Tommaso


Lo stavamo aspettando da nove mesi. Non vedevamo l'ora di conoscerlo. Temevamo potesse farci qualche scherzetto vista la diffusa tendenza delle nascite premature e delle numerose indicazioni sui cicli lunari negli ultimi periodi. 
Invece no, dicembre era e dicembre è stato, puntuale come sua mamma, veloce come suo papà e testardo come entrambi. 
Tommaso è nato al buio più totale delle 3:23 della notte (e 28 secondo la dichiarazione delle ostetriche, ma l'orologio della sala parto era avanti) dopo appena poco più di un'ora dalla rottura delle acque per le seguenti misure: 50 cm di lunghezza e 3,340 chili di peso.
Nonostante ben due corsi pre-parto dove si era parlato di fasi del parto, prodromi e contrazioni, Tommaso ha voluto rompere gli indugi e saltare ogni preambolo. E meno male che sono stato tacciato in combinazione di frettolosità solo perché sono un secondogenito nato in ospedale perché le sbarre del passaggio a livello erano alzate.
Addirittura, la cinecologa di Anna le aveva detto di farsi un bel bagno caldo con luci e musica giusta ed un bicchiere di Martini. Bhe, vista la lunga astinenza, i superalcolici sono stati scartati anche se ad Anna un goccio di rum non sarebbe affatto dispiaciuto. Così, c'era una Pedavena in frigo pronta per il momento. Solo che appunto, il momento, è stato piuttosto tale. 
E devo ammettere che nel frattempo la voglia di un Martini (o qualsiasi altro) secco era venuta a me.
Ho assistito al parto. 
Nei mesi precedenti mi chiedevo sempre come sarebbe potuto essere stato questo evento come l'avrei vissuto cosa avrei detto e/o fatto. Non nego che mi sono immaginato diverse situazioni e nessuna di queste comprendeva lo svenimento. Che peraltro non ho nemmeno rischiato. Di certo però ero molto agitato. E preoccupato. Perché all'ora era una situazione per me sconosciuta e non sapevo cosa sarebbe potuto succedere. O meglio, come sarebbe potuto succedere. Mi immaginavo grida di dolore e battute per calmare gli animi. Qualcosa c'è stato e qualcosa no. Lascio a voi indovinare.
Tommaso sta bene. Peccato non abbia i capelli del papà. Dicono che abbia gli occhi (il taglio, il colore, la forma quando sono chiusi). Ma poco mi importa perché sta bene ed è quello che conta.
Ci fa dormire (tanto) meno. Ed anche questo conta. Io sono anche abituato ma fino ad un certo punto. Difficile capire cosa intende con i suoi frignottamenti che si fanno via via sempre più forti. 
Vederlo dormire il braccio a sua mamma mi fa venire una botta di iperglicemia.
Per chi se lo stesse domandando, lo cambio anche io e ci divertiamo. Almeno nel fasciatoio Tommaso se ne sta quieto a godersi tutte le operazioni di pit-stop.
Fa concorrenza allo zio materno in fatto di rutti e si fa valere anche quanto a petardi.
Pare abbia già iniziato a sorridere ma c'è già chi è pronto a dire che sono spasmi. 
Mangia da sua mamma, beato lui, lo invidio perché io purtroppo non ho potuto, essendo stato rinchiuso in una incubatrice per diverse settimane in conseguenza delle quali soffro della inguaribile sindrome delle tette (spiegherò anche questa). È rumoroso e s'ingozza (mi auguro non faccia lo stesso tra qualche anno....) per cui dopo la poppata dobbiamo stare attenti ai simpatici rigurgiti. Ma sta bene. 
Poi si addormenta se gli canto i cori da stadio del Vicenza. Perché bisogna educarli da piccoli.
Intanto io lo guardo e mi chiedo come crescerà e tutte le altre cose. Insomma, come al solito da un sassolino riesco a creare la mia solita frana. Non nego di essere preoccupato – come ho già detto in precedenza – ma la casa è cambiata con Tommaso. È vero che con l'amore non si vive. Ma se in famiglia ce n'è, è tanto meglio!
Tutti fanno i complimenti e le congratulazioni. E fa piacere vedere la gioia nelle altre persone.
Nessuno mi ha chiesto come mi sento. 
Innamorato come un adolescente.

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Contro tutti i lunedì della vita

Quando ero bambino sentivo salire nei tardo pomeriggi-sera delle domeniche una tagliente malinconia. Forse era per colpa del lunedì: nell'infanzia lo spettro dell'asilo e della scuola era opprimente. Il lavoro ha pesato molto meno forse perché con gli anno ho imparato (un po') a gestire certi stati. O ad accettarli (nel senso di arnese...).
Oggi in macchina guarda caso nello stesso momento della giornata ho avvertito ancora quella sensazione quando ho sentito questa canzone. Che non è solo la colonna sonora della pubblicità degli anni anni '80 di una birra (mediocre) ma una splendida canzone degli Smiths,
una di quelle che rientra di diritto nella mia top 10 di tutti i tempi e non solo per questo non potevo ascoltarla impassibile. Le sue parole compongono una delle preghiere più disperate. Potrei averla scritta anche io. Perché è arrivato il momento del cambiamento e mai come ora è necessario ottenere quello che voglio. Quello che ho bisogno soprattutto. E le due situazioni adesso coincidono. Ho fatto molte cose in passato (anche) per necessità ma ora non è più il momento per accontentarsi. Si dice che si goda lo stesso ma secondo me accontentarsi non può andare d'accordo col sentirsi bene. E mi sono stancato di fare la felicità di chi non se lo merita. 
So please... once in my life.
Chissà se questa preghiera verrà ascoltata.



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Pazzia #3


Vi ricordate quando eravate piccoli spensierati oppure adolescenti confusi ed irrequieti e pensavate al vostro futuro? Vi ricordate come ve lo immaginavate come lo speravate? Io ho diverse pensieri, dal calciatore al geometra, dall'oste al motociclista che sparisce all'orizzonte del tramonto.
Cose diverse che hanno una cosa in comune: ero sempre solo. Non so se fosse una cosa voluta o meno ma non contemplavo alcuna persona al mio fianco.
Anche se non me lo sarai immaginato, le cose poi cambiano come sì è visto bene! Colpa anche di mio nonno Sandro che mi ha dimostrato come certi valori della vita sono imprescindibili. Tanto che prima è arrivata Anna. 
E tra pochissimo arriverà anche Tommaso. 
Questione di giorni. Siamo curiosi di conoscerlo. 
Spero abbia i capelli rossi. Sarebbe splendido. Ma sappiamo che sta bene e ci basta.
Perché pazzia? Bhe io ho un lavoro fino a marzo e poi per il momento chissà. Anna nemmeno quello. Di questi tempi, far crescere una nuova vita in queste condizioni non è facile. 
E perché allora abbiamo deciso di allargarci? Perché i valori che mi ha insegnato mio nonno non hanno un'etichetta con un prezzo ed un codice a barre. 
Ma un sorriso e una speranza. E magari i capelli rossi!


Quando l'ho visto per la prima volta ho subito pensato che dovevo prenderlo. E che avrei fatto un figlio solo per poterlo prendere! Mi piaceva tantissimo nemmeno lo dovessi usare per andarci a lavoro! Secondo me, Tommaso non potrà far a meno di sentirsi un gran figo!

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Articolo 32


Art. 32 della Costituzione:
“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse
della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”
Roma, 27 dicembre 1947

Mario Monti, presidente del Consiglio dei Ministri:
“La sostenibilità futura del Servizio Sanitario Nazionale potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove forme di finanziamento ed organizzazione dei servizi e delle prestazioni”
Palermo, 27 novembre 2012

Una rabbia istantanea mi è salita quando ho letto nei siti dei vari quotidiani ed aver anche sentito la sua voce robotica per radio.
Il suo governo che doveva tirarci fuori dai casini (Pierferdinando incluso) non è in grado di garantire un diritto pubblico previsto dalla Costituzione Italiana sulla quale ha giurato?
Ha anche il coraggio di aggiungere che grazie agli sforzi compiuti (da chi?) negli ultimi 12 mesi iniziamo (chi?) a vedere la luce dopo averi rischiato il tracollo finanziario.
Non bastano tutte le ingiurie che posso sparare dalla mia bocca per uccidere tutti quei parassiti sociali.
Non sanno dove trovare nuove forme di finanziamento? 
Infami. 
Dovrebbero morire tutti quanti per mancanza di soccorsi (sanitari).
In un'azienda privata, la bancarotta viene punita col carcere. Chi è colpevole di far fallire un'azienda viene licenziato. Per incapacità di gestione. 
Chi è al governo e tutti i politi insieme hanno dimostrato di essere incapaci. Non servono altri esempi. Ma stanno ancora al loro posto ben saldi e si preoccupano solo di proteggere la propria posizione.

