Un prato che era il luogo di ritrovo affollato dal vociare di un gruppo di bambini fortunati e senza pensieri. Adesso un posto virtuale come tanti aperto ad ogni riflessione
A grande richiesta (eh?) pubblico il calendario motorsport 2018: tutte le gare del mondiale Superbike, MotoGP e F1 con l'indicazione dei canali tv dove poterle vedere (in chiaro).
SBK, MotoGP e F1: dove vederle in tv La risposta è multipla: anche per quest'anno il mondiale SBK ce lo faranno vedere in chiaro Italia 1 e Mediaset Italia 2 e sportmediaset.it in live streaming commentato da Giulio Rangheri e Max Temporali che, mia modestissima opinione, sono molto bravi, coinvolgenti e soprattutto competenti.
Sky si piglia MotoGP e F1 Sui canali SkySport invece tutte le 19 gare della MotoGP e i 21 gran premi della F1: chi vuole e soprattutto può dovrà spendere un bel po' per vedersi un pacco di 40 gare. Nel costo dell'abbonamento sono inclusi però un sacco di vantaggi tecnologici che la pay-tv ha apportato per migliorare l'interesse di gare soporifere e invogliare gli italiani ad aprire il portafoglio. Ah, nel costo dell'abbonamento è incluso anche il compenso per i Finley e Movida che hanno realizzato le sigle rispettivamente di F1 e MotoGP. Vedete un po' voi. MotoGP 2018 in chiaro su TV8 8 gare da giugno Ducatisti rossisti anti-qua/la/su/giù e semplici appassionati (esistono?) potranno vedere le 21 gare di MotoGP con il commento di Guido Meda e Mauro Sanchini sul canale HD predisposto dalla pay tv dietro un compenso a Dorna di circa 17 milioni di euro a stagione. Delle 21 corse, 8 saranno trasmesse in chiaro da TV8 del digitale terrestre ma chi non ha Sky si può scordare di vedere la bagarre tra Dovizioso, Marquez, Rossi, Lorenzo, Vinales, Zarco (e Pedrosa se per caso sarà la davanti) fino al 3 giugno: infatti il primo GP in chiaro. sarà quello del Mugello. F1 in chiaro: poca, RAI solo il GP d'Italia Dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi la F1 è il terzo evento sportivo mondiale più seguito per quanto riguarda gli ascolti tv. Da questa stagione fino al 2020 compreso sarà Sky a raccontare le gare, in esclusiva. La RAI che fino all'anno scorso faceva vedere qualche gara in diretta tv e le altre in differita per quelli bravi a isolarsi dal mondo e a non sapere il risultato finale, ha deciso di lasciar perdere. Le tre piattaforme di Sky dove poter vedere i gran premi sono la pay tv sul canale Sky F1 HD, in streaming su NOW TV e su apparati mobile grazie a Sky Go (N.B.: quest'ultimo è incluso nell'abbonamento in versione base, a pagamento in quella Plus). Sky ha l'esclusiva ma per noi comuni mortali ha concesso la trasmissione in chiaro di 4 gran premi: sulla RAI il GP d'Italia, considerato evento di rilevanza nazionale, e su TV8 anche i GP degli USA, del Messico e del Brasile. Per chi lo desiderasse, tutte le altre 17 gare saranno trasmesse da questo canale in differita.
