A Vicenza di Real c'è rimasto poco

Il Vicenza Calcio è finalmente retrocesso in Prima Divisione di Lega Pro, quella che fino al 17 giugno 2008 si chiamava più facilmente Serie C1, facendoci ritorno dopo 20 anni.
Finalmente perché pare quasi che la squadra, e di più la società, ci abbia messo un enorme impegno nelle ultime 9 stagioni pur di disputare il campionato di Lega Pro: infatti dal 2004, ovvero da quando è arrivato il tanto sospirato salvatore della patria nelle piccole forme dell'atteso presidente vicentino (nemmeno del tutto poi) che ha scalzato quei maledetti stranieri sudditi della regina usurpatori (o salvatori??) del Lane nel 1997, il Vicenza Calcio è retrocesso 4 volte. Quando non è retrocesso si è salvato a fatica, anche all'ultimo minuto dell'ultima partita di campionato (che fine ha fatto quel piede buono di Gabriele Paonessa? Non ha un buon procuratore o è stato abbattuto dagli infortuni?). Non proprio un ruolino degno di una ex semifinalista di Coppa delle Coppe. Ma quella è tutt'altra storia. Bella ma passata.
Adesso si apre un baratro, perché la Lega Pro è dannatamente più difficile della Serie B. Vuoi perché ci vuole carattere a tirarsi fuori dalle sabbie mobili della C (frase fatta che peggio non si può. Anche il Gazzettino del Bisatto a Castegnero si rifiuta di pubblicare articoli sportivi con questa frase arci-preconfezionata). Quel carattere che al Vicenza, tra chi è in società e chi era in campo, è mancato in questi 9 anni.
Adesso si parla addirittura di fallimento. Perché, pare, che i debiti siano tanti, circa 3 volte quelli dichiarati (millantati?) dall'attuale proprietà, che il bilancio sia tutt'altro che tale o lo sia grazie a conti gonfiati.
Cosa succederà lo sanno solo in via Schio (sede della S. S. Vicenza Calcio SpA - ndr) ed in qualche bar e tabaccheria giusta in città ed in provincia. Oltre al solito can del pignattaro.
L'anno prossimo potremmo assistere ad un inedito derby Vicenza - Bassano se il Diesel Team riuscirà ad essere promosso ai play off. E ci posso mettere una bottiglia di Tai del Conte Piovene (certo, quello da lacrima) che i neopromossi potranno contare su una squadra più forte di quella neoretroCESSA.
Ci manca poco di vedere il derbyssimo, ovvero Vicenza - Real Vicenza, che non è il primo fenomeno al mondo di sdoppiamento di personalità di società sportiva, visto che fino a qualche decade fa erano la stessa splendida cosa, perché sono due entità diverse della medesima città.
Solo che il Vicenza non è più Real da un pezzo, e la società che ora si chiama così, è nata cannibalizzandone altre 3 o 4 (hm.. vediamo: Villaggio del Sole, Vicentina, Cavazzale, San Bortolo - dal quale poi è nato il Leodari non so come... - e un'altra in provincia dalla quale ha acquisito il titolo per giocare in Eccellenza. O forse lo stesso Cavazzale...) ed i rispettivi settori giovanili, senza i quali qualche centinaio di ragazzi è rimasto senza squadra, senza hobby, senza un passatempo perché al Real (?) Vicenza sono andati solo i più forti, perché anche a livello giovanile (ed intendo a 10 anni, quando il calcio deve essere educazione, non solo a vincere ma ad un sacco di altri valori come condivisione, spirito di squadra, impegno, sacrificio, correttezza solo per citarne alcuni) si deve vincere. O meglio, mi sembra che il Real Vicenza sia il giocattolo del suo capriccioso creatore, ottenuto con prepotenza a discapito di tanti altri ragazzi, e tramite il quale dimostrare il proprio ego. Per spiegarmi in parole secche, voglio dire che se vince il Real Vicenza, prima di tutto vince il suo presidente, poi chi ha giocato. Mi sembra. Poi posso sbagliare con evidente ignoranza dei fatti.
Le dichiarazioni del presidente dopo la partita dei suoi giovani ragazzi (allenatore, giocatori, dirigenti e genitori se la sono presa con l'arbitro, colpevole della sconfitta, ed il presidente avrebbe - ha? - punito loro) suonavano di ineluttabile circostanza.
Non so quanto sia larga e profonda la borsa del presidentissimo, quanto siano tirati i cordoni per tenerla chiusa. A suo tempo, quando vendeva finestre, non abbastanza per mantenere una società di calcio in Serie B. E gli era pure stato sconsigliato da un dirigente della società, per non rischiare la propria attività, di accontentarsi della figura di sponsor.


Adesso con questa società qualcuno (p.e.: io) ipotizza (teme) una fusione. Ma sono per la via più drastica, ovvero una ripartenza da 0, radendo al suolo tutto per eliminare quello che c'è di marcio e ripartire dal senso di appartenenza ad un club, alla sua storia ed ai suoi colori che si sono persi nel tempo. Non solo in società ma anche in curva, in tribuna, nei distinti e nei bar. Forse la Coppa Coppe ci ha montato la testa. La nostra realtà non è affatto quella. Qui abbiamo tifosi con palato fine, che si lamentavano di Gregucci e Maran perché il Lane giocava male ma si salvava senza bisogno dei playout. Tifosi che hanno maledetto gli inglesi grazie ai quali la società a suo tempo è stata salvata (perché chi altro c'era?) ed il nome di (e del) Vicenza ha fatto il giro d'Europa arrivando ad un passo da un sogno difficile da rivivere.
Tifosi che hanno idolatrato l'arrivo del faraone egizio per l'unico merito di essere (nemmeno del tutto) vicentino... una tifoseria che ha dimostrato tutta la piccolezza nella quale evidentemente si crogiola e si accontenta.
Io non voglio una fusione. Poi si faccia quello che si crede meglio. Dubito ormai che dietro un investimento sportivo ci sia davvero un motivo sportivo...
Ma se mai nascesse un nuovo Vicenza Calcio, vorrei che tenesse conto di certi valori che in un gioco, in uno sport, sono imprescindibili. Fin da quando si inizia a giocare. Anche a 7 anni. E che persone come Ulivieri, Guidolin, Sterchele, Brivio, Mondini, Lopez, Praticò, 

D'Ignazio, Di Carlo, Viviani, Valoti, Maini, Mendez, Gasparini, Briaschi, Otero, Murgita, Ambrosetti (questo è il Real Vicenza della mia generazione) hanno portato in campo.

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