimo album della DMB, Big Wiskey and the GrooGrux King ha ricevuto 2 nomination ai Grammy: miglior album rock e album dell'anno, ma gli sono stati preferiti 21st Century Break Down dei Green Day e Fearless di Taylor Swift (che non so proprio chi cazzo sia!). Incredibile vero?!
Subito dopo gli Alberta Cross mi chiama Ale per dirmi che lui è arrivato da poco insieme a Andrea e più in la del mixer non riescono ad andare. Mi guardo attorno e mi trovo in un palasport ristrutturato e pieno!!!
Il Veneto sempre impegnato a produrre e a fatturare alla fine ha terminato la sua giornata! Guai se ci si prende anche qualche ora da lavoro per prendersi un buon posto a un concerto!
Così adesso il concerto può iniziare. Le luci si spengono, quella dell'omino sul palco si accende per illuminare le scalette a Dave Matthews, Carter Beauford, Boyd Tinsley, Stefan Lessard, Tim Reynolds, Rashawn Ross (con una stupenda t-shirt coi brillantini!) e Jeff Coffin. Tripudio!
Ritorna la versione gigiona di Dave per salutare il pubblico e annunciare che inizieranno calmi per finire ancora più calmi. E i primi brani, One Sweet World, Satelite, Spaceman e Seek Up (da brividi!) sembrano dirci che non stava affatto scherzando.
Funny the way it is e una Don't drink the water suonata in modo potente aumentano un po' il ritmo.
E' stupendo il modo in cui legano una canzone all'altra senza concedersi tanti silenzi. La musica scorre continua una volta impetuosa e una volta calda e dolce, come vita nel sangue.
La sessione ritmica di Carter e Stefan è unica, mentre al contrario di Lucca, questa volta Jeff, il sassofonista che ha sostituito l'indimenticabile LeRoi Moore, trova meno spazio. Credo che a Lucca la band lo abbia voluto far conoscere al pubblico italiano. 
Le canzoni si susseguono in un flusso meraviglioso in un meccanismo perfetto tra i componenti della band.
Ants marching, una delle mie preferite, viene introdotta alternando il violino di Boyd e la chitarra di Tim... ma mi è sembrato che uno volesse prevalere sull'altro... 
You and me l'ho fatta ascoltare al telefono a Anna (no lei non c'era. Lucca le è bastato! Ma la prossima volta ci sarà!) e poi All along the watchtower! Inizia placida e finisce tirando giù i nuovi intonaci dalle pareti del palasport!!! 
Dopo questa dimostrazione di potenza vocale e strumentale la band si è concessa la prima pausa. Dopo poco più di un'ora e mezza eravamo già belli che felici dello spettacolo!!!
Il concerto è ripreso con un Dave Matthews soddisfatto del calore del pubblico e ha dato libero e giusto spazio a Tim, Boyd, Stefan e ai fiati di Rashawn e Jeff. Prima del finale pirotecnico...
Questa band sul palco è un gruppo unito che si muove su automatismi collaudati anche se Tim, Rashawn e Jeff ne fanno parte solo da poco tempo. Sono tutti eccezionali!
Guardandoli hai davanti persone del tutto normali, senza trucchi ne' effetti speciali, se non quelli che escono dagli strumenti! Persone normali che suonano divinamente!
E' questo che fa la differenza con tutti gli altri. Il palco non è un baraccone enorme, una finta astronavicella piena di luci suoni immagini che ruba la scena agli artisti. Lo spettacolo nella Dave Matthews band non è questo! Sono le loro canzoni che noi vogliamo sentire, che magari suonano all'istante fuori dalla scaletta per farci contenti e per affermare la loro bravura. Lo spettacolo sono le improvvisazioni strumentali che partono singolarmente per poi unirsi in un duetto pazzesco (vedi Carter e Jeff a Lucca!) e finire in uno spettacolo unico!
Non suonano le loro canzoni ma le interpretano dando sempre il meglio di se stessi al proprio pubblico! 
Sono queste persone normali dalle doti speciali lo spettacolo, non la scenografia o la fama che si portano dietro!
Ed è bellissimo sentire come la voce e la musica si modellano in base al brano, una volta dolce e caldo, un'altra forte e potente!
La DMB ha alternato il rock con il jazz (non mi ricordo quale delle prime canzoni è stata introdotta da una base batteria-chitarra-basso puramente jazz!!!) il folk e l'hard rock!
E' stato divertente anche osservare le persone presenti al palasport di Padova. Anche loro gente comune senza trucchi senza alterazioni chimiche. C'erano giovani t-shirt in mezzo a colletti di camicie appena uscite dall'ufficio. Persone comuni unite da una passione speciale!
Dicevo che la parte finale del concerto è stata pirotecnica... Carter Beauford ha terminato Two steps trasformando la sua batteria in una esplosione di fuochi d'artificio che in confronto i petardi dell'ultimo dell'anno dei rioni napoletani sono miseri miniciccioli!!! Urla di giubilo impazzito!!!
La band saluta e se ne va. L'ultimo lancio di bacchette di Carter come ottimo regalo ai fan.
Ma quante cazzo ne ha per concerto? Un bancale solo per quelle? Le ha lanciate al termine del 2° bis e poi un'altra dozzina alla fine... stavolta niente ricordino. Per ora, mi accontento del plettro di Ginger Reyes degli Smashing :D!
La gente sfolla calma e felice. Inganno il deflusso delle macchine tracannando come al solito la birra ridendo e scherzando sotto una pioggia leggera con le persone con cui ho condiviso questo meraviglioso spettacolo.
Il ritorno è tranquillo fatto di chiacchiere sul sottofondo di Crash.
Non ho voglia di finire la giornata. Vorrei proseguirla in giro per la città svuotata e bagnata da una lieve pioggia. Ascoltando ancora la Dave Matthews Band.

PS: Il giorno dopo, sul sito di Con-Fusion, il fan club italiano della Dave Matthews Band, solo commenti entusiasti per i magnifici sette a Padova! Sia per l'esibizione che per la scaletta. A Roma l'acustica del palazzetto, a Milano qualcos'altro. Nella piccola Padova, tutto perfetto!
Giovedì overdose. Ora siamo tutti quanti di nuovo in crisi d'astinenza.
Speriamo non duri troppo!
DMB rules!

PPSS: Padova non è una metropoli. Ma ha un palasport appena rimesso a nuovo, un teatro e lo spazio della fiera dove c'è sempre qualcosa. Musica danza teatro! E soprattutto c'è qualcuno in grado di scegliere bene gli artisti e di saper organizzare gli eventi.
Nella mia Vicenza commercianti e privati protestano ma nessuno muove il culo, se non per soddisfare i gusti dei soliti amici (tenendoseli buoni....).

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La stessa storia ogni volta

Succede sempre. Con quelle persone ex studenti ed ex ragazzi con cui condividevo uscite occasionali da semi infiltrato tra i liceali.
Sempre la stessa domanda. "Come sta?" come se fosse una cosa scontata. La variante che invece non da niente per scontato è "Lo vedi ancora?".
Quando rispondo che non lo so perché non lo vedo più mi sorprendo della sorpresa che provoco.
E non posso fare a meno di tornare in dietro in un flash ed allo stesso modo proiettarmi in aventi nel presente. Ed immancabilmente pensarci sopra un po'.
E chiedermi come è possibile vivere da 'amici' senza accorgersi di non esserlo.

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