Vorrei capire

Ho imparato col tempo e attraverso qualche esperienza che spesso (non sempre!) quello che vediamo non corrisponde alla realtà. Qualcuno (chi crea organizza sviluppa controlla comunica etc) ha il compito di farci credere a quello che vediamo, di farlo passare per vero.
Invece quello che vediamo è solo un velo che copre la verità e lo spessore del velo dipende dal grado d’illusione di ognuno.
Un po’ come dire quanto spesse sono le fette di prosciutto che ci mettono negli occhi, ecco.
Per esempio, che già qualcuno mi avrà chiesto, l’acquisto del Padova Calcio da parte del Commendatore nonché Cavaliere del Lavoro Marcello Cestaro (proprietario della società Unicomm che gestisce le catene della grande distribuzione sotto i marchi Emisfero, Famila, A&O e Cash and Carry) non è legata allo spirito sportivo che già lo lega alla città di Schio con il basket femminile (campione d’Italia 2012-2013, alè) ma alla possibilità di costruire un’attività commerciale in zona: l’accordo comprendeva l’acquisto della società sportiva in cambio della costruzione di un centro commerciale. Solo che di quest’ultima si è fatto niente e il Commenda dopo 9 anni si è rotto le balle di aspettare e quindi adesso è in trattativa per mollare il Padova Calcio. Giravano voci che l’avrebbe mollato comunque anche in assenza di acquirenti, tanto per dire quanto gli interessava davvero il calcio. Forse non si prende quella gatta (per rimanere in tema) da pelare del Vicenza Calcio anche perché in provincia è già ben coperto (oltre che per il monte debiti).

Oppure Renzo Rosso, comunemente detto el paron della Diesel, che anche lui si è impegnato ma senza impelagarsi nel calcio con il Bassano (Lega Pro): con una tale azienda alle spalle, una società sportiva dovrebbe militare in tutt’altra categoria ma evidentemente al Diesel Boss va bene così, tanto per abbassare l’imponibile della sua attività principale.
Mi vengono solo i brividi allora a pensare alla reale (nel senso di vera…. Ho già scritto nel post precedente che di Real a Vicenza è rimasto niente) motivazione che ha portato Cassingena (proprietario dei supermercati Sisa) ad acquistare nel 2004 il Vicenza Calcio, facendolo retrocedere 4 volte in 9 anni.
Poi di esempi ce ne saranno altri che non conosco come invece ci possono essere operazioni del genere fondate davvero sulla passione l’amore e l’interesse per lo sport come per la cultura.

Tutta questa premessa per dire che sono rimasto parecchio perplesso dalla 18ma tappa del Giro d’Italia 2013, che da Caravaggio (BG) è giunta a Vicenza.
Dell’arrivo di tappa a Vicenza si è iniziato a parlare più di un anno fa grazie a politici (immancabili, imprescindibili purtroppo) e personaggi noti (mi chiedo se cinque persone comuni come me e quattro amici del Piazzale como Olo, Mego, Tappo e Fracca sarebbero in grado di fare lo stesso, nonostante la totale assenza di notorietà e amicizie giuste, che si riassume in una parola sola ovvero potere) chissà perché interessati a riportare l’arrivo di una tappa della corsa rosa in città dopo 17 anni (allora in volata vinse Mario Cipollini, che la sera stessa si ritirò perché le tappe successive erano tutte in montagna e non adatte ad un velocista come lui).
Tra gli organizzatori e promotori ci sono la sig.ra Stefania Villanova in Tosi (sì quello che fa il sindaco a Verona e nel tempo libero sbettega con altri leghisti e strizza l’occhio al sindaco di Vicenza Variati), l’avvocato e procuratore sportivo Claudio Pasqualin, l’assessore allo sport del comune di Vicenza Umberto Nicolai e un manipolo di professionisti del marketing sportivo, direi più che necessari per casi come questi seguendo la ricerca di sponsorizzazioni e la comunicazione.

