Manchester e l'ipocrisia

E' tardi ho mal di testa e non posso fare i lavori di casa per farmelo passare.
Volevo scrivere qualcosa subito dopo quello che è successo a Manchester e spero di aver trattenuto almeno una parte dei miei pensieri. Provo a distillarli di seguito anche se la combinazione stanchezza-mal di testa rende più facile le farneticazioni che le riflessioni. Ma ci provo lo stesso. E l'argomento è molto delicato. Poteva valere anche per tutte le volte precedenti ma questa volta ho deciso di scrivere. Forse perché sono coinvolti dei giovani. O forse no, forse è perché ho letto e sentito commenti che non mi sono piaciuti.

Cose come "Bastardi! Bestie! Se la sono presa con i nostri bambini! Hanno fatto apposta stavolta! - le altre volte invece gli è scappata la miccia? - Se la prendono con gli indifesi!".
Noi non abbiamo mai ammazzato un giovane in Siria, Iran, Iraq? Noi non siamo i buoni. Non lo siamo più di loro e non c'è alcuna giustificazione.
La nostra indignazione è solo ipocrita.
Nessuna pietà né compassione per i bambini uccisi dalle "bombe amiche" esplose dai padroni di casa, né da quelle democratiche americane, russe, francesi partite anche grazie al nostro consenso.
Ma quando esplode un (corpo) extracomunitario scoppia la nostra rabbia e incredulità. Perché deve essere un'altra cosa? Perché piangiamo quando succede a casa nostra e non sprechiamo una lacrima quando succede a casa loro? Perché è così diverso?
Uomini donne e bambini mediorientali sono diversi da uomini donne e bambini europei o americani? Che differenza c'è? Non c'è, sono uguali a noi, sono come noi!

Me lo chiedo perché invece per qualcuno c'è! Altrimenti mi risparmierei la domanda. 
Mi chiedo che differenza c'è tra le vittime di Manchester, Parigi, Londra, Madrid, San Pietroburgo, Istanbul, Bruxelles, Nizza, Stoccolma con quelli quasi quotidiani di Aleppo, Dacca, Giacarta, Bagdad, Peshawar o di qualche città africana.
E perché non spegniamo le luci del Colosseo ogni volta che viene bombardato un ospedale in Siria o in Palestina?
La differenza c'è per i media con due tipi di trattamento opposti, parlando e dedicando tempi molto diversi.
La differenza c'è per noi con le nostre inutili dimostrazioni di solidarietà e dolore quando qualcuno esplode in una città del primo gruppo, spegnendo le luci dei nostri monumenti più belli e comportandoci da automi, sui social con hashtag dettati e bandiere di circostanza e scendendo in strada sfilando silenziosamente con delle fiaccole che non rappresentano altro che quel cerino con il quale rimaniamo in mano quando succedono queste cose. Come se davvero servissero a qualcosa. 

Ormai quando succede un attacco terroristico non riesco ad arrabbiarmi o provare pietà o dolore né tutti quei sentimenti che automaticamente voi provate in questi casi. 
Non ci riesco. Resto asettico e staccato. Una punta di dispiacere per le vittime e i loro famigliari è impossibile da non percepire. Ma non vado più in profondità.
Un aiuto me lo date anche voi, che in poche ore passate dalla costernazione per un attacco terroristico all'ironia per l'espressione del Papa nella foto con Trump, in una reazione automatizzata.
Ditemi che sono insensibile cinico e stronzo. Sarà quel senso di disillusione al quale ormai siamo tutti esposti che in me si accentua.
Ho pensato a Dante martedì sera appena sentito dell'attaccato di Manchester: noi abbiamo ucciso la loro generazione più giovane e loro hanno fatto lo stesso. Nella Divina Commedia si chiama legge del contrappassoInevitabile. Prevedibile. 