SBK, MotoGP e F1: pronostici? In SBK spero sia l'anno della riscossa della Ducati. Marco Melandri ha iniziato fortissimo portandosi a casa le prime due gare iniziali in Australia. Ma non c'era il suo compagno di box, Chaz Davies che non è uno che regala gare. Le Kawasaki sono sempre le moto da battere e Jonathan Rea vorrà sfondare nella storia portando a casa il 4° titolo mondiale consecutivo mentre Tom Sykes immagino voglia dimostrare di non averne vinto uno per caso. Non vedo altri contendenti se non qualche sorpresa come Xavi Fores del Barni Racing Team (Ducati) o qualche exploit di Yamaha e Honda. Anche in MotoGP ammetto di tifare Ducati, la mia fede non è mai stata un segreto. Non credo che Valentino Rossi riesca a vincere il 10° titolo mondiale e non so se sperarlo o no: tutto ruota ancora troppo attorno a lui. L'anno scorso alle prime vittorie di Andrea Dovizioso ci si concentrava sempre su dov'era finito Rossi e perché... capisco il contratto con la televisione ma non esiste(rà) solo e sempre lui. Ogni scuderia ha due potenziali contendenti al titolo: Honda con Marc Marquez e Dani Pedrosa (con percentuali nettamente diverse, nonostante il manager di Pedrosa sia ora team manager al posto di Suppo), Yamaha con Maverick Vinales oltre a Rossi (li metto alla pari) e in Ducati oltre al Dovi c'è Jorge Lorenzo che cresce e sarà un avversario da considerare. Vediamo se ha capito la Ducati e viceversa. L'anno scorso ho macchiato alcune mutande, lo ammetto, il Dovi ha dato spettacolo in scontri epocali con Marquez. Sarebbe bello rivederli e vincerli, ma sarebbe anche bella qualche vittoria più pacifica. Il team Tech3 Yamaha ha già confermato che l'anno prossimo passerà ai motori KTM. Joan Zarco è manico mica da poco. Potrebbero far pentire la casa giapponese. Anche la Suzuki potrebbe far perdere qualche punto importante ai top team, vediamo come se Andrea Iannone riuscirà a far felici i nipponici e a non prendere parole da Kevin Schwantz! Per lui quest'anno riesce a farsi confermare oppure lo vedremo all'Isola dei Famosi. Quest'anno credo, almeno spero, vedremo una bella bagarre con più di due piloti ma più che altro mi auguro siano gare avvincenti e senza veleni dopo gara. In F1 per me Lewis Hamilton resta il pilota migliore (ma anche degli ultimi anni!). Non ha solo una Mercedes che è una buona macchina ma è una macchina da guerra. La Ferrari non penso riuscirà a bissare l'impresa di mandare tutto in vacca come ha fatto l'anno scorso, presa dall'ansia da prestazione o dalla paura di vincere. Sebastian Vettel se la può giocare con Hamilton ma sarà durissima. Kimi Raikkonen invece lo vedo come il partner per portare punti buoni per il mondiale costruttori, anche se quando ci si mette è davvero tosto. Il punto è quando e quanto ci si mette? Ocio alle Red Bull: Daniel Ricciardo ha sempre più esperienza mentre Max Verstappen è il giovane ruspante che, credo, avrà imparato a gestire le corse. Vedremo. Outisder le McLaren: Fernando Alonso ha classe e penso anche un pelo di rabbia e voglia di riscatto, ma anche una bella dose di sfiga. Quest'anno è passata ai motori Renault e vediamo come sarà l'integrazione. Spero non siano gran premi soporiferi. Ma non riuscirò a vedere le gare, quindi chissenefrega!
Altro che Superball!
Ma quali Oscar? Anna mi ha svegliato circa alle 4 e dal divano sono andato a letto. Alla maratonamentana ho resisto qualche ora poi sono collassato. Anche perché non si diceva niente di costruttivo: giornalisti di centro sinistra sconfortati, quelli di centro destra che non sapevano se esultare o uccidersi. E comunque siamo nella melma. Nessuna forza politica né da sola né in coalizione ha la maggioranza e l'autosufficienza per poter governare. Se il presidente Mattarella dovesse decidere di affidare la formazione del governo alla coalizione con più voti, il centro destra ha il 37%, se invece lo affidasse al partito con più voti, il Movimento 5 Stelle arriva al 32%. E pensare che quando hanno fatto sta porcata di legge elettorale lo sapevano che poteva finire così. Il tutto per penalizzare il M5S che invece alla fine ha trionfato. Tutto perché il politico medio italiano pensa più al suo interesse, è più preoccupato a mantenere il suo scranno che a costruire qualcosa di utile per il Paese che governa o rappresenta. La sinistra non esiste più. Ci hanno pensato i suoi stessi intelettuali: prima l'Ulivo poi il PD. Forse qualcosa in mezzo ma non mi ricordo. Comunque, da quando il PCI si è disintegrato in tanti satelliti l'unica cosa nella quale i politici di quella parte si sono impegnati, è stata litigare per ottenere il potere, non del paese, ma della propria fazione, peccando di credersi migliori degli altri. D'Alema, Fassino, Prodi infine Renzi... esempi di cagacazzismo e arroganza masochista.
Forse, forse eh, se avessero tutti appoggiato Renzi, incondizionatamente, rimanendo nel PD senza frammentarsi in formazioni dal massimo 3%, avrebbero potuto dire quelacosa di diverso. Invece sono troppo impegnati a farsi la guerra tra di loro e non guardano fuori dalla finestra per vedere cosa succede davvero. O meglio, a vedere la situazione che hanno creato! Perché la politica degli ultimi 20 anni, alla quale hanno contribuito in modo decisivo, ha portato le industrie a spostare la produzione all'estero: quanti operai sono rimasti? E quelli che sono rimasti (senza lavoro), in chi si dovevano riconoscere? Da chi dovevano farsi rappresentare? Da quelli che si sono dimenticati di loro? Salvini, dall'alto del suo populismo (non nel senso più spregevole del termine ma perché esprime la voce del popolo, o almeno ci prova), dimostra invece il contrario, di essere più attento a quello che succede nel suo paese. Tenendo solo un occhio e un orecchio al suo vecchio (nel senso anagrafico) alleato. Che dopo questo risultato spero abbia il coraggio di seguire qualcos'altro di meglio!
