Buon Natale e felice 2016!

Buon Natale e felice 2016! I soliti auguri di consuetudine... Ogni anno mi trovo in grande difficoltà perché vorrei evitare di ripetere le annuali banalità.
Mi è capitato una volta di scrivere degli auguri di anno nuovo ad una cara amica e mi sono usciti con una imprevista ed autentica originalità che da allora non riesco più a trovare parole migliori per nuovi auguri in altrettanto modo. Quella volta mi è uscito davvero un bell'augurio sincero. Forse il capolavoro degli auguri (da un punto di vista personale!) ed i capolavori sono unici.

Non so cosa dirvi. Mentre un amico ogni anno in questo periodo dorme 3 ore per notte per preparare ed inviare dei video auguri con il tema lo spirito del Natale ed ogni anno riesce a sorprenderci.

Onestamente questa volta non ho molto spirito del Natale. O meno del solito. 
Anche perché tra tele, radio, interntet e giornali non si fa altro che essere colpiti da pugni in pieno stomaco, dai politici ai banchieri (che pare siano circa la stessa cosa o persona), dai religiosi agli imprenditori. 
Che se ci fate caso sono tutte figure votate (...ho usato una parola sbagliata, lo so!) ad aiutare il prossimo, il cittadino, i bisognosi ed invece fanno l'opposto, nell'egosimo più sfacciato ed arrogante, togliendo dai guai persone disoneste e mettendocene di oneste.
Per finire con quelle persone mediorientali che si fanno chiamare terroristi e che come quelle figure di cui sopra pare abbiano come unisco scopo della loro vita quello di non fartene vivere una tanto serena.

Così quest'anno sono piuttosto turbato. Vorrei davvero tornasse sulla terra un mediorientale con tratti somatici tipici di un surfista scandinavo-americano hippie (ma andrebbe bene anche il contrario) ad insegnarci come volerci bene gli uni e gli altri ma anche noi stessi, a farci capire come siamo tutti uguali nonostante le nostre mille differenze e per questo belli interessanti e da conoscere.
Almeno per darci delle ripetizioni perché dopo 2015 anni ci siamo dimenticati qualche cosa o abbiamo interpretato in modo un po' troppo personale il suo insegnamento precedente. E risparmiandogli una (seconda?) Pasqua, possibilmente.

Come si fa? E' possibile essere più buoni altruisti generosi e misericordiosi, senza la necessità di uno straodinario Giulibeo dedicato?
Penso di sì! E voglio sperare di sì! Qualche esempio c'è e l'ho appena visto in un video di un sito che ho conosciuto anni fa grazie alla pubblicazione di coglionate uniche, autentiche perle!
Ma questa volta è stato capace di stupirmi. 
Posto qui sotto il video. Qualche situazione di pericolo, più o meno estremo, dove delle persone aiutano altre persone. Persone con un innato spirito del Natale per 365 giorni. O più semplicemente con tanto coraggio, buon senso e coraggio straordinario, che è quello che ci manca. 
E' una raccolta di buone azioni un po' lunga ma da vedere!

E per finire con un tocco di pura originalità, tanti auguri a tutti di buon Natale e di un felice 2016 a tutti voi ed a tutte le vostre famiglie, anche alle persone che mi stanno sulle balle ed alle quali sto sulle balle!





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Albero

Alla faccia del trascurabile.
Quando non senti niente da dire e quando invece ne avresti tante.
Un albero mi sembra un buon simbolo per affermare e confermare i nostri valori, le nostre consuetudini e tradizioni.
Ma ricordiamoci anche che insieme all'albero dobbiamo fare un presepe. Non solo per divertimento. Ma per ricordarci che ci ci ha salvato è nato in una grotta scaldato da un bue ed un asinello.
Chissà se è vero. Ma le scritture dicono così.

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Mass (murder) marketing

Non voglio peccare di sensibilità. Con tutto rispetto per le vittime, per i loro parenti ed amici, per tutte le persone coinvolte di tutto il mondo, non solo quello vicino a noi e non solo di bandiere che sappiamo come sono fatte, ma da una settimana stiamo subendo un bombardamento mediatico che non fa altro che parlare di morte paura guerra sangue privazione di libertà incertezza sul futuro insicurezza.
Dicono tutti che siamo in guerra.
Ma che dobbiamo continuare a vivere le nostre vite come sempre.
Dicono che c'è il rischio di attacchi con armi chimiche.
Ma che non dobbiamo allertarci.
Dicono che dobbiamo chiudere le frontiere.
Ma che dobbiamo vivere aprendo le porte agli altri e non essere intolleranti.
Dicono che siamo in uno stato di emergenza e per la nostra sicurezza dobbiamo rinunciare ad alcune libertà, perché più sicurezza uguale più libertà.
Niente panico. L'importante è accettare che siamo in guerra. Di traverso, ce lo vogliono far accettare e da una settimana non si parla di altro. Se si parla di calcio si dice che gli stadi saranno blindati (immagino che Vicenza - Cesana di Serie B possa essere un evento di una certa sensibilità).

Intanto, noi combattiamo gli attacchi in casa propria con attacchi in casa degli altri.
Con una differenza: gli altri sanno come, quando, chi e cosa colpire in modo diretto guardandoci dritti negli occhi, noi invece sganciamo bombe a decine di metri d'altezza senza sapere chi e cosa stiamo colpendo perché siamo contro un'entità diffusa senza confini senza una capitale.
Sul web è un'esplosione di video che riprendono civili con i loro bambini colpiti dai nostri bombardamenti. Non ce la faccio a guardare quegli sguardi di padri incazzati e bambini impauriti che non sanno spiegarsi perché. Chiudo il video e vedo la foto con Tommaso che mi segue sorridendo con le manine dietro la schiena.

Questa mattina in macchina la radio dava questa canzone. L'ho ascoltata la prima volta in terza media. All'inizio capivo Angel. Si chiama come la morosetta dell'epoca. Di quando gli annunci allarmanti li vedevi al tg delle 8 della sera e già quelli ti sembravano sufficienti. Di quando accendevi il pc era per giocare con i video giochi.

E' una storia triste ma mi ricorda un bel periodo, uno stile di vita generale che vorrei potesse tornare, tg della sera esclusi. Forse ero meno coinvolto di adesso, ma adesso sembra impossibile non farsi coinvolgere.
Ogni cambiamento è un declino. Quando le cose si sviluppano non migliorano. E non è il mio solito punto di vista pessimista. 
Perché purtroppo abbiamo l'eccezionale capacità di fare un uso sbagliato delle cose di cui disponiamo. 
Angie, when will those clouds all disappear?

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Ha vinto Marquez

Alla fine se l'è presa in quel posto chi è stato in testa dalla prima all'ultima gara, per un intero campionato, dimostrando costanza e fame, nonostante l'età ed una bacheca da spavento.

Però è anche un po' colpa di Valentino Rossi. Non era lui quello tanto abile col manubrio quando con la lingua, italiana o inglese che fosse? Quello dai nervi ben saldi e capace di distruggere quelli degli avversari, in pista e fuori? 
Invece a Sepang ha mandato a puttane una stagione passata al comando con una costanza micidiale: solo 3 volte fuori dal podio (ma troppi terzi posti), 15 podi e 4 vittorie nonostante una sola pole.
Ma se Marquez è stato antisportivo, Rossi è stato mona, p
erché a Sepang è caduto nella trappola della provocazione  del suo ex fan che gli si è ritorto contro (se mai ne fossi capace, mi trovassi a piegare la moto in pista con Carl Fogarty e Troy Bayliss, miei idoli del motociclismo, non mi permetterei mai di andargli a rompere i coglioni in quel modo). E se c'è una cosa che mal sopporto è la reazione alla provocazione.