Una semplice soluzione ci sarebbe: taglio delle teste. Siamo più civilizzati rispetto a qualche secolo fa e materialmente non si può più. Purtroppo siamo anche più coglioni, perché stiamo ancora senza reagire.
Il difetto (per noi) ed il vantaggio (per loro) sono che il loro futuro lo possono decidere solo loro stessi ed il popolo non è più sovrano, sommerso dalla sua ignavia. 
Un modo semplice e banale per risollevarci ci sarebbe. 
Ce ne sono troppi. 
Abbiamo due camere che rallentano inutilmente i tempi di approvazione delle leggi e di sviluppo del Paese. 
Il dimezzamento di parlamentari e senatori, oltre che alla riduzione dei loro lauti stipendi o come diavolo si voglia chiamarli è l'unica via, veloce e certa. 
Quei soldi non andrebbero buttati. Ma assicurati a servizi pubblici come sicurezza, sanità, istruzioni e viabilità.
Invece continueranno ad uscire dallo stesso cesso. 
Io mi sono rotto del disarmo a cui siamo abbandonati e di ribellarmi qui dentro o di vedere stupide e banali proteste sui social network. 
La piazza è un'altra, deve stare sotto i nostri piedi e non sotto le dita della mani.

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L'Italia non è un paese per giovani

Chi vuole fare l'insegnante lo sa bene sulla sua pelle. Lo si vede nella funzione pubblica. Anche in qualche azienda privata. Come la Ferrari per esempio, per la quale non puoi essere un pilota di F1 se non sei prossimo alla 30na. Infatti, Schumacher è arrivato che aveva 27 anni e Alonso 29. Quest'estate ha detto che Perez, pilota della Sauber (Ferrari), con i suoi 22 anni, è troppo giovane per guidare una Rossa.
Poche settimane dopo ha firmato per la McLaren. Certo i giornalisti italiani fanno di chiunque un eroe dopo aver fatto bene il suo lavoro e fanno presto a trasformare uno sportivo qualsiasi in campione anche senza aver vinto.
Oggi Vettel ha vinto il suo terzo campionato del mondo di F1. Consecutivo. Sono tre anni che questo biondino tedesco è il pilota più forte. Avrà anche la macchina più veloce, la Red Bull, certo.
Ma ha anche 25 anni. E' il più giovane campione del mondo: ne aveva appena 22 quando ha vinto il primo mondiale. L'età di Perez quest'anno. Quest'anno non ha dominato come l'anno scorso, ma ha dimostrato di saper rispondere alla grande alle pressioni. A 25 anni.
Forse non ha lo sponsor alle spalle come ce lo ha Alonso (sperando che el Banco spagnolo abbia ancora qualche euro!), ma per avere solo 25 anni, aver vinto tre titoli mondiali non è poco. In bacheca ce li hanno leggende della F1 come Senna, Stewart, Piquet e Brabham. Ecco.
Un giovane non può emergere in Italia? O può farlo solo se ha lo sponsor?
Intanto Montezemolo pensi a fare una vettura di F1 veloce per il prossimo mondiale e ad osare di più, come fanno gli avversari. Perché giovane o non giovane, quest'anno è stato un miracolo aver lottato fino agli ultimi 71 giri.
Potrebbe andare a pescare con un altro grande, Stoner. Anche senza passare per forza a Maranello.

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Crisi d'abbandono

Ne ho sempre sofferto, fin da piccolo. Sarà una delle conseguenze del trauma infantile da incubatrice (chissà se esiste qualche tipo di sussidio per queste cose...).
Purtroppo, ogni anno in questo periodo, ne soffro e il problema dura per circa tre/quattro mesi.
Qualcuno potrebbe obiettare che un vero biker rimane sempre in sella, qualsiasi sai il tempo e la temperatura. Solo che non sono così estremo e, soprattutto, ho un ginocchio che col freddo inizia a (farmi) urlare.
Ho messo la mia moto in letargo, in garage. Se ne starà li, con la batteria staccata, fino all'anno prossimo, almeno fino a marzo. Ne guadagnerò in assicurazione ma mi spiace non poterci salire per un giro. L'ho salutata e lei aveva il suo faro grande girato quasi a non volermi guardare.
Ciao Bonnie, sei in compagnia della Lambretta del Gianeti, ci vediamo tra un po'!

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Tra il Gabibbo e la Gabanelli


Mentre i cittadini di Spagna e Grecia scendono in piazza incazzati contro i propri governi che tagliano (a loro) 13me e pensioni, mentre noi rimaniamo davanti alla tv ridendo con Striscia la Notizia oppure indignandoci con Report, i soliti furbetti italici che si arrogano il diritto di trarre un deliberato vantaggio dalla posizione che ricoprono si prendono i soldi (pubblici) necessari per costruire strade, mantenere anziani e bambini e malati, offrire servizi pubblici e tagliare costi della pubblica amministrazione (vedi qui).
Mentre succede tutto questo, i forconi arrugginiti e impolverati rimangono nascosti a dormire nelle campagne o nelle soffitte di vecchi palazzi.
Vabbhé, forse i cittadini spagnoli e greci non sono così fortunati di poter contare sul Gabibbo e sulla Gabanelli come noi italiani!

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Limiti, volontà e opportunità


Ho sempre guardato con una certa ed esplicita diffidenza quegli sfortunati ragazzi bloccati in una carrozzina da un episodio ma che nonostante tutto non si perdono d'animo e cercano di insegnare alle altre persone nella stessa situazione che  la loro vita è cambiata ma non in peggio e che si possono fare le stesse cose ma in modo diverso e che adesso è cambiato solo (si fa per dire) il loro punto di vista.
Perché queste persone nonostante tutto potevano. “Grazie mille (elementare che dicevo un'altra cosa), coi tuoi soldi è più facile!” era il mio pensiero. Perché nonostante la loro sfortuna possono permettersi una barca adatta alle loro esigenze per girare il mondo (magari facendo pubblicità o dando un aiuto fiscale all'azienda del padre) o delle protesi alle gambe per essere alla stessa altezza delle altre persone.
Lo ammetto, avvertivo un velo di ipocrisia di una certa pesantezza. Perché la maggior parte delle altre persone sfortunate non credo sia in grado di potersi permettere le stesse cose forse nemmeno un'assistenza e tanto meno una palestra. La vita della maggior parte delle persone in carrozzina è cambiata in peggio del peggio. Per loro non è altrettanto facile.
C'era una certa dose di rabbia a sostenere i miei cattivi pensieri.
Poi quest'anno ci sono state le Paralimpiadi e ho visto persone che sono più atleti di una persona con 10 decimi di vista due gambe dritte e muscolose due braccia potenti e due polmoni capienti. Sono più atleti di me (che non ho nessuna di queste caratteristiche).
Nonostante possa non sembrare hanno qualcosa più di me o di tanti altri atleti. Hanno una volontà immensa. Una volontà che li ha portati oltre il loro limite. Ma siamo sicuri che quella carrozzella (o i loro occhi bui) sia un limite?
Puoi avere tanti soldi per comprarti la barca ed imbarcare tanti vip e andare a zonzo.
Ma i soldi non ti danno la volontà di farti un culo così per portare a casa delle medaglie d'oro. Ma anche se è d'argento o bronzo o legno è sempre d'oro.
C'è qualcosa di splendido: ci sono altre persone che nemmeno provandoci arrivano a giocarsi una olimpiade. Ci sono persone che vivono la loro vita meno di questi atleti.
Quegli atleti hanno insegnato che il limite può essere superato e può diventare una opportunità. Non servono i soldi ma la volontà. Tanta. Con quelli non ci compri la volontà.

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Primo giorno di scuola

Io andavo in paranoia dura già decine di giorni prima della drammatica data e più ci si avvicinava più era dura. Vivevo sempre il primo giorno di scuola in modo drammatico (tranne forse quello della 5° ragioneria ma non ne sono sicuro né saprei dire perché!), considerandolo come il termine della vita libera e spensierata di un bambino che in quanto tale deve essere impegnato in altre faccende più adatte.
In più c'era mia madre che alle etichette è sempre molto attenta pretendeva che almeno il d-day fossi messo bene ovvero con gli abiti giusti (quella volta che alla sagra di paese giocando a calcio le ho rovinato le scarpe da ginnastica appena comprate apposta per il primo giorno le devo aver fatto passare una serataccia per pulirle) per fare una buona impressione. Senza pensare che ci avrei messo poco a svelare il mio vero lato.
Questa mattina mi sono reso conto che anche mia mamma ha un limite o forse ha saputo comprendermi in quei drammatici giorni, perché se oltre a rinchiudermi a scuola (e a casa per fare i compiti) la mia mamma mi avesse conciato come questo bel bimbo qui sotto, come minimo sarei scappato di casa urlando terrorizzato!
 
