Un prato che era il luogo di ritrovo affollato dal vociare di un gruppo di bambini fortunati e senza pensieri. Adesso un posto virtuale come tanti aperto ad ogni riflessione
E' iniziato in Francia il Campionato Europeo di calcio. Di seguito il calendario delle partite di Euro2016 (in colpevole ritardo, chiedo venia). L'Italia non parte proprio da protagonista, quindi nessuna aspettativa come ho già detto e non illudiamoci dopo la vittoria col Belgio. Ho visto alcuni spezzoni di partita, quello che posso permettermi tra semi-lavoro e famiglia e a dire il vero non ho visto né un gran bel gioco né squadre fortissime. Ma è solo la prima giornata di ogni girone con le nazionali ancora in rodaggio o emozionate. Di certo non ci sono più le squadre materasso. Purtroppo non perché il livello si è alzato. Speriamo di vedere più di tre partite dell'Italia. Uscire nella fase a gironi sarebbe mesto e a dire il vero non ho visto nazionali più forti. Ma in queste competizioni la qualità conta fino a un certo punto.
Questa sera in Francia iniziano i Campionati Europei di Calcio. AKA Euro 2016. Ma non mi interessano granché o meglio ci trovo di meglio da fare. Non avere la televisione in casa aiuta a fottersene ma preferisco rivedere gli amici di Ospedaletto questa sera e bermi delle birre con loro. Va bene, le partite dell'Italia non me le perderò, forse solo quella di venerdì 17. Non tanto per la data ma per l'orario (giocano alle 15, ma si può?) e perché avrò altri impegni (purtroppo non di lavoro). Di Euro 2016 non me ne importa granché. Così come tutto il calcio. Sarà che non ci vedo più quello sport che mi prendeva da ragazzo e che io nel frattempo sono uscito da quella bolla di disincanto che mi faceva pensare che tutto quello che vedevo fosse vero e destino allo stato puro. Ma nonostante questo non ho potuto fare a meno di fare un pensierino alla nostra Nazionale. E di finire per scrivere qui. Leggevo alcuni commenti di veri appassionati e semplici giornalisti relativi alla mancanza di classe tra i giocatori convocati dal CT Antonio Conte. Tolti Higuain e Dybala che per ragioni di passaporto non possono giocare con la maglia azzurra, non ne vedo molta nel nostro campionato. Un giocatore di classe poteva essere Giuseppe Rossi ma temo non fosse nella condizione fisica ideale. Purtroppo perché stravedo per lui. Francesco Totti no per favore e non dico niente altro. La classe nel calcio italiano è finita quando si è ritirato Roberto Baggio. O forse poco dopo con Andrea Pirlo. Poi mi chiedo cosa si intenda per classe: piedi buoni? Qualcuno capace di toccare la palla come si deve? Il minimo sindacale di uno stop ed un passaggio corretto che rappresentano i fondamentali di questo sport e che si intendono inclusi in tutti i calciatori professionisti? Vorrei una risposta perché non l'ho mai capita. E' richiesta la classe ad un difensore centrale? E' la caratteristica principale? Allora guardatevi Gaetano Scirea, Franco Baresi e Alessandro Nesta, gli ultimi di quella stirpe. Perché adesso dobbiamo accontentarci di quello che le società di Serie A possono offrire.