Nella mia esperienza nei campionati professionistici di 2a e 3a categoria di calcio dilettante odiavo i provocatori ma chi mi faceva girare le balle ancora di più era il compagno di squadra che reagiva alla provocazione. Sono stato provocato più di una volta, ma non ho  mai reagito. Mantenevo la calma, a volte rispondevo ironicamente. Poi aspettavo il momento opportuno per rispondere (come, i miei ex compagni di squadra lo sanno benissimo, ma giuro che a casa non ho una bacheca di tibie ed alle pareti non ho niente, nemmeno i quadri).
Per non so quale legge alla fine paga, o ha la peggio, chi reagisce e non chi provoca.
Così è andata a Rossi. Si fosse accontentato di andare in bagarre con Marquez avrebbe finito il GP di Malesia al 4° posto, male fosse andata, ma oggi se la sarebbe corsa alla pari come avrebbe voluto lui, come sarebbe stato giusto. Poi a vedere i tempi a giro da quando Rossi ha avuto pista libera forse sarebbe finita allo stesso modo, biscotto spagnolo o no non, ma di sicuro sarebbe stata una gara diversa e mica solo per lui.

Invece i suoi nervi d'acciaio si sono sfibrati con un 22enne isterico che diceva di idolatrarlo. Vatti a fidare.
Mentre le mie illusioni si crepavano giro dopo giro, come tutti gli altri che un po' ci credevano che qualcosa sarebbe potuto succedere, saliva l'amara consapevolezza che se Rossi non avesse reagito in quel modo a Sepang, oggi avremmo visto qualcos'altro.
In testa dalla prima all'ultima gara. 
Se succede ad un 22enne si dice che è un fenomeno.
Se succede ad un 36enne si parla di tenacia e caparbietà.
Oggi si è visto un Rossi preso in giro, umiliato ma ne è uscito vincitore morale. Solo che io - e credo anche lui - dei titoli morali me ne sbatto i coglioni.
E se ha fatto fatica in questa stagione con 36 primavere nella tuta, l'anno prossimo lo sarà ancora di più.

Mi chiedo come Lorenzo possa festeggiare un titolo regalato da Rossi e da Marquez. Non dico che non lo ha meritato, perché le prime tre gare sembrava un fantasma senza palle e poi ha messo in fila 4 vittorie e ha corso una seconda parte di stagione alla grande. Ma le ultime due gare sono state una farsa. 
Ma che gusto ha una vittoria mondiale col tuo rivale messo in posizione di svantaggio?
Per me vedere come si svolge una competizione è importante e andando a rileggere la storia, i tre titoli mondiali di Lorenzo saranno pur sempre tre ma non gli posso dare tanto valore perché i suoi avversari non sono stati competitivi.
Nel campionato 2010 Rossi si è spaccato una gamba alla 4a gara mentre Stoner non ha corso tre gran premi a causa di un problema fisico.
Nella stagione 2012 Rossi era in Ducati con i problemi che ha avuto mentre Stoner si è rotto ed ha saltato tre gare.
Certo nei confronti diretti si vedeva una certa supremazia, ma ha vinto due mondiali facili. 
Il terzo, questo, hanno dovuto aiutarlo forte.

Mi chiedo come la Honda possa permettere certi comportamenti da parte di un pilota che paga per vincere.
In Giappone onorerispetto sono due valori importanti.
A Sepang ed a Valencia un dipendente di un'azienda giapponese non ha rispettato questi valori. 
Non dovrebbe essere licenziato? O dovrebbe dimettersi lui?
Oppure, il desiderio di business va oltre l'etica morale. 

Questa cosa  mi ricorda una frase simile su ego e talento detta da Casey Stoner a Rossi al termine di una gara...
Aveva proprio ragione Stoner.
Il mondiale non lo ha vinto Lorenzo. 
Lo ha mandato a puttane Rossi. 
E avendo ottenuto ciò che voleva, ha vinto Marquez.

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Ha ragione Stoner

Di Valentino Rossi, Marq Marquez e Jorge Lorenzo se ne è parato e se ne parla da 10 giorni, fino a fratturarci le balle quasi peggio del trentennale (diomio!) di Ritorno al Futuro! 
Adesso che il TAS ha respinto la sua richiesta di sospendere la penalità, dovremmo lasciare parlare la pista e metterci a guardare e tifare.

Preciso che non sono rossista, non così sfegatato come molti. E' un pilota italiano e merita un occhio di riguardo, ma prima sono ducatista e quando una rossa esce per me la gara è quasi finita. Se escono entrambe posso spegnere la tele (o il pc, che ora i GP li guardi solo in streaming e la lingua turca propone più divertimento di quanto non lo offrano i piloti). E sì, è dal 2011 che soffro.

Quello che a me ha rotto le balle più di tutto è stato il fatto che quando ci sono due piloti a contendersi il mondiale MotoGP, si parla di tre piloti coinvolti.
La vicenda Rossi-Marquez con Lorenzo a fare da terzo incomodo nemmeno doveva esistere perché doveva essere la vicenda Rossi-Lorenzo senza alcun terzo incomodo.

Se Marquez non avesse infranto quella regola che rientra nel codice d’onore dei piloti, una regola non scritta nel regolamento ma è come se fosse scolpita sulla pietra, quella che un pilota estraneo alla corsa per il mondiale non deve intromettersi ed infastidire gli altri piloti che se lo contendono, non ci sarebbero stati tribunali a rovinare uno sport e sponsor (italiani) in fuga (da piloti spagnoli e da uno sport gestito da uno spagnolo) mentre tanto i fan di Rossi quanto i suoi nemici non avrebbero avuto l'occasione di perdere la propria dignità e dimostrare la propria inciviltà su internet e tutti avrebbero passato 10 giorni (più) tranquilli.
Ma Marquez non ha rispettato una regola tanto ovvia che stupidamente non viene nemmeno considerata dal regolamento, che invece prevede una sanzione per la reazione di Rossi, alla fine punito dalla commissione di gara. Allora, Marquez dovrebbe essere punito dagli altri piloti (ma lasciamo stare #escilo #stendilo ed altri inviti social) mentre Lorenzo meriterebbe almeno qualche bacchettata sulle dita per la sua reazione a fine gara.

Solo Laverty (Michael, quello della BSB) e Nieto (il nipote, Fonsi) lo hanno evidenziato e non è un caso se sono due piloti.
E poi Nicholas Spinelli. Chi è? Un pilota all'esordio nel CIV nella categoria Moto3. Classe 2001. Età anni 14. Varrà una briciola di Marquez e spenderà l'impossibile per inseguire un sogno o solo divertirsi. Avrà avuto il braccino dell'esordiente (si ma 3° all'esordio un cazzo di braccino) ma ha dimostrato che essere signori è un'latra cosa, anche se non hai vinto 4 titoli mondiali e 50 gare.

Mi viene in mente Casey Stoner. Che è sceso dalla moto e ha smesso di fare quello che gli piaceva fare ad anni 27, con titoli mondiali 2 in salotto.
E credo che abbia avuto ragione. E non mi riferisco all’ego maggiore del talento.