Non penso che Salvini possa guidare l'Italia. Ci sono M5S, FI e PD che lo impedirebbero. Non lo vedo Salvini moderato, anche parte di un probabile governo, neanche se si prendessero il buono che c'è nelle sue idee. Appunto: qual è? Non so se il M5S ce la farà da solo.
Non so quanto sia colpa degli italiani. È il risultato di una legge elettorale insulsa.
È possibile sapere che risultato ci sarebbe stato con un sistema elettorale diverso, per esempio come quello delle amministrative? Estrema destra e antifascisti prima delle elezioni hanno costruito un
bel teatrino per spostare per un po' l'attenzione su chi altrimenti non
sarebbe stato minimamente cagato. C'è chi da la colpa a Facebook ma mi sembra il solito gioco che fa una certa parte del centro sinistra: dare la colpa senza guardare la propria. Dal mio modestissimo punto di vista, non hanno ottenuto quei voti grazie allo sfruttamento dei logaritmi, semmai perché sono stati più bravi a usare questo strumento di comunicazione. PD e FI potevano fare lo stesso, per comunicare idee programmi... Se ne avessero avuti, perché leggevo solo proposte generiche e accuse agli avversari. Per il bastonato PD, M5S e Lega hanno avuto successo perch gli italiani, almeno quelli che li hanno votati, sono ignoranti. La solita arroganza dell'intellighenzia radical chic dei cattocomunisti e chissà se sono più una o più l'altra. Altri giornalisti hanno detto che il M5S ha vinto, grazie ai voti del sud dove ci sono molti disoccupati interessati al reddito di cittadinanza. Ah, e poi è Salvini lo stronzo razzista populista! Non ricordo chi sia stato ieri notte da Mentana a sparare questa boiata. Anche certi giornalisti non hanno ben presente la situazione del Paese: siamo nel 2018, gli anni '80 e '90 sono passati e anche al nord il tasso di disoccupazione fa piangere. M5S e Lega non hanno vinto perché sono stati più bravi a cavalcare la viralità del web dei social o l'ignoranza degli italiani, non esprimono o rappresentano l'antipolitica ma un popolo contrario a un certo tipo di politica.
Hanno vinto perché gli italiani sono stanchi! Della politica elitaria, degli sprechi, quella usata come strumento spargi merda sugli avversati e per coltivare gli interessi propri e degli amici. Certo la realtà non si controlla con i logaritmi. Ma il risultato del voto di ieri dipende dalla situazione attuale creata da chi i logaritmi non li ha mai seguiti.
Poi che continuino a credersi migliori di altri, più intelligenti e più ricchi. Migliori.
Ma se lo fossero davvero, oggi starebbero parlando di tutt'altro. Ultima osservazione: a livello nazionale il partito che ha avuto più voti non è un partito. PD e FI, i due partiti che hanno caratterizzato gli ultimi 20 e passa anni, sono crollati.
A livello regionale vanno fortissimo, anzi vincono, le liste civiche.
Forse, ma forse, la politica quella vera di una volta, dovrebbe farsi qualche domanda. Adesso siamo qua. Infangati in una situazione che si poteva evitare se si fosse pensato di più all'interesse collettivo. Come finirà? Faccio una previsione: buon lavoro Gentiloni, ha solo il compito di realizzare una legge elettorale decente!
PS: Matteo Renzi si è dimesso confermando il suo stile. Ovvero quello di maestrino super saccente e arrogante. Attacca sodali di partito e avversari, addirittura indicando la strategia da adottare per riconquistare gli elettori: ritornare nelle piazza. Dopo essersela spassata nei salotti beandosi della compagnia dei maggiori imprenditori, banchieri, uomini e donne d'affari d'Italia se ne è finalmente accorto! Meglio tardi che mai, anche se troppo tardi. Se dalle parti del PD si sono svegliati, se non sono troppo in ostaggio suo e dei suoi ammanicamenti, credo che delle sue indicazioni non se ne facciano proprio nulla! Le reazioni più critiche infatti sono quelle di chi ha la sua stessa tessera, di chi lo aveva votato in passato, lo ha votato ieri e, molto probabilmente fino a ieri. Lui e la sua combriccola che ha promesso miglioramenti (mantenuti solo per quelli di cui sopra), ha millantato rottamazioni e rivoluzioni ma alla fine ha solo regalato degli inutili 80 euro. Visto che lui non conosce vergogna, infatti ha indetto la fase congressuale del partito in modo da 1) non permettere alle minoranze (ma quante sono???) di organizzarsi 2) dimettersi solo dopo il congresso, quindi rimane ancora in sella, spero che nel PD trovino il modo di farlo sparire dalla faccia della politica. Ma temo che possa esistere qualcuno nel Nazareno capace di confermarlo, perché lui è capace di ricandidarsi. Così il PD sparirà definitivamente! Vedi FI! Purtroppo, quelli che "incredibilmente mi votano ancora" (davvero, è una cosa incredibile!!!) gli hanno assicurato un lavoro come senatore, retribuito da quei tanti italiani ai quali non è riuscito ad assicurare un lavoro.
