Smetto quando voglio io! Smetto.

Il titolo di questo blog è quello che mi sono detto e poi ripetuto un sacco di volte dal 14 dicembre 1997. Quella sera ero a casa a vedere un fantastico Vicenza - Fiorentina 0 - 5 con la curva sud ebbra di passione che cantava "E vinceremo il tricolor!" mentre il mio ginocchio destro di gonfiava di liquido sinoviale. Non ci voleva tanto per capire che lo stesso pomeriggio quel "cronch" significava rottura totale del crociato anteriore. Che sfiga! A19 anni e al primo anno fisso in prima squadra. Perfino quello che era il mio migliore amico al posto di incoraggiarmi mi diceva di lasciare perdere... grazie p.d.m.!

Ma avevo già deciso cosa fare. Recuperare. E infatti sono tornato, a 6 mesi dall'operazione ero al campo a correre insieme coi miei compagni di squadra. Mica male per un dilettante. E in quei mesi di duro recupero mi continuavo a ripetere lo stesso mantra: "Smetto quando cazzo voglio io! Non sarà per un cazzo di ginocchio ne' per una donna o per qualche libro men che meno per degli allenatori o dei dirigenti! Smetto quando mi pare, quando sarò io a dirlo!".

Adesso posso dirlo allora: "Smetto di giocare a calcio!".

Il ginocchio e le caviglie non c'entrano, non del tutto almeno. Anna men che meno, anche se è la più felice dei due. Ho smesso da un po' di studiare quindi i libri non sono la causa e neanche il lavoro. Ho avuto allenatori bravissimi, schiavisti e incompetenti ma non è per colpa loro. Di dirigenti che si montano la testa ne ho incontrati purtroppo ma ci sono passato sopra.

E' che non ho più passione. 
Ok, il ginocchio negli ultimi due mesi di campionato mi ha dato qualche fastidio ma niente che mi impedisse davvero di giocare. I 7 litri d'aria nei polmoni mi facevano ancora correre al passo dei giovinastri e, anzi, senza falsa modestia, anche un po' di più, perché dopo una certa età si inizia a imparare a correre e ne hai più di certi pivelli.

Smetto perché l'idea di ricominciare tra 40 giorni ogni sera per un mese e passa mi fa venire tristezza.

Smetto perché gli ultimi due anni non mi hanno dato le soddisfazioni che cercavo. E che ci illudevamo di ottenere.

Smetto perché non mi piace più.
Il calcio dilettantistico sta andando a puttane per colpa di giocatori e dirigenti dilettanti che si prendono troppo sul serio e si credono troppo fenomeni in campo e fuori con pretese che poi non rispecchiano quello che si millanta.
Non mi piace che squadre dilettanti chiudano la baracca lasciando a casa dei bambini che vogliono solo giocare coi loro amichetti perché non ci sono soldi per pagare allenatori e giocatori a discapito di chi il calcio lo gioca non per ritorno economico ma per puro divertimento, per imparare a crescere insieme ad altra gente, per condividere situazioni ed emozioni, per quello che è davvero: un gioco.

Smetto perché non sentivo più la fiducia attorno a me. Allora non vale la pena prendersi per il culo ma dirsi le cose chiare in faccia come piace a me senza aspettare sentenze e girare attorno a inutili ed esagerate parole te lo dico io: "Smetto!"
E non fare quella faccia stupita che poi mi dici che "ti avevo chiamato qui per dirti che ti confermavo" perché è un banale paraculo perché le balle hanno le gambe corte come si è dimostrato addirittura dopo pochi minuti. Se non altro questo conferma che la mia scelta è giusta...
Oltre alla mia vena calcistica prosciugata, si è spento anche lo stimolo di venire allenato dalla stessa persona.
Grazie per tutti gli anni passati insieme, mi ha visto crescere non solo come giocatore, avendo trascorso insieme metà della nostra vita, ma non so più cosa mi può dare e insegnare. Dopo un certo punto basta, gli ingranaggi senza olio si logorano, come dice un amico bisognerebbe "darghe de oio" ma ripeto, è finito l'olio!
Come detto al diretto interessato, FORSE, solo un cambio di allenatore mi avrebbe ridato quello stimolo per riaffrontate la preparazione quotidiana a fine agosto.

Smetto non perché non avrei ritrovato i miei compagni di squadra più stretti, perché pur dispiacendomi per loro, io gioco perché lo voglio io, perché è una passione che sento nelle vene. Ma è passata e non mi va più di stare a vivacchiare in mezzo al campo e non sono capace di vivere qualcosa senza passione senza una scarica di adrenalina (o endorfina, dipende dai casi...) come ho già visto fare da altri anche più giovani di me. Non so come si faccia ne' voglio saperlo.

Non incolpo la società per questo, anzi finalmente ha fatto la mossa di estromettere i giocatori. Da quando gioco in prima squadra credo che i giocatori abbiano avuto fin troppo influenza sulle scelte societarie. I rapporti troppo stretti tra dirigenti e allenatori coi giocatori possono esistere, ma bisogna mantenere delle distanze. Non so come funzioni nelle altre società ma credo che una squadra debba andare avanti indipendentemente dai giocatori.
C'erano due scelte da fare visto che le ultime stagioni sono state fallimentari, visti gli obiettivi prefissati (ma a mio parere di sbagliato c'era l'obiettivo, irraggiungibili per i mezzi a disposizione): o cambiare lo staff tecnico e dirigenziale che ha fatto quelle scelte, oppure i giocatori. Si fa così, no?!
E' stata presa la soluzione più ovvia e facile.