Nicholas Spinelli a podio al Mugello
Quando due #piloti si giocano il campionato, un terzo cosa può fare? Nel round finale del CIV, Marco Bezzecchi #12 Official e Fabio Di Giannantonio lottavano come non mai per il #titolo. Con loro Nicholas Spinelli, terzo a fine #gara. E che gara: podio con giro veloce al Mugello Circuit, a 14 anni all'esordio su una Moto3! Forse avrebbe potuto osare di più, la sua scelta però è stata diversa. Ascoltiamolo #madeinCIV
Posted by Campionato Italiano Velocità on Lunedì 26 ottobre 2015

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Mellon Collie and the Infinite Sadness, 20 anni fa

 

Nella primavera de 1995 guardavo su MTV quel video con curiosità. Un ammasso di figuranti infangati ai piedi di un re dalla voce stridula che cantava quanto facesse (e fa) schifo il mondo.
Non ero un fan del grunge o dell'indie rock o di quello alternativo. I Nirvana li conoscevo pochissimo. I Pearl Jam pareva dovesse essere quel gruppo che a un ragazzo della mia età non può non piacere (e poi quel ragazzo di quella età lo sono diventato 15 anni dopo), i Soundgarden erano un black hole sun. Mi piace(va) la musica e al tempo andavo matto per gli Aerosmith.
Ma Bullet with the Butterfly Wings è stato il battito di ali di ali di farfalla che ha cambiato la mia vita, musicalmente l'ha segnata in modo indelebile creando un legame fortissimo con i miei ricordi.
E il 23 ottobre ero chiuso in camera nella soffitta di là della Zona Verde (quella reale!) del mio migliore amico dell'epoca ad ascoltare e duplicare Mellon Collie and the Infinite Sadness. Lui aveva l'originale ed io la copia, finché stavamo masterizzando quella doppia opera d'arte musicale io ero corso dall'edicola del quartiere per fotocopiarmi il libretto con i testi perché al tempo internet non sapevamo ancora ci avrebbe stravolto la vita e i testi me li traducevo con il Sansoni di fianco, anche fino a sotto le coperte.
Era 20 anni fa.

Poi il mondo è terminato li. Ci ha girato attorno per un po', è stato messo in serio pericolo dai casini di Jimmi Chamberlin l'estate successiva e dall'ego di Billy Corgan più avanti (nonché adesso),  tutto quello che mi è e non mi è successo ha quella colonna sonora e come uno tsunami mi ha cambiato.
Non c'è ancora stato un album capace di travolgermi come quello. Direte che è facile per un doppio con ben 28 canzoni. Invece non è per quello perché non ne esiste una di quelle 28 che ti fa premere “avanti” e saltarla.
Al tempo ero uno studente nel pieno di una adolescenza caratterizzata da sentimenti non corrisposti o alquanto complicati ed ero più interessato a correre dietro a un pallone, imbrattavo la Smemoranda di pensieri poco lucidi e piuttosto ammorbati da ideali non nella norma e tendenti alla malinconia, stavo ore al telefono oppure mi bastava attraversare la Zona Verde per le solite confidenze nella soffitta.
Mellon Collie and the Infinite Sadness (e il cofanetto con i singoli poi) ha fatto il resto ovvero è diventato il sale di quel periodo amplificando i tratti del mio carattere.
Mellon Collie and the Infinite Sadness non può non colpire già dal primo dito che tocca il piano introducendoti con dolcezza in un mondo che esalta tenerezza ed odio, passando per la commiserazione a seconda di quello che ascolti. Mellon Collie and the Infinite Sadness è un mare a volte quieto a volte molto mosso. In ogni caso affascinante.
Questo album dal carattere instabile rispecchia alla perfezione quello della band che infatti pochi mesi dopo la sua pubblicazione è scoppiata per un'overdose. Ne sono passati di album nel laser del mio lettore CD o nell'mp3 qualche anno dopo, ma nessuno è stato capace di trascinarmi tanto quanto Mellon Collie and the Infinite Sadness.
Pensare che quando sono venuti in Italia la prima volta, il 24 aprile 1996 sono stato così fesso da non andarci e oggi come allora faccio ancora scelte del cazzo. Ma non potevo sapere che non li avrei potuti rivedere nella formazione originale, perché tutte le altre volte (all'Alcatraz di Milano il 12 gennaio 2000, al Palamalagutti di Casalecchio di Reno il 27 settembre 2000, al Forum di Assago il 2 febbraio 2008 – dove sono stato centrato in fronte dal plettro di Ginger Reyes – e al Palafabris di Padova il 29 novembre 2011) James Iha, D'arcy Wretzky e Jimmi Chamberlin non sono mai saliti sul palco insieme.  
 
Dopo Mellon Collie and the Infinite Sadness è stato facile farsi prendere dai due album precedenti: Gish e Siamese Dream hanno quella sonorità selvaggia di una band all'inizio della carriera che compone musica per il gusto di farla senza badare alle leggi discografiche e suonano canzoni splendide nella loro cruda bellezza. Perdersi in I am one, Rhinocheros, Daydream, Today, Cherub Rock o Siamese Dream è immediato. Ricordo di aver trascorso intere nottate saturando camera mia di incenso ascoltando questi tre album, dopo aver trascorso buona parte dei pomeriggi ad imparare e tradurre i testi. 

Mellon Collie and the Infinite Sadness sono io da adolescente ma come può esserlo stato chiunque fosse adolescente 20 anni fa. Sono la rabbia e la disillusione di Zero, Bodies e Bullet with the Butterfly Wings, la malinconia di Thirty-Three e In the Arms of Sleep, la speranza di Tonite Tonite, il rancore di Fuck You, la leggerezza di 1979 e la tenerezza di Lilly (My One and Only) e Farewell and Goodnight. Porcelina of the Vast Oceans è il ricordo indissolubile di Yuri e un me fuori da una chiesa sotto la pioggia appoggiato ad una stampella per salutarlo l'ultima volta.
Ma la mia preferita tra le 28 canzoni è Muzzle. Non se la caga nessuno e ne sono felice perché resta più mia. Sembra il mio riflesso il mio ideale il mio autoritratto.
Sono molti anni che non lo ascolto, potrei farlo in questi giorni anche se mi dispiace tanto non avere un impianto adeguato. 

Mellon Collie and the Infinite Sadness sono delle altre adolescenti che mi regalano due magliette nere degli Smashing Pumpkins in un Virgin Store di Dublino, sono due ragazzi che 20 anni fa si conoscevano alla perfezione e che 20 anni dopo nemmeno si guarderebbero in faccia se si incontrassero chiusi nella soffitta di la della Zona Verde o in macchina a cantare tutto l'album registrandosi con la videocamera, è una ragazza che riceve un cd con le canzoni degli Smashing che parlano di lei di chi glielo ha spedito.
20 anni fa immaginarmi chi sarei stato 20 anni dopo mi faceva un tanta paura, mi chiedevo se sarei stato ancora vivo come avrei vissuto se le persone che c'erano 20 anni fa ci sarebbero ancora state 20 anni dopo.
20 anni fa cercavo di far piacere Mellon Collie and the Infinite Sadness agli amici adesso cerco di farlo con Anna e Tommaso, mia moglie e mio figlio che 20 anni fa non rientravano nel mio immaginario di me 20 anni dopo e nel frattempo il simbolo degli Smashing ha ispirato il logo delle bomboniere del matrimonio.
Il mondo è cambiato rispetto 20 anni fa e così anche gli Smashing. Credo entrambi in peggio. Il mondo è ancora il vampiro di 20 anni fa e non ci possiamo fare un cazzo, nonostante tutta la nostra rabbia. Non ci resta che alzare il colletto, affrontare le intemperie. La vita cambia e noi con lei. Siamo differenti ora. Più cresciamo e meno senti(menti abbiamo). Esattamente com'è successo a me grazie a tutto quello che ho vissuto e ad alcune persone che sono passate in mezzo a questi 20 anni. Alcune sono le stesse di quella soffitta di là della Zona. E 20 anni fa era una di quelle cosa che mi faceva tanta paura mentre ora rimane solo tanta amarezza.