Bella una tappa del Giro d’Italia a Vicenza, se non altro perché è un veicolo di comunicazione per la città. Non ho visto la gara alla tivù perché ero al lavoro (ogni tanto mi succede…) ma penso – e spero – che durante i momenti tranquilli della corsa i cronisti abbiano avuto tempo e modo per parlare della cultura della tradizione non solo ciclistica (quest'anno è anche l'80mo anniversario di Campagnolo, azienda storica nel ciclismo) e di quello che c’è da vedere nella provincia di Vicenza il tutto incorniciato dalle giuste immagini aeree. Perché se organizzatori e promotori non fanno almeno un po’ da registi non fanno bene il loro compito. 

E ci vuole un ritorno economico, con tutto quello che avranno pagato Gazzetta&Co. per portare qui una tappa del giro.
Appunto questo, il ritorno economico (ma perché non si può fare qualcosa solo per il piacere di farlo e darlo alla gente???): ho letto sul Giornale di Vicenza di oggi che le riprese tivù hanno bucato la palladiana Villa Almerico Capra Valmarana detta e più comunemente conosciuta come Villa La Rotonda. Ma come? I dirigenti comunali di Vicenza si smazzanno da una vita per attirare i turisti con le bellezze di Andrea Palladio e quando c’è l’opportunità di farla vedere a qualche (comprese le tv estere e satellitari…) milione di persone in una botta sola se la perdono? Grazie…
Per carità mica c’è solo quello ma è la cosa più importante, insieme alla Basilica Palladiana in centro città ed altri ville e palazzi sparsi qua e la.


È proprio il ritorno economico per la città e la provincia di Vicenza (alcuni scorci dei Colli Berici non sono inferiori a quelli toscani ed offrono belle possibilità per amanti di trekking, ciclismo e mountainbike ma anche alle persone che semplicemente vogliono vedere qualcosa di bello) che mi incuriosisce di più.
Perché la tappa successiva si corre in provincia di Trento tra Mori e Polsa e immagino che già ieri sera gran parte della carovana rosa si sia trasferita in zona trentina e quindi gli albergatori vicentini siano rimasti con più di qualche stanza libera ed i ristoratori con qualche tavolo libero. Vorrei sapere poi quante delle persone all’arrivo di tappa ne hanno approfittato per fare shopping (sempre sul quotidiano locale, avevo letto che le vetrine del centro storico di Vicenza non si erano attrezzate per accogliere il Giro come si deve, cogliendo l’occasione anche di attirare l’attenzione alla propria vetrina… che poi non si lamentino se sono i primi a non organizzarsi).
Ecco perché dico che talvolta (?) lo sport come altre attività culturali ecologiche benefiche etc… vengono utilizzate come mezzo politico/elettorale, come una strategia di marketing per qualcos'altro. Vorrei sapere qual è il ritorno (politico e/o economico) della tappa di Vicenza per i promotori.
Non mi turba il fatto che gli spettatori abbiano vissuto l’evento fine a se stesso, solo per vedere com’è l’arrivo di una tappa dal vivo o magari spinti solo dalla semplice curiosità. Per la mia visione del mondo, dovrebbe essere così, se proprio ci tenete a saperlo.
Visto dove si corre la tappa successiva, non mi pare allora che ci sia stato questo enorme ritorno economico, come viene indicato in questa brochure introduttiva con numeri da acquolina in bocca per gli operatori turistici. 

Ovvero, il velo di cui parlavo all’inizio.

AGGIORNAMENTO DEL 24/05/2013



Ecco qua, il 'buco' della Rotonda e di altre bellezzi architettoniche e naturali fa discutere, come si legge in questo articolo del Giornale di Vicenza di oggi.

Vladimiro Riva, direttore del consorzio turistico Vicenzaè, è amareggiato. Ma allora mi chiedo cosa fa da mane a sera per guadagnarsi la pagnotta. Se siamo una città provinciale, altrettanto i suoi dirigenti

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