Che poi cosa ce ne facciamo della classe, che forse c'era nelle ultime edizioni di Mondiali ed Europei ma nonostante ciò siamo tornati a casa dopo due brutte figure? Per questo dopo una iniziale freddezza penso che in Francia potremmo rischiare di non limitarci a giocare solo tre partite. Sia chiaro, non mi faccio travolgere da facili illusioni, proprio per niente. La teoria dell'uovo di Pasqua non sussiste! Questi saranno degli Europei da guardare in totale leggerezza, con zero aspettative. Però, appunto, vista la lista del CT Conte, non sono proprio così sfiduciato. Perché della classe possiamo benissimo farne a meno. Chiedetelo agli argentini che in Brasile ne avevano a bancali tra Messi, Higuain, Di Maria e altri ma sono tornati a casa con altrettanti bancali di sacchi di pive. Intanto Conte ha convocato quello che aveva a disposizione, perché tra infortuni e giocatori stranieri ha fatto quasi il gioco dell'eliminazione. Poi ha considerato chi gli poteva essere più utile. Chi gli serviva di più. E lui preferisce uomini di sacrificio, falegnami che facciano legna per l'inverno e portino l'acqua. Perché se tutto va bene si dovranno giocare sei partite al massimo senza la possibilità di fare calcoli (ai quali noi italiani siamo fin troppo affezionati) quasi tutte a eliminazione diretta. Se Marco Verratti non si fosse infortunato forse un giocatore di classe in mezzo al campo potevamo avercelo. Ma come si dice, se mia nonna avesse avuto le ruote sarebbe un carretto. Quindi basta parlarne. Conte ha convocato giocatori con l'esperienza internazionale che hanno, alcuni poca, altri discreta. Ma con tanta fame. Stefano Sturaro, Lorenzo Insigne (a proposito di classe... farà sempre la stessa cosa, il riflesso di Robben in pratica, ma la sa far bene proprio come lui!) e Alessandro Florenzi danno sempre tutto. El Shaaraway (se proprio vogliamo tornare a parlare di classe) ha giocato mezza stagione come abbiamo visto ed fresco. Emanuele Giaccherini è stato la salvezza del Bologna e non ha avuto le Coppe di mezzo ed in nazionale ha sempre fatto bene. Simone Zaza sia con la Juve che in azzurro ha dimostrato di giocare col coltello tra i denti, speriamo solo che quando non ce l'ha tra i denti non lo ficchi nel polpaccio degli avversari come già capitato. Sono su una bilancia perfettamente equilibrata. Per le stesse ragioni possiamo (possono, noi ce ne stiamo comodi col culo sul divano!) far bene come fermarci alle prime tre partite.
I dubbi che ho sono tre. Il primo riguardano la difesa: Bonucci&Chiellini non mi sono mai piaciuti. Nei momenti difficoltà sono pericolosi - più del solito. Il secondo l'attacco: temo sia troppo portato a recuperare palla che a cercare profondità e dovremmo cercare di fare gol con i tanti esterni e mezze punte che ha portato Conte (Federico Bernardeschi e Antonio Candreva oltre a quelli già citati) o gli inserimenti dei centrali. Il terzo il CT stesso: sarà bravo a mantenere alta la tensione e a motivare i giocatori, ma con la Juventus si è sempre fidato della solita formazione senza dare ricambio ai più utilizzati. Qui gioca invece un torneo dove spesso si deve fare affidamento a tutti o quasi i 23 convocati. Prandelli ci ha rimesso la finale di quattro anni fa facendo giocare per riconocenza giocatori fuori condizione. Considerando l'intensità di gioco di Conte, spero che consideri tutti gli uomini a disposizione. Per il resto, zero aspettative e tanta tranquillità. Certo se andiamo in finale si va per vincere ma non ci arriveremo. Sarei più deluso da un eventuale brutta figura dell'Inghilterra. Quest'anno la vedo bene. Anche se ai tornei di questo tipo non ha mai avuto il successo promesso. Vado a mettere in frigo la birra!
Andare indietro nel tempo e rivedere cosa ho fatto vissuto visto dov'ero con chi ero è una attività nostalgica che mi è sempre piaciuta, sarà che ci trovo un certo piacere a crogiolarmi nella malinconia dei ricordi.
Adesso non bisogna fare nemmeno tanta fatica perché il principale social media ti dice subito cosa stavi facendo quel giorno di diversi anni indietro.