Non so cosa sia io ora. So che sento meno. Di certo, quando mi capita di ascoltare una di quelle 28 canzoni, il viaggio nel tempo è immediato, a volte è doloroso a volte è malinconico e raramente è gioioso. Com'è Mellon Collie and the Infinite Sadness alla fine. Gli occhi tornano a luccicare. Sono felice di aver potuto vivere Mellon Collie and the Infinite Sadness e di riscoprire alcuni di quei ricordi, che sono una parte preziosa di questi 20 anni.
E per scrivere questo post ho fatto le 3 am. Come quando ascoltavo Mellon Collie and the Infinite Sadness 20 anni fa.

PS: il plettro di Ginger Reyes non provate a chiedermelo. È una reliquia che conservo come la nr 1 di zio Paperone

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Dave Matthews Band, stasera a Padova

Andare ai concerti non solo mi piace, ma mi eccita mi emoziona. Mi faccio prendere dalle aspettative e dalla loro immancabile teoria.
Oggi, o domani visto che è appena passata la mezzanotte, è così perché vado al concerto della Dave Matthews Band. E' il 3° che mi vedo: 5 luglio 2009 a Lucca, 25 febbraio 2010 a Padova (già passati 5 anni!) ed ora il 21 ottobre 2015.
Dopo gli Smashing Pumpkins la Dave Matthews Band è il gruppo che mi ha fatto tornare l'entusiasmo per la musica. Non so se c'entra di più l'età o le cose che ci succedono nel corso della vita ma ero piuttosto spento musicalmente parlando e la musica per me è sacra, un mio ex allenatore masticando la saliva tra i denti direbbe "è fondamentale" ma lo dico senza masticare.
Sono curioso di andare perché ho sentito alcuni commenti discordanti su questo tour. Ci saranno alcuni brani inediti, non c'è il gruppo spalla e quindi sarà una doppia sessione.
Carlotta, l'amica con la quale ho visto entrambi i precedenti concerti, lei più malata di me della DMB, è andata a sentirli in Canada quando ha vissuto la e mi ha detto che è stato noioso. 
Ho letto le recensioni dei primi due concerti del tour italiano: Roma, Firenze e Milano tutti entusiasti, qualche problema di acustica (anche 5 anni fa, ma Padova fu perfetto!) ma tante ore di musica.
Non vedo l'ora.
Una precisazione da pavone: ho chiesto l'accredito per i giornalisti. E me lo hanno dato. Forse è anche per questo che sono piuttosto emozionato! Qualcosa poi leggerete su musicletter.it. Grazie anche a Andrea di Zed!


Aggiornamento: non poteva mancare. Anche questa sera ci sarà Carlotta.

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The Distinguished Gentleman's Ride 2015 Vicenza

L'anno scorso il post sul Distinguished Gentleman's Ride l'ho scritto alcuni giorni dopo.
Quest'anno cerco di migliorarmi e scrivo subito, a caldo, con le sensazioni ancora incollate alla pelle che per più di qualche tratto si è accapponata ammirando le moto sfilare per le strade del centro di Vicenza e ascoltando il loro rombo arrogante ma distinto.
Che motivo c'era per farsi venire i brividi? Provate voi a portate più di cento (100) moto in giro per la città (e la provincia!) bloccando la circolazione. 
Se l'anno scorso sono stato sorpreso del successo inaspettato e clandestino, quest'anno mi sono sorpreso perché nonostante si fossero aggiunte altre due città vicine come Padova e Treviso, i distinti gentlemen e ladyfolk sono stati  numerosissimi. Sarei stato felice anche con metà dei partecipanti. Figuriamoci quando ho visto il piazzale del concessionario Triumph pieno di moto!
Sono stato contento di rivedere alcune persone tornate dopo il DGR dell'anno scorso come mi è piaciuto molto parlare con distinti sconosciuti. E' stato bello vedere le ragazze del bar Miralago preso d'assolto all'improvviso continuare a servire birra e caffè senza perdere gentilezza e sorriso (peccato per la Pasubio, ma è dietro l'angolo e ci tornerò!). E' stato bello vedere le mogli in sella alle moto dei mariti ed i papà portare i figli.
E poi c'erano un fotografo professionista che si è smazzato tutto il giorno ed un barbiere che ha rifilato capelli barbe baffi e basette a €0. Grazie anche a loro!

Sì, abbiamo dimostrato che i motociclisti non sono teppisti mentecatti ma davvero distinti gentiluomini che si fermano a far passere i pedoni sulle strisce.

Questa volta oltre ad aver fatto le cose per bene le abbiamo fatte anche legali e non clandestine avvertendo il comune (che ci ha dato anche il patrocinio) che ci ha dato un ottimo supporto. 
Forse perché mi viene difficile pensare ad un evento di motociclette ed immaginarne più di cento percorrere le strade di Vicenza - ed infatti si vedono una volta all'anno solo in occasione del DGR - anche quest'anno siamo stati fuori misura. Legali questa volta, ma fuori misura. Che è il bello di queste cose poi. Come poter sorridere in sella alla Bonnie soddisfatto di quello che si è riusciti a fare e ricambiando i saluti sorpresi delle persone dai marciapiedi.
Non è facile muovere tutti questi distiguished gentlemen da Marostica e Vicenza, passando per il lago di Fimon e non credo che altre città italiane abbiano creato un DGR così articolato come il nostro, lungo una intera giornata. Città come Milano e Roma hanno impiegato metà mattinata, ovvero un quarto di quanto fatto da noi.
C'era anche lo staff del Triumph Tridays sceso dall'Austria. Avevamo un canale diretto che ne ha facilitato la presenza ma porca miseria non è così banale! Milano si trova in casa i vari customizzatori e a Roma vanno alcuni di Milano. E fanno i grandi fighi credendo di essere gli unici. Vicenza per essere una città di provincia ha confezionato una gran bella cosa con ospiti internazionali e l'anno prossimo si può fare anche meglio.
Ho scritto i pensieri come mi venivano disarticolati gli uni dagli altri e chiedo venia ma le emozioni non si possono controllare.

Quest'anno da un punto di vista organizzativo ci siamo migliorati. A me ed Enrico si sono voluti affiancare anche Sandra con la sua squadra, Matteo ed Enrico fin da subito ma non così presto come ci si può immaginare: con un evento fissato a fine settembre e con le ferie d'agosto non puoi trovarti tanto prima di un mese. Quanto basta comunque per mettere insieme cinque persone.
Mi è piaciuto vedere come tutti abbiamo lavorato nella stessa direzione e cioè quella di organizzare un bell'evento promuovendone lo scopo benefico
Perché il Distinguished Gentleman's Ride non è (solo) una festa per far contenti i fighetti infighettati sulle loro (davvero loro?) belle moto. Tanto meno è una gara a chi è più figo.
L'importante non è esserci. È donare (fino alla fine di ottobre!).

Quei motociclisti vestiti in un certo stile in sella a motociclette di un certo genere partecipano (anche) per fare beneficenza in favore di diverse fondazioni internazionali di ricerca, che potrebbero salvare la vita agli stessi partecipanti o a un loro parente.
Essere in tanti e raccogliere quattro palanche significa che qualcuno ha partecipato per il motivo sbagliato.