#renzi che si dimette e dà colpa a elettori è come allenatore che perde partite e dà colpa a tifosi.
Invece di dimettersi e assumersi le proprie enormi responsabilità, sequestra il partito e chiede il riscatto per liberarlo #renzi
— antonello caporale (@antonellocapor2) 5 marzo 2018
Il Paese ti ha punito, con un evidente voto contro di te. Non puoi continuare sulla stessa linea. Arroganza e toni che dimostrano che non ha imparato la lezione #renzi
— Giovanni Diamanti (@giodiamanti) 5 marzo 2018
Finché guardavo la prima discesa solitaria di Tommaso con il bob, una parte di me si staccava per scendere con lui. Io me ne stavo li da solo seduto sulla neve senza accorgermi che mi si bagnava il culo tanto ero preso a seguirlo e non sapendo se era più dilaniante la tristezza o più rinfrancante la felicità.
Il primo colpo me lo aveva dato poco prima appena arrivati in cima annunciandolo a modo suo: “Papà, devo dirti una cosa” uscito di bocca come al solito come un alito. Avesse mangiato lo spicchio d'aglio più potente del mondo sarebbe stato meno mortifero:
“Adesso tu non vieni con me nel bob. Vado io da solo”.
Il papà non può che lasciarlo andare, per un quarto sorpreso perché Tommaso è un bambino piuttosto giudizioso quando si tratta di attività che possono mettere a rischio la propria incolumità, per un quarto felice per la sua decisione di prendere il suo coraggio e scendere la discesa con il bob ma per l'altra metà distrutto perché quella scelta è un pezzo di cambiamento nemmeno tanto leggero.
Pensare che mezz'ora prima gli avevo messo gli sci ai piedi e si era spaventato per una caduta su una discesa brevissima per quanto ripida, e aveva preferito ritornare a giocare con il bob.
Un'altra discesa insieme, salendo a piedi per quella collinetta mentre dall'altra parte del confine sulla pista dedicata c'è il rullo che ti trasporta per una pendenza minore a un'altezza inferiore.
Tommaso si era seduto sul bob e io lo avevo tirato fino a dove avevamo deciso di partire e scendere insieme.
L'ultima volta che siamo andati con il bob era molto spaventato dalla velocità ma era due anni fa ed era più tato mentre oggi dopo una delle prime discese insieme si è lasciato andare con un “Fiigo!”.
Ma passare dal “Fiigo!” a chiedermi di andare da solo non me lo aspettavo.
Di solito sono io che gli chiedo se se la sente di fare qualcosa da solo, come scendere in bici per la strada di casa e ricevo sempre la solita monosillabica risposta negativa.
Oggi pomeriggio invece Tommaso ha scelto: papà, voglio andare da solo. E io dalla metà della collina guardo scendere a una bella velocità il mio bambino. Che appena arriva si gira e urla: “È bellissimoooo!”. Chissà quanta adrenalina aveva durante la discesa e quanta ne ha buttata fuori con quell'urlo
Eccola qua come va la vita: accompagni tuo figlio su per la collina, lo traini sul bob le prime volte perché la salita è ripida e per lui è faticosa, lungo la salita gli spieghi come usare i freni e cosa succederà. Quelle successive cammina di fianco a te e a volte ti fermi ad aspettarlo, con una mano traini il bob e con l'altra stringi la sua manina ovattata dentro il guanto per fargli fare meno fatica e aiutarlo nella sua salita. Lo accompagni nelle prime discese, lui davanti con l'aria che gli arriva in faccia veloce grazie al peso del suo papà che per un pezzo lascia andare e per un altro pezzo tira i freni per non spaventarlo sempre pronto a proteggerlo. Quelle successive la velocità aumenta e i tratti rallentati si fanno sempre più brevi rimanendo sempre in guardia.