E li guardo sempre tutti questi ricordi messi li davanti dall'algoritmo ma non li condivido mai. Scrollando in giù i ricordi di oggi 5 giugno però ho scoperto che sono notevoli! Così ho pensato di non condividerli uno per uno perdendoli nella marmaglia del web e che invece meritavano un posto migliore, anzi un post migliore e di dargli il giusto risalto qui nella Zona Verde. Nel 2011 io e Anna stavamo scendendo dai colli vicentini in scooter con la ruota posteriore a terra. Terza volta in 2 anni. Ci siamo salvati grazie ad una serie di botte di culo materializzate sotto la forma di un signore che mi ha dato un passaggio fino a casa di un amico conosciuto solo col soprannome da dj ma che per fortuna conosceva bene anche lui e ad un compressore che il suddetto dj ci ha prestato per scendere in pianura. È finita che mio papà ci è venuto a prendere perché eravamo a più di 20 km da casa mentre lo scooter è rimasto dal primo meccanico che abbiamo incontrato per strada. Gli altri due riguardano il posto dove ho vissuto gli scorsi 5 anni, il quartiere di Ospedaletto. Nel 2014 una maglietta grigia con la scritta rossa mi ricorda che erano appena arrivate le t-shirt dello spettacolo teatrale Johanne, una splendida esperienza della quale vi avevo già parlato. Nel 2015 stavo mangiando patatine fritte e hamburger all'Ospedaletto City Limits, cioè una delle tante feste che don Marco si inventa per suonare, far (fare) musica, bere e mangiare e stare insieme in allegria. Io però ero piuttosto malinconico (ben più di quanto non lo sia normalmente) perché stavo lasciando quel quartiere e la sua splendida gente. E mi è nata una riflessione spontanea sui miei modi di fare e di essere che tendono a mantenere una distanza, almeno iniziale, dalle persone che ho appena incontrato o dalle cose. Qualcuno ci vede una certa dose di arroganza maleducazione e cagacazzagine e non posso dargli tanto torto. È che lasciarmi andare con persone nuove non mi viene molto facile. Non so perché il 5 giugno nel corso degli anni sia stato così generoso di esperienze da ricordare. Non lo saprò mai e dipenderà dal caso. Ad ogni modo, sono felice di averle vissute e ricordate.
Troppi guru Troppe bufale Troppi ingenui Troppi customizzatori di moto Troppe scrambler e cafe racer Troppa convinzione Troppi fanatici Troppe persone che si credono uniche Too much people considering itself unique Troppe barbe Troppi esibizionisti Troppi social Troppa apparenza Troppi selfie Troppi approfittatori Troppo bisogno di amicizie giuste Troppa avidità Troppa mancanza di ascolto Troppi bugiardi Troppo falso distacco Troppa umiltà sbandierata Troppe parole non dette Troppa attesa Troppa pazienza Troppa cattiveria Troppa studipidà Troppa ignoranza Troppa maleducazione Troppa superficialità Troppe complicazioni Troppa arroganza Troppa distanza Troppa assenza Troppa mancanza Troppa gelosia Troppa invidia Troppo egoismo Troppa rabbia Troppo rancore Troppo stanco. ____________________________________________
Too much gurus Too much fakes Too much naives Too much motorcycle customisers Too much scrambler and cafe racer Too much certainty Too much fanaticals Too much people considering itself unique Too much beards Too much exhibitor/exhibitionist Too much social Too much appearance Too much selfies Too much profiteers Too much need of affairs Too much lust Too much luck of listening Too mcuch liars Too much false coolness Too much unsaid words Too much wait Too much patience Too much wickedness Too much foolishness Too much ignorance Too much rudeness Too much superficiality Too much complications Too much arrogance Too much distance Too much absence Too much lack Too much jealousy Too much envy Too much egoism Too much rage Too much resentment Too much tired.
Ho visto lo spot promozioanale della 99ma edizione del Giro d'Italia. Visto che invita a seguirlo sulle reti RAI, immagino che a televisione di Stato sia il committente. Non so se l'oggetto del video, un confronto tra due ruote a motore e due ruote a pedale, sia stato indicato dalla RAI alla società realizzatrice o proposto da quest'ultima. Non so se ci sia stata una gara tra agenzie per aggiudicarsi la realizzazione o è spuntato il cugino paraculo di qualcuno. Comunque sia, è una dimostrazione di insipienza a superficialità da entrambi le parti. E' uno spot sbagliato. Chi l'ha commissionato non doveva approvarlo. Ho anche letto i commenti di entrambe le fazioni: i motociclisti sono incazzati come se la loro moto gli avesse piantati in mezzo la strada di notte ma mi pare il minimo. Per i ciclisti non c'è nulla di offensivo e mi pare banale. Solo un ciclista dotato di onestà intelettuale ha descritto il fallo commesso. Promuove uno sport denigrandone un altro. Promuove atleti non rispettandone degli altri. Promuove una professione offendendone un'altra. Che poi è la stessa, quella dello sportivo, che in modo diverso si smazza comunque tantissimo sia fisicamente