Il nostro impegno di organizzatori è stato quello di far partecipare i motociclisti ma sopratutto di fargli fare la donazione. Non possiamo obbligare nessuno e dobbiamo credere nella coscienza di ognuno.

Non l'avrei detto di avere tutto questo calo di tensione, perché non credevo di avere tutta questa tensione in corpo. Adesso sono uno straccio, ma felice. Mi sento come uno straccio usato per un buono scopo.
E bello fare le cose belle con le cose belle che abbiamo. Come le moto.
Alla prossima!
Appunto, quando? Aspettiamo l'ultima domenica dell'anno prossimo? Personalmente, mi è rimasta una sensazione sospesa che ho potuto anche sentire nelle strette di mano e negli sguardi di più di qualche partecipante: "E adesso? Quando la prossima volta? Quando ci si rivede?".
Aspettiamo l'ultima domenica di settembre dell'anno prossimo? Sarebbe bello ci fosse un punto di ritrovo fisso, per tutti gli appassionati di moto, di moto classiche di special di persone che trasportano la loro passione sul proprio ferro e non viceversa, che si fanno trasportare dalla loro passione.
Un'occasione in più per vedersi anche fuori dal contesto motociclistico, per fare nuove conoscenze perché la moto è anche un mezzo per fare amicizia. Insomma, uno di quei tanti posti che manca a Vicenza.

Per vedere le immagini del Distinguished Gentleman's Ride di Vicenza, seguite la pagina dell'evento sul social più famoso dell'universo. Piano piano le immagini aumenteranno.
Oppure qui sotto le foto di Marco, il fotografo ufficiale del DGR di Vicenza.

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Ferie d'agosto

E mentre le mie ferie non sono ancora inziate pare che l'estate stia per finire.
A leggere i bollettini meteo il terrorismo metereologico sta facendo girare le palle ad operatori turistici e turisti ancora allo stato embrionale.Cose tipo "Ferragosto con l'ombrello e la settimana successiva con la felpa" che non fanno altro che carburare l'ansia di chi non vede l'ora di partire per il meritato relax.
Faccio un po' di pubblicità gratuita: mi fido solo di Arpa Veneto, Machetempofa.it ed il Meteo dell'AM (che sono quelle di Bernacca per intenderci, anche se io sono della generazione del Colonnello Baroni).
E mentre agosto ormai è al suo giro di boa (per usare un termine marino-estivo) e manca poco più di un mese al termine dell'estate, mi chiedo una cosa stupida: per quale cazzo di motivo si deve andare in ferie ad agosto quando hai tre mesi di estate in tutto? Porca di quella puttana!
Una nazione si ferma 15 o 20 giorni e gli altri 80 (da metà giugno/fine delle scuole, luglio, l'altra metà di agosto e fino al 20 settembre)? Non piacciono a nessuno? Un rito di una Italia che non vuole cambiare e degli italiani capre che seguono una tradizione del ventennio fascista che regge ancora (strano, hanno cancellato o distrutto la maggior parte di quanto creato in quel periodo, dato che c'erano questa poteva fare la stessa fine) e che a sua volta si ispirava a una cadenza dell'impero romano.
Andare in ferie ad agosto è una rottura di palle per diversi motivi.

L'estate è agli sgoccioli.

Manca metà mese e giri pagina del calendario. Le giornate si sono accorciate già da fine giugno e te le godi meno, salvo non si siano prenotate delle vacanze in Svezia.
La Serie A inizia che metà curva è in ferie. L'altra metà le ha fatte al seguito della squadra in ritiro. Quindi chi ha l'abbonamento a Sky si perde una o due partite della squadra del cuore.
Perché andare in vacanza alla fine dell'estate sfiniti dopo otto-8 mesi di attesa? A me piacerebbe fare una settimana per mese, o dieci giorni un mese e una settimana un altro, organizzandosi al lavoro.
Forse è questa la vera riforma che serve a questo Paese e non le unioni civili o l'insegnamento di genere (no comment per cortesia, ad iniziare dal termine......)!

Ad agosto costa tutto di più.
Un appartamento male in arnese come quello di Bibione dove siamo stati l'anno scorso a luglio lo paghi il doppio nonostante l'impianto elettrico fuori norma i materassi sfondati ed i serramenti attaccati con lo spago.
Perché la stessa struttura deve avere prezzi diversi da una settimana all'altra? Fammi due o tre fasce di prezzo: inverno, primavera/autunno ed estate.
Purtroppo, non credo che una "liberalizzazione" delle vacanze (estive ed invernali) possa portare ad una riduzione dei prezzi, anzi. Potrebbero abbassarsi ad agosto ma alzarsi negli altri periodi. E l'aumento potrebbe essere molto più grande della diminuzione. Se non costare tutto uguale, ovvero tutto come agosto! Per due motivi: perché siamo sempre in Italia, dove si vuol far credere che tutto sia una eccellenza (e se non lo è tanto vale andarci) e dove tutto è più bello e migliore di tutti nonostante lo stato attuale del Vecchio Stivale. Perché in Italia se si può si deve approfittare dell'occasione per fottere gli altri.

Sono tutti in giro.
E chi resta a casa non trova nessuno/niente: ti servisse mai qualcuno o qualcosa, un idraulico un carrozziere un ricambio per la persiana stai certo di trovare la serranda abbassata. Perfino il tuo fruttivendolo di fiducia ti saluta per recupero psicofisico
Tante fabbriche quasi tutti gli uffici e le città si svuotano per riempire strade, spiagge, monti, laghi ed altre città in quindici giorni. 
Vai in vacanza per stare meglio una manciata di giorni e trovi casino in partenza perché se ci vai in macchina c'è il traffico da esodo qualunque sia l'ora intelligente si scelga per partire e poi quando torni trovi quello da controesodo.
A proposito di partenze intelligenti: un'altra rottura di balle è il turno di vacanza da sabato a sabato. Se l'italiano fosse libero di arrivare al tuo campeggio/appartamento/albergo/b&b/agriturismo/dove cazzo decide di andare in qualsiasi giorno della settimana, forse le strade sarebbero più libere?
Come ogni cosa però ha un risvolto positivo: chi ha la fortuna di poter andare in vacanza in altri periodi e rimanendo a casa a Ferragosto, oltre a spendere un po' meno trova le strade deserte e per qualche settimana si vive meglio! Forse è più rilassato chi rimane...

Perché subire tutto questo disagio per 15 giorni di vacanza su 365?

Fossi ministro di qualcosa che me le permetteresse, abolirei le ferie d'agosto.
E poi liberi di scegliere di andare quando si vuole.
Sarà che a me l'estate non piace. Odio l'estate. Non per il caldo ma perché c'è quell'atmosfera frenetica da bisogna per forza fare qualcosa/andare da qualche parte che non riesco a sopportare.