Bombardiamo di democrazia i paesi che pensiamo ne abbiano bisogno quando nel nostro stesso paese ne vediamo a malapena l'ombra.
Ed il risultato di quella democrazia è Manchester, oppure Nizza come New York. E' quello che volevamo? Possibile che nessuno nei posti giusti abbia mai preso in considerazione una reazione? E' dall'11 settembre 2001, da quasi 16 anni, che ci tengono ostaggi. L'esportazione di democrazia non sta andando proprio bene. Nemmeno benino.
Un po' come quando per ottimizzare le cose le aziende vanno a produrre in Cina e poi importano da la prodotti che però non sono ottimi.
L'odio non si combatte con altrettanto odio.
La guerra non si combatte con un'altra guerra.

Una sera per radio (non ho la tele e ascolto tanta radio, soprattutto la notte finché lavo i piatti) ho sentito questa domanda: "Come si ferma una guerra?". Gli esperti chiamati a rispondere hanno detto con il pugno duro, la diplomazia, il dialogo, il rispetto, le sanzioni, il Risiko e la briscola.
Nessuno ha pensato di smettere di vendere armi. Potrebbe essere un inizio. 
E iniziare a risolvere i casini in casa propria, prima di risolvere quelli degli altri.

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Nicky Hayden

Bastava guardare in che condizioni era ridotta quella macchina per capire. Non c'era alcun bisogno che persone di dubbia moralità e professionalità spacciassero informazioni non verificate arrivate da amicizie o parentele millantate nei posti giusti.
Accuse al moto-ciclista e al mondo intero dei ciclisti e accuse al guidatore e al mondo intero di chi viaggia al volante. Parole non riflettute scritte senza il minimo rispetto per due famiglie che stanno vivendo nella disperazione.

Ho letto di tutto e di peggio su interntet in questi giorni e ho pensato a Evan Williams che ha ammesso che internet è guasto: "Pensavo che quando ad ognuno fosse stato possibile esprimersi liberamente e scambiare idee ed informazioni il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo". E bravo Evan, internet è guasto da un pezzo ormai, hai peccato di ottimismo e fiducia.

Da appassionato di moto, motociclista e (ex?) imbrattatore di riviste di motociclismo, ci resto sempre male quando muore un motociclista anche questa volta che non è successa all'interno di un circuito durante una prova o una gara ma, vedi quando è beffarda la morte, pochi metri fuori dal circuito dove solo alcuni giorni prima l'aveva sfidata per l'ennesima volta a velocità impressionanti, schiacciato sul serbatoio e sotto al cupolino della sua moto, per cercare di essere il più veloce possibile, più di lei e dei suoi rivali.
In pista si corre contro le leggi della fisica uscendone illesi, pensando di essere immortali magari anche grazie a tutte quelle protezioni che calcolano la frazione di secondo più infinitesimale ma sulle quali non si può fare affidamento quando sei per strada a proteggerti dal codice della strada, che è più letale della fisica.
Puoi correre più forte che puoi, puoi scapparle ad ogni curva piegandoti all'inverosimile ma lei è paziente e sa aspettarti per venirti a prendere. Perché nessuno è immortale. E' la più democratica, più della vita stessa.

Di Nicky Hayden ricorderò sempre la vittoria del mondiale 2006, portato a casa vincendo solo due gare, ad Assen e a Laguna Seca e poi tanti piazzamenti, dimostrando una incredibile costanza e risparmiando la vita a Dani Pedrosa, il suo povero compagno di team che lo aveva steso nel penultimo gp, regalandoci una scena davvero comica quanto surreale, per noi tifosi italiani.
Tanti dicono che era diverso da tutti gli altri piloti e mi sorprendo a scoprire quante persone lo conoscevano così bene da poterlo dire. Chissà com'era davvero Kentucky Kid!? A me viene in mente un video e voglio salutarlo così.
Ride one Nicky!