che mentalmente per raggiungere lo stesso obiettivo: essere più veloce (degli avversari e del cronometro). Non voglio dire che la moto sia meglio della bici, o viceversa, mi trovo anche con col culo su due selle: quella della moto e quella della bicicletta, da MTB per la precisione. Ma conoscendo un po' i due mondi, ci vuole poco a fare una analisi del video e trovare un secondo fallo piuttosto macroscopico (e non è uno di quelli da vantarsi): tutto quello che viene detto per sputtanare il motociclismo ed esaltare il ciclismo è contestabile. Vogliamo vedere punto per punto? - I ciclisti non avranno le ombrelline in partenza ma le Miss di tappa che si esibiscono con tanto di doppio bacio ai ciclisti sul podio, mentre nel motociclismo il contatto fisico tra le ombrelline ed i piloti non esiste nemmeno. - Le gare di moto non vengono interrotte per pioggia a meno che le condizioni non siano davvero proibitive e mettano in pericolo la sicurezza dei piloti. Sia all'ultima Tirreno-Adriaticoche all'ultima Parigi-Nizza, una tappa è stata annulata a causa del maltempo. Poi alcune tappe si corrono anche sotto il diluvio mentre alcune gare vengono interrotte, ma i piloti filano a più di 200 km/h e la sicurezza qui è tutta un'altra cosa di una tappa di ciclismo magari tutta in pianura senza nemmeno discese veloci - I tifosi seguono con la stessa passione il proprio sport, talvolta entrambi, viaggiando per km, spendendo soldi, facendo sacrifici, cucinandosi sotto al sole o infeltrendosi sotto la pioggia per seguire i propri idoli. Quindi chi è più figo? E' vero il pubblico delle gare di motociclismo siede sulle tribune coperte o sulle collinette dei circuiti e non corre insieme ai piloti ma per due semplici motivi: 1) è una questione di sicurezza [concetto difficile a quanto pare!], vi è mai venuta addosso una moto da 130 kg a secco a 200 all'ora? 2) Non esiste ancora nessuno capace di correre a quella velocità per una distanza così lunga. Usain Bolt al massimo ha registrato una media di 37,58 km/h ed una massima di 39,28 km/h, su 100 mt e non è una passeggiata nemmeno per lui! - Anche per i piloti le ferite sono medaglie. C'è chi come Troy Bayliss si fa tagliare la falange del mignolo per correre il gp poche ore dopo o chi come Loris Capirossi corre con una microfrattura alla mano per poi collassare ai box alla fine della gara. E, come già detto prima, indossano tute in pelle perché un conto è scivolare in bicicletta, un conto in moto a oltre 200 all'ora. In entrambi i casi, che si cada da una bici o da una moto, indossando completi elastici sintetici o tute in pelle tecnologiche, caschetti di polistirolo o caschi più protettivi in fibra di carbonio il rischio di morire è una probabilità da prendere in seria considerazione. Quindi non vedo un gesto più eroico dell'altro. A proposito di morte, consiglierei a chi ha realizzato questo video, di fare un giro all'Isola di Man, in Inghilterra, tra un mese. E' un bel posto anche per i ciclisti. A parte qualche pioggia. - I ciclisti fanno più fatica e sudano di più? Secondo chi ha realizzato questo video, un motociclista che corre il GP di Barcellona a giugno o di Malesia in ottobre non fa fatica e non suda, aggrappato alla moto alzandola e buttandola giù in curva o si gode il tracciato ben protetto ed isolato dall'aria grazie alla tutina integrale? Non hanno nemmeno lunghe discese per rilassare i muscoli di collo, spalle, braccia, torace, addominali e gambe come talvolta hanno i ciclisti. Mi piace molto uno slogan: "If you have a body, you're an athlete"*. Lo sport è sport. E' fatica dedizione sacrificio passione per tutti. Per chi lo fa e chi lo segue. Uno sport deve incitare l'altro. Non c'è uno sport più vero dell'altro né uno più sport dell'altro. E non ci sono atleti più eroi di altri. Faccio due osservazioni da sportivo appassionato e addetto marketing e comunicazione dilettante disoccupato, visto che questo video non le mette su un piatto d'argento ma di platino: 1) non ci sono precedenti storici di piloti, in qualsiasi competizione, che hanno barato per vincere. Vogliamo proprio parlare di doping, di biciclette truccate con motorini nascosti nel telaio? 2) Il video sputa sulle moto in generale, non solo su quelle che corrono in pista. Uno degli sponsor del 99mo Giro d'Italia è Kawasaki, moto ufficiale. Fossi nel direttore della filiale europea, di quella italiana e nel responsabile marketing di entrambe, chiederei per lo meno spiegazioni e poi valuterei il ritiro della sponsorizzazione. Per l'occasione, Kawasaki ha girato un video promozionale all'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola lo scorso week-end, in occasione della tappa italiana del mondiale SBK: per promuovere la sposorizzazione al Giro da parte della Kawasaki, Damiano Cunego e Jonathan Rea si sono sfidati in bicicletta lungo il percorso. Tutto molto bello e simpatico con lo scambio di in bocca in lupo tra i due. Come poi deve essere.