Non ho potuto vedere l'espressione dell'infante la mattina quando la mamma lo ha conciato in quel modo. In quel momento sembrava tranquillo, forse aveva già assimilato lo choc mattutino. 
L'insieme camicetta bella in tinta impiegatizia, pantalone in cotone con cintura in pendant con le scarpe nere eleganti (scarpe nere! A 34 anni non le metto nemmeno io!) oltre ad avermi sconvolto mi ha anche proiettato nel nuovo contesto: infatti da giugno l'ufficio si è trasferito, insieme alla casa dei capi (ma questo è un altro - delicato - discorso) in un quartiere residenziale alto borghese. Siamo passati dagli immigrati spacciatori delinquenti e puttane di varia provenienza ai figli di papà liberi professionisti. 

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Batman il cavaliere oscuro. E il film non è da meno

OCIO! A TUO RISCHIO E PERICOLO: CONTIENE SPOILING

Ho appena visto l'ultimo film di Cristopher Nolan su Batman, il cavaliere oscuro che muore da eroe per salvare Gotam City ma forse no, a meno che Alfred non abbia esagerato coi Fernet Branca nel baretto a Firenze.
Comunque, il film mi è sembrato più oscuro del suo personaggio. Il bravo Nolan poteva fare di meglio e dei tre questo è quello che proprio non è riuscito nemmeno a far scrivere bene (al fratello Jonathan e a David S. Goyer).
Perché non si capisce come Bane se la prenda col pippistrello: è stato convinto dal bambino innocente o ha avuto un trauma infantile con un topo volante?
Tanto più stupisce il collegamento del poliziotto moralista/detective promosso sul campo (ovvero da un letto di ospedale) tra la gatta morta e lo psicopatico che vuole solo uccidere tutti. 
Insomma, i fratelli Nolan devono avere un po' bisticciato e perso qualche pezzo per strada.
Perché al posto dell'ispettore Gordon, circola per Gotham City (troppo uguale a New York) un fighetto in sciarpetta sempre a posto nonostante i mesi passati fuori casa senza una doccia. Quando lo stile conta... (chissà di che marca è quella sciarpa). Secondo me si sono concentrati troppo sul culo della Hathaway a cavalcioni della bat-moto... non vedo altri motivi!
Duclis in fundus, come nei peggiori doppiaggi comici amatoriali e pubblicità di gomme da masticare, si svela al povero Bruce Wayne miliardario fallito (figurarsi, i miliardari non falliscono nemmeno nella realtà!) che ancora non ci era arrivato, chi cazzo è l'innocente infante che è riuscito a uscire dal pozzo mollando un calcione nelle gengive alla povera bambina del film "The Ring".
La perla arriva quando Batman sta per essere ammazzato dal sadico con il complesso di Darth Vader (e forse anche un po' di Eddie Vedder) : arriva quell'altra dal niente e spara una bordata dalla mega moto (avercela, altroché! In situazioni di traffico  pesante in città e quando le macchine escono dagli stop o cambiano corsia a sorpresa fa comodo!). Ma dai! Un omone grande grosso e cattivo che nemmeno Batman riesce a dargliene, viene steso così all'improvviso come una comparsa qualsiasi...  ma non si può! Cos'è, i Nolan e Goyer non sapevano più come farlo fuori e dopo giorni di brainstorming disperato e alcolizzato hanno deciso per una originalissima fucilazione?
L'unico risultato che sono riusciti ad ottenere è stato quello di darla bere ai molti in sala che il poliziotto moralista/detective promosso sul campo (ovvero da un letto di ospedale) alla fine è Robin.  Embhé, che credevate? Mica si doveva aspettare la fine!
L'impressione che mi ha dato ad un certo punto è che C. Nolan abbia voluto dimostrare quanto possono fare male certi regimi, come potrebbe apparire quello instaurato dal pazzo Bane.
Mi è rimasto un cruccio, un dubbio colossale: ma Alfred quell'amaro se lo è bevuto alla fine? O è dovuto correre a casa per mandare via a calci in culo i poveri orfani e sistemare la cameretta a Robin e la cuccia alla gatta?
Perché alla fine, uno come Bruce Wayne, manda in vacca tutto e non pensa a quella sgnacchera di Anne Hathaway che quando sale sulla mega bat-moto a razzi si piazza a novanta stretta dentro una tutina di pelle nera? Sì, e lui si ammazza invece... ma neanche di seghe! Ingenui!

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Teoria delle aspettative, detta anche 'dell'uovo di Pasqua'


Visto che me lo hanno chiesto, visto che ho colpito la curiosità di qualcuno, vado ora a esplicare la Teoria delle aspettative, detta anche 'dell'uovo di Pasqua'.

Dicasi "Teoria delle aspettative "- detta anche 'dell'uovo di Pasqua', quella teoria secondo la quale più alta è l'aspettativa che si riserva per un evento, un risultato atteso e più alta è la delusione se quanto ottenuto è inferiore a quanto ci si aspetti.

Perché è detta anche 'dell'uovo di Pasqua'?
L'ho elaborata in tarda pubertà quando l'allora ragazzo di mia sorella (che oggi è mio cognato) portò a casa un uovo di Pasqua alto circa un metro (ci metto le basette che era per fare colpo). Fondente o al latte non ci feci caso, non sono così schizzinoso quando si tratta di cioccolata, quello che mi colpì erano le dimensioni: non avevo mai visto un uovo così grande e subito il mio pensiero si è tramutato in meravigliosa curiosità: “Chissà cosa c'è dentro”.
Dovetti portare pazienza e aspettare dopo pranzo come si conviene in questi casi (al tempo era ancora piuttosto tarantolato) per dare un lieto fine alla mia curiosità. 
Che inaspettatamente in men che non si dica si trasformò in gelida delusione quando, rotto il grande uovo di Pasqua, scoprimmo che nella sua pancia qualche disgraziato buontempone ci aveva infilato un cuscinetto da stadio.
Del Napoli.
Fosse stato della Juventus o del Lanerossi Vicenza sarebbe stato splendido. Perfetto! Dell'Inter o del Milan l'avrei regalato (forse venduto) a qualche amico. Ma del Napoli...
Ecco, la mia aspettativa era direttamente proporzionale alle dimensioni dell'uovo e mi aspettavo chissà che da quel grande uovo di Pasqua. Capirete che ci rimasi piuttosto male (eh non sono più così sicuro che l'allora ragazzo di mia sorella abbia fatto il colpo sperato).
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Aggiornamento del 10-04-2017
A distanza di oltre 4 anni da questo post e non so quanti dal fatto al quale mi riferisco (più di 20 di sicuro!), è successo di nuovo, questa volta con una confezione di una mini colomba pasquale. Non per me, la aveva presa Anna per Tommaso. 
Cosa si trova dentro: una matita con gomma da cancellare.
Del Napoli.
Nessun'altra squadra. Sempre il Napoli. 
Passano le generazioni, restano le tradizioni! ;)

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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Concorso enigmistico #1 - Cosa manca?


La mia città in questo periodo si sta preparando ad essere vivisezionata nel senso che sta per iniziare una serie di cantieri tra riasfaltamenti e sistemazioni varie, che potremmo chiamarla “Vicenza cantiere aperto”, tanto per parafrasare il titolo di un noto film italiano.
Tra i tanti che ci sono, uno è in via di conclusione e riguarda il parapetto sul fiume Bacchiglione, distrutto dalla spinta dell'acqua e del fango durante l'alluvione del novembre 2010. I tecnici che se ne sono occupati hanno anche avuto la bella idea, nel ridisegna il marciapiede, di aggiungerci una bella rampa per carrozzine e carrozzelle, visto che il gradino è alto diversi centimetri.
Ma vuoi per la fretta, vuoi per cazzi vari, può capitare che manchi qualcosa ed una cosa bella all'improvvisa diventa una cosa inutile. Anche se era meglio, anche economicamente, immagino, farla subito, mi auguro che la aggiungano al più presto, perché così mi sa tanto di presa per il culo.
Allora, Cosa manca?