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Coppa d'ansia


Ok, la Juventus è il club più forte d'Italia Lo ha dimostrato ieri sera vincendo la terza Coppa Italia consecutiva (non la chiamerò mai col nome dello sponsor, come lo Scudetto!) con un gioco completo, ampio e sicuro, non sempre veloce ma la Lazio, in casa sua, è rimasta a guardare la palla che girava, tanto per dire. 
Aspetto di scoprire se è anche la squadra più forte d'Europa

Lo dico senza ipocrisia e con tutta onestà: della tripletta (in Inghilterra dicono "treble", in Italia diciamo "triplete" - e "remuntada" - perché l'Inter ha battuto il Barcellona in semifinale?) mi frega poco! 
Immagino che i gufi abbiano dovuto cancellare dai loro pc e smartphone meme e altre monate del genere sulla mancata tripletta per sostituirli con quelli per la notte del 3 giugno, ma baratterei Scudetto e Coppa Italia per quella coppa che ha vinto solo due volte. Pochissime in confronto agli Scudetti che si è cucita sul petto.

La finale di Champions League per ogni juventino è un'ansia, soprattutto pensando a come ha vinto le uniche due volte: grazie a un rigore inesistente in una serata tragica dopo una partita che non verrà mai ricordata per il risultato e ai rigori praticamente in casa (all'Olimpico di Roma). La Juve detiene il record di sconfitte in finale per il quale c'è poco da bullarsi al bar con gli amici.
Vorrei riuscisse a vincere al massimo nei centoventi minuti di gioco senza dover dimostrare di saper calciare un pallone fermo a undici metri dalla porta. 
Arrivare in finale non è importante, l'importante è vincere la finale è una frase banale  ("La vittoria è l'unica cosa che conta" è una citazione made in Juventus). Come quando giocavo a calcio, non mi accontento mai e oltre che vincere, preferisco anche in un certo modo.

Le finali che mi sono piaciute sono state quelle del Milan: nell'89 contro la Steaua Bucarest a Barcellona, nel '94 contro il Barcellona a Atene, due vittorie per 4-0 ma anche il primo tempo della finale del 2005 a Istanbul contro il Liverpool per poi riprendersi la rivincita due anni dopo ancora ad Atene. Sempre Milan e sempre esempi di calcio. Quelle sono vittorie che danno soddisfazione.

Lo so che le finali sono partite difficili, la tensione ti taglia le gambe a discapito del gioco e contro il Real Madrid sarà difficilissima.
Scrivo a titolo personale, immagino ci siano persone contentissime di vincere qualunque sia il modo ma credo che molti tifosi juventini la pensino come me e desiderino una vittoria come quelle descritte sopra. 
Serve anche alla Juve per affermarsi come il club più forte. Non basta dimostrarsi all'altezza del Real Madrid arrivando ai rigori, serve vincere con autorità
Ieri sera ne ho vista in abbondanza, a parte i soliti minuti finali di rilassamento precoce da far saltare i nervi.
Sabato 3 giugno posso accettarli, ma solo se quella coppa poi viene a Torino!
Come ormai scrivo da un po', parafrasando l'hashtag ufficiale, fino a quel giorno e cioè fino alla finale, #finoallafinemaninellepalle!

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Monitoraggio del sonno

Questo post nasce da un post di un ex collega sul social per gente seria.
Come dice lui (e non solo) più che giustamente, trovo sempre qualcosa o qualcuno per cui lamentarmi (come anche qui).
Forse il mio tono tradisce le mie intenzioni e anche se la famosa citazione "Sono responsabile di ciò che dico/scrivo, non di quello che capite" può essere sfoggiata per l'occorrenza, posso capire il fraintendimento.
Io non li considero lamenti ma piuttosto delle osservazioni che a volte trascendono in (auto)interrogazioni per arrivare a capire perché quel qualcosa o quel qualcuno, almeno inizialmente, mi sta così tremendamente in mezzo le chiappe. Che poi alla fine la situazione può anche cambiare, soprattutto dopo una discussione collettiva e una riflessione solitaria.