Chi è più eroico tra chi gira i pedali con le gambe e chi gira una manopola con un polso? Diciamo la verità, è uno spot brutto. Il più brutto che si poteva fare. Riflette molto la politica: si parla di se stessi cercando di screditare gli altri. Contenuti zero. Quando invece il ciclismo ne avrebbe a vagonate! La RAI fa una brutta figura a trasmetterlo: se non ha i soldi per pagare i diritti di MotoGP e Superbike affari suoi. Io di certo non spendo una follia per la pay-tv (prima di tutto dovrei comprare la tv che non ce l'ho!). Visto che la RAI non ha i diritti per il rugby, spero non abbia già fatto realizzare uno spot sui prossimi Europei di calcio sfottendo il rugby! Se in RAI si è dimesso chi ha fatto partire il 2016 in anticipo di 1" durante la trasmissione di fine anno, allora il responsabile della RAI che ha seguito la realizzazione di questo spot deve essere licenziato subito. Questa è la versione italiana che gira sui social e che ha fatto molto casino (è la voce del doppiatore di Kevin Spacey?). Utilizza alcune immagini della versione internazionale. Qui sotto la versione internazionale, in lingua inglese. Parla solo di quello che deve parlare: ciclismo. E che altro sennò!? * Bill Bowerman, allenatore di atletica e cofondatore di Nike.
Il Leicester di Claudio Ranieriha vinto la Premier League. E' campione d'Inghilterra per la prima volta nei suoi 132 anni. Domenica pomeriggio ha pareggiato 1-1 a Manchester contro lo United. Il Tottenham ha appena pareggiato 2-2 il derby a Stamford Bridge contro il Chelsea. Ci sono alcune cose curiose in questa giornata di Premier. La ex squadra di Ranieri, il Chelsea, lo ha aiutato nella realizzazione di una impresa sportiva. Prima però i Foxes hanno conquistato il punto che gli ha consegnato il titolo all'Old Trafford, stadio soprannominato "The Theatre of Dreams", il teatro dei sogni. Lo stadio del Man Utd, club che ha dominato in Inghilterra ed in Europa fino a pochi anni fa e 2a squadra più ricca del mondo dopo il Real Madrid. Il Leicester è una favola per almeno tre ragioni: 1) perché ha vinto uno dei campionati di calcio più importanti d'Europa dopo appena due anni dalla promozione. 2) Perché nell'arco di un anno è passato dall'ultimo posto e dal rischio retrocessione alla vittoria in Premier League. L'anno scorso infatti era ultimo e si è salvato grazie ad un filotto di 7 vittorie nelle ultime 9 partite. 3) Ha conquistato un campionato di miliardari stranieri: Chelsea (di proprietà russa), Liverpool (USA), Manchester United (USA), Manchester City (EAU) e Arsenal (addirittura di un trio USA-Russia-Iran... da paura diplomatica, non voglio sapere a cosa serva il club davvero!) hanno proprietà miliardarie e budget imparagonabili. Eppure credo che pochi in Italia sanno che anche il Leicester non è di proprietà inglese: infatti nel 2007 è stato acquistato dal serbo Milan Mandarić che poi lo cedette nel 2010 ad una cordata thailandese chiamata Asian Football Investments (AFI), guidata dalla King Power Group di Vichai Raksriaksorn che da il nome allo stadio. Non so la cifra di quest'ultimo passaggio ma tanto per fare dei confronti il Machester United è stato acquistato dalla famiglia Glazer dopo una OPA ostile di oltre 1 milione e mezzo di sterline mentre il Liverpool è costato 470 miliori di pound. Delle formazioni di testa, solo il Tottenham è di proprietà inglese, di un certo Joe Lewis, 308esimo uomo più ricco del mondo e il 7mo in Inghilterra con un patrimonio di 4,2 miliardi di dollari e proprietario anche della società di investimenti ENIC... noi tifosi del Vicenza disprezzavamo i pound preferendo i schei casalinghi, Vicenza ai vicentini e tutti sappiamo poi come stanno andando le cose. Questo tanto per dire che Davide può vincere contro Golia. Ranieri aveva già un po' di esperienza di calcio inglese, avendo allenato il Chelsea dal 2000 al 2004. Credo che abbia saputo utilizzare il potenziale dei suoi giocatori, tra l'altro liberi da altri impegni come Champions League e Europa Leauge e di farli giocare senza pensieri e pressioni, senza nulla da