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Non è un paese per bambini

Non è un paese per vecchi. Siamo un paese (sempre più) di vecchi, con tutto rispetto. Ma le statistiche parlano da sole.
Non siamo nemmeno un paese per famiglie. E lo vedo ogni giorno da inizio anno ovvero da quando Tommaso ha iniziato ad andare al nido. La prima volta che l’ho portato mi si è stretto il cuore lasciarlo la con altri bambini appena conosciuti, guardarmi andare via con i suoi occhi che mi chiedono “perché mi lasci qui con questi bambini e questa signora e non stiamo a casa a giocare insieme?”.
Sull'argomento ne ho parlato con il Forno, tra l’altro neo padre, perché lui ha la capacità di analizzare le cose a zero gradi mentali. Lo so, come mi ha detto lui, che ai bambini fa bene confrontarsi non solo con altre persone, ma soprattutto della sua stessa età, altrimenti rimanendo a casa oppure stando con i nonni crescerebbe con persone più adulte. Chissà se anche lui verrà travolto dalla crisi di abbandono del figlio oppure prevarrà la sua razionalità. 
Sì l’asilo è utile alla sua crescita. Sì però… però quegli occhi che non parlano sanno dire tutto e ti strappano il cuore dal petto porca miseria!
Come questa mattina, che ha visto la sua mamma uscire di casa senza di lui per andare a lavoro: una tragedia. Mi si è aggrappato e stretto forte per trovare una consolazione che non avrebbe comunque pari alla presenza della sua mamma. Siamo rimasti un po’ seduti sul divano e ho cercato di distrarlo finché non ci siamo alzati per andare all'asilo ed in macchina finalmente si è distratto. Ogni tanto come al solito ha chiesto dov'era la mamma ma ne sembra consapevole. Una volta uscito dall'asilo l’ho sentito scoppiare in lacrime. Non lo trovo giusto. Dovremmo ascoltare di più i bambini e meno i dottori o i maestri.
Le famiglie dovrebbero rimanere insieme finché il bambino è piccolo. Nemmeno io ne volevo sapere di andare all'asilo, per colpa di una maestra per niente gentile e perché mi sentivo privato della mia libertà, per quanto piccolo fossi. 
Non volevo più alzarmi dal divano questa mattina. Stavo pensando di chiamare l’ufficio accampando una scusa per stare a casa con Tommaso. Perché i privilegi logici (ci sorprendiamo del banale altrui che da noi invece è straordinarietà!) ci sono solo fuori dai nostri confini, oppure nel nostro paese non sono per tutti ma per pochi fortunati o paraculi?
Come fa a crescere un bambino se i suoi genitori li vede poche ore? Un genitore può dire di aver visto crescere suo figlio se non lo vede correre, tirare i primi calci al pallone, nuotare o che altro? Così si vive solo per sentito dire e per racconti. A me non piace. Non voglio che Anna mi racconti cosa ha fatto Tommaso, io voglio vedere Tommaso farle queste cose, che impara a vivere, che sia suonare giocare qualsiasi sport voglia ballare leggere. La vita è questa qui.  
Tommaso non avrà preso dal suo papà il colore dei capelli ma a quanto pare qualcos'altro.

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Eugenio in via di gioia, Festambiente, Vicenza

Ho conosciuto gli Eugenio in via di gioia per caso, tramite una newsletter di un sito di musica alla quale non mi ricordo più come quando perché mi sono iscritto. Ma benedico quella volta perché mi sta facendo conoscere nuova musica e mi mancava da morire.
Mercoledì scorso erano a Vicenza a Festambiente e sono andato a sentirli, perché le loro canzoni mi sono piacute fisso.
Il giorno dopo ho chiesto al boss del sito di cui sopra se potevo mandargli una recensione del concerto perché questi quattro ragazzi mi erano piaciuti molto anche dal vivo. 
Qui potete leggere il pezzo, rivisto secondo gli standar del web. Mi fa un certo senso leggere il mio nome in calce ad una recensione di un concerto. E' la prima volta. Ma come ogni volta che succede qualcosa di bello, a parte questo le mie emozioni non vanno molto oltre. Ma questo con il gruppo non ha a che vedere, non voglio rompervi le palle e passiamo oltre.
Di seguito incollo il testo originale. Per chi fregasse qualcosa.
Il mio suggerimento è di ascoltare più Eugenio in via di gioia e meno le stronzate che passano i talent filtrandole a loro piacimento.
Il mio augurio, è che gli Eugenio in via di gioia abbiano una vita molto molto lunga e di rivederli ancora dal vivo.
Poi fate voi, so solo che la vita è troppo corta per ascoltare musica di merda.

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Chi legge Musicletter.it conoscerà gli Eugenio in via di gioia, gruppo di 23enni torinesi il cui nome si ispira ai nomi ed ai cognomi degli stessi componenti: Eugenio Cesaro (voce, chitarra e testi), Emanuele Via (pianoforte, fisarmonica e cori) e Paolo di Gioia (percussioni, batterie, cori, cane e varie ed eventuali com'è indicato nel poster/libretto del loro CD) mentre Lorenzo Federici (basso e cori) non contribuendo al nome della band intitola il primo LP, uscito sei mesi fa.
Leggetela come una beffa oppure come una allegoria degli album di debutto delle pseudo star da talent, oppure ci si può benissimo vedere un gruppo di quattro ragazzi unito che non mette nessuno davanti l'altro e non lascia nessuno indietro, tenendo tutti sullo stesso piano.
Eugenio in via di gioia si sono esibiti a Vicenza dando una ottima risposta a tutte le buone aspettative nate ascoltando
Urrà (il loro EP) e l'album di debutto.
Cresciuti musicalmente per le strade di Torino divertendosi a sorprendere gli ingenui passanti, si ispirano ad uno stile musicale popolare (se pensate che il termine possa sminuire gli Eugenio in via di gioia, siete più che liberi di leggere folk) per affrontare la vita in tono ironico ed a volte canzonatorio.
Nonostante la presenza di un gran palco con la dotazione completa che si rispetti, Eugenio, Emanuele, Paolo e Lorenzo si sono presentati su un micro-palco per un concerto acustico degno della loro origine
busker di artisti di strada.
La capacità dei quattro ragazzi torinesi di coinvolgere il pubblico, ha via via scaldato gli ascoltatori infreddoliti sia dalla serata che dalla scarsa confidenza con le canzoni, riducendo quasi a zero la loro distanza con il palchetto. Gli Eugenio in via di gioia riescono a divertirsi e a divertire con musiche dal ritmo trascinante, con attacchi traditori e stacchi improvvisi alternati da assoli vocali o strumentai. In
Non ancora (il loro ultimo singolo) è piaciuta così come nella versione dell'album la fisarmonica di Emanuele Via, che a tratti raggiunge toni così alti che ti chiedi se non sia una base di archi mentre nella introspettiva Egli colpiscono le dita che stanno alle estremità del palchetto e cioè quelle di Emanuele che battono sui tasti del piano e quelle di Paolo che tambureggiano sulle percussioni, mentre in sottofondo trova uno spazio non invadente la chitarra (alla fine rimasta con 3 corde) di Eugenio ed il basso di Lorenzo.
Con
Pam il pubblico viene conquistato con le offerte d'agosto sulle lenticchie e sulle prugne e da un incalzare che non lascia indifferenti. Con la voce costernata da un Natale che inizia sempre prima e persone sempre più esigenti Eugenio con Il mondo che avanza (originariamente intitolata All you can eat) da seguito alle struggenti note iniziali del pianoforte, accompagnato dalla fisarmonica.
In
Re fasullo d'Inghilterra rispetto alle altre canzoni si fa sentire l'influenza del pop-folk d'Oltre Manica in voga in questo periodo.
In
Prima di tutto ho inventato me stesso, durante il quale Eugenio si esibisce nella ricostruzione del cubo di Rubik. mettono in evidenza capacità sia sonore che vocali molto ritmate, dalle tonalità diverse alternando alti e bassi lenti e veloci.
Gli Eugenio in via di gioia sono una cosa bella della musica italiana. Non sono un risultato di un talent show, sono usciti sconfitti dal concorso
Sotto il Cielo di Fred (Premio Buscaglione), il concorso biennale che negli ultimi anni si sta affermando come una delle più interessanti manifestazioni italiane dedicate alla canzone d’autore, ma hanno vinto il premio della critica che ha permesso al gruppo di partecipare ai migliori festival italiani.
Ascoltando gli Eugenio in via di gioia ti chiedi perché non ci siano loro in testa alle classifiche dei dischi più venduti in Italia. Forse la risposta è nella loro musica e nelle loro canzoni, poco adatte ad orecchie che non vogliono sentire cosa succede in questo paese sgangherato e ben descritte in 
Perfetto uniformato



Per conoscere meglio gli Eugenio in via di gioia, qui sotto potete ascoltare la track list del loro album di debutto. Grazie a Niccolò di Libellula Press per l'aiuto tecnico ;)

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Grazie Allegri e scusa!