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Spagna - Italia controvento

In qualità di uno dei 60 a passa milioni di CT della Nazionale di calcio, mi arrogo il diritto di sparare la mia, in  un mare infinito, sulla finale di Euro 2012 Spagna - Italia.
Le abbiamo prese. Ci hanno bastonati o meglio, ci hanno matati. Andare in finale ai Campionati di calcio e prenderne 4 per farne 0 è una brutta figura.
Spagna - Italia 4 - 0 in finale di Euro 2012 è stata una umiliazione. Potevo pensare alla sconfitta ma non con questo ampio margine. In fondo loro sono i migliori e non è un caso se nel giro di 4 anni hanno vinto due campionati europei ed un mondiale, cosa mai riuscita a nessuna altra nazionale di calcio. Ma è una scusante che arriva fino a un certo punto. 
Italia prima e Portogallo poi hanno dimostrato in questo torneo che il massimo che si può portare a ca casa contro la Spagna è un pareggio (e mi viene da ridere se penso ai vecchi e pallosi giornalisti RAI parlare di Spagna in crisi e con problemi di realizzazione...).

Quello che non mi va giù è come l'Italia sia arrivata alla finale: con due stirati (Chiellini e Thiago Motta), un giocatore importante con 60' di ossigeno in corpo al massimo (Cassano), uno con qualche problema muscolare (De Rossi) ed una sola prima punta con tanto fisico e poca testa (Balotelli).
Se penso al girone di qualificazione vissuto dall'Italia nei 2 anni precedenti la davo sicura finalista contro la Spagna. Vedendola in ogni partita fino alla semifinale contro la Germania, non potevo darle lo stesso credito. Debole con poche idee e, soprattutto, fuori forma.
 E oggi dopo mezz'ora si è visto, con Chiellini messo ko dal solito stiramento, si è visto negli sforzi che hanno costretto De Rossi a rimanere in campo a fare il martire e, ciliegina sulla torta, con Thiago Motta che non è stato capace di durare oltre 3'!

Da ex calciatore dilettante e con un modestissimo modo di vedere, per i motivi sopra citati non penso che il gruppo di 22 giocatori portati ad Euro 2012 dal CT Cesare Prandelli fosse il migliore.
Ed infatti ad un certo punto ci siamo aggrappati a Diamanti, "noto" giocatore del Bologna con trascorsi in Premier League in una squadra di terz'ordine come il West Ham, salito alla ribalta ed assurto ad eroe della Patria grazie ad un palo colpito per caso, qualche buona giocata ed il rigore decisivo segnato ai quarti di finale contro l'Inghilterra.

Mi viene in mente solo una parola: ridicolo!
Ridicolo che si abbia dato fiducia a giocatori ridotti in queste condizioni e ridicolo che il medico della squadra abbia dato il via libera a questi giocatori per farli scendere in campo. 
Ridicolo che un allenatore preparato e poco incline ai giochetti di sponsor e palazzi come Prandelli abbia continuato nella solita strada, nel far giocare i soliti 14/15 giocatori senza dare altre opportunità agli altri. 
Guardiamo un po' questa sera: Cassano lo metti in campo ma sai che entro il 60° lo devi togliere (e ti sei giocato una sostituzione). Tieni sotto controllo Chiellini fresco di stiramento, di Montolivo non ti fidi e siamo già a tre cambi in più Marchisio ha tirato la carretta per tutto l'anno a Torino mentre in panchina c'è uno come Nocerino.

Non penso allora che sia un caso se ad un certo punto sia spuntato dal nulla Diamanti: giocatore del Bologna che al massimo avrà giocato le 38 partite di Serie A più qualche d'una di Coppa Italia e abituato a soffrire. Gioca in una società piccola che deve lottare ogni settimana per salvarsi e sa cosa significa giocare col coltello tra i denti (e non col cucchiaio tra le dita dei piedi come Pirlo) ma è anche capace, e tanto, di metterci la sua ottima qualità e tanta personalità: ci vogliono un bel paio di palle a tirare il rigore decisivo di una partita durata 120'.
Però, da ex calciatore dilettante e con un modestissimo modo di vedere, non gli è stato dato lo spazio che meritava.
Perché ci aspettiamo sempre l'eroe (o gli eroi) dalle grandi squadre mentre, per esempio, al mondiale del 2006 in Germania ci ha salvato il culo lo sconosciuto Grosso, giocatore del Palermo.
Forse, per questo tipo di tornei, puntare tutto su giocatori che arrivano da una stagione di 60 partire è un rischio. Da ex (etc. etc...) penso invece che si debba dare più spazio a giocatori più in forma e con fame di vittoria.
Chiellini, Thiago Motta e De Rossi sono arrivati acciaccati al ritiro pre euroepo. Il primo si è anche fatto male durante il torneo. Il brasiliano naturalizzato non stava bene ed infatti non ha giocato dall'inizio contro la Germania in semifinale. De Rossi è stato un gladiatore. In finale ne abbiamo beccate 4 mica per caso, mica solo perché la Spagna gioca il calcio (non il miglior calcio del mondo, semplicemente IL calcio!).

E lasciatemelo dire: un giocatore capace solo di verticalizzare e di non avere la giusta visione per aprire il gioco sulle fasce non è un fenomeno. Sì, sto parlando di Pirlo, quello che non appena tocca palla sembra meglio dell'Enel per quanto illumini il campo. A me non è piaciuto. Se poi a qualcuno basta un rigore col cucchiaio (e basta! E' un pallonetto!) per parlare di Pallone d'Oro, allora qualcuno deve smetterla di parlare di calcio (a Iniesta dovrebbero fare una statua d'oro allora!?).

Mi ha deluso Pradelli non solo in finale ma per tutto il torneo perché ha dimostrato di prendere in considerazione i soliti 14-15 giocatori e non tutti di questi per motivi fisici o mentali hanno dimostrato di essere all'altezza. Quando un allenatore si fossilizza su alcune scelte (almeno spero siano autonome), si taglia le gambe. Anche in panchina ci vuole fantasia per saper interpretare una partita. In questo, Marcello Lippi ha da insegnarne a pacchi.

Ed infine la cecità della Lega Calcio che fa ricadere sulla Nazionale la sua incapacità di gestire il campionato di 20 squadra andando a penalizzare la vera ed unica espressione del calcio italiano (lo è una società con 3 italiani in rosa?) perché l'unica cosa che le interessa sono i soldi dei diritti tv.
E adesso non diciamo che usciamo a testa alta, per cortesia!

PS: ho sentito un commento di un tifoso alla tele: "l'importante è stato arrivare in finale". Niente mi fa incazzare di più!!! Ricordo un mio allenatore che, alla fine dell'ultimo allenamento prima di una finale, ci volle infondere coraggio con queste parole: "Ragazzi, andare in finale e non vincere, è come andare in un bordello e non trombare". Avevamo 15 anni.

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Orgoglio nero

Quando Mario Balotelli si è tolto la maglietta azzurra della Nazionale per mostrare il suo fisico dopo aver sparato in porta il siluro del 2 a 0 alla Germania nella semifinale di Euro 2012 a Varsavia, sono straconvinto che abbia voluto far vedere cosa c'è sotto il momentaneo colore blu royal dei Savoia che indossa: la sua pelle nera. E' italiano d'adozione ma la sua pelle è nera africana. E grazie a lui siamo arrivati in finale dove molti non ci pronosticavano (forse perché non avevano messo in preventivo una sfida contro la Germania, squadra che non amiamo affrontare - e ditemi voi di solito chi affrontami con piacere... - ma che ama farsi eliminare dall'Italia!).
Però non facciamone un eroe nazionale perché sappiamo benissimo quanto poco ci basti per tornare figlio di troia.