perdere. Credo che il Leicester si possa definire con una parola: semplice. Ma andiamoci piano perché è facile cadere in fraintendimenti. Vincereun campionato non è semplice. Non lo fai semplicemente dicendo a 11 giocatori semi-sconosciuti come scendere in campo. Ha giocato un calcio semplice. Ha giocatori semplici. O semplici calciatori, che può assumere un significato molto diverso. Ha gestito una pressione semplice, almeno fino ad un certo punto perché la paura di vincere può sorprenderti. Ha pensato in modo semplice e cioè partita dopo partita e non guardando all'intero campionato. Ha fatto un semplice patto con i giocatori: fate quello che volete quando non lavorate. Ma quando lavorate fatelo bene. Ranieri nelle interviste che ho sentito non è stato mai banale. Rilassato e gigione con i giornalisti come non si è mai visto in Italia con Juve, Roma e Inter. Mi ha impressionato
quando durante una pausa del campionato ha dato ai giocatori una
settimana di vacanza. Nella Serie A una cosa del genere è impossibile.
Non lo è in 3a categoria dove allenatori con complessi di onnipotenza
pensano che esista solo il calcio di 3a categoria. Figuriamoci in Serie
A. Questo alla fine ha funzionato. Se
vinci giocando con uno in campo come Jamie Vardy che fino al 2012 era
un operaio e giocava in campionati dilettanti, hai sempre ragione. Ranieri ed il Leicester hanno dimostrato che si possono avere tantissimi soldi, ma senza organizzazione societaria, tecnica e tanto fame di vittoria, non si vince niente lo stesso (avvertimento per Milan e Inter). Ma non è la regola. Il Leicester è una eccezione. Che poi il romano Claudio conquisti la Terra d'Albione invece pare un scherzo della storia.
Edopo tutte queste belle (?) parole, mi è bastato un giro di mezz'ora su Facebook perché il Leicester mi andasse in mezzo le balle! Basta, non ne posso già più! Troppo facile adesso essere tifosi delle Foxes. Tanto l'anno prossimo il campionato lo vince il Man Utd! E nella storia recente del calcio italiano, mi piace ricordare due storie uguali: il Verona campione d'Itlaia nel'84-85 e il Vicenza Calcio vincitore della Coppa Italia nel 96-97. Se poi il secondo gol di Luiso a Stamford Bridge non fosse stato annullato, chissà...
Se non avete mai conosciuto un brasiliano triste, o per lo meno serio, non avete mai conosciuto Ayrton Senna. Non che fosse mio compare di bevute, uno perché non ce lo avrei visto, due perché aveva 18 anni più di me e tre perché lui faceva parte di quel mondo inarrivabile che è la F1. E quattro, sarebbe potuto anche diventare mio amico di bisbocce, se 22 anni fa non fosse successo quel maledetto week end.
Non avevo ancora smaltito il suicidio di Kurt Cobain che aveva deciso di spararsi il 5 aprile. Anche l'1 maggio di 22 anni fa era domenica. Ero fuori a pranzo con famiglia e parenti e come spesso succedeva anche quella volta per tornare a casa sfrutto un passagio dei miei cugini Matteo e Davide che avevano piani più interessanti per il dopo pranzo. Io dovevo guardare il GP di S. Marino di F1 dal circuito di Imola. Sapevo che la gara era già iniziata ma in macchina non abbiamo acceso la radio. Sono entrato in casa e quando ho accesso le tivù ho solo sentito le voci fredde e tristi di Mario Poltronieri ed Ezio Zermiani che facevano capire che era successo qualcosa di brutto. Come se non fosse bastato l'incidente a Rubens Barrichello nella prima sessione di prove il venerdì e la morte di Roland Ratzenberger nella seconda il sabato. Ho subito messo sul televideo che all'allora pagina 230 titolava a caratteri maiuscoli l'incidente di Ayrton Senna. Mi sono fermato li. A chiedermi se avevo sbagliato io a leggere. Se era un film. Se era tutto falso. La stessa sensazione che provai il 23 ottobre 2011 quando morì Marco Simoncelli nel GP di Malesia. Un attimo di smarrimento. "Non è vero! Non è possibile!" è l'unico pensiero che rimbalza da una parte all'altra della testa con gli occhi fissi allo schermo. In televisione non parlavano ancora della sua morte mentre sul Televideo, come sempre, non tradiva la realtà.