Nel post dell'ex collega si parlava di hardware e software per il monitoraggio del sonno
Scherzando, gli ho scritto che poi c'è chi si lamenta della violazione della privacy. Però: nella maggior parte dei casi siamo noi stessi a autoviolarcela concedendo ad altre persone o alle macchine il permesso di farsi gli affari nostri.
Ma a parte questa ormai retorica osservazione, mi sorprende che esista qualcuno su questo pianeta che desidera far sapere a degli sconosciuti le informazioni relative al proprio sonno. Sul serio, quando ci si sveglia la mattina non ci si rendi conto di come si sta? Non dico subito, perché più o meno a tutti è necessario del tempo per riprendere coscienza di se stessi e del mondo.
Forse non adesso, ma tra poco sentiremo il bisogno di essere dotati di una sleep-monitoring band o ancora più figo e temuto di uno sleep tracker (vorreste mica chiamarla "fascia che misura la qualità del tempo che passi finché dormi" o "fascia che misura la qualità del sonno") per sapere com'è andata la notte? E se per caso ce lo avete addosso e il/la vostro/a lui/lei ha altre idee oppure gli/le salta l'improvvisa voglia di saltarvi addosso? Perché poi questi dati personali potreste anche renderli pubblici ad altri come voi che la utilizzano per sapere se hanno dormito bene o male facendogli sapere che prima di dormire stavate certamente bene e potrebbero anche riconoscere quanto e per quanto ci avete dato dentro! 
Per favore, non fraintendete, non vi sto dicendo di non usarla, semmai sono curioso di conoscere le motivazioni che vi hanno portato a usarla (sindrome KTM*) e anche di fare attenzione. Tutto qua.
Mi ricorda un po' il bisogno indotto del navigatore. Pensare che nel 2004 si andava in Francia in macchina partendo con la stampa delle cartine di Mappy o ViaMichelin. Nel 2004, neanche fosse stato il secolo scorso. Ma se anche fosse stato?

Però è sempre bello fare delle scoperte interessanti: non sapevo esistessero hardware e software dedicate esclusivamente al monitoraggio del sonno. 
Il mio cardiofrequenzimetro ha questa funzione, ma 
1) l'ho disabilitata e 
2) quando dormo non lo indosso e 
3) per quelle poche ore di sonno quotidiane (stanotte per finire un lavoro che dovevo consegnare entro oggi ho fatto le 2:45, con sveglia alle 7) conosco già la qualità e la quantità del mio sonno (purtroppo la prima non compensa la seconda).
Mi chiedo solo una cosa (seriamente): a cosa serve controllare il sonno, quando in questo momento siamo abbandonati al nostro subconscio?

Siamo così facilmente soggetti a farci convincere che abbiamo bisogno di qualcosa?
Lo sarei solo in un caso: pensate per esempio ai cardiopatici o chi ha problemi vascolari e che possono vivere con una sentenza improvvisa che può capitare nel bel mezzo della notte (ma anche del giorno, se capita a chi  è costretto a letto). 
Questo sistema di monitoraggio della salute dovrebbe inviare continui segnali sullo stato di salute di chi lo indossa a una struttura medica, pronta a intervenire in caso di necessità anche urgente.
In questo caso sarebbe un utile strumento di monitoraggio della salute.
Saremmo anche persone dotati di una certa intelligenza, purtroppo talvolta la utilizziamo in modi inappropriati.

Per il resto, nel mio letto non ci voglio portare nessun altro, nemmeno virtualmente.
Ad esclusione di praticamente tutta la mia famiglia, per il momento (e lei, ma solo perché ha forti capacità persuasive!).

* Kazzi Tuoi Mai

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Ciao Milan

Vi avevo già straziato l'anima con la storia delle tradizioni italiane, cancellate per fare posto a quelle straniere, vero!?
Dopo quelle, nemmeno il club italiano più titolato in Europa è più italiano: finalmente (?) dopo tante clausole oggi c'è stato il closing. Cioè il Milan è stato venduto da Berlusconi a un gruppo cinese
Il freddo comunicato stampa è online nel sito del Milan.
Che mestizia.
La mia passione per il calcio è nata con altri colori ma con il Milan italiano di Silvio Berlusconi e con soli tre stranieri, e che giocatori!
Adesso la mia passione per il calcio si sta spegnendo travolta da troppi interessi che mettono a bordo campo il pallone che rotola.
Sono un palloso nostalgico, quello che c'è stato prima di solito è meglio di quello che abbiamo adesso. Sarà forse l'iniziale diffidenza e fatica ad abituarsi. 

