Primo giorno di scuola

Io andavo in paranoia dura già decine di giorni prima della drammatica data e più ci si avvicinava più era dura. Vivevo sempre il primo giorno di scuola in modo drammatico (tranne forse quello della 5° ragioneria ma non ne sono sicuro né saprei dire perché!), considerandolo come il termine della vita libera e spensierata di un bambino che in quanto tale deve essere impegnato in altre faccende più adatte.
In più c'era mia madre che alle etichette è sempre molto attenta pretendeva che almeno il d-day fossi messo bene ovvero con gli abiti giusti (quella volta che alla sagra di paese giocando a calcio le ho rovinato le scarpe da ginnastica appena comprate apposta per il primo giorno le devo aver fatto passare una serataccia per pulirle) per fare una buona impressione. Senza pensare che ci avrei messo poco a svelare il mio vero lato.
Questa mattina mi sono reso conto che anche mia mamma ha un limite o forse ha saputo comprendermi in quei drammatici giorni, perché se oltre a rinchiudermi a scuola (e a casa per fare i compiti) la mia mamma mi avesse conciato come questo bel bimbo qui sotto, come minimo sarei scappato di casa urlando terrorizzato!
 
Non ho potuto vedere l'espressione dell'infante la mattina quando la mamma lo ha conciato in quel modo. In quel momento sembrava tranquillo, forse aveva già assimilato lo choc mattutino. 
L'insieme camicetta bella in tinta impiegatizia, pantalone in cotone con cintura in pendant con le scarpe nere eleganti (scarpe nere! A 34 anni non le metto nemmeno io!) oltre ad avermi sconvolto mi ha anche proiettato nel nuovo contesto: infatti da giugno l'ufficio si è trasferito, insieme alla casa dei capi (ma questo è un altro - delicato - discorso) in un quartiere residenziale alto borghese. Siamo passati dagli immigrati spacciatori delinquenti e puttane di varia provenienza ai figli di papà liberi professionisti. 

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