Finché tuo figlio capisce che gli piace ma soprattutto che si sente sicuro e vuole provare a scendere da solo.
“Adesso tu non vieni con me nel bob. Vado io da solo”. E tra quelle due frasi vorrei pensare che sia sospeso un ringraziamento non detto, una spiegazione di quello che è successo: “Grazie per avermi insegnato a divertirmi con il bob, a scoprire quando e come frenare, a non aver paura di scendere e affrontare le mie paure. Adesso mi sento pronto. Vado solo io”.
Così dopo aver camminato uno fianco all'altro mi lascia li da solo, a metà collina a contribuire nel mio minuscolo a sciogliere la neve con una breve lacrima per vederlo scendere, composto e saldo sul bob che usavo io alla sua età.
Ci siamo divertiti insieme facendo un tratto di vita insieme. Adesso è arrivato il suo momento di andare da solo. Che sia anche una discesa con il bob. Ma è un primo passo.
Sono stati d'animo ai quali avevo già pensato, quel momento in cui si sarebbe staccato.
Ma non avevo immaginato che la prima volta sarebbe stata per una discesa con il bob.
Se un filo d'aria non si fosse alzato a infastidire Anna seduta sopra la sua giacca stesa sulla neve con Teresa addormentata in braccio avrebbe continuato a godersi le discese solitarie.
Mi resta la consolazione, magrissima, di essere ancora con lui per portarlo in cima la collina o fino a dove decidiamo di partire. Lo accompagnerò fino a dove vorrà lui. È giusto così alla fine perché è cosi che deve andare. Un po' come quando passa tutta la notte nel suo lettino: un po' sono contento perché si dorme più comodi e non prendo pedate sui reni o manate in faccia e un po' mi spiace perché è bello sentirlo respirare di fianco a me.
I bambini sanno essere pestiferi e portarti al limite della sopportazione. Ma prima o poi ci troveremo a ricordare quei momenti passati insieme e ci accorgeremo che ci mancano terribilmente sorprendendoci di come il tempo sia passato così in fretta. Godiamoci i nostri bambini e viviamo ogni momento con loro per aiutarli a crescere e per essere felice di averli vissuti.
Non faremo sempre e per sempre parte della loro vita. Presto troveremo qualche loro giocattolo in un posto che non avremmo mai detto e ricorderemo quando anni prima giocavamo con loro e sistemavamo i loro giochi la notte prima di andare a letto.
Mentre loro saranno in giro con gli amici.
Accompagniamoli in cima la collina o fino a dove vogliono loro, stiamo insieme a loro lungo la salita, teniamogli la mano o trainiamoli quando non ce la fanno, insegniamoli a scendere, a divertirsi ad aver paura e ad affrontarla, a cadere e aiutiamoli a rialzarsi a fargli capire che noi siamo sempre con loro.
Quando saranno pronti, scenderanno da soli. Magari chiedendocelo con dolcezza con quell'alito di voce di riconoscente colpevolezza.
Dopo le farfalle nello stomaco il sentimento più sconvolgente sarà questo. Non so come si chiama.
Per ora penso che anche un bob possa insegnarti qualcosa. Bravo tato Tommaso.
“I will lead you to the doors of the adventure, then only you can open them to defy your fate” Thierry Sabine, creatore della Parigi-Dakar
Sarà l'effetto della domenica sera: non ho voglia domani mattina di svegliarmi di lasciare il caldo e la morbidezza del letto. Non credo nella fatalità, domani è il giorno comunemente e digitalmente noto come Blue Monday, anche perché la sua influenza è già iniziata, ma mi sento stanco, demotivato, un pelo intimorito da quello che mi aspetta. Cioè altre 8 ore, 5 giorni, una settimana di ufficio. Dove mi trovo ad affrontare quelle tradizionali rotture che deve affronta chi si occupa di una determinata attività che conosce solo lui all'interno dell'azienda ma che nonostante questo viene giudicato da persone che non ne sanno niente, al massimo dei sentito dire (per altro male oppure male interpretati). E, se devo dirla tutta in modo chiara e senza filtri, mi sono rotto le balle. Del giudizio degli altri, del maleducato sottendere circa l'utilità di una persona e della sua attività, delle influenze su chi prende la decisione finale sulla vita degli altri. Mi sono stufato. Sembra che tutti sappiano tutto su quello che devono fare gli altri, per loro è una minchiata che si può fare velocemente e semplicemente... e allora perché pagano me per farlo e non se lo fanno da soli o lo affidano a quel dipendente che pare saper tutto? Non è la prima volta