Ricordo i mercoledì sera di Coppa Campioni: erano speciali perché poteva stare sveglio per 90' in più. 
In panchina c'era Arrigo Sacchi con i suoi occhiali alla Top Gun e di fianco l'onnipresente Ramaccioni con i suoi baffoni in abiti sempre eleganti. 
In campo davanti a Giovanni Galli c'erano suo fratello Filippo con Tassotti Costacurta e Maldini diretti da Franco Baresi (tra poco piango, e pensare che sono gobbo...), a fare filtro e gioco davanti a loro Bubu Evani con Rijkaard Carletto Ancelotti Donadoni e Colombo e a far cagar sotto le difese avversarie Gullit e Van Basten
In tribuna di fianco a quella di Berlusconi, la pelata di Adriano Galliani e la faccia di pietra di Ariedo Braida.
In quegli anni la Juve faceva schifo e io vedevo questa squadra sgretolare il Real Madrid di Sanchis, Michel, Martin Vazquez, Butragueno e Sanchez. Come non innamorarsene?
Ha vinto due Coppe dei Campioni grazie a uno scudetto.

Il Milan, quel Milan, sono le sere di fine estate passate a casa dei miei amichetti a mangiare pizza e bere the davanti la tv per vedere le finali di Super Coppa Italia, sempre col Milan.
Oppure le nostre sfide a calcio, in zona verde, simulando le sfide di Coppa Campioni. 

Quel segno a V sulla rotula sinistra me lo sono fatto un tardo pomeriggio di un mercoledì di fine maggio. 
Giocavo a calcio coi miei amichetti e stavo in porta. Dopo una parata mi sono alzato e Matte mi guarda bianco in faccia indicando il ginocchio e avendo la forza di dire solo: "Ale il ginocchio!". Abbassai lo sguardo e vidi la tibia ricoperta di sangue. Non sentii male, nemmeno mi ero accorto che il cinturino di metallo dell'orologio di era infilzato nella pelle del ginocchio. 
Scoppiai a piangere per lo spavento e andai subito a casa. Dolore niente.
Come al solito mio papà mi seppe calmare e intanto io ero già preso da quel lembo di carne che si alzava. Un po' di disinfettante e poi mio papà che dice "Andiamo al pronto soccorso!".
A quel tempo avevo già avuto delle esperienze in ambito di PS. Non ne volli sapere: "Col cavolo! Stasera c'è la finale di Coppa Campioni, non me la voglio perdere!".
Quella sera, era il 24 maggio 1989, il Milan si portò a casa la sua terza Coppa dei Campioni dando quattro pere alla Steaua Bucarest, grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten. Nella semifinale di ritorno aveva battuto il Real Madrid per 5-0.

Adesso non è gestita che da un gruppo cinese mal identificato.
Una volta (quello che era ieri oggi è già diventato "una volta"!) si sapeva chi era il presidente, il direttore generale, il direttore sportivo e il team manager del Milan. Una squadra fantastica che ne gestiva un'altra ancora più fantastica.
Ma quali anni d'oro del grande Real! 
Quelli erano gli anni splendidi di un club fortissimo dentro e fuori gli stadi, che vinceva e giocava anche bene.
Purtroppo donne e politica hanno costretto SB a ridurre di molto il budget per il Milan e questa è stata l'inevitabile fine.

Che mestizia. 
Non so se sono più triste perché svanisce un pezzo della mia gioventù e faccio fatica ad accettarlo o per il fatto che non c'era alcun (imprenditore) italiano capace di acquistare e gestire l'azienda sportiva Milan.
La squadra di Rivera, Nereo Rocco, Baresi e Maldini, di Farina e Berlusconi adesso è in mani cinesi (comunista, glielo hanno detto a SB?).
Sarà che le cose cambiano, non sempre in meglio e che non sempre ci si abitua facilmente.
Spero ritorni presto un altro Milan. Ma chissà se a me ne importerà ancora qualcosa.