Eccheccazzo combinazione vuole (non è per fare la vittima ma di solito le combinazioni mi sono avverse) che i dirigenti abbiano cambiato mentalità - di gestione dei giocatori - quando di mezzo c'ero io e altri giocatori storici.
Potevano scegliere tra i vecchi (vecchio a 32 anni? Ma fatemi il sacrosanto favore...) o i giovani. Ma i vecchi parlano e rompono i coglioni mentre i giovani tacciano e corrono, spesso male, malissimo, per niente, ma corrono, il calcio di oggi richiede queste caratteristiche e non di avere una buona tecnica. E i giri di parole che sentivo quando mancava ancora un mese al termine del campionato che minacciavano epurazioni di vecchi 30enni rompicoglioni a favore di 24enni che tacciono e corrono (e che il sabato sera si riempiono di alcol e tornano a casa la domenica mattina giusto il tempo per fare la borsa) erano più fini della maglietta di Baglioni.
E così è stato infatti.

Alla fine sono rimasti a casa, senza nemmeno tanti complimenti ne' ringraziamenti e senza il coraggio di dirlo prima di persona, alcuni giocatori che in quella società sono cresciuti, maturati e hanno dato tanto senza chiedere indietro niente, accettando tribune e panchine senza aprire bocca per polemiche fastidiose e dimostrando il proprio valore quando sono stati chiamati in causa.
Peccato, per una società che si presenta come una "famiglia", perché in questo modo si avvicina di più a una "famigghia" o come tega si scrive. 

Così basta, dopo il ginocchio mi sono rotto anche le balle (questa però è una metafora....)!
Smetto felice e soddisfatto di sapere che ho dato tutto quello che potevo dare. Ho giocato col cuore, la passione, la grinta e quel tanto di tecnica che serve per fare gol (è successo sì, è successo cari miei!) o un passaggio. E anche con la testa perché spesso un passaggio lo fai prima con la testa che col piede, perché "de tajo non serve a un casso!"
Ho messo sempre il piede e anche la faccia prendendomi la merda e i complimenti del caso, e indovinate per quali dei due ci vuole meno tempo per raccontare?
Conserverò come tesori i bei ricordi, come gli insegnamenti dei miei allenatori e i complimenti ricevuti, ad esempio quelli di un allenatore avversario a fine partita e soprattutto di alcuni compagni, cosa non banale in uno spogliatoio.

Adesso non ho più voglia. Mica c'è solo il calcio e ci sono ancora tante cose da fare nella vita...

Personalmente sono ancora in forma e col massimo rispetto non mi sento inferiore a chi è rimasto o a chi verrà a prendere il mio posto.
Non è mio compito giudicare chi rimane e chi arriva. Sono tutti bravi ragazzi, ma il campo da calcio è un'altra cosa. Se nella vita sei Dr. Jekyll in campo devi essere Mr. Hide altrimenti ti fanno fuori senza pietà e spero che chi è rimasto lo abbia imparato negli ultimi due/tre campionati. E spero che tutti si prendano le proprie responsabilità, sbagliando facendo e non sbagliando non facendo che fa tanta differenza. Altrimenti, buon campionato ancora. Si perde e si vince insieme, non in 11 ma nei 18, 22 o di quanti giocatori del cazzo è composta la rosa.

Un ultima cosa. Ho letto la rosa della prossima stagione. Pensavo in qualche rinforzo in più in difesa ma se girano quei due che non giocano da un po' troppo tempo le cose possono andare bene. E meno male (per lui, chiaro!) che quel nuovo attaccante non mi trova vista l'ultima volta che ci siamo incontrati in campo...
C'è gente nuova e c'è bisogno di amalgama e pazienza ma non è mica detto che l'uovo non riesca al primo colpo! Anzi, glielo auguro.
Ma succederà solo se tutti, dirigenti e giocatori, lo vorranno davvero senza credersi troppo invincibili e due gradini sopra gli altri, dando tutto per scontato e fatto, senza fare i conti con l'oste come le ultime stagioni che sono state orrende (e quindi i giocatori non hanno tutte le colpe).
Puoi avere un buon nome da portare in giro e giocatori dai piedi buoni, ma senza cuore non combini un cazzo. E lo abbiamo visto nella nostra pelle. E' quello che ci ha rovinato nelle ultime stagioni. Senza neanche tanto rispetto per l'avversario venivamo presentati a tutti come "Noi siamo quelli la e adesso vi facciamo un culo così, a voi che venite dai campi o voi che siete scarsi o non avete più una mazza da dire al campionato" e puntualmente uscivamo con le ossa rotte e con delle grosse pive in sacoccia. Che non ci abbiamo messo il cuore, che siamo stati schiacciati dalla passione degli avversari.
Se la lezione non è stata imparata, si ripeterà la solita stagione e allora la prossima volta non toccherà più solo ai giocatori!

Coraggio ragazzi, verrò a vedervi e se mi viene fame di caviglie magari qualche allenamento me lo faccio ancora.

E come disse qualcuno, i dirigenti e giocatori passano, ma la società resta. Forza Altair!

PS: poi il tempo passa e magari mi torna la voglia... però prima faccio passare anche il tempo della preparazione
;D

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