che succede e per colpa di questa situazione avanzo anche qualche mila euro (nessuna parodia, tutta realtà purtroppo). Anna dice che ho una calamita nell'attrarre persone così ma non credo: purtroppo svolgo uno di quei nuovi ruoli che la rivoluzione digitale ha reso indispendabili in azienda e sono molto pochi quelli che ne conoscono l'attività. Come funziona un sito? Come si gestisce un blog un social media? Perché non vendo una Madonna sul sito? Così arrivo io e tutti mi dicono cosa fare: mettilo su internet è l'azione più richiesta quella più necessaria. Ma dove? Come? Perché? Va bene la prima volta, la seconda volta sorrido, la terza mi irrita, poi mi mordo la lingua, digrigno i denti finché non ce la faccio più e rispondo di metterselo... avrete capito. Perché poi io sono anche fatto male: sono un veneto dei più classci, non metto in mostra quello che faccio perché è il mio lavoro e non ha nulla di eccezionale, con DNA montanaro, quindi ancora più tendente all'isolamento. Non sono quello che fa e va dal boss a dirgli quello che ha fatto o vantarmi di qualcosa che hanno fatto altri: a parti invertite risponderei "E non è quello che devi fare?" cosa che per altro ho detto a una giovane collega alla prima esperienza lavorativa, frantumandone l'entusiasmo. Ma da qui ai prossimi giorni qualcuno dovrà decidere se potrò rimanere oppure no: è già insoddisfatto nel non vedere il mio lavoro online. Glielo ha fatto anche notare qualcuno che probabilmente ne sa un bancale più di me. Peccato però che, come più volte comunicato, quella cosa che vogliono vedere online non può essere online prima della fine del mese. Allora? Poi succede che mi dicono che "non importa quello che fai, l'importante che tu faccia qualcosa, per dimostrare che stai facendo o hai fatto qualcosa". Cioè, chi ti paga è talmente ignorante in materia che per tenerti lo stipendio basta mostrargli che hai fatto qualcosa, non importa se è utile. Un video spacciato come tutorial per attrarre clienti? Con il cellulare. Non importa se la cosa è fatta male, falla! Sono abituato in modo diverso. Voglio portare una vantaggio reale all'azienda e non apparente se non addirittura un danno. E per questo obiettivo è necessaria una analisi della situazione, di quello che c'è e di quello che serve e di quello che non serve, di cosa funziona bene e di quello che funziona male: in parole povere capire se si è in grado si svolgere quelle attività e cosa manca. Ci vuole calma e tempo mentre riscontro solo ansia e fretta. Ipotizzando che tutto vada per il meglio, sarà davvero il meglio? Oppure è meglio dedicarsi al giardinaggio?
PS: suggerisco queste pagine che rappresetano molto bene la situazione:
Mi sono ritrovato all'improvviso senza un motivo preciso a ripensare a quello che ho scritto nel post precedente e mi sono dato del mona. La
precarietà del lavoro negli ultimi due anni si è fatta sentire e non
nascondo che abbiamo vissuto un periodo davvero difficile. Ma a casa
c'era (e c'è) la tenerezza di Tommaso e Teresa - lo so che formano una
combinazione esplosiva (TnT), se lo avessimo saputo prima almeno Teresa
la avremmo chiamata Serena - ma nonostante i loro caprici la loro
testardaggine più o meno consapevole non c'è cosa più dolce di vedermeli
venire incontro ed abbracciarmi le gambe. C'è l'appoggio di Anna che
non guarda alla salute e alla malattia, alla ricchezza (anche perché in
questo caso c'è niente da vedere!) e povertà al bene e al male. Tutto
quello che trovo in casa mi fa star bene mi da sollievo da quello che
c'è e non c'è fuori. Non sempre è primavera nemmeno qui ma sono le
normali situazioni di famiglia. Allora, cosa non andava in quello che ho scritto?
Perché guardando il casino seminato nel pavimento in sala e ascoltando
il silenzio che lo riempie, dopo una giornata di voci bianche a db
elevati, mi rendo conto che a me non manca qualcosa mentre a qualcun
altro il 2017 ha portato via quasi tutto o non ha portato quello che
aspettava. Persone
che hanno perso genitori che hanno terminato l'ultima parte della loro
esistenza in una non vita, figli mai nati quando ormai mancava poco o
figli persi dopo una vita straziante, persone che da anni lottano o
convivono con un dolore invisibile, con una malattia maledetta o ne devono affrontare un'altra subito dopo averne sconfitta una, bambini
divisi tra le incomprensioni dei genitori.