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Unità d'Italia e San Patrizio

Giornata mondiale del sonno e San Patrizio.
Il 17 marzo è questo. Oltre a coincidere, per quest'anno, con il venerdì e quindi avere un elemento scaramantico che lo caratterizza ulteriormente.
Non volevo disturbarvi finché siete impegnati a condividere immagini o meme sul sonno e suoi derivati o folletti e birre verdi o gente abbondantemente ubriaca, spreco queste righe per ricordarvi, o dirvi se nemmeno lo sapevate, che oggi, 17 marzo, si celebra anche l'anniversario dell'Unità d'Italia. Può essere che tra un cuscino e una birra scura verde vi sia sfuggito.

Che poi, voi che festtegiate St. Patrick's Day, lo sapete perché si festeggia, no?! Sapete chi è San Patrizio (no, scordatevi i link questa volta, sforzatevi di fare una ricerca!)? Da dove veniva e perché è andato in Irlanda? Perché sapete che S. Patrizio è la festa patronale della Repubblica democratica d'Irlanda, vero? E conoscerete anche le sue vicende e i suoi personaggi e come è arrivata a essere una Repubblica, vero? O vi basta Sunday Bloody Sunday?


Sappiate comunque che 156 anni fa, il 17 marzo 1861, veniva proclamata la nascita del Regno d'Italia. Non so perché questo anniversario è stato festeggiato solo tre volte (ne 1911 per i 50 anni, nel 1961 per i 100 anni e nel 2011 per i 150 anni) e non è una festa nazionale annuale, come deve essere.

Ma non festeggiamo più nemmeno San Francesco patrono d'Italia, il 4 ottobre. Tutte le feste patronali locali sì, ma quella nazionale no.
Il Regno d'Italia di fatto non esiste più dal 2 giugno (a proposito, lo sapete che ogni anno si celebra la Repubblica italiana, no?!) del 1946, ma non è il Regno dei Savoia che si dovrebbe ricordare oggi ma la trasformazione di un territorio frammentato in tanti regni e ducati in un'unica nazione e l'apice di un periodo come il Risorgimento.

Quello che mi rode è che non c'è nulla che  lo ricordi: un doodle di big G che di solito ricorda il 193° anniversario della nascita o della morte del can del pignattaro*, un hashtag creato apposta e che sia nei trend topics dell'uccellino (ovviamente c'è #StPatricksDay sponsorizzato chissà da chi) magari col sostengo del nostro governo, una pagina del social network dove ci siamo tutti. Niente.
Ho fatto un giro sui siti dei primi tre quotidiani italiani: zero, ma un riquadro alla giornata mondiale del sonno e all'Irlanda, cazzo se non p mancare. 
Solo il sito dell'agenzia di stampa più importante d'Italia dedica un articolo al 156° anniversario dell'Unità d'Italia, riportando le dichiarazioni del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che ovviamente le pronuncia lui ma non le ha scritte lui e non sono per niente diverse dal solito e istituzionale tono freddo e staccato, neutro, privo di sentimento e credibilità.

Il Presidente Mattarella dice che "Celebrare l'Unità del Paese è occasione di festa e impegno comune, per rendere il nostro Paese più unito e più forte, condizioni di uno sviluppo solido, equo e sostenibile"
Meno male che è occasione di festa, perché chi ce l'ha è al lavoro.
Non so come questo giorno possa rendere l'Italia più unita e forte, equa e sostenibile, con tassi di disoccupazione ed evasione fiscale stratosferici, con una forbice tra ricchi e poveri sempre più ampia (anche qui, nessun link, fatevi una ricerca che non è notizia di mille giorni fa) e una criminalità crescente. 
Non ho la televisione e non ho guardato i tg in streaming, ma penso che lo spazio dedicato all'Irlanda e alle bevute colossali sia stato maggiore rispetto a quello per il 156° anniversario dell'Unità d'Italia.