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Crescita, in un mondo perfetto

Io lo dico da tempo ma nessuno mi caga. Ormai i media hanno trovato finalmente il coraggio di dire / scrivere quella parola: recessione. Il tumore di ogni nazione e del suo popolo. Ne avevo già parlato in "O vittoria, o morte" dove mi consegnavo speranzoso nelle mani capaci di Mario Monti ma soprattutto imploravo i "poteri forti" come li chiama il capo del governo di non essere ottusi ed egoisti. Implorazione quanto mai vana.
Adesso riprendo una cosa che ho già scritto varie volte, sia nel post già citato ed in molti altri, se avete voglia e pazienza controllando l'etichetta "lavoro" de La Zona. 
Lo ha detto a fine maggio (2012, quindi anche lui è arrivato dopo di me!) pure Ignazio Visco, un signore distinto che di lavoro fa il Governatore della Banca d'Italia: ci sono troppe tasse che bloccano la crescita economica**.
Io lo dico da mesi e ho pure usato toni civili, mentre ora non sono capace di trovare un aggettivo dispregiativo che mi eviti una denuncia per diffamazione perché è così che giudico l'automatico intervento dello Stato di far pagare ai suoi cittadini i danni causati da prostratici puttanieri arroganti ignoranti incompetenti opportunisti incontinenti zoccole avidi falsi che sono i nostri politici. Che a causa dell'attuale legge elettorale nemmeno ci rappresentano.
Posso capire che per risanare i conti malmessi dell'Italia si ricorra ad una politica di tassazione perché, oltre a essere facile e banale, è pure immediata. Ma poi basta! 
Credo che Monti lo abbia capito ma si trova a giocarsi una partita con le spalle al muro, messo così da quei poteri forti (leggi associazioni industriali, banche&assicurazioni, partiti politici, UE etc.) che lui dice gli hanno fatto mancare l'appoggio.
Perché l'Italia è uno di quei paesi dove non si fa niente a favore del vero destinatario della manovra e cioè il cittadino, che paga tantissimo per aver poco o nulla in cambio, mentre si fa di tutto per favori amici e paraculi vari (società industriali, mafiosi, enti, politici e talvolta si confondono). Forse pagheranno di più dei cittadini?!

Esempio micro e macroeconomico

A inizio giugno si è scoperto che le entrate sono state inferiori alle attese. Adesso stupiamoci, perché se una delle principali voci d'entrata si chiama IVA ed i consumi calano, credo che non sia affatto una sorpresa, ma una conseguenza più che logica.
Faccio un esempio stupido: se un'azienda deve pagare €24.000,00 di IMU, in questa situazione si trova costretta a tagliare qualche spesa, ipotizzo relativa alla comunicazione che è una delle prime (se non la prima) a saltare oppure l'acquisto di un macchinario oppure l'assunzione di un lavoratore.
Questa scelta ha una conseguenza macroeconomica, dal momento che:
- l'agenzia pubblicitaria o il fornitore del macchinario perde una commessa,
- potrebbe essere costretta così a licenziare personale per il calo di lavoro (ipotizzo anche che l'azienda non sia nemmeno l'unica ad essere costretta ai tagli delle spese),
- così si crea disoccupazione da entrambe le parti (l'azienda non può assumere, i fornitori licenziano),
- le famiglie dei disoccupati non possono permettersi spese,
- calo dei consumi,
- calo della produzione,
- recessione,
- aumento della spesa pubblica per l'erogazione di sussidi di disoccupazione,
- se vogliamo ingigantire la situazione, consideriamo i suicidi di chi non si può permettere di pagare rate di mutui o tasse e gli alti costi sociali conseguenti per far fronte a queste eventualità,
Non penso di essere da  Premio Nobel per l'economia, la politica la sociologia e cazzi vari, perché mi sono limitato a descrivere quello che succede nella realtà.
Adesso sento alla tele Alfano e Casini sbraitare che di troppo rigore si muore ma è grazie alle loro incapacità che siamo ridotti così. E poi sono gli stessi che attaccono quella politica populista. Ridicoli!

In un mondo perfetto

Fossimo in un mondo perfetto chi di dovere ci avrebbe già pensato. Come? I conti pubblici li possiamo mettere  a posto noi cittadini a suon di consumi, ma dall'altra parte il rigore ci deve essere nella punizione e nella certezza della pena.
Quello che l'Italia ha bisogno è ossigeno, perché gli italiani sono strozzati dalle tasse. Lavoriamo per pagare le tasse e quindi gli stipendi ed i privilegi di 630 deputati, 315 senatori ed i vari relativi dipendenti (più chissà quante marchette ai sopracitati paraculi).
Onestamente, mi sono rotto i coglioni.
Troppe tasse che comportano pochissimi consumi. E allora? E allora cosa si aspetta a tagliare le tasse? Ma di tanto!
I nostri soldi vanno in tasse, affitti e mutui. In risparmi zero. In consumi pochi. Come fa una nazione a crescere se non consuma? Se la gente non compra, le aziende non producono. Un circolo vizioso nel quale siamo dentro da anni. Troppi. A meno che quegli imprenditori illuminati che si riempiono la bocca con l'eccellenza del made in Italy (sono l'unico a trovare stupido che lo stesso slogan non sia in lingua italiana?) non fotta una virgola del mercato interno e siano interessati solo a Russia, Emirati, Cina e mercati esteri vari?
Ci vogliono delle misure per uscire dalle sabbie mobili. Interventi snelli e rapidi. Ne ho qualcuno in mente da un po' di tempo.
Sempre per semplicità, faccio l'elenco di quegli interventi che, a mia modesta opinione, riuscirebbero a farci mettere il segno "+" davanti l'acronimo PIL e far calare quell'ostia di Spread:
- riduzione delle tasse pagate dalle aziende in busta paga
- aumento dell'occupazione
- incentivare il ritorno in Italia della produzione delocalizzata
- riduzione dell'IVA per aumentare i consumi
- eliminazione maggior parte accise sul prezzo dei carburanti
- agevolazioni per costruzioni case ecologiche/passive
- eliminazione voce "coperto" dai ristoranti/agriturismi/trattorie/pizzerie etc
- 100% detraibilità spese per messa in sicurezza aziende
- 100% detraibilità spese ristrutturazione aziende/abitazioni
- 100% detraibilità spese per iscrizioni sportive (per figli e famigliari)
- 100% detraibilità spese mediche (se le detrazioni sono limitate al 19% - meno franchigia di €129,11 - perché? -  quindi anche meno di quella percentuale, quando l'IVA è al 22% che vantaggio c'è?)
- copertura banda larga
- abbassamento costi telecomunicazioni ai livelli europei
- miglioramento del traffico con riduzione biglietti mezzi pubblici e aumento trasporto merci su rotaia.
Il PIL è una cosa. Mi piace pensare anche che le persone siano felici, vivano bene e questo il PIL non lo indica. Anzi, se ne sbatte altamente. Allora si potrebbe aumentare in qualche modo la Felicità Interna Lorda con alcune mosse:
- incentivare il telelavoro dove è possibile
- ponte obbligatorio tra due giorni festivi (p.e.: giovedì 25 aprile, sabato 27 aprile: venerdì 26 casa)
- in occasione di compleanni* o anniversari di matrimonio, facoltà di stare a casa da lavoro o lavorare solo la mattina (obbligatorio presentare documento come prova, fiducia sì, ma non troppa!)
- riduzione biglietti spettacolo (cinema, teatro etc.)
- licenza per maternità/paternità più lunga dell'attuale (3 giorni per i papà, siamo seri?).

Non è tutta una utopia, qualcuno lo sta già facendo.

Per il momento mi fermo qui perché non me ne vengono altre in mente ed è l'1:30 am e mi sto addentrando in un ambito delicato.

Vi sarete chiesti prima di metà elenco come fare a finanziare questo programma elettorale (tranquilli, me ne sto al mio posto).
Tra camera dei deputati e dei senatori ci sono quasi 1.000 persone (630+315=945) che tra stipendi, pensioni, personale più o meno fittizio, benefit e viaggi vari costano al popolo italiano troppi soldi. Senza considerare chissà quante altre persone assunte nei vari palazzi, sono tante. Troppe da mantenere. Facciamo due conti.
In Italia ci sono 20 regioni e 110 provincie.
- Facciamoci andar bene 2 deputati e 2 senatori per provincia, 4 in tutto e i nostri governanti si riducono a 440 (da 945, meno della metà), possibilmente eletti, con preferenza, dal popolo, che è sovrano per definizione della Costituzione, che non è una carta da parati.
- A questi si tagliano stipendi, contributi, rimborsi, agevolazioni e spese varie (p. e.: nessun cinema o treno gratis, solo il biglietto del trasporto da e per Roma è ridotto).
- Ricevono uno stipendio fisso mensile di massimo €4.000,00 (stavo pensando a qualcosa di proporzionale agli abitanti che rappresentano ma mi sembra complicato e al limite della discriminazione, chessò potrebbe essere incostituzionale...).

Il cittadino però è chiamato a rispettare i suoi doveri e  lo Stato vuole qualcosa in cambio. Cosa? Più o meno la vita: nel senso che se becca qualcuno a sgarrare, a evadere l'IVA anche per €10,00 o non emette ricevute o scontrini o, ancora peggio, porta i soldi all'estero, la condanna e la galera sono sicure ed inevitabili (ah sì, voglio anche l'eliminazione dei ricorsi e della prescrizione per alcuni reati più gravi come omicidio ed evasione fiscale).

 
Quindi, il rigore deve esserci nella punizione e nella certezza della pena. Perché nessuno deve avere il coraggio di rubare al proprio popolo, ai propri connazionali. 
Ecco come si trovano i soldi per finanziare la crescita dell'Italia.
In un mondo perfetto.