Ho avuto le mie sfighe ma sono pozzanghere lasciate da un temporale di
passaggio al confronto dell'oceano di malessere fisico e psicologico
vissuto dalle altre persone che non so cosa dovrebbero dire all'anno che
se ne è andato. Di sbattersi bene la porta alle spalle e di buttare
anche la chiave. Guardiamo bene la realtà e le persone che abbiamo intorno. Chiunque,
prima di andare a dormire, dovrebbe dare uno sguardo al cielo, se c'è
anche alla luna e ammirarne lo splendore. E ringraziare.
Quell'ultimo dell'anno vissuto in famiglia è fatidicamente arrivato: colpa di Teresa e dei suoi denti o del suo presunto virus e del medico che ha consigliato di non portarla in posti con altri bambini. Visto che saremmo dovuti andare a casa di amici dove gli infanti sono pari agli adulti, alla fine ce ne stiamo a casa. La prima reazione è stata quella di andare a prendere il necessario per la paella vino incluso mi par chiaro, un Vermentino sardo per la cronaca. Speriamo bene dobbiamo ancora iniziare.
Anche questi 365 giorni sono andati. L'anno scorso lo avevo mandato a fare in culo. Il 2017 ha non ha voluto essere da meno del 2016 per quanto riguarda il lavoro: anche questo infatti è stato l'anno dei lavori assurdi, assunto per aziende che vogliono andare in America senza metterci piede e spendere un euro, per altre che non sanno nemmeno sia necessario per raggiungere quello che vogliono e altre che sono così incasinate da mandarmi via perché per colpa loro non sono riuscito dopo due mesi a ottenere il risultato richiesto e che loro cercano di realizzare da 2 anni e mezzo (giuro, è vero non c'è alcun errore di sintassi o di logica, non sto scrivendo da ubriaco e presumo non lo siate nemmeno voi) infine non poteva mancare quella che ti manda la bozza di contratto e poi scompare così com'è arrivata. Le conseguenze di tutte queste roccambolescherie le pagherò la prossima primavera quando farò la dichiarazione dei redditi mannaggia.
T'nT, in arte Tommaso e Teresa, stanno bene per fortuna, ci manca solo che lei attacchi a parlare nel pieno rispetto della sua dinamicità e un po' temiamo il momento in cui inizierà a parlare.
Se non sono stati i figli a regalare emozioni ci hanno pensato i Fast Animals and Slow Kids in una di quelle che sarebbe dovuta essere una sera qualsiasi di fine giugno. Meno male che la musica non tradisce e riesce sempre a farti bollire il sangue nelle vene. Il mio trasporto non è più quello dell'adolescenza ("the more you change the less you feel", ricordate Billy Corgan nel 1995 vero!?) ma al primo ascolto domestico ho capito che loro erano quello che stavo cercando, sensazione confermata alla prima distorsione ascoltate quella sera.
Per il resto mi porto a casa la conferma le persone sulle quali puoi fare affidamento sono davvero poche e che bisogna essere il più forti possibile. Non è una gran bella conclusione ma è quello che trovo alla fine di quest'anno (almeno la scrivo ora ma ci ero arrivato del tempo fa). In questo 2017 mi sono sentito più vecchio, più
fisicamente che mentalente perché la voglia di andare in giro in bici
con gli amici di correre c'è sempre ma mi sono reso conto
dell'inesorabile allungamento dei tempi di recupero oltre che del
rallentamento di un metabolismo mai stato mio amico. Mi sono anche accorto che ho scritto poco quest'anno. Avrei voluto scrivere almeno una volta al mese. Ma ero privo di argomenti per questo blog (mentre per gli altri invece non mancavano). O di tempo. Di quello giusto per riflettere bene di sentire l'ispirazione (mica come adesso che scrivo un po' per effetto, anche se le mie parole sono sincere, come sempre). O perché non conveniva perché vivo in una città dove molti sanno molto ma non dicono niente perché è meglio così, anche se poi le voci corrono tra le strade e le vie e le piazze perché la gente chiacchiera e di farsi i cazzi propri non è capace del tutto. Così continuiamo a vivere in questa città dove devi avere le amicizie giuste per essere qualcuno e fare qualcosa altrimenti devi farle in altre città oppure fotterti e stare muto. O anche perché non ho questa arroganza di credere che quello che penso io fotta qualocosa a qualcuno. Saluto questo 2017 senza rimpianti e non mi faccio aspettative per il 2018, anche perché sapete come la penso su queste baldracche. Ciao 2017, chiudi la porta quando vai via.
Oggi sono tornato a correre. 10 km sotto l'ora. Una media al km migliorabile ma non male considerando che sono salito fino a Villa Valmarana ai Nani dalla ciclabile della Riviera Berica, che l'ultima volta che ho corso sarà stato settembre e per circa la metà della distanza di oggi e che continuo a dormire poco e il mio corpo è stanco (di mandarmi a quel paese!). Dopo lo stretching dovuto ero sulla via di casa casa placido piuttosto stanco e con la testa già alla doccia quando poco dopo la chiesa di Longara incrocio altri due runner. Più che dalla ragazza mora sono stato attirato da lui: un signore con i capelli bianchi riccioli.