Ormai celebriamo tutto fuorché le nostre tradizioni: Halloween ha preso a calci i nostri cari che non ci sono più ed è diventato il nostro secondo Carnevale. A proposito, quanti dei vostri figli o di voi si è vestito da Pulcinella? Non so se ve ne siete accorti ma ormai da un pezzo i supereroi e gli ultimi cartoni animati hanno spazzato via il dottor Balanzone, Pantalone, Alrecchino, Colombina e tutti gli altri (ricordate chi sono, vero?!). Almeno ci vestissimo da Mamuthone sardo!
Sono perfino stanco di San Patrizio, io che in Irlanda devo ancora tornarci per riprendermi quel pezzodi cuore che ho lasciato anni fa.
Facciamo la festa perfino alla birra tedesca con tutto il buon vino che abbiamo e le nostre ottime birre italiane pur di vendere qualche cassa in più si mettono i pantaloni alla zuava e i baffoni arricciati (grandi questi uomini di marketing!).

Dove sono finite le nostre tradizioni e la nostra storia? Io ricordo che quando andavo alle elementari, ogni anno era sempre la stessa bella storia: non si dimenticavano le tradizioni. In tutte le altre parti del mondo, si celebrano e si festeggiano, mentre qui ce le siamo dimenticate. Scommetto che se chiedo a una giovane maestra di parlare ai bambini delle nostre maschere di Carnevale, mi si chiude lo stomaco dall'angoscia.
Eppoi il Presidente Mattarella parla di radici. Chissà se si rendeva conto di quello che stava leggendo.
Quando e dove ci siamo persi la nostra storia? 


Quando ho scritto "Capre e bufali" mi riferivo anche a questo. Adesso scusate il disturbo, tornate a gustarvi le vostre birre bionde verdi (perché quella scusa vera e tradizionale vi fa schifo) e le vostri carni di angus irlandese. 
#scusateildisturbo



* in dialetto veneto, il cane del pentolaio.

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Sindrome da Stravicenza

Non so se sia il periodo: il fisico si riprende dopo il freddo invernale meravigliato dai primi colori e dai profumi, dalle temperature più miti e ha voglia di muoversi essere coinvolto nel risveglio della natura e della vita.
Comunque sia, per me corrisponde al periodo degli infortuni. Quando giocavo a calcio e poi calcio a 5 se non era una caviglia che si girava era un ginocchio che si infiammava.
Fatalità mi capitava in un periodo di condizione fisica eccellente, come se fosse automatico avere un crollo verticale subito dopo aver raggiunto il picco.
Da quando ho smesso di calciare una palla, al chiuso o all'aperto che sia, la chiamo ​Sindrome da StraVicenza.
Sì lo so, mi piace abbinare alle situazioni una descrizione o un nome, come la teoria delle aspettative (detta anche dell'uovo di Pasqua). Un po' per prendermi meno sul serio un po' per cercare di sdrammatizzare e smorzare un giramento di coglioni che per me è puntuale come le tasse.
Ogni anno, la settimana di questa manifestazione ho qualcosa. Nonostante siano messi malissimo, ginocchia e caviglia non centrano: da qualche giorno la schiena, altro mio punto debole, ha iniziato a farmi male. Questa volta la zona lombare. Forse per colpa di una dimostrazione di forza a Tommaso sabato pomeriggio in bicicletta. Forse una posizione scorretta. 
Se poi considerate che nel frattempo faccio i lavori di casa o taglio e sego alberi e alzo rami da qualche chilo, la situazione non può migliorare molto.
Ma mi hanno detto che da piccolo mi ha morso una tarantola e devo avere ancora qualche residuo di tossina in corpo.
Giovedì, vado dal fisioterapista, purtroppo prima non ha posto.
Non so se domenica riuscirò a correre. Di solito, dopo periodi di inattività, la prima corsa va benissimo. 
Spero che domenica diluvi.

PS: non ho ricevuto alcun compenso per aver pubblicato questa immagine. Avrei voluto inserire la foto della mia schiena con il cerotto, ma ve la risparmio.

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