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Aggiornamenti del 12/04/2017

* Forse il responsabile del personale o l'addetto al personale (o l'HR Manager) o qualcuno del marketing (perché questa cosa qua fa bene anche al brand, è una forma di comunicazione!) di questa azienda può aver letto questo post.
Ecco cosa c'è scritto qui: il giorno del compleanno il dipendente sta a casa. Bravi! Finalmente! Non ci vogliono menti illuminate. Un po' di buon senso. E di coraggio. Complimenti!

** Questo post ha quasi 5 anni. Da non so quanti si parla di cuneo fiscale e tasse che soffocano la capacità di spesa degli italiani. Ogni tanto a caso questo argomento viene ripreso. Come in questi giorni (bello la tabella personalizzabile alla fine dell'articolo).
Quasi la metà dei nostri soldi finisce in tasse e quindi allo Stato. Peccato non ricevere in cambio i servizi corrispondenti. In alcuni paesi europei si pagano molte più tasse che in Italia, ma sento dire da chi ci è andato a abitare che in cambio lo Stato trasforma le tasse in servizi. Chissà dove finiscono le nostre...

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Questione di interpretazione

Non ho visto Barcellona - Chelsea ieri sera purtroppo e mi spiace essere arrivato al punto che nemmeno le semifinali del più importante torneo di calcio del mondo per club si possano vedere in chiaro.
Pazienza ne ho approfittato per andare a vedere l'ultima partita di campionato in casa della mia squadra ("Ma come? non giochi?" Eh no cazzo porca puttana tutta colpa di sta troia di caviglia infiammata da quasi due mesi!).
E so che posso essere molto criticato sia per quello che sto per scrivere e soprattutto perché lo scrivo senza aver visto la partita.
Però...
C'è modo e modo di giocare a calcio (e anche tutti gli altri sport ma in questo momento e conoscendolo molto meglio di altri mi limito al calcio) e lo sappiamo tutti. 
A mio modesto modo di vedere il Barcellona da qualche anno esprime il miglior modo di giocare il pallone che è allo stesso tempo tanto banale quanto difficile.
E' banale perché è basato sul totale possesso di palla e quindi di controllo della partita. Se non è una dimostrazione di personalità e supremazia questa ditemi voi cos'è. 
A qualcuno il suo gioco tic-toc continuo non piace e posso capirlo. Io invece ne vado pazzo.
Eraldo Pecci commentando una partita della Nazionale anni fa disse che "Finché la palla ce l'ho io non ce l'hai tu quindi non sono in pericolo" spacciandola per una battuta mentre invece, e chissà se ne era consapevole o no, era la più vera delle verità. Sono io che faccio il gioco e attacco e difendo così. Già. Perché Puyol e soci quando hanno la palla tra i piedi possono farci quel che vogliono: attaccare o difendere a seconda di com'è messa la partita o di quello che hanno voglia di fare. E con quel tic-toc ti rincoglionistico duro.
E poi non è anche questa una forma di catenaccio? Tutti dietro la linea della palla, mai un lancio lungo a meno che non ce ne sia la necessità oppure la sicurezza di non sbagliare e poi soprattutto perché l'altezza media dei giocatori blaugrana sarà all'incirca di 1,73 e dove vai coi lanci per Messi, Sanchez, Iniesta, Pedro e compagnia bella? Insomma alla fine diventa anche uno stile noioso e qualcuno si può annoiare.
Credo perché non vede le cose allo stesso modo di chi le fa o se mi permettete le capisce.
Questo modo di giocare per quanto banale sia è intelligente ma difficile. Ci vuole concentrazione totale, massima dedizione alla squadra al compagno di squadra alla causa comune, affiatamento in una parola, organizzazione meticolosa.
Essere tutti dietro la linea del pallone, come mi ha insegnato purtroppo solo per una stagione l'allenatore più bravo che abbia mai avuto, è banale perché lì il tuo compagno si fa trovare smarcato e libero di giocare il pallone. Però non ci va da solo mica il campo gli si sposta da sotto i piedi si deve spostare lui deve mettersi a disposizione del compagno e della squadra. Bando agli spunti personali salvo poi concretizzare (= fare gol) come si vuole ovvero o con un colpo di tacco o di punta o una cannonata sotto il sette.
E per questo è bellissimo. I giocatori si spostano senza palla si fanno trovare liberi e vicini per permettere al compagno di avere delle opzioni e di giocare la palla nel modo più facile e tranquillo possibile, i mille tic-toc pazienti servono a trovare lo spazio giusto per infilarci il pallone e mettere il compagno di squadra nella condizione giusta per fare gol ed infatti quanti ne fanno a pochi metri dalla porta con un tocco facile facile?
Ma quanto lavoro ci vuole durante la settimana per imparare tutto questo? Tantissimo! E' vero è il loro mestiere ma cazzo se lo fanno bene!
E questo è un modo di interpretare il gioco del calcio. Il più bello secondo la mia modesta opinione, quello che si deve insegnare ai bambini per aiutarli a comportarsi in un gruppo.
Poi c'è un altro stile. E' un'altra interpretazione di come stare in campo e non è sbagliato anzi, penso sia quasi costretto da quello del Barcellona. Ieri tanto lo hanno definito catenaccio. Ma non ci credo. Non ho visto la partita quindi non posso giudicare ma mi permetto di dire la mia basandomi sulla gara di andata e un altra semifinale, quella di due anni fa contro l'Inter.
Secondo me il catenaccio è difesa a oltranza ma sempre e comunque in ogni partita con ogni condizione di campo di tempo. E' la negazione del gioco perché è un atteggiamento passivo. L'anti calcio.
Però l'Inter di Mourinho come il Chelsea non mi sono mai sembrate le squadre catenacciare del paron Rocco anzi, sono squadra che a modo loro giocano e guardano in modo concreto al risultato.
Solo che quando ti trovi di fronte il Barcellona cosa fai: te la giochi a viso aperto? Ma col cazzo! E' un suicidio se non sei bravo almeno tanto quanto loro e ne dubito. E allora visto che giochi contro una squadra che va in cerca dei tuoi spazi cosa fai? Glieli chiudi, mi sembra una contromossa semplice no!?
E poi che vuoi fare contro i mille tic-toc? Vai a pressare così ti scopri e ti fai infilare come uno stecchino nella polenta morbida (come si dice in gergo tecnico!)? Ma col cazzo!
E allora ti chiudi e se serve chiedi al tuo centravanti di sacrificarsi (= mettersi al servizio della squadra) e giocare qualche decina di metri indietro (vedi Eto'o e Drogba). E sfrutti gli errori degli avversari.
Quando il Vicenza ha vinto  la Coppa Italia nel 1997 ha battuto il Milan ai quarti. In campo c'erano Baggio e Savicevic tanto per dire. Il Lane ha giocato 90' dentro la sua area di rigore, non scherzo. Ma avendo vinto all'andata a S. Siro così è riuscita a portarsi a casa lo 0-0 che serviva.
Naturale. E' un altro modo di interpretare il calcio tutto qua! Ogni tanto si fa, è la contromossa ma non mi va di chiamarlo catenaccio!
Come vincere una partita contro una squadra che cerca gli spazi anche quelli più stretti? Tappandoglieli!
Nel calcio spesso non vince il più forte ma chi interpreta meglio la gara. 
L'ironia è che il Chelsea ne ha fatti 2 su voragini difensive del Barca.
Ieri sera mi ha dato molto fastidio sentire i giornalisti sportivi ciarlare: gli stessi che criticano l'ostentato bel gioco del Barca criticano il fantomatico catenaccio del Chelsea. 
Adesso forza Real! Forza Mou! 
Non posso concepire che una squadra crucca possa essere la migliore d'Europa. E odio il Chelsea dal '98!!!