Il 16 luglio dell'anno scorso scrissi un post contro la scelta di Massimiliano Allegri, chiamato dai dirigenti della Juve a sostituire il dimissionario Antonio Conte sulla panchina della Juventus. 
Ero molto scettico. Ma mi ero promesso anche di scrivere delle scuse se avesse fatto bene.
E direi che sono più che doverose!
Premettevo che tutto quello che stavo per scrivere era sfanculabile, come il sottoscritto per altro e Allegri lo ha dimostrato tutto. 
I 2 punti e mezzo me li ha confutati alla grande, dal ritorno economico ai successi sportivi. Dei rapporti col nuovo club Mihajlovic al Milan insegna moltissimo.

Dopo il quarto scudetto consecutivo, il suo primo e la decima Coppa Italia, ha portato la Juventus  a giocarsi la Champions League contro quegli odiosi marziani del Barcellona quando Conte con 2 scudetti non ci è riuscito. Perdendo anche l'occasione di giocarsi una Europa League in casa. 
Per come è messa la Serie A al momento, lo Scudetto potrebbe andare alla Juve per un altro paio di anni ancora, se non cambia qualcosa, ma in meglio e non in peggio come mi pare.
Facendo un confronto tra gli ultimi due allenatori juventini, Allegri è riuscito ad andare a cenare con i famosi 10 euro di Conte, gli è mancata la Sambuca offerta (nella Coppa con le orecchie grandi, ovviamente).

Onore e sincere scuse a Allegri.
Adesso spero che Marotta e Agnelli si decidano a rinnovare e rinforzare la squadra dove serve. Lo scudetto si può anche lasciare agli altri. 
Andare in finale di Champions League 8 volte per perderne 6 non è un record da mantenere!

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Ciao Ospedaletto. Grazie!

Questa è la mia ultima notte a Ospedaletto
Domani ci trasferiamo nella bella e grande casa di Longara. Giardino, vista città di Vicenza e Prealpi, campo visivo nettamente più ampio. Da invidia. Più tranquillità la sera con le cicale ed i grilli invece dei motorini e delle auto che passano sotto le finestre ed il vociare degli avventori di pizzeria bar e osteria.
Eppure, nonostante queste premesse che paiono migliorare le nostre prospettive, mi sento molto triste.
A Ospedaletto, questo quartiere al limite della città e della provincia di Vicenza, ci siamo stati 4 anni. Però faccio molta più fatica a lasciare questo quartiere dopo 4 anni che non Bertesina, quello dove ci ho vissuto per 34 prima di venire qui
E' incredibile quello che ci hanno dato le persone che abbiamo conosciuto a Ospedaletto: persone splendide affezionate al loro quartiere, molto unite tra loro più di una squadra come una grande famiglia allargata che senza chiedere niente sa darti tutto quello che può e i genitori trasmettono ai figli il medesimo spirito.
Non so se riusciremo ad avere lo stesso rapporto con le persone del nuovo quartiere, non è neanche corretto avere queste aspettative. Però dove staremo da domani mi sembra l'esatto contrario: ogni famiglia chiusa dentro il proprio recinto senza farsi vedere nè sentire. Mentre qui è tutto più aperto semplice a disposizione di tutti. 

Personalmente, non essendo una persona che si apre molto facilmente, ho conosciuto più gente qui in 4 anni che non a Bertesina in 34.
Porto con me ricordi splendidi che sarò felice di raccontare e spiegare a Tommaso del posto dove è nato e ha mosso i primi passi della sua vita.
Mi piacevano le piccole cose come fare colazione in piedi alla finestra della cucina guardando fuori e salutando Giorgio che legge il giornale, vedere i genitori che accompagnano i bambini a scuola e cercare di capire se quei due genitori nascondo qualcosa oppure no, contare gli zingari che escono dal camion (sono arrivato a 9 una mattina) e vedere il gatto che cerca carezze e cibo, le chiacchiere con Eraldo, Eleonora, Eliana e il sig. Franchin lungo le scale nell'androne e nel portico anche solo per qualche istante e anche quelle lunghe e taglienti con Nico in garage, salutare Talla, Ibra e Robert dal loro poggiolo quando torno a casa da lavoro, scendere veloce per prendere il giornale o una spesa dell'ultimo momento o la pizza o il pesce perché non c'è niente altro a casa o non abbiamo voglia di cucinare. Dove si trova un prete che ti coinvolge così com'è capace don Marco, ospitandoti a casa sua per qualche birra fino a tardi o per vedere un film o per chiederti qualche dritta su Linux?
Qui sono riuscito a buttarmi e a non suicidarmi socialmente perché ci sono le persone giuste che anche se non mi conoscevano mi hanno dato lo stesso fiducia. 
Non è un addio! Fossi matto! Ci spostiamo di 10 km e non andiamo dall'altra parte del mondo, per quanto sia comunque sempre più difficile vedersi in una città piccola come Vicenza. Qui tornerò spesso, per ogni festa per ogni sagra e sagretta ogni cosa sarà una buona scusa per tornarci. Avremmo voluto spostare la casa da Longara a qui ma non si può ancora. E i mondi perfetti non esistono (altrimenti oggi la Juve avrebbe vinto la Champions League...).
Che magone!

Da campione nel mondo nel trovare le cose più brutte invece di quelle più belle, sono molto più triste di lasciare Ospedaletto e la sua meravigliosa gente mentre, al momento, non riesco a essere felice per il posto dove andrò a vivere.
Ma sono contento perché qui ho fatto delle belle amicizie che so di poter ritrovare, che spero si ricorderanno e ci chiameranno per ritrovarci. Per loro la nostra nuova casa sarà sempre aperta come hanno aperto la loro a noi e saranno i benvenuti. E se vorranno ci sarà anche un posto per la notte.

Grazie di tutto bellissima gente, grazie per essere stati al nostro fianco in questi anni. Ci portiamo via un sacco di cose preziose. Di quelle che non si mettono nello zaino in borsa né in un cartone e tanto meno in cassaforte ma che si imprimono nel cuore e nella mente e ti puoi portare ovunque vai.
La bellezza di un posto sta anche nel cuore delle persone che ci vivono e quello delle persone che ho avuto la fortuna di conoscere è grande!

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Andiamo a Berlino!!!

Non ci credevo all'andata martedì scorso. Ero scettico.
Ci credevo pochissimo ieri sera al ritorno al Bernabeu. Ero spaventato.
Perché Ronaldo, Benzema e Bale contro Chiellini, Bonucci e Barzagli non è uno scontro equilibrato. La difesa della Juventus non mi ha mai dato fiducia. Nonostante 4 scudetti consecutivi (e i risultati della Nazionale possono darmi ragione).
Il giorno del sorteggio della semifinale, quando è uscito il Real Madrid, avevo commentato: "vediamo di prenderne il meno possibile". Oltre a questo, la Juventus è riuscita a farne uno in più. Quell'uno che le permette di giocare la finale di Champions Leauge a Berlino sabato 6 giugno.
Contro il Barcellona.
Contro Messi, Neymar e Suarez.
Un confronto ancora più impari. Da macchiarsi le mutande ogni volta che hanno la palla, anche fuori dalla loro area di rigore.
Il Barcellona è al momento la squadra più forte del mondo. Almeno, dalla cintura in giù. Un po' il Rocco Siffredi del calcio insomma. E vediamo di non trascendere in battute di dubbio gusto.