Lo guardo e penso: mi sembra lui! Senza occhiali stanco e col sudore che mi manda in confusione la vista non ne ero tanto sicuro. Mi ha colpito un particolare: mi ha guardato le scarpe con una certa attenzione e poi ha confabulato con la ragazza.A quel punte le mie certezze sono salite. Poco dopo mi giro e vedo che anche loro si sono girati e sembrano guardarmi. " Vieni con noi? Andiamo su fino al bivio dove c'è la rotatoria e torniamo". Tradotto per chi non conosce il posto: significa farsi la salita di Strada San Rocco fino in cima dove c'è la rotatoria (ebbene si, a Vicenza piazziamo rotatorie anche in cima i colli) dove a destra vai a Villabalzana e a sinistra invece vai in un bel posto dove però si spende tanto per non mangiare né bene né tanto. Circa 4 km, 260 metri di dislivello e una pendenza di poco superiore al 5%. Sarei stato anche a posto. Il cardiofrequenzimetro poi poco prima mi aveva informato di aver raggiunto il mio obiettivo della giornata. Però... Non è ancora mezzogiorno e cosa vuoi che sia andare fino la. "Andiamo su piano" mi rassicura il signore. Ma sì, dai, facciamocela 'sta corsa, quando mi ricapiterà di correre con Gelindo Bordin??? Già. Una di quelle poche volte che vado a correre quest'anno incontro un campione olimpico che mi invita a correre con lui. Mica una corsa col campione organizzata dal negozio di abbigliamento sportivo con altre 200 persone, ma una corsa uno fianco all'altro. Prima di partire mi dice che è una cosa tranquilla, anche in rispetto della compagna di corsa. Io lo avverto che sono così giù di forma che Adriano quando giocava nella Roma era in formissima in confronto. La prima parte è andata anche bene e mi stavo sorprendendo! Parlavo anche con Bordin sulle mie scarpe (fatalità delle Diadora, per quello me le aveva guardate) sulle mie impressioni e sulla modifica che ho fatto per correre meglio e su quelle che stava testando lui per il 2019.
Appunto, parlavo su ua strada in salita. Bravo mona! Ero così preso dal correre con lui che nemmeno ho pensato alla grandissima boiata che stavo facendo. Soprattutto dopo la corsa di prima e nelle mie condizioni fisiche. Inevitabilmente sono scoppiato, per assurdo in un cambio di pendenza con strada più piana. A quel punto ho alternato corsa e camminata perché comunque volevo arrivare in cima! Ma mi hanno raggiunto prima loro che ormai stavano tornando indietro. Quella strada infame: ogni volta me la ricordo più corta di quanto non lo sia! E alcuni tratti sale forte. Poi per uno come me che non somma due ginocchia sane la discesa è ancora peggio della salita. Sì insomma a un certo punto gli ho anche detto di non aspettarmi e fare il suo lavoro perché mi spiaceva disturbarlo però lui è stato molto comprensivo. E' stato caso bellissimo, molto emozionante correre così con un campione come lui.
Per la cronaca, prima avevo fatto questi due percorsi: Andata:
Ritorno:
Di solito quando vado a correre sto via un'ora poco più. Stamattina sono stato via più di due ore. Anna si era preoccupata anche perché quando vado a correre non mi porto via il telefono, mi da fastidio tenere in mano anche un paio di chiavi. Chiaro che quando sono arrivato a casa, mi ha aperto la porta con la sua espressione inceneritrice ma mi ha solo chiesto se mi ero perso. Quando le ho risposto che avevo prolungato la corsa con Gelindo Bordin non ha avuto parole per controbattere e ha capito tutto. Forse avrà anche visto le stelline che avevo agli occhi. E' mezzanotte passata. Le gambe non mi fanno male e a livello muscolare è una gran cosa. Ma le ginocchia non la pensano allo stesso modo. Dopo tanta inattività la ripresa è stata un po' sconvolgente (eufemismo). Ma vuoi mettere. Mamma, ho corso con Gelindo Bordin!!! E se non è motivante questo non so cosa lo sia. Prossimo obiettivo, salire fino in cima San Rocco senza tornare indietro senza sputar l'anima a metà strada e dover tornare indietro a riprenderla sbucciandosi gomiti e ginocchia! Che bello correre! E pensare che l'idea era quella di prendere la mountainbike!