Comprensibilmente i telecronisti al circuito e in studio non sapevano cosa fare e tantomeno cosa dire. La notizie della morte di Senna arrivò dopo la gara, dopo le 18, perché comunque si doveva correra, perché "the show must go on" così come il suo business. Quello è stato il peggior week end della storia dei motori. Sembrava maledetto. Incidenti in corsia box, in pista in qualifica ed in gara con feriti anche tra gli spettatori. Se poi succede ad un pilota tre volte campione del mondo come Senna, tutto si amplifica ma quello che è successo prima si dissolve. Per questo ogni anno piangiamo un pilota brasiliano e mai uno austriaco. Anche l'1 maggio di 22 anni fa era domenica. E dal pomeriggio alla notte non ho mollato la televisione, non ricordo di aver visto prima la Domenica Sportiva. Odiavo Senna. Perché era dannatamente bravo e guidava la macchina che vinceva sempre, la McLaren. E come tutti i piloti in quel ruolo era antipatico. Ma non era colpa sua. L'unica sua colpa era quella di essere un vincente. Lui era la F1 in quegli anni. Era un brasiliano anomalo: non era come Nelson Piquet che schervaza coi cronisti poco prima di partire. Era un brasiliano malinconico, con quegli occhi scuri sempre seri concentrati educati già proiettati verso la prossima curva. Lui quando scendeva in pista andava a lavorare, non - solo - a correre dentro un bolide. Penso che tutti gli appassionati di F1 che odiavano Senna, quel 1° maggio di 22 anni fa abbiano pianto. Perché avevano appena perso un eroe. Ayrton Senna è quello che non si risparmiava critiche alla direzione corse nei briefing all'inizio del week end di gara: se aveva delle osservazioni o era contrario a qualche decisione lo diceva. Ayrton Senna è quello che durante le prove del GP del Belgio del '92 ferma la macchina quasi in mezzo la pista, esce di corsa dall'abitacolo per filare a soccorrere Eric Comas vittima di un brutto incidente, avendo il sangue freddo di voltarsi per controllare che la sua McLaren non si fosse mossa. Ayrton Senna è quello che vince il GP del Brasile del '91 percorrendo metà gara col cambio bloccato in 6a e sfinito non riesce a guidare fino ai box. Ci arriva su un'auto di servizio e sul podio non riesce neanche ad alzare la coppa per i crampi, perché non poteva mollare davanti al suo pubblico. Di quella gara non scorderò mai le urla di Senna, ormai impazzito e sfinito. Ayrton Senna è quello che quando pioveva si esaltava e lo dimostrò nel GP di Montecarlo dell'84, quando al volante di una Toleman fu protagonista di una gara incredibile tanto che se il direttore di corsa non la avesse interrotta Alain Prost, il pilota col quale ebbe una rivalità profonda per tutta la carriera, avrebbe rischiato la vittoria. E lo confermò l'anno dopo vincendo il suo primo GP in Portogallo all'Estoril sotto la pioggia. Venne soprannominato "il mago della pioaggia", mentre Prost la temeva. Ayrton Senna è quello che dopo gli incidenti del venerdì e del sabato voleva annullare il GP di S. Marino. Ayrton Senna è quello che porta nell'abitacolo una bandiera dell'Austria da sventolare in caso di vittoria per ricordare un pilota che nemmeno conosceva ma col quale condivideva la professione ma anche il trafigo destino.
Qualche mese dopo, quando i giocatori della nazionale brasiliana di
calcio in mezzo ad un campo da calcio in California festeggiavano la
vittoria ai mondiali contro l'Italia sventolando la bandiera di Senna,
ho avuto un attimo di felice commozione. Mi ha sempre impressionato una cosa: quello era il quarto mondiale di calcio per il Brasile. Proprio come quello che voleva vincere Ayrton.
"Quando c'è uno spazio, o ti ci butti in quanto pilota professionista che è nato per vincere gare oppuri arrivi secondo, o arrivi terzo o arrivi quinto. Io non sono nato per arrivare secondo, quarto o quinto, io corro per vincere. E se non cerchi di infilarti in uno spazio che esiste, allora non sei un pilota"