Me lo avessero detto a settembre, con l'incazzamento verso la dirigenza della Juve che aveva lasciato andare Conte e preso Allegri, verso Conte che aveva abbandonato la squadra e verso Allegri che solo pochi mesi prima ce l'aveva a morte con la Juve, sarei scoppiato in una risata nevrastenica.
Forse il calcio è strano e bello per questo. Forse non ci capisco una mazza io. Forse è questione di culo: Borussia Dortmund e Monaco possono dimostrarlo, ma vallo a dire al Real Madrid quando ha pescato la Juventus al posto del Bayern Monaco se ha avuto culo.

Forse non conta chi hai di fronte. Ma come affronti chi hai di fronte.
Come ha fatto Stefano Sturaro all'andata contro il Real Madrid. Pochi mesi prima giocava nel Genoa e una semifinale di Champions League contro il club che ne ha vinte 10 se la poteva solo sognare o al massimo giocare alla Playstation. Invece ha fatto una partita bellissima.
Mi vengono in mente un paio di partite mie ai tempi del settore giovanile della mia piccola squadra di periferia contro gli squadroni di provincia: partiti sconfitti, tornati vittoriosi. Per diversi motivi, dalla fortuna alla miglior organizzazione difensiva. E la motivazione: quando giochi contro i più forti ti impegni oltre le tue capacità. Basta il nome dell'avversario per caricarti. 
Un po' come quando il lottatore più piccolo sfrutta la forza del suo avversario per stenderlo.
Spero che il 6 giugno la forza di quei tre la davanti (e degli altri 8) sia un incentivo in più per quei tre la dietro (e anche per gli altri 8).
A proposito.
L'anno scorso Suarez aveva iniziato un antipasto di Chiellini. Mi chiedo se gli sia piaciuto e proseguirà o avrà una museruola stile Hannibal. O se Giorgione indosserà qualche protezione o metterà del sale.
Sto già soffrendo! Sarà una sofferenza!
Che vinca il migliore.
"Ciò, speremo de no!" (cit.)


PS: ho visto le due SF a casa dei miei. Con mio papà juventino e mia mamma ex milanista che comunque tifa sempre una squadra italiana.
Non ricordo l’ultima volta che ho visto una partita di calcio con loro. Quindi, perché non tornare dove avevo già gioito e sofferto in passato?
E sono stato contento di passare così due serate.
La finale? O torno da loro. O a casa dell'interista Nich. Dove ho gioito nel 2010 per quelle due perle di Milito.
Non so ancora. Non sono scaramantico. Ma dicono che non esserlo porti sfiga.







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Sport vicentino

Lo sport vicentino si porta a casa molte soddisfazioni quest'anno. Addirittura due nel giro di tre giorni.

Ieri sera l'Obiettivo Risarcimento Volley Tower, club di pallavolo femminile che gioca al palazzetto dello sport di Vicenza ma ha origini pedemontane, ha vinto gara 2 della finale play off promozione a Monza contro il Saugella Team. Un 2-3 lungo ed elettrizzante terminato con la palla che svaniva oltre la linea di campo insieme alle speranze delle brianzole ma facendo esplodere di gioia le ragazze di coach Delio Rossetto.
Dopo i fasti del Vicenza Volley culminati con una Coppa CEV, la pallavolo a Vicenza era sparita dalla Serie A1. Ma adesso grazie ad una dirigenza seria è tornata nella massima serie, con un progetto lungo e paziente ma ambizioso.

Lunedì sera il Famila Basket Schio ha vinto lo scudetto di pallacanestro femminile. Le arancioni sono diventate campionesse d'Italia per la 3° volta consecutiva dopo un duro confronto contro Siracusa, la rivale delle ultime due stagioni che si è dimostrata davvero una buona squadra. Infatti è stata in testa alla classifica per gran parte della regular season, con Schio impegnata in Eurolega, ma si è sgretolata nel momento topico: poteva vincere il campionato in casa in gara 4 invece ha perso. A Schio gara 5 è stata la sintesi dell'intera stagione: Ragusa avanti per 3/4 di gara ma le ragazza di Miguel Mendez non hanno mai mollato infilando i canestri vincenti alla fine, continuando a scrivere la storia del basket italiano. Se il canestro di Chicca Macchi l'avesse fatto qualcun della NBA sarebbe stato leggenda. Invece lo è a Schio!

 
A aprile invece l'Hockey Asiago ha vinto il campionato italiano di hockey ghiaccio. Partita lentamente, la squadra di John Parco è cresciuta nel corso della stagione finendo la regular season in testa a pari punti con Val Pusteria e da sola la seconda fase.
Ai play off ha faticato ai quarti contro Appiano (serie chiusa 4-3). In semifinale alla faccia della stanchezza Borrelli & Co. si sono sbarazzati di Milano con un secco 4-0. Temevo un calo fisico e magari anche nervoso in finale contro Renon/Rittner ed infatti è stata una finale difficile, con l'infortunio di Miglioranzi in gara 6. Ma alla fine i Lions hanno alzato la coppa all'Hodegart chiudendo la serie 4-3. Quinto scudetto della sua storia, il quarto nelle ultime sei edizioni.

Ma la provincia di Vicenza non finisce mica qui.

Due squadre di hockey pista in semifinale play-off: Breganze (battuto da Viareggio e semifinalista in Champions League, battuto dal Barcellona che alla fine è diventato campione d'Euroa) e Trissino (battuto da Forte dei Marmi). Ma vanta una tradizione vincente in questo sport con altre squadra come Bassano, Sandrigo e Valdagno.
Anche l'hockey in line non è affatto male: Asiago Vipers ha vinto 7 scudetti consecutivi dal 2004 al 2010 ed è stato campione d'Europa tre volte. I Diavoli Vicenza sono sempre tra le migliori squadre del campionato italiano.

Ci mancano i fasti storici degli anni 80 della AS Pallacanestro Vicenza femminile, capace di vincere 12 scudetti, 5 coppe campioni, 1 Coppa Ronchetti e una Coppa Italia.

Per la pallacanestro maschile ci si sta lavorando. Qui non c'è una grande tradizione: la A2 è stata conquistata sul campo ma lasciata perché purtroppo i soldi non ce ne erano.
Poi c'è anche il Rugby Vicenza che se la sta cavando in Serie A.

Insomma lo sport vicentino nelle massime serie si fa valere. Se ne parla poco perché quasi tutti sono attratti dal calcio.
Ma a me prendono tantissimo anche gli altri sport. Seguo l'hockey con una certa agitazione. Conosco poco le regole ma è uno sport bellissimo.
L'interesse per il basket è genetico: mio nonno Sandro andava sempre a vedere Fullin & Co. al palazzetto e me ne parlava sempre.
E sul Giornale di Vicenza seguo gli altri sport. Li chiamano minori. Ma se vado al Palalido a Valdagno a vedere un derby contro il Trissino l'atmosfera è più calda di un derby calcistico.Vallo a dire a quelli che sono tifosi di sport minori. Con palazzetti sempre pieni.
In qualche modo, sarebbe bello valorizzarli.

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