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Piermario Morosini, ragazzo educato

Mi spiace molto che un giocatore come Piermario Morosini non possa più indossare la maglia del Vicenza Calcio, perché in quei due anni in biancorosso impreziositi dall'azzurro della nazionale dell'Under 21 aveva dimostrato di essere un ottimo giocatore, dalla testa ai piedi. Un uomo capace di stare in campo e di muoversi a seconda del gioco, creandolo con lucidità e generosità rara.
Quella lucidità e quella generosità che nei suoi ultimi istanti di vita lo ha fatto rialzare dall'erba del prato dello Stadio Adriatico di Pescara per recuperare il terreno perso dall'avversario ma abbattuti da qualcosa che questa volta è stato più forte di lui.
A Piermario sono bastati quei due anni per farsi entrare Vicenza nel cuore. Anche perché così poteva stare vicino a sua sorella: a Bergamo ci arrivava in poco più di un'ora.
E Piermario piaceva ai tifosi perché era uno bravo e vero.
Al Lane rimangono giocatori di passaggio che nessun vuole mentre chi ama la città e la maglia non torna. Peccato.
Di Piermario Morosini mi piace leggere che viene ricordato come un ragazzo educato come allo stesso tempo mi sta sulle palle leggerlo. Perché oramai di persone bene educate che fanno il loro dovere ce ne sono rimaste sempre meno e temo inizino a scarseggiare anche lassù se vengono chiamate con questa frequenza.
Credo siano molto contenti anche i suoi genitori che adesso lo hanno riabbracciato nella pace.
Peccato non abbia mai trovato la sua maglia. Forse sì ed era quella del Lane e non nascondeva che gli sarebbe sempre piaciuto tornare a Vicenza dopo la breve apparizione dell'anno scorso. Sarebbe stato bello perché un patrimonio del calcio italiano non va sprecato così come è stato fatto fin'ora perché le qualità di Piermario Morosini sono quelle di una bandiera di quegli uomini che senza far fracasso si fanno sentire lo stesso. In due parole un punto di riferimento nello spogliatoio ed in campo.
Forse anche lui pur di rimanere nel giro pur di rispondere ai suoi doveri che si è trovato è sceso a compromessi che ne hanno minato il fisico fino a cedere di schianto perché l'autopsia ha detto che il suo cuore grande forte e generoso non lo ha tradito sull'erba del prato dello Stadio Adritico di Pescara.
Ma mi auguro tanto di no altrimenti oltre al "cosa" è stato chi di dovere deve accertarsi di capire "chi" è stato a far del male a Piermario Morosini. Intanto nessuno apre alla questione e la parola doping rimane tabù per chissà quanti motivi più disperati.
Poi spero che sia giusta la diagnosi di ci parla di asimmetria/sbilanciamento e non mi stupirei. Spesso alcuni problemi fisici derivano dalla propria meccanica che si aggiusta davvero con poco. Basta accorgersene.
Non so quanto sia stato giusto fermarsi domenica. Ho letto diversi pareri uno contrario a quell'altro ma tutti condivisibili e per decidere c'era davvero pochissimo tempo.
A me è piaciuto quello che è successo in Spagna.
Quello che è sicuro è che Piermario Morosini non c'è più. 
Oggi lo piangono in tanti e mi fa incazzare che sia dovuto morire per farsi conoscere alla gente.

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Primo vento sulla pelle sotto la maglietta

Una volta mi divertivo (faccio per dire) a torturarmi pensando a quello che non sarei stato né avrei avuto. Una malcelata forma di patia per il futuro. In un certo modo senza rendermene tanto conto è passata. Forse il tempo, come si dice. E lo trovo alquanto ironico.
Guarito da questo adesso è il passato che mi tormenta. Tanto per dire che a me non piace tanto stare bene. Poco male, ci prendo la parte buona del marcio perché sono gli stati di malessere che mi forniscono la maggior parte dei miei stimoli.
E' da qualche giorno, da quando sento il profumo dei colori spuntati sugli alberi fioriti, che penso alle passate immagini di me in questo periodo felice dell'anno alla prima aria che passa sotto la maglietta e la puoi sentire sulla pelle senza avere i brividi anzi, provando un certo piacevole solletico. E' bellissimo.
E non ho mai trovato una spiegazione al fatto che questi ricordi siano legati anche a volti e talvolta a forme femminili. Forse perché soffro di una specie di letargia selettiva e in inverno mi spengo o perché abbiamo tutti un aspetto migliore dalla primavera in poi? Come se la primavera corrispondesse al primoamore (dell'anno).
Mi è venuto in mente tornando a casa alcuni giorni fa, ma anche questa sera, guardando una coppia di giovani scolari e mi hanno fatto ricordare me alla loro età, quando alle 18:30 si era fuori già da un'oretta mano nella mano (posso dire 'lingua in bocca'? Ecco, detto!) seduti sul verde del parco.
Sono stato colto da un pizzico di nostalgia non lo nego ma ho sorriso per quei bei ricordi che sono felice di avere.
Adesso la situazione è cambiata. Rimpianti di tempi andati. No, perché? Ora è diventato se non inevitabile alquanto difficile poterlo fare durante la settimana, ma almeno il sabato e/o la domenica, chi me lo vieta a 24 anni alla mia età di sdraiarmi sul parco insieme a mia moglie?

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Posto fisso

Dear ministro Fornero e ministro Cancellieri,

e p.c. vice ministro Martone e ex-ministro Brunetta,

è da un po' di tempo che mi frulla per la testa di scrivervi e c'è un accumulo di pensieri tra l'orecchio destro e quello sinistro che ormai non so più dove metterli e questa notte vorrei dormire e non girarmi nel letto come la punta di un trapano.
Detta qua in modo papale papale ed a livello personale, (mi) avete rotto gli zebedei!
A titolo personale mi sono strarotto di sentirvi parlare di "bamboccioni" "sifgati" "cambio di mentalità" di "apertura mentale" e se penso a quello che mi aspetta tra pochi mesi potrei scoppiare a piangere seduta stante.
Perché non sapete nemmeno quello che dite né conoscete le tematiche per le quali siete stati incaricati. Un consiglio semplice e banale e molto umile sarebbe quello di informarsi prima di far prendere aria alle vostre ugole, se volete evitare di venire soffocati dalle vostre stesse stronzate e dalle palate di merda che da più parti ineluttabili vi arriverebbero addosso. E' assurdo ma al contrario di voi io vi capisco!
Voi non siete mai stati nella nostra posizione. Ma grazie alla vostra adesso non dovete arrogarvi il diritto di sentenziare su qualsiasi argomento soprattutto se non vi compete soprattutto se siete abituati a vivere sotto quella campana di vetro che vi mantiene e vi protegge.
Mi viene in mente quel mona che poco tempo fa disse che "la crisi non esiste perché i ristoranti sono pieni". Difficile vedere la nebbia da una certa altezza, dalla vostra posizione non si può che essere baciati dal sole splendente.
Per carità voi magari i vostri privilegi ve li siete anche sudati e meritati ma grazie a voi ne hanno beneficiato i vostri figli che ora hanno carriere luminose di qua e di la nei vari CdA e sono seduti una volta ogni tanto nelle cattedre delle più prestigiose università del mondo, magari grazie alla  loro (o vostra?) "ottima capacità di attrarre fondi di finanziamento per la ricerca" (invito a leggere qui per capire le sue capacità)
Però adesso mi sento io coglione perché questa situazione è anche colpa mia avendo contribuito ad eleggere il precedente governo che ci ha condotto a quest'altro che adesso è costretto a prendere "misure non gradite dalle quali si otterranno benefici".
Guarda un po', voi sparate cazzate e io mi sento coglione. Se questo non è  un mondo buffo cos'è? L'Italia forse?
E mi sono rotto le palle di sentirmi coglione a di sentirmi preso per il culo da persone che non sanno nemmeno quello che dicono né danno l'impressione di volerlo sapere. Bel coraggio comunque. Ma poco apprezzato.
Perché se sapeste davvero allora evitereste certe uscite ridicole. E forse scansereste anche la rogna di risolvere (?) le cose.
Per esempio?
Comodi, perché ho le scarpe piene di sassi (parafrasando Jovanotti).
Non si può chiedere solo a noi lavoratori di cambiare mentalità e di non pretendere il lavoro vicino a mamma quando la benzina è prossima a 1,80 euro/litro e il diesel è a cavallo di 1,70 euro al litro e sono le aziende che richiedono la residenza del candidato nel raggio di massimo 20 km dalla sede di lavoro.
Secondo voi allora chi deve cambiare mentalità?
Perché se uno è disposto a farsi 50 km al giorno tra andata e ritorno (1.110 km al mese, lascio a voi i calcoli del costo della benzina) è anche giusto che chieda una adeguata remunerazione che comprenda la strada da percorrere e la pausa pranzo, ma le aziende non accettano personale non autoctono, perché oltre a volerlo iperspecializzato competente capace di parlare 9 lingue e di cambiare le coincidenze di treni ed aerei al suo capo impedito lo vuole anche a pochi chilometri dall'ufficio. Praticamente un cinese rinchiuso in un laboratorio.
Quindi, sorpresa! Cari ministri e viceministri ed ex-ministri, non sono i lavoratori a pretendere un lavoro attaccato alle cottole della mamma ma il contrario ovvero, sono le aziende a richiedere manodopera a zero chilometri (di qualsiasi impiego si tratti, da quello impiegatizio a quello manuale), così può offrirle una paga più bassa e sperare che rimanga in ufficio di più a fare qualche straordinario (non pagato o solo in parte, l'altra in nero) che tanto abita vicino.
Non ci credete? Toh allora:

Non ci si può giustificare dietro alla scusa che questa è una ricerca per un operaio, perché non possiamo essere tutti quanti Brand Manager o ingegneri informatici/progettisti. Anche perché, toh:

Che in quest'ultimo caso, metti che il neo laureato di Mattinata (FG) risponda alla ricerca specificando la sua disponibilità al trasferimento, temo per lui che la sua richiesta venga cestinata perché comunque troppo distante da casa, perché comunque chiederà giorni di permesso per tornare a casa.
Quindi, secondo voi, chi deve cambiare mentalità tra le due parti: chi è pronto ad accettare di trasferirsi per con una possibilità (nemmeno la promessa, per quanto possa ormai valere) di assunzione monotona oppure chi frigna per una prestazione low cost?
Con gli stipendi che ci sono al momento è difficile permettersi un appartamento e altre spese necessarie per vivere. E che "l'Italia si colloca all'ultimo posto tra i paesi Ue per le risorse destinate al sostegno del reddito, alle misure di contrasto della povertà o alle prestazioni in natura a favore di persone a rischio di esclusione sociale" lo dice l'Istat e non Giamburrasca. E lo ha ribadito di recente.
Potessero i giovani operai o i neo ingegneri (anche quelli sfigati di 29 anni) di Trebaseleghe o Napoli che siano, andrebbero di corsa a lavorare per la Lotus in quel buco di culo che è Hethel (446 abitanti e 10 pecore, a 16 km da Norwich che fa 127.600 persone, a 92 da Cambridge con poco più di 100.000 abitanti, mica metropoli cosmopolite), solo perché è in Inghilterra e perché, soprattutto, dell'Italia e di voi politicanti, ne hanno piene le palle. 
Tra l'altro, tengo a sottolineare che non parlo solo per la gente di nazionalità italiana e con il mio stesso colore di pelle: lo stipendio di un operaio immigrato è inferiore di quello di un italiano. Così come quello di una donna è più basso di quello di un uomo. Non va bene così. Perché si creano discriminazioni e disagio e alti costi sociali - che ricadono sui cittadini - e chissà in cosa potrebbero sfociare di pericoloso.
Sono i giovani italiani i primi a voler uscire di casa. Voi tanto per cambiare arrivate sempre dopo. Ma glielo dovete permettere. Ci dovete permettere di avere una famiglia! 
Perché le nostre rappresentano l'unico sistema sociale che sta ancora in piedi (mica ovunque) e ci permette di vivere. Per ora. Non il vostro welfare. Ma il nostro.
Oppure, dovremmo rassegnarci a trovare le amicizie giuste per trovare lavoro.

Il posto fisso è monotono? Può esserlo anche quello a termine se è per quello. Ma credo di capire cosa volesse dire Monti ed in parte gli do ragione. Scrive un ragazzo che a quasi 10 anni dalla laurea ha messo il piede in più aziende che la lingua in bocca a più ragazze e che in quasi 10 anni ha trovato un solo contratto a tempo indeterminato cambiandolo dopo pochissimi mesi perché... era noioso e per niente stimolante!
Posso dire di essermi messo in gioco e di aver accettato la sfida più volte. L'ho sempre detto che sono avanti. Un avanguardista insomma!
Dall'altra parte ci sono persone che non si mettono in gioco e tengono il solito lavoro per sicurezza, senza affrontare nuove esperienze nuove persone nuove attività. Non è il loro lavoro ad essere monotono. Ma sono queste persone.
Senza turnover, non c'è un vero mercato del lavoro.
Così, ci sono persone che portano in giro surgelati dopo una laurea (qualcuna anche due) un master all'estero e sanno parlano tre lingue e pure cambiare le coincidenze di treni ed aerei... perché sanno parlare troppo bene la lingua oppure non sono madrelingua (giuro, non è una esagerazione!).
Voi tecnici lo sapete che senza posto fisso ci sono delle conseguenze negative che non permettono all'individuo di svilupparsi ed a cascata viene penalizzata l'intera società?
Infatti, senza posto fisso:
- le banche non ti fanno un mutuo per acquistare una casa (ti viene negato perfino un pc da M3d14 W0r1d!)
- non possiamo permetterci la spesa fissa di un affitto (devo spiegare perché? no vero!?)
- il matrimonio e fare figli diventano scelte azzardate (invece che naturali conseguenze)
- la gente s'incazza sentendo le lamentele di Bagnasco riguado le nascite zero e non va più in chiesa
Non c'è la minima possibilità di pensare ad un progetto di vita.
Io sto anche dalla parte di Monti, ma quando leggo che lei, ministro Fornero, dice di voler far pagare di più il precariato (bello il soprannome di "flessibilità", butta fumo negli occhi agli stupidi) allora mi vien da pensare che il governo per far spazio sulla stessa barca voglia far scendere tutti! E così non va bene per niente!
Perché così si tengono il lavoro, monotono oppure a tempo determinato ma molto ben pagato, solo i figli di papà e mamma.
Ci sto anche con il lavoro flessibile, però deve essere ben pagato: so che in Inghilterra, al contrario di quello che succede in Italia, il contratto a progetto a differenza di quello a tempo indeterminato, viene pagato molto di più perché non prevede gli stessi privilegi (malattia, gravidanza, ferie pagate etc.).
Va bene un contratto a termine, ma di almeno 2 anni e ben remunerato altrimenti le banche nemmeno mi aprono le bussole.
Vi dico che mi va bene per due motivi: 
- perché se lavoro bene ed il mio superiore o il mio datore di lavoro (in Veneto è preponderante la seconda figura, qui da noi c'è la paron-management) è contento di me, mi rinnoverà il contratto ed io non dovrò temere. Anzi.
- Saranno loro a dover temere una mia possibile intenzione di cambiamento, mettendo in pratica le parole del premier Monti che ci esorta a metterci in gioco. Tié!

Un'altra cosa che mi preoccupa è la parola "licenziamento" che sento ripetere troppo spesso sia dai ministri che da quel genio di presidente di Confindustria della Marcegaglia fino ai rappresentanti di tutte le sigle sindacali esistenti in Italia.
"Bisogna garantire chi perde il posto di lavoro perché l'azienda che deve ristrutturarsi ha il diritto di licenziare".
Chi cazzo l'ha detto non me lo ricordo, forse lei ministro Cancellieri, ho fatto una ricerca su internet ma non l'ho trovato, se lo scopro lo metto nei commenti oppure invito chiunque a farlo.
Ma, facciamo due conti: intanto quante sono le aziende in Italia che si trovano in queste situazioni. Ammettiamolo, quanti illuminati imprenditori stanno cercando di vendere la fabbrichetta messa su dal papi perché sono incapaci di amministrarla (volutamente arrogante, me lo si conceda per favore) a gruppi o fondi esteri che porteranno la produzione all'estero? Così tanti?
Però, dear ministro Fornero e dear ministro Passera, se si licenziano 4 persone e se ne assumono anche 3 (magari con contratto a t. d.), stando ai miei umili calcoli questo non è il modo di creare occupazione o, se volete, abbassare il tasso di disoccupazione! Eccheccazzo!
Come dicono i migliori economisti e giuslavoristi di Harvard, è facile fare le riforme col culo degli altri!
Con l'articolo 18 andiamoci piano.
Su una cosa sono d'accordo e che mi chiedo fin da quando ho memoria dei primi scioperi delle tute blu: perché ci sono così tanti contratti di lavoro? Metalmeccanico, chimico, alimentare, tessile.... se uno fa l'impiegato o l'operaio per una cioccolateria o in un'acciaieria, rimane sempre impiegato o operaio o mi sfugge qualcosa? Oppure abbiamo troppi sindacalisti a posto fisso da sfamare?

Chiudo con questa immagine eloquente:

Spero di dormire in pace senza girarmi facendo i salti come un'orca assassina.

PS: Prima dell'ex ministro Brunetta, a prendersela coi "bamboccioni" è stato l'ex ministro dell'economia, Tomaso Padoa Schioppa (il primo di centro destra, l'altro di centro sinistra. Chissà cosa li divide!?). Defunto. Per questo motivo non ho indirizzato le mie parole anche a lui. Evidentemente, le maledizioni gli sono arrivate alla fine. Poi che sia il primo caso di cognome-sentenza/premonizione è un altro paio di maniche! Con tutto rispetto.





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